Angolo del Gigio

giugno 14, 2011

Israele: Assassinati impunemente 14 civili e feriti oltre 200 – Mass-Media Complici!

Israele, sangue sul confine del Golan:
uccisi 14 manifestanti

05/06/2011, ore 18:24 – Quattordici morti accertati e circa 220 feriti: è il drammatico bilancio della sparatoria al confine tra Israele e Siria. Cifre che al momento vengono definite provvisorie e che potrebbero aggravarsi, dopo il raid delle forze armate israeliane di guardia sulle alture del Golan, strappate a Damasco durante la Guerra dei Sei Giorni e annesse unilateralmente. Soldati che ancora una volta sparano sui manifestanti.

Le forze armate hanno infatti aperto il fuoco all’indirizzo di centinaia di dimostranti filo-palestinesi, molti provenienti dai campi profughi palestinesi vicini, i quali avevano cercato di oltrepassare la recinzione di ferro spinato che corre lungo la linea del cessate-il-fuoco del 1967. Il tutto proprio in occasione della giornata della “Naksa”, ossia nel 44esimo anniversario della sconfitta degli eserciti arabi. Una rabbia che dura ormai da 44 anni e che sfocia ancora una volta in un bagno di sangue.

Prima colpi in aria, poi i militari appostati hanno sparato sulla gente. “Chiunque cercherà di attraversare il confine sarà ucciso”, urlavano i militari israeliani all’indirizzo dei dimostranti con l’ausilio dei megafoni. Dall’alba in Israele le forze di sicurezza sono in stato di massimo allerta per le dimostrazioni convocate da diversi movimenti radicali in occasione dell’anniversario, e tra le zone più «sensibili» ci sono proprio le alture del Golan. In Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e nei Paesi arabi confinanti, come pure all’interno dello stesso Stato ebraico, i manifestanti sono stati istruiti a premere sui posti di blocco israeliani eretti alle frontiere: esattamente come avvenne un mese fa, nel 63mo anniversario della nascita dello Stato di Israele che per i palestinesi è la “Naqba”, il Giorno della Catastrofe. Allora furono uccisi quindici civili.

di Davide Gambardella

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maggio 22, 2011

Referendum 2011 – PERCHE VOTARE SI – Sempre e solo “SI” per il bene dei nostri figli!!

PERCHE VOTARE SI – Sempre e solo “SI

1° REFERENDUM: LEGGITTIMO IMPEDIMENTO:

La legge sul cosiddetto legittimo impedimento è da annoverarsi tra le leggi ad personam – 37 per l’esattezza – che, dal 1994 ad oggi sono state varate dal centrodestra favorendo di fatto la posizione processuale del premier Silvio Berlusconi, delle sue aziende e dei suoi stretti collaboratori. Nonostante questa assoluta vergogna, che non ha riscontro in nessun Paese civile, il partito-azienda del Cavaliere, che può contare ormai sull’apporto permanente dei “padani”, allargato a un manipolo di deputati pronti a tutto pur di rimanere incollati alle poltrone (i cosiddetti “responsabili”), mercoledì scorso ha approvato alla Camera la legge sul processo breve, compresa una norma che accorcia i tempi di prescrizione per gli incensurati, la 38esima “legge vergogna”.
Per salvarsi dal processo Mills, nel quale è imputato, il presidente del Consiglio ha deciso di mandare al macero ben 15 mila procedimenti giudiziari (secondo l’Associazione nazionale magistrati), lasciando impuniti migliaia di malfattori e togliendo la speranza di ottenere giustizia a tantissime vittime di soprusi e illegalità.
In fondo per questo Governo la legalità è una parola vuota e non ha mai rappresentato la bussola delle sue scelte. Senza dover scorrere una per una le leggi ad personam approvate in questi anni, è però utile soffermarsi su alcuni provvedimenti di legge che, nel favorire il presidente del Consiglio, hanno di fatto inciso pesantemente sull’ordinamento giuridico.
2001, ROGATORIE INTERNAZIONALI: il governo Berlusconi fa approvare una legge che complica le procedure e stabilisce i “nuovi” requisiti per gli atti richiesti all’estero dai magistrati italiani e che sono ritenuti necessari alle indagini. La legge quindi impone “l’inutilizzabilità di tutti i documenti trasmessi da giudici stranieri che non siano in originale o autenticati con apposito timbro.”, anche se l’imputato non ha mai eccepito la loro autenticità. Si tratta di uno sfacciato tentativo di annullare per legge le prove raccolte dai magistrati nel processo in cui è imputato l’avvocato Cesare Previti, accusato di corruzione di alcuni giudici.
2002, FALSO IN BILANCIO: i decreti delegati emanati all’inizio del 2002 abbassano le pene (rendendo la prescrizione più breve), rendono il falso perseguibile solo a querela del socio, azionista o creditore, fissano soglie amplissime di non punibilità. Il risultato è che tutti i processi del premier per falso in bilancio vengono cancellati o perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato” o perché il reato è estinto grazie alla prescrizione ormai lampo.
2002, CIRAMI: introduzione del concetto di “legittima suspicione”, in base al quale i processi vengono spostati dalle procure più scomode .
2003, LODO SCHIFANI: è il primo tentativo di far passare una sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera , del Consiglio e della Corte Costituzionale. Nel gennaio 2004 il lodo viene giudicato incostituzionale.
2005, EX CIRIELLI: riduce la prescrizione per gli incensurati e trasforma la detenzione in custodia cautelare per gli ultrasettantenni. La legge prescrive circa 150.000 processi: la prescrizione per frode fiscale passa da 15 anni a 7 e mezzo, per la corruzione, anche giudiziaria, passa da 15 a 10.
2008, LODO ALFANO: altro tentativo di sospensione dei processi, alla vigilia del processo Mills, delle più alte cariche dello Stato. Il lodo viene bocciato nel 2009 come incostituzionale.
2010, LEGITTIMO IMPEDIMENTO: il disegno di legge “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza” viene licenziato dal Senato, dopo il sì della Camera, il 10 marzo 2010. Chiamata ad esprimersi sui dubbi di incostituzionalità della legge, Il 14 gennaio 2011, la Corte Costituzionale si esprime per il mantenimento della stessa, con una sentenzia interpretativa che ne ha però abrogato alcune parti considerate incompatibili con gli art. 3 e 138 della Costituzione.
Con il legittimo impedimento l’intento è quello di riservare una zona franca, una zona di privilegio al premier, in contraddizione con il principio di uguaglianza davanti alla legge sancito dall’art. 3 della Costituzione.
Votare SI al referendum sul legittimo impedimento è la grande occasione che ha il popolo italiano di stabilire democraticamente che davvero tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, che non ci sono zone d’ombra nell’ordinamento giuridico italiano. Votare SI significa anche aprire una seria prospettiva di cambiamento rispetto all’attuale Governo, che tiene immobilizzato il Parlamento e l’intero Paese per risolvere le questioni giudiziarie del premier, senza alcun interesse per le emergenze che drammaticamente affliggono la maggioranza dei cittadini italiani.

2° REFERENDUM :PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA

Il Governo – cercando di rendere nullo il referendum – punta infatti sull`astensionismo, ma il referendum sull`acqua è davvero importante.
Cosa vogliamo abrogare e perché?
Gli articoli che vogliamo eliminare sono:
– l`art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 (privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica).
– l`art. 154, comma 1 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006.
Il primo articolo che vogliamo abrogare stabilisce che il servizio idrico deve necessariamente essere affidato a soggetti privati o a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato detenga almeno il 40%.
In pratica il Governo vuole che, anche se una amministrazione gestisce bene il servizio idrico, deve appaltarlo ai privati. A costi più alti.
Il secondo consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Per i privati è più conveniente di un investimento in Borsa, ma il rischio sulla qualità del servizio è tutto a carico dei cittadini. Bel modo di fare capitalismo!
Noi crediamo che ci siano alcuni pochi servizi fondamentali in uno Stato che debbono essere gestiti dalla collettività e per la collettività. E crediamo anche che un`impresa che voglia realizzare profitti debba e possa fare altro in altri mille campi diversi.
Chiediamo dunque semplicemente che non sia possibile gestire l`acqua pubblica a scopo di lucro.

3° REFENDUM : NUCLEARE:

Il nucleare è una tecnologia pericolosa
Come dimostrano la tragedia giapponese di Fukushima e il disastro di Cernobyl, non esiste tecnologia che possa escludere il rischio di gravi incidenti con fuoriuscita di radioattività.
2. Le centrali rilasciano radioattività nell’ambiente anche nel normale funzionamento
Un impianto nucleare emette radioattività anche senza incidenti. I bambini che abitano vicino alle centrali corrono maggiori rischi di contrarre la leucemia. L’agricoltura e il turismo rischiamo di essere pesantemente penalizzati.
3. Lo smaltimento definitivo delle scorie è un problema irrisolto
Le scorie sono molto pericolose e restano radioattive per decine di migliaia di anni. Non esiste al mondo un deposito definitivo per smaltirle in sicurezza per un periodo così lungo.
4. Il nucleare è una fonte energetica molto costosa
L’elettricità dall’atomo, considerando anche la dismissione delle centrali e lo smaltimento delle scorie, costa più delle altre fonti di energia. I maggiori costi inevitabilmente verranno scaricati nella bolletta dei cittadini.
5. Il nucleare non riduce le importazioni
Il nucleare produce solo elettricità (pari a solo il 25% dei consumi energetici dell’Italia) e non viene usato per alimentare il settore dei trasporti, produrre calore per l’industria e per gli edifici. Per questo non ridurrà in modo significativo le importazioni delle fonti fossili: infatti in Francia, noto paese nuclearista, il consumo procapite di petrolio è più alto che in Italia.
6. Il nucleare produce pochi posti di lavoro
Una centrale in costruzione produce 3.000 posti di lavoro, che si riducono a 300 nella fase di esercizio. In soli 10 anni la Germania può vantare 350.000 addetti nel settore delle rinnovabili, mentre in Italia al 2020 con le fonti pulite si potrebbero creare almeno 200mila posti di lavoro.
7. Le centrali utilizzano l’uranio, materia prima in via di esaurimento
L’uranio è una materia prima che deve essere importata. È una risorsa limitata, disponibile in natura ancora per qualche decina di anni, come il petrolio e il gas.
8. La legge italiana prevede l’uso dell’esercito per realizzare le centrali
Grazie alla legge approvata nel 2009 il governo italiano può usare l’esercito per imporre al territorio la costruzione delle centrali nucleari, con inevitabili conflitti istituzionali e sociali.
9. L’Agenzia per la sicurezza nucleare è a favore dell’atomo
I membri dell’Agenzia, a partire dal presidente Umberto Veronesi, minimizzano ogni problema del nucleare, dallo smaltimento delle scorie all’insicurezza delle centrali. Sono quindi a favore dell’atomo: un interesse di parte come può garantire la sicurezza dei cittadini?

4° REFERENDUM : TARTIFFE ACQUA

Il quarto quesito riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma.
“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”.
Si propone di eliminare dalla tariffa la quota relativa alla remunerazione del capitale investito che assicura al gestore profitti garantiti senza vincoli di reinvesti mento. Ciò vuol dire impedire di fare profitti sull’acqua eliminando il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici.

agosto 29, 2010

Per le femmine israeliane la guerra è un videogioco! Clicca e ammazza!! Obama è con tè.

Per le femmine israeliane la guerra è un videogioco

20 luglio 2010 – tratto da http://saigon2k.altervista.org/?p=1758

NAZARETH — Si chiama “Spot and Shoot” (”Localizza e Spara”). Gli operatori siedono di fronte ad un monitor TV dal quale possono controllare l’azione grazie ad un joystick in stile Playstation.

L’obiettivo: uccidere.

Giocato da: giovani femmine dell’esercito Israeliano.

Spot and Shoot, come viene chiamato dall’esercito Israeliano, potrebbe sembrare un videogioco ma le sagome nello schermo sono persone reali – Palestinesi di Gaza – che possono venire uccise con la semplice pressione di un pulsante nel joystick.

Le femmine in divisa, situate ben lontane in delle stanze operative, sono responsabili nel mirare e sparare le mitragliatrici controllate a distanza che sono collocate in delle torrette posizionate a distanza di qualche centinaio di metri fra di loro lungo un recinto che circonda Gaza.

Il sistema è uno degli ultimi congegni per “l’uccisione a distanza” sviluppati dall’azienda per armamenti Israeliana Rafael, che precedentemente era una divisione di ricerca militare all’interno dell’esercito Israeliano e ora è un’azienda governativa separata.

Secondo Giora Katz, il vice presidente di Rafael, apparati militari di controllo a distanza come Spot and Shootrappresentano il futuro. Katz ritiene che entro un decennio almeno un terzo dei mezzi utilizzati dall’esercito Israeliano per il controllo di terra, aria e mare saranno senza pilota.

La richiesta per simili sistemi, ammette l’esercito Israeliano, è la conseguenza della combinazione di bassi livelli di arruolamento e una popolazione meno propensa a rischiare la vita in battaglia.
Oren Berebbi, a capo della sezione tecnologia, recentemente ha dichiarato ad un giornale Statunitense: “Stiamo tentando di portare i mezzi senza pilota in ogni luogo del campo di battaglia … Possiamo fare molte più missioni senza mettere in pericolo la vita del soldato.”

Il veloce progresso della tecnologia ha sollevato la preoccupazione delle Nazioni Unite. Philip Alston, un relatore speciale sulle uccisioni extragiudiziali, lo scorso mese ha messo in guardia sul pericolo che potrebbe presto emergere una “mentalità Playstation d’uccidere”.
Secondo gli analisti, però, Israele difficilmente accantonerà i sistemi che sta sviluppando – utilizzando i territori Palestinesi occupati, e specialmente Gaza, come dei laboratori per testare le armi.

Le armi controllate a distanza sono molto richieste da regimi repressivi e dalle fiorenti industrie sulla sicurezza di tutto il mondo.
“Questi sistemi sono ancora nelle fasi iniziali di sviluppo, ma il mercato è ampio e sta crescendo per loro”, ha detto Shlomo Brom, un generale in pensione e analista della difesa presso l’Institute of National Security Studies della Tel Aviv University.

Il sistema Spot and Shoot – conosciuto ufficialmente come Sentry Tech – ha attirato l’attenzione principalmente perchè viene operato da femmine in divisa di 19 e 20 anni, rendendolo così l’unico sistema di guerra utilizzato esclusivamente da femmine.
Le femmine in divisa vengono preferite per operare sistemi per uccidere a distanza per via della carenza di reclute di sesso maschile nelle unità di combattimento Israeliane. Le giovani femmine possono compiere quindi missioni senza rompere il taboo sociale di rischiare la loro vita, ha detto Mr Brom.

Le femmine devono identificare ogni persona sospetta che si avvicina al recinto intorno a Gaza e, se autorizzate da un ufficiale, ucciderli usando i loro joystick.
L’esercito Israeliano, che intende introdurre la tecnologia assieme alle altre nel campo di battaglia, si rifiuta di dichiarare quanti Palestinesi sono stati uccisi da queste mitragliatrici controllate a distanza nella Striscia di Gaza. Secondo i media Israeliani, le vittime sarebbero svariate dozzine.
Il sistema venne preparato due anni fa per motivi di sorveglianza, ma solo recentemente gli operatori hanno avuto l’opportunità di usarlo anche per sparare. L’esercito ha ammesso di aver usato Sentry Tech a Dicembre per uccidere almeno due Palestinesi che erano molte centinaia di metri all’interno del recinto che circonda Gaza.

Il quotidiano Haaretz, a cui la scorsa settimana è stato dato un raro accesso alla stanza di controllo di Sentry Tech, ha citato una femmina, Bar Keren, di 20 anni, che ha detto: “E’ molto allettante essere una di quelle che fanno questo. Ma non tutti vogliono fare questo lavoroNon è semplice prendere un joystick come quello di una Sony Playstation e uccidere, ma alla fine è per difesa“.
Sensori audio nelle torrette significano che le femmine sentono il colpo quando uccide il bersaglio. Nessuna femmina, ha dichiarato Haaretz, ha fallito l’obiettivo di sparare quel che l’esercito definisce un Palestinese “incriminato”.

L’esercito Israeliano, che impone il rispetto di una terra di nessuno senza confini definiti dentro il recinto che penetra fino a 300 metri dentro il piccolo territorio, è stato largamente criticato per aver aperto il fuoco contro civili che entravano nella zona chiusa.
Rafael sembra che stia sviluppando anche una versione di Sentry Tech che sparerà missili guidati a lunga gittata.
Un’altro pezzo di hardware prodotto recentemente dall’esercito Israeliano è il Guardium, una macchina robot corazzata che può pattugliare un territorio raggiungendo velocità fino a 80km all’ora, può procedere dentro le città, lanciare “imboscate” e sparare a bersagli. Attualmente pattuglia i confini Israeliani con Gaza e il Libano.

I suoi sviluppatori Israeliani, G-Nius, l’hanno chiamato il primo “soldato robot” del mondo.
Ma Israele è meglio conosciuto per il suo ruolo nello sviluppo di “veicoli aerei senza piloti” – o droni, come sono conosciuti oggi. Sviluppati inizialmente con scopi di spionaggio, e usati per la prima volta da Israele agli inizi degli anni ‘80 in Libano, oggi vengono sempre più usati per compiere esecuzioni extragiudiziali da migliaia di metri dal cielo.

Fonte: The National
Traduzione: Saigon2k.altervista.org

Fonte dell’articolo: www.disinformazione.it

giugno 3, 2010

MEDIO ORIENTE: i PACIFISTI, PICCHIATI dagli ISRAELIANI – ITALIA “Berlusconi loda Israele”

ITALIANI PICCHIATI dai SOLDATI ISRAELIANI
e Governo BERLUSCONI premia ISRAELE!

(AGI) – Istanbul, 3 giu. – Centinaia di pacifisti filo-palestinesi, che erano sul convoglio umanitario attaccato da Israele, sono arrivati nella notte a Istanbul dove hanno ricevuto un’accoglienza da eroi, da parte di migliaia di attivisti che li attendevano all’aeroporto. I primi ad arrivare sono stati i diciotto attivisti turchi e un irlandese, che erano stati feriti nel raid, giunti ad Ankara su tre aerei dell’esercito turco e del ministero della Sanita’ turco e che sono stati subito trasferiti in ospedale. Subito dopo sono arrivati tre aerei della Turkish Airlines, noleggiati dal governo turco, che sono atterrati alle 2:40 ora locale all’aeroporto internazionale Ataturk di Istanbul, con i 466 attivisti, in gran parte turchi. A bordo anche cinque italiani, che rientraranno in patria in giornata (insieme a un sesto che arrivera’ direttamente da Tel Aviv).

A bordo anche i cadaveri dei nove attivisti morti durante l’attacco israeliano alla Flotta della Liberta’.

Molti hanno denunciato il brutale trattamento ricevuto da parte delle autorita’ israeliana, dal momento della cattura a bordo delle imbarcazioni, ma anche durante il soggiorno in Israele. Lo spagnolo Manuel Tapial, membro della Ong Cultura, Paz e Solidaridad Hayd�e Santamar�a, ha raccontato di esser stato interrogato per tre ore dal Mossad, il servizio segreto israeliano, e che in tre giorni di fermo ha ricevuto solo un pasto. Anche due giornalisti australiani hanno denunciato abusi da parte degli israeliani.

“Siamo stati arrestati da commando dell’esercito che ci hanno puntato al volto i laser delle armi nonostante ci fossimo identificati come giornalisti stranieri; poi ci hanno incappucciati e privati di tutto il materiale del nostro lavoro”, ha aggiunto David Segarra, giornalista della televisione venezuelana ‘Tele Sur’. Anche due cronisti australiani a bordo della Freedom Flotilla, il corrispondente Paul McGeough e la fotografa Kate Geragthy, hanno denunciato abusi, raccontando che i militari hanno attaccato gli attivisti disarmati, anche se nel loro caso senza usare munizioni vere.

Geragthy ha aggiunto di aver sentito dolore e nausea quando i soldati li hanno assaltati con pistole elettriche prima di arrestarla. Ad accoglierli in aeroporto il vice-premier Bulent Arinc, insieme a vari parlamentari turchi. “Hanno affrontato barbarie e oppressione, ma sono tornati con orgoglio” ha detto Arinc. Insieme a loro alcune migliaia di parenti e sostenitori festanti, che agitavano bandiere palestinesi e turche, e sono scoppiati in un applauso gridando “Allah Akbar”, “Dio e’ grande”, al loro arrivo. Nella notte un aereo con 35 attivisti della flottiglia e’ giunto anche ad Atene, anche li’ accolto da centinaia di parenti e sostenitori che applaudivano e scandivano slogan filo-palestinesi. L’aereo militare portava 31 pacifisti greci, 3 francesi e uno statunitense. All’aeroporto Elefsina, ad accoglierli, c’erano il vice-ministro degli esteri, Dimitris Drotsas e vari parlamentari.

La portavoce del ministero dell’Interno israeliano ha spiegato che sono stati utilizzati in tutto sette aerei, per trasferire in Turchia e in Grecia 527 attivisti. Sette manifestanti rimangono invece negli ospedali israeliani per essere curati.

Fonte : www.agi.it

E IL NOSTRO IGNOBILE E SUPINO GOVERNO VOTA CONTRO ALLA RISOLUZIONE ONU PER APRIRE UN’INCHIESTA! ASSIEME a USA e paesi del 3° Mondo

Espulsi tutti gli attivisti turchi. Gli italiani: “Ci hanno picchiato”

I quattro connazionali rientreranno a Milano e Roma in mattinata. E si lamentano pure di essere stati “maltrattati”

Libero-news.it

I

nostri “pacifisti” stanno per rientrare in Italia. E anziché ringraziare il cielo di essere ancora interi dopo aver sfidato nientemeno che Israele, si lamentano pure del trattamento ricevuto.

Israele ha espulso quasi tutti gli attivisti della “Freedom Flotilla” fermati lunedì dalle forze armate israeliane nel corso di un blitz al largo della Striscia di Gaza. In totale erano circa 700 persone. In 488 sono giunti nella notte in Turchia ad Ankara dove 18 turchi e un irlandese ferito sono sbarcati per primi. Successivamente tre aerei della Turkish Airlines sono atterrati all’aeroporto Ataturk di Istanbul con a bordo gli altri 466 attivisti. Ad attenderli il vice premier turco Bulent Arinc, oltre a migliaia di persone che sventolavano bandiere turche e palestinesi e pronunciavano slogan anti israeliani. Su un velivolo c’era anche la salma di uno dei 9 membri della flottiglia uccisi durante il raid israeliano.  Solo 1 attivista turco è rimasto a Tel Aviv perché ferito gravemente.

L’arrivo degli italiani – A Istanbul sono arrivati anche gli attivisti italiani. Quattro di loro rientreranno in mattinata con voli su Milano e Roma.  Angela Lano, Giuseppe Fallisi e Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin saranno imbarcati da Istanbul in direzione Malpensa alle 14.45 ora locale. Manuel Zani, invece, partirà per Roma con arrivo previsto alle 10.40. Infine Marcello Faracci è partito per Bruxelles e Manolo Luppichini dovrebbe partire da Tel Aviv.

Il racconto di Fallisi –
Quella che doveva essere una missione di pace si è trasformata un incubo per i sei italiani a bordo della  “Freedom Flotilla” .

Libero-news.itLibero-news.itFallisi racconta: «Ci picchiavano ad esempio se non ci sedevamo, e dopo averci picchiati ci mandavano i medici a visitarci».

Giuseppe Fallisi, arrivato a Istanbul, ha detto: «Ci picchiavano ad esempio se non ci sedevamo, e dopo averci picchiati ci mandavano i medici a visitarci – prosegue – Siamo stati portati in un carcere in mezzo al deserto, appena finito di costruire: sembrava lo avessero costruito apposta per noi. In prigione non ci sono state violenze, avevamo a disposizione anche una doccia». Fallisi racconta anche che Luppichini, l’unico rimasto in Israele per problemi con il passaporto, è rimasto coinvolto in una discussione con la polizia. L’uomo racconta che un ragazzo palestinese di nome Osama ha iniziato la discussione e che Manolo è intervenuto per difenderlo e così i poliziotti lo han portato via e da allora non l’ha più visto.

Siamo stati rapiti – Angela Lano, unica donna tra gli attivisti italiani ha raccontato che sia sulla nave sia in prigione non avevano diritti ed era come se fossero stati rapiti: «non potevamo fare telefonate, chiamare i nostri avvocati – spiega la Lano – Sono anni che mi occupo di Palestina ma la violenza che ho visto su quelle navi è stata incredibile. Ho già chiamato mio marito: ora è molto più tranquillo».

Una scena di un film – Manuel Zani, il più giovane dei sei attivisti, racconta invece come l’accaduto sembrasse una scena del film  “Apocalypse now”. «Vedere tutti quei soldati bardati, col volto coperto. Avevo paura ma per una po’ mi sono goduto la scena. Quando abbiano capito che ci stavano per aggredire ci siamo separati in due gruppi. Io sono andato con i giornalisti nella cabina di pilotaggio per cercare di filmare quello che stava succedendo, ma ci hanno sequestrato tutto: ho perso diecimila euro di attrezzature e non so se le recupererò mai – spiega Zani  – In Israele non ci torno neanche morto ma voglio tornare in Palestina al più presto».

La decisione dell’Italia – Il governo turco ha chiesto che lo stato ebraico venga punito per questa aggressione poiché si tratta di “un atto barbaro e piratesco”. Ieri anche l’Italia si è allineata con gli Stati Uniti e ha votato contro la risoluzione presa dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu, approvata a Ginevra. La risoluzione chiede l’istituzione di una missione di inchiesta internazionale sull’assalto israeliano alla “Freedom Flottilla”.

maggio 31, 2010

Sporchi Assassini uccidono.. Politici Vigliacchi tacciono.. Innocenti crepano.. Giornalisti?!?

Israele attacca flottiglia di navi Ong diretta a Gaza,
almeno 16 morti e 30 feriti

Le imbarcazioni volevano forzare il blocco nella zona: assalto per impossessarsi dei natanti finito nel sangue

MILANO – Assalto israeliano contro una flottiglia di navi appartenenti ad organizzazioni non governative in rotta verso Gaza nel tentativo di forzare il blocco imposto da Tel Aviv nella zona. Secondo alcuni canali televisivi israeliani, almeno 16 attivisti filo-palestinesi che erano a bordo sono morti, mentre diversi altri, almeno una trentina, sarebbero rimasti feriti. Secondo i media israeliani le forze armate di Tel Aviv avrebbero cercato di impossessarsi delle navi, ma l’assalto è finito nel sangue.

L’ASSALTO – Poco prima delle immagini mostrate dalla tv israeliana, il canale televisivo del movimento islamico Hamas aveva parlato di diversi feriti e aveva mostrato le immagini di membri di un commando scesi da un elicottero e di persone sdraiate sul ponte della nave. Una portavoce di Free Gaza Movement, una delle organizzazioni che ha organizzato il convoglio umanitario, ha detto che almeno due persone a bordo della nave turca sono state uccise, e una trentina ferite. Il pronto soccorso israeliano, Zaka, ha riferito che sette persone sono state ricoverate in un ospedale ad Haifa, la principale base navale israeliana, e una è in serie condizioni. Secondo l’esercito israeliano i militari di Tel Aviv sarebbero stati oggetto di un attacco da parte di armi da fuoco dalle persone presenti sulle navi. Negli scontri secondo l’esercito israeliano più di 10 attivisti sarebbero morti, mentre almeno 4 militari sarebbero rimasti feriti.

FARNESINA – La Farnesina sta verificando se, nell’assalto israeliano siano stati coinvolti anche gli italiani che erano sul convoglio di navi. Lo si apprende da fonti diplomatiche che hanno sottolineato che l’ambasciata e il consolato italiani sono in stretto contatto con le autorità israeliane.

CHI C’ERA A BORDO – Le navi di Freedom Flotilla portavano più di 700 passeggeri di 40 nazionalità diverse (tra cui almeno 5 italiani) e volevano consegnare 10mila tonnellate di aiuti umanitari, tra cui cemento, medicine, generi alimentari, e altri beni fondamentali per la popolazione di Gaza. A bordo anche case prefabbricate, 500 sedie a rotelle elettriche e cinque parlamentari (di Irlanda, Italia, Svezia, Norvegia e Bulgaria) oltre a esponenti di ong, associazioni e semplici cittadini filo-palestinesi intenzionati a forzare il blocco di aiuti umanitari a Gaza. L’obiettivo della spedizione, salpata giovedì dalla Turchia, era rompere l’assedio a Gaza e introdurre materiale. Le autorità israeliane avevano minacciato di utilizzare la forza se i militanti avessero tentato di avvicinarsi alle coste della Striscia di Gaza.

PROTESTE IN TURCHIA – Alcune delle navi attaccate battevano bandiera turca. L’attacco israeliano ha così generato una protesta ad Istanbul dove manifestanti hanno lanciato pietre contro il consolato tentando di fare irruzione.

RAMMARICO DEL GOVERNO – Un ministro israeliano ha espresso il proprio «rammarico per tutte le vittime» dell’assalto della marina alla flotta di attivisti pro-palestinesi diretti a Gaza.

TENSIONE IN ISRAELE – Intanto la polizia israeliana ha elevato lo stato di allerta nelle zona del Wadi Ara (60 chilometri a nord di Tel Aviv), dopo che nella città di Um el-Fahem si era sparsa la voce – finora non confermata – che nell’attacco della marina israeliana alla flotta di attivisti filo-palestinesi diretti a Gaza sia stato ferito dai militari lo sceicco Raed Sallah, leader del Movimento islamico nel Nord di Israele, che vive a Um el-Fahem. La radio militare aggiunge che i vertici della polizia israeliana hanno condotto stamane una seduta di emergenza e che continuano a seguire da vicino l’evolversi della situazione nella popolazione araba.

GRECIA – Il ministero degli Esteri greco ha attivato l’Unità di crisi. Della flottiglia per Gaza, facevano parte due unità battenti bandiera ellenica, il cargo «Libertà del Mediterraneo» e la passeggeri «Sfendoni», a bordo delle quali si trovavano cittadini greci e palestinesi. Atene ha indicato di non avere finora notizie ufficiali su quanto accaduto e sulla sorte dei propri concittadini. Secondo attivisti greci a bordo delle unità, citati dalla radio Skai, gli israeliani avrebbero dato l’arrembaggio con elicotteri e gommoni ed avrebbero fatto uso di «proiettili veri».

Redazione online – www.corriere.it
31 maggio 2010

dicembre 4, 2009

Il Delinquente del Consiglio ha Paura, teme la Piazza! Il Regime è alle porte..

No B day, niente diretta al Tg3

“L’azienda ha seguito la prassi, Silvio Ordina e noi Ubbidiamo!”

Sarà Rainews 24 a trasmettere in diretta per la Rai il ‘No B Day’ di sabato 5 dicembre in piazza San Giovanni. No, invece, dall’azienda all’analoga richiesta avanzata dal Tg3. Una scelta che fa discutere: se l’Idv insorge e il Pd parla di “occasione persa”, da Viale Mazzini il consigliere Nino Rizzo Nervo boccia la decisione come “molto grave”

“L’azienda ha seguito la prassi”, replica il collega di cda Antonio Verro. E Bianca Berlinguer, direttore del Tg3, si limita a prendere atto della scelta e ricorda che anche in passato la Rai ha negato la diretta di eventi del genere. Il no al Tg3 “è molto grave e lede i poteri e l’autonomia del direttore di testata”, accusa Rizzo Nervo, tanto più perché si tratta della “prima manifestazione in Italia organizzata dalla rete”. “La diretta, che ha caratterizzato in questi anni l’informazione sulla terza rete, è lo strumento principe – aggiunge – che rende unico il racconto televisivo. Affermare che sarà gestita da Rainews 24 è una grande ipocrisia perché Rainews oggi è vista in chiaro dal 30% della popolazione italiana”. La Rai “ha seguito la prassi aziendale: non è stata una soluzione decisa in base a pregiudizi o griglie politiche”, replica Verro. E Alessio Butti, capogruppo del Pdl in Vigilanza, evoca il ‘gentleman agreement’ raggiunto in commissione in base al quale “la diretta ‘in chiarò viene dedicata alle manifestazioni di carattere istituzionale. Per le altre, ovviamente, vengono aperte apposite finestre informative”. Bianca Berlinguer conferma che aveva chiesto la diretta in linea con la “tradizione” del Tg3 e il direttore di Raitre Antonio Di Bella aveva dato la sua disponibilità a modificare il palinsesto, convinto che la rete debba essere “pronta ad illuminare le iniziative politiche e sociali di segno diverso, senza preclusioni”. “Avremmo raccontato volentieri la manifestazione e naturalmente ne garantiremo la copertura con ampie finestre in tutte le edizioni del Tg3”, spiega Berlinguer. “Ma l’azienda ha ritenuto che la diretta sarebbe stata affidata a Rainews 24 e dunque non l’avremmo fatta noi. Ne prendo atto e basta”.

Articolo tratto da:  unionesarda.ilsole24ore.com

maggio 3, 2009

Di nuovo Fascisti, di Nuovo Assassini! Semper Vergogna!!

AFGHANISTAN:
ZIO VITTIMA, PIOVEVA E NON ABBIAMO VISTO ITALIANI

(AGI) – Herat (Afghanistan), 3 mag. – Sarebbero la pioggia e la scarsa visibilita’ le cause della tragedia della bambina di 13 anni uccisa per errore dai soldati italiani in Afghanistan. Lo ha raccontato all’agenzia France Presse lo stesso zio della vittima, Ahmad Wali, alla guida della Toyota Corolla bianca investita dai colpi dei militari dopo i segnali di stop e i successivi colpi di avvertimento.

Pioveva e la visibilita’ era molto scarsa: all’improvviso, ho visto delle luci davanti a noi ed e’ apparso un convoglio di soldati stranieri“, ha riferito Wali rimasto ferito dalle schegge del parabrezza andato in frantumi.

Subito dopo mi sono voltato e ho visto che meta’ della faccia di mia nipote era scomparsa, che sua madre era ferita al petto e che il mio volto era macchiato di sangue“.

Secondo il portavoce della polizia afghana della regione occidentale, Abdul Rauf Ahmadi, la famiglia si stava recando a Herat dalla vicina provincia di Farah per assistere a un matrimonio.

Da : agi.it

L’incidente vicino a Herat: una bambina afghana di 13 anni è morta in un incidente, che ha visto coinvolta una pattuglia di militari italiani. Un convoglio militare ha incrociato una Toyota che non si è fermata. Lo zio: “Pioveva, non ho visto il blindato”. Frattini: “Sgomento per l’accaduto”

L’incidente, è avvenuto alle porte di Herat, quando in Afghanistan erano le 11 (le 8.30 in Italia) ed erano appena atterrati alcuni parlamentari italiani che di lì a poco avrebbero posato la prima pietra di una casa d’accoglienza annessa all’ospedale pediatrico: un assurdo paradosso, nel giorno della tragica morte di una bambina.

L’ACCUSA DEI FAMILIARI DELLA VITTIMA. I suoi familiari accusano: “Pioveva e la visibilità era pessima”, dice lo zio, Ahmad Wali, 32 anni, che guidava la macchina. “Improvvisamente ho visto delle luci davanti a noi ed è apparso un convoglio di soldati stranieri. Subito dopo ho visto che metà del volto di mia nipote non c’era più, che sua madre era ferita al petto e che il mio viso era sanguinante a causa di frammenti del parabrezza che era esploso”.

LA POLIZIA. Anche Abdul Raouf Ahmadi, portavoce della polizia, punta l’indice: “I soldati stranieri hanno aperto il fuoco su una vettura civile (la Toyota Corolla, come quella in cui venne colpito mortalmente in Iraq Nicola Calipari, ndr), uccidendo una bambina e ferendo due persone tra cui una donna”, ha detto.

LA VERSIONE ELLA FOLGORE. Il generale Rosario Castellano, comandante della Brigata Folgore e del contingente italiano ad Herat è però molto più cauto. E’ lui a dare la notizia alla delegazione parlamentare. Tre mezzi degli Omlt, quelle squadre che si occupano dell’addestramento dell’esercito afghano, si stavano dirigendo lungo la Ring Road all’aeroporto di Herat, dove c’è il quartier generale del Regional Command West, a guida italiana: “A circa quattro chilometri di Camp Arena il convoglio ha avvistato una vettura civile che procedeva in senso opposto a forte velocità. I militari hanno attuato immediatamente tutte le procedure previste di allertamento: clacson, abbaglianti, anche un razzetto luminoso. Poi sono stati esplosi dei colpi in aria, ma l’auto non si fermava nè rallentava. E’ stato quindi sparato a terra, al lato della vettura. Infine, quando era a meno di dieci metri un mitragliere ha aperto il fuoco sul vano motore. Sempre secondo le procedure, il convoglio militare ha proseguito senza fermarsi, avvisando poi la polizia afghana, che è intervenuta sul posto. Solo in un secondo momento abbiamo saputo che una bambina era morta e che gli altri occupanti della vettura erano rimasti feriti”.

FRATTINI. In Italia il ministro degli esteri Franco Frattini ha appreso con “profondo sgomento” la notizia del tragico incidente. “L’impegno italiano in Afghanistan – ha detto – resta rivolto al ristabilire la stabilità e la sicurezza della regione a vantaggio del benessere della popolazione civile afghana”.

Da:  UninoneSarda.ilSole24ore.com

Insomma in pochi secondi, il tempo di vedere un’auto provenire in senso opposto, da un veicolo in movimento e i nostri “Soliti Eroi” hnno sparato raffiche d’allerta, lanciato un razzo segnaletico e segnalato più volte di rallentare, sono dei Maghi, o dei vigliacchi bugiardi?

Poi invece di fermarsi a vedere cosa era successo, chi avevano colpito, se gli occupanti erano feriti o morti sono scappati da vigliacchi quali sono… Tornano i fascisti, ritorniamo ad essere gli Assassini Vigliacchi del ventennio…. Non bastava un delinquente e la sua banda a capo del governo a farci vergognare, ora il piatto è servito…. Che “Profonda Vergogna”

E ora, in un paese di impuniti, la Sozio andrà a rappresentarci in Europa grazie ai “pompini in villa” e questi assassini rimarranno impuniti, magari come i loro degni colleghi in quel di Genova, addirittura promossi…..

marzo 25, 2009

I crimini di Israele e la mission del Sionismo

Quello che i vergognosi media occidentali non dicono

«Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi come i nazisti»

[Norman G. Finkelstein, intellettuale ebreo i cui genitori furono vittime dell’Olocausto]

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«Alla fine degli Anni Cinquanta, quel grande pettegolo e storico dilettante che era John F. Kennedy mi disse che nel 1948 Harry Truman, proprio quando si presentò candidato alle elezioni presidenziali, era stato praticamente abbandonato da tutti. Fu allora che un sionista americano andò a trovarlo sul treno elettorale e gli consegnò una valigetta con due milioni di dollari in contanti. Ecco perché gli Stati Uniti riconobbero immediatamente lo Stato d’Israele».

Gore Vidal, prefazione del libro “Storia ebraica e giudaismo: il peso di tre millenni” di Israel Shahak

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Una piccola striscia di terra lunga circa 45 chilometri e larga 10 in cui vivono un milione e mezzo di palestinesi è martoriata da oltre 60 anni.
Tsahal, il fiero esercito israeliano da settimane sta letteralmente sterminando una popolazione inerme, come ripercussione, dicono, a lanci di missili da parte di Hamas in territorio israeliano.
Razzi che avrebbero provocato la morte di 5 militari (altri 4 sono stati uccisi dal “fuoco amico”[1], cioè dagli stessi soldati), mentre nelle fila degli arabi, gli assassinati dal democratico stato di Israele sarebbero oltre 900 con diverse migliaia di feriti[2].
Numeri purtroppo destinati ad aumentare con il passare del tempo e delle incursioni.

I crimini attuali dell’esercito israeliano
I bersagli preferiti dall’esercito israeliano in diciassette giorni di guerra sono scuole, moschee, abitazioni private e soprattutto ambulanze, queste ultime per impedire il soccorso e il salvataggio di migliaia di feriti, che muoiono agonizzando per le strade.
Quindi non solo obiettivi militari ma soprattutto civili, e questo non a caso, visto che tale strategia si chiamata “guerra psicologica”.
La cosa non deve sorprendere, perché l’85-90% dei morti in tutte le guerre che si ‘rispettino’, sono infatti civili (uomini, donne e soprattutto bambini).
L’esercito di Sion sta utilizzando a Gaza armi vietate dalle Convenzioni internazionali, come le bombe al fosforo bianco (usate in grande quantità in Iraq dalla colazione anglo-statunitense). Lo riporta anche il “Corriere della Sera” dell’11 gennaio.[3]
Nonostante la smentita del portavoce dell’esercito, il quotidiano Times di Londra ha pubblicato delle foto che non lasciano spazio a dubbi sull’uso appunto di queste vergognose e criminali bombe. Arriva infine la conferma da una fonte israeliana, ripresa dalla Radio svizzera italiana e riportata dall’agenzia Ansa (oggi 12 gennaio 2009) secondo la quale si tratta solo di bombe fumogene. Il tutto ovviamente per giustificare il fumo strano prodotto (vedi immagine sotto) dai bombardamenti dell’esercito.
Ma la fonte continua dicendo che “un po’ di fosforo nelle munizioni c’è“.
Non solo, ma a testimonianze di medici, a Gaza verrebbero utilizzate anche armi a forte potere esplosivo come quelle a base di stando lega di tungsteno.[4]
Insomma i “territori occupati” sono un ottimo “campo di battaglia” per decimare da una parte la popolazione araba e dall’altra per sperimentare nuove armi.

Perché tale guerra?
Qualcuno sostiene che tale criminoso attacco militare da parte di Israele sia per ripicca a causa della grama figura fatta contro Hezbollah in Libano nel 2006.
Purtroppo non è questo il motivo: si tratta di un progetto chiaro e lineare che stanno portando avanti da oltre un secolo i sionisti.
L’attuale attacco è stato preparato infatti con 6 mesi di anticipo, quindi molto tempo prima del lancio di razzi da parte di Hamas!
Lo confermano canali ufficiali come la CNN e giornali come il britannico The Guardian.
Il canale televisivo CNN ha denunciato che la tregua tra Hamas e Israele ha iniziato a vacillare agli inizi di novembre, quando un commando israeliano ha ucciso durante un’incursione sei membri di Hamas, scatenando la ovvia reazione.
Anche il quotidiano Guardian del 5 novembre ha confermato la notizia.
Quindi esistono le prove che a rompere la tregua non è stato Hamas ma bensì lo stato di Israele a novembre del 2008!
Ma per comprendere il quadro generale è necessario fare un passo indietro.

Nascita del Sionismo
Nell’Europa della fine del XIX secolo una convergenza di ragioni storiche, fra cui le persecuzioni antisemite, spinse un gruppo di intellettuali ebrei a teorizzare la necessità della nascita di una nazione ebraica dove quel popolo potesse finalmente trovare maggior pace e sicurezza.”[5]
Questa teoria, che non è rimasta tale ma è diventata una triste realtà, prende il nome di sionismo.
Il sionismo è per così dire un «movimento» molto complesso, ma dagli obiettivi semplici, nato verso la fine del XIX° secolo qui da noi in Europa.
Il “sionismo” è suddivisibile in tre categorie:

«Sionismo» propriamente detto, organizzato dal dottor Theodor Herzl, con lo scopo di ricostruire lo Stato ebraico di Gerusalemme in Palestina.
«Sionismo territorialista», organizzato da Israel Zangwill, con lo scopo di costituire una «terra ebraica» in qualunque parte del mondo, privilegiando però la Palestina.
«Sionismo socialista», organizzato da Moses Hess, che vuole conservare agli ebrei nel mondo l’identità nazionale, sforzandosi però tutti per un ritorno a «Eretz Israel».

Il «Sionismo territorialista», quello più recente, è stato fortemente voluto da Israel Zangwill (1864-1926), membro di prestigio della società sionistica l’«Antico Ordine dei Maccabei»[6] (1891) e fondatore della rivista umoristica «Ariel».[7] Alla “Dichiarazione Balfour”, che vedremo dopo, rivendicò per tutti gli ebrei del mondo il diritto inalienabile di colonizzare la Terra di Israele.
Il «Sionismo» per così dire ufficiale, è nato nel 1897 durante il primo «Congresso Sionista» di Basilea in Svizzera.

Fu però nel 1895/96 che compare per la prima volta il «Der Juden Staat» («Lo Stato degli Ebrei»)[8], il manifesto scritto da Theodor Herzl in persona.
Più che manifesto si tratta di un vero e proprio libro «scritto in poche settimane, in una specie di delirio misto di fervore mistico e considerazioni pratiche»[9], dove veniva esposto il piano ben preciso per una organizzazione ebraica mondiale.
Un piano precisissimo e completo di rimozione di tutta la popolazione araba, cioè non ebraica, dal futuro stato sionista: la “Gerusalemme liberata” (cioè “liberata” dai goym, dai gentili, dai “sub-umani”, dagli arabi).
Come mettere in atto questo spietato e criminale progetto?
Semplicemente attraverso l’espropriazione dei terreni e delle proprietà!

Quindi l’origine del gravissimo dissidio “israelo-palestinese” non si trova nel XXI° secolo, ma risale alla fine del XIX secolo. E’ proprio in quegli anni che fu ideato il progetto spietato di cacciare dalla Palestina tutti gli arabi, nessuno escluso, quindi ben cinquant’anni prima della nascita stessa dello Stato d’Israele e oltre un secolo prima dell’ennesima e ultima strage di stato che stiamo assistendo impotenti in questi giorni.

L’affare Dreyfus
Il periodo storico quando Theodor Herzl scrisse “Der Juden Staat” era molto caldo perché erano passati solo due anni dall’«affare Dreyfus».
Un affare delicatissimo perché riguardava le accuse (inventate ad hoc per scatenare appositamente l’antisemitismo…) di alto tradimento a carico di un capitano d’artiglieria ebreo (poi reintegrato nell’esercito dal tribunale), il francese Alfred Dreyfus: accusato di passare informazioni segrete all’esercito tedesco.
L’altro sionismo, quello «socialista» e l’«affare Dreyfus» hanno proprio nella Francia il comun denominatore: fu proprio a Parigi che Moses Hess, il padre spirituale del «socialismo sionista», lavorò come corrispondente per alcuni giornali socialisti di Germania e Stati Uniti.[10] Moses Hess viene anche ricordato per la sua opera omnia: «Roma e Gerusalemme», considerata un classico della teoria sionista, e pubblicata in Germania nel 1862.[11]

L’Alleanza israelita universale
Sempre nella capitale francese nasce una delle principali organizzazioni internazionali che promuove l’insegnamento e la cultura ebraica: l’«Alleanza Israelita Universale» (l’«Alliance Israélite Universelle»).
I fondatori di questa «Alleanza» furono «17» giovani e il «17» maggio 1860, grazie ai fondi di Sir Moses Haïm Montefiore e Lord Rothschild, organizzarono un manifesto politico sintetizzando le idee massoniche della «Rivoluzione Francese» del 1789 (il motto: «Liberté-Egalité-Fraternité» era scritto nelle logge massoniche francesi ancora 50 anni prima della Rivoluzione) e i principi del giudaismo.[12]
«L’Alleanza Israelita» promosse nel 1870 a Jaffa (Palestina) la nascita della prima colonia ebraica «Mikweh o Mikiveh Israel».[13] Ma le costruzioni in Palestina erano iniziate qualche tempo prima: il «Misgav Ladach Hospital», è un ospedale sorto nel 1854 e il cui nome originario era «Rothschild Hospital».[14]
E’ facile comprendere che il sionismo non è un semplice movimento politico e/o religioso, come vogliono farci credere, ma un vero e proprio movimento pericoloso il cui obiettivo è quello di liberare, con ogni mezzo lecito e illecito, la “Terra Promessa” dagli arabi (goym) per consegnarla nelle mani del popolo eletto.
Il tutto nell’attesa della venuta del Messia…

La dominazione turco-ottomana
Alla fine del 1800 la Palestina era nelle mani dell’Impero turco-ottomano.
Nel 1915 il governo britannico chiese aiuto militare allo sceriffo della Mecca Hussein (esistono a tal proposito lettere firmate da Thomas Edward D’Arabia, famoso Lawrence d’Arabia, che confermano questo) per cacciare i turchi-tedeschi  dalla regione.
In cambio promise la creazione di uno stato arabo indipendente!
Questo è un punto chiave: la promessa agli arabi da parte del governo di Sua Maestà di uno Stato arabo indipendente, in cambio di aiuto.
Gli arabi, vista l’importante promessa, parteciparono in massa e  moltissimi persero la vita in combattimento proprio per questo motivo: la liberazione della Palestina assieme alle truppe inglesi.
L’esercito britannico, nonostante la Grande Guerra in corso, spostò un milione di soldati per portarli in Terra Santa. Ci deve essere stato un ottimo motivo per movimentare, cioè togliere dal fronte europeo, tutti quei soldati?
Il motivo c’era eccome!

Accordo Sikes-Picot
Dopo la scontro con l’esercito turco-ottomano, nel 1916 Russia, Francia e Inghilterra siglarono l’accordo di Sikes-Picot, il piano alleato per dividersi l’Impero ottomano in disfacimento.
Nell’accordo la Palestina doveva rimanere internazionalizzata sotto l’amministrazione di tutte e tre.[15]

Il tradimento al popolo arabo
Il vero e proprio tradimento del popolo arabo avviene il 2 novembre 1917 con la «Dichiarazione Balfour»: una lettera che Arthur Balfour, Ministro degli Esteri della Gran Bretagna, inviò al capo della Federazione sionista Lord Rothschild, dove Sua Maestà riconosceva ufficialmente ai sionisti[16], il diritto di formare uno Stato indipendente in Palestina.
Lettera importantissima perché legittimò e riconobbe il diritto internazionale ai sionisti di creare un «focolare nazionale del popolo ebraico…»[17]in Palestina.
Tale dichiarazione venne firmata da Pichon per la Francia , Wilson per gli Stati Uniti e Sonnino per l’Italia[18].

Pochi ricordano però come tale «Dichiarazione», cioè lo storico tradimento di tutta la popolazione araba della Palestina da parte inglese, specificava anche che per il raggiungimento dello scopo: «nulla dev’essere fatto a pregiudizio dei diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti in Palestina…».[19]
E’ avvenuto esattamente il contrario.
Nel 1919 gli inglesi entrano in possesso della Terra Santa e dal 1920 con gli accordi di Sèvres, inizia ufficialmente l’immigrazione ebraica.
La terra indipendente araba rimane una promessa non mantenuta!

Trattato di Sèvres
Nel 1920 il Trattato di Sèvres sancì la spartizione dell’area mediorientale che vide: la Siria assegnata alla Francia e la Palestina alla Gran Bretagna.
Nel 1922 l’Inghilterra ricevette dalla Società delle Nazioni il Mandato per l’amministrazione della Palestina, sotto la cui egida nacque la Jewish Agency (Agenzia Ebraica) per promuovere l’economia ebraica nell’area.[20]
E’ a questo punto che il padre del sionismo, Theodor Herzl, disse di voler: «sospingere la popolazione [ palestinese ] in miseria oltre le frontiere»[21]
Lo scopo dal 1895 ai nostri giorni è sempre stato questo espresso da Herzl.

Peel Report, White Paper e la “Soluzione a due Stati”
Gli anni che vanno dal 1936 al 1947 videro crearsi le basi per la storica guerra arabo-israeliana del 1948.
Cominciano infatti le proposte di formazione di due Stati separati.
Gli inglesi pubblicano il Peel Report (1936) che prevede una separazione di ebrei e arabi secondo la divisione demografica del momento. La proposta non soddisfa le ambizioni territoriali dei sionisti e neppure gli arabi l’accettano perché chiedono che sia fermata l’immigrazione e che s’impedisca l’acquisizione di ulteriori terre.[22]
Sempre gli inglesi pubblicano il White Paper sulla Palestina nel 1939, dove accettano di limitare l’immigrazione ebraica e l’acquisto di terre e promettono la transazione verso un futuro governo palestinese. Solo e sempre promesse come quella tradite dalla Dichiarazione Balfour del 1917.

Il terrorismo in Terra Santa
Prima dell’intervento britannico gli arabi e gli ebrei ottomani (ebrei assoggettati all’Impero ottomano turco) convivevano in una pace secolare, con alti e bassi, ma pur sempre pace.
Quando iniziò l’immigrazione ebraica, cioè quando i sionisti iniziarono a comperare terre e soprattutto dopo il gravissimo tradimento della Dichiarazione Balfour, era pressoché scontato che iniziassero gli scontri tra arabi ed ebrei.
Cosa che avvenne infatti dal 1920 in poi.
Nel 1921 per esempio gli scontri feroci fra arabi ed ebrei (a Jaffa 200 morti ebrei e 120 arabi) furono interpretati dagli inglesi come “scontri spontanei”, ma ovviamente non era così.

Nel 1940 gli ebrei arrivarono a formare il 33% della popolazione in Palestina, e i sionisti già organizzati in gruppi di guerriglia, cominciano gli attacchi terroristici contro gli inglesi e contro i civili palestinesi.
I gruppi più noti furono l’Irgun, l’Haganah e lo Stern.[23]
Questo ultimo, chiamata “Banda Stern” è nata nel 1942 per opera dell’ebreo polacco Abraham Stern.
Una banda che incarnò la variante più violenta e terroristica del movimento sionista[24].
La loro azione più eclatante fu l’attentato alla sede dell’amministrazione britannica all’Hotel King David di Gerusalemme nel luglio 1946, dove venne fatta saltare una intera ala, con un bilancio di circa 200 vittime![25]
Tra i capi del comando vi era un certo Menachem Begin[26], che fu Primo Ministro israeliano e Premio Nobel per la Pace con il presidente egiziano Sadat…

Dopo questo e altri avvisi, nel 1947 gli inglesi rinunciano al mandato e lo consegnano nelle mani dell’ONU.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite propone nella Risoluzione 181 l’ennesima divisione in Stati separati, gli arabi la rifiutano e di nuovo non senza motivo: agli ebrei sarebbe andato il 54% delle terre anche se erano solo il 30% della popolazione presente all’epoca.
Nella primavera del 1947 iniziano gli scontri militari tra arabi ed ebrei, dove i gruppi terroristici sionisti si distinguono per una lunga serie di crimini efferati: massacri, assassini e pulizia etnica documentati oltre ogni dubbio.
E’ infatti in questo periodo il massacro di 200 palestinesi a Deir Yassin, strage (di civili palestinesi) che passò alla storia e che fu perpetrata sotto la diretta responsabilità sempre di Menachem Begin.[27]

Nascita dello Stato d’Israele.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra d’Indipendenza (1948-49) nasce il 14 maggio 1948 ufficialmente lo Stato d’Israele con la «Dichiarazione d’indipendenza» firmata dal Primo Ministro David Ben-Gurion,[28] e preceduta da una risoluzione ONU, la numero 181 del 29 novembre 1947, che decise la spartizione (che non rispettava la demografia dell’epoca) dei territori.[29]
Inutile dire che tale spartizione territoriale ha accentuato gli scontri tra popolazione, perché più che spartizione possiamo parlare di vera e propria razzia: il 73% della Palestina era diventata territorio ebraico, con oltre 750.000 rifugiati palestinesi.

Dopo soli 2 anni, nel 1950, Israele vota la Legge sulla Proprietà degli Assenti (5710-1950), una legge vergognosa che espropria la terra a tutti i profughi fuggiti durante la guerra.
I palestinesi vengono espropriati di tutto: case, terreni e attività commerciali.
In totale violazione della Risoluzione ONU 194 (12/1948) che sancisce il diritto dei profughi di tornare e di essere risarciti da Tel Aviv. Non solo i risarcimenti non sono mai avvenuti, ma i profughi si sono visti privare della propria casa.

La guerra del 1947/48 era stata preconizzata dal Presidente (dal 1926) dell’Università ebraica di Gerusalemme, Judah Magnes, il quale ha dichiarato che la creazione di uno stato ebraico in Palestina avrebbe condotto «alla guerra contro gli arabi».[30]
Judah Magnes si riferiva al «Programma Biltmore» stilato a New York nel maggio del 1942 presso l’omonimo Hotel Biltmore, da un gruppo di sionisti americani appoggiati sia dai democratici che dai repubblicani statunitensi.
Tale programma del 1942 (ben prima che finisca la Seconda Guerra Mondiale) era appunto l’ennesimo tassello piazzato al posto giusto per la creazione dello Stato ebraico in terra palestinese!

Tra il 1917 e il 1948, e cioè tra la «Dichiarazione Balfour», il «Programma Biltmore» e la «Dichiarazione d’Indipendenza» avviene qualcosa che avrà ripercussioni in tutto il mondo e soprattutto nella causa ebraica: la Seconda Guerra Mondiale con l’Olocausto e l’immigrazione di massa.
Nel 1956 Israele, in accordo con le mire strategiche e gli interessi economici di Gran Bretagna e Francia attacca l’Egitto (che guarda caso aveva nazionalizzato il canale di Suez) conquistando Gaza e il Sinai, ma gli Stati Uniti costringono Tel Aviv a ritirarsi.
Nel 1964 gli stati arabi creano l’OLP (l’Organizzazione per la liberazione della Palestina), e presto questo gruppo darà inizio ad azioni di guerriglia contro Israele.
Nel 1966 la Siria permise a guerriglieri palestinesi di operare sul proprio territorio. Israele ovviamente minacciò ritorsioni per cui la Siria fece un patto di difesa con l’Egitto. In seguito a rappresaglie israeliane in Cisgiordania, Cairo assume un atteggiamento bellicoso, ma non va oltre.
Nel maggio del 1967 Nasser, il presidente egiziano, stringe un patto di difesa con la Giordania , che sembra mirare solo ad un rafforzamento strategico, e non a un effettivo attacco contro Israele.
Israele non aspetta e nel giugno del 1967 attacca l’Egitto,[31] ben sapendo che avrebbe vinto in pochi giorni.

Questa è la nota Guerra dei 6 giorni, che segna l’umiliante disfatta araba.
In un attimo Israele occupa illegittimamente la Cisgiordania , Gaza, Gerusalemme Est, le alture del Golan ed il Sinai (poi restituito all’Egitto) e non si ritirò mai più nonostante le numerose risoluzioni dell’ONU (ad oggi sono circa 70).
Nel novembre dello stesso anno, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU condanna la conquista dei territori con la Risoluzione 242 imponendo il ritiro immediato dai Territori Occupati.
Israele accetterà 3 anni dopo tale Risoluzione senza però evacuare i territori, alla faccia del Consiglio di Sicurezza.
Il resto è storia…

Storia sono le condotte di Israele chiamate per ben tre volte “un insulto all’Umanità” dalla Commissione dell’ONU per i Diritti Umani (1977, 1985 e nel 2000).[32]
Storia è anche la Risoluzione ONU A7RES/37/133 che nel dicembre del 1982 definì il massacro di Sabra e Chatila sotto la “personale responsabilità di Ariel Sharon” un “atto di genocidio[33]
Stiamo parlando di 1700 civili massacrati per due lunghissimi giorni dentro i campi profughi, protetti dall’esercito israeliano, a colpi di machete dai cristiano-falangisti.
L’elenco potrebbe continuare a lungo.

Sionismo cristiano
L’altra cosa da sapere, che non tutti conoscono, è il movimento dei «sionisti cristiani»[34] (Christian Zionists).
Anzi, spesso e volentieri, sono stati proprio dei cristiani (come George Walker Bush junior per esempio) che si sono rivelati i più forti sostenitori del ritorno degli ebrei a Gerusalemme.[35]
La teologia dei cristiani fondamentalisti d’America professa e attende la seconda venuta del Cristo con la conseguente fine del mondo, secondo una interpretazione della bibbia (…)”.[36]
“Ma quell’evento sarà possibile solo quando gli ebrei avranno stabilito uno Stato ebraico su tutta la Palesino , e cioè ben oltre gli odierni confini di Israele“.[37]

L’«International Christian Embassy Jerusalem» ha tenuto fino ad oggi almeno quattro congressi internazionali sionisti cristiani: uno a Basilea e tre a Gerusalemme (la città madre del sionismo religioso).
Quindi il sionismo non è solamente un fenomeno ebraico, ma anche cattolico; non è solo un movimento politico ebraico, ma anche occidentale.
Esiste una forte corrente sionista pure tra i membri dell’amministrazione statunitense di ieri e oggi.
Basta leggere con attenzione i nomi della squadra “scelta” dal futuro presidente Obama per capacitarsene.

Pensate che nel 1978 la Camera dei Rappresentanti americana proclamò l’«Education Day USA», cioè il «giorno dell’istruzione». Una festa mobile che un anno cade il 24 marzo, un altro il 2 aprile, il 13 aprile[38], ecc. Tale data non è fissa perché segue il calendario giudaico-babilonese invece del classico giuliano.[39] La data coincide con l’anniversario del rabbi Menachem Mendel Scheerson, il cosiddetto «rebbe», considerato dalla setta assidica dei Lubavitcher, il vero «Messia».[40]
Come mai tutti i presidenti, da Carter fino a George Walker Bush, hanno ripreso e mantenuto una tradizione «culturale» assai poco laica, per non dire ebraica?
C’è da dire che Carter, mediatore non ufficiale nel 2008 nei processi di pace in Medioriente, ha dichiarato ultimamente che Hamas ha tenuto fede al patto di 6 mesi cessando il lancio di missili, Israele invece no!
Strano a dirsi, ma Israele non ha mantenuto la pace…

L’antisemitismo
Dopo questa delicata trattazione è doverosa una parentesi sull’antisemitismo.
I «semiti» sono: «(…) gli Accadi (Assiri, Babilonesi), i Cananei, gli Arami (fra i quali emergono i Fenici e gli Israeliti), infine gli Arabi».[41]
«Affermare che gli ebrei sono semiti è pressappoco come affermare, per esempio, che i francesi sono europei».[42]
Da questa precisazione si evince che pochissimi ebrei sono veramente dei semiti e che non tutti i semiti sono ebrei (infatti gli arabi sono effettivamente dei semiti).
Come non tutti gli ebrei sono sionisti, anzi i sionisti sono pochissimi, per fortuna!
Siccome oggi tra la popolazione ebraica non esiste praticamente quasi più nessun discendente originario di Sem, accusare qualcuno di antisemitismo equivale accusarlo di antiarabismo.
La conseguenza logica di questa affermazione è che oggi tra i più antisemiti – ironia della sorte – sono proprio i governi d’Israele!

L’antisionismo
Per fortuna anche nel mondo ebraico il sionismo non è, e non era ben visto, ecco cosa diceva nel 1935 lo scrittore israelita Ettore Ovazza: «il miglior alleato della politica razzista è oggi, suo malgrado, il sionismo nazionalista. E’ nostra ferma convinzione che mai la politica antisemita sarebbe giunta agli estremi che ha toccato, se non avesse avuto fra i suoi principali argomenti probatori, il cosiddetto focolare nazionale ebraico. Lo stesso ideale ebraico, dal punto di vista puramente religioso, predica il ritorno a Sion come un ritorno spirituale; ma poiché la nostra dottrina nega il proselitismo, le minoranze ebraiche nel mondo rimangono le legittime depositarie dell’idea monoteistica e della legge mosaica che sta alla base della Bibbia e della moderna civiltà. Nel 1934, voler interpretare il ritorno a Sion in senso strettamente territoriale è segno d’incomprensione storica e religiosa. Noi, per funzione religiosa storica e civile, siamo e dobbiamo essere interamente cittadini delle nazioni dove viviamo da secoli e di cui formiamo parte indissolubile ed integrante. Noi respingiamo nettamente i sionisti nazionalisti che vivono rispettati in parità di diritti civili e politici con tutti gli altri cittadini nelle nazioni d’Europa, e che sospirano invece verso la Palestina ; che con un occhio guardano a Roma e con l’altro a Gerusalemme»[43]

Concludo con una grande speranza, quella che riguarda naturalmente la grande pacificazione in Palestina, l’abbandono di ogni crimine e soprattutto l’abbattimento del «muro della vergogna» che è stato innalzato per impedire la creazione de facto dello Stato palestinese.
«Udite governanti…della casa d’Israele, che costruite Sion sul sangue e Gerusalemme con il sopruso[44] perché «a causa vostra, Sion sarà arata come un campo e Gerusalemme diverrà un mucchio di rovine…».[45]
L’antisionista e antisemita che ha fatto questa affermazione è il profeta Michea, originario della Giudea e contemporaneo del grande Isaia (VIII a.C.).


Piovono missili israeliani (o bombe al fosforo bianco?) su Gaza, foto Ansa

Per approfondire l’argomento, consiglio di leggere questi due libri:

– “Perché ci odiano“, Paolo Barnard, ed. BUR
– “Storia ebraica e giudaismo: il peso di tre millenni“, Israel Shahak, ed. Centro Librario Sodalitium

Per approfondire:

– “Il Tradimento degli intellettuali”, Paolo Barnard www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=86
– “Una guerra non necessaria” Jimmy Carter www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5453
– “Gaza chi ha violato la tregua?” Miguel Martinez www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5455


[1]L’ONU sospende gli aiuti a Gaza“, Il Sole 14 ore, 9 gennaio 2009

[2] “Gaza ancora raid e razzi, oltre 900 le vittime”, Ansa del 12 gennaio 2009

[3]I carri armati israeliani a Gaza City“, Il Corriere della Sera, 11 gennaio 2009

[4] “Truppe USA controllano Rafah” di Maurizio Blondet, 6 gennaio 2009 ed. Effedieffe

[5]Perché ci odiano“, Paolo Barnard, ed. BUR, pagg. 424

[6] «The Jewish Agency for Israel », www.jafi.org.il oppure www.us-israel.org

[7] Idem

[8] «The Nord American Review», vol.169, pag 513, agosto 1899. University of Northern Iowa

[9] Associazione Culturale, libreria ebraica senza scopo di lucro –  www.menorah.it

[10] www.israele.net

[11] www.israele.net

[12] «Alliance Israelite Universelle»: www.aiu.org

[13] «The Department for Jewish Zionist Education» www.jajz-ed.org

[14] Jerusalem Archives www.jerusalem-archives.org

[15] “Perché ci odiano“, Paolo Barnard, ed. BUR, pag. 243

[16] Movimento politico-religioso degli Ebrei sparsi nei vari paesi, tendente alla ricostituzione di uno Stato ebraico in Palestina (Dizionario della lingua italiana DeAgostini)

[17] Traduzione della «Dichiarazione Balfour»

[18] «Palestina e Sionismo», Vittore Querèl, Fratelli Bocca editori, 1939

[19] Idem

[20] “Perché ci odiano“, Paolo Barnard, ed. BUR, pag. 244

[21] Idem

[22]Perché ci odiano?” Paolo Barnard, ed. BUR, pag 146

[23] Idem

[24] «Al Qaeda: chi è, da dove viene, dove va», Carlo Bersani, Malatempora edizioni, Roma 2005

[25] Idem

[26] Idem

[27]Perché ci odiano?” Paolo Barnard, ed. BUR, pag 247

[28] Jerusalem Archives www.jerusalem-archives.org

[29] Jerusalem Archives www.jerusalem-archives.org

[30] Norman Bentwich, «For Sion sake» biografia di Judas Magne, Filadelfia, Jewish Publication Society of America, 1954, p. 352

[31] Perché ci odiano?” Paolo Barnard, ed. BUR, pag 315

[32]Il Tradimento degli intellettuali“, Paolo Parnard, www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=86

[33] Idem

[34] «International Christian Embassy Jerusalem »

[35] Idem

[36]Perché ci odiano“, Paolo Barnard, ed. BUR, pagg. 209

[37] Idem

[38] Sito ufficiale «Lubavitch»: http://www.lubavitch.com/article.asp?ID=164

[39] «Chi comanda in America» di Maurizio Blondet ed. Effedieffe

[40] Idem

[41] «Vocabolario Illustrato della Lingua Italiana» G. Devoto e G.C. Oli – Milano 1974

[42] «Breve storia degli ebrei e dell’antisemitismo» di Eugenio Saracini, ed. Mondadori 1977

[43] «Sionismo Bifronte», Ettore Ovazza, Casa editrice Pinciana, Roma 1935

[44] Capitolo terzo del libro del profeta Michea (3,9 – 3,10)

[45] Capitolo terzo del libro del profeta Michea (3,12)

Marcello Pamio – 11 gennaio 2009
www.disinformazione.it

novembre 4, 2008

Giovani fascisti vigliacchi, blitz intimidatorio nella sede Rai

In trenta, con passamontagna, tentano un’irruzione per protestare contro «Chi l’ha visto». Telefonate di minaccia

Gli scontri di piazza Navona
Gli scontri di piazza Navona

ROMA – Una trentina di giovani di un movimento dell’estrema destra romana, alcuni con il viso coperto da passamontagna, ha scavalcato la scorsa notte i cancelli della sede Rai di via Teulada tentando un’irruzione per protestare contro la trasmissione televisiva «Chi l’ha visto» e la conduttrice Federica Sciarelli.

BLITZ NELLA SEDE RAI – Nella puntata di martedì sera erano andati in onda dei filmati che ricostruivano le fasi immediatamente precedenti l’aggressione di un gruppo di studenti dell’estrema destra ai danni di altri che manifestavano contro il decreto Gelmini. Attorno all’una e trenta di martedì il gruppo è riuscito ad entrare nel cortile della sede Rai non lontana dalla palazzina dove si trova la redazione di «Chi l’ha visto». Due erano muniti di telecamere. Ad accorgersi dell’intrusione è stata una guardia giurata che ha avvicinato alcuni di loro ma è stata allontanata al grido di «lasciaci in pace dobbiamo protestare». Quando la guardia giurata ha informato i giovani che a quell’ora non c’era più nessuno nelle redazioni il gruppo ha desistito e si è allontanato.

«CORSA FUTURISTA» – «La nostra è stata una corsa futurista all’interno di via Teulada. Eravamo tutti a volto scoperto e quello che volevamo era esclusivamente un incontro con Federica Sciarelli e la redazione del programma per chiedere loro se si assumevano le responsabilità morali di quanto accadrà da qui a breve se non si cambia direzione». Lo afferma Gianluca Iannone, portavoce di Casapound, spiegando che sulla «passeggiata dimostrativa» negli studi Rai sono stati messi in Rete anche un video (guardalo) e alcune foto che dimostrano come si sia trattata di un’azione totalmente pacifica e compiuta a volto scoperto senza commettere alcuna devastazione

TELEFONATE DI MINACCIA – Martedì mattina nella redazione di «Chi l’ha visto» sono arrivate delle telefonate in cui si minacciano gli autori del servizio che mostrava primi piani dei militanti di Blocco Studentesco in piazza Navona. «Vi abbiamo identificato, a voi e ai vostri familiari» hanno detto gli anonimi interlocutori, identificandosi come appartenenti a Forza Nuova; le registrazioni delle telefonate sono in mano alla Digos di Roma. Gli inquirenti hanno anche acquisito le immagini riprese nella notte dalle telecamere fisse della sede Rai di via Teulada che mostrano l’irruzione del gruppo.

«NON C’ENTRIAMO» – Da parte sua però Forza Nuova si tira fuori: «Non c’entriamo con le minacce a “Chi l’ha visto”, come non c’entriamo con la “spedizione” fallita alla Rai di Roma» afferma Paolo Caratossidis, coordinatore nazionale di FN. «Queste fantomatiche minacce non sono addebitabili a noi, né direttamente né indirettamente. Noi abbiamo centinaia di utenze telefoniche intestate, come movimento politico mai faremmo una tale assurdità. C’è qualcuno che sta facendo di tutto per sollevare un vespaio inutile facendo un grande favore a Berlusconi. Se i riflettori vengono puntati su queste facezie non si riesce più d organizzare un’opposizione bipartisan al Pdl sul decreto Gelmini».

PD, IDV E FNSI – Unanime la condanna dell’irruzione da parte del centrosinistra. Il Pd parla di «inaccettabile azione squadristica» e per il dipietrista Donadi il blitz dimostra «il brutto clima» in cui vive il Paese. Da parte sua la Fnsi si rivolge al ministro dell’Interno Roberto Maroni chiedendo «di fare piena piena luce sul gravissimo episodio perseguendo i responsabili di questo atto di stampo chiaramente squadristico».

04 novembre 2008 – Tratto da: www.Corriere.it

settembre 8, 2008

Violenze alla base Dal Molin: prove tecniche di regime militare?

Non si vedevano scene di violenza così estrema da Genova 2001. 

Sabato scorso, come allora, a Vicenza piuttosto che a Genova, la strategia è sempre la stessa: “pugno di ferro”, “violenza per innescare la violenza”, “far ricadere la colpa sui facinorosi, ecc.

Un settennio fa a Genova gruppi di black-block (infiltrati da esperti di guerra urbana delle questure), hanno innescato (per poi dileguarsi nelle viuzze) la reazione violentissima delle forze dell’ordine che si è abbattuta su ragazzi e anziani che erano lì pacificamente. 

L’altro giorno a Vicenza, non c’erano infiltrati, neppure persone violente, per cui la scusante mediatica è stata una piccola torretta che serviva per vigilare i lavori all’interno della base militare Dal Molin, che molto probabilmente sono già iniziati, in barba alla legge italiana!  

Questa pericolosissima, quanto dannosa “speculazione edilizia”, poteva certamente dare dei precedenti alla popolazione vicentina. Potete immaginare la città del Palladio invasa da torrette erette in tutti i giardini privati? 

Giammai ha pensato il Questore: le opere del Palladio, secondo l’Unesco, sono patrimonio dell’Umanità e vanno difese anche con la forza. 

L’unica eccezione per l’Unesco, per il sentimento artistico del Questore e per le speculazioni edilizie, sono ovviamente le basi militari statunitensi, gli hangar, le palazzine di diversi piani, e soprattutto le villette che ospiteranno i soldati (700.000 metri cubi di installazioni). 

Questo sì, le torrette invece no!

Ecco perché persone di tutte le età, sedute per terra e con le mani alzate sono state brutalmente attaccate da forze dell’ordine (o del dis-ordine) che avevano ricevuto precisi ordini e permessi dal Questore, e quest’ultimo dal Ministro padano dell’Interno Maroni. 

Forse ricordo male, ma Roberto Maroni non era quello che urlava “Padania libera”? 

Libera da chi, forse solo dai vucumprà? Ma anche in questo caso, i ‘merikani sono extracomunitari che hanno occupato il territorio nazionale!  In pratica vengono “malmenati” dalle polizie, cittadini vicentini (cioè padani secondo la visione del Carroccio), che lottano pacificamente nel nome della democrazia popolare e della sovranità territoriale. Il Ministro dell’Interno a testa bassa, come tutti i politicanti di Roma, risponde solo alla voce del Padre Padrone immigrato!

D’altronde lo hanno espressamente detto: “il governo vuole estirpare alla radice il dissenso locale” (Ansa, 8 settembre 2008)

Certamente siamo abituati all’ipocrisia della politica nei confronti del Potere economico, ma in questo caso stiamo raggiungendo il limite di sopportazione. 
Quando si vengono a sapere che donne trascinate per i capelli sono state malmenate dietro i furgoni della celere, per non parlare degli uomini e dei ragazzi, che dopo la fuga hanno trovato – grazie ad una cittadina consapevole di Vicenza che ha aperto loro il cancello di casa – rifugio e scampo dai manganelli. 
Perfino una povera donna in sedia a rotelle – scambiata probabilmente per una jihadista libanese – è stata malmenata sulle braccia nel tentativo di impedire che azionasse il detonatore… 

Il tutto ovviamente è riportato da testimonianze dirette e filmati video.

La stampa in tutto questo gioca un ruolo fondamentale: come in ogni dittatura che si rispetti, il controllo dei media è di primaria importanza. 
Cito solo un esempio di manipolazione linguistica eseguito dai principali quotidiani. 
Dal Molin, niente ampliamento. Gli USA: stop al piano-caserma” (La Repubblica del 4 settembre 2008) 
Dal Molin, legge regionale blocca l’ampliamento USA” (L’Unità del 4 settembre 2008) 
Da questi titoli si evince che la base Dal Molin non si fa più!

Incredibile, vero? Una notizia strepitosa! 
Purtroppo la realtà è molto lontana….

Si tratta di una chiarissima manipolazione e controllo mentale mediante il linguaggio. 
Lo spiega benissimo il medico psichiatra, ed esperto di illusionismo, Matteo Rampin: “Siccome l’attenzione umana non può concentrarsi che su pochissimi elementi alla volta, basta attirarla su qualcosa, spostandola contemporaneamente da ciò che si vuole nascondere, e il gioco è fatto”.
Ecco come hanno lavorato i media: hanno spostato l’attenzione su un aspetto particolare (la costruzione di ulteriori villette per i soldati), irrisorio se paragonato alla costruzione della base stessa! Il messaggio che è passato sembrava riguardare la base! 
Con il passare del tempo, la gente perderà di vista il fatto che questo aspetto è solo una parte del problema (…) nel frattempo ciò che interessava ai manipolatori è andato in porto”. 

Cosa che è puntualmente avvenuta.

Il premier Berlusconi ha ricordato al Sindaco di Vicenza Variati che “l’area è stata consegnata agli USA”. (Ansa) 
L’area demaniale – continua Berlusconi – dell’aeroporto Dal Molin è stata destinata dal governo all’ampliamento della base militare USA di Vicenza, nell’adempimento di precisi obblighi internazionali, e inoltre, nell’esercizio delle sue esclusive attribuzioni di politica estera, di difesa e sicurezza nazionale”. ” (RaiNews24 del 7 settembre 2008)

“Consegnata” perché edestinataa quali scopi?
Quali sarebbero queste
esclusive attribuzioni di politica estera?

 

Forse il “grembiulino di Arcore si riferisce all’autoproclamazione o autoincensamento degli USA a Sceriffo internazionale

Il Difensore a stelle (a sei punte) e strisce dei diritti occidentali, l’esportatore di democrazia a suon di bombe a grappolo e al fosforo che hanno causato decine di migliaia di morti civili in Afghanistan e milioni in Iraq? L’unico paese al mondo ad aver sganciato ben due bombe atomiche sopra la testa di una popolazione civile!

L’area demaniale è “stata consegnata all’ Amministrazione degli Stati Uniti il 30 luglio 2008 .

 

Perché tutto questo?

Come mai un Governo (destra o sinistra sono le due ali dello stesso avvoltoio: il vero Potere occulto) in barba alla Democrazia, alla Costituzione e alla Legge Penale,permette il pestaggio di cittadini consapevoli che difendono i sacrosanti diritti di tutti gli italiani (e non solo dei vicentini), per gli interessi degli USA? 

Si tratta di puro servilismo? Sono trattati internazionali così inderogabili?

Non solo, la base Dal Molin rientra in un progetto militare (di controllo globale) a più ampio respiro chiamato “Urban Operation- 2020. Un progetto NATO, redatto dalla RTO (Studies Analysis and Simulation Panel Group, SAS-030), l’Organizzazione per la Ricerca e la Tecnologia della NATO, che prevede entro il 2020 che “il 70% della popolazione mondiale vivrà all’interno di zone urbane”.

Siccome il numero delle persone nel mondo supererà, secondo gli esperti, i 7,5 miliardi “ciò sarà causa di una spaventosa crescita demografica nelle città e/o metropoli incrementando l’urbanizzazione, provocando povertà, scontri e tensioni sociali.

In pratica hanno già stabilito (in base alle dottrine eugenetiche del pastore anglicano Thomas Robert Malthus, portate avanti da personaggi come Al Gore junior) che le guerre del futuro prossimo avverranno in zone urbane e lungo le strade delle città. Ecco perché servirà avere l’esercito (Nato, caschi blu, mercenari, ecc.) a portata di mano. 

Un esercito, dice sempre il Rapporto, che potrà usare armi letali e non-letali (ad alta energia) e sarà libero di scorrazzare tranquillamente per le piazze e le vie del Veneto, per esempio.

Tutto questo lo stiamo già vedendo: militari italiani che girano sorridenti per Padova, con la totale compiacenza del gregge disorientato (termine usato da Noam Chomsky per designare il popolo addormentato). Sarà così normale tra un po’ di tempo la loro presenza che non ci faremo più caso, anche quando saranno sostituiti da militari NATO o mercenari privati.

Strategia psicologica di massa, che si nasconde dietro la tanto sbandierata “sicurezza dei cittadini” o “problema immigrazione”. 
Prima creano il problema dell’immigrazione clandestina, permettendo a milioni di disperati di sbarcare in Europa (esistono documenti degli anni ’70 che dimostrano come l’immigrazione è un piano ben preciso e congegnato), e poi ci offrono come soluzione l’esercito armato. (Ci sono centinaia di satelliti tra militari e civili in orbita costante attorno alla Terra: pensiamo veramente che i tutori dell’ordine ordine non sono in grado di osservare quando e da dove partono i barconi o gommoni?).

Ecco perché opporsi alla base Dal Molin è un diritto legittimo e un dovere morale, non solo dei vicentini ma di tutti i cittadini d’Italia, perché non si tratta di una base militare, dietro c’è il piano del controllo dell’uomo.

Opporsi alla base non significa essere contro gli americani, anche perché il popolo americano neppure conosce l’esistenza di questa base e non gliene può fregare di meno. Anzi, il popolo americano è assolutamente pacifico e non vuole le guerre, viene infatti trascinato nell’onda emotiva di criminali operazioni interne dette false-flag (falsa bandiera, attacchi navali, terroristici, indotti o provocati, ecc.) come Pearl Harbor del 1941 (gli USA entrarono nella Seconda Guerra Mondiale), Golfo del Tonchino del 1964 (inizio alla guerra in Vietnam), l’11settembre del 2001 (Terza Guerra Mondiale la guerra contro i terrorismi), ecc.

Dire di NO ad una occupazione militare straniera, tenendo conto che gli accordi internazionali (lo ricordo alla tessera numero 1816 della loggia massonica deviata P2) non hanno più alcun senso, è di fondamentale importanza per non trovarsi tra qualche anno in uno stato di polizia militarizzato
A quel punto, basterà un attentato terroristico di medie o grosse dimensioni, come l’intera intelligence occidentale ha già paventato, per instaurare la “legge marziale”. 
Dopo sessant’anni di occupazione straniera illegittima, non è forse arrivato il momento di svegliarci da questo letargo mentale e pretendere quella libertà e sovranità territoriali sancite dalla Costituzione della Repubblica italiana?

Diciamo NO in maniera assolutamente pacifica: la violenza lasciamogliela a coloro che si nutrono di violenza! Anzi, attendono proprio l’uso della violenza per poter schiacciare i colpevoli con tutta la forza del Sistema, e i mezzi non gli mancano.
In questi giorni, fino al 14 settembre c’è il Festival No Dal Molin, organizzato dal Presidio Permanente, con dibattiti, conferenze e concerti: andiamo numerosi a sostenere, anche solo moralmente, questo gruppo coscienzioso di persone che sta facendo quello che tutti noi dovremo fare.

Qui troverete il programma del festival: 
http://festival.nodalmolin.it 
http://festival.nodalmolin.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1&Itemid=2


 “Al gusto di cioccolato: come smascherare i trucchi della manipolazione linguistica” del medico psichiatra Matteo Rampin
 Idem

Di Marcello Pamio – 8 settembre 2008 per www.disinformazione.it

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