Angolo del Gigio

ottobre 26, 2011

Black block e Indignados: pedine del nuovo ordine mondiale?

Black block e Indignados: pedine del nuovo ordine mondiale?
Armando Pascale tratto da http://ildemocratico.com/2011/10/16/black-block-e-indignatos-pedine-del-nuovo-ordine-mondiale/

“I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza armi” recita la nostra Carta costituzionale. Sabato 15 ottobre le televisioni di tutto il globo hanno rimbalzato le immagini di una città eterna in stato d’assedio: lacrimogeni, idranti, bombe carta, banche e uffici presi d’assalto. Il frammento italiano della rivoluzione mondiale degli indignados ha assunto un contenuto atipico rispetto alle parallele manifestazioni consumatesi in ogni angolo del mondo. Dalla vecchia Europa all’altra sponda dell’Atlantico le manifestazioni sono state caratterizzate da un anima pacifica, almeno nei limiti del possibile per una manifestazione che coinvolge grandi masse. Si potrebbe obiettare che a New York non sono mancati gli scontri con le forze dell’ordine ma, a onor del vero, nella grande mela la tensione persisteva da alcune settimane e lì la polizia  si è dimostrata fortemente risoluta ad arrestare centinaia di persone inquiete a pochi metri da Wall street. Ma si sa che la polizia nel paese della libertà non ha fama di essere particolarmente tenera.

A Roma invece le persone arrestate sono state 12. Pochine in proporzione ai milioni di euro di danni, alla risonanza mediatica degli scontri e all’effetto psicologico causato dalle immagini di questi nell’opinione pubblica. E pure da qualche giorno la Questura di Roma aveva lanciato l’allarme: alcune decine di facinorosi avevano già esternato le loro malsane intenzioni sui blog della rete e alcuni bus sono giunti nella capitale già colmi di giovani incappucciati in perfetto stile “black bloc”, secondo una terminologia nata poco più di un decennio fa a Seattle. Eppure l’azione preventiva delle forze dell’ordine ha fatto acqua da tutte le parti. Lo scrivente, da testimone oculare degli scontri di Piazza San Giovanni ha visto la longa manus dello Stato cedere gratuitamente  lo scettro del monopolio della forza a una centinaia di sedicenti crociati dell’indegnità globale. Le camionette della polizia si muovevano come guidata da un armata brancaleone su un campo di battaglia già devastato, girando su loro stesse come trottole impazzite, qualche timido spruzzo con l’idrante più adatto a un effetto scenico che a disperdere la folla.

Perché tutto ciò? L’Italia è divenuto ostaggio di un manipolo di violenti? Le forze dell’ordine nostrane sono davvero così inette da non saper affrontare un’emergenza annunciata?

La risposta a questi inquietanti interrogativi non è univoca ma, in linea di principio, è negativa. Si potrebbe avanzare la tesi, ardita ma non inedita, che all’interno di questi manifestanti vi siano infiltrazioni  “esogene” estranei al movimento. Come una sorta di moderni mercenari alcuni violenti potrebbero in realtà essere stati assoldati dall’alto, e con uno scopo ben preciso. Solo un’ennesima versione della teoria del complotto che vorrebbe screditare tutti i centri di potere costituiti? Non si può avere la presunzione fatale di rispondere a questa domanda senza adombrare il minimo dubbio. Tuttavia l’odore di marcio qualcuno l’aveva già percepito, alcuni mesi fa, nella culla del movimento indignado, quella Spagna che più di altri paesi europei ha sofferto la congiuntura economica mondiale.

Nel paese iberico l’apparente spontaneità del movimento è stata stroncata da un nome e un volto: quello di Enrique Dans. Studente modello, Dans ha studiato economia in atenei di eccellenza a stelle e strisce quali Ucla e Harvard. Indottrinato alle teorie consumistico-capitalistiche, il giovane spagnolo avrebbe poi avuto la sua “conversione sulla via di Damasco” a teorie decisamente più eterodosse. Peccato che Dans, autoproclamatosi condottiero della gente di Puerta del Sol abbia non solo un passato, ma anche un presente da collaboratore di gruppi finanziari multinazionali quali Barclays bank e Bancacivica. “Altri promotori del movimento 15M sono Javier de la Cueva, che ha lavorato a lungo con il quotidiano atlantista e neo-liberale El Pais, Carlos Sánchez Almeida, proprietario di un importante studio legale con sedi a Madrid e Barcellona, così come una serie di altri personaggi con collegamenti”. Il dato è tratto: il furore primaverile madrileno sarebbe stato solo la polveriera di un dissenso controllato e pilotato dall’alto. Una momentaneo valvola di sfogo per le masse che desse adito a piccoli cambiamenti socio-economici, inidonei a far collassare l’ordine economico mondiale che si sta combattendo. “manovrados” dunque, altro che “indignados”: migliaia di persone in balie di oligarchie del denaro che invece di abbattere l’iniquo sistema finanziario occidentale lo rafforzano nelle fondamenta.

Il 15 giugno un video in rete fa il giro del mondo. Durante un attacco dei mossos (la polizia  catalana) a un gruppo di manifestanti, in quel di Barcellona, vengono fermati 20 manifestanti violenti. Ma non appena questi vengono riconosciuti, vengono solamente allontanati dalle forze dell’ordine dopo una breve discussione verbale. Ecco allora che qualcuno ha denunciato la “teoria degli infiltrados”, ovvero dei mercenari assoldati per pilotare il movimento alla deriva o, comunque per sviarne gli scopi. Gli infiltrados sarebbero noti alla polizia e farebbero solo il loro “dovere”. Ma chi sono i mandanti? In Spagna si è parlato di banchieri e partiti minori (si ricordi che la miccia del movimento è stata la modifica della legge elettorale con il rialzo della soglia di sbarramento al 3%).

Ma l’ombra del nuovo (?) ordine mondiale delle oligarchie sulle manifestazioni iberiche non finisce qui. Si è notato come nella piazza di Puerta del Sol dove per giorni sono rimasti accampati gli indignati si siano presto formati dei particolarismi, partitici, sociali e addirittura sessisti. Piccoli comitati esecutivi di centri d’interesse pronti a sabotare le ragioni della piazza secondo il noto precetto “divide et impera”.

Questo agghiacciante background non è difficile da traslare in Italia dopo quello che si è visto a Roma sabato. I germi di un sabotaggio pilotato ci sono tutti anche nel nostro paese. Difendere lo status quo può spesso richiedere mezzi machiavellici. Ecco che allora le elite dominanti divengono capaci di qualsiasi macchinazione. Si può ipotizzare, alla luce delle incongruenze spagnole, che oggi in Italia qualcuno voluto prevenire un “golpe” troppo grande creando piccoli danni per prevenire danni maggiori. Infiltrare apparenti militanti violenti per diffamare un intero movimento e per demistificarne quella che probabilmente ne è la “giusta causa”. Dopotutto in Italia più che in altri paesi si respira un clima di insoddisfazione sociale , un’insofferenza al sistema politica, un anelito al cambiamento. Un mix esplosivo di congiunture, un terreno fertile per dare il “la” a una rivoluzione su grande scala. Ecco che allora le istituzioni, anche straniere in quanto timorose di un contagio, potrebbero avere interesse a far naufragare la barca prima che lasci il porto.

Solo un mucchio di cervellotiche elucubrazioni? Chi era a Piazza San Giovanni sabato potrebbe pensarla diversamente…

Tratto da: www.disinformazione.it

luglio 17, 2011

Val di Susa: Fantasmi della realtà e potere dei banchieri! (via Angolo del Gigio)

Val di Susa: Fantasmi della realtà e potere dei banchieri! Fantasmi della realtà e potere dei banchieri  di Ida Magli – ItalianiLiberi http://www.italianiliberi.it/ Si stanno rappresentando in questi giorni, in diversi paesi d’Europa, straordinarie commedie dell’assurdo. Gli attori più in vista sono gli uomini di Governo – in Francia, in Spagna, in Grecia, in Germania, in Italia – ma sono coadiuvati talmente bene in questa recita da tutti gli altri responsabili della vita politica e sociale, e prima di t … Read More

via Angolo del Gigio

luglio 16, 2011

PARMA – Nelle mani del Delinquente che non vuol dimettersi… per continuare ad arraffare.

«Ma la macchina dei debiti a Parma
non l’ho inventata io, ma Silvio il mio capò»

La difesa del sindaco Vignali: «Volevo trasformare la città. A opere finite , sarà un centro di rango europeo»
– I migliaia di Parmigiani in piazza “Dimettiti Ladro, ma lui non ci sente..” – Io cero!

dal nostro inviato  DARIO DI VICO

PARMA – Il sindaco di Parma, Pietro Vignali, chiede di parlare. Non ci sta a passare come l’inventore della «macchina dei debiti» e vuole replicare numeri alla mano. Il senso di ciò che dice è chiaro: mi sono mosso nel rispetto formale delle leggi e non ho inventato la finanza creativa. Le grandi opere che hanno causato la parte principale dei debiti sono state fatte dalla precedente giunta guidata da Elvio Ubaldi, prima che la grande crisi cambiasse le carte in tavola e «allora ero sì assessore, ma mi occupavo di ambiente».

Pietro Vignali (Imagoeconomica)
Pietro Vignali
(Delinquente PDL)

La domanda sulle dimissioni non gliela faccio nemmeno, tanto la risposta la so. Non si muove da lì. Parliamo dei debiti. A quanto ammontano?
«L’indebitamento del Comune di Parma nel 2006, prima che fossi eletto sindaco, era di 141 milioni di euro, alla fine del 2011 sarà di 161 e alla fine del 2013 scenderà a 133. Il debito pro capite dei parmigiani è di soli 851 euro, il 56esimo in Italia. Città più importanti hanno sforato nella misura di 3 mila euro per cittadino».

Ma ad oggi, luglio 2011, a quanto ammontano i debiti? 
«A 170 milioni».

Questi sono i debiti del Comune. Ma quelli delle controllate? L’opposizione dice che viaggiano attorno a quota 600 milioni… 
«Quella cifra si ottiene tutt’al più sommando, non correttamente, Comune più controllate. Il debito delle società partecipate oggi è di 419 milioni di euro, ma si tratta di società che non sono al 100% di proprietà nostra. Quindi va calcolato il debito quota parte e alla fine la somma dà soli 238 milioni di euro». (Ad onor di cronaca in un documento del Comune di Parma del dicembre 2010 si leggeva che «i debiti delle controllate a carico al Comune a fine 2009 sono di 319,992 milioni», ndr).

Comunque anche i 238 sommati a quelli del Comune danno 408. Questi numeri chi li certifica? 
«Organi societari e revisori delle società controllate. Non le bastano?».

Non sarebbe meglio produrre un bilancio consolidato del Comune? 
«Nell’ultimo consiglio comunale abbiamo approvato con il concorso dell’opposizione un regolamento che prevede il consolidato. Comunque l’indebitamento è bilanciato da una robusta patrimonializzazione di tutte le controllate pari a 457 milioni».

Di recente la Corte dei conti ha criticato le operazioni infragruppo fatte dal suo Comune. Avete patrimonializzato le società girando loro asset di proprietà comunale. In questo modo le spa irrobustite si sono potute indebitare con le banche. E avreste fatto tutto ciò per aggirare il patto di stabilità interno. 
«Non abbiamo infranto nessuna legge. Abbiamo agito per fare di Parma una città di rango europeo. E lo vedrà, quando saranno finite tutte le opere! La scelta di creare le società miste non è stata mia, ma della giunta che mi ha preceduto. Oggi se si vogliono realizzare grandi progetti bisogna muoversi così».

Torno alla Corte dei conti. Sostiene che: a) avete usato i proventi di cessioni del Comune, oltre 47 milioni, per coprire il disavanzo corrente; b) che avete firmato lettere impegnative di fidejussione nei confronti delle partecipate; c) che avete fatto operazioni di leasing immobiliare che non si giustificavano. E mi fermo. 
«Sono rilievi per singoli episodi. Ho trasferito proventi da alienazione di cespiti comunali sul bilancio solo per 20 milioni in tre anni, rispettando sempre le norme. Le lettere fidejussorie impegnative sono due per un totale di 16,8 milioni di cui 14 milioni sono stati firmati dall’amministrazione precedente. Quanto al leasing immobiliare lo usano tutti gli enti locali».

Si rende conto che nella grande Milano ci si accapiglia sull’ipotesi che il Comune abbia un disavanzo di 140 milioni mentre nella più piccola Parma siamo comunque da 400 in su? 
«Se Milano conteggiasse l’indebitamento di tutte le controllate quella cifra verrebbe ampiamente superata, mi creda».

All’assemblea degli industriali il presidente Borri ha espresso preoccupazione per l’indebitamento del Comune. Le è dispiaciuto? 
«Certo, mi è dispiaciuto perché i debiti sono stati accesi per finanziare le opere che l’Unione industriali ritiene utili per lo sviluppo. Non per altro».

Insomma, gli industriali sono degli ingrati? 
«Rilevo solo una contraddizione. E comunque Borri non mi ha rivolto solo critiche. Sono stato io il vero argine dell’indebitamento di Parma. Se non avessi detto no alla costosissima metropolitana, allora sì che sarebbero stati guai. L’amministrazione Ubaldi, in un contesto economico diverso da quello attuale, aveva deciso di farla e io, diventato sindaco, mi sono opposto. Oggi avremmo almeno altri 100 milioni di euro di debiti in più».
Ma lei nella giunta Ubaldi è stato assessore ai Lavori pubblici per nove anni! 
«Mi occupavo di ambiente e trasporti, non di opere pubbliche. E comunque prima la metro era una scelta ambiziosa, oggi sarebbe insostenibile».

È stato lei ad autorizzare la controllata Stt a finanziare il film di Salemme sui vigili urbani di Parma? 
«No. Non mi risulta che la Stt abbia finanziato Salemme. Il regista è venuto da me chiedendo un contributo e so che il presidente della Stt l’ha indirizzato verso imprenditori privati che potevano essere interessati».

Come è andata la vicenda dei 180 mila euro spesi per delle rose che non sono mai apparse sui ponti di Parma? 
«È stata responsabilità di un dirigente del Comune, che c’entra il sindaco? Quanti stretti collaboratori di politici hanno problemi con la magistratura, penso a chi ha lavorato vicino a Vendola o a Bersani. Non potevo sapere che combinassero un pasticcio con le rose, io avrei sicuramente speso di meno e le rose sarebbero arrivate a destinazione».

A proposito di magistratura gli arresti di suoi collaboratori le hanno procurato amarezza o paura? 
«Amarezza. Ho totale fiducia nella Procura. Le responsabilità penali sono personali e quindi non ne rispondo come sindaco. Per il posto di comandante dei vigili ho assunto un ex carabiniere, che ne potevo sapere che sarebbe andato a vendere informazioni in giro per guadagnare qualche euro? Di dirigenti ne ho 40, non posso controllare tutto quello che fanno».

16 luglio 2011 09:42 – Tratto da: http://www.corriere.it

aprile 17, 2011

Silvio e: l’ Esigenza di un’associazione a delinquere nella magistratura (l’ultima buffonata..)

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconicontinua la propria guerriglia contro lamagistratura. L’ultimo atto del melodrammache va avanti da diciassette anni ha avuto luogo ieri pomeriggio al Palazzo dei Congressi dell’Eur a Roma. Intervenuto in occasione del primo meeting dell’associazione pidiellina Al servizio degli Italiani di cui è presidente onorario, Berlusconi non ha esitato a scagliarsi contro quelle toghe che avrebbero il compito esclusivo di sabotare gli equilibri politici vigenti nel nostro Paese, impegnandosi così in una vera e propria campagna «eversiva».

Quella che si è avuta ieri è stata l’ennesima riprova di come il leader del Pdl abbia ancor oggi la possibilità e le doti di arringare una folla pronta ad accogliere il suo verbo senza alcuna preclusione. Ancor prima che alla Costituzione o al rispetto della tripartizione dei poteri in una democrazia, l’attacco compiuto da Berlusconi è diretto alla lingua italiana e alla logica. Ancor prima che ai significati delle parole – ed è il normale che il pensiero corra al malizioso uso di una inesistente sinonimia tra i termini prescrizione assoluzione – il premier ha lavorato sulla sintassi, sul modo come le cose vengono disposte, sulla logica che intercorre tra le parti del discorso al punto che se un imputato viene portato in tribunale innumerevoli volte e per le accuse più varie, la deduzione più ovvia è che qualcuno si stia accanendo contro di lui e non che l’accusato possa essere recidivo nell’illegalità. Specialmente se il povero disgraziato non è per niente povero, specialmente se il disgraziato è Silvio Berlusconi.

Tangentopoli? Solo qualche errore – «Abbiamo a che fare con una magistratura che è permeata dalle idee della sinistra e che si è messa in campo per cambiare ciò che gli italiani hanno decisodi fare con il loro voto. In termini crudi si chiama eversione». Inizia così la parte più discussa dell’intervento di Silvio Berlusconi al Palazzo dei Congressi dell’Eur, il presidente del Consiglio si è poi cimentato in una esegesi degli ultimi due decenni di storia italiana con il chiaro obiettivo di dimostrare la mancata imparzialità da parte della magistratura. Per fare ciò il premier liquida Tangentopoli come l’eccessiva punizione per «qualche errore» commesso da parte di «quei partiti che avevano governato per cinquant’anni e consentendo agli italiani di vivere nel benessere e nella libertà» e riabilita – non per la prima volta – la figura simbolo di quello scandalo, Bettino Craxi: «Hanno fatto fuori Bettino Craxi, accusandolo di aver usato la politica per arricchirsi, mentre alla sua morte è stato dimostrato che non aveva lasciato nulla alla sua famiglia».

Poi l’excursus storico passa per il 1994 quando, secondo il premier, «il presidente della Repubblica di sinistra Scalfaro» convinse Bossi a togliere il sostegno a Forza Italia facendo cadere quel «primo governo di libertà». Ma tra le responsabilità dei magistrati ‘di sinistra’ ci sarebbe anche quella di aver fatto cadere nel 2008 il governo Prodi quando, «preoccupati di conservare i propri privilegi», avrebbero messo i bastoni tra le ruote all’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, uno che secondo Berlusconi «aveva visto giusto». Talmente bene che subito dopo il leader dell’Udeur trattò direttamente con Berlusconi un possibile ingresso nella coalizione di centro-destra.

Berlusconi: Processo breve mi può servire – Il discorso di Berlusconi si è poi concentrato sull’attualità e su quel «processo breve» che per molti costituisce l’ennesima legge ad personam di cui il premier beneficerà. Il capo del governo, anche se con fare quasi sorpreso, ammette che la norma potrebbe agevolarlo: «Il processo europeo (così lo ha ribattezzato Berlusconi, ndr) forse va anche a favore del compimento della prescrizione di uno dei tanti processi in cui mi hanno chiamato». Il riferimento è al processo Mills dove il presidente del Consiglio risulta accusato di corruzione, anche se lui giura di non ricordare di «aver mai conosciuto questo signor Mills».
E poi arriva la proposta shock, il colpo di scena che manda in giubilo i presenti. Berlusconi sostiene la possibilità che all’interno della magistratura possa esserci una vera e propria associazione criminale: «E’ giustificata la nostra richiesta dell‘istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare per accertare l’esigenza di un’associazione a delinquere a fini eversivi all’interno della magistratura».

Esigenza? Il nostro primo ministro avrebbe forse voluto dire ‘presenza’? Esigenza di un’associazione a delinquere all’interno di un organo dello Stato?

Maledetti lapsus.

Il video è stato realizzato da Irene Buscemi per Il Fatto Quotidiano.

Simone Olivelli

aprile 8, 2011

7/4/2011 – Napoli sempre invasa dai rifiuti, il Buffone Silvio.. e la televisione imbavagliata.

A Napoli cittadini esasperati per la presenza di cumuli di rifiuti che giacciono ormai da giorni sui marciapiedi. Questa mattina un gruppo di persone ha sparpagliato spazzatura sulla sede stradale e rovesciato un’auto parcheggiata nei pressi della Rotonda di Agnano, all’imbocco della tangenziale.

Una situazione che ha generato la paralisi del traffico non solo nella zona, alla periferia del capoluogo, ma anche dell’asse a scorrimento veloce bloccando il traffico veicolare per diverso tempo. Sul posto sono intervenuti gli uomini della Polizia municipale e della Polstrada ma anche bobcat dell’Asia, l’azienda del Comune che provvede alla raccolta e allo smaltimento dell’immondizia. La situazione è lentamente tornata alla normalità anche se restano gravi i disagi. Ieri, infatti, a terra a Napoli vi erano circa 1.900 tonnellate di spazzatura. Nonostante la raccolta compiuta dagli autocompattatori resta difficile riuscire ad eliminare le giacenze sui marciapiedi e nei cassonetti.

La zona maggiormente colpita è quella orientale, ma anche il quartiere Pianura, l’area di Soccavo, Bagnoli e Fuorigrotta sono invase da sacchetti che marciscono al sole. Il vento degli ultimi due giorni, inoltre, ha provveduto a rendere le strade ancora più sporche sparpagliando plastica e carta un po’ ovunque. L’esasperazione di chi si vede circondato dai rifiuti ha portato, nella notte, anche ad alcuni incendi dolosi.

Una ventina i roghi che sono stati domati dai Vigili del fuoco. Intanto cresce anche la mobilitazione dei comitati civici riuniti nella sigla ‘Cittadini campani per un piano alternativo dei rifiuti’. Per il prossimo sabato 9 è stato indetto un corteo che partirà da piazza Dante per snodarsi poi in piazza Municipio e davanti al teatro San Carlo. Una manifestazione simile sarà poi organizzata in piazza dei Martiri. I cittadini chiedono una mobilitazione per ottenere un piano che punti alla raccolta differenziata arrivando al riciclo totale dell’immondizia.

Intanto cresce anche la mobilitazione dei comitati civici riuniti nella sigla ‘Cittadini campani per un piano alternativo dei rifiuti’. Per il prossimo sabato 9 è stato indetto un corteo che partirà da piazza Dante per snodarsi poi in piazza Municipio e davanti al teatro San Carlo. Una manifestazione simile sarà poi organizzata in piazza dei Martiri. I cittadini chiedono una mobilitazione per ottenere un piano che punti alla raccolta differenziata arrivando al riciclo totale dell’immondizia.

Fonte: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=151681

luglio 2, 2010

Il 29% di disoccupazione giovanile, Berlusconi Loda, e l’Italia si Imbroda! Che Vergogna!

Lo Stato c’è, soprattutto per Mediaset

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Quando uno Stato arriva a tagliare 256 euro al mese per la pensione di un disabile e 450 euro per l’accompagno, così come sancito da un emendamento governativo alla manovra, allora lo Stato, inteso come organo che tutela la comunità, cessa di esistere.

Quando uno Stato taglia la cultura e l’istruzione al punto tale che le scuole pubbliche devono ricorrere a collette private per imbiancare un muro, allora lo Stato cessa di esistere.

Quando uno Stato lascia in mezzo ad una strada un terzo dei giovani in età lavorativa, e intanto vuole approvare una vergognosa legge sulle intercettazioni, ha già approvato quella sul legittimo impedimento e vuole estendere il lodo d’impunità anche ai ministri, come già fatto per il Presidente del Consiglio, allora lo Stato cessa di esistere.

Quando uno Stato non incentiva le imprese italiane a produrre nel nostro Paese ma con una pressione fiscale insopportabile del 43,2% (più una serie di dazi, oboli, ive e gabelle che non rientrano in questo computo), le costringe a delocalizzarsi, allora lo Stato cessa di esistere.

Quando potere politico ed economico si saldano per interessi che esulano dal bene dello Stato e dei suoi cittadini, allora lo Stato cessa di esistere.

Quando un’azienda privata come Mediaset, di proprietà del Presidente del Consiglio, dichiara un’esplosione di utili nel primo semestre 2010, grazie all’affossamento del concorrente pubblico, cioè la televisione di Stato, e grazie al conseguente travaso di investimenti pubblicitari che ne deriva, allora lo Stato cessa di esistere.

Quando l’informazione e gli organi di controllo (Antitrust, Consob, Agcom) non garantiscono più gli equilibri democratici e di mercato all’interno dello Stato, allora lo Stato cessa di esistere.

In Italia non c’è più la concezione di Stato e dell’ordinamento giuridico politico che esercita il potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti a esso appartenenti. Siamo in mano ad un governo che si è organizzato in cricche al fine di operare a scopo di lucro personale; che ha snaturato il sistema dell’informazione italiana ridotta a produrre esclusivamente propaganda per mano di burattini privi di professionalità catapultati nei punti nevralgici dell’informazione pubblica e privata.

Ma quando lo Stato cessa di esistere, quando lo Stato non tutela più i propri cittadini, allora ognuno è libero di interpretare le regole come meglio crede, di pagare le tasse nella misura che ritiene equa in relazione ai servizi che riceve, di andare in edicola e agguantare una copia di un quotidiano che già paga tramite i finanziamenti pubblici, di non pagare il canone Rai finché c’è Minzolini. Ma questa non è la strada da prendere.

L’Italia dei Valori vuole costruire un’alternativa che possa salvare il nostro Paese. Nel frattempo, chiunque voglia tutelare il futuro dei propri figli, eviti di investire in pubblicità o di fare affari con le aziende del Presidente del Consiglio, almeno finché questi non avrà affrontato tutti i processi che riguardano lui e le sue aziende.

Berlusconi decida cosa vuol fare da grande, se il Presidente del Consiglio o il faccendiere di famiglia. Ora sta facendo l’imprenditore e utilizza il suo ruolo istituzionale per fini personali.

Tratto da: www.AntonioDiPietro.it

giugno 14, 2010

L’attacco israeliano contro la Freedom Flotilla fa parte di una strategia militare più ampia

Di Michel ChossudovskyGlobal Research
Tratto da www.comedonchisciotte.org

Il criminale di guerra e primo ministro Netanyahu, che ha ordinato l’assalto contro la flotta internazionale diretta a Gaza, era in visita ufficiale in Canada al momento dell’attacco israeliano.
L’assalto costituisce un atto di pirateria che viola la legge marittima della Convenzione delle Nazioni Unite.
L’azione di Netanyahu, che ha provocato 9 morti e circa 60 feriti, costituisce un atto criminale commesso in acque internazionali (BBC News – “Deaths as Israeli forces storm Gaza aid ship”).
Netanyahu – che crudele ironia! – si era recentemente impegnato a trovare la pace con la Palestina: “Vogliamo agire in fretta e con dialoghi diretti perché il problema che abbiamo con i palestinesi può essere risolto pacificamente e solo se ci sediamo assieme a un tavolo”.

Diverse personalità di rilievo e collaboratori di Global Research erano su quelle navi.
L’assalto del 31 Maggio è la continuazione dell’Operazione Piombo Fuso iniziata a fine Dicembre 2008. L’obiettivo è quello di confermare lo status di Gaza come prigione urbana.
L’Operazione Piombo Fuso faceva parte di un’operazione militare più ampia avviata all’inizio del governo di Ariel Sharon. Con l’operazione Vendetta Giustificata di Sharon si iniziarono a utilizzare aerei da combattimento F-16 per bombardare le città palestinesi. L’assalto alla Freedom Flotilla fa parte del progetto di trasformare Gaza in un campo di concentramento urbano.

Operazione Giusta Vendetta fu presentata nel 2001 al governo di Ariel Sharon dal Capo di Stato Maggiore dell’IDF (Israeli Defense Forces), sotto il titolo “La Distruzione dell’Autorità Palestinese e il Disarmo di Tutte le Forze Armate”. L’operazione era anche conosciuta come Piano Dagan, dal nome del generale (in pensione) Meir Dagan, attualmente a capo del Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana (vedi Ellis Shulman, “Operation Justified Vengeance, A Secret to Destroy the Palestinian Authority”, Global Research, 2002).
Meir Dagan, in coordinamento con le sue controparti negli Stati Uniti, è stato messo a capo di varie operazioni di intelligence militari. Vale la pena notare che Meir Dagan era stretto collaboratore da giovane colonnello dell’allora ministro della difesa Ariel Sharon nei bombardamenti sugli insediamenti a Beirut nel 1982.
L’invasione di terra di Gaza nel 2009, per molti aspetti, ricorda l’operazione militare condotta da Sharon nel 1982. Non vi è alcun dubbio che Dagan, come capo dell’intelligence israeliana, ha preso parte nella decisione dell’assalto alla Freedom Flotilla.

Decisione presa dopo aver consultato gli Stati Uniti? Il 26 Maggio l’esercito israeliano (IDF) confermava che avrebbe affrontato la Freedom Flotilla in acque internazionali, inoltre avvertiva che ci sarebbero potuti essere dei terroristi a bordo delle navi:
“Per prepararsi militarmente, la marina ha condotto un’esercitazione consistente in intercettazione di navi e arresto di passeggeri.
Il comandante della Marina militare, generale Eliezer Marom ha affermato che la Marina militare avrebbe preso misure per proteggere le vite dei soldati e assicurare che non ci fossero terroristi o bombe a bordo delle navi.
Marom dice di aver istruito gli uomini ad agire con tatto e a evitare provocazioni, inoltre ha aggiunto che l’IDF non aveva intenzione di far del male alle centinaia di passeggeri delle navi.” (“Israel’s Military Command Says Will Stop Flotilla, but Transfer Supplies to Gaza”)

Vale la pena notare che prima di questo annuncio, l’IDF aveva lanciato una campagna di public relations, descrivendo quello della Flotilla come un “atto provocatorio”:
“Il colonnello Moshe Levi, comandante del distretto di Gaza e responsabile per l’ufficio di coordinamento per gli affari umanitari aveva indetto una conferenza stampa dove affermava che non c’è alcuna mancanza di cibo e di provviste nella Striscia”.
“Il viaggio programmato della Flotilla è un atto provocatorio e non necessario data la attuale situazione a Gaza, che è stabile e positiva”, ha affermato, aggiungendo che Israele permette l’ingresso di molti prodotti nella Striscia, tranne quelli che potrebbero essere usati da Hamas per promuovere attività terroristiche”. (ibid)
Washington era pienamente consapevole della natura e delle probabili conseguenze dell’operazione dell’IDF in acque internazionali, inclusa l’uccisione di civili. Ci sono indicazioni che questa decisione è stata concertata con Washington.

Il ruolo di Rahm Emmanuel
Il Capo dello Staff della Casa Bianca di Obama Rahm Emmanuel era in Israele la settimana prima dell’inizio del raid sulla Freedom Flotilla.
Sebbene in visita privata, Rahm Emmanuel ha incontrato il primo ministro Netanyahu per discussioni di alto profilo il 26 Maggio. Rahm Emmanuel ha incontrato anche Shimon Peres il 27 Maggio. La Casa Bianca ha descritto l’incontro del 26 Maggio come “una discussione informale su una serie di temi riguardanti le relazioni bilaterali Stati Uniti-Israele”.

Un’agenda militare più ampia
Ormai dovrebbe essere chiaro che il raid sulla Flotilla ha coinciso anche con esercitazioni di guerra congiunte di Nato e Israele indirizzate contro l’Iran. Secondo il Sunday Times “tre sottomarini israeliani di fabbricazione tedesca, armati di missili nucleari cruise sono dispiegati nel Golfo vicino alla costa iraniana” (“Israel Deploys Three Nuclear Cruise Missile-Armed Subs Along Iranian Coastline”) . L’articolo presenta implicitamente Israele come la vittima piuttosto che come l’artefice della minaccia militare:

“Il centro affaristico e di difesa di Israele rimane la città più minacciata al mondo” sostiene un esperto. “Il numero di missili indirizzati verso Tel Aviv supera quello verso qualunque altra città”, ha continuato.
“Il primo sottomarino è stato inviato in risposta ai timori israeliani che i missili balistici sviluppati da Iran, Siria e Hezbollah, organizzazione politica e militare del Libano, potessero colpire siti Israeliani, basi aeree e missilistiche incluse.
I sottomarini della Flotilla 7 – Dolphin, Tekuma e Leviathan – avevano visitato il Golfo prima. Ma la decisione ora è stata presa per assicurare la presenza continua di almeno una delle navi.

Il comandante della flotta, identificato solo come Colonnello O, ha detto a un quotidiano israeliano: ‘Siamo un gruppo d’assalto sottomarino. Operiamo in profondità e lontano, molto lontano, dai nostri confini’. …Il dispiegamento è designato per agire come deterrente, acquisire informazioni e potenzialmente far sbarcare agenti del Mossad. ‘Siamo una base solida per raccogliere informazioni delicate, dal momento che possiamo rimanere in un posto per parecchio tempo’ ha rivelato un ufficiale della flotta.
I sottomarini potrebbero essere utilizzati se l’Iran dovesse continuare il suo programma per produrre l’atomica. ‘La gittata di 1,500 Km dei missili dei sottomarini può raggiungere qualunque obiettivo in Iran’ ha affermato un ufficiale della Marina.
Apparentemente in risposta all’attività israeliana, un ammiraglio iraniano ha detto: ‘Chiunque intenda commettere atti malvagi nel Golfo persico riceverà una potente risposta da parte nostra’.

L’urgente bisogno di Israele di dissuadere l’alleanza Iran-Siria-Hezbollah è stato dimostrato il mese scorso.
Ehud Barak, il ministro ella Difesa, pare abbia mostrato al presidente Barack Obama immagini satellitari riservate di un convoglio di missili balistici che usciva dalla Siria diretto verso il Libano, per Hezbollah.
Mentre questi schieramenti si muovevano in fondo al Golfo persico, Israele era anche coinvolta in esercitazioni nel Mediterraneo. L’esercitazione – nome in codice MINOAS 2010- era stata condotta in una base aerea nella baia di Souda, a Creta.

Inoltre, subito dopo la decisione adottata contro le armi nucleari israeliane scaturita dagli auspici del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, la Casa Bianca non solo ha ribadito il proprio supporto a Israele ma anche al potenziale del suo arsenale nucleare. Il rapporto stilato il giorno prima del raid sulla flotta evidenzia “il potenziale strategico e deterrente di Israele, che prevede anche il lancio di un attacco nucleare preventivo sull’Iran”:
“Un’alta fonte politica a Gerusalemme ha rivelato sabato scorso che Israele ha ricevuto garanzie dal presidente Barack Obama sul fatto che gli Stati Uniti sosterranno e miglioreranno il potenziale strategico e deterrente di Israele.
Secondo la fonte, Obama ha fornito a Netanyahu garanzie inequivocabili che includono un sostanziale sviluppo nei rapporti Stati Uniti-Israele”.
Obama ha promesso che nessuna decisione presa durante la recente conferenza per la revisione e il rafforzamento del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, siglato 40 anni fa, “potrà mai danneggiare gli interessi vitali di Israele” ha confermato la fonte. (”Obama promised to bolster Israel’s strategic capabilities, Jerusalem officials say” – Haaretz Daily Newspaper).

La presenza del Capo dello Staff di Obama a Tel Aviv ha indubbiamente avuto un ruolo fondamentale nella tempistica del rapporto del 30 maggio così come nell’attacco alla Freedom Flotilla. L’amministrazione Obama ha dato luce verde al fatale raid in acque internazionali.
L’uccisione di civili disarmati era parte delle consegne del commando navale israeliano. Faceva parte integrale dell’Operazione Giusta Vendetta di Dagan, che presenta Israele come vittima piuttosto che come colpevole e usa le morti dei civili “di entrambe le parti” per giustificare un processo di escalation militare.
L’azione dell’IDF ha prodotto un’ondata di indignazione in tutto il Medio Oriente. Produrrà indubbiamente anche una risposta da parte della resistenza palestinese, inclusi possibili attacchi suicidi in Israele, che poi potrebbero essere usati da Israele come pretesto e giustificazione per avviare una più vasta operazione militare.

L’Iran viene descritto dagli articoli dei media occidentali come solidale con Hamas e la Freedom Flotilla indicata come supportata da una tacita alleanza tra Hamas e l’Iran. La realtà viene capovolta. Israele è la vittima. Per dirla con Benjamin Netanyahu: “I nostri soldati hanno dovuto difendersi per salvare la propria vita”. Sempre Netanyahu in una conferenza stampa ad Ottawa:
“I soldati sono saliti a bordo per cercare razzi, missili o esplosivi diretti a Gaza per essere usati in attacchi contro Israele. Sono stati presi d’assalto con mazze, picchiati, accoltellati, sono stati segnalati anche spari e i nostri soldati si sono dovuti difendere, difendere le loro vite altrimenti sarebbero stati uccisi” ha affermato lunedì scorso durante una visita al Primo Ministro Stephen Harper.

Ha inoltre aggiunto: “Deplorevolmente nello scontro almeno 10 persone sono morte. Siamo rammaricati per queste perdite. Siamo rammaricati per tutta la violenza che si è verificata. Voglio augurare ai feriti un pronto recupero, inclusi quattro uomini nostri” (Citato dal Toronto Star, 31 Maggio 2010).

Intanto un portavoce della Casa Bianca ha confermato che gli Stati Uniti “si rammaricano per la perdita di vite e i feriti.” Ma l’azione di Israele non è stata condannata dall’amministrazione Obama: “l’amministrazione in questo momento sta cercando di capire le circostanze intorno a questa tragedia”. (The Associated Press: Obama administration concerned about Gaza incident.)

Titolo originale: “”Operation Justified Vengeance”: Israeli Strike on Freedom Flotilla to Gaza is Part of a Broader Military Agenda”

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

marzo 24, 2010

25 Marzo 2010 – La Libertà d’informazione ai tempi del dittatore nano…

Rai per una notte - Vauro - silvio per una notte
Rai per una notte

Cari amici,

alla mezzanotte di ieri abbiamo finalmente raggiunto il nostro obiettivo: 50 mila sottoscrittori hanno dato il loro contributo per dar vita a Raiperunanotte.
Sono felice e vi abbraccio tutti!
Da questo momento vi chiedo di non versare più denaro riservandolo per le prossime iniziative.
Continuate invece a organizzare punti d’ascolto collettivi piccoli o grandi ovunque sia possibile.

Michele Santoro – http://raiperunanotte.it/

ottobre 3, 2009

Io sto con Di Petro! Napolitano, lei mi fa rimpiangere quel Grand’Uomo di Ciamp!

Io rimembro ancora quando in Italia c’era un Uomo al timone che aveva il coraggio di dire NO! Che faceva gli interessi del Popolo Italiano, non dei potenti e del culo attaccato alla poltrona… Allora avevo la certezza che in cima alla piramide del potere dello stato c’era un arbitro imparziale, capace di far rispettare i miei diritti, capace di farmi addormentare la sera con la certezza che il baluardo della libertà e della legalità era li a vegliare in mia vece..

E oggi chi abbiamo li in quel posto che è poi l’ultimo baluardo a protezione della Legalità!?! Un vecchio che sembra in tutto e per tutto un Mix tra Emilio Fede e Bruno Vespa, che gira come una trottola inutile per le città d’Italia a dir sempre le stesse cose e a ripetere quello che dicono gli uomini del governo il giorno prima, soldi per il Sud (ovvero ai mangioni che se li fregano da sempre prima che arrivino alla popolazione, che poi muore come muoiono i sorci, dimenticati il giorno dopo come quei poveretti che stano uscendo dal fango della sicilia in questi giorni) e altre sciocchezze e inutilezze che probabilmente gli scrivono altri e che lui pronuncia a pappagallo senza neanche leggerle realmente…

Presidente Napolitano, faccia una cosa buona per l’Italia, ci faccia un Bel Regalo di Natale :

SI DIMETTA! SUBITO!

Ci ridia la Speranza, ridateci un Ciampi, un Pertini!!

settembre 22, 2009

Da Roma a Palerno “La Vergogna della Destra al Governo”

PALERMO (22 settembre) – Un’indagine è stata aperta dalla procura di Palermo per accertare presunte irregolarità che sarebbero state compiute dal sindaco di Palermo, Diego Cammarata (Pdl), e dalla Gesip, la società di servizi del Comune. L’inchiesta riguarda in particolare i fatti denunciati ieri sera in un servizio mandato in onda da Striscia la notizia in cui si evidenzia che un dipendente della Gesip non si sarebbe mai presentato al lavoro, prestando invece servizio come marinaio sulla barca del sindaco. Secondo quanto riporta Striscia la notizia il dipendente della Gesip si sarebbe occupato anche di noleggiare la barca incassando, come documenta il servizio, le somme in nero.

La procura già da tempo ha avviato indagini su presunti abusi d’ufficio che riguardano la Gesip; adesso il procuratore aggiunto, Leonardo Agueci, ha disposto una delega di indagine su questa vicenda. Fra i primi provvedimenti delegati alla polizia giudiziaria, vi è quello di acquisire copia del servizio televisivo.

Rifiuti, cartoni, bottiglie: scene di degrado nel cuore di Roma

Dai Fori Imperiali a largo Corrado Ricci e via Tor de’ Conti: i turisti ridono e fotografano, infuriati i residenti

ROMA (21 settembre) – Fori Imperiali, Colosseo, San Pietro in Vincoli con il Mosè di Michelangelo, via Tor de’ Conti, largo Corrado Ricci: siamo nel perimetro a più alta frequentazione turistica della Capitale, nel cuore del Rione Monti, il più antico della città. Ma per i visitatori di tutto il mondo che a migliaia ogni giorno vi accedono è anche un gran tour dell’immondizia.

Via del Tempio della Pace: è il collegamento diretto fra i Fori Imperiali e via del Colosseo, da un lato lo storico Palazzo Rivaldi, dall’altro l’ingresso del Centro espositivo informativo “I Fori di Roma, la storia, le storie”, con bagni pubblici e un punto di ristoro. Il profumo prevalente è quello di urina, dato che la strada è letteralmente usata come latrina a cielo aperto. Il contorno è di escrementi umani e animali, lattine, sacchetti della spazzatura, bottiglie di plastica e vetro. Quotidianamente da mezzogiorno fino al primo pomeriggio dormitorio anche per rom, finti invalidi, che consumano i pasti e fanno i loro bisogni, naturalmente indisturbati.

«Per noi la pioggia è una benedizione perché almeno lava le strade» allarga le braccia Riccardo S., un residente. «Più volte abbiamo chiesto l’intervento dei vigili urbani e dell’Ama – dice Simone, un dipendente del Centro informativo – ma nessuno è mai intervenuto. I turisti? Fotografano non solo le antiche rovine e i pannelli in marmo che raccontano la storia dell’Impero, ma anche le “testimonianze” della città moderna. Ci ridono, per loro è tutto “tipically”».

San Pietro in Vincoli. Si percorre l’antica scalinata che porta alla chiesa del Mosè tra due ali di stracci, siringhe usate, sacchetti lacerati di immondizia, ornamenti per corone funebri, bottiglie di birra, succhi di frutta, tetrapak di vini per ubriaconi a basso costo, fazzoletti usati come carta igienica. E quando si alza il vento è un turbinio di odori e rifiuti. E siamo solo in piazza San Francesco di Paola. Una volta raggiunta la chiesa, come introduzione alle meraviglie che essa custodisce, cassonetti traboccanti, sacchi della spazzatura a terra.

Via del Monte Oppio. Qui siamo a due passi dalla Domus Aurea, di fronte l’Anfiteatro Flavio. Ma nonostante ciò, cassonetti stracolmi. Risultato? Lungo i marciapiedi c’è di tutto: pile di giornali, un televisore abbandonato, cartoni, buste di plastica contenenti bottiglie, confezioni di detersivi. Scene simili anche in via del Colosseo e via del Cardello, dove è quasi normale notare escrementi e confezioni di polistirolo, oltre al resto, abbandonati e non da poche ore.

Largo Corrado Ricci. Dominato dal poderoso basamento della Torre dei Conti, la maggiore di Roma, eretta nel 1203 da Innocenzo III, è ormai una discarica. Si comincia dai giardini antistanti la piazza, regno di barboni e diseredati, per passare al centro anziani “Monti” di via Tor de Conti, il cui ingresso è ostruito da montagne di rifiuti: bucce di banane, residui di pasti, accendini, un tappeto di tappi e bottiglie, a due passi da una sede ufficiale del Comune di Roma che ospita “Going Informazioni 060608”. L’immondizia non risparmia neppure il Palazzo dell’Albo Pretorio (sotto restauro conservativo), nonché sede del Segretariato generale direzione servizio messi del Comune e degli Uffici centrali per i beni librari e gli istituti culturali del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali.

di Frrancesca Filippi

Tratti da : http://www.ilmessaggero.it

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