Angolo del Gigio

maggio 22, 2011

Referendum 2011 – PERCHE VOTARE SI – Sempre e solo “SI” per il bene dei nostri figli!!

PERCHE VOTARE SI – Sempre e solo “SI

1° REFERENDUM: LEGGITTIMO IMPEDIMENTO:

La legge sul cosiddetto legittimo impedimento è da annoverarsi tra le leggi ad personam – 37 per l’esattezza – che, dal 1994 ad oggi sono state varate dal centrodestra favorendo di fatto la posizione processuale del premier Silvio Berlusconi, delle sue aziende e dei suoi stretti collaboratori. Nonostante questa assoluta vergogna, che non ha riscontro in nessun Paese civile, il partito-azienda del Cavaliere, che può contare ormai sull’apporto permanente dei “padani”, allargato a un manipolo di deputati pronti a tutto pur di rimanere incollati alle poltrone (i cosiddetti “responsabili”), mercoledì scorso ha approvato alla Camera la legge sul processo breve, compresa una norma che accorcia i tempi di prescrizione per gli incensurati, la 38esima “legge vergogna”.
Per salvarsi dal processo Mills, nel quale è imputato, il presidente del Consiglio ha deciso di mandare al macero ben 15 mila procedimenti giudiziari (secondo l’Associazione nazionale magistrati), lasciando impuniti migliaia di malfattori e togliendo la speranza di ottenere giustizia a tantissime vittime di soprusi e illegalità.
In fondo per questo Governo la legalità è una parola vuota e non ha mai rappresentato la bussola delle sue scelte. Senza dover scorrere una per una le leggi ad personam approvate in questi anni, è però utile soffermarsi su alcuni provvedimenti di legge che, nel favorire il presidente del Consiglio, hanno di fatto inciso pesantemente sull’ordinamento giuridico.
2001, ROGATORIE INTERNAZIONALI: il governo Berlusconi fa approvare una legge che complica le procedure e stabilisce i “nuovi” requisiti per gli atti richiesti all’estero dai magistrati italiani e che sono ritenuti necessari alle indagini. La legge quindi impone “l’inutilizzabilità di tutti i documenti trasmessi da giudici stranieri che non siano in originale o autenticati con apposito timbro.”, anche se l’imputato non ha mai eccepito la loro autenticità. Si tratta di uno sfacciato tentativo di annullare per legge le prove raccolte dai magistrati nel processo in cui è imputato l’avvocato Cesare Previti, accusato di corruzione di alcuni giudici.
2002, FALSO IN BILANCIO: i decreti delegati emanati all’inizio del 2002 abbassano le pene (rendendo la prescrizione più breve), rendono il falso perseguibile solo a querela del socio, azionista o creditore, fissano soglie amplissime di non punibilità. Il risultato è che tutti i processi del premier per falso in bilancio vengono cancellati o perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato” o perché il reato è estinto grazie alla prescrizione ormai lampo.
2002, CIRAMI: introduzione del concetto di “legittima suspicione”, in base al quale i processi vengono spostati dalle procure più scomode .
2003, LODO SCHIFANI: è il primo tentativo di far passare una sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera , del Consiglio e della Corte Costituzionale. Nel gennaio 2004 il lodo viene giudicato incostituzionale.
2005, EX CIRIELLI: riduce la prescrizione per gli incensurati e trasforma la detenzione in custodia cautelare per gli ultrasettantenni. La legge prescrive circa 150.000 processi: la prescrizione per frode fiscale passa da 15 anni a 7 e mezzo, per la corruzione, anche giudiziaria, passa da 15 a 10.
2008, LODO ALFANO: altro tentativo di sospensione dei processi, alla vigilia del processo Mills, delle più alte cariche dello Stato. Il lodo viene bocciato nel 2009 come incostituzionale.
2010, LEGITTIMO IMPEDIMENTO: il disegno di legge “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza” viene licenziato dal Senato, dopo il sì della Camera, il 10 marzo 2010. Chiamata ad esprimersi sui dubbi di incostituzionalità della legge, Il 14 gennaio 2011, la Corte Costituzionale si esprime per il mantenimento della stessa, con una sentenzia interpretativa che ne ha però abrogato alcune parti considerate incompatibili con gli art. 3 e 138 della Costituzione.
Con il legittimo impedimento l’intento è quello di riservare una zona franca, una zona di privilegio al premier, in contraddizione con il principio di uguaglianza davanti alla legge sancito dall’art. 3 della Costituzione.
Votare SI al referendum sul legittimo impedimento è la grande occasione che ha il popolo italiano di stabilire democraticamente che davvero tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, che non ci sono zone d’ombra nell’ordinamento giuridico italiano. Votare SI significa anche aprire una seria prospettiva di cambiamento rispetto all’attuale Governo, che tiene immobilizzato il Parlamento e l’intero Paese per risolvere le questioni giudiziarie del premier, senza alcun interesse per le emergenze che drammaticamente affliggono la maggioranza dei cittadini italiani.

2° REFERENDUM :PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA

Il Governo – cercando di rendere nullo il referendum – punta infatti sull`astensionismo, ma il referendum sull`acqua è davvero importante.
Cosa vogliamo abrogare e perché?
Gli articoli che vogliamo eliminare sono:
– l`art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 (privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica).
– l`art. 154, comma 1 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006.
Il primo articolo che vogliamo abrogare stabilisce che il servizio idrico deve necessariamente essere affidato a soggetti privati o a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato detenga almeno il 40%.
In pratica il Governo vuole che, anche se una amministrazione gestisce bene il servizio idrico, deve appaltarlo ai privati. A costi più alti.
Il secondo consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Per i privati è più conveniente di un investimento in Borsa, ma il rischio sulla qualità del servizio è tutto a carico dei cittadini. Bel modo di fare capitalismo!
Noi crediamo che ci siano alcuni pochi servizi fondamentali in uno Stato che debbono essere gestiti dalla collettività e per la collettività. E crediamo anche che un`impresa che voglia realizzare profitti debba e possa fare altro in altri mille campi diversi.
Chiediamo dunque semplicemente che non sia possibile gestire l`acqua pubblica a scopo di lucro.

3° REFENDUM : NUCLEARE:

Il nucleare è una tecnologia pericolosa
Come dimostrano la tragedia giapponese di Fukushima e il disastro di Cernobyl, non esiste tecnologia che possa escludere il rischio di gravi incidenti con fuoriuscita di radioattività.
2. Le centrali rilasciano radioattività nell’ambiente anche nel normale funzionamento
Un impianto nucleare emette radioattività anche senza incidenti. I bambini che abitano vicino alle centrali corrono maggiori rischi di contrarre la leucemia. L’agricoltura e il turismo rischiamo di essere pesantemente penalizzati.
3. Lo smaltimento definitivo delle scorie è un problema irrisolto
Le scorie sono molto pericolose e restano radioattive per decine di migliaia di anni. Non esiste al mondo un deposito definitivo per smaltirle in sicurezza per un periodo così lungo.
4. Il nucleare è una fonte energetica molto costosa
L’elettricità dall’atomo, considerando anche la dismissione delle centrali e lo smaltimento delle scorie, costa più delle altre fonti di energia. I maggiori costi inevitabilmente verranno scaricati nella bolletta dei cittadini.
5. Il nucleare non riduce le importazioni
Il nucleare produce solo elettricità (pari a solo il 25% dei consumi energetici dell’Italia) e non viene usato per alimentare il settore dei trasporti, produrre calore per l’industria e per gli edifici. Per questo non ridurrà in modo significativo le importazioni delle fonti fossili: infatti in Francia, noto paese nuclearista, il consumo procapite di petrolio è più alto che in Italia.
6. Il nucleare produce pochi posti di lavoro
Una centrale in costruzione produce 3.000 posti di lavoro, che si riducono a 300 nella fase di esercizio. In soli 10 anni la Germania può vantare 350.000 addetti nel settore delle rinnovabili, mentre in Italia al 2020 con le fonti pulite si potrebbero creare almeno 200mila posti di lavoro.
7. Le centrali utilizzano l’uranio, materia prima in via di esaurimento
L’uranio è una materia prima che deve essere importata. È una risorsa limitata, disponibile in natura ancora per qualche decina di anni, come il petrolio e il gas.
8. La legge italiana prevede l’uso dell’esercito per realizzare le centrali
Grazie alla legge approvata nel 2009 il governo italiano può usare l’esercito per imporre al territorio la costruzione delle centrali nucleari, con inevitabili conflitti istituzionali e sociali.
9. L’Agenzia per la sicurezza nucleare è a favore dell’atomo
I membri dell’Agenzia, a partire dal presidente Umberto Veronesi, minimizzano ogni problema del nucleare, dallo smaltimento delle scorie all’insicurezza delle centrali. Sono quindi a favore dell’atomo: un interesse di parte come può garantire la sicurezza dei cittadini?

4° REFERENDUM : TARTIFFE ACQUA

Il quarto quesito riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma.
“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”.
Si propone di eliminare dalla tariffa la quota relativa alla remunerazione del capitale investito che assicura al gestore profitti garantiti senza vincoli di reinvesti mento. Ciò vuol dire impedire di fare profitti sull’acqua eliminando il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici.

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novembre 23, 2009

Ci hanno rubato anche l’acqua! Privatizzata, come i Treni e il Telefono, prezzi alle Stelle!

Ci hanno rubato anche l’acqua!

Marcello Pamio – 20 novembre 2009

Mercoledì 4 novembre scorso, dopo solo due giorni di discussione, è stato approvato il decreto-legge 25 settembre 2009, nr.135: “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 223.
Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da 2 anni, infatti il governo Berlusconi, con l’articolo 23 bis della legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società, mediante il rinvio a gara, entro il 31 dicembre 2010.[1]

Quella legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era casualmente in vacanza!
Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge (l’accordo Fitto- Calderoli), il cui articolo 15, modificando l’articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici.[2] Il Pd, che è sempre stato piuttosto favorevole alla privatizzazione dell’acqua, ha proposto nella persona del senatore Bubbico, un emendamento compromesso: l’acqua potrebbe essere gestita dai privati, ma la proprietà resterebbe pubblica…[3]

Tale vergognoso decreto, passato con la fiducia ieri, da effettivamente il via libera alla privatizzazione dei servizi pubblici locali.
”Leggendo (neanche troppo attentamente) la “causale” del ddl, ci si accorge di essere di fronte all’ennesima “rapina di Stato” che, sotto il vessillo della “privatizzazione forzata” imposta dalla Ue, in realtà nasconde un bisogno di energie economiche per far quadrare i debiti con l’Europa”. [4]
“Le disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari… si traducono in bisogno di denaro per il governo italiano. Nessun diktat europeo impone la privatizzazione dell’acqua, anzi…”
”Risoluzione europea 11 marzo 2004, “Strategia per il mercato interno, priorità 2003- 2006” , al paragrafo 5 cita: “Essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”.[5]

Le stesse norme verranno ribadite nel IV° forum mondiale sull’acqua nella Risoluzione europea 15 marzo 2006, che al paragrafo 1 dichiara: “l’acqua è un bene comune dell’umanità e come tale l’accesso all’acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana; chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere entro il 2015” .

L’emendamento che prevede l’affidamento della gestione dei servizi idrici locali ai privati, è il 15.504 e vede la firma del senatore piddino Bubbico.
Malgrado Bubbico in Senato abbia osannato il successo del Pd nella firma del ddl, sostenendo: “Grazie a un emendamento del Pd è stata scongiurata la privatizzazione dell’acqua, bene indispensabile, di primaria importanza per tutti i cittadini”, leggendo lo stesso emendamento si scopre la “truffa”. “Tutte le forme di affidamento della gestione del servizio idrico integrato […] devono avvenire nel rispetto dei principi di autonomia gestionale del soggetto gestore e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche […]”.

Che in soldoni vuol dire: servizio autonomo affidato ai privati e proprietà pubblica della risorsa, ossia l’acqua. L’emendamento 15.504, un provvedimento quindi di privatizzazione dei servizi pubblici, avallato dal Pd, è stato respinto solo dall’Italia dei Valori e da tre senatori del Partito democratico (Marinaro, Zanda e Nerozzi), voti favorevoli di Udc, Pdl, Lega Nord e Pd, in questa “originale coalizione istituzionale” fautrice del nuovo principio: l’acqua un bene privato del mercato.
I partiti hanno criminalmente reso l’acqua un bene privato!

Come vedete, gli avvoltoi, indipendentemente dal colore partitico, rimangono sempre e solo degli avvoltoi, stipendiati, in questo caso, direttamente dalla lobbies delle bollicine.
Il mercato dell’acqua in Italia è un mercato molto interessante, per via degli 11 miliardi di litri di acqua minerale bevuti ogni anno. Stiamo parlando di circa 5 miliardi di euro di fatturato per i soliti noti.
Con simili numeri è possibile corrompere e/o convincere chiunque.
Il rapporto dei prezzi tra acqua minerale in bottiglia e “l’acqua del sindaco” (da ieri non più del primo cittadino, ma dei privati) ha dell’incredibile: un litro di acqua minerale costa mediamente 0,35 – 0,40 euro, contro 0,001 euro dell’acqua del rubinetto.

La grande truffa dell’acqua in bottiglia
(tratto da www.trekking.it/it/articoli/La-grande-truffa-dell’acqua-minerale_2503.html )

Fino a qualche anno fa, le “acque minerali” dovevano comunque sgorgare da fonti certificate, monitorate, e con caratteristiche dell’acqua almeno particolari rispetto alla semplice acqua potabile.
Poco importa se, anche in questo caso, si potrebbe configurare quantomeno l’appropriazione discutibile, ancorchè tollerata dalle normative, di un bene che appartiene a tutti i cittadini, poichè le acque sotterranee fanno parte del demanio pubblico.

Le aziende private che sfruttano le falde acquifere potabili, infatti, pagano alla collettività un irrisorio “canone di coltivazione”, a fronte della concessione, spesso permanente, di un bene pubblico. In pratica, gli amministratori che dovrebbero gestire, e non svendere il patrimonio collettivo, lo hanno invece“regalato” alla speculazione delle multinazionali.
Se nella legislazione italiana “il quadro normativo stabilisce che le risorse idrominerali sono un bene pubblico, fanno parte del patrimonio indisponibile delle regioni e il loro uso deve essere improntato all’interesse pubblico”, non si capisce come sia possibile che in calce alle concessioni “regalate” ad alcuni famosi marchi di acqua minerale figuri la scritta “perpetua”: significa che alcune multinazionali accumulano miliardi vendendo l’acqua di tutti, per sempre, come la San Pellegrino (Nestlé), che fino al 2002 pagava 5 milioni e 270 mila lire all’anno per la concessione; in rapporto, quasi stupiscono  i 33 milioni e 464.500 lire (sempre dati 2002) sborsati per imbottigliare la Levissima (ancora Nestlé).

Sempre Nestlè (che vende nel mondo 19 miliardi di litri d’acqua), ha in concessione lo sfruttamento delle fonti di Pejo, in Trentino, da cui estrae e imbottiglia 110 milioni di litri/anno (con un ricavo di circa 35 milioni di euro/anno), e attualmente paga al Comune di Pejo una tassa di concessione di 30.000 euro l’anno.
Oggi, almeno sulla carta, le aziende che sfruttano l’acqua sono soggette a una minima tassa di 0,0005 euro al litro, ma solo sul prodotto imbottigliato; tanto per fare un esempio, in Lombardia (la regione più ricca di fonti e sorgenti) vengono imbottigliati 3 miliardi di litri d’acqua, ma altri 7 miliardi vengono sprecati nelle fasi di lavorazione.

La truffa, però, è ben altra, e sconvolgente: oggi, spesso, nelle bottiglie di plastica in vendita sugli scaffali dei supermercati, o sui tavoli di pizzerie e ristoranti, si trova “acqua microfiltrata”, pagata a prezzo dell’acqua minerale, ma altro non è che acqua del rubinetto, la stessa che esce da quelli delle nostre case, messa in bottiglia e ricostituita con l’aggiunta di anidride carbonica e sali minerali.
Nel mondo, l’azienda leader nella vendita di “acqua del rubinetto” è la Coca Cola , che la imbottiglia soprattutto per i paesi del terzo mondo, privati dell’acqua come bene comune.

Con risvolti curiosi, se non fossero tragici: l’acqua Dasani (Coca-Cola), prelevata dall’acquedotto pubblico della contea di Kent e commercializzata in Gran Bretagna, con un aumento del prezzo di 3.166 volte rispetto al costo di origine, è stata ritirata dal mercato perchè, nonostante uscisse pura dal rubinetto, come certificato da numerose perizie, una volta imbottigliata diventava potenzialmente pericolosa perchè addizionata con una elevata percentuale di bromato, nota sostanza cancerogena.

Campagna nazionale “SALVA L’ACQUA” del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
www.acquabenecomune.org

Testo ufficiale del decreto – Parlamento, www.parlamento.it/parlam/leggi/decreti/09135d.htm


[1]Zanotelli: acqua pubblica è agli sgoccioli. Come si privatizza un bene comune”, Corriere del Mezzogiorno 12 novembre 2009
[2] Idem
[3] Idem
[4]Acqua: la privatizzazione non è un diktat europeo”, tratto da Rinascita 10 Novembre 2009, Enea Baldi
[5] Idem


www.disinformazione.it

settembre 24, 2007

PEDOFILIA: Indagini sul vescovo, la curia si ribella! VERGOGNA!

Pedofilo io, buona camicia ragazzotti!È bufera sulla diocesi di Firenze, dove il vescovo ausiliare Claudio Maniago (47 anni) sarebbe stato tirato in ballo da cinque testimoni nell’inchiesta della Procura del capoluogo toscano su don Lelio Cantini, il parroco fiorentino accusato di violenze sessuali su minori. Inoltre, secondo quanto riportato ieri da due quotidiani, monsignor Maniago avrebbe addirittura partecipato a festini con omosessuali. Al momento l’unico indagato è don Cantini, ma l’inchiesta coinvolgerebbe anche il vescovo ausiliare, che maturò la vocazione al sacerdozio proprio nella parrocchia del prete accusato di aver violentato alcune ragazze.

Maniago non è iscritto sul registro degli indagati, ma la Procura starebbe compiendo accertamenti bancari e verifiche mirate,
passando al setaccio i tabulati del telefonino del prelato.

Due dipendenti della curia e due sacerdoti accusano Maniago di aver sempre saputo quale fosse la vera attività di don Cantini, che era il suo padre spirituale, e di averlo coperto. Lo accusano soprattutto di aver partecipato alla gestione del patrimonio immobiliare donato dai parrocchiani al vecchio sacerdote della «Regina della Pace». Inoltre, secondo quanto riportato da due giornali, il vescovo ausiliare di Firenze avrebbe partecipato a incontri a luci rosse. Un 40enne gay dichiarato si sarebbe presentato in Procura ad aprile raccontando di aver preso parte a un festino omosessuale vicino a Cecina, una decina d’anni fa, e la notte successiva ci sarebbe stato un ulteriore «incontro» a cui prese parte un sacerdote che veniva chiamato «il padrone»: quel prete, riconosciuto dal gay in una foto, sarebbe stato proprio monsignor Maniago. Il testimone afferma che gli sarebbero poi stati offerti 3 milioni di lire per tacere. I pm avrebbero delegato la polizia a effettuare le verifiche e il passaggio di denaro sarebbe stato rintracciato sulla Banca delle Marche.
Queste notizie che «coinvolgono pesantemente il vescovo ausiliare Claudio Maniago, non possono che creare turbamento, insieme a sconcerto per le incredibili affermazioni di presunti testimoni – replica in una nota la Curia di Firenze -. Affermazioni tutte da dimostrare, a quanto si apprende dagli stessi giornali, e comunque pubblicate prima che la magistratura, verso la quale confermiamo la nostra fiducia, abbia compiuto le sue verifiche». La diocesi minaccia di «adire le vie legali» e ribadisce la «solidarietà al vescovo Claudio, per la sua indiscussa fedeltà alla Chiesa e per la stima che largamente gode».

Il cardinale arcivescovo di Firenze, Ennio Antonelli si dice certo che «la verità dei fatti prima o poi verrà ristabilita, ma il danno recato alla persona è gravissimo. Come mai – si chiede il porporato – il nome dell’accusato è sbandierato sulla stampa e invece il nome dell’accusatore viene taciuto? Chi dei due avrebbe più diritto ad essere tutelato?».

TUTELATO?!? VERGOGNATEVI SPORCACCIONI PARASSITI!!

Intanto, la Procura di Firenze ha avviato un procedimento per la fuga di notizie che, ha detto il procuratore capo Ubaldo Nannucci, ha «certamente compromesso l’indagine». Rivelazione di segreto d’ufficio l’ipotesi di reato. Monsignor Maniago, invece, si è chiuso nel più stretto riserbo. Quei pochi amici che sono riusciti a parlargli, ieri, lo descrivono come «molto amareggiato».

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