Angolo del Gigio

giugno 1, 2011

Federparchi, Telethon e le solite bufale scientiste

Alessandra Colla – http://www.alessandracolla.net/2011/05/18/federparchi-telethon-e-le-solite-bufale-scientiste/

L’altro giorno ho scritto a Federparchi per protestare contro il supporto dato a Telethon (Link)

Ne ho ricevuto in risposta la seguente mail:

Telethon ha come missione il finanziamento della ricerca scientifica che possa portare alla cura delle malattie genetiche <http://www.telethon.it/ricercainforma/glossario/Lists/Glossario/DispForm.aspx?ID=25> . Contemporaneamente Telethon è contro ogni maltrattamento degli animali.

Grazie ai progressi della ricerca scientifica che mettono a disposizione dei ricercatori molteplici sistemi su cui testare l’efficacia delle terapie sperimentali (ad esempio cellule, tessuti), oggi solo una parte dei progetti finanziati richiede la sperimentazione su modelli animali. In questi casi, Telethon richiede ai ricercatori di utilizzare il minor numero possibile di animali e di applicare un rigido codice di comportamento che minimizzi la loro sofferenza.

Inoltre, Telethon vigila affinché si applichi la legislazione vigente in materia (in Italia è in vigore il Decreto legislativo 116 del 27 gennaio 1992 <http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_946_allegato.pdf> , in attuazione della direttiva del Consiglio Europeo 86/609/CEE <http://ec.europa.eu/food/fs/aw/aw_legislation/scientific/86-609-eec_it.pdf> ) e affinché i ricercatori abbiano ottenuto l’autorizzazione dei comitati etici dei loro istituti. La sperimentazione sugli animali fatta secondo le leggi e le normative in vigore è tutt’altra cosa rispetto alla vivisezione, contro la quale anche Telethon si pronuncia in maniera forte.

Ma perché è necessario sperimentare sugli animali? La ricerca di una terapia per una malattia genetica è un percorso lungo e complesso che normalmente passa da una fase cosiddetta “di base” dove i ricercatori si concentrano su sistemi cellulari o addirittura molecolari per identificare i meccanismi che portano alla malattia e i modi per bloccarne l’insorgenza.

Una volta che si sono isolati dei sistemi (farmaci, geni, cellule) che bloccano il percorso della malattia nei sistemi di base, è spesso necessario, prima di somministrarli ai malati, controllarne l’efficacia e l’assenza di tossicità in un organismo complesso il più possibile simile all’uomo. Questo diminuisce considerevolmente il rischio di commettere errori di formulazione e di somministrazione.

Moltissimi passi avanti compiuti dalla medicina negli ultimi decenni, passi avanti che hanno guarito o alleviato le sofferenze di milioni di malati al mondo, non sarebbero stati possibili senza una motivata, attenta e accurata sperimentazione sugli animali.

A mia volta, ho risposto come segue:

Egregi signori,
comprendo benissimo che informarsi seriamente su argomenti tanto complessi come la ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione richiede tempo, pazienza e competenza; ma esibire come risposta le veline di una struttura che fa del supporto alla ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione la sua attività principale non è bello. Non è neanche serio e sa un po’ di presa per i fondelli, ne convenite?
Ora, poiché non tutti i firmatari di petizioni contro la ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione agiscono su basi di pura emotività o parlano a vanvera, ma fra loro figurano medici, biologi, etologi, giuristi, filosofi eccetera, mi corre l’obbligo di sottoporvi alcune considerazioni sulla validità e sull’eticità della ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione.

Voi/Telethon scrivete:

# Telethon ha come missione il finanziamento della ricerca scientifica che possa portare alla cura delle malattie genetiche <http://www.telethon.it/ricercainforma/glossario/Lists/Glossario/DispForm.aspx?ID=25> . Contemporaneamente Telethon è contro ogni maltrattamento degli animali.

Dunque Telethon si occupa direttamente di finanziamenti, che serviranno poi a sostenere la ricerca. Insomma la mission di Telethon è chiedere soldi.
# Grazie ai progressi della ricerca scientifica che mettono a disposizione dei ricercatori molteplici sistemi su cui testare l’efficacia delle terapie sperimentali (ad esempio cellule, tessuti), oggi solo una parte dei progetti finanziati richiede la sperimentazione su modelli animali. In questi casi, Telethon richiede ai ricercatori di utilizzare il minor numero possibile di animali e di applicare un rigido codice di comportamento che minimizzi la loro sofferenza.

È molto bello che Telethon chieda ai ricercatori di “utilizzare il minor numero possibile di animali e di applicare un rigido codice di comportamento che minimizzi la loro sofferenza”. Il problema consiste nel fatto che una tale richiesta non ha nulla di vincolante o di cogente: richiedere un impegno in questo senso non comporta automaticamente l’accoglimento della richiesta.
In caso contrario, cioè nel caso in cui Telethon scoprisse che i progetti finanziati sono stati eseguiti senza tener conto delle sue richieste, ovvero con l’impiego di un cospicuo numero di animali da laboratorio senza riguardo alla loro sofferenza, che farebbe Telethon? Si farebbe ridare i soldi? Sconfesserebbe il progetto e i ricercatori? Esiste un protocollo etico/deontologico che preveda una simile possibilità?

# Inoltre, Telethon vigila affinché si applichi la legislazione vigente in materia (in Italia è in vigore il Decreto legislativo 116 del 27 gennaio 1992 <http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_946_allegato.pdf> , in attuazione della direttiva del Consiglio Europeo 86/609/CEE <http://ec.europa.eu/food/fs/aw/aw_legislation/scientific/86-609-eec_it.pdf> ) e affinché i ricercatori abbiano ottenuto l’autorizzazione dei comitati etici dei loro istituti. La sperimentazione sugli animali fatta secondo le leggi e le normative in vigore è tutt’altra cosa rispetto alla vivisezione, contro la quale anche Telethon si pronuncia in maniera forte.

Telethon può vigilare quanto vuole, ma la legislazione vigente in materia è pressoché quotidianamente e ovunque disattesa, come provano le innumerevoli azioni intraprese (e relative denunce promosse) dalle associazioni c.d. animaliste.
Quanto alla “autorizzazione dei comitati etici dei loro [cioè dei ricercatori] istituti”, è un po’ come se i carnefici della Santa Inquisizione avessero chiesto il permesso al papa…

La vera perla, però, è questa: “La sperimentazione sugli animali fatta secondo le leggi e le normative in vigore è tutt’altra cosa rispetto alla vivisezione, contro la quale anche Telethon si pronuncia in maniera forte”. Sul “Corriere della Sera” del 5 settembre 2010 leggiamo le seguenti parole di Silvio Garattini, leader indiscusso della ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione in Italia: «Secondo il farmacologo inoltre è retrogrado parlare di “vivisezione, parola utilizzata per creare sensazione nell’ opinione pubblica. Questi studi restano fondamentali, non esistono vie alternative. Le simulazioni al computer e le colture cellulari non sono attendibili. Se oggi abbiamo cure contro leucemia, diabete o certi tumori, se abbiamo debellato alcune gravissime malattie lo dobbiamo ai test su specie viventi che al 98% coinvolgono i roditori e solo in minima parte specie più grandi”».

Secondo Garattini, dunque, l’impiego del termine “vivisezione” è retrogrado, ovvero serve soltanto a scuotere l’opinione pubblica. Ma anche se si cambiano i nomi, i significati restano: e il significato di “vivisezione” è esattamente quello di ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale.

Ma c’è un’altra cosa: Garattini dichiara che attualmente “i test su specie viventi … al 98% coinvolgono i roditori”. Ebbene, sul numero di “Le Scienze” (edizione italiana di “Scientific American”) del 4 dicembre 2009 è apparso il seguente articolo, che riporto integralmente:

Distrofia di Duchenne

Uomini e topi: una piccola, grande differenza

Due importanti caratteristiche di un gene chiave nello sviluppo della malattia sono presenti in quasi tutte le specie di mammiferi, uomo incluso, ma non nei topi e nei ratti

Uomini e topi hanno mostrato di avere differenze potenzialmente critiche, finora ignorate, in uno dei geni coinvolti nell’insorgenza della distrofia muscolare di Duchenne (DMD). A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori del King’s College di Londra che ne parlano in un articolo (Profound human/mouse differences in alpha-dystrobrevin isoforms: a novel syntrophin-binding site and promoter missing in mouse and rat) pubblicato sulla rivista “BMC Biology”.

In particolare hanno scoperto che due importanti caratteristiche di un gene chiave nella DMD sono presenti in quasi tutte le specie di mammiferi, uomo incluso, ma non nei topi e nei ratti. Questo risultato mette in questione il ricorso a questi animali come modello di riferimento per lo studio della malattia.

La scoperta è stata fatta da Roland Roberts e collaboratori nel corso sello studio della alfa-distrobrevina, una sotto-unità citoplasmatica del complesso proteico associato alla distrofina, che nella DMD è disfunzionale.

La DMD è una miopatia che provoca la perdita di massa muscolare in tutto il corpo, ma può essere anche associata a effetti neurologici che possono manifestarsi come cecità notturna, disturbi nella visione dei colori o difficoltà di apprendimento. La α-distrobrevina è espressa in modo particolarmente spiccato proprio a livello cerebrale.

“Due differenze precedentemente non notate (un interruttore genico, o promotore, e un nuovo sito di legame per la sintrofina) sono codificate dal gene per la α-distrobrevina di quasi tutti i tetrapodi, eccetto che nel topo. Riteniamo che questo riconoscimento tardivo di caratteristiche chiave di un gene che è intensamente studiato fin dalla sua scoperta 13 anni fa sia dovuto al predominio del topo quale modello animale per lo studio della DMD e alla specifica distruzione di queste parti del gene nel topo”, ha osservato Roberts.
Dal confronto con il genoma di altri roditori, risulta che questa semplificazione del gene per la alfa-distrobrevina nel topo e nel ratto si sia verificata fra i 30 e i 40 milioni di anni fa. ( gg)

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Ho sottolineato i punti che mi sembrano più rilevanti per un corretto approccio al problema della reale validità della ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione.

Ma andiamo avanti.

# Ma perché è necessario sperimentare sugli animali? La ricerca di una terapia per una malattia genetica è un percorso lungo e complesso che normalmente passa da una fase cosiddetta “di base” dove i ricercatori si concentrano su sistemi cellulari o addirittura molecolari per identificare i meccanismi che portano alla malattia e i modi per bloccarne l’insorgenza.
Una volta che si sono isolati dei sistemi (farmaci, geni, cellule) che bloccano il percorso della malattia nei sistemi di base, è spesso necessario, prima di somministrarli ai malati, controllarne l’efficacia e l’assenza di tossicità in un organismo complesso il più possibile simile all’uomo. Questo diminuisce considerevolmente il rischio di commettere errori di formulazione e di somministrazione.

È chiaro che, anche per quanto detto prima, i dubbi sulla reale efficacia dei metodi attuati dalla ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione sono destinati a sussistere. Non si capisce, infatti, perché chi sostiene la ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione sia solito affermare la profonda somiglianza fra uomo e animale quando c’è da considerare validi e/o attendibili i risultati della ricerca, salvo poi negare quella medesima somiglianza quando si richiami l’attenzione sulla sofferenza dell’animale utilizzato per la medesima ricerca o sul fallimento della stessa…
# Moltissimi passi avanti compiuti dalla medicina negli ultimi decenni, passi avanti che hanno guarito o alleviato le sofferenze di milioni di malati al mondo, non sarebbero stati possibili senza una motivata, attenta e accurata sperimentazione sugli animali.

Di tutti i ricatti emozionali messi in atto dai sostenitori della ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione, questo è veramente il più patetico, risibile e datato. Non voglio sprecarci neanche una parola, e rimando al “British Medical Journal” http://archivio.panorama.it/scienze/articolo/idA020001039479.art

È tutto, egregi signori.

Io continuerò a boicottare Telethon, e di riflesso tutte le strutture e attività che la sostengono. Insieme a me, lo faranno molte altre persone in Italia e nel mondo.

Voi che farete?

Alessandra Colla

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febbraio 2, 2010

La SIAE e il governo fanno cassa, di nuovo… a noi ci tassa x il 5-250% e il maiale x l’ 1%

l Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi ha firmato un decreto che ridetermina la tassa per la copia privata. Lo scorso 30 dicembre, senza troppo clamore, il Ministro è intervenuto su quel vecchio decreto legislativo n. 68/2003 che per volere comunitario affrontava il problema del cosiddetto equo compenso: ovvero quel riconoscimento economico che si deve ai detentori dei diritti, nel rispetto comunque della libertà alla copia privata.

Ieri Bondi ha svelato ufficialmente l’iniziativa e la decisione di costituire un tavolo permanente “chiamato a monitorare l’evoluzione del mercato dei supporti e degli apparecchi assoggettati a compenso, anche ai fini dell’aggiornamento triennale del decreto”.

I compensi aggiornati sono così declinati:

  • Supporti audio analogici: 0,23 euro per ogni ora di registrazione
  • Supporti audio digitali (CD-R): 0,22 euro per ogni ora di registrazione
  • Supporti digitali non dedicati (CD-R dati): 0,15 euro ogni 700MB
  • Supporti audio digitali non dedicati riscrivibili (CD-RW): 0,15 euro ogni 700MB
  • Supporti video analogici: 0,29 euro per ogni ora di registrazione
  • Supporti video digitali dedicati (DVHS): 0,29 euro per ogni ora di registrazione
  • Supporti digitali non dedicati (DVD di vario tipo): 0,41 euro ogni 4,7 GB
  • Supporti digitali non dedicati riscrivibili (DVD dual layer, DVD-RW): 0,41 euro ogni 4,7 GB
  • Supporti digitali Blu Ray: 0,41 euro ogni 25 GB (0,25 euro ogni 15 GB per gli HD-DVD)

Le novità

  • Apparecchi idonei alla registrazione analogica o digitale, audio e video e masterizzatori di supporti: 5% del prezzo indicato dal soggetto obbligato alla documentazione fiscale
  • per i masterizzatori inseriti in apparecchi polifunzionali: 5% del prezzo commerciale di un apparecchio avente caratteristiche equivalenti (medesimo obolo è richiesto ad apparecchi polifunzionali aventi funzioni ulteriori rispetto alla registrazione)
  • 0,05 euro/GB per le memorie trasferibili o removibili da 32MB a 5GB; 0,03 euro/GB per capacità maggiori di 5GB
  • 0,10 euro/GB (da 256MB a 4GB) per le chiavette USB da 256MB a 4GB; e 0,09 euro/GB per capacità superiori ai 4GB
  • 0,02 euro/GB per gli hard disk esterni se al di sotto dei 400GB; 0,01 euro/GB se al di sopra dei 400 GB
  • 3,22 euro per capacità fino a 1GB a 28,98 euro per capacità superiori a 250GB (con ulteriore sovrapprezzo a partire dal prossimo anno per quelli superiori ai 400GB), nel caso di memorie o hard disk integrati in apparecchi multimediali portatili o dispositivi analoghi
  • 0,64 euro per capacità fino a 128 MB, a 9,66 euro per capacità oltre i 15GB con ulteriori sovrapprezzi per categorie di capacità superiore a partire dal prossimo anno, nel caso di  Memorie o hard disk integrati in lettori portatili MP3
  • 4,51 euro per capacità fino a 80GB, a 12,88 euro per capacità superiori ai 250GB con ulteriori sovrapprezzi a partire dal secondo anno di vigenza delle disposizioni, nel caso di hard disk esterno multimediale con uscita audio/video per la riproduzione dei contenuti su apparecchi tv o hi-fi
  • 3,22 euro per capacità fino a 1GB, fino a 29,98 euro per capacità superiori ai 250 GB, nel caso di hard disk esterno multimediale con entrata audio/video per la registrazione di contenuti e uscite per la riproduzione
  • 6,44 euro per capacità fino a 40GB, fino a 28,98 euro per capacità superiori ai 250GB, nel caso di memorie o hard disk integrati in videoregistratori, tv o decoder di qualsiasi tipo (come ad esempio MySky)
  • 2,40 euro per ogni singolo computer venduto con un masterizzatore incluso e di 1,90 euro per ogni computer venduto privo di un masterizzatore.

La SIAE è intervenuta sulla questione ricordando che l’equo compenso sarà redistribuito ad artisti, autori, interpreti, editori e produttori.

“No, non è una tassa, perché si tratta di diritti d’autore. I diritti d’autore sono lo stipendio di chi crea un’opera (musica, film, romanzi, testi teatrali). Col digitale le opere artistiche conoscono nuove forme di diffusione, con rilevanti utili da parte delle industrie tecnologiche”, si legge nel comunicato SIAE.

“Il principio del diritto d’autore si fonda, nel mondo, sul fatto di applicarlo a tutte le nuove forme di sfruttamento delle opere. È successo così per il fonografo, la radio, la televisione ecc. È quindi giusto che gli autori e l’industria dei contenuti traggano ricavi dalle nuove forme di sfruttamento delle loro opere. Viceversa scandalizzarsi e considerare i diritti d’autore una tassa, sarebbe come considerare lo stipendio dei lavoratori una tassa, che danneggia i consumatori”.

Tratto da: gerasimone.altervista.org

A noi è giusto tassarci anche del 5-20% e il maiale si tassa solo dell’ 1%

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