Angolo del Gigio

luglio 17, 2011

Val di Susa: Fantasmi della realtà e potere dei banchieri! (via Angolo del Gigio)

Val di Susa: Fantasmi della realtà e potere dei banchieri! Fantasmi della realtà e potere dei banchieri  di Ida Magli – ItalianiLiberi http://www.italianiliberi.it/ Si stanno rappresentando in questi giorni, in diversi paesi d’Europa, straordinarie commedie dell’assurdo. Gli attori più in vista sono gli uomini di Governo – in Francia, in Spagna, in Grecia, in Germania, in Italia – ma sono coadiuvati talmente bene in questa recita da tutti gli altri responsabili della vita politica e sociale, e prima di t … Read More

via Angolo del Gigio

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luglio 14, 2011

Val di Susa: Fantasmi della realtà e potere dei banchieri!

Fantasmi della realtà e potere dei banchieri 

di Ida Magli ItalianiLiberi http://www.italianiliberi.it/

Si stanno rappresentando in questi giorni, in diversi paesi d’Europa, straordinarie commedie dell’assurdo. Gli attori più in vista sono gli uomini di Governo – in Francia, in Spagna, in Grecia, in Germania, in Italia – ma sono coadiuvati talmente bene in questa recita da tutti gli altri responsabili della vita politica e sociale, e prima di tutto dai giornalisti, che noi, poveri cittadini-sudditi, non riusciamo a capire perché il loro frenetico agire ci sembri così privo di una concreta direzione di senso e temibile proprio per questo.
Lo spettacolo offerto dagli “attori” italiani è tragico e surreale al tempo stesso. Berlusconi, Tremonti,  Bossi, recitano a meraviglia i loro piccoli scontri sul bilancio, sul trasferimento di qualche Ministero al Nord, sulla necessità del governo centrale di aiutare lo smaltimento dei rifiuti a Napoli, come se davvero questi fossero i problemi politici di una Nazione che non soltanto deve provvedere alla vita ordinata di 60 milioni di persone ma che, per la sua posizione geografica, per i suoi impegni con l’Ue e con la Nato, è al centro di interessi economici e militari a livello mondiale. Le opposizioni stanno al gioco con una puntualità e una solerzia quasi incredibili, tenendo ben fissa l’attenzione dei cittadini, ma in apparenza anche la propria, sui piccoli particolari di queste dispute come se davvero fossero racchiusi qui i maggiori problemi degli Italiani. Se qualche volta la polemica sembra diventare più forte, è soltanto perché lo scambio di invettive ha assunto termini maggiormente violenti e volgari, ma si tratta in tutti i casi di invettive a vuoto: servono ad alimentare la commedia. Della politica vera, dei drammatici problemi veri, non parla nessuno, né al governo né all’opposizione.

I problemi più importanti

Sono problemi che chiunque è in grado di vedere e che, volendo limitarsi esclusivamente ai più gravi ed impellenti, possiamo indicare nel modo seguente:

1) L’ inesistenza dell’Europa come realtà politica, dalla quale però dipendiamo come se esistesse (la vicenda della guerra in Libia decisa da Sarkozy ne è una soltanto una delle ultime e sconvolgenti prove).

2) L’ appartenenza dell’Italia alla Nato, organizzazione militare che non si sa più a quale direttiva politica obbedisca data la mancanza di un’autorità politica europea e la contemporanea perdita di potere dei singoli Stati d’Europa (nessuno s’interroga, per esempio, su quale ruolo stia svolgendo nella politica estera l’Inghilterra, sempre sorella degli Stati Uniti ma con un piede dentro e uno fuori dell’Ue).

3) Il potere assoluto dei banchieri, a livello mondiale ed europeo, che ha completamente esautorato i politici nazionali e sta mano a mano svuotando l’essenza stessa dei singoli Stati costringendoli a vendere i loro possessi e finanche il proprio territorio (la Grecia è soltanto la prima di una catena già pronta).

4) L’irrazionalità di una sola moneta come espressione e strumento di 17 Stati totalmente differenti per il loro peso politico e le loro dimensioni economiche. E’ evidente che, o si disfa al più presto questa costruzione sul vuoto, oppure si verificherà un catastrofico fallimento collettivo. C’è forse bisogno di una qualsiasi dimostrazione in questo campo? L’euro è soltanto il diverso nome del marco. Un marco privo, però, dello Stato di cui era espressione. Per questo la Germania ha funzionato fino adesso come lo “Stato ombra” dell’euro. Ma è chiaro che la Germania non può continuare a reggere questa mastodontica finzione senza farsi trascinare anch’essa nel baratro: prestarsi soldi fra debitori (l’Italia, tanto per fare un esempio, ha iscritto nelle uscite del proprio bilancio il denaro prestato alla Grecia) è una pratica da “pazzi”, che nessun “povero” metterebbe in atto e che nessun usuraio accetterebbe, ma che i banchieri della Bce e del Fmi fingono di trovare normale e necessaria, spingendola fino all’estremo al solo scopo di rimanere alla fine  “proprietari”, concretamente proprietari di tutta l’ Europa dell’euro.

5) L’eliminazione degli intellettuali dalla leadership, concordemente attuata da tutti i partiti europei, fatti esperti dallo scontro-sottomissione degli intellettuali nella Russia bolscevica. I partiti più importanti in Europa sono anche oggi quelli essenzialmente comunisti, reduci del comunismo e più o meno suoi eredi. L’Italia ne rappresenta la più fulgida testimonianza: il Presidente della Repubblica è appartenuto per tutta la vita, fino dai tempi di Stalin, al Partito comunista. Con il trattato di Maastricht gli intellettuali sono stati praticamente aboliti; non si sente più nessuna voce che possieda autorità tranne quella dei banchieri. Segno evidente di una tragica realtà: se sono morti gli intellettuali, è morta la civiltà europea.

6) La complicità di tutti i mezzi d’informazione con il disegno dei politici e dei banchieri. Una complicità così assoluta quale mai si era verificata prima nella storia perché non obbligata da nessuna censura. Gli oltre 500 milioni di cittadini d’Europa coinvolti nell’operazione disumana di lavorare senza saperlo al proprio suicidio, vi sono stati condannati non tanto dai politici quanto dai giornalisti. Senza il silenzio dell’informazione non sarebbe stato possibile condurre in porto un disegno di puro potere quale quello in atto.

Politici e banchieri in commedia

Se ciò che ho messo sinteticamente in luce è il quadro generale, per quanto riguarda i piccoli avvenimenti di quest’ultimo periodo a casa nostra non si può fare a meno di rilevare gli errori compiuti dai partiti di governo. Il Pdl e la Lega avrebbero avuto il dovere di piegarsi almeno per un momento a riflettere sui motivi delle sconfitte riportate nelle ultime elezioni e nei referendum. Per farlo, però, sarebbe stato necessario abbandonare il gioco della finzione come unica attività dei politici, uscire dalla “rappresentazione”, scendere dal palcoscenico dell’assurdo, cosa che evidentemente non hanno il coraggio di fare. Che non sia facile è chiaro.

Bisognerebbe, infatti, rivelare agli Italiani che la sovranità e l’indipendenza della Nazione non esistono più, che tutte le funzioni vitali della società e del potere sono state consegnate in mani straniere e che quello che sembra ancora autonomo ed efficiente è di fatto pura apparenza. E’ sufficiente un solo esempio.

Tutto il gran parlare e il gran manovrare che si verificato in questi giorni intorno ai nomi del Signor Draghi, del signor Bini Smaghi e di altri importanti banchieri, appartiene al mondo della “rappresentazione”, della “commedia surreale”. In realtà i politici e il governo italiano non possiedono in questo campo alcun potere. Il signor Draghi, il signor Bini Smaghi, il signor Trichet (presidente della Bce) sono, chi in un modo chi in un altro, i proprietari, i possessori, gli “azionisti” delle Banche centrali. La Banca d’Italia, la cui direzione il signor Draghi sta per lasciare nelle mani del probabile signor Bini Smaghi, non è per nulla la Banca “di” Italia, non appartiene allo Stato italiano; quel “di”, particella possessiva, è un falso perché si tratta di una banca di proprietà di cittadini privati, possessori, come il signor Draghi,  di parti del suo capitale, e continua a portare il nome di quando era effettivamente di proprietà dello Stato italiano ed emetteva la moneta dello Stato, esclusivamente allo scopo di ingannare i cittadini italiani. Stesso discorso si può fare per la Banca centrale europea, anch’essa proprietà di ricchissimi banchieri privati come i Rothschild, i Rockfeller e gli altri banchieri possessori del capitale della Banca d’Inghilterra, della Banca d’Olanda  e ovviamente anche della Banca d’Italia come il signor Draghi. Lo Stato italiano, quindi, non ha, come nessun altro Stato europeo, alcun potere sulle nomine e tutto il gran parlare che si è fatto sul rispetto delle “procedure” da parte del Governo, sull’approvazione da parte del Parlamento europeo della nomina di un “illustre italiano” nelle vesti del signor Draghi, è stata una commedia, finzione allo stato puro: i banchieri si scelgono, si cooptano fra loro, tenendo nascosto il proprio potere dietro la copertura dei politici.

In conclusione: non c’è nessuno, in Italia, che non lavori a ingannare i cittadini, ivi compresi – è necessario ripeterlo e sottolinearlo – i giornalisti, la cui complicità è determinante in quanto costituisce il fattore indispensabile alla riuscita della rappresentazione.
Rimane la domanda fondamentale: perché i politici hanno rinunciato al proprio potere trasferendolo nelle mani dei banchieri? Nessuno ha ancora dato una risposta soddisfacente a questo interrogativo ed è questo il motivo per il quale siamo tutti paralizzati: siamo prigionieri in una rete fittissima ma non sappiamo contro chi combattere per liberarcene.

Il regno di Bruxelles

Laddove i banchieri non sono soli a comandare, troviamo insieme ad essi altri privati, non soggetti a nessuna votazione democratica, quali i Commissari dell’Ue e i Consiglieri del Consiglio d’Europa, di cui probabilmente gli Italiani non conoscono neanche il nome. In quel di Bruxelles le commedie dell’assurdo abbondano, tanto più che, lontani da qualsiasi controllo, si sono moltiplicati i ruoli, gli attori e i fiumi di denaro necessari alle rappresentazioni. Gli obbligati “passaggi” di alcune normative attraverso il Parlamento europeo, per esempio, costituiscono soltanto una delle innumerevoli, mirabili finzioni che sono state ideate per ingannare i poveri sudditi dell’Ue. Infatti le decisioni importanti vengono  prese in ristretti gruppi di élite (il Bilderberg, l’Aspen Institute, per esempio) e la loro consegna al Parlamento obbedisce ad un rituale pro-forma, ad un’apparente spolverata di democraticità, così come soltanto pro-forma vengono consegnate poi per la ratifica finale ai singoli Parlamenti nazionali. Il nostro Parlamento, ubbidientissimo e servile come nessun altro, a sua volta le approva  senza preoccuparsi neanche di farcelo sapere. A tutt’oggi l’80% delle normative in vigore in Italia è dettato da Bruxelles, ma gli Italiani credono ancora di essere cittadini di uno Stato sovrano.

Insomma, dobbiamo guardare in faccia la realtà: lo Stato italiano esiste soltanto di nome e noi, suoi sudditi, serviamo a tenere in vita, con i nostri soldi e la nostra credulità, una miriade di istituzioni “crea carte” e “passa carte” prive di reale potere. Si tratta, però, di istituzioni che, come succede sempre negli Stati totalitari, creano per sé a poco a poco il potere che non possiedono costruendo e organizzando cerchi sempre più larghi di nuove istituzioni, di inestricabili burocrazie. Non per nulla un esperto della Russia bolscevica quale Bukowski ha affermato che l’Ue ne costituisce una copia. Non si tratta di un’affermazione esagerata: gli avvenimenti che lo provano sono sotto gli occhi di tutti, anche se per la maggioranza dei cittadini, accecati dalla “rappresentazione” della democrazia, è difficile accorgersene. Ma presto la burocrazia mostrerà la durezza della sua faccia.

Dittatura europea e Val di Susa

E’ di questi giorni lo scontro dei cittadini con il governo “democratico” a causa della cosiddetta “Alta velocità” in Val di Susa. Si tratta di un’opera imposta dall’Ue, ovviamente non per collegare Torino a Lione, affermazione incongrua e ridicola, ma per poter fingere che l’Europa sia un unico territorio, trasformando le Alpi e l’Italia in un “corridoio” europeo (non sono io ad avergli dato questo nome: l’hanno chiamato così coloro che si sono autoproclamati proprietari dell’Europa). “Traforare le Alpi”per far passare un treno da Torino a Lione è un’operazione talmente folle che è impossibile trovare aggettivi sufficienti a definirla. L’insensibilità dei padroni dell’Europa e dei loro servi italiani per ciò che è la “natura”, il territorio, il paesaggio, come la prima e assoluta bellezza di cui è divinamente ricca l’Italia, sarebbe sufficiente a negarne l’autorità e il potere. Deve essere comunque chiaro a tutti, e affermato con assoluta determinazione, che il territorio di una Nazione è proprietà del suo popolo, e non può essere alienato in nessun modo se non per espressa volontà del popolo. I politici odierni non sono  monarchi, non possiedono, come un tempo i re, i territori che governano. Il governo italiano ha dimostrato in questa occasione, più e meglio che in molte altre, il suo disprezzo per la democrazia, opponendo la forza della polizia alla sovranità dei cittadini, mentre il suo primo dovere sarebbe stato quello di rifiutare l’imposizione dell’Ue per un’opera  ingegneristicamente mostruosa, rischiosa fino all’impossibile, priva di una qualsiasi giustificazione. Appellarsi al denaro fornito dall’Ue, come i politici sono soliti fare,  costituisce l’ennesima prova del disprezzo che nutrono per l’Italia, per il suo territorio, per la sua bellezza. Una prova, inoltre, della loro incapacità a credere che esista qualcuno al mondo la cui anima non somigli a quella dei banchieri.

Tratto da: www.disinformazione.it

giugno 7, 2011

Sete di profitto – Le banche mettono le mani sull’acqua – “Vota Si,Si,Si,Si e fottile!!”

di Roberto Cuda – tratto da “Valori” – Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità
Visto su http://www.informasalus.it/it/articoli/sete-profitto-banche-mani-acqua.php

“Chiare, fresche, dolci acque. E redditizie”

Il mondo della finanza, istituti di credito in testa, non si lascerà sfuggire l’occasione d’oro offerta dal governo, che ha dato vita ad una privatizzazione forzata del comparto idrico. Che dovrà concludersi entro il 2015.
Chiare, fresche, dolci acque. E redditizie. Senza fare troppo rumore, le banche stanno mettendo le mani su una delle risorse vitali del Paese (e del mondo intero). Dopo aver acquisito piccole quote nelle principali società idriche del settore, ora si avvicina il momento di fare il grande salto. Restano due ostacoli da superare: le tariffe (troppo basse) e il referendum per l’acqua pubblica.

Poi sul resto ci si può mettere d’accordo. La svolta è arrivata con l’operazione San Giacomo, nuovo polo dell’acqua controllato da Iren (frutto della fusione tra la ligure-piemontese Iride e l’emiliana Enìa) in partnership con F2i, il fondo di private equity guidato da Vito Gamberale e partecipato al 55% da Intesa SanPaolo, Unicredit, Merryl Lynch e sette fondazioni bancarie. F2i nella nuova società – che ha inglobato la genovese Mediterranea delle Acque – avrà una quota del 35%, con l’opzione di salire al 40%. Altro socio di rilievo con l’8% è la Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta partecipata al 30% dalle stesse fondazioni.

Manovre che segnalano gli appetiti del mondo creditizio verso un boccone troppo ghiotto per farselo sfuggire, specie in periodi di vacche magre. E il ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, lo ha offerto su un piatto d’argento con un decreto del 2009, poi convertito in legge, avviando una vera e propria privatizzazione forzata del comparto. Infatti entro il 2015 i comuni dovranno scendere al 30% nelle società quotate in Borsa (al 40% entro giugno 2013), mentre nelle aziende a totale capitale pubblico l’azionista privato dovrà salire al 40% entro quest’anno. In caso contrario scatta l’obbligo di gara per l’affidamento del servizio.
Una rivoluzione per il settore, che riverserà in Borsa partecipazioni per oltre due miliardi di euro nei prossimi tre anni e mezzo, rimettendo in gioco gli attuali assetti proprietari. Sempre che il referendum non rovini la festa.

Il cappio dei debiti

Intanto sui pacchetti in vendita hanno messo gli occhi tutti: banche, gruppi industriali (in primis Caltagirone, già azionista di rilievo di Acea), fondi di investimento, fondi pensione, fondazioni bancarie, ma anche organismi pubblici come Cassa depositi e prestiti e veicoli come F2i. I Comuni dal canto loro potrebbero cogliere l’occasione per dare un po’ di ossigeno alle casse, in sofferenza per il taglio ai trasferimenti, cedendo quote anche superiori alla soglia imposta per legge.

Le banche tuttavia sono avvantaggiate sui competitor grazie agli intrecci finanziari già in essere, che legano a doppio filo le sorti del settore agli interessi degli istituti. Le sole società quotate hanno debiti bancari per 6 miliardi di euro, su 9 miliardi di capitalizzazione, che fruttano ogni anno dai 240 ai 360 milioni di interessi (prelevati direttamente dalle bollette dei cittadini). Una spada di Damocle che peserà non poco nel processo di privatizzazione, quando cioè si tratterà di collocare le partecipazioni sul mercato. In prima fila svetta Intesa SanPaolo, seguita nell’ordine da Banco Popolare, Unicredit, Dexia Crediop, Mps e Bnp (che controlla Bnl): sono loro che tengono le briglie del debito nel comparto idrico, ben in grado di influenzare le scelte strategiche delle aziende clienti. E saranno loro, con tutta probabilità, a contendersi la torta.
«Sul piatto ci sono soprattutto le imprese del Nord, più ricche ed efficienti», continua Lembo, segretario nazionale del Comitato italiano per il Contratto mondiale dell’acqua.
Inoltre, continua Lembo, «mentre in regioni come la Toscana, l’Umbria e l’Emilia le tariffe sono già aumentate, in Lombardia e Veneto ci sono margini molto più ampi. Ma per ora le banche mantengono uno stretto riserbo sull’argomento, visti i nostri tentativi (andati a vuoto) di avere qualche chiarimento».

Del resto i rischi sono bassi e il rendimento è garantito per legge. Già nel 2006, infatti, la normativa stabilisce una remunerazione minima del 7% sul capitale investito, da incorporare nelle tariffe.
«Ma si tratta appunto di una soglia minima – continua Lembo – destinata con tutta probabilità a salire, visto che in Italia la tariffa media è circa la metà di quelle europee. La stessa remunerazione viene garantita ai fondi pubblici, ad esempio quelli erogati da Cassa Depositi e Prestiti, quando i tassi applicati da quest’ultima agli enti locali si attestano oggi intorno al 3%. Una norma iniqua, di cui abbiamo chiesto l’abrogazione per via referendaria». Nel 2009 F2i ha assicurato agli investitori un rendimento medio del 15%, al di sotto del quale difficilmente scenderà in futuro se vuole continuare a rastrellare capitali.

A pesare saranno anche gli interventi per chiudere le falle di una rete non proprio in ottimo stato – si stimano non meno di 50 miliardi di euro nei prossimi 15 anni – che aumenteranno i debiti delle multiutility e faranno lievitare i prezzi. È questo un nodo cruciale dei processi in atto, come spiega Andrea Gilardoni, docente di Economia e gestione delle utilities all’università Bocconi di Milano: «Il settore idrico è oggetto di grande attenzione, ma richiede grossi investimenti, che la pubblica amministrazione non è più in grado di sostenere. Il fabbisogno è di gran lunga superiore alle risorse disponibili e non resta che il ricorso alla finanza privata per riparare le reti e garantire una gestione efficiente delle varie fasi, dal trasporto alla depurazione, dal riciclo al trattamento fognario. Le nuove normative europee, d’altro canto, impongono parametri qualitativi dai quali non possiamo prescindere».

Il nodo tariffe

Le tariffe saranno, dunque, il vero spartiacque di un ingresso in forze della finanza privata. «Banche e fondi intervengono solo se hanno ritorni adeguati – conferma Gilardoni – e dunque servono prima regole chiare e trasparenti, come è già avvenuto nel settore elettrico, a partire dalle tariffe. Le banche finora hanno mostrato prudenza, proprio a causa dell’incertezza normativa e del malfunzionamento del sistema degli Ato. Per contro la natura del servizio idrico potrebbe garantire rendimenti costanti che, soprattutto in periodi di crisi, costituiscono un asset importante. Si tratta insomma di investimenti con rischi contenuti, meno sensibili ai cicli dei mercati finanziari».

È d’accordo Giampaolo Attanasio, associate partner di Kpmg specializzato nel settore energy e utility: «L’interesse degli investitori per il comparto è legato al buon rapporto tra rischio e rendimento e a una remunerazione comunque superiore a quella dei titoli pubblici. Tuttavia la mancanza di chiarezza normativa e il basso livello delle tariffe ostacolano l’afflusso di capitali privati. Molti preferiscono aspettare, in attesa di una netta separazione tra patrimonio e gestione del servizio e di un maggiore consenso sugli aumenti tariffari. In ogni caso un eventuale ingresso delle banche non avverrà direttamente, ma attraverso fondi infrastrutturali come F2i, che potrebbero attrarre gli investimenti mettendo in gioco una reale competenza nel settore. Per il resto molto dipenderà dall’esito della crisi, per nulla scontato. Quando le quote dei Comuni verranno messe sul mercato potremmo trovarci di fronte ad un’economia in ripresa oppure ad uno scenario giapponese, di stasi: situazioni molto acquirenti».

Intesa Sanpaolo sembra aver fiutato prima degli altri l’affare

Dai documenti contabili risulta, infatti, la banca di gran lunga più esposta sul settore idrico. Azionista al 10% di Acque Potabili (provincia di Palermo), al 3,6% di Acegas e al 3% di Iren, compare tra i grandi finanziatori di tutte le multiutility quotate in Borsa.
Acegas, Acque Potabili, Acsm Agam, Hera, Iride ed Enìa registrano debiti a breve e medio-lungo termine intorno ai 420 milioni di euro verso Intesa, oltre il doppio dei volumi di Unicredit. Acea e A2A non forniscono il dettaglio dei creditori, ma sappiamo che la banca guidata da Corrado Passera intrattiene rapporti privilegiati con entrambi. Nel marzo 2010 essa garantì il collocamento di un prestito obbligazionario Acea pari a 500 milioni di euro, insieme a Bnp, Mediobanca, Mps e Unicredit, mentre nove mesi dopo compare tra i collocatori di obbligazioni A2A per 1 miliardo di euro, insieme a Bnp, Mediobanca, Banco Bilbao e Calyon. Nei prospetti di entrambe le aziende, depositati alla Borsa del Lussemburgo (paradiso fiscale nel quale è avvenuta l’emissione), si precisa che gli istituti “e le rispettive affiliate sono impegnati, e potrebbero esserlo in futuro, in attività di banca d’investimento, banca commerciale (inclusa l’erogazione di prestiti agevolati) e altre transazioni correlate con le imprese emettitrici e le proprie affiliate e potrebbero prestare servizi per esse”.

Intesa è anche uno dei grandi investitori di F2i, il fondo entrato prepotentemente nel mercato idrico con l’operazione San Giacomo-Mediterranea delle Acque, ma non disdegna interventi di minor cabotaggio in diversi Ato. Nel 2009 ha partecipato alla concessione di un prestito in pool alla società Multiservizi, che ha in appalto il servizio idrico dell’Ato di Ancona per la realizzazione degli investimenti previsti dal Piano d’Ambito, e ha acquisito un mandato per un finanziamento all’Ato di Novara, in attesa del quale ha concesso un prestito ponte in pool con altri istituti. Nel 2008 si segnala la prosecuzione dell’attività di advisory verso la Gori Spa, concessionaria per il servizio idrico dell’Ato Sarnese Vesuviano. Nelle relazioni di bilancio dei due anni precedenti emergono rapporti con l’allora Smat di Torino, a garanzia di finanziamenti della Banca Europea per gli Investimenti, e con la Telete per progetti relativi al ciclo idrico dell’Ato 1 Lazio Nord-Viterbo e dell’Ato 3 Umbria, nonché un’operatività “di particolare rilievo” con le principali aziende del nord Italia, quali Aem Milano, Hera, Asm Brescia e Iride

Tratto da: www.disinformazione.it

aprile 2, 2010

Preti Pedofili, Politici Puttanieri e Presidente Delinquente! – Ecco l’Italia di Berlusconi!

Preti pedofili, Alfano invia ispettori a Milano
Il procuratore: “Non ho accusato la Chiesa”

Da verificare se le dichiarazioni rese al ‘Giornale’ abbiano “violato i doveri di correttezza, equilibrio e riserbo”.
Il magistrato: “Ho solo detto che non arrivavano denunce”. La Curia di Milano: “Mai coperto abusi”

ROMA – Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, invia ispettori a Milano dopo le dichiarazioni del procuratore aggiunto di Milano, capo del pool specializzato in molestie e stupri, sui sacerdoti coinvolti in reati sessuali.

Il ministro – si legge in una nota del ministero – “lette le dichiarazioni rese ieri alla stampa dal Procuratore aggiunto di Milano dott. Forno, che ha accusato le gerarchie ecclesiastiche di coprire i sacerdoti responsabili di gravi fatti di pedofilia, considerato il carattere potenzialmente diffamatorio di tali dichiarazioni, ha dato mandato al suo ufficio ispettivo di verificare se il dott. Forno con tale condotta abbia violato i doveri di correttezza equilibrio e riserbo che devono essere particolarmente osservati nella trattazione di procedimenti delicati come quelli per reati di pedofilia, reati che vanno perseguiti con estrema decisione ma – si precisa nella nota – evitando pericolose generalizzazioni”.

Nell’intervista a “Il Giornale”, il procuratore Forno, cattolico, aveva detto: “Nei tanti anni in cui ho trattato l’argomento non mi è mai, e sottolineo mai, arrivata una sola denuncia nè da parte dei vescovi nè da parte dei singoli preti. Le indagini sono sempre partite da denunce dei familiari delle vittime che si rivolgono all’autorità giudiziaria dopo che si sono rivolti all’autorità religiosa, e questa non ha fatto assolutamente niente”. E ancora: “Si creano legami di difesa, di protezione. E c’è soprattutto la paura dello scandalo”.

La replica. Nicola Cerrato, procuratore capo di Milano facente funzione in assenza del titolare Manlio Minale, garantisce che “gli ispettori del ministro faranno il loro lavoro con grande senso di responsabilità e professionalità, come in tante altre occasioni”. E, a proposito delle dichiarazioni di Forno al ‘Giornale’, chiarisce che aveva già chiesto al procuratore aggiunto di precisare e puntualizzare e che “Forno lo ha fatto”. “Il ‘Giornale’ aveva enfatizzato le sue dichiarazioni – aggiunge Cerrato -. Alcune parole del mio collega sono condivisibili, altre dovranno essere spiegate ulteriormente e lo farà lui. Io non posso impedire la libera manifestazione del pensiero. Lo stesso Forno successivamente ha precisato di aver trattato nella sua vita professionale soltanto una decina di casi di preti sottolineando che migliaia di sacerdoti fanno scrupolosamente il loro lavoro”.

Parla Forno. Poche ore dopo arriva una dichiarazione dello stesso Pietro Forno: “Non ho inteso fare alcuna generalizzazione e anzi ho dato atto che migliaia di preti compiono con scrupolo la loro missione. Ho constatato che le vicende che ho trattato non sono nate da denunce da parte dell’autorità ecclesiastica. Ribadisco, tuttavia, che, una volta iniziate le indagini, non ho mai incontrato ostacoli di alcun tipo da parte delle gerarchie ecclesiastiche”. Poi il magistrato aggiunge: “Poichè si tratta di indagini concluse, sarò ben lieto di fornire agli ispettori tutti i chiarimenti ritenuti utili, anche sulla base della esperienza che ho maturato durante questi anni in tutte le indagini per casi di pedofilia e abuso su minori”.

Idv attacca Alfano. “E’ grave che il ministro della Giustizia abbia avviato un’ispezione nei confronti del magistrato Pietro Forno, che ha avuto il coraggio di denunciare le presunte omertà sui casi di pedofilia all’interno delle gerarchie ecclesiastiche”. Così Leoluca Orlando, portavoce dell’Italia dei Valori, in una nota molto critica verso la decisione di Alfano. “Dovrebbe congratularsi con il pm milanese – prosegue il documento – e dovrebbe fornire più strumenti (al pool antimolestie) per arrestare i criminali e fermare l’abominio della pedofilia”.

“Lo sa il ministro – aggiunge l’esponente di Idv – che, con la ex Cirielli, approvata per accorciare la prescrizione per favorire Berlusconi, non è stato possibile condannare in via definitiva molti pedofili che oggi sono a piede libero?

L’Italia dei Valori è vicina al pm Forno e a tutti quei bambini violentati nel corpo e nell’anima le cui ferite non cadranno mai in prescrizione”. “Alfano si dovrebbe vergognare di questa ispezione, sembra voler intimidire i magistrati che lavorano per difendere i bambini dagli orchi, solo perché sarebbero coinvolti alti prelati e sacerdoti. Alfano chiarisca la sua condotta in Parlamento o si dimetta. La Chiesa, come popolo di Dio, è la prima ad avere interesse che si faccia luce per ogni eventuale errore o reato commesso da credenti o dai rappresentanti delle gerarchie ecclesiastiche”.

Curia: “Mai coperto abusi”. Dopo le dichiarazioni di Forno, oggi “Il Giornale” pubblica un’intervista al padre di una bambina che avrebbe subito abusi da un salesiano. La reazione della Diocesi Ambrosiana in una nota a difesa della Curia di Milano, che “non ha in nessuno modo coperto i presunti abusi o ostacolato le indagini”.
Alla Curia fa eco l’ispettore dei Salesiani di Milano, don Agostino Sosio, il quale – sempre in relazione all’accusa di “copertura” di un presunta molestia che coinvolge uno dei suoi preti – attesta “di essere convinto della sua innocenza e di avere rigettato la richiesta di denaro da parte del padre della presunta vittima”.

Tratto da: www.Repubblica.it

novembre 20, 2009

Il pusher Cafasso: “Droga e politica ho in mano mezza città” e morì Ammazzato…!

Il suo nome è Gianguarino Cafasso, Rino per gli amici. Nato a Salerno nel ´73, di professione pusher dei vip di Roma Nord, frequentatore abituale di transessuali. È lui la figura-chiave dell´inchiesta a base di ricatti e video hard che ha travolto Piero Marrazzo. Lui il principio di tutto.

Lo spacciatore che il 3 luglio portò la droga a casa di Natalì prima del rendez-vous con il governatore e la famosa irruzione dei carabinieri infedeli. Il primo che, neppure quindici giorni più tardi, tentò di vendere il «filmato che è una bomba» a Libero per 500mila euro. Custode dei segreti ancora inconfessati di un´indagine con troppe ombre e altrettante contraddizioni. Che però Cafasso non potrà più raccontare. Il 12 settembre – due mesi e mezzo dopo il blitz in via Gradoli – è stato trovato morto in un motel sulla Salaria. A causa, forse, di una partita di coca tagliata male.

«Arresto cardiaco» è stata la diagnosi, decesso subito archiviato come uno dei tanti tossicomani stroncati da overdose. Eppure Cafasso sapeva di essere al centro di tutto, motore di una macchina del fango che aveva preso a girare più veloce di lui, e aveva paura. Lo aveva confessato alle due croniste contattate per l´acquisto del video su Marrazzo, il trans e la polvere bianca: «Io incasso i soldi e poi vado via, ho già pronti i documenti per scappare, perché se sto qui mi fanno fuori (…) Ho in mano mezza Roma, so delle cose che… io li posso rovinare, c´ho dei clienti fra i politici che se ve lo dico…». Una dichiarazione sibillina e tuttavia chiarissima. Tant´è che i pm hanno disposto nuovi accertamenti sulla sua morte e sui tabulati telefonici, utili per capire se e da chi Rino prendesse istruzioni. Mentre la scorsa notte il Ros ha individuato, fermato e interrogato la “fidanzata” di Cafasso, Jennifer, che ha confermato «l´amicizia» fra lui e tre dei quattro militari in manette. È stato il carabiniere scelto Carlo Tagliente, 32 anni, il primo dei ricattatori a parlare. Già durante la perquisizione della sua abitazione racconta di essere «entrato in contatto con un confidente legato al mondo dei transessuali, tale Cafasso Gianguarino».

Il 3 luglio «ci chiamò (…) e ci disse che era venuto a conoscenza che si stava svolgendo un festino con dei trans all´interno di un appartamento in via Gradoli». È così che il nome di Rino compare nell´inchiesta. Tre giorni dopo, il 24 ottobre, è il maresciallo Nicola Testini a vuotare il sacco, a tirare in ballo lo spacciatore, ad addossargli la colpa della registrazione. Tanto chi lo potrà smentire? E infatti i magistrati non gli credono, pensano a una versione di comodo. «A luglio un confidente, tale Cafasso Gianguarino, che girava nel mondo dei trans (…), di recente deceduto, disse a me, Tagliente e Simeone che aveva un video che ritraeva il presidente della Regione Lazio con un trans», ricostruisce Testini.

«Cafasso ci chiese di aiutarlo a venderlo, se conoscessimo qualcuno a cui poteva interessare. Gli dicemmo che avremmo visto se potevamo aiutarlo. Poi lui è morto. Quindi abbiamo continuato da soli». I dettagli dell´irruzione, del governatore in mutande, della coca sul comodino di Natalì, sono ormai cronaca. Ma chi li ha filmati? I carabinieri o il pusher? Oppure erano tutti d´accordo, come ritiene la Procura? Certo è che Cafasso, ha rivelato il suo avvocato, in quel momento era in via Gradoli. Per fare soldi. Tanti. E poi scappare.

di Giovanna Vitale – Su: www.Repubblica.it

agosto 21, 2009

Dalla Francia all’Irlanda si ride degli italiani e del Pinocchio Premier!

L'Europa che ride della Vergogna Italiota!

Berlusconi come Pinocchio”

LONDRA – “Forza La Repubblica” è il titolo della rivista francese Telerama, sopra una foto di Berlusconi con il naso di Pinocchio. Il settimanale descrive La Repubblica come “l’ultimo baluardo di resistenza in un paesaggio mediatico ai piedi del Cavaliere” e racconta l’iniziativa di porre dieci domande al presidente del consiglio. Il quotidiano irlandese Irish Examiner riprende oggi la risposta di Berlusconi agli attacchi dei vescovi apparsa sul settimanale Chi. Il giornale sottolinea che il rotocalco al quale il presidente dle consiglio ha affidato la sua difesa è di sua proprietà e pone l’accento sul fatto che Berlusconi accusa i vescovi di essere caduti nella trappola dei suoi dettrattori.

Dalla Francia all’Irlanda, la rassegna stampa sul premier
E Il Times prende in giro anche Franco Zeffirelli

TestocloniIl britannico Times ha invece un commento ironico SU Zeffirelli, nel suo ruolo di difensore di ufficio di Berlusconi. Adam Sherwin inizia proprio dicendo che “Berlusconi ha un nuovo sostenitore”, nel rimarcare la frase di Zeffirelli a proposito dei comportamenti del presidente del consiglio. Il regista ha infatti affermato di non vedere uno scandalo nel comportamento di Berlusconi, “un uomo al quale piacciono molto le donne”, che Zeffirelli si vanta di aver conosciuto nel lontano ’70 quando era

“un ragazzo molto carino che non resisteva a fare sesso in ogni occasione”.

Il Times sottolinea che Zeffirelli fu senatore con Berlusconi nel ’94 e, visto che il regista palesa la sua avversione per BenedettoXVI, conclude:

“Forse Berlusconi dovrebbe diventare Papa”.

dal nostro inviato CRISTINA NADOTTI 
(20 agosto 2009) - Repubblica.it

giugno 4, 2009

Premiata ditta Trappoloni – L’enturage di Berlusconi & Corona al lavoro, peccato per Scaramella..

La Banda MediasetA trasformarlo nella “Pravda” ci aveva pensato, martedì 5 maggio, il Cavaliere in persona. «Trovate tutto su “Chi”! Trovate tutto su “Chi”!», aveva continuato a ripetere il presidente del Consiglio negli studi di “Porta a Porta”, quando si era presentato dall’amico Bruno Vespa per giustificare la sua partecipazione al compleanno della diciottenne Noemi Letizia in quel di Casoria.

Era stato così che il settimanale di gossip della Mondadori, diretto da Alfonso Signorini, il giornalista più vicino alla presidentessa Marina Berlusconi, era diventato all’improvviso il faro che tutte le testate del gruppo, da “il Giornale” di Mario Giordano fino ai tg e ai gettonatissimi programmi Mediaset della mattina e del pomeriggio, dovevano seguire.
Per più di un mese la grande macchina della propaganda berlusconiana, impegnata allo spasimo nel tentativo di ridurre i danni causati dall’esplodere del caso Lario-minorenni, è ruotata intorno alle interviste, alle foto posate, alle versioni “ufficiali” dell’accaduto pubblicate dal rotocalco.

Seguendo uno schema consolidato, “Chi” offriva ai suoi quasi tre milioni di lettori una serie di temi in gran parte falsi (per esempio le bugie di Elio Letizia, il padre di Noemi, che assicura di essere un «socialista riformista» vecchio amico del premier) poi ripresi da siti Internet, televisioni e quotidiani.

Insomma, mentre gli altri direttori del “comitato elettorale” (definizione di Enrico Mentana) erano impegnati a nascondere le notizie – le dichiarazioni di Veronica Lario e dell’ex fidanzato di Noemi, Gino Flaminio – o a segnalare agli avvocati di Berlusconi la presenza di fotografie compromettenti da far sequestrare dalla magistratura romana, Signorini si muoveva da spin doctor.

A Napoli veniva inviato il migliore e più roccioso tra i suoi cronisti: Gabriele Parpiglia, 30 anni, ex addetto stampa dell’agenzia fotografica del pluriprocessato Fabrizio Corona e suo grande amico.

Descritto da tutti come un ragazzo sveglio e col pelo sullo stomaco, Parpiglia, ha cominciato al settimanale “Star Tv” dove seguiva, tra l’altro, i “tronisti” e i “corteggiatori” del programma “Uomini e donne” di Maria De Filippi: una strana fauna di figuranti del mondo dello spettacolo che per fama e denaro, come ha ammesso proprio il giornalista, è disposta a dire tutto e il contrario di tutto. In quell’ambiente Parpiglia si muove così con disinvoltura.

E lo dimostra subito, intervistando Noemi mentre un fotografo la riprende con i genitori e il sedicente fidanzato Domenico Cozzolino, un pr di discoteca, casualmente anche lui ex “corteggiatore” del programma della De Filippi.

Il pezzo, rilanciato da tutte le tv, ha comunque uno scopo preciso: dire agli italiani che Noemi «è illibata», tanto che la ragazzina assicura di aver baciato in vita sua solo Domenico. Sembra gossip, ma in realtà “Chi” sta facendo, con abilità, politica.

Parpiglia del resto sa il fatto suo. Molti trucchi del mestiere li ha imparati proprio dal re di Vallettopoli, Fabrizio Corona. Con lui ha anche scritto un libro (“La mia prigione”) e soprattutto ha partecipato, sia pure nelle vesti di semplice testimone oculare, ad alcune memorabili “operazioni” oggi ritenute dalla magistratura un ricatto bello e buono: la più celebre di tutte è senz’altro l’intervista ai transessuali che trascorsero con Lapo Elkann una notte brava a base di droghe, poi sfociata in un ricovero in ospedale. Insomma, Parpiglia è il tipo giusto per giocare, all’occorrenza, anche pesante.

Il primo obiettivo di “Chi” diventa quindi quello di minare la credibilità di Gino Flaminio, l’ex fidanzato di Noemi, che a “Repubblica” ha raccontato come l’amicizia tra la teenager e il premier fosse nata dopo che Berlusconi aveva visto un suo book fotografico. Una versione nei fatti poi confermata anche dalla zia di Noemi, che dimostra come il presidente del Consiglio abbia mentito quando ha sostenuto di essere un amico di vecchia data della famiglia Letizia.

Così Parpiglia, memore degli insegnamenti di Corona, fa allestire al ristorante La scialuppa di Napoli una sorta di set fotografico. Lì, dopo essersi presentato come un giornalista della stampa estera, incontra verso le 17 Gino e suo padre, mentre tutto viene fotografato e registrato.

La conversazione però è piuttosto deludente. L’ex fidanzato di Noemi spiega di non aver ricevuto una lira da “Repubblica”, non smentisce una virgola dell’intervista precedente, e si limita ad aggiungere di aver invece raggiunto un accordo economico da circa 10 mila euro con “Novella 2000” (che nega). Il colpo comunque riesce lo stesso, perché Gino alla fine chiede e ottiene per il disturbo 500 euro. Ma il pezzo e le foto non escono su “Chi”.

Signorini e Parpiglia (che hanno lavorato a “Lucignolo” con il direttore del “Giornale”, Mario Giordano), dirottano il tutto sulle pagine del quotidiano di via Negri. Qui l’articolo, intitolato “Ecco le verità a pagamento dell’ex di Noemi”, viene firmato da Parpiglia e da un altro cronista, non presente a Napoli. Il clima politico si arroventa e il Pdl, capeggiato da Maurizio Gasparri, accusa di fatto “Repubblica” di versare soldi per le interviste. È una balla, ma l’importante è screditare.

Il set del ristorante La scialuppa non ha comunque cessato di sorprendere. Mercoledì 27 maggio, a mezzogiorno, squilla il cellulare del giornalista de “L’espresso” Marco Lillo. A cercarlo è Roberta Arrigoni, titolare di un’agenzia fotografica, la Uno Press, fornitrice abituale di “Chi” e di altri settimanali.

La Uno Press è una società importante. E, come risulterà qualche giorno dopo, è amministrata da Tonino De Filippo, un grande amico di Signorini, tanto che il direttore di “Chi” ne ha celebrato il matrimonio civile nel settembre del 2008 a palazzo Dugnani a Milano.

Roberta dice di poter mettere “L’espresso” in contatto con una ragazza che è stata l’amante del premier e per questo è stata favorita nel concorso del “Grande Fratello”. Se fosse vero sarebbe un caso lampante di conflitto d’interessi.

L’Arrigoni vive e lavora a Milano, ma invita Lillo a raggiungerla l’indomani a Napoli dove, a suo dire, l’amante di Berlusconi dovrebbe posare per un servizio fotografico. La donna fissa l’appuntamento al ristorante La scialuppa.

Qui l’agente fotografico e la sedicente fiamma del Cavaliere si siedono allo stesso tavolo (o a quello immediatamente vicino) dove è anche stato fotografato Gino Flaminio. La ragazza è la polacca Laura Drzewicka, già concorrente del “Grande Fratello”, e davanti a Lillo e al suo collega Claudio Pappaianni (muniti di registratori), chiede 50 mila euro per un’intervista.

La proposta viene rifiutata. L’unica cosa che “L’espresso” può eventualmente acquistare sono documenti e foto, ma solo se di buona qualità. Mai le interviste.

L’incontro in ogni caso prosegue e i giornalisti pongono a Laura domande sui suoi presunti rapporti con premier per saggiare l’attendibilità del suo racconto. Dopo qualche minuto i due si accorgono di essere spiati da un tavolo vicino dove siedono una decina di persone. Due uomini anzi li fotografano, prima di andarsene in motorino. La trappola a quel punto è evidente.

Chi l’abbia organizzata esattamente lo stabilirà la magistratura di Napoli e l’Ordine dei giornalisti.

Il resoconto parziale dell’accaduto, sotto il titolo fuorviante “L’espresso pronto a pagarmi per incastrare Silvio”, viene infatti pubblicato da “il Giornale”.

E a firmare l’articolo, senza spiegare come la soubrette fosse un’agente provocatore, è lo stesso cronista che il giorno prima aveva scritto con Parpiglia il pezzo su Gino, l’ex fidanzato di Noemi.

Questa volta, insomma, Agatha Christie non serve per capire come sono andate le cose. Perché la macchina berlusconiana della menzogna esiste e continua a funzionare.

Da: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/06/04/premiata-ditta-trappoloni/

marzo 13, 2009

Chi ha paura di Gioacchino Genchi? Il Ritorno della P2

Chi ha paura di Gioacchino Genchi?

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La procura di Roma ha disposto la perquisizione dell’abitazione-ufficio del consulente informatico Gioacchino Genchi, nell’ambito dell’inchiesta in cui è indagato per abuso d’ufficio e violazione della privacy. Ad eseguire il mandato i ROS.

Genchi, indagato per abuso d’ufficio e violazione della privacy, dopo 20 anni di collaborazione come consulente delle istituzioni. Ad un tratto il suo nome viene pubblicato su tutti i giornali, passa su tutti i Tg come uomo a cui Luigi De Magistris affidava le intercettazioni nelle indagini Why Not e Poseidon. I politici fanno quadrato contro De Magistris e Genchi, tutti, ad eccezione dell’Italia dei Valori.
In Senato Francesco Rutelli, presidente del Copasir, il “Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica”, nell’ambigua posizione di persona interessata dalle indagini sulle intercettazioni, come ha dichiarato lo stesso Genchi anche in un’intervista apparsa il 27 febbraio nel blog di Grillo e ripresa anche nel mio blog, relaziona sulle verifiche condotte sull’operato del consulente. Relazione che descrive pericoli ed irregolarità con numeri da grandi occasioni: tra i 14 e i 18 milioni di righe di traffico telefonico archiviate in pochi giorni. Il Sisde compare tra gli organi intercettati. Inaudito, e scoppia la falsa indignazione del Parlamento.
Nessuno prendere in considerazione le parole del pm De Magistris che liquida le dichiarazioni di Rutelli ed “il caso Genchi” come “una grande bufala” per screditare la validità dei risultati nelle indagini a lui sottratte.

Chi ha paura di Genchi?

Oppure: da quando si è cominciato a parlare di Gioacchino Genchi?

La risposta a una di queste domande spiegherebbe tutto.

Il suo nome è legato ad un filo d’arianna che conduce all’inchiesta Why not attraverso Luigi Apicella, il procuratore di Salerno rimosso dall’ordine e sospeso dallo stipendio per aver avviato la perquisizione ed il sequestro degli atti ai colleghi di Catanzaro.

Passa attraverso il giornalista Carlo Vulpio del Corriere della Sera rimosso anche lui dal direttore della sua testata dopo due anni di articoli sulle inchieste Poseidon e Why not. Ancor prima passa attraverso il capitano Pasquale Zacheo, il «braccio destro» di De Magistris nell’inchiesta «Toghe lucane», trasferito con urgenza. Arriva fino al pm Luigi De Magistris a cui furono sottratte le indagini in questione con un trasferimento di sede ed il cambio di funzioni giudiziarie.

De Magistris si avvaleva di Gioacchino Genchi per decodificare i tabulati telefonici, così come a vario titolo se ne sono servite le istituzioni per molti anni.

Gioacchino Genchi non intercettava quindi, semmai assemblava del tutto legittimamente tabulati telefonici forniti di volta in volta dai magistrati.

L’inchiesta Why not riguarda miliardi e miliardi di euro di fondi pubblici e finanziamenti scomparsi dietro un sistema politico ed affaristico da far tremare il sistema Paese.

La colpa di Giacchino Genchi potrebbe dunque essere quella di essersi trovato al momento giusto nell’indagine “sbagliata”.

Un’indagine il cui esito avrebbe certificato l’esistenza di una nuova P2, attiva e saldamente alla guida delle più importanti funzioni dello Stato.

Da AntonioDiPietro.it

ottobre 30, 2008

Genova si ripete, poliziotti infiltrati & Manganelli – Gianfranco..

L’ombra dei manovratori

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Quello che sta accadendo in tutta Italia non ha bisogno di commenti, i fatti parlano da soli. I parlamentari dell’Italia dei Valori erano in Piazza Navona oggi, megafono alla mano, per invitare i nostri ragazzi al dialogo, per sostenerli, per chiedergli di non farsi strumentalizzare, per evitare possibili derive violente di infiltrati che nulla hanno a che vedere con la legittimità di un grido di aiuto lanciato pacificamente.

I feriti di Piazza Navona nascondono per la breve ricostruzione dei fatti fornita dai presenti delle assurdità, come se qualche suggerimento di politici irresponsabili dei giorni scorsi abbia trovato sponda tra i ragazzi violenti con la complicità di una parte di coloro che erano lì per garantire la sicurezza. Alcuni video pubblicati su Corriere.it mostrano atti di violenza contro altri manifestanti mentre i cordoni delle forze dell’ordine vengono tenute a bada da qualche loro dirigente solerte agli ordini ricevuti.

Le testimonianze di alcuni manifestanti in questo video parlano di mazze e bastoni occultati da alcuni facinorosi già predisposti e preordinati a tutti, parlano di un automezzo entrato nella piazza senza troppi controlli. Come è stato possibile tutto ciò in una piazza assediata dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, in una piazza dove turisti erano costretti a giri interminabili per attraversarla? Chi c’è dietro questa fiammata di violenza? A chi giova mettere gli studenti l’un contro l’altro? Chi vorrebbe che i cittadini e i genitori vedessero nelle sacrosante manifestazioni studentesche di oggi i fantasmi eversivi del passato?

Una cosa è certa ed è è che la degenerazione di queste manifestazioni di libertà aiutano di fatto la linea del Governo che in tutti questi giorni si è affannato a denigrare i manifestanti come frangie pericolose ed irresponsabili. A noi e soprattutto alla “società civile” non resta allora, che opporci al decreto Gelmini allo stesso modo che abbiamo fatto con il decreto Alfano, promuovendo un referendum per spazzare via i loro decreti dittatoriali. Appena il decreto sarà pubblicato provvederemo a depositare il quesito in Cassazione ed avviare la raccolta delle firme sugli stessi tavoli in cui stiamo già raccogliendo le firme referendarie contro la legge “salvapremier”.

Domani, alle 09.30 a piazza della Repubblica, parteciperò insieme ai parlamentari dell”Italia dei Valori al corteo degli studenti contro la legge Gelmini, approvata questa mattina al Senato.

Da Antonio Di Pietro (www.antoniodipietro.com)

dicembre 27, 2007

Massoneria, politica e criminalità. L’inchiesta di De Magistris

Massoneria, politica e criminalità.
L’importanza dell’inchiesta di De Magistris,
e la dimenticata inchiesta Cordova

Prof. Paolo Franceschettiwww.paolofranceschetti.blogspot.com

A proposito del recente libro di Ferruccio Pinotti, Fratelli d’Italia.
(per ordinare il libro)

Premessa.

L’inchiesta portata avanti da De Magistris probabilmente tocca quello che a nostro parere è il problema più grosso del nostro stato, da decenni: i rapporti tra criminalità organizzata, politica e finanza.
Pochi si ricordano dell’inchiesta che nel 1992 Cordova fece sulla massoneria calabrese. E pochi hanno notato le similitudini con l’attuale inchiesta di De Magistris. Vale la pena di ricordarle. Prima però segnaliamo che oggi tutte queste inchieste – ma molto altro ancora – sono raccontate in un libro, Fratelli d’Italia, di Ferruccio Pinotti. Il libro è grande, 800 pagine circa. E’ ben documentato, e contiene anche interviste ad alcuni Gran maestri di diversi Riti. Ma da esso è possibile ricavare alcuni punti fermi che possono essere oggetto di approfondimento.
Analizzare il sistema massonico, e capire tutte le implicazioni che comporta questa istituzione, le interferenza con la società, con la giustizia, ecc., è una cosa impossibile da fare nelle poche righe di un articolo di un blog. Sarebbe un po’ come voler spiegare il funzionamento del mondo in poche righe. Il nostro scopo quindi è solo fornire alcuni spunti di riflessione per permettere poi un ulteriore approfondimento a chi lo vorrà fare, rimandando ad altri libri o testi.
Evidenziando, in particolare, quei punti che vengono di solito trascurati quando si parla di massoneria, che sono importanti per capire realmente il sistema nel suo insieme.

Alcuni dati.

In massoneria sono iscritte in Italia circa 50.000 persone, tra iscritti ufficiali e non ufficiali (c.d. all’orecchio perché il loro nome non compare nelle liste ufficiali). Questo numero immenso di persone è costituito prevalentemente da militari, imprenditori, professionisti, docenti universitari, politici. In altre parole buona parte dell’inteligencia italiana e delle persone che ricoprono incarichi di potere.
Tra questi ricordiamo come legati direttamente o indirettamente alla massoneria, Cossiga, Andreotti, Prodi, Berlusconi, De Benedetti, molti componenti legati alla famiglia Agnelli, Vittorio Valletta (dirigente Fiat per molti anni, l’uomo che ha portato la nostra fabbrica al successo degli anni d’oro), i governatori della Banca d’Italia Fazio, Ciampi, Carli, l’ex presidente di Mediobanca Cuccia, l’ex presidente del senato Marcello Pera, ma anche molti cardinali, vescovi, il Preside della facoltà di beni culturali di Bologna Panaino, ecc…

In particolare il mondo bancario, finanziario e imprenditoriale ha legami fortissimi con la massoneria. Oltre ai già citati Agnelli, De Benedetti, e molti presidenti della Banca d’Italia, troviamo Volpi, Joel, Toeplitz, Stringher, Caltagirone, De Bustis (che apparterrebbe agli illuminati, secondo il libro di Pinotti), secondo alcune voci Consorte, Fiorani e tanti altri.
D’altronde, per capire i buoni rapporti tra massoneria e cariche ufficiali dello stato, basti pensare che Prodi alla riunione di apertura del GOI (Grande oriente d’Italia) ha mandato un messaggio di augurio e benvenuto, di cui vale la pena riportare il testo: “La repubblica e il Governo vi salutano, la Repubblica si riconosce nei valori della massoneria”. Il saluto è stato portato dal sottosegretario alle politiche giovanili De Paoli.

Mentre l’ex Presidente della Corte Costituzionale e della RAI Baldassarre ha presenziato di recente ad una riunione del GOI, intervenendo sul tema della tripartizione dei poteri dello stato.
In altre parole: i legami tra alte cariche dello stato e massoneria sono fortissimi ed indiscussi. Sono poco pubblicizzati e poco dichiarati, questo si. Ma sono ufficiali.
Nulla di strano in ciò. Basti ricordare che il primo parlamento dell’Italia unita era composta in gran parte da massoni come Crispi, Depretis, Zanardelli.

Ogni tanto poi spuntano collegamenti con la massoneria deviata, addirittura da personaggi insospettabili. Pannella infatti tentò di candidare nelle sue liste nientemeno che Licio Gelli, il capo della famigerata P2 al fine, si presume, di fargli avere l’immunità parlamentare. Ma la sua spiegazione ufficiale fu che lo candidava perché in cambio Gelli prometteva di rivelargli i suoi segreti. Una spiegazione delirante, che Pannella dette addirittura in commissione parlamentare. Ma che dimostra come il potere politico vada a braccetto in tranquillità con personaggi che hanno cospirato contro lo stato, e commissionato delitti di ogni tipo, stragi comprese, fino a portarli dentro al parlamento.

La massoneria come istituzione mondiale.

La massoneria è un fenomeno mondiale, organizzato cioè su scala mondiale. Il vertice del Grande Oriente, in tutto il mondo, si trova nella corona inglese. Sono appartenuti alla massoneria quasi tutti i Presidenti degli Stati Uniti, e personaggi come Gheddafi e Arafat, presidenti Francesi, Re Del Belgio, di Olanda, e via discorrendo. Ovverosia i vertici del mondo.
E’ una creazione della massoneria – come, perché, e in che misura, sarebbe un problema tutto da studiare e approfondire – l’ONU, ma anche la Croce Rossa , il WWF (il cui presidente è Filippo Di Edimburgo).

Fu una creazione massonica il cosiddetto gruppo Bilderberg, e lo fu anche la cosiddetta commissione Trilaterale.
Per capire il problema che potenzialmente può crearsi, in virtù di questa fratellanza tra esponenti di spicco di ogni parte del mondo, si cita spesso l’episodio del Britannia, del 1992; in quell’anno, sul Piroscafo Britannia, della Corona inglese, si riunirono alcuni vertici della finanza e della politica mondiale, tra cui Draghi e Prodi e si decise che sarebbero state privatizzate alcune aziende italiane. Passarono in mani straniere dopo questa riunione la Buitoni , la Invernizzi , Locatelli, Ferrarelle, ecc… Inoltre in quell’occasione, stando a quello che riportano alcuni storici e giornalisti, pare – ma il condizionale è d’obbligo – che si decidesse l’affossamento della lira che infatti avvenne negli anni seguenti, ove la nostra moneta conobbe una svalutazione senza precedenti (fine della svalutazione era quella di far acquistare le nostre aziende ad acquirenti stranieri, per un prezzo irrisorio).

Si spiega probabilmente così – in virtù del legame massonico mondiale – la presenza della Banca d’Inghilterra (i cui vertici sono nominati dalla Corona Inglese) nella BCE con il 17 per cento delle quote (nonostante non sia un paese dell’area Euro); e si spiega così perché molte banche italiane effettuano investimenti ingenti in azioni di Chase Manhattan Bank, Barclayrd, Morgan Stanley, ecc., tutte legate direttamente o indirettamente alla Corona Inglese per mezzo di un complicato gioco di scatole cinesi, creando dei conflitti di interessi spaventosi.
La massoneria ha diverse sfaccettature. Esistono migliaia e migliaia di logge, e decine di istituzioni massoniche o paramassoniche (organizzate cioè come la massoneria, senza potersi chiamare ufficialmente con questo nome). Abbiamo il Grande Oriente, la più diffusa a livello mondiale. Poi abbiamo i Rosacroce, I cavalieri di Malta, i Templari, l’Opus Dei e chissà quante altre magari sconosciute. Tutte queste istituzioni sono caratterizzate dal segreto per quanto riguarda il loro funzionamento interno, e dal fatto di trasformarsi, spesso, in veri e propri comitati di affari, anche illeciti.

Queste istituzioni sono diverse tra di loro, e talvolta sono in conflitto. Ma molto spesso collaborano e cooperano. Basti ricordare che Gelli apparteneva contemporaneamente alla P2, che tecnicamente era una loggia del Grande Oriente, ma era iscritto anche ai Cavalieri Di Malta e ai Templari, per sua stessa ammissione.

Le logge massoniche coperte.

In teoria la massoneria è un istituzione in cui si entra per fare un percorso iniziatico di conoscenza e approfondimento dei temi principali dell’esistenza. Questo è senz’altro vero per alcuni o molti dei suoi iscritti e per numerose logge.
In teoria poi la lista degli iscritti dovrebbe essere pubblica, essendo vietate dal nostro ordinamento le associazioni segrete.

Ma in realtà esiste il fenomeno delle logge massoniche coperte, o segrete, dove si iscrivono uomini politici che non vogliono rivelare la loro appartenenza alla massoneria; e a queste logge si affiliano anche boss mafiosi come Inzerillo, Bontate, Riina, Bagarella, Lo Piccolo, Mandalari (il commercialista di Riina) che certamente non entrano in questa istituzione per una sete di conoscenza e approfondimento della ricerca interiore.
La ragione dell’esistenza delle logge coperte la spiega il Gran Maestro Di Bernardo, a pag. 396 del libro: “Le logge coperte sono sempre esistite. La loro funzione era quella di salvaguardare persone di particolare importanza istituzionale, politica e finanziaria, proteggendole da pressioni indebite da parte di altri fratelli”.
Le logge massoniche coperte insomma sono il collante tra criminalità organizzata, politica, finanza e imprenditoria (non a caso i più grandi scandali finanziari italiani hanno visto come protagonisti dei massoni). E le logge massoniche coperte sono il motivo, o comunque uno dei motivi, dell’espansione della criminalità organizzata mafiosa nelle regioni del centro e del nord.

Un esempio chiarirà meglio la questione. Se un capo camorra deve costruire un grosso immobile al nord, qualora sia affiliato alla massoneria, chiederà aiuto ai “fratelli” del nord. Che, per il solo motivo di avere davanti un fratello, lo aiuteranno in questa impresa. Se deve riciclare denaro sporco, sono ancora una volta le collusioni con un banchiere massone che consentiranno questo riciclaggio. E il legame massonico è la spiegazione dell’espansione della mafia negli stati dell’Unione Europea. Considerando che la massoneria è una fratellanza “mondiale” non sarà difficile per un mafioso trovare appoggi in Russia, in America, o alle Cayman.
Così come non è difficile, per massoni appartenenti alle varie mafie, entrare in collegamento tra loro e stringere patti di alleanza; di qui nascono i patti di alleanza tra mafia, ‘ndrangheta e camorra.
Ecco il motivo per cui quando un magistrato inizia ad indagare sulle cosiddette logge massoniche coperte viene regolarmente silurato, fisicamente e/o lavorativamente.

Il problema centrale della massoneria. Il giuramento massonico.

Ora, qui sta il nodo centrale del problema massoneria, tra gli iscritti alla massoneria esiste un giuramento di fedeltà che li porta ad aiutarsi l’un l’altro.
Questo è il nodo cruciale del problema massonico: è possibile che un pubblico ufficiale o un funzionario statale siano servitori dello stato ma, contemporaneamente, prestino fedeltà ad un’istituzione non statale?
Il tema, ovviamente, è tutto da approfondire, perché ovviamente i più alti esponenti della massoneria negano che il loro giuramento di fedeltà prevalga sulle leggi dello stato. Ma, francamente, quando in una loggia coperta operano mafiosi, esponenti dei servizi segreti, imprenditori, e politici, c’è perlomeno da dubitare di queste affermazioni di lealtà allo stato.

Occorre inoltre tenere presente una cosa che pochi sanno; all’interno la massoneria ha i propri tribunali, organizzati in tre gradi proprio come avviene nell’ordinamento giudiziario italiano.
La massoneria si configura quindi come un vero stato nello stato. Potremmo dire uno stato al di sopra dello stato. O perlomeno, per usare le parole della 32 Commissione parlamentare antimafia, “le logge coperte … sono in grado di determinare gravi interferenze nell’esercizio di funzioni pubbliche”.
Ecco il motivo dell’allarme che suscita la possibilità che un presidente del Consiglio possa appartenere ad una loggia coperta di San Marino o comunque avere interessi ad essa legati.
Ecco la potenziale bomba che potrebbe scoppiare se l’inchiesta di De Magistris, nei suoi contenuti, fosse portata alla luce. Ed ecco perché il clamore mediatico si preferisce dirottarlo sul problema del suo “presenzialismo” in TV, per stornare l’opinione pubblica da un problema immenso, che coinvolge il problema dei rapporti tra politica e criminalità organizzata.

Il legame della massoneria con i servizi segreti

C’è un dato importante poi che non bisogna trascurare: i servizi segreti sono quasi sempre stati diretti da appartenenti alla massoneria, con tutte le conseguenze del caso. E’ documentalmente accertato che furono diretti per quasi 30 anni da appartenenti alla massoneria, oggi non si sa poiché mancano elenchi di iscritti recenti. Ma non a caso è coinvolto nell’inchiesta di De Magistris l’odierno capo della sezione calabrese del Sismi, oltre a vari politici.
Per qualche decennio i servizi segreti non rispondevano, insomma, al Governo, ma a Gelli. Ed è probabilmente per questo – per la presenza dei servizi segreti deviati – che in tutti i fatti giudiziari più gravi di questi ultimi anni, quando erano presenti i servizi segreti, i testimoni sono morti in modo misterioso e sempre con le stesse tecniche (suicidi in ginocchio; incidenti stradali; infarti improvvisi). Diciamo “probabilmente” perché il dubbio è sempre un obbligo, quando si tenta di ricostruire un sistema di potere senza avere prove documentali certe (cosa peraltro estremamente facile quando chi deve indagare è legato a quel gruppo di potere e per non tradire il giuramento fatto non indaga). Tuttavia è un fatto che nei principali episodi stragisti dell’Italia di questi ultimi decenni (solo per far qualche esempio: Italicus, Ustica, Moby Prince, Piazza Fontana; Strage di Bologna; strage di Via D’Amelio e strage di Capaci) i servizi segreti deviati erano sempre coinvolti in vario modo; e i testimoni sono sempre morti nello stesso identico modo: con una tecnica che oltre ad essere sempre uguale, è indizio dell’intervento di persone che adottano tecniche sofisticate (ecco il significato dell’espressione “menti raffinatissime” usata da Falcone riguardo al suo attentato all’Addaura). Ciò indica che probabilmente c’è un filo conduttore tra tutte queste stragi. E questo filo conduttore probabilmente lo si troverebbe nello logge massoniche deviate.


Conclusioni.

In conclusione: le logge massoniche coperte sono il collante che lega tra di loro criminalità, finanza e politica. Il giuramento massonico, e i vari legami che in queste sedi si creano, sono la spiegazione dell’espansione della criminalità organizzata in tutti i campi della vita sociale e politica. Ai vertici della finanza, della politica, dell’imprenditoria, ci sono molto spesso persone legate, direttamente o indirettamente alla massoneria. E i servizi segreti deviati sono stati, da sempre, il braccio armato della massoneria deviata.
Ma su queste logge è impossibile indagare, perché, appunto, chi tocca questi fili muore, o viene delegittimato.
Per questo motivo è importante seguire da vicino, per tutti noi che ci occupiamo di queste vicende, le vicende di De Magistris, Woodcock e Forleo. Perché, consapevolmente o inconsapevolmente, hanno toccato i vertici del potere. Hanno toccato cioè quel filo sottile che lega politica e criminalità, ove risiede la spiegazione della maggior parte dei disastri che affliggono il nostro paese da decenni.

Approfondimenti.

Gli interrogativi suscitati dal fenomeno massonico sono molti e andrebbero approfonditi ben oltre quello che è lo spazio di un blog come questo.
Segnaliamo alcune domande e spunti di riflessione.

– In che rapporto sono le logge coperte con quelle ufficiali? Le logge ufficiali dichiarano spesso l’illegittimità e la criminalità di queste logge coperte. Ma al di là delle posizioni ufficiali, i singoli iscritti in che rapporti sono tra loro? E i tribunali massonici, valgono anche per le logge coperte, oppure solo per quelle ufficiali? In altre parole: le logge coperte in che misura partecipano alle atività e sono collegate con le logge ufficiali?

– Dall’essere iscritti in massoneria derivano spesso le proprie fortune e i propri legami; come si comporta allora un funzionario dello stato quando si troverà a dover scegliere tra far prevalere il giuramento di fedeltà allo stato e quello alla massoneria? Cioè quando si troverà a dover scegliere tra il violare la legge, o perdere d’un colpo la fortuna che gli è arrivata attraverso i canali massonici?

– Il giuramento massonico è compatibile con il giuramento che un servitore dello stato fa, nei confronti dello stato stesso?

– In che misura l’appartenenza alla massoneria di alte cariche dello stato, è in grado di interferire nelle corrette relazioni tra stati? Questo tema vede un vivace dibattito tra teorici del complotto, che vedono la massoneria come un’organizzazione sovranazionale che decide spesso le sorti dell’umanità; e coloro che negano l’esistenza di questo complotto, di queste collusioni tra alti vertici delle istituzioni. Eppure queste collusioni possono essere intraviste.

Riportiamo le parole di Di Bernardo, Gran Maestro degli Illuminati: “Le concordanze ci sono sempre al vertice. A un certo livello ci sono sempre state, segretamente. Quando si parla di questo filo segreto si parla di un dialogo sottile, profondo, che esiste tra persone di qualità. Sono queste convergenze a evitare – in caso di crisi o conflitti – i danni maggiori le situazioni irreparabili E’ chiaro che, alla base della piramide, troviamo il prete e il massone che si comportano come Don Camillo e Peppone. Ma i vertici, poiché sono vertici illuminati, si toccano sempre. Questo vale per tutto. E io ritengo che siano non solo fortunati, ma beati, coloro che – sia pure per un singolo istante della loro vita – possono vedere queste connessioni ideali tra i vertici”.

Bibliografia essenziale
Pochi avevano fatto un’indagine accurata su questo fenomeno, ma oggi è stato fatto da Ferruccio Pinotti, Fratelli D’Italia, BUR.
I molti, giovani e non, che della massoneria sanno poco o nulla possono vedere anche la voce corrispondente su Wikipedia.
Per approfondire il problema della massoneria però si può leggere:

Trame atlantiche, storia della loggia massonica P2 di Flamini, Kaos edizioni

Arcuri, Sragione di stato, BUR.

E’ utile leggere libri scritti da Massoni e diretti a Massoni.

– Il libro nero della Framassoneria, di Serge Raynaud de La Ferriere , scritto da un 33 grado della massoneria, ove si parla esplicitamente della massoneria come di un’organizzazione verticistica mondiale.

– Statuti generali della società dei liberi muratori. Si trova in vendita in alcune librerie esoteriche, o su Internet, inserendo su Google il titolo.

Ricordiamo poi le inchieste più importanti riguardanti la massoneria:
quella sulla Loggia P2 (su cui si possono trovare molti libri e atti parlamentari)
Loggia Camea. Ne parla Arcuri nel libro “Sragione di Stato”, BUR.
Loggia Scontrino, scoperta a Trapani.
Inchiesta De Magistris e Inchiesta Woodcock, attualmente in corso.
Da leggere anche il Libro nero della finanza internazionale, edizioni Nuovi Mondi Media, di Robert Denis e Backes Ernest

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