Angolo del Gigio

luglio 17, 2011

Val di Susa: Fantasmi della realtà e potere dei banchieri! (via Angolo del Gigio)

Val di Susa: Fantasmi della realtà e potere dei banchieri! Fantasmi della realtà e potere dei banchieri  di Ida Magli – ItalianiLiberi http://www.italianiliberi.it/ Si stanno rappresentando in questi giorni, in diversi paesi d’Europa, straordinarie commedie dell’assurdo. Gli attori più in vista sono gli uomini di Governo – in Francia, in Spagna, in Grecia, in Germania, in Italia – ma sono coadiuvati talmente bene in questa recita da tutti gli altri responsabili della vita politica e sociale, e prima di t … Read More

via Angolo del Gigio

novembre 20, 2009

Il pusher Cafasso: “Droga e politica ho in mano mezza città” e morì Ammazzato…!

Il suo nome è Gianguarino Cafasso, Rino per gli amici. Nato a Salerno nel ´73, di professione pusher dei vip di Roma Nord, frequentatore abituale di transessuali. È lui la figura-chiave dell´inchiesta a base di ricatti e video hard che ha travolto Piero Marrazzo. Lui il principio di tutto.

Lo spacciatore che il 3 luglio portò la droga a casa di Natalì prima del rendez-vous con il governatore e la famosa irruzione dei carabinieri infedeli. Il primo che, neppure quindici giorni più tardi, tentò di vendere il «filmato che è una bomba» a Libero per 500mila euro. Custode dei segreti ancora inconfessati di un´indagine con troppe ombre e altrettante contraddizioni. Che però Cafasso non potrà più raccontare. Il 12 settembre – due mesi e mezzo dopo il blitz in via Gradoli – è stato trovato morto in un motel sulla Salaria. A causa, forse, di una partita di coca tagliata male.

«Arresto cardiaco» è stata la diagnosi, decesso subito archiviato come uno dei tanti tossicomani stroncati da overdose. Eppure Cafasso sapeva di essere al centro di tutto, motore di una macchina del fango che aveva preso a girare più veloce di lui, e aveva paura. Lo aveva confessato alle due croniste contattate per l´acquisto del video su Marrazzo, il trans e la polvere bianca: «Io incasso i soldi e poi vado via, ho già pronti i documenti per scappare, perché se sto qui mi fanno fuori (…) Ho in mano mezza Roma, so delle cose che… io li posso rovinare, c´ho dei clienti fra i politici che se ve lo dico…». Una dichiarazione sibillina e tuttavia chiarissima. Tant´è che i pm hanno disposto nuovi accertamenti sulla sua morte e sui tabulati telefonici, utili per capire se e da chi Rino prendesse istruzioni. Mentre la scorsa notte il Ros ha individuato, fermato e interrogato la “fidanzata” di Cafasso, Jennifer, che ha confermato «l´amicizia» fra lui e tre dei quattro militari in manette. È stato il carabiniere scelto Carlo Tagliente, 32 anni, il primo dei ricattatori a parlare. Già durante la perquisizione della sua abitazione racconta di essere «entrato in contatto con un confidente legato al mondo dei transessuali, tale Cafasso Gianguarino».

Il 3 luglio «ci chiamò (…) e ci disse che era venuto a conoscenza che si stava svolgendo un festino con dei trans all´interno di un appartamento in via Gradoli». È così che il nome di Rino compare nell´inchiesta. Tre giorni dopo, il 24 ottobre, è il maresciallo Nicola Testini a vuotare il sacco, a tirare in ballo lo spacciatore, ad addossargli la colpa della registrazione. Tanto chi lo potrà smentire? E infatti i magistrati non gli credono, pensano a una versione di comodo. «A luglio un confidente, tale Cafasso Gianguarino, che girava nel mondo dei trans (…), di recente deceduto, disse a me, Tagliente e Simeone che aveva un video che ritraeva il presidente della Regione Lazio con un trans», ricostruisce Testini.

«Cafasso ci chiese di aiutarlo a venderlo, se conoscessimo qualcuno a cui poteva interessare. Gli dicemmo che avremmo visto se potevamo aiutarlo. Poi lui è morto. Quindi abbiamo continuato da soli». I dettagli dell´irruzione, del governatore in mutande, della coca sul comodino di Natalì, sono ormai cronaca. Ma chi li ha filmati? I carabinieri o il pusher? Oppure erano tutti d´accordo, come ritiene la Procura? Certo è che Cafasso, ha rivelato il suo avvocato, in quel momento era in via Gradoli. Per fare soldi. Tanti. E poi scappare.

di Giovanna Vitale – Su: www.Repubblica.it

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