Angolo del Gigio

luglio 17, 2011

Val di Susa: Fantasmi della realtà e potere dei banchieri! (via Angolo del Gigio)

Val di Susa: Fantasmi della realtà e potere dei banchieri! Fantasmi della realtà e potere dei banchieri  di Ida Magli – ItalianiLiberi http://www.italianiliberi.it/ Si stanno rappresentando in questi giorni, in diversi paesi d’Europa, straordinarie commedie dell’assurdo. Gli attori più in vista sono gli uomini di Governo – in Francia, in Spagna, in Grecia, in Germania, in Italia – ma sono coadiuvati talmente bene in questa recita da tutti gli altri responsabili della vita politica e sociale, e prima di t … Read More

via Angolo del Gigio

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dicembre 29, 2008

Liberiamo la Rai dai partiti!

R.A.I. - Riunione Asserviti Ingobili

Per giorni e giorni Re Silvio Berlusconiha brandito la questione morale contro i suoi avversari, invitando tutti a fare pulizia e a mettere fuori dal cesto le mele marce.

Elezioni, elezioni” ha tuonato invitando gli amministatori napoletani del centro sinistra a lasciare il posto. Come si fa a non condividere questo appello e magari ad estenderlo anche a Marcello Dell’Utri? Per qualche istante ci eravamo davvero illusi che il vecchio sire avesse deciso di concludere la carriera con una improvvisa quanto commovente conversione.

L’illusione si è dissolta durante la conferenza stampa di sabato dove è tornato alla ribalta il vecchio ingiustizialista di sempre.
La giornalista Natalia Lombardo, del quotidiano l’Unità, gli ha chiesto notizie sul sottosegretario Casentino accusato da 5 attendibilissimi pentiti di essere vicino al clan dei Casalesi. Allo stesso modo ha sollecitato una sua riflessione sulla questione morale e sulle ipotesi di soluzione.
Il Sire, con il consueto garbo, ha definito provocatoria la domanda e provocatrice la giornalista. Non contento il sovrano ha anche aggiunto che sulla questione morale decide lui. Dei giudici e delle sentenze non gliene frega un bel nulla!

Quando uno dei suoi fedelissimi è inquisito o addirittura condannato per associazione mafiosa spetta a Lui e a Lui solo convocare il condannato e accertare la verità, secondo criteri che non vogliamo neppure immaginare. L’unto dal Signore ha potere di vita e di morte sui sudditi.

In questo contesto la funzione delle opposizioni, dei magistati, di quei giornalisti che ancora vorrebbero fare il loro mestiere è davvero superflua.
Il sovrano sogna una bella repubblica presidenziale a reti unificate. A nessuno, proprio a nessuno è neppure venuto in mente di ricordargli il conflitto di interessi, dal momento che non esiste al mondo una repubblica presidenziale nella quale il presidente potrebbe aspirare a mettere insieme potere, affari e media e, contestualmente, annunciare l’intenzione di ridurre il ruolo e l’autonomia dei poteri di controllo.

Berlusconi lo ha fatto, nella medesima conferenza stampa, con chiarezza esemplare.
Alla domanda sulle sorti di Riccardo Villari, eletto presidente della vigilanza dalle truppe del medesimo Berlusconi, il signore di Arcore ha risposto che questa situazione comincia a infastidirlo perché è davvero giunto il momento di mettere le mani sulla Rai e ripulire l’azienda da quelle brutte trasmissioni che gli fanno venire l’ansia, tra queste il posto d’onore spetta a “Annozero” dove Santoro e Travaglio si ostinano a non obbedire ai voleri del presidente editore.

Nelle prossime settimane, dunque, la destra liberale si dedicherà non a risolvere il caso Villari, come qualche anima bella si illude, ma assai più concretamente tenterà di convincere il centro sinistra a compartecipare alle spartizioni future, riservando qualche strapuntino in sala mensa o nelle cantine di viale Mazzini.
Invece di continuare a fare appelli a Villari e soci, sarebbe forse il caso di lanciare una vera e propria offensiva politica capace di schiacciare la destra sul fronte della peggiore partitocrazia e della conservazione di ogni conflitto di interesse. Villari o non Villari le opposizioni unite potrebbero chiedere una nuova legge capace di allontanare governi e partiti dal consiglio di amministrazione.

Qualora la maggioranza dovesse impedire qualsiasi riforma, sarà doveroso raccogliere la proposta di Giovanni Valentini che dalle colonne di Repubblica, ha invitato i segretari dei partiti del centro sinistra a riunirsi e a indicare per il consiglio di amministrazione una rosa di nomi di prestigio assoluto, donne e uomini immediatamente riconoscibili per le loro biografie e per le le loro competenze e magari anche per il loro impegno civile.
Di nomi simili ne esistono dentro e fuori la Rai, dentro e fuori gli attuali gruppi dirigenti.
Nei giorni scorsi Veltroni ha chiesto a Roberto Saviano di partecipare e magari dirigere la scuola di formazione del Pd. Perchè non chiedergli di portare la sua forza morale, il suo coraggio, la sua creatività dentro il servizio pubblico? Sarebbe un segnale forte, darebbe un messaggio di speranza a milioni di persone, sarebbe un colpo di piccone alla società chiuse, ai clan consolidati. Forse Saviano non accetterà, ma la ricerca dovrà continuare in questa direzione.

Potremmo citare Sandra Bonsanti, coraggiosa giornalista e animatrice di Giustizia e Libertà, Tana De Zulueta, Miriam Mafai, Don Luigi Ciotti, Dacia Maraini, una scrittrice come Margherita Mazzantini, una grand artista come Carla Fracci, giornalisti coraggiosi quali Lirio Abbate, Rosaria Capacchione, Peter Gomez, Massimo Fini, Oliviero Beha, Marco Travaglio, Giovanni Valentini, Curzio Maltese, Michele Serra, Antonio Padellaro, autori senza padrini come Diego Cugia, imprenditori capaci e combattivi come Ivan Lo Bello e Tano Grasso, giuristi stimati in sede internazionale e nazionale come Alessandro Pace, Stefano Rodotà, Giuseppe Tesauro, Domenico d’Amati, Antonio Cassese, Nicola Lipari, Lorenza Carlassare… Questi sono solo alcuni esempi.

Li abbiamo scelti scelti anziani e giovani, donne e uomini, moderati e radicali, cristiani e non credenti, ma tutti uniti da una biografia caratterizzata dal grande amore per la qualità della comunicazione e da una forte passione civile. Sicuramente esistono centinaia di candidature simili, ma allora perché non aprire una discussione pubblica? Perche non promuovere delle primarie on line? Perchè non proporre e non utilizzare un metodo nuovo, davvero innovativo, capace di segnare quella discontinuità tanto invocata e assai poco praticata? Si poterbbe cominciare dalla Rai e poi proseguire con le aziende sanitarie e con tutti gli enti e le associazioni dove i partiti possono esercitare un diritto di nomina.
Non sarà la panacea, ma segnerà uno spartiaque tra diverse concezioni della politica e dell’etica.

Il nostro impegno sarà quello di animare la discussione, di raccogliere le indicazioni, di consegnarle ai risposabili delle forze politiche e di promuovere una campagna nazionale affinché non prevalgano le logge di ogni tipo e i signori degli appalti, veri e incontrasti dominatori di questa stagione politica e mediatica.

Naturalmente da: www.antoniodipietro.it (Unica “Vera” Opposizione)

novembre 1, 2008

Fasciti su Marte – A volte Ritornano… ma non scappano!!

An in corteo dal consigliere in cella

Nonno ai suoi compagni di partito: “Uscirò presto di qui”

Missione Secondigliano. Discreta, quasi imbarazzata: eppure di gruppo. Il quartier generale di Alleanza Nazionale bussa intorno alle 10, al carcere della periferia nord, dove da 48 ore è rinchiuso Marco Nonno. Lui, il consigliere comunale di An, 40 anni, già figlio scapestrato di una nota famiglia dell’allora Msi del Mezzogiorno d’Italia (un fratello responsabile dell’omicidio di Claudio Miccoli), è in cella con l’accusa di devastazione, ed è ritenuto il «regista sul campo» di scontri, violenze e disordini che infiammarono la periferia nord, nel cupo gennaio napoletano del 2008.

Vanno a fargli visita il deputato Marcello Taglialatela, il capogruppo di An in Regione Enzo Rivellini, i consiglieri comunali Carlo Lamura e Luciano Schifone, e il vicepresidente del consiglio regionale, nonché ex esponente di An, Salvatore Ronghi. Stringono la mano a un vecchio compagno, personaggio al centro di infinite diatribe interne al partito. Nonno è stato protagonista di una lunga e velenosa battaglia che, ancora oggi, lo oppone al suo (un tempo, amico) Pietro Diodato, consigliere regionale di An. Una guerra politico-elettorale tutta combattuta su Pianura, a colpi di denunce, querele, controquerele. Ma stavolta è la giustizia, non un vertice di partito, ad accusarlo di «gravi condotte». E tuttavia, quello che saluta e fa ciao ai suoi amici onorevoli, dalla cella, apparentemente sicuro e sfrontato, è un Nonno che dice poche parole. Decise.

«Tranquilli. Io da qui esco presto. E l’altro, l’assessore Nugnes, non sta già ai domiciliari? Comunque va bene. Sapete, qui dentro ho tanto tempo da riempire. Lo uso per pensare».

In cinque, lo rassicurano, umana vicinanza. Una missione quasi impossibile, la loro: da un lato portare solidarietà al “camerata” affezionato al saluto fascista nonché portatore assiduo di voti sul territorio; dall’altro eseguire le indicazioni del partito da Roma che invitano a liquidare la difesa a oltranza di «chi soffia sul malcontento delle discariche, peraltro con metodi violenti, ostacolando il lavoro del sottosegretario Bertolaso»; e, infine, resistere all’onda di disagio che monta dal cuore del centrodestra di governo. Proprio sull’uscio di quel penitenziario, prima che cominci la visita a Nonno e agli altri detenuti, un commento fotografa con lucidità la stangata che il blitz sui disordini di Pianura ha inferto anche al Pdl campano.

«Ormai siamo tutti commissariati nei confini della regione: centrosinistra, ma anche centrodestra.
Da Roma? Ci schivano
».

Il gruppo di politici sfila lungo il padiglione “Adriatico”. Li accompagnano almeno sette agenti della penitenziaria e il direttore Liberato Guerriero. Singolare l’altro siparietto con Nonno. Il detenuto riconosce tutti tranne il direttore: «E lei chi è, si qualifichi». Guerriero: «Veramente sarei il direttore». Nonno: «Ah, scusi. Comunque lo gestite benino». In cella con lui, un pregiudicato per furto. Rivellini prende appunti dopo lo scambio con una dozzina di detenuti. «Non siamo venuti solo per Marco, la situazione di Secondigliano è di quasi saturazione, ce ne siamo spesso occupati», rivendica il capogruppo. E aggiunge: «Ci sono tagli ai fondi del pronto soccorso interno, i posti per 1200 detenuti sono tutti occupati ormai, chiedono garanzie e diritti anche gli operatori del sociale, i formatori. Senza contare che su 12 corsi interni inizialmente previsti, la Regione ne finanzia solo 2».

Salvatore Ronghi, vicepresidente del Consiglio regionale, prima nelle fila di An, oggi con Mpa, va dritto al caso Nonno: «Ho visto crescere nella mia ex comunità politica che, per me, resta comunità umana, Marco Nonno e ho voluto dirgli che può contare su di me. Non volto le spalle a un amico in difficoltà. Sulla vicenda giudiziaria, l’ho trovato sereno e fiducioso nella magistratura. Certo: va condannata ogni azione di violenza, ma nessuno può negare la forte esasperazione della gente rispetto al problema rifiuti e alla mancanza di punti di riferimento nelle istituzioni locali. Non a caso fui tra coloro che condannarono le devastazioni, ma giustificai le proteste sociali dei cittadini che, ancora oggi, aspettano giustizia, chiedono chiarezza sui veleni sversati, sulla mancata bonifica». Attenuata, la visione del consigliere Lamura. «Siamo stati a visitare il sistema carcerario Secondigliano. E, ovvio, abbiamo incrociato il collega Marco Nonno: mi è sembrato piuttosto provato ma altrettanto tranquillo».

Alle 13 sono fuori, missione quasi riuscita.

(08 ottobre 2008) – di Conchita Sannino
Tratto da: napoli.repubblica.it

settembre 6, 2008

Sicilia 2008 _ Fascio-Mafia – Libertà : 1-0 – Sostegno a Carlo Ruta!

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Io sostengo

Carlo Ruta

Carlo Ruta è un giornalista siciliano, e scrive in un blog, il suo.

Anzi “scriveva
perché è stato chiuso.

L’8 maggio scorso è stato condannato (leggi la sentenza) dal Giudice penale, per il reato di stampa clandestina previsto dall’art. 16 della legge sulla stampa del 1948 per non aver eseguito la registrazione del proprio sito web www.accadeinsicilia.net presso la cancelleria del tribunale. Trattasi di una disposizione di legge del tutto fuori tempo e inconciliabile con le nuove forme di comunicazione introdotte con la rivoluzione portata dalla Rete. Soprattutto deve ritenersi incostituzionale perché il diritto di informare la costituzione lo riserva a tutti e non solo alla carta stampata che ha registrato il proprio marchio al tribunale.

L’onorevole Giulietti, deputato eletto nell’ Idv e portavoce dell’associazione Articolo 21, ha già chiesto al Ministro della giustizia tramite un’interrogazione a risposta scritta di rivedere la disciplina della materia affinché non si lasci spazio alla censura.
Quanto accaduto è un atto grave, anzi gravissimo ed è accaduto in una regione dove l’omertà è l’humus su cui cresce e prolifera l’arroganza della malavita organizzata.
Sia chiaro, la colpa non è del giudice che ha dovuto applicare la legge, ma del legislatore che quando gli fa comodo finge di non vedere alcune norme desuete e superate.

Molti lettori del blog e sostenitori di Facebook mi hanno segnalato la petizione
del sito http://www.censurati.it/voxpeople/carloruta/ per Ruta, invito i lettori ad aderire, anche io l’ho fatto.
Non basta. Ho disposto il deposito di un’ulteriore interrogazione affinché venga accelerato il processo di revisione della legge.
Pubblicherò la risposta che mi verrà data, se mi verrà data. Altrimenti mi sentiranno.

Tratto e diffuso da: www.antoniodipietro.it

P.S. Ci toccherà mica tenerci vergogne semoventi come Vittorio Feltri, Feronimo l’anonimo e spazzature simili per sempre? Se ogni anima libera da lacci e lacciuli sti maiali la fottono sistematicamente questo è il pericolo. Io il mio bastone l’ho qui accanto a me, quando vogliamo cominciare a suonargliene di santa ragione, non sarà mai troppo presto. Per ora firmiamo in massa la petizione per far sentire ai maiali che i bastoni battono il selciato frementi, e c’è ancora qualcuno qui nel terzo mondo d’europa che si indigna!

novembre 21, 2007

Un cordone sanitario tra Rai e politica.. Silvio, Silvio sei tu?

Leccapiedi AssatanatiUn cordone sanitario tra Rai e politica

Il tanfo che esala dal perverso intreccio tra Rai e Mediaset grazie alle intercettazioni per il fallimento di Hdc è nauseante. Che la principale azienda culturale e di intrattenimento del paese non agisca in regime di libera concorrenza ma prenda ordini e direttive dal concorrente è stomachevole perché ci descrive un’opinione pubblica a beneficio della quale ogni giorno viene confezionata un’informazione smussata, aggiustata e edulcorata, grazie a dirigenti e direttori sulla carta in concorrenza impegnati tutto il giorno a parlarsi al telefono per imbellettare la storiella da raccontare agli italiani.

Cinismo e disincanto potrebbero indurre a fare spallucce, a dire che lo sapevamo già, ma sarebbe sottovalutare il quadro emerso dalle intercettazioni, perché alla Rai si abbeverano ogni giorno, fiduciosi o ignari, milioni di italiani. In questo quadro parole come ‘informazione’, ‘verità’, ‘libertà’, ‘concorrenza’ e ‘democrazia’ escono svuotate e avvilite, soprattutto quando il controllo dei flussi informativi riguarda persino il festival di Sanremo e non solo i destini di Berlusconi. Tutti i protagonisti coinvolti sembrano attori di una compagnia di giro che prima di andare in onda accorda gli strumenti al diapason vibrato dal potente che li soggioga. La Rai, nonostante tutto, resta un bene pubblico prezioso ed è arrivato il momento che qualcuno se ne prenda cura, tutelandone la libertà, creandole attorno un cordone sanitario che le permetta di svolgere il suo ruolo. Altrimenti meglio chiuderla, meglio un monopolio conclamato che questa grottesca e umiliante simulazione di concorrenza.

Mercoledí 21.11.2007 16:53

Di Giuseppe Morello
giuseppe.morello@affaritaliani.it

novembre 14, 2007

Il lupo perde il pelo ma… non le tangenti… (Forza Italia)

Sono una persona rispettabile.Il lupo perde il pelo ma… non le tangenti…
Provincia di Palermo
Indagati Presidente e assessore… (Forza Italia)

La vicenda riguarda una scuola pronta da 10 anni ma da sempre inutilizzata. Una lunga inchiesta per falsa perizia e concussione…

Pronta da dieci anni, la scuola, 30 aule e una palestra olimpica, è da sempre inutilizzata: finora, invece di istruzione, ha prodotto inchieste giudiziarie. Nella prima, relativa alla vendita, sono imputati quattro tecnici dell’Ute per falsa perizia e l’ex segretario generale della Provincia per concussione.

L’altra, relativa all’affitto, sfumato anch’esso, vede indagati dalla Procura di Palermo il presidente della Provincia di Palermo Francesco Musotto (F.I.), l’assessore Carmelo Scelta e i componenti dell’ufficio tecnico Fabrizio Di Bella, Antonio Quagliana e Giuseppe Di Liberto. Sono tutti querelati dal proprietario della scuola, l’ing. Angelo Troia, autore di un esposto in cui sostiene che «se alla Provincia di Palermo si pagano tangenti l’immobile viene sovrastimato, se non si pagano viene sottostimato».

La vicenda ruota attorno al prezzo di affitto dei locali, in via Belmonte Chiavelli, fissato dalla Provincia, sulla base di una perizia redatta dai suoi uffici, in 108 mila lire al metro quadro. Secondo la querela tre perizie, una del Tribunale, una, precedente, dello stesso ufficio tecnico provinciale, la terza del consulente del pubblico ministero, avevano fissato il prezzo in 174 mila lire al metro quadro.

Nell’esposto-querela il proprietario cita il prezzo di affitto pagato dalla Provincia per un’altra scuola, l’Einaudi, e cioè 125 mila lire al metro quadro. «Non c’è proporzione – scrive l’ing. Troia – tra questo prezzo, relativo ad un immobile costruito nel 1970, indecente e inadeguato come scuola, ed il prezzo di 108.000 al metro quadro riferito ad un immobile del 1992 e adeguato ad utilizzo scolastico».


Altro che terza repubblica…

B. -da:www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=69515

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