Angolo del Gigio

LAVORI SFINITI: Opere Pubbliche, una Voragine infame…..

Italia Corrotta e IncompetenteLAVORI SFINITI
(Forza Italia – Lunardi c’è)

di Stefania Rimini

In onda domenica 15 Aprile 2007 alle 21.30

 

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MILENA GABANELLI IN STUDIO
Buonasera, oggi ci occupiamo di tempi e costi delle opere pubbliche. Per esempio capire perché si parte sempre con qualcosa che costa 10 e alla fine la paghiamo 100, dicono si fa in due anni, ma la finiscono dopo 10. Di chi è la colpa? E’ dell’impresa, è degli enti locali, è dei comitati del no, o dell’anfora romana che salta fuori ogni volta che scavi? Comunque tutto parte da un progetto, e di solito chi lo fa è la pubblica amministrazione. Cominciamo con una cosa semplice semplice, come levare un semaforo. Immaginiamo che ci sarà un assessore che dirà al suo tecnico trova una soluzione migliore. Il giro della nostra Stefania Rimini comincia dalle rotonde.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Appena ti distrai un attimo ne spunta una. Le rotonde, o rotatorie, in Italia stanno sostituendo dappertutto gli incroci. Qui siamo in Romagna, dove hanno celebrato il funerale del semaforo. Rotonde con dentro fontana. Rotonde senza fontana. Rotonde mini ottime solo per auto nane. Rotonde così grandi che ti devi aggrappare al volante. Rotonde con lampione artistico, ma se ci sbatti contro distruggi la macchina. In Romagna ce n’è per tutti i gusti.

WALTER ROCCHI – Assessore lavori pubblici Cesenatico
Ma io direi che ci siamo svegliati tardi. Se andiamo nel Nord Europa è già da tempo che c’è una rotatoria. La rotatoria è sinonimo di sicurezza e quindi noi abbiam visto che da quando abbiamo le rotatorie l’incidenza degli infortuni e degli incidenti è calata di molto.

STEFANIA RIMINI
Fate dei corsi apposta per sapere come farle?

WALTER ROCCHI – Assessore lavori pubblici Cesenatico
Sì, noi abbiamo dei tecnici che loro hanno tecnicamente dei raggi di curvatura che vanno rispettati.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Ma se i tecnici fanno i corsi apposta, allora come mai ci sono tante rotonde poco sicure, come questa della stazione di Cesenatico?

WALTER ROCCHI – Assessore lavori pubblici Cesenatico
Si, ma il discorso è questo, è quello di prima. Noi è una di quelle condizioni che si è fatta una rotatoria su un asse stradale che c’è già da quando è nato Cesenatico, diciamo e quindi in quelle condizioni si può operare nel modo migliore ma non sarà mai una rotatoria come se fatta in un nuovo insediamento dove naturalmente c’è spazio.

STEFANIA RIMINI
Bisogna accontentarsi!

WALTER ROCCHI – Assessore lavori pubblici Cesenatico
Bisogna accontentarsi!

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Capito? Se trovate delle rotatorie strane, è perché anche dove non ci starebbero ce le fanno entrare per forza. In pratica, ogni comune fa come gli pare, c’è chi copia dal vicino e chi inventa col fai da te, come hanno fatto a Cornaredo, in Lombardia.

GIUSEPPE DI GIAMPIETRO- Urbanista Politecnico di Milano
Si tratta di quattro rotatorie qui e altre quattro piattaforme in precedenza che su un percorso abbastanza intenso soprattutto la mattina e la sera impediscono le velocità elevate, permettono di attraversare la strada anche ai pedoni e in qualche maniera introducono una tipologia di rotatoria che è la minirotatoria sormontabile che non esiste in Italia. E comunque c’è la precedenza anche a brevissima distanza si vede che son disposti a fermarsi. Se ci fosse un semaforo, se ci fosse un segnale di stop sicuramente non lo farebbero. Se c’è qualcuno che corre o tende a tagliare la rotatoria perché essendo bassa può essere sormontata ecco in questo caso il dosso è molto efficace e come può vedere qualcuno, qualche ragazzo il sabato sera ha lasciato la coppa dell’olio sopra queste piattaforme.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Bravi, ma se andiamo avanti, ci accorgiamo che anche i Comuni della Lombardia, come in Romagna, hanno fatto svariate ciambelle senza il buco.

GIUSEPPE DI GIAMPIETRO- Urbanista Politecnico di Milano
Ecco questa invece è una rotatoria vecchio stile, sarebbe a dire di quelle che si facevano e si continuano a fare tutt’ora cioè delle grandi ciambelle al centro della strada che costringono a girare i veicoli intorno, però completamente inaccessibili ai pedoni e ai ciclisti. Però anche in questo caso abbiamo una rotatoria abbastanza eccentrica rispetto al tracciato originario della strada, però le isole spartitraffico servono a guidare l’automobilista a girare intorno alla rotatoria e quindi in qualche maniera a far diminuire la velocità li rende più disponibili a rispettare la precedenza e a dare la precedenza ai pedoni sui passaggi pedonali. Ecco adesso invece abbiamo un esempio di rotatoria sbagliata, come potete vedere il percorso di questa rotatoria è completamente tangente all’isola spartitraffico quindi potrei anche non fermarmi, andare completamente dritto, quindi non rispettare il diritto di precedenza. Adesso troveremo una serie di incroci trattati a rotatoria con semaforo e con false rotatorie in cui il problema è che l’automobilista non sa come si deve comportare e praticamente chi ha dato la precedenza prima non sa se deve darla anche qui oppure ha il diritto di precedenza.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Qui hanno fatto le rotatorie per eliminare i semafori e poi ce li hanno rimessi, così l’automobilista non capisce più niente.

GIUSEPPE DI GIAMPIETRO- Urbanista Politecnico di Milano
Non è una rotatoria, ma un incrocio con semaforo anche se ha la forma della rotatoria. Il problema è che poi le persone che attraversano questo percorso trovano tre o quattro incroci diversi e non sanno più come devono comportarsi e se devono dare la precedenza oppure no.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Quindi per le rotonde ogni Comune ha fatto come gli pare, e il motivo è che in Italia la normativa per fare le rotonde è uscita sulla Gazzetta Ufficiale soltanto a luglio del 2006.

GIUSEPPE DI GIAMPIETRO- Urbanista Politecnico di Milano
La cosa strana è che questa norma un po’ raccogliticcia e stata messa su copiando un po’ quello che si fa nel resto del mondo e copiandola sia dalle fonti sbagliate, per esempio dagli americani che son venuti in Europa ad imparare come si fanno le rotatorie compatte e non dai francesi, e poi sbagliando anche le traduzioni per esempio questa fascia che collega i passaggi pedonali in una rotatoria viene tradotta come banchina pavimentata. In realtà nell’originale questa era un landscaping buffer, cioè è una fascia verde che costringe i pedoni e li convoglia sul passaggio pedonale, questo viene chiamato varco disabili in realtà quello è un passaggio pedonale accessibile e non è affatto per disabili, è per tutti.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Dovremmo rimandarli a scuola, ma in una scuola apposta, che è quella per la pubblica amministrazione e che loro frequentano poco.

STEFANIA RIMINI
I funzionari della pubblica amministrazione degli enti locali, questi sono obbligati ad andare a scuola?

VALERIA TERMINI – Dir. Scuola Sup. Pubblica Amministrazione
Purtroppo no. No non sono obbligati e di nuovo qui va colto esattamente il senso del processo di formazione, può esserci un’offerta di formazione ma deve esserci una sensibilità da parte delle amministrazioni.

STEFANIA RIMINI
E sono le amministrazioni cioè le regioni, le Province e al limite i comuni che possono chiedere a voi di erogare dei corsi. Ma succede spesso?

VALERIA TERMINI – Dir. Scuola Sup. Pubblica Amministrazione
Devo essere sincera…no, non molto spesso.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Per esempio, i corsi sugli appalti pubblici richiesti nel 2006 dai Comuni di tutta Italia per i loro funzionari sono stati solo 570.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Siccome i comuni sono 8100 verosimilmente 9 su 10 pensano di non aver bisogno di imparare come si amministra la cosa pubblica. Ora, finché si tratta di una rotonda magari l’errore è rimediabile, quando parliamo di una strada è un’altra storia. E’ evidente un amministratore competente si circonderà di tecnici preparati e metterà a gara un progetto ben fatto, e non dirà all’impresa puoi passare di lì quando invece c’è una linea elettrica o non è stato fatto un esproprio, perché altrimenti si blocca tutto. E non aggiudicherà l’appalto a chi offre un ribasso improbabile, perché se poi l’azienda, l’impresa, fallisce il cantiere si ferma. Esattamente tutto quello che è successo alla superstrada che collega la Valseriana a Bergamo, una storia cominciata nel ‘68.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
E dopo 40 anni , e una serie di imprese fallite o cambiate, oggi siamo alla storica inaugurazione della superstrada: non tutta, solo un pezzo di 3 km!

DORIANO BENDOTTI – Imprenditore
Abbiamo visto ricorsi al Tar, ricorsi al Consiglio di stato, imprese che se ne sono andate, cacciate via le imprese precedenti, sono arrivate le nuove imprese e son passati anni. La gente si sfiducia!

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
I valligiani fanno la coda tutti i giorni per andare e tornare da Bergamo.

ANGELO CARRARA – Confartigianato di Bergamo
Dato che sono valligiano anch’io quando vado a lavorare a Milano parto a un quarto alle sei e arrivo a Milano, sto un’ora fuori dal cantiere per entrare dopo perché altrimenti perdo due ore di strada.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Anche noi dalle 18.38 alle 18.58 siamo riusciti a percorrere meno di 6 km, in 20 minuti.

LUIGINA BERNINI – Imprenditrice
Quindi anche noi stessi,quando operiamo, andiamo a Milano e torniamo ci impieghiamo una giornata e non abbiamo fatto niente! Questo è gravissimo.

SIMONA GHILARDI – Imprenditrice
La nostra società si occupa principalmente di trasporti nazionali e di logistica.

STEFANIA RIMINI
Quindi per voi il fatto che ci sia un intasamento di traffico è particolarmente…

SIMONA GHILARDI – Imprenditrice
E’ particolarmente costoso.

STEFANIA RIMINI
Avete calcolato quanto vi costa un ritardo di dieci anni?

SIMONA GHILARDI – Imprenditrice
Un milione di euro

STEFANIA RIMINI
Che avete speso in più?

SIMONA GHILARDI – Imprenditrice
Esatto.

STEFANIA RIMINI
Quindi si sono anche persi posti di lavoro?

SEVERO LEGRENZI – CISL
Moltissimi con delle dimensioni veramente significative.

STEFANIA RIMINI
Di che cifre parliamo?

SEVERO LEGRENZI – CISL
Possiamo anche parlare di 200 mila addetti.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Senza superstrada l’economia della Val Seriana va in malora, e la gente non ne può più.

ANNA BONOMI – Comitato Superstrada
Doveva essere terminata nel ‘95, quindi sono 12 anni per 12 chilometri.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Oggi però, 12 gennaio 2007, è un grande giorno. C’è l’inaugurazione di ben 3 Km di superstrada.

STEFANIA RIMINI
State montando la segnaletica! Vi han fatto venire stanotte, stamattina presto a finire?

OPERAIO
No stanotte no. Ci hanno fatto venire stamattina presto.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Ecco le autorità e i dirigenti dell’Anas che fanno il giro inaugurale. Come si viaggia bene sulla superstrada nuova. Peccato che sono pronti solo 3km, e il resto quando?

EUTIMIO MUCILLI – Capo compartimento Anas Lombardia
Noi contiamo entro la primavera di procedere al completamento di questo tratto e all’apertura di questo tratto.

STEFANIA RIMINI
Entro la primavera?

EUTIMIO MUCILLI – Capo compartimento Anas Lombardia
Si.

ANNA BONOMI – Comitato Superstrada
Questo tratto dovrebbe essere inaugurato il 31 marzo. Come si può ben vedere però lo stato attuale dei lavori sicuramente non presuppone una consegna entro il 31 marzo ma non ci crediamo, assolutamente perché il tratto che abbiamo inaugurato oggi era fermo da nove mesi, completamente finito, mancavano due strisce, mancavano segnaletica orizzontale e verticale che poi sono lavori da una giornata non di più.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Qui non si vede nessuno al lavoro e difatti, l’inaugurazione di questo tratto nel frattempo è slittata di altri 2 mesi. Dopo di che per finire la superstrada manca ancora un tratto in galleria.

EUTIMIO MUCILLI – Capo compartimento Anas Lombardia
C’è anche la diramazione che comporta l’apertura della galleria Montenegrone, e questa ultima azione è prevista entro novembre del 2007.

STEFANIA RIMINI
Vi fidate che adesso sia effettivamente finita nei tempi che abbiamo detto?

MIRCO PERINI – Sindaco Pedrengo
Qui andiamo avanti di rinvii e rinvii. 2 anni fa ci hanno detto che nel 2006 sarebbe stata pronta. Oggi ci dicono che sarà pronta fra un altro anno. E’ un rinvio dietro l’altro, ci credo molto poco.

MASSIMILIANO ALBORGHETTI – Sindaco Scanzorosciate
La responsabilità è dell’ Anas nel modo più assoluto.

STEFANIA RIMINI
Perché?

MASSIMILIANO ALBORGHETTI – Sindaco Scanzorosciate
Dobbiamo anche dire che nel tentare di contattarli in tutti questi anni qua abbiamo sempre fatto un buco nell’acqua quindi questo è indice del fatto che oltre a non prendersi delle responsabilità si scaricano anche la responsabilità di contattarci e di farci sapere quali sono le difficoltà.

STEFANIA RIMINI
Vi sentite di avere delle responsabilità sul ritardo dell’opera?

EUTIMIO MUCILLI – Capo compartimento Anas Lombardia
Senta adesso parlare di responsabilità, peraltro io sono a Milano dal 2003 ma questo non significa che non ci sia una continuità, non ritengo che debba essere io qua a stabilire delle responsabilità. Certamente ritardi alle opere pubbliche è generalmente legato a problemi espropriativi di ricorsi al Tar.

STEFANIA RIMINI
Che in questo caso ci sono stati?

EUTIMIO MUCILLI – Capo compartimento Anas Lombardia
Sì ci sono stati, molti.

STEFANIA RIMINI
Poi l’impresa?

EUTIMIO MUCILLI – Capo compartimento Anas Lombardia
Poi c’è il discorso dell’interferenza, di coordinare tutto lo spostamento dei sottoservizi e quindi linee elettriche, acquedotti, fognature…

STEFANIA RIMINI
L’impresa ha ritardato?

EUTIMIO MUCILLI – Capo compartimento Anas Lombardia
L’impresa è in ritardo rispetto alla tempistica contrattuale.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
I cantieri si erano già fermati in passato anche perché c’erano stati problemi nella disponibilità delle aree

GIACOMO STUCCHI – ex Commissario ordinario Anas
Non tutte le strade dove andava ad essere realizzata una nuova strada erano state oggetto di decreto di esproprio quindi anche lì…

STEFANIA RIMINI
Ma lì chi è che se ne doveva occupare?

GIACOMO STUCCHI – ex Commissario ordinario Anas
Lì era l’Anas e la Prefettura.

STEFANIA RIMINI
E non se ne erano occupati in tempo quindi?

GIACOMO STUCCHI – ex Commissario ordinario Anas
O avevano fatto i decreti che poi erano scaduti e poi non erano stati rinnovati o non avevano trovato gli accordi, nel senso che non si era trovato l’accordo nella compensazione con i proprietari.

STEFANIA RIMINI
Ma non era un lavoro che potevano fare prima?

GIACOMO STUCCHI – ex Commissario ordinario Anas
Era un lavoro che in teoria poteva essere fatto prima.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Allora non è tutta colpa delle imprese, se ci stanno impiegando 12 anni per fare 12 km e infatti per coprire i maggiori costi la ditta ha chiesto e ottenuto dall’Anas dei soldi in più, con una transazione.

GIACOMO STUCCHI – ex Commissario ordinario Anas
La transazione sostanzialmente fra la ditta che aveva formulato una serie di riserve per svariati milioni di euro, più di 20 milioni di euro, e l’Anas, dicendo noi vi diamo circa 13 milioni di euro chiudiamo tutto il discorso delle riserve e voi vi impegnate a concludere l’opera ahimè entro aprile dell’anno scorso.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Anche l’Anas però fa fatica a fare la voce grossa con l’impresa, quando si scopre che non ha i soldi per pagare i lavori.

SERGIO PIFFARI- Coordinatore provinciale IDV
In realtà si sbarcava, ossia si facevano opere senza la relativa copertura finanziaria. E la dove si poteva non si facevano.

STEFANIA RIMINI
Cosa?

SERGIO PIFFARI- Coordinatore provinciale IDV
Cioè le opere venivano ritardate, come in questo caso la galleria di fatto è pronta ormai da sei anni, c’è un progetto esecutivo pronto ormai da 5anni e solo a giugno ci siamo accorti che le risorse mancavano, nel decreto Bersani di giugno abbiamo trovati milioni di euro, una quindicina che servivano a copertura finanziaria dopo di che hanno fatto la gara, hanno assegnato il cantiere e noi speriamo veramente che a fine anno si arrivi all’opera conclusiva, ma questo poteva essere fatto un anno fa, due anni fa, tre anni fa, non è che hanno impiegato dei mesi perché qualche altro intoppo c’era, bisognava solo metterci i soldi e fare la gara.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Intanto l’inaugurazione di un pezzetto di superstrada ha cambiato la vita dei valligiani: ora possono fare due code invece di una: sulla provinciale oppure sulla superstrada. E con questa maledizione dei lavori, non è più finita.

PASQUALINO NICOLI – imprenditore
Dove ho il deposito io stanno facendo la maledetta superstrada. Il problema è che lì han tirato via il sostegno sotto il basamento del pilastro. Lì dove c’è il capannone, l’han buttato sotto per vedere se c’è dei micropali e poi tagliare il basamento per vedere se c’era il ferro. E lì vuol dire che domani si piegherà la strada non lo so, non sono un tecnico sono ignorante nel campo.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Sotto il pilastro han scavato un buco di oltre tre metri, con dentro pure l’acqua. Lo scavo è stato disposto dal giudice per accertare che non ci fosse una frode nella pubblica fornitura. Ci manca solo che venga giù tutto, dopo che stanno aspettando questa superstrada da 12 anni.

PAOLO BUZZETTI – Pres. Ass. Nazionale Costruttori Edili
E’ l’amministrazione nel suo complesso che non riesce a progettare bene, non riesce a trovare i finanziamenti per tempo, non riesce a farsi dare le autorizzazioni per tempo, non riesce a scartare le imprese che fanno dei prezzi troppo bassi. Naturalmente va detto per onestà che anche noi abbiamo responsabilità come imprese nel senso che facciamo dei ribassi eccessivi molto spesso.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Succede così, che per partecipare alle gare bisogna dimostrare di aver fatto un certo numero di lavori, altrimenti ti ritirano il patentino. Per questo le imprese si presentano alle gare anche quando sono troppo indebitate, e per vincere l’appalto fanno un ribasso stracciato. Se poi va male, l’azienda fallisce e i lavori si bloccano, se va bene dice che bisogna fare delle varianti in corso d’opera, così il prezzo aumenta e i tempi si allungano.

ALESSANDRO BIANCHI – Ministro dei Trasporti
Abbiamo un meccanismo perverso per cui aggiudichiamo lavori spesso con ribassi mostruosi, il che fa presupporre ed è la regola, che successivamente questi vengono interrotti perché l’impresa accampa altri tipi di diritti e con questi meccanismi qua del ricorso del contro ricorso dell’intervento al Tar i lavori vanno avanti anni e anni.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Per esempio: uno dei lavori più grossi in ballo in Italia è quello per le nuove linee della metropolitana di Roma. I cantieri per la metro B1 sono già aperti da ottobre 2005, per fare 4 km e 4 stazioni. E quando finiranno?

BENZINAIO
Loro dicono che finiranno nel 2010. Io non mi fido, anche se qui il problema è un altro, è una zona piena di siti archeologici, quindi basta una minima stupidaggine un intoppo, bloccano tutto e poi ripeto il discorso è che loro stanno lì sotto, tu non sai come vanno i lavori,per cui anche se poi dovessero protrarsi per un altro anno o due…

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Chi segue i lavori è una società al 100% del Comune, Roma Metropolitane, e l’assessore dice che i lavori non finiranno nel 2010, ma nel 2011.

MAURO CALAMANTE – Ass. politiche mobilità Comune di Roma
Qui nessuno è magico, qui non c’è una magia. Qui c’è qualcuno che ha detto a Roma si devono fare le metropolitane, anche in tempi rapidi e certi questo vuol dire che ci siamo affidati ad una struttura nostra, Roma Metropolitane è un ufficio dell’amministrazione comunale, mi sono spiegato? Ci sono 140 persone molto qualificate, un gioiellino questa società e noi oggi abbiamo un grande obiettivo: quello di dare due metropolitane a Roma entro il 2011.

FEDERICO BORTOLI – Amm. delegato Roma Metropolitane
Questo è un cantiere che comincia le sue attività alle 6 del mattino e le conclude alle 23 la sera. I residenti controllano attentamente perché come potete vedere abbiamo più di cento finestre che affacciano sul cantiere, ma la loro vera preoccupazione non è tanto il disagio per il rumore quanto che le macchine del cantiere possano rallentare o addirittura fermarsi.

RESIDENTE 1
Ci stanno continuamente sbalzi di corrente, la luce va via quindi diciamo a me personalmente che lavoro con il computer ogni tanto devo chiamare il programmatore e quindi pago sempre.

RESIDENTE 2
Guardi com’è ridotta la strada. C’è una caduta di motorini perché qui lasciano i cantieri portano con i camion portano il fango…una sera ho contato dalle 4 e mezza alle 6 e mezza sei cadute di motorino

RESIDENTE 3
Poi questo impianto è fatto per cinquanta operai invece in realtà sono pochi, sei sette, ecco stanno passando adesso. Quindi mandano avanti un cantiere da cinquanta persone in sei sette operai, quindi un cantiere morto.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
E come mai questo è un cantiere morto? Qui da progetto ci dovevano fare la stazione Nomentana, che fine ha fatto?

MILENA GABANELLI IN STUDIO
E’ un film già visto. Tanto per avere un’idea, solo la fase di progettazione di un qualsiasi lavoro di una certa entità richiede dai 4 ai 6 anni di tempo. Bene a progetto finito, tutti d’accordo, gara d’appalto fatta, un anno e mezzo fa partono i lavori, e dopo qualche mese viene fuori una complicazione e 1 stazione su 4 ce la scordiamo. Stavamo parlando della costruzione della nuova linea della metropolitana a Roma. In Italia le metropolitane hanno sempre avuto tempi biblici e costi ciclopici. A Milano per esempio l’ultima linea della metropolitana tra l’inizio del progetto e la fine, i costi sono aumentati dell’800%. Quello che non è andato in rotaie è andato in tangenti. Sta di fatto che sono le più care d’Europa. Ma adesso stiamo parlando di Roma però, e Roma é Roma, come scavi c’è una sorpresa. Se l’amministrazione non viene dalla luna questo non può non metterlo in preventivo. Il progetto per la linea B1 era partito un anno e mezzo fa e le stazioni dovevano essere 4. Passa neanche un anno che salta fuori il primo intoppo. La gara d’appalto era stata assegnata al massimo ribasso, così basso che si era presentata una sola impresa e come da manuale salta fuori l’intoppo, salta fuori la variante e il prezzo si alza. Ma perché salta una fermata, che cosa è successo?

MAURO CALAMANTE – Ass. politiche mobilità Comune di Roma
Questa stazione quando siamo andati ad arrivare a questo punto è nato un problema nel senso che dopo aver fatto i campi prova, i consolidamenti necessari rispetto a quello che sta sopra in superficie esistente oggi si è detto che i tempi non potevano essere quelli esistenti da progetto e ci stiamo orientando per non realizzare più questa stazione. Però prolunghiamo la metropolitana.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
In pratica, è scattata la classica variante perché il progetto era una cosa e la realtà è un’altra.

STEFANIA RIMINI
Cioè quanto sarebbe costata in più?

FEDERICO BORTOLI – Amm. delegato Roma Metropolitane
La previsione era che rispetto al quadro contrattuale che era di circa di 75 milioni di euro, la stazione sarebbe potuta costare circa 110, 115 milioni di euro, risorse che essendo finanziamenti pubblici non ci sono e avrebbe comunque comportato un allungamento di tempi di realizzazione almeno di 12 o 18 mesi.

STEFANIA RIMINI
Ma perché costa di più in parole povere?

FEDERICO BORTOLI – Amm. delegato Roma Metropolitane
Costa di più perché proteggere i fabbricati che sono qui intorno e consolidare il terreno richiede delle attività di consolidamento sicuramente maggiori e più consistenti di quelle che erano state ipotizzate quando nel 2000 questo progetto era stato concluso.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Ma non lo sapevano prima? Il progetto l’aveva fatto la società di famiglia dell’ex ministro Lunardi, la Rocksoil. Adesso che è saltata fuori una variante i costi aumentano.

MAURO CALAMANTE – Ass. politiche mobilità Comune di Roma
Certo che c’è un incremento del costo, di circa 75 milioni di euro.

STEFANIA RIMINI
La dovete rimettere a gara?

MAURO CALAMANTE – Ass. politiche mobilità Comune di Roma
No, la fa la stessa società che ha aggiudicato questo primo tratto.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Quindi l’impresa va a incassare più del previsto, mentre i cittadini si ritrovano senza una stazione di Metropolitana, si sono sorbiti un anno di scavi per niente. Alcuni commercianti ci hanno rimesso, altri hanno chiuso e di indennizzi ancora non se ne parla.

COMMERCIANTE 1
Speriamo che si sbrigano, che si sbrigano sennò è un macello!

COMMERCIANTE 2
Noi che abbiamo qui un negozio non passa più un’anima ecco passa lei!

COMMERCIANTE 3
E’ la prima volta in 43 anni che facciamo una liquidazione vista la situazione, è insostenibile proprio!

COMMERCIANTE 4
Ma diciamo che abbiamo avuto in termini proprio di incassi almeno un 20-25% in meno, raffrontando con gli anni precedenti.

COMMERCIANTE 5
Ci vorrebbe qualcuno che ci desse un consiglio su cosa dobbiamo fare per i risarcimenti perché non si lavora più.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Ma non se ne potevano accorgere prima di cominciare a scavare che qui c’erano dei problemi?

FEDERICO BORTOLI – Amm. delegato Roma Metropolitane
Era una cosa che non poteva essere su carta al momento del progetto analiticamente preventivata, perché l’analisi del sottosuolo…

STEFANIA RIMINI
Ma perché non si sapeva com’era il sottosuolo esattamente, cioè è più molle di quello che si pensava?

FEDERICO BORTOLI – Amm. delegato Roma Metropolitane
E’ sicuramente diverso da come si pensava e i fabbricati che sono qui vicino hanno bisogno di opere di protezione appunto dei consolidamenti che non potevano essere previsti quando si è fatto il progetto.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
A quanto pare, se lo chiedevano ai residenti, qui lo sanno tutti da tempo in che condizioni è il sottosuolo.

RESIDENTE 1
Si sa da anni che è così non è che, il quartiere è nato sulla vecchia piana alluvionale del Tevere questo si sa. Solo che loro sono partiti a fare i lavori sapendo perfettamente cosa avrebbero fatto nel caso in cui la stazione poi effettivamente non l’avrebbero potuta fare.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Il cittadino non si fida perché vede che al posto della stazione gli faranno un parcheggio, e il posto auto se lo vuole se lo dovrà comprare, mentre per prendere la metro dovrà scarpinare fino alla stazione successiva o scendere sottoterra e prendere un lungo tapis roulant. E se chiede alla società di veder i progetti si passa prima dal Tribunale.

ANTONIO TAMBURRINO – Presidente Cesia
Credo che la società Roma Metropolitane paghi fior di avvocati per barricarsi in questa negazione dell’informazione e quindi stia sprecando dei soldi pubblici.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
La negazione delle informazioni genera diffidenza e la diffidenza genera ostacoli.

VERONICA DINI- Avvocato “Comitato no tangenziale”
Qui ci troviamo in corrispondenza di un tratto di un cantiere della Boffalora -Malpensa che è in realizzazione. Il comitato dei cittadini e alcune amministrazioni sono molto preoccupate perché appunto il progetto è stato frazionato in una cinquantina di microprogetti e quello che manca è una valutazione complessiva degli impatti ambientali che queste opere avranno sul territorio.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Abbiamo 171 comitati, che si formano non solo contro la Tav o contro il Ponte sullo Stretto, ma anche contro un megaimpianto sotterraneo di stoccaggio del gas.

STEFANIA RIMINI
In Italia abbiamo molto bisogno di trovare posti dove stoccare il gas. Non vi è venuto il dubbio che opponendovi anteponete il vostro interesse…

RAIMONDO SORAGNI- Sindaco Finale Emilia
Quali interessi?

STEFANIA RIMINI
Locale a quello collettivo?

RAIMONDO SORAGNI- Sindaco Finale Emilia
Allora stia attenta, quando si compromette, si mette in discussione l’incolumità e la salute pubblica io credo che non ci sia economia che possa bypassare questa cosa.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Se il cittadino non viene coinvolto, non viene informato, ma lo si mette sempre davanti al fatto compiuto, dopo non ci si può aspettare che siano tutti d’accordo.

GIANSANTE CASTELLINI- Associazione Eco 90 Uboldo
Diciamo no alle quattro cave che ci vengono imposte dalla provincia di Varese, diciamo no ai centri commerciali, diciamo no alle strutture per la logistica…..

ANGELA CATTANEO – Comitato “No allo svincolo Origgio”
E’ chiaro che i cittadini quando si sono visti calare dall’alto un progetto così devastante si sono mossi e hanno incominciato a mettere in atto una serie di mobilitazioni e iniziative per bloccare quest’opera di cui oltre tutto non vediamo l’utilità.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Questo comitato invece si oppone alla scala mobile. Loro vorrebbero continuare a salire al castello di Rivoli a piedi.

ERCOLE GIANOTTI- Comitato “risalita no grazie”
Perché abbiamo un’immagine del castello di com’era di Rivoli, di tanti anni fa, questa è una foto del 1950 circa, e adesso abbiamo questa situazione. Come Lei può ben vedere sono state abbattute tutte le piante per costruire una scala che deve far salire la gente 30 metri. Questa è una rappresentazione generale e questo è un giudizio dei cittadini che hanno lasciato in momenti non sospetti.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Per tenerli a bada è intervenuta la polizia.

LILIANA BOELLA – Associazione salvaguardia collina di Rivoli
Addirittura nottetempo sono stati mandati 105 questurini in assetto anti sommossa da Torino per contrastare una forza che avrebbe dovuto essere belligerante e che invece era solo rappresentate da cinque persone del comitato inermi e sorprese, stupefatte.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Se siamo arrivati fin qui, allora vuol dire che i comitati del no sono proprio un problema per chi vuole costruire. E il punto non è se è giusta o sbagliata la scala mobile, che è un orrore per i cittadini ma probabilmente necessaria per chi l’ha commissionata, oppure la tangenziale o uno svincolo, il punto è che se non ti metti d’accordo prima con i diretti interessati, loro ti ostacolano o ti bloccano i lavori e quindi lo devi fare in corso d’opera. Che significa dover magari cambiare i progetti, un aumento dei costi, e i cantieri fra i piedi non te li togli più. Siccome per fare un’opera ci vuole l’unanimità, se questa poi attraversa molti comuni, ti puoi fare il segno della croce.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
E’ il caso della terza corsia sulla A9 Lainate Como, un lavoro che è in ballo dal 2004, interessa 17 Comuni, ma quello di Uboldo non è d’accordo sullo svincolo di Saronno e si è messo di traverso.

MARIO PIAZZA – Sindaco Uboldo
Lo svincolo che ci viene proposto dalla Regione e dalla Società autostrade è praticamente monco verso l’abitato di Uboldo e quindi richiamerebbe tutto il traffico della Bustese che sono 27 mila macchine attraverso tutte le vie storiche di Uboldo, raddoppiando praticamente l’inquinamento del paese, atteso siamo già al triplo di quello previsto dalla legge e domani saremo al doppio di questo triplo quindi come si può accettare una situazione del genere?

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Certo che non si può, messa in questi termini. Ma se non si mettono d’accordo non si finisce più e il problema del traffico rimane. E siamo alla variante di valico. Fino a qualche tempo fa c’era un sistema per convincere i comuni ad accettare un’opera, costruirgli qualcosa in cambio: le cosiddette opere compensative. A Sasso Marconi le piste ciclabili sono state fatte con i soldi della variante e anche il polo scolastico, a Marzabotto i soldi della variante sono serviti a fare un centro di documentazione del parco ma li hanno impiegati anche per recuperare l’area del memoriale. Ora stanno per far partire i lavori di alcune opere idrauliche.

STEFANIA RIMINI
E questo con i soldi della variante?

SERGIO CAPPELLETTI – Ass. lavori pubblici comune di Marzabotto
E questo con i soldi della Variante di Valico. L’opera costa circa 16 milioni di euro.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Tutte queste opere compensative quanto costano alle Autostrade?

GIOVANNI CASTELLUCCI – Amm. delegato Autostrade per l’Italia
A noi sono costate circa 250 miliardi delle vecchie lire quindi circa 130 milioni di euro e riguardano attività o interventi che nulla hanno a che vedere con l’autostrada.

SERGIO CAPPELLETTI – Ass. lavori pubblici comune di Marzabotto
Io parlo dell’acquedotto di San Silvestro e questa è l’area dove è stato collocato l’impianto di sollevamento.

STEFANIA RIMINI
Che è un’altra opera …

SERGIO CAPPELLETTI – Ass. lavori pubblici comune di Marzabotto
E’ un’altra opera pagata con i soldi della variante di valico, è il primo che è partito.

STEFANIA RIMINI
E quanti ce ne sono?

SERGIO CAPPELLETTI – Ass. lavori pubblici comune di Marzabotto
Sono tre.

STEFANIA RIMINI
Tutti con i soldi della variante?

STEFANIA RIMINI
Si.

STEFANIA RIMINI
Ma voi senza la variante gli acquedotti non riuscivate a farli?

SERGIO CAPPELLETTI – Ass. lavori pubblici comune di Marzabotto
No.

STEFANIA RIMINI
Perché?

SERGIO CAPPELLETTI – Ass. lavori pubblici comune di Marzabotto
Perché le risorse sono talmente scarse visto che le risorse…

STEFANIA RIMINI
Cioè i soldi non ci sono e quindi si è preferito…

SERGIO CAPPELLETTI – Ass. lavori pubblici comune di Marzabotto
I soldi non ci sono…

STEFANIA RIMINI
Invece la società Autostrade i soldi li ha?

SERGIO CAPPELLETTI – Ass. lavori pubblici comune di Marzabotto
La Società autostrade dovrebbe avere i soldi per riuscire a fare le opere necessarie e comunque per pagare quei disturbi che sono per i comuni dove transitano le autostrade.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Poi si rimetteranno a posto un ponte.

STEFANIA RIMINI
Cioè i soldi della variante per questo ponte quanti sono?

SERGIO CAPPELLETTI – Ass. lavori pubblici comune di Marzabotto
Sono oltre 400 mila euro.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Però Autostrade e Anas che tengono i cordoni della borsa non scuciono un centesimo in anticipo.

STEFANIA RIMINI
Ma la logica qual è?

EDOARDO MASETTI – Sindaco di Marzabotto
La logica è di non correre il rischio di fare le opere correlate alla variante di valico senza fare la variante di valico.

STEFANIA RIMINI
Vuol dire: se facciamo la variante…

EDOARDO MASETTI – Sindaco di Marzabotto
Se facciamo la variante partono le opere, se non facciamo la variante non partono le opere.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Si dà il caso che la Variante di Valico sia in ballo da 20 anni, quindi queste opere costano ben di più dei 130 milioni di euro inizialmente previsti. La differenza chi la paga?

STEFANIA RIMINI
Comunque il costo di queste opere alla fine ricade sull’automobilista giusto?

GIOVANNI CASTELLUCCI – Amm. delegato Autostrade per l’Italia
Il costo inizialmente previsto di 130 milioni di euro è stato utilizzato per il riepilogo complessivo del piano finanziario di Autostrade quindi può aver inciso sulle tariffe ma da allora ogni costo in più nell’esecuzione di queste opere è un costo che autostrade sostiene direttamente senza poter trasferire sulle tariffe nessuna maggiorazione di onere. Perché il rischio di costruzione è stabilito da contratto che sia esclusivamente da Autostrade.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Invece al Comune di Marzabotto dicono che i soldi in più per fare la scuola ce li devono mettere loro.

EDOARDO MASETTI – Sindaco di Marzabotto
Quella scuola oggi costa 4 milioni e mezzi di euro.

STEFANIA RIMINI
E quanto costava?

EDOARDO MASETTI – Sindaco di Marzabotto
Tre milioni.

STEFANIA RIMINI
E la differenza?

EDOARDO MASETTI – Sindaco di Marzabotto
Quindi la differenza la dobbiamo o integrare attraversi mutui e qualcosa del genere o rinunciare ad opere che facevano parte di quel pacchetto e trasferire e trasferire dei fondi sulla scuola stessa.

STEFANIA RIMINI
Quindi voi cosa avete fatto?

EDOARDO MASETTI – Sindaco di Marzabotto
Abbiamo rinunciato ovviamente visti i chiari di luna, abbiamo rinunciato ad alcune opere e abbiamo trasferito il costo relativo a quello sulla scuola in maniera di fare la scuola così come…

STEFANIA RIMINI
Come dovevate fare!

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Di sicuro chi ci rimette per i ritardi siamo noi automobilisti, che ci ritroviamo regolarmente in coda.

ANTONIO DI PIETRO – Ministro delle Infrastrutture
In Italia, le società concessionarie stanno prendendo dei pedaggi anche per costruire le strade che devono ancora fare, solo la società Autostrade per l’Italia come compito, a fronte del fatto che da adesso fino al ‘38 si prende tutti i soldi che i cittadini pagano ha l’impegno di fare 11 miliardi d’investimenti. Ad oggi società Autostrade per l’Italia doveva fare 3 miliardi e mezzo di opere in più che non ha fatto. Lei dice non è colpa mia.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Se è colpa loro o no, siamo andati a vederlo caso per caso. Cominciamo con Courmayeur in Val d’Aosta. A gennaio avevano appena terminato i lavori della galleria Dolon che collega l’autostrada A5 con il traforo del Monte Bianco e la Francia. Però non si poteva aprire perché un attimo prima di finirla erano cambiate le norme di sicurezza.

STEFANIA RIMINI
Di queste qui quante ne avete messe?

GIANCARLO PENNESTRI – Amm. delegato RAV
Noi ne abbiamo messe una ad ogni piazzola di sosta come prevedeva la normativa precedente.

STEFANIA RIMINI
Perché la normativa precedente prevedeva così. Adesso invece la nuova normativa prevede che ne dovete mettere di più.

GIANCARLO PENNESTRI – Amm. delegato RAV
Sì esattamente. Una ogni 250 metri.

STEFANIA RIMINI
Quindi voi adesso cosa dovete fare?

GIANCARLO PENNESTRI – Amm. delegato RAV
Dei lavori di adeguamento prima dell’apertura definitiva al traffico.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
La cosa curiosa è che mentre questa nuova non si può aprire, quelle vecchie possono continuare a funzionare e hanno 12 anni di tempo per adeguarsi ai nuovi standard di sicurezza. In realtà per far aprire la galleria sarebbe bastato modificare un errore nel decreto in Gazzetta Ufficiale.

LUCIANO CAVERI – Presidente Regione Val D’Aosta
Questo non è stato fatto, siamo caduti sotto la forca caudina del decreto e a questo punto dobbiamo far buon viso a cattivo gioco e aspettare quei due mesi che consentiranno di fare i lavori.

STEFANIA RIMINI
E per evitare tutto questo bastava scrivere dicembre invece che maggio..

LUCIANO CAVERI – Presidente Regione Val D’Aosta
Esatto bastava un’errata corrige sul decreto che non è stato fatto e noi avremmo avuto un’apertura immediata della nostra galleria.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Alla fine ai primi di marzo la galleria è stata aperta, ma si son persi 4 mesi. Un altro caso è quello della tangenziale di Bologna: l’opera è già iniziata ma si blocca tutto perché gli enti locali ogni tanto cambiano idea.

GENNARINO TOZZI – Dir. Nuove opere Autostrade per l’Italia
Nell’88 questo progetto era stato approvato ed era già stato appaltato e quindi le opere che erano state iniziate nell’89 nel giro di 2 o tre anni potevamo essere compiute e realizzate ed oggi avevamo l’opera. Ma il progetto è stato messo in discussione, abbiamo ricominciato da capo e abbiamo dovuto fere altri due progetti.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
E intanto che gli enti locali discutevano, noi automobilisti abbiamo continuato e stiamo continuando a fare la coda sulla tangenziale di Bologna, non per uno ma per 13 anni. Proprio come succede in Parlamento, dove ognuno che arriva disfa quello che han fatto gli altri.

PAOLO BUZZETTI – Pres. Ass. Nazionale Costruttori Edili
In generale è dagli anni 80 che si è sfasciata in qualche modo la vecchia legge dei lavori pubblici che andava benissimo dai tempi dell’unità d’Italia e si sovrappongono leggi su leggi, normative su normative che confondono gli operatori e le amministrazioni e creano problemi.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
La Variante di Valico sull’A1 tra Modena e Incisa è in ballo dall’82 quindi i cambi di normativa li ha intercettati tutti.

GIOVANNI CASTELLUCCI – Amm. delegato Autostrade per l’Italia
Per fare un esempio al varo della conferenza dei servizi della variante di valico del 2001 sono state emanate 14 nuove normative su come si costruiscono le strade, su come si trattano le terre da scavo, su come si fa la progettazione sismica. E ogni volta che c’è una nuova normativa bisogna rifare qualche passettino indietro per modificare il progetto, ottenere una nuova autorizzazione, e questo rallenta in maniera sostanziale il nostro operato.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
La norma sulle terre di risulta degli scavi era stata definita già nel 2001, nel 2003 e nel 2006, ed ora è di nuovo in discussione.

STEFANIA RIMINI
Cioè rischiate di fermarvi se succede cosa?

GENNARINO TOZZI – Dir. Nuove opere Autostrade per l’Italia
Se succede che non riusciamo a trovare un’area definitiva dove portare il materiale di risulta.

STEFANIA RIMINI
Vi toccherà fermarvi e passerà altro tempo?

GENNARINO TOZZI – Dir. Nuove opere Autostrade per l’Italia
Passerà dell’altro tempo, ci saranno dei danni da pagare alle imprese, sono tutti rischi che ci siamo assunti per mandare comunque avanti i lavori, nella speranza che si ritrovi con il territorio il posto adatto per portare queste terre.

RICCARDO CONTI – Ass. Infrastrutture e Trasporti Regione Toscana
Loro hanno tutte le condizioni per procedere nel loro lavoro perché sanno dove mettere il materiale, sanno di poterlo riutilizzare e non hanno motivi di sospetto nei confronti della Regione Toscana e dei Comuni perché li abbiamo sempre aiutati a risolvere i problemi.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Il problema delle autorizzazioni è generalizzato: riguarda tutti i lavori e tutte le imprese.

PAOLO BUZZETTI – Pres. Ass. Nazionale Costruttori Edili
Perché oggi siamo sommersi dalle autorizzazioni e dalle carte, Un’impresa è più un ufficio legale e burocratico che stare attenti alla parte tecnica perché ci sino una serie di permessi di autorizzazioni e di vario genere di tipo cartaceo che si sovrappongono le une alle altre senza che ci sia la possibilità poi finire mai questo tipo di accertamenti che gravano di autorizzazioni di vario genere amministrative.

GENNARINO TOZZI – Dir. Nuove opere Autostrade per l’Italia
Ecco queste sono tutti gli atti amministrativi e i pareri che sono stati formulati con relativa prescrizione per la Variante di valico.

STEFANIA RIMINI
Per quanti anni?

GENNARINO TOZZI – Dir. Nuove opere Autostrade per l’Italia
Dall’82 a oggi, e continuano ad aumentare perché ogni giorno ce ne sono altri per le microautorizzazioni.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
E oltre a tutte queste autorizzazioni i vari enti interessati hanno fatto ben 2000 prescrizioni del tipo: questo ponte me lo fai così invece di così.

EDOARDO MASETTI – Sindaco di Marzabotto
Il fatto di avere scelto di fare gallerie invece di viadotti, il fatto do aver scelto di fare percorsi anziché altri ha ridotto in maniera notevole l’impatto che la variante di valico avrà sul territorio una volta finito.

STEFANIA RIMINI
Perché se passava con i viadotti era molto peggio?

EDOARDO MASETTI – Sindaco di Marzabotto
Perché se passava con i viadotti si rovinavano i fiumi.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Bene, tutti d’accordo? Possono procedere i lavori? Non ancora, finché non arrivano anche le microautorizzazioni, quelle per il cantiere, e chi deve autorizzare le aree dove lavoreranno operai e impiegati è sempre il Comune interessato.

GENNARINO TOZZI – Dir. Nuove opere Autostrade per l’Italia
Ci sta capitando che ci mettono più tempo di quello che noi ci aspettiamo.

STEFANIA RIMINI
A dare le autorizzazioni per immettere il cantiere?

GENNARINO TOZZI – Dir. Nuove opere Autostrade per l’Italia
Per immettere il cantiere.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Per via di una carta transitata dall’ufficio sbagliato ci sono voluti 7 mesi per autorizzare il cantiere Tagliacante e il comune di Barberino ci ha messo quasi 3 mesi per autorizzare il cantiere di Poggiolino. Sta di fatto che le autorizzazioni dei cantieri della Variante vanno in coda a quelle per l’allargamento di una finestra o della ristrutturazione della villetta.

GIAN PIERO LUCHI – Sindaco di Barberino di Mugello
Il percorso privilegiato assolutamente no. Anche perché non veniamo a un mese o due mesi il rilascio di un’autorizzazione quando da 17 anni per esempio il comune di Barberino ha sottoscritto la convenzione per la realizzazione della Variante di valico, non crediamo sia un problema insormontabile.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Ha ragione, ma gli anni passano anche sommando 3 mesi di qua, e 7 mesi di là. Dai e dai, alla fine avremo la variante nel 2011 se tutto va bene. E noi saremo convinti di non fare più code. Invece fra Barberino e Firenze nord finiremo tutti in un imbuto a due corsie, perché i lavori di ampliamento a 3 corsie della A1 su questa tratta si faranno dopo aver sistemato il nodo intorno a Firenze. Ma che senso ha ?

STEFANIA RIMINI
Ci si doveva per forza fermare per fare il tratto Firenze Nord- Firenze sud prima degli altri?

GENNARINO TOZZI – Dir. Nuove opere Autostrade per l’Italia
No, noi eravamo in condizioni di portare avanti tutti i progetti.

STEFANIA RIMINI
Perché non l’avete fatto?

GENNARINO TOZZI – Dir. Nuove opere Autostrade per l’Italia
Non l’abbiamo fatto perché il territorio, quindi la Regione e i Comuni interessati ci hanno chiesto di dare priorità a questa tratta e hanno voluto prima capire e definire dal punto di vista progettuale la tratta da Firenze Nord a Firenze Sud.

RICCARDO CONTI – Ass. Infrastrutture e Trasporti Regione Toscana
Noi non abbiamo mai detto fate Firenze Sud Firenze Nord a noi non ce ne frega nulla, abbiamo detto: fate il nodo di Firenze prioritario alla Variante o almeno siano contestuali. Il fatto che abbiano diviso in lotti e di articolare le progettazioni è un problema loro. Se a noi ci dicevano che venivano iniziati i lavori da Barberino a Firenze Incisa contemporaneamente eravamo le persone più giulive del mondo i più felici. E’ perché Autostrade ci ha posto il problema che non era in grado di affrontare tutte le progettazioni insieme e che bisognava partire da Firenze Nord Firenze sud prima degli altri che le cose sono andate così.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Ma non è finita, se non si risolve prima la questione inquinamento intorno a Firenze, non si va avanti. Pertanto la valutazione di impatto ambientale è ferma al Ministero dell’Ambiente da 2 anni.

BRUNO AGRICOLA – Dir. salvaguardia ambientale Min. dell’Ambiente
Non è stata ferma per due anni questa istruttoria ma è stata seguita con grande attenzione perché il progetto iniziale non era adeguato, la stessa regione Toscana si è espressa nel novembre scorso, la società Autostrade solo 13 marzo ha fornito l’ultima documentazione dopo pochi giorni si è espresso il parere definitivo.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
In conclusione, ognuno scarica il barile sull’altro. Gli enti sull’impresa, l’impresa sul Ministero, il Ministero sull’impresa, l’impresa sugli enti: abbiamo fatto il giro e siam tornati al punto di partenza. E la colpa dei ritardi allora di chi è?

ANTONIO DI PIETRO – Ministro delle Infrastrutture
E’ indubbio però che se la trattativa viene portata avanti secondo contratto così com’è stata prevista a suo tempo sbagliata, e della trattativa ne occupa la stessa Autostrade, questo tutto va trovando meno che qualcuno che ti dice datti da fare perché meno fa e più soldi si tiene in tasca.

GIAN PIERO LUCHI – Sindaco di Barberino di Mugello
Non è un’ impressione ma una constatazione Autostrade è un soggetto che non ha mostrato nessuna premura per velocizzare i lavori della Variante di valico.

GIOVANNI CASTELLUCCI – Amm. delegato Autostrade per l’Italia
I ritardi comportano sempre maggiori oneri nell’esecuzione dell’opera e questi maggiori oneri sono a nostro carico complessivo e totale senza possibilità di ribaltare i maggiori oneri in tariffa.

ANTONIO DI PIETRO – Ministro delle Infrastrutture
Attualmente abbiamo 3 miliardi e mezzo di opere che la Società Autostradale doveva fare e che non hanno fatto, colpa o non colpa, non è buona ragione perché se li tengano.

STEFANIA RIMINI
E’ per quello che non gli avete aumentato le tariffe?

ANTONIO DI PIETRO – Ministro delle Infrastrutture
Le tariffe noi quest’anno gliele aumentiamo solo con riferimento all’inflazione o agli altri parametri, ma non in riferimento ai lavori che non sono stati fatti.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
La variante di valico per fare 50 km siamo in ballo da venti anni un ritardo che ha fatto aumentare i costi di 2 miliardi di euro. E questi ritardi sono dovuti dalle autorizzazioni che devono rilasciare i comuni, la provincia, le regioni, il ministero dell’ambiente, dei beni culturali, poi ci sono i ricorsi degli ambientalisti, poi ci sono le prescrizioni tantissime, ovvero io ti autorizzo a scavare sul mio territorio se questo viadotto me lo fai così invece che cosà, il sistema normativo che cambia ad ogni legislatura, e si ricomincia da capo. Insomma non un responsabile ma tutti insieme, così non riesci mai ad individuare le sacche di inefficienza. Quello che sappiamo è che d’ora in poi cambierà la legge e quindi per fare un km di autostrada bisognerà mettere a gara, e questo vale anche per le tratte che restano dell’alta velocità, la più cara d’ Europa. Dall’inizio dell’anno i biglietti per esempio sono già aumentati 2 volte. I lavori non sono finiti ma i ritardi sono rimasti tali e quali.

VIAGGIATORE 1
Non c’è una miglioria al livello di treni, almeno la mia verifica è questa, se ci fosse almeno una miglioria sarebbe giustificato il relativo aumento.

VIAGGIATORE 2
Dovrebbero rimborsare qualcosa vista la qualità dei servizi assolutamente inefficienti.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Quanti minuti di ritardo ha l’Alta Velocità? Sarebbe meglio dire quanti anni di ritardo ha. I contratti con le imprese di costruzione sono stati firmati nel lontano 1992, e sulla tutta la linea Torino – Milano – Napoli ci potremo girare nel 2009. Sono 700 km e per farli ci stiamo impiegando 17 anni. Gli spagnoli per tagliare il nastro ai 471 km della Madrid – Siviglia hanno impiegato 5 anni ed entro il 2010 avranno quasi 2000 km di rete veloce. Cominciamo dall’inizio: quanto tempo ci vuole per avere le autorizzazioni sul progetto?

ENRIQUE DE ALDAMA Y MINON – Pres. Seopan costruttori esportatori
Guardi, se si vuole andare in fretta e tutto va bene, ci possono volere 2 o 3 anni al massimo.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Da noi ce ne vogliono 6 di anni per raccogliere tutte le autorizzazioni. Dopodiché basta che un ente si metta per traverso e si blocca tutto. Accade anche in Spagna?

JUAN FRANCISCO LAZCANO ACEDO- Pres. Confederacion Nacional de la Construcciòn
No, no. Una volta che si è concluso il procedimento, l’opera di interesse generale si deve insediare nel territorio e a quel punto il Comune non deve autorizzare più niente, niente di niente: non deve dare né licenze, né permessi, niente di niente.

STEFANIA RIMINI
C’è anche da voi il problema che le norme cambiano di continuo?

JUAN FRANCISCO LAZCANO ACEDO- Pres. Confederacion Nacional de la Construcciòn
No. No, no… Credo che da noi ci sia una sicurezza tecnica e una sicurezza giuridica molto importante e precisa nello sviluppo delle infrastrutture, non abbiamo questo problema.

STEFANIA RIMINI
Capita che manchi la copertura finanziaria, che non ci siano i fondi per finire o per continuare i lavori?

JUAN FRANCISCO LAZCANO ACEDO- Pres. Confederacion Nacional de la Construcciòn
E’ impossibile.

STEFANIA RIMINI
Perché?

JUAN FRANCISCO LAZCANO ACEDO- Pres. Confederacion Nacional de la Construcciòn
Perché non si può mettere in gara una infrastruttura senza il certificato di copertura finanziaria emesso dal Ministero dell’Economia e dell’industria.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Per noi sembra un altro pianeta, ma se dalle imprese passiamo ai cittadini…tutto il mondo è paese.

STEFANIA RIMINI
E’ vero che sono veloci a fare i lavori in Spagna?

GIORNALAIA MADRID
No! No, non è vero, io ho anche fatto delle foto agli operai che se ne stavano con le mani in tasca, a fumarsi una sigaretta, anche oggi erano lì che si stavano facendo un barbecue.

STEFANIA RIMINI
Ma i residenti vengono coinvolti e informati?

GIORNALAIA MADRID
Niente, mai nessuno è venuto a informarci, nessuno, nessuno! In Spagna, qui noi serviamo per votare e pagare le tasse e basta! Questo sì! Ultimamente… questa piazza negli ultimi 6 anni l’hanno aperta 4 volte.

STEFANIA RIMINI
Perché?

GIORNALAIA MADRID
Boh, lo sanno loro. Non l’han detto.

COMMERCIANTE MADRID
I lavori durano a lungo e siamo stufi.

STEFANIA RIMINI
Ci mettono il tempo che dicono loro?

COMMERCIANTE MADRID
No, ormai avrebbero dovuto essere finiti, invece adesso ci hanno detto che dureranno altri 6 o 7 mesi. A noi commercianti del quartiere creano abbastanza problemi.

STEFANIA RIMINI
Non vi danno informazioni prima?

RESIDENTE MADRID
No no, non ti danno nessuna informazione. Un giorno entri in una strada e la trovi chiusa senza nessun preavviso.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Se però si scava, nessuno mette in discussione la necessità delle opere.

TAPPETAIO MADRID
Sì certo perché qualunque paese che è economicamente vitale deve avere lavori in corso, perché senza le opere non si progredisce.

STEFANIA RIMINI
Secondo lei l’utilità delle opere supera il disagio?

TASSISTA MADRID
Sì, tutte le opere son sempre buone! Primo: perché creano una migliore mobilità; secondo: perché creano posti di lavoro e terzo: perché sono soldi che il contribuente paga ma che restano perché sono opere pubbliche. Devi sopportare i disagi, ma il risultato alla fine è meraviglioso.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Abbiamo capito che con questo spirito e con queste regole in Spagna fanno prima di noi a costruire qualunque cosa, ma riescono anche a spendere meno? L’Alta Velocità per esempio quanto gli costa al chilometro?

ANTONIO BERRIOS VILLALBA – Direttore Adif
Includendo le opere di infrastruttura, di sovrastruttura, i binari, le attrezzature varie, le stazioni, gli espropri, i costi di progettazione e di esecuzione il costo medio è tra i 10 e i 12 milioni di euro al chilometro.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
In Italia sono 37 milioni di euro al chilometro.

STEFANIA RIMINI
Da voi costa meno fare l’alta velocità perché ci sono meno viadotti e meno gallerie rispetto all’Italia?

ANTONIO BERRIOS VILLALBA – Direttore Adif
Mediamente le nostre linee ad alta velocità viaggiano per un 10 o 15% in tunnel o su viadotto, dopodichè, ci sono alcune linee che viaggiano per un 40% in tunnel, come la tratta Madrid Valladolid.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Da noi c’è più del doppio di viadotti e gallerie e per consumare meno territorio le nostre linee viaggiano il più possibile affiancate all’autostrada per cui bisogna adeguare tutti i cavalcavia e i costi aumentano. Ovviamente gli enti locali ne hanno approfittato per farsi rifare tutte le strade che potevano per cui un quarto delle spese se ne vanno in opere che non hanno niente a che fare con l’alta velocità. In più abbiamo optato per il progetto più costoso perché sulle linee veloci ci devono anche poter viaggiare i treni merci. Abbiamo capito che in Spagna si sono fatti due conti e hanno deciso per il progetto più rapido e meno costoso, ma i preventivi poi li rispettano?

ANTONIO BERRIOS VILLALBA – Direttore Adif
Fino ad oggi stiamo registrando aumenti del 5 o 10% rispetto al preventivo..

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Da noi invece la spesa per la linea Torino Napoli è esplosa da 5700 milioni di euro ad oltre 23 mila milioni di euro. Non sarà invece che da noi ci hanno marciato perché non si sono fatte le gare?

ANTONIO DI PIETRO – Ministro delle Infrastrutture
Se le avessimo messe in gara avremmo potuto risparmiare molto ma molto di più, per esempio l’unica opera messa in gara precisamente a Bologna, abbiamo avuto un ribasso d’asta di oltre il 50%.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Mentre noi paghiamo l’Alta Velocità 4 volte quello che doveva costare all’inizio, gli Spagnoli se la sono fatta in parte anche con i soldi nostri.

ENRIQUE DE ALDAMA Y MINON – Pres. Seopan costruttori esportatori
Il sistema di finanziamento fino ad oggi è stato costituito per il 25 % da fondi europei.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
E intanto che aspettiamo il treno che non arriva, i nostri soldi servono anche a far scoppiare il portafoglio dei collaudatori delle linee. Questi si prendono lo 0,17% del valore dell’opera, sembra poco ma con quello che costa l’Alta Velocità, diventa una fortuna.

RENATO CASALE – Direttore investimenti Rfi
Allora, di solito noi nominiamo delle commissioni di collaudatori, mediamente sono circa 3. Per esempio per il nodo di Bologna il corrispettivo 1,5 milione euro da dividere per 3. Per la Roma Napoli, la tratta già attivata è 2,6 milioni euro da dividere per 3. Che posso fare, sono tantissimi!

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
E sono pure tantissimi, i collaudatori milionari. Le Fs hanno cercato di risparmiare facendosi fare lo sconto dai più malleabili e mandando via quelli che chiedevano l’aumento, però la spesa è comunque bella grossa.

RENATO CASALE – Direttore investimenti Rfi
Sono stati spesi 29 milioni di euro per attività già effettuate dai collaudatori.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
E bisogna dare ancora 1 milione e 700mila euro ai membri delle commissioni di collaudo. Ma si può sapere chi sono?

RENATO CASALE – Direttore investimenti Rfi
Per ragioni di riservatezza nomi non li facciamo, non li possiamo fare però io le do un documento che Lei può consultare…

STEFANIA RIMINI
Però sono fondi pubblici?

RENATO CASALE – Direttore investimenti Rfi
Non è che non si può dire, non è corretto e non è educato dirlo in pubblico.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Noi siamo meno educati e i nomi dei fortunati membri della commissione di collaudo ve li facciamo: sono ex dirigenti delle Fs in pensione, dirigenti del miniserto dei lavori pubblici, infrastrutture ed economia. La commissione che al compenso faraonico ha chiesto un aumento di 15 milioni di euro era composta anche dai servitori dello stato: Aurelio Misiti presidente consiglio superiore lavori pubblici, Angelo Balducci dirig. Ministero Lav. Pubblici, Leonardo Corbo membro del consiglio superiore Lav. Pubb., Gemma Tramonti, consigliere della Corte dei Conti. Le linee ad alta velocità sono in discussione dal ‘92, e dicono che saranno ultimate nel 2014. I ritardi sono dovuti al progetto che è partito in un modo e strada facendo è diventato un altro, poi le autorizzazioni, tante e con tempi lunghissimi, e ogni volta che saltava fuori una variante si ricominciava da capo. La decisione politica fu quella di affidare i lavori senza gara a dei general contractor che non hanno mai avuto interesse a sveltire i lavori, anzi più varianti c’erano e più loro ci guadagnavano. Siamo arrivati fin qui con un aumento dei costi del 400%. Per quel che resta adesso si faranno le gare, speriamo non con il sistema del ribasso scannato, se no ritorniamo alla storia della superstrada per Bergamo che dopo 40 anni non è ancora finita. E passiamo a Venezia, il sistema per salvarla dall’acqua alta è in discussione dal ’66.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
L’acqua alta bisognerà fermarla qui, con una schiera di paratoie d’acciaio incernierate al fondo della laguna.

FRANCESCA DE POL -Consorzio Venezia Nuova
Questa è la nuova isola che sarà l’elemento intermedio tra le due schiere di paratoie alla bocca di porto di lido.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Ci saranno 78 paratoie adagiate sul fondo. In caso di alta marea vengono riempite d’aria che le fa sollevare, chiudendo tutte e tre le bocche di porto che collegano la laguna al mare. Quando la marea torna normale, l’aria viene fatta uscire ed entra l’acqua nelle paratoie facendole riabbassare sul fondo. Questo sistema si chiama Mose, sarà pronto tra 5 anni e costerà 4 miliardi e 271 milioni e secondo molti veneziani sta iniziando a creare dei cambiamenti irreversibili.

RESIDENTE
Ecco con il motore al minimo si riesce appena ad andare avanti per via della marea che è diventata molto forte. Da quando hanno fatto l’isola artificiale tra la bocca di porto del lido e punta sabbione.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Il Mose è per Venezia come un tatuaggio: è per sempre.

MASSIMO CACCIARI – Sindaco di Venezia
Ma è evidente a meno di non buttare le atomiche sotto terra per togliere le fondazioni il Mose quello è e segna la configurazione della laguna da qui all’eternità.

STEFANIA RIMINI
Quindi una volta che lo fai te lo tieni?

MASSIMO CACCIARI – Sindaco di Venezia
Ma per forza cioè la configurazione delle bocche di porto è segnata da qui all’eternità.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Visto che il sistema non ammette pentimenti e che costa più di 4 miliardi, avranno fatto una gara per scegliere il progetto migliore, o no? Per scoprirlo bisogna tornare indietro a chi comandava in quegli anni, gli anni settanta e ottanta.

STEFANIA RIMINI
Era stata fatta una gara per decidere quale progetto adottare?

GIANNI DE MICHELIS
No, no. In quegli anni ci ponemmo il problema di come operare, un’idea era quella di fare una gara, ma era molto difficile fare una gara diciamo per un’opera non convenzionale. Il passaggio decisivo fu quando si decise di creare il Consorzio Venezia Nuova.

STEFANIA RIMINI
Chi ha deciso?

GIANNI DE MICHELIS
Il Governo o meglio fu una decisione politica non formale.

STEFANIA RIMINI
Lei che ruolo aveva?

GIANNI DE MICHELIS
Io credo che quando fu fatto il Consorzio ero già ministro, credo.

TOMMASO CACCIARI – “Assemblea No Mose”
Un consorzio di imprese private che però prende tutti i soldi dalle casse pubbliche ha il monopolio non solo della realizzazione delle opere ma anche dello studio di fattibilità e della progettazione, questo comporta che tra un’opera alternativa al Mose che costa un centesimo ed è realizzabile fra due anni questi scelgono l’opera più mastodontica e dispendiosa.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Dall’87 al 2007 sono 20 anni che stiamo pagando Impregilo, Astaldi, Fincosit, Condotte, Mantovani e gli altri, ma cosa hanno fatto fino adesso?

GIOVANNI MAZZACURATI –Pres. Consorzio Venezia Nuova
L’iter approvativo è durato più o meno dal ‘92 al 2000.

STEFANIA RIMINI
E dall’83 al 92?

GIOVANNI MAZZACURATI –Pres. Consorzio Venezia Nuova
Dall’83 al 92 noi abbiamo fatto tutti gli altri i lavori, poi abbiamo cominciato a far gli studi e le indagini.

ALBERTO SCOTTI – Progettista Mose
Abbiamo studiato, abbiamo verificato, abbiamo ottenuto il consenso.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
In effetti se non è per creare consenso intorno al Mose, per quale altro motivo un consorzio di costruttori dovrebbe scegliersi come presidenti delle personalità del calibro politico di un Franco Carraro o dell’ex ministro Paolo Savona? La rete del consenso si allarga anche con la creazione di organismi consultivi ben ricompensati, come il consorzio di ricerca universitario Corila.

STEFANIA RIMINI
Il Corila per esempio quanto costa?

MARIA GIOVANNA PIVA – Magistrato alle acque di Venezia
Sull’ordine credo se ricordi bene di 1,2 milione di euro per le attività di monitoraggio.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Poi ci sono gli studi, come quello commissionato all’Università di Venezia Iuav, con lo scopo di rendere più belle le opere del Mose, anche se per la maggior parte non si vedono perché è sott’acqua.

STEFANIA RIMINI
Quanto è costato?

MARIA GIOVANNA PIVA – Magistrato alle acque di Venezia
Non glielo so dire esattamente perché ne abbiamo diversi però nell’ordine probabilmente saranno 600 mila euro.

FLAVIO GOGO – “Assemblea No Mose”
Perché non c’è solo il Mose, ci sono anche tutti gli studi lautamente pagati fatti in decine di anni per giusticare quest’opera mostruosa che non ha pari in tutto il mondo.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Ma il Mose è una proposta mostruosa o adeguata? Forse il Ministero delle infrastrutture lo sa.

ANTONIO DI PIETRO – Ministro delle Infrastrutture
Chi ci garantisce che poi quello funziona? Ecco non ce lo garantisce nessuno se non dal punto di vista tecnico empireo per un motivo molto semplice perché non esiste al mondo opera di questo genere. Perché non la puoi fare la prova prima, non è che puoi dire al rarefacciamo il collaudo! Quello lo collaudi soltanto quando arriva un’inondazione della madonna!!!

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Un’ inondazione della madonna c’è già stata a Rotterdam in Olanda 50 anni fa. Sarebbe stata un’ottima occasione per collaudare il Mose, peccato che gli Olandesi l’hanno scartato. Rotterdam ha problemi molto simili a quelli di Venezia, per proteggere la città e il suo porto dalle acque alte eccezionali del mare del Nord hanno costruito questa diga. Funziona con due grandi bracci che si possono aprire e chiudere.

WIM JANSSEN – Ingegnere
Quando sta per arrivare l’acqua alta, questo canale che vediamo qui viene riempito d’acqua in modo tale che la diga si solleva. Dopodiché la diga viene ruotata e va a finire nel fiume grazie a quel meccanismo che fa perno. Quando tutti e due i bracci della diga sono arrivati nel fiume, la parte cava si riempie d’acqua e la diga affonda e da quel momento è chiusa a tutti gli effetti.

TIM GELUK – Uff. stampa Ministero Lavori Pubb. Olanda
I meccanismi della diga rimangono a terra all’asciutto e quindi possiamo ispezionarli facilmente una volta al mese e controllare se va tutto bene.

STEFANIA RIMINI
Quanto costa all’anno la manutenzione?

TIM GELUK – Uff. stampa Ministero Lavori Pubb. Olanda
La manutenzione costa circa 4 milioni di euro all’anno.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Tra i progetti presentati alla gara d’appalto a Rotterdam ce n’era uno che è praticamente uguale al Mose.

STEFANIA RIMINI
Avete scartato il sistema di Venezia perché lo avete ritenuto inaffidabile?

TIM GELUK – Uff. stampa Ministero Lavori Pubb. Olanda
No, il sistema di Venezia si sarebbe potuto costruire anche qui ed era un buon progetto, ma è stato scartato per motivi di costo.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Questa diga è costata un decimo del Mose. Gli Olandesi l’hanno completata in 10 anni mentre per il Mose di Venezia a distanza di 20 anni non è ancora finita la progettazione, e al Ministero dell’Ambiente arrivano poche informazioni.

ALFONSO PECORARO SCANIO – Ministro dell’Ambiente
Mah, noi abbiamo avuto un atteggiamento di poca imparzialità del Magistrato alle acque e una scarsa collaborazione anche nel fornire una serie di documentazione che noi abbiamo chiesto. Tant’è vero che ho dovuto…son dovuto arrivare a mandare i carabinieri del Nucleo operativo ecologico, dei carabinieri che dipendono dal ministero, per fare una verifica sui lavori in corso perché non ci venivano date le documentazioni.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Il problema secondo il Ministero dell’ Ambiente è che con le ultime previsioni sull’innalzamento delle maree il Mose potrebbe arrivare a chiudersi fino a 173 volte all’anno invece delle 3/5 volte all’anno previste.

FERNANDO DE SIMONE – Architetto
Queste cerniere sono sempre immerse nell’acqua e lì c’è acqua e sabbia. Ora, anche se noi abbiamo una squadra di sommozzatori oppure dei congegni automatici che vanno a pulirmi esternamente la cerniera, non potranno mai intervenire internamente.

ALBERTO SCOTTI – progettista Mose
Beh, qualsiasi opera deve essere…richiede la manutenzione, le strade la manutenzione…

STEFANIA RIMINI
E quanto sarà questa cifra?

ALBERTO SCOTTI – progettista Mose
Dovrebbe essere nell’ordine dei 12 milioni di euro all’anno.

STEFANIA RIMINI
Mantenere il Mose?

ALBERTO SCOTTI – progettista Mose
Si.

FERNANDO DE SIMONE – Architetto
Ma se poi da 12 si va a finire a 120 milioni, cosa succede? Chi garantisce? Visto che è un prototipo e non ci sono ancora i disegni definitivi.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
12 milioni di euro all’anno per mantenere il sistema in efficienza per sempre sono una bella cifra, anche per questo il Comune di Venezia non vuole il Mose.

MASSIMO CACCIARI – Sindaco di Venezia
L’amministrazione comunale ritiene invece che le priorità siano il riassetto morfologico, siano la salvaguardia, la manutenzione della città, il rialzo delle fondamenta, opere sperimentali anche sul rialzo di intere aree della città. Tutti interventi che tutti dichiarano necessari ma che nei fatti non lo sono più perché tutte le risorse se le sta pappando il Mose.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Il Mose ha tra i suoi tutori politici Prodi, che gli ha fatto avere il via libera con un voto a maggioranza, tagliando fuori due ministri contrari. Bianchi invece si è astenuto perché non è stato concesso il tempo per discutere le alternative.

STEFANIA RIMINI
Cioè non c’è stato il tempo di approfondirle?

ALESSANDRO BIANCHI – Ministro dei Trasporti
Al momento in cui abbiamo preso quella decisione non era stata esaminata ancora a sufficienza.

ANTONIO DI PIETRO – Ministro delle Infrastrutture
Ci sono stati proposti adesso, mentre quello è già stato fatto al 30%, ulteriori progetti. Noi abbiamo mandato al massimo organo, ai massimi organi ingegneristici che abbiamo in Italia e all’estero tra cui il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che è l’organo deputato, e gli ingegneri hanno individuato che le altre soluzioni non sono meglio di questo, che questo è già in stato di avanzata composizione e che è inutile mandarla in decomposizione per ricominciare da capo.

STEFANIA RIMINI
Gli esperti hanno detto che il Mose va bene e che le altre alternative non vanno bene…

STEFANO LENZI – Resp. ufficio legislativo WWF Italia
Si, bisognerebbe conoscere questo…

STEFANIA RIMINI
Voi non lo conoscete?

STEFANO LENZI – Resp. ufficio legislativo WWF Italia
Noi non lo conosciamo e comunque sono ininfluenti rispetto alla norma italiana, quindi non esiste una valutazione d’impatto ambientale.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Ma come? Facciamo le valutazioni d’impatto ambientale per una terza corsia in autostrada e per un progetto come il Mose che riguarda un bene di importanza mondiale la Via non c’è e i progetti alternativi sono stati liquidati in Consiglio dei ministri saltando l’organo competente per Venezia.

STEFANO BOATO- Rappresentante Ministero dell’Ambiente
In Comitato ne ha votato uno a nome di tutti, cioè Prodi, non hanno potuto neanche aprir bocca… difatti c’è il ricorso di Italia Nostra che arriverà, perché è illegittimo tutto ciò. Però si figuri se sarà un giudice che farà saltare le decisioni politiche.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Un giudice magari non farà saltare niente, ma la valutazione di impatto ambientale è un atto che sta in testa a tutto, il confronto sui progetti alternativi pure, altrimenti salta sempre fuori qualcuno che ha titolo per opporsi e si va avanti a discutere per 20 anni. A noi non interessa in questa sede capire se quel progetto è giusto o sbagliato, ma perché non si riesce mai a fare niente con tempi e costi certi. E’ evidente che bisogna metter mano alle regole e renderle semplici da gestire e trasformare la pubblica amministrazione senza rigore né responsabilità, in un’amministrazione competente e orientata al risultato. A questo servono le scuole, ma bisogna andarci.

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