Angolo del Gigio

Il piccolo fratello. Storia di Paolo Berlusconi e della sua grande impresa..

Storia di Paolo Berlusconi e della sua grande impresa:

“Governare i rifiuti di Milano”

di Gianni Barbacetto e Paolo Biondani

Igor Marini, altro amicone!!Paolo Berlusconi ha sempre avuto un complesso: quello del fratello minore. Non ha mai sopportato il nomignolo che gli hanno affibbiato – Berluschino – e che riemerge in ogni ricostruzione delle sue attività imprenditoriali, in ogni resoconto giornalistico su di lui, anche il più benevolo. «Non chiamatemi più Berluschino», implorava un vecchio articolo-intervista dell’autorevole settimanale Il Mondo. Ho una mia personalità e miei propri business, spiegava dandosi un tono Paolo Berlusconi, immobiliarista, editore, finanziere, nato 13 anni dopo Silvio.

Quando fu arrestato, negli anni trionfali di Mani pulite, con l’accusa di aver pagato tangenti alla Guardia di finanza, uscì dal Palazzo di giustizia di Milano nascosto nel bagagliaio di un furgone Fiorino, per evitare i flash dei fotografi. Poi i paparazzi si sono rifatti, con soddisfazione di tutti, ritraendolo al fianco di Natalia Estrada. Ma anche quella volta del Fiorino, Paolino non riuscì a convincere fino in fondo né i magistrati né la stampa che fosse proprio lui il protagonista assoluto: a molti restò il dubbio che il fratellino si fosse prestato a coprire qualcuno più grande di lui.

L’imbonitore

Sono passati molti anni e siamo ancora lì: Paolo è sempre inchiodato all’ombra del Grande Fratello. Del resto, che Silvio sia ingombrante, come fratello, come padre, come marito, non stupisce: è il Presidente Imprenditore, Operaio, Artigiano, Perseguitato dalle Toghe Rosse, Napoleone e Giustiniano…

Ora, però, basta: per Paolo è venuto il momento della riscossa. Ha finalmente un’indagine, una grande indagine, tutta sua. Una storia complessa, sporca (tratta di immondizie), grondante liquami e miliardi. Ci sono fiumi di denaro che scompaiono nel nulla. Sistemi di società da far quasi invidia alle holding del fratellone. C’è perfino una morte oscura, un misterioso colpo di pistola alla nuca. E poi tangenti, fondi neri, disastri ambientali, politici compiacenti. Fino al clamoroso sequestro, deciso dai giudici la settimana scorsa, di metà dell’impero edilizio di Paolo Berlusconi. È la storia della discarica di Cerro Maggiore, vicino a Legnano, Lombardia, Italia.

Per raccontare questa storia, è necessario partire da un’affermazione quasi incredibile: Milano, grande città europea eccetera eccetera, non ha un sistema civile per lo smaltimento dei rifiuti. Scarica quel che può nei fiumi attorno e quel che proprio non può lo accumula nelle discariche o lo brucia negli inceneritori. Da anni discute di raccolta differenziata e impianti di depurazione, ma per ora l’unica cosa concreta che ha visto sono le indagini per le relative tangenti.

Pronto Pecorella, comè andata?!? Male!! Dunque, tutti i rifiuti di Milano città europea eccetera, e relativa provincia, dall’ottobre 1990 al marzo 1996 sono stati accumulati nella maxipattumiera di Cerro Maggiore: più di un milione di tonnellate di sacchi neri, che si traducono in 243 miliardi di incassi per la società privata autorizzata dalla Regione Lombardia a costruire e a gestire, in quello che gli economisti chiamano regime di monopolio, l’impianto «d’emergenza» ricavato da un’ex cava. La società privata si chiama Simec spa. I suoi padroni sono Paolo Berlusconi e Giovanni Butti, commercialista a Como. A pagare i 243 miliardi è la Regione Lombardia. Ma con i soldi di tutti i cittadini.

UN COLPO DI PISTOLA. La Simec aveva, fino a quattro anni fa, un terzo socio: un imprenditore italiano residente in Svizzera di nome Luigi Ciapparelli. Ma il ragionier Ciapparelli esce tragicamente di scena il 13 febbraio 1997: lo trovano nel suo box di lavoro, accanto alla discarica, morto per un colpo di pistola sparato alla testa. Quel giorno, alla Procura di Milano, è di turno il pubblico ministero Margherita Taddei, che ha appena indagato su uno strano suicidio di un carabiniere. Forse per la suggestione di quel precedente, il magistrato ordina ai militari di Cerro un’indagine non di routine anche sulla morte di Ciapparelli, che pure sembrava destinata a una rapida archiviazione, sotto la voce «suicidio»: appariva il gesto disperato di un dirigente d’azienda che proprio in quei giorni si trovava a fronteggiare una rivolta popolare, innescata dalla scoperta dell’improvviso cedimento del gigantesco muro in cemento che avrebbe dovuto contenere la montagna di rifiuti e difendere la salute dei cittadini di Cerro e della vicina Rescaldina.

Italieni, voi siete Brava Gente!! Ma l’autopsia del ragioniere dà risultati sorprendenti: il proiettile ha colpito l’imprenditore non alla tempia, ma alla nuca; e sulla pelle manca il caratteristico alone dei colpi sparati a bruciapelo. Ciapparelli, insomma, si sarebbe sparato da qualche centimetro di distanza, puntandosi la pistola dietro alla testa. Una manovra – dicono i medici legali – anatomicamente possibile, ma senza dubbio inconsueta. Quel freddissimo 13 febbraio 1997 i carabinieri si presentano all’ospedale di Legnano, dove l’imprenditore era stato portato in condizioni disperate alle 10.20 del mattino. Basterebbe una banale «prova dello Stub» (il vecchio «guanto di paraffina», che identifica tracce di polvere da sparo) per dimostrare una volta per tutte che a impugnare l’arma fu proprio Ciapparelli. Ma qualcuno, in ospedale, ha già lavato le mani della vittima: così, addio certezze.

A Cerro in quel momento nessuno sospetta un giallo, eppure un familiare di Ciapparelli si sfoga con parole sibilline: «L’hanno ammazzato. L’hanno ammazzato i politici». A questo punto Margherita Taddei, invece di chiudere il caso, convoca una fidatissima pattuglia della Guardia di finanza e la incarica di ricostruire la situazione economica e amministrativa della maxidiscarica. Seguono quattro anni di indagini. Con risultati sorprendenti.

LA TANGENTE RINNOVABILE. I primi, fondamentali rapporti investigativi sulla galassia Simec vengono consegnati alla Procura nel 1998. Oggi questa inchiesta sui segreti societari della discarica è finita: l’atto d’accusa finale è un dossier di 502 pagine a cui ha lavorato Margherita Taddei insieme alla collega Giulia Perrotti, specialista in bilanci, con il coordinamento del procuratore aggiunto Corrado Carnevali. Quelle 502 pagine hanno convinto il giudice per le indagini preliminari Rosario Lupo (il magistrato citato a modello da Cesare Previti per aver assolto lui e Silvio Berlusconi dall’accusa di aver corrotto il giudice romano che assegnò alla Fininvest il controllo della Mondadori) a sequestrare oltre 40 miliardi in contanti e sei società di Paolo Berlusconi.

Non siamo mica gli Amricani!! L’ipotesi del giudice è che Berluschino nasconda nei suoi conti e nelle sue aziende miliardi di fondi neri ricavati dal business dei rifiuti.

Quanto all’indagine sulla morte di Ciapparelli, è ancora da chiudere: il magistrato non ha ipotizzato l’omicidio, ma l’«istigazione al suicidio»; la Procura collega insomma quella morte alle troppe verità inconfessabili della grande pattumiera di Cerro, in 13 anni filati di corruzioni, riciclaggi, disastri ecologici, coperture politiche. Una Tangentopoli dei rifiuti che parte dal craxiano Silvano Larini per arrivare al ciellino Roberto Formigoni. Passando da lui: Paolo, il fratello di Silvio.

Superdiscarica, supertangenti: già nel 1992, secondo la confessione di Paolo Berlusconi ad Antonio Di Pietro, era stata pagata una mazzetta di 150 milioni alla Dc lombarda, nelle persone dei suoi tesorieri Maurizio Prada e Gianstefano Frigerio (quest’ultimo, dopo aver confessato decine di miliardi di tangenti, oggi è uno dei dirigenti nazionali di Forza Italia, di cui guida il Centro studi e ricerche). Ma sulle discariche, fin dal 1988, è stata impiantata una Tangentopoli più ampia e più totalizzante. Nella Tangentopoli classica, la mazzetta compra un appalto. Qui invece è stata comprata direttamente la legge regionale, varata nel 1990 dall’ultima giunta Dc-Psi, ai tempi in cui Silvano Larini, cassiere di Bettino Craxi, era stato messo al vertice della società pubblica Lombardia risorse. E viene inventata la «tangente rinnovabile», che si autorigenera e si perpetua nel tempo: tanti chili di rifiuti da smaltire, tanti soldi da passare sottobanco ai politici, negli anni («Un miliardo ogni 100 mila metri quadrati», annotano di loro pugno gli uomini della Simec).

È quanto emerge dalla documentazione sequestrata dalla Procura. Una documentazione impressionante. In alcuni appunti è segnata la sigla «Poz 7.5»: secondo i magistrati si riferisce all’assessore regionale Giorgio Pozzi, di Forza Italia. Dall’agenda elettronica di Luigi Ciapparelli, poi, si ricava che il geometra scomparso aveva avuto fin dal 1995 frequenti contatti e incontri con politici della Regione («Pozzi» e «Formigoni», oltre al suo segretario «Cattaneo») e consulenti Fininvest (un certo «Dotti» e «Francesco Dini», che oggi è un dirigente di Mediaset con delega ai rapporti con il Parlamento, ma che tra il 1997 e il 1999 veniva intercettato mentre teneva i rapporti tra Paolo Berlusconi e il presidente della Regione Roberto Formigoni). Nell’agenda di Ciapparelli non mancano annotazioni da interpretare: «Dini X strategie Liguori e serv. a pag. De Corato Lupi x cava lunedì ore 15 Cattan ad esito riunione con Rob». Oppure: «Utili Simec conti PB».

Spazzatura, è solo Spazzatura!! Forza Italia!!Altro che pattumiera. Per cinque anni e mezzo la discarica di Cerro è stata una miniera d’oro per i suoi gestori: la Simec mette a bilancio ricavi lordi per 243 miliardi. Ma iscrive anche pesanti «costi di smaltimento»: così riesce a tener alte le tariffe. Ma erano costi veri? La Procura sostiene di no, in base al lavoro della Guardia di finanza e alle consulenze tecniche di un professorone universitario e di un ispettore della Banca d’Italia: risultano «spese fittizie per almeno 150 miliardi».

Le uscite sarebbero state gonfiate in due modi: con compravendite di comodo e con fatture false.

Un esempio. Nel luglio 1994 (proprio mentre il pool Mani pulite minaccia le dimissioni contro il «decreto salva-ladri») la Simec acquista per 30 miliardi l’immobiliare La Beffa e sei mesi dopo la rivende a soli 2 miliardi.

Un’operazione sbagliata? No, una vera beffa: la perdita di 28 miliardi è fittizia; i soldi rientrano, in nero, sui conti di familiari, dipendenti e prestanome. Un altro esempio. La Simec acquista un video di propaganda pro-discariche: costo 10 miliardi e mezzo, pagati alla società Pool e messi a bilancio tra le uscite. Peccato che la Pool (un’altro nome-beffa?) faccia capo a Mariella Bocciardo, la prima moglie di Paolo Berlusconi.

Poi c’è il fisco. Dalle indagini penali è nato un parallelo procedimento tributario per evasione fiscale, che il fratello del Cavaliere ha dovuto chiudere pagando 76 miliardi all’ufficio Imposte di Milano. Sistemate le pendenze con il fisco, sui padroni della discarica continuano a pendere le accuse di falso in bilancio e perfino di riciclaggio: i 150 miliardi spariti dai conti della Simec, infatti, secondo i magistrati sono fondi neri che sono stati divisi tra i soci («50 per cento a Paolo Berlusconi, 30 a Butti, 20 a Ciapparelli») e sono stati poi usati per finanziare in maniera occulta grossi affari edilizi in Italia e all’estero. La pista più vistosa porta a Como. Qui Butti, dopo aver contribuito all’elezione del sindaco di Forza Italia, è riuscito a costruire un gigantesco centro commerciale (che, vista l’ingombrante architettura, i comaschi hanno subito ribattezzato «il Dadone»): è intestato all’immobiliare Pessina, una delle dodici società che già l’anno scorso erano state sequestrate dal giudice Lupo, convinto che fossero servite per il «riciclaggio dei profitti illeciti della discarica».

Ehi Boys, tranquilli il Caballero Mascarato è qui….Anche Paolo, a suo modo, dimostra di voler fare politica.

Infatti è agli atti una sua pressione proprio sul «Dadone» di Como: il 12 giugno 1998 interviene (intercettato) su Mario Gorla, consigliere comunale di Forza Italia a Como e braccio destro di Butti alla Simec: «Parla anche tu con Gorla, perché lui ha come obiettivo la presidenza del consiglio, però sarebbe più utile che diventasse presidente della commissione urbanistica… Ah, dimenticavo: abbiamo spostato il conto da Milano 2 a Milano 3». Oggi il «Dadone», oltre che sequestrato, è sotto inchiesta per abusi edilizi. Un dirigente comunale testimonia:

«Dissi subito a Butti che non era possibile ottenere quella licenza. Ma Butti mi disse che il sindaco di Como, Alberto Botta, gli aveva garantito la licenza».

Pronto Scaramella - Il nuovo Programma della Casa delle Libertà (libertà di infamare a quanto pare) E infine c’è la strana vendita della discarica. Tra i documenti sequestrati c’è anche il contratto con cui Paolo, nel giugno 1996, cede la propria quota di controllo della discarica (50 per cento) a Luigi Ciapparelli. Oggi la Procura ritiene di poter dimostrare che quella cessione fu fasulla: tramite un faccendiere svizzero, ora ricercato per riciclaggio, lo stesso Berlusconi avrebbe passato sottobanco a Ciapparelli i soldi per l’acquisto del proprio pacchetto azionario. L’obiettivo della falsa vendita sarebbe stato in parte politico (evitare al leader di Forza Italia imbarazzanti collegamenti familiari con lo scandalo dei rifiuti), in parte fiscale: approfittare della «residenza in Svizzera» di Ciapparelli per realizzare una cosiddetta «estero-vestizione» dei capitali Simec.

LA BOMBA ECOLOGICA. Se per Berlusconi e soci la pattumiera di Cerro è una macchina per fare soldi, per i cittadini che abitano nella zona è un incubo. Nascono comitati che protestano per anni. Ai primi d’agosto del 1995 il presidente Formigoni, in nome dell’emergenza rifiuti, autorizza personalmente la Simec a riempire di rifiuti un nuovo lotto. Centinaia di cittadini, esasperati, organizzano una protesta popolare che, con tende e barricate, blocca i camion dell’immondizia. Denunciati per blocco stradale, sono tutti assolti dal giudice Renato Bricchetti, difficilmente etichettabile come «toga rossa», visto che nel 1994 si era candidato alle politiche per Forza Italia.

A questo punto la Regione fa dietrofront: nel febbraio 1996 Formigoni decreta la chiusura della discarica e ordina alla Simec di avviare la bonifica, garantita da circa 30 miliardi di fideiussioni depositate da Paolo Berlusconi e soci. Dopo un anno di lavori, però, il Comune di Cerro scopre che il muraglione costruito dalla Simec per contenere la montagna di rifiuti si è clamorosamente crepato. Il disastro ambientale provoca, nel febbraio 1997, una nuova rivolta dei cittadini contro la discarica. La ribellione è faticosamente placata dalla Simec con la promessa solenne di ricostruire il muraglione e rispettare l’impegno (sancito già dalla convenzione del 1990) per una completa «messa in sicurezza». Il problema ecologico è serio: la decomposizione dei rifiuti produrrà «per circa un decennio» grosse quantità di «liquido altamente inquinante» e di «biogas» simile al metano che va «captato e bruciato» per evitare «rischi di esplosione».

Avvertito di questi pericoli, Formigoni affida a un consulente della Regione, l’ingegner Mario Catania, docente universitario del Politecnico, il compito di elaborare il programma di bonifica. Ma si scatena un’incredibile confusione tra pubblico e privato, tra controllati e controllori. Il 19 novembre, per fare un solo esempio, Mario Gorla della Simec confida al dirigente Mediaset Francesco Dini: «È arrivato qui Catania dicendo papale papale: fatemi il progetto, dateci una mano a fare il progetto. E tra le righe questo mi dice: bisogna accontentare tutti i vicini, quindi Auchan». Chi è Auchan? È il gruppo della grande distribuzione che ha incredibilmente ottenuto dal Comune di Rescaldina, che confina con Cerro, la licenza di costruire un ipermercato di fianco alla maxidiscarica. La Procura ha recuperato foto aeree impressionanti: la montagna di rifiuti è a meno di 200 metri dalle mura del centro commerciale.

Paolo Berlusconi - RepertorioLA «SCENEGGIATA» CON FORMIGONI. Il professor Catania è stato arrestato nel dicembre 2000 per un’altra inchiesta su presunte tangenti mascherate da onorari: come delegato di Formigoni alla gestione dell’emergenza-alluvioni, si sarebbe lasciato corrompere per favorire le aziende del consigliere regionale Gianluca Guarischi (Forza Italia). Ma oggi Catania è indagato anche per la discarica: Butti, il socio di Paolo Berlusconi, gli ha allungato dei soldi, sotto forma di «consulenze». In cambio, scrivono i magistrati, di «continui favoritismi». Raccontati in diretta da centinaia di intercettazioni.

Parlando con Butti di una consulenza, nel gennaio 1998, lo stesso Catania dice: «Me ne approfitterò in tutti i modi possibili e immaginabili». Subito dopo, Butti tira le somme e confida a un amico: «Il professor Catania sta lavorando per me… come tutti i grandi professori, il suo problema è chi paga». Intanto le casse della Simec sono prosciugate, perché sono spariti i 150 miliardi che la Procura considera fondi neri. Ma a Butti e Gorla viene un’idea geniale: «Finanziare la bonifica riaprendo la discarica». Così nel marzo 1998 parte la «sceneggiata» (così viene definita negli atti giudiziari). Gorla l’anticipa a Francesco Dini: «Partirà una proposta di mettere a dimora rifiuti secchi per farci dire di no, quindi dare la possibilità di vittoria all’ente pubblico, e ribaltarci sui rifiuti industriali che sono quelli sui quali noi abbiamo sempre puntato». E Dini: «Allora io inizio a fare un po’ di lavoro sulla presidenza». L’obiettivo è tenere aperta la discarica.

Peccato però che proprio allora il muro di contenimento lasci passare i suoi veleni. È emergenza. Lo capiscono anche gli uomini di Paolo Berlusconi. Il più colorito è Gorla: «Bisogna stare calmi. Se cominciamo ad agitarci noi, figurati se non hanno il diritto di agitarsi gli abitanti di Cerro, che gli pianti un milione di chili di merda…». I soci della compagnia mista Simec-Regione sono allarmati. Per la prima volta, i rapporti diventano tesi. Il 25 marzo 1998 Butti teme addirittura di essere scaricato, anche in seguito a uno «strano incontro tra Romiti e Formigoni». Reagisce progettando di giocare l’asso, di muovere un misterioso (ma poi non tanto) alleato potente: «Ne ho parlato con il nostro amico, bisognerebbe mettergli in piedi un incontro con Formigoni».

Il Gattoe la VolpeSi muove Paolo. La sua Edilnord dà una garanzia di 6 miliardi per rifare il muro che perde. Poi, il 12 giugno 1998, partono le grandi manovre su Formigoni. Dini (Mediaset) esterna a Butti (Simec): è necessario «un immediato intervento eminentemente politico ad altissimo livello… forti, caso mai, del fratello nostro amico per superare le resistenze della presidenza… Bisogna parlarne al nostro amico, magari qualcosa si muove». Paolo Berlusconi chiede subito a Dini: «Gliela faccio una telefonata al presidente o no?». Telefonate, pressioni e contatti si intensificano nei mesi successivi. Poi, nell’ottobre 1998, c’è una svolta: il Tar (il Tribunale amministrativo regionale) della Lombardia accoglie il ricorso di Auchan-Rinascente per sbloccare l’autorizzazione all’apertura dell’ipermercato (già costruito, ma ancora chiuso); e negli stessi giorni c’è un lungo «incontro diretto tra Paolo Berlusconi e Roberto Formigoni». Nessuno dei due è intercettato, per cui non si sa che cosa si siano detti. Da quel momento, comunque, è il presidente della Regione a gestire in prima persona l’emergenza-discarica. Come conferma a Paolo Berlusconi il solito Dini: «Ho visto il grande capo, che ha una gran fretta di chiudere. Ti saluta e poi ti racconterà». Berlusconi: «Perfetto».

Caduta ormai (a causa delle perdite del muro) ogni ipotesi di riapertura della discarica, iniziano mesi di trattative e di pressioni per varare un «accordo di programma» tra tutti i soggetti pubblici e privati (Comune, Provincia, Regione, Simec e Auchan) interessati al quesito più importante: chi paga le spese del disinquinamento e del recupero ambientale? Il braccio di ferro si chiude in primavera. A comunicare il risultato a Paolo Berlusconi, alle 17.02 del 26 marzo 1999, è il telefonino di Mario Gorla: «Buongiorno dottore, abbiamo finito!». E ride contento. Berlusconi: «Avete chiuso bene?». Gorla: «Abbiamo chiuso come volevamo noi… Abbiamo fatto il mille per cento degli obiettivi che ci siamo proposti ieri con gli avvocati». A informare il manager francese di Auchan, «monsieur Le Saffre», ci pensa invece Fiorenzo Tagliabue, il pierre ciellino ex portavoce di Formigoni. Le Saffre: «Tutto a posto come previsto?». Tagliabue: «Sì, sì, ho già in mano la delibera!». La novità dell’accordo è che alle spese di bonifica parteciperà anche lo Stato. Il primo a saperlo è Tagliabue, impegnato da mesi nel pressing sulla discarica. Glielo comunica un amico, un certo Sironi: «L’incontro a Roma è stato decisamente positivo». Tagliabue: «Ma quanti soldi vi danno?». Sironi: «Per tutta la Regione dovrebbero essere 110». Una manna.

Le spese del recupero ambientale, che dovevano essere tutte a carico di Berlusconi e soci, sono invece scaricate sullo Stato (10 miliardi), sulla Regione Lombardia (16 miliardi) e sul gruppo Auchan-Rinascente (13 miliardi, «condizionati al rilascio della licenza commerciale»). A opporsi («fermamente»), era rimasta soltanto la Provincia di Milano, all’epoca governata dal centrosinistra. Ma Formigoni salta l’ostacolo. Lo spiega Gorla a un suo consulente legale: «Stanotte è finita alle 3, dunque la situazione è questa: Formigoni ha dichiarato che l’accordo di programma va avanti senza la Provincia». Il blitz di Formigoni entusiasma Tagliabue, che al telefono grida: «Fantastico! Fantastico! È un colpo d’ala di Formigoni». Dieci minuti dopo, la buona novella viene annunciata al manager di Auchan. Le Saffre: «È una buona notizia». Tagliabue: «Caspita, ragazzi, che colpo!». Anche Gorla è estasiato: «Hanno deliberato l’accordo di programma… fottendosene di tutto», spiffera contento a un’amica, ridendo, il primo aprile. Poi tranquillizza Butti, che è all’estero: «Fatti una vacanza tranquillissima: hanno adottato la delibera». Il nuovo accordo di programma diventa esecutivo il 22 settembre 1999, con un decreto di Formigoni, che la Procura taccia di «pervicace volontà di salvaguardare gli interessi privati a danno di quelli pubblici e della collettività», sostenendo che «tutta l’attività della pubblica amministrazione è stata indirizzata all’assoluto favoritismo dei titolari della Simec e principalmente di Giovanni Butti e Paolo Berlusconi».

All’inchiesta sulla discarica, che lo vede indagato anche per un’ipotesi di corruzione, Formigoni ha reagito con sdegno: «Quella bonifica è il fiore all’occhiello della mia amministrazione. Questa non è giustizia: è la campagna elettorale dei magistrati».

Ma, oltre che dalle intercettazioni, il «governatore» lombardo dovrà difendersi anche dalle conclusioni di un’analisi tecnica dell’accordo di programma, che la Procura ha affidato a un esperto di Diritto amministrativo. «Appare evidente», recita la perizia, «che gli obblighi posti in capo alla Simec con l’accordo di programma sono tutti ed esclusivamente obblighi che già gravavano sulla medesima società in forza della convenzione con la Regione dell’ottobre 1990». Berlusconi e soci si erano impegnati fin dall’inizio a pagare la bonifica ambientale. Anzi, scrive il perito, la Simec non aveva rispettato i patti, dunque Formigoni avrebbe dovuto incamerare nelle casse regionali le «fideiussioni per oltre 30 miliardi» garantite dalla Simec e «personalmente da Paolo Berlusconi». E invece di bloccare quei soldi, ne ha regalati altri a Berlusconi.

Questi i fatti più importanti documentati dall’inchiesta. Per sapere se Roberto Formigoni, Paolo Berlusconi e gli altri indagati meritino sanzioni penali bisognerà naturalmente aspettare la sentenza definitiva della Cassazione: se ne riparlerà verso il 2007. Nuove leggi permettendo. Comunque, Paolo Berlusconi emerge oggi come imprenditore autonomo, con i suoi contatti, le sue società, i suoi fondi neri, i suoi prestanome, i suoi rapporti politici. Finalmente non è più Berluschino. Un solo dubbio: ma sarebbe stato possibile tutto ciò, senza l’ombra del Grande Fratello?

Da grande sarò Berlusconi!!

Paolo Berlusconi è uscito dal processo sulla discarica – in cui era accusato di corruzione, peculato, frode nelle forniture pubbliche – con un risarcimento record, mai visto prima: 50 milioni di euro (più di 100 miliardi di lire).

Diario, 13 aprile 2001

18 commenti »

  1. During his tenure, Jim traveled worldwide with
    his wife and family in tow. ‘ The evening will feature a free show, headlined by
    Lifshitz, with CDs for sale at $10 each. In order to be one of the success stories,
    your business must invest in the best individuals.

    Commento di chartered accountant milan — dicembre 8, 2013 @ 9:33 am

  2. […] Piduista incantatore di serpernti finiani Silvio Fuffa Cerro Maggiore Berlusconi <–(per quelli di Bosco Reale) la […]

    Pingback di L’immobiliare Piduista incantatore di serpernti finiani Silvio Fuffa Cerro Maggiore Berlusconi <–(per quelli di Bosco Reale) la verità | Il Blog Della Libertà — ottobre 22, 2010 @ 1:29 pm

  3. W LIBERA STAMPA ,CANE DA GUARDIA

    DELLA POLITICA, COME NEI PAESI

    LIBERI

    Commento di leo FONTAN — luglio 24, 2010 @ 8:36 pm

  4. GRAZIE X VS. INFORMAZIONI

    Commento di leo FONTAN — luglio 24, 2010 @ 8:33 pm

  5. SE ALTRI AVESSERO IL CORAGGIO DI

    PUBBLICARE,COME FATE VOI!

    Commento di leo FONTAN — luglio 24, 2010 @ 8:31 pm

  6. Una nota sulla Auchan… la licenza ottenuta per la costruzione del centro commerciale era precedente alla creazione della discarica. La Auchan aveva costruito il centro commerciale quando c’era al suo fianco solo una cava. Mentre costruivano il centro quella cava divenne una discarica, per via di una legge regionale che decretava che per via della emergenza rifiuti ogni buco per terra poteva essere destinato a discarica.

    Alla fine della costruzione dell’immobile che sarebbe dovuto diventare il centro Auchan di Rescaldina la discarica era attiva e si stava allargando sempre di più.

    Poi la discarica è stata fermata ma prima che il centro diventasse attivo ci vollero ancora degli anni. Oggi (2010) quando si va alla Auchan in estate, nei parcheggi c’è un’arietta pesante che non vi dico… 😦

    Commento di Bikedays — aprile 14, 2010 @ 3:22 pm

  7. […] andate a riversalo al cesso o nella discarica di Cerro Maggiore .. […]

    Pingback di Solidarietà a Massimo Tartaglia « Il Blog Della Libertà — dicembre 16, 2009 @ 12:15 am

  8. merda

    Commento di raffaele — agosto 18, 2009 @ 3:04 pm

  9. […] 6, 2008 · Nessun Commento Il piccolo fratello. Storia di Paolo Berlusconi e della sua grande impresa.. L’odore dei soldi di Luca Andrei   Le origini (oscure) di un promettente imprenditore. Società […]

    Pingback di Il Giornale attacca Di Pietro ma il berluschino di Cerro Maggiore dimentica di pubblicare questo… « Il Blog Della Libertà — agosto 6, 2008 @ 11:25 am

  10. […] Luglio 21, 2008 · Nessun Commento Bertolaso: Sui rifiuti in Campania ci sono ancora resistenze, interessi economici e soprattutto la malavita la discarica di Cerro Maggiore […]

    Pingback di Il paese dei monnezzari malavitosi… « Il Blog Della Libertà — luglio 21, 2008 @ 4:11 pm

  11. […] 9, 2008 · Nessun Commento la spazzatura di piazza navona la spazzatura di Napoli la spazzatura di Cerro Maggiore targata Paolo Berlusconi e la spazzatura di Lucky Berlusca insomma dove c’è Silvio Berlusconi c’è sempre […]

    Pingback di La spazzatura di Silvio Berlusconi… « Il Blog Della Libertà — luglio 9, 2008 @ 2:17 pm

  12. […] rifiuti – il clan Berlusconi e la munnezza lombarda – Rassegna stampa – Mediconadir oppure Il piccolo fratello. Storia di Paolo Berlusconi e della sua grande impresa.. Angolo del Gigio __________________ Kob I love jazz and I feel a certain Kind Of […]

    Pingback di Un paese (quasi)normale! - Pagina 7 - Fiscoetasse — aprile 29, 2008 @ 6:51 pm

  13. ma ANDATE A CIAPA’ I RATT!

    FALLITI!!!

    BARBACESSO EX LOTTA CONTINUA CHE DA LEZIONI DI MORALE!

    FALLITI!

    Commento di bad woman — aprile 28, 2008 @ 7:41 pm

    • Che bisogno c’ è di urlare e di offendere? Boh!

      Commento di Fra X — ottobre 28, 2009 @ 9:06 pm

  14. […] ed interveranno degli esperti di fama mondiale in materia di smaltimento e reciclaggio dei rifiuti ed esperti in materia di sicurezza per risolvere definitivamente l’annoso problema della […]

    Pingback di Ora è chiaro è palese gli abitanti di Bananas soffrono della sindrome di Stoccolma.. « Il Blog Della Libertà — aprile 16, 2008 @ 12:13 am

  15. […] Storia di Paolo Berlusconi e della sua grande impresa:“Governare i rifiuti di Milano” […]

    Pingback di Questa sera puntata speciale di Marcix sul piccolo Gatsby.. (2) « Il Blog Della Libertà — aprile 10, 2008 @ 1:45 pm

  16. […] è solo questione di tempo e anche noi saremo informati che è esistita, anche qui al nord un’emergenza rifiuti, che, al contrario delle emergenze elettorali, non è stata propagandata dai media.  Sphere: […]

    Pingback di Agorà di Cloro » Catastrofe Italiana — marzo 10, 2008 @ 8:51 am

  17. sapeste cosa è accaduto con quel sindaco e cosa accade con questio,como è una città gestita dalla n’drangheta comasca,ho tanti di quei documenti ma la parola del comune è sempre-niente scandali!tanto a fine anno mi suicido visto che sono troppe le violenze che ho subito e qui a como si tace troppo,sarebbe ora di parlare

    Commento di pinco pallo — luglio 25, 2007 @ 11:31 pm


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