Angolo del Gigio

giugno 14, 2011

Israele: Assassinati impunemente 14 civili e feriti oltre 200 – Mass-Media Complici!

Israele, sangue sul confine del Golan:
uccisi 14 manifestanti

05/06/2011, ore 18:24 – Quattordici morti accertati e circa 220 feriti: è il drammatico bilancio della sparatoria al confine tra Israele e Siria. Cifre che al momento vengono definite provvisorie e che potrebbero aggravarsi, dopo il raid delle forze armate israeliane di guardia sulle alture del Golan, strappate a Damasco durante la Guerra dei Sei Giorni e annesse unilateralmente. Soldati che ancora una volta sparano sui manifestanti.

Le forze armate hanno infatti aperto il fuoco all’indirizzo di centinaia di dimostranti filo-palestinesi, molti provenienti dai campi profughi palestinesi vicini, i quali avevano cercato di oltrepassare la recinzione di ferro spinato che corre lungo la linea del cessate-il-fuoco del 1967. Il tutto proprio in occasione della giornata della “Naksa”, ossia nel 44esimo anniversario della sconfitta degli eserciti arabi. Una rabbia che dura ormai da 44 anni e che sfocia ancora una volta in un bagno di sangue.

Prima colpi in aria, poi i militari appostati hanno sparato sulla gente. “Chiunque cercherà di attraversare il confine sarà ucciso”, urlavano i militari israeliani all’indirizzo dei dimostranti con l’ausilio dei megafoni. Dall’alba in Israele le forze di sicurezza sono in stato di massimo allerta per le dimostrazioni convocate da diversi movimenti radicali in occasione dell’anniversario, e tra le zone più «sensibili» ci sono proprio le alture del Golan. In Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e nei Paesi arabi confinanti, come pure all’interno dello stesso Stato ebraico, i manifestanti sono stati istruiti a premere sui posti di blocco israeliani eretti alle frontiere: esattamente come avvenne un mese fa, nel 63mo anniversario della nascita dello Stato di Israele che per i palestinesi è la “Naqba”, il Giorno della Catastrofe. Allora furono uccisi quindici civili.

di Davide Gambardella

Riproduzione riservata ©

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giugno 1, 2011

Nuova nave umanitaria verso Gaza attaccata dalla marina israeliana

Nuova nave umanitaria verso Gaza attaccata dalla marina israeliana

da Globalresearch.ca – visto su www.thelivingspirits.net

Come annunciato nel post pubblicato sul blog Cafè de Humanité e tradotto da Global Research Canada il 16.5.11, ecco nel seguito gli aggiornamenti della situazione e maggiori dettagli.

Autore dell’articolo che traduco e sintetizzo è lo stesso Michel Chossudovsky(direttore del Centro di Ricerca sulla Globalizzazione: Global Research):

“La nave The Spirit of Rachel Corrie (nota ufficialmente come FINCH) che sta trasportando un cargo umanitario verso Gaza è stata attaccata da una nave di ricognizione israeliana all’interno della cosiddetta zona di sicurezza palestinese: Palestinian Security Zone, il 15 Maggio alle h. 10.54pm EDT.

Nel corso delle ultime ore, Global Research ha comunicato molte volte con la nave  Rachel Corrie in rotta verso Gaza. Quel che segue è un aggiornamento dettagliato. (la comunicazione precedente qui)

Il Centre for Research on Globalization (CRG) è un partner in questa impresa ed ha a bordo la sua collaboratrice Julie Lévesque:
(…) The Spirit of Rachel Corrie è entrata nelle acque di Gaza senza essere intercettata.
La nave israeliana con il suo equipaggiamento radar e la sua tecnologia di comunicazione avanzata  non si è accorta della Spirit of Rachel Corrie Mission.
Erano impreparati Non avevano ricevuto precedenti informazioni sulla missione della Rachel Corrie, che era stata pianificata da molti mesi e il cui arrivo sulle coste di Gaza era previsto per il giorno della commemorazione di “Nakba” (Nakba è la parola araba per catastrofe e significa  “l’espulsione e l’espropriazione di centinaia di migliaia di palestinesi dalle loro case e dalla loro terra nel 1948) 

Ironicamente, il Mossad, i servizi segreti israeliani, era all’oscuro di questa missione .
I vascelli della marina israeliana hanno agito in modo improvvisato, senza sapere prima nè avere istruzioni dall’intelligence. Non sembrava avessero ricevuto precise istruzioni dal governo israeliano. Al momento dell’attacco, i passeggeri a bordo avevano l’impressione che la nave fosse ancora nelle acque internazionali, ma invece era un miglio all’interno della “Palestinian Security zone”,  nelle acque territoriali di Gaza, a breve distanza dalla linea costiera di Gaza. Questo è stato un conseguimento importante.

Qui la cronaca iniziale:

Due vascelli navali israeliani inizialmente hanno lanciato “un attacco di ammonimento” sulla Rachel Corrie, indicando che se la nave  non avesse cambiato il suo corso avrebbero sparato alla ciurma e ai passeggeri. Uno dei passeggeri  è stato quasi ucciso a seguito dell’attacco.
Lo scambio di battute che segue ha avuto luogo tra la marina israeliana e la nave, come riportato da la giornalista del Free Malaysia Today, a bordo della Spirit of Rachel Corrie:

“Israeli army: Questo è un colpo di intimidazione. Tornate indietro.

Captain Jalil Mansor: Siamo civili disarmati in missione umanitaria verso Gaza

Israeli army: Questa è una zona militare chiusa. E’ una violazione. Tornate indietro.

Mansor: Continuerremo (la missione).

Gli Israeliani si sono poi diretti verso il retro della nave di aiuto  e hanno mandato un secondo sparo in aria di intimidazione.

Graham: Questa è una violazione (della legge internazionale).  Siamo in una missione di pace e siamo disarmati.

Israeli army: Tornate indietro. Spareremo ancora.

Graham: State sparando verso civili disarmati.

Israeli army: Non abbiamo sparato verso civili disarmati.

Graham: Sembra proprio che stiate sparando verso di noi

Israeli army: Non abbiamo sparato verso di voi. E’ solo uno sparo di intimidazione.

A seguito di questa conversazione, l’esercito israeliano ha sparato due altri colpi e ha minacciato: “la prossima volta sbarchiamo sulla vostra nave.”

Quindi abbiamo sentito che la marina egiziana diceva agli israeliani via radio: “cessate il fuoco. Sono in acque egiziane.”

Nel rendersi conto della presenza delle forze navali egiziane, gl israeliani si sono allontanati.” (Free Malaysia Today, http://www.freemalaysiatoday.com/2011/05/16/israel-fires-warning-shots-at-msian-ship/ May 16, 2011)
La nave di guardia egiziana era inizialmente all’oscuro di ciò che stava succedendo. La marina israeliana ha contattato la marina egiziana ed inizialmente non ha avuto risposta.

Nella nostra precedente cronaca (preparata alle 12.30am) a seguito di una comunicazione con la nave appena poco dopo mezzanotte si faceva riferimento alla cooperazione tra la marina israeliana  e la controparte egiziana. Mentre avveniva questa cooperazione, gli Egiziani hanno avuto un ruolo di supporto, che è servito a placare gli attacchi israeliani. Hanno anche assicurato la scorta dello Spirit of Rachel Corrie nelle acque territoriali egiziane.

La Marina Israeliana ha contattato la Spirit of Rachel Corrie. Sono stati informati sulla natura del cargo e che la ciurma e i passeggeri erano civili disarmati.
L’attacco intimidatorio è stato aggressivo e hanno usato armi automatiche. Sono state schierate due barche di ricognizione navale israeliane armate di mitragliatrici. Gli Israeliani hanno anche aperto il fuoco sul peschereccio palestinese  che era nelle acque territoriali di Gaza.

A seguito dell’iniziale “attacco intimidatorio” hanno ordinate alla Spirit of Rachel Corrie di fare marcia indietro. “Tornate indietro o facciamo fuoco”. Tuttavia una volta che la nave ha cambiato corso come richiesto dal commando israeliano, hanno continuato a fare fuoco sulla nave: “Hanno cominciato a fare fuoco per uccidere”
La nave della marina egiziana mentre comunicava con la Marina israeliana è stata strumentale per scortare la nave verso un porto sicuro. La ciurma della nave egiziana è stata di supporto nell’assicurare la sicurezza  della ciurma e dei passeggeri  del vascello umanitario.

C’è stata una comunicazione tra la nave egiziana ed israeliana e gli Israeliani hanno ringraziato la nave egiziana per essere intervenuta.
The Spirit of Rachel Corrie, la sua ciurma e i suoi passeggeri sono ora in acque territoriali egiziane, ancorati al porto egiziano di Al Arish, a breve distanza dalle acque internazionali di Gaza.
E’ essenziale a questo stadio mobilitare tutto il mondo in supporto alla Spirit of Rachel Corrie, per rompere il blocco, aprire le acque territoriali di Gaza all’aiuto e al commercio ed anche usare questa opportunità per aprire il confine territoriale  tra l’Egitto e Gaza.

Il convoglio umanitario è significativo nel processo di riabilitazione della infrastruttura della salute pubblica di Gaza, incluso il sistema fognario che fu parzialmente distrutto dai bombardamenti israeliani durante le operazione “Piombo Fuso”:
Il  27 Dicembre 2008, l’esercito israeliano  lanciò l’operazione Cast Lead- Piombo Fuso che non solo uccise circa 1400 Palestinesi, ma anche distrusse le infrastrutture vitali  per la vita degli abitanti di Gaza con seri problemi di acqua e di fognature

Una riparazione delle fognature è stata impossibile poiché gli Israeliani hanno impedito l’entrata di materiali da costruzione  cosi come del carburante per risolvere questa disperata situazione.
Secondo il resoconto di Emergency Water, Gruppo per la Sanità e l’Igiene (EWASH), “il rilascio di quotidiano di 80 milioni di litri di acque scure non trattate o parzialmente trattate, nell’ambiente e nel Mediterraneo  è primariamente il risultato del blocco imposto da Israele sulla Striscia di Gaza”
Gaza, una delle aree più densamente popolate del mondo, al momento sta affrontando seri problemi di salute come la sindrome dei bambini blu, la diarrea ed altre  malattie generate dall’acqua, come il tifo e l’epatite A.

La World Health Organization – OMS – sta mettendo in guardia da una possibile epidemia di colera se non si fa nulla rapidamente per risolvere questa situazione di crisi sanitaria.
Secondo I Medici per I Diritti Umani-Israele: “Tra il 90% e il 95% delle acque nella Striscia di Gaza non sono sicure da bere” La causa principale del problema attuale deriva dalla distruzione, durante l’operazione Piombo Fuso, di 20 km di tubazioni idriche, 7,5 km di fogne e 5700 serbatoi di acque mobili”
Mentre gli abitanti di Gaza vivono gli impatti ambientali drammatici della crisi fognaria ed idrica, gli effetti hanno già raggiunto le coste israeliane e potrebbero diffondersi colpendo anche i paesi confinanti. La grave questione della salute e dell’ambiente ha bisogno di essere affrontata con urgenza. La comunità internazionale deve richiedere che sia tolto il blocco illegale di Israele.

La Missione della Spirit of Rachel Corrie ha origine dalla partecipazione della PGFP (Perdana Global Peace Foundation) alla Freedom Flottilla  nel 2010, in cui furono uccisi 9 attivisti dai commandos israeliani.
(Perdana’s Second Press Release, Nakba and the Spirit of Rachel Corrie: Humanitarian Ship Attacked by Israel now within 1.5 nautical miles of Gazan Waters0777 646 2379, Global Research, May 16, 2011)

Fonte originale : http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24789

Traduzione a cura di Cristina Bassi

Link alla fonte: http://disinformazione.it/rachel_corrie.htm

aprile 20, 2011

“La verità sulle case farmaceutiche”

La verità sulle case farmaceutiche
Marcia Angell, direttrice per oltre vent’anni del New England Journal of Medicine.
Tratto da The New York Review of Books, vol. 56 n.1, del 15 gennaio 2009.
Pubblicato su http://www.metododibella.org

Recensione/presentazione del suo libro La verità sulle case farmaceutiche” (Truth About The drug Companies).

Recentemente il senatore repubblicano Charles Grassley, membro della commissione Finanze del Senato, ha avviato una indagine finanziaria sui legami tra l’industria farmaceutica, i medici ed il mondo accademico, che in gran parte influiscono sul prezzo di mercato dei farmaci da prescrizione.
Egli non ha avuto molte difficoltà a trovare riscontri.

Prendiamo il caso del Dr. Joseph L. Biederman, professore di psichiatria presso la Harvard Medical School e direttore dell’Istituto di Psicofarmacologia pediatrica presso il Massachusetts General Hospital di Harvard. A lui si deve in larga misura se a bambini di due anni è stata fatta diagnosi di disturbo bipolare” e se sono stati trattati con un potente cocktail di farmaci, molti dei quali mai approvati per tale patologia dalla Food and Drug Administration (FDA) e nessuno dei quali autorizzato per minori di dieci anni.
Legalmente, i medici possono utilizzare per qualsiasi altra indicazione farmaci già approvati per una particolare indicazione, ma tale uso deve essere basato su una buona evidenza scientifica pubblicata. Non sembra proprio che qui ricorra tale ipotesi. Gli studi di Biederman sui farmaci con i quali si propone di trattare il disturbo bipolare nell’infanzia, sono stati – così il New York Times sintetizza il giudizio degli esperti interpellati – “tanto modesti e così mediocremente concepiti da risultare in larga misura inconcludenti.”

Nel mese di giugno, il senatore Grassley ha rivelato che le aziende farmaceutiche, compresi i produttori dei farmaci per l’infanzia che B. prescrive per il disturbo bipolare, hanno pagato 1,6 milioni di dollari a Biederman per consulenze e conferenze tra il 2000 e il 2007. Due suoi colleghi hanno ricevuto somme analoghe. Dopo che la cosa è venuta alla luce, il presidente del Massachusetts General Hospital e il presidente della sua sezione medica hanno inviato una lettera ai medici dell’ospedale invitandoli a non aggravare ulteriormente questi casi di macroscopici conflitti di interessi, ma anche ad esprimere la propria solidarietà a chi ne aveva beneficiato: “Sappiamo che si tratta di un momento di incredibile dolore per i medici e le loro famiglie, e il nostro cuore è con loro“!

Altro caso è quello del Dr. Alan F. Schatzberg, titolare della cattedra di psichiatria del dipartimento di Stanford e presidente eletto della American Psychiatric Association. Il senatore Grassley ha scoperto che Schatzberg ha gestito più di 6 milioni di dollari di prodotti nella Corcept Therapeutics, una società che ha collaborato a fondare e che testa il “Mifepristone” – farmaco abortivo altrimenti noto come RU-486 – da lui impiegato per trattare gli stati depressivi. Allo stesso tempo Schatzberg figura quale principale referente in un “Istituto Nazionale di Salute Mentale”, che sovvenziona  la ricerca sul Mifepristone per questo impiego, e figura tra gli autori di tre articoli sul tema. In una dichiarazione rilasciata alla fine di giugno, l’ateneo di Stanford dichiarò di non veder nulla di male in questa convenzione, anche se un mese dopo il consiglio universitario annunciò la sostituzione di Schatzberg, quale ricercatore di riferimento, “al fine di eliminare qualsiasi fraintendimento“.

Il caso forse più eclatante tra quelli finora esposti dal senatore Grassley è quello del dottor Charles B. Nemeroff, presidente della Emory University-Dipartimento di Psichiatria e, insieme con Schatzberg, coeditore di un rinomato Textbook of Psychopharmacology. Nemeroff è stato il ricercatore di punta, percependo una sovvenzione di 3,95 milioni di dollari in cinque anni dall’Istituto Nazionale di Salute Mentale, 1,35 dei quali destinati alla Emory dalla GlaxoSmithKline a titolo di contributo per lo studio….di diversi farmaci da lei prodotti. Per attenersi ai regolamenti universitari ed alle leggi dello stato, egli era tenuto a comunicare alla Emory quanto percepito da

GlaxoSmithKline, ed a sua volta la Emory doveva informarne, per importi superiori a 10.000 dollari annui, il National Institutes of Health, unitamente all’assicurazione che il risultante conflitto di interessi sarebbe stato eliminato.
Ma il senatore Grassley, confrontando i registri della Emory con i documenti contabili della multinazionale, scoprì che Nemeroff aveva omesso di indicare qualcosa come 500.000 dollari ricevuti da GlaxoSmithKline per decine di conferenze dirette a promuovere i prodotti della società.
Nel giugno 2004 la Emory ha condotto la sua indagine sull’operato di Nemeroff, ed ha riscontrato molteplici violazioni dei suoi regolamenti. Nemeroff ha risposto assicurando la Emory in una nota:

in considerazione della convenzione National Institutes of Health/Emory/GSK (GlaxoSmithKline), ho già comunicato a GSK (che ne ha già preso buona nota) che limiterò a cifra inferiore ai 10.000 dollari all’anno le mie spettanze per le consulenze fornite“. Ma in quell’anno ricevette 171.031 dollari dalla società, nello stesso momento in cui denunciava alla Emory, perché ne desse comunicazione al Nat. Inst. Of Health, un…timido importo di 9.999 dollari, per rimanere sotto alla soglia di 10.000.

Peraltro la Emory è stata destinataria di borse di studio e di altre entrate procurate da Nemeroff, e questo autorizza il sospetto che la sua supervisione lassista sia dipesa dai propri conflitti di interesse. Come riportato da Gardiner Harris sul New York Times, Nemeroff stesso aveva sottolineato i suoi buoni servigi alla Emory in una lettera del 2000 indirizzata al preside della facoltà di medicina, nel corso della quale giustificava così il personale coinvolgimento in una dozzina di accordi per consulenze aziendali……, dicendo:

Sicuramente lei ricorderà che la Smith-Kline Beecham Pharmaceuticals ha procurato una cattedra importante al dipartimento e che vi è qualche ragionevole probabilità che la Janssen Pharmaceuticals farà altrettanto. Inoltre, la Wyeth-Ayerst Pharmaceuticals ha finanziato un programma di ricerca Career Development Award nel dipartimento, e personalmente ho chiesto sia ad AstraZeneca Pharmaceuticals che alla Bristol-Meyers Squibb di fare altrettanto. Se sarò ricompreso in questo affare, ciò contribuirà a farli decidere per un finanziamento alla nostra facoltà“.

Poiché era stato il senatore Grassley a fare il nome di questi psichiatri, a costoro è stata dedicata molta attenzione dalla stampa; ma l’intero mondo della medicina è invaso da analoghi conflitti di interesse. (Per la cronaca il senatore ha rivolto adesso la sua attenzione ai cardiologi). In effetti, la maggior parte dei medici prendono soldi o accettano regali, in un modo o nell’altro, dalle case farmaceutiche. Molti di loro sono pagati in veste di consulenti, o come relatori in congressi sponsorizzati dalle case farmaceutiche, o perché si prestano a mettere il loro nome su lavori scritti dai produttori di farmaci o da loro incaricati, o anche in qualità di apparenti “ricercatori”, il cui vero compito spesso consiste semplicemente nell’indirizzare i propri pazienti su un determinato farmaco e nell’informarne la ditta. Sempre più medici beneficiano di pranzi gratuiti e altri di regali veri e propri. Inoltre, le aziende farmaceutiche sovvenzionano i più importanti convegni delle organizzazioni professionali e la maggior parte dei periodici corsi di aggiornamento indispensabili ai medici per mantenere attiva la loro abilitazione all’esercizio della professione.

Nessuno conosce esattamente le cifre complessive pagate dalle ditte farmaceutiche ai medici, ma ritengo, sulla base dei bilanci delle nove più importanti aziende farmaceutiche americane, che si tratti di decine di miliardi di dollari l’anno. Con tali strumenti l’industria farmaceutica ha acquisito il controllo totale sulla valutazione e la prescrizione dei propri prodotti da parte dei medici. Tutto ciò asserve i medici, particolarmente i cattedratici di prestigiose scuole mediche, influenza i risultati della ricerca, la pratica medica e persino la definizione di ciò che costituisce una malattia!

Occorre considerare che gli studi clinici per l’impiego di farmaci vengono testati sull’uomo. Prima che un nuovo farmaco entri in commercio, il produttore deve finanziare studi clinici per dimostrare alla Food and Drug Administration che il farmaco è sicuro ed efficace, solitamente facendo un confronto con un placebo o un “manichino pillola”. I risultati di tutte le prove (che possono essere svariate), sono sottoposti alla FDA, e se una o due prove risultano positive – dimostrano cioè efficacia della sostanza senza rilevanti rischi – il farmaco è generalmente autorizzato, anche se tutte le altre prove fossero negative. I farmaci sono autorizzati solo per una specifica indicazione (ad esempio, per trattare il cancro ai polmoni) ed è illegale per le case farmaceutiche commercializzarli per qualsiasi altra indicazione.

Ma i medici possono prescrivere farmaci autorizzati come “off-label”, vale a dire, senza riguardo per l’indicazione approvata, di modo che forse la metà di tutte le prescrizioni sono state redatte per indicazioni off-label. Dopo che i farmaci sono sul mercato, le imprese continuano a sponsorizzare studi clinici, a volte per ottenere l’approvazione FDA per ulteriori usi, a volte per dimostrare un vantaggio rispetto ai concorrenti, e spesso solo come pretesto per ottenere che i medici prescrivano questi farmaci ai pazienti. (Tali test sono giustamente chiamati “semina” studi.).

Dal momento che le aziende farmaceutiche non hanno accesso diretto ai pazienti, esse hanno l’esigenza di appoggiare le loro sperimentazioni ad atenei medici, dove i ricercatori ottengono di poter utilizzare, a scopo didattico, pazienti di ospedali e cliniche, o di società private di ricerca  (CROs), che attraverso i medici di base arruolano pazienti. Sebbene le CROs siano di solito più efficienti, i finanziatori preferiscono utilizzare le scuole mediche, sia perché la ricerca condotta da queste è formalmente più quotata, ma soprattutto perché consentono loro di sfruttare la grande influenza di medici ritenuti poter rappresentare l’opinione prevalente o essere considerati “key opinion leaders “(KOLs). Sono queste le persone che scrivono libri e articoli su riviste mediche, redigono le “linee guida”, occupano posti importanti nella FDA governativa ed in altri gruppi di consulenza, o in rinomate società professionali, e prendono la parola in innumerevoli riunioni e cene che si svolgono ogni anno per ragguagliare i clinici sui farmaci da prescrivere. L’avere un “KOLs” come il Dr. Biederman sul libro paga vale ogni centesimo speso.

Pochi decenni fa, le scuole mediche non disponevano di estesi rapporti finanziari con l’industria, ed i ricercatori universitari che portavano avanti la ricerca finanziata da case farmaceutiche non avevano altri legami con loro. Ma oggi le università hanno molteplici rapporti con l’industria e si trovano in una posizione morale che li metterebbe in difficoltà se volessero rimproverare alla propria facoltà di comportarsi come loro fanno. Un recente sondaggio ha rilevato che circa i due terzi dei centri medici accademici hanno rilevanti partecipazioni nelle aziende che sponsorizzano la ricerca all’interno della stessa istituzione. Una inchiesta sul settore universitario medico ha scoperto che i due terzi dei cattedratici dovevano il loro incarico alle aziende farmaceutiche e che i tre quinti avevano ricevuto da queste incarichi personali. Nel 1980 le facoltà mediche iniziarono a dettare norme che disciplinano i conflitti d’interesse, ma generalmente queste sono assai variabili, il più delle volte molto permissive ed oggetto di disinvolte forzature.

Dato che le aziende farmaceutiche pretendono, come condizione per erogare un finanziamento, di essere capillarmente coinvolte in tutti gli aspetti della ricerca che sponsorizzano, è facile per loro introdurre falsificazioni dirette a far apparire i loro farmaci migliori e più sicuri di quel che sono.
Prima del 1980 veniva data ai ricercatori universitari una totale autonomia nella conduzione dei lavori, ma ora le case farmaceutiche impiegano spesso i loro dipendenti ed i loro agenti nel progettare gli studi, eseguire i test, scrivere i lavori, e decidere se e in quale forma pubblicare i risultati. Talvolta le facoltà mediche procurano ricercatori che sono poco più che manovali, per cui l’arruolamento di pazienti e la raccolta dei dati seguono le direttive dell’azienda.

In considerazione di un controllo simile e dei conflitti di interesse che permeano la ricerca, non c’è da meravigliarsi che i risultati negativi degli studi sponsorizzati dalle case farmaceutiche (e pubblicati su riviste scientifiche a loro tornaconto), non vengano in gran parte resi noti, mentre la pubblicazione di quelli positivi venga riproposta in altri lavori appena variati nella forma; oppure che quelli negativi vengano presentati come positivi. Per fare un esempio, un controllo su 74 studi clinici relativi ad antidepressivi, ha svelato che 37 su 38 risultati positivi siano stati pubblicati, ma dei 36 dei 37 o sono stati occultati o pubblicati spacciandoli per positivi. Non è poi raro che un documento pubblicato focalizzi l’attenzione sull’effetto secondario che sembra più favorevole.

L’occultamento dei risultati fallimentari emersi da ricerche è oggetto di un coinvolgente libro scritto da Alison’s Bass, dal titolo “Effetti collaterali: un accusatore, uno che ha fatto la soffiata ed un bestseller, in una ricerca su antidepressivi”. Questa è la storia di come il gigante farmaceutico britannico, la GlaxoSmithKline, abbia sepolto prove che il suo antidepressivo, il Paxil, top nelle vendite, è inefficace e potenzialmente dannoso per i bambini e gli adolescenti. Bass, ex reporter del Boston Globe, descrive il coinvolgimento di tre persone: uno scettico psichiatra universitario, un moralmente indignato esponente del reparto di psichiatria della Brown University (il cui presidente ha ricevuto nel 1998 più di $ 500.000 per consulenze da industrie farmaceutiche, tra le quali la GlaxoSmithKline), e un infaticabile sostituto procuratore generale di New York. Hanno preso posizione contro la GlaxoSmithKline ed il sistema psichiatrico, e alla fine l’hanno avuta vinta contro ogni previsione.

Il libro segue le singole lotte di queste tre persone nel corso di molti anni, culminati con la GlaxoSmithKline obbligata, nel 2004, a transare sulle accuse di frode pagando 2,5 milioni di dollari(una sciocchezza rispetto agli oltre 2.700 milioni di vendite annuali del Paxil). Ha inoltre preannunciato di rendere nota una sintesi di tutti gli studi clinici completati dopo il 27 dicembre2000. Di ancor maggiore rilievo l’attenzione dedicata alla deliberata e sistematica prassi di occultare i risultati sfavorevoli della ricerca, che mai sarebbe emersa senza un’inchiesta giudiziaria. Uno dei documenti interni della GlaxoSmithKline – precedentemente segreto – recita: “sarebbe commercialmente inaccettabile dichiarare che l’efficacia non è stata dimostrata, in quanto ciò potrebbe compromettere il profilo della paroxetina (Paxil)”.

Molti farmaci che si pretende siano efficaci, hanno probabilmente un’efficacia leggermente superiore al placebo, ma non c’è modo di appurarlo, visto che i risultati negativi sono tenuti nascosti. Un indizio è stato individuato sei anni fa da quattro ricercatori che, invocando il Freedom of Information Act, hanno ottenuto dalla FDA relazioni su ogni studio clinico – che prevedesse il confronto-pacebo – presentato per ottenere l’approvazione iniziale dei sei più usati farmaci antidepressivi approvati tra il 1987 e il 1999: Prozac, Paxil , Zoloft, Celexa, Serzone e Effexor. Essi hanno scoperto che, in media, l’80 per cento dei placebo hanno la stessa efficacia di questi farmaci.

La differenza tra farmaco e placebo è stata così piccola che era improbabile che essa potesse rivestire un qualche significato clinico. I risultati sono stati più o meno gli stessi per tutti e sei i farmaci: tutti sono risultati egualmente inefficaci. Ma visto che sono stati pubblicati solo i risultati “favorevoli” e quelli sfavorevoli sono stati….sepolti (in questo caso, all’interno della FDA), il pubblico e la professione medica hanno ritenuto questi farmaci potenti antidepressivi.

Le sperimentazioni cliniche sono influenzate anche tramite criteri di ricerca adottati unicamente allo scopo di produrre risultati favorevoli per gli sponsor. Ad esempio, il farmaco del finanziatore può essere confrontato sì con un altro farmaco, ma somministrato a una dose così bassa che quello del finanziatore appare più potente. Oppure un farmaco destinato a patologie dell’anziano può essere testato sui giovani, in modo che gli effetti collaterali abbiano minori probabilità di manifestarsi. La stessa metodica distorsiva utilizzata normalmente nel confrontare un nuovo farmaco con un placebo viene adottata anche quando il confronto riguarda un farmaco preesistente. In breve, ed è questa la ragione fondamentale per la quale i ricercatori devono essere veramente disinteressati nei confronti dei risultati del loro lavoro, spesso è possibile guidare le sperimentazioni cliniche in modo che diano i risultati che si desiderano.

Più della ricerca, sono i conflitti di interesse ad influire sui dati. Essi determinano inoltre gli indirizzi e gli strumenti ai quali si conforma la medicina praticata, attraverso la loro influenza sullelinee-guida rilasciate da organismi governativi e professionali, e attraverso i loro effetti sulle decisioni FDA.
Alcuni esempi: in un sondaggio effettuato presso duecento esperti che hanno redatto linee guida pratiche, un terzo dei membri della giuria ha riconosciuto di avere interessi finanziari in relazione ai farmaci prescelti. Nel 2004, dopo il National Cholesterol Education Program indetto per riportare drasticamente entro livelli desiderati il colesterolo “cattivo”, è stato rivelato che otto dei nove membri che avevano redatto il “manifesto” di indicazioni avevano legami finanziari con i produttori di farmaci per abbassare il colesterolo. Novantacinque tra i 170 nominativi che avevano collaborato a redigere la più recente edizione del “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” dell’American Psychiatric Association (DSM), avevano intrattenuto relazioni finanziarie con le aziende farmaceutiche, intercorse peraltro con la totalità di coloro che avevano curato le sezioni dedicate ai sui disturbi dell’umore e la schizofrenia. L’aspetto comunque più allarmante è che molti membri delle commissioni permanenti di esperti che offrono consulenza alla FDA per l’approvazione dei farmaci hanno anche legami finanziari con l’industria farmaceutica.

Negli ultimi anni, le aziende farmaceutiche hanno messo a punto una nuova ed estremamente efficace strategia per espandere i loro fatturati. Invece di propagandare farmaci per il trattamento di malattie, hanno iniziato a propagandare le malattie alle quali adattare i loro farmaci! La strategia è quella di convincere quante più persone possibili (insieme ai loro medici, ovviamente) che le loro condizioni di salute richiedono un lungo periodo di terapia. Talvolta chiamato “malattia del cantastorie”, questo è il tema di due nuovi libri. Il primo è di Melody Petersen Meds, del nostro quotidiano: “Come le case farmaceutiche hanno trasformato sé stesse in abili macchine da mercato e preso all’amo l’intera nazione in tema di prescrizione di farmaci“; il secondo di Christopher Lane’s: “La timidezza: come la si è fatta diventare una malattia“.

Per inventare nuove malattie o ingigantire le preesistenti, le aziende affibbiano loro denominazioni altisonanti attraverso acronimi. Così ora il bruciore di stomaco è diventato “sindrome gastroesofagea da reflusso” o GERD; l’impotenza “disfunzione erettile” o DE; la tensione premestruale “sindrome premestruale” o PMMD e la timidezza è “ansia sociale” (ancora non è stata coniata l’abbreviazione). E’ bene notare che queste (supposte) malattie sono impropriamente definite sindromi croniche che colpiscono essenzialmente le persone normali, per cui il mercato è enorme e facilmente ampliato. Ad esempio, un alto dirigente della rete di vendite suggerì ai rappresentanti come incentivare l’acquisto del Neurontin: “Neurontin per il dolore, Neurontin per la monoterapia, Neurontin per i disturbi bipolari, Neurontin per tutto.” Sembra che la strategia di marketing del farmaco – ed è stato un notevole successo – sia di convincere gli americani che ci sono solo due tipi di persone: quelle che hanno problemi che richiedono un trattamento farmacologico e quelle che ancora non sanno di averne. Queste strategie sono state ideate nel settore del farmaco, ma non avrebbero potuto affermarsi senza la complicità della classe medica.

Melody Petersen, che era un reporter del New York Times, ha scritto un’ampia, convincente requisitoria contro il settore farmaceutico. Essa stabilisce in dettaglio i vari modi, sia legali che illegali, con i quali le aziende farmaceutiche possono realizzare autentici exploit (vendite annuali di farmaci per oltre un miliardo di dollari) e il ruolo essenziale che svolgono i KOLs. Il suo esempio è soprattutto il Neurontin, che è stato inizialmente approvato solo per una indicazione molto limitata, il trattamento dell’epilessia nell’ipotesi che altri farmaci risultassero inefficaci nel controllo degli attacchi. Attraverso bustarelle pagate a nomi eccellenti del mondo accademico per poter mettere i loro nomi sugli articoli esaltando il Neurontin per altri usi (malattia bipolare, stress post-traumatico, insonnia, stanchezza delle gambe, vampate di calore, emicrania, tensione da cefalea, e altre ancora), tramite il finanziamento di conferenze nel corso delle quali venissero raccomandati questi utilizzi, la casa farmaceutica è stata in grado di trasformare il farmaco in un “blockbuster”, con un fatturato di $ 2,7 miliardi nel 2003. L’anno seguente, in un caso ampiamente trattato da Petersen per il Times, la Pfizer ha ammesso le proprie responsabilità in ordine alla commercializzazione illegale ed accettato di pagare 430 milioni di dollari per evitare il danno di ulteriori spese comportate da cause penali e civili intentatele. Un sacco di soldi, ma per la Pfizer è stato più o meno come un costo commerciale, e ne è valsa la pena, visto che il Neurontin ha continuato ad essere utilizzato come un tonico per tutti gli usi, generando miliardi di dollari di vendite annuali.

Il libro di Christopher Lane ha messo a fuoco un soggetto più limitato, e cioè il rapido aumento del numero di diagnosi psichiatriche nella popolazione americana e l’uso di psicofarmaci per il loro trattamento. Poiché non vi sono prove oggettive per rilevare la malattia mentale e il confine tra normale e anormale è spesso incerto, la psichiatria costituisce un campo particolarmente fertile per la creazione di nuove malattie o per drammatizzare quelle preesistenti. I criteri diagnostici sono terreno esclusivo dell’attuale edizione del “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”, prodotto di un gruppo di psichiatri la maggior parte dei quali, come ho già detto in precedenza, avevano legami finanziari con l’industria farmaceutica. Lane, docente di letteratura alla Northwestern University, traccia l’evoluzione del DSM dal suo timido inizio nel 1952, come modesto prontuario (DSM-I), all’attuale formulazione di 943 pagine (la versione riveduta del DSM – IV), che costituisce l’indiscussa “bibbia” della psichiatria, standard di riferimento per i tribunali, le carceri, le scuole, le imprese di assicurazione, il pronto soccorso, i distretti medici e le strutture mediche di ogni genere.

Data la sua importanza, si potrebbe pensare che il DSM rappresenti l’autorevole distillazione di un ampio corpus di prove scientifiche. Ma Lane, utilizzando documenti inediti degli archivi della American Psychiatric Association e interviste con i suoi rappresentanti di spicco, dimostra che è invece il frutto di tutto un complesso di politica accademica, di ambizione personale, di ideologia, e, cosa forse più grave, dell’influenza dell’industria farmaceutica. Quello di cui difetta il DSM è il rigore scientifico. Lane riporta la dichiarazione di un collaboratore del team del DSM-III: “C’è stata una ricerca sistematica molto scarsa, e gran parte della ricerca che esisteva era realmente un pot-pourri slegato, incoerente, e ambiguo. Penso che la maggioranza di noi ha riconosciuto che la quota di quella buona, solida scienza alla quale ci ispiriamo per prendere le nostre decisioni, sia stata piuttosto modesta“.

Lane utilizza la timidezza, come caso di indagine sulla “malattia-del cantastorie” in psichiatria. La timidezza come malattia psichiatrica ha fatto il suo debutto come “fobia sociale” nel DSM-III nel 1980, anche se al tempo veniva descritta come rara. Nel 1994, quando il DSM-IV è stato pubblicato, essa era diventata “ansia sociale”, ed oggi si sostiene che sia una malattia estremamente diffusa. Secondo Lane, la GlaxoSmithKline, sperando di aumentare le vendite per il suo antidepressivo, il Paxil, ha deciso di promuovere la sindrome da ansietà sociale a “grave condizione medica”. Nel 1999, la società ha ricevuto l’approvazione FDA a commercializzare il farmaco per il trattamento….dell’ansia sociale. Essa ha lanciato una vasta campagna mediatica per realizzarlo, ricorrendo anche a poster, esposti nelle pensiline degli autobus di tutto il paese, che raffigurano individui in condizioni pietose, con la didascalia “Immagina di essere allergico alla gente …”: aumentando così le vendite. Ecco un’affermazione fatta da Barry Brand, direttore di produzione del prodotto Paxil: “il sogno di ogni venditore è trovare un mercato non capito o sconosciuto e sfruttarlo. Questo è ciò che siamo stati in grado di fare con la sindrome da ansia sociale“.

Alcuni dei più grandi blockbuster sono psicofarmaci. La teoria che i disturbi psichiatrici derivino da uno squilibrio biochimico è usata quale giustificazione per il loro uso diffuso, anche se la teoria deve essere ancora dimostrata. I bambini sono obiettivi particolarmente vulnerabili. Forse che i genitori osano dire “No” quando un medico dice loro che un bambino difficile è malato e raccomanda un trattamento farmacologico? Oggi ci troviamo nel bel mezzo di una presunta epidemia di malattia bipolare nei bambini (che sembra aver rimpiazzato la sindrome da iperattività e da deficit di attenzione come situazione più pubblicizzata nell’infanzia), con un incremento della diagnosi di quaranta volte dal 1994 al 2003. Questi bambini sono spesso trattati con diversi farmaci off-label, molti dei quali, indipendentemente dalle loro proprietà, sono sedativi, e quasi tutti caratterizzati da effetti indesiderati potenzialmente gravi.

I problemi che ho discusso non si limitano alla psichiatria, anche se in questo campo raggiungono la loro più florida estensione. Simili conflitti di interesse e pregiudizi riguardano quasi ogni campo della medicina, in particolare quelli che dipendono in larga misura da farmaci o tecniche terapeutiche. E’ semplicemente impossibile dare credito a buona parte della ricerca clinica pubblicata, od alle opinioni del medico di fiducia o ad autorevoli linee-guida. Non mi fa certo piacere arrivare a questa conclusione, formatasi gradualmente e con riluttanza nel corso degli oltre vent’anni come direttore del “The New Journal of Medicine”.

Un risultato di pregiudizi diffusi è che i medici imparano a praticare una medicina basata su un uso esasperato di farmaci. Anche se cambiamenti negli stili di vita sarebbero più efficaci, i medici ed i loro pazienti spesso sono convinti che vi sia un farmaco per ogni malattia ed ogni insoddisfazione. I medici sono anche portati a credere che i nuovi e più costosi farmaci di marca siano superiori ai vecchi farmaci o a quelli generici, anche se raramente vi è qualche prova in tal senso, visto che gli sponsor non sono soliti confrontare con i loro altri farmaci a dosaggi equivalenti. Inoltre i medici, influenzati da rinomati docenti universitari, imparano a prescrivere farmaci per uso off-label senza prove di efficacia.

E’ facile per le aziende farmaceutiche, che sicuramente ne portano grande responsabilità, muoversi a loro agio in una situazione come questa. La maggior parte delle grandi aziende farmaceutiche si sono sobbarcate gli oneri conseguenti a frodi, commercializzazione farmaci off-label, e altri reati.

TAP Pharmaceuticals, per esempio, nel 2001 si è dichiarata colpevole ed ha accettato di pagare 875 milioni di dollari per sistemare il contenzioso penale e civile sorto dalla lesione della legge federale in seguito all’impiego fraudolento del Lupron, un farmaco usato per il trattamento del cancro alla prostata. Oltre a GlaxoSmithKline, Pfizer e TAP, altre case farmaceutiche si sono accollate gli oneri per transare su simili frodi: come Merck, Eli Lilly, e Abbott. Le ammende, seppure in alcuni casi enormi, sono poca cosa se paragonate ai profitti procurati da tali attività illegali, e quindi non sono niente di più che mezzi dissuasivi. Ancora, quanti sostengono le ragioni dell’industria farmaceutica, sostengono che sta semplicemente cercando di fare realizzare il suo scopo principale, quello di fare gli interessi dei suoi investitori, anche se talvolta va un….po’ troppo lontano.

I medici, le università e le organizzazioni professionali non hanno scusanti, avendo una grande colpa verso i pazienti che ripongono fiducia in loro. La missione delle scuole mediche e degli ospedali universitari – e questo giustifica il loro stato di esentasse – è quello di educare le future generazioni di medici, effettuare ricerche importanti per il progresso scientifico e curare i cittadini malati, non quello di allacciare rapporti d’affari con l’industria farmaceutica. Per quanto sia riprovevole la prassi usuale di tante case farmaceutiche, credo che il comportamento di gran parte della professione medica lo sia ancora di più. Le industrie farmaceutiche non sono enti di beneficenza; esse si aspettano un ritorno dal denaro che spendono, ed evidentemente non è per loro indifferente avere utili o meno.

Sarebbero indispensabili riforme così numerose per ripristinare l’integrità della ricerca clinica e della pratica medica, che è impossibile riassumerle in breve. Molti vorrebbero cambiamenti radicali nella legislazione e nell’attività della FDA, compresi gli iter per l’approvazione dei farmaci. Ma vi è anche, ovviamente, la necessità assoluta che la professione medica si affranchi in misura prevalente dai settori economico-finanziari. Sebbene la collaborazione tra industria farmaceutica ed università possa dare importanti contributi scientifici, di solito questi sono apportati dalla ricerca di base, e non dagli studi clinici, ed anche questa sarebbe discutibile se comportasse l’arricchimento personale dei ricercatori. Gli esponenti delle facoltà universitarie che realizzano studi clinici non devono accettare alcuna somma da parte delle aziende farmaceutiche, eccetto il mero sostegno alla ricerca, e questo sostegno non dovrebbe mai essere subordinato all’accettazione di patti aggiunti, inclusa la pretesa dell’industria farmaceutica di avere il controllo sulla progettazione, l’interpretazione e la pubblicazione dei risultati della ricerca.

Le scuole mediche e gli ospedali universitari dovrebbero applicare rigorosamente tale norma, e non dovrebbero stipulare accordi con le aziende sui cui prodotti membri delle loro facoltà stanno conducendo studi. Infine, di rado esiste una valida ragione per la quale i medici dovrebbero accettare doni da aziende farmaceutiche, anche quelle di piccole dimensioni; anzi dovrebbero provvedere autonomamente a pagarsi le spese dei convegni e dei corsi di aggiornamento.

Dopo tanta sfavorevole pubblicità, università e organizzazioni professionali stanno cominciando a parlare di controllo dei conflitti di interesse, ma finora la risposta è stata tiepida. Essi parlano prevalentemente di “potenziali” conflitti di interesse, come se si trattasse di una mera ipotesi lontana dalla realtà, e per giunta limitatamente alla loro divulgazione e “risoluzione”, non già del loro divieto. In sostanza, sembra che ci sia il desiderio di eliminare solo l’odore di corruzione, mentre si continua a prendere soldi. Rompendo la dipendenza dall’industria farmaceutica, la classe medica avrà più prerogative sulla designazione di membri di commissioni e su altre importanti funzioni.

Questo rappresenterà la rottura con un modello comportamentale estremamente redditizio. Ma se la professione medica non pone fine a questa corruzione di sua iniziativa, perderà la fiducia del pubblico, e il governo (non solo il senatore Grassley) intensificherà e imporrà una regolamentazione. E nessuno dell’ambiente medico vuole questo.

 Link per leggere il testo in originale: http://www.nybooks.com/articles/22237

 Tratto da: www.disinformazione.it

aprile 18, 2011

Le rivoluzioni franco-britanniche – Come fottono l’Italia col “Placet” del coglione del consiglio

Le rivoluzioni franco-britanniche

Lino Bottaro – fonte: http://etleboro.blogspot.com/ – tratto da http://www.stampalibera.com/?p=22848 

Roma/Balcani – Il Nord-Africa è in fiamme, un’escalation di rivolte trasformatesi ben presto in guerre civili. Questa è la guerra del Mediterraneo, volta a tracciare le nuove sfere di influenza energetiche e sottrarre ogni controllo all’Italia“. Questo quanto dichiarato da Michele Altamura, direttore dell’Osservatorio Italiano, secondo il quale sono ormai evidenti le manipolazioni delle campagne di disinformazione e dei falsi giustizialismi, volti a creare le “false rivoluzioni colorate” e così delle nuove false capitali islamiche. Un grande ruolo è ora svolto da Internet e dai social-network che rivelano così un volto molto pericolo, ossia di strumento per la creazione di assembramenti e riunioni di protesta, così come per il coordinamento delle grandi masse. In gioco vi sono gli interessi dei giganti petroliferi degli antichi colonizzatori franco-britannici dell’Africa, che con Total, Chevron, Exxon, Shell e BP hanno tracciato i propri imperi energetici, decidendo ora la destituzione di quei Governi che loro stessi hanno contribuito a creare. L’Italia, con i suoi piccoli giganti, è ora costretta ad arretrare sempre di più, vedendosi quasi costretta a lasciare Tripoli e la lunga serie di cooperazioni economiche sottoscritte con Gheddafi, mentre da sola dovrà affrontare l’ondata dei rifugiati che premono sulle coste di Lampedusa.

Mappa energetica dell’Africa musulmana

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Tali eventi non potranno non avere un’eco anche nei Balcani, dove i Governi dalla stabilità già precaria rischiano di essere bersaglio di manifestazioni incendiarie, viste le implicazioni etnico-religiose sempre in gioco. Si ingrossano così i forum e i blog che fomentano odio, malcontenti, scontri, utilizzando ogni banale pretesto per accendere le micce degli scontri. Dall’aumento dei prezzi al congelamento delle pensioni, dalla costruzione di una Chiesa all’espropriazione di un terreno. Le zone calde nell’area balcanica sono tante, primo tra tutti il Sangiaccato che rivendica l’autonomia e maggiori diritti per l’etnia bosniaco-musulmana, seguito poi dalla Bosnia Erzegovina, polveriera in cui vengono trafficate troppe armi e troppo esplosivo, ed infine la Macedonia che non ha ancora risolto l’equilibrio interno macedone-albanese. I governi, in questa guerra silenziosa, non hanno strumenti per monitorare queste nuove realtà, in cui vi sono programmi specializzati volti ad innescare conflitti inter-etnici ed interreligiosi, tutto questo gestito in maniera trasnazionale. “I media non rappresentano più la libertà di stampa, ma sono diventati solo ed esclusivamente dei cartelli di disinformazione e di provocazioni, sono delle società private con degli interessi economici. La nuova “rivoluzione internettiana” serve unicamente a cambiare le zone di influenza e a mettere al potere governi-fantoccio ingovernabili – afferma Altamura -.L’Italia resta a guardare impassibile questo scenario paradossale, in cui sia la Russia che l’America o l’Inghilterra, e persino l’ultimo paese sperduto, possono infliggere ovunque un qualsiasi colpo.

Mappa presenza delle compagnie energetiche

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Trato da: www.disinformazione.it

giugno 14, 2010

L’attacco israeliano contro la Freedom Flotilla fa parte di una strategia militare più ampia

Di Michel ChossudovskyGlobal Research
Tratto da www.comedonchisciotte.org

Il criminale di guerra e primo ministro Netanyahu, che ha ordinato l’assalto contro la flotta internazionale diretta a Gaza, era in visita ufficiale in Canada al momento dell’attacco israeliano.
L’assalto costituisce un atto di pirateria che viola la legge marittima della Convenzione delle Nazioni Unite.
L’azione di Netanyahu, che ha provocato 9 morti e circa 60 feriti, costituisce un atto criminale commesso in acque internazionali (BBC News – “Deaths as Israeli forces storm Gaza aid ship”).
Netanyahu – che crudele ironia! – si era recentemente impegnato a trovare la pace con la Palestina: “Vogliamo agire in fretta e con dialoghi diretti perché il problema che abbiamo con i palestinesi può essere risolto pacificamente e solo se ci sediamo assieme a un tavolo”.

Diverse personalità di rilievo e collaboratori di Global Research erano su quelle navi.
L’assalto del 31 Maggio è la continuazione dell’Operazione Piombo Fuso iniziata a fine Dicembre 2008. L’obiettivo è quello di confermare lo status di Gaza come prigione urbana.
L’Operazione Piombo Fuso faceva parte di un’operazione militare più ampia avviata all’inizio del governo di Ariel Sharon. Con l’operazione Vendetta Giustificata di Sharon si iniziarono a utilizzare aerei da combattimento F-16 per bombardare le città palestinesi. L’assalto alla Freedom Flotilla fa parte del progetto di trasformare Gaza in un campo di concentramento urbano.

Operazione Giusta Vendetta fu presentata nel 2001 al governo di Ariel Sharon dal Capo di Stato Maggiore dell’IDF (Israeli Defense Forces), sotto il titolo “La Distruzione dell’Autorità Palestinese e il Disarmo di Tutte le Forze Armate”. L’operazione era anche conosciuta come Piano Dagan, dal nome del generale (in pensione) Meir Dagan, attualmente a capo del Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana (vedi Ellis Shulman, “Operation Justified Vengeance, A Secret to Destroy the Palestinian Authority”, Global Research, 2002).
Meir Dagan, in coordinamento con le sue controparti negli Stati Uniti, è stato messo a capo di varie operazioni di intelligence militari. Vale la pena notare che Meir Dagan era stretto collaboratore da giovane colonnello dell’allora ministro della difesa Ariel Sharon nei bombardamenti sugli insediamenti a Beirut nel 1982.
L’invasione di terra di Gaza nel 2009, per molti aspetti, ricorda l’operazione militare condotta da Sharon nel 1982. Non vi è alcun dubbio che Dagan, come capo dell’intelligence israeliana, ha preso parte nella decisione dell’assalto alla Freedom Flotilla.

Decisione presa dopo aver consultato gli Stati Uniti? Il 26 Maggio l’esercito israeliano (IDF) confermava che avrebbe affrontato la Freedom Flotilla in acque internazionali, inoltre avvertiva che ci sarebbero potuti essere dei terroristi a bordo delle navi:
“Per prepararsi militarmente, la marina ha condotto un’esercitazione consistente in intercettazione di navi e arresto di passeggeri.
Il comandante della Marina militare, generale Eliezer Marom ha affermato che la Marina militare avrebbe preso misure per proteggere le vite dei soldati e assicurare che non ci fossero terroristi o bombe a bordo delle navi.
Marom dice di aver istruito gli uomini ad agire con tatto e a evitare provocazioni, inoltre ha aggiunto che l’IDF non aveva intenzione di far del male alle centinaia di passeggeri delle navi.” (“Israel’s Military Command Says Will Stop Flotilla, but Transfer Supplies to Gaza”)

Vale la pena notare che prima di questo annuncio, l’IDF aveva lanciato una campagna di public relations, descrivendo quello della Flotilla come un “atto provocatorio”:
“Il colonnello Moshe Levi, comandante del distretto di Gaza e responsabile per l’ufficio di coordinamento per gli affari umanitari aveva indetto una conferenza stampa dove affermava che non c’è alcuna mancanza di cibo e di provviste nella Striscia”.
“Il viaggio programmato della Flotilla è un atto provocatorio e non necessario data la attuale situazione a Gaza, che è stabile e positiva”, ha affermato, aggiungendo che Israele permette l’ingresso di molti prodotti nella Striscia, tranne quelli che potrebbero essere usati da Hamas per promuovere attività terroristiche”. (ibid)
Washington era pienamente consapevole della natura e delle probabili conseguenze dell’operazione dell’IDF in acque internazionali, inclusa l’uccisione di civili. Ci sono indicazioni che questa decisione è stata concertata con Washington.

Il ruolo di Rahm Emmanuel
Il Capo dello Staff della Casa Bianca di Obama Rahm Emmanuel era in Israele la settimana prima dell’inizio del raid sulla Freedom Flotilla.
Sebbene in visita privata, Rahm Emmanuel ha incontrato il primo ministro Netanyahu per discussioni di alto profilo il 26 Maggio. Rahm Emmanuel ha incontrato anche Shimon Peres il 27 Maggio. La Casa Bianca ha descritto l’incontro del 26 Maggio come “una discussione informale su una serie di temi riguardanti le relazioni bilaterali Stati Uniti-Israele”.

Un’agenda militare più ampia
Ormai dovrebbe essere chiaro che il raid sulla Flotilla ha coinciso anche con esercitazioni di guerra congiunte di Nato e Israele indirizzate contro l’Iran. Secondo il Sunday Times “tre sottomarini israeliani di fabbricazione tedesca, armati di missili nucleari cruise sono dispiegati nel Golfo vicino alla costa iraniana” (“Israel Deploys Three Nuclear Cruise Missile-Armed Subs Along Iranian Coastline”) . L’articolo presenta implicitamente Israele come la vittima piuttosto che come l’artefice della minaccia militare:

“Il centro affaristico e di difesa di Israele rimane la città più minacciata al mondo” sostiene un esperto. “Il numero di missili indirizzati verso Tel Aviv supera quello verso qualunque altra città”, ha continuato.
“Il primo sottomarino è stato inviato in risposta ai timori israeliani che i missili balistici sviluppati da Iran, Siria e Hezbollah, organizzazione politica e militare del Libano, potessero colpire siti Israeliani, basi aeree e missilistiche incluse.
I sottomarini della Flotilla 7 – Dolphin, Tekuma e Leviathan – avevano visitato il Golfo prima. Ma la decisione ora è stata presa per assicurare la presenza continua di almeno una delle navi.

Il comandante della flotta, identificato solo come Colonnello O, ha detto a un quotidiano israeliano: ‘Siamo un gruppo d’assalto sottomarino. Operiamo in profondità e lontano, molto lontano, dai nostri confini’. …Il dispiegamento è designato per agire come deterrente, acquisire informazioni e potenzialmente far sbarcare agenti del Mossad. ‘Siamo una base solida per raccogliere informazioni delicate, dal momento che possiamo rimanere in un posto per parecchio tempo’ ha rivelato un ufficiale della flotta.
I sottomarini potrebbero essere utilizzati se l’Iran dovesse continuare il suo programma per produrre l’atomica. ‘La gittata di 1,500 Km dei missili dei sottomarini può raggiungere qualunque obiettivo in Iran’ ha affermato un ufficiale della Marina.
Apparentemente in risposta all’attività israeliana, un ammiraglio iraniano ha detto: ‘Chiunque intenda commettere atti malvagi nel Golfo persico riceverà una potente risposta da parte nostra’.

L’urgente bisogno di Israele di dissuadere l’alleanza Iran-Siria-Hezbollah è stato dimostrato il mese scorso.
Ehud Barak, il ministro ella Difesa, pare abbia mostrato al presidente Barack Obama immagini satellitari riservate di un convoglio di missili balistici che usciva dalla Siria diretto verso il Libano, per Hezbollah.
Mentre questi schieramenti si muovevano in fondo al Golfo persico, Israele era anche coinvolta in esercitazioni nel Mediterraneo. L’esercitazione – nome in codice MINOAS 2010- era stata condotta in una base aerea nella baia di Souda, a Creta.

Inoltre, subito dopo la decisione adottata contro le armi nucleari israeliane scaturita dagli auspici del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, la Casa Bianca non solo ha ribadito il proprio supporto a Israele ma anche al potenziale del suo arsenale nucleare. Il rapporto stilato il giorno prima del raid sulla flotta evidenzia “il potenziale strategico e deterrente di Israele, che prevede anche il lancio di un attacco nucleare preventivo sull’Iran”:
“Un’alta fonte politica a Gerusalemme ha rivelato sabato scorso che Israele ha ricevuto garanzie dal presidente Barack Obama sul fatto che gli Stati Uniti sosterranno e miglioreranno il potenziale strategico e deterrente di Israele.
Secondo la fonte, Obama ha fornito a Netanyahu garanzie inequivocabili che includono un sostanziale sviluppo nei rapporti Stati Uniti-Israele”.
Obama ha promesso che nessuna decisione presa durante la recente conferenza per la revisione e il rafforzamento del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, siglato 40 anni fa, “potrà mai danneggiare gli interessi vitali di Israele” ha confermato la fonte. (”Obama promised to bolster Israel’s strategic capabilities, Jerusalem officials say” – Haaretz Daily Newspaper).

La presenza del Capo dello Staff di Obama a Tel Aviv ha indubbiamente avuto un ruolo fondamentale nella tempistica del rapporto del 30 maggio così come nell’attacco alla Freedom Flotilla. L’amministrazione Obama ha dato luce verde al fatale raid in acque internazionali.
L’uccisione di civili disarmati era parte delle consegne del commando navale israeliano. Faceva parte integrale dell’Operazione Giusta Vendetta di Dagan, che presenta Israele come vittima piuttosto che come colpevole e usa le morti dei civili “di entrambe le parti” per giustificare un processo di escalation militare.
L’azione dell’IDF ha prodotto un’ondata di indignazione in tutto il Medio Oriente. Produrrà indubbiamente anche una risposta da parte della resistenza palestinese, inclusi possibili attacchi suicidi in Israele, che poi potrebbero essere usati da Israele come pretesto e giustificazione per avviare una più vasta operazione militare.

L’Iran viene descritto dagli articoli dei media occidentali come solidale con Hamas e la Freedom Flotilla indicata come supportata da una tacita alleanza tra Hamas e l’Iran. La realtà viene capovolta. Israele è la vittima. Per dirla con Benjamin Netanyahu: “I nostri soldati hanno dovuto difendersi per salvare la propria vita”. Sempre Netanyahu in una conferenza stampa ad Ottawa:
“I soldati sono saliti a bordo per cercare razzi, missili o esplosivi diretti a Gaza per essere usati in attacchi contro Israele. Sono stati presi d’assalto con mazze, picchiati, accoltellati, sono stati segnalati anche spari e i nostri soldati si sono dovuti difendere, difendere le loro vite altrimenti sarebbero stati uccisi” ha affermato lunedì scorso durante una visita al Primo Ministro Stephen Harper.

Ha inoltre aggiunto: “Deplorevolmente nello scontro almeno 10 persone sono morte. Siamo rammaricati per queste perdite. Siamo rammaricati per tutta la violenza che si è verificata. Voglio augurare ai feriti un pronto recupero, inclusi quattro uomini nostri” (Citato dal Toronto Star, 31 Maggio 2010).

Intanto un portavoce della Casa Bianca ha confermato che gli Stati Uniti “si rammaricano per la perdita di vite e i feriti.” Ma l’azione di Israele non è stata condannata dall’amministrazione Obama: “l’amministrazione in questo momento sta cercando di capire le circostanze intorno a questa tragedia”. (The Associated Press: Obama administration concerned about Gaza incident.)

Titolo originale: “”Operation Justified Vengeance”: Israeli Strike on Freedom Flotilla to Gaza is Part of a Broader Military Agenda”

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

gennaio 27, 2010

IL GIORNO DELLA MEMORIA dei Bimbi morti innocenti, l’olocausto Sionista sotto Silenzio..

UN ANNO DAL GENOCIDIO DI GAZA!

Un giorno da ricordare, malgrado sarebbe bello potersene dimenticare.

Un anno fa il cielo di Gaza, il cielo, il mare, la terra della Striscia di Gaza si coprirono di un’ombra di morte che non li abbandonò per poco più di un mese. 
Più di 1400 persone se  ne andarono
dietro a quell’ombra e fare il conto di quanti bambini sotto i 9 anni ci sono tra quei numeri, fa paura, orrore, dovrebbe far indignare, urlare e combattere.

13 morti, tredici, 13, tredici morti tra gli israeliani!

E invece parlando in giro, guardandosi intorno, si capisce come il ricordo di Gaza sia vago, malgrado 365 giorni non siano così tanti.
Se si sfoglia La Repubblica di oggi è palese quello che l’Italia ricorda: nulla.
Non una riga, non un titolo, niente che ricordi un attacco terroristico legalizzato e prolungato per 34 giorni su una cittadinanza inerme, completamente assediata, privata di qualunque possibilità di vita normale, di riscatto, di lavoro o studio, di una normale costruzione di relazioni personali.
Neanche tutta la sinistra ha il buon gusto di ricordare. Lo fa “il Manifesto”, lo fa “Liberazione”, ma già “Gli Altri” , divenuto da poco settimanale,  non ha avuto il buon gusto di sprecare una sola battuta d’inchiostro a riguardo. Malgrado le migliaia sprecate per cose poco leggibili. Buono a sapersi.

Nessun popolo al mondo vive la situazione di Gaza: nessuno vive con la densità di popolazione presente in quei vicoli sudici. Nessuno è costretto a nascere, crescere, fare figli e vederli morire in una stessa stanza da dividere minimo in 10. Stanza dove non esiste un giorno di intimità, dove non esiste niente di quello che rende una vita “normale”; stanza che poi viene meticolosamente, ripetutamente, abbattuta, bombardata, rasa al suolo.
Una striscia di terra stuprata, un terra di profughi che lì sono stati deportati, trasformati in detenuti a cielo aperto, in essere viventi privati di qualunque libertà, per poi condurre decenni di vita da animali in gabbia, da detenuti senza reato, da bambini dagli occhi profondi che non guarderanno mai più lontano di pochi metri.
Non riesco nemmeno a scriverne lucidamente: nel ricordare quell’operazione si dovrebbero dare dei dati, parlare degli armamenti usati, parlare degli studi fatti poi sui corpi e sul suolo che ci provano la pericolosità costante di chi vive su un territorio ormai completamente contaminato da sostanze chimiche e tossiche, cancerogene e pericolose.

Si dovrebbe parlare degli effetti che fanno i bombardamenti sui bambini, che vuol dire crescere con continue incursioni, in stanze sovraffollate con il cielo carico di cacciabombardieri. Si dovrebbe parlare di quanti aborti spontanei ci sono negli ultimi mesi di gravidanza durante le incursioni, si dovrebbe parlare dei rifugi ONU rasi al suolo poco dopo che avevano comunicato alle forze israeliane di aver accolto manciate di profughi.

Si dovrebbe parlare delle bombe DIME e di come tranciano le vene per lasciarti morire come un carboncino monco, di come il fosforo mangia gli organi interni e lascia i tuoi vestiti intatti.

E ancora, i media internazionali obbligati a rimanere fuori, gli attivisti rimasti dentro infilati in liste nere di gente da far fuori il più velocemente possibile; e poi, quanti bambini trovati morti con un solo colpo di fucile al cuore? Quanti neonati sono stati fotografati trapassati da parte a parte da un solo colpo, preciso, al cuore o in testa?

Le avete viste quelle foto?

E come avete fatto a dimenticarle?

Come fate ad essere complici di un simile genocidio, come fate a comprare i prodotti israeliani, come fate a spalmare sulla vostra pelle creme di bellezza israeliane sapendo che la pelle dei bambini di Gaza quando non è lacerata da ferite mortali è incisa da malattie e malformazioni? Come cazzo fate a non sentire il bisogno di fare qualcosa, anche se questo qualcosa fosse solo RICORDARE?

Come fa un settimanale “di sinistra”(oggi ce l’ho con il giornale di Sansonetti come mai prima d’ora) a non pubblicare nemmeno una foto che riporti il pensiero a quei giorni così vicini? Come si fa a rimuovere così?

Come si fa a star fermi?

Come si può ancora sopportare?

“Fratello, io credo nel mio popolo errante, carico di catene.
Ho preso le armi perchè un giorno I nostri figli prendano la falce.
Il sangue delle mie ferrite irriga le nostre valli;
Esso ha dei diritti su di te, è il debito che non può più aspettare”

– Jalal al-din –

Fosforo bianco per le strade di Gaza

Categoria del blog: OPERAZIONE PIOMBO FUSO

Tratto dall’ottimo Blog: http://baruda.net

gennaio 19, 2010

Quella sovranità della moneta in mani private

di Ida Magli – Il Giornale – 11/12/2009

Abbiamo ricominciato a tremare per le Banche. Abbiamo ricominciato a tremare addirittura per gli Stati, a rischio di fallimento attraverso i debiti delle Banche. Si è alzata anche, in questi frangenti, la voce di Mario Draghi con il suo memento ai governanti: attenzione al debito pubblico e a quello privato; dovete a tutti i costi farli diminuire. Giusto. Ma l’unico modo efficace per farli diminuire è finalmente riappropriarsene. Non è forse giunta l’ora, dopo tutto quanto abbiamo dovuto soffrire a causa delle incredibili malversazioni dei banchieri, di sottrarci al loro macroscopico potere? Per prima cosa informando con correttezza i cittadini di ciò che in grande maggioranza non sanno, ossia che non sono gli Stati i padroni del denaro che viene messo in circolazione in quanto hanno delegato pochi privati, azionisti delle banche centrali, a crearlo. Sì, sembra perfino grottesca una cosa simile; uno scherzo surreale del quale ridere; ma è realtà. C’è stato un momento in cui alcuni ricchissimi banchieri hanno convinto gli Stati a cedere loro il diritto di fabbricare la moneta per poi prestargliela con tanto di interesse. E’ così che si è formato il debito pubblico: sono i soldi che ogni cittadino deve alla banca centrale del suo paese per ogni moneta che adopera. La Banca d’Italia non è per nulla la “Banca d’Italia”, ossia la nostra, degli Italiani, ma una banca privata, così come le altre Banche Centrali inclusa quella Europea, che sono proprietà di grandi istituti di credito, pur traendo volutamente i popoli in inganno fregiandosi del nome dello Stato per il quale fabbricano il denaro. Ha cominciato la Federal Reserve (che si chiama così ma che non ha nulla di “federale”), banca centrale americana, i cui azionisti sono alcune delle più famose banche del mondo quali la Rothschild Bank di Londra, la Warburg Bank di Berlino, la Goldman Sachs di New York e poche altre. Queste a loro volta sono anche azioniste di molte delle Banche Centrali degli Stati europei e queste infine, con il sistema delle scatole cinesi, sono proprietarie della Banca Centrale Europea. Insomma il patrimonio finanziario del mondo è nelle mani di pochissimi privati ai quali è stato conferito per legge un potere sovranazionale, cosa di per sé illegittima negli Stati democratici ove la Costituzione afferma, come in quella italiana, che la sovranità appartiene al popolo.

Niente è segreto di quanto detto finora, anzi: è sufficiente cercare le voci adatte in internet per ottenere senza difficoltà le informazioni fondamentali sulla fabbricazione bancaria delle monete, sul cosiddetto “signoraggio”, ossia sull’interesse che gli Stati pagano per avere “in prestito” dalle banche il denaro che adoperiamo e sulla sua assurda conseguenza: l’accumulo sempre crescente del debito pubblico dei singoli Stati. Anche la bibliografia è abbastanza nutrita e sono facilmente reperibili sia le traduzioni in italiano che i volumi specialistici di nostri autori.* Tuttavia queste informazioni non circolano e sembra quasi che si sia formata, senza uno specifico divieto, una specie di congiura del silenzio. E’ vero che le decisioni dei banchieri hanno per statuto diritto alla segretezza; ma sappiamo bene quale forza pubblicitaria di diffusione la segretezza aggiunga alle notizie. Probabilmente si tratta del timore per le terribili rappresaglie cui sono andati incontro in America quegli eroici politici che hanno tentato di far saltare l’accordo con le banche e di cui si parla come dei “caduti” per la moneta. Abraham Lincoln, John F. Kennedy, Robert Kennedy sono stati uccisi, infatti, (questo collegamento causale naturalmente è senza prove) subito dopo aver firmato i provvedimenti che autorizzavano lo Stato a produrre il dollaro in proprio.

Oggi, però, è indispensabile che i popoli guardino con determinazione e consapevolezza alla realtà del debito pubblico nelle sue vere cause in modo da indurre i governanti a riappropriarsi della sovranità monetaria prima che esso diventi inestinguibile. E’ questo il momento. Proprio perché i banchieri ci avvertono che il debito pubblico è troppo alto e deve rientrare, ma non è possibile farlo senza aumentare ancora le tasse oppure eliminare alcune delle più preziose garanzie sociali; proprio perché le banche hanno ricominciato a fallire (anche se in realtà non avevano affatto smesso) e ci portano al disastro; proprio perché è evidente che il sistema, così dichiaratamente patologico, è giunto alle sue estreme conseguenze, dobbiamo mettervi fine. In Italia non sarà difficile convincerne i governanti, visto che più volte è apparso chiaramente che la loro insofferenza per la situazione è quasi pari alla nostra.

Ida Magli

* Nota bibliografica essenziale:

Agnoli, Carlo Alberto: La Moneta , Dio o Mammona? in: “Chiesa Viva” n. 204 e 205, Brescia, Editrice Civiltà
Auriti, Giacinto: L’ordinamento internazionale del sistema monetario, Chieti: Solfanelli Ed., 1985
Della Luna, Marco – Miclavez, Antonio: Euroschiavi, Casalecchio: Arianna Editrice, 2007
Icke, David: E la verità vi renderà liberi, Diegaro di Cesena: Macroedizioni, 2001
Lannutti, Elio: La Repubblica delle Banche, Bologna: Arianna Editrice, 2008
Mullins, Eustace: The Secrets of Federal Reserve, Wyoming: McLaughlin, 1993
Santoro, Giuseppe: Banchieri e Camerieri – sovranità monetaria e sovranità politica, Cusano Milanino: Sc. Ed. Barbarossa, 1999
Ziegler, Jean: La privatizzazione del mondo, Milano, Il Saggiatore, 2006

Tratto da: www.disinformazione.it

settembre 4, 2009

Al servizio di Sua Maestà Britannica! (I Sobillatori oggi in Iran!)

Al servizio di Sua Maestà Britannica!

Al servizio segreto di Sua Maestà: lo sbarco dei Mille
Tratto da libro: “L’Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie
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I fuochisti, cioè coloro che dovevano dar fuoco alle polveri, di certo non mancavano: bastava trovarli tra i fuoriusciti, tra gli esiliati e gli scontenti che ogni regime ha sempre generato. Costoro, poi, alle soddisfazioni, diciamo così, ideologiche avrebbero aggiunto in seguito anche benefici materiali quali, ad esempi carriera politica, posti di comando, agiatezza economica e sarebbero stati, al momento, affiancati nella loro opera da agenti inglesi che, sull’isola, si annidavano tra i numerosi addetti alle industrie dello zolfo e del vino di cui gli inglesi, da generazioni, detenevano, in pratica, il monopolio; come già detto, come punto di sbarco per i garibaldini sarà scelto, molto opportunamente, proprio il porto di Marsala, quell’angolo remoto e mezzo barbaro della Sicilia che pullulava di sudditi britannici.
Uno di questi prezzolati arruffapopoli, il cui compito era quello di favorire la missione di Garibaldi, si chiamava Giacomo Lacaita, ex procuratore della legazione britannica a Napoli, che successivamente, naturalizzato inglese, diverrà Sir James Lacaita, segretario privato prima di Lord Landsdowne e poi dello stesso Gladstone, per i servigi resigli al tempo delle famose lettere, alla cui stesura collaborò attivamente. Nell’estate del 1860 fece da mediatore presso Lord Russell, per convincerlo a premere su Napoleone III perché rinunciasse al progetto di impedire con la forza l’attraversamento dello Stretto di Messina a Garibaldi. Fino al 26 luglio, infatti, non era noto che il Governo Britannico si sarebbe rifiutato di unirsi a Francia e Piemonte, nel loro piano congiunto, di fermare Garibaldi e di far accettare al Borbone la perdita della Sicilia. Fino a quella data, Luigi Napoleone aveva sperato che Cavour avrebbe concluso un’alleanza con Napoli e che le grandi potenze sarebbero intervenute per fermare Garibaldi, pronto ad attraversare lo Stretto per dirigersi a Napoli. Poiché era a Londra, e solo a Londra, che si decideva ogni cosa (all’insegna dell’ormai più che collaudata neutralità nelle vicende italiane), l’intervento del Lacaita (che per i suoi meriti speciali, rientrato in Italia, nel 1876 fu nominato senatore) spianò, in pratica, al Generale la strada per Napoli, accelerando il suo passaggio dello Stretto.

Un altro illustre esule, nell’estate del 1859, lasciava Londra per la Sicilia ; egli era in possesso di un passaporto a nome di Manuel Pareda, negoziante, aveva folti baffi, larghi basettoni ed un paio di occhiali scuri. Il suo vero nome era Francesco Crispi, e il 26 luglio sbarcava a Messina, debitamente trasformato nell’aspetto in modo da sembrare un turista argentino ma, in realtà, proveniente da un paese in cui solamente un’organizzazione di un certo livello e non certo Mazzini e la sua sgangherata Giovine Italia potevano organizzargli un rientro clandestino così accuratamente congegnato: la Massoneria , nel cui programma politico era preminente il disegno della distruzione delle monarchie cattoliche, o lo stesso governo inglese, comunque due teste della stessa Idra. Era Francesco Crispi, dicevamo, nell’occasione sedicente combattente per la libertà; in futuro, massima espressione del più arrogante autoritarismo di regime. Verso fine secolo, infatti, ritornato al potere come primo ministro, egli sarà il promotore delle leggi più coercitive ed antilibertarie che siano mai state emanate dopo l’unità d’Italia.

La Massoneria , per definizione associazione, in parte segreta, di persone legate da comuni interessi, ha sempre accompagnato la storia dell’Inghilterra, paese in cui venne ufficialmente alla luce, nella sua accezione moderna, il 24 giugno del 1717. Andando, però, molto più indietro nel tempo, le sue origini risalirebbero, addirittura, all’epoca della costruzione del Tempio di Salomone in Gerusalemme. Soci fondatori sarebbero stati i muratori che vi lavoravano e da ciò deriverebbe la denominazione di ‘Fratelli muratori”. La stessa simbologia della setta, inoltre, si rifà agli strumenti utilizzati per le costruzioni edilizie, quali la squadra, il compasso, la livella ed il filo a piombo. Altro emblema allegorico dell’ordine è una piramide tronca, in mattoni, sovrastata dall’occhio onniveggente del Grande Architetto dell’Universo: lo stesso che è riportato sul retro della banconota di un dollaro degli Stati Uniti d’America e che è riprodotto nella Sala della Meditazione del Palazzo dell’Onu a New York. Massoneria, Capitalismo e Sionismo, si fondono, dunque, in un’unica simbologia del potere; quello stesso potere che ha sempre dominato il mondo e che, nella sua essenza, è sempre arrogante perché avoca a sé ciò che nessuno gli ha mai dato; sempre prepotente perché esercita una potenza antecedente all’esercizio di libertà dell’individuo; sempre mistificatore in quanto camuffa lo schiacciamento delle persone che governa come servizio autorevole per il bene dei cittadini deprivandoli dell’autogestione, diritto inalienabile dell’uomo.

Ufficialmente la finalità dell’Ordine è la ‘Fratellanza Universale” attraverso l’evoluzione spirituale dell’essere, da raggiungere non solo mediante iniziative filantropiche, ma anche mediante l’impegno per una giustizia vera, sana e non settaria a beneficio dell’umanità intera. Nobili intenti, senza dubbio, ma che, tuttavia, non riescono a disperdere quella nebbia di mistero e di segretezza che avvolge tutti i suoi riti, le sue iniziazioni, la sua simbologia. Per non parlare poi delle cosiddette logge segrete o, da più parti definite, deviate. Chi non ricorda la scandalo della “P2”? E’ il nome di una loggia fondata nel lontano 1877 (nella sigla, la lettera ‘P’ sta per Propaganda) che si distinse subito per un cedimento a interessi di natura squisitamente profana dei suoi adepti, molti dei quali furono coinvolti nello scandalo della Banca Romana del 1892. Dopo la caduta del Fascismo, che aveva spazzato via la Massoneria , la Loggia risorse aggiungendo la cifra 2 alla sua vecchia sigla e, nel rispetto delle antiche tradizioni, abbastanza recentemente ha dato il meglio di sé con i molteplici coinvolgimenti di un suo venerabile maestro, più volte agli onori della cronaca. Sarà un caso, ma quella era la stessa Loggia a cui era appartenuto, oltre a Francesco Crispi, anche lo stesso Garibaldi.

Torniamo, però, alla ormai prossima spedizione dei Mille: le cose dovevano essere organizzate con estrema cura al fine di garantire l’assoluto successo dell’impresa: Garibaldi non voleva ripetere i suoi tragici fallimenti. Egli era disposto a correre qualche rischio ma solo se c’era una chance, anche una su cento. Egli prese, perciò, la sua decisione solo dopo essersi assicurato che l’insurrezione fosse stata riaccesa sulle montagne attorno a Palermo. I moti che scoppiarono dal 3 al 18 aprile a Boccadifalco, Palermo, Monreale e Carini esaudirono la sua richiesta. Crispi, da sempre un mazziniano dei più violenti e, in questa occasione, a tutti gli effetti un agente inglese, aveva lavorato bene. La rivolta fu prontamente sedata ma essa era servita a non dar pretesto ad eventuali ripensamenti del Generale. Per la cronaca, Garibaldi, leggendo un dispaccio del suo corrispondente da Malta, Nicola Fabrizi, che lo informava del fallimento dell’insurrezione, avrebbe esclamato con le lacrime agli occhi: “Sarebbe pazzia andare” e a Genova, dove -nel frattempo- erano cominciati ad affluire numerosi volontari, cominciò a diffondersi la voce che non si sarebbe più partiti; mentre qualcuno già cominciava a smobilitare, si sentivano i partigiani di Mazzini esclamare: “Garibaldi ha paura”.

A Torino, più o meno contemporaneamente a questi eventi, Garibaldi, che si diceva stesse meditando una sortita a Nizza per riportare al Piemonte la sua città natale (da poco ceduta alla Francia così come previsto dagli accordi di Plombières), dove, con duecento uomini, avrebbe sfasciato le urne in cui erano state deposte le schede del “SI” del plebiscito di annessione e sparpagliate le carte in modo da rendere necessario un nuovo ballottaggio, era più volte ricevuto dall’ambasciatore britannico sir James Hudson che, rassicurandolo delle simpatie dell’Inghilterra, gli garantiva ampia protezione per la riuscita della missione in Sicilia.
E a questo punto della storia che compare, all’improvviso, l’ambigua figura di un personaggio che incoraggerebbe il velleitario Garibaldi a credere nel successo del suo inverosimile piano. Lo sconosciuto, misterioso, eccentrico e divertente avventuriero, nell’aprile del 1860, seguirà Garibaldi in ogni suo spostamento, viaggiando negli stessi scompartimenti, dimorando negli stessi alberghi e sedendogli sempre accanto nel convivi; presentato come giornalista inglese e considerato da Garibaldi e dal suoi seguaci un esperto in procedure costituzionali anche di paesi stranieri con diverse istituzioni, egli era, in realtà, un agente segreto al servizio di Sua Maestà Britannica ed il suo nome era Oliphant, Laurence Oliphant, ottocentesco omologo di James Bond. Proprio come il mitico personaggio dei romanzi di lan Fleming, infatti, egli aveva girato il mondo in lungo e in largo e, stranamente, la sua presenza era sempre segnalata laddove era imminente una guerra o una sommossa che interessasse particolarmente la sua madrepatria. Non era quella la prima volta (e non sarebbe stata nemmeno l’ultima) che viaggiava in Italia: c’era già stato da giovane, all’inizio del 1848, strana coincidenza, proprio in concomitanza dei primi tumulti di quell’anno…

La sera del 13 aprile 1860, mentre egli stava cenando con Garibaldi, in una stanza dell’Albergo della Felicità, a Genova, insieme con un’altra ventina di commensali, il Generale gli disse di essere dispiaciuto di dover abbandonare il progetto di Nizza perché cose ben più importanti bollivano in pentola. Egli spiegò che i gentiluomini a tavola erano tutti siciliani venuti ad incontrarlo per dirgli che ormai era tempo di invadere la Sicilia. Nonostante fosse innamorato della sua città natale, Garibaldi non poteva sacrificare per questo quelle più grandi speranze d’Italia.
Le tracce del misterioso personaggio scompaiono, altrettanto improvvisamente, alla vigilia della partenza dei Mille. Laurence Oliphant, comunque, riportato dall’Enciclopedia Britannica come british author (18291888), rimarrà in Italia o vi tornerà dopo un paio d’anni, per conto dell’Intelligence Service, per tenere sotto controllo lo sviluppo del Brigantaggio e per seguire gli avvenimenti, se non per sostenerli, che impedirono il ritorno di Francesco II sul suo legittimo trono. Tra i vari Confidential Reports, da lui inviati a Londra, ce n’è uno spedito da Foggia il 19 aprile 1862, in cui relazionando al Conte Russell sullo stato del brigantaggio nelle province degli Abruzzi e Capitanata, egli descrive le situazioni di Napoli, di Avellino, di Ascoli di Puglia, di Candela fino alla Sicilia, a Chieti e a Rionero. Annota fatti ed avvenimenti del Mezzogiorno d’Italia, all’indomani della sua annessione al Piemonte esattamente nello stesso periodo in cui risulta essere ufficialmente in Giappone nella qualità di primo segretario di ambasciata.

A meno di tre settimane dalla partenza da Quarto, nessuno poteva realisticamente credere a un’improvvisa quanto estemporanea spedizione a Nizza: in realtà tutto era già stato predisposto ed organizzato, per l’avventura nell’Italia Meridionale. Già la sera del 16 febbraio precedente, infatti, quasi tre mesi prima dello sbarco, il cavalier Martini, Ministro Plenipotenziario dell’Imperatore d’Austria a Napoli, riceveva un dispaccio telegrafico: “Una spedizione partirà prossimamente da Genova e da Livorno per Napoli.” Il largo anticipo e l’accurata precisione con cui il controspionaggio austriaco informava Napoli di quanto si stesse progettando in suo danno, fanno cadere ogni dubbio circa la veridicità dell’ipotetico sbarco in Costa -Azzurra. Nessuno, oltretutto, nemmeno l’Inghilterra poteva correre il rischio di uno scontro, anche se solo diplomatico, con la Francia , incoraggiando -attraverso i suoi agenti segreti – una missione palesemente improponibile. Se una qualsiasi azione ai danni della Francia fosse stata solo ipotizzabile, già da molto tempo gli acuti occhietti d’avvoltolo del Cavour avrebbero preso di mira la Corsica , isola che politicamente appartiene alla Francia ma che geograficamente è italiana, come fino a pochi lustri fa si leggeva nel libri di scuola.

Le cose dovettero andare in maniera diversa da quanto si vuol far credere: l’agente britannico, molto più verosimilmente, era venuto a dare il via libera del suo governo all’unica, vera invasione da tempo progettata, quella della Sicilia. Un tipo come Garibaldi, tutto Sturm und Drang, così come ce lo hanno dipinto gli storici, non avrebbe mai abbandonato l’ardito progetto di liberare la sua città natale (anche se irrealizzabile) sol perché alcuni fautori dell’invasione siciliana l’avevano persuaso a cambiare idea. Egli stava per eseguire degli ordini: della Massoneria o del Governo Inglese; in ogni caso, disposizioni provenienti da Londra ed accompagnate da un milione di piastre turche (oltre quindici milioni di dollari attuali!), più che rilevante somma consegnatagli proprio durante la sua breve permanenza a Genova…
L’ottocentesco antesignano di 007, dunque, oltre alla consegna dell’argent, era venuto per ripassare gli ultimi dettagli e a comunicare le disposizioni finali; molto probabilmente, era venuto a consegnare armi e a fornire i codici di collegamento con le navi britanniche che avrebbero garantito, con la loro ininterrotta presenza, il buon esito della missione. Già… perché, proprio per avere certezza di successo, l’entirely neutral english government aveva da tempo spedito nelle acque del Tirreno un imponente squadrone navale, circa la metà di tutta la Mediterranean Fleet , la flotta inglese nel Mediterraneo, agli ordini del Gran cavaliere George Rodney Mundy, ammiraglio di Sua Maestà Britannica.

Tratto da libro: “L’Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie
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giugno 24, 2009

Crozza ridimensionato a La 7 arriva Barbareschi, il Politico leccapiedi “Un Tanto al Kilo”

Strana-coppiaIl comico: “Basta politica, basta satira, solo veline. Ma non dite
che mi hanno cacciato, in fondo sono due sere invece di dieci…”
MILANO – Poche storie, Crozza Italia non si farà più. Basta politica e basta satira, solo veline. Non è vero che Berlusconi e Brunetta non mi vogliono. Sto sulle balle anche a Maroni. E poi non dite che mi hanno cacciato. Faccio solo due puntate invece di dieci».La notizia della giornata di ieri arriva sotto forma di siparietto a margine della presentazione dei palinsesti autunnali de La7.  Lo ha messo in piedi un Maurizio Crozza particolarmente ispirato e pungente. Lui, l’uomo della satira della rete ammiraglia di Telecom Italia, il fustigatore politico prestato al Ballarò di Giovanni Floris su Raidue, con la sua comicità graffiante e politicamente scorretta, avrà creato problemi ai dirigenti dell’azienda e così ieri, in mezzo a finti sorrisi, si è visto “ridimensionare” proprio davanti ai giornalisti.

«I programmi – ha detto il vicepresidente di Telecom Italia Media Giovanni Stella – hanno una loro data di scadenza e a differenza di alcuni vini e alcuni formaggi, gli unici a migliorare col tempo, invecchiano e si deteriorano arrivando alla fine del loro processo». Apriti cielo. L’attore che in quel momento teneva amichevolmente il braccio sulla spalla di Stella, ha sgranato gli occhi increduli e guardando la platea si è coperto la faccia con le mani.

«Attenzione – ha rincarato Stella – con questo non voglio dire che non collaboreremo più con Maurizio: anzi. Crozza farà due speciali a dicembre che dureranno circa due ore l’uno e gli daranno modo di esprimersi non in quantità ma in qualità». Passano pochi secondi e il vero piatto forte della portata arriva su un vassoio d’argento lanciato dritto sui denti del comico genovese. Sempre Stella: «E poi caro Maurizio e cari giornalisti a settembre stiamo stringendo accordi per un programma con Luca Barbareschi e magari potremmo ipotizzare un duetto».

A quel punto Crozza deve aver pensato per un attimo di essere su Scherzi a parte. «Io e Barbareschi? Godo solo all’idea. Non vedo l’ora», come dire che al peggio non c’è mai fine. A cercare di metterci una toppa arriva anche Mauro Nanni, Amministratore Delegato di Telecom Italia Media. «Per Crozza stiamo lavorando a un progetto per la primavera 2010 quindi con l’artista non c’è nessun tipo di problema». Peccato che «l’artista», avendo sentito la dichiarazione, intervenga dicendo che di questo «progetto 2010» non ne sappia assolutamente nulla. «Non chiedete a me cosa farò perché non lo so – ribadisce – E poi avete capito? Dicono che stanno lavorando ma questo non vuol dire che si farà qualcosa».

Lillo Tombolini, storico dirigente della rete, a termine conferenza ha tirato in ballo alcune variabili di budget peraltro un po’ fumose ma ormai la frittata era fatta. Anche senza fare troppe dietrologie si può immaginare che la questione sia di convenienza politica. Anche se l’emittente precisa: «Non è previsto alcun ridimensionamento per Maurizio Crozza nel palinsesto de La7. La direzione ribadisce che il ruolo di Crozza rimarrà importante nella programmazione dell’emittente».

Il-TrombatoPer quanto riguarda il palinsesto politically correct riconfermati i grandi nomi. Lerner, Piroso, Gruber, D’Amico, Paolini, Victoria Cabello e la nuova entrata Myrta Merlino che proviene dalla Rai e che qui condurrà un talk di approfondimento economico. Ci sarà anche un nuovo programma che in teoria dovrebbe andare contro Pomeriggio 5 e L’Italia in diretta. A condurlo sarà Luisella Costamagna. Si chiama invece Universication un nuovo format costituito da contenuti web forniti dal network nazionale universitario Ustation. Interessante anche la docu-fiction su Calciopoli alla quale sta lavorando un gruppo capitanato da Antonello Piroso ma è ancora presto per parlarne. Infine proprio sulla porta di uscita la bella dichiarazione di Ilaria d’Amico. «Le è piaciuta la presentazione? Come vede a La 7 i palinsesti si fanno “in progress”: non capita spesso».

LUCA DONDONI su www.laStampa.it

aprile 13, 2009

I crimini di Israele e la mission del Sionismo

I crimini di Israele e la mission del Sionismo
Quello che i vergognosi media occidentali non dicono
Marcello Pamio – 11 gennaio 2009

«Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi come i nazisti»

[Norman G. Finkelstein, intellettuale ebreo i cui genitori furono vittime dell’Olocausto]

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«Alla fine degli Anni Cinquanta, quel grande pettegolo e storico dilettante che era John F. Kennedy mi disse che nel 1948 Harry Truman, proprio quando si presentò candidato alle elezioni presidenziali, era stato praticamente abbandonato da tutti. Fu allora che un sionista americano andò a trovarlo sul treno elettorale e gli consegnò una valigetta con due milioni di dollari in contanti. Ecco perché gli Stati Uniti riconobbero immediatamente lo Stato d’Israele».

Gore Vidal, prefazione del libro “Storia ebraica e giudaismo: il peso di tre millenni” di Israel Shahak

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Una piccola striscia di terra lunga circa 45 chilometri e larga 10 in cui vivono un milione e mezzo di palestinesi è martoriata da oltre 60 anni.
Tsahal, il fiero esercito israeliano da settimane sta letteralmente sterminando una popolazione inerme, come ripercussione, dicono, a lanci di missili da parte di Hamas in territorio israeliano.
Razzi che avrebbero provocato la morte di 5 militari (altri 4 sono stati uccisi dal “fuoco amico”[1], cioè dagli stessi soldati), mentre nelle fila degli arabi, gli assassinati dal democratico stato di Israele sarebbero oltre 900 con diverse migliaia di feriti[2].
Numeri purtroppo destinati ad aumentare con il passare del tempo e delle incursioni.

I crimini attuali dell’esercito israeliano

I bersagli preferiti dall’esercito israeliano in diciassette giorni di guerra sono scuole, moschee, abitazioni private e soprattutto ambulanze, queste ultime per impedire il soccorso e il salvataggio di migliaia di feriti, che muoiono agonizzando per le strade.
Quindi non solo obiettivi militari ma soprattutto civili, e questo non a caso, visto che tale strategia si chiamata “guerra psicologica”.
La cosa non deve sorprendere, perché l’85-90% dei morti in tutte le guerre che si ‘rispettino’, sono infatti civili (uomini, donne e soprattutto bambini).
L’esercito di Sion sta utilizzando a Gaza armi vietate dalle Convenzioni internazionali, come le bombe al fosforo bianco (usate in grande quantità in Iraq dalla colazione anglo-statunitense). Lo riporta anche il “Corriere della Sera” dell’11 gennaio.[3]
Nonostante la smentita del portavoce dell’esercito, il quotidiano Times di Londra ha pubblicato delle foto che non lasciano spazio a dubbi sull’uso appunto di queste vergognose e criminali bombe. Arriva infine la conferma da una fonte israeliana, ripresa dalla Radio svizzera italiana e riportata dall’agenzia Ansa (oggi 12 gennaio 2009) secondo la quale si tratta solo di bombe fumogene. Il tutto ovviamente per giustificare il fumo strano prodotto (vedi immagine sotto) dai bombardamenti dell’esercito.
Ma la fonte continua dicendo che “un po’ di fosforo nelle munizioni c’è“.
Non solo, ma a testimonianze di medici, a Gaza verrebbero utilizzate anche armi a forte potere esplosivo come quelle a base di stando lega di tungsteno.[4]
Insomma i “territori occupati” sono un ottimo “campo di battaglia” per decimare da una parte la popolazione araba e dall’altra per sperimentare nuove armi.

Perché tale guerra?

Qualcuno sostiene che tale criminoso attacco militare da parte di Israele sia per ripicca a causa della grama figura fatta contro Hezbollah in Libano nel 2006.
Purtroppo non è questo il motivo: si tratta di un progetto chiaro e lineare che stanno portando avanti da oltre un secolo i sionisti.
L’attuale attacco è stato preparato infatti con 6 mesi di anticipo, quindi molto tempo prima del lancio di razzi da parte di Hamas!
Lo confermano canali ufficiali come la CNN e giornali come il britannico The Guardian.
Il canale televisivo CNN ha denunciato che la tregua tra Hamas e Israele ha iniziato a vacillare agli inizi di novembre, quando un commando israeliano ha ucciso durante un’incursione sei membri di Hamas, scatenando la ovvia reazione.
Anche il quotidiano Guardian del 5 novembre ha confermato la notizia.
Quindi esistono le prove che a rompere la tregua non è stato Hamas ma bensì lo stato di Israele a novembre del 2008!
Ma per comprendere il quadro generale è necessario fare un passo indietro.

Nascita del Sionismo

Nell’Europa della fine del XIX secolo una convergenza di ragioni storiche, fra cui le persecuzioni antisemite, spinse un gruppo di intellettuali ebrei a teorizzare la necessità della nascita di una nazione ebraica dove quel popolo potesse finalmente trovare maggior pace e sicurezza.[5]
Questa teoria, che non è rimasta tale ma è diventata una triste realtà, prende il nome di sionismo.
Il sionismo è per così dire un «movimento» molto complesso, ma dagli obiettivi semplici, nato verso la fine del XIX° secolo qui da noi in Europa.

Il “sionismo” è suddivisibile in tre categorie:

«Sionismo» propriamente detto, organizzato dal dottor Theodor Herzl, con lo scopo di ricostruire lo Stato ebraico di Gerusalemme in Palestina.
«Sionismo territorialista», organizzato da Israel Zangwill, con lo scopo di costituire una «terra ebraica» in qualunque parte del mondo, privilegiando però la Palestina.
«Sionismo socialista», organizzato da Moses Hess, che vuole conservare agli ebrei nel mondo l’identità nazionale, sforzandosi però tutti per un ritorno a «Eretz Israel».

Il «Sionismo territorialista», quello più recente, è stato fortemente voluto da Israel Zangwill (1864–1926), membro di prestigio della società sionistica l’«Antico Ordine dei Maccabei»[6] (1891) e fondatore della rivista umoristica «Ariel».[7] Alla “Dichiarazione Balfour”, che vedremo dopo, rivendicò per tutti gli ebrei del mondo il diritto inalienabile di colonizzare la Terra di Israele.
Il «Sionismo» per così dire ufficiale, è nato nel 1897 durante il primo «Congresso Sionista» di Basilea in Svizzera.

Fu però nel 1895/96 che compare per la prima volta il «Der Juden Staat» («Lo Stato degli Ebrei»)[8], il manifesto scritto da Theodor Herzl in persona.
Più che manifesto si tratta di un vero e proprio libro «scritto in poche settimane, in una specie di delirio misto di fervore mistico e considerazioni pratiche»[9], dove veniva esposto il piano ben preciso per una organizzazione ebraica mondiale.
Un piano precisissimo e completo di rimozione di tutta la popolazione araba, cioè non ebraica, dal futuro stato sionista: la “Gerusalemme liberata” (cioè “liberata” dai goym, dai gentili, dai “sub-umani”, dagli arabi).
Come mettere in atto questo spietato e criminale progetto?
Semplicemente attraverso l’espropriazione dei terreni e delle proprietà!

Quindi l’origine del gravissimo dissidio “israelo-palestinese” non si trova nel XXI° secolo, ma risale alla fine del XIX secolo. E’ proprio in quegli anni che fu ideato il progetto spietato di cacciare dalla Palestina tutti gli arabi, nessuno escluso, quindi ben cinquant’anni prima della nascita stessa dello Stato d’Israele e oltre un secolo prima dell’ennesima e ultima strage di stato che stiamo assistendo impotenti in questi giorni.

L’affare Dreyfus

Il periodo storico quando Theodor Herzl scrisse “Der Juden Staat” era molto caldo perché erano passati solo due anni dall’«affare Dreyfus».
Un affare delicatissimo perché riguardava le accuse (inventate ad hoc per scatenare appositamente l’antisemitismo…) di alto tradimento a carico di un capitano d’artiglieria ebreo (poi reintegrato nell’esercito dal tribunale), il francese Alfred Dreyfus: accusato di passare informazioni segrete all’esercito tedesco.
L’altro sionismo, quello «socialista» e l’«affare Dreyfus» hanno proprio nella Francia il comun denominatore: fu proprio a Parigi che Moses Hess, il padre spirituale del «socialismo sionista», lavorò come corrispondente per alcuni giornali socialisti di Germania e Stati Uniti.[10] Moses Hess viene anche ricordato per la sua opera omnia: «Roma e Gerusalemme», considerata un classico della teoria sionista, e pubblicata in Germania nel 1862.[11]

L’Alleanza israelita universale

Sempre nella capitale francese nasce una delle principali organizzazioni internazionali che promuove l’insegnamento e la cultura ebraica: l’«Alleanza Israelita Universale» (l’«Alliance Israélite Universelle»).
I fondatori di questa «Alleanza» furono «17» giovani e il «17» maggio 1860, grazie ai fondi di Sir Moses Haïm Montefiore e Lord Rothschild, organizzarono un manifesto politico sintetizzando le idee massoniche della «Rivoluzione Francese» del 1789 (il motto: «Liberté-Egalité-Fraternité» era scritto nelle logge massoniche francesi ancora 50 anni prima della Rivoluzione) e i principi del giudaismo.[12]

«L’Alleanza Israelita» promosse nel 1870 a Jaffa (Palestina) la nascita della prima colonia ebraica «Mikweh o Mikiveh Israel».[13] Ma le costruzioni in Palestina erano iniziate qualche tempo prima: il «Misgav Ladach Hospital», è un ospedale sorto nel 1854 e il cui nome originario era «Rothschild Hospital».[14]

E’ facile comprendere che il sionismo non è un semplice movimento politico e/o religioso, come vogliono farci credere, ma un vero e proprio movimento pericoloso il cui obiettivo è quello di liberare, con ogni mezzo lecito e illecito, la “Terra Promessa” dagli arabi (goym) per consegnarla nelle mani del popolo eletto.

Il tutto nell’attesa della venuta del Messia…

La dominazione turco-ottomana

Alla fine del 1800 la Palestina era nelle mani dell’Impero turco-ottomano.
Nel 1915 il governo britannico chiese aiuto militare allo sceriffo della Mecca Hussein (esistono a tal proposito lettere firmate da Thomas Edward D’Arabia, famoso Lawrence d’Arabia, che confermano questo) per cacciare i turchi-tedeschi dalla regione.
In cambio promise la creazione di uno stato arabo indipendente!
Questo è un punto chiave: la promessa agli arabi da parte del governo di Sua Maestà di uno Stato arabo indipendente, in cambio di aiuto.
Gli arabi, vista l’importante promessa, parteciparono in massa e moltissimi persero la vita in combattimento proprio per questo motivo: la liberazione della Palestina assieme alle truppe inglesi.
L’esercito britannico, nonostante la Grande Guerra in corso, spostò un milione di soldati per portarli in Terra Santa. Ci deve essere stato un ottimo motivo per movimentare, cioè togliere dal fronte europeo, tutti quei soldati?
Il motivo c’era eccome!

Accordo Sikes-Picot

Dopo la scontro con l’esercito turco-ottomano, nel 1916 Russia, Francia e Inghilterra siglarono l’accordo di Sikes-Picot, il piano alleato per dividersi l’Impero ottomano in disfacimento.
Nell’accordo la Palestina doveva rimanere internazionalizzata sotto l’amministrazione di tutte e tre.[15]

Il tradimento al popolo arabo

Il vero e proprio tradimento del popolo arabo avviene il 2 novembre 1917 con la «Dichiarazione Balfour»: una lettera che Arthur Balfour, Ministro degli Esteri della Gran Bretagna, inviò al capo della Federazione sionista Lord Rothschild, dove Sua Maestà riconosceva ufficialmente ai sionisti[16], il diritto di formare uno Stato indipendente in Palestina.
Lettera importantissima perché legittimò e riconobbe il diritto internazionale ai sionisti di creare un «focolare nazionale del popolo ebraico…»[17]in Palestina.
Tale dichiarazione venne firmata da Pichon per la Francia , Wilson per gli Stati Uniti e Sonnino per l’Italia[18].

Pochi ricordano però come tale «Dichiarazione», cioè lo storico tradimento di tutta la popolazione araba della Palestina da parte inglese, specificava anche che per il raggiungimento dello scopo: «nulla dev’essere fatto a pregiudizio dei diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti in Palestina…».[19]
E’ avvenuto esattamente il contrario.
Nel 1919 gli inglesi entrano in possesso della Terra Santa e dal 1920 con gli accordi di Sèvres, inizia ufficialmente l’immigrazione ebraica.
La terra indipendente araba rimane una promessa non mantenuta!

Trattato di Sèvres

Nel 1920 il Trattato di Sèvres sancì la spartizione dell’area mediorientale che vide: la Siria assegnata alla Francia e la Palestina alla Gran Bretagna.
Nel 1922 l’Inghilterra ricevette dalla Società delle Nazioni il Mandato per l’amministrazione della Palestina, sotto la cui egida nacque la Jewish Agency (Agenzia Ebraica) per promuovere l’economia ebraica nell’area.[20]
E’ a questo punto che il padre del sionismo, Theodor Herzl, disse di voler: «sospingere la popolazione [ palestinese ] in miseria oltre le frontiere»[21]
Lo scopo dal 1895 ai nostri giorni è sempre stato questo espresso da Herzl.

Peel Report, White Paper e la “Soluzione a due Stati”

Gli anni che vanno dal 1936 al 1947 videro crearsi le basi per la storica guerra arabo-israeliana del 1948.
Cominciano infatti le proposte di formazione di due Stati separati.
Gli inglesi pubblicano il Peel Report (1936) che prevede una separazione di ebrei e arabi secondo la divisione demografica del momento. La proposta non soddisfa le ambizioni territoriali dei sionisti e neppure gli arabi l’accettano perché chiedono che sia fermata l’immigrazione e che s’impedisca l’acquisizione di ulteriori terre.[22]
Sempre gli inglesi pubblicano il White Paper sulla Palestina nel 1939, dove accettano di limitare l’immigrazione ebraica e l’acquisto di terre e promettono la transazione verso un futuro governo palestinese. Solo e sempre promesse come quella tradite dalla Dichiarazione Balfour del 1917.

Il terrorismo in Terra Santa

Prima dell’intervento britannico gli arabi e gli ebrei ottomani (ebrei assoggettati all’Impero ottomano turco) convivevano in una pace secolare, con alti e bassi, ma pur sempre pace.
Quando iniziò l’immigrazione ebraica, cioè quando i sionisti iniziarono a comperare terre e soprattutto dopo il gravissimo tradimento della Dichiarazione Balfour, era pressoché scontato che iniziassero gli scontri tra arabi ed ebrei.
Cosa che avvenne infatti dal 1920 in poi.
Nel 1921 per esempio gli scontri feroci fra arabi ed ebrei (a Jaffa 200 morti ebrei e 120 arabi) furono interpretati dagli inglesi come “scontri spontanei”, ma ovviamente non era così.

Nel 1940 gli ebrei arrivarono a formare il 33% della popolazione in Palestina, e i sionisti già organizzati in gruppi di guerriglia, cominciano gli attacchi terroristici contro gli inglesi e contro i civili palestinesi.
I gruppi più noti furono l’Irgun, l’Haganah e lo Stern.[23]
Questo ultimo, chiamata “Banda Stern” è nata nel 1942 per opera dell’ebreo polacco Abraham Stern.
Una banda che incarnò la variante più violenta e terroristica del movimento sionista[24].
La loro azione più eclatante fu l’attentato alla sede dell’amministrazione britannica all’Hotel King David di Gerusalemme nel luglio 1946, dove venne fatta saltare una intera ala, con un bilancio di circa 200 vittime![25]
Tra i capi del comando vi era un certo Menachem Begin[26], che fu Primo Ministro israeliano e Premio Nobel per la Pace con il presidente egiziano Sadat…

Dopo questo e altri avvisi, nel 1947 gli inglesi rinunciano al mandato e lo consegnano nelle mani dell’ONU.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite propone nella Risoluzione 181 l’ennesima divisione in Stati separati, gli arabi la rifiutano e di nuovo non senza motivo: agli ebrei sarebbe andato il 54% delle terre anche se erano solo il 30% della popolazione presente all’epoca.
Nella primavera del 1947 iniziano gli scontri militari tra arabi ed ebrei, dove i gruppi terroristici sionisti si distinguono per una lunga serie di crimini efferati: massacri, assassini e pulizia etnica documentati oltre ogni dubbio.
E’ infatti in questo periodo il massacro di 200 palestinesi a Deir Yassin, strage (di civili palestinesi) che passò alla storia e che fu perpetrata sotto la diretta responsabilità sempre di Menachem Begin.[27]

Nascita dello Stato d’Israele.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra d’Indipendenza (1948-49) nasce il 14 maggio 1948 ufficialmente lo Stato d’Israele con la «Dichiarazione d’indipendenza» firmata dal Primo Ministro David Ben-Gurion,[28] e preceduta da una risoluzione ONU, la numero 181 del 29 novembre 1947, che decise la spartizione (che non rispettava la demografia dell’epoca) dei territori.[29]
Inutile dire che tale spartizione territoriale ha accentuato gli scontri tra popolazione, perché più che spartizione possiamo parlare di vera e propria razzia: il 73% della Palestina era diventata territorio ebraico, con oltre 750.000 rifugiati palestinesi.

Dopo soli 2 anni, nel 1950, Israele vota la Legge sulla Proprietà degli Assenti (5710-1950), una legge vergognosa che espropria la terra a tutti i profughi fuggiti durante la guerra.

I palestinesi vengono espropriati di tutto: case, terreni e attività commerciali.

In totale violazione della Risoluzione ONU 194 (12/1948) che sancisce il diritto dei profughi di tornare e di essere risarciti da Tel Aviv. Non solo i risarcimenti non sono mai avvenuti, ma i profughi si sono visti privare della propria casa.

La guerra del 1947/48 era stata preconizzata dal Presidente (dal 1926) dell’Università ebraica di Gerusalemme, Judah Magnes, il quale ha dichiarato che la creazione di uno stato ebraico in Palestina avrebbe condotto «alla guerra contro gli arabi».[30]
Judah Magnes si riferiva al «Programma Biltmore» stilato a New York nel maggio del 1942 presso l’omonimo Hotel Biltmore, da un gruppo di sionisti americani appoggiati sia dai democratici che dai repubblicani statunitensi.
Tale programma del 1942 (ben prima che finisca la Seconda Guerra Mondiale) era appunto l’ennesimo tassello piazzato al posto giusto per la creazione dello Stato ebraico in terra palestinese!

Tra il 1917 e il 1948, e cioè tra la «Dichiarazione Balfour», il «Programma Biltmore» e la «Dichiarazione d’Indipendenza» avviene qualcosa che avrà ripercussioni in tutto il mondo e soprattutto nella causa ebraica: la Seconda Guerra Mondiale con l’Olocausto e l’immigrazione di massa.
Nel 1956 Israele, in accordo con le mire strategiche e gli interessi economici di Gran Bretagna e Francia attacca l’Egitto (che guarda caso aveva nazionalizzato il canale di Suez) conquistando Gaza e il Sinai, ma gli Stati Uniti costringono Tel Aviv a ritirarsi.
Nel 1964 gli stati arabi creano l’OLP (l’Organizzazione per la liberazione della Palestina), e presto questo gruppo darà inizio ad azioni di guerriglia contro Israele.

Nel 1966 la Siria permise a guerriglieri palestinesi di operare sul proprio territorio. Israele ovviamente minacciò ritorsioni per cui la Siria fece un patto di difesa con l’Egitto. In seguito a rappresaglie israeliane in Cisgiordania, Cairo assume un atteggiamento bellicoso, ma non va oltre.
Nel maggio del 1967 Nasser, il presidente egiziano, stringe un patto di difesa con la Giordania , che sembra mirare solo ad un rafforzamento strategico, e non a un effettivo attacco contro Israele.

Israele non aspetta e nel giugno del 1967 attacca l’Egitto,[31] ben sapendo che avrebbe vinto in pochi giorni.

Questa è la nota Guerra dei 6 giorni, che segna l’umiliante disfatta araba.

In un attimo Israele occupa illegittimamente la Cisgiordania , Gaza, Gerusalemme Est, le alture del Golan ed il Sinai (poi restituito all’Egitto) e non si ritirò mai più nonostante le numerose risoluzioni dell’ONU (ad oggi sono circa 70).
Nel novembre dello stesso anno, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU condanna la conquista dei territori con la Risoluzione 242 imponendo il ritiro immediato dai Territori Occupati.
Israele accetterà 3 anni dopo tale Risoluzione senza però evacuare i territori, alla faccia del Consiglio di Sicurezza.
Il resto è storia…

Storia sono le condotte di Israele chiamate per ben tre volte “un insulto all’Umanità” dalla Commissione dell’ONU per i Diritti Umani (1977, 1985 e nel 2000).[32]
Storia è anche la Risoluzione ONU A7RES/37/133 che nel dicembre del 1982 definì il massacro di Sabra e Chatila sotto la “personale responsabilità di Ariel Sharon” un “atto di genocidio[33]
Stiamo parlando di 1700 civili massacrati per due lunghissimi giorni dentro i campi profughi, protetti dall’esercito israeliano, a colpi di machete dai cristiano-falangisti.
L’elenco potrebbe continuare a lungo.

Sionismo cristiano

L’altra cosa da sapere, che non tutti conoscono, è il movimento dei «sionisti cristiani»[34] (Christian Zionists).
Anzi, spesso e volentieri, sono stati proprio dei cristiani (come George Walker Bush junior per esempio) che si sono rivelati i più forti sostenitori del ritorno degli ebrei a Gerusalemme.[35]

La teologia dei cristiani fondamentalisti d’America professa e attende la seconda venuta del Cristo con la conseguente fine del mondo, secondo una interpretazione della bibbia (…)”.[36]

Ma quell’evento sarà possibile solo quando gli ebrei avranno stabilito uno Stato ebraico su tutta la Palesino , e cioè ben oltre gli odierni confini di Israele”.[37]

L’«International Christian Embassy Jerusalem» ha tenuto fino ad oggi almeno quattro congressi internazionali sionisti cristiani: uno a Basilea e tre a Gerusalemme (la città madre del sionismo religioso).
Quindi il sionismo non è solamente un fenomeno ebraico, ma anche cattolico; non è solo un movimento politico ebraico, ma anche occidentale.
Esiste una forte corrente sionista pure tra i membri dell’amministrazione statunitense di ieri e oggi.
Basta leggere con attenzione i nomi della squadra “scelta” dal futuro presidente Obama per capacitarsene.

Pensate che nel 1978 la Camera dei Rappresentanti americana proclamò l’«Education Day USA», cioè il «giorno dell’istruzione». Una festa mobile che un anno cade il 24 marzo, un altro il 2 aprile, il 13 aprile[38], ecc. Tale data non è fissa perché segue il calendario giudaico-babilonese invece del classico giuliano.[39] La data coincide con l’anniversario del rabbi Menachem Mendel Scheerson, il cosiddetto «rebbe», considerato dalla setta assidica dei Lubavitcher, il vero «Messia».[40]
Come mai tutti i presidenti, da Carter fino a George Walker Bush, hanno ripreso e mantenuto una tradizione «culturale» assai poco laica, per non dire ebraica?
C’è da dire che Carter, mediatore non ufficiale nel 2008 nei processi di pace in Medioriente, ha dichiarato ultimamente che Hamas ha tenuto fede al patto di 6 mesi cessando il lancio di missili, Israele invece no!

Strano a dirsi, ma Israele non ha mantenuto la pace…

L’antisemitismo

Dopo questa delicata trattazione è doverosa una parentesi sull’antisemitismo.
I «semiti» sono: «(…) gli Accadi (Assiri, Babilonesi), i Cananei, gli Arami (fra i quali emergono i Fenici e gli Israeliti), infine gli Arabi».[41]
«Affermare che gli ebrei sono semiti è pressappoco come affermare, per esempio, che i francesi sono europei
».[42]
Da questa precisazione si evince che pochissimi ebrei sono veramente dei semiti e che non tutti i semiti sono ebrei (infatti gli arabi sono effettivamente dei semiti).
Come non tutti gli ebrei sono sionisti, anzi i sionisti sono pochissimi, per fortuna!
Siccome oggi tra la popolazione ebraica non esiste praticamente quasi più nessun discendente originario di Sem, accusare qualcuno di antisemitismo equivale accusarlo di antiarabismo.
La conseguenza logica di questa affermazione è che oggi tra i più antisemiti – ironia della sorte – sono proprio i governi d’Israele!

L’antisionismo

Per fortuna anche nel mondo ebraico il sionismo non è, e non era ben visto, ecco cosa diceva nel 1935 lo scrittore israelita Ettore Ovazza: «il miglior alleato della politica razzista è oggi, suo malgrado, il sionismo nazionalista. E’ nostra ferma convinzione che mai la politica antisemita sarebbe giunta agli estremi che ha toccato, se non avesse avuto fra i suoi principali argomenti probatori, il cosiddetto focolare nazionale ebraico. Lo stesso ideale ebraico, dal punto di vista puramente religioso, predica il ritorno a Sion come un ritorno spirituale; ma poiché la nostra dottrina nega il proselitismo, le minoranze ebraiche nel mondo rimangono le legittime depositarie dell’idea monoteistica e della legge mosaica che sta alla base della Bibbia e della moderna civiltà. Nel 1934, voler interpretare il ritorno a Sion in senso strettamente territoriale è segno d’incomprensione storica e religiosa. Noi, per funzione religiosa storica e civile, siamo e dobbiamo essere interamente cittadini delle nazioni dove viviamo da secoli e di cui formiamo parte indissolubile ed integrante. Noi respingiamo nettamente i sionisti nazionalisti che vivono rispettati in parità di diritti civili e politici con tutti gli altri cittadini nelle nazioni d’Europa, e che sospirano invece verso la Palestina ; che con un occhio guardano a Roma e con l’altro a Gerusalemme»[43]

Concludo con una grande speranza, quella che riguarda naturalmente la grande pacificazione in Palestina, l’abbandono di ogni crimine e soprattutto l’abbattimento del «muro della vergogna» che è stato innalzato per impedire la creazione de facto dello Stato palestinese.
«Udite governanti…della casa d’Israele, che costruite Sion sul sangue e Gerusalemme con il sopruso[44] perché «a causa vostra, Sion sarà arata come un campo e Gerusalemme diverrà un mucchio di rovine…».[45]
L’antisionista e antisemita che ha fatto questa affermazione è il profeta Michea, originario della Giudea e contemporaneo del grande Isaia (VIII a.C.).


Piovono missili israeliani (o bombe al fosforo bianco?) su Gaza, foto Ansa

Per approfondire l’argomento, consiglio di leggere questi due libri:


– “Perché ci odiano”, Paolo Barnard, ed. BUR
– “Storia ebraica e giudaismo: il peso di tre millenni”, Israel Shahak, ed. Centro Librario Sodalitium

Per approfondire:
– “Il Tradimento degli intellettuali”, Paolo Barnard www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=86
– “Una guerra non necessaria” Jimmy Carter www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5453
– “Gaza chi ha violato la tregua?” Miguel Martinez www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5455

[1]L’ONU sospende gli aiuti a Gaza”, Il Sole 14 ore, 9 gennaio 2009 [2] “Gaza ancora raid e razzi, oltre 900 le vittime”, Ansa del 12 gennaio 2009 [3]I carri armati israeliani a Gaza City”, Il Corriere della Sera, 11 gennaio 2009 [4] “Truppe USA controllano Rafah” di Maurizio Blondet, 6 gennaio 2009 ed. Effedieffe [5]Perché ci odiano”, Paolo Barnard, ed. BUR, pagg. 424 [6] «The Jewish Agency for Israel », www.jafi.org.il oppure www.us-israel.org [7] Idem [8] «The Nord American Review», vol.169, pag 513, agosto 1899. University of Northern Iowa [9] Associazione Culturale, libreria ebraica senza scopo di lucro – www.menorah.it [10] www.israele.net [11] www.israele.net [12] «Alliance Israelite Universelle»: www.aiu.org [13] «The Department for Jewish Zionist Education» www.jajz-ed.org [14] Jerusalem Archives www.jerusalem-archives.org [15] “Perché ci odiano”, Paolo Barnard, ed. BUR, pag. 243
[16] Movimento politico-religioso degli Ebrei sparsi nei vari paesi, tendente alla ricostituzione di uno Stato ebraico in Palestina (Dizionario della lingua italiana DeAgostini) [17] Traduzione della «Dichiarazione Balfour» [18] «Palestina e Sionismo», Vittore Querèl, Fratelli Bocca editori, 1939 [19] Idem [20] “Perché ci odiano”, Paolo Barnard, ed. BUR, pag. 244 [21] Idem [22]Perché ci odiano?” Paolo Barnard, ed. BUR, pag 146 [23] Idem [24] «Al Qaeda: chi è, da dove viene, dove va», Carlo Bersani, Malatempora edizioni, Roma 2005 [25] Idem [26] Idem [27]Perché ci odiano?” Paolo Barnard, ed. BUR, pag 247 [28] Jerusalem Archives www.jerusalem-archives.org [29] Jerusalem Archives www.jerusalem-archives.org [30] Norman Bentwich, «For Sion sake» biografia di Judas Magne, Filadelfia, Jewish Publication Society of America, 1954, p. 352 [31] Perché ci odiano?” Paolo Barnard, ed. BUR, pag 315 [32]Il Tradimento degli intellettuali”, Paolo Parnard, www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=86 [33] Idem [34] «International Christian Embassy Jerusalem » [35] Idem [36]Perché ci odiano”, Paolo Barnard, ed. BUR, pagg. 209 [37] Idem [38] Sito ufficiale «Lubavitch»: http://www.lubavitch.com/article.asp?ID=164 [39] «Chi comanda in America» di Maurizio Blondet ed. Effedieffe [40] Idem [41] «Vocabolario Illustrato della Lingua Italiana» G. Devoto e G.C. Oli – Milano 1974 [42] «Breve storia degli ebrei e dell’antisemitismo» di Eugenio Saracini, ed. Mondadori 1977 [43] «Sionismo Bifronte», Ettore Ovazza, Casa editrice Pinciana, Roma 1935 [44] Capitolo terzo del libro del profeta Michea (3,9 – 3,10) [45] Capitolo terzo del libro del profeta Michea (3,12)

Tratto da: www.disinformazione.it

Da: www.disinformazione.it

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