Angolo del Gigio

giugno 10, 2011

Berlusconi, un corruttore a capo dell’anticorruzione.. “BOCCIATO!!” – Si faccia Processare!

Anticorruzione, governo battuto due volte
Lega, no a giuramento su Costituzione

Passo falso prima sull’emendamento del senatore Pdl Lucio Malan e poi su quello Spadoni Urbani. E in commissione cultura scoppia il caso Responsabili.

Bersani:Esecutivo senza prospettive, ne tragga le conseguenze

ROMA –  Governo e maggioranza fanno i conti con gli inciampi in Aula al Senato sul ddl anticorruzione. Prima tocca all’emendamento del senatore Pdl Lucio Malan, interamente sostitutivo del primo articolo e relativo all’istituzione di un comitato di coordinamento delle iniziative anticorruzione presieduto dal presidente del Consiglio. Poi, sempre al Senato, (131 no, 129 sì, 4 astenuti) anche sull’emendamento della Pdl Spadoni Urbani, sulla rotazione dei dirigenti nelle amministrazioni dirette centrali e periferiche.

A quel punto il governo ha deciso di presentare un emendamento aggiuntivo” che ripropone il coordinamento anticorruzione attraverso un comitato presso la Presidenza del Consiglio “con il Pg della Cassazione, il presidente delConsiglio di Stato, il Pg della Corte dei Conti, i comandanti di Carabinieri e Finanza” e tutti coloro che hanno competenza in materia. “Si va avanti, occorre dare una
risposta al paese questa settimana” commenta il presidente del Senato, Renato Schifani. Mentre L’opposizione protesta e chiede il ritorno del testo in commissione.

Responsabili assenti.
Altro problema per la maggioranza in commissione cultura della Camera. Dove la seduta, durante la quale si stava prendendo in esame parte del dl Sviluppo, è stata sospesa. Mancavano, infatti, due commissari dei Responsabili. ‘Sollevazione’ generale, a questo punto, da parte delle opposizioni che hanno fatto osservare che la sospensione sarebbe stata causata dalla certezza da parte del Pdl di non avere la maggioranza.

Esulta l’opposizione. “Il governo è senza prospettive, traga le conseguenze”, dice il segretario del Pd Pierluigi Bersani. “Abbiamo battuto il governo e la maggioranza su un punto qualificante – aggiunge la capogruppo Anna Finocchiaro – un emendamento che riorganizzava il punto essenziale di questa disciplina contro la corruzione proposta dall’esecutivo, che è anche il punto su cui c’era maggiore dissenso”. Sull’emendamento poi Finocchiaro spiega: “Mentre loro propongono che contro la corruzione provveda un comitato presso la presidenza del Consiglio dei ministri, presieduto dallo stesso presidente, noi vogliamo un’autorità indipendente”. Insomma, “per farlo capire a tutti, non vogliamo la volpe a guardia del pollaio”. E Felice Belisario, capo dei senatori dell’Idv aggiunge: “Il governo è stato battuto perché ormai è sotto la tenda ad ossigeno e la maggioranza gli sta togliendo quella poca aria che gli è rimasta. La caduta dell’articolo 1 del ddl governativo anticorruzione certifica che siamo ai titoli di coda della Legislatura”.

Lega e Costituzione.
Durante l’esame del provvedimento scoppia un altro caso politico. La Lega Nord ha votato contro un emendamento bipartisan al ddl anticorruzione che obbliga “coloro che occupano cariche pubbliche o assumono pubblici impieghi” a giurare fedeltà alla Costituzione italiana al momento dell’assunzione. L’emendamento è passato con 214 sì, 30 no e 11 astenuti.

(08 giugno 2011) – Tratto da: Il corruttore a capo del comitato anticorruzione (l’Asino che da ripetizioni allo studente, insomma)

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giugno 7, 2010

DiPietro smerda di nuovo il Corriere della Pera, colpo su colpo coi fatti, le carte e la Verità!!

Bastava leggere prima di scrivere

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Gli unici doveri a cui un giornalista non può sottrarsi sono la verifica delle fonti, la scrupolosità nella ricerca dei fatti, l’attenzione ai dettagli e alle prove che rendono i suoi articoli informazione inconfutabile. Una ricerca della verità maniacale che unita alla libertà di espressione lo rendono una cartina di tornasole nel mare di menzogne che quotidianamente accomunano il male al bene, l’onesto al delinquente, Di Pietro alla cricca.
Mercoledì 2 giugno, sul Corriere della Sera, Marco Imarisio scrive una pagina intera sul sottoscritto e su questioni a cui non avrei, a suo parere, mai risposto.

Il 3 giugno replico con una lettera aperta al direttore del giornale ribattendo, punto per punto, alle accuse mosse dalla penna del suo giornalista.

La mia risposta è accompagnata da megabite e megabite di documentazione tra sentenze, atti e citazioni che ho sperato mettessero una pietra tombale su calunnie, sempre le stesse, che riappaiono ciclicamente, come le maree.

Il giorno stesso, con la mia lettera, il Corriere della Sera pubblica anche la contro replica di Imarisio. Contro replica che dimostra palesemente come costui non abbia, ancora una volta, verificato quanto scrive né letto i documenti da me inviati.

E’ per questo che mi trovo, ancora oggi, a ribattergli, scrivendo al direttore De Bortoli, per sgombrare il campo da ombre che Imarisio, volutamente o non volutamente, lascia dietro di sé.

PS. Ringrazio Marco Travaglio e Beppe Grillo che ieri dai loro rispettivi spazi di informazione, il Fatto Quotidiano ed il blog www.beppegrillo.it, hanno voluto commentare l’improvvisa, quanto mai sospetta, caduta di stile di un blasonato quotidiano quale il Corriere della Sera.

Caro Direttore,

La ringrazio per aver pubblicato la mia risposta ai quesiti che aveva posto il dottor Imarisio. Il giornalista, però, sembra non essere rimasto soddisfatto su un punto. Infatti, ieri, è tornato sull’acquisto da parte mia di un appartamento messo all’asta (insieme a centinaia di altri), dalla Scip. Egli mi ha posto la seguente specifica domanda: “l’acquisto di un immobile inibito ai parlamentari e finito nella disponibilità dell’onorevole rientra tra quei comportamenti che avrebbero bisogno di essere spiegati meglio”.

Eccomi! Anche se devo dire che, a corredo della mia replica, avevo consegnato a Il Corriere della Sera tutta la documentazione relativa a tale operazione immobiliare, documentazione che ora risulta anche essere pubblicata sul sito www.corriere.it. Mi spiace che Imarisio non abbia avuto modo di esaminarla. Se l’avesse fatto, avrebbe evitato di fare un’affermazione tecnicamente e giuridicamente sbagliata.

L’asta della SCIP, per l’alienazione dell’immobile in questione, si è tenuta il 10 novembre 2004. L’aggiudicazione definitiva è avvenuta in data 16 marzo 2006, come risulta dal relativo verbale per atto del notaio Giuseppina Santangelo n. 256 del 16 marzo 2006. Nella stessa data ho proceduto personalmente alla stipulazione dell’atto di compravendita con la SCIP s.r.l. In pratica, contestualmente all’aggiudicazione, vi è stata immediatamente – nello stesso giorno – anche l’indicazione dell’acquirente.

Risulta, pertanto, documentalmente provato, che non vi è stato alcun acquisto per interposta persona o per “prestanome” che dir si voglia: l’atto di acquisto è stato effettuato direttamente da me, in tempo reale, lo stesso giorno dell’aggiudicazione. Il sig. Belotti si è limitato soltanto a partecipare agli adempimenti prodromici ad esso, nei modi di legge e nel rigoroso rispetto delle formalità di capitolato (che, infatti, prevedeva come modalità di partecipazione all’asta, quella prevista dall’art. 1401 c.c., ovvero che il contraente venisse nominato al momento della stipulazione del rogito).

Come è noto, all’epoca – vale a dire sia quando si è svolta l’asta: sia quando è avvenuta l’aggiudicazione, sia quando è stato fatto il rogito – io ero parlamentare europeo, mentre sono diventato Ministro delle Infrastrutture il 17 maggio 2006, vale a dire in una data successiva alla compravendita in questione.

Orbene, l’art. 1471 del codice civile specifica che non possono essere compratori, nemmeno all’asta pubblica, né direttamente né per interposta persona, gli amministratori dei beni dello Stato. Ma io non ero affatto “amministratore dei beni dello Stato” allorché venne effettuata l’asta pubblica (il 10 novembre 2004) e nemmeno quando sottoscrissi, davanti al notaio, l’atto di compravendita (il 16 marzo 2006). Sono diventato Ministro il 17 maggio 2006 (e certamente, due anni prima, ossia quando partecipai all’asta, non potevo sapere che poi sarei diventato Ministro!). Non esiste, invece, alcuna norma di legge che vieta ai parlamentari europei di partecipare a un’asta pubblica per l’acquisto di un immobile. Insomma è giuridicamente sbagliato affermare – come fa Imarisio – che io avrei provveduto “all’acquisto di un immobile inibito ai parlamentari”.

Posso comprendere il suo errore, purché, però, non sia volutamente reiterato!

ANTONIO DI PIETRO – Dal suo Blog www.antoniodipietro.it

giugno 6, 2010

Palermo peggio di Napoli, roghi di rifiuti nel silenzio dei TG! Questa è l’italia di Berlusconi!

Discariche saure, cumuli di immondizia:
la gente scende in strada e brucia i cassonetti

PALERMO – La notte è in trincea, qui in caserma. Squadre in allerta accanto alle autobotti, uomini con le cuffie incollate alle orecchie, capisquadra d’esperienza che si chiedono, generali di una guerra senza fine, che cosa li aspetta questa volta. Scrutano le mappe della città e della provincia, certi che da qualche parte ci sarà un bagliore destinato a diventare un rogo.

Alle 20.43, mentre i palermitani escono a celebrare la vigilia del sabato del villaggio, arriva la prima telefonata alla centrale operativa dei vigili del fuoco, nel cuore della città, alle spalle del teatro Massimo. Qui c’è la regia che coordina nove distaccamenti sparsi in tutta la provincia. «Presto, presto, hanno bruciato una montagna di rifiuti», urla una voce concitata da Trappeto, paese lontano cinquanta chilometri. È solo l’inizio di una lunga notte che vedrà i pompieri scattare diciannove volte per sedare gli incendi appiccati da gente esasperata. Gente che vive tra i rifiuti, che fa lo slalom per tornare a casa, che guarda dal balcone le discariche abusive crescere nell’impunità, che passa le giornate tra zanzare e scarafaggi.

L’anno scorso, quando l’Azienda di igiene ambientale si è affacciata sulla sua voragine di 179 milioni di euro di buco (ma non il presidente, Enzo Galioto, approdato col Pdl sui meno vertiginosi scranni del Senato), nei nove mesi caldi sono andati in fumo 1.500 cassonetti, uno su dieci. E adesso, nonostante i 240 milioni stanziati dal governo Berlusconi per rattoppare i conti, poco è cambiato. Anzi, le sorti della guerra non declinano al meglio. Mille tonnellate al giorno da smaltire e la discarica di Bellolampo (quella per cui il sindaco Diego Cammarata è appena finito nel registro degli indagati per disastro doloso) vicina alla saturazione: i tecnici hanno detto ieri che anche i 147 mila metri cubi della quinta «vasca», appena costruita, non dureranno che settanta giorni.

«Zitti, zitti, vediamo che succede». Alle 21.24 la chiamata arriva da via Bronte, a Borgo Nuovo, uno dei quartieri-dormitorio nati con il sacco edilizio. «Bruciano sterpaglie, correte». Ma Giovanni Saccone, capo della sala operativa, ha troppo mestiere per non sapere che dietro quell’allarme c’è la stessa storia, la spazzatura incendiata. Parte un’autobotte, quattromila litri, cinque pompieri a bordo. Dieci minuti esatti e dallo stesso rione di palazzoni popolari arriva un altro allarme: «C’è il fuoco in piazza Santa Cristina, hanno incendiato i cassonetti». E via un altro mezzo, un’altra sirena. Sette minuti ancora, e alle 22.31 chiamano da via Kamarina, sempre da lì, da Borgo Nuovo. «Qui siamo come medici del pronto soccorso – dice Saccone – dobbiamo fare il primo screening. Bisogna decidere in pochi secondi, capire quando c’è il rischio che davvero finisca male».

Qualcuno chiede un caffè, qualcuno fa battute per stemperare la tensione. Dopo l’allarme in città, adesso l’emergenza si sposta alla provincia, in un domino senza fine. Bellolampo ha chiuso le porte ai piccoli comuni, quelli si sono arrangiati con piccole discariche, soluzioni tampone che stanno per esaurirsi. Alle 22.58 chiamano da Termini Imerese, a quaranta chilometri da Palermo. Due minuti dopo l’allarme arriva dall’isola di Ustica, alle undici e mezza da Bagheria, a mezzanotte da Cinisi, all’una e trentotto dalla vicina Capaci.

È il bilancio fallimentare degli Ato, i 27 «Ambiti territoriali ottimali» istituiti dalla vecchia giunta Cuffaro, ottimali soltanto per i consiglieri di amministrazione, gli addetti chiamati senza bando pubblico, i coltivatori di clientele. Adesso l’Assemblea regionale ha approvato la riforma che riduce gli Ambiti a 10 e centralizza le competenze.

Tagliando fuori i termovalorizzatori, svolta che il nuovo governatore Raffaele Lombardo – convinto che nascondessero interessi criminali – sbandiera come patente antimafiosa e come ragione occulta dell’inchiesta che lo vede indagato a Catania per collusioni con la mafia.

Nella notte anche la città fibrilla: alle undici danno fuoco alla spazzatura di via Fausto Pirandello, allo Zen, il quartiere-ghetto costellato eternamente da macchine bruciate, tetre installazioni contemporanee.

Alle 23.20 in via Messina Marine, sulla costa, dove a quell’ora i baracchini improvvisano per strada spaghetti con vongole e ricci di mare. Nove minuti dopo squadre scattano per raggiungere altri due quartieri popolari: il Villaggio Santa Rosalia e il Cep. Segni di esasperazione, di sfiducia nell’amministrazione, del “faccio da me”. Sono quasi le due quando chiamano dal salotto buono della città, da quella via Principe di Villafranca pure assediata dai rifiuti. E i vigili del fuoco ripartono. Ruminando presagi sinistri: «Appena arriva il caldo, qui sarà la guerra. Quella vera» .

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LAURA ANELLO – su laStampa.it (Giornale pure amico del Vecchio Mascarato)

dicembre 14, 2009

E adesso pover’uomo..?!? (smettano di gioire le iene, è lacerocontuso!! Si Si)

Pover’uomo un CAZZO!

Propio lui che demonizza gli avversari politici ed istituzionali, denigrando, minacciano e distruggendo vite private e carriere politiche senza alcun rimorso e con la sfrontatezza di esprimere poi solidarietà il giorno dopo, come se gli attacchi indegno partiti dai suoi giornali di famiglia e dalle sue reti siano cosa diversa dal suo espresso ed implicito volere…

Di pochi giorni fa il caso del giudice tampinato, ripreso, seguito, pedinato perchè REO di aver osato condannare a risarcire il “Delinquente del Cosiglio” per aver corrotto i giudici in un processo e aver ovviamente danneggiato la parte avversa al delinquente che ha subito enormi perdite economiche dall’atto criminoso del delinquente e dei suoi tirapiedi anchesssi peraltro condannati (pur essendo ad oggi impuniti di fatto)… E il governo al servizio del delinquente e la sua banda di accoliti e sudditi ha prontamente bloccato l’esecuzione della sentenza, roba che se intervenisse cosi anche per la disoccupazione, le famiglie che stanno per finire la cassa integrazione ecc. saremmo il meglio paese in cui vivere al mondo….

O la stotia di Fini oggi demonizzato sulla RAI 2 (che pago io, paghiamo noi per fare proselitismo e propaganda immonda peggio di Emilio Fede con cui si da il cambio nelle varie fascie orarie) che per aver osato contraddire le immonde mire del delinquente del consiglio – Negus e Padrone indiscusso (secondo la sua testaccia bacata).. che dalle colonne della prima pagina de “Il Gionale” poi strombazzato 24 ore su ventiquattro a reti unificate per presunte foto di festini sessuali Made in Corona è stato minacciato (non certo velatamente) e per sua fortuna ha contrattacato querelando altrimenti finiva nel tritacarne mediatico con i buffoni su RAI 2 e Pomeriggio 5 a disquisire atteggiandosi ad esperti come se avessero, loro ex pornostar, Ctitici d’arte falliti che quando aprono bocca sembra nà fogna tra sproloqui allucinati, parolaccie e ingiurie (parlo di Sgarbi Vittorina x chi si fosse sintonizzato con la testa tra le nuvole o all’estero) e l’insulza solita banda di delinquenti impuniti, lecchini di professione e Psichiatri prezzolati un tanto al Kilo capitanati dal recchione confesso (ma non provato, a quanto sembra è solo un out-out mediatico, al nostro amico piacciono le donne ma ormai ha fatto la buttade e adesso il resto è storia, ce lo sorbiamo ogni santo giorno st’altro falllito), e Barbara Palombelli…. n’altra immonda & inutile moglie di un farabutto di professione…

Come dire il peggio che c’era l’abbiam trovato, il meglio deve ancora venire?!?

Adesso si lamentano, ma quando La Russa mandava i giovani fascisti a tirare uova marce e pomodori al Premier Romano Prodi cosa faceva, non seminava quel clima che adesso additano come conseguenza di chi evidenzia il malaffare piùttosto di chi il malaffare lo perpetra, lo oblitera, lo agevola, ne fa un modus operandi inconfondibile e vergognoso sotto ogni punto di vista, convinto che la gente tanto scordi rapidamente…

Vi ricordate quando gruppi dei circoli sociali di Roma (di Destra) urlavano “Mortadella, Mortadella” e con una mortadella e un coltello esplicitamente mimavano… Le uova, le contestazioni violente e le aggressioni verbali e fisiche? Tutto perchè bisognava fare in fretta a far cadere il governo, corrompendne i membri, i senatori… denigrandoli, aizzando piazze e quant’altro prima che potessero processare il delinquente e dimostrare finalmente a lui per primo che non è persecuzione politica, ma giustizia come recita nei tribunali, “Uguale per Tutti i cittadini“.

E adesso chi ha seminato raccoglie, questo è ancora niente, io personalmente mi aspetto (da quel che sento frequentando i più svariati ambienti) che al culmine dell’impoverimento della fascie sociali dei lavoratori a metà 2010 in avanti la gente, quei milioni che avranno perso il lavoro e riconosceranno quella disperazione che conobbero prima di loro i loro padri, i loro nonni oggi bisnonni di quella generazione che scrive solidarietà al pazzo assalitore su Facebook, arrivi all’esasperazione e a gesti inconsulti..

C’è un clima in Italia che presagisce che una volta che parte il primo per davvero (non un pazzo con una statuina…) poi partono tutti e arriva la guerra civile, chi ha perso il lavoro che bastona il ricco industrialotto che ha chiusa l’azienda nascondendo i soldi all’estero e lasciando senza stipendio e senza lavoro i suoi dipendenti, che non si godrà i soldi arraffati, ma volerà dalla finestra come il povero anarchico Pinelli ieri additato e oggi finalmente riconosciuto vittima anchegli di quella stagione…

Oggi carnefici, domani vittime ma pur sempre morti, è questo che vogliamo? Non è forse meglio scendere tutti in piazza e chieder dimissionia questo delinquente? Lui si fa processare, e se come lui dice è innocente, le nostre scuse e gli ridiamo il voto! Per l’intanto il centrodestra non è solo Berlusconi, hanno vinto, non solo ha vinto le elezioni, sono in centinaia che ne potrebbero prendere anche solo temporaneamente il posto, continuando a mandare avanti il paese e concentrandosi finalmente sui problemi reali della gente che paga le tasse e crepa negli ospedali, che è senza lavoro o sta per rimanerci ecc. senza dover più star immobile a trovare scappatoie ignobili ai guai esclusivamente giudiziari dell’impunito per antonomasia.

Dovevano fare i rigassificatori… dovevano risanare, innovare, investire in ricerca e sviluppo… non hanno fatto niente di tutto questo, ma son già 3 volte che lavorano all’unisono per il cavaliere, adesso vogliono rimettere in libertà, negando giustizia alle vittime e rimettendo chi ha denunciato in pericolo alla mercè del suo aguzzino , migliaia se non milioni di delinquenti di ogni risma ed estrazione indultati e prescritti per tener fuori dalle patrie galere un uomo solo…  Ma dove siamo signori, ci strupiamo che lo abbiano aggredito? Io mi stupisco che non lo abbiano fatto prima! In un altro paese come la Grecia o l’inghilterra, o Israele ad esempio sarebbero sciesi in piazza e sino alle sue dimissioni non se ne sarebbero andati!

Noi che famo? Nulla siamo come gli Americani, indebitati e ricattabili, non possiamo permetterci di dissentire, dobbiam pensare solo a lavorare e abbassare la testa sennò le banche ci portano via anche quel poco che abbiamo, abbiamo fatto il loro gioco, ma se ci muoviamo all’unisono in  migliaia/milioni, vinciamo noi! Se ci impuntiamo chi viene a rubarci la casa? Chi i banchieri senza la polizia? io credo propio di no! Se ci alleiamo tutti diventiamo maggioranza per davvero, non solo come oggi maggioranza silenziosa! E allora bisogna esprimere il nostro dissenso, chiedendo perentoriamente le dimissioni di Berlusconi o le elezioni! E intanto si inizia lo sciopero fiscale totale, la sbirranza senza stipendio non si muove, e se ci fanno incazzare li licenziamo, eccheccazzo li paghiamo noi Si o No?!? E allora!!

Dimissioni! o Elezioni!

dicembre 11, 2009

Mafia, processo Dell’Utri: Graviano smentisce Spatuzza e incolpa Gianni Morandi!

Parole che hanno rincuorato il senatore del Pdl, condannato a nove anni in primo grado, secondo cui “non c’è proprio nulla in questo processo”.

“Spero che siccome non c’è niente, alla fine venga fuori”, ha detto ai giornalisti che gremivano l’aula di giustizia di Palermo. “Mi sono meravigliato della dignità e della compostezza di questo signore. Ha detto cose che mi meravigliano. Nel guardarlo ho avuto l’impressione di dignità da parte di uno che si trova in carcere e ha delle sofferenze. Graviano sembra un pentito Spatuzza no”, ha sottolineato.

GIUSEPPE GRAVIANO NON RISPONDE

Nell’ambito dell’udienza odierna, oltre a Filippo Graviano, doveva essere ascoltato anche Giuseppe, che si è avvalso però della facoltà di non rispondere. Per motivi di sicurezza, i due boss ergastolani — che non sono “pentiti” — sono stati collegati in videoconferenza con l’aula palermitana dai penitenziari dove sono detenuti in regime di 41 bis, l’articolo di legge che consente il cosiddetto “carcere duro” contro i mafiosi.

“Giuseppe Graviano è sepolto vivo, è in una situazione alienante, perché dovrebbe rispondere al processo? Cosa ci guadagna?”, ha commentato il suo avvocato, Giuseppe Giacobbe, annunciando che il suo assistito ha inviato un memoriale via fax alla corte di appello presieduta da Claudio Dall’Acqua denunciando che “non è sottoposto a un 41-bis normale, è tutto un sistema mirato ad annientare la sua personalità per acquisire nuovi collaboratori di giustizia”.

Con riguardo proprio a Giuseppe, Spatuzza aveva raccontato in aula nei giorni scorsi che il boss, durante un incontro a Roma nel gennaio del ’94, gli nominò Berlusconi e Dell’Utri come i referenti politici della cupola mafiosa nelle stragi di mafia del ’92-’93 — l’attentato agli Uffizi di Firenze, le bombe a Roma e in via Palestro a Milano, il fallito attentato allo stadio Olimpico della capitale.

Spatuzza, 45 anni, è stato condannato all’ergastolo per 6 stragi e 40 omicidi, molti dei quali eseguiti nei primi anni 90 proprio su mandato dei Graviano, che dal carcere continuavano a impartire ordini ai loro uomini.

Arrestato nel 1997, ha cominciato a collaborare con la giustizia nel 2008.

Le sue dichiarazioni sui contatti fra mafia e politica hanno riaperto il dibattito sull’uso dei pentiti e sui benefici a loro concessi per legge in caso di collaborazione con la giustizia, con alcuni — tra cui lo stesso Dell’Utri, che anche oggi è presente in aula — che hanno chiesto una modifica dell’attuale legislazione.

E INTANTO in Quel di BARI!

BARI (Reuters) – Il ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, è stato rinviato a giudizio per due episodi di corruzione, abuso d’ufficio, peculato e illecito finanziamento al partito. Lo ha deciso il gup di Bari Rosa Calia, secondo quanto riferito da fonti giudiziarie.

I fatti risalgono al periodo in cui Fitto era presidente della Regione Puglia. L’accusa è di aver ottenuto, durante la campagna elettorale per le Regionali del 2005, una tangente da 500mila euro che sarebbe stata versata dall’imprenditore romano Giampaolo Angelucci, anch’egli rinviato a giudizio.

Fitto, che ha sempre respinto le accuse, è stato invece prosciolto dall’accusa di associazione a delinquere, concussione e tre episodi di falso, relativi ad attestazioni di spese di rappresentanza.

L’avvocato di Fitto e parlamentare del Pdl Francesco Paolo Sisto ha commentato: “Questa è la degna sentenza di un degno giudice della Repubblica Italiana. Una sentenza che condivisa o non condivisa bisogna accettare con la massima serenità. L’impostazione accusatoria risulta demolita”.

Secondo l’accusa la somma di denaro sarebbe stata versata al movimento “La Puglia prima di tutto”, fondato dall’ex governatore della Regione Puglia, a sostegno della campagna elettorale. In cambio, sostiene l’accusa, le società di Angelucci si sarebbero aggiudicate l’appalto per la gestione delle Rsa, residenze sanitarie assistite pugliesi.

Fitto si era già difeso davanti al gup lo scorso 17 novembre, negando ogni addebito. Parlando con i giornalisti, inoltre, Fitto aveva detto che “se l’accusa fosse vera sarei il primo politico al mondo ad aver ricevuto una tangente con bonifico bancario”.

Tra i 77 imputati nel procedimento, denominato “La Fiorita”, c’era anche Mario Morlacco, ex direttore dell’Ares di Puglia e oggi sub commissario alla Sanità del Lazio. Morlacco è stato assolto oggi dall’accusa di falso perché il fatto non sussiste.


Articoli tratti da: http://www.reuters.it (Pentito on-Demand & Fitto Mafia Connections)

settembre 22, 2009

Da Roma a Palerno “La Vergogna della Destra al Governo”

PALERMO (22 settembre) – Un’indagine è stata aperta dalla procura di Palermo per accertare presunte irregolarità che sarebbero state compiute dal sindaco di Palermo, Diego Cammarata (Pdl), e dalla Gesip, la società di servizi del Comune. L’inchiesta riguarda in particolare i fatti denunciati ieri sera in un servizio mandato in onda da Striscia la notizia in cui si evidenzia che un dipendente della Gesip non si sarebbe mai presentato al lavoro, prestando invece servizio come marinaio sulla barca del sindaco. Secondo quanto riporta Striscia la notizia il dipendente della Gesip si sarebbe occupato anche di noleggiare la barca incassando, come documenta il servizio, le somme in nero.

La procura già da tempo ha avviato indagini su presunti abusi d’ufficio che riguardano la Gesip; adesso il procuratore aggiunto, Leonardo Agueci, ha disposto una delega di indagine su questa vicenda. Fra i primi provvedimenti delegati alla polizia giudiziaria, vi è quello di acquisire copia del servizio televisivo.

Rifiuti, cartoni, bottiglie: scene di degrado nel cuore di Roma

Dai Fori Imperiali a largo Corrado Ricci e via Tor de’ Conti: i turisti ridono e fotografano, infuriati i residenti

ROMA (21 settembre) – Fori Imperiali, Colosseo, San Pietro in Vincoli con il Mosè di Michelangelo, via Tor de’ Conti, largo Corrado Ricci: siamo nel perimetro a più alta frequentazione turistica della Capitale, nel cuore del Rione Monti, il più antico della città. Ma per i visitatori di tutto il mondo che a migliaia ogni giorno vi accedono è anche un gran tour dell’immondizia.

Via del Tempio della Pace: è il collegamento diretto fra i Fori Imperiali e via del Colosseo, da un lato lo storico Palazzo Rivaldi, dall’altro l’ingresso del Centro espositivo informativo “I Fori di Roma, la storia, le storie”, con bagni pubblici e un punto di ristoro. Il profumo prevalente è quello di urina, dato che la strada è letteralmente usata come latrina a cielo aperto. Il contorno è di escrementi umani e animali, lattine, sacchetti della spazzatura, bottiglie di plastica e vetro. Quotidianamente da mezzogiorno fino al primo pomeriggio dormitorio anche per rom, finti invalidi, che consumano i pasti e fanno i loro bisogni, naturalmente indisturbati.

«Per noi la pioggia è una benedizione perché almeno lava le strade» allarga le braccia Riccardo S., un residente. «Più volte abbiamo chiesto l’intervento dei vigili urbani e dell’Ama – dice Simone, un dipendente del Centro informativo – ma nessuno è mai intervenuto. I turisti? Fotografano non solo le antiche rovine e i pannelli in marmo che raccontano la storia dell’Impero, ma anche le “testimonianze” della città moderna. Ci ridono, per loro è tutto “tipically”».

San Pietro in Vincoli. Si percorre l’antica scalinata che porta alla chiesa del Mosè tra due ali di stracci, siringhe usate, sacchetti lacerati di immondizia, ornamenti per corone funebri, bottiglie di birra, succhi di frutta, tetrapak di vini per ubriaconi a basso costo, fazzoletti usati come carta igienica. E quando si alza il vento è un turbinio di odori e rifiuti. E siamo solo in piazza San Francesco di Paola. Una volta raggiunta la chiesa, come introduzione alle meraviglie che essa custodisce, cassonetti traboccanti, sacchi della spazzatura a terra.

Via del Monte Oppio. Qui siamo a due passi dalla Domus Aurea, di fronte l’Anfiteatro Flavio. Ma nonostante ciò, cassonetti stracolmi. Risultato? Lungo i marciapiedi c’è di tutto: pile di giornali, un televisore abbandonato, cartoni, buste di plastica contenenti bottiglie, confezioni di detersivi. Scene simili anche in via del Colosseo e via del Cardello, dove è quasi normale notare escrementi e confezioni di polistirolo, oltre al resto, abbandonati e non da poche ore.

Largo Corrado Ricci. Dominato dal poderoso basamento della Torre dei Conti, la maggiore di Roma, eretta nel 1203 da Innocenzo III, è ormai una discarica. Si comincia dai giardini antistanti la piazza, regno di barboni e diseredati, per passare al centro anziani “Monti” di via Tor de Conti, il cui ingresso è ostruito da montagne di rifiuti: bucce di banane, residui di pasti, accendini, un tappeto di tappi e bottiglie, a due passi da una sede ufficiale del Comune di Roma che ospita “Going Informazioni 060608”. L’immondizia non risparmia neppure il Palazzo dell’Albo Pretorio (sotto restauro conservativo), nonché sede del Segretariato generale direzione servizio messi del Comune e degli Uffici centrali per i beni librari e gli istituti culturali del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali.

di Frrancesca Filippi

Tratti da : http://www.ilmessaggero.it

settembre 16, 2009

Berlusconi: «No a elezioni, farabutti nei media» Fini: «Problemi suoi»

A ‘Porta a Porta’ il premier respinge con forza le accuse di conflitto d’interessi nel settore tv con le reti Mediaset e di una mancanza di liberta’ di stampa nel Paese. “La Rai e’ contro di me, in stampa troppi farabutti. Parlando del rapporto con Fini: “Non ci sono problemi da parte mia’’

E’ stato come era prevedibile uno show politico con risposte, senza contraltare, su tutti i temi. Un premier teso, ma deciso, su tutti i temi. A dire no a elezioni, a definire “suoi” i problemi di Fini e a smentire ogni ipotesi di elezioni anticipate. Nel pomeriggio al consegna delle prime case ai terremotati di Onna, ma anche con molte contestazioni per chi è ancora senza certezze e senza casa, da parte dei comitati delle tendopoli: «via dalle tendopoli, ci saranno le case».

Fini e i fraintendimenti Con Gianfranco Fini si tratta di ‘’fraintendimenti superabili’’ e comunque mai e poi mai gli italiani saranno chiamati a elezioni anticipate, anche perche’ Umberto Bossi e’ un alleato ‘’affidabilissimo’’.

Farabutti in politica e nei media Il problema semmai sono stampa e opposizione: ‘’In tv, giornali e politica ci sono troppi farabutti’’. Silvio Berlusconi e’ un fiume in piena e, dal salotto di ‘Porta a Porta’, punta a rimettere ordine nell’agenda politica e di governo. Il terremoto e l’Abruzzo aprono e chiudono la trasmissione, ma totalizzano poco piu’ di quaranta minuti su oltre due ore e mezza di trasmissione durante le quali c’e’ anche il tempo per un nuovo affondo contro il centrosinistra e i media (le accuse di conflitto di interessi sono ‘’delinquenziali’’); e per un botta e risposta in diretta con Pier Ferdinando Casini. I centristi dell’Udc praticano ‘’la politica dei due forni’’ e tengono, dice il premier, alle clientele. Parole che arrivano velocemente alle orecchie di Casini (che pure conferma di aver visto in tv Marsiglia-Milan). Il leader centrista alza il telefono e irrompe nel salotto bianco di Raiuno: ‘’Vuol dire che non faremo alleanze con il Pdl alle regionali, lui non avra’ difficolta’…’’. ‘’Auguri’’, contro-replica a denti stretti il Cavaliere. ‘’Bene, buon lavoro a lei’’, chiosa Casini. Complice un servizio confezionato sulle tensioni nel Pdl, il primo nodo che viene affrontato e’ quello dei rapporti con Fini: ‘’Io non ho problemi riguardo al funzionamento del Pdl.

Partito e maggioranza solidi E’ una situazione che e’ stata evocata dal presidente della Camera. Ci sono – e’ la spiegazione – due concezioni diverse in campo’’. Facile immaginare in cosa consistono: da una parte, c’e’ il presidente della Camera che e’ ‘’un professionista della politica’’ e per il quale ‘’i partiti devono avere funzioni piu’ allargate’’; dall’altra, Berlusconi. Forza Italia, dice, e’ nata come ‘’movimento’’, capace di organizzarsi ‘’per affrontare i momenti elettorali’’. Differenze scritte nella storia quindi ma, assicura il premier, si possono riassorbire. La vita di partito sara’ cadenzata cosi’ come da programma, dice, e soprattutto chi teme lo strapotere della Lega potra’ contare su una nuova struttura di bilanciamento: una sorta di ‘caminetto’ al quale parteciperanno i coordinatori del Pdl, i capigruppo parlamentari, il presidente del partito e quello della Camera. Una cosa e’ chiara: il premier e’ certo di non peccare di decisionismo, ma solo di avere il merito di ‘’governare realizzando gli impegni presi con gli elettori’’.

No a elezioni Impegni che e’ determinato a portare a termine: ‘’Mai ho pensato che con la grande maggioranza che abbiamo e i compiti che ci attendono – scandisce – fosse un bene per l’Italia andare alle elezioni. Portero’ avanti il mio mandato fino alla fine’’. Missione che non sara’ messa a repentaglio neanche dalla Lega, che torna ad evocare la secessione: ‘’Bisogna interpretare cio’ che dice Bossi, lui accarezza la sua gente, ha una acutezza politica rara e buon senso, ed e’ buono’’. Le oltre due ore e mezza passate in tv non servono solo a parlare degli equilibri interni alla maggioranza ma sono anche l’occasione per toccare tutti i temi di attualita’, dai rapporti con le opposizioni a quelli con il mondo dell’informazione. Il Pd per Berlusconi resta abitato da ‘’vecchi gufi, vecchi comunisti che usano metodi stalinisti’’. E cosi’ le loro critiche, a partire dal refrain che lo vuole al centro di un conflitto di interessi inusuale nei Paesi occidentali a causa della proprieta’ di Mediaset, ‘’sono accuse infondate e comiche, atteggiamenti delinquenziali’’.

Giudizio negativo che si allarga anche ai media: ‘’La manifestazione per la liberta’ di stampa che la sinistra promuove e’ veramente il contrario della realta’: siamo circondati nella stampa, nella tv (anche in Rai, che ‘’attacca solo la maggioranza di governo’’), nella politica – conclude il premier – da troppi farabutti’’.

Tanto rumore per nulla non si può certo dire, viste le polemiche, le accuse, gli insulti politici, giornalisti e i dossier veri, presunti o inventati.

Ma certamente il premier Silvio Berlusconi non si aspettava un boomergan di questo tipo: il flop degli ascolti della sua, contestata, serata, a Porta a Porta.

Pur con Rai Tre sgomberata dalla concorrenza di Ballarò fatto slittare dalla data di esordio e di Matrix rinviato per “cause tecniche” da Canale 5, Berlusconi non ha bucato nè video né share degli ascolti.

Venendo battuto da una delle sue reti, Canale 5, con la fictiond i Garko.

Infatti la fiction ”L’onore e il rispetto”, su Canale5 batte ‘Porta a Porta’: la trasmissione di Mediaset infatti ha avuto il 22. 61% di share con 5.750.000 di spettatori contro il 13.47% e 3.219.000 spettatori della puntata di Vespa su Raiuno con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. La fiction è andata in onda dalle 21.16 alle 23.20, mentre ‘Porta a porta’ dalle 21.12 alle 23.45.

Tratto da : ilsecoloxix.ilsole24ore.com

Berlusconi attacca la RAI, la TV Pubblica Risponde!

Il presidente della Rai interviene sulle polemiche di questi giorni: “Gli uomini pubblici e di governo che pensano che la Rai debba astenersi dal riportare critiche alla loro parte scambiano il servizio pubblico con le televisioni di Stato che operano in regimi non democratici”.

“Il servizio pubblico, come dice la parola stessa, è al servizio di tutti i telespettatori, quali che siano le loro opinioni. Completezza e pluralismo dell’informazione ne sono i principi fondanti e non possono non essere il metodo di lavoro delle nostre redazioni. Il diritto di critica al nostro operato è legittimo, la delegittimazione sistematica e l’insulto no”. E’ quanto sottolinea in una nota il presidente della Rai, Paolo Garimberti. “In tutte le democrazie occidentali – afferma Garimberti – le tv pubbliche sovvenzionate dal canone criticano governi, coalizioni, partiti e singoli politici senza che nessuno gridi allo scandalo. Gli uomini pubblici e di governo che pensano che la Rai debba astenersi dal riportare critiche alla loro parte scambiano il servizio pubblico con le televisioni di Stato che operano in regimi non democratici. Per questo gli attacchi a singole trasmissioni della Rai e gli insulti ai suoi giornalisti vanno respinti con la massima fermezza: come ieri l’ho espressa a Vespa per le offese che gli erano state rivolte, oggi la mia solidarietà – dice ancora il presidente della Rai – va a RaiTre, a Ballarò, a Report, ad AnnoZero e a tutti i lavoratori del servizio pubblico attaccati ieri proprio nella trasmissione di Vespa”.

SENZA PAROLE…..

Mercoledì 16 settembre 2009 12.26 – unionesarda.ilsole24ore.com

agosto 30, 2009

Il culattone amico della chiesa, Boffo la leggenda degli Stolker alla Ribalta!

La chiesa condanna l’omosessualità.

La chiesa fa quadrato attorno a Boffo. (Un culattone stolker che ha perseguitato una povera donna rea di aver contratto matrimonio con l’amichetto gay del “Dottor Boffo” rottoinculo al servizio di “Santa Romana Chiesa”)

Sembran notizie burla, se non fosse che ogni dove giro il puntatore del mio mouse tra le norizie di “Google News Italia” leggo sciorinate prese di posizione a favore di Boffo, Boffo di qui, Boffo di la…. I cristiani son con Boffo, ecc. ecc.

Ieri sera uscivo col cagnino come al solito, e gli anziani che prendono il fresco sulle panchine e con cui mi fermo sovente a chiacchierare del più e del meno, del fatto del giorno e delle sorti del paese, non dicevano “Bravo Boffo, Feltri vergogna” semmai dicevano “Lè un brut culatun schifos, i me sold a ghi a dag pù in cesa, si i a buton in tal cul ed chi lù” che tradotto vuol dire, non farò più offerte ad una chiesa che spende i miei solfi per foraggiare gentaglia come sto Boffo qui. La gente è stizzita, da questo alti prelati che fan schifo solo a guardarli (parole testuali, mica mie), la gente è schifata da questi vescovi omosessuali, pedofili e arraffoni che oltre a essere un’indegno spettacolo per le giovani menti interferiscono nella vita pubblica come i più scafati dei politici, facendo comunella co elementi ributtanti come Fazio (ex Banca D’Italia), Andreotti, Cirino Pomicino e ogni vergogna semovente su gambe che infesta la vita mediatica e pubblica italiana.

Loro si arrogano il diritto di parlare per gli Italiani, ma gli Italiani non gli hanno mai dato nessuna delega, nessun incarico, figurarsi l’arroganza con cui questi osano dire che gli italiani stanno con l’ignobile stolker Boffo, pergiunta culattone….

Dino Boffo, nel 2005 il caso era top-secret.

August 28th, 2009

C’è una persona che, nel 2005, si era occupata virtualmente del caso di Dino Boffo. Mario Adinolfi, blogger e pd (ologo-ista), aveva scritto un post, sul suo blog, in cui, pur non facendo il nome di Boffo, citava il “direttore di un quotidiano cattolico”. Nel pezzo venivano denunciato come qualcuno si fosse opposto all’accesso agli atti del caso in nome della “tutela dell’imputato”. Curioso, trattandosi di un procedimento giudiziario.

Il decreto penale di condanna – scrive Adinolfi – è il 241 dell’annus domini 2004, reso esecutivo il primo di ottobre dello stesso anno. Il tribunale che l’ha emesso è il tribunale di Terni e il giudice che l’ha firmato ha uno strano cognome, da ironie del destino: Fornaci. E’ lo stesso Fornaci a firmare il 23 agosto 2005 una strana risposta all’istanza di chi chiede formalmente di conoscere gli atti del procedimento. Fornaci scrive che sì, è vero che esiste un articolo del codice di procedura penale (il 116, per la precisione) che afferma che possa accedere agli atti di un procedimento penale ‘chiunque vi abbia interesse’; ma in questo specifico caso prevale ‘una prioritaria tutela del diritto alla riservatezza delle parti (imputato e parte offesa) le cui pregresse vicende interpersonali rischierebbero di determinare – se divulgate – un irreparabile danno alla persona’“.

Quindi: pur di “preservare” la persona da eventuali danni, non si consente l’accesso agli atti. Eppure: “Tutti i giornali ne sono a conoscenza, a Roma se ne chiacchiera con gusto giusto da un anno, ma per quello strano patto che fa sì che i direttori di giornali si proteggano tra loro, sui giornali non troverete una riga sull’argomento“, continua Adinolfi.

Dovevamo aspettare il 2009 e un periodo politico/giornale “favorevole” alla pubblicazione della notizia?

Fonte : http://www.river-blog.com

Mestizia (Dino Boffo omosessuale condannato per molestie)

ImageL’Avvenire, citato invariabilmente con l’appellativo di “quotidiano dei vescovi”, si è segnalato per le sue posizioni moraliste e antiberlusconiane. Tanto che molti si sono chiesti il perché dell’ostilità del clero nei confronti del Presidente del Consiglio. In questo atteggiamento di superciliosa reprimenda si è distinto il direttore di quel foglio, Dino Boffo, e oggi il Giornale pubblica stralci di incontestabili documenti da cui risulta che, circa cinque anni fa, egli ha patteggiato una condanna per molestie nei confronti di una signora. Una signora con la quale era in concorrenza per i favori del marito: Boffo infatti è omosessuale.

E qui si è sommersi dalla mestizia. Non perché si vada a rivangare la vicenda, ma perché gli innumerevoli ed insensati attacchi a Berlusconi hanno reso questa reazione plausibile. Gli eventuali difensori di Boffo si troverebbero infatti a maneggiare il coltello dal lato della punta. Se essi dicessero: “Citate il fatto che questo direttore sia omosessuale, ma non si è d’accordo che essere omosessuali non è cosa infamante e che anzi attaccare i gay è contro la political correctness?” sarebbe facile rispondere che hanno ragione: ma soprattutto non è infamante che un uomo vada con una donna adulta e consenziente. Eppure si è detto che Berlusconi per questo solo fatto si sarebbe dovuto dimettere. Si è perfino detto che si sarebbe dovuto dimettere perché è andato alla festa di compleanno di una diciottenne, in presenza dei genitori di lei, della sua scorta, di un centinaio di invitati, di camerieri, cuochi e sguatteri.

E si può accettare che diriga “il giornale dei vescovi” un noto gay? Nessuno ha dimenticato la diatriba a proposito di Buttiglione, quando ha citato il fatto semplice e pacifico che per la Chiesa l’omosessualità è un peccato mortale. Il preservativo è vietato perché esso scinde (non sempre, purtroppo) la sessualità dalla procreazione: figurarsi dunque quando la Chiesa potrà accettare l’omosessualità, con la quale la procreazione è impossibile. Dunque Dino Boffo è uno di quelli che le pietre, ad un certo invito di Gesù, dovrebbe lasciarle per terra.

“Citate un fatto che è avvenuto oltre un lustro fa, che tipo di animosità vi muove per farlo?” Giusto. Ma la sinistra ha mille volte pestato l’acqua nel mortaio a proposito di qualcosa che non ha niente di rilevante né moralmente né penalmente, cioè la presenza ad Arcore dello “stalliere mafioso Mangano”. Dimenticando che quell’uomo aveva pagato il suo debito, che è morto da molto tempo e che fu al servizio dei cavalli di Berlusconi quindici anni prima che questi entrasse in politica. Dunque, in materia di archeologia accusatoria, la sinistra non ha bisogno di lezioni.

“Citate il fatto che ha patteggiato una condanna e per giunta lievissima”. Giusto. Ma Boffo non era nessuno e i giudici non si sarebbero occupati di lui se non li avesse obbligati una querela. Mentre Berlusconi, imprenditore in vista e con le mani in mille affari, è stato attaccato in tutti i modi (anche con circa cinquecento accessi della Finanza nelle sue imprese, alla ricerca di reati!), e tuttavia non è stato condannato.

La morale di questo episodio è che nulla è più squallido che attaccare qualcuno in modo pretestuoso. Marco Travaglio reputa indegno chiunque sia stato condannato in sede penale e fa una sola eccezione, la condanna per diffamazione a mezzo stampa, perché è il reato per il quale è stato condannato lui. Ancora più squallido è attaccare qualcuno per ragioni morali. Nessuno è puro e candido come un giglio. Per la maggior parte ci salviamo perché siamo privi d’importanza e siamo lasciati in pace da giornalisti, paparazzi e pubblici ministeri.

Il Giornale ha fatto bene a dare pubblicità a questo fatto? In un’Italia normale, la risposta sarebbe no. Ma in un’Italia in cui c’è un giornale come Repubblica, che vende centinaia di migliaia di copie, non solo bisogna indagare sul passato di Dino Boffo, ma sul passato di tutti. Magari D’Alema ha dato un pizzicotto sul sedere alla serva, passando?

E qui si capisce il titolo dell’articolo.

Scritto da Gianni Pardo – giannipardo@libero.it – Link all’originale : http://www.legnostorto.com

giugno 26, 2009

IL GIORNALE: SU FESTINI ED ESCORT SCONTRO BERLUSCONI-UDC

ROMA – E’ scontro aperto tra l’Udc e Silvio Berlusconi su escort, feste e droga. Il segretario dei centristi Lorenzo Cesa è andato su tutte le furie quando ha letto il suo nome in uno degli articoli che “Il Giornale”, quotidiano della famiglia Berlusconi, sta pubblicando da qualche giorno su una vecchia vicenda di ragazze squillo procurate a politici da una disinvolta affarista, della quale si conoscono solo le iniziali, R.F. A far imbufalire Cesa è stato il titolo “choc” “Cesa socio della escort” con cui è stata presentata la notizia di una società costituita quindici anni fa dal segretario dell’Udc proprio con la donna più tardi finita sotto inchiesta per le sue attività di “corruttrice sessuale”; ma a farlo uscire completamente dai gangheri è stata la solidarietà che gli è stata espressa da Silvio Berlusconi, solidarietà che il Cavaliere ha espresso anche a Massimo D’Alema, anch’esso coinvolto in un servizio del ‘Giornale’, ieri.

Silvio-in-fugaQuando ha letto le parole del premier (“non ho mai condiviso i modi di chi ricorre ai pettegolezzi e alle chiacchiere di vario genere per insinuare dubbi o gettare discredito nei confronti di qualcuno”; “Sono stato facile profeta quando ho previsto che l’imbarbarimento provocato da una ben precisa campagna di stampa avrebbe messo in moto una spirale che va assolutamente arrestata”) il segretario dei centristi si é sentito preso in giro e ha affidato alle agenzie una sua durissima replica. “Io – sottolinea Cesa – non ho mai partecipato a festini, né ho mai frequentato minorenni o persone che fanno uso di droga. Rispetto tutti, ma non accetto la solidarietà da nessuno, in particolare dal presidente del consiglio”. Di qui la reazione di Berlusconi, costretto a difendersi dalle accuse del segretario dell’Udc: “Mi dispiace che l’onorevole Cesa non accetti la mia solidarietà. Non ho mai partecipato a cosiddetti festini, non ho mai frequentato minorenni né so a chi si riferisca quando parla di persone che fanno uso di droga. La sua risposta è offensiva e disdice sia la sua immagine sia la considerazione che nutrivo nei suoi confronti. Spero che torni in sé e che risponda alle provocazioni con la stessa serenità e con lo stesso stile con cui reagisco io”.

Casini-ScassinatoreCol passare delle ore , la polemica innescata dagli articoli del Giornale si è fatta più intensa. La direzione del giornale conferma tutto definendo “incontrovertibile” la notizia che riguarda Cesa. Scende in campo , a difesa del segretario, il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, che assicura che i centristi non si faranno intimorire dal progetto di ‘fare di tutta l’erba un fascio”: “Abbiamo avuto un atteggiamento rispettoso in tutte queste settimane verso le persone e le loro famiglie. Non lo cambieremo, perché non siamo soliti trafficare nella melma e non vogliamo abituarci a una politica così sporca”. E’ il secondo giorno che il Giornale prosegue nel suo attacco sulle escort. Il bersaglio sembrava essere solo Massimo D’Alema, chiamato in causa in quanto ad approfittare delle ragazze squillo sarebbero stati uomini della sua corrente. Secondo il Giornale, infatti, R.F. per facilitare i suoi affari, procurava le prostitute ad alcuni politici vicini a D’Alema. Si tratta di un’inchiesta che risale al 1999 e conclusasi nel 2000 con la condanna della donna, per corruzione.

di Marco Dell’Omo per ansa.it

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