Angolo del Gigio

luglio 16, 2011

PARMA – Nelle mani del Delinquente che non vuol dimettersi… per continuare ad arraffare.

«Ma la macchina dei debiti a Parma
non l’ho inventata io, ma Silvio il mio capò»

La difesa del sindaco Vignali: «Volevo trasformare la città. A opere finite , sarà un centro di rango europeo»
– I migliaia di Parmigiani in piazza “Dimettiti Ladro, ma lui non ci sente..” – Io cero!

dal nostro inviato  DARIO DI VICO

PARMA – Il sindaco di Parma, Pietro Vignali, chiede di parlare. Non ci sta a passare come l’inventore della «macchina dei debiti» e vuole replicare numeri alla mano. Il senso di ciò che dice è chiaro: mi sono mosso nel rispetto formale delle leggi e non ho inventato la finanza creativa. Le grandi opere che hanno causato la parte principale dei debiti sono state fatte dalla precedente giunta guidata da Elvio Ubaldi, prima che la grande crisi cambiasse le carte in tavola e «allora ero sì assessore, ma mi occupavo di ambiente».

Pietro Vignali (Imagoeconomica)
Pietro Vignali
(Delinquente PDL)

La domanda sulle dimissioni non gliela faccio nemmeno, tanto la risposta la so. Non si muove da lì. Parliamo dei debiti. A quanto ammontano?
«L’indebitamento del Comune di Parma nel 2006, prima che fossi eletto sindaco, era di 141 milioni di euro, alla fine del 2011 sarà di 161 e alla fine del 2013 scenderà a 133. Il debito pro capite dei parmigiani è di soli 851 euro, il 56esimo in Italia. Città più importanti hanno sforato nella misura di 3 mila euro per cittadino».

Ma ad oggi, luglio 2011, a quanto ammontano i debiti? 
«A 170 milioni».

Questi sono i debiti del Comune. Ma quelli delle controllate? L’opposizione dice che viaggiano attorno a quota 600 milioni… 
«Quella cifra si ottiene tutt’al più sommando, non correttamente, Comune più controllate. Il debito delle società partecipate oggi è di 419 milioni di euro, ma si tratta di società che non sono al 100% di proprietà nostra. Quindi va calcolato il debito quota parte e alla fine la somma dà soli 238 milioni di euro». (Ad onor di cronaca in un documento del Comune di Parma del dicembre 2010 si leggeva che «i debiti delle controllate a carico al Comune a fine 2009 sono di 319,992 milioni», ndr).

Comunque anche i 238 sommati a quelli del Comune danno 408. Questi numeri chi li certifica? 
«Organi societari e revisori delle società controllate. Non le bastano?».

Non sarebbe meglio produrre un bilancio consolidato del Comune? 
«Nell’ultimo consiglio comunale abbiamo approvato con il concorso dell’opposizione un regolamento che prevede il consolidato. Comunque l’indebitamento è bilanciato da una robusta patrimonializzazione di tutte le controllate pari a 457 milioni».

Di recente la Corte dei conti ha criticato le operazioni infragruppo fatte dal suo Comune. Avete patrimonializzato le società girando loro asset di proprietà comunale. In questo modo le spa irrobustite si sono potute indebitare con le banche. E avreste fatto tutto ciò per aggirare il patto di stabilità interno. 
«Non abbiamo infranto nessuna legge. Abbiamo agito per fare di Parma una città di rango europeo. E lo vedrà, quando saranno finite tutte le opere! La scelta di creare le società miste non è stata mia, ma della giunta che mi ha preceduto. Oggi se si vogliono realizzare grandi progetti bisogna muoversi così».

Torno alla Corte dei conti. Sostiene che: a) avete usato i proventi di cessioni del Comune, oltre 47 milioni, per coprire il disavanzo corrente; b) che avete firmato lettere impegnative di fidejussione nei confronti delle partecipate; c) che avete fatto operazioni di leasing immobiliare che non si giustificavano. E mi fermo. 
«Sono rilievi per singoli episodi. Ho trasferito proventi da alienazione di cespiti comunali sul bilancio solo per 20 milioni in tre anni, rispettando sempre le norme. Le lettere fidejussorie impegnative sono due per un totale di 16,8 milioni di cui 14 milioni sono stati firmati dall’amministrazione precedente. Quanto al leasing immobiliare lo usano tutti gli enti locali».

Si rende conto che nella grande Milano ci si accapiglia sull’ipotesi che il Comune abbia un disavanzo di 140 milioni mentre nella più piccola Parma siamo comunque da 400 in su? 
«Se Milano conteggiasse l’indebitamento di tutte le controllate quella cifra verrebbe ampiamente superata, mi creda».

All’assemblea degli industriali il presidente Borri ha espresso preoccupazione per l’indebitamento del Comune. Le è dispiaciuto? 
«Certo, mi è dispiaciuto perché i debiti sono stati accesi per finanziare le opere che l’Unione industriali ritiene utili per lo sviluppo. Non per altro».

Insomma, gli industriali sono degli ingrati? 
«Rilevo solo una contraddizione. E comunque Borri non mi ha rivolto solo critiche. Sono stato io il vero argine dell’indebitamento di Parma. Se non avessi detto no alla costosissima metropolitana, allora sì che sarebbero stati guai. L’amministrazione Ubaldi, in un contesto economico diverso da quello attuale, aveva deciso di farla e io, diventato sindaco, mi sono opposto. Oggi avremmo almeno altri 100 milioni di euro di debiti in più».
Ma lei nella giunta Ubaldi è stato assessore ai Lavori pubblici per nove anni! 
«Mi occupavo di ambiente e trasporti, non di opere pubbliche. E comunque prima la metro era una scelta ambiziosa, oggi sarebbe insostenibile».

È stato lei ad autorizzare la controllata Stt a finanziare il film di Salemme sui vigili urbani di Parma? 
«No. Non mi risulta che la Stt abbia finanziato Salemme. Il regista è venuto da me chiedendo un contributo e so che il presidente della Stt l’ha indirizzato verso imprenditori privati che potevano essere interessati».

Come è andata la vicenda dei 180 mila euro spesi per delle rose che non sono mai apparse sui ponti di Parma? 
«È stata responsabilità di un dirigente del Comune, che c’entra il sindaco? Quanti stretti collaboratori di politici hanno problemi con la magistratura, penso a chi ha lavorato vicino a Vendola o a Bersani. Non potevo sapere che combinassero un pasticcio con le rose, io avrei sicuramente speso di meno e le rose sarebbero arrivate a destinazione».

A proposito di magistratura gli arresti di suoi collaboratori le hanno procurato amarezza o paura? 
«Amarezza. Ho totale fiducia nella Procura. Le responsabilità penali sono personali e quindi non ne rispondo come sindaco. Per il posto di comandante dei vigili ho assunto un ex carabiniere, che ne potevo sapere che sarebbe andato a vendere informazioni in giro per guadagnare qualche euro? Di dirigenti ne ho 40, non posso controllare tutto quello che fanno».

16 luglio 2011 09:42 – Tratto da: http://www.corriere.it

luglio 11, 2007

E’ Puntuale arrivò la “Terza Bufala di Fatima” dopo Telecom-Serbja, Scaramella-Tarantella ecco la Patacca-Cinese!

Bertinotti che fa segno che non c'è trippa per gatti..Bertinotti: “Video sconcertante”

Indaga la procura di Roma, sul “Broglio Anomalo” falsificavano voti per l’Uninone al Senato e per Forza Italia alla Camera, degli Idioti insomma, o dei gaudenti Pio Pompa Australiani… Se non fosse che erano palesemente delle patacche (non erano piegate come le schede per il voto fornite dalle ambasciate come quelle che usiamo in Italia Ndb) ci sarebbe di che preoccuparsi, se non fosse che propio l’amico Rojio (Ex UDEUR oggi defenestrato e in procinto di “Aggregarsi a Forza Pregiudicati nel Mondo”) girava guarda caso, sempre lui mannaggia alla mannaia, mannaggia!! con due schede elettorali, una vera e una falsa, il perchè rimane un mistero, ma se Pollo-Pollari parla, ci spiegherà anche questo miasma italia-p2ista, quella falsa tanto per cambiare era “Made in China” come a dire “Simo è Napoli paisà”…

ROMA – “Quel filmato è sconcertante”. Il video sui presunti brogli australiani alle elezioni politiche pubblicato da Repubblica.it continua a far discutere ed oggi interviene in prima persona il presidente della Camera Fausto Bertinotti che chiede al governo di informarsi e poi riferire in Aula. Il tutto mentre fuori dai palazzi parlamentari si muove la procura di Roma che ha chiesto alla Digos di acquisire il filmato e la testimonianza del suo autore Paolo Rajo.

Rispondendo a una sollecitazione venuta dal capogruppo azzurro Elio Vito (Mr. 100.000 prefernze, altrimenti noto per aver scaricato tonnellate di liquami tossici in falde acquifere e terreni agricoli della Campagna, sua regione natale, tanto per cambiare, col problema della “Spazzatura”), il presidente della Camera fa sapere di aver trovato “effettivamente sconcertante” il filmato e chiede al governo che “nel pieno rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura siano raccolte informazioni da fornire alla Camera”.

Il Burattinaio “7-Stagioni”Parole, le sue, che ottengono l’immediato consenso del centrodestra. “Dice bene il presidente Bertinotti – plaude il presidente dei deputati di An Ignazio La Russa – e credo sia opportuno che il governo venga a riferire in Aula sulla vicenda dei brogli”.

Anche per il vicepresidente dei deputati dell’Ulivo Gianclaudio Bressa è bene che l’esecutivo intervenga alle Camere sulla vicenda, ma più che altro per scoprire di quale “bufala” si stia parlando
.
“La magistratura – fa sapere il deputato Dl – ha già riscontrato gravi incongruenze sulle presunte irregolarità del voto estero. Secondo il prefetto Fancelli, nel filmato compaiono elementi singolari e sospetti: le schede, ad esempio, non sarebbero neppure ripiegate”.

In ogni caso, è molto probabile che il governo intervenga in Parlamento sulla questione brogli. Non è mai successo in più di un anno di legislatura – si ragiona da ambienti vicini al ministro per i Rapporti con il Parlamento – che il governo non sia andato alle Camere quando c’era una richiesta e sarà così anche in questo caso, tanto più che la domanda viene direttamente dal presidente della Camera.

Restano, però, da stabilire tempi e modalità dell’informativa che potrebbe avvenire in Aula o in commissione come durante un question time, anche a seconda di quelle che saranno le richieste formali sell’opposizione.

Intanto, la procura di Roma ha disposto, tramite la Digos, l’acquisizione del video ‘incriminato’ così come (attraverso una rogatoria al Guardasigilli), la testimonianza dell’autore del filmato Paolo Rajo dell’Udeur. Una decisione che, puntualizza l’azzurro Gregorio Fontana, “non esonera la Camera e la giunta delle elezioni dai compiti che gli sono assegnati, in materia esclusiva, dalla Costituzione, sul controllo delle schede per chiarire finalmente una volta per tutte quale sia stato l’esito delle politiche del 2006”.

Mentre il suo collega di partito, Osvaldo Napoli, chiede addirittura di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta ad hoc sul tema del voto nelle circoscrizioni estere piuttosto che pensare a farne una sui dossier del Sismi.

In mezzo al polverone sollevatosi sulla vicenda, l’unico ad avere una certezza sembra essere il leader dell’Udeur Clemente Mastella che dice senza mezzi termini: “Il nostro è l’unico partito a essere rimasto fottuto dai brogli“. “Tutti – riassume il ministro – si lamentano su questa vicenda: ieri in Aula al Senato la Cdl ha gridato allo scandalo; poi si è alzato l’Ulivo è ha gridato allo scandalo. Si è lamentato anche Di Pietro che ha avuto un eletto nella circoscrizione estera. Noi siamo gli unici a essere rimasti fottuti, e rimaniamo zitti”.

Un'immagine tratta dal video, Un’altra testimonianza dell’amico di Rojio: “Ho visto due schede uguali ma una era stata fatta da un tipografo cinese”, quando chisi a Rojio chi gliele aveva date e chi le aveva commissionate, lui mi rispose spavaldo: io ovviamente, sono del partito di Clemente mica per niente!!

ROMA – “Gli onorevoli Fedi e Randazzo sapevano del video. Non dissero nulla e non capisco perché se la prendano tanto ora, ad un anno di distanza”. E’ quasi sorpreso Paolo Rajo del polverone scatenato dalla sua denuncia filmata sulle presunte irregolarità del voto estero. “Non sono certo pentito, ma non mi aspettavo una reazione del genere”, dice al telefono dall’Australia il giorno dopo la diffusione del documento su Repubblica.it, rilanciato su giornali e network.

Nicodemo Filippelli da Crotone (Calabbria Profundissima)Sono state sollevate obiezioni sulla sua autenticità e sulla tempestività della sua diffusione, ma il responsabile degli italiani all’estero all’epoca delle elezioni 2006, Nicodemo Filippelli (Udeur) ha confermato la versione di Rajo. Il video arrivò al partito lo scorso anno, ma si preferì non sollevare il caso. E oggi su Italian Media, sito di informazione della comunità italiana in Australia, un testimone, Dario Nelli, aggiunge un nuovo elemento a conferma delle falle del sistema di votazione: racconta che gli vennero mostrate due schede per l’estero, una autentica, del Consolato, e una stampata da un tipografo cinese: “Erano identiche – scrive – Impossibile, almeno a prima vista, distinguere l’autentica dalla copia”.

Nelli sembra far capire che la persona che gli mostrò le schede era proprio Rajo.

Rajo, che è direttore di Radio Rete Italia, lo aveva già detto: “Le schede vennero tutte stampate in Australia da cliché arrivati dall’Italia. Chi controllava che non ne fossero state fatte più copie?” (E lui ne approfittò con l’amico Cinese per fabbricare una patacca da fornire a Pio nel caso di bisogno, Pio è stato defenestrato, ma lui non se ne è accorto, se i Servizi funzionassero basterebbe sequestrare il telefonino e fare un Recovery a livello fisico (RAW) per trovare il Time-Code del filmato se, e dico “SE” sia mai transitato dal quell’apparecchio multimediale)

I due parlamentari interessati, Randazzo e Fedi parlano di video ‘taroccato’.
“Non ho nulla contro Randazzo e Fedi ma loro sapevano e mi dispiace che ora dicano di no”.

Davvero si aspettava che non ne nascesse un caso?
“Io ho fatto una segnalazione a suo tempo e lo sapevano tutti. Volevo far sapere quello che avevo visto, con la massima semplicità. Nessuno mi aveva ascoltato”.

Cosa voleva ottenere?
“Volevo far vedere che il voto all’estero così com’è non va, non funziona. E va cambiato”

Qui qualcuno ha detto che il video è un falso ed è stato orchestrato ad arte, con 2-3 vere schede e tante belle fotocopie, lei cosa risponde?

“Il video l’ho fatto io. Io con il mio telefonino Ericsson, e lo dico ancora, l’ho passato a suo tempo ma non ho avuto risposta. Non ho secondi fini. Se le schede erano originali non lo so. Io ho sollevato il problema, perché qualcuno intervenisse” (e intanto mette le mani avanti nel caso scoprano la “Terza Bufala di Fatima” inscenata da “Fascisti & P2isti” che potrebbe portare anche lui dove hanno portato i rispettivi attori le precedenti, “IN GALERA”)

(11 luglio 2007) – Fonte Materiale e Articolo : www.Repubblica.it

Guarda il Video Taroccato con calendario farlocco e 3 originali (con le pieghe) e tante belle fotocopie a colori fatte dall’amico “Cinese-Calabbrese”

ED ECCO I VERI BROGLI A PALERMO

giugno 7, 2007

Speciale: Ultimo frutto avvelenato del “Governo dei pregiudicati”

Nel dibattito sul caso Visco il ministro ha difeso la legittimità del governo a rimuovere il generale
“Colpevole di mancanze gravi nei rapporti con il governo e autore di una gestione personalistica”

Senato, Padoa-Schioppa attacca Speciale La Gdf ormai era un corpo separato
“Nessun nesso con la vicenda Unipol, e ci sono mi portino prove contrarie”

Senato, Padoa-Schioppa attacca Speciale<br>

ROMA – “Opacità di comportamenti, una gestione personalistica e anomala” e ancora “la continua distorsione di regole e procedure ha portato il corpo dall’autonomia alla separatezza”. Un attacco duro, diretto all’ormai ex comandante generale della Guardia di Finanza è la strada scelta dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa nel suo intervento al Senato, sul caso Visco. Interrotto diverse volte dall’intemperanza dell’opposizione, il ministro ha difeso con forza la scelta del cambio ai vertici delle Fiamme Gialle. Ma il ministro non si è limitato al discorso politico, ha anche depositato in Senato un documento di 22 pagine con tutte le accuse al generale Speciale.

Legittimità della scelta. “La nomina e il mantenimento in carica” del generale della Guardia di finanza è “un potere del tutto legittimo in mano del governo”. Il ministro ha poi aggiunto di non avere dubbi “né perplessità sulla correttezza e fondatezza formale e sostanziale delle decisioni del governo”.

I rapporti con il governo. Per il ministro Padoa-Schioppa tra il vertice della Guardia di Finanza e il governo si era creata una situazione di “discrasia permanente” che andava corretta per restituire la piena efficienza alle Fiamme Gialle. Il generale Speciale – ha detto Padoa-Schioppa – è stato protagonista di una “reticenza e non operatività” che ha inciso nel rapporto tra il Corpo e l’esecutivo. “Tutta la vicenda – ha sottolineato il ministro – è stata caratterizzata da una assenza da parte del generale Speciale di una comunicazione serena, da mancanza di trasparenza, di prudenza e di riservatezza”.

“E’ inqualificabile – ha aggiunto Padoa-Schioppa – che le telefonate tra il comandante Speciale e il vice ministro fossero fatte ascoltare in viva voce dal colonnello Carbone e dal maggiore Cosentino”.

La gestione sleale e personalista della Gdf. Il generale Roberto Speciale viene accusato di “grave inadeguatezza” nella scelta dei collaboratori più stretti “tanto che per uno di essi è stato proposto di rinviarlo a giudizio per reati gravissimi”. A Speciale si attribuisce anche di avere “forzato le regole di attribuzione degli incarichi”, di avere praticato una “discutibile politica degli encomi” e di una “gestione personalistica”. Il generale, ha detto Padoa-Schioppa, è stato protagonista di comportamenti scorretti “nell’area dirigenziale, nel settore trasferimenti, nelle attribuzioni degli incarichi ed encomi solenni, una politica dei riconoscimenti attuata senza rispettare le procedure e con una pubblicità interna parziale e limitata: l’aiutante di campo di speciale ha ricevuto un numero enorme di encomi nonostante penda sul suo capo la richiesta di rinvio a giudizio per falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, peculato, soppressione, distruzione e occultamento di atti“.

Connessioni con Unipol. Quanto all’accusa fatta a Visco di aver fatto rimuovere gli ufficiali che indagavano sulla vicenda Unipol/Bnl Padoa Schioppa non ha dubbi: “Gli instancabili corifei non hanno saputo produrre a oggi un solo nesso con la questione Unipol che potesse sorreggere il loro canto. Questi nessi sono inesistenti. Se vi sono prove contrarie, le si producano e le esaminerò senza pregiudizi”.

La ragione degli avvicendamenti. La lunga permanenza dei vertici della Guardia di Finanza di Milano nella stessa città e i “dubbi per l’inevitabile cristalizzazione di amicizie e conoscenze con ambienti dell’economia, della politica e dell’informazione in una sede particolarmente importante e delicata come Milano”. Queste alcune delle ragioni secondo il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa “sufficienti per indurre il vice ministro a far valutare l’opportunità di inserire anche questi ufficiali tra quelli da avvicendare” che invece riguardava altri importanti comandi come Roma, Torino, Bologna, Firenze e Cagliari. E’ stato anche depositato un rapporto di 22 pagine nel quale si spiega nel dettaglio la situazione.

Secondo il documento Visco

“cercò di approfondire il motivo per cui, mentre venivano cambiate le posizione di vertice di diverse importanti sedi, si mantenevano fermi tutti gli incarichi a Milano”.

Il riferimento storico. “Là dove sono i generali o i colonnelli a determinare la sorte dei governanti e non viceversa siamo fuori della democrazia”. Ha ricordato Padoa-Schioppa per difendere la legittimità della scelta del governo “se un prefetto viene rimosso, non rimane neppure un momento al comando della sua prefettura senza l’avallo del Viminale. In guerra e in pace – ha aggiunto – la politica è intervenuta per rimuovere un comando. McArthur fu rimosso durante una guerra”.

La citazione. In conclusione del suo intervento il ministro ha citato il filosofo Eraclito. “Combattere a difesa della legge – ha detto Padoa-Schioppa – è necessario per il popolo proprio come la difesa delle mura. Ritengo di avere combattuto a difesa della legge affinchè la difesa delle mura continui a svolgersi nel modo migliore”.

(6 giugno 2007)
Fonte : www.repubblica.it

maggio 28, 2007

PARMA: due “Codici Fiscali” per il candidato CDL Pietro Vignali (FI)

PARMA, DUE CODICI FISCALI PER IL CANDIDATO CDL (E Affari d’oro)

Maurizio Chierici – Unità 21 maggio ’07

Petro Vignali - Distrattone Gira-Domicili o Truffatore di Professione?E´ già stato assessore, vorrebbe fare il sandaco, Pietro Vignali però ha una segretaria distratta e tanti interessi

LE ELEZIONI non sono solo i numeri di chi vince e di chi perde. Quando la provincia vota, vota per le facce che incontra per strada e che all´improvviso sorridono in tv o accompagnano i passi delle signore da ogni manifesto. Votare diventa un modo per conoscersi meglio e nella piccola città tutti chiedono di tutti. La provincia chiacchiera. La provincia è curiosa, soprattutto quando il protagonista è sovraesposto da una pubblicità che non dà respiro. Esplicita o ben confezionata nelle pieghe delle cronache che lo seguono ovunque. il centro destra di Parma punta su Pietro Vignali, 40 anni, commerdalista, assessore alla viabilità – ribattezzato «alla visibilità» per la presenza assillante nei media – è il candidato che dovrebbe raccogliere lo scettro del sindaco Ubaldi impedito dalla legislazione matrigna a restare in sella per un terzo mandato. Settimane fa Vignali è stato scelto dall´assemblea degli imprenditori. Grande fiducia: 40 dalla sua parte su 42 che dovevano alzare la mano. Mancava gran parte delle famiglie industriali che hanno segnato la storia della città. Forse Vignali non è il loro ideale. Per non agitare polemiche, meglio disertare. Doveva essere una decisione segreta che il sindaco scaduto aveva il compito di rendere pubblica: ecco il nome di chi prenderà il mio posto… Ma il presidente dell´Unione Industriali si lascia andare e fa sapere un´ora dopo che Vignali l´ha spuntata sull´assessore Maria Teresa Guarnieri. Nell´euforia un Tg degli imprenditori dà la notizia, solo due parole che mezzora dopo cancella: fra i rimbrotti riseppellisce il segreto, ma è tardi, ormai. Tutti sanno. In provincia le elezioni possono cominciare così. E la provincia ufficiale fa finta di niente.

Vignali torna (si fa per dire) nell´ombra e la conferma arriva un mese dopo quando il sindaco rivela chi ha scelto «dopo lunga meditazione». Niente di male: c´è chi comanda e chi obbedisce.
Come in ogni altra città, a Parma non contano solo imprenditori di un certo tipo. A parte il centro sinistra, rappresentato dal candidato sindaco Alfredo Peri (assessore regionale ai trasporti), la voce della Chiesa diventa importante soprattutto quando avversaria interna di Vignali era Maria Teresa Guarnieri, lunga militanza nel mondo cattolico-conservatore. Nella sua parrocchia faceva parte dei Gis (gruppo di impegno sociali) i sacerdoti erano perplessi: troppo schierata contro l´amministrazione della sinistra del sindaco Stefano Lavagetto. Bisogna riconoscerne la coerenza: è diventata la bandiera dell´ex ministro Lunardi ed è corsa a Roma per chiedere a Berlusconi un´occhiata di riguardo.

Il tandem Ubaldi-Vignali si è coperto le spalle quando ha deciso la bocciatura Guarnieri. Ogni cittadino riceve una lettera insolita nelle abitudini italiane. Mentre brontola la campagna elettorale, arriva un foglio con due intestazioni parallele: simbolo del comune, simbolo della diocesi. La firmano l´assessore Vignali e monsignor Ranieri, vicario generale. Richiamando la raccomandazione di Benedetto XVI che invita al rispetto della natura, si annuncia una collaborazione tra comune e parrocchie per la raccolta delle lattine di birra e coca cola, alluminio da riciclare: il ricavato andrà in beneficenza. Rete capillare in ogni oratorio; rete preziosa quando si cercano voti. Un modo per tagliare l´erba sotto i piedi della Guarnieri. Un Centro di Etica Ambientale del quale fanno parte, oltre a monsignor Ranieri, il sindaco Ubaldi, l´assessore Vignali e un rappresentante dell´Enia (luce acqua e gas del quale il comune è azionista) inventa un premio pret à porter, francobollo da incollare fra un comizio e l´altro con ambizioni culturali precisate dalla presidenza proposta allo scienziato Antonino Zicchicchi che una presidenza non rifiuta mai.

Con una fretta che suscita qualche sospetto, consegnano il premio «Le fonti della vita» a monsignor Gianfranco Ravasi, biblista dalla profondità che incanta, prefetto della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana di Milano, prosa elegante che affascina cattolici e non cattolici. Il 3 maggio (25 giorni prima del voto) inconsapevole d´essere caduto in uno spot elettorale, Ravasi riceve la targa dalle mani del sindaco mentre il vescovo vicario e Vignali guardano compiaciuti. Per cornice la cattedrale. Il discorso di Vignaii è ispirato: «Gli va riconosciuto il merito di aver valorizzato il territorio, prima di tutto come luogo di spirito coniugandolo alla salvaguardia del Creato». Il giorno dopo, passata la festa, la giunta dà via libera a una colata di cemento: due milioni e mezzo di metri quadrati di nuove abitazioni.

Ma il vescovo vicario Ranieri deve essersi sentito a disagio nell´intreccio curia-elezioni nel quale lo hanno trascinato. E scrive ai giornali: «si sta distribuendo una lettera firmata da me e da un rappresentante dell´amministrazione comunale. La suddetta lettera riguarda una iniziativa definita nei mesi scorsi e non può essere valutata, in alcun modo, come interferenza nella campagna amministrativa». La Chiesa di Parma prende le distanze.
Intanto, nei giorni del braccio di ferro Vignali-Guarnieri per la successione a Ubaldi, una febbre elettronica sconvolge la città. Non so quanti navigatori frugano il computer alla ricerca di curiosità sul candidato che sembra avere lo scettro in mano. Trovano tante cose di assoluta normalità: revisore di conti in ventisette imprese, curatore fallimentare per incarico del tribunale. Anche il passato racconta di un manager che comincia associandosi alla gestione delle discoteche e dedica attenzione al premio piano bar di Salsomaggiore. Furori giovanili che la politica ha razionalizzato.

Le copie stampate del computer arrivano a pacchi. Chi cerca sa dover mettere le mani, ma un giornalista ha altri impegni e se ne disinteressa fino a quando l´ultima busta anonima fa sapere di aver spedito le stesse informazioni a giornalisti famosi della Stampa Corriere della Sera, La Repubblica, Il Diario e a Marco Travaglio, Unità e Anno Zero di Santoro. A questo punto impossibile non verificare il contenuto di fogli che raccolgono schemi di aziende, passaggi di proprietà, codici fiscali. Ragnatela che sembra inverosimile e fa balenare un profilo diverso dal Vignali che sorride con timidezza ma lascia intendere il decisionismo di un manager pronto al governo. La sua campagna è sontuosa. Le risorse sembrano infinite. Qualcuno gli presta la casa con giardino in una zona residenziale: insedia il comitato elettorale. Ma per essere «più vicino al cuore della città» raddoppia le stanze in via Cavour, versione provinciale di Via Condotti o via Montenapoleone. Insomma, non bada a spese.

Le carte raccontano altre cose, talmente inverosimili da spingere il giornalista a chiedere un incontro. Quasi quasi non crede all´ipotesi del Vignali-Zelig. Vuole permettergli di chiarire il paradosso: non può essere tutto vero anche se i fogli usciti dai computer sembrano provarlo. Bussa a una delle sedi. Incontra uno degli addetti alla campagna. Ne parlerà col consigliere di Ubaldi – promette – che della campagna pare abbia in mano le redini. Nessuno si fa vivo. «Devo solo mostrargli una specie di dossier…». Il giornalista riprova: silenzio. Tenta con l´addetto stampa. «La chiamerò domani». Passano i giorni, torna a richiamare: «Mandi le domande, poi si deciderà». Ma non sono domande: voglio solo sfogliare il dossier dei veleni anonimi ma che verificati hanno l´aria di essere veri: solo Vignali può distruggerli e ridicolizzarli. «Crede raccontino la verità o sono invenzioni?». Talmente surreali da sembrare balle: «Allora le butti. Domani la richiamo». Il silenzio diventa eterno.

Ecco l´elenco delle sorprese. Fotocopie dei codici fiscali: Vignali ne ha due. È possibile avere due codici? è la domanda ad un funzionario dell´agenzia delle Entrare: «Siamo matti», voce scandalizzata. Il codice falso lo ringiovanisce di un anno. Può essere l´errore di una segretaria che copia male, sei volte, in anni diversi. Ha spedito il primo codice sbagliato proprio al tribunale che affidava a Vignali la cura di un fallimento. Non avendone ascoltato le spiegazioni, cerco formule assolutorie trasformando un falso che non appartiene alla cultura dell´uomo visto sull´altare della cattedrale, nel mascheramento veniale di un commercialista con troppi impegni. L´Ordine richiama chi accumula incarichi. Ventun impegni come revisore dei conti vogliono dire cento giorni l´anno nei consigli d´amministrazione. Lo studio deve essere strutturato con una certa robustezza altrimenti il commercialista che lo gestisce da solo non ce la fa. Nello studio di Vignali c´è solo Vignali; l´Ordine avrebbe a che ridire se ai 6 incarichi dal codice sbagliato si aggiungono i 21 del codice giusto. L´errore delle segretarie diventa provvidenziale. Resta un mistero: come fa con un mare di impegni a trovare il tempo per amministrare la città?

Altro piccolo dubbio: il nomadismo del suo codice fiscale. Cambia residenza quattro o cinque volte negli ultimi sette anni. Lo raccontano gli statuti delle aziende del quale è revisore. Si sposta, ritorna, trova altri indirizzi; l´ultimo è di poche settimane fa. La frenesia degli incroci a volte incuriosisce. Per quale bizzarria il 20 luglio 2006 sposta la residenza nel paese dove era solo domiciliato, e iscrive il domicilio nella casa di città dove al mattino figurava come contribuente? Forse è la conclusione di un lungo girotondo: adesso basta. Ma il girotondo non si è fermato.

Qualche trapianto ha una certa importanza. In Vicolo Politi, stradina del centro storico, c´è lo studio di due commercialisti dei quali Vignali è o è stato socio in una piccola società. Più o meno la stessa età, generazione molto attiva: tutti impegnati a revisionare i conti di imprese domiciliate ovunque, qualche volta nella sede del Grande Costruttore in prima fila nelle opere pubbliche della città. I fili dei soci-amici che hanno ospitato nello studio un passaggio del codice fiscale vagante si intrecciano coi fili di Vignali oltre i confini della provincia. Nel 2005 la Argos srl (sodetà che «gestisce aree di immobili strumentali alla logistica») lascia la sede dell´ormai mitico vicolo Politi di Parma per stabilirsi nello studio legale Dla, in Cordusio, Milano. Capitale sociale modesto: 10 mila euro la cui proprietà è interamente nelle mani della Debora International domiciliata in Lussemburgo. Niente di strano: è uno dei tanti tesoretti italiani in letargo nel paradiso dei silenzi. Vignali che ne è revisore dei conti non teme i viaggi: resta al suo posto a Milano e resta in Lussemburgo. Curioso che il vicoletto Politi, quasi un buco, si trasformi nel cuore pulsante del futuro della città.

Per ennesima combinazione anche una nuova società a responsabilità limitata di nome Reigh arriva nel Vicolo delle meraviglie, stesso uffido, soprattutto lo stesso numero di telefono col quale il futuro sindaco Vignali figura nel registro dell´Ordine dei Commercialisti. Uno dei soci contitolare dello studio – Massimiliano Vignetti – sindaco supplente dell´ Algros, deve essere un´altra vittima delle segretarie distratte: anche per lui due codici fiscali, uno mal ricopiato sbagliando sempre l´età. Ringiovanito di tre anni. Terzo titolare Andrea Galvani, sindaco effettivo di molte aziende, soprattutto immobiliari, tre fanno parte delle holding Pizzarotti, costruttore impegnato nella modernizzazione di Parma. Galvani presiede anche il consiglio sindacale della Stub, società incaricata di ridisegnare la città: nuova stazione ferroviaria, sottopassi, quartieri da ricostruire. Impegno gigantesco deciso dalla giunta Ubaldi.

Come Algos, anche la Reigh opera nel regno del mattone. Si occupa di insediamenti produttivi e di logistica. Scopre all´improvviso che i proprietari dei campi attorno ad un insediamento satellite, dove sono cresciuti capannoni industriali e di artigiani, hanno voglia di vendere. Chissà perché la Spip (nome della società del quale il comune di Parma ha il 56 per cento delle azioni) non se ne è accorta. La Reigh si opziona i terreni e a fine marzo, poche settimane dal voto, il consiglio comunale sente il bisogno di allargare l´area Spip prevedendo il fiorire di nuove imprese. La maggioranza compatta guidata dal sindaco Ubaldi e dall´assessore Vignali incarica il vecchio presidente democristiano – tante storie finite nel berlusconismo – di comprare la società che ne detiene i diritti. E la Reigh passa di mano, anche se per il momento non si muove da vicolo Politi.

Operazione che l´amministrazione provinciale (centrosinistra, socia di minoranza) ritiene anomala. Perché le fidudarie sono gusci senza nomi e certe clausole insolite impongono la caparra di 1 milione e 700 mila euro da pagare alla Reigh, più 2 milioni e 800 mila euro, acconto sul prezzo di cessione. Se l´affare non va in porto 3 milioni e 500 mila non tornano più. La Reigh costa 12 milioni e 800 mila euro, ma è oberata dal mutuo che serve a comprare i terreni: 16 milioni e qualcosa. I milioni dell´affaire diventano 29. Disattenzione pesante. Solo disattenzione?

Questa la città dove si va a votare. La avvolge una ragnatela invisibile agli occhi degli elettori e il centro sinistra deve fare i conti con la rete di appalti, alleanze commerciali, varianti che moltiplicano il valore dei terreni; rete consolidata negli otto anni di potere comunale. Ecco perché nella prossima giunta diventa indispensabile la figura dell´assessore anti distrazioni. Che ogni tanto dovrà tirare la giacca: caro sindaco, controlla le segretarie, cambia meno indirizzi e lascia perdere i premi in Cattedrale.

Davvero il Vignali-primula azzurra sarà il prossimo sindaco?

E la Gazzetta di Parma si può ancora definire un giornale? Non ne ha dato notizia, ha coperto tutto da buon leccapiedi l’egregio Direttore Molossi, e alle 180 lettere scritte da noi Parmigiani non ha dato corso di pubblicazione nè tantomeno risposta, Parma è in mano ad una Vergognosa cricca che la sta distruggendo, la viabilità è al collasso, ogni angolo è stisce blu, e piste ciclabili come se piovessero dal cielo, affari d’oro per la Gang del cemento e delle strade, guidata nell’ombra da quel poco dignitoso Pizzarotto-Pizzarotti e da Barilla che certamente per Onestà non Brilla, nevvero Pietro dagli incerti precedenti di affaroni e cotillòns col mitico Mascara-Cavalier-Servente, che con la P2 diceva di non centrar niente?!? Perfino gli industriali di Parma sono schifati da questa Gang di delinquenti e truffatori, sarà arrivato il momento di sbatterli dove meritano?

I Giudici, tra un disturbo e l’altro vogliono interessarsene SI o NO?!?

O ha ragione Berlusconi Silvio a definirli solo degli inutili mentecatti!?!?!!

Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2007-05-27 22:33

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