Angolo del Gigio

novembre 12, 2011

Quel gran ladro di Berlusconi, non era solo! Anche sui farmaci rubava..

Menarini, Aleotti a cena con Berlusconi
“Mi ha voluto seduto accanto a lui”

Dal premier a Gianni Letta, il patron dell’azienda farmaceutica ha rapporti con mezzo governo per ottenere l’emendamento che favorisce i suoi medicinali. Mentre la figlia “cura” i rapporti con la stampa. Secondo la procura di Firenze la famiglia Aleotti ha messo in piedi una truffa al Servizio sanitario nazionale di 860 milioni di euro

Cena con Silvio Berlusconi, dialoga con Gianni Letta e incontra mezzo governo: il sottosegretario alla Salute Ferruccio FazioClaudio Scajola, Maurizio Sacconi, Altero Matteoli, Raffaele Fitto. Il patron della Menarini, Sergio Alberto Aleotti, mentre fa affari in mezzo mondo cerca “appoggi” in Italia e strizza l’occhio ai personaggi più influenti, ai ministri e ai senatori-amici. Secondo i magistrati, tutto con un unico scopo: far andare in porto quello che viene chiamato, non a caso, “l’emendamento Menarini”.

Non solo!

Si impegna anche, secondo gli inquirenti, a mandare avanti la truffa dei farmaci con i prezzi “gonfiati” causando un danno al Servizio sanitario nazionale di 860 milioni.

E, a lui, un ingiusto profitto di 575 milioni.

E’ questo in sintesi il quadro dipinto dalla Procura di Firenze nell’inchiesta che vede 15 persone accusate, a vario titolo, di truffa, corruzione, riciclaggio e del reato tributario di omessa dichiarazione sui redditi. Tra loro la famiglia Aleotti e il senatore Pdl Cesare Cursi, unico politico indagato nell’inchiesta Menarini. Già sottosegretario alla Salute e presidente della Commissione industria, Cursi dovrà rispondere di corruzione in concorso con Sergio Alberto Aleotti e la figlia Lucia. Molti altri poi i personaggi chiave per il loro ruolo svolto, secondo l’accusa, nelle società satellite o fittizie usate come transito per far lievitare il costo dei farmaci. E i guadagni.

Pressing sui politici, incontri e cene. La “forte pressione sui politici” veniva esercitata attraverso “un vorticoso giro di incontri” con esponenti del Governo, scrivono i magistrati. I Carabinieri dei Nas di Firenze hanno ricostruito i contatti tra i vertici del colosso farmaceutico e i parlamentari. Tra loro anche Berlusconi. Il premier cena con Aleotti a villa Madama il 6 maggio 2009. A tavola “il presidente mi ha voluto vicino e a un certo punto ho avuto il coraggio di dire: immagino signor presidente che lei abbia anche influito per quella questione” dice il fondatore della casa farmaceutica. Il patron Menarini non sa che questa conversazione con la scomparsa Maria Angiolillo, vedova del fondatore de Il Tempo, viene intercettata. Come non sa ancora che sarà proprio lui, tra telefonate e documenti, a fornire involontariamente una quantità di elementi probatori notevoli.

Dal 4 settembre 2008 al 17 novembre vengono infatti registrati 13 incontri avvenuti tra gli Aleotti e il sottosegretario Fazio, l’allora ministro allo Sviluppo Economico Scajola, il sottosegretario Lauro e il presidente della Commissione Industria Cursi.

Ma anche incontri, come è riportato in un “promemoria”, con Fitto, Sacconi e Matteoli. In seguito, il 4 febbraio 2009, Aleotti farà visita pure a Gianni Letta, al quale due giorni dopo verrà inviata una lettera da consegnare a Berlusconi. Nella missiva viene segnalato uno studio della Cergas-Bocconi che aveva commissionato lo stesso Aleotti; studio finalizzato “a dimostrare l’impatto disincentivante della normativa delle quote prescrittive”.

Ottenere l’emendamento, dunque, secondo la Procura, è lo scopo primario per la Menarini. E’ per questo anche che il dirigente della casa farmaceutica Chellini – che non risulta indagato – dichiara in sede di giunta di Farmindustria di avere “consensi” allo stesso. Mettendo ai primi posti, tra i favorevoli, Scajola e il Coordinatore alle Sanità regionali Enrico Rossi. Lo stesso Rossi, attuale presidente della Regione – in quota Pd – che nelle carte viene definito “postino” perché fa arrivare a Letta e Scajola due lettere che, scoprono i magistrati, sono state scritte dallo stesso Aleotti.

Intrecci, telefonate e quotidiani. Le scelte di contattare i politici sono spiegate nelle carte. E’ caduto il governo Prodi che, con Bersani, appoggiava “l’iniziativa di contenimento della spesa in danno dei farmaci brevettati”. E probabilmente “il cambio politico conseguente alle elezioni, magari opportunamente sponsorizzato – si legge – consente ad Aleotti di raccordarsi con i politici vincitori per avviare l’offensiva in atto, ovvero l’abolizione del prezzo di riferimento e soprattutto le quote prescrittive”. Il momento dunque è propizio e gli incontri non mancano. Tra gli intrecci di telefonate spunta anche Enrica Giorgetti, direttore generale di Farminduistria e moglie del ministro Sacconi, che non risulta indagata. Lei, il 30 marzo 2009, si legge, “riferisce di aver parlato con il ministero dell’Industria per riformulare un nuovo emendamento”, mentre Aleotti chiama Letta insistendo “perché il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio intervenga su Scajola”. Negli anni i politici vengono cercati ma anche gratificati. Secondo gli inquirenti è chiaro come: “Nel foraggiamento ai partiti”. Vengono trovate varie erogazioni nel 2001 eseguite da società non direttamente riconducibili al gruppo Menarini (finanziarie e immobiliari, ndr) in favore dei partiti in vista delle elezioni”.

Intanto la figlia del patron, Lucia, si muove su altri fronti. Cura i rapporti con la stampa preoccupata dalle notizie dell’inchiesta e contatta i responsabili di vari quotidiani, con particolare attenzione verso il Quotidiano Nazionale – che a Firenze edita La Nazione – e il suo condirettoreGabriele Cané, finito nelle intercettazioni. “Ho fatto già una cosa credo fondamentale e l’ho lasciato alla Nazione, non l’ho messo nel Qn” dice Cané rassicurando Lucia Aleotti che si preoccupa comunque anche di come possa “uscire” la notizia sugli altri quotodiani, Repubblica eCorriere fiorentino in testa.

Il meccanismo del raggiro. E’ lunghissima, per gli inquirenti, la ricostruzione del meccanismo che avrebbe portato a mettere in commercio per vent’anni farmaci con i prezzi “gonfiati”, secondo l’accusa, anche attraverso giri di soldi su 900 conti correnti. Oltre a tutta una serie di artifici e raggiri per determinare “un aumento del prezzo dei farmaci” con la vendita e l’acquisto dei principi attivi usando 130 società off shore. Così venivano rideterminati i costi dei medicinali, per gli inquirenti, traendo in inganno il Comitato interministeriale prezzi e il ministero della Sanità che “sdoganavano” il prezzo gonfiato del prodotto attraverso l’inserimento successivo nel Prontuario farmaceutico nazionale. I principi attivi in questione sono Pravastatina, Fosinopril, Prolina, Captopril, Aztreonam, Omeprazolo, Cefixime e Miocamicina.

Le verifiche sul colosso farmaceutico starebbero continuando. La magistratura non si è fermata alle contestazioni per i primi principi attivi ma ne starebbe vagliando almeno 35, finiti sotto osservazione dopo le ultime analisi sulle carte trovate in un ufficio a Lugano. Documenti e fatture presenti nei 53 faldoni che compongono l’inchiesta. Nell’archivio, in cui in modo estremamente meticoloso è stata raccolta tutta la documentazione relativa a vendite e acquisti da una società all’altra, ci sarebbero elementi che consentono di tracciare ogni passaggio.

giugno 10, 2011

Berlusconi, un corruttore a capo dell’anticorruzione.. “BOCCIATO!!” – Si faccia Processare!

Anticorruzione, governo battuto due volte
Lega, no a giuramento su Costituzione

Passo falso prima sull’emendamento del senatore Pdl Lucio Malan e poi su quello Spadoni Urbani. E in commissione cultura scoppia il caso Responsabili.

Bersani:Esecutivo senza prospettive, ne tragga le conseguenze

ROMA –  Governo e maggioranza fanno i conti con gli inciampi in Aula al Senato sul ddl anticorruzione. Prima tocca all’emendamento del senatore Pdl Lucio Malan, interamente sostitutivo del primo articolo e relativo all’istituzione di un comitato di coordinamento delle iniziative anticorruzione presieduto dal presidente del Consiglio. Poi, sempre al Senato, (131 no, 129 sì, 4 astenuti) anche sull’emendamento della Pdl Spadoni Urbani, sulla rotazione dei dirigenti nelle amministrazioni dirette centrali e periferiche.

A quel punto il governo ha deciso di presentare un emendamento aggiuntivo” che ripropone il coordinamento anticorruzione attraverso un comitato presso la Presidenza del Consiglio “con il Pg della Cassazione, il presidente delConsiglio di Stato, il Pg della Corte dei Conti, i comandanti di Carabinieri e Finanza” e tutti coloro che hanno competenza in materia. “Si va avanti, occorre dare una
risposta al paese questa settimana” commenta il presidente del Senato, Renato Schifani. Mentre L’opposizione protesta e chiede il ritorno del testo in commissione.

Responsabili assenti.
Altro problema per la maggioranza in commissione cultura della Camera. Dove la seduta, durante la quale si stava prendendo in esame parte del dl Sviluppo, è stata sospesa. Mancavano, infatti, due commissari dei Responsabili. ‘Sollevazione’ generale, a questo punto, da parte delle opposizioni che hanno fatto osservare che la sospensione sarebbe stata causata dalla certezza da parte del Pdl di non avere la maggioranza.

Esulta l’opposizione. “Il governo è senza prospettive, traga le conseguenze”, dice il segretario del Pd Pierluigi Bersani. “Abbiamo battuto il governo e la maggioranza su un punto qualificante – aggiunge la capogruppo Anna Finocchiaro – un emendamento che riorganizzava il punto essenziale di questa disciplina contro la corruzione proposta dall’esecutivo, che è anche il punto su cui c’era maggiore dissenso”. Sull’emendamento poi Finocchiaro spiega: “Mentre loro propongono che contro la corruzione provveda un comitato presso la presidenza del Consiglio dei ministri, presieduto dallo stesso presidente, noi vogliamo un’autorità indipendente”. Insomma, “per farlo capire a tutti, non vogliamo la volpe a guardia del pollaio”. E Felice Belisario, capo dei senatori dell’Idv aggiunge: “Il governo è stato battuto perché ormai è sotto la tenda ad ossigeno e la maggioranza gli sta togliendo quella poca aria che gli è rimasta. La caduta dell’articolo 1 del ddl governativo anticorruzione certifica che siamo ai titoli di coda della Legislatura”.

Lega e Costituzione.
Durante l’esame del provvedimento scoppia un altro caso politico. La Lega Nord ha votato contro un emendamento bipartisan al ddl anticorruzione che obbliga “coloro che occupano cariche pubbliche o assumono pubblici impieghi” a giurare fedeltà alla Costituzione italiana al momento dell’assunzione. L’emendamento è passato con 214 sì, 30 no e 11 astenuti.

(08 giugno 2011) – Tratto da: Il corruttore a capo del comitato anticorruzione (l’Asino che da ripetizioni allo studente, insomma)

giugno 7, 2011

Sete di profitto – Le banche mettono le mani sull’acqua – “Vota Si,Si,Si,Si e fottile!!”

di Roberto Cuda – tratto da “Valori” – Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità
Visto su http://www.informasalus.it/it/articoli/sete-profitto-banche-mani-acqua.php

“Chiare, fresche, dolci acque. E redditizie”

Il mondo della finanza, istituti di credito in testa, non si lascerà sfuggire l’occasione d’oro offerta dal governo, che ha dato vita ad una privatizzazione forzata del comparto idrico. Che dovrà concludersi entro il 2015.
Chiare, fresche, dolci acque. E redditizie. Senza fare troppo rumore, le banche stanno mettendo le mani su una delle risorse vitali del Paese (e del mondo intero). Dopo aver acquisito piccole quote nelle principali società idriche del settore, ora si avvicina il momento di fare il grande salto. Restano due ostacoli da superare: le tariffe (troppo basse) e il referendum per l’acqua pubblica.

Poi sul resto ci si può mettere d’accordo. La svolta è arrivata con l’operazione San Giacomo, nuovo polo dell’acqua controllato da Iren (frutto della fusione tra la ligure-piemontese Iride e l’emiliana Enìa) in partnership con F2i, il fondo di private equity guidato da Vito Gamberale e partecipato al 55% da Intesa SanPaolo, Unicredit, Merryl Lynch e sette fondazioni bancarie. F2i nella nuova società – che ha inglobato la genovese Mediterranea delle Acque – avrà una quota del 35%, con l’opzione di salire al 40%. Altro socio di rilievo con l’8% è la Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta partecipata al 30% dalle stesse fondazioni.

Manovre che segnalano gli appetiti del mondo creditizio verso un boccone troppo ghiotto per farselo sfuggire, specie in periodi di vacche magre. E il ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, lo ha offerto su un piatto d’argento con un decreto del 2009, poi convertito in legge, avviando una vera e propria privatizzazione forzata del comparto. Infatti entro il 2015 i comuni dovranno scendere al 30% nelle società quotate in Borsa (al 40% entro giugno 2013), mentre nelle aziende a totale capitale pubblico l’azionista privato dovrà salire al 40% entro quest’anno. In caso contrario scatta l’obbligo di gara per l’affidamento del servizio.
Una rivoluzione per il settore, che riverserà in Borsa partecipazioni per oltre due miliardi di euro nei prossimi tre anni e mezzo, rimettendo in gioco gli attuali assetti proprietari. Sempre che il referendum non rovini la festa.

Il cappio dei debiti

Intanto sui pacchetti in vendita hanno messo gli occhi tutti: banche, gruppi industriali (in primis Caltagirone, già azionista di rilievo di Acea), fondi di investimento, fondi pensione, fondazioni bancarie, ma anche organismi pubblici come Cassa depositi e prestiti e veicoli come F2i. I Comuni dal canto loro potrebbero cogliere l’occasione per dare un po’ di ossigeno alle casse, in sofferenza per il taglio ai trasferimenti, cedendo quote anche superiori alla soglia imposta per legge.

Le banche tuttavia sono avvantaggiate sui competitor grazie agli intrecci finanziari già in essere, che legano a doppio filo le sorti del settore agli interessi degli istituti. Le sole società quotate hanno debiti bancari per 6 miliardi di euro, su 9 miliardi di capitalizzazione, che fruttano ogni anno dai 240 ai 360 milioni di interessi (prelevati direttamente dalle bollette dei cittadini). Una spada di Damocle che peserà non poco nel processo di privatizzazione, quando cioè si tratterà di collocare le partecipazioni sul mercato. In prima fila svetta Intesa SanPaolo, seguita nell’ordine da Banco Popolare, Unicredit, Dexia Crediop, Mps e Bnp (che controlla Bnl): sono loro che tengono le briglie del debito nel comparto idrico, ben in grado di influenzare le scelte strategiche delle aziende clienti. E saranno loro, con tutta probabilità, a contendersi la torta.
«Sul piatto ci sono soprattutto le imprese del Nord, più ricche ed efficienti», continua Lembo, segretario nazionale del Comitato italiano per il Contratto mondiale dell’acqua.
Inoltre, continua Lembo, «mentre in regioni come la Toscana, l’Umbria e l’Emilia le tariffe sono già aumentate, in Lombardia e Veneto ci sono margini molto più ampi. Ma per ora le banche mantengono uno stretto riserbo sull’argomento, visti i nostri tentativi (andati a vuoto) di avere qualche chiarimento».

Del resto i rischi sono bassi e il rendimento è garantito per legge. Già nel 2006, infatti, la normativa stabilisce una remunerazione minima del 7% sul capitale investito, da incorporare nelle tariffe.
«Ma si tratta appunto di una soglia minima – continua Lembo – destinata con tutta probabilità a salire, visto che in Italia la tariffa media è circa la metà di quelle europee. La stessa remunerazione viene garantita ai fondi pubblici, ad esempio quelli erogati da Cassa Depositi e Prestiti, quando i tassi applicati da quest’ultima agli enti locali si attestano oggi intorno al 3%. Una norma iniqua, di cui abbiamo chiesto l’abrogazione per via referendaria». Nel 2009 F2i ha assicurato agli investitori un rendimento medio del 15%, al di sotto del quale difficilmente scenderà in futuro se vuole continuare a rastrellare capitali.

A pesare saranno anche gli interventi per chiudere le falle di una rete non proprio in ottimo stato – si stimano non meno di 50 miliardi di euro nei prossimi 15 anni – che aumenteranno i debiti delle multiutility e faranno lievitare i prezzi. È questo un nodo cruciale dei processi in atto, come spiega Andrea Gilardoni, docente di Economia e gestione delle utilities all’università Bocconi di Milano: «Il settore idrico è oggetto di grande attenzione, ma richiede grossi investimenti, che la pubblica amministrazione non è più in grado di sostenere. Il fabbisogno è di gran lunga superiore alle risorse disponibili e non resta che il ricorso alla finanza privata per riparare le reti e garantire una gestione efficiente delle varie fasi, dal trasporto alla depurazione, dal riciclo al trattamento fognario. Le nuove normative europee, d’altro canto, impongono parametri qualitativi dai quali non possiamo prescindere».

Il nodo tariffe

Le tariffe saranno, dunque, il vero spartiacque di un ingresso in forze della finanza privata. «Banche e fondi intervengono solo se hanno ritorni adeguati – conferma Gilardoni – e dunque servono prima regole chiare e trasparenti, come è già avvenuto nel settore elettrico, a partire dalle tariffe. Le banche finora hanno mostrato prudenza, proprio a causa dell’incertezza normativa e del malfunzionamento del sistema degli Ato. Per contro la natura del servizio idrico potrebbe garantire rendimenti costanti che, soprattutto in periodi di crisi, costituiscono un asset importante. Si tratta insomma di investimenti con rischi contenuti, meno sensibili ai cicli dei mercati finanziari».

È d’accordo Giampaolo Attanasio, associate partner di Kpmg specializzato nel settore energy e utility: «L’interesse degli investitori per il comparto è legato al buon rapporto tra rischio e rendimento e a una remunerazione comunque superiore a quella dei titoli pubblici. Tuttavia la mancanza di chiarezza normativa e il basso livello delle tariffe ostacolano l’afflusso di capitali privati. Molti preferiscono aspettare, in attesa di una netta separazione tra patrimonio e gestione del servizio e di un maggiore consenso sugli aumenti tariffari. In ogni caso un eventuale ingresso delle banche non avverrà direttamente, ma attraverso fondi infrastrutturali come F2i, che potrebbero attrarre gli investimenti mettendo in gioco una reale competenza nel settore. Per il resto molto dipenderà dall’esito della crisi, per nulla scontato. Quando le quote dei Comuni verranno messe sul mercato potremmo trovarci di fronte ad un’economia in ripresa oppure ad uno scenario giapponese, di stasi: situazioni molto acquirenti».

Intesa Sanpaolo sembra aver fiutato prima degli altri l’affare

Dai documenti contabili risulta, infatti, la banca di gran lunga più esposta sul settore idrico. Azionista al 10% di Acque Potabili (provincia di Palermo), al 3,6% di Acegas e al 3% di Iren, compare tra i grandi finanziatori di tutte le multiutility quotate in Borsa.
Acegas, Acque Potabili, Acsm Agam, Hera, Iride ed Enìa registrano debiti a breve e medio-lungo termine intorno ai 420 milioni di euro verso Intesa, oltre il doppio dei volumi di Unicredit. Acea e A2A non forniscono il dettaglio dei creditori, ma sappiamo che la banca guidata da Corrado Passera intrattiene rapporti privilegiati con entrambi. Nel marzo 2010 essa garantì il collocamento di un prestito obbligazionario Acea pari a 500 milioni di euro, insieme a Bnp, Mediobanca, Mps e Unicredit, mentre nove mesi dopo compare tra i collocatori di obbligazioni A2A per 1 miliardo di euro, insieme a Bnp, Mediobanca, Banco Bilbao e Calyon. Nei prospetti di entrambe le aziende, depositati alla Borsa del Lussemburgo (paradiso fiscale nel quale è avvenuta l’emissione), si precisa che gli istituti “e le rispettive affiliate sono impegnati, e potrebbero esserlo in futuro, in attività di banca d’investimento, banca commerciale (inclusa l’erogazione di prestiti agevolati) e altre transazioni correlate con le imprese emettitrici e le proprie affiliate e potrebbero prestare servizi per esse”.

Intesa è anche uno dei grandi investitori di F2i, il fondo entrato prepotentemente nel mercato idrico con l’operazione San Giacomo-Mediterranea delle Acque, ma non disdegna interventi di minor cabotaggio in diversi Ato. Nel 2009 ha partecipato alla concessione di un prestito in pool alla società Multiservizi, che ha in appalto il servizio idrico dell’Ato di Ancona per la realizzazione degli investimenti previsti dal Piano d’Ambito, e ha acquisito un mandato per un finanziamento all’Ato di Novara, in attesa del quale ha concesso un prestito ponte in pool con altri istituti. Nel 2008 si segnala la prosecuzione dell’attività di advisory verso la Gori Spa, concessionaria per il servizio idrico dell’Ato Sarnese Vesuviano. Nelle relazioni di bilancio dei due anni precedenti emergono rapporti con l’allora Smat di Torino, a garanzia di finanziamenti della Banca Europea per gli Investimenti, e con la Telete per progetti relativi al ciclo idrico dell’Ato 1 Lazio Nord-Viterbo e dell’Ato 3 Umbria, nonché un’operatività “di particolare rilievo” con le principali aziende del nord Italia, quali Aem Milano, Hera, Asm Brescia e Iride

Tratto da: www.disinformazione.it

maggio 22, 2011

Referendum 2011 – PERCHE VOTARE SI – Sempre e solo “SI” per il bene dei nostri figli!!

PERCHE VOTARE SI – Sempre e solo “SI

1° REFERENDUM: LEGGITTIMO IMPEDIMENTO:

La legge sul cosiddetto legittimo impedimento è da annoverarsi tra le leggi ad personam – 37 per l’esattezza – che, dal 1994 ad oggi sono state varate dal centrodestra favorendo di fatto la posizione processuale del premier Silvio Berlusconi, delle sue aziende e dei suoi stretti collaboratori. Nonostante questa assoluta vergogna, che non ha riscontro in nessun Paese civile, il partito-azienda del Cavaliere, che può contare ormai sull’apporto permanente dei “padani”, allargato a un manipolo di deputati pronti a tutto pur di rimanere incollati alle poltrone (i cosiddetti “responsabili”), mercoledì scorso ha approvato alla Camera la legge sul processo breve, compresa una norma che accorcia i tempi di prescrizione per gli incensurati, la 38esima “legge vergogna”.
Per salvarsi dal processo Mills, nel quale è imputato, il presidente del Consiglio ha deciso di mandare al macero ben 15 mila procedimenti giudiziari (secondo l’Associazione nazionale magistrati), lasciando impuniti migliaia di malfattori e togliendo la speranza di ottenere giustizia a tantissime vittime di soprusi e illegalità.
In fondo per questo Governo la legalità è una parola vuota e non ha mai rappresentato la bussola delle sue scelte. Senza dover scorrere una per una le leggi ad personam approvate in questi anni, è però utile soffermarsi su alcuni provvedimenti di legge che, nel favorire il presidente del Consiglio, hanno di fatto inciso pesantemente sull’ordinamento giuridico.
2001, ROGATORIE INTERNAZIONALI: il governo Berlusconi fa approvare una legge che complica le procedure e stabilisce i “nuovi” requisiti per gli atti richiesti all’estero dai magistrati italiani e che sono ritenuti necessari alle indagini. La legge quindi impone “l’inutilizzabilità di tutti i documenti trasmessi da giudici stranieri che non siano in originale o autenticati con apposito timbro.”, anche se l’imputato non ha mai eccepito la loro autenticità. Si tratta di uno sfacciato tentativo di annullare per legge le prove raccolte dai magistrati nel processo in cui è imputato l’avvocato Cesare Previti, accusato di corruzione di alcuni giudici.
2002, FALSO IN BILANCIO: i decreti delegati emanati all’inizio del 2002 abbassano le pene (rendendo la prescrizione più breve), rendono il falso perseguibile solo a querela del socio, azionista o creditore, fissano soglie amplissime di non punibilità. Il risultato è che tutti i processi del premier per falso in bilancio vengono cancellati o perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato” o perché il reato è estinto grazie alla prescrizione ormai lampo.
2002, CIRAMI: introduzione del concetto di “legittima suspicione”, in base al quale i processi vengono spostati dalle procure più scomode .
2003, LODO SCHIFANI: è il primo tentativo di far passare una sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera , del Consiglio e della Corte Costituzionale. Nel gennaio 2004 il lodo viene giudicato incostituzionale.
2005, EX CIRIELLI: riduce la prescrizione per gli incensurati e trasforma la detenzione in custodia cautelare per gli ultrasettantenni. La legge prescrive circa 150.000 processi: la prescrizione per frode fiscale passa da 15 anni a 7 e mezzo, per la corruzione, anche giudiziaria, passa da 15 a 10.
2008, LODO ALFANO: altro tentativo di sospensione dei processi, alla vigilia del processo Mills, delle più alte cariche dello Stato. Il lodo viene bocciato nel 2009 come incostituzionale.
2010, LEGITTIMO IMPEDIMENTO: il disegno di legge “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza” viene licenziato dal Senato, dopo il sì della Camera, il 10 marzo 2010. Chiamata ad esprimersi sui dubbi di incostituzionalità della legge, Il 14 gennaio 2011, la Corte Costituzionale si esprime per il mantenimento della stessa, con una sentenzia interpretativa che ne ha però abrogato alcune parti considerate incompatibili con gli art. 3 e 138 della Costituzione.
Con il legittimo impedimento l’intento è quello di riservare una zona franca, una zona di privilegio al premier, in contraddizione con il principio di uguaglianza davanti alla legge sancito dall’art. 3 della Costituzione.
Votare SI al referendum sul legittimo impedimento è la grande occasione che ha il popolo italiano di stabilire democraticamente che davvero tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, che non ci sono zone d’ombra nell’ordinamento giuridico italiano. Votare SI significa anche aprire una seria prospettiva di cambiamento rispetto all’attuale Governo, che tiene immobilizzato il Parlamento e l’intero Paese per risolvere le questioni giudiziarie del premier, senza alcun interesse per le emergenze che drammaticamente affliggono la maggioranza dei cittadini italiani.

2° REFERENDUM :PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA

Il Governo – cercando di rendere nullo il referendum – punta infatti sull`astensionismo, ma il referendum sull`acqua è davvero importante.
Cosa vogliamo abrogare e perché?
Gli articoli che vogliamo eliminare sono:
– l`art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 (privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica).
– l`art. 154, comma 1 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006.
Il primo articolo che vogliamo abrogare stabilisce che il servizio idrico deve necessariamente essere affidato a soggetti privati o a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato detenga almeno il 40%.
In pratica il Governo vuole che, anche se una amministrazione gestisce bene il servizio idrico, deve appaltarlo ai privati. A costi più alti.
Il secondo consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Per i privati è più conveniente di un investimento in Borsa, ma il rischio sulla qualità del servizio è tutto a carico dei cittadini. Bel modo di fare capitalismo!
Noi crediamo che ci siano alcuni pochi servizi fondamentali in uno Stato che debbono essere gestiti dalla collettività e per la collettività. E crediamo anche che un`impresa che voglia realizzare profitti debba e possa fare altro in altri mille campi diversi.
Chiediamo dunque semplicemente che non sia possibile gestire l`acqua pubblica a scopo di lucro.

3° REFENDUM : NUCLEARE:

Il nucleare è una tecnologia pericolosa
Come dimostrano la tragedia giapponese di Fukushima e il disastro di Cernobyl, non esiste tecnologia che possa escludere il rischio di gravi incidenti con fuoriuscita di radioattività.
2. Le centrali rilasciano radioattività nell’ambiente anche nel normale funzionamento
Un impianto nucleare emette radioattività anche senza incidenti. I bambini che abitano vicino alle centrali corrono maggiori rischi di contrarre la leucemia. L’agricoltura e il turismo rischiamo di essere pesantemente penalizzati.
3. Lo smaltimento definitivo delle scorie è un problema irrisolto
Le scorie sono molto pericolose e restano radioattive per decine di migliaia di anni. Non esiste al mondo un deposito definitivo per smaltirle in sicurezza per un periodo così lungo.
4. Il nucleare è una fonte energetica molto costosa
L’elettricità dall’atomo, considerando anche la dismissione delle centrali e lo smaltimento delle scorie, costa più delle altre fonti di energia. I maggiori costi inevitabilmente verranno scaricati nella bolletta dei cittadini.
5. Il nucleare non riduce le importazioni
Il nucleare produce solo elettricità (pari a solo il 25% dei consumi energetici dell’Italia) e non viene usato per alimentare il settore dei trasporti, produrre calore per l’industria e per gli edifici. Per questo non ridurrà in modo significativo le importazioni delle fonti fossili: infatti in Francia, noto paese nuclearista, il consumo procapite di petrolio è più alto che in Italia.
6. Il nucleare produce pochi posti di lavoro
Una centrale in costruzione produce 3.000 posti di lavoro, che si riducono a 300 nella fase di esercizio. In soli 10 anni la Germania può vantare 350.000 addetti nel settore delle rinnovabili, mentre in Italia al 2020 con le fonti pulite si potrebbero creare almeno 200mila posti di lavoro.
7. Le centrali utilizzano l’uranio, materia prima in via di esaurimento
L’uranio è una materia prima che deve essere importata. È una risorsa limitata, disponibile in natura ancora per qualche decina di anni, come il petrolio e il gas.
8. La legge italiana prevede l’uso dell’esercito per realizzare le centrali
Grazie alla legge approvata nel 2009 il governo italiano può usare l’esercito per imporre al territorio la costruzione delle centrali nucleari, con inevitabili conflitti istituzionali e sociali.
9. L’Agenzia per la sicurezza nucleare è a favore dell’atomo
I membri dell’Agenzia, a partire dal presidente Umberto Veronesi, minimizzano ogni problema del nucleare, dallo smaltimento delle scorie all’insicurezza delle centrali. Sono quindi a favore dell’atomo: un interesse di parte come può garantire la sicurezza dei cittadini?

4° REFERENDUM : TARTIFFE ACQUA

Il quarto quesito riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma.
“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”.
Si propone di eliminare dalla tariffa la quota relativa alla remunerazione del capitale investito che assicura al gestore profitti garantiti senza vincoli di reinvesti mento. Ciò vuol dire impedire di fare profitti sull’acqua eliminando il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici.

aprile 23, 2011

Entro il 2050 l’uranio sarà esaurito.. e il Buffone del Consiglio nuove costruisce centrali..

Entro il 2050 l’uranio sarà esaurito
Avv. Luca Troiano per www.disinformazione.it – 6 aprile 2011

Non basterebbe uno scaffale di libri per mettere sul tavolo le ragioni pro e contro il nucleare. Questo articolo si limita ad informare riguardo ad un singolo aspetto, quello dell’uranio. E del suo possibile esaurimento entro i prossimi quarant’anni.

Il governo dice che le centrali saranno pronte entro il 2020. Quello che nessuno dice è che per allora l’uranio potrebbe essere sulla via dell’esaurimento. Lo scorso ottobre l’analista Adam Schatzker, del gruppo finanziario RBC Capital Markets, ha affermato che le previsioni sulle estrazioni di uranio registreranno dei deficit a partire dal 2012-13, con un conseguente aumento del suo costo sul mercato1. Un deficit destinato a crescere negli anni a seguire. Solo in questo primo scorcio di 2011, ad esempio, il prezzo è aumentato già del 32% rispetto all’anno prima2.

A determinare la scarsità dell’elemento, a parere di Schatzker, sarà l’impennata della domanda nel mondo e soprattutto della Cina. Lo scorso luglio Pechino ha annunciato l’intenzione di costruire 60 nuove centrali entro il 20203, che andrebbero ad aggiungersi a quelle già esistenti. Secondo la World Nuclear Association, se il progetto andrà in portò la potenza nucleare cinese toccherà quota 85.000 megawatt, circa nove volte quella attuale. Ma ogni centrale necessita di 400 tonnellate di uranio all’anno, il che porterà ad un picco delle importazioni, e quindi dei prezzi. Solo nel 2010 la Cina ha importato 17.136 tonnellate di uranio, il triplo rispetto al 2009. Come al solito, sono i grandi numeri di Pechino a spostare gli equilibri del resto del mondo.

A ciò va aggiunta la fine dello smantellamento dell’arsenale atomico russo entro il 2013, che ridurrà l’uranio a portata di mano in circolazione. Si calcola che lo smantellamento delle testate fornisca circa un terzo (20-25.000 tonnellate) del fabbisogno di uranio su scala globale. L’esaurimento di questa fonte, di conseguenza, peserà non poco sulle quotazioni di mercato dell’uranio da estrazione.

Oggi nel mondo sono operativi 441 reattori nucleari in 30 paesi, per una capacità totale di oltre 376 gigawatt, i quali necessitano ogni anno di 69.000 tonnellate di uranio. Attualmente, 59 nuovi reattori sono in costruzione; altri 493 (tra cui i quattro che dovrebbero sorgere ne Belpaese) sono stati proposti o pianificati e altri 84 progetti, infine, sono in fase studio. Se tutti questi progetti dovessero essere implementati, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA) la produzione di energia dovuta al nucleare toccherà quota 807 gigawatt4.

Nel 2007 l ‘Uranium Resources, Production and Demand, nota come Red Book, che viene pubblicata ogni due anni in collaborazione da IAEA e NEA, le agenzie per l’energia nucleare rispettivamente dell’Onu e dell’Ocse, contabilizzava circa 5,5 milioni di tonnellate di uranio nelle riserve accertate e quasi il doppio (10,5) in quelle ancora da scoprire. Sufficienti per foraggiare le centrali per oltre 100 anni5. Il successivo rapporto del 2009 rivedeva le cifre al rialzo. Stime in realtà ottimistiche. Va escluso dal computo l’uranio presente in mare (tre parti per miliardo, per un ammontare di 4-5 miliardi di tonnellate totali) e quello situato a rilevante profondità, il cui costo sarebbe esorbitante rispetto ai ricavi finali.

Ai ritmi attuali le riserve di uranio effettivamente utilizzabili potrebbero già essersi esaurite entro il 2050. Lo sostiene Yogi Goswami condirettore del Clean Energy Research Centre dell’Università della Florida, in un’intervista al quotidiano Decchan Cronichle dello scorso settembre5.

I giacimenti di uranio accertati sul pianeta sono stimati in 4-5 milioni di tonnellate. Un consumo di 69.000 tonnellate annue li esaurirà in 42 anni. O forse la metà, se come sembra il numero delle centrali raddoppierà entro i prossimi venti. Con la conseguenza che quando tutti i reattori saranno pronti non ci sarà più combustibile per alimentarli.

Le tecniche di riprocessamento, che porterebbero al reimpiego delle scorie già esauste, sono attualmente in fase di studio o comunque non prolungherebbero la disponibilità di uranio in misura significativa.

A onor del vero, secondo gli analisti un aumento del costo dell’uranio non comporta necessariamente un aumento del prezzo dell’energia prodotta. Questo perché l’uranio per il 5-10% sui costi operativi, mentre gli idrocarburi incidono per l’80%. Ma chi ci assicura che le compagnie che avranno in gestione le centrali non ricaricheranno il prezzo ad ogni minima oscillazione delle quotazioni del combustibile, esattamente come l’arbitraggio che i colossi petroliferi esercitano sul prezzo del greggio?

Non dimentichiamo che in ogni caso il nucleare coprirebbe solo una fetta del nostro fabbisogno energetico, la cui parte del leone sarebbe sempre e comunque appannaggio dei combustibili fossili.

Una conclusione. Che le rassicurazioni sulla sicurezza delle centrali che (si spera non) avremo sul nostro territorio e le lodi sui benefici dell’energia prodotta sono ben poca cosa di fronte ai rischi che l’opzione nucleare comporta, lo sappiamo tutti.

Ma l’aspetto più perverso e più inquietante del (non) dibattito sul nucleare è la carenza di informazione. Se i sostenitori dell’atomo ripetono come un mantra che non si decide sull’onta dell’emozione, si può rispondere che non si decide neppure se non c’è informazione.

Le millantate promesse del governo sull’indipendenza energetica si scontrano con una realtà ancora più allarmante di quanto non suggerisca l’evidenza.

Se prima credevamo di dover importare uranio per far funzionale le centrali, ora rischiamo di costruire le centrali e di doverle chiudere poco tempo dopo per carenza di combustibile.

Giusto in tempo per accollarci tutti i costi e i rischi di questa scelta senza neppure aver goduto dei vantaggi.

Luca Troiano

1 http://www.nytimes.com/2010/11/17/business/energy-environment/17FUND.html
2 http://www.stonehengemetals.com.au/uiacdocs/2011/RBCUraniumMarket_China.pdf
3 http://www.nuclearnews.it/news-299/cina-corsa-alluranio/
4 Dati IAEA
http://www.iaea.org/newscenter/news/2010/uraniumfuels.html
http://www.oecd-nea.org/press/2008/2008-02.html
http://www.deccanchronicle.com/node/176597/print

 Tratto da: www.disinformazione.it

aprile 17, 2011

Silvio e: l’ Esigenza di un’associazione a delinquere nella magistratura (l’ultima buffonata..)

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconicontinua la propria guerriglia contro lamagistratura. L’ultimo atto del melodrammache va avanti da diciassette anni ha avuto luogo ieri pomeriggio al Palazzo dei Congressi dell’Eur a Roma. Intervenuto in occasione del primo meeting dell’associazione pidiellina Al servizio degli Italiani di cui è presidente onorario, Berlusconi non ha esitato a scagliarsi contro quelle toghe che avrebbero il compito esclusivo di sabotare gli equilibri politici vigenti nel nostro Paese, impegnandosi così in una vera e propria campagna «eversiva».

Quella che si è avuta ieri è stata l’ennesima riprova di come il leader del Pdl abbia ancor oggi la possibilità e le doti di arringare una folla pronta ad accogliere il suo verbo senza alcuna preclusione. Ancor prima che alla Costituzione o al rispetto della tripartizione dei poteri in una democrazia, l’attacco compiuto da Berlusconi è diretto alla lingua italiana e alla logica. Ancor prima che ai significati delle parole – ed è il normale che il pensiero corra al malizioso uso di una inesistente sinonimia tra i termini prescrizione assoluzione – il premier ha lavorato sulla sintassi, sul modo come le cose vengono disposte, sulla logica che intercorre tra le parti del discorso al punto che se un imputato viene portato in tribunale innumerevoli volte e per le accuse più varie, la deduzione più ovvia è che qualcuno si stia accanendo contro di lui e non che l’accusato possa essere recidivo nell’illegalità. Specialmente se il povero disgraziato non è per niente povero, specialmente se il disgraziato è Silvio Berlusconi.

Tangentopoli? Solo qualche errore – «Abbiamo a che fare con una magistratura che è permeata dalle idee della sinistra e che si è messa in campo per cambiare ciò che gli italiani hanno decisodi fare con il loro voto. In termini crudi si chiama eversione». Inizia così la parte più discussa dell’intervento di Silvio Berlusconi al Palazzo dei Congressi dell’Eur, il presidente del Consiglio si è poi cimentato in una esegesi degli ultimi due decenni di storia italiana con il chiaro obiettivo di dimostrare la mancata imparzialità da parte della magistratura. Per fare ciò il premier liquida Tangentopoli come l’eccessiva punizione per «qualche errore» commesso da parte di «quei partiti che avevano governato per cinquant’anni e consentendo agli italiani di vivere nel benessere e nella libertà» e riabilita – non per la prima volta – la figura simbolo di quello scandalo, Bettino Craxi: «Hanno fatto fuori Bettino Craxi, accusandolo di aver usato la politica per arricchirsi, mentre alla sua morte è stato dimostrato che non aveva lasciato nulla alla sua famiglia».

Poi l’excursus storico passa per il 1994 quando, secondo il premier, «il presidente della Repubblica di sinistra Scalfaro» convinse Bossi a togliere il sostegno a Forza Italia facendo cadere quel «primo governo di libertà». Ma tra le responsabilità dei magistrati ‘di sinistra’ ci sarebbe anche quella di aver fatto cadere nel 2008 il governo Prodi quando, «preoccupati di conservare i propri privilegi», avrebbero messo i bastoni tra le ruote all’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, uno che secondo Berlusconi «aveva visto giusto». Talmente bene che subito dopo il leader dell’Udeur trattò direttamente con Berlusconi un possibile ingresso nella coalizione di centro-destra.

Berlusconi: Processo breve mi può servire – Il discorso di Berlusconi si è poi concentrato sull’attualità e su quel «processo breve» che per molti costituisce l’ennesima legge ad personam di cui il premier beneficerà. Il capo del governo, anche se con fare quasi sorpreso, ammette che la norma potrebbe agevolarlo: «Il processo europeo (così lo ha ribattezzato Berlusconi, ndr) forse va anche a favore del compimento della prescrizione di uno dei tanti processi in cui mi hanno chiamato». Il riferimento è al processo Mills dove il presidente del Consiglio risulta accusato di corruzione, anche se lui giura di non ricordare di «aver mai conosciuto questo signor Mills».
E poi arriva la proposta shock, il colpo di scena che manda in giubilo i presenti. Berlusconi sostiene la possibilità che all’interno della magistratura possa esserci una vera e propria associazione criminale: «E’ giustificata la nostra richiesta dell‘istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare per accertare l’esigenza di un’associazione a delinquere a fini eversivi all’interno della magistratura».

Esigenza? Il nostro primo ministro avrebbe forse voluto dire ‘presenza’? Esigenza di un’associazione a delinquere all’interno di un organo dello Stato?

Maledetti lapsus.

Il video è stato realizzato da Irene Buscemi per Il Fatto Quotidiano.

Simone Olivelli

aprile 9, 2011

E intanto i delinquenti svolazzano a sbafio.. sti monnezzari sporcaccioni.

L’Italia dei valori reclama chiarezza sull’abuso dei voli di stato da parte di esponenti del governo Berlusconi. In una nota il portavoce del partito, Leoluca Orlando chiede che il ministro della Difesa, Ignazio La Russa “venga in Aula e chiarisca di fronte al Parlamento e al Paese se davvero ha utilizzato un aereo di Stato per andare a vedere la partita dell’Inter. Se la notizia riportata venerdì dal ‘Fatto Quotidiano’ fosse confermata, sarebbe gravissimo, l’ennesimo privilegio di casta”.

Orlando fa sapere che “l’Italia dei Valori presenterà un’interrogazione per fare piena luce su questa vicenda. È inaccettabile, infatti, che un ministro della Repubblica utilizzi un aereo di Stato, pagato con i soldi dei cittadini, per fini meramente personali. È un’offesa a tante famiglie che non arrivano a fine mese, ai giovani precari e agli operai in cassa integrazione o che hanno perso il proprio posto di lavoro”.

La vicenda – secondo quanto rivelato dal quotidiano diretto da Antonio Padellaro – risale a martedì 5 aprile. Quel giorno La Russa avrebbe utilizzato un volo di Stato per andare da Roma a Milano per poi tornare in nottata nella Capitale. In particolare, scrive il ‘Fatto quotidiano’, il volo di andata partì alle 18:30 ed era un P180 dei carabinieri, mentre quello di ritorno decollò intorno alle 23 ed era un velivolo dell’aeronautica militare.

Il giornale svela altri episodi simili, che oltre a La Russa avrebbero riguardato il premier, Silvio Berlusconi e il ministro leghista Roberto Calderoli, sospettato di avere usato un volo di Stato per raggiungere Cuneo dove – ricorda il quotidiano – vive la sua compagna, la presidente della Provincia, Gianna Gancia.

Tratto da: http://www.italiadeivalori.it/interna/3600-voli-di-stato-la-russa-chiarisca-

aprile 8, 2011

7/4/2011 – Napoli sempre invasa dai rifiuti, il Buffone Silvio.. e la televisione imbavagliata.

A Napoli cittadini esasperati per la presenza di cumuli di rifiuti che giacciono ormai da giorni sui marciapiedi. Questa mattina un gruppo di persone ha sparpagliato spazzatura sulla sede stradale e rovesciato un’auto parcheggiata nei pressi della Rotonda di Agnano, all’imbocco della tangenziale.

Una situazione che ha generato la paralisi del traffico non solo nella zona, alla periferia del capoluogo, ma anche dell’asse a scorrimento veloce bloccando il traffico veicolare per diverso tempo. Sul posto sono intervenuti gli uomini della Polizia municipale e della Polstrada ma anche bobcat dell’Asia, l’azienda del Comune che provvede alla raccolta e allo smaltimento dell’immondizia. La situazione è lentamente tornata alla normalità anche se restano gravi i disagi. Ieri, infatti, a terra a Napoli vi erano circa 1.900 tonnellate di spazzatura. Nonostante la raccolta compiuta dagli autocompattatori resta difficile riuscire ad eliminare le giacenze sui marciapiedi e nei cassonetti.

La zona maggiormente colpita è quella orientale, ma anche il quartiere Pianura, l’area di Soccavo, Bagnoli e Fuorigrotta sono invase da sacchetti che marciscono al sole. Il vento degli ultimi due giorni, inoltre, ha provveduto a rendere le strade ancora più sporche sparpagliando plastica e carta un po’ ovunque. L’esasperazione di chi si vede circondato dai rifiuti ha portato, nella notte, anche ad alcuni incendi dolosi.

Una ventina i roghi che sono stati domati dai Vigili del fuoco. Intanto cresce anche la mobilitazione dei comitati civici riuniti nella sigla ‘Cittadini campani per un piano alternativo dei rifiuti’. Per il prossimo sabato 9 è stato indetto un corteo che partirà da piazza Dante per snodarsi poi in piazza Municipio e davanti al teatro San Carlo. Una manifestazione simile sarà poi organizzata in piazza dei Martiri. I cittadini chiedono una mobilitazione per ottenere un piano che punti alla raccolta differenziata arrivando al riciclo totale dell’immondizia.

Intanto cresce anche la mobilitazione dei comitati civici riuniti nella sigla ‘Cittadini campani per un piano alternativo dei rifiuti’. Per il prossimo sabato 9 è stato indetto un corteo che partirà da piazza Dante per snodarsi poi in piazza Municipio e davanti al teatro San Carlo. Una manifestazione simile sarà poi organizzata in piazza dei Martiri. I cittadini chiedono una mobilitazione per ottenere un piano che punti alla raccolta differenziata arrivando al riciclo totale dell’immondizia.

Fonte: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=151681

giugno 25, 2010

Ministro da meno di una settimana e vai col legittimo impedimento! Bravo Silvio Berlusconi.

Come volevasi dimostrare

IMPEDITI.jpg

La difesa di Aldo Brancher, ministro da qualche giorno e imputato a Milano in uno stralcio del processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Bpi, ha chiesto il legittimo impedimento per il proprio assistito. L’udienza era in calendario per sabato prossimo, 26 giugno. Brancher è stato nominato ministro venerdì scorso.

Che tempestività!

Ciò a cui stiamo assistendo, non si chiama solo conflitto d’interessi, ma si chiama ladrocinio di Stato portato avanti da persone che sono andate al potere solo per poter rubare legalmente. Questa mattina avevo pregato il ministro Bondi di chiedere al ministro Tremonti di non buttare via qualche milioncino di euro per costruire un ministero solo per permettere ad Aldo Brancher, che avrebbe dovuto presentarsi dal giudice, di farla franca, eccependo il legittimo impedimento.

L’ho detto all’alba, quando ancora la richiesta di appellarsi al legittimo impedimento da parte di Brancher non era stata avanzata. Ai cittadini vogliamo ricordare che il legittimo impedimento non è altro che un provvedimento ad personam che ha voluto Berlusconi per garantire l’improcessabilità a lui e ai suoi ministri. Un provvedimento che serve, è servito e sta servendo soltanto per assicurare a delle persone la propria impunità, spendendo per la costituzione di un nuovo ministero quei soldi che, invece, dovrebbero essere destinati alla parte più povera del Paese, ai lavoratori precari, a quelli del mondo della cultura, dello spettacolo, della scuola, ai giovani in cerca d’occupazione, al comparto sicurezza.

Quello che è accaduto questa mattina fa pendant con un’altra notizia: il legittimo impedimento è stato usato anche da Silvio Berlusconi che, insieme ad altre undici persone, è coinvolto nel processo Mediatrade.

GLI ILLEGITTIMI IMPEDITI !!

Si dice che la giustizia perde tempo, che i suoi tempi sono lunghi. Certo, se si fanno delle leggi ad hoc per non farsi processare, se si diventa ministri per sfuggire alla giustizia, ecco è questa la conseguenza.

Vergognatevi! State attuando un ladrocinio di Stato.

Dal Blog di Antonio Di Pietrowww.antoniodipietro.it

giugno 4, 2010

Gli “IMBESUITORI” che ci distraggono mentre ci rubano il fituro..

AGLI “IMBESUITORI” I POLITICI AFFIDANO IL COMPITO DI DISTRARRE LE MASSE
PER NASCONDERE INCAPACITA’ E TRUFFE.

Grazie agli “imbesuitori” oggi scatenati più che mai nel fare regredire il cervello della gente all’ età mentale di 10 anni, il nostro paese si avvia verso la perdita del proprio PATRIMONIO SOCIALE costituito dalla consapevolezza che  un popolo ha dei problemi collettivi da risolvere e di come affrontarli insieme per progredire.

Gli “imbesuitori” saturano quotidianamente la testa della gente con pettegolezzi, canzonette, dissertarzioni inconcludenti, trame concepite per facili coinvolgimenti emotivi che per ore, mesi, anni impegnano i cervelli dei culturalmente indifesi senza lasciare loro un attimo di respiro sino a mutilarne il bisogno di riflettere ed il senso critico, suprema conquista del cervello umano che crea il varco fra l’ universo dell’ uomo e le altre specie del regno animale.

Le più corrotte ed ottuse classi politiche hanno bisogno assoluto del lavorio incessante degli “imbesuitori” per fare vivere in ottundente spensieratezza i sudditi.

I volti degli “imbesuitori”  entrati nelle case e  recepiti come familiari dal popolo vengono poi utilizzati dai corrotti per campagne pubblicitarie finalizzate a far passare scelte e leggi che colpiscono proprio gli interessi dei sudditi.

Immaginate per un attimo la nostra informazione senza gli “Imbesuitori” e finalmente  gli italiani possano conoscere in dettaglio l’ agire ed i nomi dei politici che hanno indebitato ed indebitano il nostro paese, umiliano la scuola e la ricerca, creano inefficienza sistemando parenti ed amici impreparati in delicati ruoli istituzionali e sociali, duplicano il costo dei lavori pubblici, entrano nei ministeri da nullatenenti ed escono da proprietari di appartamenti, trascurano l’ avvenire dei giovani… ecc…ecc..

Le stesse masse che gli “imbesuitori” convogliano settimanalmente negli stadi, aprirebbero gli occhi e dopo pochi giorni di informazioni corrette chiederebbero a gran voce  giustizia sia nei luoghi istituzionali che sotto le case dei peculatori il cui  cielo sarebbe annuvolato dagli elicotteri per la fuga.

Usare la massiccia distrazione di massa come arma politica per nascondere le proprie malefatte è un pericoloso e perverso atto antisociale utilizzato dalle feroci dittature sud americane e che oggi viene tristemente e quotidianamente praticato in Italia.

Francesco Miglino – segretario del partito internettiano

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