Angolo del Gigio

ottobre 26, 2011

Black block e Indignados: pedine del nuovo ordine mondiale?

Black block e Indignados: pedine del nuovo ordine mondiale?
Armando Pascale tratto da http://ildemocratico.com/2011/10/16/black-block-e-indignatos-pedine-del-nuovo-ordine-mondiale/

“I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza armi” recita la nostra Carta costituzionale. Sabato 15 ottobre le televisioni di tutto il globo hanno rimbalzato le immagini di una città eterna in stato d’assedio: lacrimogeni, idranti, bombe carta, banche e uffici presi d’assalto. Il frammento italiano della rivoluzione mondiale degli indignados ha assunto un contenuto atipico rispetto alle parallele manifestazioni consumatesi in ogni angolo del mondo. Dalla vecchia Europa all’altra sponda dell’Atlantico le manifestazioni sono state caratterizzate da un anima pacifica, almeno nei limiti del possibile per una manifestazione che coinvolge grandi masse. Si potrebbe obiettare che a New York non sono mancati gli scontri con le forze dell’ordine ma, a onor del vero, nella grande mela la tensione persisteva da alcune settimane e lì la polizia  si è dimostrata fortemente risoluta ad arrestare centinaia di persone inquiete a pochi metri da Wall street. Ma si sa che la polizia nel paese della libertà non ha fama di essere particolarmente tenera.

A Roma invece le persone arrestate sono state 12. Pochine in proporzione ai milioni di euro di danni, alla risonanza mediatica degli scontri e all’effetto psicologico causato dalle immagini di questi nell’opinione pubblica. E pure da qualche giorno la Questura di Roma aveva lanciato l’allarme: alcune decine di facinorosi avevano già esternato le loro malsane intenzioni sui blog della rete e alcuni bus sono giunti nella capitale già colmi di giovani incappucciati in perfetto stile “black bloc”, secondo una terminologia nata poco più di un decennio fa a Seattle. Eppure l’azione preventiva delle forze dell’ordine ha fatto acqua da tutte le parti. Lo scrivente, da testimone oculare degli scontri di Piazza San Giovanni ha visto la longa manus dello Stato cedere gratuitamente  lo scettro del monopolio della forza a una centinaia di sedicenti crociati dell’indegnità globale. Le camionette della polizia si muovevano come guidata da un armata brancaleone su un campo di battaglia già devastato, girando su loro stesse come trottole impazzite, qualche timido spruzzo con l’idrante più adatto a un effetto scenico che a disperdere la folla.

Perché tutto ciò? L’Italia è divenuto ostaggio di un manipolo di violenti? Le forze dell’ordine nostrane sono davvero così inette da non saper affrontare un’emergenza annunciata?

La risposta a questi inquietanti interrogativi non è univoca ma, in linea di principio, è negativa. Si potrebbe avanzare la tesi, ardita ma non inedita, che all’interno di questi manifestanti vi siano infiltrazioni  “esogene” estranei al movimento. Come una sorta di moderni mercenari alcuni violenti potrebbero in realtà essere stati assoldati dall’alto, e con uno scopo ben preciso. Solo un’ennesima versione della teoria del complotto che vorrebbe screditare tutti i centri di potere costituiti? Non si può avere la presunzione fatale di rispondere a questa domanda senza adombrare il minimo dubbio. Tuttavia l’odore di marcio qualcuno l’aveva già percepito, alcuni mesi fa, nella culla del movimento indignado, quella Spagna che più di altri paesi europei ha sofferto la congiuntura economica mondiale.

Nel paese iberico l’apparente spontaneità del movimento è stata stroncata da un nome e un volto: quello di Enrique Dans. Studente modello, Dans ha studiato economia in atenei di eccellenza a stelle e strisce quali Ucla e Harvard. Indottrinato alle teorie consumistico-capitalistiche, il giovane spagnolo avrebbe poi avuto la sua “conversione sulla via di Damasco” a teorie decisamente più eterodosse. Peccato che Dans, autoproclamatosi condottiero della gente di Puerta del Sol abbia non solo un passato, ma anche un presente da collaboratore di gruppi finanziari multinazionali quali Barclays bank e Bancacivica. “Altri promotori del movimento 15M sono Javier de la Cueva, che ha lavorato a lungo con il quotidiano atlantista e neo-liberale El Pais, Carlos Sánchez Almeida, proprietario di un importante studio legale con sedi a Madrid e Barcellona, così come una serie di altri personaggi con collegamenti”. Il dato è tratto: il furore primaverile madrileno sarebbe stato solo la polveriera di un dissenso controllato e pilotato dall’alto. Una momentaneo valvola di sfogo per le masse che desse adito a piccoli cambiamenti socio-economici, inidonei a far collassare l’ordine economico mondiale che si sta combattendo. “manovrados” dunque, altro che “indignados”: migliaia di persone in balie di oligarchie del denaro che invece di abbattere l’iniquo sistema finanziario occidentale lo rafforzano nelle fondamenta.

Il 15 giugno un video in rete fa il giro del mondo. Durante un attacco dei mossos (la polizia  catalana) a un gruppo di manifestanti, in quel di Barcellona, vengono fermati 20 manifestanti violenti. Ma non appena questi vengono riconosciuti, vengono solamente allontanati dalle forze dell’ordine dopo una breve discussione verbale. Ecco allora che qualcuno ha denunciato la “teoria degli infiltrados”, ovvero dei mercenari assoldati per pilotare il movimento alla deriva o, comunque per sviarne gli scopi. Gli infiltrados sarebbero noti alla polizia e farebbero solo il loro “dovere”. Ma chi sono i mandanti? In Spagna si è parlato di banchieri e partiti minori (si ricordi che la miccia del movimento è stata la modifica della legge elettorale con il rialzo della soglia di sbarramento al 3%).

Ma l’ombra del nuovo (?) ordine mondiale delle oligarchie sulle manifestazioni iberiche non finisce qui. Si è notato come nella piazza di Puerta del Sol dove per giorni sono rimasti accampati gli indignati si siano presto formati dei particolarismi, partitici, sociali e addirittura sessisti. Piccoli comitati esecutivi di centri d’interesse pronti a sabotare le ragioni della piazza secondo il noto precetto “divide et impera”.

Questo agghiacciante background non è difficile da traslare in Italia dopo quello che si è visto a Roma sabato. I germi di un sabotaggio pilotato ci sono tutti anche nel nostro paese. Difendere lo status quo può spesso richiedere mezzi machiavellici. Ecco che allora le elite dominanti divengono capaci di qualsiasi macchinazione. Si può ipotizzare, alla luce delle incongruenze spagnole, che oggi in Italia qualcuno voluto prevenire un “golpe” troppo grande creando piccoli danni per prevenire danni maggiori. Infiltrare apparenti militanti violenti per diffamare un intero movimento e per demistificarne quella che probabilmente ne è la “giusta causa”. Dopotutto in Italia più che in altri paesi si respira un clima di insoddisfazione sociale , un’insofferenza al sistema politica, un anelito al cambiamento. Un mix esplosivo di congiunture, un terreno fertile per dare il “la” a una rivoluzione su grande scala. Ecco che allora le istituzioni, anche straniere in quanto timorose di un contagio, potrebbero avere interesse a far naufragare la barca prima che lasci il porto.

Solo un mucchio di cervellotiche elucubrazioni? Chi era a Piazza San Giovanni sabato potrebbe pensarla diversamente…

Tratto da: www.disinformazione.it

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luglio 14, 2011

Quanto costa la TAV Torino-Lione, tangenti e arraffon’aggi inclusi?!?

Quanto costa la TAV Torino-Lione

Claudio Guerra Manfredi

I costi a carico dell’Italia, per la parte di collegamento fino a Torino, secondo il dossier presentato nel 2006 all’Unione Europea si attesterebbero intorno ai 17 miliardi di Euro.

Ma il dossier presentato all ‘Unione Europea nel 2010, porta le stime dei costi a 35 miliardi di euro, a carico dell’Italia, escludendo una grande varietà di opere connesse, quale il raccordo al nodo torinese, infrastrutture per ospitare i lavoratori e decine di opere sussidiarie che un cantiere di 20 anni comporterebbe.

Ma restiamo ai 35 miliardi e vediamo che cosa potrebbe succedere,
attenendoci all’esperienza italiana delle linee ad alta velocità. 

Le spese della Roma-Firenze sono cresciute di 6,8 volte rispetto ai preventivi, quelle della Firenze-Bologna di 4 volte, quelle per la Milano-Torino di 5,6 volte. Stiamo parlando di dati ufficiali, ben noti, e sui quali la stessa magistratura sta cercando risposte.
Se, in base a questa esperienza scegliamo il moltiplicatore più basso, quello dell’incremento dei costi della TAV Firenze –Bologna, e moltiplichiamo per 4 le spese preventivate, i 35 miliardi diventano una cifra da fantascienza finanziaria.

I costi della militarizzazione della valle di Susa

Costruire una grande opera contro la volontà di una popolazione può avere degli oneri che è interessante calcolare: oggi in Valle di Susa sono stati mobilitati circa 2.000 poliziotti, per lo sgombero del cantiere di Chiomonte. Ogni otto ore devono fare il cambio turno, con spostamento di mezzi, masserizie, costi di occupazione di alberghi e altri aspetti logistici.
Non essendo un fine economista, ho calcolato che il costo lordo orario di un poliziotto sia di circa 30 euro all’ora (comprensivi degli oneri citati), stima decisamente al ribasso.
30 euro moltiplicato 2.000 poliziotti è uguale a 60.000 euro all’ora. Per le 24 ore diventano 1 milione e 440 mila euro al giorno.. al mese il costo diventa di oltre 43 milioni di euro. Sull’anno parliamo di oltre mezzo miliardo di euro.
L’attuale dispiegamento di forze serve a difendere il cantiere di Chiomonte. Già Domenica 3 luglio è prevista una grande dimostrazione con pulman e treni in arrivo da tutta Italia. I manifestanti assedieranno il cantiere e sarà evidente l’impossibilità di mantenere sul campo una situazione da scenario nord-africano.
Immaginate che cosa vorrebbe dire presidiare contemporaneamente decine di cantieri. Vogliamo almeno triplicare il numero di uomini, mezzi, complessità logistica e ovviamente i costi?
Sono cifre che se moltiplicate per gli anni necessari alla costruzione dell’opera diventano insostenibili.
Lo Stato italiano non ha le risorse per contrapporsi alla protesta della popolazione della Val di Susa, che, fatti questi conti, sa bene di avere di fatto la vittoria in pugno.

L’opera è strategica? 

Negli anni 80, alla luce di dati incerti, si sarebbe potuto sperare che quest’opera fosse strategica. Perché possiamo essere certi che non sia più strategica?

1° ) Nel 2011 i corridoi europei sono diventati 30, e altri stanno  per essere inaugurati.
Le merci transitano su rotaia o gomma, e passano nel valico più competitivo come costo.
I valichi sono gestiti da società private, in concorrenza tra loro.
Se l’opera Torino-Lione prevede di recuperare il 40 % dei costi di investimento dalle tariffe pagate dalle merci in transito (tra vent’anni) è probabile che il flusso di merci e passeggeri su questa linea si ridurrà drasticamente, spostandosi sugli altri valichi per questione di prezzo del pedaggio.
Già nel 2003 il Conseil Général des Ponts et Chaussées stroncava il progetto della TAV Torino –Lione, anche alla luce dei già avanzati lavori per i tunnel svizzeri.

2°) Da dicembre 2010 è operativo il ristrutturato tunnel ferroviario del Frejus, con capacità di trasporto anche dei containers più grandi. Questo tunnel insieme al tunnel autostradale, sono oggi infrastrutture ampiamente in grado di rispondere anche alla previsione di 40 milioni di tonnellate di merci annue (2030)  fatte dal TLF (l’impresa che dovrebbe realizzare il nuovo tunnel), previsione del tutto ridimensionata da Alpinfo e da SBB che stimano per il 2030 valori prossimi ai 10 milioni di tonnellate in transito.

3°) Altro concorrente formidabile sono i voli low cost, estremamente competitivi anche per il traffico merci su distanze oltre i 500 km.

4°) Per il traffico passeggeri le cose vanno peggio. Non mi dilungo in quanto ogni cittadino ha ben presente quali sono i costi di un Freccia Rossa per andare da Milano a Roma, o dal sud al nord Italia: davvero poco competitivo con le attuali tariffe aeree low cost.

5°) Non mi dilungo sul tema dei flussi merci, ma invito tutti i lettori a vedere alcuni brevi filmati del professor Marco Ponti, pubblicati su You Tube, che chiaramente illustra l’inutilità dell’opera.

Alla luce di queste informazioni come può essere sostenuto che l’opera è strategica?
Eppure, di fronte a dati così evidenti, le forze di governo e il Partito Democratico insistono sulla imprescindibilità dell’opera.  Viene da chiedersi il perché..

Il tunnel di 57 km 

La Torino-Lione prevede la realizzazione di un tunnel di 57 km, a quota di altitudine piuttosto elevata.
Dal  15 Ottobre 2010 il tunnel più lungo del mondo è diventato la Galleria di base del San Gottardo, tunnel ferroviario che con i suoi 57 km ha battuto il primato di un’altra galleria ferroviaria: il Seikan Tunnel, che si trova in Giappone.
Va detto che il tunnel del San Gottardo vedrà sfrecciare i primi treni soltanto nel 2017.
Il tunnel del San Gottardo collegherà idealmente Genova  a Rotterdam lungo quello che viene chiamato il corridoio 24.
Il San Gottardo (senza calcolare le opere annesse quali strade autostrade etc.. ) è costato 7 miliardi di Euro, finanziati dalla Svizzera, a seguito di un referendum che chiedeva alla popolazione la disponibilità all’autotassazione dei cittadini.

Il tunnel della Manica 

Il tunnel della manica è lungo circa 50 km. Sul lato inglese sono stati rimossi 4 milioni di metri cubi di roccia, la maggior parte dei quali scaricati sotto la Shakespeare Cliff vicino a Folkestone, strappando al mare una superficie di circa 36 ettari, oggi chiamata Samphire Hoe e destinata a parco pubblico.
Complessivamente sono stati rimossi 8 milioni di metri cubi di materiale roccioso, ad un ritmo medio di 2.400 tonnellate all’ora.
Per tunnel marini è più facile il riposizionamento del materiale estratto, con evidente contenimento dei costi, mentre per un tunnel in alta montagna bisogna mettere in conto anche il trasferimento del materiale a valle. La logistica si complica. Le cifre crescono rapidamente.  L’impatto ambientale diventa devastante (si tratterebbe di circa 1 milione di viaggi con bilico a 5 assi, il più grande a capacità di carico).
Ma leggete con attenzione queste informazioni: “il costo complessivo del Tunnel della Manica è stimato attorno agli 11 miliardi di Euro. Il tunnel sta operando in perdita ed il valore delle azioni che hanno finanziato l’opera ha perso il 90% del proprio valore tra il 1989 ed il 1998. La società Eurotunnel ha annunciato una perdita di 1,33 miliardi di sterline nel 2003 e 570 milioni di sterline nel 2004 ed è in costante negoziato con i creditori. A propria difesa Eurotunnel cita un traffico insufficiente (solo il 38% dei passeggeri ed il 24% delle merci previste in fase di progetto) e un gravoso carico di interessi sul debito. Parte dell’insuccesso commerciale dell’operazione sembra essere causato dalle eccessive tariffe di transito”.
(fonte wikipedia).
Il Tunnel della Torino –Lione comporta già a progetto una serie di difficoltà logistiche che ne renderebbero la gestione sicuramente in perdita (sono spropositate per esempio le voci di costo previste per la sua aereazione e la dissipazione del calore dovuta al passaggio dei treni). Pertanto quest’opera faraonica dovrà essere costantemente finanziata dalle imposte degli italiani.

E se fossero state pagate tangenti? 

Se si da per scontato che un opera pubblica comporti delle tangenti si può essere accusati di dietrologia, salvo poi trovar conforto nell’indagine dei magistrati, che ormai sembrano muoversi a colpo sicuro.
Se viene versata una tangente per l’aggiudicazione di un appalto, è estremamente difficile che la stessa possa essere restituita se l’opera aggiudicata in qualche modo si blocca.
Ma non è pensabile neanche sostenere che chi ha incassato la tangente e non ha garantito il profitto possa semplicemente far finta di nulla e andarsene con il malloppo. Allora diventa indispensabile per il concusso animarsi a favore dell’opera,e muoversi con la determinazione di chi è posseduto da un Fuoco Sacro!
Viene da chiedersi, senza troppa dietrologia, se qualche tangente sia stata versata per l’aggiudicazione delle opere in Val di Susa.
Tanto per stare ai fatti, Paolo Comastri è il Direttore generale della LTF (Lyon Turin Ferroviarie), la società che dovrebbe realizzare il tunnel.  Un mese fa, è stato condannato dal tribunale di Torino a otto mesi di reclusione per turbativa d’asta, in relazione ad un’opera complementare alla TAV Torino-Lione.
Quale politico oggi siederebbe al tavolo con un condannato (oggi in primo grado), a discutere di opera per cui quella condanna è stata pronunciata? Ebbene oggi Paolo Comastri siede regolarmente a tutti i tavoli istituzionali del progetto TAV  Torino –Lione, insieme a politici e amministratori pubblici.
Ora ognuno di noi può mettere insieme degli elementi e sviluppare il proprio pensiero libero, in merito.
Il fenomeno delle tangenti potrebbe spiegare la necessità di riavviare i lavori (o almeno fingere di averne l’intenzione) a seguito di mazzette ormai pagate e non restituibili?

Si possono costruire grandi opere a discapito di una popolazione? 

Pur non essendo cittadino della Valle di Susa, in questi anni ho sempre portato la mia solidarietà a quella comunità. Personalmente ritengo che di fronte alla indispensabilità di un’opera pubblica di utilità collettiva le popolazioni locali debbano essere convinte, indennizzate ed incentivate a tollerare anni di sacrificio per il bene futuro delle generazioni che verranno.
Ma non è questo lo scenario in Valle di Susa, dove di fronte ai disastri geologici, alla previsione di incrementi patologici dell’ordine del 10 % della popolazione dovuto a patologie cardiocircolatorie e respiratorie (dati del progetto giugno 2010),  si tenta di realizzare un’opera assolutamente inutile.
Sono stato spesso a manifestare con quelle genti. Ho visto bambini, giovani, adulti e anziani, sfilare insieme ed essere chiamati dai media “anarco-insurrezionalisti”.
La militarizzazione della valle ha ricostruito solidarietà e legami antichi, una nuova coscienza, formatasi lontano dalla televisione. Le persone si ritrovano a far feste nei presidi, a scambiarsi aiuto, a condividere il tempo con i figli, ad innamorarsi e costruire legami forti, come non si vedono più nella nostra società.
Gli appelli alla manifestazione pacifica sono costanti, ma quando i camion e le ruspe cominciassero davvero il loro lavoro? Pensateci.. sareste disposti a tollerare lo scempio della vostra terra, della vostra casa, la paura delle malattie per i vostri figli? Potreste rimanere inerti a guardare le facce sanguinanti di amici e parenti che rientrano sconfitti da una manifestazione, presi a bastonate da poliziotti mandati in guerra, in una guerra che certo neanche loro combattono volentieri?

La mia certezza è che, dopo tanti anni di battaglie,
quella popolazione non si arrenderà mai.

E se qualche politico pensasse che abbassare i fucili ad altezza d’uomo sia la misura necessaria dopo i candelotti lacrimogeni a frammentazione cs (orto-clorobenziliden-malononitriledi, proibiti dalle convenzioni internazionali come arma chimica) lanciati lunedì 27 giugno 2011, quel politico sappia che quel giorno troverebbe genti ancora più determinate a vincere e, a quel punto, a qualsiasi prezzo e con qualunque mezzo.
Vorrei  che i cittadini di tutta Italia, magari correttamente informati, potessero scegliere con un referendum la realizzazione di quest’opera, perché non si arrivi al giorno di dover contare i morti di questa cattedrale alla stupidità. Non ci sarà mai quel referendum, perché coloro che oggi provano a realizzare quest’opera sono gli stessi che hanno tentato di costruire le centrali nucleari e impossessarsi dei beni pubblici. E costoro hanno ben capito cosa comporta un popolo che decide.

Claudio Guerra Manfredi

Scritto e tratto da: www.disinformazione.it

Val di Susa: Fantasmi della realtà e potere dei banchieri!

Fantasmi della realtà e potere dei banchieri 

di Ida Magli ItalianiLiberi http://www.italianiliberi.it/

Si stanno rappresentando in questi giorni, in diversi paesi d’Europa, straordinarie commedie dell’assurdo. Gli attori più in vista sono gli uomini di Governo – in Francia, in Spagna, in Grecia, in Germania, in Italia – ma sono coadiuvati talmente bene in questa recita da tutti gli altri responsabili della vita politica e sociale, e prima di tutto dai giornalisti, che noi, poveri cittadini-sudditi, non riusciamo a capire perché il loro frenetico agire ci sembri così privo di una concreta direzione di senso e temibile proprio per questo.
Lo spettacolo offerto dagli “attori” italiani è tragico e surreale al tempo stesso. Berlusconi, Tremonti,  Bossi, recitano a meraviglia i loro piccoli scontri sul bilancio, sul trasferimento di qualche Ministero al Nord, sulla necessità del governo centrale di aiutare lo smaltimento dei rifiuti a Napoli, come se davvero questi fossero i problemi politici di una Nazione che non soltanto deve provvedere alla vita ordinata di 60 milioni di persone ma che, per la sua posizione geografica, per i suoi impegni con l’Ue e con la Nato, è al centro di interessi economici e militari a livello mondiale. Le opposizioni stanno al gioco con una puntualità e una solerzia quasi incredibili, tenendo ben fissa l’attenzione dei cittadini, ma in apparenza anche la propria, sui piccoli particolari di queste dispute come se davvero fossero racchiusi qui i maggiori problemi degli Italiani. Se qualche volta la polemica sembra diventare più forte, è soltanto perché lo scambio di invettive ha assunto termini maggiormente violenti e volgari, ma si tratta in tutti i casi di invettive a vuoto: servono ad alimentare la commedia. Della politica vera, dei drammatici problemi veri, non parla nessuno, né al governo né all’opposizione.

I problemi più importanti

Sono problemi che chiunque è in grado di vedere e che, volendo limitarsi esclusivamente ai più gravi ed impellenti, possiamo indicare nel modo seguente:

1) L’ inesistenza dell’Europa come realtà politica, dalla quale però dipendiamo come se esistesse (la vicenda della guerra in Libia decisa da Sarkozy ne è una soltanto una delle ultime e sconvolgenti prove).

2) L’ appartenenza dell’Italia alla Nato, organizzazione militare che non si sa più a quale direttiva politica obbedisca data la mancanza di un’autorità politica europea e la contemporanea perdita di potere dei singoli Stati d’Europa (nessuno s’interroga, per esempio, su quale ruolo stia svolgendo nella politica estera l’Inghilterra, sempre sorella degli Stati Uniti ma con un piede dentro e uno fuori dell’Ue).

3) Il potere assoluto dei banchieri, a livello mondiale ed europeo, che ha completamente esautorato i politici nazionali e sta mano a mano svuotando l’essenza stessa dei singoli Stati costringendoli a vendere i loro possessi e finanche il proprio territorio (la Grecia è soltanto la prima di una catena già pronta).

4) L’irrazionalità di una sola moneta come espressione e strumento di 17 Stati totalmente differenti per il loro peso politico e le loro dimensioni economiche. E’ evidente che, o si disfa al più presto questa costruzione sul vuoto, oppure si verificherà un catastrofico fallimento collettivo. C’è forse bisogno di una qualsiasi dimostrazione in questo campo? L’euro è soltanto il diverso nome del marco. Un marco privo, però, dello Stato di cui era espressione. Per questo la Germania ha funzionato fino adesso come lo “Stato ombra” dell’euro. Ma è chiaro che la Germania non può continuare a reggere questa mastodontica finzione senza farsi trascinare anch’essa nel baratro: prestarsi soldi fra debitori (l’Italia, tanto per fare un esempio, ha iscritto nelle uscite del proprio bilancio il denaro prestato alla Grecia) è una pratica da “pazzi”, che nessun “povero” metterebbe in atto e che nessun usuraio accetterebbe, ma che i banchieri della Bce e del Fmi fingono di trovare normale e necessaria, spingendola fino all’estremo al solo scopo di rimanere alla fine  “proprietari”, concretamente proprietari di tutta l’ Europa dell’euro.

5) L’eliminazione degli intellettuali dalla leadership, concordemente attuata da tutti i partiti europei, fatti esperti dallo scontro-sottomissione degli intellettuali nella Russia bolscevica. I partiti più importanti in Europa sono anche oggi quelli essenzialmente comunisti, reduci del comunismo e più o meno suoi eredi. L’Italia ne rappresenta la più fulgida testimonianza: il Presidente della Repubblica è appartenuto per tutta la vita, fino dai tempi di Stalin, al Partito comunista. Con il trattato di Maastricht gli intellettuali sono stati praticamente aboliti; non si sente più nessuna voce che possieda autorità tranne quella dei banchieri. Segno evidente di una tragica realtà: se sono morti gli intellettuali, è morta la civiltà europea.

6) La complicità di tutti i mezzi d’informazione con il disegno dei politici e dei banchieri. Una complicità così assoluta quale mai si era verificata prima nella storia perché non obbligata da nessuna censura. Gli oltre 500 milioni di cittadini d’Europa coinvolti nell’operazione disumana di lavorare senza saperlo al proprio suicidio, vi sono stati condannati non tanto dai politici quanto dai giornalisti. Senza il silenzio dell’informazione non sarebbe stato possibile condurre in porto un disegno di puro potere quale quello in atto.

Politici e banchieri in commedia

Se ciò che ho messo sinteticamente in luce è il quadro generale, per quanto riguarda i piccoli avvenimenti di quest’ultimo periodo a casa nostra non si può fare a meno di rilevare gli errori compiuti dai partiti di governo. Il Pdl e la Lega avrebbero avuto il dovere di piegarsi almeno per un momento a riflettere sui motivi delle sconfitte riportate nelle ultime elezioni e nei referendum. Per farlo, però, sarebbe stato necessario abbandonare il gioco della finzione come unica attività dei politici, uscire dalla “rappresentazione”, scendere dal palcoscenico dell’assurdo, cosa che evidentemente non hanno il coraggio di fare. Che non sia facile è chiaro.

Bisognerebbe, infatti, rivelare agli Italiani che la sovranità e l’indipendenza della Nazione non esistono più, che tutte le funzioni vitali della società e del potere sono state consegnate in mani straniere e che quello che sembra ancora autonomo ed efficiente è di fatto pura apparenza. E’ sufficiente un solo esempio.

Tutto il gran parlare e il gran manovrare che si verificato in questi giorni intorno ai nomi del Signor Draghi, del signor Bini Smaghi e di altri importanti banchieri, appartiene al mondo della “rappresentazione”, della “commedia surreale”. In realtà i politici e il governo italiano non possiedono in questo campo alcun potere. Il signor Draghi, il signor Bini Smaghi, il signor Trichet (presidente della Bce) sono, chi in un modo chi in un altro, i proprietari, i possessori, gli “azionisti” delle Banche centrali. La Banca d’Italia, la cui direzione il signor Draghi sta per lasciare nelle mani del probabile signor Bini Smaghi, non è per nulla la Banca “di” Italia, non appartiene allo Stato italiano; quel “di”, particella possessiva, è un falso perché si tratta di una banca di proprietà di cittadini privati, possessori, come il signor Draghi,  di parti del suo capitale, e continua a portare il nome di quando era effettivamente di proprietà dello Stato italiano ed emetteva la moneta dello Stato, esclusivamente allo scopo di ingannare i cittadini italiani. Stesso discorso si può fare per la Banca centrale europea, anch’essa proprietà di ricchissimi banchieri privati come i Rothschild, i Rockfeller e gli altri banchieri possessori del capitale della Banca d’Inghilterra, della Banca d’Olanda  e ovviamente anche della Banca d’Italia come il signor Draghi. Lo Stato italiano, quindi, non ha, come nessun altro Stato europeo, alcun potere sulle nomine e tutto il gran parlare che si è fatto sul rispetto delle “procedure” da parte del Governo, sull’approvazione da parte del Parlamento europeo della nomina di un “illustre italiano” nelle vesti del signor Draghi, è stata una commedia, finzione allo stato puro: i banchieri si scelgono, si cooptano fra loro, tenendo nascosto il proprio potere dietro la copertura dei politici.

In conclusione: non c’è nessuno, in Italia, che non lavori a ingannare i cittadini, ivi compresi – è necessario ripeterlo e sottolinearlo – i giornalisti, la cui complicità è determinante in quanto costituisce il fattore indispensabile alla riuscita della rappresentazione.
Rimane la domanda fondamentale: perché i politici hanno rinunciato al proprio potere trasferendolo nelle mani dei banchieri? Nessuno ha ancora dato una risposta soddisfacente a questo interrogativo ed è questo il motivo per il quale siamo tutti paralizzati: siamo prigionieri in una rete fittissima ma non sappiamo contro chi combattere per liberarcene.

Il regno di Bruxelles

Laddove i banchieri non sono soli a comandare, troviamo insieme ad essi altri privati, non soggetti a nessuna votazione democratica, quali i Commissari dell’Ue e i Consiglieri del Consiglio d’Europa, di cui probabilmente gli Italiani non conoscono neanche il nome. In quel di Bruxelles le commedie dell’assurdo abbondano, tanto più che, lontani da qualsiasi controllo, si sono moltiplicati i ruoli, gli attori e i fiumi di denaro necessari alle rappresentazioni. Gli obbligati “passaggi” di alcune normative attraverso il Parlamento europeo, per esempio, costituiscono soltanto una delle innumerevoli, mirabili finzioni che sono state ideate per ingannare i poveri sudditi dell’Ue. Infatti le decisioni importanti vengono  prese in ristretti gruppi di élite (il Bilderberg, l’Aspen Institute, per esempio) e la loro consegna al Parlamento obbedisce ad un rituale pro-forma, ad un’apparente spolverata di democraticità, così come soltanto pro-forma vengono consegnate poi per la ratifica finale ai singoli Parlamenti nazionali. Il nostro Parlamento, ubbidientissimo e servile come nessun altro, a sua volta le approva  senza preoccuparsi neanche di farcelo sapere. A tutt’oggi l’80% delle normative in vigore in Italia è dettato da Bruxelles, ma gli Italiani credono ancora di essere cittadini di uno Stato sovrano.

Insomma, dobbiamo guardare in faccia la realtà: lo Stato italiano esiste soltanto di nome e noi, suoi sudditi, serviamo a tenere in vita, con i nostri soldi e la nostra credulità, una miriade di istituzioni “crea carte” e “passa carte” prive di reale potere. Si tratta, però, di istituzioni che, come succede sempre negli Stati totalitari, creano per sé a poco a poco il potere che non possiedono costruendo e organizzando cerchi sempre più larghi di nuove istituzioni, di inestricabili burocrazie. Non per nulla un esperto della Russia bolscevica quale Bukowski ha affermato che l’Ue ne costituisce una copia. Non si tratta di un’affermazione esagerata: gli avvenimenti che lo provano sono sotto gli occhi di tutti, anche se per la maggioranza dei cittadini, accecati dalla “rappresentazione” della democrazia, è difficile accorgersene. Ma presto la burocrazia mostrerà la durezza della sua faccia.

Dittatura europea e Val di Susa

E’ di questi giorni lo scontro dei cittadini con il governo “democratico” a causa della cosiddetta “Alta velocità” in Val di Susa. Si tratta di un’opera imposta dall’Ue, ovviamente non per collegare Torino a Lione, affermazione incongrua e ridicola, ma per poter fingere che l’Europa sia un unico territorio, trasformando le Alpi e l’Italia in un “corridoio” europeo (non sono io ad avergli dato questo nome: l’hanno chiamato così coloro che si sono autoproclamati proprietari dell’Europa). “Traforare le Alpi”per far passare un treno da Torino a Lione è un’operazione talmente folle che è impossibile trovare aggettivi sufficienti a definirla. L’insensibilità dei padroni dell’Europa e dei loro servi italiani per ciò che è la “natura”, il territorio, il paesaggio, come la prima e assoluta bellezza di cui è divinamente ricca l’Italia, sarebbe sufficiente a negarne l’autorità e il potere. Deve essere comunque chiaro a tutti, e affermato con assoluta determinazione, che il territorio di una Nazione è proprietà del suo popolo, e non può essere alienato in nessun modo se non per espressa volontà del popolo. I politici odierni non sono  monarchi, non possiedono, come un tempo i re, i territori che governano. Il governo italiano ha dimostrato in questa occasione, più e meglio che in molte altre, il suo disprezzo per la democrazia, opponendo la forza della polizia alla sovranità dei cittadini, mentre il suo primo dovere sarebbe stato quello di rifiutare l’imposizione dell’Ue per un’opera  ingegneristicamente mostruosa, rischiosa fino all’impossibile, priva di una qualsiasi giustificazione. Appellarsi al denaro fornito dall’Ue, come i politici sono soliti fare,  costituisce l’ennesima prova del disprezzo che nutrono per l’Italia, per il suo territorio, per la sua bellezza. Una prova, inoltre, della loro incapacità a credere che esista qualcuno al mondo la cui anima non somigli a quella dei banchieri.

Tratto da: www.disinformazione.it

giugno 26, 2011

Quel “Moderato” stato di Israele… Shaloom my cojòn!

giugno 14, 2011

Israele: Assassinati impunemente 14 civili e feriti oltre 200 – Mass-Media Complici!

Israele, sangue sul confine del Golan:
uccisi 14 manifestanti

05/06/2011, ore 18:24 – Quattordici morti accertati e circa 220 feriti: è il drammatico bilancio della sparatoria al confine tra Israele e Siria. Cifre che al momento vengono definite provvisorie e che potrebbero aggravarsi, dopo il raid delle forze armate israeliane di guardia sulle alture del Golan, strappate a Damasco durante la Guerra dei Sei Giorni e annesse unilateralmente. Soldati che ancora una volta sparano sui manifestanti.

Le forze armate hanno infatti aperto il fuoco all’indirizzo di centinaia di dimostranti filo-palestinesi, molti provenienti dai campi profughi palestinesi vicini, i quali avevano cercato di oltrepassare la recinzione di ferro spinato che corre lungo la linea del cessate-il-fuoco del 1967. Il tutto proprio in occasione della giornata della “Naksa”, ossia nel 44esimo anniversario della sconfitta degli eserciti arabi. Una rabbia che dura ormai da 44 anni e che sfocia ancora una volta in un bagno di sangue.

Prima colpi in aria, poi i militari appostati hanno sparato sulla gente. “Chiunque cercherà di attraversare il confine sarà ucciso”, urlavano i militari israeliani all’indirizzo dei dimostranti con l’ausilio dei megafoni. Dall’alba in Israele le forze di sicurezza sono in stato di massimo allerta per le dimostrazioni convocate da diversi movimenti radicali in occasione dell’anniversario, e tra le zone più «sensibili» ci sono proprio le alture del Golan. In Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e nei Paesi arabi confinanti, come pure all’interno dello stesso Stato ebraico, i manifestanti sono stati istruiti a premere sui posti di blocco israeliani eretti alle frontiere: esattamente come avvenne un mese fa, nel 63mo anniversario della nascita dello Stato di Israele che per i palestinesi è la “Naqba”, il Giorno della Catastrofe. Allora furono uccisi quindici civili.

di Davide Gambardella

Riproduzione riservata ©

giugno 12, 2011

La Vergogna di un’America corrotta e vendicativa.. Questi porci corrotti e vigliacchi!

Caso Palin, il cracker finisce in prigione

Il giovane doveva scontare oltre un anno di pena in una casa d’accoglienza. L’ente che controlla le prigioni degli USA non ha avallato la decisione del giudice

Roma – Si trova in una prigione federale il giovane cracker, David Kernell, che nel 2008 aveva fatto irruzione nella posta elettronica dell’allora candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti e governatrice dell’Alaska, Sarah Palin.

Dopo un processo, durato circa due settimane a maggio dello scorso anno, il giovane era stato ritenuto colpevole di due reati: accesso illegale e ostacolo alle indagini. La conclusione della vicenda era stata decretata dal giudice Phillips che aveva condannato il ventitreenne alla pena di un anno e un giorno, e tre anni di libertà vigilata da scontarsi, sotto consiglio del giudice, in un istituto diverso da un penitenziario e a metà strada tra casa sua e lo stato dove risiede la Palin: a patto che l’ufficio di presidenza delle prigioni degli Stati Uniti (BOP) concordasse tale decisione.

La raccomandazione del giudice non è stata però tenuta presente e il giovane cracker si trova ora a scontare la sua pena in un campo di prigionia a bassa sicurezza a 300 miglia dalla sua casa di Knoxville, in Tennessee.Il BOP non ha voluto fornire spiegazioni sul motivo per il quale non si sono seguite le raccomandazioni del giudice Philips, dichiarando semplicemente che per tale scelta sono state presi in considerazione una serie di fattori.

Stando a quanto riportato dal professor Robert Weisberg, direttore del centro di giustizia penale presso la Stanford University in California, “se lo stato di carcerazione è nelle mani del BOP è quest’ultimo a determinare la natura della carcerazione”: dunque, “nel caso in questione Il BOP non è vincolato dalla raccomandazione giudiziaria”. “Non c’è una regola generale o uniforme degli Stati Uniti”, ha concluso.

Raffaella Gargiulo su punto-informatico.it

giugno 7, 2011

Sete di profitto – Le banche mettono le mani sull’acqua – “Vota Si,Si,Si,Si e fottile!!”

di Roberto Cuda – tratto da “Valori” – Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità
Visto su http://www.informasalus.it/it/articoli/sete-profitto-banche-mani-acqua.php

“Chiare, fresche, dolci acque. E redditizie”

Il mondo della finanza, istituti di credito in testa, non si lascerà sfuggire l’occasione d’oro offerta dal governo, che ha dato vita ad una privatizzazione forzata del comparto idrico. Che dovrà concludersi entro il 2015.
Chiare, fresche, dolci acque. E redditizie. Senza fare troppo rumore, le banche stanno mettendo le mani su una delle risorse vitali del Paese (e del mondo intero). Dopo aver acquisito piccole quote nelle principali società idriche del settore, ora si avvicina il momento di fare il grande salto. Restano due ostacoli da superare: le tariffe (troppo basse) e il referendum per l’acqua pubblica.

Poi sul resto ci si può mettere d’accordo. La svolta è arrivata con l’operazione San Giacomo, nuovo polo dell’acqua controllato da Iren (frutto della fusione tra la ligure-piemontese Iride e l’emiliana Enìa) in partnership con F2i, il fondo di private equity guidato da Vito Gamberale e partecipato al 55% da Intesa SanPaolo, Unicredit, Merryl Lynch e sette fondazioni bancarie. F2i nella nuova società – che ha inglobato la genovese Mediterranea delle Acque – avrà una quota del 35%, con l’opzione di salire al 40%. Altro socio di rilievo con l’8% è la Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta partecipata al 30% dalle stesse fondazioni.

Manovre che segnalano gli appetiti del mondo creditizio verso un boccone troppo ghiotto per farselo sfuggire, specie in periodi di vacche magre. E il ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, lo ha offerto su un piatto d’argento con un decreto del 2009, poi convertito in legge, avviando una vera e propria privatizzazione forzata del comparto. Infatti entro il 2015 i comuni dovranno scendere al 30% nelle società quotate in Borsa (al 40% entro giugno 2013), mentre nelle aziende a totale capitale pubblico l’azionista privato dovrà salire al 40% entro quest’anno. In caso contrario scatta l’obbligo di gara per l’affidamento del servizio.
Una rivoluzione per il settore, che riverserà in Borsa partecipazioni per oltre due miliardi di euro nei prossimi tre anni e mezzo, rimettendo in gioco gli attuali assetti proprietari. Sempre che il referendum non rovini la festa.

Il cappio dei debiti

Intanto sui pacchetti in vendita hanno messo gli occhi tutti: banche, gruppi industriali (in primis Caltagirone, già azionista di rilievo di Acea), fondi di investimento, fondi pensione, fondazioni bancarie, ma anche organismi pubblici come Cassa depositi e prestiti e veicoli come F2i. I Comuni dal canto loro potrebbero cogliere l’occasione per dare un po’ di ossigeno alle casse, in sofferenza per il taglio ai trasferimenti, cedendo quote anche superiori alla soglia imposta per legge.

Le banche tuttavia sono avvantaggiate sui competitor grazie agli intrecci finanziari già in essere, che legano a doppio filo le sorti del settore agli interessi degli istituti. Le sole società quotate hanno debiti bancari per 6 miliardi di euro, su 9 miliardi di capitalizzazione, che fruttano ogni anno dai 240 ai 360 milioni di interessi (prelevati direttamente dalle bollette dei cittadini). Una spada di Damocle che peserà non poco nel processo di privatizzazione, quando cioè si tratterà di collocare le partecipazioni sul mercato. In prima fila svetta Intesa SanPaolo, seguita nell’ordine da Banco Popolare, Unicredit, Dexia Crediop, Mps e Bnp (che controlla Bnl): sono loro che tengono le briglie del debito nel comparto idrico, ben in grado di influenzare le scelte strategiche delle aziende clienti. E saranno loro, con tutta probabilità, a contendersi la torta.
«Sul piatto ci sono soprattutto le imprese del Nord, più ricche ed efficienti», continua Lembo, segretario nazionale del Comitato italiano per il Contratto mondiale dell’acqua.
Inoltre, continua Lembo, «mentre in regioni come la Toscana, l’Umbria e l’Emilia le tariffe sono già aumentate, in Lombardia e Veneto ci sono margini molto più ampi. Ma per ora le banche mantengono uno stretto riserbo sull’argomento, visti i nostri tentativi (andati a vuoto) di avere qualche chiarimento».

Del resto i rischi sono bassi e il rendimento è garantito per legge. Già nel 2006, infatti, la normativa stabilisce una remunerazione minima del 7% sul capitale investito, da incorporare nelle tariffe.
«Ma si tratta appunto di una soglia minima – continua Lembo – destinata con tutta probabilità a salire, visto che in Italia la tariffa media è circa la metà di quelle europee. La stessa remunerazione viene garantita ai fondi pubblici, ad esempio quelli erogati da Cassa Depositi e Prestiti, quando i tassi applicati da quest’ultima agli enti locali si attestano oggi intorno al 3%. Una norma iniqua, di cui abbiamo chiesto l’abrogazione per via referendaria». Nel 2009 F2i ha assicurato agli investitori un rendimento medio del 15%, al di sotto del quale difficilmente scenderà in futuro se vuole continuare a rastrellare capitali.

A pesare saranno anche gli interventi per chiudere le falle di una rete non proprio in ottimo stato – si stimano non meno di 50 miliardi di euro nei prossimi 15 anni – che aumenteranno i debiti delle multiutility e faranno lievitare i prezzi. È questo un nodo cruciale dei processi in atto, come spiega Andrea Gilardoni, docente di Economia e gestione delle utilities all’università Bocconi di Milano: «Il settore idrico è oggetto di grande attenzione, ma richiede grossi investimenti, che la pubblica amministrazione non è più in grado di sostenere. Il fabbisogno è di gran lunga superiore alle risorse disponibili e non resta che il ricorso alla finanza privata per riparare le reti e garantire una gestione efficiente delle varie fasi, dal trasporto alla depurazione, dal riciclo al trattamento fognario. Le nuove normative europee, d’altro canto, impongono parametri qualitativi dai quali non possiamo prescindere».

Il nodo tariffe

Le tariffe saranno, dunque, il vero spartiacque di un ingresso in forze della finanza privata. «Banche e fondi intervengono solo se hanno ritorni adeguati – conferma Gilardoni – e dunque servono prima regole chiare e trasparenti, come è già avvenuto nel settore elettrico, a partire dalle tariffe. Le banche finora hanno mostrato prudenza, proprio a causa dell’incertezza normativa e del malfunzionamento del sistema degli Ato. Per contro la natura del servizio idrico potrebbe garantire rendimenti costanti che, soprattutto in periodi di crisi, costituiscono un asset importante. Si tratta insomma di investimenti con rischi contenuti, meno sensibili ai cicli dei mercati finanziari».

È d’accordo Giampaolo Attanasio, associate partner di Kpmg specializzato nel settore energy e utility: «L’interesse degli investitori per il comparto è legato al buon rapporto tra rischio e rendimento e a una remunerazione comunque superiore a quella dei titoli pubblici. Tuttavia la mancanza di chiarezza normativa e il basso livello delle tariffe ostacolano l’afflusso di capitali privati. Molti preferiscono aspettare, in attesa di una netta separazione tra patrimonio e gestione del servizio e di un maggiore consenso sugli aumenti tariffari. In ogni caso un eventuale ingresso delle banche non avverrà direttamente, ma attraverso fondi infrastrutturali come F2i, che potrebbero attrarre gli investimenti mettendo in gioco una reale competenza nel settore. Per il resto molto dipenderà dall’esito della crisi, per nulla scontato. Quando le quote dei Comuni verranno messe sul mercato potremmo trovarci di fronte ad un’economia in ripresa oppure ad uno scenario giapponese, di stasi: situazioni molto acquirenti».

Intesa Sanpaolo sembra aver fiutato prima degli altri l’affare

Dai documenti contabili risulta, infatti, la banca di gran lunga più esposta sul settore idrico. Azionista al 10% di Acque Potabili (provincia di Palermo), al 3,6% di Acegas e al 3% di Iren, compare tra i grandi finanziatori di tutte le multiutility quotate in Borsa.
Acegas, Acque Potabili, Acsm Agam, Hera, Iride ed Enìa registrano debiti a breve e medio-lungo termine intorno ai 420 milioni di euro verso Intesa, oltre il doppio dei volumi di Unicredit. Acea e A2A non forniscono il dettaglio dei creditori, ma sappiamo che la banca guidata da Corrado Passera intrattiene rapporti privilegiati con entrambi. Nel marzo 2010 essa garantì il collocamento di un prestito obbligazionario Acea pari a 500 milioni di euro, insieme a Bnp, Mediobanca, Mps e Unicredit, mentre nove mesi dopo compare tra i collocatori di obbligazioni A2A per 1 miliardo di euro, insieme a Bnp, Mediobanca, Banco Bilbao e Calyon. Nei prospetti di entrambe le aziende, depositati alla Borsa del Lussemburgo (paradiso fiscale nel quale è avvenuta l’emissione), si precisa che gli istituti “e le rispettive affiliate sono impegnati, e potrebbero esserlo in futuro, in attività di banca d’investimento, banca commerciale (inclusa l’erogazione di prestiti agevolati) e altre transazioni correlate con le imprese emettitrici e le proprie affiliate e potrebbero prestare servizi per esse”.

Intesa è anche uno dei grandi investitori di F2i, il fondo entrato prepotentemente nel mercato idrico con l’operazione San Giacomo-Mediterranea delle Acque, ma non disdegna interventi di minor cabotaggio in diversi Ato. Nel 2009 ha partecipato alla concessione di un prestito in pool alla società Multiservizi, che ha in appalto il servizio idrico dell’Ato di Ancona per la realizzazione degli investimenti previsti dal Piano d’Ambito, e ha acquisito un mandato per un finanziamento all’Ato di Novara, in attesa del quale ha concesso un prestito ponte in pool con altri istituti. Nel 2008 si segnala la prosecuzione dell’attività di advisory verso la Gori Spa, concessionaria per il servizio idrico dell’Ato Sarnese Vesuviano. Nelle relazioni di bilancio dei due anni precedenti emergono rapporti con l’allora Smat di Torino, a garanzia di finanziamenti della Banca Europea per gli Investimenti, e con la Telete per progetti relativi al ciclo idrico dell’Ato 1 Lazio Nord-Viterbo e dell’Ato 3 Umbria, nonché un’operatività “di particolare rilievo” con le principali aziende del nord Italia, quali Aem Milano, Hera, Asm Brescia e Iride

Tratto da: www.disinformazione.it

aprile 24, 2011

Radiazioni e decontaminazione.. Tutti i danni del nucleare, una maledizione sui nostri figli!

Radiazioni e decontaminazione

Marcello Pamio – 7 aprile 2011

Le centrali atomiche sono fabbriche pericolosissime che producono atomi radioattivi – di solito dall’Uranio e dal Torio – e grandi quantità di calore.
Un impianto nucleare, usa il calore generato dalla decomposizione radioattiva per far bollire l’acqua, i cui vapori serviranno a mettere in moto delle turbine e produrre energia elettrica. Si tratta del modo più costoso, rischioso, assurdo e ignorante per produrre energia!
Se l’assorbimento del calore, per un qualsiasi motivo, viene meno, le barre di uranio si surriscaldano e possono esplodere o fondere, esattamente quello che è accaduto a Chernobyl e ultimamente nella centrale di Fukushima in Giappone.

L’immenso spreco di acqua 

Una piccola centrale da 1000 MWatt (1 GWatt) ha bisogno di 1.800.000 litri di acqua ogni minuto, cioè 30.000 litri al secondo, circa un terzo della portata del nostro Po, solo per raffreddare i reattori.
Questo è il motivo per cui le centrali vengono costruite vicino a fonti di acqua fresca: mari, laghi e fiumi.
In Francia, il 40% di TUTTA l’acqua consumata in un solo anno viene usata per raffreddare i propri reattori nucleari!

Nonostante lo spreco incredibile di acqua, a livello ufficiale si propaganda esclusivamente il basso costo per kilowatt di energia prodotta dal nucleare, nessuno calcola i costi e i danni irreparabili ed irreversibili all’ambiente e agli esseri umani delle emissioni radioattive. Se infatti si considerassero i danni all’ecosistema e le malattie indotte dalle radiazioni (leucemie, tumori, malformazioni, sterilità, impotenza, ecc.) l’energia nucleare risulterebbe essere antieconomica, antiecologica e antiumana!
A 25 anni di distanza da quel sabato 26 aprile 1986, giorno dell’incidente accaduto alla centrale di Chernobyl in Bielorussia, si continuano ancora oggi a contare i morti, anche se il loro numero rimane un mistero!
L’Onu, irriverentemente, parla di 65 morti e forse 4000 presunti, mentre Greenpeace denuncia almeno 200.000 sicuri e circa 6 milioni di morti nei prossimi decenni. La triste e amara realtà è che oggi stiamo ancora pagandone le conseguenze.

Il terremoto in Giappone 

La realtà giapponese è forse anche più grave: un reattore è andato in fusione producendo un inquinamento radioattivo pesantissimo. Le notizie sono frammentarie, e come sempre, non sapremo mai con esattezza l’entità dei danni e soprattutto dei rischi per gli esseri umani.
Certamente il fallout radioattivo, cioè la ricaduta delle particelle radioattive non riguarderà il Sol Levante, ma l’intero pianeta. Grazie alla circolazione di venti che distribuiscono gli inquinanti in tutta l’atmosfera, grazie alle correnti atmosferiche, oceaniche, le circolazioni idriche sotterranee, le alghe, pesci, uccelli, ecc. la radioattivià giungerà nel continente americano prima ed europeo poi.

Nonostante le rassicuranti parole degli esperti, dei testimonial pubblicitari, dei noti oncologi televisivi, dei governi e naturamente dei loro mentori (lobbies dell’energia e del cemento) le centrali atomiche sono pericolosissime.
Ricordiamo Chernobyl e pochi altri, ma secondo il Sipri, l’Istituto svedese per le ricerche pacifiche) dal 1945 fino al 1986 gli incidenti nucleari seri sono stati 160.[1] Secondo il Chemical and Engineering News, fino al 1977 gli incidenti nucleari statunitensi si aggiravano intorno ai 10.000![2]

L’attuale disastro ambientale del Giappone è solo l’ultimo in ordine cronologico e sembrerebbe molto più grave di quello avvenuto 25 anni fa.
La d.ssa Helen Caldicott, ex fisico dell’Università di Harvard e super esperta nucleare, ha descritto il disastro di Fukushima come una “catastrofe assoluta”, parecchie volte peggiore di quella di Chernobyl, anche perché la centrale giapponese contiene 30 volte le radiazioni di quella russa. Continua la d.ssa Caldicott denunciando che “Il mondo ora sta pagando – e pagherà comunque vada la crisi di Fukushima. Un prezzo salato per l’arroganza e l’avidità che hanno alimentato la loro voglia di costruire sempre più reattori. Facendola bere a politici ingenui, spingendo sui media, e portando una gran parte del pubblico a pensare che il nucleare sia una soluzione ‘verde e pulita’ per il problema del riscaldamento globale, l’industria nucleare ha costruito strutture in modo improprio, con poco o nessun riguardo per le norme di sicurezza, e lo hanno fatto spesso con il nulla osta delle autorità di governo”.[3]

Cosa si può fare per ridurre i rischi di eventuali contaminazioni radioattive? 

Per proteggersi e difendersi da qualche cosa è importante comprendere e conoscere il nemico.
E’ doveroso a questo punto ricordare che non molto si può fare contro le subdole e penetranti radiazioni nucleari, ma certamente ridurne i danni è assai importante.
Altra cosa estremamente utile è in questo periodo, non farsi prendere dal panico e dalla paura, perché tali emozioni giocano un ruolo deleterio bloccando e paralizzando le coscienze.

Cos’è la radioattività 

La radioattività è una violenta espulsione di microscopici ammassi di energia o particelle elettriche da parte di nuclei non stabili che si trasformano in altri emettendo particelle. Le particelle espulse si dicono ionizzanti perché rendono instabili le strutture di altri atomi, in cui si imbattono.
La ionizzazione può interessare l’aria, l’acqua, le pareti di una casa, la macchina e anche un organismo vivente come l’uomo e l’animale.

I radionuclidi 

Si dicono radionuclidi o radioisotopi tutti quegli atomi che emettono radiazioni Alfa, Beta e Gamma.
Sono sempre presenti nell’atmosfera intorno alle centrali nucleari o dopo una esplosione atomica.

Ufficialmente si conoscono sedici radionuclidi: 

Kripto-88, Stronzio-89-90-91, Yttrio-91, Zirconio-95, Molibdeno-99, Rutenio-103-106, Tellurio-127-129-131-132, Antimonio-127-129, Iodio-129-131-132-133-135, Cesio-134-136-137, Bario-140, Lantanio-140, Cerio-141-144, Nettunio-239, Plutonio-239, Curio-242.

Questi radioisotopi hanno un tempo di dimezzamento[4] molto diverso.

Per esempio lo Iodio-132 ha un tempo di dimezzamento di sole 2,4 ore, mentre il Plutonio-238 di 87,7 anni, per arrivare al Plutonio-239 che si dimezza in circa 24.100 anni.

In quanto ionizzanti sono tutti estremamente pericolosi per la salute umana, ma quelli che più interessano dal punto di vista salutare sono: Iodio 131, Cesio-137 e Stronzio-90.

Proprio i radioisotopi che vengono liberati da disastri nucleari e da esplosioni atomiche.

Radiazioni Alfa 

Gli elementi che emettono Raggi Alfa sono: Plutonio-239, Uranio-233, Radio-226, Radon-222 e Polonio-210.
La radiazione Alfa, essendo di carica positiva, quando colpisce un organismo vivente, viene attratta da un organo o un apparato avente carica opposta, cioè negativa.
I danni possono essere semplici infiammazioni, necrosi o ustioni che colpiscono sia le cellule che le terminazioni nervose.
Gli organi più esposti alle radiazioni Alfa sono gli occhi e le orecchie, ma anche il cranio e i nervi cerebrali.
Tali radiazioni per fortuna hanno una penetrazione molto limitata e infatti basta coprire la pelle con indumenti spessi per proteggersi.
Risulta utile fare frequenti docce per lavare la pelle usando saponi all’argilla o alle alghe, mentre internamente la protezione si ottiene con assorbenti fitici e alginici (cereali integrali e alghe e loro estratti), anche l’argilla verde ventilata è un ottimo assorbente.

Radiazioni Beta 

Gli elementi che emettono radiazioni Beta sono: Cesio 136-137, Iodio-131, Rutenio-106, Stronzio-89-90, Yttrio-90, Kripto-85, Zinco-65, Cobalto-60, Potassio-42, Fosforo-32, Carbonio-14.
Le radiazioni Beta sono molto più penetranti delle Alfa e quando entrano nell’organismo creano microscopiche ustioni, alterano i campi magnetici biologici, inattivano enzimi e vitamine, infiammano e indeboliscono l’apparato sessuale, fanno cadere i capelli e danno senso di stanchezza.
Quando un raggio Beta colpisce l’organismo è come un fulmine che si scarica sulle pareti delle arterie, sulla pelle, ustionando e lesionando.
Una buona difesa dalle radiazioni Beta, come vedremo alla fine del presente articolo, si ottiene con l’argilla verde ventilata e gli assorbenti alginici (alghe) e acidi fitici (cereali integrali).
Inoltre l’uso alimentare di fermentati, che stimolano tutte le ghiandole ormonali, è molto efficace sia come decontaminante che come ristrutturante nei punti colpiti dalle radiazioni.

Radiazioni Gamma

Gli elementi che emettono raggi Gamma sono: Cesio-137, Iodio-131, Kripto-85, Zinco-65, Cobalto-60, Potassio-40-42.

I raggi Gamma, della stessa natura dei raggi X delle radiografie, non sono corpuscoli ma ammassi di energia radiante: onde elettromagnetiche a piccola lunghezza d’onda e perciò molto penetranti da oltrepassare una lastra di piombo di 22 mm di spessore!

I raggi Gamma attraversano l’organismo umano come la luce attraversa il vetro di una finestra e possono provocare serie alterazioni strutturali dell’equilibrio elettrico cellulare; cedere per esempio energia a un elettrone libero facendolo diventare un pericoloso raggio Beta.

La difesa sta nella presenza continua di alginati, fitati, argilla e minerali come calcio, magnesio, potassio e sodio e in un apparato digerente forte e sano.

Iodio-131 

Questo radionuclide è molto preoccupante per la salute per via della sua rapidità di assorbimento e immediata concentrazione nella tiroide. Si deposita inoltre nel fegato e ghiandole sessuali.
La tiroide negli esseri umani ha bisogno di Iodio per sintetizzare gli ormoni tiroidei e assume questo importante minerale dagli alimenti e in misura minore dalla respirazione[5].

Quando la concentrazione dello Iodio, a causa di una nutrizione non corretta, è scarsa, la tiroide diventa particolarmente avida di questo minerale e quindi lo accumula rapidamente appena lo riceve dal sangue.
Se a seguito di un indicente nucleare la concentrazione del radionuclide Iodio-131 nell’aria, terreno, alimenti, aumenta, questo viene assorbito istantaneamente nella tiroide stessa, raggiungendo dosi elevatissime.

Lo Iodio radioattivo nella ghiandola è in grado di provocare seri processi infiammatori e tumorali. 

La tiroide accumula Iodio in maniera inversamente proporzionale alla sua massa: tiroidi più piccole, come nei bambini, accumulano maggiormente Iodio-131 rispetto le tiroidi grandi degli adulti![6]
Il periodo di latenza medio fra l’esposizione alle radiazioni e la diagnosi di patologia tiroidea è di circa 4-5 anni. I più frequenti tumori tiroidei infantili causati da un disastro nucleare sono i carcinomi papillari, mentre lo stato pre-tumorale è rappresentato dall’iperplasia micropapillare.[7]
Il tempo di dimezzamento biologico dello Iodio-131 è di 138 giorni, ma il suo dimezzamento fisico (cioè il tempo che l’organismo impiega per eliminarne la metà) è di soli 8 giorni.
La sostanza alimentare che ne viene impregnata in modo maggiore è il latte, mentre se non sono state irradiate, le varie crocifere (cavolo, verza, ecc.) stimolano l’aumento del glutatione che è uno dei migliori “spazzini” biologici dei radicali liberi.

Cibi naturali che contengono Iodio organicato e prontamente assimilabile (mg/100gr di alimento)
Zucca 0,062 mg, anguria 0,040 mg, cetriolo 0,037 mg, spinaci crude 0,036 mg, asparagi 0,030 mg, rape e bietole 0,025 mg, mirtilli 0,020 mg, arachidi 0,020 mg, fragole 0,019 mg, carciofi 0,018 mg, melanzane 0,017 mg, pesche 0,016 mg, banane 0,012 mg, carote e patate 0,012 mg ecc.[8]

Cesio-137 

Il Cesio viene assorbito a livello intestinale in modo rapidissimo e la sua struttura chimica è molto simile a quella del Potassio, quindi viene utilizzato dall’organismo per “riempire” le cellule (visto che all’interno delle cellule c’è il Potassio e fuori il Sodio). La conseguenza è che la sua maggiore concentrazione si avrà nel muscolo degli animali, quindi nella carne che si mangia.

Il tempo di dimezzamento del Cesio-137 è di 30 anni, ma il dimezzamento biologico (cioè il tempo che l’organismo impiega per eliminarne la metà) è di 110 giorni.

Importantissimo è aumentare nell’organismo la quantità di Potassio organico in modo tale da complicare la vita al Cesio. Ovviamente se c’è poco Potassio nell’organismo, il Cesio potrà piazzarsi più facilmente dentro le cellule, creando seri problemi di salute.

Stronzio-90 

Il Cesio viene scambiato per Potassio, mentre lo Stronzio viene scambiato per Calcio e quindi viene assorbito subìto dal’organismo che lo fissa nelle ossa.
Lo Stronzio-90 ha un tempo di dimezzamento fisico di circa 28 anni e mezzo, ma una volta fissato dalle ossa può rimanere lì per tutta la vita. Lo Stronzio si concentra nel latte degli animali quindi si dovrà porre attenzione alle proteine di derivazione alimentare.
A livello intestinale ne viene assorbito circa il 30%, ma importantissimo evitare anche questo minimo assorbimento.
L’acido alginico delle alghe si fissa allo Stronzio e ne impedisce l’assorbimento, mentre l’acido fitico dei cereali integrali aiutano nella fissazione del radionuclide per cui il loro utilizzo può essere di estrema utilità.

Protezione interna: sistema linfatico e ghiandole 

Il sistema linfatico è una rete di canali in cui sono inserite le linfoghiandole (nodi linfatici) che servono da filtri: trattengono o distruggono virus, batteri, impurità, ecc.
La linfa inoltre provvede a nutrire le cellule e a raccogliere le sostanze di rifiuto.
Gli organi e ghiandole maggiormente esposte ai radionuclidi sono: fegato, cistifellea, pancreas, milza, reni, polmoni, ghiandole digestive, tiroide, timo, surreni, ipofisi, ghiandole sessuali.
Le radiazioni Beta e Gamma seccano, ustionano e invecchiano i tessuti colpiti.
Lo Iodio-131 si deposita nella tiroide, fegato e ghiandole sessuali, il Cobalto-60 nel pancreas, il Cromo-51 nelle reni e tiroide, il Plutonio-239 nei polmoni e il Potassio-40 negli organi sessuali.

L’importanza della nutrizione 

Un regime alimentare vegetariano o vegano crudista, risulta di fondamentale importanza in questa fase, perché fornisce all’organismo enzimi, vitamine, minerali fibre e antiossidanti che aiutano le cellule e il sistema immunitario a proteggersi e a ridurre i danni dei raggi ionizzanti Alfa, Beta e Gamma.
Fornendo grandi quantità di Calcio, Iodio e Potassio organici, essi potranno intralciare i danni del Cesio, Iodio e Stronzio.

Protezione esterna 

Le docce come abbiamo detto prima sono molto importanti per lavare via le tossine dalla pelle.
E’ possibile farsi in casa uno shampoo con prodotti decontaminanti:
–          200 gr di shampoo neutro.
–          1 cucchiaino di argilla verde
–          1 cucchiaino di alghe in polvere

Decontaminare frutta e verdura 

Lasciare frutta e verdura in ammollo per almeno un ora in acqua contenente 2 cucchiai di argilla e un cucchiaio di alghe.

Perché le alghe hanno proprietà antiradioattive? 

Gli acidi alginici dell’alga assorbono e neutralizzano le radiazioni.
Le alghe più assorbenti sono della specie Fucus, seguite dalle Laminarie e dalle alghe rosse.
Gli alginati, sempre contenuti nelle alghe, sono dei chelanti naturali in grado di assorbire i metalli pesanti radioattivi come il Plutonio-239, Uranio-235, Nettunio-239, Curio-242 e altri meno pesanti come il Piombo, Mercurio, Cobalto e Cadmio.
Gli acidi alginici e l’argilla non sono assimilabili dall’uomo, per cui escono senza intossicare il corpo.
Alla Mc Gill University di Montreal si è scoperto negli anni ’60 che l’aginato di sodio presente nell’alga Kelp può ridurre dal 50% all’80% la quantità di Stronzio radioattivo, assorbito attraverso l’intestino. L’alginato di sodio si lega allo Stronzio radioattivo e assieme vengono espulsi attraverso le feci.

Perché l’argilla ha proprietà antiradioattive? 

L’argilla è formata da silicati di alluminio idrati al naturale, cioè con proprietà bioregolatrici e assorbenti.
L’alluminio in natura si trova sotto forma di ossido, e come solfato è un purificatore di acque.
L’argilla non è assimilabile per cui viene espulsa dal corpo con le feci.
L’argilla si prende per un brevissimo periodo, mettendo alla sera un cucchiaino (solo di legno, no plastica e neppure metallo) di argilla verde ventilata. Si mescola vigorosamente. Alla mattina bere solo l’acqua buttando via il fondo depositato.

L’importanza dei fermentati 

L’azione dei fermentati è quella di attivare naturalmente e al massimo grado la respirazione cellulare e con ciò di interrompere le reazioni dismetaboliche provocate dalle radiazioni.
Il fermentato è un predigerito crudo, ricchissimo di vitamine, enzimi, ormoni e sali minerali prontamente assimilabili.

Ricordo ancora l’importanza di rimanere tranquilli e soprattutto di evitare panico e paura: simili emozioni bloccano e paralizzano le coscienze, complicando il quadro generale.


[1][1] “La decontaminazione radioattiva”, Mercedes Deotto Salimei
[2] Idem
[3] “Destroyer of Worlds“ relazione della d.ssa Caldicott del 16 marzo 2011, tratto dall’articolo “Continua in Giappone la disinformazione sul disastro nucleare”, Edoardo Capuano,www.ecplanet.com/node/2384
[4] “Tempo di dimezzamento” è il tempo in cui la loro radioattività di dimezza o, detto in altro modo, il tempo che deve trascorrere affinché la metà dei nuclei di un dato radionuclide vada incontro a decadimento.
[5] “Ripercussioni sanitarie in caso di disastro nucleare”, dottor Roberto Gava http://www.informasalus.it/it/articoli/ripercussioni-sanitarie-disastro-nucleare.php
[6] Idem
[7] Idem
[8] “La tiroide e tutto il resto”, Valdo Vaccaro http://valdovaccaro.blogspot.com/2010/04/la-tiroide-e-tutto-il-resto.html

Tratto da: www.disinformazione.it

aprile 23, 2011

Entro il 2050 l’uranio sarà esaurito.. e il Buffone del Consiglio nuove costruisce centrali..

Entro il 2050 l’uranio sarà esaurito
Avv. Luca Troiano per www.disinformazione.it – 6 aprile 2011

Non basterebbe uno scaffale di libri per mettere sul tavolo le ragioni pro e contro il nucleare. Questo articolo si limita ad informare riguardo ad un singolo aspetto, quello dell’uranio. E del suo possibile esaurimento entro i prossimi quarant’anni.

Il governo dice che le centrali saranno pronte entro il 2020. Quello che nessuno dice è che per allora l’uranio potrebbe essere sulla via dell’esaurimento. Lo scorso ottobre l’analista Adam Schatzker, del gruppo finanziario RBC Capital Markets, ha affermato che le previsioni sulle estrazioni di uranio registreranno dei deficit a partire dal 2012-13, con un conseguente aumento del suo costo sul mercato1. Un deficit destinato a crescere negli anni a seguire. Solo in questo primo scorcio di 2011, ad esempio, il prezzo è aumentato già del 32% rispetto all’anno prima2.

A determinare la scarsità dell’elemento, a parere di Schatzker, sarà l’impennata della domanda nel mondo e soprattutto della Cina. Lo scorso luglio Pechino ha annunciato l’intenzione di costruire 60 nuove centrali entro il 20203, che andrebbero ad aggiungersi a quelle già esistenti. Secondo la World Nuclear Association, se il progetto andrà in portò la potenza nucleare cinese toccherà quota 85.000 megawatt, circa nove volte quella attuale. Ma ogni centrale necessita di 400 tonnellate di uranio all’anno, il che porterà ad un picco delle importazioni, e quindi dei prezzi. Solo nel 2010 la Cina ha importato 17.136 tonnellate di uranio, il triplo rispetto al 2009. Come al solito, sono i grandi numeri di Pechino a spostare gli equilibri del resto del mondo.

A ciò va aggiunta la fine dello smantellamento dell’arsenale atomico russo entro il 2013, che ridurrà l’uranio a portata di mano in circolazione. Si calcola che lo smantellamento delle testate fornisca circa un terzo (20-25.000 tonnellate) del fabbisogno di uranio su scala globale. L’esaurimento di questa fonte, di conseguenza, peserà non poco sulle quotazioni di mercato dell’uranio da estrazione.

Oggi nel mondo sono operativi 441 reattori nucleari in 30 paesi, per una capacità totale di oltre 376 gigawatt, i quali necessitano ogni anno di 69.000 tonnellate di uranio. Attualmente, 59 nuovi reattori sono in costruzione; altri 493 (tra cui i quattro che dovrebbero sorgere ne Belpaese) sono stati proposti o pianificati e altri 84 progetti, infine, sono in fase studio. Se tutti questi progetti dovessero essere implementati, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA) la produzione di energia dovuta al nucleare toccherà quota 807 gigawatt4.

Nel 2007 l ‘Uranium Resources, Production and Demand, nota come Red Book, che viene pubblicata ogni due anni in collaborazione da IAEA e NEA, le agenzie per l’energia nucleare rispettivamente dell’Onu e dell’Ocse, contabilizzava circa 5,5 milioni di tonnellate di uranio nelle riserve accertate e quasi il doppio (10,5) in quelle ancora da scoprire. Sufficienti per foraggiare le centrali per oltre 100 anni5. Il successivo rapporto del 2009 rivedeva le cifre al rialzo. Stime in realtà ottimistiche. Va escluso dal computo l’uranio presente in mare (tre parti per miliardo, per un ammontare di 4-5 miliardi di tonnellate totali) e quello situato a rilevante profondità, il cui costo sarebbe esorbitante rispetto ai ricavi finali.

Ai ritmi attuali le riserve di uranio effettivamente utilizzabili potrebbero già essersi esaurite entro il 2050. Lo sostiene Yogi Goswami condirettore del Clean Energy Research Centre dell’Università della Florida, in un’intervista al quotidiano Decchan Cronichle dello scorso settembre5.

I giacimenti di uranio accertati sul pianeta sono stimati in 4-5 milioni di tonnellate. Un consumo di 69.000 tonnellate annue li esaurirà in 42 anni. O forse la metà, se come sembra il numero delle centrali raddoppierà entro i prossimi venti. Con la conseguenza che quando tutti i reattori saranno pronti non ci sarà più combustibile per alimentarli.

Le tecniche di riprocessamento, che porterebbero al reimpiego delle scorie già esauste, sono attualmente in fase di studio o comunque non prolungherebbero la disponibilità di uranio in misura significativa.

A onor del vero, secondo gli analisti un aumento del costo dell’uranio non comporta necessariamente un aumento del prezzo dell’energia prodotta. Questo perché l’uranio per il 5-10% sui costi operativi, mentre gli idrocarburi incidono per l’80%. Ma chi ci assicura che le compagnie che avranno in gestione le centrali non ricaricheranno il prezzo ad ogni minima oscillazione delle quotazioni del combustibile, esattamente come l’arbitraggio che i colossi petroliferi esercitano sul prezzo del greggio?

Non dimentichiamo che in ogni caso il nucleare coprirebbe solo una fetta del nostro fabbisogno energetico, la cui parte del leone sarebbe sempre e comunque appannaggio dei combustibili fossili.

Una conclusione. Che le rassicurazioni sulla sicurezza delle centrali che (si spera non) avremo sul nostro territorio e le lodi sui benefici dell’energia prodotta sono ben poca cosa di fronte ai rischi che l’opzione nucleare comporta, lo sappiamo tutti.

Ma l’aspetto più perverso e più inquietante del (non) dibattito sul nucleare è la carenza di informazione. Se i sostenitori dell’atomo ripetono come un mantra che non si decide sull’onta dell’emozione, si può rispondere che non si decide neppure se non c’è informazione.

Le millantate promesse del governo sull’indipendenza energetica si scontrano con una realtà ancora più allarmante di quanto non suggerisca l’evidenza.

Se prima credevamo di dover importare uranio per far funzionale le centrali, ora rischiamo di costruire le centrali e di doverle chiudere poco tempo dopo per carenza di combustibile.

Giusto in tempo per accollarci tutti i costi e i rischi di questa scelta senza neppure aver goduto dei vantaggi.

Luca Troiano

1 http://www.nytimes.com/2010/11/17/business/energy-environment/17FUND.html
2 http://www.stonehengemetals.com.au/uiacdocs/2011/RBCUraniumMarket_China.pdf
3 http://www.nuclearnews.it/news-299/cina-corsa-alluranio/
4 Dati IAEA
http://www.iaea.org/newscenter/news/2010/uraniumfuels.html
http://www.oecd-nea.org/press/2008/2008-02.html
http://www.deccanchronicle.com/node/176597/print

 Tratto da: www.disinformazione.it

Attenti alla trappola!! Se abbassiamo la guardia, ci fottono, poi non si torna indietro!

Attenti alla trappola

Ugo Mattei – www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/04/articolo/4486/

L’annunciata sospensione dei programmi nucleari in Italia, in modo tale da «tener conto» di quanto emergerà a livello europeo nei prossimi mesi, è una brillante mossa populista del governo. Che il clima intorno alla politica nucleare dopo l’incidente giapponese fosse drammaticamente mutato nel nostro paese (e anche a livello internazionale) non era un mistero. È sufficiente considerare i recenti rumorosi successi elettorali dei Verdi tedeschi per averne sentore. Berlusconi, in crisi, deve presentarsi con qualcosa alle ormai imminenti elezioni. Mostrare un volto responsabile sulla politica energetica può in parte compensare le intemperanze sulla magistratura e sulla scuola pubblica.

Ma gli effetti della mossa rischiano di non fermarsi qui. Già la moratoria di un anno aveva cercato di sdrammatizzare la questione nucleare nel tentativo di mandare gli elettori al mare nei giorni del referendum, il 12 e 13 giugno. Oggi il rinvio a tempo indeterminato della ripresa del programma nucleare italiano prosegue in quella direzione, e c’è chi dichiara che questa mossa rende inutile il referendum, che quindi non potrebbe più essere celebrato insieme a quelli sull’acqua e sul legittimo impedimento.

Naturalmente questa decisione non spetta al governo né ai suoi tifosi parlamentari, perché nel nostro ordinamento costituzionale l’organo deputato alla decisione è l’Ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione. Si tenga conto che ogni referendum è portatore di un effetto giuridico rafforzato, perché l’effetto abrogativo di un suo eventuale successo deve durare almeno cinque anni. Ben difficilmente quindi un provvedimento come questo, diverso dall’espressa e specifica abrogazione delle (molte) norme che saranno oggetto del giudizio del corpo elettorale, può essere sufficiente a persuadere i magistrati a revocarne l’indizione.

Questa decisione, che da un lato può essere salutata come una prima battaglia vinta dal fronte antinuclearista, d’altro canto può essere molto pericolosa per l’esito finale della guerra di liberazione dei beni comuni. Il referendum nucleare infatti verrà tacciato di inutilità e gli elettori potrebbero essere indotti a disertare le urne, rischiando di travolgere così il raggiungimento del quorum per l’acqua e per il legittimo impedimento (che credo stia molto a cuore al premier).

La strategia del silenzio, utilizzata fin qui in modo spietato in materia di acqua nonostante il milione e mezzo di firme raccolte, è più difficile per il nucleare dopo Fukushima. La catastrofe nucleare giapponese, giorno dopo giorno, dimostra come la presunta “sicurezza” del nucleare civile non sia che l’ennesimo delirio di onnipotenza dell’uomo moderno. In tutto il mondo sembrano perciò maturi i tempi per invertire definitivamente la rotta e il popolo italiano difficilmente potrà essere tenuto del tutto all’oscuro dell’opportunità di votare. Inoltre il governo trova politicamente conveniente polemizzare con i francesi che stanno sfilando ai nostri interessi di bottega il potenziale bottino energetico in Libia, sicché ora Tremonti maramaldeggia sul presunto «debito nucleare» francese, tentando di nascondere che proprio con i francesi di Edf la nostra Enel si stava apprestando a fare affari.

L’Ufficio centrale della Cassazione potrebbe far saltare il referendum e se anche ciò non avvenisse (cosa che auspichiamo) avrà comunque prodotto un alleggerimento della pressione, cosa molto pericolosa per chi deve affrontare lo scoglio ciclopico del quorum.

Spetta al popolo vigilare per difendere la propria sovranità

Tratto da: www.disinformazione.it

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