Angolo del Gigio

novembre 12, 2011

Quel gran ladro di Berlusconi, non era solo! Anche sui farmaci rubava..

Menarini, Aleotti a cena con Berlusconi
“Mi ha voluto seduto accanto a lui”

Dal premier a Gianni Letta, il patron dell’azienda farmaceutica ha rapporti con mezzo governo per ottenere l’emendamento che favorisce i suoi medicinali. Mentre la figlia “cura” i rapporti con la stampa. Secondo la procura di Firenze la famiglia Aleotti ha messo in piedi una truffa al Servizio sanitario nazionale di 860 milioni di euro

Cena con Silvio Berlusconi, dialoga con Gianni Letta e incontra mezzo governo: il sottosegretario alla Salute Ferruccio FazioClaudio Scajola, Maurizio Sacconi, Altero Matteoli, Raffaele Fitto. Il patron della Menarini, Sergio Alberto Aleotti, mentre fa affari in mezzo mondo cerca “appoggi” in Italia e strizza l’occhio ai personaggi più influenti, ai ministri e ai senatori-amici. Secondo i magistrati, tutto con un unico scopo: far andare in porto quello che viene chiamato, non a caso, “l’emendamento Menarini”.

Non solo!

Si impegna anche, secondo gli inquirenti, a mandare avanti la truffa dei farmaci con i prezzi “gonfiati” causando un danno al Servizio sanitario nazionale di 860 milioni.

E, a lui, un ingiusto profitto di 575 milioni.

E’ questo in sintesi il quadro dipinto dalla Procura di Firenze nell’inchiesta che vede 15 persone accusate, a vario titolo, di truffa, corruzione, riciclaggio e del reato tributario di omessa dichiarazione sui redditi. Tra loro la famiglia Aleotti e il senatore Pdl Cesare Cursi, unico politico indagato nell’inchiesta Menarini. Già sottosegretario alla Salute e presidente della Commissione industria, Cursi dovrà rispondere di corruzione in concorso con Sergio Alberto Aleotti e la figlia Lucia. Molti altri poi i personaggi chiave per il loro ruolo svolto, secondo l’accusa, nelle società satellite o fittizie usate come transito per far lievitare il costo dei farmaci. E i guadagni.

Pressing sui politici, incontri e cene. La “forte pressione sui politici” veniva esercitata attraverso “un vorticoso giro di incontri” con esponenti del Governo, scrivono i magistrati. I Carabinieri dei Nas di Firenze hanno ricostruito i contatti tra i vertici del colosso farmaceutico e i parlamentari. Tra loro anche Berlusconi. Il premier cena con Aleotti a villa Madama il 6 maggio 2009. A tavola “il presidente mi ha voluto vicino e a un certo punto ho avuto il coraggio di dire: immagino signor presidente che lei abbia anche influito per quella questione” dice il fondatore della casa farmaceutica. Il patron Menarini non sa che questa conversazione con la scomparsa Maria Angiolillo, vedova del fondatore de Il Tempo, viene intercettata. Come non sa ancora che sarà proprio lui, tra telefonate e documenti, a fornire involontariamente una quantità di elementi probatori notevoli.

Dal 4 settembre 2008 al 17 novembre vengono infatti registrati 13 incontri avvenuti tra gli Aleotti e il sottosegretario Fazio, l’allora ministro allo Sviluppo Economico Scajola, il sottosegretario Lauro e il presidente della Commissione Industria Cursi.

Ma anche incontri, come è riportato in un “promemoria”, con Fitto, Sacconi e Matteoli. In seguito, il 4 febbraio 2009, Aleotti farà visita pure a Gianni Letta, al quale due giorni dopo verrà inviata una lettera da consegnare a Berlusconi. Nella missiva viene segnalato uno studio della Cergas-Bocconi che aveva commissionato lo stesso Aleotti; studio finalizzato “a dimostrare l’impatto disincentivante della normativa delle quote prescrittive”.

Ottenere l’emendamento, dunque, secondo la Procura, è lo scopo primario per la Menarini. E’ per questo anche che il dirigente della casa farmaceutica Chellini – che non risulta indagato – dichiara in sede di giunta di Farmindustria di avere “consensi” allo stesso. Mettendo ai primi posti, tra i favorevoli, Scajola e il Coordinatore alle Sanità regionali Enrico Rossi. Lo stesso Rossi, attuale presidente della Regione – in quota Pd – che nelle carte viene definito “postino” perché fa arrivare a Letta e Scajola due lettere che, scoprono i magistrati, sono state scritte dallo stesso Aleotti.

Intrecci, telefonate e quotidiani. Le scelte di contattare i politici sono spiegate nelle carte. E’ caduto il governo Prodi che, con Bersani, appoggiava “l’iniziativa di contenimento della spesa in danno dei farmaci brevettati”. E probabilmente “il cambio politico conseguente alle elezioni, magari opportunamente sponsorizzato – si legge – consente ad Aleotti di raccordarsi con i politici vincitori per avviare l’offensiva in atto, ovvero l’abolizione del prezzo di riferimento e soprattutto le quote prescrittive”. Il momento dunque è propizio e gli incontri non mancano. Tra gli intrecci di telefonate spunta anche Enrica Giorgetti, direttore generale di Farminduistria e moglie del ministro Sacconi, che non risulta indagata. Lei, il 30 marzo 2009, si legge, “riferisce di aver parlato con il ministero dell’Industria per riformulare un nuovo emendamento”, mentre Aleotti chiama Letta insistendo “perché il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio intervenga su Scajola”. Negli anni i politici vengono cercati ma anche gratificati. Secondo gli inquirenti è chiaro come: “Nel foraggiamento ai partiti”. Vengono trovate varie erogazioni nel 2001 eseguite da società non direttamente riconducibili al gruppo Menarini (finanziarie e immobiliari, ndr) in favore dei partiti in vista delle elezioni”.

Intanto la figlia del patron, Lucia, si muove su altri fronti. Cura i rapporti con la stampa preoccupata dalle notizie dell’inchiesta e contatta i responsabili di vari quotidiani, con particolare attenzione verso il Quotidiano Nazionale – che a Firenze edita La Nazione – e il suo condirettoreGabriele Cané, finito nelle intercettazioni. “Ho fatto già una cosa credo fondamentale e l’ho lasciato alla Nazione, non l’ho messo nel Qn” dice Cané rassicurando Lucia Aleotti che si preoccupa comunque anche di come possa “uscire” la notizia sugli altri quotodiani, Repubblica eCorriere fiorentino in testa.

Il meccanismo del raggiro. E’ lunghissima, per gli inquirenti, la ricostruzione del meccanismo che avrebbe portato a mettere in commercio per vent’anni farmaci con i prezzi “gonfiati”, secondo l’accusa, anche attraverso giri di soldi su 900 conti correnti. Oltre a tutta una serie di artifici e raggiri per determinare “un aumento del prezzo dei farmaci” con la vendita e l’acquisto dei principi attivi usando 130 società off shore. Così venivano rideterminati i costi dei medicinali, per gli inquirenti, traendo in inganno il Comitato interministeriale prezzi e il ministero della Sanità che “sdoganavano” il prezzo gonfiato del prodotto attraverso l’inserimento successivo nel Prontuario farmaceutico nazionale. I principi attivi in questione sono Pravastatina, Fosinopril, Prolina, Captopril, Aztreonam, Omeprazolo, Cefixime e Miocamicina.

Le verifiche sul colosso farmaceutico starebbero continuando. La magistratura non si è fermata alle contestazioni per i primi principi attivi ma ne starebbe vagliando almeno 35, finiti sotto osservazione dopo le ultime analisi sulle carte trovate in un ufficio a Lugano. Documenti e fatture presenti nei 53 faldoni che compongono l’inchiesta. Nell’archivio, in cui in modo estremamente meticoloso è stata raccolta tutta la documentazione relativa a vendite e acquisti da una società all’altra, ci sarebbero elementi che consentono di tracciare ogni passaggio.

ottobre 26, 2011

Black block e Indignados: pedine del nuovo ordine mondiale?

Black block e Indignados: pedine del nuovo ordine mondiale?
Armando Pascale tratto da http://ildemocratico.com/2011/10/16/black-block-e-indignatos-pedine-del-nuovo-ordine-mondiale/

“I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza armi” recita la nostra Carta costituzionale. Sabato 15 ottobre le televisioni di tutto il globo hanno rimbalzato le immagini di una città eterna in stato d’assedio: lacrimogeni, idranti, bombe carta, banche e uffici presi d’assalto. Il frammento italiano della rivoluzione mondiale degli indignados ha assunto un contenuto atipico rispetto alle parallele manifestazioni consumatesi in ogni angolo del mondo. Dalla vecchia Europa all’altra sponda dell’Atlantico le manifestazioni sono state caratterizzate da un anima pacifica, almeno nei limiti del possibile per una manifestazione che coinvolge grandi masse. Si potrebbe obiettare che a New York non sono mancati gli scontri con le forze dell’ordine ma, a onor del vero, nella grande mela la tensione persisteva da alcune settimane e lì la polizia  si è dimostrata fortemente risoluta ad arrestare centinaia di persone inquiete a pochi metri da Wall street. Ma si sa che la polizia nel paese della libertà non ha fama di essere particolarmente tenera.

A Roma invece le persone arrestate sono state 12. Pochine in proporzione ai milioni di euro di danni, alla risonanza mediatica degli scontri e all’effetto psicologico causato dalle immagini di questi nell’opinione pubblica. E pure da qualche giorno la Questura di Roma aveva lanciato l’allarme: alcune decine di facinorosi avevano già esternato le loro malsane intenzioni sui blog della rete e alcuni bus sono giunti nella capitale già colmi di giovani incappucciati in perfetto stile “black bloc”, secondo una terminologia nata poco più di un decennio fa a Seattle. Eppure l’azione preventiva delle forze dell’ordine ha fatto acqua da tutte le parti. Lo scrivente, da testimone oculare degli scontri di Piazza San Giovanni ha visto la longa manus dello Stato cedere gratuitamente  lo scettro del monopolio della forza a una centinaia di sedicenti crociati dell’indegnità globale. Le camionette della polizia si muovevano come guidata da un armata brancaleone su un campo di battaglia già devastato, girando su loro stesse come trottole impazzite, qualche timido spruzzo con l’idrante più adatto a un effetto scenico che a disperdere la folla.

Perché tutto ciò? L’Italia è divenuto ostaggio di un manipolo di violenti? Le forze dell’ordine nostrane sono davvero così inette da non saper affrontare un’emergenza annunciata?

La risposta a questi inquietanti interrogativi non è univoca ma, in linea di principio, è negativa. Si potrebbe avanzare la tesi, ardita ma non inedita, che all’interno di questi manifestanti vi siano infiltrazioni  “esogene” estranei al movimento. Come una sorta di moderni mercenari alcuni violenti potrebbero in realtà essere stati assoldati dall’alto, e con uno scopo ben preciso. Solo un’ennesima versione della teoria del complotto che vorrebbe screditare tutti i centri di potere costituiti? Non si può avere la presunzione fatale di rispondere a questa domanda senza adombrare il minimo dubbio. Tuttavia l’odore di marcio qualcuno l’aveva già percepito, alcuni mesi fa, nella culla del movimento indignado, quella Spagna che più di altri paesi europei ha sofferto la congiuntura economica mondiale.

Nel paese iberico l’apparente spontaneità del movimento è stata stroncata da un nome e un volto: quello di Enrique Dans. Studente modello, Dans ha studiato economia in atenei di eccellenza a stelle e strisce quali Ucla e Harvard. Indottrinato alle teorie consumistico-capitalistiche, il giovane spagnolo avrebbe poi avuto la sua “conversione sulla via di Damasco” a teorie decisamente più eterodosse. Peccato che Dans, autoproclamatosi condottiero della gente di Puerta del Sol abbia non solo un passato, ma anche un presente da collaboratore di gruppi finanziari multinazionali quali Barclays bank e Bancacivica. “Altri promotori del movimento 15M sono Javier de la Cueva, che ha lavorato a lungo con il quotidiano atlantista e neo-liberale El Pais, Carlos Sánchez Almeida, proprietario di un importante studio legale con sedi a Madrid e Barcellona, così come una serie di altri personaggi con collegamenti”. Il dato è tratto: il furore primaverile madrileno sarebbe stato solo la polveriera di un dissenso controllato e pilotato dall’alto. Una momentaneo valvola di sfogo per le masse che desse adito a piccoli cambiamenti socio-economici, inidonei a far collassare l’ordine economico mondiale che si sta combattendo. “manovrados” dunque, altro che “indignados”: migliaia di persone in balie di oligarchie del denaro che invece di abbattere l’iniquo sistema finanziario occidentale lo rafforzano nelle fondamenta.

Il 15 giugno un video in rete fa il giro del mondo. Durante un attacco dei mossos (la polizia  catalana) a un gruppo di manifestanti, in quel di Barcellona, vengono fermati 20 manifestanti violenti. Ma non appena questi vengono riconosciuti, vengono solamente allontanati dalle forze dell’ordine dopo una breve discussione verbale. Ecco allora che qualcuno ha denunciato la “teoria degli infiltrados”, ovvero dei mercenari assoldati per pilotare il movimento alla deriva o, comunque per sviarne gli scopi. Gli infiltrados sarebbero noti alla polizia e farebbero solo il loro “dovere”. Ma chi sono i mandanti? In Spagna si è parlato di banchieri e partiti minori (si ricordi che la miccia del movimento è stata la modifica della legge elettorale con il rialzo della soglia di sbarramento al 3%).

Ma l’ombra del nuovo (?) ordine mondiale delle oligarchie sulle manifestazioni iberiche non finisce qui. Si è notato come nella piazza di Puerta del Sol dove per giorni sono rimasti accampati gli indignati si siano presto formati dei particolarismi, partitici, sociali e addirittura sessisti. Piccoli comitati esecutivi di centri d’interesse pronti a sabotare le ragioni della piazza secondo il noto precetto “divide et impera”.

Questo agghiacciante background non è difficile da traslare in Italia dopo quello che si è visto a Roma sabato. I germi di un sabotaggio pilotato ci sono tutti anche nel nostro paese. Difendere lo status quo può spesso richiedere mezzi machiavellici. Ecco che allora le elite dominanti divengono capaci di qualsiasi macchinazione. Si può ipotizzare, alla luce delle incongruenze spagnole, che oggi in Italia qualcuno voluto prevenire un “golpe” troppo grande creando piccoli danni per prevenire danni maggiori. Infiltrare apparenti militanti violenti per diffamare un intero movimento e per demistificarne quella che probabilmente ne è la “giusta causa”. Dopotutto in Italia più che in altri paesi si respira un clima di insoddisfazione sociale , un’insofferenza al sistema politica, un anelito al cambiamento. Un mix esplosivo di congiunture, un terreno fertile per dare il “la” a una rivoluzione su grande scala. Ecco che allora le istituzioni, anche straniere in quanto timorose di un contagio, potrebbero avere interesse a far naufragare la barca prima che lasci il porto.

Solo un mucchio di cervellotiche elucubrazioni? Chi era a Piazza San Giovanni sabato potrebbe pensarla diversamente…

Tratto da: www.disinformazione.it

settembre 1, 2011

Berlusconi sbugiardato, pagava ricattato per zittire il magnaccia corruttore!

NAPOLI, 1 settembre (Reuters) – L’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e la moglie Angela Devenuto sono stati arrestati questa mattina con l’accusa di estorsione ai danni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Lo riferisce la Procura della Repubblica di Napoli.

La Digos partenopea, in collaborazione con quella di Roma, ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Napoli Amelia Primavera.

L’ordinanza cautelare è stata emessa anche per un altro indagato, Valter Lavitola, già coinvolto nell’inchiesta sulla cosiddetta P4, che al momento è irreperibile.

Nel corso dell’indagine, riferisce un comunicato della Procura, sono state scoperte dazioni ripetute di somme di denaro contante e altri benefici di carattere economico, versate dal presidente Berlusconi, con tramite Lavitola, a favore dei coniugi Tarantini. Tra gli altri benefici economici ci sarebbero pagamenti di spese legali, canoni di locazione, impieghi e incarichi di lavoro.

Dalle indagine della Digos è anche emerso che Lavitola tratteneva per sé parte delle somme ricevute da Berlusconi, impiegandole in diverse società a lui riferibili, e concordava con Tarantini iniziative processuali più idonee per costringere Berlusconi a disporre il pagamento di ulteriori somme.

Le iniziative processuali riguardano anche procedimenti in cui Tarantini risulta indagato a Bari. Le cifre versate da Berlusconi sarebbero di diverse centinaia di migliaia di euro, 500 mila secondo fonti giudiziarie.

Sono in corso, si legge inoltre nel comunicato firmato dal procuratore aggiunto Francesco Greco, delle perquisizioni in sedi di società che fanno riferimento a Lavitola.

L’indagine ha preso il via da un’altra attività di investigazione con servizi di intercettazione telefonica della Digos di Napoli su alcune società del gruppo Finmeccanica (SIFI.MI: Quotazione), dove Lavitola sembra svolgere non meglio definite attività di consulenza, dicono gli inquirenti napoletani.

Una fonte giudiziaria precisa che Lavitola, persona di fiducia di vertici istituzionali, è più un consulente di fatto che effettivamente organico a Finmeccanica.

Berlusconi, in occasione di notizie pubblicate la scorsa settimana, ha precisato di non essere stato vittima di estorsione, ma secondo quanto ipotizzano gli inquirenti, dicono fonti giudiziarie, avrebbe versato somme di denaro per evitare sia la pubblicazione di colloqui con alcune donne, sia dichiarazioni sulla presenza di escort nelle sue residenze.

Fonte: http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITMIE78003N20110901

luglio 16, 2011

PARMA – Nelle mani del Delinquente che non vuol dimettersi… per continuare ad arraffare.

«Ma la macchina dei debiti a Parma
non l’ho inventata io, ma Silvio il mio capò»

La difesa del sindaco Vignali: «Volevo trasformare la città. A opere finite , sarà un centro di rango europeo»
– I migliaia di Parmigiani in piazza “Dimettiti Ladro, ma lui non ci sente..” – Io cero!

dal nostro inviato  DARIO DI VICO

PARMA – Il sindaco di Parma, Pietro Vignali, chiede di parlare. Non ci sta a passare come l’inventore della «macchina dei debiti» e vuole replicare numeri alla mano. Il senso di ciò che dice è chiaro: mi sono mosso nel rispetto formale delle leggi e non ho inventato la finanza creativa. Le grandi opere che hanno causato la parte principale dei debiti sono state fatte dalla precedente giunta guidata da Elvio Ubaldi, prima che la grande crisi cambiasse le carte in tavola e «allora ero sì assessore, ma mi occupavo di ambiente».

Pietro Vignali (Imagoeconomica)
Pietro Vignali
(Delinquente PDL)

La domanda sulle dimissioni non gliela faccio nemmeno, tanto la risposta la so. Non si muove da lì. Parliamo dei debiti. A quanto ammontano?
«L’indebitamento del Comune di Parma nel 2006, prima che fossi eletto sindaco, era di 141 milioni di euro, alla fine del 2011 sarà di 161 e alla fine del 2013 scenderà a 133. Il debito pro capite dei parmigiani è di soli 851 euro, il 56esimo in Italia. Città più importanti hanno sforato nella misura di 3 mila euro per cittadino».

Ma ad oggi, luglio 2011, a quanto ammontano i debiti? 
«A 170 milioni».

Questi sono i debiti del Comune. Ma quelli delle controllate? L’opposizione dice che viaggiano attorno a quota 600 milioni… 
«Quella cifra si ottiene tutt’al più sommando, non correttamente, Comune più controllate. Il debito delle società partecipate oggi è di 419 milioni di euro, ma si tratta di società che non sono al 100% di proprietà nostra. Quindi va calcolato il debito quota parte e alla fine la somma dà soli 238 milioni di euro». (Ad onor di cronaca in un documento del Comune di Parma del dicembre 2010 si leggeva che «i debiti delle controllate a carico al Comune a fine 2009 sono di 319,992 milioni», ndr).

Comunque anche i 238 sommati a quelli del Comune danno 408. Questi numeri chi li certifica? 
«Organi societari e revisori delle società controllate. Non le bastano?».

Non sarebbe meglio produrre un bilancio consolidato del Comune? 
«Nell’ultimo consiglio comunale abbiamo approvato con il concorso dell’opposizione un regolamento che prevede il consolidato. Comunque l’indebitamento è bilanciato da una robusta patrimonializzazione di tutte le controllate pari a 457 milioni».

Di recente la Corte dei conti ha criticato le operazioni infragruppo fatte dal suo Comune. Avete patrimonializzato le società girando loro asset di proprietà comunale. In questo modo le spa irrobustite si sono potute indebitare con le banche. E avreste fatto tutto ciò per aggirare il patto di stabilità interno. 
«Non abbiamo infranto nessuna legge. Abbiamo agito per fare di Parma una città di rango europeo. E lo vedrà, quando saranno finite tutte le opere! La scelta di creare le società miste non è stata mia, ma della giunta che mi ha preceduto. Oggi se si vogliono realizzare grandi progetti bisogna muoversi così».

Torno alla Corte dei conti. Sostiene che: a) avete usato i proventi di cessioni del Comune, oltre 47 milioni, per coprire il disavanzo corrente; b) che avete firmato lettere impegnative di fidejussione nei confronti delle partecipate; c) che avete fatto operazioni di leasing immobiliare che non si giustificavano. E mi fermo. 
«Sono rilievi per singoli episodi. Ho trasferito proventi da alienazione di cespiti comunali sul bilancio solo per 20 milioni in tre anni, rispettando sempre le norme. Le lettere fidejussorie impegnative sono due per un totale di 16,8 milioni di cui 14 milioni sono stati firmati dall’amministrazione precedente. Quanto al leasing immobiliare lo usano tutti gli enti locali».

Si rende conto che nella grande Milano ci si accapiglia sull’ipotesi che il Comune abbia un disavanzo di 140 milioni mentre nella più piccola Parma siamo comunque da 400 in su? 
«Se Milano conteggiasse l’indebitamento di tutte le controllate quella cifra verrebbe ampiamente superata, mi creda».

All’assemblea degli industriali il presidente Borri ha espresso preoccupazione per l’indebitamento del Comune. Le è dispiaciuto? 
«Certo, mi è dispiaciuto perché i debiti sono stati accesi per finanziare le opere che l’Unione industriali ritiene utili per lo sviluppo. Non per altro».

Insomma, gli industriali sono degli ingrati? 
«Rilevo solo una contraddizione. E comunque Borri non mi ha rivolto solo critiche. Sono stato io il vero argine dell’indebitamento di Parma. Se non avessi detto no alla costosissima metropolitana, allora sì che sarebbero stati guai. L’amministrazione Ubaldi, in un contesto economico diverso da quello attuale, aveva deciso di farla e io, diventato sindaco, mi sono opposto. Oggi avremmo almeno altri 100 milioni di euro di debiti in più».
Ma lei nella giunta Ubaldi è stato assessore ai Lavori pubblici per nove anni! 
«Mi occupavo di ambiente e trasporti, non di opere pubbliche. E comunque prima la metro era una scelta ambiziosa, oggi sarebbe insostenibile».

È stato lei ad autorizzare la controllata Stt a finanziare il film di Salemme sui vigili urbani di Parma? 
«No. Non mi risulta che la Stt abbia finanziato Salemme. Il regista è venuto da me chiedendo un contributo e so che il presidente della Stt l’ha indirizzato verso imprenditori privati che potevano essere interessati».

Come è andata la vicenda dei 180 mila euro spesi per delle rose che non sono mai apparse sui ponti di Parma? 
«È stata responsabilità di un dirigente del Comune, che c’entra il sindaco? Quanti stretti collaboratori di politici hanno problemi con la magistratura, penso a chi ha lavorato vicino a Vendola o a Bersani. Non potevo sapere che combinassero un pasticcio con le rose, io avrei sicuramente speso di meno e le rose sarebbero arrivate a destinazione».

A proposito di magistratura gli arresti di suoi collaboratori le hanno procurato amarezza o paura? 
«Amarezza. Ho totale fiducia nella Procura. Le responsabilità penali sono personali e quindi non ne rispondo come sindaco. Per il posto di comandante dei vigili ho assunto un ex carabiniere, che ne potevo sapere che sarebbe andato a vendere informazioni in giro per guadagnare qualche euro? Di dirigenti ne ho 40, non posso controllare tutto quello che fanno».

16 luglio 2011 09:42 – Tratto da: http://www.corriere.it

luglio 14, 2011

Quanto costa la TAV Torino-Lione, tangenti e arraffon’aggi inclusi?!?

Quanto costa la TAV Torino-Lione

Claudio Guerra Manfredi

I costi a carico dell’Italia, per la parte di collegamento fino a Torino, secondo il dossier presentato nel 2006 all’Unione Europea si attesterebbero intorno ai 17 miliardi di Euro.

Ma il dossier presentato all ‘Unione Europea nel 2010, porta le stime dei costi a 35 miliardi di euro, a carico dell’Italia, escludendo una grande varietà di opere connesse, quale il raccordo al nodo torinese, infrastrutture per ospitare i lavoratori e decine di opere sussidiarie che un cantiere di 20 anni comporterebbe.

Ma restiamo ai 35 miliardi e vediamo che cosa potrebbe succedere,
attenendoci all’esperienza italiana delle linee ad alta velocità. 

Le spese della Roma-Firenze sono cresciute di 6,8 volte rispetto ai preventivi, quelle della Firenze-Bologna di 4 volte, quelle per la Milano-Torino di 5,6 volte. Stiamo parlando di dati ufficiali, ben noti, e sui quali la stessa magistratura sta cercando risposte.
Se, in base a questa esperienza scegliamo il moltiplicatore più basso, quello dell’incremento dei costi della TAV Firenze –Bologna, e moltiplichiamo per 4 le spese preventivate, i 35 miliardi diventano una cifra da fantascienza finanziaria.

I costi della militarizzazione della valle di Susa

Costruire una grande opera contro la volontà di una popolazione può avere degli oneri che è interessante calcolare: oggi in Valle di Susa sono stati mobilitati circa 2.000 poliziotti, per lo sgombero del cantiere di Chiomonte. Ogni otto ore devono fare il cambio turno, con spostamento di mezzi, masserizie, costi di occupazione di alberghi e altri aspetti logistici.
Non essendo un fine economista, ho calcolato che il costo lordo orario di un poliziotto sia di circa 30 euro all’ora (comprensivi degli oneri citati), stima decisamente al ribasso.
30 euro moltiplicato 2.000 poliziotti è uguale a 60.000 euro all’ora. Per le 24 ore diventano 1 milione e 440 mila euro al giorno.. al mese il costo diventa di oltre 43 milioni di euro. Sull’anno parliamo di oltre mezzo miliardo di euro.
L’attuale dispiegamento di forze serve a difendere il cantiere di Chiomonte. Già Domenica 3 luglio è prevista una grande dimostrazione con pulman e treni in arrivo da tutta Italia. I manifestanti assedieranno il cantiere e sarà evidente l’impossibilità di mantenere sul campo una situazione da scenario nord-africano.
Immaginate che cosa vorrebbe dire presidiare contemporaneamente decine di cantieri. Vogliamo almeno triplicare il numero di uomini, mezzi, complessità logistica e ovviamente i costi?
Sono cifre che se moltiplicate per gli anni necessari alla costruzione dell’opera diventano insostenibili.
Lo Stato italiano non ha le risorse per contrapporsi alla protesta della popolazione della Val di Susa, che, fatti questi conti, sa bene di avere di fatto la vittoria in pugno.

L’opera è strategica? 

Negli anni 80, alla luce di dati incerti, si sarebbe potuto sperare che quest’opera fosse strategica. Perché possiamo essere certi che non sia più strategica?

1° ) Nel 2011 i corridoi europei sono diventati 30, e altri stanno  per essere inaugurati.
Le merci transitano su rotaia o gomma, e passano nel valico più competitivo come costo.
I valichi sono gestiti da società private, in concorrenza tra loro.
Se l’opera Torino-Lione prevede di recuperare il 40 % dei costi di investimento dalle tariffe pagate dalle merci in transito (tra vent’anni) è probabile che il flusso di merci e passeggeri su questa linea si ridurrà drasticamente, spostandosi sugli altri valichi per questione di prezzo del pedaggio.
Già nel 2003 il Conseil Général des Ponts et Chaussées stroncava il progetto della TAV Torino –Lione, anche alla luce dei già avanzati lavori per i tunnel svizzeri.

2°) Da dicembre 2010 è operativo il ristrutturato tunnel ferroviario del Frejus, con capacità di trasporto anche dei containers più grandi. Questo tunnel insieme al tunnel autostradale, sono oggi infrastrutture ampiamente in grado di rispondere anche alla previsione di 40 milioni di tonnellate di merci annue (2030)  fatte dal TLF (l’impresa che dovrebbe realizzare il nuovo tunnel), previsione del tutto ridimensionata da Alpinfo e da SBB che stimano per il 2030 valori prossimi ai 10 milioni di tonnellate in transito.

3°) Altro concorrente formidabile sono i voli low cost, estremamente competitivi anche per il traffico merci su distanze oltre i 500 km.

4°) Per il traffico passeggeri le cose vanno peggio. Non mi dilungo in quanto ogni cittadino ha ben presente quali sono i costi di un Freccia Rossa per andare da Milano a Roma, o dal sud al nord Italia: davvero poco competitivo con le attuali tariffe aeree low cost.

5°) Non mi dilungo sul tema dei flussi merci, ma invito tutti i lettori a vedere alcuni brevi filmati del professor Marco Ponti, pubblicati su You Tube, che chiaramente illustra l’inutilità dell’opera.

Alla luce di queste informazioni come può essere sostenuto che l’opera è strategica?
Eppure, di fronte a dati così evidenti, le forze di governo e il Partito Democratico insistono sulla imprescindibilità dell’opera.  Viene da chiedersi il perché..

Il tunnel di 57 km 

La Torino-Lione prevede la realizzazione di un tunnel di 57 km, a quota di altitudine piuttosto elevata.
Dal  15 Ottobre 2010 il tunnel più lungo del mondo è diventato la Galleria di base del San Gottardo, tunnel ferroviario che con i suoi 57 km ha battuto il primato di un’altra galleria ferroviaria: il Seikan Tunnel, che si trova in Giappone.
Va detto che il tunnel del San Gottardo vedrà sfrecciare i primi treni soltanto nel 2017.
Il tunnel del San Gottardo collegherà idealmente Genova  a Rotterdam lungo quello che viene chiamato il corridoio 24.
Il San Gottardo (senza calcolare le opere annesse quali strade autostrade etc.. ) è costato 7 miliardi di Euro, finanziati dalla Svizzera, a seguito di un referendum che chiedeva alla popolazione la disponibilità all’autotassazione dei cittadini.

Il tunnel della Manica 

Il tunnel della manica è lungo circa 50 km. Sul lato inglese sono stati rimossi 4 milioni di metri cubi di roccia, la maggior parte dei quali scaricati sotto la Shakespeare Cliff vicino a Folkestone, strappando al mare una superficie di circa 36 ettari, oggi chiamata Samphire Hoe e destinata a parco pubblico.
Complessivamente sono stati rimossi 8 milioni di metri cubi di materiale roccioso, ad un ritmo medio di 2.400 tonnellate all’ora.
Per tunnel marini è più facile il riposizionamento del materiale estratto, con evidente contenimento dei costi, mentre per un tunnel in alta montagna bisogna mettere in conto anche il trasferimento del materiale a valle. La logistica si complica. Le cifre crescono rapidamente.  L’impatto ambientale diventa devastante (si tratterebbe di circa 1 milione di viaggi con bilico a 5 assi, il più grande a capacità di carico).
Ma leggete con attenzione queste informazioni: “il costo complessivo del Tunnel della Manica è stimato attorno agli 11 miliardi di Euro. Il tunnel sta operando in perdita ed il valore delle azioni che hanno finanziato l’opera ha perso il 90% del proprio valore tra il 1989 ed il 1998. La società Eurotunnel ha annunciato una perdita di 1,33 miliardi di sterline nel 2003 e 570 milioni di sterline nel 2004 ed è in costante negoziato con i creditori. A propria difesa Eurotunnel cita un traffico insufficiente (solo il 38% dei passeggeri ed il 24% delle merci previste in fase di progetto) e un gravoso carico di interessi sul debito. Parte dell’insuccesso commerciale dell’operazione sembra essere causato dalle eccessive tariffe di transito”.
(fonte wikipedia).
Il Tunnel della Torino –Lione comporta già a progetto una serie di difficoltà logistiche che ne renderebbero la gestione sicuramente in perdita (sono spropositate per esempio le voci di costo previste per la sua aereazione e la dissipazione del calore dovuta al passaggio dei treni). Pertanto quest’opera faraonica dovrà essere costantemente finanziata dalle imposte degli italiani.

E se fossero state pagate tangenti? 

Se si da per scontato che un opera pubblica comporti delle tangenti si può essere accusati di dietrologia, salvo poi trovar conforto nell’indagine dei magistrati, che ormai sembrano muoversi a colpo sicuro.
Se viene versata una tangente per l’aggiudicazione di un appalto, è estremamente difficile che la stessa possa essere restituita se l’opera aggiudicata in qualche modo si blocca.
Ma non è pensabile neanche sostenere che chi ha incassato la tangente e non ha garantito il profitto possa semplicemente far finta di nulla e andarsene con il malloppo. Allora diventa indispensabile per il concusso animarsi a favore dell’opera,e muoversi con la determinazione di chi è posseduto da un Fuoco Sacro!
Viene da chiedersi, senza troppa dietrologia, se qualche tangente sia stata versata per l’aggiudicazione delle opere in Val di Susa.
Tanto per stare ai fatti, Paolo Comastri è il Direttore generale della LTF (Lyon Turin Ferroviarie), la società che dovrebbe realizzare il tunnel.  Un mese fa, è stato condannato dal tribunale di Torino a otto mesi di reclusione per turbativa d’asta, in relazione ad un’opera complementare alla TAV Torino-Lione.
Quale politico oggi siederebbe al tavolo con un condannato (oggi in primo grado), a discutere di opera per cui quella condanna è stata pronunciata? Ebbene oggi Paolo Comastri siede regolarmente a tutti i tavoli istituzionali del progetto TAV  Torino –Lione, insieme a politici e amministratori pubblici.
Ora ognuno di noi può mettere insieme degli elementi e sviluppare il proprio pensiero libero, in merito.
Il fenomeno delle tangenti potrebbe spiegare la necessità di riavviare i lavori (o almeno fingere di averne l’intenzione) a seguito di mazzette ormai pagate e non restituibili?

Si possono costruire grandi opere a discapito di una popolazione? 

Pur non essendo cittadino della Valle di Susa, in questi anni ho sempre portato la mia solidarietà a quella comunità. Personalmente ritengo che di fronte alla indispensabilità di un’opera pubblica di utilità collettiva le popolazioni locali debbano essere convinte, indennizzate ed incentivate a tollerare anni di sacrificio per il bene futuro delle generazioni che verranno.
Ma non è questo lo scenario in Valle di Susa, dove di fronte ai disastri geologici, alla previsione di incrementi patologici dell’ordine del 10 % della popolazione dovuto a patologie cardiocircolatorie e respiratorie (dati del progetto giugno 2010),  si tenta di realizzare un’opera assolutamente inutile.
Sono stato spesso a manifestare con quelle genti. Ho visto bambini, giovani, adulti e anziani, sfilare insieme ed essere chiamati dai media “anarco-insurrezionalisti”.
La militarizzazione della valle ha ricostruito solidarietà e legami antichi, una nuova coscienza, formatasi lontano dalla televisione. Le persone si ritrovano a far feste nei presidi, a scambiarsi aiuto, a condividere il tempo con i figli, ad innamorarsi e costruire legami forti, come non si vedono più nella nostra società.
Gli appelli alla manifestazione pacifica sono costanti, ma quando i camion e le ruspe cominciassero davvero il loro lavoro? Pensateci.. sareste disposti a tollerare lo scempio della vostra terra, della vostra casa, la paura delle malattie per i vostri figli? Potreste rimanere inerti a guardare le facce sanguinanti di amici e parenti che rientrano sconfitti da una manifestazione, presi a bastonate da poliziotti mandati in guerra, in una guerra che certo neanche loro combattono volentieri?

La mia certezza è che, dopo tanti anni di battaglie,
quella popolazione non si arrenderà mai.

E se qualche politico pensasse che abbassare i fucili ad altezza d’uomo sia la misura necessaria dopo i candelotti lacrimogeni a frammentazione cs (orto-clorobenziliden-malononitriledi, proibiti dalle convenzioni internazionali come arma chimica) lanciati lunedì 27 giugno 2011, quel politico sappia che quel giorno troverebbe genti ancora più determinate a vincere e, a quel punto, a qualsiasi prezzo e con qualunque mezzo.
Vorrei  che i cittadini di tutta Italia, magari correttamente informati, potessero scegliere con un referendum la realizzazione di quest’opera, perché non si arrivi al giorno di dover contare i morti di questa cattedrale alla stupidità. Non ci sarà mai quel referendum, perché coloro che oggi provano a realizzare quest’opera sono gli stessi che hanno tentato di costruire le centrali nucleari e impossessarsi dei beni pubblici. E costoro hanno ben capito cosa comporta un popolo che decide.

Claudio Guerra Manfredi

Scritto e tratto da: www.disinformazione.it

giugno 7, 2011

I nuovi assassini: dal cetriolo al germoglio di soia… L’ultima Pandemia all’acqua calda?

I nuovi assassini: dal cetriolo al germoglio di soia…

Marcello Pamio – 3 giugno 2011

Ci mancavano adesso il “cetriolo” o il “germoglio di soia” killer per oscurare il già super oscurato Referendum nazionale del 12 e 13 giugno prossimi.
Eravamo tutti più tranquilli, fino a qualche giorno fa, grazie alla scomparsa definitiva di Usama bin Laden. Uno dei tanti miracoli dell’amministrazione statunitense: prima hanno scongelato dal freezer il miliardario saudita e poi lo hanno fatto scivolare per sempre nel mare…
Oggi al posto di bin Laden non c’è il suo vice Al-Zawahiri, ma il “cetriolo verde” o il “germoglio di soia“, assassini spietati che veicolano una tossina deleteria che avrebbe ucciso ad oggi 22 persone!
Al momento nessuna dichiarazione o rivendicazione da parte di vegani estremisti.

Stiamo parlando del “ceppo più letale della storia[1], così almeno affermano gli esperti statunitensi dei centri di controllo e prevenzione delle malattie (Centers for Disease Control and Prevention, C.D.C. di Atlanta).

La nuova pandemia 

In Europa oltre 2200 infettati di cui 21 morti in Germania, in Svezia al momento 43 gli infettati e 1 morto. Totale ad oggi, 22 morti!

L’Istituto di Genetica di Pechino, a cui è stato inviato questo fantomatico batterio, la cui sigla è O104-H4, dopo attente analisi ha annunciato che si tratta di un agente patogeno mai visto prima, almeno in Europa e l’O.M.S. lo ha così definito: “una variante nuova, estremamente contagiosa e tossica” di E. Coli, di per sé batterio presente comunemente anche nel nostro intestino[2]

Inizialmente si è data la colpa ai cetrioli spagnoli, ma ultimamente, secondo le dichiarazioni del ministro della Sanità di Amburgo, Cornelia Pruefer-Storcks, i patogeni individuati sui cetrioli non corrispondono a quelli rilevati nelle feci di alcuni pazienti (appartenenti al sierogruppo E. Coli Vtec O104). ”La fonte dell’infezione – continua il Ministro – non è stata ancora identificata”.

I giornali del Sistema, nel panico ci sguazzano alla grande. Ecco qualche titolo apparso nei quotidiani nazionali, abituati da sempre a spaventare e propagandare spazzatura per la mente e l’intelligenza:

O104:H4, il codice del batterio. Il killer che preferisce le donne[3]
Il batterio killer fa paura: 18 morti, 2000 contagi. Scienziati nel pallone[4]
Epidemia E. Coli: è il ceppo più letale e resistente ad antibiotici[5]
Batterio killer, in Germania è psicosi[6]
Batterio killer: il responsabile è la soia

Ricordano molto da vicino i titoli a caratteri cubitali riportati nelle prime pagine durante il periodo della Sars, Aviaria e l’Influenza A, detta “suina”.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

L’Escherichia Coli è certamente il batterio più studiato al mondo, anche perché nell’uomo è onnipresente. Ognuno di noi ogni giorno espelle E. Coli fra i 100 miliardi e i 10 mila miliardi di cellule, come pure fanno gli uccelli e mammiferi in generale.[7]
Questi batteri vivendo nell’intestino, sono i nostri compagni di viaggio da sempre e non solo ci accompagnano, ma aiutano nel processo digestivo, ad assimilare sostanze importanti.

Il nostro sistema digestivo contiene all’incirca 400-500 specie batteriche diverse, e tra pelle esterna e mucose interne, questi raggiungono cifre da capogiro (oltre 100 mila miliardi): costituendo un vero e proprio ecosistema perfetto.
Questi batteri, dal punto di vista teorico, dovrebbero suddividersi tra quelli sani (Acidophilus, Bifidus, Rhamnonsus, ecc.) per l’85% e quelli patogeni soprattutto Bacillus coli per il 15%.
Viene da sé che la salute e l’equilibrio di questa importantissima flora è essenziale per la salute stessa dell’intero organismo umano.

In realtà, gli intestini della stragrande maggioranza delle persone il cui stile di vita è innaturale e malsano, sono straintossicati e iperacidificati, permettendo a batteri come il Bacillus coli el’Escherichia Coli di dilagare.
Questi batteri infatti, preferiscono tutte le proteine animali, le proteine indigeste e mal digerite, le quali arrivano col loro carico tossico direttamente nel colon, facendoli crescere a dismisura.
Crescono, si moltiplicano e si riproducono a ritmo esponenziale – divenendo estremamente tossici e pericolosi – nella sporcizia alimentare che noi mettiamo dentro e depositiamo con il nostro stile di vita, in primis con l’alimentazione.

Ecco perché la presenza di Escherichia Coli non c’entra nulla con i cetrioli.
La vera contaminazione non sta nel cetriolo, ma nell’intestino delle persone, nell’intestino ipertossico, carico di disbiosi (perdita della flora sana), pregno di putrefazioni dovuta a carni, affettati, latticini, uova, pesce e alimenti raffinati e chimici.
Tutte persone queste il cui colon è surriscaldato, privo di ossigeno e totalmente senza peristalsi (stitichezza cronica).

Il problema OGM

Un piccola parentesi meritano i cosiddetti alimenti modificati geneticamente (O.G.M.).
Ingerendo organismi il cui D.N.A. è stato ritoccato, modificato dall’uomo in camice bianco stolto e arrogante, potrebbe creare seri squilibri a livello di flora intestinale: straricca di batteri e microrganismi vari.
La Natura è perfetta, l’uomo è perfettibile. La Natura infatti non ha contemplato organismi modificati geneticamente, il nostro sistema immunitario non è in grado di riconoscerli.
Il sistema immunitario umano è un vero e proprio processo biologico di apprendimento. Grazie ad esso noi apprendiamo e conosciamo il mondo esterno che ci circonda.
L’incontro con il mondo esterno sia esso aria, alimento, batterio, microbo, ecc., permette di formare una memoria interna e, grazie a questa memoria, è possibile formulare in un secondo momento giudizi e, quando ciò sia necessario, applicare una strategia vera e propria anche di tipo difensivo.
Se il mondo esterno, per un qualsiasi motivo, non viene conosciuto correttamente in maniera diretta, per esperienza diretta, non può nascere né un’esperienza né tanto meno una memoria di tale esperienza e quindi non si potrà sviluppare alcuna difesa quando avviene un’aggressione da parte del mondo esterno.

Chi non vive nel mondo, chi non compie esperienze dirette, chi non lo conosce diventa alieno al mondo stesso e a tutti gli esseri che ci vivono inclusi batteri e microrganismi. Occorre tener presente che gli esseri umani vivono in simbiosi sulla pelle, nelle mucose e soprattutto negli intestini con un’infinità di batteri, con oltre 100 mila miliardi di microrganismi diversi.
Qualsiasi cosa che dall’esterno entra nel corpo deve essere perciò  riconosciuta e, per riconoscerla è necessario avere in primo luogo un’esperienza e una memoria, poi deve esseregiudicata e solo alla fine sarà possibile mettere in atto una strategia.

L’essere umano incontra costantemente sostanze viventi e non viventi ed è grazie a tali incontri che si avviano processi di formazione organica della memoria, del giudizio e dell’acquisizione di capacità difensiva.
La formazione della memoria  – memoria immunologica – è rapportata alle forze eteriche, la capacità di giudizio  – discernimento immunologico – a quelle astrali e la difesa immunologica come noi la conosciamo si rapporta all’Organizzazione dell’Io.
Viene da sé che quando entra nel corpo una sostanza non naturale, che non appartiene cioè alla natura, come gli OGM, essa non sarà riconosciuta correttamente dal sistema immunitario. Esso allora non potrà sviluppare una strategia e una difesa corretta contro una delle 105.000 sostanze chimiche di sintesi prodotte dall’uomo.
E’ da sottolineare come aromi, additivi, aspartame, ecc., nella loro maggioranza siano cancerogena
.

Quando qualcosa di introdotto non viene riconosciuto dal Sé biologico, quella funzione dell’Io che coordina il sistema immunitario, quando non si rapporta a ciò che è naturale, questo significa che è estraneo alla Natura, non le appartiene.
Se introduciamo nel corpo tramite il cibo elementi come gli ogm che non provengono dal mondo naturale, e quindi non sono riconoscibili dal Sé biologico, il sistema immunitario non potrà avere memoria: resterà disorientato e non sarà in grado di formulare un corretto giudizio.
Quale potrà essere la conseguenza?
Non essendovi contrapposizione queste sostanze penetrano, si depositano, intossicano l’organismo e causano tossiemia. Su questo discorso ci sarebbe molto altro da dire, per cui rimando al mio ultimo lavoro “Le tre Nutrizioni“.

La fonte primaria è lo stile di vita 

I “nemici pubblici”, tanto amati dalle lobbies farmaceutiche che possono così spacciare milioni di dosi di droghe, farmaci, vaccini, continuano a spuntare fuori come i funghi. Dopo le ultime idiozie mediatiche inventate di sana pianta: Sars, Aviaria e Suina, adesso il podio è stato raggiunto da un ceppo sconosciuto di Escherichia Coli: O104:H14.

Siamo passati dall’A/H1N1 (influenza suina) al O104:H14 (Escherichia Coli). 

Gli esperti della salute pubblica, per far capire la pericolosità di questo ceppo (O104), hanno scomodato il fratello minore O107.
Basterebbe infatti – dicono sempre gli esperti – ingerire solo 100 batteri di O107 per scatenare una diarrea emorragica, con la secrezione di una pericolosissima tossina (Stx-2) che blocca la produzione di proteine e può attaccare direttamente le reni”.[8]

Interessante è la storia del O107: isolato per la prima volta nel 1982 non nei cetrioli, neppure nelle patate e neanche nella frutta, ma negli hamburger di carne!

In America ogni anno oltre 70.000 persone vengono, per così dire “infettate”, dal O107 e ben 600 muoiono!

Se andassimo a spulciare come questa “carne” così prelibata per noi occidentali viene allevata e poi macellata, scopriremmo e soprattutto comprenderemmo, l’origine di tali intossicazioni e morti tossiemiche.
Centinaia di milioni di poveri animali rinchiusi in un lager per tutta la loro vita (per modo di dire “vita”), immobilizzati e alimentati forzatamente in maniera completamente innaturale, per finire macellati con sofferenza e agonia indicibili. Poveri esseri viventi, con il nostro stesso diritto alla vita, resi dall’uomo stolto e criminale, delle semplici “cose da smontare”, pullulanti di batteri e microrganismi (perché in contatto con le loro stesse feci), macellati poi assieme a frattaglie, ossa e carcasse di altri animali morti magari per malattia.

Questa “roba” verrà frollata, pressata, schiacciata, salata, riempita di chimica e nitriti, per togliere il grigio colore della morte, dandogli artificiosamente il colore rosso della vita. Vita che non è degna di questo nome! E’ bene ricordare sempre che i processi putrefattivi, da quando l’anima dell’essere vivente si stacca e ritorna nell’anima di gruppo nei mondi spirituali, non si possono bloccare, ma solo rallentare.

Un uomo il cui organismo è intossicato, acidificato da alimenti raffinati,
pregno di tossine chimiche, mangiando simili veleni animali, potrà stare in salute?

Assolutamente no! 

La causa delle intossicazioni è il batterio che di volta in volta viene scoperto in laboratorio o il batterio è l’effetto di tutto questo sconvolgimento disumano?

L’E. Coli O107 piuttosto che O104 sono alcuni fra i tanti lati oscuri delle lobbies macellatorie, delle multinazionali del cibo, e il risultato del nostro stile di vita completamente autodistruttivo e lontano anni luce dalla Natura.


[1] “Batterio E. Coli, esperti: nuovo ceppo è più letale della storia”, Agenzia stampa Reuters, 3 giugno 2011 http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE75201420110603
[2] “E’ allarme batterio killer, 2000 casi in UE, e l’OMS dice: variante mai vista”, http://salute.pourfemme.it/articolo/e-allarme-batterio-killer-2000-casi-in-ue-e-l-oms-dice-variante-mai-vista/10677/
[3] http://www.blitzquotidiano.it/
[4] http://www.cronacaqui.it/cronaca/15214_il-batterio-killer-fa-paura-18-morti-2000-contagi-scienziati-nel-pallone.html
[5] http://www.italia-news.it/salute-c13/epidemia-e–coli–e-il-ceppo-piu-letale-e-resistente-ad-antibiotici-68729.html
[6] http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo1011419.shtml
[7] “Il mistero della malattia venuta dal cibo, la minaccia nascosta negli hamburger”, La Repubblica, 3 giugno 2011
[8] “Il mistero della malattia venuta dal cibo, la minaccia nascosta negli hamburger”, La Repubblica, 3 giugno 2011

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COMUNICATO STAMPA
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Batterio Escherichia Coli in Germania:
chiamati in causa allevamenti intensivi, incubatori di batteri antibiotico-resistenti

Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV – 6 giugno 2011

La psicosi collettiva causata dalla paura del contagio del batterio E. Coli proveniente dalla Germania sembra riguardare soprattutto cetrioli, insalata, germogli o altre verdure crude, ma è basilare far sapere al pubblico che invece la contaminazione da E. Coli avviene sempre a partire da una fonte animale.
Il batterio E. Coli vive nell’intestino degli animali d’allevamento, e la carne che viene poi commercializzata può essere infettata durante il processo di macellazione. Un’altra possibile fonte è il latte non pastorizzato, e, ancora più preoccupante, la diffusione sul terreno e nelle acque degli escrementi degli animali d’allevamento, che possono contaminare i vegetali coltivati (che vanno quindi sempre ben lavati).
Oltre la contaminazione fecale dell’acqua e del cibo, esiste il problema della contaminazione dai cibi animali a quelli vegetali durante la preparazione degli alimenti.

Il problema aggiuntivo, che è quello che rende i batteri come l’E. Coli molto pericolosi, è l’antibiotico resistenza: nuovi ceppi di batteri si formano da quelli esistenti e sono inattaccabili dagli antibiotici, rendendo così impossibile contrastare l’infezione. Anche per questo problema, il colpevole è la pratica dell’allevamento intensivo e il consumo elevato di carne, latte, latticini e uova.
E’ di pochi mesi fa la pubblicazione di due nuovi studi, uno europeo e uno statunitense, che rilanciano l’allarme sull’utilizzo di antibiotici negli allevamenti a scopo non curativo ma “preventivo” o per la promozione della crescita degli animali.

Il dossier europeo, pubblicato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sottolinea come questo sia un problema di sicurezza alimentare: l’uso di antibiotici negli animali d’allevamento contribuisce in modo sostanziale alla comparsa di batteri resistenti e consente ai batteri portatori dei geni responsabili di tale antibiotico-resistenza di diffondersi dagli animali agli umani attraverso la catena alimentare.
In precedenza erano già state svolte indagini negli USA da parte del sistema di monitoraggio nazionale sulla resistenza antimicrobica, che aveva indicato come la carne fosse spesso contaminata da ceppi resistenti a diversi farmaci dei batteri Campylobacter, Salmonella, Enterococcus ed Escherichia coli.

Con la nuova emergenza di questi ultimi giorni, dovrebbe essere chiara l’urgenza di cambiare modello alimentare, e diminuire in modo drastico il consumo di carne e altri alimenti di origine animale: l’uso massiccio di antibiotici è infatti sempre più necessario negli allevamenti, perché gli animali sono tenuti in condizioni di tale affollamento e di sofferenza fisica e psicologica che non sarebbero in grado di sopravvivere senza farmaci e sostanze chimiche di vario genere. Non è realisticamente possibile mantenere gli attuali ritmi di produzione e allo stesso tempo cambiare le condizioni di allevamento in modo da non rendere più necessari antibiotici ed altri farmaci.

Per questo, la soluzione del problema spetta a ciascuno di noi, alle istituzioni come ai singoli cittadini: per contrastare questa situazione ed evitare disastri futuri, le scelte alimentari di ogni singolo individuo sono importanti, e lo spostamento verso il consumo di alimenti vegetali anziché animali è il primo e più efficace cambiamento da mettere in atto.

Comunicazione a cura di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana SSNV
http://www.scienzavegetariana.it – info@scienzavegetariana.it – cell. 3336705842

Societa’ Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV si prefigge di fornire ai professionisti della salute e alla popolazione generale informazioni corrette sulla nutrizione a base di cibi vegetali (c.d. plant-based nutrition) e sui suoi rapporti con la salute.

Tratto da: www.disinformazione.it

giugno 1, 2011

Nuova nave umanitaria verso Gaza attaccata dalla marina israeliana

Nuova nave umanitaria verso Gaza attaccata dalla marina israeliana

da Globalresearch.ca – visto su www.thelivingspirits.net

Come annunciato nel post pubblicato sul blog Cafè de Humanité e tradotto da Global Research Canada il 16.5.11, ecco nel seguito gli aggiornamenti della situazione e maggiori dettagli.

Autore dell’articolo che traduco e sintetizzo è lo stesso Michel Chossudovsky(direttore del Centro di Ricerca sulla Globalizzazione: Global Research):

“La nave The Spirit of Rachel Corrie (nota ufficialmente come FINCH) che sta trasportando un cargo umanitario verso Gaza è stata attaccata da una nave di ricognizione israeliana all’interno della cosiddetta zona di sicurezza palestinese: Palestinian Security Zone, il 15 Maggio alle h. 10.54pm EDT.

Nel corso delle ultime ore, Global Research ha comunicato molte volte con la nave  Rachel Corrie in rotta verso Gaza. Quel che segue è un aggiornamento dettagliato. (la comunicazione precedente qui)

Il Centre for Research on Globalization (CRG) è un partner in questa impresa ed ha a bordo la sua collaboratrice Julie Lévesque:
(…) The Spirit of Rachel Corrie è entrata nelle acque di Gaza senza essere intercettata.
La nave israeliana con il suo equipaggiamento radar e la sua tecnologia di comunicazione avanzata  non si è accorta della Spirit of Rachel Corrie Mission.
Erano impreparati Non avevano ricevuto precedenti informazioni sulla missione della Rachel Corrie, che era stata pianificata da molti mesi e il cui arrivo sulle coste di Gaza era previsto per il giorno della commemorazione di “Nakba” (Nakba è la parola araba per catastrofe e significa  “l’espulsione e l’espropriazione di centinaia di migliaia di palestinesi dalle loro case e dalla loro terra nel 1948) 

Ironicamente, il Mossad, i servizi segreti israeliani, era all’oscuro di questa missione .
I vascelli della marina israeliana hanno agito in modo improvvisato, senza sapere prima nè avere istruzioni dall’intelligence. Non sembrava avessero ricevuto precise istruzioni dal governo israeliano. Al momento dell’attacco, i passeggeri a bordo avevano l’impressione che la nave fosse ancora nelle acque internazionali, ma invece era un miglio all’interno della “Palestinian Security zone”,  nelle acque territoriali di Gaza, a breve distanza dalla linea costiera di Gaza. Questo è stato un conseguimento importante.

Qui la cronaca iniziale:

Due vascelli navali israeliani inizialmente hanno lanciato “un attacco di ammonimento” sulla Rachel Corrie, indicando che se la nave  non avesse cambiato il suo corso avrebbero sparato alla ciurma e ai passeggeri. Uno dei passeggeri  è stato quasi ucciso a seguito dell’attacco.
Lo scambio di battute che segue ha avuto luogo tra la marina israeliana e la nave, come riportato da la giornalista del Free Malaysia Today, a bordo della Spirit of Rachel Corrie:

“Israeli army: Questo è un colpo di intimidazione. Tornate indietro.

Captain Jalil Mansor: Siamo civili disarmati in missione umanitaria verso Gaza

Israeli army: Questa è una zona militare chiusa. E’ una violazione. Tornate indietro.

Mansor: Continuerremo (la missione).

Gli Israeliani si sono poi diretti verso il retro della nave di aiuto  e hanno mandato un secondo sparo in aria di intimidazione.

Graham: Questa è una violazione (della legge internazionale).  Siamo in una missione di pace e siamo disarmati.

Israeli army: Tornate indietro. Spareremo ancora.

Graham: State sparando verso civili disarmati.

Israeli army: Non abbiamo sparato verso civili disarmati.

Graham: Sembra proprio che stiate sparando verso di noi

Israeli army: Non abbiamo sparato verso di voi. E’ solo uno sparo di intimidazione.

A seguito di questa conversazione, l’esercito israeliano ha sparato due altri colpi e ha minacciato: “la prossima volta sbarchiamo sulla vostra nave.”

Quindi abbiamo sentito che la marina egiziana diceva agli israeliani via radio: “cessate il fuoco. Sono in acque egiziane.”

Nel rendersi conto della presenza delle forze navali egiziane, gl israeliani si sono allontanati.” (Free Malaysia Today, http://www.freemalaysiatoday.com/2011/05/16/israel-fires-warning-shots-at-msian-ship/ May 16, 2011)
La nave di guardia egiziana era inizialmente all’oscuro di ciò che stava succedendo. La marina israeliana ha contattato la marina egiziana ed inizialmente non ha avuto risposta.

Nella nostra precedente cronaca (preparata alle 12.30am) a seguito di una comunicazione con la nave appena poco dopo mezzanotte si faceva riferimento alla cooperazione tra la marina israeliana  e la controparte egiziana. Mentre avveniva questa cooperazione, gli Egiziani hanno avuto un ruolo di supporto, che è servito a placare gli attacchi israeliani. Hanno anche assicurato la scorta dello Spirit of Rachel Corrie nelle acque territoriali egiziane.

La Marina Israeliana ha contattato la Spirit of Rachel Corrie. Sono stati informati sulla natura del cargo e che la ciurma e i passeggeri erano civili disarmati.
L’attacco intimidatorio è stato aggressivo e hanno usato armi automatiche. Sono state schierate due barche di ricognizione navale israeliane armate di mitragliatrici. Gli Israeliani hanno anche aperto il fuoco sul peschereccio palestinese  che era nelle acque territoriali di Gaza.

A seguito dell’iniziale “attacco intimidatorio” hanno ordinate alla Spirit of Rachel Corrie di fare marcia indietro. “Tornate indietro o facciamo fuoco”. Tuttavia una volta che la nave ha cambiato corso come richiesto dal commando israeliano, hanno continuato a fare fuoco sulla nave: “Hanno cominciato a fare fuoco per uccidere”
La nave della marina egiziana mentre comunicava con la Marina israeliana è stata strumentale per scortare la nave verso un porto sicuro. La ciurma della nave egiziana è stata di supporto nell’assicurare la sicurezza  della ciurma e dei passeggeri  del vascello umanitario.

C’è stata una comunicazione tra la nave egiziana ed israeliana e gli Israeliani hanno ringraziato la nave egiziana per essere intervenuta.
The Spirit of Rachel Corrie, la sua ciurma e i suoi passeggeri sono ora in acque territoriali egiziane, ancorati al porto egiziano di Al Arish, a breve distanza dalle acque internazionali di Gaza.
E’ essenziale a questo stadio mobilitare tutto il mondo in supporto alla Spirit of Rachel Corrie, per rompere il blocco, aprire le acque territoriali di Gaza all’aiuto e al commercio ed anche usare questa opportunità per aprire il confine territoriale  tra l’Egitto e Gaza.

Il convoglio umanitario è significativo nel processo di riabilitazione della infrastruttura della salute pubblica di Gaza, incluso il sistema fognario che fu parzialmente distrutto dai bombardamenti israeliani durante le operazione “Piombo Fuso”:
Il  27 Dicembre 2008, l’esercito israeliano  lanciò l’operazione Cast Lead- Piombo Fuso che non solo uccise circa 1400 Palestinesi, ma anche distrusse le infrastrutture vitali  per la vita degli abitanti di Gaza con seri problemi di acqua e di fognature

Una riparazione delle fognature è stata impossibile poiché gli Israeliani hanno impedito l’entrata di materiali da costruzione  cosi come del carburante per risolvere questa disperata situazione.
Secondo il resoconto di Emergency Water, Gruppo per la Sanità e l’Igiene (EWASH), “il rilascio di quotidiano di 80 milioni di litri di acque scure non trattate o parzialmente trattate, nell’ambiente e nel Mediterraneo  è primariamente il risultato del blocco imposto da Israele sulla Striscia di Gaza”
Gaza, una delle aree più densamente popolate del mondo, al momento sta affrontando seri problemi di salute come la sindrome dei bambini blu, la diarrea ed altre  malattie generate dall’acqua, come il tifo e l’epatite A.

La World Health Organization – OMS – sta mettendo in guardia da una possibile epidemia di colera se non si fa nulla rapidamente per risolvere questa situazione di crisi sanitaria.
Secondo I Medici per I Diritti Umani-Israele: “Tra il 90% e il 95% delle acque nella Striscia di Gaza non sono sicure da bere” La causa principale del problema attuale deriva dalla distruzione, durante l’operazione Piombo Fuso, di 20 km di tubazioni idriche, 7,5 km di fogne e 5700 serbatoi di acque mobili”
Mentre gli abitanti di Gaza vivono gli impatti ambientali drammatici della crisi fognaria ed idrica, gli effetti hanno già raggiunto le coste israeliane e potrebbero diffondersi colpendo anche i paesi confinanti. La grave questione della salute e dell’ambiente ha bisogno di essere affrontata con urgenza. La comunità internazionale deve richiedere che sia tolto il blocco illegale di Israele.

La Missione della Spirit of Rachel Corrie ha origine dalla partecipazione della PGFP (Perdana Global Peace Foundation) alla Freedom Flottilla  nel 2010, in cui furono uccisi 9 attivisti dai commandos israeliani.
(Perdana’s Second Press Release, Nakba and the Spirit of Rachel Corrie: Humanitarian Ship Attacked by Israel now within 1.5 nautical miles of Gazan Waters0777 646 2379, Global Research, May 16, 2011)

Fonte originale : http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24789

Traduzione a cura di Cristina Bassi

Link alla fonte: http://disinformazione.it/rachel_corrie.htm

Federparchi, Telethon e le solite bufale scientiste

Alessandra Colla – http://www.alessandracolla.net/2011/05/18/federparchi-telethon-e-le-solite-bufale-scientiste/

L’altro giorno ho scritto a Federparchi per protestare contro il supporto dato a Telethon (Link)

Ne ho ricevuto in risposta la seguente mail:

Telethon ha come missione il finanziamento della ricerca scientifica che possa portare alla cura delle malattie genetiche <http://www.telethon.it/ricercainforma/glossario/Lists/Glossario/DispForm.aspx?ID=25> . Contemporaneamente Telethon è contro ogni maltrattamento degli animali.

Grazie ai progressi della ricerca scientifica che mettono a disposizione dei ricercatori molteplici sistemi su cui testare l’efficacia delle terapie sperimentali (ad esempio cellule, tessuti), oggi solo una parte dei progetti finanziati richiede la sperimentazione su modelli animali. In questi casi, Telethon richiede ai ricercatori di utilizzare il minor numero possibile di animali e di applicare un rigido codice di comportamento che minimizzi la loro sofferenza.

Inoltre, Telethon vigila affinché si applichi la legislazione vigente in materia (in Italia è in vigore il Decreto legislativo 116 del 27 gennaio 1992 <http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_946_allegato.pdf> , in attuazione della direttiva del Consiglio Europeo 86/609/CEE <http://ec.europa.eu/food/fs/aw/aw_legislation/scientific/86-609-eec_it.pdf> ) e affinché i ricercatori abbiano ottenuto l’autorizzazione dei comitati etici dei loro istituti. La sperimentazione sugli animali fatta secondo le leggi e le normative in vigore è tutt’altra cosa rispetto alla vivisezione, contro la quale anche Telethon si pronuncia in maniera forte.

Ma perché è necessario sperimentare sugli animali? La ricerca di una terapia per una malattia genetica è un percorso lungo e complesso che normalmente passa da una fase cosiddetta “di base” dove i ricercatori si concentrano su sistemi cellulari o addirittura molecolari per identificare i meccanismi che portano alla malattia e i modi per bloccarne l’insorgenza.

Una volta che si sono isolati dei sistemi (farmaci, geni, cellule) che bloccano il percorso della malattia nei sistemi di base, è spesso necessario, prima di somministrarli ai malati, controllarne l’efficacia e l’assenza di tossicità in un organismo complesso il più possibile simile all’uomo. Questo diminuisce considerevolmente il rischio di commettere errori di formulazione e di somministrazione.

Moltissimi passi avanti compiuti dalla medicina negli ultimi decenni, passi avanti che hanno guarito o alleviato le sofferenze di milioni di malati al mondo, non sarebbero stati possibili senza una motivata, attenta e accurata sperimentazione sugli animali.

A mia volta, ho risposto come segue:

Egregi signori,
comprendo benissimo che informarsi seriamente su argomenti tanto complessi come la ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione richiede tempo, pazienza e competenza; ma esibire come risposta le veline di una struttura che fa del supporto alla ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione la sua attività principale non è bello. Non è neanche serio e sa un po’ di presa per i fondelli, ne convenite?
Ora, poiché non tutti i firmatari di petizioni contro la ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione agiscono su basi di pura emotività o parlano a vanvera, ma fra loro figurano medici, biologi, etologi, giuristi, filosofi eccetera, mi corre l’obbligo di sottoporvi alcune considerazioni sulla validità e sull’eticità della ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione.

Voi/Telethon scrivete:

# Telethon ha come missione il finanziamento della ricerca scientifica che possa portare alla cura delle malattie genetiche <http://www.telethon.it/ricercainforma/glossario/Lists/Glossario/DispForm.aspx?ID=25> . Contemporaneamente Telethon è contro ogni maltrattamento degli animali.

Dunque Telethon si occupa direttamente di finanziamenti, che serviranno poi a sostenere la ricerca. Insomma la mission di Telethon è chiedere soldi.
# Grazie ai progressi della ricerca scientifica che mettono a disposizione dei ricercatori molteplici sistemi su cui testare l’efficacia delle terapie sperimentali (ad esempio cellule, tessuti), oggi solo una parte dei progetti finanziati richiede la sperimentazione su modelli animali. In questi casi, Telethon richiede ai ricercatori di utilizzare il minor numero possibile di animali e di applicare un rigido codice di comportamento che minimizzi la loro sofferenza.

È molto bello che Telethon chieda ai ricercatori di “utilizzare il minor numero possibile di animali e di applicare un rigido codice di comportamento che minimizzi la loro sofferenza”. Il problema consiste nel fatto che una tale richiesta non ha nulla di vincolante o di cogente: richiedere un impegno in questo senso non comporta automaticamente l’accoglimento della richiesta.
In caso contrario, cioè nel caso in cui Telethon scoprisse che i progetti finanziati sono stati eseguiti senza tener conto delle sue richieste, ovvero con l’impiego di un cospicuo numero di animali da laboratorio senza riguardo alla loro sofferenza, che farebbe Telethon? Si farebbe ridare i soldi? Sconfesserebbe il progetto e i ricercatori? Esiste un protocollo etico/deontologico che preveda una simile possibilità?

# Inoltre, Telethon vigila affinché si applichi la legislazione vigente in materia (in Italia è in vigore il Decreto legislativo 116 del 27 gennaio 1992 <http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_946_allegato.pdf> , in attuazione della direttiva del Consiglio Europeo 86/609/CEE <http://ec.europa.eu/food/fs/aw/aw_legislation/scientific/86-609-eec_it.pdf> ) e affinché i ricercatori abbiano ottenuto l’autorizzazione dei comitati etici dei loro istituti. La sperimentazione sugli animali fatta secondo le leggi e le normative in vigore è tutt’altra cosa rispetto alla vivisezione, contro la quale anche Telethon si pronuncia in maniera forte.

Telethon può vigilare quanto vuole, ma la legislazione vigente in materia è pressoché quotidianamente e ovunque disattesa, come provano le innumerevoli azioni intraprese (e relative denunce promosse) dalle associazioni c.d. animaliste.
Quanto alla “autorizzazione dei comitati etici dei loro [cioè dei ricercatori] istituti”, è un po’ come se i carnefici della Santa Inquisizione avessero chiesto il permesso al papa…

La vera perla, però, è questa: “La sperimentazione sugli animali fatta secondo le leggi e le normative in vigore è tutt’altra cosa rispetto alla vivisezione, contro la quale anche Telethon si pronuncia in maniera forte”. Sul “Corriere della Sera” del 5 settembre 2010 leggiamo le seguenti parole di Silvio Garattini, leader indiscusso della ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione in Italia: «Secondo il farmacologo inoltre è retrogrado parlare di “vivisezione, parola utilizzata per creare sensazione nell’ opinione pubblica. Questi studi restano fondamentali, non esistono vie alternative. Le simulazioni al computer e le colture cellulari non sono attendibili. Se oggi abbiamo cure contro leucemia, diabete o certi tumori, se abbiamo debellato alcune gravissime malattie lo dobbiamo ai test su specie viventi che al 98% coinvolgono i roditori e solo in minima parte specie più grandi”».

Secondo Garattini, dunque, l’impiego del termine “vivisezione” è retrogrado, ovvero serve soltanto a scuotere l’opinione pubblica. Ma anche se si cambiano i nomi, i significati restano: e il significato di “vivisezione” è esattamente quello di ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale.

Ma c’è un’altra cosa: Garattini dichiara che attualmente “i test su specie viventi … al 98% coinvolgono i roditori”. Ebbene, sul numero di “Le Scienze” (edizione italiana di “Scientific American”) del 4 dicembre 2009 è apparso il seguente articolo, che riporto integralmente:

Distrofia di Duchenne

Uomini e topi: una piccola, grande differenza

Due importanti caratteristiche di un gene chiave nello sviluppo della malattia sono presenti in quasi tutte le specie di mammiferi, uomo incluso, ma non nei topi e nei ratti

Uomini e topi hanno mostrato di avere differenze potenzialmente critiche, finora ignorate, in uno dei geni coinvolti nell’insorgenza della distrofia muscolare di Duchenne (DMD). A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori del King’s College di Londra che ne parlano in un articolo (Profound human/mouse differences in alpha-dystrobrevin isoforms: a novel syntrophin-binding site and promoter missing in mouse and rat) pubblicato sulla rivista “BMC Biology”.

In particolare hanno scoperto che due importanti caratteristiche di un gene chiave nella DMD sono presenti in quasi tutte le specie di mammiferi, uomo incluso, ma non nei topi e nei ratti. Questo risultato mette in questione il ricorso a questi animali come modello di riferimento per lo studio della malattia.

La scoperta è stata fatta da Roland Roberts e collaboratori nel corso sello studio della alfa-distrobrevina, una sotto-unità citoplasmatica del complesso proteico associato alla distrofina, che nella DMD è disfunzionale.

La DMD è una miopatia che provoca la perdita di massa muscolare in tutto il corpo, ma può essere anche associata a effetti neurologici che possono manifestarsi come cecità notturna, disturbi nella visione dei colori o difficoltà di apprendimento. La α-distrobrevina è espressa in modo particolarmente spiccato proprio a livello cerebrale.

“Due differenze precedentemente non notate (un interruttore genico, o promotore, e un nuovo sito di legame per la sintrofina) sono codificate dal gene per la α-distrobrevina di quasi tutti i tetrapodi, eccetto che nel topo. Riteniamo che questo riconoscimento tardivo di caratteristiche chiave di un gene che è intensamente studiato fin dalla sua scoperta 13 anni fa sia dovuto al predominio del topo quale modello animale per lo studio della DMD e alla specifica distruzione di queste parti del gene nel topo”, ha osservato Roberts.
Dal confronto con il genoma di altri roditori, risulta che questa semplificazione del gene per la alfa-distrobrevina nel topo e nel ratto si sia verificata fra i 30 e i 40 milioni di anni fa. ( gg)

—————————

Ho sottolineato i punti che mi sembrano più rilevanti per un corretto approccio al problema della reale validità della ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione.

Ma andiamo avanti.

# Ma perché è necessario sperimentare sugli animali? La ricerca di una terapia per una malattia genetica è un percorso lungo e complesso che normalmente passa da una fase cosiddetta “di base” dove i ricercatori si concentrano su sistemi cellulari o addirittura molecolari per identificare i meccanismi che portano alla malattia e i modi per bloccarne l’insorgenza.
Una volta che si sono isolati dei sistemi (farmaci, geni, cellule) che bloccano il percorso della malattia nei sistemi di base, è spesso necessario, prima di somministrarli ai malati, controllarne l’efficacia e l’assenza di tossicità in un organismo complesso il più possibile simile all’uomo. Questo diminuisce considerevolmente il rischio di commettere errori di formulazione e di somministrazione.

È chiaro che, anche per quanto detto prima, i dubbi sulla reale efficacia dei metodi attuati dalla ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione sono destinati a sussistere. Non si capisce, infatti, perché chi sostiene la ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione sia solito affermare la profonda somiglianza fra uomo e animale quando c’è da considerare validi e/o attendibili i risultati della ricerca, salvo poi negare quella medesima somiglianza quando si richiami l’attenzione sulla sofferenza dell’animale utilizzato per la medesima ricerca o sul fallimento della stessa…
# Moltissimi passi avanti compiuti dalla medicina negli ultimi decenni, passi avanti che hanno guarito o alleviato le sofferenze di milioni di malati al mondo, non sarebbero stati possibili senza una motivata, attenta e accurata sperimentazione sugli animali.

Di tutti i ricatti emozionali messi in atto dai sostenitori della ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione, questo è veramente il più patetico, risibile e datato. Non voglio sprecarci neanche una parola, e rimando al “British Medical Journal” http://archivio.panorama.it/scienze/articolo/idA020001039479.art

È tutto, egregi signori.

Io continuerò a boicottare Telethon, e di riflesso tutte le strutture e attività che la sostengono. Insieme a me, lo faranno molte altre persone in Italia e nel mondo.

Voi che farete?

Alessandra Colla

maggio 30, 2011

Bin Laden morto? La sceneggiata continua!


Marcello Pamio – 4 maggio 2011

Il mondo civile esulta. Nelle principali città statunitensi, le persone invadono le strade per festeggiare, ma attenzione perché non è il capodanno ebraico (appena passato), ma si brinda alla morte del capo di al Qaeda: il pericolosissimo Osama bin Laden.
Siamo finalmente giunti al capolinea: bin Laden è stato ucciso in un raid degli Usa in Pakistan.
Ufficialmente la fine drammatica dopo una lunghissima caccia al regista principale degli attentati dell’11 settembre 2011 negli Stati Uniti.
I leader di tutto il mondo hanno salutato con favore la sua morte, ma l’euforia è compensata dal timore di ritorsioni e dall’ammonimento di una rinnovata vigilanza contro eventuali attacchi.

Addirittura il democratico presidente Usa, Barak Obama, oggi ha detto che “questo è un buon giorno per l’America“. “Il nostro paese ha mantenuto il suo impegno affinché fosse fatta giustizia. Il mondo è più al sicuro, è un posto migliore dopo la morte di Osama bin Laden“.

Stranamente, in un periodo delicatissimo con una guerra illegittima e criminale in Libia, con un disastro nucleare senza precedenti nella storia, come quello a Fukushima, spunta fuori magicamente dal cilindro, Osama bin Laden e la sua morte!

Viene da chiedersi, dove il criminale patentato, l’uomo più ricercato nel pianeta, ha passato gli ultimi anni della sua vita. Forse in qualche caverna segreta del Pakistan? Oppure in qualche grotta dell’Afghanistan? Macché, i funzionari Usa hanno detto che bin Laden è stato trovato in una villa da un milione di dollari a circa 60 chilometri a nord di Islamabad. Un posto dove nessuno al mondo poteva pensare di trovare il vecchio miliardario saudita.

Sempre fonti ufficiali dicono che dopo 40 minuti di combattimenti, bin Laden è stato ucciso assieme ad altre persone.
Un commando di incursori della Marina, i mitici Navy Seals, si sono calati dagli elicotteri direttamente sopra il tetto della casa di bin Laden nella capitale del Pakistan.
Un alto funzionario alla sicurezza americano ha specificato alla Reuters, che è stata “un’operazione per uccidere“, sottolineando però che “se avesse sventolato la bandiera bianca della resa sarebbe rimasto vivo“.
E’ alquanto difficile immaginare bin Laden mentre sventola una bandiera bianca!

L’attuale direttore della C.I.A., Leon Panetta ha detto che sicuramente al Qaeda cercherà di vendicare l’uccisione di bin Laden. Non si capisce bene se la sua è una profezia oppure una minaccia!
I terroristi – continua Leon Panetta – quasi certamente cercheranno di vendicarlo, e noi dobbiamo, e lo faremo, restare vigili e risoluti“.
Quindi non c’è nulla da festeggiare, anzi. La morte del leader storico e indiscusso di al-Qaeda, è l’inizio della vera guerra.

La cosa che però fa veramente sorridere è stata la sepoltura di bin Laden secondo il rito islamico.
Bin Laden infatti sarebbe stato sepolto in mare dal ponte di una portaerei americana nel nord del mar Arabico dopo essere stato lavato secondo i costumi islamici ed aver ricevuto un funerale religioso.
Il suo corpo prima è stato lavato e avvolto in un lenzuolo bianco e poi un ufficiale ha letto un testo religioso tradotto in arabo da un interprete. Dopo la lettura, il corpo è stato posto su una tavola piatta, ribaltato, e calato in mare, ha detto un funzionario americano.

Possiamo immaginare un comportamento più bello e democratico di questo?
Lo stavano cercando (vivo o morto) da numerosi anni e una volta ucciso il suo funerale sembra quello di un capo di Stato?
Il governo degli Stati Uniti, invece di sbrodolarsi e gongolarsi davanti al mondo intero, facendo semplicemente vedere il corpo privo di vita, preferiscono, in nome della religione farlo sparire nel mare? Ma possiamo veramente credere ad una simile idiozia?

Siamo così inebetiti che possono raccontarci simili favole? Forse qualcuno ai piani alti, pensa proprio di sì!
Ma anche loro per ebetaggine non scherzano, perché stando all’imam di Napoli, Yasin Gentile: “seppellire un corpo in alto mare, come è accaduto, non è una procedura rispettosa dei precetti dell’Islam che prevede una ritualità precisa”. “La decisione degli americani contrasta con i principi della sharia”, ha detto il membro del Comitato dei ricercatori dell’istituto del Cairo!
Quindi la scusante religiosa è assurda due volte.

E’ bene specificare che Bin Laden non era ricercato per gli attentati dell’11 settembre 2001, dove sono morte oltre tremila persone, come invece viene affermato dal governo centrale.
Questo è il motivo per cui nel sito ufficiale del F.B.I. c’era una taglia di 25 milioni di dollari sulla sua testa, ma dell’attacco alle Torri Gemelle di New York nessun accenno.
Come mai l’Ufficio Federale non associa bin Laden al World Trade Center?
Forse perché non hanno le prove che l’attentato è stato organizzato dal gruppo fantomatico chiamato al-Qaeda?

Se non è stato il terrorismo islamico internazionale chi ha potuto eludere con aerei di linea, la difesa più potente e gli spazi aerei più impenetrabili del mondo? Demolendo tre torri e bucando il Pentagono?
Ricordiamo infatti che bin Laden, è stato un uomo della C.I.A.: creato, istruito e finanziato dai servizi segreti statunitensi per scopi geostrategici e geopolitici.
Fu “messo al lavoro” in Pakistan, Afghanistan, Bosnia, e nel Vicino Oriente dagli stessi statunitensi, come da strategie del consigliere per la sicurezza nazionale del Presidente Carter, il potente massone Zbignew Brzeinski (vedi immagine a sinistra assieme ad un giovane bin Laden).
La stessa cosa è avvenuta con moltissimi dittatori criminali sparsi nel mondo, uno per tutti, Saddam Hussein: prima pagato e armato per combattere la guerra fratricida contro l’Iran dal 1980 al 1988, poi diventato nemico da impiccare.

Come molti analisti hanno denunciato da anni, bin Laden molto probabilmente sarebbe morto anni fa, e mantenuto in vita tramite messaggi audio, video totalmente falsificati, per dare il messaggio al mondo che il pericolo è sempre in agguato, che il terrorista è sempre pronto ad attaccare.
Ufficialmente dicono di avere il suo dna che confermerebbe essere appunto bin Laden. A parte il fatto che dopo un giorno avere già un esame completo del dna è alquanto miracoloso, ma si sa che i laboratori militari sono abituati ai miracoli. Il punto è un altro, perché pochi ricordano che il miliardario saudita è stato curato diverse volte da medici americani, come per esempio nell’ospedale militare americano a Dubai, nel luglio 2001? Ecco il dna!

L’ultima falsificazione in ordine cronologico, direi vergognosa ed eclatante, è proprio l’uccisione mediatica di bin Laden.
La foto del corpo esanime di bin Laden, circolata subito dopo, è stata smentita, per ovvie ragioni e non serve essere un esperto di grafica computerizzata per smascherare l’evidente fotomontaggio. Si tratta dell’ennesimo falso clamoroso, una foto ritoccata dagli analisti del settore con montaggi, prendendo pezzi da altre foto, parti di testa di altre persone e in cui si vedono zone sgranate e sfocate come occhi e orecchio sinistro. Per non parlare del corpo che si vede sotto la barba, che sembra essere aggiunto a posteriori.
Altre foto stanno spuntando in rete, tutte ovviamente rigorosamente false.

La Casa Bianca sta attendendo – non si sa bene cosa – di pubblicare le vere foto del blitz, quelle che testimonierebbero il trasferimento del cadavere e addirittura il funerale!
Con le foto agghiaccianti che circolano nel web sulle varie guerre criminali, sulle violenze dei soldati statunitensi in Iraq, Afghanistan e Guantamamo, queste immagini sono così tremende che non sanno se darle oppure no in pasto ai giornalisti? Giornalisti-squalo che stanno pubblicando in questi giorni articoli a dir poco vergognosi.
Ma state tranquilli perché “alla fine – dice il capo della Cia, Panetta – una foto verrà diffusa“. Stanno forse aspettando che arrivi un esperto serio in fotoritocco computerizzato?

L’unica cosa certa è che ufficialmente e mediaticamente, Osama bin Laden non serviva più da “vivo”, anche se probabilmente era morto da tempo.
Può trattarsi della classica arma di “distrazione di massa”, per deviare l’attenzione dell’opinione pubblica, oppure, e questo potrebbe preoccupare un po’, se la sua ibernazione mediatica è finita, ci potranno essere altre cose in serbo per noi tutti che prenderanno il suo posto…

Tratto da: www.disinformazione.it

maggio 22, 2011

Referendum 2011 – PERCHE VOTARE SI – Sempre e solo “SI” per il bene dei nostri figli!!

PERCHE VOTARE SI – Sempre e solo “SI

1° REFERENDUM: LEGGITTIMO IMPEDIMENTO:

La legge sul cosiddetto legittimo impedimento è da annoverarsi tra le leggi ad personam – 37 per l’esattezza – che, dal 1994 ad oggi sono state varate dal centrodestra favorendo di fatto la posizione processuale del premier Silvio Berlusconi, delle sue aziende e dei suoi stretti collaboratori. Nonostante questa assoluta vergogna, che non ha riscontro in nessun Paese civile, il partito-azienda del Cavaliere, che può contare ormai sull’apporto permanente dei “padani”, allargato a un manipolo di deputati pronti a tutto pur di rimanere incollati alle poltrone (i cosiddetti “responsabili”), mercoledì scorso ha approvato alla Camera la legge sul processo breve, compresa una norma che accorcia i tempi di prescrizione per gli incensurati, la 38esima “legge vergogna”.
Per salvarsi dal processo Mills, nel quale è imputato, il presidente del Consiglio ha deciso di mandare al macero ben 15 mila procedimenti giudiziari (secondo l’Associazione nazionale magistrati), lasciando impuniti migliaia di malfattori e togliendo la speranza di ottenere giustizia a tantissime vittime di soprusi e illegalità.
In fondo per questo Governo la legalità è una parola vuota e non ha mai rappresentato la bussola delle sue scelte. Senza dover scorrere una per una le leggi ad personam approvate in questi anni, è però utile soffermarsi su alcuni provvedimenti di legge che, nel favorire il presidente del Consiglio, hanno di fatto inciso pesantemente sull’ordinamento giuridico.
2001, ROGATORIE INTERNAZIONALI: il governo Berlusconi fa approvare una legge che complica le procedure e stabilisce i “nuovi” requisiti per gli atti richiesti all’estero dai magistrati italiani e che sono ritenuti necessari alle indagini. La legge quindi impone “l’inutilizzabilità di tutti i documenti trasmessi da giudici stranieri che non siano in originale o autenticati con apposito timbro.”, anche se l’imputato non ha mai eccepito la loro autenticità. Si tratta di uno sfacciato tentativo di annullare per legge le prove raccolte dai magistrati nel processo in cui è imputato l’avvocato Cesare Previti, accusato di corruzione di alcuni giudici.
2002, FALSO IN BILANCIO: i decreti delegati emanati all’inizio del 2002 abbassano le pene (rendendo la prescrizione più breve), rendono il falso perseguibile solo a querela del socio, azionista o creditore, fissano soglie amplissime di non punibilità. Il risultato è che tutti i processi del premier per falso in bilancio vengono cancellati o perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato” o perché il reato è estinto grazie alla prescrizione ormai lampo.
2002, CIRAMI: introduzione del concetto di “legittima suspicione”, in base al quale i processi vengono spostati dalle procure più scomode .
2003, LODO SCHIFANI: è il primo tentativo di far passare una sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera , del Consiglio e della Corte Costituzionale. Nel gennaio 2004 il lodo viene giudicato incostituzionale.
2005, EX CIRIELLI: riduce la prescrizione per gli incensurati e trasforma la detenzione in custodia cautelare per gli ultrasettantenni. La legge prescrive circa 150.000 processi: la prescrizione per frode fiscale passa da 15 anni a 7 e mezzo, per la corruzione, anche giudiziaria, passa da 15 a 10.
2008, LODO ALFANO: altro tentativo di sospensione dei processi, alla vigilia del processo Mills, delle più alte cariche dello Stato. Il lodo viene bocciato nel 2009 come incostituzionale.
2010, LEGITTIMO IMPEDIMENTO: il disegno di legge “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza” viene licenziato dal Senato, dopo il sì della Camera, il 10 marzo 2010. Chiamata ad esprimersi sui dubbi di incostituzionalità della legge, Il 14 gennaio 2011, la Corte Costituzionale si esprime per il mantenimento della stessa, con una sentenzia interpretativa che ne ha però abrogato alcune parti considerate incompatibili con gli art. 3 e 138 della Costituzione.
Con il legittimo impedimento l’intento è quello di riservare una zona franca, una zona di privilegio al premier, in contraddizione con il principio di uguaglianza davanti alla legge sancito dall’art. 3 della Costituzione.
Votare SI al referendum sul legittimo impedimento è la grande occasione che ha il popolo italiano di stabilire democraticamente che davvero tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, che non ci sono zone d’ombra nell’ordinamento giuridico italiano. Votare SI significa anche aprire una seria prospettiva di cambiamento rispetto all’attuale Governo, che tiene immobilizzato il Parlamento e l’intero Paese per risolvere le questioni giudiziarie del premier, senza alcun interesse per le emergenze che drammaticamente affliggono la maggioranza dei cittadini italiani.

2° REFERENDUM :PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA

Il Governo – cercando di rendere nullo il referendum – punta infatti sull`astensionismo, ma il referendum sull`acqua è davvero importante.
Cosa vogliamo abrogare e perché?
Gli articoli che vogliamo eliminare sono:
– l`art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 (privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica).
– l`art. 154, comma 1 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006.
Il primo articolo che vogliamo abrogare stabilisce che il servizio idrico deve necessariamente essere affidato a soggetti privati o a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato detenga almeno il 40%.
In pratica il Governo vuole che, anche se una amministrazione gestisce bene il servizio idrico, deve appaltarlo ai privati. A costi più alti.
Il secondo consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Per i privati è più conveniente di un investimento in Borsa, ma il rischio sulla qualità del servizio è tutto a carico dei cittadini. Bel modo di fare capitalismo!
Noi crediamo che ci siano alcuni pochi servizi fondamentali in uno Stato che debbono essere gestiti dalla collettività e per la collettività. E crediamo anche che un`impresa che voglia realizzare profitti debba e possa fare altro in altri mille campi diversi.
Chiediamo dunque semplicemente che non sia possibile gestire l`acqua pubblica a scopo di lucro.

3° REFENDUM : NUCLEARE:

Il nucleare è una tecnologia pericolosa
Come dimostrano la tragedia giapponese di Fukushima e il disastro di Cernobyl, non esiste tecnologia che possa escludere il rischio di gravi incidenti con fuoriuscita di radioattività.
2. Le centrali rilasciano radioattività nell’ambiente anche nel normale funzionamento
Un impianto nucleare emette radioattività anche senza incidenti. I bambini che abitano vicino alle centrali corrono maggiori rischi di contrarre la leucemia. L’agricoltura e il turismo rischiamo di essere pesantemente penalizzati.
3. Lo smaltimento definitivo delle scorie è un problema irrisolto
Le scorie sono molto pericolose e restano radioattive per decine di migliaia di anni. Non esiste al mondo un deposito definitivo per smaltirle in sicurezza per un periodo così lungo.
4. Il nucleare è una fonte energetica molto costosa
L’elettricità dall’atomo, considerando anche la dismissione delle centrali e lo smaltimento delle scorie, costa più delle altre fonti di energia. I maggiori costi inevitabilmente verranno scaricati nella bolletta dei cittadini.
5. Il nucleare non riduce le importazioni
Il nucleare produce solo elettricità (pari a solo il 25% dei consumi energetici dell’Italia) e non viene usato per alimentare il settore dei trasporti, produrre calore per l’industria e per gli edifici. Per questo non ridurrà in modo significativo le importazioni delle fonti fossili: infatti in Francia, noto paese nuclearista, il consumo procapite di petrolio è più alto che in Italia.
6. Il nucleare produce pochi posti di lavoro
Una centrale in costruzione produce 3.000 posti di lavoro, che si riducono a 300 nella fase di esercizio. In soli 10 anni la Germania può vantare 350.000 addetti nel settore delle rinnovabili, mentre in Italia al 2020 con le fonti pulite si potrebbero creare almeno 200mila posti di lavoro.
7. Le centrali utilizzano l’uranio, materia prima in via di esaurimento
L’uranio è una materia prima che deve essere importata. È una risorsa limitata, disponibile in natura ancora per qualche decina di anni, come il petrolio e il gas.
8. La legge italiana prevede l’uso dell’esercito per realizzare le centrali
Grazie alla legge approvata nel 2009 il governo italiano può usare l’esercito per imporre al territorio la costruzione delle centrali nucleari, con inevitabili conflitti istituzionali e sociali.
9. L’Agenzia per la sicurezza nucleare è a favore dell’atomo
I membri dell’Agenzia, a partire dal presidente Umberto Veronesi, minimizzano ogni problema del nucleare, dallo smaltimento delle scorie all’insicurezza delle centrali. Sono quindi a favore dell’atomo: un interesse di parte come può garantire la sicurezza dei cittadini?

4° REFERENDUM : TARTIFFE ACQUA

Il quarto quesito riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma.
“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”.
Si propone di eliminare dalla tariffa la quota relativa alla remunerazione del capitale investito che assicura al gestore profitti garantiti senza vincoli di reinvesti mento. Ciò vuol dire impedire di fare profitti sull’acqua eliminando il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici.

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