Angolo del Gigio

luglio 30, 2010

Grandissimo Fini! Finalmente un Vero Leader si staglia all’orizzonte! Fini facci sognare!!

Voto anticipato? Bossi risponde col dito medio (quell’asino di suo figlio non è pronto…)
il premier: ”La squadra di governo non cambia” (ha paura della galera imminente…)

– Il Senatur sulla crisi del Pdl: “Berlusconi e Fini usino cuore e cervello” -Fini a Bossi e Silvio “Succhiatemi l’uccello”

Il Pdl implode e la maggioranza traballa. Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vola da Bossi per studiare la strategia d’uscita da questa crisi di governo e magari rinforzare il patto con il Senatùr.
Ma il leader della Lega Nord è piuttosto teso e ai giornalisti che in Transatlantico gli chiedono se si tornerà alle urne risponde con il dito medio. E poi a proposito della crisi interna al partito alleato commenta: “Berlusconi e Fini usino cuore e cervello”.

Intanto la campagna acquisti di deputati e senatori continua.


La contromossa di Gianfranco Fini e dei finiani si conoscerà nei particolari solo alle 15, quando il presidente della Camera in una conferenza stampa presenterà la nuova An, (Azione nazionale sarà probabilmente il suo nome) la nuova formazione fuoriuscita dal Pdl.

La scomunica

La “scomunica” di Gianfranco Fini è arrivata dall’Ufficio di presidenza del Pdl.
L’opinione di Berlusconi è definitiva: il co-fondatore deve lasciare il Pdl e anche la presidenza della Camera.
Ma 48 parlamentari finiani sono pronti ad abbondanre il Pdl e a costituirsi in gruppo autonomo.
L’opposizione attraverso la voce del segretario del Pd Pier Luigi Bersani affonda: “Questa è una crisi. Berlusconi venga in Parlamento”.
Ed effettivamente lo scontro nel centro-destra precipita e mette in discussione anche la sopravvivenza del governo.
Alle 15 è attesa la conferenza stampa di Fini.

Questa mattina in Aula

Sono ore concitate, che potrebbero anticipare anche una crisi così profonda da costringere la maggioranza a tornare alle urne.
In Aula questa mattina alla Camera il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ha “sfiducia” il presidente Gianfranco Fini.
Le opposizionihanno chiesto che il premier Berlusconi venga a chiarire in Parlamento.
All’inizio dei lavori  a Montecitorio, i deptuati del Pd si sono presentati al completo, in un’aula vuota visto che non erano previste votazioni.

La Costituzione protegge Fini

Il capogruppo del Pdl è passato al contrattacco, mettendo sul banco degli imputati Fini: “Si è aperto tra noi un confronto politico serio e serrato in cui si mette in discussione il rapporto nel Pdl tra noi e Gianfranco Fini. È venuto meno il rapporto che si era acceso quando lo abbiamo eletto presidente della Camera e siamo davanti ad una questione politica, ad un dato su cui Fini deve riflettere”.
Ma il presidente della camera non può essere sfiduciato da un partito perché la terza carica dello Stato è tutelata dalla Costituzione.
La risposta di Franceschini del Pd: “Il Presidente della Camera, dal momento della sua elezione, è il presidente di tutti, anche di chi non lo ha votato, e non può essere sfiduciato in base alla Costituzione”.

Granata, Briguglio e Bocchino deferiti ai probiviri

Nessuno l’avrebbe immaginato dopo la vittoria elettorale alle politiche, che aveva consegnato una supermaggioranza parlamentare al partito di Berlusconi e Fini.
Ma i due sono, ormai, divisi su tutto.
Mano pesante anche nei confronti di esponenti di spicco vicini a Fini: Bocchino, Briguglio e Granata sono stati deferiti ai probiviri.

Ma Fini aveva offerto in extremis la pace

Fini bussa alla porta per offrire la pace e Berlusconi gliela sbatte in faccia.
Il premier deve aver fatto due conti e ora è sicuro che anche se il divorzio tra lui e il presidente della Camera dovesse essere burrascoso, la maggioranza in Parlamento non ne risentirà.
Così nonostante oggi sul Foglio compaia un’intervista a Gianfranco Fini del direttore Giuliano Ferrara, in cui il cofondatore del Pdl propone di “resettare tutto, senza risentimenti”, per “onorare un impegno politico ed elettorale preso con gli italiani”, Silvio Berlusconi tira dritto più arrabbiato che mai verso la rottira finale.

Fini: “Restiamo comunque fedeli al governo”

Ad ogni modo, seppure si dovesse costituire un nuovo gruppo, questo sosterra il governo. Lo assicura lo stesso Gianfranco Fini. Almeno secondo quanto riferito da chi ha avuto modo di incontrarlo in queste ore. Nessun cambio di linea, dunque, avrebbe detto il presidente della Camera ai parlamentari a lui vicini, sottolineando che mai verrà tradito il programma presentato agli elettori. Se dovesse scattare la ‘censura politica’ nei confronti di alcuni finiani e nascesse un eventuale gruppo parlamentare autonomo, sarebbe stato il ragionamento dell’ex leader di An, questo nuova formazione non farebbe mai venir meno il suo leale sostegno all’esecutivo.

Il documento per cacciare Fini

Ieri sera nel vertice del partito convocato dal premier a Palazzo Grazioli le sue intenzioni sono state esplicitate e approvate: c’è un documento che verrà discusso nell’ufficio di presidenza del Pdl in programma oggi alle 19, per cacciare Fini e i suoi.

E’ pronto il gruppo autonomo

Ma i fedelissimi del presidente della Camera non stanno a guardare: e sono già pronti a costituire un proprio gruppo autonomo alla Camera. Bastano 20 deputati, ma i finiani sono sicuri di essere almeno in 30. Di sicuro c’è che in venti hanno già firmato la richiesta di costituzione di un nuovo gruppo. Ma la richesta verrà presentata solo dopo che cominceranno le epurazioni.

Finiani in azione anche al Senato

La macchina organizzativa dei finiani è già in azione anche a palazzo Madama. Al momento i senatori pronti a rompere con il Popolo della Libertà sarebbero 9 ma, si precisa, che ci sarebbero 4 parlamentari ancora indecisi. «Al momento la linea che prevale è quella dell’attesa. Nel caso la situazione dovesse precipitare e si decidesse per l’espulsione di alcuni di noi – avverte però un deputato finiano – saremo pronti a dare seguito alla creazione del gruppo».

La lista dei finiani

Secondo le indiscrezioni, i 20 che hanno firmato per costituire un nuovo gruppo sarebbero: Bocchino, Briguglio, Granata, Raisi, Barbareschi, Proietti, Divella, Buonfiglio, Barbaro, Siliquini, Perina, Angela Napoli, Bellotti, Di Biagio, Lo Presti, Scalia, Conte, Della Vedova, Urso e Tremaglia.
E sarebbero pronti ad aderirvi anche Esti, Bongiorno, Paglia, Lamorte, Rubens, Menia, Angeli, Ronchi, Moffa, Cosenza, Patarino.

Berluscones a Palazzo Grazioli
(
la riunione dell’immondizia, tra tirapiedi e delinquenti…)

I coordinatori nazionali del Pdl, Denis Verdini, Sandro Bondi e Ignazio La Russa si trovano a Palazzo Grazioli, dove è in corso un nuovo vertice di partito, dopo quello della scorsa notte. Secondo quanto si apprende, la riunione, alla quale partecipa anche l’avvocato Ghedini, è stata convocata per preparare l’ufficio di presidenza di questa sera.

Finiani a Montecitorio ( Gli Scissionisti )

Il presidente della Camera Gianfranco Fini, mentre erano in corso le dichiarazioni di voto alla Camera prima del voto finale sulla manovra economica, ha riunito nel suo ufficio alcuni deputati finiani, come Italo Bocchino e Silvano Moffa.

Il documento del Pdl

L’offerta di tregua di Gianfranco Fini è arrivata troppo tardi, fuori tempo massimo. La posizione del partito è stata messa nero su bianco stanotte in un duro documento di censura politica nei confronti del cofondatore del Pdl considerato ormai da tempo lontano dalla linea del partito.
Il documento verrà discusso domani da un ufficio di presidenza convocato tra le 19 e le 20.
Fini ed i finiani Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata vengono considerati fuori dal Popolo della libertà dalle cui posizioni si sono troppo discostati ancora oggi.
In serata a Palazzo Grazioli era arrivato anche il direttore del Foglio Giuliano Ferrara che aveva raccolto in un ‘colloquio-intervistà l’appello del presidente della Camera a ribadire le ragioni dell’unità.

La conferma di Bossi

La separazione tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, i due cofondatori del Pdl, quindi è imminente. La conferma di Umberto Bossi, come al solito molto ben informato: “Fini e Berlusconi? Se non si trovano, se non si incontrano, ognuno andrà per la sua strada”. Parola di Senatur.
Resta da vedere se questa separazione comporterà la caduta del governo, o se il presidente della Camera costituirà un suo gruppo continuando ad appoggiare il governo del Cavaliere.
A tal proposito il leader del Carroccio ci ha tenuto a precisare che “ciò non vuol dire che si vada ad elezioni”. E ancora: “Sono sicuro che non si va alle elezioni perchè bisogna fare il federalismo e siccome deve andare in Consiglio dei ministri e poi andare alle Camere e poi ancora in Consiglio ci vuole tempo. Il federalismo è la carta che garantisce che non si vota”.

La separazione nell’aria

Da una parte l’attacco del Giornale, il quotidiano della famiglia Berlusconi, che colpisce frontalmente Gianfranco Fini con un’inchiesta a puntate che dovrebbe svelare il lato “immorale” del presidente della Camera.
Dall’altro voci di corridoio insistenti e convergenti che raccontano di un premier infuriato e pronto al coupe de teatre. Da qui a poche ore il presidente del Consiglio potrebbe addirittura ufficalizzare la frattura all’interno del Pdl tra i suoi e i finiani e arrivare addirittura all’uscita dei ribelli dal partito.
Con evidenti conseguenze in seno alla maggioranza in Parlamento.

Lo strappo in Parlamento

Secondo Francesco Bei su Repubblica Silvio Berlusconi si sente accerchiato dalla magistratura e da Fini, con le sue smanie di legalità. Pare che il Cavaliere si sia pentito di aver accettato le dimissioni di Brancher e Cosentino e abbia intenzione di cambiare completamente strategia.
“nessuno ancora sa di preciso come berlusconi intenda sferrare il colpo finale contro il suo avversario interno”, scrive Bei, “Si conosce soltanto la data. Sembra infatti che il premier abbia cerchiato in rosso la giornata di domani”.
Approvata la manovra, quindi, Berlusconi potrebbe arrivare anche all’espulsione dal partito.

Per il Corriere venerdì la resa dei conti

Secondo Francesco Verderami sul Corriere della Sera di oggi, invece, il giorno del giudizio sarà messo in scena dal premier venerdì. Per l’occasione Silvio Berlusconi leggerà un discorsoin Aula a Montecitorio, proprio dinanzi al su “nemico” Gianfranco Fini che quell’assemblea presiede. Il discorso del presidente del Consiglio, scritto proprio in queste ore, attaccherà l’uso politico della giustizia che in questi giorni sta smontando il governo pezzo dopo pezzo.
“”Mi hanno riferito molte ipotesi, le più strampalate”, commenta lo stesso Fini sul Corriere, “Non dico che tutto ciò mi lasci indifferente, sono curioso di sapere cosa si inventerà. E comunque dal partito io non me ne vado, continuerò a rivendicare il diritto al dissenso nel Pdl. Se così fosse, dovrà dirlo pubblicamente, altrimenti si tratta solo di chiacchiere. E la situazione sta diventando persino patetica”.

Fini e la casa a Montecarlo

Intanto partono le prime randellate mediatiche. E il Giornale di feltri oggi apre in prima pagina con una notizia che riguarda il presidente della camera Fini: “Questione Morale. Fini, la compagna, il cognato e una strana casa a Montecarlo. L’inchiesta firmata da Gian Marco Chiocci è a puntate e dovrebbe svelare le magagne di casa “Fini-Tulliani”.
Sembra che il cognato di Gianfranco abbia beneficiato di un lussuoso appartamento del principato di Monaco, donato nel 2001 da una ricca vedova ad An e poi misteriosamente ceduto a una società off shore “dicon sede in chissà quale angolo del pianeta, che a sua volta s’era rivolta a una sottoimpresa del colosso di costruzioni Engeco per svolgere lavori di ristrutturazione dell’appartamento con abbattimento di muri interni e rifacimenti del pavimento”, e poi scrive ancora Chiocci, “Il committente dei lavori si chiama Giancarlo Tulliani”, fratello della compagna di Fini.

Fin qui non sembra esserci molto di immorale.
Vedremo nelle prossime puntate.

di Clivio Baldori su www.ilsalvagente.it
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