Angolo del Gigio

giugno 6, 2010

Palermo peggio di Napoli, roghi di rifiuti nel silenzio dei TG! Questa è l’italia di Berlusconi!

Discariche saure, cumuli di immondizia:
la gente scende in strada e brucia i cassonetti

PALERMO – La notte è in trincea, qui in caserma. Squadre in allerta accanto alle autobotti, uomini con le cuffie incollate alle orecchie, capisquadra d’esperienza che si chiedono, generali di una guerra senza fine, che cosa li aspetta questa volta. Scrutano le mappe della città e della provincia, certi che da qualche parte ci sarà un bagliore destinato a diventare un rogo.

Alle 20.43, mentre i palermitani escono a celebrare la vigilia del sabato del villaggio, arriva la prima telefonata alla centrale operativa dei vigili del fuoco, nel cuore della città, alle spalle del teatro Massimo. Qui c’è la regia che coordina nove distaccamenti sparsi in tutta la provincia. «Presto, presto, hanno bruciato una montagna di rifiuti», urla una voce concitata da Trappeto, paese lontano cinquanta chilometri. È solo l’inizio di una lunga notte che vedrà i pompieri scattare diciannove volte per sedare gli incendi appiccati da gente esasperata. Gente che vive tra i rifiuti, che fa lo slalom per tornare a casa, che guarda dal balcone le discariche abusive crescere nell’impunità, che passa le giornate tra zanzare e scarafaggi.

L’anno scorso, quando l’Azienda di igiene ambientale si è affacciata sulla sua voragine di 179 milioni di euro di buco (ma non il presidente, Enzo Galioto, approdato col Pdl sui meno vertiginosi scranni del Senato), nei nove mesi caldi sono andati in fumo 1.500 cassonetti, uno su dieci. E adesso, nonostante i 240 milioni stanziati dal governo Berlusconi per rattoppare i conti, poco è cambiato. Anzi, le sorti della guerra non declinano al meglio. Mille tonnellate al giorno da smaltire e la discarica di Bellolampo (quella per cui il sindaco Diego Cammarata è appena finito nel registro degli indagati per disastro doloso) vicina alla saturazione: i tecnici hanno detto ieri che anche i 147 mila metri cubi della quinta «vasca», appena costruita, non dureranno che settanta giorni.

«Zitti, zitti, vediamo che succede». Alle 21.24 la chiamata arriva da via Bronte, a Borgo Nuovo, uno dei quartieri-dormitorio nati con il sacco edilizio. «Bruciano sterpaglie, correte». Ma Giovanni Saccone, capo della sala operativa, ha troppo mestiere per non sapere che dietro quell’allarme c’è la stessa storia, la spazzatura incendiata. Parte un’autobotte, quattromila litri, cinque pompieri a bordo. Dieci minuti esatti e dallo stesso rione di palazzoni popolari arriva un altro allarme: «C’è il fuoco in piazza Santa Cristina, hanno incendiato i cassonetti». E via un altro mezzo, un’altra sirena. Sette minuti ancora, e alle 22.31 chiamano da via Kamarina, sempre da lì, da Borgo Nuovo. «Qui siamo come medici del pronto soccorso – dice Saccone – dobbiamo fare il primo screening. Bisogna decidere in pochi secondi, capire quando c’è il rischio che davvero finisca male».

Qualcuno chiede un caffè, qualcuno fa battute per stemperare la tensione. Dopo l’allarme in città, adesso l’emergenza si sposta alla provincia, in un domino senza fine. Bellolampo ha chiuso le porte ai piccoli comuni, quelli si sono arrangiati con piccole discariche, soluzioni tampone che stanno per esaurirsi. Alle 22.58 chiamano da Termini Imerese, a quaranta chilometri da Palermo. Due minuti dopo l’allarme arriva dall’isola di Ustica, alle undici e mezza da Bagheria, a mezzanotte da Cinisi, all’una e trentotto dalla vicina Capaci.

È il bilancio fallimentare degli Ato, i 27 «Ambiti territoriali ottimali» istituiti dalla vecchia giunta Cuffaro, ottimali soltanto per i consiglieri di amministrazione, gli addetti chiamati senza bando pubblico, i coltivatori di clientele. Adesso l’Assemblea regionale ha approvato la riforma che riduce gli Ambiti a 10 e centralizza le competenze.

Tagliando fuori i termovalorizzatori, svolta che il nuovo governatore Raffaele Lombardo – convinto che nascondessero interessi criminali – sbandiera come patente antimafiosa e come ragione occulta dell’inchiesta che lo vede indagato a Catania per collusioni con la mafia.

Nella notte anche la città fibrilla: alle undici danno fuoco alla spazzatura di via Fausto Pirandello, allo Zen, il quartiere-ghetto costellato eternamente da macchine bruciate, tetre installazioni contemporanee.

Alle 23.20 in via Messina Marine, sulla costa, dove a quell’ora i baracchini improvvisano per strada spaghetti con vongole e ricci di mare. Nove minuti dopo squadre scattano per raggiungere altri due quartieri popolari: il Villaggio Santa Rosalia e il Cep. Segni di esasperazione, di sfiducia nell’amministrazione, del “faccio da me”. Sono quasi le due quando chiamano dal salotto buono della città, da quella via Principe di Villafranca pure assediata dai rifiuti. E i vigili del fuoco ripartono. Ruminando presagi sinistri: «Appena arriva il caldo, qui sarà la guerra. Quella vera» .

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LAURA ANELLO – su laStampa.it (Giornale pure amico del Vecchio Mascarato)
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1 commento »

  1. Salve,
    sono il direttore di un TG chiamato TG TRAPPETO, e come dice il nome informiamo la gente dei fatti che avvengono in questo paesino in provincia di palermo, potete trovarci su you tube al canale salvatoretrappeto, volevo commentare questo articolo che ho letto, purtroppo qui si vede il completo fallimento del governo Berlusconi, qui si vede anche il totale fllimento del governo siciliano di Lombardo che mi viene pure male a pronunciarlo, molti stanno con le mani in mano ma non solo i politici ma anche la gente comune che anziché scioperare, o fare qualcosa aspetta che la politica faccia qualcosa, quello che ha fatto la politica qui in sicilia è soltanto riempirci di rifiuti e ora con la privatizzazione dell’acqua ci ha anche riempiti di bollette abbastanza esagerate per un servizio che fa veramente schifo.
    Come ho gia ripetuto qui si vene il fallimento del governo berlusconi. Questo è il mio commento, vi invito a seguire i nostri TG al canale salvatoretrappeto su you tube

    ciaoooooo!

    Commento di Salvatore — agosto 24, 2010 @ 7:57 am


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