Angolo del Gigio

giugno 27, 2010

Berlusconi attapirato, la sua legge vergogna non ha funzionato.. Bracncher va Processato!

Perseo Napolitano

Lo stop di Napolitano al legittimo impedimento di Brancher mi ha risollevato dalla delusione per la prematura esclusione dell’Italia dai mondiali del Sudafrica.

Lo avevo scritto qui, in questo blog. Oggi è arrivata la conferma. Aldo Brancher, ex dipendente Fininvest, ieri condannato per falso in bilancio e finanziamento illecito all’allora Psi e recluso a San Vittore, oggi indagato per appropriazione indebita e ricettazione, è stato nominato ministro dal suo amico Berlusconi per beneficiare del legittimo impedimento. In questo modo, quindi, ha evitato di presentarsi questa mattina al tribunale di Milano, dove è imputato nel processo sulla scalata ad Antonveneta da parte di Bpi. Ciò è possibile grazie alle leggi di questo Governo.

Leggi su misura per una classe dirigente implicata nei più disparati procedimenti giudiziari. Il legittimo impedimento è una porcata. E non è solo la vergognosa vicenda Brancher a dirlo. Lo ripetiamo da tempo, e non a caso abbiamo promosso un referendum per abrogarlo. Adesso se n’è accorta anche la Lega che abbaia comunque a testa bassa.

La realtà è chiara a tutti: questa legge non ha senso, se non quello di bloccare il corso della giustizia. Diversamente, sarebbe il caso che il legittimo impedimento venisse esteso a tutti i cittadini che hanno impegni più o meno importanti.
Un impiegato che percepisce 1200 euro al mese ha sicuramente più obblighi rispetto a Brancher. Se il primo non si presenta al lavoro per tre giorni viene licenziato. Se Brancher diserta il Parlamento per due settimane non gli succede niente. Non se ne accorge nessuno e continua ad essere retribuito a spese degli italiani.

Adesso Brancher ha un solo obbligo: dimettersi e farsi processare. Per questo, l’Italia dei Valori ha già pronta una mozione di sfiducia nei suoi confronti e ha chiesto un incontro urgente, a partire dall’inizio della prossima settimana, per concordare un unico testo insieme a tutto il Parlamento.

In Italia bisogna riscoprire il senso etico. Sono convinto che questo Paese non abbia bisogno di leggi come il legittimo impedimento. Le priorità e le necessità sono altre. Per ricominciare ad essere una nazione civile abbiamo soltanto una chance: mandare a casa non solo Berlusconi, che ormai è una parte del problema, ma tutti i suoi fiancheggiatori di governo.

Dal sito di www.antoniodipietro.it

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giugno 25, 2010

Ministro da meno di una settimana e vai col legittimo impedimento! Bravo Silvio Berlusconi.

Come volevasi dimostrare

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La difesa di Aldo Brancher, ministro da qualche giorno e imputato a Milano in uno stralcio del processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Bpi, ha chiesto il legittimo impedimento per il proprio assistito. L’udienza era in calendario per sabato prossimo, 26 giugno. Brancher è stato nominato ministro venerdì scorso.

Che tempestività!

Ciò a cui stiamo assistendo, non si chiama solo conflitto d’interessi, ma si chiama ladrocinio di Stato portato avanti da persone che sono andate al potere solo per poter rubare legalmente. Questa mattina avevo pregato il ministro Bondi di chiedere al ministro Tremonti di non buttare via qualche milioncino di euro per costruire un ministero solo per permettere ad Aldo Brancher, che avrebbe dovuto presentarsi dal giudice, di farla franca, eccependo il legittimo impedimento.

L’ho detto all’alba, quando ancora la richiesta di appellarsi al legittimo impedimento da parte di Brancher non era stata avanzata. Ai cittadini vogliamo ricordare che il legittimo impedimento non è altro che un provvedimento ad personam che ha voluto Berlusconi per garantire l’improcessabilità a lui e ai suoi ministri. Un provvedimento che serve, è servito e sta servendo soltanto per assicurare a delle persone la propria impunità, spendendo per la costituzione di un nuovo ministero quei soldi che, invece, dovrebbero essere destinati alla parte più povera del Paese, ai lavoratori precari, a quelli del mondo della cultura, dello spettacolo, della scuola, ai giovani in cerca d’occupazione, al comparto sicurezza.

Quello che è accaduto questa mattina fa pendant con un’altra notizia: il legittimo impedimento è stato usato anche da Silvio Berlusconi che, insieme ad altre undici persone, è coinvolto nel processo Mediatrade.

GLI ILLEGITTIMI IMPEDITI !!

Si dice che la giustizia perde tempo, che i suoi tempi sono lunghi. Certo, se si fanno delle leggi ad hoc per non farsi processare, se si diventa ministri per sfuggire alla giustizia, ecco è questa la conseguenza.

Vergognatevi! State attuando un ladrocinio di Stato.

Dal Blog di Antonio Di Pietrowww.antoniodipietro.it

giugno 21, 2010

Berlusconi sguinzaglia gli scagnozzi denunciatori, e fa Ministro un Pregiudicato sotto Processo!

Rimborsi elettorali: Di Pietro indagato. Un film gia’ visto

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Male non fare,

Paura non Avere!

A. Di Pietro

Se sei Delinquente,

ma Delinquente non vuoi sembrare,

comincia a denunziare!

S. Berlusconi

La Procura della Repubblica di Roma ha fatto il suo dovere. Dopo aver ricevuto una denuncia contro di me da parte del solito onorevole Elio Veltri ha proceduto come si fa sempre in questi casi: mi ha iscritto nel registro degli indagati, come si rileva dall’agenzia stampa di oggi (cfr all. 1).
Anche stavolta ribadisco quello che ho sempre sostenuto: male non fare, paura non avere. Fornirò alla Procura di Roma tutte le spiegazioni del caso, corredate dalla relativa documentazione e chiamerò a testimoniare l’intero esecutivo nazionale di IdV per dimostrare che è tutto in regola e che né io né i miei collaboratori ci dobbiamo vergognare di nulla. Ma, anzi, dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto e stiamo facendo per contrastare il malaffare e ridare dignità a questo Paese.
Nell’attesa, però, che le indagini giudiziarie facciano il loro corso, sento il dovere (ma, confesso, anche il piacere) di mettere subito a conoscenza i lettori, gli elettori e tutta l’opinione pubblica di come stanno in realtà le cose. Pubblico, qui di seguito, una dettagliata memoria esplicativa con allegati tutti i documenti ivi richiamati che consegnerò al giudice e mi scuso, da subito, per la pedanteria, ma è ora di dire basta alle illazioni ed alle falsità che circolano intorno all’Italia dei Valori.
Riepilogo, innanzitutto, l’oggetto del contendere. L’onorevole Veltri mi ha denunciato perché – a seguito delle elezioni al Parlamento europeo del lontano 2004 in cui egli si era candidato con una lista presentata da IdV con il simbolo “Società civile, Di Pietro, Occhetto” – ora ritiene di avere diritto ad una quota del rimborso elettorale che IdV ha ottenuto in quell’occasione, sostenendo che egli si sarebbe candidato per conto di altra associazione politica, diversa da IdV. Cosa che né io né il partito siamo disposti a concedere.
Inoltre, Veltri sostiene che i rimborsi elettorali attribuiti al partito IdV siano stati da me dirottati ad altra entità giuridica, diversa dal partito originario. Anche quest’altra lamentela non ha alcun fondamento, come già è stato accertato numerose volte dalle varie Autorità giudiziarie civili, penali e amministrative. Si tratta, quindi, di una minestra riscaldata che viene riproposta per l’ennesima volta al solo scopo di delegittimare la mia persona ed il partito IdV in un importante momento della dialettica politica nazionale.
Peraltro, l’onorevole Veltri non è nuovo ad accuse infondate nei miei confronti. Di recente è stato, infatti, condannato in primo grado dal Tribunale di Monza a risarcirmi con oltre 50 mila euro di danno per avermi diffamato, sostenendo che io avevo iscritto al partito dei mafiosi. Risarcimento, peraltro, non pagato personalmente da lui ma dalla società editrice di Paolo Berlusconi, proprietario della testata giornalistica su cui la diffamazione è avvenuta. Anche la denuncia, di cui trattiamo oggi, è già stata oggetto di pubblicazione sui soliti quotidiani, appena depositata in Procura (e questo non per colpa dei magistrati, sia chiaro), come, ad esempio, su Il Messaggero del 4 giugno 2010 (cfr. all. 2) .

Ecco qui di seguito la mia versione dei fatti ed i relativi documenti:

A – LE MOTIVAZIONI DELL’ESPOSTO DI ELIO VELTRI:
Elio Veltri sostiene che tre singole persone (Di Pietro – Mura – Mazzoleni), si siano fraudolentemente impossessate dei rimborsi elettorali ricevuti dal partito “Italia dei Valori” in occasione delle elezioni per il Parlamento europeo del 2004, utilizzando lo schermo di un’associazione avente la stessa denominazione del partito.
Trattasi di una falsità assoluta, che può essere facilmente e documentalmente smontata. Dapprima, però, è opportuno inquadrare il contesto da cui nasce il rancore e la frustrazione dell’on.le Veltri.
Elio Veltri, per mezzo dell’associazione il Cantiere, ha promosso diversi giudizi – che hanno coinvolto anche la Camera dei Deputati, chiamata anch’essa inopinatamente in causa – in cui detta associazione ha tentato, ovviamente senza riuscirvi, di “mettere le mani” sul 50% dei rimborsi elettorali percepiti dall’Italia dei Valori in occasione delle elezioni al Parlamento Europeo del maggio 2004, assumendo che in quella occasione vi sarebbe stata la presentazione congiunta delle liste da parte di entrambi le formazioni politiche.
Produco subito – e tanto per inquadrare la temerarietà della pretesa – la prova documentale che smonta del tutto l’assurda richiesta avanzata da “Il Cantiere”, ovvero l’atto costitutivo di tale associazione, che è del 14 gennaio 2005 (all. 3), mentre le elezioni europee a cui taluni suoi futuri esponenti hanno partecipato sotto le liste di IDV sono avvenute il 12 e 13 giugno 2004: per definizione e per logica matematica, quindi, non poteva esservi stato alcun accordo con chi prima nemmeno materialmente e giuridicamente esisteva.
La verità è molto più lineare: il partito Italia dei Valori si è presentato alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del 12 e 13 giugno 2004 in tutte le circoscrizioni con proprie liste elettorali sotto il simbolo composito “Italia dei Valori – Società Civile – Di Pietro Occhetto” come risulta dall’attestazione del Ministero dell’Interno del 27.04.04 (cfr. all. 4), da cui pure risulta che il predetto simbolo è di esclusiva e piena disponibilità di IDV.
Tra le diverse personalità che si sono presentate con le liste dell’Italia dei Valori vi sono state anche, oltre l’On. Veltri, l’On. Achille Occhetto e l’On. Giulietto Chiesa, persone esterne al partito ed indipendenti rispetto ad esso.
Costoro, addirittura, ebbero a sottoscrivere – come tutti gli altri candidati, d’altronde – un attestato notarile in cui riconoscevano che il contrassegno ed i rimborsi elettorali competevano esclusivamente ad IDV (all. 5).
L’IDV ha ottenuto due seggi all’esito della competizione elettorale e, in forza di tale risultato, ha conseguito il diritto a percepire i rimborsi elettorali previsti ex lege.
Senonchè nel 2007 i predetti Chiesa ed Occhetto – dopo aver costituito nel 2005 l’associazione Il Cantiere – si sono rivolti al giudice per ottenere, sia da IDV sia direttamente dalla Camera dei Deputati, parte dei rimborsi elettorali spettanti a IDV per le elezioni suddette.
La causa di merito è ancora in corso, ma nel frattempo sono intervenute – da parte del Tribunale di Roma – ben due lapidarie ordinanze di rigetto di provvisoria esecuzione avanzate da Il Cantiere che di fatto e di diritto escludono ogni pretesa avversaria.
La prima è del G.I. dott. Oddi, che, con ordinanza di rigetto n. 22077/08 del 22.07.2008 (all. 6) , così si è espresso:
“…il diritto fatto valere (da il Cantiere) … non appare sussistere poiché:
il Cantiere – associazione politica fondata il 14.01.2005 data ampiamente successiva alle consultazioni elettorali tenutesi il 12 e 13 giugno 2004 – non può aver sostenuto le spese oggetto del rimborso de quo;
il Cantiere neppure sembra potersi qualificare successore (non è precisato se particolare o universale) de “I Riformatori dell’Ulivo”, che a dire dell’opposto (il Cantiere) avrebbe partecipato alla competizione elettorale in forma federata con Italia dei Valori ed avrebbe perciò diritto a pretendere il rimborso, per due ordini di ragioni: in primo luogo, né nell’atto costitutivo né nel manifesto politico denominato “carta di intenti”, né in alcuno degli altri documenti prodotti e riferibili a Il Cantiere la veste di successore è mai, neppure indirettamente, rivendicata; in secondo luogo, un’eventuale successione sul piano politico a I Riformatori per l’Ulivo non assume alcun rilievo giuridico, posto che il procedimento successorio produce degli effetti della traslazione dell’intero patrimonio giuridico di alcune o anche di una sola situazione giuridica soggettiva di quel patrimonio da un soggetto di diritto ad un altro solo se vi sia una forma espressa di volontà del dante causa in tal senso o lo prevede espressamente la legge: nulla di tutto questo è dato riscontrare nella fattispecie in esame;
la circostanza che le stesse persone fisiche abbiano dato vita dapprima ai Riformatori per l’Ulivo e poi a Il Cantiere, ferma restando la continuità di intenti, se può assumere un qualche rilievo sul piano politico, non ha alcuna importanza sub specie iuris, poiché dimostra, al più, quei soggetti che hanno dato vita a due distinte aggregazioni, diversamente denominate, per perseguire gli stessi obiettivi politici;
peraltro I Riformatori per l’Ulivo non sembrano avere assunto la connotazione di un soggetto di diritto (associazione o altro organismo collettivo che possa essere stato centro di imputazione di rapporti giuridici), posto che non risulta prodotto (in quanto non risulta mai essere stato redatto) l’atto di costituzione previsto dall’art. 14 c.c. e posto altresì che, dalla documentazione acquisita, non è dato desumere alcun elemento che induca a ritenere l’esistenza, giuridicamente rilevante, di un simile soggetto di diritto;
ben diversamente la documentazione prodotta dimostra che la denominazione “Riformatori per l’Ulivo” era una mera designazione di un’area politica, interna allo schieramento del centro – sinistra ma ciò non è sufficiente ad integrare un soggetto di diritto
La seconda ordinanza, sempre dello stesso G.I. di Roma è del 07.10.08 ed in essa il giudice, dopo aver richiamato e fatto proprie le argomentazioni già espresse nella precedente ordinanza, testualmente afferma che “…la domanda è priva del requisito del fumus boni juris…”.(cfr. all. 7).
Nel merito, essendo la causa ancora in corso – e per quanto possa interessare in questa sede – si allega alla presente memoria la seguente documentazione di parte IDV (con annessa documentazione ivi richiamata):
comparsa di costituzione e risposta del 18 luglio 2008 (all. 8);
note di udienza del 18 luglio 2008 (all. 9);
memorie ex art. 183 VI co n. 1 cpc (all. 10);
memorie ex art. 183 VI co n. 2 cpc (all. 11);
memorie ex art. 183 VI co n. 3 cpc (all. 11 bis);
Nonostante la bruciante sconfitta giudiziaria, quelli de Il Cantiere (e Veltri con essi e per essi) azzardano un’altra carta processuale: quella di far dichiarare non più esistente l‘Italia dei Valori per mancanza della pluralità degli associati. A tal fine, essi depositano nel luglio 2007 un’istanza di nomina di liquidatore dell’IDV innanzi il Tribunale di Milano.
Il Procedimento di Volontaria Giurisdizione è stato contraddistinto con il rgn 5522/07 e il Presidente del Tribunale Dott. Tarantola fissava l’udienza per la comparizione delle parti al 29/09/2007 e nel contraddittorio delle parti costituite il prefato Tribunale, previa acquisizione del parere del P.M., con provvedimento del 22/10/2007, accertando che il partito IDV è perfettamente in grado di funzionare e raggiungere i suoi scopi, ha rigettato l’istanza di nomina di liquidatore (cfr. all. 12).
Già queste prime argomentazioni e queste prime produzioni documentali possono essere sufficienti per far rilevare come, anche in sede di causa civile, Il Cantiere – dopo aver preso atto della insostenibilità della propria pretesa a vedersi riconosciuta una quota dei rimborsi elettorali – ha cercato e sta cercando in tutti i modi di intralciare il diritto di IDV ad ottenere a sua volta i rimborsi a lei spettanti, adombrando dapprima l’inesistenza della formazione politica e poi addirittura ed al contrario l’esistenza di un doppio soggetto giuridico – il partito e l’associazione di IDV – il primo per fare politica ed il secondo per incassare privatamente i rimborsi.

B – IL PARTITO “ITALIA DEI VALORI”:
L’Italia dei Valori non è un’associazione familiare o personale, come si vuol tentare di far credere. Certo, come tutti gli altri partiti e le totalità delle associazioni, è nato per iniziativa ed impulso del suo fondatore come da atto costitutivo e relativo Statuto a suo tempo redatto (cfr. all. 13).
Nel corso degli anni, però, il partito ha avuto modo di affermarsi e radicarsi costantemente nel territorio ed è oramai un partito politico di caratura nazionale, presente come autonomo “Gruppo politico” alla Camera dei Deputati (all. 14), al Senato della Repubblica (all. 15), al Parlamento europeo (all. 16), in quasi tutti i Consigli regionali (all. 17), in molti Consigli provinciali ed in una miriade di Consigli Comunali.
Lo Statuto iniziale di IDV è stato modificato diverse volte per renderlo man mano corrispondente alle sempre maggiori attività e responsabilità che il partito è andato assumendo nel corso degli anni ed attualmente lo statuto vigente è quello varato con atto notarile Rep. 36329 – Racc. 12.113 del 01 dicembre 2009 (all. 23), modificativo del precedente del 19 gennaio 2009 (all. 24).
Preme, anche in questa sede, ribadire che il movimento politico Italia dei Valori e l’associazione politica avente statutariamente lo stesso nome non sono due entità diverse – come vorrebbe far credere l’On. Elio Veltri (già smentito dai tribunali civili e penali).
L’Italia dei Valori ha sempre avuto una ed una sola “soggettività giuridica” e come tale è stata sempre esteriorizzata. Produco al riguardo la seguente prova documentale:
unicità di codice fiscale ed unica partita IVA, sia che IDV la si voglia chiamare “associazione” che “partito”;(cfr. all. 25). Pertanto è assolutamente mistificatorio asserire – come hanno tentato di insinuare Veltri e quelli de Il Giornale – che esisterebbero due realtà associative: una facente capo a pochi intimi, titolari della posizione fiscale CF 9002459028 ed un’altra posizione fiscale facente capo al partito IDV (posizione fiscale che invece non esiste e non è mai esistita, né è mai stata esteriorizzata in alcun modo).
unicità della titolarità dei conti corrente ove sono stati fatti affluire i rimborsi elettorali e da cui sono state effettuate le relative spese elettorali e di gestione: qualsiasi rimborso elettorale ricevuto da IDV non è mai transitato da conti correnti del partito a quelli dell’Associazione o viceversa proprio perché non vi sono mai stati duplicazioni di conti o storni di fondi dall’unica Tesoreria di cui il partito-associazione si è dotato, come da documentazione prodotta agli organi competenti nel corso degli anni; (cfr. all. 26);
unicità dei bilanci annuali (e delle allegate relazioni sulla gestione) presentati da Italia dei Valori agli Organi di controllo (cfr. all. 27). Anche da essi si evidenzia e si dimostra che l’Associazione ed il partito IDV hanno la stessa soggettività giuridica;
unicità dei rendiconti presentati da Italia dei Valori con riferimento alle spese elettorali sostenute nelle varie campagne elettorali (all. 28). Se l’associazione fosse stata una realtà diversa dal partito, non avrebbe mai potuto pagare le ingenti somme sostenute per le campagne elettorali e per l’attività politica. Dai bilanci e dalle relazioni allegate risulta per tabulas che l’unica fonte di finanziamento del partito sono stati direttamente i rimborsi elettorali, rimborsi che non sono mai passati prima nella titolarità di altre associazioni se non il partito medesimo;
unicità della sede: lo stesso statuto IDV (art. n. 1) espressamente specifica che – oltre alla sede legale di Milano – l’IDV si è dato anche una sede politica a Roma di talchè è errato ritenere che a Roma ci sia la sede del partito e a Milano quella dell’associazione. E’ sempre e solo lo stesso soggetto giuridico ad aver aperto entrambe le sedi (all. 29);
unicità di legale rappresentanza: è sempre e solo lo stesso tesoriere ad agire in nome e per conto di IDV, sia che lo si voglia definire “partito” o “associazione” (all. 30);
unicità di presentazione delle liste e di deposito del contrassegno nelle competizioni elettorali politiche ed amministrative, come esemplificativamente rilevasi da alcuni dei tanti documenti depositati al Parlamento, al Ministero dell’Interno ed agli organismi elettorali territorialmente competenti (all. 31);
unicità del soggetto giuridico che infine è reso ancor più evidente dal nuovo Statuto approvato il 19.01.2009 in cui – proprio per evitare malevoli interpretazioni – è stato esplicitato che il “partito” nazionale IDV è “altrimenti denominato” “associazione” IDV: ragion per cui trattasi sempre e comunque dello stesso soggetto di diritto (cfr. precedenti allegati 23 e 24).
Ma vi è di più. E’ stata la stessa Camera dei Deputati, investita formalmente della questione ad affermare – nel rigettare il ricorso prestato da Il Cantiere – che “… l’asserita distinzione soggettiva tra Associazione e Movimento Politico “Italia dei Valori non risulta rilevante ai fini del soggetto elettorale avente titolo ai rimborsi (e cioè la lista elettorale “Italia dei Valori – Lista Di Pietro”) e delle persone fisiche titolate a ricevere i rimborsi per conto di detta lista (gli autocertificati rappresentanti della medesima)…” (cfr. deliberazione Camera Deputati n. 35 del 29 luglio 2008, all. 32).
Insomma il partito e l’associazione sono la stessa cosa, un solo e medesimo soggetto giuridico.
In sostanza l’Italia dei Valori si è comportata alla stessa stregua di tanti altri partiti, prevedendo clausole statutarie di garanzia per la funzionalità del partito e per metterlo al riparo dai tanti soggetti strani che girovagano di partito in partito alla ricerca di occasioni propizie per spillare qualche quattrino o qualche vantaggio indebito (come nel caso si specie!).
Del tutto fuori luogo, quindi, sono le mille elucubrazioni rinvenibili nelle argomentazioni di Veltri e degli altri esponenti de Il Cantiere per cercare di dimostrare che lo Statuto di IDV preveda o aveva previsto clausole organizzative a maglie così strette da rimettere tutte le decisioni in capo al solo socio fondatore Antonio Di Pietro. Non è vero (basta leggere lo Statuto nella sua attuale versione definitiva per averne la riprova) ma – anche se fosse – ciò rientra nella libera facoltà dei soci e aderenti dell’associazione, come previsto e tutelato dall’art. 36 c.c.. Peraltro e per inciso, vale la pena ricordare, anche se è fatto notorio, che – per i partiti politici – a tutt’oggi non esiste un Regolamento codificato a cui far riferimento e quindi anche per loro vale il principio della totale libertà di stabilire proprie regole interne di funzionamento e di amministrazione.
Come emerge per tabulas, la posizione fiscale è in realtà unica, il soggetto giuridico che si è presentato e si presenta alle elezioni e fa politica è uno ed uno solo – l’Italia dei Valori – ed i rimborsi elettorali ricevuti ed incassati sono sempre rimasti nella disponibilità di una sola Tesoreria ed ivi si trovano (al netto delle spese elettorali e di gestione sostenute e documentate) anche ora, dopo l’avvento del nuovo e vigente Statuto del partito.
Insomma non è proprio vera – ed anzi è gravemente calunniosa e diffamatoria – l’affermazione di Elio Veltri laddove afferma – come dichiara il Messaggero del 4 giugno scorso – che “la richiesta e la gestione dei fondi elettorali sarebbero così nella esclusiva disponibilità dei tre componenti dell’associazione” e ciò “lo dimostrerebbe il fatto che il movimento non abbia chiesto il codice fiscale, condizione necessaria per percepire il denaro”. Il codice fiscale è stato chiesto eccome ed è stato anche ed ottenuto. E’ il n.ro 9002459028 8 cfr. precedente all. 47) . Tale numero è sempre stato uno ed uno solo proprio e solo perché uno ed uno solo è il soggetto giuridico Italia dei Valori. Ed infatti è sempre con lo stesso codice fiscale che Italia dei Valori ha incassato nel tempo i rimborsi elettorali, ha effettuato tutte le spese occorrenti alla gestione del partito ed ha trattenuto negli stessi depositi bancari le somme non spese, ove – ripetesi – trovansi tuttora!!!

C – CORRETTEZZA BILANCI E RIMBORSI ELETTORALI IDV:
I rimborsi elettorali erogati dalla Camera dei Deputati sono confluiti nelle casse di Italia dei Valori (soggetto, ripetesi, unitario) e da IDV sempre utilizzati esclusivamente per finalità di istituto.
Si contesta, pertanto, con tutta la forza e l’indignazione possibile l’assunto secondo cui sarebbero stati realizzati due “entità distinte” – l’associazione personale Italia dei Valori ed il partito Italia dei Valori – con finalità diverse: il partito per fare politica e l’associazione per incassare privatamente i rimborsi elettorali.
Mai alcun euro di rimborso elettorale è stato incassato privatamente da chicchessia e gli avanzi di gestione, man mano che sono maturati, sono sempre rimasti interamente nelle mani e nella disponibilità esclusiva della Tesoreria del partito.
Sempre avendo riguardo alla asserita “doppia partita contabile” (in realtà, ripetesi, inesistente) tra associazione e partito, evocata da quelli de Il Cantiere e da alcuni pseudo-giornalisti , giova in questa sede riferire che sul punto si è già espresso, e per ben cinque volte, lo stesso Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati riconoscendo la legittimità dell’operato di IDV, del suo Statuto e dei suoi bilanci e rendiconti, con esplicito rigetto delle istanze ex adverso avanzate da Il Cantiere.
In particolare la Camera dei Deputati ha respinto per tre volte le istanze – tendenti a far disconoscere il diritto di IDV a ricevere i rimborsi elettorali – avanzate da Occhetto per conto de Il Cantiere e per due volte quelle avanzate da un altro ricorrente, tale Di Domenico aventi lo stesso oggetto, come dimostra la seguente documentazione:
delibera Camera dei Deputati 26.10. 2004 – Di Domenico (cfr. all. 33);
delibera Camera dei Deputati 26 luglio 2005 – Il Cantiere (cfr. all. 34);
delibera Camera dei Deputati 26 luglio 2007 – Il Cantiere (cfr. all. 35);
delibera Camera dei Deputati 26 febbraio 08 – Il Cantiere (cfr. all. 36);
delibera Camera dei Deputati 29 luglio 2008 – Il Cantiere (cfr. all. 37);
Anche tutti gli altri organi amministrativi, giudiziari e di controllo hanno sempre riscontrato la legittimità dello Statuto così come adottato e la correttezza delle appostazioni di bilancio e della rendicontazione presentata da IDV, ogni qual volta detta documentazione è stata richiesta.
In particolare, la Camera dei Deputati ha sempre avuto modo di esaminare lo Statuto e l’atto costitutivo di IDV ogni qual volta fantomatiche associazioni (leggasi Il Cantiere) hanno avanzato pretese nei confronti dell’IDV senza che detto organo sollevasse alcun rilievo e/o obiezione.
Ed infatti questi organi hanno sempre ritenuto legittime le clausole statuarie previste dai soci di IDV, proprio perché trattasi di un diritto costituzionale riconosciuto a chiunque quello di associarsi “liberamente” per costituire associazioni politiche sotto qualsiasi forma e nel modo ritenuto più opportuno.
Anche le Autorità di controllo hanno sempre confermato la legittimità dei finanziamenti ottenuti da IDV e la correttezza dei bilanci e dei rendiconti predisposti e depositati da IDV.
A riprova di ciò si depositano i seguenti Referti rilasciati nel corso degli anni dal Collegio di Controllo sulle spese elettorali della Corte dei Conti, riguardanti il partito Italia dei Valori:
referto Corte dei Conti per le elezioni al Parlamento italiano del 13 maggio 2001 in cui si attesta la regolarità dei rendiconti IDV (all. 38);
referto della Corte dei Conti sui consuntivi presentati da IDV a seguito delle elezioni al Parlamento europeo del 12 e 13 giugno 2004 in cui se ne attesta la regolarità (all. 39);
referto della Corte dei Conti sui consuntivi presentati da IDV a seguito delle elezioni regionali del 2005 in cui se ne attesta la regolarità (all. 40);
referto della Corte dei Conti sui consuntivi presentati da IDV a seguito delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 in cui se ne attesta la regolarità (all. 41);
referto della Corte dei Conti sui consuntivi presentati da IDV a seguito delle elezioni regionali Molise del 5 e 6 novembre 2006 in cui se ne attesta la regolarità (all. 42);
referto della Corte dei Conti sui consuntivi presentati da IDV a seguito delle elezioni politiche 2008 in cui se ne attesta la regolarità.
In relazione alle elezioni al Parlamento europeo del 2009, la Corte dei Conti non ancora ha rilasciato materialmente al Presidente della Camera i referti relativi a tutti i partiti che hanno partecipato alla competizione elettorale.
Anche l’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati d’intesa con il Presidente del Senato, organo costituzionale a cui è demandato il compito di certificare la regolarità dei bilanci dei partiti, ha avuto modo di riscontrare e dare atto dell’assoluta regolarità dei bilanci (rectius Rendiconti di esercizio) redatti e prodotti da IDV dalla sua costituzione ad oggi, come dimostrato dalla seguente documentazione:
attestazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati in relazione al Rendiconto 2001 (cfr. all. 44);
attestazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati in relazione al rendiconto 2002 di IDV (cfr. all. 45);
attestazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati in relazione al rendiconto 2003 di IDV (cfr. all. 46);
attestazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati in relazione al rendiconto 2004 di IDV (cfr. all. 47);
attestazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati in relazione al rendiconto 2005 di IDV (cfr. all. 48);
attestazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati in relazione al rendiconto 2006 di IDV (cfr. all. 49);
attestazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati in relazione al rendiconto 2007 di IDV;
Ad ogni buon conto – e per una migliore e più esaustiva cognizione e conoscenza da parte di codesta Autorità – si allegano i bilanci di IDV dalla sua costituzione ad oggi, così come sono stati depositati alla Camera dei Deputati e pubblicati nelle forme di legge:
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2001 (all. 51);
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2002 (all. 52);
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2003 (all. 53);
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2004 (all. 54);
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2005 (all. 55);
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2006 (all. 56);
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2007 (all. 57);
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2008 (all. 58);
Ovviamente manca il rendiconto relativo all’anno 2009, semplicemente perché non ancora scadono i termini per la presentazione (30 giugno 2010).
In conclusione, vi è la prova documentale della correttezza e regolarità della gestione finanziaria del partito Italia dei Valori.
Nessuno si è appropriato indebitamente del denaro erogato dallo Stato né lo ha utilizzato per fini diversi da quelli previsti dalla legge. Anzi, semmai, è proprio il tentativo – portato avanti anche da Elio Veltri – di bloccare i finanziamenti dovuti ad IDV per la sua attività politica a configurare una violazione del diritto costituzionale dei cittadini ad associarsi liberamente ed a partecipare in regime di pari opportunità alle varie competizioni elettorali.

D – INTERVENUTO GIUDICATO SUI FATTI DI CAUSA:
Pur nella consapevolezza che le questioni preliminari vanno affrontate e risolte preventivamente al merito, mi permetto solo ora di farne menzione in quanto sia io che gli altri dirigenti del partito abbiamo voluto soprattutto rimarcare la correttezza dei nostri comportamenti e l’infondatezza delle allusioni pubblicate.
Orbene, mi preme osservare che i fatti esposti da Veltri e di cui dà conto l’articolo sopra indicato sono stati già oggetto di approfondite indagini da parte di diverse Procure della Repubblica in occasione di analoghi esposti proposti da tale Mario Di Domenico, altro soggetto rancoroso verso l’Italia dei Valori ed ora collegato a Veltri.
Si tralasciano in questa sede le ben 17 cause civili e amministrative che hanno visto soccombente il Di Domenico ma si allegano i seguenti tre consecutivi decreti di archiviazione, emessi dal giudice penale nei miei confronti da cui risulta accertato che nella gestione del Partito IDV non è stato commesso alcun reato da chicchessia:
ll G.I.P. di Roma, dr. Imperiali, nel procedimento penale nei confronti dell’On. Di Pietro, n 81/07 RGPM – 4620/07, ha emesso decreto di archiviazione per insussistenza dei fatti (all. 59), su conforme richiesta di archiviazione del P.M. dr. Amato (all. 60).
il G.I.P. di Roma, dr. Silvestri, nel procedimento penale nrg 7739/09 instaurato nei confronti dell’On. Di Pietro, ha emesso decreto di archiviazione sempre per insussistenza dei fatti (all. 61), su conforme richiesta del PM dr. Pollidori (all. 62);
Il G.I.P. dott.ssa Cristina Marzagalli, del Tribunale di Busto Arsizio, nel procedimento penale nrg 1038/09 aperto nei confronti di Di Pietro e Mura sempre per gli stessi fatti ha disposto l’archiviazione (all. 63) su conforme richiesta del P.M. procedente richiesta di archiviazione per ne bis in idem oltre che per ulteriori ragioni di merito e processuali (all. 64).
È evidente, quindi, che nessuna irregolarità è stata riscontrata nonostante le approfondite indagini svolte: questo in quanto la gestione del partito IDV è da sempre stata trasparente in ogni suo aspetto e, per come è stato dimostrato per tabulas, tutti i rimborsi percepiti da IDV sono stati regolarmente rendicontati.

E – IL RUOLO POLITICO DEL DENUNCIANTE VELTRI:
So bene non essere questa la sede per far valere i miei diritti e quelli degli altri dirigenti del partito nei confronti delle continue diffamazioni, denigrazioni e falsità che Elio Veltri – ed altri in concorso con lui – propinano all’opinione pubblica italiana.
Devo rimarcare, però, come la reiterazione del ricorso a plurime A.G. per plurime volte nonché le ostentate pubblicazioni delle denunce stesse (subito riprese da organi di stampa compiacenti) non sono altro che un’evidente ritorsione politica nei miei e del partito Italia dei Valori. Ritorsione e rancore ancora più evidenti se si considera che Elio Veltri è già stato ritenuto responsabile di diffamazione aggravata nei miei confronti e per questo condannato, in solido con altri, a risarcire la parte civile con 44.000 euro di danni, come risulta dalla sentenza di primo grado, provvisoriamente esecutiva, del Tribunale di Monza n.ro 634/10 del 18.01.2010 (cfr. all. 65).

F – CONCLUSIONI:
Fin qui i fatti – documentati e provati – nella loro nuda e cruda realtà. Fatti che smentiscono totalmente le elucubrazioni dell’esponente e le conseguenti illazioni, strumentalizzazioni e denigrazioni contenute sui soliti organi di stampa.
Ora non mi resta che attendere fiducioso la valutazione del giudice, nei cui confronti mi sono già messo a disposizione perché – come dicevo all’inizio – “male non fare, paura non avere”.

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giugno 17, 2010

Olanda: principale stabilimento della Monsanto fatto chiudere dagli attivisti

COMUNICATO EQUIVITA 18/05/10

Olanda: principale stabilimento della Monsanto fatto chiudere dagli attivisti

Una manifestazione del gruppo “Round Up Monsanto” svoltasi ieri in Olanda davanti allo stabilimento di Bergeschenhoek (Rotterdam), a partire dalle 6 del mattino, è riuscita a far chiudere, temporaneamente, la principale sede olandese della nota multinazionale, fino al 2008 sede dell’azienda sementiera De Ruiter Seeds. Thierry Boyer, capo della divisione europea per l’agricoltura della Monsanto, ha cercato di evitare, non adottando un’opposizione forte, altra pubblicità negativa per la sua azienda, da tempo oggetto di contestazione nel mondo intero.

L’iniziativa rientra in un’azione di resistenza globale alla Monsanto, come pure in un’azione globale contro i brevetti sulla materia vivente. La Monsanto e altre aziende biotech stanno, infatti, facendo pressione sul governo olandese per ottenere modifiche legislative che facilitino il loro controllo del mercato sementiero e dell’alimentazione.
“NO al monopolio sul cibo, NO all’agricoltura tossica”, “Vogliamo un mondo senza veleni e senza Ogm, un mondo senza Monsanto”: questi alcuni degli slogan esposti sugli striscioni.

L’organizzazione “Round Up Monsanto” (che potrebbe tradursi “aggiriamo la Monsanto”, con un gioco di parole, poiché il Roundup è il famoso erbicida prodotto dall’azienda, che ha dato il suo nome a tutti gli Ogm ”Roundup-ready”, ovvero modificati per resistere al Roundup) chiede nel comunicato diffuso ieri che

“la Monsanto si ritiri dal mercato delle sementi”
e che
“si metta fine ai brevetti sulle sementi, e su tutti gli organismi viventi”.

Il comunicato prosegue affermando:
“L’azienda chimica Monsanto detiene il 23% del mercato mondiale delle sementi. Negli ultimi 5 anni essa ha acquistato, solo in Olanda, tre grandi società sementiere internazionali: De Ruiter Seeds, Western Seeds e Seminis. Risultato: essa domina il mercato mondiale delle sementi. Ma la Monsanto è anche leader nel mercato degli Ogm, in particolare con la soia, il mais, le barbabietole e il cotone. Essa detiene, inoltre, una grande parte del mercato dei pesticidi (legato alla vendita degli Ogm, ndt). “Gli agricoltori e i coltivatori vedono di continuo crescere la loro dipendenza da queste grandi società sementiere. I brevetti sulle sementi (sugli Ogm, nonché talvolta e, tendenzialmente, sempre più sulle piante non geneticamente modificate: vedi comunicato EQUIVITA 27/04/10, ndt) aggraveranno ulteriormente la situazione”, dice Flip Vonk, agricoltore biologico presente alla manifestazione.
Le piante Ogm vengono coltivate in monocolture di grande estensione, con impiego esorbitante di fertilizzanti e pesticidi.
La Monsanto promuove un modello di agricoltura basata sulla chimica dagli effetti devastanti.

Infatti il sistema agricolo attuale (basato sull’importazione ed esportazione massiccia, interamente dipendente dal consumo di energia fossile) è responsabile di un quarto fino a un terzo di tutte le emissioni di gas serra del pianeta. Più dell’80% degli Ogm coltivati sono resistenti ai pesticidi (dei quali determinano dunque un consumo assai maggiore, ndt) mentre il residuo 20% produce una tossina all’interno della pianta stessa.
Questa forma di produzione alimentare è assai dannosa per l’uomo, la natura e il clima. L’ingegneria genetica non recherà soluzioni per i cambiamenti climatici.

L’ingegneria genetica viene spesso presentata come soluzione ai problemi alimentari globali, ma nonostante 15 anni di coltivazioni, la fame nel 2009 ha raggiunto livelli record nel pianeta. Gli Ogm non hanno aumentato i raccolti. Dice Miranda de Boer di “Round Up Monsanto”: “Abbiamo bisogno di cambiare tutto … il problema della fame richiede soluzioni del tutto diverse. Dobbiamo abbandonare l’agricoltura chimica intensiva e produrre localmente, senza pesticidi e senza Ogm.”

Contatto in Olanda: verdelg-monsanto@riseup.net

Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel. + 39. 06.3220720, + 39. 335.8444949
E-mail: equivita@equivita.it
Sito internet: www.equivita.org

giugno 14, 2010

L’attacco israeliano contro la Freedom Flotilla fa parte di una strategia militare più ampia

Di Michel ChossudovskyGlobal Research
Tratto da www.comedonchisciotte.org

Il criminale di guerra e primo ministro Netanyahu, che ha ordinato l’assalto contro la flotta internazionale diretta a Gaza, era in visita ufficiale in Canada al momento dell’attacco israeliano.
L’assalto costituisce un atto di pirateria che viola la legge marittima della Convenzione delle Nazioni Unite.
L’azione di Netanyahu, che ha provocato 9 morti e circa 60 feriti, costituisce un atto criminale commesso in acque internazionali (BBC News – “Deaths as Israeli forces storm Gaza aid ship”).
Netanyahu – che crudele ironia! – si era recentemente impegnato a trovare la pace con la Palestina: “Vogliamo agire in fretta e con dialoghi diretti perché il problema che abbiamo con i palestinesi può essere risolto pacificamente e solo se ci sediamo assieme a un tavolo”.

Diverse personalità di rilievo e collaboratori di Global Research erano su quelle navi.
L’assalto del 31 Maggio è la continuazione dell’Operazione Piombo Fuso iniziata a fine Dicembre 2008. L’obiettivo è quello di confermare lo status di Gaza come prigione urbana.
L’Operazione Piombo Fuso faceva parte di un’operazione militare più ampia avviata all’inizio del governo di Ariel Sharon. Con l’operazione Vendetta Giustificata di Sharon si iniziarono a utilizzare aerei da combattimento F-16 per bombardare le città palestinesi. L’assalto alla Freedom Flotilla fa parte del progetto di trasformare Gaza in un campo di concentramento urbano.

Operazione Giusta Vendetta fu presentata nel 2001 al governo di Ariel Sharon dal Capo di Stato Maggiore dell’IDF (Israeli Defense Forces), sotto il titolo “La Distruzione dell’Autorità Palestinese e il Disarmo di Tutte le Forze Armate”. L’operazione era anche conosciuta come Piano Dagan, dal nome del generale (in pensione) Meir Dagan, attualmente a capo del Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana (vedi Ellis Shulman, “Operation Justified Vengeance, A Secret to Destroy the Palestinian Authority”, Global Research, 2002).
Meir Dagan, in coordinamento con le sue controparti negli Stati Uniti, è stato messo a capo di varie operazioni di intelligence militari. Vale la pena notare che Meir Dagan era stretto collaboratore da giovane colonnello dell’allora ministro della difesa Ariel Sharon nei bombardamenti sugli insediamenti a Beirut nel 1982.
L’invasione di terra di Gaza nel 2009, per molti aspetti, ricorda l’operazione militare condotta da Sharon nel 1982. Non vi è alcun dubbio che Dagan, come capo dell’intelligence israeliana, ha preso parte nella decisione dell’assalto alla Freedom Flotilla.

Decisione presa dopo aver consultato gli Stati Uniti? Il 26 Maggio l’esercito israeliano (IDF) confermava che avrebbe affrontato la Freedom Flotilla in acque internazionali, inoltre avvertiva che ci sarebbero potuti essere dei terroristi a bordo delle navi:
“Per prepararsi militarmente, la marina ha condotto un’esercitazione consistente in intercettazione di navi e arresto di passeggeri.
Il comandante della Marina militare, generale Eliezer Marom ha affermato che la Marina militare avrebbe preso misure per proteggere le vite dei soldati e assicurare che non ci fossero terroristi o bombe a bordo delle navi.
Marom dice di aver istruito gli uomini ad agire con tatto e a evitare provocazioni, inoltre ha aggiunto che l’IDF non aveva intenzione di far del male alle centinaia di passeggeri delle navi.” (“Israel’s Military Command Says Will Stop Flotilla, but Transfer Supplies to Gaza”)

Vale la pena notare che prima di questo annuncio, l’IDF aveva lanciato una campagna di public relations, descrivendo quello della Flotilla come un “atto provocatorio”:
“Il colonnello Moshe Levi, comandante del distretto di Gaza e responsabile per l’ufficio di coordinamento per gli affari umanitari aveva indetto una conferenza stampa dove affermava che non c’è alcuna mancanza di cibo e di provviste nella Striscia”.
“Il viaggio programmato della Flotilla è un atto provocatorio e non necessario data la attuale situazione a Gaza, che è stabile e positiva”, ha affermato, aggiungendo che Israele permette l’ingresso di molti prodotti nella Striscia, tranne quelli che potrebbero essere usati da Hamas per promuovere attività terroristiche”. (ibid)
Washington era pienamente consapevole della natura e delle probabili conseguenze dell’operazione dell’IDF in acque internazionali, inclusa l’uccisione di civili. Ci sono indicazioni che questa decisione è stata concertata con Washington.

Il ruolo di Rahm Emmanuel
Il Capo dello Staff della Casa Bianca di Obama Rahm Emmanuel era in Israele la settimana prima dell’inizio del raid sulla Freedom Flotilla.
Sebbene in visita privata, Rahm Emmanuel ha incontrato il primo ministro Netanyahu per discussioni di alto profilo il 26 Maggio. Rahm Emmanuel ha incontrato anche Shimon Peres il 27 Maggio. La Casa Bianca ha descritto l’incontro del 26 Maggio come “una discussione informale su una serie di temi riguardanti le relazioni bilaterali Stati Uniti-Israele”.

Un’agenda militare più ampia
Ormai dovrebbe essere chiaro che il raid sulla Flotilla ha coinciso anche con esercitazioni di guerra congiunte di Nato e Israele indirizzate contro l’Iran. Secondo il Sunday Times “tre sottomarini israeliani di fabbricazione tedesca, armati di missili nucleari cruise sono dispiegati nel Golfo vicino alla costa iraniana” (“Israel Deploys Three Nuclear Cruise Missile-Armed Subs Along Iranian Coastline”) . L’articolo presenta implicitamente Israele come la vittima piuttosto che come l’artefice della minaccia militare:

“Il centro affaristico e di difesa di Israele rimane la città più minacciata al mondo” sostiene un esperto. “Il numero di missili indirizzati verso Tel Aviv supera quello verso qualunque altra città”, ha continuato.
“Il primo sottomarino è stato inviato in risposta ai timori israeliani che i missili balistici sviluppati da Iran, Siria e Hezbollah, organizzazione politica e militare del Libano, potessero colpire siti Israeliani, basi aeree e missilistiche incluse.
I sottomarini della Flotilla 7 – Dolphin, Tekuma e Leviathan – avevano visitato il Golfo prima. Ma la decisione ora è stata presa per assicurare la presenza continua di almeno una delle navi.

Il comandante della flotta, identificato solo come Colonnello O, ha detto a un quotidiano israeliano: ‘Siamo un gruppo d’assalto sottomarino. Operiamo in profondità e lontano, molto lontano, dai nostri confini’. …Il dispiegamento è designato per agire come deterrente, acquisire informazioni e potenzialmente far sbarcare agenti del Mossad. ‘Siamo una base solida per raccogliere informazioni delicate, dal momento che possiamo rimanere in un posto per parecchio tempo’ ha rivelato un ufficiale della flotta.
I sottomarini potrebbero essere utilizzati se l’Iran dovesse continuare il suo programma per produrre l’atomica. ‘La gittata di 1,500 Km dei missili dei sottomarini può raggiungere qualunque obiettivo in Iran’ ha affermato un ufficiale della Marina.
Apparentemente in risposta all’attività israeliana, un ammiraglio iraniano ha detto: ‘Chiunque intenda commettere atti malvagi nel Golfo persico riceverà una potente risposta da parte nostra’.

L’urgente bisogno di Israele di dissuadere l’alleanza Iran-Siria-Hezbollah è stato dimostrato il mese scorso.
Ehud Barak, il ministro ella Difesa, pare abbia mostrato al presidente Barack Obama immagini satellitari riservate di un convoglio di missili balistici che usciva dalla Siria diretto verso il Libano, per Hezbollah.
Mentre questi schieramenti si muovevano in fondo al Golfo persico, Israele era anche coinvolta in esercitazioni nel Mediterraneo. L’esercitazione – nome in codice MINOAS 2010- era stata condotta in una base aerea nella baia di Souda, a Creta.

Inoltre, subito dopo la decisione adottata contro le armi nucleari israeliane scaturita dagli auspici del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, la Casa Bianca non solo ha ribadito il proprio supporto a Israele ma anche al potenziale del suo arsenale nucleare. Il rapporto stilato il giorno prima del raid sulla flotta evidenzia “il potenziale strategico e deterrente di Israele, che prevede anche il lancio di un attacco nucleare preventivo sull’Iran”:
“Un’alta fonte politica a Gerusalemme ha rivelato sabato scorso che Israele ha ricevuto garanzie dal presidente Barack Obama sul fatto che gli Stati Uniti sosterranno e miglioreranno il potenziale strategico e deterrente di Israele.
Secondo la fonte, Obama ha fornito a Netanyahu garanzie inequivocabili che includono un sostanziale sviluppo nei rapporti Stati Uniti-Israele”.
Obama ha promesso che nessuna decisione presa durante la recente conferenza per la revisione e il rafforzamento del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, siglato 40 anni fa, “potrà mai danneggiare gli interessi vitali di Israele” ha confermato la fonte. (”Obama promised to bolster Israel’s strategic capabilities, Jerusalem officials say” – Haaretz Daily Newspaper).

La presenza del Capo dello Staff di Obama a Tel Aviv ha indubbiamente avuto un ruolo fondamentale nella tempistica del rapporto del 30 maggio così come nell’attacco alla Freedom Flotilla. L’amministrazione Obama ha dato luce verde al fatale raid in acque internazionali.
L’uccisione di civili disarmati era parte delle consegne del commando navale israeliano. Faceva parte integrale dell’Operazione Giusta Vendetta di Dagan, che presenta Israele come vittima piuttosto che come colpevole e usa le morti dei civili “di entrambe le parti” per giustificare un processo di escalation militare.
L’azione dell’IDF ha prodotto un’ondata di indignazione in tutto il Medio Oriente. Produrrà indubbiamente anche una risposta da parte della resistenza palestinese, inclusi possibili attacchi suicidi in Israele, che poi potrebbero essere usati da Israele come pretesto e giustificazione per avviare una più vasta operazione militare.

L’Iran viene descritto dagli articoli dei media occidentali come solidale con Hamas e la Freedom Flotilla indicata come supportata da una tacita alleanza tra Hamas e l’Iran. La realtà viene capovolta. Israele è la vittima. Per dirla con Benjamin Netanyahu: “I nostri soldati hanno dovuto difendersi per salvare la propria vita”. Sempre Netanyahu in una conferenza stampa ad Ottawa:
“I soldati sono saliti a bordo per cercare razzi, missili o esplosivi diretti a Gaza per essere usati in attacchi contro Israele. Sono stati presi d’assalto con mazze, picchiati, accoltellati, sono stati segnalati anche spari e i nostri soldati si sono dovuti difendere, difendere le loro vite altrimenti sarebbero stati uccisi” ha affermato lunedì scorso durante una visita al Primo Ministro Stephen Harper.

Ha inoltre aggiunto: “Deplorevolmente nello scontro almeno 10 persone sono morte. Siamo rammaricati per queste perdite. Siamo rammaricati per tutta la violenza che si è verificata. Voglio augurare ai feriti un pronto recupero, inclusi quattro uomini nostri” (Citato dal Toronto Star, 31 Maggio 2010).

Intanto un portavoce della Casa Bianca ha confermato che gli Stati Uniti “si rammaricano per la perdita di vite e i feriti.” Ma l’azione di Israele non è stata condannata dall’amministrazione Obama: “l’amministrazione in questo momento sta cercando di capire le circostanze intorno a questa tragedia”. (The Associated Press: Obama administration concerned about Gaza incident.)

Titolo originale: “”Operation Justified Vengeance”: Israeli Strike on Freedom Flotilla to Gaza is Part of a Broader Military Agenda”

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

giugno 13, 2010

ISRAELE – Verso la Catastrofe di Moni Ovadia – tratto da l’Unità dell’1 giugno 2010

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Verso la catastrofe

Moni Ovadia* – tratto da l’Unità dell’1 giugno 2010

Era inevitabile che accadesse. L’insensato atto di pirateria militare israeliano contro il convoglio navale umanitario con la sua tragica messe di morti e di feriti non è un fatale incidente, è figlio di una cecità psicopatologica, della illogica assenza di iniziativa politica di un governo reazionario che sa solo peggiorare con accanimento l’iniquo devastante status quo.
Di cosa parliamo? Dell’asfissia economica di Gaza e della ultraquarantennale occupazione militare delle terre palestinesi, segnata da una colonizzazione perversa ed espansiva che mira a sottrarre spazi esistenziali ad un popolo intero.

Dopo la stagione di Oslo, il sacrificio della vita di Rabin, non c’è più stata da parte israeliana nessuna vera volontà di raggiungere una pace duratura basata sul riconoscimento del diritti del popolo palestinese sulla base della soluzione due popoli due Stati.

Le varie Camp David, Wye Plantation, Road Map sono state caratterizzate da velleitarismo, tattiche dilatorie e propaganda allo scopo di fare fallire ogni accordo autentico. Anche il ritiro da Gaza non è stato un passo verso la pace ma un piano ben riuscito per spezzare il fronte politico palestinese e rendere inattuabili trattative efficaci.

Abu Mazen l’interlocutore credibile che i governanti israeliani stessi dicevano di attendere con speranza è stato umiliato con tutti i mezzi, la sua autorità completamente delegittimata.
L’Autorità Nazionale Palestinese è stata la foglia di fico dietro alla quale sottoporre i palestinesi reali e soprattutto donne, vecchi e bambini ad una interminabile vessazione nella prigione a cielo aperto della Cisgiordania e nella gabbia di Gaza resa tale da un atto di belligeranza che si chiama assedio.

Ma soprattutto l’attuale classe politica israeliana brilla per assenza di qualsiasi progettualità che non sia la propria autoperpetuazione. È riuscita nell’intento di annullare l’idea stessa di opposizione grazie anche ad utili idioti come l’ambiziosissimo “laburista” Ehud Barak che per una poltrona siede fianco a fianco del razzista Avigdor Lieberman.
Questi politici tengono sotto ricatto la comunità internazionale contrabbandando la menzogna grottesca che ciò che è fatto contro la popolazione civile palestinese garantisca la sicurezza agli israeliani e a loro volta sono tenuti sotto ricatto dal nazionalismo religioso di stampo fascista delle frange più fanatiche del movimento dei coloni, una vera bomba ad orologeria per il futuro dello Stato di Israele.

La maggioranza dell’opinione pubblica sembra narcotizzata al punto da non vedere più i vicini palestinesi come esseri umani, ma come fastidioso problema, nella speranza che prima o poi si risolva da solo con una “autosparizione” provocata da una vita miserrima e senza sbocco.
Le voci coraggiose dei giusti non trovano ascolto e anche i più ragionevoli appelli interni ed esterni come quello di Jcall, vengono bollati dai falchi dentro e fuori i confini con l’infame epiteto di antisemiti o antiisraeliani. Se questo stato di cose si prolunga ancora il suo esito non può essere che una catastrofe.

Fonte: http://www.unita.it/news/moni_ovadia/99444/verso_la_catastrofe

* Moni Ovadia, nato in Bulgaria nel 1946 da famiglia ebraico sefardita, greco-turca da parte di padre e serba da parte di madre.

giugno 7, 2010

DiPietro smerda di nuovo il Corriere della Pera, colpo su colpo coi fatti, le carte e la Verità!!

Bastava leggere prima di scrivere

imarisio.jpg

Gli unici doveri a cui un giornalista non può sottrarsi sono la verifica delle fonti, la scrupolosità nella ricerca dei fatti, l’attenzione ai dettagli e alle prove che rendono i suoi articoli informazione inconfutabile. Una ricerca della verità maniacale che unita alla libertà di espressione lo rendono una cartina di tornasole nel mare di menzogne che quotidianamente accomunano il male al bene, l’onesto al delinquente, Di Pietro alla cricca.
Mercoledì 2 giugno, sul Corriere della Sera, Marco Imarisio scrive una pagina intera sul sottoscritto e su questioni a cui non avrei, a suo parere, mai risposto.

Il 3 giugno replico con una lettera aperta al direttore del giornale ribattendo, punto per punto, alle accuse mosse dalla penna del suo giornalista.

La mia risposta è accompagnata da megabite e megabite di documentazione tra sentenze, atti e citazioni che ho sperato mettessero una pietra tombale su calunnie, sempre le stesse, che riappaiono ciclicamente, come le maree.

Il giorno stesso, con la mia lettera, il Corriere della Sera pubblica anche la contro replica di Imarisio. Contro replica che dimostra palesemente come costui non abbia, ancora una volta, verificato quanto scrive né letto i documenti da me inviati.

E’ per questo che mi trovo, ancora oggi, a ribattergli, scrivendo al direttore De Bortoli, per sgombrare il campo da ombre che Imarisio, volutamente o non volutamente, lascia dietro di sé.

PS. Ringrazio Marco Travaglio e Beppe Grillo che ieri dai loro rispettivi spazi di informazione, il Fatto Quotidiano ed il blog www.beppegrillo.it, hanno voluto commentare l’improvvisa, quanto mai sospetta, caduta di stile di un blasonato quotidiano quale il Corriere della Sera.

Caro Direttore,

La ringrazio per aver pubblicato la mia risposta ai quesiti che aveva posto il dottor Imarisio. Il giornalista, però, sembra non essere rimasto soddisfatto su un punto. Infatti, ieri, è tornato sull’acquisto da parte mia di un appartamento messo all’asta (insieme a centinaia di altri), dalla Scip. Egli mi ha posto la seguente specifica domanda: “l’acquisto di un immobile inibito ai parlamentari e finito nella disponibilità dell’onorevole rientra tra quei comportamenti che avrebbero bisogno di essere spiegati meglio”.

Eccomi! Anche se devo dire che, a corredo della mia replica, avevo consegnato a Il Corriere della Sera tutta la documentazione relativa a tale operazione immobiliare, documentazione che ora risulta anche essere pubblicata sul sito www.corriere.it. Mi spiace che Imarisio non abbia avuto modo di esaminarla. Se l’avesse fatto, avrebbe evitato di fare un’affermazione tecnicamente e giuridicamente sbagliata.

L’asta della SCIP, per l’alienazione dell’immobile in questione, si è tenuta il 10 novembre 2004. L’aggiudicazione definitiva è avvenuta in data 16 marzo 2006, come risulta dal relativo verbale per atto del notaio Giuseppina Santangelo n. 256 del 16 marzo 2006. Nella stessa data ho proceduto personalmente alla stipulazione dell’atto di compravendita con la SCIP s.r.l. In pratica, contestualmente all’aggiudicazione, vi è stata immediatamente – nello stesso giorno – anche l’indicazione dell’acquirente.

Risulta, pertanto, documentalmente provato, che non vi è stato alcun acquisto per interposta persona o per “prestanome” che dir si voglia: l’atto di acquisto è stato effettuato direttamente da me, in tempo reale, lo stesso giorno dell’aggiudicazione. Il sig. Belotti si è limitato soltanto a partecipare agli adempimenti prodromici ad esso, nei modi di legge e nel rigoroso rispetto delle formalità di capitolato (che, infatti, prevedeva come modalità di partecipazione all’asta, quella prevista dall’art. 1401 c.c., ovvero che il contraente venisse nominato al momento della stipulazione del rogito).

Come è noto, all’epoca – vale a dire sia quando si è svolta l’asta: sia quando è avvenuta l’aggiudicazione, sia quando è stato fatto il rogito – io ero parlamentare europeo, mentre sono diventato Ministro delle Infrastrutture il 17 maggio 2006, vale a dire in una data successiva alla compravendita in questione.

Orbene, l’art. 1471 del codice civile specifica che non possono essere compratori, nemmeno all’asta pubblica, né direttamente né per interposta persona, gli amministratori dei beni dello Stato. Ma io non ero affatto “amministratore dei beni dello Stato” allorché venne effettuata l’asta pubblica (il 10 novembre 2004) e nemmeno quando sottoscrissi, davanti al notaio, l’atto di compravendita (il 16 marzo 2006). Sono diventato Ministro il 17 maggio 2006 (e certamente, due anni prima, ossia quando partecipai all’asta, non potevo sapere che poi sarei diventato Ministro!). Non esiste, invece, alcuna norma di legge che vieta ai parlamentari europei di partecipare a un’asta pubblica per l’acquisto di un immobile. Insomma è giuridicamente sbagliato affermare – come fa Imarisio – che io avrei provveduto “all’acquisto di un immobile inibito ai parlamentari”.

Posso comprendere il suo errore, purché, però, non sia volutamente reiterato!

ANTONIO DI PIETRO – Dal suo Blog www.antoniodipietro.it

giugno 6, 2010

Palermo peggio di Napoli, roghi di rifiuti nel silenzio dei TG! Questa è l’italia di Berlusconi!

Discariche saure, cumuli di immondizia:
la gente scende in strada e brucia i cassonetti

PALERMO – La notte è in trincea, qui in caserma. Squadre in allerta accanto alle autobotti, uomini con le cuffie incollate alle orecchie, capisquadra d’esperienza che si chiedono, generali di una guerra senza fine, che cosa li aspetta questa volta. Scrutano le mappe della città e della provincia, certi che da qualche parte ci sarà un bagliore destinato a diventare un rogo.

Alle 20.43, mentre i palermitani escono a celebrare la vigilia del sabato del villaggio, arriva la prima telefonata alla centrale operativa dei vigili del fuoco, nel cuore della città, alle spalle del teatro Massimo. Qui c’è la regia che coordina nove distaccamenti sparsi in tutta la provincia. «Presto, presto, hanno bruciato una montagna di rifiuti», urla una voce concitata da Trappeto, paese lontano cinquanta chilometri. È solo l’inizio di una lunga notte che vedrà i pompieri scattare diciannove volte per sedare gli incendi appiccati da gente esasperata. Gente che vive tra i rifiuti, che fa lo slalom per tornare a casa, che guarda dal balcone le discariche abusive crescere nell’impunità, che passa le giornate tra zanzare e scarafaggi.

L’anno scorso, quando l’Azienda di igiene ambientale si è affacciata sulla sua voragine di 179 milioni di euro di buco (ma non il presidente, Enzo Galioto, approdato col Pdl sui meno vertiginosi scranni del Senato), nei nove mesi caldi sono andati in fumo 1.500 cassonetti, uno su dieci. E adesso, nonostante i 240 milioni stanziati dal governo Berlusconi per rattoppare i conti, poco è cambiato. Anzi, le sorti della guerra non declinano al meglio. Mille tonnellate al giorno da smaltire e la discarica di Bellolampo (quella per cui il sindaco Diego Cammarata è appena finito nel registro degli indagati per disastro doloso) vicina alla saturazione: i tecnici hanno detto ieri che anche i 147 mila metri cubi della quinta «vasca», appena costruita, non dureranno che settanta giorni.

«Zitti, zitti, vediamo che succede». Alle 21.24 la chiamata arriva da via Bronte, a Borgo Nuovo, uno dei quartieri-dormitorio nati con il sacco edilizio. «Bruciano sterpaglie, correte». Ma Giovanni Saccone, capo della sala operativa, ha troppo mestiere per non sapere che dietro quell’allarme c’è la stessa storia, la spazzatura incendiata. Parte un’autobotte, quattromila litri, cinque pompieri a bordo. Dieci minuti esatti e dallo stesso rione di palazzoni popolari arriva un altro allarme: «C’è il fuoco in piazza Santa Cristina, hanno incendiato i cassonetti». E via un altro mezzo, un’altra sirena. Sette minuti ancora, e alle 22.31 chiamano da via Kamarina, sempre da lì, da Borgo Nuovo. «Qui siamo come medici del pronto soccorso – dice Saccone – dobbiamo fare il primo screening. Bisogna decidere in pochi secondi, capire quando c’è il rischio che davvero finisca male».

Qualcuno chiede un caffè, qualcuno fa battute per stemperare la tensione. Dopo l’allarme in città, adesso l’emergenza si sposta alla provincia, in un domino senza fine. Bellolampo ha chiuso le porte ai piccoli comuni, quelli si sono arrangiati con piccole discariche, soluzioni tampone che stanno per esaurirsi. Alle 22.58 chiamano da Termini Imerese, a quaranta chilometri da Palermo. Due minuti dopo l’allarme arriva dall’isola di Ustica, alle undici e mezza da Bagheria, a mezzanotte da Cinisi, all’una e trentotto dalla vicina Capaci.

È il bilancio fallimentare degli Ato, i 27 «Ambiti territoriali ottimali» istituiti dalla vecchia giunta Cuffaro, ottimali soltanto per i consiglieri di amministrazione, gli addetti chiamati senza bando pubblico, i coltivatori di clientele. Adesso l’Assemblea regionale ha approvato la riforma che riduce gli Ambiti a 10 e centralizza le competenze.

Tagliando fuori i termovalorizzatori, svolta che il nuovo governatore Raffaele Lombardo – convinto che nascondessero interessi criminali – sbandiera come patente antimafiosa e come ragione occulta dell’inchiesta che lo vede indagato a Catania per collusioni con la mafia.

Nella notte anche la città fibrilla: alle undici danno fuoco alla spazzatura di via Fausto Pirandello, allo Zen, il quartiere-ghetto costellato eternamente da macchine bruciate, tetre installazioni contemporanee.

Alle 23.20 in via Messina Marine, sulla costa, dove a quell’ora i baracchini improvvisano per strada spaghetti con vongole e ricci di mare. Nove minuti dopo squadre scattano per raggiungere altri due quartieri popolari: il Villaggio Santa Rosalia e il Cep. Segni di esasperazione, di sfiducia nell’amministrazione, del “faccio da me”. Sono quasi le due quando chiamano dal salotto buono della città, da quella via Principe di Villafranca pure assediata dai rifiuti. E i vigili del fuoco ripartono. Ruminando presagi sinistri: «Appena arriva il caldo, qui sarà la guerra. Quella vera» .

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LAURA ANELLO – su laStampa.it (Giornale pure amico del Vecchio Mascarato)

giugno 4, 2010

Gli “IMBESUITORI” che ci distraggono mentre ci rubano il fituro..

AGLI “IMBESUITORI” I POLITICI AFFIDANO IL COMPITO DI DISTRARRE LE MASSE
PER NASCONDERE INCAPACITA’ E TRUFFE.

Grazie agli “imbesuitori” oggi scatenati più che mai nel fare regredire il cervello della gente all’ età mentale di 10 anni, il nostro paese si avvia verso la perdita del proprio PATRIMONIO SOCIALE costituito dalla consapevolezza che  un popolo ha dei problemi collettivi da risolvere e di come affrontarli insieme per progredire.

Gli “imbesuitori” saturano quotidianamente la testa della gente con pettegolezzi, canzonette, dissertarzioni inconcludenti, trame concepite per facili coinvolgimenti emotivi che per ore, mesi, anni impegnano i cervelli dei culturalmente indifesi senza lasciare loro un attimo di respiro sino a mutilarne il bisogno di riflettere ed il senso critico, suprema conquista del cervello umano che crea il varco fra l’ universo dell’ uomo e le altre specie del regno animale.

Le più corrotte ed ottuse classi politiche hanno bisogno assoluto del lavorio incessante degli “imbesuitori” per fare vivere in ottundente spensieratezza i sudditi.

I volti degli “imbesuitori”  entrati nelle case e  recepiti come familiari dal popolo vengono poi utilizzati dai corrotti per campagne pubblicitarie finalizzate a far passare scelte e leggi che colpiscono proprio gli interessi dei sudditi.

Immaginate per un attimo la nostra informazione senza gli “Imbesuitori” e finalmente  gli italiani possano conoscere in dettaglio l’ agire ed i nomi dei politici che hanno indebitato ed indebitano il nostro paese, umiliano la scuola e la ricerca, creano inefficienza sistemando parenti ed amici impreparati in delicati ruoli istituzionali e sociali, duplicano il costo dei lavori pubblici, entrano nei ministeri da nullatenenti ed escono da proprietari di appartamenti, trascurano l’ avvenire dei giovani… ecc…ecc..

Le stesse masse che gli “imbesuitori” convogliano settimanalmente negli stadi, aprirebbero gli occhi e dopo pochi giorni di informazioni corrette chiederebbero a gran voce  giustizia sia nei luoghi istituzionali che sotto le case dei peculatori il cui  cielo sarebbe annuvolato dagli elicotteri per la fuga.

Usare la massiccia distrazione di massa come arma politica per nascondere le proprie malefatte è un pericoloso e perverso atto antisociale utilizzato dalle feroci dittature sud americane e che oggi viene tristemente e quotidianamente praticato in Italia.

Francesco Miglino – segretario del partito internettiano

giugno 3, 2010

MEDIO ORIENTE: i PACIFISTI, PICCHIATI dagli ISRAELIANI – ITALIA “Berlusconi loda Israele”

ITALIANI PICCHIATI dai SOLDATI ISRAELIANI
e Governo BERLUSCONI premia ISRAELE!

(AGI) – Istanbul, 3 giu. – Centinaia di pacifisti filo-palestinesi, che erano sul convoglio umanitario attaccato da Israele, sono arrivati nella notte a Istanbul dove hanno ricevuto un’accoglienza da eroi, da parte di migliaia di attivisti che li attendevano all’aeroporto. I primi ad arrivare sono stati i diciotto attivisti turchi e un irlandese, che erano stati feriti nel raid, giunti ad Ankara su tre aerei dell’esercito turco e del ministero della Sanita’ turco e che sono stati subito trasferiti in ospedale. Subito dopo sono arrivati tre aerei della Turkish Airlines, noleggiati dal governo turco, che sono atterrati alle 2:40 ora locale all’aeroporto internazionale Ataturk di Istanbul, con i 466 attivisti, in gran parte turchi. A bordo anche cinque italiani, che rientraranno in patria in giornata (insieme a un sesto che arrivera’ direttamente da Tel Aviv).

A bordo anche i cadaveri dei nove attivisti morti durante l’attacco israeliano alla Flotta della Liberta’.

Molti hanno denunciato il brutale trattamento ricevuto da parte delle autorita’ israeliana, dal momento della cattura a bordo delle imbarcazioni, ma anche durante il soggiorno in Israele. Lo spagnolo Manuel Tapial, membro della Ong Cultura, Paz e Solidaridad Hayd�e Santamar�a, ha raccontato di esser stato interrogato per tre ore dal Mossad, il servizio segreto israeliano, e che in tre giorni di fermo ha ricevuto solo un pasto. Anche due giornalisti australiani hanno denunciato abusi da parte degli israeliani.

“Siamo stati arrestati da commando dell’esercito che ci hanno puntato al volto i laser delle armi nonostante ci fossimo identificati come giornalisti stranieri; poi ci hanno incappucciati e privati di tutto il materiale del nostro lavoro”, ha aggiunto David Segarra, giornalista della televisione venezuelana ‘Tele Sur’. Anche due cronisti australiani a bordo della Freedom Flotilla, il corrispondente Paul McGeough e la fotografa Kate Geragthy, hanno denunciato abusi, raccontando che i militari hanno attaccato gli attivisti disarmati, anche se nel loro caso senza usare munizioni vere.

Geragthy ha aggiunto di aver sentito dolore e nausea quando i soldati li hanno assaltati con pistole elettriche prima di arrestarla. Ad accoglierli in aeroporto il vice-premier Bulent Arinc, insieme a vari parlamentari turchi. “Hanno affrontato barbarie e oppressione, ma sono tornati con orgoglio” ha detto Arinc. Insieme a loro alcune migliaia di parenti e sostenitori festanti, che agitavano bandiere palestinesi e turche, e sono scoppiati in un applauso gridando “Allah Akbar”, “Dio e’ grande”, al loro arrivo. Nella notte un aereo con 35 attivisti della flottiglia e’ giunto anche ad Atene, anche li’ accolto da centinaia di parenti e sostenitori che applaudivano e scandivano slogan filo-palestinesi. L’aereo militare portava 31 pacifisti greci, 3 francesi e uno statunitense. All’aeroporto Elefsina, ad accoglierli, c’erano il vice-ministro degli esteri, Dimitris Drotsas e vari parlamentari.

La portavoce del ministero dell’Interno israeliano ha spiegato che sono stati utilizzati in tutto sette aerei, per trasferire in Turchia e in Grecia 527 attivisti. Sette manifestanti rimangono invece negli ospedali israeliani per essere curati.

Fonte : www.agi.it

E IL NOSTRO IGNOBILE E SUPINO GOVERNO VOTA CONTRO ALLA RISOLUZIONE ONU PER APRIRE UN’INCHIESTA! ASSIEME a USA e paesi del 3° Mondo

Espulsi tutti gli attivisti turchi. Gli italiani: “Ci hanno picchiato”

I quattro connazionali rientreranno a Milano e Roma in mattinata. E si lamentano pure di essere stati “maltrattati”

Libero-news.it

I

nostri “pacifisti” stanno per rientrare in Italia. E anziché ringraziare il cielo di essere ancora interi dopo aver sfidato nientemeno che Israele, si lamentano pure del trattamento ricevuto.

Israele ha espulso quasi tutti gli attivisti della “Freedom Flotilla” fermati lunedì dalle forze armate israeliane nel corso di un blitz al largo della Striscia di Gaza. In totale erano circa 700 persone. In 488 sono giunti nella notte in Turchia ad Ankara dove 18 turchi e un irlandese ferito sono sbarcati per primi. Successivamente tre aerei della Turkish Airlines sono atterrati all’aeroporto Ataturk di Istanbul con a bordo gli altri 466 attivisti. Ad attenderli il vice premier turco Bulent Arinc, oltre a migliaia di persone che sventolavano bandiere turche e palestinesi e pronunciavano slogan anti israeliani. Su un velivolo c’era anche la salma di uno dei 9 membri della flottiglia uccisi durante il raid israeliano.  Solo 1 attivista turco è rimasto a Tel Aviv perché ferito gravemente.

L’arrivo degli italiani – A Istanbul sono arrivati anche gli attivisti italiani. Quattro di loro rientreranno in mattinata con voli su Milano e Roma.  Angela Lano, Giuseppe Fallisi e Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin saranno imbarcati da Istanbul in direzione Malpensa alle 14.45 ora locale. Manuel Zani, invece, partirà per Roma con arrivo previsto alle 10.40. Infine Marcello Faracci è partito per Bruxelles e Manolo Luppichini dovrebbe partire da Tel Aviv.

Il racconto di Fallisi –
Quella che doveva essere una missione di pace si è trasformata un incubo per i sei italiani a bordo della  “Freedom Flotilla” .

Libero-news.itLibero-news.itFallisi racconta: «Ci picchiavano ad esempio se non ci sedevamo, e dopo averci picchiati ci mandavano i medici a visitarci».

Giuseppe Fallisi, arrivato a Istanbul, ha detto: «Ci picchiavano ad esempio se non ci sedevamo, e dopo averci picchiati ci mandavano i medici a visitarci – prosegue – Siamo stati portati in un carcere in mezzo al deserto, appena finito di costruire: sembrava lo avessero costruito apposta per noi. In prigione non ci sono state violenze, avevamo a disposizione anche una doccia». Fallisi racconta anche che Luppichini, l’unico rimasto in Israele per problemi con il passaporto, è rimasto coinvolto in una discussione con la polizia. L’uomo racconta che un ragazzo palestinese di nome Osama ha iniziato la discussione e che Manolo è intervenuto per difenderlo e così i poliziotti lo han portato via e da allora non l’ha più visto.

Siamo stati rapiti – Angela Lano, unica donna tra gli attivisti italiani ha raccontato che sia sulla nave sia in prigione non avevano diritti ed era come se fossero stati rapiti: «non potevamo fare telefonate, chiamare i nostri avvocati – spiega la Lano – Sono anni che mi occupo di Palestina ma la violenza che ho visto su quelle navi è stata incredibile. Ho già chiamato mio marito: ora è molto più tranquillo».

Una scena di un film – Manuel Zani, il più giovane dei sei attivisti, racconta invece come l’accaduto sembrasse una scena del film  “Apocalypse now”. «Vedere tutti quei soldati bardati, col volto coperto. Avevo paura ma per una po’ mi sono goduto la scena. Quando abbiano capito che ci stavano per aggredire ci siamo separati in due gruppi. Io sono andato con i giornalisti nella cabina di pilotaggio per cercare di filmare quello che stava succedendo, ma ci hanno sequestrato tutto: ho perso diecimila euro di attrezzature e non so se le recupererò mai – spiega Zani  – In Israele non ci torno neanche morto ma voglio tornare in Palestina al più presto».

La decisione dell’Italia – Il governo turco ha chiesto che lo stato ebraico venga punito per questa aggressione poiché si tratta di “un atto barbaro e piratesco”. Ieri anche l’Italia si è allineata con gli Stati Uniti e ha votato contro la risoluzione presa dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu, approvata a Ginevra. La risoluzione chiede l’istituzione di una missione di inchiesta internazionale sull’assalto israeliano alla “Freedom Flottilla”.

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