Angolo del Gigio

febbraio 26, 2010

OGM: punto di non ritorno?

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Entro aprile 2010 gli ogm faranno il loro ingresso nell’agricoltura italiana.

Parola del Consiglio di Stato!

Il più alto organo della “giustizia amministrativa” italiana, ha sentenziato il 19 gennaio 2010 (con sentenza depositata in Segreteria), almeno sulla carta, un punto a favore (e palla al centro) dei colossi del biotech.

I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso di Silvano Dalla Libera, vicepresidente dell’ Associazione Agricoltori Futuragra[1], un’associazione “culturale” di Vivaro a Pordenone, composta da circa 500 imprenditori agricoli che vogliono a tutti i costi coltivare gli ogm, in particolare il mais (Mon 810) della Monsanto (leggi Pfizer).

Il sito ufficiale di tale “associazione culturale”, è un poutporri di propaganda disinformativa in merito agli organismi geneticamente modificati.

La sentenza è inappellabile
– dichiara pubblicamente Silvano Dalla Libera –
e la sua “mancata applicazione… creerebbe un danno enorme all’agricoltura italiana!

Il vicepresidente di Futuragra parla di danno all’agricoltura italiana se gli ogm verranno bloccati, e non parla invece del danno alla salute delle persone, se gli ogm entreranno nella catena alimentare diretta (visto che già ci entrano attraverso quella indiretta cioè l’alimentazione animale: il 92% dei mangimi per animali sono etichettati ogm[2])!

Facciamo un po’ di chiarezza
per capire cosa è effettivamente avvenuto.

Silvano Dalla Libera nel 2007 si era rivolto al Tribunale dopo che il ministero delle Politiche agricole gli aveva negato l’autorizzazione alla semina di mais ogm, per la mancanza dei piani regionali di coesistenza. Dopo un primo pronunciamento del T.A.R. e un ricorso ora arriva la decisione finale del Consiglio di Stato.
Questo non significa assolutamente che gli agricoltori italiani possono e potranno seminare mais ogm!

È molto probabile e se lo augurano tutte le persone intelligenti e consapevoli che non hanno alcun interesse economico, che il Ministro Luca Zaia impedisca di fatto la coltivazione, visto che ben sei paesi dell’U.E., Francia, Germania, Austria, Ungheria, Grecia e Lussemburgo hanno bandito  il mais transgenico Mon 810 della Monsanto.
Nonostante la maggioranza degli italiani (il 74%) sia contraria al cibo frankenstein, nonostante sempre più evidenze scientifiche tenute ovviamente nascoste, dimostrano che gli ogm non sono la panacea per la fame nel mondo, ma creano problemi seri di salute a terreni e consumatori, la domanda sorge spontanea: perché vogliono a tutti i costi farceli mangiare?

Certamente le pressioni economiche sono incommensurabili, e la politica, da che mondo e mondo, è alla mercè del potere finanziario. Non sbagliava il grande poeta statunitense Ezra Pound quando denunciava il servilismo della politica nei confronti dell’economia (“i politici sono i camerieri del potere economico”).

Business da capogiro

La d.ssa Marina Mariani, agronoma, esperta in ogm e docente di legislazione e sicurezza alimentare al Politecnico del Commercio di Milano, a tal proposito ricorda che nel mondo gli ogm più coltivati sono prevalentemente sei: soia, mais, colza, cotone, riso e frumento. Oltre 125 milioni di ettari sparsi in 23 paesi, diffusi principalmente negli Stati Uniti, Argentina, Brasile, Canada, Cina e India.

Nonostante questo, a tirare le fila dell’immane mercato sono davvero in pochi: cinque colossi multinazionali, quali Monsanto, Du Pont, Syngenta, Bayer Crop Science e Dow.

Da soli gestiscono il 35 percento del mercato mondiale delle sementi, alimenti base per il 50% della popolazione mondiale![3]

Un business da capogiro.

Le aziende interessate all’affaire ogm, non sono piccole società o ridicole associazioni pseudo culturali, ma i più potenti gruppi della chimica e farmaceutica planetaria, i quali speculano e guadagnano miliardi di dollari ogni anno non solo nelle sementi brevettate o nei pesticidi cancerogeni, ma soprattutto nella creazione di malati!
Nel solo mondo occidentale, il cosiddetto “mercato della malattia”, surclassa quello delle armi e del petrolio.
Noi tutti pensiamo che i mercati del petrolio e delle armi siano i più floridi, ma non è così nella realtà.
La malattia è il mercato più attraente che esista, anche perché oltre all’indubbio guadagno economico c’è anche il controllo delle masse: una persona ammalata non è libera!

Quindi da una parte ci mettono a disposizione:

– Sistemi di coltivazione velenosi e tossici per l’ambiente e quindi per l’uomo che a lungo andare indeboliscono la salute dei terreni e dell’uomo stesso, predisponendoci alle malattie;
– Sementi che muoiono ogni anno costringendo i coltivatori a comperarli a fine raccolto, rendendoli sempre più schiavi al Sistema monopolistico (vedi cosa sta accadendo nel mondo in paesi come India, Iraq e moltissimi altri;
– Alimenti modificati geneticamente che lentamente ma inesorabilmente avvelenano l’organismo animale e umano;

Punto a) e c)
Una volta che la popolazione è sempre più ammalata, le stesse corporation stenderanno gentilmente le mani offrendoci pillole, vaccini, esami, operazioni, farmaci contro quelle malattie da loro stesse create e incrementate a tavolino!!!

Punto b)
Quando dal punto di vista economico saranno strozzati tutti i coltivatori convinti, come quelli di Futuragra e anche quelli restii agli ogm, a causa dell’infestazione e diffusione a distanza delle spore, le corporation avranno nelle loro mani l’intera produzione di alimenti globale. Controllando la produzione alimentare avranno ovviamente il controllo della vita di centinaia di milioni di persone.

Il problema delle sementi

Molti lettori ricorderanno che nella gelida isola di Spitsbergen (leggi articolo completo), nel desolato arcipelago delle Svalbard stanno costruendo la superbanca delle sementi, destinata a conservare 3 milioni di varietà di piante di tutto il mondo. Una banca scavata nel granito, con chiusure a prova di bomba, sensori di movimento e una muraglia di cemento armato spessa un metro.

Una specie di “Arca dell’Apocalisse”.

Il grosso problema è che il finanziatore principale è la Fondazione Rockefeller assieme a Monsanto e Syngenta (i due colossi del biotech), la Pioneer Hi-Bred che studia ogm per la chimica DuPont e la Fondazione “Bill & Melissa Gates” di William III Gates il patron della Microsoft.

Di banche di sementi ne esistono almeno un migliaio in giro per le università del mondo,
per l’esattezza, secondo la FAO sono 1400.

Perché proprio questa?

Ricordiamo a questo punto le parole pronunciate da Henry Kissinger intorno agli anni ’70: «Chi controlla il petrolio controlla il Paese; chi controlla il cibo, controlla la popolazione».
Il petrolio i Rockefeller lo controllavano all’inizio del secolo scorso con la Standard Oil, oggi lo controllano con il cartello petrolifero mondiale.

Quindi si stanno organizzando per controllare il cibo…

Il problema dell’acqua

Infine, ma non per importanza, c’è il grosso problema dell’acqua.

Le coltivazioni intensive, a differenza di quelle biodinamiche, hanno bisogno di grandi quantitativi di acqua: solamente la zootecnia e l’agricoltura divorano circa il 70% di tutta l’acqua del pianeta.

Un esempio per tutti: per produrre 1 tonnellata di mais, usato poi per alimentare poveri animali da macello, necessita di circa 1000 tonnellate di acqua!

Terreni aridi, pregni di sostanze chimiche come pesticidi, diserbanti ma privi dell’importantissimo e vitale humus, non assorbono correttamente l’acqua e quando piove tanto avviene quel fenomeno chiamato ruscellamento. In pratica l’acqua, che non viene assorbita correttamente dalla terra (per colpa dell’uomo), andrà a finire nelle falde acquifere portandosi dietro oltre al letame, pesticidi, diserbanti, crittogamici e quintali di farmaci (antibiotici, antistaminici, ormoni, beta-bloccanti, ecc.) dati agli animali.

Le falde acquifere dove noi tutti beviamo, compresi anche i 500 soci di Futuragra e le loro famiglie, non a caso è sempre più inquinata.

Il controllo globale

Quindi stiamo parlando di un progetto occulto di Controllo globale e non è quindi un problema solo economico.
Per ultimo ci sono i fenomeni meteorologici che si stanno sempre più estremizzando, con prolungati periodi di siccità e di piovosità, studiati a tavolino (vedi H.A.A.R.P. e scie chimiche) per causare massimi danni alle colture e spingere agricoltori e ministeri dei vari paesi verso colture apparentemente più resistenti e produttive[4].
In poche parole, il mondo intero sarà costretto a ricorrere ai sistemi ogm brevettati appositamente per noi dalle lobbies, strada senza ritorno che porterà alla scomparsa delle sementi autoctone riproducibili, in cambio di sementi penosamente sterili e alla dipendenza totale e schiavistica nei riguardi dei nuovi monopolisti.[5]

Cosa possiamo fare?

E’ arrivato il momento di svegliarci da questo sonno profondo, di muoverci per evitare l’inevitabile, anche perché se dovessero entrare gli ogm nelle coltivazioni tradizionali, difficilmente potremo tornare indietro, proprio a causa della loro enorme e veloce infestazione.

Organizziamo convegni, congressi per sensibilizzare le popolazioni e i coltivatori ignari dell’importanza di una alimentazione sana e quindi del pericolo di una alimentazione basata su organismi geneticamente modificati, soprattutto nella dieta dei bambini.

Incoraggiamo la nascita e/o aiutiamo la diffusione dei Gruppi di Acquisto Solidale (G.A.S.) e dei seedsavers, cioè dei gruppi di scambio sementi biologiche, perché se scompariranno le sementi autoctone, originarie, per colpa dell’invasione degli ogm, un domani dovremmo chiedere il permesso alla Fondazione Rockefeller….

Per le persone che credono ancora nei politicanti, invece, facciano sentire la loro voce con i rappresentati di partito. Con il Trattato di Lisbona abbiamo perduto la sovranità monetaria, giuridica, economica e politica il tutto nelle mani dell’oligarchia bancaria internazionale: cerchiamo almeno di impedire la perdita di quella alimentare…
Nei piccoli supermercati o dal negoziante di fiducia, chiediamo e pretendiamo solo alimenti biologici o biodinamici; evitiamo di fare acquisti nei grossi centri commerciali, tutti a capitale straniero.

La scelta vegetariana biologica è per esempio, il primo passo, o come diceva il grande Leone Tolstoi: “il primo gradino di un progresso spirituale“.

Progresso spirituale, ma anche etico e morale, nei confronti della Natura e degli animali, importante e attualmente impellente.


[1] Sito ufficiale di Futuragra  www.futuragra.it/index.php
[2] “Futuragra: McItaly operazione ogm free?” www.futuragra.it/index.php?option=com_content&task=view&id=145&Itemid=115
[3] “Gli ogm? Il colpo di grazia per la nostra agricoltura”, d.ssa Marina Mariani www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30446
[4] “La Terza guerra alla salute e al clima”, Valdo Vaccaio, www.disinformazione.it/terza_guerra_alla_salute.htm
[5] Idem

di Marcello Pamio – 8 febbraio 2010 – tratto da: www.disinformazione.it

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febbraio 22, 2010

Inganni e bugie radioattive (un’incubo incombente, un futuro incerto..)

Inganni e bugie radioattive

Prof. Gianni Tamino* – tratto da “Terra e Aqua” gennaio-febbraio 2010

Essere contro il nucleare non significa essere a favore dell’energia fossile o del metano. Siamo per un rapporto completamente diverso tra società ed energia, che deve partire dalla riduzione dei consumi energetici attraverso l’eliminazione dello spreco e l’aumento dell’efficienza energetica.
Se non parte da qui, non c’è soluzione. Non c’è dubbio che l’esaurimento dei petrolio sia un problema, ma è un problema che hanno creato gli stessi che ora ci propongono il nucleare; quando denunciavamo l’assurdità di usare fonti non rinnovabili, ci rispondevano che tanto, prima o poi, si sarebbero trovate altre riserve, nuove fonti e si sarebbe risolto.

CHI VUOLE IL NUCLEARE CONFONDE ENERGIA ELETTRICA CON ENERGIA

L’energia elettrica è una piccola quota dell’energia che utilizziamo.

Quasi un terzo dell’energia importata serve per produrre l’energia elettrica, ma un terzo abbondante serve per riscaldare acqua, produrre calore che può essere prodotto in modo conveniente, senza usare fossili nè nucleare. Solo eliminando gli sprechi attuali nei consumi per far raffreddamento e riscaldamento delle case avremmo un risparmio di energia estremamente più elevato di quello che nei prossimi anni potrebbe darci, forse, il nucleare. Lo stesso vale per il sistema trasporti che è fra i più energivori.
La stragrande parte di energia non è elettrica, il nucleare affronta solo la questione elettrica (che è sul 15% come consumi finali, ma i suoi usi obbligati sono sul 12 %) che è una piccola quota dei problema.

NON E’ VERO CHE IL CICLO NUCLEARE NON PRODUCE CO2

Perchè alcuni anni fa addirittura in ambienti vicini all’ambiente si è cercato di dire che forse era meno peggio usare il nucleare? Il ragionamento era: siccome le fonti fossili, basate sulla combustione, producono CO2, aumentano l’effetto serra ed in questo momento i cambiamenti climatici sono un problema molto rilevante, usiamo il nucleare perché non produce CO2
Ma c’è un errore (a parte considerare solo l’energia elettrica): si considera la centrale isolata dal contesto (vale anche per le fonti rinnovabili), senza valutarne il ciclo di vita e il bilancio energetico.

Per capirci faccio un ragionamento sul solare, a cui siamo favorevoli ma di cui dobbiamo anche capire i limiti. I primi pannelli solari fotovoltaici erano sbagliati perché consumavano più energia di quanto ne producevano, perché l’obiettivo era garantire energia nei sistema dei satelliti: il fotovoltaico nasce come tecnologia spaziale. Che il satellite abbia energia è fondamentale, che questa sia ottenuta con più energia di quanto ne dà è irrilevante per chi vive dentro il satellite.
Oggi, pur con una ricerca insufficiente dei fotovoltaico, il bilancio è di 4 a 1, cioè consumo 1 di energia e ne ottengo 4, per cui siamo in buone condizioni, anche se siamo sotto l’eolico, che ne dà 20 a 1 e può molto migliorare.

IL CICLO DELL’URANIO

Vediamo ora quale è il bilancio dell’energia nucleare: dobbiamo partire dalla miniera ed arrivare all’eliminazione dei rifiuti, tenendo conto di tutti ì consumi di energia, gli impatti ambientali, sanitari e fare anche un conto economico.
Partiamo dalla miniera e ci rendiamo conto (basta pensare ai filmati sul Niger) di cosa sta succedendo alle popolazioni e alle foreste nigeriane per effetto delle miniere di uranio, quali sono i disastri sanitari cui sono esposti i lavoratori e le popolazioni. Cose simili sono accadute in Canada, dove peraltro si usavano tecnologie più avanzate. L’uranio si estrae dalle rocce frantumandole nelle miniere.

Qual è la percentuale di uranio che si estrae? Se siamo fortunati lo 0,1 %, perché le miniere più ricche si sono esaurite. Ma se andiamo sotto lo 0,05 secondo alcuni (o lo 0,02 per altri) l’energia necessaria per tutte le fasi d’estrazione è cosi alta che la produzione di energia elettrica della centrale non compensa l’energia usata nel ciclo estrattivo.
Inoltre è anche economicamente non conveniente. E’ vero, di uranio ce n’è tanto; anche di oro ce n’è tantissimo, ma l’estrazione di oro dal mare è così costosa che nessuno la fa; lo stesso vale per l’uranio: bisogna vedere qual è la quantità energeticamente ed economicamente utilizzabile.

Oggi, sulla base dei dati in possesso, l’energia disponibile dall’uranio è meno della metà delle riserve di metano, che sono, più o meno, quanto le riserve di petrolio. Se usassimo oggi tutto l’uranio, l’esaurimento energetico arriverebbe in tempi più brevi che con il petrolio o il metano. Va aggiunto che il valore di energia disponibile dall’uranio è meno della metà di un millesimo dell’energia che in un solo anno ci manda il sole.
Il sole ci manda energia tale che, se riuscissimo ad utilizzarla per un millesimo, avremmo in un anno due volte tutta l’energia che da qui al suo esaurimento può provenire dall’uranio. Se usassimo l’uranio come unica fonte per le esigenze energetiche dei mondo si coprirebbe, come tempo, un anno e mezzo. Mentre se usassimo l’energia solare, in un anno copriremmo le esigenze energetiche dei mondo per oltre tre anni, e ne avremmo ancora, per altri 4 miliardi di anni…

Ovvio che nessuno pretende di usare l’energia solare al 100% altrimenti la sottrarremmo alle piante. Ma la parte che utilizzano le piante dell’energia solare che arriva è tra l’uno per mille e l’uno per cento!
Se noi usassimo l’uno per mille, avremmo più energia rispetto ai consumi attuali (che dobbiamo ampiamente diminuire perchè lo spreco è alto).
E’ insufficiente la ricerca rispetto ad un utilizzo dei solare, ma pensare che il solare sia insufficiente, quando, in un solo anno, è enormemente di più di tutte le altre fonti insieme, è pazzesco.

NUCLEARE “CIVILE” E MILITARE

Va aggiunto che l’uranio da utilizzare è l’uranio 235, che è lo 0,7 % dei totale dell’uranio che si estrae e per usarlo devono utilizzare quelle “centrifughe” che ci mostrano spesso, quando denunciano il “pericolo iraniano”. Altri paesi l’avevano fatto ampiamente e si sono muniti della bomba atomica come Israele, Sudafrica, India e Pakistan.
Anche l’Iraq l’avrebbe fatto e l’Italia aveva già iniziato a mandargli i materiali negli anni Ottanta poi, Israele, che aveva fatto la stessa cosa, si è messo di mezzo. Questo per ricordare che l’energia nucleare “civile” è un sottoprodotto di quella militare.
L’Italia ha accettato, con il trattato di non proliferazione, di non produrre il combustibile, dunque siamo totalmente dipendenti dall’estero per il combustibile attivo, il che vuoi dire che, se non dipendiamo più, per esempio, dallo sceicco o dal russo per il metano, dipendiamo da chi arricchisce l’uranio. Dunque nessuna autonomia.
Torniamo alla roccia, allo 0,7 %, col problema dell’arricchimento; va aggiunto il problema del trasferimento dell’uranio e dei passaggio fino alla centrale.
La centrale deve essere costruita e consuma energia e se non dura almeno i 35 anni previsti non tornano i conti.

IL REFERENDUM E’ ARRIVATO A NUCLEARE GIA’ FALLITO

Dicono che è colpa dei referendum dei 1987 se sì è persa una quantità enorme di energia. Ma nel 1986 la centrale di Caorso era già chiusa, non era in grado di funzionare, la centrale dei Garigliano non era mai entrata in funzione, ma ha consumato un sacco di energia producendo un sacco di radioattività nella zona. Di fatto con il referendum abbiamo sancito il fallimento dell’avventura nucleare italiana che ha consumato più energia di quella prodotta.
Inoltre abbiamo collaborato con la Francia per il Superphoenix, che è stato un fallimento e costruito il Pec del Brasimone e l’impianto di Latina: potete capire lo spreco che abbiamo fatto e riproporre oggi un avventura dei genere vuoi dire ignorare il fallimento italiano. Abbiamo chiuso un sistema antieconomico e non abbiamo perso alcuna opportunità.

IL FALSO RISPARMIO DEL NUCLEARE

La centrale nucleare ha costì enormi e tempi lunghissimi. Per la centrale in costruzione in Finlandia i tempi si stanno dilatando e i costi stanno più che raddoppiando. In ogni caso sono tempi e costi ben più ampi di quelli annunciati dal governo italiano. Se non ci riescono i finlandesi, non si capisce come dovrebbe riuscirci il governo italiano, che ha già fallito.
Se si valutano i costi reali di una centrale si vede che anche il mito dei risparmio dei nucleare è una falsità. Se la centrale non dura 35 anni è un fallimento e dobbiamo aggiungere i costi dello smantellamento. L’unico esempio di smantellamento è in America ed è costato il doppio della costruzione: i lavoratori che devono smantellare un impianto così pericoloso devono fare in fretta, lavorare una giornata e poi avere ampi periodi di sosta per cercare di tutelare la loro salute. L’UE, per smantellare una centrale in Lituania ha previsto costi doppi della costruzione.

SE E’ COSI’ ANTIECONOMICO PERCHEVIENE PROPOSTO?

A parte alcuni che vogliono costruirsi una bomba o che vogliono sostituire impianti esistenti – vedi la Francia – nel mondo oggi nessuno propone più il nucleare. La Germania ha scelto che le centrali che sì esauriscono non vengano sostituite. In Asia è stata annunciata, a gennaio, la decisione di chiudere in anticipo una centrale perché non aveva senso continuare a mantenerla attiva, e non si è deciso la costruzione di nuovi impiantì. Quindi in Europa, salvo la Finlandia e una ipotesi in Francia, non si sta assistendo a nessuna scelta di questo tipo. In America non si stanno proponendo nuove centrali dal 1979.

Quelle che sono state costruite erano già in programma; Bush aveva provato a dare degli incentivi a chi voleva costruirne, nessuno li ha chiesti e Obama li ha eliminati ricordando i costi enormi dei deposito dei rifiuti nucleari. Nessuno al mondo ne ha mai realizzati. Gli unici al mondo che ci stanno provando sono gli Stati Uniti con enormi difficoltà, pur avendo deserti e luoghi molto più idonei dei nostri. Alle condizioni attuali, l’uranio, per alimentare le centrali esistenti, durerà meno di petrolio e metano e, se costruiamo centrali in più, si esaurirà ancora prima.
Dal punto di vista energetico, il bilancio è negativo: quanto costa tenere, per migliaia di anni, i depositi di rifiuti? C’è un enorme consumo di energia non elettrica (che oggi è fossile) in tutte le fasi (dall’estrazione nelle miniere, allo smantellamento delle centrali) e il deposito scorie.
Perciò, che il nucleare riduca l’emissione di CO2, vale per la centrale, ma se si valutano tutta l’energia utilizzata, dalla miniera al deposito dei rifiuti, non si può certo dire che una centrale nucleare produce il 50% in meno di emissioni di una centrale a fossili. Più il tenore in uranio nelle rocce diminuisce e aumentano i sistemi di sicurezza, la produzione di CO2 si avvicina a quella di una centrale classica.
Se oggi decido una centrale nucleare, ci vogliono dai 12 ai 15 anni come minino perché entri in funzione (non siamo certo più bravi degli altri) e, in tutta questa fase, usiamo energia fossile che aumenta la CO 2. L’emissione di CO2 eventualmente risparmiata, ci sarà non prima di 35 anni, ma il problema dei cambiamenti climatici deve essere risolto molto prima.

L’AFFARE NUCLEARE ALL’EST

Costruire centrali oggi sarebbe un fallimento economico, sanitario, energetico e dal punto di vista delle emissioni di CO2. Allora perché qualcuno propone di farlo? L’Enel possiede più di 6 centrali nucleari: 2 in Slovacchia, 4 in Spagna e una partecipazione in Francia. L’accordo tra Francia e Italia è una sorta di pour-parler tra due capi di stato per fare gli interessi di due aziende private. li vero business è realizzarne qualcuna anche in Italia, ma soprattutto nuove centrali nei paesi dell’Est in sostituzione delle vecchie centrali tipo Cernobyl,come quelle dell’Enel in Slovacchia e altre nuove centrali per Serbia e Albania: lì non hanno nessun tipo di controllo, mancano le strutture idonee. Realizzarlo lì è follia totale. Ci dobbiamo opporre alle centr-ali nucleari dovunque, non solo nel nostro territorio.

A CERNOBYL NON E’ FINITA

Il problema di Cernobyl andrà avanti per decenni perché non è certo risolto. Avete visto i bambini che giungono da quei luoghi e sappiamo le migliaia di morti: la AIEA, che è pro-nucleare, conferma che finora 1800 bambini sono stati colpiti da cancro alla tiroide). La centrale sta sprofondando e rischia di creare disastri ben maggiori, il sarcofago entro 190 anni non terrà più, dovrà essere fatto qualcos’altro, ma i costi sono pazzeschi e nessuno vuote intervenire.

I “NORMALI” INCIDENTI IN FRANCIA

Ma parliamo anche della normale attività: ricorderete l’incidente in Francia l’anno scorso a Tricastin. Io ero casualmente là e l’impresa francese disse non era successo niente, in realtà si trattava di una quantità enorme di acqua contaminata da uranio radioattivo: dopo 20 giorni l’Ente di controllo francese ha chiuso l’impianto. Noi dovremmo costruire con una società che nega i pericoli di fronte all’evidenza.

IN QUALI SITI?

Per essere raffreddata, una centrale nucleare da 1.600 megawatt ha un bisogno d’acqua enormemente maggiore di un centrale termoelettrica. Con la siccità dei 2008 bisognava decidere se usare l’acqua per le centrali idroelettriche o per l’agricoltura.
Se ci fossero state centrali nucleari sul Po, avremmo dovuto chiuderle, con un costo economico e un rischio ambientale enormi: le operazioni più rilevanti per una centrale nucleare sono spegnere e accendere. Una persona che non sia folle non proporrebbe mai di costruire una centrale nucleare in un posto con tali potenziali condizioni di siccità. In Italia probabilmente le centrali si possono costruire solo sul mare; vedo solo o il delta Po o sul mare, tipo Montalto (sito già approvato).

LA FRANCIA SVENDE L’ENERGIA

I filo-nucleari dicono che abbiamo un costo dell’energia elettrica molto più alta dei francesi; è sia vero che falso. Il costo dell’energia elettrica italiana è dovuto all’inadeguatezza dei nostro sistema elettrico in particolare delle nostre linee: abbiamo linee che hanno uno spreco del 12, 13 % nel trasferimento dell’energia elettrica. Importiamo energia elettrica dalla Francia perchè le centrali nucleari sono “rigide” producono energia anche quando non serve; perciò di notte ce la vendono sotto-costo. Il cosiddetto basso costo dei nucleare francese è un sottoprodotto dei nucleare militare, la “force de frappe” voluta dal gen. De Gaulle.
L’Italia, con i bacini idroelettrici, ha maggiore flessibilità, possiamo modulare la produzione, e ci conviene importare l’energia elettrica quando è “buttata via”.
Non si dice però che anche noi esportiamo energia elettrica alla Francia. L’Italia ha una potenza superiore al consumo di punta, ed è in grado di fronteggiare la domanda. La Francia invece produce molta energia elettrica ma è vulnerabile nel picco. la Francia ha imposto a molte aziende il riscaldamento con energia elettrica e, in un inverno freddo come quest’anno, non è stata in grado di coprire il suo fabbisogno, sono intervenute Germania e Italia.

* Gianni Tamino, docente di Biologia all’Università di Padova  E’ stato membro della Camera dei Deputati e membro del Parlamento Europeo dal 1995 al 1999, dove ha seguito in particolare la Normativa Comunitaria in tema di Biotecnologie. Membro del Gruppo di lavoro del Ministero delle politiche agricole sugli OGM.

Vai alla fonte: www.disinformazione.it

febbraio 17, 2010

Repubblica.it si dedica alle truffe! Se paghi pubblicano, se non paghi.. lo Rifiutano!

Sto promuovendo una mia piccola attività extra per arrotondare le mie entrate, e ho quindi deciso di sfruttare siti di annunci gratuiti per promuovere i miei servizi, e tra gli altri ho deciso di pubblicare sul sito di annunci del gruppo l’Espresso padrone anche della testata Repubblica e del suo sito web Repubblica.it.

Preparo il primo annuncio, compilo tutti i campi, controllo che vi siano altri annunci simili, e/o dello stesso carattere e tipologia, verificato che sia tutto ok decido di finalizzare la procedura, e una volta ricevuta la mail di conferma necessaria per iniziare il processo di pubblicazione attendo conferma della passata verifica da parte dei moderatori..

Sorpresa, l’annuncio viene rifiutato! A questo punto mi viene l’idea di copia/incollare in toto un’altro annuncio pubblicato, quindi tutto come prima compreso il fatto di scegliere di non acquistare servizi extra a pagamento e sorpresa sorpresona, il mio annuncio viene rifiutato.

Alchè contatto l’altro inserzionista, e sorpresa sorpresina (ormai l’avevo capito che sti pezzenti stavano facendo sporcaccionate..) io a differenza di lui io non ho pagato la tangente!!

Fanno i moralizzatori, attaccano il delinquente del consiglio e poi loro sono pezzenti delinquenti peggio ancora..

Repubblica.it

La truffa e la tangente legalizzata?

febbraio 2, 2010

La SIAE e il governo fanno cassa, di nuovo… a noi ci tassa x il 5-250% e il maiale x l’ 1%

l Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi ha firmato un decreto che ridetermina la tassa per la copia privata. Lo scorso 30 dicembre, senza troppo clamore, il Ministro è intervenuto su quel vecchio decreto legislativo n. 68/2003 che per volere comunitario affrontava il problema del cosiddetto equo compenso: ovvero quel riconoscimento economico che si deve ai detentori dei diritti, nel rispetto comunque della libertà alla copia privata.

Ieri Bondi ha svelato ufficialmente l’iniziativa e la decisione di costituire un tavolo permanente “chiamato a monitorare l’evoluzione del mercato dei supporti e degli apparecchi assoggettati a compenso, anche ai fini dell’aggiornamento triennale del decreto”.

I compensi aggiornati sono così declinati:

  • Supporti audio analogici: 0,23 euro per ogni ora di registrazione
  • Supporti audio digitali (CD-R): 0,22 euro per ogni ora di registrazione
  • Supporti digitali non dedicati (CD-R dati): 0,15 euro ogni 700MB
  • Supporti audio digitali non dedicati riscrivibili (CD-RW): 0,15 euro ogni 700MB
  • Supporti video analogici: 0,29 euro per ogni ora di registrazione
  • Supporti video digitali dedicati (DVHS): 0,29 euro per ogni ora di registrazione
  • Supporti digitali non dedicati (DVD di vario tipo): 0,41 euro ogni 4,7 GB
  • Supporti digitali non dedicati riscrivibili (DVD dual layer, DVD-RW): 0,41 euro ogni 4,7 GB
  • Supporti digitali Blu Ray: 0,41 euro ogni 25 GB (0,25 euro ogni 15 GB per gli HD-DVD)

Le novità

  • Apparecchi idonei alla registrazione analogica o digitale, audio e video e masterizzatori di supporti: 5% del prezzo indicato dal soggetto obbligato alla documentazione fiscale
  • per i masterizzatori inseriti in apparecchi polifunzionali: 5% del prezzo commerciale di un apparecchio avente caratteristiche equivalenti (medesimo obolo è richiesto ad apparecchi polifunzionali aventi funzioni ulteriori rispetto alla registrazione)
  • 0,05 euro/GB per le memorie trasferibili o removibili da 32MB a 5GB; 0,03 euro/GB per capacità maggiori di 5GB
  • 0,10 euro/GB (da 256MB a 4GB) per le chiavette USB da 256MB a 4GB; e 0,09 euro/GB per capacità superiori ai 4GB
  • 0,02 euro/GB per gli hard disk esterni se al di sotto dei 400GB; 0,01 euro/GB se al di sopra dei 400 GB
  • 3,22 euro per capacità fino a 1GB a 28,98 euro per capacità superiori a 250GB (con ulteriore sovrapprezzo a partire dal prossimo anno per quelli superiori ai 400GB), nel caso di memorie o hard disk integrati in apparecchi multimediali portatili o dispositivi analoghi
  • 0,64 euro per capacità fino a 128 MB, a 9,66 euro per capacità oltre i 15GB con ulteriori sovrapprezzi per categorie di capacità superiore a partire dal prossimo anno, nel caso di  Memorie o hard disk integrati in lettori portatili MP3
  • 4,51 euro per capacità fino a 80GB, a 12,88 euro per capacità superiori ai 250GB con ulteriori sovrapprezzi a partire dal secondo anno di vigenza delle disposizioni, nel caso di hard disk esterno multimediale con uscita audio/video per la riproduzione dei contenuti su apparecchi tv o hi-fi
  • 3,22 euro per capacità fino a 1GB, fino a 29,98 euro per capacità superiori ai 250 GB, nel caso di hard disk esterno multimediale con entrata audio/video per la registrazione di contenuti e uscite per la riproduzione
  • 6,44 euro per capacità fino a 40GB, fino a 28,98 euro per capacità superiori ai 250GB, nel caso di memorie o hard disk integrati in videoregistratori, tv o decoder di qualsiasi tipo (come ad esempio MySky)
  • 2,40 euro per ogni singolo computer venduto con un masterizzatore incluso e di 1,90 euro per ogni computer venduto privo di un masterizzatore.

La SIAE è intervenuta sulla questione ricordando che l’equo compenso sarà redistribuito ad artisti, autori, interpreti, editori e produttori.

“No, non è una tassa, perché si tratta di diritti d’autore. I diritti d’autore sono lo stipendio di chi crea un’opera (musica, film, romanzi, testi teatrali). Col digitale le opere artistiche conoscono nuove forme di diffusione, con rilevanti utili da parte delle industrie tecnologiche”, si legge nel comunicato SIAE.

“Il principio del diritto d’autore si fonda, nel mondo, sul fatto di applicarlo a tutte le nuove forme di sfruttamento delle opere. È successo così per il fonografo, la radio, la televisione ecc. È quindi giusto che gli autori e l’industria dei contenuti traggano ricavi dalle nuove forme di sfruttamento delle loro opere. Viceversa scandalizzarsi e considerare i diritti d’autore una tassa, sarebbe come considerare lo stipendio dei lavoratori una tassa, che danneggia i consumatori”.

Tratto da: gerasimone.altervista.org

A noi è giusto tassarci anche del 5-20% e il maiale si tassa solo dell’ 1%

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