Angolo del Gigio

gennaio 23, 2010

D’Alema il Berlusca di casa nostra!!

Bari, il sospetto dei dalemiani
“Vogliono fregare Massimo”

Liberarsi di Massimo D’Alema. O almeno assestargli un colpo tale da ridurne drasticamente l’influenza e il potere, qui in Puglia e magari non solo in Puglia. L’occasione, stavolta, è ghiottissima: e in questa settimana di primarie c’è chi ha lavorato – senza farne nemmeno mistero – per non lasciarsela sfuggire. E così, imprevedibilmente, le urne che domani sera diranno chi tra Vendola e Boccia sfiderà il mister X scelto dal Pdl emetteranno anche un altro verdetto: se l’astro dalemiano continua a brillare alto nel cielo o se va mutando in stella cadente. Infatti, dopo aver bloccato la ricandidatura di Nichi Vendola e puntato su Francesco Boccia, per Massimo D’Alema una sconfitta del giovane economista in queste primarie-trappola rappresenterebbe un colpo assai pesante: micidiale, addirittura, se fosse seguito dalla perdita del governo pugliese nelle elezioni previste per fine marzo.

Un paio di giorni fa, sorseggiando un caffè, Nicola Latorre, senatore e amico dell’ex premier, confermava l’esistenza sia del rischio che del progetto: «La tentazione di assestare una botta a Massimo è forte, naturalmente. E’ chiaro che si tratta di un calcolo miope e suicida: ma quando vedo una parte dei democratici apertamente schierata con Vendola e contro il candidato sostenuto dal Pd, i miei sospetti aumentano». E i sospetti dalemiani – o di alcuni dei dalemiani – stavolta non sembrano infondati: assessori regionali, segretari di sezione e sindaci di città come Andria, Barletta o Foggia fanno da giorni campagna per Vendola. Lo fanno, certo, per opporsi all’operazione che prevede – pur di allargare l’alleanza all’Udc – proprio la defenestrazione del governatore in carica: ma è chiaro che – non foss’altro che come risultato «oggettivo» – una sconfitta di Boccia alle primarie porterebbe in dote con sé la sconfessione dell’operazione voluta prima di tutto da Massimo D’Alema.

Prima di tutto da lui: ma certo non solo da lui. L’altra sera, piombato a Bari per tentare di motivare le truppe del Pd, Pier Luigi Bersani ha infatti negato regie dalemiane: «Questa non è questione che riguardi solo D’Alema, perché la Puglia non è affatto un “laboratorio”: quel che si tenta qui, e cioè accorciare le distanze tra le forze d’opposizione, è pienamente dentro la nostra linea nazionale». Sarà. Però se è vero – come annota Bersani – che «le intese con Casini non ci vedono subalterni, perché i candidati-presidente sono quasi ovunque del Pd», è anche vero che non risultano sacrifici (se non in Puglia) di governatori uscenti silurati dopo il primo mandato. E comunque, che le ragioni del tentativo di affondare Vendola non siano state granché comprese è testimoniato anche dal fatto che persino i quotidiani locali (La Gazzetta, il Corriere del Mezzogiorno e le cronache di Repubblica) fanno il tifo per Nichi. Il che qualcosa vorrà pur dire.

Naturalmente, non c’è nulla di quanto finora detto che a D’Alema non sia chiaro. Nonostante i tanti successi (anche in elezioni recenti) ha sentito crescere nel tempo il dispetto verso una sorta di «protettorato» che comincia, secondo alcuni, a farsi soffocante.

Leader locali (e non solo locali) come Vendola e il sindaco Emiliano non nascondono insofferenza verso quella che considerano una sorta di «sovranità limitata»: e l’occasione di incrinare il potere dalemiano attraverso queste primarie a qualcuno sembra arrivata dal cielo. «L’esigenza di ridurre l’egemonia dalemiana – dice Cinzia Capano, deputata pd vicina ad Emiliano – è avvertita ormai da molti. La controprova è nel consenso intorno a Vendola: cresciuto a dismisura da quando gli si è parato contro Massimo D’Alema». Perfino dall’altra parte della barricata – nel centrodestra – si sa che una delle poste di queste primarie è proprio il potere dell’ex premier. Dice Salvatore Tatarella, eurodeputato e fratello dell’indimenticato Pinuccio: «E sì che vogliono dare una botta al mio amico Massimo. Sbagliano. E non so nemmeno se ci riusciranno…».

Se ci riuscissero, però, il lunedì post-primarie potrebbe non essere un giorno allegro per D’Alema (e per tutto il Pd, naturalmente). E tante cose potrebbero cambiare di segno. Così, perfino l’elezione dell’ex premier a presidente del Copasir (programmata per la prossima settimana) rischierebbe di esser vista sotto un’altra luce: da scelta poco comprensibile (considerato l’alto profilo di D’Alema) a ricovero dopo la sconfitta. Ammesso che, naturalmente, gli avversari non abbiano sottovalutato – per l’ennesima volta – il potere e la capacità di reazione dell’ex presidente del Consiglio…

D’Alema Clemente ti aspetta a Strasburgo!!

Articolo liberamente tratto da: LaStampa.it

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