Angolo del Gigio

agosto 30, 2009

Il culattone amico della chiesa, Boffo la leggenda degli Stolker alla Ribalta!

La chiesa condanna l’omosessualità.

La chiesa fa quadrato attorno a Boffo. (Un culattone stolker che ha perseguitato una povera donna rea di aver contratto matrimonio con l’amichetto gay del “Dottor Boffo” rottoinculo al servizio di “Santa Romana Chiesa”)

Sembran notizie burla, se non fosse che ogni dove giro il puntatore del mio mouse tra le norizie di “Google News Italia” leggo sciorinate prese di posizione a favore di Boffo, Boffo di qui, Boffo di la…. I cristiani son con Boffo, ecc. ecc.

Ieri sera uscivo col cagnino come al solito, e gli anziani che prendono il fresco sulle panchine e con cui mi fermo sovente a chiacchierare del più e del meno, del fatto del giorno e delle sorti del paese, non dicevano “Bravo Boffo, Feltri vergogna” semmai dicevano “Lè un brut culatun schifos, i me sold a ghi a dag pù in cesa, si i a buton in tal cul ed chi lù” che tradotto vuol dire, non farò più offerte ad una chiesa che spende i miei solfi per foraggiare gentaglia come sto Boffo qui. La gente è stizzita, da questo alti prelati che fan schifo solo a guardarli (parole testuali, mica mie), la gente è schifata da questi vescovi omosessuali, pedofili e arraffoni che oltre a essere un’indegno spettacolo per le giovani menti interferiscono nella vita pubblica come i più scafati dei politici, facendo comunella co elementi ributtanti come Fazio (ex Banca D’Italia), Andreotti, Cirino Pomicino e ogni vergogna semovente su gambe che infesta la vita mediatica e pubblica italiana.

Loro si arrogano il diritto di parlare per gli Italiani, ma gli Italiani non gli hanno mai dato nessuna delega, nessun incarico, figurarsi l’arroganza con cui questi osano dire che gli italiani stanno con l’ignobile stolker Boffo, pergiunta culattone….

Dino Boffo, nel 2005 il caso era top-secret.

August 28th, 2009

C’è una persona che, nel 2005, si era occupata virtualmente del caso di Dino Boffo. Mario Adinolfi, blogger e pd (ologo-ista), aveva scritto un post, sul suo blog, in cui, pur non facendo il nome di Boffo, citava il “direttore di un quotidiano cattolico”. Nel pezzo venivano denunciato come qualcuno si fosse opposto all’accesso agli atti del caso in nome della “tutela dell’imputato”. Curioso, trattandosi di un procedimento giudiziario.

Il decreto penale di condanna – scrive Adinolfi – è il 241 dell’annus domini 2004, reso esecutivo il primo di ottobre dello stesso anno. Il tribunale che l’ha emesso è il tribunale di Terni e il giudice che l’ha firmato ha uno strano cognome, da ironie del destino: Fornaci. E’ lo stesso Fornaci a firmare il 23 agosto 2005 una strana risposta all’istanza di chi chiede formalmente di conoscere gli atti del procedimento. Fornaci scrive che sì, è vero che esiste un articolo del codice di procedura penale (il 116, per la precisione) che afferma che possa accedere agli atti di un procedimento penale ‘chiunque vi abbia interesse’; ma in questo specifico caso prevale ‘una prioritaria tutela del diritto alla riservatezza delle parti (imputato e parte offesa) le cui pregresse vicende interpersonali rischierebbero di determinare – se divulgate – un irreparabile danno alla persona’“.

Quindi: pur di “preservare” la persona da eventuali danni, non si consente l’accesso agli atti. Eppure: “Tutti i giornali ne sono a conoscenza, a Roma se ne chiacchiera con gusto giusto da un anno, ma per quello strano patto che fa sì che i direttori di giornali si proteggano tra loro, sui giornali non troverete una riga sull’argomento“, continua Adinolfi.

Dovevamo aspettare il 2009 e un periodo politico/giornale “favorevole” alla pubblicazione della notizia?

Fonte : http://www.river-blog.com

Mestizia (Dino Boffo omosessuale condannato per molestie)

ImageL’Avvenire, citato invariabilmente con l’appellativo di “quotidiano dei vescovi”, si è segnalato per le sue posizioni moraliste e antiberlusconiane. Tanto che molti si sono chiesti il perché dell’ostilità del clero nei confronti del Presidente del Consiglio. In questo atteggiamento di superciliosa reprimenda si è distinto il direttore di quel foglio, Dino Boffo, e oggi il Giornale pubblica stralci di incontestabili documenti da cui risulta che, circa cinque anni fa, egli ha patteggiato una condanna per molestie nei confronti di una signora. Una signora con la quale era in concorrenza per i favori del marito: Boffo infatti è omosessuale.

E qui si è sommersi dalla mestizia. Non perché si vada a rivangare la vicenda, ma perché gli innumerevoli ed insensati attacchi a Berlusconi hanno reso questa reazione plausibile. Gli eventuali difensori di Boffo si troverebbero infatti a maneggiare il coltello dal lato della punta. Se essi dicessero: “Citate il fatto che questo direttore sia omosessuale, ma non si è d’accordo che essere omosessuali non è cosa infamante e che anzi attaccare i gay è contro la political correctness?” sarebbe facile rispondere che hanno ragione: ma soprattutto non è infamante che un uomo vada con una donna adulta e consenziente. Eppure si è detto che Berlusconi per questo solo fatto si sarebbe dovuto dimettere. Si è perfino detto che si sarebbe dovuto dimettere perché è andato alla festa di compleanno di una diciottenne, in presenza dei genitori di lei, della sua scorta, di un centinaio di invitati, di camerieri, cuochi e sguatteri.

E si può accettare che diriga “il giornale dei vescovi” un noto gay? Nessuno ha dimenticato la diatriba a proposito di Buttiglione, quando ha citato il fatto semplice e pacifico che per la Chiesa l’omosessualità è un peccato mortale. Il preservativo è vietato perché esso scinde (non sempre, purtroppo) la sessualità dalla procreazione: figurarsi dunque quando la Chiesa potrà accettare l’omosessualità, con la quale la procreazione è impossibile. Dunque Dino Boffo è uno di quelli che le pietre, ad un certo invito di Gesù, dovrebbe lasciarle per terra.

“Citate un fatto che è avvenuto oltre un lustro fa, che tipo di animosità vi muove per farlo?” Giusto. Ma la sinistra ha mille volte pestato l’acqua nel mortaio a proposito di qualcosa che non ha niente di rilevante né moralmente né penalmente, cioè la presenza ad Arcore dello “stalliere mafioso Mangano”. Dimenticando che quell’uomo aveva pagato il suo debito, che è morto da molto tempo e che fu al servizio dei cavalli di Berlusconi quindici anni prima che questi entrasse in politica. Dunque, in materia di archeologia accusatoria, la sinistra non ha bisogno di lezioni.

“Citate il fatto che ha patteggiato una condanna e per giunta lievissima”. Giusto. Ma Boffo non era nessuno e i giudici non si sarebbero occupati di lui se non li avesse obbligati una querela. Mentre Berlusconi, imprenditore in vista e con le mani in mille affari, è stato attaccato in tutti i modi (anche con circa cinquecento accessi della Finanza nelle sue imprese, alla ricerca di reati!), e tuttavia non è stato condannato.

La morale di questo episodio è che nulla è più squallido che attaccare qualcuno in modo pretestuoso. Marco Travaglio reputa indegno chiunque sia stato condannato in sede penale e fa una sola eccezione, la condanna per diffamazione a mezzo stampa, perché è il reato per il quale è stato condannato lui. Ancora più squallido è attaccare qualcuno per ragioni morali. Nessuno è puro e candido come un giglio. Per la maggior parte ci salviamo perché siamo privi d’importanza e siamo lasciati in pace da giornalisti, paparazzi e pubblici ministeri.

Il Giornale ha fatto bene a dare pubblicità a questo fatto? In un’Italia normale, la risposta sarebbe no. Ma in un’Italia in cui c’è un giornale come Repubblica, che vende centinaia di migliaia di copie, non solo bisogna indagare sul passato di Dino Boffo, ma sul passato di tutti. Magari D’Alema ha dato un pizzicotto sul sedere alla serva, passando?

E qui si capisce il titolo dell’articolo.

Scritto da Gianni Pardo – giannipardo@libero.it – Link all’originale : http://www.legnostorto.com

Annunci

1 commento »

  1. Busone rotto in culo come tutti i preti di merda, a cominciare da quella faccia da zia di Bagnasco.

    Commento di Martino — agosto 30, 2009 @ 7:13 pm


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: