Angolo del Gigio

luglio 12, 2009

Riciclaggio di Stato, ha fatto soldi vendendo morte? Hai fatto falso in bilancio, Silvio c’è!

Per quattro soldi, il topolino “denaro sporco” riciclò… Poi venne Repubblica che denunciò il fatto, ed il ratto Silvio chiamò!! Fiera dell’est e l’Italia piccolina nel suo baratro di più spofondò.. Fiera dell’est e venne Silvio che con Topolanek assieme ai troioni il fotografo sardo a Villa Certosa immortalò!! Poi venne il Gatto che con la Procura Asservita gliele confiscò… Fiera dell’Est.. per quattro soldi un delinquente due giudici costituzionali si comprò…

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E’ in arrivo una nuova “legge porcata”, ammantata anche questa volta da un velo di umanità, come avvenne in occasione dell’indulto, formalmente per sovraffollamento delle carceri, in verità per evitarlo ai soliti noti. Ora la nuova porcata viene giustificata con la necessità di trovare i fondi per la ricostruzione dell’Abruzzo.
Anche questa volta il Governo ha fatto ricorso al solito collaudato escamotage: far filtrare la notizia per vedere “che effetto fa”, salvo poi smentire quando ancora una volta si viene presi con le “mani nella marmellata”.

Ci riferiamo alla bozza di un emendamento che il solito “deputato-sherpa” avrebbe dovuto presentare – se quelli di “Repubblica” non se ne fossero accorti e non l’avessero denunciato in tempo – in coda al decreto anti-crisi attualmente in discussione in Parlamento.

L’emendamento – nella sua attuale bozza, che esiste davvero, che proviene dagli Uffici del ministero dell’Economia e di cui “Repubblica” ha copia – prevede una sanatoria con “esclusione di punibilità” per coloro che, avendo denaro all’estero, provvedono a farlo rientrare in Italia acquistando titoli di Stato (Bot e Cct).

La norma a prima vista potrebbe trarre in inganno per il suo dichiarato “buon fine” ma se solo si riflette un istante ci si può subito rendere conto che ci troviamo – semplicemente e terribilmente – di fronte ad un ennesimo riciclaggio di Stato, un reato che finora è (era) punito ai sensi dell’art. 648 bis del codice penale, sostituzione di denaro di provenienza illecita con altro denaro, ovvero ai sensi dell’art. 648 ter: impiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche e finanziarie.

Già, perché l’unico denaro depositato all’estero che finora non poteva e non può essere fatto rientrare in Italia è quello di provenienza illecita, giacché tutti coloro che hanno acquisito o depositato legalmente utili all’estero possono tranquillamente farli rientrare in Italia.

Invece il denaro di cui parliamo è solo ed esclusivamente quello proveniente da evasioni fiscali, falsi in bilancio, bancarotte fraudolente, emissione di fatture false, o ancor peggio traffico di droga, traffico di armi, di organi, di sfruttamento della prostituzione e simili.

Insomma stanno consentendo ai mafiosi, ai camorristi, ed ai potenti della ‘ndrangheta di riportare proventi criminali in casa e di “sbiancarne” la provenienza. Non solo: stanno consentendo anche ai tanti “furbetti” del quartierino come Tanzi, come Cragnotti, come Fiorani di fare altrettanto.

Qualche ingenuo dirà:
ma che ci guadagna il Governo a fare ciò?

Semplice: tra i possibili “beneficiari” della decisione c’è anche la più potente nomenclatura economica finanziaria italiana, come la famiglia Agnelli, la famiglia Marcegaglia, lo stesso Silvio Berlusconi (basta leggere la sentenza Mills o le dichiarazioni di questi giorni di Mariella Agnelli o i resoconti giudiziari del gruppo Marcegaglia, quello a cui appartiene l’attuale Presidente di Confindustria, per rendersene conto). Bastano nomi come questi per comprendere il perché la maggior parte degli organi di informazione, la cui proprietà spesso appartiene proprio a evasori fiscali conclamati, tacciono.

Il risultato sarà ancora una volta un danno ed una beffa per gli onesti cittadini italiani. In barba alle migliaia di cittadini che pagano le tasse e non arrivano a fine mese, ci ritroviamo con uno Stato che patteggia con i delinquenti e usa il pugno di ferro con gli onesti imprenditori. Chi ha guadagnato legalmente, pagando le relative tasse fino all’ultimo cent, passerà ancora una volta da fesso e la prossima volta si riprometterà anche lui di adeguarsi al mal-costume di governo: quello dell’evasore e del “riciclatore” di proventi illeciti.

D’altronde le sanatorie sono una costante dei governi Berlusconi: ne ha già fatta una nel 2001 ed una nel 2003. Ora vuole riprovarci nel 2009. Insomma egli, ogni volta che è al Governo, per far fronte alle necessità economiche e finanziarie di cui ha bisogno – invece di ridurre gli sprechi e far pagare il fisco a tutti – favorisce gli speculatori e gli evasori fiscali in cambio di una “tangente di Stato” del 5%, tanto sarebbe il contributo che verrebbe richiesto a chi fa rientrare i capitali dall’estero per avere il famigerato “certificato di esclusione di responsabilità”.

Non volendo affrontare lotte all’evasione, per DNA del proprio padrone, la maggioranza preferisce optare per il riciclaggio di Stato, chiedendo una “mazzetta pubblica” ai delinquenti, da investire in Bot, Cct. e aziende pubbliche.

Questi sporchi soldi in un uno Stato di diritto non dovrebbero essere condonati, bensì sequestrati e confiscati e quindi assegnati per la ricostruzione de l’Aquila.

Faccio appello alla dignità degli aquilani affinché rifiutino questi soldi sporchi, proventi illeciti di evasori, truffatori, ma anche venditori di morte, con droga ed armi, e di magnaccia senza scrupolo e pretendano che il Governo ci metta soldi veri e puliti per la ricostruzione.

Fatte queste premesse, mi dispiace, sig. Presidente della Repubblica, Napolitano, ma noi dell’Italia dei Valori sentiamo il dovere di declinare il suo nuovo appello “dopo la tregua per il G8, ora serve, nell’interesse del Paese, un clima più civile, corretto e costruttivo tra Governo ed opposizione”. Non so cosa ci trovi Lei, ma noi non ci troviamo nulla di “civile, corretto e costruttivo” in questi comportamenti del Governo e della sua maggioranza parlamentare e per questa ragione continueremo a fare opposizione senza sconti alcuno, dentro e fuori del Parlamento.

Da www.antoniodipietro.com

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luglio 5, 2009

I cortigiani di Re Silvio nell’italia che precipita nel baratro della Vergogna!

La vicenda della cena tra massimi esponenti politici del governo e della maggioranza con due giudici costituzionali assume toni da farsa. Mentre gli esperti di bon ton istituzionale raccomandano di affrontare la situazione “con passo felpato”, il giudice Mazzella, nella cui casa si è svolto il convivio, applica il consiglio a modo suo: rompe gli indugi e rivendica il diritto di invitare il “caro Silvio” tutte le volte che vuole e vorrà.

Lo fa con un proclama in cui sostiene che solo un dominio totalitario potrebbe impedirgli questa libertà personale. Il giudice Mazzella non avrà letto l’articolo su Europa in cui Federico Orlando ricorda che da bambino nelle passeggiate col padre sulla via della stazione incontrava un signore che scambiava al massimo con chiunque un breve saluto di convenienza. Alla sua richiesta di spiegazioni il padre rispose che era il procuratore del Regno e non poteva parlare con nessuno senza ledere l’immagine di imparzialità della giustizia.

Qui giunge opportuna la precisazione di Tania Groppi su l’Unità:

in Germania la Corte Costituzionale risiede a Karlsruhe, lontana dalla capitale.

Alcuni commentatori hanno sostenuto che Di Pietro, con la sua richiesta di dimissioni dei due giudici, avrebbe invaso l’autonomia della Corte Costituzionale. Curiosa logica: se la Corte deve essere autonoma non si capisce come due giudici costituzionali possano comprometterla esponendola al sospetto che possa essere condizionata proprio dalla loro fisica partecipazione a un irrituale incontro con esponenti dei poteri esecutivo e legislativo.

La questione non è solo teorica. Tra breve la Corte dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano (ministro presente alla cena) con cui il presidente del consiglio viene sollevato da tutti i numerosi e infamanti provvedimenti giudiziari a sua carico. Il cittadino preoccupato potrebbe temere che la decisione della Corte possa essere influenzata da contiguità che non avrebbero mai dovuto verificarsi. Ma in un certo senso la lettera di Mazzella fa involontariamente chiarezza e rende evidente che i due giudici presenti alla cena non possono più partecipare alla decisione sul Lodo Alfano. E si potrebbe aggiungere: se vogliono andare a cena col presidente del consiglio sono liberi di farlo ma liberino la Consulta del loro ingombro. Da parte sua la Corte Costituzionale saprà esercitare la sua autonomia.

Scritto da Pancho Pardi su www.antoniodipietro.it

luglio 1, 2009

Giudice Mazzella: «Silvio, ti inviterò ancora, fantastico l’orologio d’oro e diamanti!»

Giudici costituzionali a cena col premier?
‘Lo rifaremmo ancora’. E’ polemica (sul Regalo dopo Lodo!?!?)

CorrottoNon si placa la polemica sulla vicenda dei due giudici costituzionali che a maggio, a pochi mesi dalla discussione della Consulta sul lodo Alfano, invitarono a cena il premier il ministro della giustizia e il presidente della commissione affari costituzionali Vizzini. Dopo le critiche, gli inviti ad astenersi dal caso espresse dal Pd e l’invito alle dimissioni dei giudici da parte di Di Pietro, ieri la vicenda si è arricchita di un nuovo capitolo. Il giudice Luigi Mazzella che materialmente organizzò l’incontro a casa sua, torna a difendere il suo operato scrivendo una lettera aperta al premier che ha poi diffuso alle agenzie.

«Caro presidente, caro Silvio la cena non è stata la prima e non sarà certo l’ultima fino al momento in cui – scrive – un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali». Mazzella – in uno dei passaggi della missiva fatta avere all’Ansa – esprime una certezza: «l’amore per la libertà e la fiducia nell’intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco». Il giudice rincara la dose sostenendo che la polizia segreta fascista l’Ovra è evidentemente ancora all’opera e si lamenta che qualche spione abbia diffuso la notizia.

La lettera finisce per aggravare la vicenda. Anna Finocchiaro ha ribadito che la rivendicazione della cena è imbarazzante per i giudici e per la Corte, il Pd rinnova l’invito ad astenersi dal caso, Di Pietro ha attaccato in aula dove si è discusso di un’interrogazione parlamentare sul caso. Ne è uscito un parapiglia. Il governo, per bocca del ministro dei rapporti col parlamento Vito, ha detto che non c’è alcun problema visto che nella cena non si è parlato di Lodo Alfano  e che l’invito fu fatto quando non si sapeva se e quando la Corte avrebbe affrontato l’argomento, Di Pietro non si è dichiarato soddisfatto e ha attaccato con parole pesanti. “Cena carbobara e piduista”, ha detto il leader dell’Idv che vuole le dimissioni dei due giudici e del ministro. Bondi ha urlato a lungo “vergogna, vergogna“. Certo è che la polemica monta e la <Corte Costituzionale viene messa in difficoltà da due esponenti amici di Berlusconi proprio alla vigilia di una decisione che riguarda da vicino le vicende giudiziarie del premier

01 luglio 2009 – da www.Unità.it

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