Angolo del Gigio

maggio 8, 2009

Votare PD? Finchè c’è uno come D’Alema NO GRAZIE!


Il PD è un partito nato morto perché non si è mai liberato dei vecchi personaggi che fanno da sempre i comunisti, campando sulle spalle dello Stato, e poi in realtà si rivelano per quello che sono realmente: furbastri da strapazzo concentrati solo sul loro tornaconto.

Uno di questi, anzi il più grosso di questi, è Massimo D’Alema che proprio in questi giorni ha attaccato IDV perché è un partito scomodo anche per loro.

Già nel 1985 Massimo D’Alema si macchia di un episodio degno di nota. Il leader dei DS ricevette 20 milioni di lire da parte del miliardario barese Francesco Cavallari, che fu in seguito condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. I soldi erano destinati al Partito Comunista Italiano, di cui D’Alema era all’epoca segretario regionale pugliese. Per questo finanziamento illecito D’Alema è stato inquisito ma, a causa dello scadere dei termini di prescrizione nel 1995, il procedimento è stato archiviato dal gip Concetta Russi. L’episodio è stato ammesso dallo stesso D’Alema quando il reato era destinato a cadere in prescrizione. (wiki)

Ma la vicenda in cui D’Alema ha dato il meglio di se è stata sicuramente la famosa scalata Unipol-BNL, della quale D’Alema è talmente fiero che in una telefonata con Consorte arriva ad esclamare: “Facci sognare!”

Si è largamente discusso di queste storiaccia, ma come sempre succede in Italia tutto è finito nel dimenticatoio senza alcuna conseguenza politica.

Visto che la memoria rende l’uomo libero rinfreschiamola un po’ spiegando in parole povere cos’è successo.

In Italia esistono delle leggi che regolano la borsa. Una di queste impone che chiunque voglia acquistare il controllo di un’azienda accumulandone le azione debba dichiararsi e uscire allo scoperto quando ha raggiunto il 30% del controllo azionario del suo obiettivo.

Quando si arriva al 30% del controllo azionario va lanciata l’OPA (Offerta di Pubblico Acquisto) che fa alzare il valore delle azioni. Di conseguenza i risparmiatori che le possiedono le vendono, l’acquirente le compra e si assicura la società con benefici per tutto il mercato.

Invece Consorte, Dalema e Latorre volevano raggiungere la quota maggioritaria di azioni della BNL senza lanciare l’OPA. La loro tattica era quella di accumulare di soppiatto quante più azioni possibili mettendole insieme attraverso cooperative e prestanomi, ovviamente senza dichiararsi e pagando tutto a un prezzo misero, in barba alla legge Draghi.

Tutto sembra andargli liscio quando il 5 luglio 2005, Latorre chiama Consorte il quale gli spiega che ci sono alcuni problemi a convicere tutti (cooperative ecc.) in tempo, e che per convincere Caltagirone, il quale poteva cedere il 27% delle azioni BNL, c’era assoluto bisogno di una telefonata del big D’Alema.

Latorre dice:ma che, devo far fare una telefonata a Massimo all’ingegnere?”. (L’ingegnere in questo caso è riferito a Caltagirone)
Consorte risponde: “e guarda… ci ho riflettuto, per quello ho chiamato. Mi devi tempo, Nicola, fino a domani pomeriggio… è meglio che Massimo fa una telefonata”.

Questa telefonata di D’Alema non si sa se è stata realmente fatta o no. Però più in là, il caro Massimo la sua parte la fa. Infatti il 14 luglio del 2005, D’Alema parla con Consorte per avvertirlo di aver parlato con Vito Bonsignore, azionista della BNL e europarlamentare dell’UDC, pregiudicato per corruzione.

D’Alema: “Bonsignore voleva altre cose, diciamo…”
Consorte: “eh, immaginavo, non era disinteressato”.
D’Alema: “voleva altre cose a latere su un tavolo politico. Ti volevo informare che io ho regolato, da parte mia”.

In altre parole D’Alema fa un favore politico a Bonsignore per ottenere le sue azioni BNL.

D’Alema:lui mi ha detto che resta, ha detto che resta – cioè resta col pacchetto in mano, alleato dell’UNIPOL – è disposto a concordare con voi un anno, due anni – se le tiene lì un anno, due anni per fare da prestanome a Consorte – il tempo che vi serve”
Consorte:sì sì, ma lì…”
D’Alema: “ehi Gianni, andiamo al sodo: se vi serve resta”
Consorte: “sì sì sì sì”.
D’Alema: “e poi noi non ci siamo parlati, eh!”
Consorte: “no, assolutamente. Lunedì lanciamo l’OPA. Abbiamo finito”.

Consorte in pratica conclude confessando il suo aggiotaggio, cioè la sua truffa ai danni del mercato borsistico perché ha già il controllo della banca ma l’OPA la lancia solamente dopo. D’Alema, ovviamente, non fa una piega.

Il tutto si conclude senza conseguenze penali perché il Parlamento Europeo (ingannato) non darà il consenso alla Magistratura per l’uso delle telefonate… e ovviamente, visto che siamo in Italia, non c’è stata nemmeno nessuna conseguenza politica.

Il baffetto siede ancora comodo sulla sua poltrona.

Tratto da: www.byteliberi.com
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