Angolo del Gigio

maggio 24, 2009

“Così papi Berlusconi entrò nella vita di Noemi”

L’INCHIESTA. Parla Gino, l’ex fidanzato della ragazza di Portici
La prima telefonata del Cavaliere: “Sono colpito dal tuo viso angelico”

"Così papi Berlusconi entrò nella vita di Noemi"

NAPOLI – Il 14 maggio Repubblica ha rivolto al presidente del consiglio dieci domande che apparivano necessarie dinanzi alle incoerenze di un “caso politico”. Veronica Lario, infatti, ha proposto all’opinione pubblica e alle élites dirigenti del Paese due affermazioni e una domanda che hanno rimosso dal discreto perimetro privato un “affare di famiglia” per farne “affare pubblico”. Le due, allarmanti certezze della moglie del premier – lo ricordiamo – descrivono i comportamenti del presidente del Consiglio: “Mio marito frequenta minorenni”; “Mio marito non sta bene”.Al contrario, la domanda posta dalla signora Lario – se ne può convenire – è crudamente politica e mostra le pratiche del “potere” di Silvio Berlusconi, pericolosamente degradate quando a rappresentare la sovranità popolare vengono chiamate “veline” senza altro merito che un bell’aspetto e l’amicizia con il premier, legami nati non si sa quando, non si sa come. “Ciarpame politico” dice la moglie del premier.

Silvio Berlusconi non ha ritenuto di rispondere ad alcuna delle domande di Repubblica.

E, dopo dieci giorni, Repubblica prova qui a offrire qualche traccia e testimonianza per risolvere almeno alcuni dei quesiti proposti. Per farlo bisogna raggiungere Napoli, una piccola fabbrica di corso San Giovanni e poi un appartamento, allegramente affollato di amici, nel popolare quartiere del Vasto a ridosso dei grattacieli del Centro Direzionale. Sono i luoghi di vita e di lavoro di Gino Flaminio.

Gino, 22 anni, operaio, una passione per la kickboxing, è stato per sedici mesi (dal 28 agosto del 2007 al 10 gennaio del 2009) l'”amore” di Noemi Letizia, la minorenne di cui il premier ha voluto festeggiare il diciottesimo anno in un ristorante di Casoria, il 26 aprile. Gino e Noemi si sono divisi, per quel breve, intenso, felice periodo le ore, i sogni, il fiato, le promesse. “Quando non dormivo da lei a Portici – è capitato una ventina di volte – o quando lei non dormiva qui da me, il sabato che non lavoravo mi tiravo su alle sei del mattino per portarle la colazione a letto; poi l’accompagnavo a scuola e ci tornavo poi per riportarla indietro con la mia Yamaha. Lei qualche volta veniva a prendermi in fabbrica, la sera, quando poteva”.

Gino Flaminio è in grado di dire quando e come Silvio Berlusconi è entrato nella vita di Noemi. Come quel “miracolo” (così Gino definisce l’inatteso irrompere del premier) ha cambiato – di Noemi – la vita, i desideri, le ambizioni e più tangibilmente anche il corpo, il volto, le labbra, gli zigomi; in una parola, dice Gino, “i valori”. Il ragazzo può raccontare come quell’ospite inaspettato dal nome così importante che faceva paura anche soltanto a pronunciarlo nel piccolo mondo di gente che duramente si fatica la giornata e un piatto caldo, ha deviato anche la sua di vita. Quieto come chi si è ormai pacificato con quanto è avvenuto, Gino ricorda: “Mi è stato quasi subito chiaro che tra me e la mia memi non poteva andare avanti. Era come pretendere che Britney Spears stesse con il macellaio giù all’angolo…”.

È utile ricordare, a questo punto, che il primo degli enigmi del “caso politico” è proprio questo: come Berlusconi ha conosciuto Noemi, la sua famiglia, il padre Benedetto “Elio” Letizia, la madre Anna Palumbo?
A Berlusconi è capitato di essere inequivocabile con la Stampa (4 maggio): “Io sono amico del padre, punto e basta. Lo giuro!”. Con France2 (6 maggio), il capo del governo è stato ancora più definitivo. Ricordando l’antica amicizia di natura politica con il padre Elio, Berlusconi chiarisce: “Ho avuto l’occasione di conoscere [Noemi] tramite i suoi genitori. Questo è tutto”.

Un affetto che il presidente del consiglio ha ripetuto ancor più recentemente quando ha presentato Noemi “in società”, per così dire, durante la cena che il governo ha offerto alle “grandi firme” del made in Italy a Villa Madama, il 19 novembre 2008: “È la figlia di miei cari amici di Napoli, è qui a Roma per uno stage” (Repubblica, 21 maggio). All’antico vincolo politico, accenna anche la madre di Noemi, Anna: “[Berlusconi] ha conosciuto mio marito ai tempi del partito socialista”.

Berlusconi, qualche giorno dopo (e prima di essere smentito da Bobo Craxi), conferma. “[Elio] lo conosco da anni, è un vecchio socialista ed era l’autista di Craxi”. (Ansa, 29 aprile, ore 16,34). Più evasiva Noemi: “[Di come è nato il contatto familiare] non ricordo i particolari, queste cose ai miei genitori non le ho chieste”. (Repubblica, 29 aprile). Decisamente inafferrabile e chiuso come un riccio, il padre Elio (ha rifiutato di prendere visione di quest’ultima ricostruzione di Repubblica). Chiedono a Letizia: ci spiega come ha conosciuto Berlusconi? “Non ho alcuna intenzione di farlo” (Oggi, 13 maggio).

Gino ascolta questa noiosa tiritera con un sorriso storto sulle labbra, che non si sa se definire avvilito o sardonico. C’è un attimo di silenzio nella stanza al Vasto, un silenzio lungo, pesante come d’ovatta, rispettato dagli amici che gli stanno accanto; dalla sorella Arianna; dal padre Antonio; dalla madre Anna. È un silenzio che si fa opprimente in quella cucina, fino a un attimo prima rumorosa di risate e grida. La madre, Anna, si incarica di spezzarlo: “Quando un giorno Gino tornò a casa e mi disse che Noemi aveva conosciuto Berlusconi, lo presi in giro, non volli chiedergli nemmeno perché e per come. Mi sembrava ridicolo. Berlusconi dalle nostre parti? E che ci faceva, Berlusconi qui? Ripetevo a Gino: Berlusconi, Berlusconi! (gonfia le guance con sarcasmo). Un po’ ne ridevo, mi sembrava una buffonata di ragazzi”.

Gino la guarda, l’ascolta paziente e finalmente si decide a raccontare:
“I genitori di Noemi non c’entrano niente. Il legame era proprio con lei. È nato tra Berlusconi e Noemi. Mai Noemi mi ha detto che lui, papi Silvio parlava di politica con suo padre, Elio. Non mi risulta proprio. Mai, assolutamente. Vi dico come è cominciata questa storia e dovete sapere che almeno per l’inizio – perché poi quattro, cinque volte ho ascoltato anch’io le telefonate – vi dirò quel che mi ha raccontato Noemi. Il rapporto tra Noemi e il presidente comincia più o meno intorno all’ottobre 2008. Noemi mi ha raccontato di aver fatto alcune foto per un “book” di moda. Lo aveva consegnato a un’agenzia romana, importante – no, il nome non me lo ricordo – di quelle che fanno lavorare le modelle, le ballerine, insomma le agenzie a cui si devono rivolgere le ragazze che vogliono fare spettacolo. Noemi mi dice che, in quell’agenzia di Roma, va Emilio Fede e si porta via questi “book”, mica soltanto quello di Noemi. Non lo so, forse gli servono per i casting delle meteorine. Il fatto è – ripeto, è quello che mi dice Noemi – che, proprio quel giorno, Emilio Fede è a pranzo o a cena – non me lo ricordo – da Berlusconi. Finisce che Fede dimentica quelle foto sul tavolo del presidente. È così che Berlusconi chiama Noemi. Quattro, cinque mesi dopo che il “book” era nelle mani dell’agenzia, dice Noemi. È stato un miracolo, dico sempre. Dunque, dice Noemi che Berlusconi la chiama al telefono. Proprio lui, direttamente. Nessuna segretaria. Nessun centralino. Lui, direttamente. Era pomeriggio, le cinque o le sei del pomeriggio, Noemi stava studiando. Berlusconi le dice che ha visto le foto; le dice che è stato colpito dal suo “viso angelico”, dalla sua “purezza”; le dice che deve conservarsi così com’è, “pura”. Questa fu la prima telefonata, io non c’ero e vi sto dicendo quel che poi mi riferì Noemi, ma le credo. Le cose andarono così perché in altre occasioni io c’ero e Noemi, così per gioco o per convincermi che davvero parlava con Berlusconi, m’allungava il cellulare all’orecchio e anch’io sentii dalla sua voce quella cosa della “purezza”, della “faccia d’angelo”. E poi, una volta, ha aggiunto un’altra cosa del tipo: “Sei una ragazza divina”. Berlusconi, all’inizio, non ha detto a Noemi chi era. In quella prima telefonata, le ha fatto tante domande: quanti anni hai, cosa ti piacerebbe fare, che cosa fanno tua madre e tuo padre? Studi? Che scuola fai? Una lunga telefonata. Ma normale, tranquilla. E poi, quando Noemi si è decisa a chiedergli: “Scusi, ma con tutte queste domande, lei chi è?”, lui prima le ha risposto: “Se te lo dico, non ci credi”. E poi: “Ma non si sente chi sono?”. Quando Noemi me lo raccontò, vi dico la verità, io non ci credevo. Poi, quando ho sentito le altre telefonate e ho potuto ascoltare la sua voce, proprio la sua, di Berlusconi, come potevo non crederci? Noemi mi diceva che era sempre il presidente a chiamarla. Poi, non so se chiamava anche di suo, non me lo diceva e io non lo so. Lei al telefono lo chiamava papi tranquillamente. Anche davanti a me. Magari stavamo insieme, Noemi rispondeva, diceva papi e io capivo che si trattava del presidente. Quando ho assistito ad alcune telefonate tra Berlusconi e Noemi, ho pensato che fosse un rapporto come tra padre e figlia. Una sera, Emilio Fede e Berlusconi – insieme – hanno chiamato Noemi. Lo so perché ero accanto a lei, in auto. Ora non saprei dire perché il presidente le ha passato Emilio Fede, non lo so. Pensai che Fede dovesse preparare dei “provini” per le meteorine, quelle robe lì”. (Ieri, a tarda sera, durante Studio Aperto, Fede ha affermato di aver conosciuto la nonna di Noemi. Repubblica ha chiesto a Gino se, in qualche occasione, Noemi avesse fatto cenno a questa circostanza. “Mai, assolutamente”, è stata la risposta del ragazzo).

“Comunque, quella sera, sentii prima la voce del presidente e poi quella di Emilio Fede – continua Gino – Non voglio essere frainteso o creare confusione in questa tarantella, da cui voglio star lontano. Nelle telefonate che ho sentito io, Berlusconi aveva con Noemi un atteggiamento paterno. Le chiedeva come era andata a scuola, se studiava con impegno, questa roba qui. Io però ho cominciato a fuggire da questa situazione. Non mi piaceva. Non mi piaceva più tutto l’andazzo. Non vedevo più le cose alla luce del giorno, come piacevano a me. Mi sentivo il macellaio giù all’angolo che si era fidanzato con Britney Spears. Come potevo pensare di farcela? Gliel’ho detto a Noemi: questo mondo non mi piace, non credo che da quelle parti ci sia una grande pulizia o rispetto. Mi dispiaceva dirglielo perché io so che Noemi è una ragazza sana, ancora infantile che non si separa mai dal suo orsacchiotto, piccolo, blu, con una croce al collo, “il suo teddy”. Una ragazza tranquilla, semplice, con dei valori. Con i miei stessi valori, almeno fino a un certo punto della nostra storia”.

Intorno a Gino, questo racconto devono averlo già sentito più d’una volta perché ora che il ragazzo ha deciso di raccontare a degli estranei la storia, la tensione è caduta come se la famiglia, i vicini di casa, gli amici già l’avessero sentita in altre occasioni o magari a spizzichi e bocconi. C’è chi si distrae, chi parlotta d’altro, chi parla al telefono, chi si prepara a uscire per il venerdì notte. Gino sembra non accorgersene. Non perde il filo e a tratti pare ricordare, ancora una volta, a se stesso come sono andate le cose.

“Ho cominciato a distaccarmi da Noemi già a dicembre. Però la cosa che proprio non ho mandato giù è stata la lunga vacanza di Capodanno in Sardegna, nella villa di lui. Noemi me lo disse a dicembre che papi l’aveva invitata là. Mi disse: “Posso portare un’amica, un’amica qualunque, non gli importa. Ci saranno altre ragazze”. E lei si è portata Roberta. E poi è rimasta con Roberta per tutto il periodo. Io le ho fatto capire che non mi faceva piacere, ma lei da quell’orecchio non ci sentiva. Così è partita verso il 26-27 dicembre ed è ritornata verso il 4-5 gennaio. Quando è tornata mi ha raccontato tante cose. Che Berlusconi l’aveva trattata bene, a lei e alle amiche. Hanno scherzato, hanno riso… C’erano tante ragazze. Tra trenta e quaranta. Le ragazze alloggiavano in questi bungalow che stavano nel parco. E nel bungalow di Noemi erano in quattro: oltre a lei e a Roberta, c’erano le “gemelline”, ma voi sapete chi sono queste “gemelline”? Penso anche che lei mi abbia detto tante bugie. Lei dice che Berlusconi era stato con loro solo la notte di Capodanno. Vi dico la verità, io non ci credo. Sono successe cose troppo strane. Io chiamavo Noemi sul cellulare e non mi rispondeva mai. Provavo e riprovavo, poi alla fine mi arrendevo e chiamavo Roberta, la sua amica, e diventavo pazzo quando Roberta mi diceva: no, non te la posso passare, è di là – di là dove? – o sta mangiando: e allora?, dicevo io, ma non c’era risposta. Per quella vacanza di fine anno, i genitori accompagnarono Noemi a Roma. Noemi e Roberta si fermarono prima in una villa lì, come mi dissero poi, e fecero in tempo a vedere davanti a quella villa tanta gente – giornalisti, fotografi? – , poi le misero sull’aereo privato del presidente insieme alle altre ragazze, per quello che mi ha detto Noemi… Al ritorno, Noemi non è stata più la mia Noemi, la mia alicella (acciuga, ndr), la ragazza semplice che amavo, la ragazza che non si vergognava di venirmi a prendere alla sera al capannone. A gennaio ci siamo lasciati. Eravamo andati insieme, prima di Natale, a prenotare per la sua festa di compleanno il ristorante “Villa Santa Chiara” a Casoria, la “sala Miami” – lo avevo suggerito io – e già ci si aspettava una “sorpresa” di Berlusconi, ma nessuno credeva che la sorpresa fosse proprio lui, Berlusconi in carne e ossa. Ci siamo lasciati a gennaio e alla festa non ci sono andato. L’ho incontrata qualche altra volta, per riprendermi un oggetto di poco prezzo ma, per me, di gran valore che era rimasto nelle sue mani. Abbiamo avuto il tempo, un’altra volta, di avere un colloquio un po’ brusco. Le ho restituito quasi tutte le lettere e le foto. Le ho restituito tutto – ho conservato poche cose, questa lettera che mi scrisse prima di Natale, qualche foto – perché non volevo che lei e la sua famiglia pensassero che, diventata Noemi Sophia Loren, io potessi sputtanarla. Oggi ho la mia vita, la mia Manuela, il mio lavoro, mille euro al mese e va bene così ché non mi manca niente. Certo, leggo di questo nuovo fidanzato di Noemi, come si chiama?, che non s’era mai visto da nessuna parte anche se dice di conoscerla da due anni e penso che Noemi stia dicendo un sacco di bugie. Quante bugie mi avrà detto sui viaggi. A me diceva che andava a Roma sempre con la madre. Per dire, per quella cena del 19 novembre 2008 a Villa Madama mi raccontò: “Siamo stati a cena con il presidente, io, papà e mamma allo stesso tavolo”. Non c’erano i genitori seduti a quel tavolo? Allora mi ha detto un’altra balla. Quella sera le sono stati regalati una collana e un bracciale, ma non di grosso valore. E il presidente ha fatto un regalo anche a sua madre. Sento tante bugie, sì, e comunque sono fatti di Noemi, dei suoi genitori, di Berlusconi, io che c’entro?”.

Le parole di Gino Flaminio appaiono genuine, confortate dalle foto, dalla memoria degli amici (che hanno le immagini di Noemi e Gino sui loro computer), da qualche lettera, dai ricordi dei vicini e dei genitori, ma soprattutto dall’ostinazione con cui il ragazzo per settimane si è nascosto diventando una presenza invisibile nella vita di Noemi. Repubblica lo ha rintracciato con fatica, molta pazienza e tanta fortuna nella fabbrica di corso San Giovanni dove tutti i suoi compagni di lavoro conoscono Noemi, la storia dell’amore perduto di Gino. Compagni di lavoro che – fino alla fine – hanno provato a proteggerlo: “Gino? E chi è ‘sto Gino Flaminio?” e Gino se ne stava nascosto dietro un muro.

La testimonianza del ragazzo consente di liquidare almeno cinque domande dalla lista di dieci che abbiamo proposto al capo del governo. La ricostruzione di Gino permette di giungere a un primo esito: Silvio Berlusconi ha mentito all’opinione pubblica in ogni passaggio delle sue interviste. Nei giorni scorsi, come quando disse a France2 di aver “avuto l’occasione di conoscere [Noemi] tramite i suoi genitori”. O ancora ieri a Radio Montecarlo dove ha sostenuto di essersi addirittura “divertito a dire alla famiglia, di cui sono amico da molti anni, che non desse risposte su quella che è stata la nostra frequentazione in questi anni”. Come di cartapesta è la scena – del tutto artefatta – disegnata dalle testate (Chi) della berlusconiana Mondadori.

Il fatto è che Berlusconi non ha mai conosciuto Elio Letizia né negli “anni passati”, né negli “ambienti socialisti”. Mai Berlusconi ha discusso con Elio Letizia di politica e tantomeno delle candidature delle Europee (Porta a porta, 5 maggio). Berlusconi ha conosciuto Noemi. Le ha telefonato direttamente, dopo averne ammirato le foto e aver letto il numero di cellulare su un “book” lasciatogli da Emilio Fede. Poi, nel corso del tempo, l’ha invitata a Roma, in Sardegna, a Milano.
Le evidenti falsità, diffuse dal premier, gli sarebbero costate nel mondo anglosassone, se non una richiesta di impeachment, concrete difficoltà politiche e istituzionali. Nell’Italia assuefatta di oggi, quella menzogna gli vale un’altra domanda: perché è stato costretto a mentire? Che cosa lo costringe a negare ciò che è evidente? È vero, come sostiene Noemi, che Berlusconi ha promesso o le ha lasciato credere di poter favorire la sua carriera nello spettacolo o, in alternativa, l’accesso alla scena politica (Corriere del Mezzogiorno, 28 aprile)? Dieci giorni dopo, ci sono altre ragionevoli certezze. È confermato quel che Veronica Lario ha rivelato a Repubblica (3 maggio): il premier “frequenta minorenni”. Noemi, nell’ottobre del 2008, quando riceve la prima, improvvisa telefonata di Berlusconi ha diciassette anni, come Roberta, l’amica che l’ha accompagnata a Villa Certosa. La circostanza rinnova l’ultima domanda: quali sono le condizioni di salute del presidente del Consiglio?

di GIUSEPPE D’AVANZO e CONCHITA SANNINO
su www.Repubblica.it

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maggio 18, 2009

I Diritti dell’imputato nell’Italia di Berlusconi e delle troie in Politica!

I Diritti dell'ImputatoRoma – Nei film americani l’arresto del “cattivo” è tradizionalmente accompagnato dall’elencazione dei suoi diritti. In Italia non esiste questo obbligo (le imputazioni vengono messe per iscritto dal magistrato e consegnate in carcere o al domicilio) e sembra spesso che ci si dimentichi di questo “dettaglio“, sia nei film che nella realtà.

Questo avviene ancora più spesso quando ci sono in gioco dei computer. Qui di seguito trovate qualche indicazione (non organica e non esaustiva) su alcuni aspetti che, almeno a giudicare da alcuni recenti fatti di cronaca, sembrano essere particolarmente trascurati.

La Riservatezza delle Comunicazioni

Innanzitutto, sarebbe opportuno ricordarsi che le comunicazioni (postali, telefoniche e digitali) sono considerate una proprietà riservata ed inviolabile del cittadino sia dalla Costituzione della Repubblica Italiana che da tutti gli accordi internazionali a livello Europeo ed Atlantico. Sia la Carta Fondamentale dei Diritti dell’Uomo, approvata a suo tempo dalla Comunità Europea, che la defunta Costituzione Europea prevedono esplicitamente questo diritto. Anche la Carta Universale dei Diritti dell’Uomo dell’ONU lo prevede.

Di conseguenza, per intercettare la posta, le telefonate ed i messaggi digitali di un cittadino ci vuole sempre il mandato di un giudice (che lo rilascia solo se esistono dei fondati motivi di sospettare che sia in corso un’attività criminale). Questa garanzia esiste (in Italia) dal 1948, non da ieri. Se scoprite che qualcuno (Polizia inclusa) ha rovistato nella vostra posta elettronica o nel vostro traffico Internet, avete tutto il diritto di chiedere in base a quale mandato è stato possibile violare un vostro diritto fondamentale. In assenza di tale mandato, potete denunciare i responsabili di tale azione per abuso di potere.
Se pensate che l’intercettazione illegale sia una possibilità remota, vi invito a ripassare la lezione “Peppermint/Logistep”:

http://www.visionpost.it/epolis/logistep-peppermint-e-ora-di-agire.htm
http://www.altroconsumo.it/accesso-ai-contenuti/caso-peppermint-logistep-altroconsumo-depositato-oggi-maxireclamo-al-garante-della-privacy-s171423.htm

Se poi volete prevenire questa eventualità, sappiate che esistono strumenti crittografici per ogni possibile forma di comunicazione. Persino Napoleone cifrava i suoi messaggi, nonostante fossero pezzetti di carta consegnati da piccioni viaggiatori.

L’induzione a commettere un crimine

In Italia come altrove è pieno diritto della Polizia infiltrarsi all’interno di comunità chiuse e mentire ai loro membri con l’intento di raccogliere informazioni utili alle indagini. La Polizia può anche fare un’offerta per allettare il criminale ad accettare. Questo è il modo in cui si dà la caccia ai pedofili. Viceversa, in Italia come altrove, è illegale indurre un cittadino (innocente, fino a quel momento) a commettere un reato (offrendogli soldi, vantaggi, materiale appetibile, oppure minacciandolo). Se trovate qualcuno in chat che vi offre strane caramelle, sappiate che se non esiste già il fondato sospetto che voi siate soliti accettare caramelle dagli sconosciuti, la persona che vi contatta corre il rischio di passare un brutto guaio. La vostra verginità ha un valore, persino per la legge.

Questo è particolarmente rilevante se l’offerta viene fatta “alla cieca”, nei confronti di tutti gli utenti di un sistema (un sito web o una rete P2P), perché in questo caso la presunzione di “inclinazione a commettere il reato” da parte di uno specifico utente è sostanzialmente impossibile da sostenere. Non si diventa criminali per aver accettato, una sola volta, un’offerta ambigua ed allettante. Ci vuole ben altro.

L’avviso di garanzia

Salvo casi particolari, è obbligatorio avvisare un cittadino che sono in corso indagini sulla sua persona. Questo può sembrare strano ma è un diritto riconosciuto in quasi tutto il mondo e serve a garantire che il cittadino possa avvalersi del suo diritto di difesa. Se vi viene recapitato un avviso di garanzia, dovete subito interrompere ogni vostra attività, anche quelle in rete (server web e via dicendo), e consultare un avvocato.
Se succede qualcosa (vi arrestano, vi perquisiscono etc.) ricordatevi di chiedere perché non avete ricevuto l’avviso di garanzia.

La perquisizione

Per perquisire la proprietà di una persona ci vuole un mandato di un giudice. Questo non vale solo per l’abitazione, come spesso si crede, ma per qualunque proprietà privata, inclusi i PC (anche quelli in co-locazione da qualche host).

Se qualcuno si presenta sulla porta e vuol vedere uno dei vostri PC, chiedetegli di tornare con un mandato. Se il vostro host non si comporta nello stesso modo per proteggere i vostri server, fate causa sia all’host che alla polizia e chiedete l’invalidazione delle prove raccolte in questo modo (su cui nessuno, ovviamente, può più fornire alcuna garanzia).

Le operazioni non ripetibili

Come potete facilmente immaginare, ci sono operazioni (“analisi”, “rilevamenti” etc) che possono essere effettuate una sola volta perché l’operazione di rilevamento distrugge o altera l’informazione che si cerca di rilevare. Queste sono note come “operazioni non ripetibili” e, per dare la dovuta garanzia all’imputato, devono obbligatoriamente essere effettuate in presenza di un rappresentante tecnico dell’imputato stesso (un perito di parte).
Questo è il caso, per esempio, della lettura dello stato di un sistema informatico (la RAM e i registri) o del contenuto di un disco fisso. Se tentate di leggere il contenuto della RAM o dei registri di un computer usando gli strumenti software che esso mette a disposizione (non c’è altro modo…), nel momento stesso in cui lanciate questi programmi alterate il contenuto della RAM e dei registri stessi. Nello stesso modo, se aprite un file alterate le informazioni che lo riguardano e che sono memorizzate sul disco fisso (negli i-node). Questo NON vale solo per la data di ultima modifica, come comunemente si crede. Molti file system tengono traccia anche del momento dell’ultima apertura e di altre informazioni. Molti sistemi IDS (Intrusion Detection Systems) e molti sistemi di registrazione degli eventi (logging) tengono traccia di molte più informazioni di quelle abitualmente visibili da un file manager. “Giocare” con i file è quindi una operazione da compiere con estrema cautela.

Questo è esattamente quello che ha creato problemi nel caso di Alberto Stasi e del computer su cui sostiene di aver lavorato mentre la sua fidanzata, Chiara Poggi, veniva uccisa:

http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/03/13/1000780-omicidio_garlasco_difesa_stasi_manomesso.shtml

Se qualcuno tenta di mettere le mani su un vostro computer, urlategli nelle orecchie che ogni sua azione distruggerà ogni possibile prova. Non fategli tirar fuori le mani dalle tasche finché non arriva un vero esperto di cui veramente vi fidate (e mettete in conto almeno 2000 euro per il disturbo. I tecnici di buon livello, come il buon vino, non si trovano sugli scaffali del supermercato).

Le copie immagine

Prima di fare le sue analisi sul sistema originale, la polizia (o chi per essa) deve obbligatoriamente preoccuparsi di salvare una “immagine” del sistema (RAM, disco etc.) in modo che il perito di parte possa, in seguito, fare le sue contro-analisi e difendere in modo adeguato l’imputato. Per salvare lo stato di un sistema il perito della polizia dovrà agire nel modo seguente (o, in alternativa, vi dovrà spiegare in modo convincente perché agisce in modo diverso). Questa operazione è una “operazione non ripetibile” e come tale deve essere eseguita in presenza del vostro perito.

Prima di tutto, deve spegnere il sistema in modo da non alterarne il contenuto in nessun modo. Questo vuol dire che non deve eseguire nessun comando, nemmeno lo shutdown (anche perché lo shutdown potrebbe essere collegato, come avviene su molti sistemi Unix, ad una procedura di “ripulitura” che cancellerebbe gran parte delle tracce). In buona sostanza, deve staccare il cavo dalla spina (si, lo so, è brutale ma è l’unico modo). Tenete presente che molti sistemi, come Unix e Linux, tengono traccia di cosa c’è in RAM e di quali processi sono attivi all’interno di un apposito file system simulato (/proc) e quindi salvano automaticamente lo stato del sistema sul disco fisso.

In seguito, dovrà riavviare il sistema da un sistema operativo diverso da quello installato, solitamente una distribuzione “live” di Linux. In questo modo, il sistema originale non viene più attivato e non cambia di stato. In alternativa, dovrà staccare il disco fisso dal PC originale ed installarlo, in modalità “read-only”, su un nuovo PC, dotato di un altro sistema operativo (dello stesso tipo o di tipo diverso). A questo punto il perito può usare uno dei molti programmi di “disk imaging” esistenti per creare una copia immagine del disco fisso su CD/DVD. Gli utenti Windows probabilmente userebbero Norton Ghost per questo scopo. Gli utenti Linux/Unix solitamente usano qualcosa come PartImage, Clonezilla o Ghost for Unix.

Al termine dell’operazione, si deve ottenere un insieme di CD o DVD di tipo NON modificabile che contengono una immagine fedele del sistema originale. In alternativa si può usare un hard disk che, però, deve poi essere sigillato e messo sotto custodia dell’autorità giudiziaria.
La mancata creazione delle copie immagine, e l’impossibilità di eseguire contro-analisi attendibili, permette di mettere in discussione il lavoro svolto dai periti dell’accusa alla sua stessa radice. Questo è appunto quello che è successo nel caso di Alberto Stasi e dell’omicidio di Garlasco.

Il sequestro

Se (e soltanto se) dispone di un mandato di un giudice, la polizia può benissimo presentarsi sulla vostra porta e portarsi via i vostri computer (anche quelli in co-locazione presso un host). Può portarsi via anche i nastri e i CD di backup. Può farlo anche solo perché sta cercando un singolo file o perché vuole impedirvi di svolgere una singola attività (come rendere visibile un sito web). In questo caso, restate senza hardware e senza backup. Tornate d’improvviso all’età della pietra.

Per questa ragione è opportuno fare dei backup quotidiani dell’intero sistema (ancora una volta le cosiddette “copie immagine” del disco) e spedirle ad un indirizzo remoto (via ADSL o per posta “fisica”), possibilmente all’estero (la Svizzera e la Croazia vanno abbastanza bene, la Russia e la Cina vanno meglio). In questo modo, in caso di sequestro (o di meteorite), dovrete “solo” acquistare del nuovo hardware, farvi spedire i vostri backup e reinstallare tutto quanto. Una operazione lunga, dolorosa, triste e costosa ma è meglio che trovarsi fuori dal mercato, impossibilitati a lavorare.
Questo, ovviamente, solo nel caso che il magistrato non vi diffidi ufficialmente a continuare la vostra attività. In questo caso, vi dovete astenere da qualunque iniziativa. Aprite una bancarella di arance ed aspettate la fine del processo.

Se pensate che una cosa simile possa succedere solo in Cina od in Russia, studiatevi questi documenti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Italian_Crackdown
http://www.autistici.org/ai/crackdown/

La dolorosa questione del costo delle copie

Se vi sequestrano un computer e per difendervi avete bisogno di far esaminare il suo contenuto ad un perito, dovrete chiedere una “copia immagine” del suo disco alla cancelleria del tribunale di competenza. Il numero dei CD dipende dalla mole dei dati. Ad esempio, per il mio PC di casa sono necessari almeno tre DVD, cioè una ventina di CD. La cancelleria deve per legge farvi pagare circa 200 euro per ogni CD/DVD. Di conseguenza la possibilità di esercitare il vostro diritto di difesa dipende dal vostro conto in banca. Spendere 5 o 6.000 euro per una storia del genere è tutt’altro che insolito (+ altri 2 o 3.000 per il perito).

Potete ricorrere alla corte europea dei diritti dell’uomo, mettendo sotto accusa questa legge illiberale, oppure potete attrezzarvi prima e fare i backup quotidiani e remoti di cui ho già parlato. A voi la scelta.

Il sottile confine tra libera espressione e giornalismo

In Italia, solo paese al mondo insieme alla Cina, è necessario iscrivere anche un semplice blog al Registro degli Operatori della Comunicazione (ROC) o, se ha una cadenza fissa, persino al Tribunale locale come “testata” giornalistica. In questo secondo caso ci vuole un direttore responsabile iscritto all’ordine dei giornalisti (diciamo da 2000 a 6000 euro/mese di stipendio). Diversamente si rischia la galera.

Questa è una cosa che si continua a non voler ammettere, ma la legge dice esattamente questo. Se ancora non sono stati buttati in galera tutti i blogger del paese è solo perché è invalsa una interpretazione (deliberatamente sbagliata) della legge da parte dei tribunali. In buona sostanza: la legge è talmente folle ed illiberale che i magistrati fanno finta di non saperne nulla.

Visto che non mi credete sono costretto a portarvi le prove:

http://punto-informatico.it/2321322/PI/News/italia-blog-condannato-stampa-clandestina.aspx
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=721&ID_sezione=3&sezione

Bastano due articoli di giornale a convincervi o devo continuare?

Quindi: se solo potete farlo, iscrivete la vostra pubblicazione al tribunale come “testata giornalistica” e nominate qualcuno (voi stessi od altri) come direttore responsabile. Se non potete farlo, cercate di scrivere solo su testate che sono registrate presso il tribunale. Se non potete fare nulla di tutto ciò… beh, ci arrivate da soli.

La violazione del copyright

In Italia è un reato amministrativo (multa+danni) lo scaricare materiale coperto da copyright da Internet (o procurarselo in qualunque altro modo) ed è un reato penale (galera) mettere a disposizione di altri (con qualunque mezzo) materiali dello stesso tipo. Il termine “multa+danni” non dovrebbe farvi tirare un sospiro di sollievo: si parla di alcune centinaia di euro a brano. Un singolo CD può contenere centinaia di brani e quindi può costarvi la casa.

Se c’è il fondato sospetto che traffichiate materiale coperto da copyright, è legale intercettare le vostre comunicazioni. Bisogna, naturalmente, che la polizia (o chi per essa) riesca a dimostrare concretamente che avete scambiato almeno uno specifico, riconoscibile file. Il fatto di sapere che scorre del traffico sospetto (magari cifrato) da qui a là, in sé, non costituisce la prova di nulla.

Quindi: NON scaricate materiale coperto da copyright e, soprattutto, NON fornite questo materiale ad altri.

Se però vi trovate ugualmente nella sgradevole posizione di dovervi difendere, pretendete che venga dimostrato, al di là di ogni dubbio, che voi, proprio voi (non il vostro indirizzo IP abituale), avete scaricato e/o condiviso almeno un singolo file identificabile in modo univoco. Pretendete anche di avere prova che chi vi sta facendo causa per danni sia realmente in possesso dei diritti di copia e distribuzione su quello specifico prodotto. Può sembrare una misura disperata ma… non è così. Per quanto possa sembrare folle (in realtà, è folle), in molti casi le case distributrici NON sono in grado di dimostrare di possedere i diritti su una specifica opera per ragioni burocratiche. Non solo i tribunali navigano nel caos più totale… Ovviamente, l’uso di sistemi P2P che offuscano l’indirizzo IP e che cifrano il traffico rendono la vostra difesa molto più agevole.

L’uso delle reti P2P

L’uso di qualunque tipo di software, e quindi anche di qualunque sistema P2P, anche di tipo anonimizzante e cifrante, in Italia è perfettamente legale. Nessuno può dirvi nulla se usate eMule o BitTorrent. Meno che mai può avviare una indagine su di voi solo su queste basi. Solo lo scambio di materiale coperto da copyright è illegale. Se usate eMule o BitTorrent per scambiarvi materiale libero, come le distro di Linux, non commettete nessunissimo reato (anzi: fate un piacere ai titolari dei diritti).

La crittografia

L’uso della crittografia, a qualunque scopo, è legale sia in Italia che in tutto il mondo civilizzato. Anzi: per quanto ne so, è legale in tutto il mondo, punto e basta. In Italia e in quasi tutto il mondo nessuno può obbligarvi a rivelare la password di accesso ad un oggetto o ad un servizio protetto con tecniche crittografiche.
Crittografare l’intero disco, o anche solo una o più directory, è quindi una misura precauzionale molto efficace, sia nei confronti degli “hacker” che di altri “intrusi”.

La “full disclosure” ed il favoreggiamento

Descrivere dettagliatamente come si costruisce una bomba o come si effettua un attacco ad un sistema informatico può configurare il reato di favoreggiamento (come quando si dà alloggio ad un latitante, per intenderci) o di istigazione a delinquere. Quando si configuri questo reato e quando invece non si configuri dipende… dal buon cuore del giudice. La legge è talmente vaga e confusa che qualunque interpretazione è possibile.

Negli USA questa pratica è nota come “full disclosure” ed è stata al centro delle contestazioni delle aziende e del governo per tutti gli anni ’70 ed ’80. Dalla fine degli anni ’80 il governo americano ha capito che la full disclosure è molto più utile ai “buoni” che ai cattivi e lascia in pace chi la pratica. Il governo americano, ovviamente.
In Italia, state attenti a cosa scrivete.

WAP, WEP e Warp speed

Se avete un modem/router dotato di interfaccia wireless (WiFi), cambiate subito la coppia username/password di amministrazione ed impostate il più alto livello di protezione di cui dispone il router (solitamente WEP). Diversamente, correte il rischio che il primo “hacker” che passa sfrutti la vostra connessione WiFi per collegarsi ad Internet attraverso la vostra ADSL. Se, partendo da questo vostro punto di accesso, questo hacker commette qualche reato (scarica musica coperta da copyright o attacca un sistema informatico remoto, magari del Pentagono), la polizia darà la colpa a voi.
C’è di peggio: in questo caso non esiste nessun modo sicuro di dimostrare la vostra innocenza. Solo un robustissimo alibi vi può salvare.

Conclusioni

Uomo avvisato, mezzo salvato.

Come hanno dimostrato diversi casi, anche recenti, non sempre le forze dell’ordine italiane hanno la necessaria competenza tecnica ed il dovuto rispetto dei diritto del cittadino. Basti ricordare, ad esempio, il modo estremamente discutibile in cui sono state condotte le indagini e le operazioni di sequestro nel caso The Pirate Bay:

http://it.wikipedia.org/wiki/Thepiratebay

In quel caso, come noto, il personale di IFPI (l’associazione che lotta contro la pirateria) ha agito (per sua stessa ammissione pubblica, nero su bianco) da vero e proprio “agente indagante”, a fianco o al posto (ancora non si è capito) dei veri agenti di polizia giudiziaria, in una indagine contro un sospetto di violazione del copyright. Come potete ben capire in quel caso, i diritti della difesa sono stati completamente calpestati. Vedi:

http://leviathans.wordpress.com/2008/08/19/il-caso-the-pirate-bay-ip-italiani-alla-merce-della-federazione-internazionale-dellindustria-fonografica/

Di conseguenza, è necessario riflettere bene su ogni operazione prima di effettuarla, prendere qualche precauzione (come la cifratura dei dischi ed i backup remoti) e mantenere buoni rapporti con gli informatici della zona. Questo indipendentemente dal fatto di voler commettere qualche reato, anche lieve. Purtroppo l’incompetenza, la superficialità e il pregiudizio di alcuni operatori mettono a rischio i diritti di qualunque cittadino, anche il più innocente.

Come diceva mio nonno, per stare tranquilli bisogna avere un amico medico, un amico avvocato ed un amico prete. Al giorno d’oggi, ci vuole anche l’amico informatico.

Alessandro Bottoni
www.alessandrobottoni.it

Tutti i precedenti interventi di A.B. su Punto Informatico sono disponibili a questo indirizzo

maggio 11, 2009

Coca nel bagaglio: arrestata segretaria Lega Nord

E`una dipendente del Parlamento italiano una delle due persone arrestate, lo scorso due aprile a Lugano, con otto chili di cocaina in valigia. Insolito sequestro, quello avvenuto il 2  Si tratta, infatti, della segretaria del gruppo parlamentare della Lega Nord a Roma. Insieme a lei, lo ricordiamo, è stato arrestato anche un uomo. Entrambi provenivano dal Brasile.

Le Guardie di confine hanno scovato lo stupefacente stipato in alcune vaschette di alimenti. Non è chiaro se la droga fosse destinata al mercato ticinese, oppure se dovesse rientrare in Italia passando per lo scalo luganese, dove forse la coppia – di 40 e 50anni – sperava in controlli meno severi. In ogni caso, i due non avrebbero mai avuto alcun legame col Ticino.

Fonte: www.rsi.ch

maggio 9, 2009

Finalmente un Governo che fa i fatti, ecco davvero “i fatti” che gli Italiani vogliono!

IMMIGRATI: MARONI, GOVERNO ANDRA’ AVANTI SU LINEA RESPINGIMENTI

Il governo ”andra’ avanti” con la linea dei respingimenti degli immigrati clandestini ”almeno fino a quando gli sbarchi non cesseranno”. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, parlando con i giornalisti a margine delle celebrazioni per il 157* anniversario della nascita della polizia che si sono svolte a L’Aquila. Maroni ha definito ”infondate” le polemiche di questi giorni, sottolineando che questa ”e’ una linea assolutamente condivisa” dai trattati internazionali. ”Quella che abbiamo preso e’ una posizione giusta, presente nelle direttive europee, non c’e’ alcuna violazione di alcuna norma”, ha sottolineato il ministro dell’Interno. ”Noi andiamo avanti per questa strada, certe critiche sono infondate e immotivate, frutto di mancata conoscenza o addirittura di malafede, non ci toccano proprio – ha aggiunto Maroni -. Chi non e’ ancora entrato sul territorio italiano, nelle acque territoriali verra’ rimandato nei Paesi di provenienza. Chi entra nelle acque territoriali e’ e continuera’ ad essere accolto – ha specificato – come sempre e’ stato fatto, valutando se ha o meno i requisiti per restare in Italia”.

Intanto Margherita Boniver, presidente del Comitato Parlamentare Schengen, immigrazione ed Europol, incontrera’ lunedi’ a Bruxelles il Commissario Europeo J.

Barrot proprio per discutere degli ultimi sviluppi in merito gli sbarchi d’immigrati clandestini sulle coste siciliane.

L’incontro – informa un comunicato – ”avviene alla viglia di un importantissimo voto parlamentare sul nuovo Ddl sicurezza che sgombra il campo dai dubbi artificiosamente sollevati sulla necessita’ di prolungare la permanenza nei Cie degli irregolari da due a sei mesi per poter certificare l’identita’ ed avviare le procedure di rimpatrio. Questo particolare aspetto del Ddl sicurezza proietta l’Italia in avanti allineandola cosi’ con le norme europee”.

”Affrontero’ con Barrot – ha spiegato la Boniver – la delicatissima questione dei richiedenti asilo e faro’ una proposta, che riguarda tutti coloro che posseggono i requisiti, per la creazione di un”antenna’ europea che potrebbe attivarsi nei confronti di questi gia’ sul territorio di sbarco, facendo diventare cosi tutta la questione non solo di competenza del luogo dove avviene lo sbarco, ma questione da affrontare e risolvere in un’ottica squisitamente comunitaria”.

Dal Governo e dalla maggioranza si fa quadrato intorno al ministro Maroni: ”non capiamo la posizione dell’Onu sulla vicenda degli immigrati rientrati in Libia da dove erano partiti, quando fino al 2006 proprio la Libia aveva la presidenza dei diritti umani per conto dell’Onu”, ha detto il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli, aggiungendo che ”non si vede perche’ oggi quindi strepita perche’ gli immigrati sono stati riportati da dove erano partiti, proprio dalla Libia”.

Insiste Calderoli: ”non si puo’ far sembrare che li abbiamo riportati in Siberia, li abbiamo riportati da dove erano partiti”. E per quanto riguarda le reazioni vaticane, Calderoli afferma che ”sono i giornali che dicono che e’ il Vaticano. Ed invece la nota ufficiale del Vaticano spiega che non e’ la posizione ufficiale ma si tratta di posizioni personali di chi e’ intervenuto sulla vicenda”.

Per Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl, ”respingere alle frontiere, terrestri o marine, i clandestini che tentano di entrare nel nostro Paese e’ un nostro diritto. Il respingimento alle frontiere e’ un atto legittimo previsto dalle norme dell’Unione Europea e da tutti gli accordi internazionali. Il Popolo della Liberta’ e’ determinato, in attuazione dei suoi programmi, a introdurre il reato di immigrazione clandestina e a sostenere il governo e l’azione di respingimento di quanti vogliano illegalmente entrare in Italia. Esprimeremo con chiarezza questa volonta’ in Parlamento, consapevoli del fatto che l’Italia ha concesso asilo politico a un gran numero di perseguitati. Il che non ci priva del diritto di attuare una politica di fermezza”, ha concluso Gasparri.

Ma anche oggi piovono critiche sui respingimenti e sui rimpatri in Libia dei clandestini che cercano di raggiungere via mare il nostro paese. ”Negare la possibilita’ d’asilo a chi e’ respinto in mare resta un punto che merita sicuramente riconsiderazione, sebbene la soluzione non sia semplice”, scrive il quotidiano dei vescovi Avvenire, secondo il quale ”sembra imporsi un monitoraggio del trattamento riservato ai migranti dalla Libia”.

In ogni caso non si fermano i tentativi di raggiungere il nostro paese clandestinamente via mare. Una motovedetta della Guardia Costiera e la nave della marina militare italiana ‘Spica’ hanno individuato e soccorso due imbarcazioni con a bordo complessivamente 162 clandestini, tra cui 49 donne e 2 neonati, a circa 30 miglia a sud di Lampedusa. I migranti sono stati trasbordati sulla nave ‘Spica’.

Ndr. Oggi sono andato a Milano per lavoro, arrivato in stazione, sembrava di essere su un pianeta alieno, tossici e marocchini spacciatori, senegalesi e albanesi con delle facce da avvoltoi…. stazioncina distribuisci spade x i tossici, e tutti i borghi intorno che sembrano, e non solo per i nomi, di un paese del medio oriente, dell’Afghanistan. Prese le dovute informazioni ho deciso di muovermi coi mezzi, sui mezzi stessa situazione, Italiani minoranza! Dalla lingua parlata, per non dire sbraitata e dal colore prevalente della pelle sembrava di essere su un pulmino in Afghanistan.

Quando sento Casini, Di Pietro e gli altri sciancati parlare mi sorge spontanea una domanda, ma come pensano di vincere le elezioni o smuovere gli attuali assetti politici se sono cosi distanti dalla vita reale della gente? Davvero quando li senti parlare vien facile far del populismo e dar ragione alle parole di Berlusconi & Soci quando dicono che la sinistra sa solo dir no a tutto e far demagogia inutile, creando danni su danni, e se guardiamo gente come Massimo D’Alema e portaborse promossi con l’ultima variazione della legge elettorale, vien voglia di non andare manco a votare, per uno come me che sa come stanno le cose, e di votare Lega Nord e Centro Destra per tutti quelli costretti loro malgrado a muoversi nella loro PATRIA, nella loro città coi servizi pagati con le loro tasse in mezzo al fetore di ascelle, allo starnazzare incomprendibile di “INTRUDERS” che la fan da padroni, senza nulla da perdere e pronti a tutto….

Giuro, oggi se avessi avuto un arma carica, avrei iniziato a sparare all’impazzata, siamo invasi, fermiamo almeno da adesso in poi l’invasione e facciamo coraggio per digerire questa immondizia che è entrata con la violenza della illegalità, e facciamo tramite la Politica pressioni sull’Europa perchè si faccia carico di recepire la sua parte di immondizia semovente liberando almeno in parte l’italia dal pesante fardello… Altrimenti la vedo grigia, nelle città dell’Emilia, solo Bologna e Modena sono messe nelle condizioni di Milano, non oso immaginare Roma o Napoli, dove si somma immondizia nostrana con immondizia Afghana (niente contro gli Afghani, ma da l’idea), e se immagino come sarebbe la mia vita, abituato a Parma, città che è decaduta un po in mano alle detre “Forza Italia Maded”, ma che grazie all’attuale governo è stata almeno in gran-parte ripulita, a vivere in una città come Roma dove devi tenere il portafogli con la mano tutto il tempo che passi fuori casa, e se abiti in certe zone, anche in casa….

Non se ne puo più, in questo caso, e questo soltanto,

GRAZIE AL GOVERNO BERLUSCONI!!

E ALLA LEGA NORD

Angela Sozio – Eurodeputata del Pdl assieme con Mastella e altri pregiudicati..

Le tette di Angela Sozio a Bruxelles?

Secondo le palle di Berlusconi sarebbe una buona candidata, perchè non la manda in Mediaset?

Per colpa di Berlusconi questo blog si sta trasformando lentamente in un supplemento di Playboy.  Non che mi dispiaccia, solo che senza rendermene conto ogni volta che devo scrivere un post sul Pdl mi ritrovo addosso una vestaglia di velluto bordeaux. Berlusconi vuole rinfrescare l’immagine europea del Pdl e prepara un’invasione di tette e culi che nemmeno un quindicenne in overdose ormonale avrebbe saputo immaginare. Si è inventato un corso di politica europea e ha riunito a Roma le favorite che ancora non è riuscito a ricompensare per capire se ci sia qualcuna capace di scrivere il proprio nome senza slacciarsi il reggiseno e mandarla così a Bruxelles a far vedere ai delegati europei come è brava ad accavallare le gambe.

Del gruppo ha fatto parte Barbara Matera ma soprattutto Angela Sozio, l’unica cosa rossa con cui Silvio non avrebbe problemi a riempirsi la bocca. Il nome di Angela Sozio come possibile candidata del Pdl circolava anche l’anno scorso: persino a Giuliano Ferrara sembrò una cazzata

Oltre al Grande Fratello ed una passeggiata mano nella mano col premier, Angela non ha fatto altro di politicamente rilevante. Ma in Italia è più che sufficiente. A patto che le tette siano grosse. Il curriculum di Angela è più scarno del vocabolario di Gasparri ma c’è da sottolineare come il ruolo della Sozio nella storia della tv italiana sia stato ingiustamente sottovalutato: senza di lei Cristina Del Basso non sarebbe stata compresa adeguatamente.

(Nella foto: Angela Sozio prepara un emendamento sulla cassa integrazione)

Tratto da : silviodigiorgio.blogspot.com

maggio 8, 2009

Votare PD? Finchè c’è uno come D’Alema NO GRAZIE!


Il PD è un partito nato morto perché non si è mai liberato dei vecchi personaggi che fanno da sempre i comunisti, campando sulle spalle dello Stato, e poi in realtà si rivelano per quello che sono realmente: furbastri da strapazzo concentrati solo sul loro tornaconto.

Uno di questi, anzi il più grosso di questi, è Massimo D’Alema che proprio in questi giorni ha attaccato IDV perché è un partito scomodo anche per loro.

Già nel 1985 Massimo D’Alema si macchia di un episodio degno di nota. Il leader dei DS ricevette 20 milioni di lire da parte del miliardario barese Francesco Cavallari, che fu in seguito condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. I soldi erano destinati al Partito Comunista Italiano, di cui D’Alema era all’epoca segretario regionale pugliese. Per questo finanziamento illecito D’Alema è stato inquisito ma, a causa dello scadere dei termini di prescrizione nel 1995, il procedimento è stato archiviato dal gip Concetta Russi. L’episodio è stato ammesso dallo stesso D’Alema quando il reato era destinato a cadere in prescrizione. (wiki)

Ma la vicenda in cui D’Alema ha dato il meglio di se è stata sicuramente la famosa scalata Unipol-BNL, della quale D’Alema è talmente fiero che in una telefonata con Consorte arriva ad esclamare: “Facci sognare!”

Si è largamente discusso di queste storiaccia, ma come sempre succede in Italia tutto è finito nel dimenticatoio senza alcuna conseguenza politica.

Visto che la memoria rende l’uomo libero rinfreschiamola un po’ spiegando in parole povere cos’è successo.

In Italia esistono delle leggi che regolano la borsa. Una di queste impone che chiunque voglia acquistare il controllo di un’azienda accumulandone le azione debba dichiararsi e uscire allo scoperto quando ha raggiunto il 30% del controllo azionario del suo obiettivo.

Quando si arriva al 30% del controllo azionario va lanciata l’OPA (Offerta di Pubblico Acquisto) che fa alzare il valore delle azioni. Di conseguenza i risparmiatori che le possiedono le vendono, l’acquirente le compra e si assicura la società con benefici per tutto il mercato.

Invece Consorte, Dalema e Latorre volevano raggiungere la quota maggioritaria di azioni della BNL senza lanciare l’OPA. La loro tattica era quella di accumulare di soppiatto quante più azioni possibili mettendole insieme attraverso cooperative e prestanomi, ovviamente senza dichiararsi e pagando tutto a un prezzo misero, in barba alla legge Draghi.

Tutto sembra andargli liscio quando il 5 luglio 2005, Latorre chiama Consorte il quale gli spiega che ci sono alcuni problemi a convicere tutti (cooperative ecc.) in tempo, e che per convincere Caltagirone, il quale poteva cedere il 27% delle azioni BNL, c’era assoluto bisogno di una telefonata del big D’Alema.

Latorre dice:ma che, devo far fare una telefonata a Massimo all’ingegnere?”. (L’ingegnere in questo caso è riferito a Caltagirone)
Consorte risponde: “e guarda… ci ho riflettuto, per quello ho chiamato. Mi devi tempo, Nicola, fino a domani pomeriggio… è meglio che Massimo fa una telefonata”.

Questa telefonata di D’Alema non si sa se è stata realmente fatta o no. Però più in là, il caro Massimo la sua parte la fa. Infatti il 14 luglio del 2005, D’Alema parla con Consorte per avvertirlo di aver parlato con Vito Bonsignore, azionista della BNL e europarlamentare dell’UDC, pregiudicato per corruzione.

D’Alema: “Bonsignore voleva altre cose, diciamo…”
Consorte: “eh, immaginavo, non era disinteressato”.
D’Alema: “voleva altre cose a latere su un tavolo politico. Ti volevo informare che io ho regolato, da parte mia”.

In altre parole D’Alema fa un favore politico a Bonsignore per ottenere le sue azioni BNL.

D’Alema:lui mi ha detto che resta, ha detto che resta – cioè resta col pacchetto in mano, alleato dell’UNIPOL – è disposto a concordare con voi un anno, due anni – se le tiene lì un anno, due anni per fare da prestanome a Consorte – il tempo che vi serve”
Consorte:sì sì, ma lì…”
D’Alema: “ehi Gianni, andiamo al sodo: se vi serve resta”
Consorte: “sì sì sì sì”.
D’Alema: “e poi noi non ci siamo parlati, eh!”
Consorte: “no, assolutamente. Lunedì lanciamo l’OPA. Abbiamo finito”.

Consorte in pratica conclude confessando il suo aggiotaggio, cioè la sua truffa ai danni del mercato borsistico perché ha già il controllo della banca ma l’OPA la lancia solamente dopo. D’Alema, ovviamente, non fa una piega.

Il tutto si conclude senza conseguenze penali perché il Parlamento Europeo (ingannato) non darà il consenso alla Magistratura per l’uso delle telefonate… e ovviamente, visto che siamo in Italia, non c’è stata nemmeno nessuna conseguenza politica.

Il baffetto siede ancora comodo sulla sua poltrona.

Tratto da: www.byteliberi.com

maggio 3, 2009

Di nuovo Fascisti, di Nuovo Assassini! Semper Vergogna!!

AFGHANISTAN:
ZIO VITTIMA, PIOVEVA E NON ABBIAMO VISTO ITALIANI

(AGI) – Herat (Afghanistan), 3 mag. – Sarebbero la pioggia e la scarsa visibilita’ le cause della tragedia della bambina di 13 anni uccisa per errore dai soldati italiani in Afghanistan. Lo ha raccontato all’agenzia France Presse lo stesso zio della vittima, Ahmad Wali, alla guida della Toyota Corolla bianca investita dai colpi dei militari dopo i segnali di stop e i successivi colpi di avvertimento.

Pioveva e la visibilita’ era molto scarsa: all’improvviso, ho visto delle luci davanti a noi ed e’ apparso un convoglio di soldati stranieri“, ha riferito Wali rimasto ferito dalle schegge del parabrezza andato in frantumi.

Subito dopo mi sono voltato e ho visto che meta’ della faccia di mia nipote era scomparsa, che sua madre era ferita al petto e che il mio volto era macchiato di sangue“.

Secondo il portavoce della polizia afghana della regione occidentale, Abdul Rauf Ahmadi, la famiglia si stava recando a Herat dalla vicina provincia di Farah per assistere a un matrimonio.

Da : agi.it

L’incidente vicino a Herat: una bambina afghana di 13 anni è morta in un incidente, che ha visto coinvolta una pattuglia di militari italiani. Un convoglio militare ha incrociato una Toyota che non si è fermata. Lo zio: “Pioveva, non ho visto il blindato”. Frattini: “Sgomento per l’accaduto”

L’incidente, è avvenuto alle porte di Herat, quando in Afghanistan erano le 11 (le 8.30 in Italia) ed erano appena atterrati alcuni parlamentari italiani che di lì a poco avrebbero posato la prima pietra di una casa d’accoglienza annessa all’ospedale pediatrico: un assurdo paradosso, nel giorno della tragica morte di una bambina.

L’ACCUSA DEI FAMILIARI DELLA VITTIMA. I suoi familiari accusano: “Pioveva e la visibilità era pessima”, dice lo zio, Ahmad Wali, 32 anni, che guidava la macchina. “Improvvisamente ho visto delle luci davanti a noi ed è apparso un convoglio di soldati stranieri. Subito dopo ho visto che metà del volto di mia nipote non c’era più, che sua madre era ferita al petto e che il mio viso era sanguinante a causa di frammenti del parabrezza che era esploso”.

LA POLIZIA. Anche Abdul Raouf Ahmadi, portavoce della polizia, punta l’indice: “I soldati stranieri hanno aperto il fuoco su una vettura civile (la Toyota Corolla, come quella in cui venne colpito mortalmente in Iraq Nicola Calipari, ndr), uccidendo una bambina e ferendo due persone tra cui una donna”, ha detto.

LA VERSIONE ELLA FOLGORE. Il generale Rosario Castellano, comandante della Brigata Folgore e del contingente italiano ad Herat è però molto più cauto. E’ lui a dare la notizia alla delegazione parlamentare. Tre mezzi degli Omlt, quelle squadre che si occupano dell’addestramento dell’esercito afghano, si stavano dirigendo lungo la Ring Road all’aeroporto di Herat, dove c’è il quartier generale del Regional Command West, a guida italiana: “A circa quattro chilometri di Camp Arena il convoglio ha avvistato una vettura civile che procedeva in senso opposto a forte velocità. I militari hanno attuato immediatamente tutte le procedure previste di allertamento: clacson, abbaglianti, anche un razzetto luminoso. Poi sono stati esplosi dei colpi in aria, ma l’auto non si fermava nè rallentava. E’ stato quindi sparato a terra, al lato della vettura. Infine, quando era a meno di dieci metri un mitragliere ha aperto il fuoco sul vano motore. Sempre secondo le procedure, il convoglio militare ha proseguito senza fermarsi, avvisando poi la polizia afghana, che è intervenuta sul posto. Solo in un secondo momento abbiamo saputo che una bambina era morta e che gli altri occupanti della vettura erano rimasti feriti”.

FRATTINI. In Italia il ministro degli esteri Franco Frattini ha appreso con “profondo sgomento” la notizia del tragico incidente. “L’impegno italiano in Afghanistan – ha detto – resta rivolto al ristabilire la stabilità e la sicurezza della regione a vantaggio del benessere della popolazione civile afghana”.

Da:  UninoneSarda.ilSole24ore.com

Insomma in pochi secondi, il tempo di vedere un’auto provenire in senso opposto, da un veicolo in movimento e i nostri “Soliti Eroi” hnno sparato raffiche d’allerta, lanciato un razzo segnaletico e segnalato più volte di rallentare, sono dei Maghi, o dei vigliacchi bugiardi?

Poi invece di fermarsi a vedere cosa era successo, chi avevano colpito, se gli occupanti erano feriti o morti sono scappati da vigliacchi quali sono… Tornano i fascisti, ritorniamo ad essere gli Assassini Vigliacchi del ventennio…. Non bastava un delinquente e la sua banda a capo del governo a farci vergognare, ora il piatto è servito…. Che “Profonda Vergogna”

E ora, in un paese di impuniti, la Sozio andrà a rappresentarci in Europa grazie ai “pompini in villa” e questi assassini rimarranno impuniti, magari come i loro degni colleghi in quel di Genova, addirittura promossi…..

maggio 1, 2009

Il Tar «riabilita» la Forleo: errori sul trasferimento! Gli anni bui della legalità… “Rosso-Blù”

Annullata la decisione del Csm. La gip: commossa

forleoMILANO — Il Tar del Lazio dà ragione a Clementina For­leo e annulla la decisione con cui il Csm il 28 luglio 2008 ha trasferito il gip da Milano a Cremona per incompatibilità ambientale dopo che in tv e sulla stampa aveva parlato di «sottili pressioni» che avreb­be subito da «poteri forti» e di rallentamento delle indagini quando si occupava come giu­dice del caso Unipol/Bnl. Affer­mazioni che, dopo aver scate­nato polemiche a non finire, si concretizzarono in un proce­dimento dell’organo di auto­governo della magistratura. Una sentenza che la Forleo ha accolto commuovendosi nel pomeriggio di ieri, quan­do le è stata comunicata al te­lefono in ufficio al termine di un’udienza che stava tenendo a Cremona: «Sono contenta, la giustizia ha trionfato», ha detto con gli occhi lucidi. Ma che, pur essendo teoricamen­te immediatamente esecutiva, non verrà applicata subito. Al­meno non prima della defini­zione completa del suo iter che, se il Csm farà ricorso, co­me ha sempre fatto in casi ana­loghi, dovrà passare anche il vaglio del Consiglio di Stato. Per i difensori comunque si tratta di un primo punto a fa­vore che «rappresenta un’af­fermazione di principio im­portante », dichiara uno di lo­ro, l’avvocato Giovanni Pesce. Il quale, però, sceglie il basso profilo: «È il primo round e non comporterà un trasferi­mento perché a Cremona la dottoressa Forleo sta lavoran­do con serenità e soddisfazio­ne ». Anche perché l’intera vi­cenda e tutti i suoi strascichi hanno inciso sui rapporti tra il giudice e diversi suoi colle­ghi milanesi. Il Tar ha accolto praticamen­te tutte le richieste presentate al plenum del Consiglio supe­riore della magistratura dal di­fensore della Forleo, il procu­ratore di Asti Maurizio Laudi, e poi nelle udienze del proce­dimento amministrativo dai legali del gip che, oltre Pesce, sono Mario Sanino e Mauro Renna.

Tre i punti evidenziati dai giudici nelle 24 pagine del­la sentenza. Il primo è che di fronte al Csm il procedimento sulla Forleo non doveva segui­re la strada amministrativa del trasferimento d’ufficio, ma quella disciplinare che eventualmente può portare a un trasferimento cautelare; lo impedisce la legge sulla mate­ria che, modificata nel 2006, ha però creato un sistema che soffre di una «sorta di incom­pletezza », commentano i ma­gistrati. Il secondo passaggio riguarda il fatto che non è sta­ta data una «esauriente spiega­zione sulla plausibilità» del perché l’indipendenza e la im­parzialità di Clementina For­leo sarebbero state messe in dubbio dalle sue dichiarazio­ni. Il terzo argomento sottoli­neato dal Tar, infine, è che do­veva essere valutata dal Csm anche la richiesta con cui Lau­di aveva invitato all’astensio­ne per «inimicizia personale» il vice presidente della prima commissione Letizia Vacca la quale, in piena fase istrutto­ria, aveva pubblicamente defi­nito la Forleo e il collega Luigi De Magistris come «cattivi giudici che non danno il buon esempio». È «arduo ipotizzare che l’inosservanza dell’even­tuale obbligo di astensione non abbia potuto produrre un’alterazione del procedi­mento », commentano i giudi­ci. «Sono felice, ma quelle scritte dal Csm sono state pa­gine buie», commenta, riferen­dosi anche alle sue vicende, De Magistris, che si è felicita­to per la sentenza insieme con Antonio di Pietro, leader d’Ita­lia dei Valori, partito per il qua­le è stato candidato alle Euro­pee lo stesso De Magistris e, di recente, anche l’avvocato Pesce.

Giuseppe Guastella
01 maggio 2009 – Da : www.corriere.it

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