Angolo del Gigio

novembre 30, 2008

Concorrenza Sleale, l’ultima “Berlusconata Ad Personam”

Decreto anti-crisi ad personam

Il Governo, quando si occupa di televisioni, non fa l’interesse generale, ma quello particolare del Presidente del Consiglio, e non potrebbe essere altrimenti visto che il premier è anche il proprietario di Mediaset.

Se questo modo di agire è di per se molto grave, diventa gravissimo ed estremamente scorretto se il governo utilizza anche il decreto anti-crisi, che dovrebbe aiutare le famiglie, per danneggiare i concorrenti di Mediaset come Sky. Infatti mentre molte famiglie finiscono i soldi alla seconda settimana del mese il governo si inventa una norma che aumenterà gli affari dell’azienda del premier.

Che la pay per view non sia un genere di prima necessità e che in un momento di crisi si possano aumentare le tasse su questo servizio per finanziare misure di sostegno in altri campi è un principio che può essere condivisibile, è però inaccettabile che si aumenti l’Iva per la pay per view fornita da Sky ma non per quella fornita da Mediaset sul digitale terrestre.

Sia Sky che Mediaset trasmettono il calcio a pagamento, i film a pagamento, ma alla prima viene raddoppiata l’iva e alla seconda no, e il motivo è solo uno il conflitto di interessi mai risolto del Presidente del Consiglio.

Da www.antoniodipietro.it

Nuove Tasse mascherate e delegate, e annientamento della concorrenza con una sola fava, questo il motto della nostra “Vergogna Nazionale”

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novembre 22, 2008

Considerazioni sparse sul Mostro di Firenze (Ancora sconosciuto..)

L’unica verità certa ma tenuta nascosta è che Pacciani e company con il mostro di Firenze non hanno niente a che fare, un inchista fu aperta dopo che nel febbraio 2001 un funzionario della scientifica, 7 anni dopo il primo processo si prese l’onere di visionare le video cassette che furono girate il giorno della perquisizione nell’orto del Pacciani. Vi parteciparono solo come osservatori i componenti della S.A.M. e prima che cominciasse la perquisizione da parte della scientifica e dei vigili del fuoco, effettuata con sofisticati macchinari fatti venire da Roma, il Dott. Perugini spiegò il motivo per cui lui e i suoi uomini osservavano solamente, disse che non voleva che la gente sospettasse che lui o qualcuno dei suoi uomini “seminasse” prove false..

Era una giornata nuvolosa, i giorni precedenti era piovuto molto per cui a terra furono distesi i paletti di cemento delle vigne per non sporcarsi le scarpe ci camminavano sopra.

La perquisizione terminò alle 17, erano delusi in quanto l’esito fu negativo e nel terreno scandagliato non fu trovato niente, mesti mesti in fila indiana se ne stavano andando quando, l’occhio di lince del Dott. Perugini (era nuvoloso..) notò un luccichio provenire da un grumo di terra, si chinò e raccolse la zolla e la frantumò e “sorpresa delle sorprese” saltò fuori come per incanto il “proiettile calibro 22 serie H“unica prova certa non è….

Non lo è perchè già un perito balistico al processo Pacciani dichiarò che come minimo quel proiettile è rimasto interrato un anno, secondo voi dopo un anno luccicherebbe o si dovrebbe ossidare?

E arriviamo al 2001…. quando il solerte funzionario della scientifica visionando tutte le cassette rimase basito, in quanto anche se nelle immagini non compariva niente di particolare (il ritrovamento del proiettile non fu ripreso..) nell’audio dell’ultima cassetta girata c’era la registrazione di un dialogo tra Perugini e l’operatore della scientifica, il contenuto era questo…

SI sentì la voce del Dott. Perugini che domandava all’agente della scientifica se lo avesse trovato lui il proiettile e questi rispose affermativamente dicendo “si l’ho trovato io mi c’è caduto l’occhio sopra….

Se le cose stessero così Perugini avrebbe commesso il reato di spergiuro in quanto al Processo Pacciani dichiarò di averlo trovato lui..

Fu aperta un inchiesta e cosa strana questa inchiesta invece di passare alla procura di Bologna in quanto l’indagine riguardava un funzionario della polizia di Firenze (che conosceva tutti e che avrebbe potuto inquinare le prove) rimase qui, ma la cosa più strana è che fu affidata all’unico magistrato che proprio essendo stata la pubblica accusa del processo Pacciani e che era pappa e ciccia con Perugini…e siccome straccio non può parlare male di cencio… di quell’inchiesta non si è saputo niente…

Se si fosse appurato che effetivamente la registrazione delle voci corrispondeva a una manomissione della prova principale avremmo avuto almeno una certezza, il Pacciani era innocente ed aveva ragione il Mag Rotella P.M. del processo Pacciani II ad assolvere lui e tutti gli altri imputati in quanto innocenti dicendo anche che tulle le indagini erano state fate con i piedi……

Sapete che se non è stato perso trai reperti del duplice omicidio di Susanna Cambi e Stefano Baldi ci dovrebbe essere un ciuffo di capelli del Mostro? Fu ritrovato tra le mani di Susanna, se non fosse stato perso si potrebbe risalire al DNA del mostro e compararlo con quello del Pacciani, almeno si saprebbe se era colpevole o innocente…

Io so solo una cosa certa, che abbiamo assistito a una tragica farsa, una presa in giro che continua tutt’oggi e che continua a costare un sacco di soldi alla collettività..

Le vittime del mostro di Firenze non sono 18 nè 16 ma 14 il delitto di lastra a signa non rientra tra i dellitti del Mostro,fu un delitto passionale dei sardi,che gettarono la cal 22 scarica …in un canneto un guardone che quella volta assistè al duplice omicidio e raccolse l’arma che fu gettata dai Sardi in quel canneto dove lui era nascosto. Sicuramente l’arma era scarica perchè se io andassi a uccidere mia moglie non mi porterei dietro circa 200 proiettili sapendo che quelli del caricatore bastano e avanzano. Ipotizzo che successivamente a quel duplice omicidio passionale chi raccolse l’arma conoscesse di vista almeno uno dei sardi che erano presenti e che li ricattò in qualche modo chiedendo come prezzo del silenzio tutti i colpi che avevano e loro gli consegnarono la scatola piena di proiettili…

Rende ancor più autentica questa ipotesi ciò che accadde dopo il duplice omicidio di Montespertoli,una lettera anonima fu spedita al marisciallo Fiore che consigliava il marisciallo di andare a rileggersi gli atti relativi a un vecchio delitto passionale avvenuto a signa nel 1968,il marisciallo andò in archivio e nell’incartamemento trovò un bossolo cal22 serie h che avrebbe dovuto essere gia distrutto da tempo..Facendo la comparizione con bossoli dei delitti di coppia precedenti si resero conto erano tutti stati sparati dalla stessa pistola che iniziò la mattanza nel 1968.

E naque così l’equazione :unica arma unico assassino….infatti ad ogni successivo delitto ripartivano dalla pista sarda e signa…commettendo l’errore che ha prodotto i risutati che sono sotto gli occhi di tutti..

Sono convinto che l’autore della lettera anonima era uno dei sardi che assistè o commise il primo omicidio che, quando si rese conto che la pistola che avevano gettato continuava a spargere sangue innocente,cercò in qualche modo di avvisare non solo la forza pubblica e la colettività ma inviò anche un avvertimento silenzioso al Mostro di Firenze per fargi capire che era meglio che smettesse perchè lui si era accorto e avrebbe potuto denunciarlo,ma il mostro continuò la sua mattanza…

E forse i suoi delitti in totale sono 20, nessuno si ricorda del selia killer di prostitute e gay che hanno iniziato a uccidere a firenze dopo il 1980 e che per coincdenza hanno smesso di ammazzare poco prima del settembre del 1985? E che in diverse occasioni questi delitti siano avvenuti o qualche giorno prima o qualche giorno dopo quelli effettuati dal Mostro.

Credo che non vi sia mai stato nessun serial killer ma un pazzo che per ottenere dal Demonio il potere stipulò un patto scellerato che consisteva nell’uccidere 20 persone per poter ottenere il potere terreno….

Signori, a decine hanno scritto libri sul mostro di firenze ma nessuno di questti è degno di note, sono solo supposizioni, senza alcuna prova ma la cosa peggiore è che funzionari dello stato abbiano approfittato della propria posizione per speculare sui cadaveri dei ragazzi…

La prima cosa che fece Giuttarri, quando si sedette sulla poltrona che era stata del dottor Perugini, anche per  lui vale il medesimo discorso, chissa perchè quella poltrono trasformi tutti in scrittori, forse è magica, i loro diretti superiori avrebbero dovuto, visto che loro l’etica se l’erano scordata a casa, proibire qualsiasi tipo di commercio dutante il servizio.

Questi Servitori dello stato non avrebbero potuto approfittare di materiale attinente ale indagini per speculare su una vicenda che ha fatto virere intere generazioni di ragazzi col terrore di rrecarsi a pomiciare in campagna…Trovo abberrante il loro comportamento……

Sapete che il Mostro di Firenze è veramente un ottimo giocatore di scacchi?

Io me la cavo a giocare a scacchi e da come è riuscito a manipolare le indagini,sin da subito mi sono reso conto della sua bravura. Lo scacco al re lui lo dette la notte del duplice omiocidio di San Casciano, quando dopo aver effettuato la sua ultima orribile mutilazione nei confronti di Nadine per correggere e porre rimedio all’unico errore che lui aveva commesso nella sua lunga carriera spedi dal Mugello e precisamente da San pietro a Sieve la famosa busta che conteneva un lembo di pelle se non erro del seno della povera Nadine..

Tale missiva non era diretta alla procura o alla squadra antimostro ma fu indirizzata esclusivamente al Magistrato Silvia Della Monica che grazie al fatto che la notte in cui furono uccisi Claudio Stefanacci e Pia Rontini lei era il magistrato di turno per cui quel duplice omicidio (molto particolare..) toccò a lei, e cosi rientrò a far parte del pool di magistrati che investigavano sul Mostro e quindi fu lei che parlò con gli amici e i familiari dei ragazzi uccisi, e sono convinto che senza saperlo lei abbia parlato anche con l’uomo che tali delitti aveva commesso e che durante il loro colloquio lei abbia detto un qualcosa che ha allarmato l’uomo che era dinanzi a lei, che sicuramente pensò Silvia della Monica stava diventando molto pericolosa e che avrebbe dovuto escogitare qualcosa per cercare di allontanare lei dalle indagini…

Il mostro commise se non proprio un errore, un atto di superbia proprio nel duplice omicidio del 1984 quando infierì in modo molto particolare sui cadaveri deio ragazzi, a Pia incise dei tagli intorno al collo gli asportò il seno e la vagina e poi inflisse sempre con l’arma da taglio deicolpi sui testicoli del ragazzo..Pur essendo uguali agli altri omicidi il modus operandi cambiò, come se lui volesse far risaltare quel duplice omicidio nei confronto degli altri, come se avesse un significato particolare…

Sono convinto che ripartendo proprio da quel duplice omicidio,e analizzando al microscopio e facendo mente locale,tralasciando le indagini errate fatte sino a quel momento,si potrebbe arrivare alla verità..

Quella busta a Silvia Della Monica fu diretta esclusivamente a lei,non perchè lei fosse una donna,come ipotizzarono i quotidiani del tempo, ne per sfidare la procura ma Esclusivamente fu diretto a Silvia della Monica come avvertimento o minaccia per il suo ruolo di Magistrato.

Chissa se lei si sia mai chiesta come mai fu scelta come bersaglio dal Mostro,
io al suo posto mi sarei domandato :

Cosa posso aver fatto o detto per entrare nel suo mirino.

Se si tratta realmente di un avvertimento o minaccia nei miei confronti signfica che in qualche modo sono entrato in contatto direttamente o indirettamente con lui.

Mi sarei chiesto potrebbe esserci stata tale occasione e mi sarei resa conto che probabilmente l’unica occasione fu quella del duplice delitto di Vicchio e che lì andava ricercato il movente di quell’avvertimento o minaccia.

Ma le cose non andarono così, per motivi di sicurezza lei fu estromessa dalle indagini e questo fu ciò che il mostro sperava accadesse.

Ma questo non fu il solo beneficio che lui ottenne, non so se fu voluto o fortuito ma ne ottenne un altro. Dopo che arrivò quella busta il Dott: Perugini in un intervista al TG rilasciò una dichiarazione in cui disse:”il mostro crede di essere furbo, vuole farci intendere che abita nella zona del Mugello mentre in realtà lui abita da tutt’altra parte…

E invece io sono certo che realmente il mostro a quel tempo abitava nel Mugello e che abbia spedito quella missiva quando si era messo al sicuro…
Non scordiamoci che anche se fatti male in quel periodo vi erano posti di blocco dappertutto e iop se fossi stato il mostro la busta l’avrei spedita o vicino al luogo sdel duplice delitto di San Casciano se ne avessi avuto l’opportunità,ma siccome ciò non accadde presumo che lungo il tragitto non abbia trovato una cassetta della posta,in quanto sicurmente dagli scopeti di San Casciano ha scelto come via di fuga prima la superstrada siena firenze e poi da li si sia immesso direttamente in autostrada dirigendosi a Borgo San lorenzo evitando i posti di blocco e occhi indiscreti..

Non essendo Dio mai avrei percarso 60/70 km sia per andare che per tornare, solamente per imbucare una busta da San Piero a Sieve, correndo il richio di poter bucare una gomma, di rimanere coinvolto in un incidente, di incappare in un posto di blocco o rimanere vittima di qualsiasi altro incresciosa fatalità..

Niente di più semplice che spedirla da un luogo a poca distanza da casa mia.. E cosi fece prendendo due piccioni con una fava e raggiungendo coì lo scopo che si era prefissato.

Aveva eliminato dalla scena il suo incubo peggiore…Silvias Della Monica……

Autore : Marcello FI (Suoi Commenti qui nel sito)

novembre 4, 2008

Giovani fascisti vigliacchi, blitz intimidatorio nella sede Rai

In trenta, con passamontagna, tentano un’irruzione per protestare contro «Chi l’ha visto». Telefonate di minaccia

Gli scontri di piazza Navona
Gli scontri di piazza Navona

ROMA – Una trentina di giovani di un movimento dell’estrema destra romana, alcuni con il viso coperto da passamontagna, ha scavalcato la scorsa notte i cancelli della sede Rai di via Teulada tentando un’irruzione per protestare contro la trasmissione televisiva «Chi l’ha visto» e la conduttrice Federica Sciarelli.

BLITZ NELLA SEDE RAI – Nella puntata di martedì sera erano andati in onda dei filmati che ricostruivano le fasi immediatamente precedenti l’aggressione di un gruppo di studenti dell’estrema destra ai danni di altri che manifestavano contro il decreto Gelmini. Attorno all’una e trenta di martedì il gruppo è riuscito ad entrare nel cortile della sede Rai non lontana dalla palazzina dove si trova la redazione di «Chi l’ha visto». Due erano muniti di telecamere. Ad accorgersi dell’intrusione è stata una guardia giurata che ha avvicinato alcuni di loro ma è stata allontanata al grido di «lasciaci in pace dobbiamo protestare». Quando la guardia giurata ha informato i giovani che a quell’ora non c’era più nessuno nelle redazioni il gruppo ha desistito e si è allontanato.

«CORSA FUTURISTA» – «La nostra è stata una corsa futurista all’interno di via Teulada. Eravamo tutti a volto scoperto e quello che volevamo era esclusivamente un incontro con Federica Sciarelli e la redazione del programma per chiedere loro se si assumevano le responsabilità morali di quanto accadrà da qui a breve se non si cambia direzione». Lo afferma Gianluca Iannone, portavoce di Casapound, spiegando che sulla «passeggiata dimostrativa» negli studi Rai sono stati messi in Rete anche un video (guardalo) e alcune foto che dimostrano come si sia trattata di un’azione totalmente pacifica e compiuta a volto scoperto senza commettere alcuna devastazione

TELEFONATE DI MINACCIA – Martedì mattina nella redazione di «Chi l’ha visto» sono arrivate delle telefonate in cui si minacciano gli autori del servizio che mostrava primi piani dei militanti di Blocco Studentesco in piazza Navona. «Vi abbiamo identificato, a voi e ai vostri familiari» hanno detto gli anonimi interlocutori, identificandosi come appartenenti a Forza Nuova; le registrazioni delle telefonate sono in mano alla Digos di Roma. Gli inquirenti hanno anche acquisito le immagini riprese nella notte dalle telecamere fisse della sede Rai di via Teulada che mostrano l’irruzione del gruppo.

«NON C’ENTRIAMO» – Da parte sua però Forza Nuova si tira fuori: «Non c’entriamo con le minacce a “Chi l’ha visto”, come non c’entriamo con la “spedizione” fallita alla Rai di Roma» afferma Paolo Caratossidis, coordinatore nazionale di FN. «Queste fantomatiche minacce non sono addebitabili a noi, né direttamente né indirettamente. Noi abbiamo centinaia di utenze telefoniche intestate, come movimento politico mai faremmo una tale assurdità. C’è qualcuno che sta facendo di tutto per sollevare un vespaio inutile facendo un grande favore a Berlusconi. Se i riflettori vengono puntati su queste facezie non si riesce più d organizzare un’opposizione bipartisan al Pdl sul decreto Gelmini».

PD, IDV E FNSI – Unanime la condanna dell’irruzione da parte del centrosinistra. Il Pd parla di «inaccettabile azione squadristica» e per il dipietrista Donadi il blitz dimostra «il brutto clima» in cui vive il Paese. Da parte sua la Fnsi si rivolge al ministro dell’Interno Roberto Maroni chiedendo «di fare piena piena luce sul gravissimo episodio perseguendo i responsabili di questo atto di stampo chiaramente squadristico».

04 novembre 2008 – Tratto da: www.Corriere.it

novembre 2, 2008

Scontri di Piazza Navona, la verità monca del Regime Berlusconiano

Una serie di immagini dimostrano che prima i giovani di estrema destra
picchiano a sprangate alcuni studenti medi senza che nessuno intervenga

Scontri di Piazza Navona la verità monca del governoROMA – Uno scontro, anzi un assalto dei centri sociali contro i ragazzi pacifici di Blocco studentesco. La verità costruita dalla polizia e confezionata dal governo è bell’e pronta per andare in onda su Tg e televisioni. Tutto vero: gli universitari sono entrati in piazza Navona ed hanno affrontato i neofascisti di Blocco studentesco. Tutto vero, ma solo una parte della verità. Una parte perché non dice cosa è successo in quella piazza romana prima dello scontro. Non dice insomma, come ricostruito da un ragazzo che ha scritto a Repubblica e come testimoniato da decine di foto che, prima dell’azione degli universitari, un camioncino pieno di mazzieri aveva aggredito a cinghiate e a sprangate gruppi di quindicenni che fino a quel momento avevano giocosamente, accompagnati dai loro professori, contestato il decreto Gelmini.

Dal famigerato pulmino bianco sono scesi studenti, molti evidentemente fuoricorso, che a botte e calci si sono posizionati nel cuore dell’assembramento di ragazzini delle medie superiori spargendo violenza e terrore allo scopo di connotare a destra la protesta studentesca.

Solo a questo punto intervengono gli universitari chiamati dai più giovani per cercare una difesa che la polizia non ha saputo offrire. Dal corteo della Sapienza arriva un gruppone, a mani nude tanto che per attaccare usano i tavolini e le sedie dei bar che trovano in piazza e inizia il confronto con i neofascisti.

Per motivi oscuri le forze dell’ordine si accorgono solo di questa seconda fase della prima, dell’attacco ai liceali da parte di Blocco studentesco non si accorgono. I funzionari di polizia, che pure non erano distanti da dove avveniva il macello dei diritti, dicono di non essersene accorti e non ne fanno cenno nelle loro ricostruzioni. Tanto meno ne fa cenno in Parlamento il sottosegretario Nitto Palma vendendo al Parlamento e al Paese una verità monca che però le tecnologie smontano nel giro di poche ore. Le foto parlano chiaro e, a meno che questo non sia un Paese di maestri di Photoshop, ci dicono che quella del governo e della questura è una verità monca.

Quasi una menzogna. Che Vergogna!

(31 ottobre 2008 ) di ANDREA DI NICOLA per Repubblica.it

Conclusioni :

La polizia chiama per nome il capo dei fomentatori fascisti che gli risponde “Questi sono i miei ragazzi”

Questi entrano in mezzo ad una folla di ragazzi pacici di 15-16 anni coi loro professori a bordo di una camionetta piena zeppa di spranghe, armi contundenti, caschi e attrezzatura atta alla guerriglia urbana e la polizia si gira dall’altra parte.

La Polizia individua alla fine questi esseri blasfemi, ma li lascia andare senza far niente.. Ordini dall’alto! (forse da Ignazio la Russa? a quanto pare…)

I Giornali nemmeno parlano, come i Telegiornali del resto, nè della camionetta, nè del capo dei fascisti “Francesco” chiamato per nome dagli agenti di Polizia preposti a mantenere l’ordine e pagati dai genitori dei ragazzi che hanno lasciato picchiare dai loro amici “Francesco & C.” impuniti e indisturbati…

Continuano a dire che non è vero che siamo a rischio Regime, che non è vero che si sta instaurando una Dittatura… Voi gli credete?

novembre 1, 2008

Fasciti su Marte – A volte Ritornano… ma non scappano!!

An in corteo dal consigliere in cella

Nonno ai suoi compagni di partito: “Uscirò presto di qui”

Missione Secondigliano. Discreta, quasi imbarazzata: eppure di gruppo. Il quartier generale di Alleanza Nazionale bussa intorno alle 10, al carcere della periferia nord, dove da 48 ore è rinchiuso Marco Nonno. Lui, il consigliere comunale di An, 40 anni, già figlio scapestrato di una nota famiglia dell’allora Msi del Mezzogiorno d’Italia (un fratello responsabile dell’omicidio di Claudio Miccoli), è in cella con l’accusa di devastazione, ed è ritenuto il «regista sul campo» di scontri, violenze e disordini che infiammarono la periferia nord, nel cupo gennaio napoletano del 2008.

Vanno a fargli visita il deputato Marcello Taglialatela, il capogruppo di An in Regione Enzo Rivellini, i consiglieri comunali Carlo Lamura e Luciano Schifone, e il vicepresidente del consiglio regionale, nonché ex esponente di An, Salvatore Ronghi. Stringono la mano a un vecchio compagno, personaggio al centro di infinite diatribe interne al partito. Nonno è stato protagonista di una lunga e velenosa battaglia che, ancora oggi, lo oppone al suo (un tempo, amico) Pietro Diodato, consigliere regionale di An. Una guerra politico-elettorale tutta combattuta su Pianura, a colpi di denunce, querele, controquerele. Ma stavolta è la giustizia, non un vertice di partito, ad accusarlo di «gravi condotte». E tuttavia, quello che saluta e fa ciao ai suoi amici onorevoli, dalla cella, apparentemente sicuro e sfrontato, è un Nonno che dice poche parole. Decise.

«Tranquilli. Io da qui esco presto. E l’altro, l’assessore Nugnes, non sta già ai domiciliari? Comunque va bene. Sapete, qui dentro ho tanto tempo da riempire. Lo uso per pensare».

In cinque, lo rassicurano, umana vicinanza. Una missione quasi impossibile, la loro: da un lato portare solidarietà al “camerata” affezionato al saluto fascista nonché portatore assiduo di voti sul territorio; dall’altro eseguire le indicazioni del partito da Roma che invitano a liquidare la difesa a oltranza di «chi soffia sul malcontento delle discariche, peraltro con metodi violenti, ostacolando il lavoro del sottosegretario Bertolaso»; e, infine, resistere all’onda di disagio che monta dal cuore del centrodestra di governo. Proprio sull’uscio di quel penitenziario, prima che cominci la visita a Nonno e agli altri detenuti, un commento fotografa con lucidità la stangata che il blitz sui disordini di Pianura ha inferto anche al Pdl campano.

«Ormai siamo tutti commissariati nei confini della regione: centrosinistra, ma anche centrodestra.
Da Roma? Ci schivano
».

Il gruppo di politici sfila lungo il padiglione “Adriatico”. Li accompagnano almeno sette agenti della penitenziaria e il direttore Liberato Guerriero. Singolare l’altro siparietto con Nonno. Il detenuto riconosce tutti tranne il direttore: «E lei chi è, si qualifichi». Guerriero: «Veramente sarei il direttore». Nonno: «Ah, scusi. Comunque lo gestite benino». In cella con lui, un pregiudicato per furto. Rivellini prende appunti dopo lo scambio con una dozzina di detenuti. «Non siamo venuti solo per Marco, la situazione di Secondigliano è di quasi saturazione, ce ne siamo spesso occupati», rivendica il capogruppo. E aggiunge: «Ci sono tagli ai fondi del pronto soccorso interno, i posti per 1200 detenuti sono tutti occupati ormai, chiedono garanzie e diritti anche gli operatori del sociale, i formatori. Senza contare che su 12 corsi interni inizialmente previsti, la Regione ne finanzia solo 2».

Salvatore Ronghi, vicepresidente del Consiglio regionale, prima nelle fila di An, oggi con Mpa, va dritto al caso Nonno: «Ho visto crescere nella mia ex comunità politica che, per me, resta comunità umana, Marco Nonno e ho voluto dirgli che può contare su di me. Non volto le spalle a un amico in difficoltà. Sulla vicenda giudiziaria, l’ho trovato sereno e fiducioso nella magistratura. Certo: va condannata ogni azione di violenza, ma nessuno può negare la forte esasperazione della gente rispetto al problema rifiuti e alla mancanza di punti di riferimento nelle istituzioni locali. Non a caso fui tra coloro che condannarono le devastazioni, ma giustificai le proteste sociali dei cittadini che, ancora oggi, aspettano giustizia, chiedono chiarezza sui veleni sversati, sulla mancata bonifica». Attenuata, la visione del consigliere Lamura. «Siamo stati a visitare il sistema carcerario Secondigliano. E, ovvio, abbiamo incrociato il collega Marco Nonno: mi è sembrato piuttosto provato ma altrettanto tranquillo».

Alle 13 sono fuori, missione quasi riuscita.

(08 ottobre 2008) – di Conchita Sannino
Tratto da: napoli.repubblica.it

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