Angolo del Gigio

aprile 27, 2008

Israele: l’inganno continua

Israele: l’inganno continua
Israel Shahak “Storia ebraica e giudaismo: il peso di tre millenni“, prefazione di Gore Vidal

IsraeleGli studiosi moderni del giudaismo non soltanto hanno perpetuato l’inganno ma, rispetto ai vecchi metodi rabbinici, ne hanno addirittura raffinato l’impudenza e la menzogna. Ometto le numerose storie messe in circolazione dagli antisemiti perché indegne di essere prese in considerazione e mi limito a tre esempi specifici ed uno più generale degli inganni dei “dotti” più moderni.
Nel 1962, una parte del Codice di Maimonide il cosiddetto Libro della conoscenza, in cui sono esposte le regole fondamentali della fede e del rituale ebraici, fu pubblicato a Gerusalemme in edizione bilingue, con la traduzione inglese a fronte del testo ebraico (‘).

Il testo era stato reintegrato, eliminando tutte le omissioni e le modifiche apportate in edizioni precedenti, e ricondotto alla sua originaria purezza. L’ordine di sterminare gli ebrei infedeli vi è riportato integralmente:

“E’ dovere di ogni credente sterminarli con le proprie mani”

Nella traduzione inglese si nota un leggero ammorbidimento: “E’ dovere prendere tutte le misure necessarie per distruggerli”.
Il testo ebraico prosegue con l’elenco di quelli che debbono essere sterminati: «Gesù di Nazareth e i suoi discepoli, Tzadog e Baitos (che si suppone, tradizionalmente, siano i fondatori della setta dei Sadducei) e tutti i loro discepoli, possa il loro nome malvagio essere estinto”.
Sulla pagina a fronte (78a), della traduzione inglese, non c’è una sola parola di questo testo e quel che è più significativo, anche in considerazione del fatto che questo libro è largamente diffuso tra gli studiosi nei paesi di lingua inglese, nessuno, che io sappia, ha mai protestato contro questo inganno così plateale.

Il secondo esempio viene dagli Stati Uniti, sempre dalla traduzione di un libro di Maimonide. Oltre alla codificazione del Talmùd, Maimonide era anche l’autore della famosa Guida per i dubbiosi che è giustamente considerata come l’opera massima della filosofia religiosa ebraica, letta e commentata anche oggi. Purtroppo, oltre alla sua ostilità nei confronti dei non ebrei in generale e dei cristiani in particolare, Maimonide era anche un vero e proprio razzista quando si trattava dei negri. Verso la fine della Guida, in un contesto fondamentale (Libro III, capitolo quinto), si discute come i vari popoli che formano l’umanità possono attingere al supremo valore religioso, la vera adorazione di Dio. Ecco chi c’è tra quelli che saranno sempre incapaci di questa teodicea:
«Una parte dei turchi (la razza mongolica) e i nomadi del Nord, i negri e i nomadi del Sud, e tutti quelli che, nei nostri climi, gli rassomigliano. La loro natura è come quella degli animali muti e sono convinto che non sono al livello degli esseri umani e che, nella scala dei viventi, siano al di sotto dell’uomo e al di sopra delle scimmie, visto che rassomigliano di più all’uomo di quanto si possa dire delle scimmie».

SionismoOra, come si deve intendere un passo di questo genere in una delle più importanti, e necessarie, opere del giudaismo? Siamo disponibili a far fronte alla verità e alle sue conseguenze? Nient’affatto. Facciamo come hanno fatto tanti studiosi cristiani in simili circostanze. E se invece riconoscessimo che una delle massime autorità religiose ebraiche era un rabbioso razzista anti-negro, quest’ammissione non servirebbe ad insegnarci cos’è la vera umanità? Neanche da parlarne. M’immagino come gli studiosi ebraici degli Stati Uniti si consultano tra loro appena si profila la possibilità che queste cose diventino di dominio pubblico.

Cosa fare? Visto che il libro doveva essere tradotto, considerato il declino della conoscenza dell’ebraico tra gli ebrei americani. La soluzione fu trovata, sia tramite consultazioni sia grazie all’ispirazione individuale. Nella traduzione americana della Guida, pubblicata nel 1925 a cura di un certo Friedlander e ristampata in molte edizioni, anche paperback, la parola ebraica Kushim, che vuole dire negro, appare traslitterata come Kushites, che non vuole dire nulla per chi non conosce l’ebraico o per chi non ha il privilegio di una spiegazione orale da parte di un rabbino (5).

Durante tutti questi anni, non si è mai detta una parola sull’inganno originario o sulla dinamica sociale che ne ha permesso la continuità. Neanche al tempo delle lotte per i diritti civili, quando tanti rabbini e personalità ebraiche che ben sapevano come il razzismo anti-negro sia parte della loro tradizione, appoggiarono con entusiasmo Martin Luther King (‘).
Alla luce di questi fatti, nasce spontanea l’ipotesi che molti dei rabbini che appoggiavano Martin Luther King Jr. o erano razzisti che lo facevano per ragioni tattiche, per assicurarsi l’alleanza dei neri americani in difesa della politica d’Israele e degli “interessi ebraici”, oppure erano dei perfetti ipocriti, al limite della schizofrenia, capaci di passare dal rabbioso razzismo nascosto nei loro testi fondamentali e nel loro insegnamento all’adesione alla lotta antirazzista, avanti e indietro senza problemi.

Il terzo esempio è un lavoro di minor impegno culturale ma non per questo meno popolare: Le Gioie dell’Yiddish di Leo Rosten. Pubblicato nel 1968 negli Stati Uniti e ristampato in numerose edizioni, compreso in paperback dalla Penguin, è una specie di glossario delle parole Yiddish, spesso usato da ebrei e non ebrei nei paesi di lingua inglese. Per ognuna, oltre a una definizione dettagliata e a qualche aneddoto più o meno divertente legato all’uso, viene data l’etimologia dalla lingua di origine, con il suo significato. La parola Shaygets, che significa “un giovane, un ragazzo gentile”, fa eccezione: l’etimologia afferma cripticamente “l’origine ebraica” senza dare la forma o il significato della parola ebraica originale. Comunque, alla parola Shiksa, il femminile di Shaygets, vien dato il termine originario ebraico, Shequets, o nella traslitterazione, Sheques il cui significato, in ebraico, è definito “biasimevole”. Chiunque parla la lingua ebraica sa che questa è una spudorata menzogna. Il dizionario Megiddo ebraico-inglese, pubblicato in Israele, dà i seguenti significati per Shegets:

Zionism Armageddon“animale impuro, creatura spregevole, abominio (dialettale – pron. shaygets), mascalzone, anche ragazzo indisciplinato, giovane gentile”.

L’ultimo, e più generale, esempio è, se possibile, ancora più sconvolgente degli altri: riguarda l’atteggiamento del movimento cassìdico nei confronti dei non ebrei. Il Cassìdismo, erede degenerato del misticismo ebraico, è ancor oggi vitale con centinaia di migliaia di aderenti, fanatici devoti ai loro —santirabbini”, alcuni dei quali esercitano una forte influenza politica, in Israele, tra i leader di quasi tutti i partiti e, in misura molto maggiore, tra gli alti gradi delle forze armate.

Come si pongono gli aderenti a questo movimento nei confronti dei non ebrei?

Prendiamo il famoso Hatanya, libro fondamentale del movimento Habad, uno dei rami più importanti dello Cassìdismo. Secondo questo testo chiave, tutti i non ebrei sono creature assolutamente sataniche “che non hanno nulla di buono” e persino i loro embrioni sono qualitativamente diversi da quelli ebraici. L’esistenza dei non ebrei è “inessenziale”, visto che tutto il creato è destinato “in funzione degli ebrei”.

Questo è un libro che circola in innumerevoli edizioni e le idee in esso contenute sono state popolarizzate nei numerosi “discorsi” del defunto Fùhrer ereditario di Habad, il cosiddetto rabbino Lubavitcher, Menachem Mendel Schneerson, che guidava la potentissima organizzazione dal suo quartier generale di New York.
In Israele, le idee dell’Hatanya hanno una diffusione di massa, sono insegnate nelle scuole e hanno un grande seguito tra le forze armate. Secondo la testimonianza di Shulamit Aloni, membri del Knesset, la propaganda di Habad si scatenò in modo particolare prima dell’invasione del Libano nel marzo del 1978, allo scopo di persuadere medici e infermieri a non occuparsi dei “feriti gentili”. Questa esortazione nazista non si riferiva specificamente agli arabi e ai palestinesi, ma semplicemente ai gentili, ai goyim, tutti (‘).

Un ex presidente d’Israele, Shazar, era un fanatico seguace di Habad e numerosi uomini politici sia israeliani che statunitensi, a cominciare dal primo ministro Begin, lo appoggiavano e cercavano in ogni modo di guadagnarne la sponsorizzazione. E questo malgrado la forte impopolarità del rabbino Lubavitcher: criticato in Israele per il suo rifiuto di andare nella Terra Santa neppure in visita, per aver mantenuto a New York il suo quartier generale “per oscure ragioni messianiche”, e ben noto a New York per il suo razzismo nei confronti dei neri
L’appoggio di cui gode Habad, in Israele e negli Stati Uniti, da parte di tanti politici di primo piano è anche dovuto all’ambiguità con cui quasi tutti gli studiosi, specialmente quelli di lingua inglese, hanno sempre affrontato tutto quanto si riferisce al movimento cassìdico e alla sua derivazione Habad.

SionismoSi è sempre ignorata la sconcertante evidenza dei vecchi testi cassìdici, da cui derivano le implicazioni politiche contemporanee, che, nella stampa israeliana in lingua ebraica, vengono addirittura sbattute in faccia al lettore nelle pagine dedicate al Lubavitch Rebbe ed altri leader cassìdici in cui la giustificazione talmudica dell’odio sanguinario contro gli arabi si alterna alle esortazione ad agire.

In questo senso, uno dei maggiori mistificatori, ed ottimo esempio della potenza dell’inganno, fu Martin Buber. Nelle sue numerose opere in cui esalta l’intero movimento cassìdico, compresa Habad, non si ‘ trova una sola riga sulle vere dottrine cassìdiche che riguardano i non ebrei. L’inganno è più grave in quanto le apologie di Buber del movimento cassìdico furono pubblicate in tedesco nel momento del rigurgito del nazionalismo tedesco e della scalata al potere dei nazisti. Buber, che pubblicamente osteggiava il nazismo, esaltava un movimento che sosteneva e insegnava dottrine sui non ebrei non molto dissimili da quelle naziste nei confronti degli ebrei.

Naturalmente, si può sempre scusare Buber col fatto che, negli anni Trenta e Quaranta, gli ebrei cassìdici erano le vittime e quindi era giustificata 1a menzogna dei bianchi”, come dicono gli afroamericani, per cercare di difenderli. Invece, le conseguenze di quell’inganno furono incalcolabili. Le opere di Buber furono tradotte in ebraico e diventarono un formidabile strumento educativo nelle scuole d’Israele, aumentando il potere dei leader cassìdici, letteralmente “assetati di sangue”, nel promuovere lo sciovinismo israeliano e l’odio per tutti i non ebrei. Se si pensa a quanti esseri umani feriti sono morti perché gli infermieri militari israeliani, fanatizzati dalla propaganda cassìdica, non li hanno curati, una gran parte della responsabilità va attribuita proprio a Martin Buber e a quelli come lui. (…)

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Tratto da: www.disinformazione.it

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L’omicidio massonico 2 – Il caso Pantani e il caso Fois

L’omicidio massonico 2 – Il caso Pantani e il caso Fois
A cura del Prof. Paolo Franceschetti – 21 aprile 2008 – http://paolofranceschetti.blogspot.com

Marco PantaniPremessa
In questo articolo approfondiamo alcuni degli argomenti trattati nel precedente articolo sull’omicidio massonico e chiariamo alcuni dubbi che l’articolo aveva suscitato specialmente in merito al caso Pantani.
In primo luogo l’articolo precedente terminava con una domanda. Mi chiedevo cioè il motivo dell’immenso numero di persone “suicidate” (come si dice in gergo) mediante impiccagione, e facendo toccare alla maggioranza di esse le ginocchia per terra.
Voglio poi rispondere alle molte domande che mi vengono spesso rivolte: come si distingue l’omicidio massonico? E perché dico che Pantani fu sicuramente ucciso?

Impiccagioni e avvelenamenti, overdose

In primo luogo un lettore mi ha inviato la sua spiegazione. Il “suicidio in ginocchio” rappresenta “l’omicidio consacrato” cioè la morte per “volere divino”… cosi come si viene investiti degli onori alla vita, cosi si viene investiti degli onori alla morte.
Mi è pervenuto inoltre uno scritto, tratto dal libro di un esoterista che ha, appunto, trattato questo argomento che riportiamo. Il libro è di Lino Lista e si intitola: “Raimondo di Sangro. Il principe dei veli di pietra”. In forma romanzata vengono rivelati alcuni aspetti del ritualismo massonico che hanno quindi dato una risposta alla mia domanda sul motivo dei tanti impiccati.
La corda e l’impiccagione sono i simboli di Giuda e del tradimento di Cristo.
Ma il lavoro di Lino Lista svela anche un altro mistero. Un’altra modalità frequente di uccisione, tanto frequente da gettare più di un sospetto, ad esempio, è quella dell’avvelenamento da overdose, in cui sono incappati, per fare qualche nome, il ciclista Pantani, poi di recente un altro componente della sua squadra, il ciclista Valentino Fois, e a Viterbo il medico Manca, ovvero il medico che pare abbia curato il boss mafioso Bernardo Provenzano.

Muoiono poi avvelenati anche molti testimoni di processi importanti. Morì avvelenato in carcere Sindona. E poi molti “malori” improvvisi, talvolta nell’anticamera di un giudice, in un tribunale, o nella buovette di Montecitorio come capitò al generale Giorgio Manes.
Voglio citare integralmente il passo del libro di Lino Lista:
La corda…(omissis)è il segno dominante, che mai deve mancare, di una vendetta massonica. Con riferimento alla leggenda di Hiram, volendo spandere un maggior numero d’indizi, convenientemente si potrebbero lasciare accanto al cadavere del giustiziato, seppur di veleno: dell’acqua, in ricordo della fontana alla quale il Vendicatore smorzò la sete; un osso spezzato di cane, in onore dell’Incognito che si mutò in tal bestia; un abito nero, in memoria del lutto per Padre Hiram. Volendo eccedere, ma mai una società segreta dovrebbe eccedere perchè troppi indizi talvolta sono considerati alla stregua di una prova, si potrebbe collocare sulla salma del traditore un mattone, simbolo muratorio.

Queste morti da overdose, quindi, non sono un caso. Anche l’avvelenamento è una modalità “massonica” perché simboleggia la morte per mano del serpente, simbolo dell’infedeltà e dell’inganno.
Ecco quindi perché Pantani morirà dopo aver ingerito diverse dosi di coca.
Perché sostengo che sia un omicidio? Perché ogni qualvolta l’incidente, o il malore, o il suicidio, sono provocati, e sono quindi un omicidio, immancabilmente partono, a seguito del fatto, i depistaggi e gli occultamenti che solo un potere come quello massonico è in grado di fornire: sparizione dei fascicoli dai tribunali, morte dei testimoni, la pervicace volontà degli inquirenti nell’ignorare determinate prove (per collusione, paura, o per la mancata conoscenza del problema), le irregolarità procedurali, ecc…

Il caso Pantani

Esaminiamo il caso Pantani, così come ce lo descrive un giornalista, Philippe Brunel, in un recente libro “Gli ultimi giorni di Marco Pantani” su cui ci basiamo per la nostra ricostruzione.
E’ noto che Pantani morirà all’hotel Le rose di Rimini per una presunta overdose da cocaina.
Anche qui troviamo tutti gli elementi di un omicidio massonico, ovverosia le firme, nonché tutti le modalità procedurali investigative che gli inquirenti seguono quando il delitto è massonico.

Ad esempio troveremo:

– testimoni che cambieranno versione;
– gli inquirenti che ignorano particolari fondamentali nell’indagine: ad esempio nel cestino dei rifiuti della stanza dell’hotel verranno rivenuti resti di una cena presa da un ristorante cinese. Ma Pantani non mangiava cibo cinese. Allora chi c’era con lui quell’ultima notte?
– Sul corpo compaiono segni di colluttazione ma nessuno accerterà mai se, ad esempio, sotto le unghie compaiano o meno dei resti di DNA altrui per verificare se Pantani fu forzato a ingerire cocaina (v. pag. 278).
– Errori e omissioni varie nelle autopsie
;
Una volante della polizia, con due agenti, interverrà sul luogo dell’incidente, ma non redigerà mai il verbale relativo. Perché questa irregolarità nelle procedure?
Le varie perizie medico legali fanno una gran confusione sull’ora della morte che collocano tra le 11,30 (la perizia del dottor Fortuni) e le 19 (il medico Toni).
– Il medico legale che dopo l’autopsia si accorge di essere seguito.
– La camera fu trovata in disordine come se ci fosse stato un corpo a corpo.

Poi ci sono le domande irrisolte.

– Perché Pantani, volendosi suicidare, prende una stanza in un albergo a pochi chilometri dalla casa dove abitava?
Perché prima di suicidarsi ci resta qualche giorno? Cosa lo fa rimanere in una stanza di albergo quando aveva la sua abitazione lì vicino?
Uno degli inquirenti dichiara al giornalista di avere avuto pressioni dal Ministero dall’interno per concludere in fretta l’indagine. Ma il ministero non dovrebbe avere fretta di concludere; casomai dovrebbe avere la volontà di accertare la verità senza lasciare dubbi. Curioso poi che il Ministero si disinteressi del fatto che dopo decenni non sia mai venuta fuori la verità per stragi come Ustica, o per il sequestro Moro, e improvvisamente abbia fretta di concludere per un personaggio come Pantani. Difficile pensare che sotto ci sia una voglia di arrivare velocemente alla verità, dato che l’occultamento della verità è sistematico nella storia giudiziaria italiana. Mai abbiamo sentito un politico affermare che nel programma elettorale c’era la volontà di scoprire la verità sulle tante stragi impunite per dare giustizia alle migliaia di morti e alle decine di migliaia di famiglie delle vittime delle stragi. Mai. Anzi, in compenso alcuni degli autori di crimini assurdi, come l’ex terrorista D’Elia, hanno addirittura avuto incarichi istituzionali (sottosegretario alla camera nel governo Prodi). Personaggi che hanno avuto pesanti responsabilità in vicende come il sequestro Moro verranno addirittura fatti presidenti della Repubblica (Cossiga). Nessuna fretta di scoprire chi ha abbattuto l’aereo di Ustica, nessuna fretta di arrivare alla verità sul Moby Prince, nessuna fretta di scoprire chi c’è dietro ai delitti del Mostro di Firenze, dietro ai Georgofili, dietro a Piazza Fontana, dietro alla strage di Bologna. Ma una gran fretta di chiudere il caso Pantani. Curioso no?

Tutte queste contraddizioni, depistaggi, ecc., sono sempre l’indizio sicuro della presenza della massoneria.
In alternativa può ipotizzarsi che si tratti di incuria o superficialità nell’indagine.
Ma si tratta di incuria e superficialità troppo ricorrenti per essere casuali.
Poi ci sono le firme. Quelle firme che chi non si è mai occupato di massoneria non riesce a vedere. Ma immediatamente visibili per chi vive in mezzo a queste vicende.
Anzitutto Pantani muore all’hotel Le Rose, il cui nome potrebbe non essere casuale ma essere la firma della Rosa Rossa. D’altronde anche i suoi amici diranno che la morte di Pantani in quell’hotel non deve essere un caso, ma forse voleva lasciare un messaggio a qualcuno perché lui era un uomo che non faceva nulla a caso (pag. 52). Forse, aggiungo io, non era lui che voleva lasciare un messaggio, ma chi l’ha ucciso.

E poi viene trovato accanto al corpo un biglietto con una frase apparentemente senza senso: Colori, uno su tutti rosa arancio come contenta, le rose sono rosa e la rosa rossa è la più contata.
Non sono in grado di capire il senso di questo biglietto; ci vorrebbe un esperto e pochi in Italia sono in grado di capire questi messaggi. Ma indubbiamente sembra un messaggio in codice.
Probabilmente c’è un significato anche nel fatto che sia morto a San Valentino, giorno in cui tradizionalmente si regalano rose alla fidanzata.
Qualcuno ipotizza che abbia un senso anche la data della sua morte: 14/02/2004, data la cui somma fa 13, che nelle carte dei tarocchi non a caso è la carta della morte.
Nonostante non sia in grado di decodificare tutti i particolari è evidente però che Pantani fu in qualche modo costretto ad andare in quel preciso albergo affinché poi il delitto fosse firmato.

Ovviamente dire che dietro un delitto c’è la Rosa Rossa significa poco. Essendo la Rosa Rossa un’organizzazione internazionale, e contando centinaia di affiliati in Italia, è come dire che si tratta di un delitto di mafia o di camorra. Cioè significa affermare una cosa talmente generica da essere pressoché inutile a fini investigativi, e tuttavia dovrebbe essere un buon indizio perlomeno per non archiviare la cosa come suicidio.
D’altronde che gli attacchi a Pantani provenissero da ambienti massonici risulta evidente dal fatto che qualche anno prima ebbe un incidente anomalo nella discesa di Superga. Un auto entrò nella zona vietata al traffico e investì Pantani e altre due persone.
Un incidente casuale? Difficile, da pensarsi, perché sulla collina di Superga sorge quella cattedrale omonima, che venne costruita nel 1717, anno in cui venne ufficialmente fondata la massoneria. Una basilica e una collina, insomma, che hanno un particolare significato per la massoneria. Per chi sa anche solo poche cose sulla massoneria si tratta di una firma manifesta, specie alla luce delle stranezze di quell’incidente (inspiegabile ad esempio è come avesse fatto la macchina a inserirsi nella zona vietata, tanto che Pantani fece causa alla città di Torino per questo fatto).

L’attacco da parte di ambienti massonici risulta palese anche in un’altra occasione: il 9 ottobre del 2003 il suo amico Jader Del Vecchio muore in un incidente stradale, uscendo all’improvviso di strada col suo camion. Pantani quel giorno doveva essere con lui e solo per un miracolo, quindi, si salvò, avendo rinunciato al viaggio all’ultimo momento.

La parola ai testimoni
Per chi conosce le vicende delle stragi italiane gli incidenti stradali per rottura dei freni o dello sterzo, non sono una novità, I testimoni di queste stragi, i personaggi scomodi, muoiono sempre così: non solo impiccati e avvelenati, ma anche in incidenti banali in cui l’auto (o la moto) escono di strada all’improvviso per un malfunzionamento.
Qualcuno ogni tanto si salva.
Ricordo a memoria – tra gli scampati – il carabiniere Placanica (implicato nei fatti del G8), il giudice Forleo (ma non così fu per i genitori, che morirono in un incidente analogo senza ovviamente che gli inquirenti volessero indagare).

Persino il famoso Enrico Berlinguer disse di aver avuto un incidente da cui si era salvato per miracolo, durante un suo viaggio in Bulgaria nel 1973, in cui morirono però altre due persone; disse che l’incidente era voluto, ma nessuno gli credette.
Di recente Fabio Piselli, scampato al rogo della sua auto, più volte nominato nei miei articoli.
Ma in tanti hanno avuto “incidenti anomali” e non si sono salvati. Ne abbiamo parlato in precedenti articoli e non voglio ripetermi.
Voglio invece ricordare alcuni morti del mondo dello sport e dello spettacolo.
Ayrton Senna, cui fu montato male lo sterzo della sua Formula 1.
Per non parlare del Torino Calcio; l’aereo ebbe un guasto imprecisato e si schiantò contro – guarda tu che caso – la collina di Superga.

Il cantante Rino Gaetano che ebbe due incidenti identici, con la stessa auto; nel primo incidente si salvò; nel secondo morì, anche perché 5 ospedali si rifiutarono (misteriosamente) di prenderlo in cura. Il cantante morì il 2 giugno 1981 nello stesso identico modo in cui muore il protagonista di una sua canzone, La ballata di Renzo. Statisticamente le probabilità che un cantante descriva la morte di qualcuno perché viene rifiutato da 5 ospedali, e che poi muoia nello stesso identico modo sono…. nulle.
E statisticamente, le probabilità che qualcuno svolga veramente delle indagini sono le stesse di questi incidenti: nulle.

Mass Media e delitti
Molta strana è anche la morte del ciclista Valentino Fois, della squadra di Pantani. Anche lui muore per cause da accertare, ma alcuni giornali parlano di overdose. E già questo fa venire qualche sospetto, in quanto probabilmente muore nello stesso modo del suo ex amico.
Occorre a questo punto fare una considerazione di ordine generale sui mass media in Italia.
In Italia muoiono per omicidio circa 2500 persone all’anno. E altrettante ne muoiono suicide. Giornali e Tv si disinteressano di questi fatti, selezionando accuratamente solo le notizie che piacciono e sono funzionali al sistema.

Quando però su un fatto scatta l’attenzione dei media, in genere questo è un segnale che sotto c’è dell’altro.
Quindi viene spontanea la domanda. Perché i giornali si interessano alla morte di un ciclista poco conosciuto come Fois?
E perché poi, nei pochi secondi che i TG dedicano alla notizia, occorre precisare che
era implicato in un furto di portatili? Quand’anche si voglia dar risalto alla morte di un uomo, non c’è alcuna necessità di informare il pubblico che costui – forse – aveva rubato dei PC. In primo luogo perché la notizia è generica e posta in forma dubitativa. In secondo luogo perché non si capisce quale collegamento possa sussistere tra un furto di PC e una morte per overdose.

Il sospetto che sia un omicidio, e che la televisione abbia volutamente voluto riportare l’immagine di una persona drogata e dedita al furto, è molto forte. Il messaggio che si vuole trasmettere è questo: è morto un ladro e per giunta drogato e depresso.
Ma chi invece ha capito come funziona l’informazione in Italia capisce chiaramente un altro messaggio: probabilmente si tratta di un omicidio e c’è sotto qualcosa.
E allora il pensiero corre al fatto che qualche prima avesse rilasciato un intervista alle Jene (intervista che trovate a questo indirizzo: http://it.youtube.com/watch?v=RRvhdi1gHqk).
Aggiungiamo poi una cosa. Chi frequenta a livello professionistico il mondo dello sport sa che il doping è un fenomeno assolutamente diffuso, nel senso che probabilmente non è possibile partecipare a qualsiasi tipo di sport senza doparsi.

Nella mia esperienza del passato, per anni ho praticato Body Building e ho seguito corsi per diventare istruttore di questa disciplina. E il doping era una materia di studio assolutamente ufficiale, nel senso che nella preparazione atletica di uno sportivo professionista non si poteva prescindere dal doping. Il problema era solo come eludere i controlli, stare attenti ai tempi di eliminazione della sostanza ecc…
C’è quindi il forte sospetto che Fois sia morto in questo modo per aver “tradito”, come Pantani, e che i due abbiano pagato con la vita la loro maggiore pulizia e onestà intellettuale rispetto al resto dell’ambiente in cui vivevano.

Considerazioni finali
C’è anche (non il sospetto ma) la certezza, che la verità non verrà mai a galla. Anzi, a dire queste cose, purtroppo, si rischia di passare per matti o visionari.
La cosa che mi dà tristezza, in tutta questa vicenda, non è la gravità delle collusioni istituzionali a tutti i livelli, né la scarsa preparazione di molti inquirenti in materia che si traduce in una mancata tutela del cittadino. Questo ho imparato ad accettarlo, perché viviamo in una democrazia troppo giovane perché sia veramente una democrazia. Le mentalità e i costumi di secoli non possono cambiare in pochi anni. L’oligarchia mascherata in cui viviamo, in fondo, un giorno dovrà finire per dare spazio ad una nuova era.
Ciò che mi dà tristezza è pensare che la maggior parte
delle famiglie di queste vittime non saprà mai la verità.

La maggior parte muore senza che i familiari sospettino un omicidio. Io stesso dopo il primo incidente che mi capitò pensai ad un caso. E dopo il secondo pensavo che ce l’avessero con la mia collega e che avessero manomesso contemporaneamente sia la mia moto che la sua per maggior sicurezza di fare danni a lei. In altre parole; potevo morire senza sapere neanche perché e pochi avrebbero sospettato qualcosa. Solo dopo qualche tempo mi spiegarono chi ce l’aveva come me e perché. Ora, perlomeno, so che mi potrebbe succedere qualcosa e so anche il perché. Ogni volta che prendo l’auto sono consapevole che lo sterzo potrà non funzionare, che un auto che viene in senso inverso all’improvviso potrà sbandare e venire verso di me, o magari che potrò avere un malore nell’anticamera di una procura come è successo al capo dei vigili testimone della Tyssen Krupp. Ma all’epoca dei primi incidenti, non avevo neanche il sospetto di essere stato “condannato a morte”. Perché non ero consapevole di quale colpa avessi commesso e di quale peccato mi fossi macchiato.
Mi domando se Senna sapeva il destino che lo aspettava, se i familiari avranno capito. I familiari del Torino Calcio cosa penseranno di quell’incidente terribile? E i genitori di Fois? E la Forleo, cui scrissi “una lettera aperta” dalle pagine di questo blog… avrà capito esattamente cosa le è successo oppure penserà che il suo incidente d’auto sia stato casuale?
I familiari delle vittime di via dei Georgofili, di Ustica, del Moby Prince, hanno capito. Lì sono troppo grosse le collusioni, troppo evidenti gli omicidi e i depistaggi perché qualcuno non capisca.

Ma gli altri?
I familiari dei testimoni di processi apparentemente normali, come quelli della Tyssen Krupp, o del Mostro di Firenze, che apparentemente sembra un normale caso di un serial Killer? E i familiari di tutte quelle persone che parevano condurre una vita normale, perché il delitto è maturato in un luogo ove nessuno sospetterebbe l’ingerenza così pesante dei cosiddetti poteri occulti, come il mondo sportivo?
Ho telefonato ai genitori di Pantani prima di scrivere questo articolo. Dal loro silenzio successivo al mio fax presumo che abbiano pensato che io sia un folle, magari un mitomane in cerca di pubblicità.
E’ normale che lo pensino, come è normale che la maggior parte delle persone che leggeranno queste righe le prendano per un delirio.

Allora voglio ricordare le parole dell’onorevole Falco Accame, a proposito degli incidenti anomali (come quello capitato ai genitori del giudice Forleo) o dei suicidi dei vari testimoni di processi importanti. Parlavamo dell’incidente capitato al giudice Forleo, e mi disse “inizialmente, quando mi occupai di queste cose, credevo al caso. Non volevo credere che fosse una cosa voluta perché mi pareva fantascienza. Poi, quando mi accorsi che i testimoni morivano tutti, sistematicamente, ho capito… E’ una cosa che è difficile da accettare.”
Questo articolo, come il precedente, è scritto per tutti i familiari di persone suicidate, impiccate, morte in incidenti inspiegabili che hanno sempre capito che la versione ufficiale data dagli inquirenti non quadrava, affinché perlomeno loro sappiano la verità. Oramai sono troppe le vittime sparse per la penisola,
perché non si cominci a sospettare. E sono troppi i sopravvissuti perché qualcosa prima o poi non venga fuori.

Oramai parlo con tante persone esperte e mi confronto. Molti, tanti, hanno capito. Un mio amico medico legale, a cui ho raccontato le mie “scoperte” mi ha lasciato di stucco quando mi ha detto “si Paolo, lo sapevo. Lo sapevo perché da medico legale mi rendo conto quando ci prendono in giro in TV e sui giornali. Tutti quei suicidi in carcere per soffocamento con buste di plastica sono impossibili dal punto di vista di medico legale. Analizzando alcuni dei più importanti casi dal punto di vista medico legale mi sono accorto che ci prendono in giro. E poi sono un appassionato di esoterismo, e quindi i loro simboli e messaggi io li vedo. Vedi? L’esoterismo è un linguaggio. Se non lo conosci è come camminare per strade di una nazione straniera; vedi la gente, vedi le scritte, ma non ti dicono nulla; in certi casi potrebbero sembrarti innocui disegnini. Ma se invece lo conosci allora riesci a leggere oltre la superficie e capire i messaggi profondi che vengono lanciati e gli innocui disegnino diventano frasi precise. Capisci tutto, ma con la maggior parte delle persone non puoi parlare perché ti prendono per matto. E il problema principale, quando capisci il sistema, è continuare a fare la vita di sempre senza impazzire”.

Questo, signori, è il sistema in cui viviamo ma con un po’ di studio e di intuito si può imparare a capirlo. Il paradosso è che non sono mai stato un appassionato né di gialli, né di spionaggio, né di esoterismo; ma credo che neanche la più fervida fantasia di qualsiasi scrittore abbia mai immaginato un sistema del genere. La realtà, per chi la vuole vedere, supera sempre di gran lunga la fantasia. Anche quella di Stephen King, che forse non a caso ha scritto una serie di telefilm che si intitola The Red Rose, e che forse per i suoi libri non si è ispirato alla sua sola fantasia (ad es. nei “Lupi del Calla”, occorre proteggere una sola rosa rossa che sta in una Torre nera; e se la Rosa venisse distrutta per qualche motivo la Torre cadrebbe insieme alla Rosa).

PS finale. Quando facevo il quarto ginnasio rubai tre biscotti al mio miglior amico, Daniele. Voglio precisare, in caso di suicidio da parte mia, che i due fatti non sono collegati, al fine di evitare che i media mi facciano lo scherzo di Fois e che riportino la notizia e facendomi passare per un ladro di biscotti. Peraltro confessai il mio crimine a Daniele, il quale dopo 25 anni non manca mai di ricordarmelo.


Pag. 13 de “Il Giornale“, martedì 15 gennaio 2008

Tratto da: www.disinformazione.it

aprile 14, 2008

Il Times attacca Silvio Berlusconi “E’ un Buffone, meglio il nuovo!”

Berluschino Pagliaccetto«Meglio votare Walter Veltroni»

ROMA – «Una vittoria elettorale di Silvio Berlusconi farebbe forse più notizia e magari sarebbe più divertente, ma non c’è alcuna garanzia che se lui andasse di nuovo al potere l’Italia vedrebbe i miglioramenti di cui ha bisogno. Il Paese deve perseguire le riforme con ferma determinazione e rinnovato vigore. Gli italiani farebbero bene a votare per Walter Veltroni, il diavolo che non conoscono, piuttosto che per un diavolo che già hanno sperimentato». Si conclude così, con un esplicito appello al voto per il Pd, un editoriale che oggi il “Times” di Londra dedica nella sua edizione online all’Italia.

Secondo il giornale, «è tutt’altro che sicuro che il candidato che vincerà, chiunque egli sia, sarà capace o vorrà cambiare abbastanza l’Italia». Ciò nonostante, afferma il “Times”, sebbene entrambi i candidati abbiano indicato simili priorità nei rispettivi programmi e tutti e due abbiano fatto appello all’elettorato centrista, «il candidato di centro sinistra, che ha 20 anni di meno del rivale di centro destra, rappresenterebbe un cambio generazionale e una novità alla guida dell’esecutivo».

Un altro quotidiano britannico, il “Guardian“, nella sua edizione online pubblica oggi un commento estremamente critico del candidato premier del centro destra, definendolo «un gaffeur che si crede al di sopra della legge», ma aggiungendo che potrebbe risultare più gradito alla maggioranza degli italiani rispetto a qualsiasi squadra di esperti economisti, «perchè è un diavolo che essi conoscono», rispetto al rivale Veltroni, benchè quest’ultimo, come carriera politica, possa vantare un’anzianità più lunga di quella di Berlusconi.

Forse, conclude il giornale, benchè Berlusconi sia favorito dai sondaggi, «alla fine le cose potrebbero non andare per il suo verso». Lo dimostra la scarsa affluenza di pubblico nel comizio tenuto da Berlusconi al Colosseo, «nel quale forse ha fatto una gaffe di troppo», accusando Francesco Totti di essere «fuori di testa» per il fatto di preferire Francesco Rutelli del Pd come sindaco di Roma. «Perchè in Italia la politica è quella che è, ma il calcio è un’altra cosa». Delle gaffe del leader del Pdl e del suo commento a proposito di Totti, peraltro, scrivono oggi con toni cronachistici o ironici vari organi di informazione inglesi, notoriamente attenti a tutto ciò che riguarda il calcio. «Autogol di Berlusconi su Totti», titola per esempio il Times, in un altro articolo dedicato alle elezioni italiane.

Tratto da: http://www.lastampa.it

aprile 10, 2008

Altra legge “Vergogna” del Berlusconi, la Pisanu in “Abrogazione”

Mister ScamorzaUE, 43 ONG abbatteranno la data retention

Roma – No, la registrazione di massa di tutti i dati delle comunicazioni dei cittadini europei non piace, è anzi un danno gravissimo, un vulnus che colpisce i diritti dell’individuo e che pregiudica il corretto e aperto sviluppo della Società dell’Informazione. C’è questo e molto altro nella richiesta di annullamento della direttiva europea sulla data retention trasmessa alla Corte di Giustizia da 43 ONG impegnate sul fronte dei diritti civili e sostenute da associazioni professionali di 11 paesi europei.

La lettera firmata per l’Italia tra gli altri da Progetto Winston Smith e ALCEI, fa un riferimento esplicito alla richiesta di annullamento portata avanti dall’Irlanda nel 2006. Secondo i promotori della proposta di annullamento la Direttiva è illegale.

Sostengono infatti che la data retention viola il diritto al rispetto della vita privata e della corrispondenza, la libertà di espressione, e il diritto alla protezione della proprietà privata per i fornitori di accesso.

Quanto introdotto dalla data retention di massa non è solo un abuso, ma una vera e propria “minaccia”, così viene definitiva, senza una contropartita apprezzabile, con benefici “complessivamente minimi”. “Solo in pochi casi – dicono i firmatari – generalmente di importanza secondaria, la data retention può servire a proteggere i diritti individuali. Non è prevedibile un effetto permanente nella riduzione della criminalità”.

Ci sono poi rischi concreti nella vita di ciascuno, quello ad esempio di dover fronteggiare “false incriminazioni” oppure “abusi da parte delle autorità o di privati”.

Tutte ragioni, dunque, che spingono le 43 ONG, sostenute anche da numerosi Internet Service Provider, a chiedere un immediato intervento della Corte di Giustizia.

La mobilitazione in corso rappresenta ad oggi la più rilevante azione di contrasto all’intercettazione di massa voluta dalla UE. Come noto, infatti, la registrazione dei dati delle comunicazioni è considerata dagli organismi europei per la privacy niente più e niente meno che una forma di intercettazione. Come tale, hanno fin qui inutilmente avvertito i Garanti europei, è un tipo di misura che va considerata straordinaria e adottata solo a fronte di specifiche esigenze di indagine nei casi di maggiore gravità, e sempre dietro controllo diretto della magistratura.

Data retention, che in Italia si traduce Decreto Pisanu, significa nella Direttiva europea la conservazione di dati come l’ora di spedizione di un SMS, la localizzazione del cellulare, il numero chiamato nel corso di una telefonata piuttosto che il destinatario, l’ora e l’IP di un messaggio email. Tutti dati che permettono di monitorare la rete di relazioni dell’individuo, valutare quali siano i suoi interessi personali e, nei fatti, trarre conclusioni su dettagli anche intimi della sua vita privata.

Proprio a fronte di questo attentato all’integrità della persona, ricordano i promotori della mobilitazione di questi giorni, in Germania lo Arbeitskreis Vorratsdatenspeicherung, il Gruppo di lavoro sulla Data retention, ha organizzato già l’anno scorso una protesta, riuscendo a catalizzare il supporto di 15mila persone. La Corte Costituzionale federale tedesca lo scorso marzo come ricorderanno i lettori di Punto Informatico ha messo importanti paletti all’azione della data retention.

Secondo il Gruppo di Lavoro tedesco, peraltro, la richiesta di annullamento sarà accolta entro l’anno dalla Corte di Giustizia: se ciò avvenisse si potrebbe immediatamente passare alla “fase 2”, e ottenere nei singoli ordinamenti comunitari l’annullamento delle leggi che recepiscono la Direttiva.

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