Angolo del Gigio

febbraio 29, 2008

Uso Criminale dei Mass-Media – Fermate Berlusconi!!

Il dito e la luna (dal sito di Antonio di Pietro)

Berlusco-MafiaLa libera informazione è alla base della democrazia, senza di essa ogni ordinamento democratico cessa di esistere. La commistione tra la politica e i media in Italia è così abnorme da risultare determinante per l’elezione di un presidente del consiglio e da influenzare l’opinione pubblica ogni giorno con notizie false e commenti tendenziosi fino alla sfacciataggine. Questo legame va tagliato in modo radicale. I politici non devono in alcun modo essere proprietari di giornali o di televisioni. Il Governo deve, su questo punto, essere deciso e rapido e eliminare, anche con un decreto legge, questa anomalia della democrazia in Italia. Non possiamo permetterci di affrontare nuove elezioni con un’informazione azzoppata dalle televisioni di Berlusconi.
Insieme alla volontà di controllo dell’informazione si sta inoltre manifestando da tempo la volontà di colpire il giornalismo libero ancora presente in Italia. Voglio essere molto chiaro: i politici non debbono interferire contro la pubblicazione di articoli che li riguardano con querele intimidatorie e con minacce nei confronti dei magistrati. Facciano politica, si occupino delle leggi, del programma e evitino di comprare banche per il partito o di interessarsi a gruppi editoriali. A quel punto nessuna intercettazione li metterà più in imbarazzo.
La politica richiede trasparenza, non si può pretendere di esercitarla nell’ombra, con strategie ignorate dagli elettori. Non è questa “l’intelligenza politica” che interessa agli italiani. I politici devono ricordarsi che rispondono solo al Paese, ai cittadini che gli pagano lo stipendio. L’arroganza e l’impunità di una classe politica che è stata definita, troppo benevolmente, come una casta, è arrivata al punto di voler impedire l’accesso di un giornalista di una testata considerata “non amica” a un aereo di Stato, come se fosse proprietà privata di un ministro e non invece “cosa pubblica”. Una classe politica senza pudore e assolutamente bipartisan nell’attaccare i giudici, che hanno solo rispettato la legge rendendo pubblici i verbali di Ricucci due anni dopo, e i giornalisti che esercitano il dovere di cronaca.
L’Italia dei Valori ha dato vita a una campagna permanente per “liberalizzare” l’informazione semilibera del nostro Paese. Lo farà con proposte di legge, incontri nelle città italiane con i cittadini, seminari. Al Senato si voterà a breve una legge sulle intercettazioni, il mio partito si impegnerà perchè non diventi un bavaglio imposto ai giornalisti. E se una legge liberticida dovesse passare, l’Italia dei Valori pubblicherà attraverso il suo sito e il mio blog i testi vietati ai giornalisti e chiunque potrà copiarli e diffonderli citando la fonte.
L’informazione libera permette al cittadino di valutare, giudicare l’operato di governo e opposizione, è uno strumento indispensabile per lo sviluppo della democrazia e per il buon governo. Nel mirino della politica oggi ci sono i giornalisti liberi, che per fortuna esistono ancora, e i magistrati. Invece di una autocritica si cerca di colpire chi evidenzia comportamenti anomali e ingiustificabili. Non si guarda alla luna, ma al dito che la indica.

PS:
vi invito a partecipare all’incontro di lunedì 25 giugno 2007 LA SCOMPARSA DELL’INFORMAZIONE. L’evento si terrà a Milano alle ore 20.45 presso la Camera del Lavoro, Corso di Porta Vittoria Camperio. Oltre al sottoscritto interverranno Oliviero Beha, Peter Gomez, Katerina Kort e Giovanni Pons.

Clicca per informazioni sull’iniziativa: “La vera informazione garantisce la democrazia“.

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febbraio 20, 2008

Televisioni: i fatti secondo Marco Travaglio – “Grandissimo!!”

Mediaset

Ecco come stanno i fatti:

“Scusate la noia, ma parliamo di tv. Quell’elettrodomestico quadrato in cui l’altra sera il Caimano ha potuto impunemente raccontare di essersi battuto come un leone contro l’uscita di Enzo Biagi dalla Rai, ma non ci fu nulla da fare perché il vecchio Enzo teneva troppo al soldo e scappò con la cassa di una lauta liquidazione. Dinanzi a lui, al posto del direttore del Tg1 Johhny Raiotta, c’era una sagoma di cartone, che naturalmente non ha replicato.

L’altroieri Antonio Di Pietro ha detto una cosa ovvia: occorre dare «esecuzione alla sentenza europea su Europa7 e spostare Rete4 sul satellite». Poi ha auspicato la Rai venga ridotta «a una rete senza pubblicità, finanziata dal canone e sottratta all’influenza dei partiti» e ogni concessionario privato non possa avere più di una rete.

Su questo secondo punto, c’è libertà di pensiero: nel Pd, a sinistra e a destra, sopra e sotto. Ma sull’obbligo di eseguire la sentenza della Corte europea c’è poco da discutere: si esegue e basta. Invece Di Pietro è stato subissato di critiche, attacchi, improperi. Che a metterlo a tacere siano i berluscloni, da Cicchitto a Fede, dal Giornale al Foglio, da Facci alla Donna Barbuta, fa parte del gioco: la banda larga difende la cassaforte. Decisamente più stravagante è che lo facciano i vertici del Pd.

QUI – Gentiloni: «Il Consiglio di Stato si pronuncerà nei prossimi mesi e alla luce del pronunciamento prenderemo le misure adeguate».
QUO – Follini: «La posizione del Pd è contenuta nei due ddl Gentiloni che giacciono in Parlamento».
QUA – Veltroni: «Non mi sentirete mai pronunciare una parola di attacco contro Berlusconi. Quella con lui è una polemica gioiosa, ma va bene così: gli italiani sono stanchi degli improperi».

Infatti nessuno vuol lanciare improperi.
Sarebbe interessante però sapere
come intenda muoversi il Pd sulla tv.

Marco Follini Anche perché il responsabile Informazione, Marco Follini, non è l’omonimo di colui che approvò il decreto salva-Rete4 e la legge Gasparri: è sempre lui. Forse dovrebbe uscire dal tunnel della Gasparri. Spiegandogli, con le dovute cautele, che la Corte europea ha raso al suolo il concetto di «regime transitorio» su cui si fondavano la Maccanico, la Gasparri e la Gentiloni.

Ricapitolando

Dal ’94 la Consulta intima a Fininvest di cedere una rete o di spedirla su satellite. La Maccanico le concede una proroga pressoché illimitata. Che perdura anche dopo il ’99, quando Europa7 vince la concessione e Rete4 la perde, ma Rete4 continua a occupare le frequenze spettanti a Europa7. Nel 2002 la Consulta torna a fissare il tetto massimo di due reti per Mediaset e le dà tempo fino al 31 dicembre 2003. Berlusconi con il salva-Rete4 e Gasparri con la Gasparri chiudono la partita, con la scusa che, quando arriverà il digitale terrestre (previsto nel 2006) sbocceranno migliaia di canali. La Gentiloni nulla cambia sul numero di reti, si limita a spostare il digitale al 2012, e nulla dice sulle frequenze di Europa7: altro periodo transitorio che cristallizza lo status quo, cioè il monopolio Mediaset. Intanto il 19 giugno ’07 la signora Kroes, commissario europeo alla Concorrenza, mette in mora il governo italiano perché modifichi subito la Gasparri, che consente l’accesso al digitale solo a Rai e Mediaset, e annuncia la procedura d’infrazione contro l’Italia.

Il mandra di Silvio Investito da Europa7, il Consiglio di Stato chiede alla Corte di Lussemburgo se le regole italiane siano legittime. La Corte, il 31 gennaio 2008, risponde che sono illegittime (la Maccanico, la Gasparri e implicitamente anche la Gentiloni) proprio perché consentono il periodo transitorio a Rete4, a scapito di Europa 7: il Consiglio di Stato dovrà risarcire Europa7 per mancati introiti e frequenze negate. La commissaria Kroes annuncia che questa è anche la posizione Ue: se nel 2009 l’Italia non cambierà sistema, si beccherà una multa di 350-400 mila euro al giorno, con effetto retroattivo dal 2006. Cioè: gli italiani pagheranno all’Europa e a Europa7 cifre da capogiro, perché tutti i governi dal ‘94 a oggi hanno favorito Berlusconi. Ora, attendere il Consiglio di Stato (che dovrà applicare la sentenza di Lussemburgo) o appellarsi alla defunta Gentiloni (superata dalla sentenza di Lussemburgo) è una furbata di poco respiro. Eseguire le sentenze della Consulta e della Corte europea non è fare un favore a Di Pietro o un dispetto a Berlusconi. È un dovere, punto e basta.

Marco Travaglio”

febbraio 17, 2008

GRANDE FRATELLO – Tutto su di Noi

GRANDE FRATELLO
Continua imperterrita la strada verso una società globalmente e totalmente controllata.

Con la scusante del terrorismo islamico e non – 11 settembre 2001 docet – si sono fatte passare leggi repressive che violano ogni libertà individuale. Un semplice sospetto di terrorismo per esempio, o una persona dal cognome arabo o un individuo scomodo, può essere sequestrato (legalmente), segregato e interrogato.
Con la scusante della situazione economica, si stanno convincendo le persone all’utilizzo della carta di credito con microchip e al conseguente abbandono della carta moneta.
In un domani non molto lontano, tutti i nostri movimenti fisici (vedi GPS e Telepass), quelli finanziari (controllo elettronico), le comunicazioni interpersonali (GSM, UMTS, e-mail), gli acquisti commerciali (carta di credito),
saranno sotto controllo, e tutti i dati archiviati in mega strutture informatiche come data-base…

Lo scopo? Il controllo dell’uomo sull’uomo.

La redazione

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USA a tutta sorveglianza
di Gaia Bottà – giovedì 14 febbraio 2008
Tratto da Punto Informatico – http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2189690

Roma – Un database per schedare i cittadini, una rete di operatori telefonici che collaborano con lo stato per controllarli. Gli Stati Uniti spingono l’acceleratore sul fronte di monitoraggio e sorveglianza. Con un database biometrico nuovo di zecca e con la rinnovata fiducia concessa alle telco che finora si sono infiltrate nella vita dei cittadini.
Scansioni dell’iride, tratti del volto, impronte del palmo delle mani andranno ad aggiungersi ai 55 milioni di set di impronte digitali archiviate nell’attuale database dell’FBI. Il nuovo strumento sarà più completo, più agile e più accurato, costerà un miliardo di dollari, sarà sviluppato e gestito per dieci anni da Lockheed Martin, l’azienda che si è occupata di costruire l’archivio fin qui utilizzato.

Il database si chiamerà Next Generation Identification. I cittadini onesti non avranno di che temere, ha spiegato Thomas E. Bush III per l’FBI: nel database convergeranno le identità biometriche di criminali, di terroristi e sospetti terroristi, di coloro che visitano gli Stati Uniti con una fedina penale che non sia intonsa.
L’obiettivo di un rinnovato database? Semplificare lo scambio e la condivisione di informazioni fra le istituzioni americane, spiegano dall’FBI: l’archivio verrà sviluppato aderendo agli standard tecnici condivisi fra il Dipartimento della Homeland Security, il Dipartimento della Difesa e le altre istituzioni che si occupano di tutelare la sicurezza dei cittadini. Questo scambio di dati potrebbe essere operato anche a livello internazionale, un’opzione ventilata in precedenza dall’FBI, una strategia che potrebbe aprire la strada alla costruzione di un database sterminato, condiviso tra le forze dell’ordine di mezzo mondo.

Ma le ragioni della sicurezza globale non si perseguono solo a mezzo database. L’apparato normativo che concedeva alla polizia degli Stati Uniti ampi poteri in nome della sicurezza si sta lentamente sgretolando, si tentano di ristabilire le garanzie minime per i cittadini, sottoposti ad un monitoraggio estensivo di telefonate e sessioni web, ma nel frattempo si staglia all’orizzonte un sistema pervasivo di intercettazioni, che andrà ad aggiungersi alla già attiva sorveglianza sulla vita telefonica e web dei cittadini.
Fra i provvedimenti volti a fare chiarezza su quanto avvenuto negli anni di lotta al terrorismo e a sgombrare il futuro dall’uso illecito della sorveglianza c’è una proposta di legge secondo cui le intercettazioni vanno regolamentate, e prevede che le procedure di spionaggio statale debbano essere raccolte in relazioni dettagliate. Relazioni dettagliate che dovrebbero coprire anche l’attività passata delle telco e dei provider incaricati delle intercettazioni. Bush aveva opposto il suo niet, aveva promesso ostruzionismo qualora la proposta di legge non avesse previsto l’immunità per gli operatori che hanno cooperato con le agenzie investigative. Il Senato ha dato ragione al Presidente, l’immunità è stata garantita alle telco che hanno agito e, ha spiegato Bush, continueranno ad agire per salvaguardare il paese dalle minacce.

La proposta di legge dovrà passare nuovamente alla camera bassa: se EFF intravede nel voto del Senato un futuro nel quale i cittadini dovranno rinunciare alla propria riservatezza in nome della sicurezza nazionale, ACLU, l’associazione americana a difesa dei diritti civili, già ha parlato dell’approvazione di una proposta pericolosa e incostituzionale.

febbraio 13, 2008

La lunga mano di Berlusconi ora anche sul Wi-Fi “Brutta Storia”

Wi-MaxPrima che la campagna elettorale entri nel fuoco delle polemiche, e magari che Silvio Berlusconi torni davanti alla lavagna in tv per annunciare un nuovo piano di “grandi opere” irrealizzabili o che il cosiddetto “ambientalismo del fare” consumi quello che resta del territorio italiano, converrà ricordare a tutti i contendenti che c’è un’infrastruttura invisibile, immateriale e relativamente poco costosa, di cui il Paese ha urgente bisogno e che invece è rapidamente realizzabile: si chiama “broad band”, banda larga, vale a dire Internet veloce.

Tanto più che proprio domani si terrà al ministero delle Comunicazioni l’asta per l’assegnazione delle frequenze Wi-Max, la connessione senza fili, per collegare le zone tuttora scoperte come quelle montane e rurali. E si tratterà anche qui di garantire che un bene pubblico come l’etere venga gestito correttamente, piuttosto che essere sfruttato per interessi privati.

Parliamo cioè di quelle ” autostrade informatiche” che servono certamente più della controversa autostrada della Maremma. Di quella Rete intangibile che può rendere molto più delle licenze o dei condoni per costruire o sanare villettopoli, abusi edilizi ed ecomostri. Una ” grande opera” da completare e diffondere al più presto, per dare un impulso immediato all’economia nazionale, alla produzione e ai consumi, anche a costo di decretare una “moratoria”, di fornire una super-Internet gratis a tutti per un anno, di incentivare ulteriormenteracquisto dei computer o di promuovere l’alfabetizzazione digitale di massa.

Nell’ultimo anno e mezzo, sotto la guida di Paolo Gentiloni, il ministero delle Comunicazioni ha già avviato un programma imperniato sulla banda larga come “motore di sviluppo e servizio universale”. Ma al 30 giugno scorso ben 3.506 Comuni su un totale di 8.101 pari a circa un terzo del territorio, rientravano ancora nel cosiddetto “digital divide” (divario digitale), cioè non erano raggiunti dall’Adsl.

E il consuntivo, al 31 ottobre scorso, indica che è stata completata la progettazione preliminare per circa 1.790 chilometri di rete in fibra ottica; è stata elaborata la progettazione definitiva per circa 1.590 chilometri d’infrastrutture e quella esecutiva per oltre 1.430 chilometri, con un impegno di 78 milioni di euro d’investimento e l’apertura di 165 cantieri di scavo e posa in opera.

In un Paese con le caratteristiche orografiche dell’Italia, con tanti rilievi e tante isole, molto resta ancora da fare per azzerare definitivamente il “digital divide”. L’asta di domani per le frequenze Wi-Max sarà un passaggio complementare per estendere la connessione veloce senza fili anche alle aree più svantaggiate, difficilmente raggiungibili o poco remunerative, distribuite a macchia di leopardo sullo Stivale.

In questo caso, le “due Italie” non corrispondono infatti alla storica divisione tra Nord e Sud, ma alle differenze naturali del territorio: in una regione montuosa come il Piemonte, per esempio, i Comuni in “digital divide” sono 578 su un totale di 1.206 (48%), contro i 63 su 258 della pianeggiante Puglia (24%). Ed è già annunciato che il 2008 sarà l’anno della copertura integrale della banda larga in Sardegna.

Sono 179 le offerte iniziali presentate al ministero delle Comunicazioni per le 35 frequenze (o meglio, diritti d’uso) Wi-Max: 14 per le macro-regioni in cui è stata suddivisa la Penisola (due per ciascuna) e 21 su base regionale o provinciale. Al momento, l’ammontare complessivo è di 48 milioni e 800 mila euro, ma ora la gara procederà per rilanci competitivi. In Germania, sono arrivati alla fine a 60 milioni e in Francia a 120.

Elencate in una tabella pubblicata nel sito del ministero, le offerte sono state in totale 48. Nella lista finale figurano i principali operatori del settore, come Telecom, Wind e Fastweb, insieme ad altri soggetti tra cui Ariadsl Spa e Toto costruzioni. Ma spicca fra tutti la presenza di Elettronica Industriale, una società del gruppo Mediaset, che partecipa all’assegnazione delle frequenze sia perle macro-regioni sia per le altre aree regionali o provinciali. Tanto da suscitare, oltre alla sorpresa iniziale dell’Autorità sulle Comunicazioni, l’allarme dei concorrenti minori in ordine all’esito della gara.

Serio interesse di Mediaset per il Wi-Max corrisponde alla volontà di diversificare il proprio impegno, dalla televisione a Internet, in caso di aggiudicazione questo rientrerebbe nell’esercizio dei suoi diritti. Ma se invece le frequenze fossero usate solo per trasportare il segnale per la televisione digitale terrestre, come temono alcuni, ciò contrasterebbe con gli scopi previsti dal bando di gara.

Nello stesso disciplinare d’asta, infatti, si legge all’articolo 3.1 che le frequenze in questione non possono essere utilizzate “per servizi di fornitura di rete di comunicazione elettronica” e quindi per la trasmissione televisiva. C’è il sospetto, invece, che anche il Wi-Max possa servire a Mediaset per sfruttare a fini pubblicitari le sinergie fra tv, Internet e fonia, rafforzando ulteriormente la sua posizione dominante sul mercato nazionale delle telecomunicazioni.

Giovanni Valentini
per “La Repubblica”

febbraio 6, 2008

Mastella e il comma Fuda (quello che tra un po ie Suda!)

Mosto Blasfemo
Il Guardasigilli difende la svergognata misura sui reati contabili e se la prende con Di Pietro: «Non è un eroe. Per fortuna che in Consiglio dei ministri non c’ero, sennò…».
Scorno. Perche’ “vergogna” e’ una parola cosi’ abusata da aver perso significato. Meglio rivolgersi ad un arcaismo che con il suo suono vetusto e sobrio mi sembra piu’ adeguato alla circostanza. Scorno e’ quello che ho provato leggendo questa intervista rilasciata da una persona che al momento ricopre il ruolo di ministro della giustizia di uno dei sette stati piu’ industrializzati del mondo. Lo scorno sta nel fatto che ricopre quel ruolo anche per colpa mia.
Nell’intervista, che una volta tanto vi invito a leggere per intero, si difende il comma Fuda e si attacca il ministro delle infrastrutture on. Di Pietro, con un’arguzia e una profondita’ di argomentazioni che farebbero faville in un asilo. Si sortisce con un’asserzione sul comma ingiustamente bistrattato: “Si trattava di una prescrizione dei reati contabili che anziché durare vent’anni, come capita oggi per tanti amministratori, stabiliva un periodo contingentato nel tempo“, quindi non una riduzione dei tempi di prescrizione, solo un semplice accorciamento. E chi pensa che sia la stessa cosa sbaglia. Se fossero la stessa cosa la lingua italiana non avrebbe due parole diverse no? Un atto umanitario messo in atto da Fuda, un gentiluomo bistrattato solo perche’ “è un brutto anatroccolo del Sud. Perché diciamoci la verità: non è un adone, è di Reggio Calabria, ha l’accento meridionale….“.Quindi chi, come me, si e’ rivoltato come una trottola per il comma fuda non lo ha fatto perche’ era una schifezza ma solo perche’ Fuda non e’ bello come la Santanchè ed e’ di Reggio Calabria. Che razzista. Il povero anatroccolo, sempre secondo il ministro, sarebbe “vendicatore di tanti amministratori pubblici costretti da una legge iniqua a non beneficiare di una prescrizione per un reato contabile. I ladri sì e i sindaci no! Cose da pazzi. ” Perche’ giustamente i sindaci ed i ladri stanno sullo stesso piano. Se lo dice il ministro chi ha il coraggio di contraddirlo. E io che avevo sempre pensato che chi ruba approfittando di una carica pubblica e’ ladro tre volte. Per fortuna che ci sono Fuda e il ministro, i difensori dei diritti dei sindaci ladri. Quello che viene da chiedersi e’ perche’ se Fuda caritatevolmente “Ha ideato questo comma solo per evitare una via crucis a tanti amministratori locali“, l’ha infilato di soppiatto in piena notte in una legge finanziaria che stava per essere approvata con la fiducia al senato la mattina dopo? Forse per evitare la noia di una noiosa e superflua discussione parlamentare.Leggendo ancora si scopre che la colpa di tutto l’ambaradan non e’ stata l’indignazione di milioni di cittadini, ma solo dell’on. Di Pietro, il ministro delle infrastrutture che “Vuole interpretare il ruolo di Sherlock Holmes”. Di Pietro non lo sa ma ha evitato un mazziatone solo perche’ “All’ultimo Consiglio dei ministri non mi sono presentato per la storia del proiettile recapitato a mia moglie Sandra. Ma altrimenti, non so cosa sarebbe successo.” Roba che viene il sospetto che il proiettile lo abbia imbustato Di Pietro, giusto per evitare le mazzate in pieno consiglio dei ministri. Secondo il ministro guardasigilli Di Pietro ha un unico scopo “Quello di fregarmi. Ma non è colpa mia se non fa il ministro della Giustizia. Ha cercato di fregarmi già durante Mani pulite, però non ci è riuscito: perché io sono una persona perbene. Non ho nulla da nascondere: non sono compiacente con farabutti e delinquenti. E lui non è un eroe.“.
E si potrebbe aggiungere che sputa e piscia meno lontano e che ce l’ha pure piu’ corto. Cosa che non e’ stata fatta per pura dimenticanza. E per mantenere il tono elevato, l’intervista si chiude con una minaccia “da domani mi occuperò di infrastrutture. Ogni convegno, un bel discorso sulla Salerno- Reggio Calabria. Così, tanto per svagarmi un po‘”
Che tradotto suona :”Visto che non ti fai i fatti tuoi, da domani in poi nemmeno io mi faccio piu’ i miei e vediamo come va a finire“.Io credo sinceramente che se avessi assistito a una zuffa fra bulletti delle medie (a proposito che fine ha fattoil bullismo, fino a un mese fa sembrava che stesse per scoppiare la rivoluzione in terza C) avrei sentito cose simili. L’altra sera il capo dello stato ci invitava non allontanarci dalla politica. Ma lo stesso discorso lo ha fatto al terzetto di cui sopra?
Tratto da: dellefragilicose.blogsome.com

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