Angolo del Gigio

novembre 15, 2007

Somalia: la Crisi Dimenticata!!

Grazie della Pace!!I responsabili delle violenze che stanno sconvolgendo la Somalia dovrebbero essere portati di fronte alla giustizia internazionale, secondo l’inviato dell’Onu.

La crisi in Somalia è molto peggiore di quella del Darfur ma avviene nell’indifferenza della comunità internazionale. Un giudizio che singolarmente vede d’accordo esponenti delle Nazioni Unite e delle Corti islamiche, cacciate da Mogadiscio dalle truppe etiopi nel dicembre dello scorso anno.

Non accettava la Pace!!I responsabili delle violenze che stanno sconvolgendo la Somalia, ormai divenuta la peggiore crisi umanitaria dell’Africa, dovrebbero essere portati di fronte alla giustizia internazionale. Lo ha detto ieri l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Somalia, Ahmedou Ould Abdallah in una conferenza stampa tenuta a Nairobi, riportata oggi dall’agenzia Misna. “Ritengo che sia venuto il tempo che la giustizia internazionale veda cosa può fare per aiutare i somali” ha aggiunto, dopo aver definito la crisi umanitaria in corso in Somalia “la peggiore del continente”. “Quando parlo di situazione umanitaria – ha proseguito – intendo l’insicurezza alimentare, la malnutrizione e tutti questi temi. Una situazione che la crisi in corso a Mogadiscio può solo peggiorare”. Abdallah ha poi criticato, seppur velatamente la comunità internazionale, sottolineando come “nonostante i tentativi, non sia ancora riuscita a dare l’attenzione appropriata ai bisogni della popolazione somala”. Oplà la Pace è ancora qua?!?Il quadro dipinto dall’inviato Onu stride fortemente con quello realizzato, sempre ieri, dal presidente del governo di transizione Abdullahi Yusuf, secondo cui la situazione della sicurezza a Mogadiscio “è migliorata”. Le parole di Yusuf – che ha invitato la popolazione a schierarsi a fianco del governo nel combattere gli “insorti”, identificati però a Mogadiscio dal termine “muqawamah”, ovvero ‘resistenza’ – sono state raccolte con amarezza dai media somali che oggi parlano di “una demoralizzante conferenza stampa”, sottolineando la perdita di fiducia della popolazione nei confronti del governo. Ma, col passare del tempo, si moltiplicano anche le critiche alla comunità internazionale, accusata di indifferenza nei confronti della Somalia.

In un’intervista rilasciata al quotidiano in lingua araba pubblicato a Londra, Asharq Alawsat, l’ex-capo delle deposte Corti Islamiche, Sheikh Hassan Dahir Aweys, ha accusato le Nazioni Unite di “ignorare” il grido d’aiuto dei somali. “La situazione in Somalia è molto peggiore di quella del Darfur – ha detto riferendosi alla regione occidentale sudanese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno – ma mentre questa riceve un’attenzione sproporzionata, il silenzio regna sulle sofferenze delle masse in Somalia”. Dopo aver definito “ipocriti” i proclami delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea sulla difesa dei diritti umani nel pianeta, Aweys ha chiesto ai due organismi di “intervenire immediatamente” a Mogadiscio. Solo negli ultimi 6 giorni di violenze, quasi un centinaio di persone, soprattutto civili, sono morte negli scontri tra insorti e soldati somali ed etiopi, questi ultimi poi sarebbero stati protagonisti di vere e proprio rappresaglie ai danni soprattutto di civili inermi. Una situazione che ha nuovamente costretto decine di migliaia di civili, 173.000 nelle ultime due settimane secondo le stime dell’Onu, a lasciare la capitale somala e a cercare rifugio altrove.

Pacifisti esultanti!!Ad Afgoye, la località a una trentina di chilometri da Mogadiscio che dallo scorso dicembre (quando l’invasione etiope ha portato alla cacciata delle Corti e all’insediamento del governo di transizione) ospita la maggior parte dei civili in fuga da Mogadiscio, ormai non c’è più spazio. Come nei momenti peggiori del conflitto tra Corti e governo, la gente è tornata a trovare un riparo sotto gli alberi, mentre la difficile situazione della sicurezza impedisce anche ai pochi operatori umanitari attivi in Somalia di alleviarne le sofferenze. Intanto a Mogadiscio proseguono le operazioni di rastrellamento lanciate dalle forze di sicurezza governative e dai militari etiopi alla ricerca di depositi di armi e di insorti. Iniziata nel fine settimana questa vasta operazione di polizia interessa ormai sei dei 12 distretti di Mogadiscio, isolando quasi completamente la popolazione di alcune di queste aree.

Tratto da: Vita.it 

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