Angolo del Gigio

novembre 27, 2007

Il ruolo dell’ebraismo nella cinematografia statunitense

Woody AllenDietro il sogno americano
Il ruolo dell’ebraismo nella cinematografia statunitense
Tratto dal libro: “Dietro il sogno americano”, Gianantonio Valli, ed. Barbarossa

Se da una parte tutte le maggiori case di produzione hollywoodiane sono strettamente in mani ebraiche (ma lo sono anche catapecchie cinematografiche come la Producers Releasing Company, del ragioniere Leon Fromkess), ebraiche sono anche le prime banche che finanziano l’industria filmica.
L’unica, parziale eccezione è rappresentata dalla Bank of Italy, fondata nel 1904 a San Francisco da Amedeo Peter Giannini, un immigrato italiano nato nel 1870 a San Josè. Dotato di un talento e di una forza d’animo eccezionali, dopo il praticantato bancario egli ottiene i primi capitali per la sua impresa dai fratelli Herman Wolf ed lsaiah Wolf Hellman, due dei più potenti banchieri della California (il secondo è inoltre il fondatore, nel 1872, della prima sinagoga del B’nai B’rith di San Francisco).

Fattosi largo a forza in uno establishment ostile, allora dominato dai banchieri anglosassoni, l’italiano si appoggia agli ebrei, stipulando, attraverso il produttore Sol Lesser, un’alleanza con i produttori di Hollywood e con i banchieri di New York interessati allo sviluppo dell’industria cinematografica.

Il propulsore di tale impegno non è però direttamente Amedeo, ma suo fratello Attilio, detto «Doc» per via di una sua laurea in medicina. Quando la Bank of Italy rileva la fallita Bowery and East River Bank di New York, è ancora Sol Lesser a consolidare la banca di Giannini attraverso il coinvolgimento di Attilio nelle attività finanziarie delle compagnie di produzione. In tal modo «Doc» diviene la prima fonte di capitale per Marcus Loew, Lewis Selznick, Florenz Ziegfeld e dozzine di altri impresari ebrei, sia teatrali che cinematografici: «una collaborazione tra outsiders», la definisce Neal Gabler.

Fondata nel 1919, la Loews Incorporated vede l’interessamento anche di altri banchieri. Come abbiamo accennato parlando della MGM, è per questo motivo che nella direzione della Loew compaiono i «gentili» W.C. Durant, dirigente della General Motors, e H. Gibson, presidente della Liberty National Bank.

Hollywood Propaganda Un altro banchiere perno dello sviluppo dell’industria cinematografica americana è Otto Hermann Kahn. Nato nel 1867 a Mannheim dal banchiere Bernard Otto, dopo un periodo di lavoro nella filiale londinese della Deutsche Bank, nel 1893 è nominato direttore della filiale newyorkese della Speyer & Co. Tre anni più tardi egli sposa Addie Wolff, figlia di Abraham, socio nella Kuhn Loeb & Co., nella quale banca viene assunto l’anno seguente – «verosimilmente per il fatto che era stata fondata da ebrei come lui», ci informa piamente il Gabler – divenendone un’autorità.

In tempo rimarchevolmente breve, da impiegato Otto diviene alto dirigente e socio. Dal 1903 al 1917 è presidente del Consiglio di Amministrazione della Metropolitan Opera Company. Adolph Zukor, già finanziato da Pierpont Morgan, lo contatta intorno al 1919 tramite suo fratello Felix Kahn, proprietario di una delle più estese catene teatrali newyorkesi. Quando la Paramount apre la sua campagna di acquisti di teatri (nel 1921 possiede od ha costruito ben trecentotre locali di prima visione), Felix cede la sua catena, venendo cooptato nella casa e divenendone uno dei massimi dirigenti, oltre che amico intimo di Zukor. Alla fine degli anni Venti, delle quindicimila sale cinematografiche sparse sul territorio degli Stati Uniti, la Paramount ne controlla un terzo.
Cosi si esprime ancora il Gabler: «Zukor aveva una forte affinità con i Kahn. I due fratelli erano apostati dal giudaismo, senza speranza di assimilazione, sebbene essi fossero in proposito più decisi che non Zukor.
Otto aveva completamente rigettato il giudaismo e si era fatto episcopaliano. Essi affettavano uno stile di vita “imperiale”, pensando di consolidare in tal modo il loro status di gentleman. Ed ancora credevano nelle arti come mezzo di mobilità sociale. In effetti, sembra che Otto Kalm si riferisse a Zukor quando, pochi anni più tardi notificò ad un gruppo di soggettisti e produttori che “nell’arte come in ogni cosa il popolo americano ama essere guidato in alto e in avanti”, continuando poi a riferirsi “alla grande importanza ed alla potenzialità del cinema come industria, influenza sociale ed arte”».

Hollywood PropagandaUn gustoso aneddoto sul suo conto merita a questo punto di essere riportato. Fattosi protestante, Kahn cerca per anni di ignorare e di far ignorare la sua origine ebraica. Passando un giorno per la Quinta Strada in compagnia dell’umorista ebreo Marshall Wilder, affetto da una gobba pronunciata, egli indica al compagno la chiesa della quale è assiduo fedele, dicendogli: «Marshall, sai che una volta ero ebreo?». «Sì, Otto» – è la risposta di Wilder, evidentemente memore del fatto che olim haebreus semper haebreus – «e anch’io una volta ero gobbo».
Come la Kuhn, Loeb & Co. per la Triangle (insieme a Rockefeller) e per Zukor, cosi altri banchieri ebrei finanziatori dei tycoons hollywoodiani sono S.W. Straus per Carl Laemmle e Goldman, Sachs & Co. per i fratelli Warner.
Solo Williarn Fox avrebbe «osato» accordi con banchieri «gentili» non legati alla finanza ebraica, e subito l’A T & T, Halsey, Stuart & Co. ed altri finanzieri avrebbero cospirato per sottrargli il potere di controllo sulla filmografia sonora, campo nel quale Fox si trovava allora all’avanguardia e nel quale essi avevano investito considerevoli mezzi finanziari.

La crisi dell’ottobre 1929 costringe le grandi case a fare ricorso alla Chase National Bank di Rockefeller, oppure alla Atlas Corporation di Morgan, che impongono una drastica politica di organizzazione e sottomettono alla fine la produzione al loro diretto controllo.

Hollywood Propaganda«Il 1935» – scrive Sadoul – «è l’anno in cui le conseguenze della crisi economica e della nuova “guerra dei brevetti sonori” portano ad un rafforzato controllo dei grandi gruppi finanziari sulla città del cinema. Otto Grandi regnano ormai su Hollywood; cinque “maggiori”: la Paramount, la Warner, la Loew-MGM, la Fox e la RKO insieme con tre “minori”: la Universal, la Columbia e la United Artists. Le cinque case maggiori totalizzano l’88 per cento del giro d’affari, sono proprietarie di 4.000 grandi cinematografi-chiave e producono l’80 per cento delle superproduzioni. Insieme con le tre case minori, monopolizzano il 95 per cento della distribuzione. Questi Otto Grandi sono consociati nella Motion Picture Producers of America (MPPA) e a loro volta sono controllati – il più spesso a due o tre mandate – dal gruppo Rockefeller o dal gruppo Morgan. Per di più, alcune di esse sono legate a W. Randolph Hearst, a Du Pont De Nemours, alla General Motors, alla General Electric e a varie grandi banche. L’alta finanza americana, direttamente proprietaria di Hollywood, sceglie attraverso i suoi fiduciari i soggetti dei film, che, prima di venir realizzati da un cineasta, debbono piacere ad una manciata di finanzieri».

I veri padroni degli oligopoli cinematografici rappresentati dalle maggiori case di produzione sono ancor oggi i grandi finanzieri di Wall Street (anch’essi nella maggior parte di ascendenza ebraica). I maggiori trust finanziari e bancari statunitensi, le «Big Three», sono ancor oggi i gruppi Rockefeller, Morgan, e la Kuhn Loeb & Co.

Come continua Georges Sadoul, l’attività dei monopoli cinematografici di Hollywood sarà da allora prevalentemente diretta da fini commerciali: «I dirigenti, che sono praticamente i delegati dell’alta finanza, stabiliscono con precisione quanto deve rendere ogni film e se il bilancio risulta in deficit tutti quelli che hanno concorso a crearlo (attori, directors e producers) si troveranno presto o tardi licenziati. I finanziatori americani padroni di Hollywood liquidano spietatamente questi executives, che sembrano tanto potenti, non appena il bilancio delle grandi case da essi dirette si rivela passivo».

Tuttavia, nota sempre Sadoul, in talune circostanze i finanzieri di Wall Street autorizzano delle spese «disinteressate». Uno degli esempi più chiari si manifesta nel primo decennio del dopoguerra.

Spettro/Spauracchio del ComunismoNel 1948 la Fox è la prima a lanciare un film anticomunista, «La cortina di ferro», in appoggio alla guerra fredda. Con una contemporaneità significativa, la manovra propagandistica viene ripresa largamente dalla stampa, dalla televisione e dalle case editrici. Film senza alcuna qualità artistica, «La cortina di ferro» provoca subito, sia negli USA che all’estero, vive proteste. Il suo mancato successo commerciale non impedisce tuttavia ad Hollywood di continuare a produrre per sei o sette anni numerose pellicole anticomuniste – con eguale insuccesso.
«Per la Fox, la MGM, la Warner, la RKO, la Paramount questa serie costituì certamente un deficit di molti milioni di dollari. Ma lo sforzo delle cinque majors fu disinteressato soltanto in apparenza, poiché queste grandi case erano in effetti legate anima e corpo agli interessi dei gruppi Morgan e Rock
efeller, alle grandi fabbriche di armi e di forniture militari o di bombe atomiche che gravitano intorno alle ditte Kodak, Du Pont de Nemours, General Motors, General Electric, etc.».

I film anticomunisti contribuiscono a creare nell’opinione pubblica il panico della guerra fredda e pertanto a determinare commesse militari, atomiche o di altro genere, a tutto vantaggio delle grandi ditte e degli interessi che controllano anche le maggiori case cinematografiche di Hollywood. Pertanto il bilancio complessivo è largamente attivo.

I legami che uniscono Hollywood al mondo del big business risultano quanto più chiari nella pittoresca figura del multimiliardario «gentile» Howard Hughes.

Sionismo / Affarismo / PropagandaNato nel 1905 (e deceduto nel 1976), questo figlio di un milionario californiano si interessa ben presto, come abbiamo visto, al cinema (nel 1932 è tra l’altro produttore di Scarface). Fin dall’età di venticinque anni finanzia, e talvolta anche dirige, numerose pellicole nelle quali ha gran parte l’aviazione, attività tra l’altro a lui cara anche dal punto di vista sportivo. Mentre conquista alcuni record come aviatore, egli consolida così la fama di talune dive che godono dei suoi favori.

Nel 1948 il Nostro acquista per parecchi milioni di dollari, dal gruppo finanziario Rockefeller, la RKO. Per sette anni la società resta apparentemente in deficit, e nel 1955 Hughes la rivende ad un gruppo di grossi industriali della gomma.
«Si disse allora» – scrive Sadoul – «che la RKO era stata per lui un capriccio da miliardario che accoppiava a quella aviatoria la passione per le dive. Ma il settimanale Time ricorda, il 17 ottobre 195 5, da dove vengono i miliardi di Hughes. La fonte della notizia ne garantisce la veridicità, dato che questa pubblicazione americana opera nell’ambito degli interessi Morgan e, assieme alle rivelazioni, pubblica anche due pagine di pubblicità pagate da Hughes»’.

In breve, secondo la rivista, Flughes è uno dei dieci maggiori proprietari di industrie belliche americane. Nel bilancio militare degli USA la Howard Hughes Aircraft Co. (i cui stabilimenti occupano un’area di trenta ettari in California e in Arizona) incide ogni anno per duecento milioni di dollari sulla fornitura di missili teleguidati fabbricati da una delle aziende affiliate, la CSTI. Oltre a queste due società, il Nostro domina anche la Hughes Tool Co. e la TWA, la più grande compagnia aerea internazionale americana. Queste aziende impiegano complessivamente cinquantamila persone ed il loro giro d’affari annuo raggiunge i settecento milioni di dollari (tutti i dati sono ovviamente da riferire al 1955).

Hollywood CIALa RKO, durante il periodo in cui è di proprietà privata di Hughes, moltiplica la produzione di film anticomunisti e di film di guerra che si svolgono in Corea od altrove, e dove l’aviazione ha un posto di primo piano. Citiamo, per tutti, The Bridges at Toko-ri, «I ponti di Toko-Ri» (1954), del «gentile» Mark Robson, prodotto da William Perlberg e George Seaton, con gli attori «gentili» William Holden e Grace Kelly.

Anche se il loro bilancio complessivo è quindi deficitario, la loro propaganda contribuisce tuttavia a determinare una situazione che viene cosi riassunta da Time: «Gli Stati Uniti avevano ormai trasmesso tutte le loro commesse di materiale antiaereo ad un unico gruppo finanziario, affidandosi completamente nelle mani di Howard Hughes, come egli stesso ebbe a dichiarare».
E’ dunque difficile considerare la grande produzione filmica americana indipendentemente dai grandi gruppi industriali e finanziari che la controllano, poiché, nell’azione tendente a monopolizzare il cinema mondiale, Hollywood è collegata, da oltre mezzo secolo, agli altri grandi monopoli statunitensi (banche, petrolio, industrie aviatorie, automobilistiche, elettriche, chimiche ed atomiche).

I monopoli di Hollywood

I «grandi» di Hollywood ed i monopoli americani nel 1950. La percentuale (ad esempio, Paramount 20 per cento) indica quella di ogni compagnia, nel 1939, rispetto alla cifra d’affari complessiva delle otto majors.
Le principali case bancarie ebraiche statunitensi del XX secolo. Le linee interrotte indicano i legami matrimoniali; la doppia sottolineatura, i membri attivi delle varie banche. Strettissima è l’interconnessione tra le maggiori, con perno sulla Kuhn, Loeb & Co. e sulla J. & W. Seligman & Co.
I «grandi» di Hollywood ed i monopoli americani nel 1950. La percentuale (ad esempio, Paramount 20 per cento) indica quella di ogni compagnia, nel 1939, rispetto alla cifra d’affari complessiva delle otto majors.

Principali banche ebraiche statunitensi

A pp. 154-5: Le principali case bancarie ebraiche statunitensi del XX secolo. Le linee interrotte indicano i legami matrimoniali; la doppia sottolineatura, i membri attivi delle varie banche. Strettissima è l’interconnessione tra le maggiori, con perno sulla Kuhn, Loeb & Co. e sulla J. & W. Seligman & Co.

Tratto da: www.disinformazione.it

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La truffa della «Finta Class Action»

Class-Action all'italianaLa truffa della finta class action
Ing. Michele Trancossi – Università di Modena e Reggio Emilia

Finalmente una speranza di Class Action si apre anche in Italia. Anzi, con l’emendamento Bordon rischia di chiudersi definitivamente in Italia.
Che cosa significa il termine Class Action: significa permettere ai cittadini di poter avviare cause collettive nel caso di danni ricevuti da prodotti industriali, da eventi ambientali e da truffe finaziarie. Finalmente anche in Italia si apre lo spazio per i ricorsi collettivi, con un unico processo per tutti i cittadini coinvolti.

Cos’e’ la Class Action – aspetti positivi

Potremo attivare una class action per chiedere il risarcimento in caso di:

· danni da prodotti difettosi,
· danni da fumo,
· danni da medicinali,
· danni da abuso di posizione dominante,
·
truffe finanziarie.

I consumatori potranno chiedere finalmente risarcimenti alle grandi aziende. È la class action, terrore delle industrie americane , che dalla fine degli anni Sessanta sborsano cifre milionarie per pagare i danni a cittadini inferociti.

Storia della class action

La prima multinazionale messa sotto accusa fu proprio la General Motors , simbolo dell’industria statunitense, denunciata per l’inaffidabilità e l’insicurezza di un modello di auto che aveva prodotto. Era il 1965.
In Italia, il primo tentativo di inserire nel nostro ordinamento l’azione risarcitoria collettiva, risale solo al 2001. Ma da allora le associazioni di consumatori conducono una battaglia asprissima perché anche da noi sia possibile far valere i diritti di chi compra e usa i prodotti. Con la class action, il consumatore diventa parte civile, e con lui l’intera collettività: la causa, quindi, non è più quella del singolo contro un gigante, ma quella di una comunità contro un’azienda. Chissà che ne penserebbero Parmalat, Cirio, piuttosto che la banca popolare di Lodi, Nextra-Intesa, Unicredit-Capitalia di quest’asso nella manica dei cittadini consumatori.

Tex-Willer BordonLa class action illiberale di Tex Willer

Questo anche se l’emendamento proposto da “Tex Willer” Bordon e da Roberto Manzione e’ difficilmente applicabile e presenta numerosi e pesanti limiti. Dopo una enunciazione di principi degenera in un regolamento applicativo assolutamente limitativo dei diritti dei cittadini.
Si tratta di un modello fortemente limitativo e praticamente inutile, cosa ben diversa da quella americana, che fa tremare le grandi holding, le multinazionali, i cartelli e i poteri forti, grazie a un potere che è realmente dato in mano al consumatore e al cittadino. Ogni cittadino è legittimato a promuovere una class action, la cui regolarità deve essere vagliata e approvata dall’autorità giudiziaria che nomina un curatore. Non ci sono limitazioni riguardo alle tipologie di risarcimenti che saranno oggetto della class action.

La proposta Bordon-Manzione, purtroppo approvata in finanziaria, e’ altra cosa. La solita legge pasticcio all’italiana. Rispetto al modello statunitense limita fortemente il campo d’azione e il numero dei soggetti cui è data facoltà di intentare un’azione risarcitoria collettiva (class action).
I due eroici senatori, complici Dini e Mastella, hanno imposto la collocazione giuridica nel Codice del Consumo. Questa limitazione e’ fondamentale, in quanto permette la class action solo nel campo degli illeciti contrattuali, per cui ogni altro illecito di natura non contrattuale, che lede i diritti o arrechi dei danni a una pluralità di soggetti, non potrà essere materia di una simile procedura. Facciamo un esempio: se una centrale elettrica, un’industria o un inceneritore inquinando provocano malattie diffuse alla popolazione, tra cui silicosi e cancro, non potranno essere perseguite mediante class action, ma solo mediante azioni individuali che si sommeranno rallentando il corso della giustizia.

Solo le associazioni dei consumatori che fanno parte del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti (CNCU), organo dello Stato, che fa capo al Ministero delle Attività Produttive, formato da 16 associazioni consumeristiche generaliste, potranno promuovere la class action. Si vede bene quindi che si assiste a una vera e propria delegittimazione e discriminazione nei confronti di tutti gli altri soggetti che potrebbero avere legittimo interesse a promuovere un’azione risarcitoria, tanto che su questo procedimento parecchi sono i dubbi riguardo la correttezza costituzionale.
La class action di Bordon e Manzione poi si comporta come un Robin Hood al contrario, infatti giunge ad un paradosso incredibile: la vittoria di un’azione risarcitoria non comporterà automaticamente il risarcimento delle parti danneggiate, ma richiede che ciascun cittadino, sulla base della sentenza collettiva, possa decidere se aprire autonomamente delle singole cause per ottenere il risarcimento. Ecco una nuova allucinante lungaggine… nuove parcelle ad avvocati e nuove spese legali. Un aborto giuridico di questo tipo e’ degno della repubblica delle banane.

Sono una persona rispettabile (Miga)Governo e opposizione complici dell’ennesimo pateracchio

Il governo Mortadella, cioè il governo dei mille compromessi e degli equilibrismi puri, ha compiuto l’ennesimo aborto giuridico, complice anche l’opposizione, che ha votato contro o si e’ astenuta, non per sostenere un modello di class-action veramente liberale, ma per negarne anche il cenotafio, ovvero seppellendola completamente.

Troppo comodo per il signor Berlusconi dichiararsi a parole liberale, quando ogni sua azione va in direzione contraria, come in questo caso in cui ha guidato l’opposizione ad affossare con i denti anche questo primo, seppur sterile tentativo. Come scrive nel suo blog Stefano Pedica, deputato dell’Italia dei Valori, “Il Premier e il ministro Bersani, che ha anche presentato in proposito una PdL, hanno chiaramente già deciso che la class action si farà all’italiana, con buona pace delle procedure e del dibattito parlamentare, ma soprattutto delle legittime aspettative dei cittadini. Ora, devo denunciare, naturalmente, non solo il fatto di vederla diversamente dal governo sull’introduzione della class action in Italia, anche se in questo ritengo di stare dalla parte degli interessi del cittadino, ma anche e soprattutto il modo col quale sull’intera faccenda, e in misura ancora maggiore sul modello americano, è stato imposto il più assoluto silenzio. Per cui il cittadino non dovrà sapere, fino al fatto compiuto, che gli si sta tentando di rifilare una legge che sarà da lui scarsamente utilizzata, preferita, per ossequio ai poteri forti, ad altre proposte che realmente possono far valere diritti finora ignorati, e mi riferisco per esempio ai comitati delle vittime di disastri o attentati, ai risarcimenti per le vittime di contenziosi con la pubblica amministrazione o con gli enti locali, alle vittime di vere e proprie truffe finanziarie come i tango bond, Cirio o Parmalat, alle vittime di reati contro l’ambiente, alle vittime di violazioni contrattuali da parte di colossi della finanza e del mercato.”

Partito ConfindustriaIl commento di Confindustria

L’organo di stampa di Confindustria, il sole 24 ore si scaglia con violenza inaudita con questo provvedimento. Sembra l’ennesima operazione concordata tra i membri della casta, l’ennesima dichiarazione formale di fronte ad un testo inutile e dannoso:

Il testo approvato dal Senato sulla class action è un atto grave di ostilità all’impresa e sarà un disincentivo nell’attrazione di capitali stranieri. «È un provvedimento rozzo – dice un comunicato di Confindustria – che espone le aziende italiane e i loro lavoratori a gravi rischi. E i benefici per i consumatori saranno sostanzialmente risibili». Un testo definito «rudimentale», che metterà le imprese nelle condizioni di subire ricatti di ogni tipo, che presenta chiari profili di incostituzionalità, perché legittima associazioni ad agire per conto di singoli senza averne il diritto. La Costituzione prevede infatti la sola titolarità del singolo ad agire se danneggiato. «Si consente la possibilità di agire come soggetto collettivo ad associazioni da individuare – scrive Confindustria – senza stabilire alcun parametro in termini di rappresentatività. E contrariamente agli ordinamenti di altri paesi non si definisce la platea nei cui confronti l’eventuale provvedimento del giudice produrrà effetti». Azioni che, anche se basate sul nulla, potrebbero portare, in caso di società quotate, a turbative di mercato con conseguenze pesanti a danno dei risparmiatori e dei piccoli azionisti. Un «capolavoro negativo», dunque, che renderà ancora più complicata e difficile la vita a migliaia di piccole, medie e grandi imprese. «È grave – chiude il comunicato – che la maggioranza di governo abbia anteposto logiche di puro equilibrio parlamentare alle ragioni del mondo produttivo accogliendo una proposta improvvisata ed estemporanea che nulla c’entra con la legge finanziaria. Con una fretta sospetta, evitando qualsiasi dibattito e qualsiasi confronto, si è voluto approvare un provvedimento che rappresenta una pesante minaccia per gli unici soggetti che possono assicurare la crescita economica».

La casta unita per affossare definitivamente una possibilità per i cittadini

Gli oligarchi riuniti, adesso faranno finta di scontrarsi, di discutere sulla costituzionalità o meno della class-action. Cercheranno di farci credere che si tratti di un provvedimento vero, che tuteli veramente qualcuno, ma oscureranno tutti i limiti, che di fatto ne impediscono l’esercizio.
Siamo in Italia, basta parlare di una cosa, basta appropriarsi di un nome, per fare credere al popolo meno educato alla democrazia governante del mondo di avere fatto qualcosa. Il tam-tam dei giornali di regime farà il resto: cioè riuscirà a far credere alla casalinga di Voghera che potrà essere risarcita se il robot da cucina funziona male… Ma non spiegherà che per ottenere anche un solo euro occorreranno vent’anni e tante spese legali.

TruffatoriFinalmente sappiamo quali sono
le associazioni consumatori legate alla CASTA

Per fortuna ora, dopo le dichiarazioni delle diverse associazioni consumatori, i cittadini avranno il modo di scegliere a chi rivolgersi per l’assistenza legale.
Per la maggior parte delle associazioni dei consumatori si tratta di una “vittoria dei cittadini”. Uniche voce fuori dal coro sono quelle dell’Aduc e del Codacons secondo le quali, invece, la norma approvata produrrà “effetti contrari a quelli sperati”.

Siamo molto soddisfatti del voto al Senato a favore della class action – commenta il Presidente dell’Adoc Carlo Pileridopo anni di battaglie finalmente il consumatore italiano potrà avere a sua disposizione un ulteriore e fondamentale strumento di tutela per far valere i suoi diritti e per ottenere un comportamento più corretto da parte di imprese spesso troppo spregiudicate verso i consumatori“. Positivo anche il commento del Movimento consumatori e Movimento difesa del cittadino che definiscono l’approvazione “una conquista non solo per i consumatori, ma per il mercato e per uno sviluppo economico equilibrato del Paese. E’ una svolta decisiva verso una migliore tutela dei diritti dei consumatori e anche uno stimolo per le aziende ad operare nell’offerta di beni e servizi senza clausole vessatorie, senza pubblicità ingannevoli e all’insegna della qualità e della trasparenza“. Sulla stessa linea anche Confconsumatori che definisce l’ok del Senato “una gran bella notizia per i consumatori. Ci auguriamo che la Camera possa velocemente approvare a sua volta l’introduzione di questo importantissimo strumento“. Per Paolo Landi dell’Adiconsum, “l’approvazione in Finanziaria è un fatto storico. Non solo i consumatori saranno più tutelati, ma anche le imprese che operano correttamente nel mercato“. Secondo Elio Lannutti di Adusbef e Rosario Trefiletti di Federconsumatori, “la class action tutela le imprese più serie modernizzando un paese di troppi furbetti, che sguazzano nelle truffe e nei raggiri a danno del mercato e dei consumatori“. Questa norma, aggiungono le due associazioni in una nota, è “una sconfitta per Confindustria, banche ed altre lobby che invece di difendere l’illegalità avrebbero fatto bene ad appoggiare strumenti di modernizzazione utili a competizione e al mercato“.

Lamberto DiniSconfitta, si ma di Pirro viene da dire.

Qualche altra associazione e una buona fetta del movimento Beppe Grillo la pensa in modo diverso.
Di segno opposto le dichiarazioni di Codacons e Aduc.

Codacons afferma: “purtroppo l’Italia avrà la class action all’italiana, ossia una schifezza. Ben lungi dall’essere un’azione collettiva dei consumatori simile a quella americana, il Senato ha approvato un pastrocchio. Non c’è danno punitivo ed i consumatori potranno avere un risarcimento solo se giovani, visto che dovranno aspettare almeno 20 anni prima di poter avere una liquidazioneAlmeno 3, infatti, i giudizi, con almeno 3 gradi l’uno, per un totale di 9 processi dei danni. “.

Giudizio negativo anche per l’Aduc che sottolinea: “con questo voto vengono favorite delle corporazioni che avranno il monopolio dell’azione giudiziaria a dispregio dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge”.

Su questa questione manca solo la voce di Beppe Grillo. Non avrà le mani in pasta anche lui con qualche lobby consumeristica? Speriamo di sentirlo presto, come ha fatto su altre questioni. Sviare l’attenzione sul suo scontro con Mastella non mi sembra opportuno, almeno in questo momento.

Michele Trancossi / Università di Modena e Reggio Emilia
(
www.micheletrancossi.net)

Articolo tratto da: www.disinformazione.it

Il Molleggiato in tv: «Il premier è sulla strada giusta”

Adriano CelentanoIl Molleggiato in tv:
«Il premier fa promesse che si possono realizzare, ma il Paese non gradisce»

ROMA : «Ho un clamoroso sospetto: che forse Prodi sia sulla strada giusta. Fa solo promesse che si possono realizzare. Ma il Paese non gradisce, preferisce vivere di meno»: così Adriano Celentano a pochi minuti dall’inizio della serata-evento di Raiuno, che lo vede protagonista di La situazione di mia sorella non è buona, un programma scritto e diretto dallo stesso Celentano.

Dopo un breve siparietto con Mogol e Gianni Bella, autori della metà dei brani del suo nuovo album, Celentano, dialogando con Fabio Fazio nei panni di un cronista chiamato Fabioz, è subito entrato nel vivo della polemica, parlando di centrali nucleari e di ambiente. «Pier Ferdinando Casini come ministro è simpatico», dice Celentano, che viene subito però redarguito da Fazio il quale gli ricorda che Casini non è ministro. Ma Adriano comunque prosegue dicendo che «tra i politici è anche uno fra i più belli ma – sottolinea – ha cominciato a parlare di nucleare, così come D’Alema, Berlusconi e tutta la destra che insiste per tornare al nucleare. Dicono che le centrali nucleari sono più sicure ora, ma non è quello il problema. Il pericolo sono le scorie nucleari, che non si sa dove metterle. Per smaltirle ci vogliono venticinquemila anni. Chi vi assicura che la sicurezza delle centrali nucleari non intacchi anche le falde acquifere?».

Per Celentano, «i politici dicono che vogliono migliorare la qualità della vita, sono certo che la migliorano, ma per quanto tempo? Loro giocano su questo, sul tempo».

Adriano Celentano prosegue criticando la poca lungimiranza dei politici e la loro unica preoccupazione di non perdere voti: «In campagna elettorale – dice – si affannano ad annunciare le cose buone per il Paese, ed ecco la lista dei ’dolci avvelenatì. Quindi le città sarebbero più illuminate, ci sarebbero più grattacieli, perchè qualche deficiente identifica il benessere dall’altezza dei grattacieli, a partire dai Comuni che sono i mandanti di architetti kamikaze che distruggono ogni cosa. Il debito pubblico diminuirebbe – aggiunge – perchè faremmo a meno di comprare l’energia dalla Francia e dalla Germania. Quindi – è la tesi di Celentano – il cittadino verrebbe ingannato da una illuminazione al di fuori della propria vita mentre dentro di lui aumenterebbe il buio del cancro».

Per Celentano, «il politico, quello vero, che dovrebbe fare della politica una missione, dovrebbe evitargli i pericoli per migliorare la qualità della vita. Non fa niente se le città sono meno illuminate». E invita a «investire nella ricerca, cercare quel traguardo che sembra irraggiungibile, ma che secondo me prima o poi ci si arriva, della fusione fredda senza scorie». «Ma i politici hanno fretta – sentenzia Celentano – e quindi devono dimostrare in fretta, altrimenti si perdono i voti». E qui afferma che il presidente del Consiglio ha forse imboccato «la strada giusta».

Tratto da: www.lastampa.it

novembre 21, 2007

Un cordone sanitario tra Rai e politica.. Silvio, Silvio sei tu?

Leccapiedi AssatanatiUn cordone sanitario tra Rai e politica

Il tanfo che esala dal perverso intreccio tra Rai e Mediaset grazie alle intercettazioni per il fallimento di Hdc è nauseante. Che la principale azienda culturale e di intrattenimento del paese non agisca in regime di libera concorrenza ma prenda ordini e direttive dal concorrente è stomachevole perché ci descrive un’opinione pubblica a beneficio della quale ogni giorno viene confezionata un’informazione smussata, aggiustata e edulcorata, grazie a dirigenti e direttori sulla carta in concorrenza impegnati tutto il giorno a parlarsi al telefono per imbellettare la storiella da raccontare agli italiani.

Cinismo e disincanto potrebbero indurre a fare spallucce, a dire che lo sapevamo già, ma sarebbe sottovalutare il quadro emerso dalle intercettazioni, perché alla Rai si abbeverano ogni giorno, fiduciosi o ignari, milioni di italiani. In questo quadro parole come ‘informazione’, ‘verità’, ‘libertà’, ‘concorrenza’ e ‘democrazia’ escono svuotate e avvilite, soprattutto quando il controllo dei flussi informativi riguarda persino il festival di Sanremo e non solo i destini di Berlusconi. Tutti i protagonisti coinvolti sembrano attori di una compagnia di giro che prima di andare in onda accorda gli strumenti al diapason vibrato dal potente che li soggioga. La Rai, nonostante tutto, resta un bene pubblico prezioso ed è arrivato il momento che qualcuno se ne prenda cura, tutelandone la libertà, creandole attorno un cordone sanitario che le permetta di svolgere il suo ruolo. Altrimenti meglio chiuderla, meglio un monopolio conclamato che questa grottesca e umiliante simulazione di concorrenza.

Mercoledí 21.11.2007 16:53

Di Giuseppe Morello
giuseppe.morello@affaritaliani.it

novembre 19, 2007

Arabia Saudita, violentata ma condannata a carcere e frusta

Arabia Saudita - Quarto MondoRIAD (Arabia Saudita). E’ stata violentata da sei uomini ma per lei è giunta comunque una condanna a sei mesi di carcere e 200 frustate. I suoi aguzzini, invece, hanno avuto pene da due a nove anni di reclusione. La decisione arriva da un tribunale saudita, ieri riportata dal quotidiano palestinese “al Quds al Arabi” edito in Gran Bretagna.

La 21enne, che all’epoca dei fatti aveva 19 anni, è stata ritenuta colpevole di essersi fatta trovare dagli stupratori mentre era “appartata con un uomo”. Un reato gravissimo in Arabia Saudita, che ha consentito ai sei uomini di evitare la pena capitale prevista in questi casi. Il suo avvocato, Abdul Rahamn al Laham, è stato addirittura sospeso dalla professione e dovrà anche sottoporsi a “una commissione educativa” ordinata dal ministero della Giustizia. La giovane non ha nemmeno l’appoggio della sua famiglia, che si ritiene “caduta nel disonore”.

La storia risale a due anni fa. Un uomo iniziò a telefonare alla ragazza per chiederle di incontrarla. Lei, dopo alcuni rifiuti, gli inviò una sua foto. Poi, dopo essersi fidanzata con un altro uomo, scelto dalla sua famiglia per il matrimonio, chiese la restituzione della fotografia, fissando un appuntamento con il misterioso ammiratore. L’aggressione avvenne proprio mentre era in auto “appartata” con lui: sei uomini, armati di coltelli, la sequestrarono e portarono in una fattoria fuori città, violentandola e scattando delle foto con il suo cellulare. Quelle stesse foto che usarono per ricattarla: se avesse rivelato l’episodio loro le avrebbero inviate a tutti. Tornata a casa, la ragazza tentò il suicidio con delle pillole che però le provocarono solo un malore facendola finire in ospedale. Confessò, a quel punto, ciò che le era accaduto ma il suo promesso sposo non la ripudiò. Questa è stata l’unica fortuna da lei avuta. Assieme al fidanzato riuscì a rintracciare uno degli stupratori, che lavorava in un mercato del pesce, denunciandolo. Purtroppo, una volta in aula, da vittima è divenuta imputata, con i giudici che l’hanno ritenuta colpevole.

Lei, adesso, riconosce quella che fu una sua ingenuità, è consapevole che non doveva incontrarsi in auto con quell’uomo, ma ritiene che per la sua “colpevolezza”, qualora ci sia stata o meno in base alle leggi del suo paese, abbia già pagato con la brutale violenza subita.

Articolo da: www.pupia.tv

novembre 17, 2007

Politica mercato: Senatori in Vendita (La Corruzione non è Acqua!)

POLITICA MERCENARIA: SENATORE IN SVENDITA

Buffo Buffone

Ma è un Rospo o è Realtà? E' Dini tutto quà!

Il CentroSinistra che oggi è maggioranza politica e parlamentare e che governa il paese dal 17 maggio 2006 ha questi numeri:

Camera dei Deputati 348 su 630
Senato della Repubblica 158 su 321

Alla Camera non ci sono mai stati problemi, i problemi arrivano al Senato per la risicatissima maggioranza ottenuta alle elezioni politiche.

Ed ecco che al Senato bisogna sempre raccogliere il massimo dei consensi possibili anche dei Senatori a vita, altrimenti il Governo rischia perennemente di andare sotto.

Con una maggioranza normale, in una situazione normale, con una legge elettorale normale, anche se 2-3 senatori non votassero con la propria maggioranza su un determinato provvedimento, non ci sarebbero problemi.

Oggi invece il centrosinistra ha solo 2 senatori in più della destra e anche solo un voto contro il governo di un senatore diventa un problema.
Però eccovi nomi e cognomi di quei senatori che pur eletti nelle fila del centrosinistra e pur sapendo il programma della coalizione con la quale si sono presentati davanti agli elettori, spesso mettono in crisi la propria maggioranza:

ECCOLI QUA’ I NUOVI ACQUISTI DELL’IMPUNITO: 

Tex Willer BordoneDini Lamberto senatore nato a Firenze, eletto con la lista L’Ulivo, politico ex della Margherita, oggi fondatore dei Liberal Democratici e a favore del governo Prodi “volta per volta”;

Bordon Willer senatore nato a Trieste, eletto con la lista L’Ulivo, politico ex della Margherita, oggi fondatore con sen.Manzione dell’Unione Democratica;

D’Amico Natale – Diniano – liberal democratico;

De Gregorio Sergio senatore nato a Napoli, eletto con la lista Italia dei Valori, ex di FI, oggi fondatore degli Italiani nel Mondo e contro il Governo Prodi;

Rossi Fernando senatore nato a Ferrare, eletto con la lista PdCI, fiuriuscito dal Gruppo PdCI ha fondato il gruppo Consumatori, ha poi fondato il Movimento per i cittadini, sostiene il Governo Prodi di volta in volta;

Manzione Roberto senatore nato a Salerno, eletto con la lista L’Ulivo, oggi fondatore con sen.Bordon dell’Unione Democratica;

Scalera Giuseppe dianiano – libera democratico;

Turigliatto Franco senatore nato a Torino, eletto con la lista Prc, fiuriuscito dal Gruppo Prc oggi ha creato il gruppo Sinistra Critica, sostiene il Governo Prodi solo caso per caso.

Minzione Roberta_De Gregorio Sergio_Natalino D'Amico

QUANDO DARETE IL VOSTRO VOTO OCCHIO CHE LORO
“TRADISCONO SISTEMATICAMENTE PER UNA POLTRONA, QUATTRO SOLDI O UN PO PIU’ VISIBILITA'”

Turigliatto Franco_Scalera Giuseppe_Rossi Fernando

IL PROBLEMA E’ CHE SENZA UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE QUESTA GENTE VERRA’ PREMIATA E LA CORRUZIONE VERRA’ SALDATA!! CON UNA NUOVA LEGGE GLIELA METTIAMO NEL “SILVIO”

novembre 16, 2007

Finalmente la Class-Action! Confindustria: «E’ un atto ostile e rozzo»

ScrofoloniROMA – Arriva anche in Italia la class action, cioè la possibilità per i consumatori di partecipare a cause collettive contro società fornitrici di beni o servizi. Il Senato ha infatti approvato (158 voti a favore, contrari 49 e 116 astenuti) l’emendamento alla Finanziaria proposto dai senatori Manzione e Bordon (Unione democratica), che introduce la «disciplina dell’azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori». Le nuove misure entreranno in vigore trasmessi sei mesi dall’approvazione della legge Finanziaria. Anche se risulta davvero singolare che questa svolta storica nei rapporti fra co0nsumatori e aziende arrivi da un errore di voto del senatore di Forza Italia, che dopo essersi accorto dell’ersito della votazione si è messo a piangere in aula.

«CONFINDUSTRIA: GRAVI RISCHI» – Che si tratti di un cambiamento di non poco conto lo si capisce dalla reazione immediata di Confindustria. Maiale«È un atto di grave di ostilità all’impresa – sostiene – costituirà un nuovo pesante disincentivo a investire nel nostro Paese che già è agli ultimi posti in Europa per attrazione di capitali stranieri. È un provvedimento rozzo che espone le aziende italiane e i loro lavoratori a gravi rischi».

AZIONE COLLETTIVA -Ma come funziona la «class action»? La possibilità di «azioni risarcitorie collettive» non è prevista nel nostro ordinamento, mentre lo strumento è molto diffuso in altri Paesi d’Europa e negli Stati Uniti. La class action è uno strumento processuale che consente a una pluralità di soggetti che intendano far valere un diritto – siano essi consumatori o utenti di un certo servizio – di adire l’autorità giudiziaria con un’unica causa i cui esiti si riflettano su tutta la categoria.

La norma approvata dal Senato prevede l’ampliamento della platea dei soggetti che possono avviare l’azione, rispetto alle 16 associazioni del Consiglio nazionale consumatori e utenti che ne avevano facoltà secondo il ddl Bersani, attualmente all’esame della commissione Giustizia della Camera.

L’obiettivo è quello di non privare della possibilità di agire per azioni risarcitorie agli altri soggetti portatori di interessi collettivi. Le ulteriori associazioni legittimate ad agire saranno individuate con decreto del ministro della Giustizia, di concerto con il ministro dello Sviluppo economico, sentite le competenti commissioni parlamentari.

TUTELA DELL’AMBIENTE – La class action era attesa già nella precedente legislatura perché il disegno di legge fu approvato dalla Camera dei deputati il 21 luglio 2004. A quell’approvazione non seguì però quella del Senato. E il provvedimento è rimasto in sospeso. Tra le grandi battaglie vinte in altri Paesi attraverso le class action ci sono, per esempio, le grandi cause contro le multinazionali del tabacco o quella contro la Pacific and Gas Company che contaminò le falde acquifere di una cittadina californiana, provocando tumori ai residenti, per la quale venne ottenuto un cospicuo risarcimento. «I diritti dei consumatori saranno sempre più intrecciati alla salute pubblica, alla sicurezza e all’ambiente», ha sottolineato Legambiente.

Rospo DelinquenteL’ERRORE E LE LACRIME – L’emendamento sarebbe passato per un voto sbagliato del senatore di FI, Roberto Antonione. Un errore che ha salvato la maggioranza a Palazzo Madama. Antonione, secondo quanto risulta dai tabulati, ha votato per errore con l’Unione a favore dell’emendamento: la norma è passato con 158 voti a favore. Sempre secondo i tabulati, erano presenti in aula ma non hanno votato, i senatori Dini, Barbieri, Turigliatto e Saporito. Si sono astenuti invece Giulio Andreotti e Ferdinando Rossi. L’astensione in Senato equivale a voto contrario. «Eravamo pari – ha detto lasciando l’aula il senatore forzista Maurizio Sacconi – senza quel voto la maggioranza avrebbe avuto un numero in meno e noi uno in più e sarebbe cambiato tutto». «Sarebbe successa l’ira di Dio», ha chiosato il senatore di FI Gaetano Quagliariello. Subito dopo Antonione è scoppiato in lacrime, consolato dai colleghi del suo gruppo. Lapidario il leghista Roberto Calderoli: «Hanno vinto per un ennesimo colpo del fattore c…».

CAPITO IL SUCCO! QUESTI SIGNORI HANNO VOTATO CONTRO!

DelinquenteDelinquenteDini, Barbieri, Turigliatto e SaporitoAndreotti e Ferdinando Rossi assieme a quei delinquenti del Centro-Destra al primo posto ci sono gli interessi delle corporazioni, all’ultimo, ma propio in fondo in fondo i diritti dei consumatori, i nostri diritti. Che la gente se lo ricordi al momento del voto, non che poi si lamentano quando sentono l’ano indolenzito! Questa gente è parassitariamente inutile e dannosa, Mandiamoli a Casa! Votiamo tutti con Beppe Grillo e gli amici del Meetup il referendum per tener fuori dal parlamento Delinquenti, Mafiosi e P2isti.

15 novembre 2007 . Corriere.it

novembre 15, 2007

ECCO IL PIANO EVERSIVO DI SILVIO BERLUSCONI

Sono una persona rispettabile.1) Usando criminalmente il mezzo televisivo instaurare la falsa percezione di una situazione sociale e politica interamente allo sbando per via che quel birbone di Romano Prodi non vuole cedere il comando a Silvio il paladino degli oppressi, e certamente non uomo in conflitto di interessi.

PROBLEMA: La crisi di mutui cresciuti a dismisura nelle rate a causa dei tassi variabili, e stipulati sotto il governo Berlusconi.

CAUSA: Colpa di Romano, se non ci fosse stato lui, sarebbe stato diverso! Silvio tramite la sua banca e le controllate avrebbe risolto il problema prendendoti lui la casa e facendola fruttare, lui è un mago, non dimenticatelo, e la mafia è solo “Pura invenzione dei Comunisti, Invidiosi e Meschini!!!” e l’usuraio è una brava persona che ti aiuta ad andare avanti, parola di “IL BUON GOVERNO”.

PROBLEMA: Il prezzo dei generi di prima necessità sta lievitando al di la di ogni comprensibile e giustificabile causa/effetto.

CAUSA: Romano non ammette che è colpa solo e unicamente sua e dei Comunisti, Invidiosi e Meschini… Romano e i Comunisti hanno impedito vincendo le elezioni il naturale proseguo del “Piano Berlusconi di Azzittimento collettivo” e quindi quando l’amico Barilla ha messo in atto la ladrata assieme agli altri amici, mancando l’appoggio oscurante dei mass-media si è scoperto l’inghippo…. Romano se appena te ne vai, Silvio darà la notizia a reti unificate che l’aumento è solo mediatico, e che dietro la percezione dei prezzi lievitatti a dismisura dalle aziende che hanno fatto fraudolentemente cartello, assieme a Banche, Assicurazioni e Politici concussori c’è niente popo di meno che Osama Bin Laden! e che quindiil tutto è endemico e insolvibile… ma lui sta a posto!

PROBLEMA: I disordini di questi giorni dopo l’assassinio di un giovane innocente che andava alla partita, la brillante gestione della situazione che ha impedito altri morti e una Genova 2 con la gente però che è esterrefatta dalla massa di giovani fascisti che hanno assaltato e saccheggiato Roma (come Genova del resto, ma che a Roma sono stati squattati perchè non c’era un Governo colluso a coprirli).

CAUSA: Sono imputabili unicamente alla finanziaria che non ha stanziato più fondi per le forze dell’ordine, per il loro addestramento e per la loro preparazione, oltre che alla benzina che manca alle macchine e che ha costretto il Milite”Spaccarotella” a stazionare (senza benzina) in un Autogrill e in preda all’esasperazione ha impugnato l’arma e ucciso senza avere abbastanza uomini per zittire eventuali testimoni a randellate (come a Genova Ndr). E’ colpa di Romano Prodi e della sua Finanziaria, delle forze dell’ordine che comandate da un governo con all’interno i Comunisti non hanno fatto pandemonio scagionando i Camerati ora accusati di Terrorismo e quindi non votanti alle prossime elezioni per la Casa della Libertà e per i loro referenti Nazi-Fasciti nella formazione di Centro-Destra.

PROBLEMA: Ci sono i sondaggi di Silvio che urlano che il 70% degli Italiani sono scontenti e che la colpa è sicuramente di Romano che invece di dedicarsi alle leggi vergogna e al gioco del tieni fuori il Mafioso stanno rimettendo in sesto il paese, beccando gli evasori (specie quelli grandi, Valentino Rossi 60 Milioni di Euro, Silvio non pervenuto) e rimettendo giustizia nelle vergogne d’Italia (come il sistema televisivo con abusivi, il capo dell’opposizione colluso e con un partito che altri non è che la Mafia in camicia mentre quella in camice sta nelle cliniche del mezzogiorno senza potersi espandere) e oltretutto quei Comunisti hanno portato in piazza un milione di persone senza il giochetto di dirgli che era per la difesa della familia…. senza che la polizia abbia potuto manganellarli per bene e nel trambusto i mass-media abusivi dipingere il tutto di caos Prodiano…. causato da pacifisti travestiti da fascisti neri mutanti, come poi abbiamo visto, in questi giorni.

CAUSE: Ci sono dei giornalisti che non vogliono capire che la verità è quella che esce dalla bocca di Silvio, se tornasse lui tornerebbe il “Buon Governo” con Dell’Utri ma che se non si votasse con l’attuale legge elettorale che permette ai partiti di designare le ex-mogli (Silvio e Paolo Berlusconi l’hanno fatto, quindi è fattibilissimo anche per Marcello) non potrebbe dare a quel 70% di fantomatici Italiani scontenti di Romano quel che a loro serve, ovvero tante estorsioni e mafia, spaccio e morte, caos e andrangheta nel silenzio generale… Questa gente non capisce che l’Italia deve convivere con la Mafia come ha giustamente detto l’altro Marcello, Marcello Pera.

PROBLEMA: Limmigrazione fa paura, e la legge Bossi-Fini che funzionava perfettamente (fonte Belzebù Sondaggi) che l’aveva debellata dando al paese la pace sociale (con la tranquillità di avere i Mass-Media compiacenti col governo che a differenza del TG4 attuale, non parlavano di catastrofe, di emergenza andando a scovare ogni facinoroso e scontento sfigato nelle città governate dal Centro-Sinistra) e aveva permesso ai caporali di sfruttarli impunemente pena la denuncia alle autorità.

CAUSE: La legge Bossi-Fini che è stata modificata per colpa dei Comunisti “Liberisti” e non “Liberali” che come vuole Berlusconi Silvio (IL LEADER) è il giusto termine per definire la libertà di delinquere impuniti, schiavizzando i più deboli e tassando i più poveri che sta alla base del “Liberalismo” coniato dagli Amici Siciliani (La Mafia Ndr.). La Mafia non esiste, ma se esisterebbe penserebbe lei a metter in regola gli immigrati ricattabili mandandoli (come se non ce ne fossero già abbastanza) a spacciare polverine magiche per quattro soldi, e visto che la Mafia non esiste, Silvio si offrirebbe di Re-Inventarla magari dandogli incarichi di Governo e mettendoli in condizione (stavolta) di operare con l’impunità Parlamentare (ehm scusate, Immunità Parlamentare).

2) Creare Caos nelle istituzione e galvanizzare l’attenziione dei Mass-Media su ogni più piccola cazzata detta da Silvio e i suoi (Oppsizione Ndr.) ospitando sui canali direttamente (ma anche quelli indirettamente Ndr.) controllati gli esponenti dell’opposizione invece di quelli al Governo, visto che come dice Silvio il Governo è Abusivo e accanto a Emilio Fede potrebbe ricordare che anch’egli è abusivo da oltre un decennio, sminuendo l’opera di lavaggio del cervello operata giorno dopo giorno dai TG di Regime e le bagarre in Parlamento di cui la colpa è del Governo che magicamente potrebbe farle cessare, dando il potere di nuovo a Silvio che penserebbe a riempirlo di suoi, e di tanti, tantissimi Scaramella, Speciale, De Gregorio, Mastella e Dini ammischiati con Ex Mogli, Puttane, amichette/i e magnaccia (ma anche mafiosi, solo che non esistendo sono inglobati per ora del “Buon Governo” in cui sembrerebbe stia entrando anche Lele Mora Ndr)

3) Ritentare il giochetto del “Family Day” con banchetti in giro per l’Italia che raccogliendo firme contro problemi reali, come appunto la “Crisi dei Mutui” la delinquenza, la Mafia e il caro-vita e facendole poi passare per firme di sostegno a Forza Italia e quindi mettendola in culo a quei ciglioni (ciglione è colui che con le ciglia negli occhi non vedono la scarpata, e se poi la vedono la ricevono lostesso in culo, le scarpate!) che hanno firmato e che col ritorno eventuale dell’ammucchiata Berlusconiana, vedrebbero centuplicarsi i problemi e si ritroverebbero con una penna piffero in mano (quando non in cu…)

_______ STAY TUNED _______
(E occhio alle Ciglia, Ciglioloni!)

“E OCCHIO A COSA FIRMATE”

Somalia: la Crisi Dimenticata!!

Grazie della Pace!!I responsabili delle violenze che stanno sconvolgendo la Somalia dovrebbero essere portati di fronte alla giustizia internazionale, secondo l’inviato dell’Onu.

La crisi in Somalia è molto peggiore di quella del Darfur ma avviene nell’indifferenza della comunità internazionale. Un giudizio che singolarmente vede d’accordo esponenti delle Nazioni Unite e delle Corti islamiche, cacciate da Mogadiscio dalle truppe etiopi nel dicembre dello scorso anno.

Non accettava la Pace!!I responsabili delle violenze che stanno sconvolgendo la Somalia, ormai divenuta la peggiore crisi umanitaria dell’Africa, dovrebbero essere portati di fronte alla giustizia internazionale. Lo ha detto ieri l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Somalia, Ahmedou Ould Abdallah in una conferenza stampa tenuta a Nairobi, riportata oggi dall’agenzia Misna. “Ritengo che sia venuto il tempo che la giustizia internazionale veda cosa può fare per aiutare i somali” ha aggiunto, dopo aver definito la crisi umanitaria in corso in Somalia “la peggiore del continente”. “Quando parlo di situazione umanitaria – ha proseguito – intendo l’insicurezza alimentare, la malnutrizione e tutti questi temi. Una situazione che la crisi in corso a Mogadiscio può solo peggiorare”. Abdallah ha poi criticato, seppur velatamente la comunità internazionale, sottolineando come “nonostante i tentativi, non sia ancora riuscita a dare l’attenzione appropriata ai bisogni della popolazione somala”. Oplà la Pace è ancora qua?!?Il quadro dipinto dall’inviato Onu stride fortemente con quello realizzato, sempre ieri, dal presidente del governo di transizione Abdullahi Yusuf, secondo cui la situazione della sicurezza a Mogadiscio “è migliorata”. Le parole di Yusuf – che ha invitato la popolazione a schierarsi a fianco del governo nel combattere gli “insorti”, identificati però a Mogadiscio dal termine “muqawamah”, ovvero ‘resistenza’ – sono state raccolte con amarezza dai media somali che oggi parlano di “una demoralizzante conferenza stampa”, sottolineando la perdita di fiducia della popolazione nei confronti del governo. Ma, col passare del tempo, si moltiplicano anche le critiche alla comunità internazionale, accusata di indifferenza nei confronti della Somalia.

In un’intervista rilasciata al quotidiano in lingua araba pubblicato a Londra, Asharq Alawsat, l’ex-capo delle deposte Corti Islamiche, Sheikh Hassan Dahir Aweys, ha accusato le Nazioni Unite di “ignorare” il grido d’aiuto dei somali. “La situazione in Somalia è molto peggiore di quella del Darfur – ha detto riferendosi alla regione occidentale sudanese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno – ma mentre questa riceve un’attenzione sproporzionata, il silenzio regna sulle sofferenze delle masse in Somalia”. Dopo aver definito “ipocriti” i proclami delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea sulla difesa dei diritti umani nel pianeta, Aweys ha chiesto ai due organismi di “intervenire immediatamente” a Mogadiscio. Solo negli ultimi 6 giorni di violenze, quasi un centinaio di persone, soprattutto civili, sono morte negli scontri tra insorti e soldati somali ed etiopi, questi ultimi poi sarebbero stati protagonisti di vere e proprio rappresaglie ai danni soprattutto di civili inermi. Una situazione che ha nuovamente costretto decine di migliaia di civili, 173.000 nelle ultime due settimane secondo le stime dell’Onu, a lasciare la capitale somala e a cercare rifugio altrove.

Pacifisti esultanti!!Ad Afgoye, la località a una trentina di chilometri da Mogadiscio che dallo scorso dicembre (quando l’invasione etiope ha portato alla cacciata delle Corti e all’insediamento del governo di transizione) ospita la maggior parte dei civili in fuga da Mogadiscio, ormai non c’è più spazio. Come nei momenti peggiori del conflitto tra Corti e governo, la gente è tornata a trovare un riparo sotto gli alberi, mentre la difficile situazione della sicurezza impedisce anche ai pochi operatori umanitari attivi in Somalia di alleviarne le sofferenze. Intanto a Mogadiscio proseguono le operazioni di rastrellamento lanciate dalle forze di sicurezza governative e dai militari etiopi alla ricerca di depositi di armi e di insorti. Iniziata nel fine settimana questa vasta operazione di polizia interessa ormai sei dei 12 distretti di Mogadiscio, isolando quasi completamente la popolazione di alcune di queste aree.

Tratto da: Vita.it 

Effetti collaterali di economie (e Politiche) spietate

Effetti collaterali di economie (e Politiche) spietate
Paolo Barnard – tratto da Golem L’Indispensabile13 Novembre 2007
visto su http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=3959

Nella maggioranza delle persone la percezione dell’insicurezza è quasi sempre alterata, è, oserei dire, una commedia. Fra il menù medio di una mensa aziendale e il rumeno che incrociamo per strada, la prima è un killer di massa, il secondo è uno 0,1% di probabilità di esserlo.
Fate solo la proporzione fra i decessi annui per malattie cardiovascolari o tumori all’apparato digerente e quelli per mano di assassini stranieri e capite subito di cosa parlo. E non mi si dica che l’alimentazione al lavoro è una scelta del cittadino mentre il ceffo straniero no, poiché sappiamo tutti che la presenza degli immigrati nel nostro Paese è tanto una nostra scelta/necessità quanto quella di mangiare di corsa cibi preconfezionati. Esistono fisiologicamente insidie nei primi quanto nei secondi.

Eppure quel tizio losco ci fa paura
mentre la fettina con mozzarella su un lago di sugo al glutammato no.

E così è in tante altre componenti del nostro vivere: per numero di morti e feriti il semaforo rosso violato batte il rumeno cattivo 1000 a 1; il fumo passivo, i drink serviti in discoteca, le polveri fini, le infezioni/errori ospedalieri letali ma occultati, la diagnostica tardiva per liste d’attesa, gli indulti fraudolenti… battono qualsiasi ceffo straniero con punteggi umilianti, e sono tutti fenomeni in cui le vittime non sono certo consenzienti. Ma è lui, il (presunto) migrante cattivo, a terrorizzarci.

Passo al successivo quesito di Colombo, e cioè se informazione e politica aiutino ad avere la giusta percezione della sicurezza. No, ovviamente, per il semplice motivo che se lo facessero dovrebbero poi accettare di sovvertire in ogni suo anfratto la struttura stessa del nostro vivere. Non lo vogliono loro, e meno di loro lo accettiamo noi cittadini. E poi l’ex magistrato ci chiede se il tema del pericolo comune sia affrontato per il rilievo che ha o se succede talvolta che sia enfatizzato per scopi che con la sicurezza del cittadino hanno poco a che fare. Ebbene, la manipolazione del rischio, e di conseguenza della nostra paura, è divenuto uno dei più fiorenti business della fine del XX secolo e del nuovo millennio. Oltre alla nascita di una vera e propria industria della security (dagli ammenicoli per la casa prodotti da aziendine locali ai colossi come l’americana Blackwater), abbiamo assistito al trionfo della Politica della Paura, e cioè di quel giochetto gestito dai governanti che consiste nel pompare minacce reali ma obiettivamente contenute fino alla psicosi di massa, con la solita complicità dei media come sempre acritici e asserviti al potere.

La Guerra al Terrorismo dopo l’11 di settembre 2001 ne è un esempio strepitoso.

Il maggior studio oggi disponibile dedicato al fenomeno suicida islamico, ci dice che il totale dei morti da ascrivere ad al-Qaeda dal 2001 alla fine del 2005 è stato di circa 3.700 in tutto il mondo, di cui, come è noto, quasi 3.000 in un solo episodio e il resto distribuito in quattro anni su quattro continenti (Iraq e Afghanistan esclusi in quanto teatri di guerra a tutti gli effetti). L’Occidente in particolare, nel medesimo periodo, ha visto solo 71 attentatori suicidi in azione contro di esso. (1)

Ciò dimostra due cose. Primo, che la letalità complessiva per gli occidentali degli ‘islamofascisti’ impallidisce di fronte a quella di un singolo farmaco fraudolentemente approvato, il Vioxx (un inibitore Cox-2 della Merck di cui l’azienda conosceva i pericoli), ritenuto oggi responsabile di qualcosa come 35.000-55.000 morti solo negli USA e in un periodo che ricalca esattamente quello del maggior attivismo di al-Qaeda. (2). Secondo, che il loro esercito è sparuto a dir poco.

Confrontate quei numeri con il panico da apocalisse imminente sparato a tutto gas dagli spin doctors della Casa Bianca e di Downing Street, come Thomas Friedman o Alan Dershowitz o Alastair Campbell, ma anche dal nostro implacabile master of doom Magdi Allam, in un balletto semaforico impazzito di allarmi gialli, rossi, verdi, blu, e con la fola delle migliaia di cellule dormienti di micidiali kamikaze islamici che certamente sarebbero entrate in azione in tutto l’Occidente scatenando decine di 11 settembre.

Grazie a Dio nulla di ciò è accaduto,
mentre morivamo come mosche per la sete di lucro di una multinazionale farmaceutica.

Ma qualcuno ha mai sentito Bush, Blair o Prodi dichiarare una Guerra al Farmaco selvaggio o all’informatore farmaceutico stragista? No, la Politica della Paura, come tutta la politica, non prevede la verità obiettiva dei fatti.

Ai tre rimanenti quesiti di Colombo mi sento di rispondere così: il guaio sta tutto nel fatto che in questo torbido problema di immigrazione e sicurezza nessuno degli attori vuole dire la verità. Mentono tutti, e così si va al disastro.

Gli attori sono: i nostri pubblici amministratori,
i gruppi di immigrati sotto accusa, i media, i cittadini del Paese ospite.

Mi sbarazzo subito degli ultimi due. I giornalisti mentono perché quello è divenuto il loro mestiere, salvo casi peregrini ahimè, e altro non vale la pena aggiungere qui. I cittadini italiani sono mendaci quando negano un’evidenza che hanno stampata negli occhi da tempo: e cioè che senza immigrati, regolari ma anche clandestini, questo Paese sarebbe in guai seri. Chiuderebbero le cucine della maggioranza dei ristoranti, non sapremmo più come raccogliere frutta e verdura, come pulire i nostri uffici, i nostri anziani non autosufficienti sarebbero allo sbando, e tanto altro.

I nostri pubblici amministratori invece nascondono alla cittadinanza che soluzioni nazionali al problema immigrazione e sicurezza semplicemente non esistono. Proprio nel senso che è inutile persino ventilarne, perché gli aspiranti immigrati sono troppi, troppo disperati e impossibili da fermare. Le cretinate della destra italiana in tema di soluzioni equivalgono letteralmente a chi volesse difendersi dalle zanzare nelle valli comacchiesi spiaccicandole al muro con la palettina.
Ciò che invece andrebbe fatto da un governo responsabile (e morale) è di raccontare agli italiani come sia accaduto che miliardi di persone al mondo siano state ridotte a tali livelli di disperazione economica da rischiare qualunque orrore pur di sfuggire alla miseria. La verità, qui, significa ammettere, e letteralmente raccontare ai cittadini attraverso i media, che il pane di tanti stranieri ce lo siamo mangiato noi sottraendoglielo a casa loro, riducendoli alla fame, quando non ammazzandoli. E cioè che il nostro imperante Neoliberismo, con l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la Banca Mondiale , il Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Europea , il Fondo Europeo di Sviluppo, gli EPA (Economic Partnership Agreements), gli accordi bilaterali di libero scambio, i cosiddetti aiuti al Terzo Mondo, e tanti altri meccanismi da noi escogitati, sono responsabili di crimini inauditi contro quell’umanità dolente, crimini al cui confronto l’Olocausto nazista è, senza esagerare, una piccola cosa. Le cifre annue in termini di malnutrizione, di morti per fame e malattie o per le guerre che il Neoliberismo sostiene, non lasciano dubbi in proposito. (
3)

Gli abbiamo tolto tutto, incluso il diritto all’autodeterminazione, alla gestione della propria economia, gli abbiamo legato le mani e i piedi e li abbiamo pure massacrati a volte, e quando alla fine i depredati approdano da noi a chiederci le briciole, solo le briciole di ciò che era loro, noi facciamo le Bossi-Fini, i decreti Veltroni e li odiamo anche.
Prego, Dottor Sottile, lei che queste cose le sa benissimo, le snoccioli sulla prima pagina del «Corriere della Sera» invece di turlupinarci. Racconti anche come i suoi illustri colleghi, Jeffrey Sachs (il gran cerimoniere della transizione della Polonia al Libero Mercato) o Joseph Stiglitz (ex capo economista della Banca Mondiale), ci stanno oggi spiegando il perché della crescente disperazione dei cittadini dell’Est Europa, che dai soffocanti regimi comunisti sono passati al sadismo del Libero Mercato. Ci sono dati sul crollo degli standard minimi vitali da far accapponare la pelle, in Russia, in Ucraina, in Polonia, in Moldavia, in Romania, e tutti a partire dal 1989 in poi, ma il «Corriere» mai e poi mai che ce li snoccioli. Quello che ci raccontano sono altri dati, quelli sulla crescita economica dell’Est europeo, tutti meravigliosamente promettenti, ma sapete come li calcolano? Da seduti nelle suite a cinque stelle di Mosca o di Praga, o nei Ministeri, e senza mai ficcare il naso in una singola casa moldava o fare una singola domanda a una badante ucraina. Li ho visti in azione questi “sicari economici”, (4) a Lusaka, a Dar es Salaam, che raccontavano al «Financial Times» quanto crescessero le economie africane, mentre io in Tanzania in un distretto di 600.000 abitanti trovai un solo ambulatorio con una sola siringa di vetro per tutti, e, mi dissero, le cose andavano peggiorando.

Romano Prodi dovrebbe raccontare a Porta a Porta del ricatto che la sua Commissione Europea (CE) tentò nell’aprile del 2002 durante i negoziati cosiddetti GATS sulla liberalizzazione dei servizi, dove a Paesi come la Malesia , il Messico, l’India o l’Indonesia veniva ingiunto di svendere i gioielli di casa alle nostre società multiservices, ricattandoli con lo strapotere dei sussidi miliardari all’agricoltura europea che schiaccia la loro (in India il tasso di suicidi fra i contadini è epidemico). E mentre lo stesso Prodi mantiene oggi zeppi i nostri CPT (centri di permanenza temporanea) con gli immigrati africani o curdi in miseria, e colpevoli di aver tentato una migrazione da Paese a Paese, la sua CE infilò nei sopraccitati negoziati una clausola sull’intra-corporate labour mobility, che tradotto significava libera migrazione ovunque per gli Yuppies aziendali europei, ma non per il panettiere del Burkina Faso. (5)
Giuliano Amato, e i sindaci delle nostre città, dovrebbero dire il vero, e cioè guardare in faccia gli italiani e chiedergli: “Se voi aveste dovuto vendere il primo figlio in schiavitù per nutrire il secondo, e se ora vi toccasse di vendere anche quest’ultimo per non farlo morire di diarrea, cosa fareste? Rimarreste lì dove siete o tentereste di andarvene?” oppure “Se voi foste i gestori di una panetteria a Tunisi e un cugino del dittatore Ben Ali entrasse in bottega e vi dicesse ‘da oggi io sono il tuo socio di maggioranza, se no sono bastonate’, cosa fareste? Rimarreste lì?” o ancora “Se vostro padre nel villaggio romeno avesse un cancro alla prostata e stesse urlando di dolore giorno e notte senza traccia di morfina né di cure decenti, e se i vostri figli avessero la grappa come unica alternativa alla disoccupazione, cosa fareste? Stareste lì ad ascoltare i gemiti e a vedere la vostra prole diventare cirrotica a trent’anni?”. Ed è questo il motore dell’immigrazione, l’unico esistente. Che ce lo dicano i politici, chiaro e tondo.

Le soluzioni sono unicamente internazionali,
e cioè basta con questa rapina che si chiama Libero Mercato.

Cittadini europei, volete risolvere il degrado da immigrazione? Fermate il flusso dei disperati, che inevitabilmente porta con sé elementi rabbiosi, psicotizzati, pericolosi, e sempre li porterà, poiché è assai più facile diventare bestie quando dall’età di 2 anni si vive in condizioni da animali. Ma questo significa che dobbiamo accettare di pagare i prezzi per un mondo meno in disequilibrio, significa restituire il maltolto, punto. La “botte piena e la moglie ubriaca” è la filosofia assurda del Libero Mercato, e cioè “rapiniamo le risorse di milioni di persone, sfruttiamole nei cantieri da noi o negli sweat shops da loro, ma che poi non ci vengano a rompere le balle”. Così non è sostenibile. O ci teniamo il nostro furto e la loro immigrazione, oppure optiamo per la restituzione della ricchezza sottratta (permettendogli un reale sviluppo) e per la pace, pagandone il prezzo. Il furto e la tranquillità insieme non li possiamo avere, spiacente. La scelta è nostra, e questi sono i veri termini del dibattito sull’immigrazione e sulla sicurezza.
Infine, mentono anche alcune comunità di stranieri cosiddetti problematici, i quali non accettano una verità lampante: il fatto che a parità di status sociale qui in Italia, di povertà originaria e di diversità, alcune etnie o nazionalità di migranti sono meglio accettate di altre. I Rom non si raccontano, e non ci raccontano, la verità sul perché il loro tasso di non-gradimento da parte degli italiani è pressoché totale, mentre i filippini hanno lo stesso tasso ma di segno completamente opposto. Perché?

Se è vero che – in attesa di soluzioni lungo le linee tracciate in precedenza, di un sistema carcerario che sappia riabilitare e non abbruttire, e di politici capaci di dirci il vero – va urgentemente affrontato il problema dello scontro fra certe culture presenti in Italia e la nostra, allora chiamiamoci tutti al centro.
Significa proporre alle comunità di immigrati più problematici di farsi carico di verità scomode su se stessi, e agli italiani di fare la stessa cosa. Ai Rom in particolare direi: riconoscete che sovente il vostro collante socioeconomico è la brutalizzazione delle donne e dei bambini, perché senza di essa non potreste tenerli in strada a rubare, a mendicare, e a prendersi insulti e rancore dalla mattina alla sera. Agli italiani dico: offrite un’accoglienza decente a costoro, alloggi, scuole, sanità, lavori, in cambio dell’adesione di tutti a principi compatibili col rispetto dei cittadini e dei diritti umani fondamentali. Se poi nonostante questa offerta di incontro al centro una delle due parti dovesse persistere negli errori o rifiutarsi di cambiare rotta, allora sapremmo almeno dove puntare il dito. E se i recalcitranti del caso fossero proprio gli immigrati, allora avremmo almeno un tantino meno torto. Ma mica tanto.

Note

1. Prof Robert Pape, University of Chicago , «Suicide Terrorism and Democracy: What we learned since 9/11», The Cato Institute, 2006.
2. Si vedano gli studi condotti dal dott. David Graham della US Food and Drug Administration nel 2005; il rapporto pubblicato dal «New England Journal of Medicine» nell’ottobre 2005; e l’inchiesta nello stesso periodo del «Wall Street Journal».
3. Dati disponibili tratti da: l’inchiesta I Globalizzatori, Report RAI 3, 09/06/2000, di Paolo Barnard, http://www.report.rai.it – Public Citizen: Trade Watch, USA – The Transnational Institute, Amsterdam, Olanda – The World Trade Organization: The Marrakech Treaty – Corporate Europe Observatory, Amsterdam, Olanda – The Economic Policy Institute, Washington DC, USA – Friends of the Earth, Bruxelles, Belgio – Corporate Watch, USA – Oxfam UK – Global Policy Forum Europe, Bonn, Germania – Institute for Policy Studies USA– et al., e da studi di autori fra cui: Joseph Stiglitz, Jeff Faux, Noam Chomsky, Greg Palast, Susan George, Richard W. Behan, Alexandra Wandel, Peter Rosset, Dean Baker, Barry Coates et al.
4. Definizione tratta dall’autodenuncia di uno di loro, l’americano John Perkins autore di «Confessions of an Economic Hitman», Berret-Koehler Inc. 2004.
5. Denucia del Corporate Europe Observatory che ha ottenuto una copia del memorandum sul GATS della CE nel 2002, ripresa poi dal The Guardian di Londra in «A privatizers hit list», 18/04/02.

Tratto da: www.disinformazione.it

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