Angolo del Gigio

settembre 30, 2007

Gli Amici Centristi, i Destri e la Nuova P2 – Arraffanza Nazionale.!.!.

Inchiesta Poseidone / Al via i controlli nelle banche di Francia, Svizzera e Lussemburgo

Alla ricerca dei soldi sui conti esteri

Sarebbero spariti 500 milioni di euro erogati per l’emergenza ambientale

CALABRIA depredata. Privata dei soldi pubblici che arrivavano da Bruxelles per costruire depuratori e impianti di smaltimento rifiuti. Fiumi di denaro finiti sui conti esteri di chissà quali soggetti, a cui i carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro si avvicinano ogni giorno di più. L’inchiesta “Poseidone“, sulle presunte illegittimità compiute nella gestione dell’emergenza ambientale in Calabria, procede a ritmo serrato: le rogatorie internazionali sono già cosa fatta.
I primi conti da passare al setaccio sono stati individuati, si trovano in Francia, Svizzera e Lussemburgo. In quelle banche che qualcuno credeva porti sicuri e che, invece, potrebbero diventare il punto di partenza per lo sprint finale dei sostituti procuratori della Repubblica Luigi de Magistris e Isabella De Angelis. Se le loro teorie trovassero conferma, infatti, lo scandalo assumerebbe proporzioni enormi. A dirlo sono i numeri molto più che le supposizioni, dal momento che secondo i loro calcoli in cinque anni, il periodo nero tra il 2000 e il 2005, sarebbero spariti nel nulla 500 milioni di euro.

 

Mille miliardi di lire.
Nella realizzazione di una truffa senza precedenti e il cui meccanismo non era poi nemmeno tanto complesso.

La gestione straordinaria, legittimata dal commissariamento durato otto anni, permette, infatti, di saltare a piè pari passaggi essenziali nell’appalto di opere pubbliche maestose, come sono i depuratori e gli impianti di smaltimento rifiuti. Secondo le ipotesi accusatorie, qualcuno lo ha capito fin troppo bene e ha ordito un mega-imbroglio, che si è allargato anno dopo anno. Nella compagnia dei truffatori, secondo i magistrati, sono entrati amministratori e funzionari della Regione Calabria e dell’ufficio del commissario, imprenditori e portaborse della nostra regione ma anche di molte altre parti d’Italia. Fino a quei politici di grosso calibro, i cui nomi stanno venendo fuori uno dopo l’altro nell’inchiesta “Poseidone”. E se pure, al momento, nel registro degli indagati figura il solo segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, i riferimenti ad altri politici navigati sono tanti e più si va avanti nelle indagini più ne vengono fuori. Perché a Roma, dicono i magistrati titolari dell’ichiesta, c’è il cuore pulsante dell’associazione a delinquere che ha deturpato la Calabria. L’ex presidente della Regione, Giuseppe Chiaravalloti, per esempio, godeva di buone sponsorizzazioni in certi ambienti, mentre Giovambattista Papello, considerato la vera mente della truffa, sarebbe un uomo molto vicino a Maurizio Gasparri, così come l’ex assessore all’Ambiente, anche lui indagato, Domenico Basile. Per non parlare poi di Fabio Schettini, che ha fatto parte dell’entourage dell’ex ministro Franco Frattini, e di quel Nicolino Volpe che molti dicono essere vicino al sottosegretario alle Attività produttive Pino Galati.
L’intreccio di nomi e società, del resto, è una delle principali caratteristiche portate alla luce dall’inchiesta della Procura catanzarese. Il sistema delle “scatole cinesi“, infatti, era efficace perché permetteva di far sparire soldi e di rendere poi difficile ricostruirne il cammino.

 

E a dimostrarlo è stato proprio il caso della “Spb optical disk srl” di cui facevano parte Cesa, Schettini e Papello, definita uno “schermo societario” per ottenere fondi da dirottare altrove.

Cinque miliardi di vecchie lire, secondo le teorie degli inquirenti, finanziati ma mai utilizzati, perché, in realtà, nell’area industriale di Mangone (in provincia di Cosenza) laddove doveva esserci uno stabilimento industriale, c’era invece un capannone collaudato per virtù dello Spirito santo, mancante di requisiti essenziali, e in cui l’unica cosa che si produceva erano debiti. Un milione e mezzo di euro quelli accertati, che hanno indotto gli investigatori a porsi numerose domande e a far quadrare, infine, il cerchio grazie ad un’importante testimonianza.
È stata proprio una persona “informata sui fatti” a rivelare ai magistrati che nella “Spb optical disk srl” c’era qualcosa di strano, spingendoli a risalire alle quote azionarie della società, scoprendo che, ad un certo punto, Cesa, Schettini e Papello avrebbero venduto le loro azioni a Salvatore Di Gangi, vecchia conoscenza delle cronache, noto per la parentela con due pregiudicati siciliani finiti più volte in galera e per i rapporti d’affari con Enrico Nicoletti, il cassiere della Banda della Magliana. E più andavano avanti, i magistrati e i carabinieri, più ne scoprivano, perché Di Gangi, quello a cui Cesa ha dichiarato ieri di aver ceduto gratuitamente le sue quote societarie, è anche il titolare di un’altra azienda già “visitata” dai militari dell’Arma a novembre: la “Data general security”, il gigante della vigilanza con sede a Roma, che annovera tra le sue attività la bonifica ambientale e le intercettazioni telefoniche. E, infatti, proprio su questa parola magica, “intercettazioni”, il cerchio si chiude di nuovo, e se ne apre un altro ancora più grande. Perché tra le decine di documenti che i carabinieri hanno sequestrato nei mesi scorsi ci sono anche le trascrizioni delle conversazioni tra Piero Fassino, Pietro Folena e il presidente dell’Anas Vincenzo Pozzi. Carte illegali (sulla loro autenticità sono ancora in corso accertamenti) che certo non avrebbero dovuto essere là dove le hanno trovate: in casa di Papello. Carte che aprono nell’ambito dell’inchiesta “Poseidone” l’inquietante capitolo delle intercettazioni illegali, legando l’indagine catanzarese ad altre attualmente in corso in altre parti d’Italia. Tutte, probabilmente, unite da un invisibile legame, che racconta dell’esistenza di un’unica centrale abusiva di spionaggio che unisce imbrogli in ogni angolo del Paese.
L’incontro del sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi de Magistris, con il collega che conduce le indagini sul complotto ordito ai danni di Marrazzo e della Mussolini, Stefano Civardi, avvenuto qualche giorno fa a Milano, non è stato certamente un caso.[…] *

* Visita il sito ufficiale della testata.

di Chiara Spagnolo

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