Angolo del Gigio

settembre 30, 2007

Gli Amici Centristi, i Destri e la Nuova P2 – Arraffanza Nazionale.!.!.

Inchiesta Poseidone / Al via i controlli nelle banche di Francia, Svizzera e Lussemburgo

Alla ricerca dei soldi sui conti esteri

Sarebbero spariti 500 milioni di euro erogati per l’emergenza ambientale

CALABRIA depredata. Privata dei soldi pubblici che arrivavano da Bruxelles per costruire depuratori e impianti di smaltimento rifiuti. Fiumi di denaro finiti sui conti esteri di chissà quali soggetti, a cui i carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro si avvicinano ogni giorno di più. L’inchiesta “Poseidone“, sulle presunte illegittimità compiute nella gestione dell’emergenza ambientale in Calabria, procede a ritmo serrato: le rogatorie internazionali sono già cosa fatta.
I primi conti da passare al setaccio sono stati individuati, si trovano in Francia, Svizzera e Lussemburgo. In quelle banche che qualcuno credeva porti sicuri e che, invece, potrebbero diventare il punto di partenza per lo sprint finale dei sostituti procuratori della Repubblica Luigi de Magistris e Isabella De Angelis. Se le loro teorie trovassero conferma, infatti, lo scandalo assumerebbe proporzioni enormi. A dirlo sono i numeri molto più che le supposizioni, dal momento che secondo i loro calcoli in cinque anni, il periodo nero tra il 2000 e il 2005, sarebbero spariti nel nulla 500 milioni di euro.

 

Mille miliardi di lire.
Nella realizzazione di una truffa senza precedenti e il cui meccanismo non era poi nemmeno tanto complesso.

La gestione straordinaria, legittimata dal commissariamento durato otto anni, permette, infatti, di saltare a piè pari passaggi essenziali nell’appalto di opere pubbliche maestose, come sono i depuratori e gli impianti di smaltimento rifiuti. Secondo le ipotesi accusatorie, qualcuno lo ha capito fin troppo bene e ha ordito un mega-imbroglio, che si è allargato anno dopo anno. Nella compagnia dei truffatori, secondo i magistrati, sono entrati amministratori e funzionari della Regione Calabria e dell’ufficio del commissario, imprenditori e portaborse della nostra regione ma anche di molte altre parti d’Italia. Fino a quei politici di grosso calibro, i cui nomi stanno venendo fuori uno dopo l’altro nell’inchiesta “Poseidone”. E se pure, al momento, nel registro degli indagati figura il solo segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, i riferimenti ad altri politici navigati sono tanti e più si va avanti nelle indagini più ne vengono fuori. Perché a Roma, dicono i magistrati titolari dell’ichiesta, c’è il cuore pulsante dell’associazione a delinquere che ha deturpato la Calabria. L’ex presidente della Regione, Giuseppe Chiaravalloti, per esempio, godeva di buone sponsorizzazioni in certi ambienti, mentre Giovambattista Papello, considerato la vera mente della truffa, sarebbe un uomo molto vicino a Maurizio Gasparri, così come l’ex assessore all’Ambiente, anche lui indagato, Domenico Basile. Per non parlare poi di Fabio Schettini, che ha fatto parte dell’entourage dell’ex ministro Franco Frattini, e di quel Nicolino Volpe che molti dicono essere vicino al sottosegretario alle Attività produttive Pino Galati.
L’intreccio di nomi e società, del resto, è una delle principali caratteristiche portate alla luce dall’inchiesta della Procura catanzarese. Il sistema delle “scatole cinesi“, infatti, era efficace perché permetteva di far sparire soldi e di rendere poi difficile ricostruirne il cammino.

 

E a dimostrarlo è stato proprio il caso della “Spb optical disk srl” di cui facevano parte Cesa, Schettini e Papello, definita uno “schermo societario” per ottenere fondi da dirottare altrove.

Cinque miliardi di vecchie lire, secondo le teorie degli inquirenti, finanziati ma mai utilizzati, perché, in realtà, nell’area industriale di Mangone (in provincia di Cosenza) laddove doveva esserci uno stabilimento industriale, c’era invece un capannone collaudato per virtù dello Spirito santo, mancante di requisiti essenziali, e in cui l’unica cosa che si produceva erano debiti. Un milione e mezzo di euro quelli accertati, che hanno indotto gli investigatori a porsi numerose domande e a far quadrare, infine, il cerchio grazie ad un’importante testimonianza.
È stata proprio una persona “informata sui fatti” a rivelare ai magistrati che nella “Spb optical disk srl” c’era qualcosa di strano, spingendoli a risalire alle quote azionarie della società, scoprendo che, ad un certo punto, Cesa, Schettini e Papello avrebbero venduto le loro azioni a Salvatore Di Gangi, vecchia conoscenza delle cronache, noto per la parentela con due pregiudicati siciliani finiti più volte in galera e per i rapporti d’affari con Enrico Nicoletti, il cassiere della Banda della Magliana. E più andavano avanti, i magistrati e i carabinieri, più ne scoprivano, perché Di Gangi, quello a cui Cesa ha dichiarato ieri di aver ceduto gratuitamente le sue quote societarie, è anche il titolare di un’altra azienda già “visitata” dai militari dell’Arma a novembre: la “Data general security”, il gigante della vigilanza con sede a Roma, che annovera tra le sue attività la bonifica ambientale e le intercettazioni telefoniche. E, infatti, proprio su questa parola magica, “intercettazioni”, il cerchio si chiude di nuovo, e se ne apre un altro ancora più grande. Perché tra le decine di documenti che i carabinieri hanno sequestrato nei mesi scorsi ci sono anche le trascrizioni delle conversazioni tra Piero Fassino, Pietro Folena e il presidente dell’Anas Vincenzo Pozzi. Carte illegali (sulla loro autenticità sono ancora in corso accertamenti) che certo non avrebbero dovuto essere là dove le hanno trovate: in casa di Papello. Carte che aprono nell’ambito dell’inchiesta “Poseidone” l’inquietante capitolo delle intercettazioni illegali, legando l’indagine catanzarese ad altre attualmente in corso in altre parti d’Italia. Tutte, probabilmente, unite da un invisibile legame, che racconta dell’esistenza di un’unica centrale abusiva di spionaggio che unisce imbrogli in ogni angolo del Paese.
L’incontro del sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi de Magistris, con il collega che conduce le indagini sul complotto ordito ai danni di Marrazzo e della Mussolini, Stefano Civardi, avvenuto qualche giorno fa a Milano, non è stato certamente un caso.[…] *

* Visita il sito ufficiale della testata.

di Chiara Spagnolo

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settembre 25, 2007

NAPOLI TRA VERGOGNE E DIGNITA’ “La Città immondizia”

NAPOLI TRA VERGOGNE E DIGNITA’

NAPOLI TRA VERGOGNE E DIGNITA’

settembre 24, 2007

PEDOFILIA: Indagini sul vescovo, la curia si ribella! VERGOGNA!

Pedofilo io, buona camicia ragazzotti!È bufera sulla diocesi di Firenze, dove il vescovo ausiliare Claudio Maniago (47 anni) sarebbe stato tirato in ballo da cinque testimoni nell’inchiesta della Procura del capoluogo toscano su don Lelio Cantini, il parroco fiorentino accusato di violenze sessuali su minori. Inoltre, secondo quanto riportato ieri da due quotidiani, monsignor Maniago avrebbe addirittura partecipato a festini con omosessuali. Al momento l’unico indagato è don Cantini, ma l’inchiesta coinvolgerebbe anche il vescovo ausiliare, che maturò la vocazione al sacerdozio proprio nella parrocchia del prete accusato di aver violentato alcune ragazze.

Maniago non è iscritto sul registro degli indagati, ma la Procura starebbe compiendo accertamenti bancari e verifiche mirate,
passando al setaccio i tabulati del telefonino del prelato.

Due dipendenti della curia e due sacerdoti accusano Maniago di aver sempre saputo quale fosse la vera attività di don Cantini, che era il suo padre spirituale, e di averlo coperto. Lo accusano soprattutto di aver partecipato alla gestione del patrimonio immobiliare donato dai parrocchiani al vecchio sacerdote della «Regina della Pace». Inoltre, secondo quanto riportato da due giornali, il vescovo ausiliare di Firenze avrebbe partecipato a incontri a luci rosse. Un 40enne gay dichiarato si sarebbe presentato in Procura ad aprile raccontando di aver preso parte a un festino omosessuale vicino a Cecina, una decina d’anni fa, e la notte successiva ci sarebbe stato un ulteriore «incontro» a cui prese parte un sacerdote che veniva chiamato «il padrone»: quel prete, riconosciuto dal gay in una foto, sarebbe stato proprio monsignor Maniago. Il testimone afferma che gli sarebbero poi stati offerti 3 milioni di lire per tacere. I pm avrebbero delegato la polizia a effettuare le verifiche e il passaggio di denaro sarebbe stato rintracciato sulla Banca delle Marche.
Queste notizie che «coinvolgono pesantemente il vescovo ausiliare Claudio Maniago, non possono che creare turbamento, insieme a sconcerto per le incredibili affermazioni di presunti testimoni – replica in una nota la Curia di Firenze -. Affermazioni tutte da dimostrare, a quanto si apprende dagli stessi giornali, e comunque pubblicate prima che la magistratura, verso la quale confermiamo la nostra fiducia, abbia compiuto le sue verifiche». La diocesi minaccia di «adire le vie legali» e ribadisce la «solidarietà al vescovo Claudio, per la sua indiscussa fedeltà alla Chiesa e per la stima che largamente gode».

Il cardinale arcivescovo di Firenze, Ennio Antonelli si dice certo che «la verità dei fatti prima o poi verrà ristabilita, ma il danno recato alla persona è gravissimo. Come mai – si chiede il porporato – il nome dell’accusato è sbandierato sulla stampa e invece il nome dell’accusatore viene taciuto? Chi dei due avrebbe più diritto ad essere tutelato?».

TUTELATO?!? VERGOGNATEVI SPORCACCIONI PARASSITI!!

Intanto, la Procura di Firenze ha avviato un procedimento per la fuga di notizie che, ha detto il procuratore capo Ubaldo Nannucci, ha «certamente compromesso l’indagine». Rivelazione di segreto d’ufficio l’ipotesi di reato. Monsignor Maniago, invece, si è chiuso nel più stretto riserbo. Quei pochi amici che sono riusciti a parlargli, ieri, lo descrivono come «molto amareggiato».

settembre 19, 2007

“Viva il Duce” scritto sotto il naso del prefetto. Che non reagisce. Come la magistratura di Palermo! “VERGOGNA!”

“Viva il Duce” scritto sotto il naso del prefetto.
Che non reagisce. Come la magistratura di Palermo

Terronia - Fascistonia!Due militanti dell’estrema destra vengono sorpresi da una volante della polizia “mentre scrivevano sul muro della residenza del Prefetto di Palermo ‘W il Duce’ corredata dal simbolo fascista della croce celtica”. Che succede? Nulla, assolutamente nulla. Vero è che, solerti e rispettosi delle norme del codice penale e di una legge, gli agenti avevano immediatamente denunciato i due fasci per danneggiamento e apologia del fascismo”. Ma è anche vero che, quando il rapporto è finito a palazzo di giustizia, il pubblico ministero Marcello Viola ha proposto l’archiviazione del procedimento ed ha ottenuto immediato parere conforme del giudice per le indagini preliminari, Fabio Licata. Pratica chiusa ancor prima di essere aperta. Ma il bello – anzi, il più grave – è stato l’atteggiamento del signor prefetto, Giosuè Marino, il quale ha deciso di non dare corso ad alcuna iniziativa, ad alcuna azione giudiziaria nei confronti dei due provocatori fascisti.

Severino Galante, deputato dei Comunisti italiani, ha tratto spunto dagli stupefacenti sviluppi della vicenda per investire del caso il ministro dell’Interno con una interrogazione che pone due questioni distinte ma con tutta evidenza correlate.

La prima: il ministro è stato informato della decisione del prefetto Marino di tacere, sopire, troncare? Comunque, quali sono i motivi in base ai quali il prefetto ha ritenuto di non agire in giudizio contro gli autori della mascalzonata, “a tutela della propria persona, e come rappresentante del governo”. Per caso questo “è avvenuto sulla base di indicazioni dell’esecutivo”?

La seconda questione: se “si deve doverosamente prendere atto” delle decisioni della magistratura, non si può comunque nascondere l’incredulità che ne deriva”. Ma soprattutto “non può passare inosservato il pericoloso aumento di fenomeni di apologia di fascismo che su tutto il territorio nazionale vedono all’opera gruppi e movimenti di chiara ispirazione nazi-fascista”.

L’opinione del governo?

di Giorgio Frasca Polara

settembre 16, 2007

Cogne: “Cogne, così falsificarono le prove”

Ha la faccia come il Culo!«Hanno accusato il vicino di casa pur sapendolo innocente»

TORINO: «Pur sapendolo innocente, hanno accusato Ulisse Guichardaz dell’omicidio del piccolo Samuele». Il capo di imputazione del «Cogne-bis» – appendice storica del processo principale ad Annamaria Franzoni – suona pesantissimo nella sua stringatezza. Per quanto i fatti siano tutti noti da tempo, l’avviso di conclusione dell’inchiesta ricevuto ieri dagli 11 indagati riapre una pagina fra le più oscure di tutto il caso.

Nessuno più discute che l’impronta dell’assassino sulla porta della stanza del delitto sia di un consulente della difesa. Dirlo così non fa però l’effetto che consegna l’atto del procuratore capo Marcello Maddalena, dell’aggiunto Maurizio Laudi e dei pm Anna Maria Loreto e Giuseppe Ferrando. Accusando di calunnia e frode processuale i coniugi Lorenzi-Franzoni, il loro primo difensore, l’avvocato Carlo Taormina, e alcuni dei loro più stretti collaboratori, i magistrati torinesi scrivono: «Apposero, agendo materialmente il Dürst (fotografo svizzero, ndr.), impronte digitali sulla porta della camera da letto matrimoniale dei coniugi Lorenzi e 35 false tracce sul pavimento del garage. E le utilizzarono nelle denunce di Guichardaz, al fine di richiedere alla magistratura ulteriori perizie sulle impronte e sulle tracce da loro stessi apposte». Nella migliore delle ipotesi per la difesa: un pasticciaccio mai visto in un’indagine difensiva. Le indagini si sono orientate sul dolo: «Il Taormina presentò un’integrazione della prima denuncia contro Guichardaz ad una settimana dal sopralluogo dei suoi tecnici (notte fra il 28 e il 29 luglio 2004, ndr.). Per dare atto degli ulteriori risultati delle comparazioni delle impronte digitali della Franzoni con quelle rinvenute dai propri consulenti sulla porta della camera da letto. Si escludeva che fossero della Franzoni e si affermava che erano a “forte vocazione di appartenenza dell’assassino”…».

La procura torinese ricorda che i consulenti della difesa scrissero su quelle tracce: «Prendono origine dalla stanza in cui Samuele fu ucciso e proseguono per le scale giungendo sino al garage e alla porta d’uscita». La difesa richiese subito «accertamenti urgenti per verificare l’esistenza di tracce ematiche correlabili a Samuele sugli indumenti, scarpe, automobile, abitazione ed ogni altro luogo collegabile a Guichardaz».

Il 19 luglio 2004 Annamaria Franzoni fu condannata in primo grado a 30 anni di carcere. Fu una botta durissima e inattesa. Si decise di far proprio il dossier Gelsomino e si puntò sul sopralluogo nella villetta di Cogne. Da mesi Taormina ripeteva di conoscere il nome del «vero assassino». Di questa storia è anche noto come si concluse la perizia disposta dal gip Pier Giorgio Gosso sulle tracce di Ulisse: con l’infortunio dell’idrossiapatite «di origine chimica» scambiata come la prova regina del dolo dei consulenti di Taormina, in realtà prodotto di deiezioni animali. Mutato lo scenario della difesa, uno dei nuovi avvocati dei Lorenzi, Paolo Chicco, si sente di dire di questo avviso di conclusione delle indagini: «E’ un atto dovuto che non pregiudica alcuna successiva scelta della procura, nemmeno quella dell’archiviazione».

Autore: ALBERTO GAINO per www.lastampa.it

La vera morte di un Presidente (Un Grande uomo)

Salvador Allende«Sono pronto a resistere con qualsiasi mezzo, anche a costo della mia vita, così che questo possa servire di lezione riguardo la vergognosa storia di quelli che usano la forza e non la ragione».
Salvador Allende, nel suo ultimo messaggio dalla radio al popolo cileno, 8.30 del mattino dell’11 settembre 1973.

Martedì 11 settembre 1973, Henry Alfred Kissinger (Heinz Alfred Kissinger, famiglia ebraica di origine tedesca), controllore del presidente Richard Milhous Nixon, pensò, organizzò e attuò un criminale colpo di stato in Cile. Grazie all’esercito e ai servizi segreti statunitensi, Salvadore Allende, il presidente democraticamente eletto, venne assassinato, per far posto all’amico-dittatore Augusto Pinochet. Da quel triste giorno e per ben diciassette lunghi anni, Pinochet, protetto dal suo esercito della morte e da quello americano, procurò la morte di almeno 30 mila e la tortura di 600.000 cileni, l’esilio di centinaia di migliaia di persone e la distruzione sistematica di tutte le istituzioni democratiche del paese!

Martedì 11 settembre 1973
La vera morte di un Presidente
di Gabriel Garcia MarquezPatria Grande
www.informationguerrilla.org/11_settembre_1973.htm

Nell’ora della battaglia finale, con il paese alla mercé delle forze della sovversione, Salvador Allende continuò afferrato alla legalità.
La contraddizione più drammatica della sua vita fu quella di essere, contemporaneamente, nemico della violenza ed appassionato rivoluzionario, e credeva di averla risolta con l’ipotesi che le condizioni del Cile consentivano una evoluzione pacifica verso il socialismo, all’interno della legalità borghese.
L’esperienza gli insegnò troppo tardi che non si può cambiare un sistema dal governo, ma dal potere.
Questa tardiva constatazione forse fu la forza che lo spinse a resistere fino alla morte, tra le macerie fumanti di una casa che non era nemmeno sua, una residenza costruita da un architetto italiano destinata alla zecca dello Stato, e terminò convertita in un rifugio per un Presidente senza potere.

Resistette per sei ore, impugnando il mitra che gli aveva regalato Fidel Castro, fu la prima arma che Salvador Allende usò in vita sua.
Il giornalista Augusto Olivares che rimase al suo fianco sino alla fine, ricevette numerose ferite e morì dissanguato in un ambulatorio pubblico.
Verso le quattro del pomeriggio, il generale di divisione Javier Palacio, riuscì ad occupare il secondo piano, con il suo aiutante capitano Gallardo e un gruppo di ufficiali. Lì, tra le poltrone finto Luigi XV, il vasellame di dragoni cinesi e i quadri di Rugenda del salone rosso, Salvador Allende stava aspettandoli. Aveva un casco da minatore, stava in maniche di camicia, senza cravatta e con i vestiti macchiati di sangue. Impugnava il mitra.

Allende conosceva il generale Palacio. Pochi giorni prima aveva detto ad Augusto Olivares che quello era un uomo pericoloso, perché manteneva stretti contatti con l’ambasciata degli Stati Uniti. Come lo vide apparire dalla scalinata, Allende gridò: “Traditore!” e gli riuscì di ferirlo ad una mano.
Allende morì a seguito dello scambio di raffiche con questa pattuglia. Poi, tutti gli ufficiali, quasi seguendo un rito di casta, spararono sul suo corpo. Alla fine, un ufficiale lo sfigurò con il calcio di un fucile. Esiste una fotografia: la scattò il fotografo Juan Enrique Lira, del giornale El Mercurio, l’unico autorizzato a fotografare il cadavere. Era tanto sfigurato che, alla signora Hortensia, sua moglie, mostrarono il corpo solo quando stava nella bara. E non permisero che scoprisse il volto.

Allende aveva compiuto 64 anni in luglio, era un Leone tipico: tenace, deciso e imprevedibile. Quel che pensa Allende lo sa solo Allende, mi disse una volta un suo ministro. Amava la vita, amava i fiori e i cani, era di modi galanti come si usava in altri tempi.
La sua maggiore virtù fu quella di essere conseguente, però il destino gli riservò la rara e tragica grandezza di morire difendendo con le armi l’anacronistico diritto borghese; difendendo una Corte Suprema che lo aveva ripudiato e che poi legittimò i suoi assassini; difese un miserevole Parlamento che aveva contestato la sua legittimità e che poi finì per arrendersi agli usurpatori; difendendo i partiti dell’opposizione che avevano già venduto la loro anima al fascismo; difendendo tutti gli ammennicoli di un sistema tarlato che si era impegnato ad annichilire senza sparare una sola pallottola.

Il dramma accadde in Cile, per disgrazia dei cileni, però passerà alla storia come qualcosa che irrimediabilmente coinvolse tutti gli uomini del tempo, destinato a rimanere per sempre nelle nostre vite.

Fonte: www.disinformazione.it 

settembre 12, 2007

Aria fresca in Parlamento (Questo è Riformismo, questa è Libertà)

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Articolo del Sole24ore

Il Sole 24ore ha fatto una simulazione degli effetti del disegno di legge popolare: “Parlamento Pulito”. E’ una giornata di primavera, si aprono le finestre, tutto sembra più fresco, leggero. Se la legge verrà approvata torneranno anche le rondini e i campeggiatori abusivi Mastella&Casini leveranno le tende.

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Milena Gabanelli era in piazza Maggiore, tra la gente, mi ha scritto.

Caro Beppe,

sabato sono arrivata tardi in piazza, ma abbastanza per godere di un avvenimento di cui avevo perso memoria. Così tanti giovani, e così partecipi di fatti che riguardano il disgraziato paese, non li vedevo da quando, proprio in questa città, ero studente, cioè dagli anni 70. Per me l’avvenimento era questo, la possibilità di coinvolgere generazioni che sembravano indifferenti a tutto, e che evidentemente non è vero. Li ho guardati farsi 40 minuti di coda per mettere la loro firma su un pezzo di carta che chiede a gente non più degna di rappresentarci di andarsene. Amo questa città, nonostante sia diventata vecchia e incapace, la amo perchè in un momento cruciale, ha aperto le porte e ha ospitato un evento scomodo e fastidioso. Per un giorno è tornata ad essere viva e ha saputo esporre il dissenso in modo pacifico e coinvolgente. Lo sanno tutti quelli che c’erano. Do atto a Cofferati (che non amo e ho sempre criticato) di aver capito che era giusto così. Avrei dovuto salire sul palco, ma non l’ho fatto perchè non è il mio posto,o forse anche per timidezza. La battaglia io la conduco in altro luogo, e con altre parole, ma è la stessa.

Vorrei che chi oggi polemizza cominciasse a riflettere sull’eventualità che un giorno a trascinare centinaia di migliaia di persone in piazza potrebbe esserci qualcuno di diverso da un comico. L’allarme è partito. Sarebbe meglio prenderlo sul serio e cominciare a porre rimedio sulle cause che esaltano gli animi e uniscono così tante persone…prima che sia troppo tardi”.

Milena Gabanelli

Tratto da www.beppegrillo.it

settembre 11, 2007

Qualunquismo. Populismo. Demagogia. “La Casta Trema”

Gli intellettuali con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra hanno evocato il qualunquismo, il populismo, la demagogia. Uno con la barba ha anche citato, lui può farlo, Silvio MarchiAristofane per spiegare il V-day. Un altro ha affermato che comincia ADESSO a capire la Rete, ma che il mio giudizio sull’otto settembre è una belinata. Non dice perchè, non ne ha bisogno. E’ un intellettuale di sinistra.

Bossi ha bisbigliato che non bisogna esagerare con l’antipolitica,
lui, luiiiiiiiiiiii! Esagerare?

Casini in Caltagirone si è indignato, lui, luiiiiiiiiii! Indignato. A proposito Mele è ancora deputato? E nell’Udc c’è qualche indagato, condannato, prescritto? E Biagi aveva la scorta?

Sbatticulo 2006 - La Resa dei ContiFini cita tre politici: Togliatti, Almirante e Berlinguer. Dice che con la nuova legge non li avremmo avuti in Parlamento a vita, ma solo per due legislature. Ma un decennio non è forse sufficiente? Non nomina invece nessuno dei politici in Parlamento. Si vergogna, evidentemente, delle centinaia di politici di lungo corso: Andreotti, Mastella, Pomicino…

Riporto una testimonianza di Marco Travaglio dall’Unità di oggi. Spiega che non è stata offesa la memoria di nessuno a Bologna. Ci sono, se servono, altri 150.000 testimoni presenti. (Scusa Beppe eravamo n’anticchia di +)

“Ho trascorso l’intero pomeriggio sotto il palco e sul palco, e mai ho sentito parlare non dico “contro” Marco Biagi, ma “di” Marco Biagi. Il nome “Marco Biagi” non è mai stato citato per esteso. S’è parlato un paio di volte della legge 30 che abusivamente il governo Berlusconi intestò al professore assassinato, che non poteva più ribellarsi, mentre un ministro di quel governo lo chiamava “rompicoglioni”. E ne ha parlato Grillo per chiedere di riformarla, insieme alla legge Treu, aggiungendo che però “il vero problema non sono neppure le leggi: è che in Italia non c’è lavoro”. Lo dico perchè un amico, l’ex giudice ora assessore Libero Mancuso, che nessuno ha visto alla manifestazione, ha parlato di presunte “offese a Biagi”. Posso assicurare che se qualcuno, dal palco, avesse davvero mancato di rispetto a Marco Biagi, su quel palco nessuno di noi, nemmeno Grillo, sarebbe rimasto un minuto di più”.

Marco Travaglio
articolo completo

E intanto Silvio “Viaggia a Caccole”

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settembre 10, 2007

Di Pietro smonta il qualunquismo di “Bossa Lega” e bacchetta la RAI

V-DayRoma, 10 set. – (Adnkronos/Ign) – “Una vecchia regola della politica è che i vuoti si riempiono. Il problema per la politica è riempire essa medesima i vuoti. Quando non lo fa, non è detto che i materiali con cui si riempiono siano materiali eccellenti, cioè in grado di risolvere i problemi che drammaticamente il vuoto della politica ha scoperto”. Lo ha affermato il presidente della Camera Fausto Bertinotti, a proposito delle polemiche suscitate dall’iniziatva di Beppe Grillo.

“Non ce la si può prendere – ha detto ancora il presidente della Camera – con chi riempie il vuoto. Penso tuttavia che non ci sia salvezza se non nella riforma della politica, non ci sono salvatori fuori della politica, ma questo non riduce ma aumenta la responsabilità della politica, proprio perché non è possibile immaginare soluzioni che prescindano da essa”, anche se la politica non deve “essere totalizzante”.

“Per ridurla all’osso – spiega la terza carica dello Stato – il problema fondamentale è il lavoro nella società contemporanea. Se il lavoro viene degradato – sottolinea ancora Bertinotti – nelle mille forme in cui è degradato, è la società intera che viene coinvolta in una crisi e se la politica non replica su questo terreno gli arrivano addosso i fattori di complemento di questa crisi”. “Se la politica non dà risposte convincenti – ha insistito il presidente della Camera – è evidente che la politica viene vissuta come un costo e come uno spettacolo non particolarmente edificante. Ma questo è l’epifenomeno, il fenomeno di fondo è l’impoverimento del lavoro nella società contemporanea”.

Tranquilli! C'è l'amico Tremonti al timone!

Sul V-day è tornato oggi anche il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro che ha aderito alla manifestazione organizzata dal comico genovese. ”Nessuno da quel palco, né Grillo né Travaglio, ha mai attaccato, o si è mai sognato di attaccare Biagi”, ha chiarito Di Pietro dopo le polemiche scatenate sui presunti attacchi contro il giuslavorista ucciso dalle Br, Marco Biagi che sarebbero partiti dal palco del V-day.

Se così fosse stato saremmo scesi tutti quanti dal palco”. ”Durante la manifestazione – ha aggiunto Di Pietro – tra centinaia di migliaia di manifestanti, forse nella piazza, non certamente dal palco, qualcuno avrà detto qualche parola di troppo, fuori luogo, sconsiderata; si guarda a questo particolare per distogliere l’attenzione dal problema” sollevato dal V-Day.

”C’è stata – ha continuato il leader dell’Italia dei valori – una grande manifestazione di libertà e responsabilità collettiva della società civile. Centinaia di migliaia di persone si sono recate a sottoscrivere la proposta di legge di Iniziativa Popolare per cacciare dal Parlamento quelle persone condannate con sentenza penale passata in giudicato: persone che dovrebbero stare in galera e non dovrebbero stare in Parlamento”.

Mele & Pere - Casini ItalianiDi Pietro se l’è quindi presa con la Rai che avrebbe dato maggior spazio alle critiche di Pier Ferdinando Casini piuttosto che al risultato raggiunto dal V-Day. ”Questa è informazione criminale”, ha attaccato il ministro. ”Ha fatto più notizia la presa di posizione di Casini, che ha detto ‘è vergognoso l’accaduto’, piuttosto che la manifestazione, il V-Day, con 300 mila persone in piazza: sono stati dedicati 17 secondi a Casini contro i 7 del V-Day”.

Plauso a Beppe Grillo e alla sua iniziativa arriva poi dal comico, Maurizio Crozza: “Ho personalmente aderito all’iniziativa facendo un intervento da Genova. Come si fa a non aderire a un’iniziativa del genere in cui si dice che i politici non devono stare più di due legislature“, ha osservato Crozza all’Adnkronos commentando il “V-Day”.

“Prendiamo Andreotti – ha scherzato Crozza – che è 60 anni che è lì, è l’unico uomo che ha subito un processo per aver baciato un altro uomo ed è contro i Dico. Al tempo dei romani i senatori portavano la ‘candida’ in simbolo della loro purezza. I cittadini devono sapere chi stanno votando, se un politico è stato condannato, se ha subito processi o meno”.

“Dovrebbero mettere un asterisco accanto ai nomi – ha proseguito Crozza – come nei menù dei ristoranti, dove si legge ‘pesce congelato’. Poi, per carità c’è condanna e condanna. Qui, si parla di situazione strane. Prendiamo Gustavo Selva che chiamò l’ambulanza senza averne bisogno e poi non ha nemmeno dato le dimissioni dicendo che ‘gli hanno chiesto di restare’. E io apro sempre i miei spettacoli chiedendo ‘ma chi è che gli ha chiesto di restare ?” “Insomma – ha concluso il comico – l’iniziativa di Grillo è grande, un movimento partito dal basso, da internet, una sollevazione popolare mondiale, d’altronde non è un caso che il ‘Times’ lo definisca uno dei 35 uomini più potenti. La cosa agghiacciante è che i tg hanno totalmente ignorato la manifestazione, e questo è lampante di come l’informazione giunge a noi”.

Stesso apprezzamento arriva da Andrea Rivera: “Beppe Grillo ha fatto una cosa grande perché ha dato libero sfogo al popolo, basta che, come ho letto in un articolo di Michele Serra, non cada tutto nel qualunquismo”.

Fonte Articolo – www.adnkronos.com

Piazza Maggiore, Bologna, Otto Settembre 2007

Otto Settembre 1943 – Otto Settembre 2007

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Oggi inizia un nuovo Rinascimento fatto dagli italiani. L’otto settembre del 1943 i Savoia scappavano a Pescara. Dietro di loro lasciavano un’Italia allo sbando. Oggi non è cambiato nulla.

Il Parlamento è occupato da abusivi scelti dai segretari di partito. Non scappano più, non ne hanno bisogno. Vivono in un mondo a parte tra scorte e televisione. Politici… una parola che non vuol dire più un c…o. Politici di professione. Professionisti abusivi. Altro che i posteggiatori, i lavavetri e le puttane. Gli abusivi sono loro. Nessuno li ha eletti.

Ci hanno tolto anche la libertà di votare il candidato.

Non voglio che i partiti decidano chi deve essere eletto in Parlamento. E neppure che i ministri siano sorprese nell’uovo di Pasqua. Prima di votare va detto chi saranno i ministri, chi sarà il ministro della Giustizia. Se scelgono Mastella, allora a votare ci vanno loro. Se lo eleggono loro. Alle primarie a pagamento ci vanno loro.

LORO, L’INCANTESIMO DELLA DELEGA.
A TUTTO CI PENSERANNO LORO.

Siete VOI che dovete riprendere in mano la vostra vita. Ritornare a fare politica ogni giorno. Al supermercato, a scuola, sul lavoro, al semaforo, nella natura, nel vostro condominio.
Non c’è nessuno dall’altra parte del muro. Se bussate, la porta rimarrà chiusa. Non credete più ai giornali e alle televisioni. Mentono, mentono. Banche, media, politica, grandi aziende sono la stessa cosa. Le stesse persone. Un mostro che divora il Paese, che vi fa credere quello che vuole, che intervista in ginocchio prescritti, mafiosi, corrotti e corruttori. Li trasforma in persone oneste, in statisti. Ma sono solo dei poveri cialtroni che in altri Paesi dovrebbero nascondersi dalla vergogna. Che esempio darete ai vostri figli, forse Corona, Previti, lo psiconano, Pomicino, Ricucci, Fiorani in mutande, Geronzi neo presidente di Mediobanca che decide dei destini della finanza del Paese? Più fai schifo più sei famoso? Più delinqui più hai successo? E’ questo che volete?

Il ministro Amato si dice preoccupato che, o la sinistra al Governo dà una sterzata chiara sull’ ordine pubblico, o ci sarà una “svolta fascista”.

Amato, il tesoriere di Craxi che non sapeva mai niente. Stava sempre in ufficio a studiare. Il cinghialone portava i miliardi all’estero e lui non sapeva.
Dov’eri Amato quando avete scarcerato un anno fa
26.000 criminali? Lo avete fatto per evitare che gli amministratori pubblici, i vostri compari, i furbetti della politica finissero in galera. Non dirmi che non lo sai. E ora ci parli di svolta fascista. Di summit sulla sicurezza. Qui non c’è nessuna svolta fascista, c’è quella del buon senso, c’è la svolta del calcio in culo a chi ha votato l’indulto. I nomi li sappiamo e anche i cognomi. Li faremo tutti alle prossime elezioni. Questa gente in Parlamento non ci deve tornare mai più. Quanti morti, stupri, furti ha causato l’indulto? Chi paga? Forse il ministro di Casta e Ingiustizia Mastella venderà i suoi appartamenti romani per risarcire la famiglia dei coniugi di Gorgo al Monticano?
Il pesce puzza dalla testa e c’è un odore di fogna in giro da non resistere. Viviamo con il naso turato. Voglio ritornare a sentire l’odore della vita. Bisogna sturare i tombini. Aria pura, acqua pura. Nelle nostre vite e nella vita pubblica.

Piazza Maggiore è strapiena: 100.000, 150.000 persone?
220 città italiane e 20 città nel mondo sono collegate con noi.
E’ la prima volta che succede. E’ la forza della Rete, dell’informazione libera.

E’ la nostra Woodstock della legalità.

Ameno 300.000 persone hanno firmato oggi per un nuovo Rinascimento. Per una legge di iniziativa popolare, per dare dignità al Parlamento, in tre punti:

– no ai condannati in Parlamento
no ai politici di professione, due legislature e poi tornino al loro lavoro
si alla preferenza diretta.

Le firme necessarie le abbiamo ottenute in una mattina. La gente ha fatto la fila per ore contenta per poter firmare. Porterò questa proposta di legge in Parlamento, la leggerò e vedremo tutti in faccia chi si opporrà.
Questo è un Paese di sudditi, ma costituzionali. Possiamo solo votare le persone scelte dai partiti e qualche volta dire no a una legge con il referendum. Non esiste un referendum propositivo. Ma i partiti se ne fregano anche dell’esito dei referendum. Per fare la legge elettorale nel 2005 il centrodestra ha buttato nel cesso il risultato del referendum del 1992.
Nel medioevo avevamo più diritti di oggi. Per questo ci vuole un nuovo Rinascimento. La vita è nelle vostre mani. La politica deve creare felicità, voglia di futuro, bellezza.

Voglia di lavoro, di creatività, di famiglia.

Hanno rubato il futuro a una generazione. l’hanno resa schiava a norma di legge. Mi hanno scritto in 25.000 per spiegarmi quale miseria fosse diventato il lavoro. 4 euro all’ora, due mesi di lavoro e poi a casa. Ho raccolto le loro testimonianze in un libro. Il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz ha scritto: “A cosa serve far studiare i vostri figli per poi fargli girare le patatine fritte. Risparmiate i soldi della laurea.”. Ichino che mi hai dato del terrorista citando un articolo falso, non scritto da me, sul Corriere della Sera, mi senti? Ti ho invitato, ma non ti vedo. Ti dico allora una sola parola: “Vaffanculo!” Ci sono più di cinque milioni di precari in Italia, vogliamo fare finta di niente? Aspettare che arrivino a dieci milioni, venti milioni? C’è una verità che nessuno vuole dire: manca il lavoro. E se manca il lavoro allora arrivano le leggi che regolarizzano il precariato. Perchè i ragazzi non hanno scelta. O quello, o emigrare. Se ci fosse un vero mercato del lavoro le leggi sul precariato sarebbero ignorate. Le imprese farebbero carte false per assumere un ingegnere, un tecnico.

Alla nostra Woodstock è presente chi vuole un’altra Italia, un vero Bel Paese, un’ Italia dei cittadini che non racconta e non si racconta più balle. Partiamo adesso, non ci fermeremo più.

Oggi ci saranno verità e musica.

Insieme ce la faremo. Siamo tanti, milioni, dobbiamo solo svegliarci da un incantesimo.
Per sorridere alla vita e essere felici. er un nuovo Rinascimento.”

Grazie di Esistere Beppewww.beppegrillo.it

Dis-ONOREVOLI DELINQUENTI “VaffanCulo!

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