Angolo del Gigio

luglio 11, 2007

Licenziamo Pompa

Dopo il Commissario Scaramella ecco il Generale SpecialeLicenziamo Pompa

Bruno Ugolini

Pio Pompa. Un nome strano. Sembra uscito da un fumetto e non dai terribili Servizi Segreti. Forse hanno ragione gli esponenti del centrodestra. Per loro sarebbe un innocuo personaggio, per puro caso intrufolato nel Sismi a spiare soprattutto i magistrati. Tutto per burla, tutto da ridere.

Era (anzi è) un impiegato pubblico. Uno di quelli da non confondere con i fannulloni. Non era nemmeno uno dei tanti poveri precari, magari Co.Co.Co, magari a progetto. Anche se, certo, aveva cominciato, dicono le cronache, come consulente. La dimostrazione vivente che la flessibilità dei rapporti di lavoro è una buona cosa, prima o poi si approda al posto fisso. Così non va per tutti, ma per Pio Pompa si. Chissà perché i dirigenti del Sismi lo avevano prescelto? Avranno certo obbedito ai criteri così magnificati in questi tempi del “merito”. Così Pio aveva conquistato un buon contratto a tempo indeterminato e lavorava molto nelle undici stanze di via Nazionale a Roma, di fronte alla questura di Roma.

Riceveva molti giornalisti.
Perché?
Compiva opere buone.

Sono una persona rispettabile.A rischio di calpestare la legge che, malauguratamente, leggiamo, impedirebbe ai servizi segreti di reclutare giornalisti. Lui, Pio Pompa, se ne fregava e aiutava economicamente questi colleghi magari in difficoltà, come dimostrano le ricevute di pagamenti di 2.000 e 5.000 euro. Ottimi compensi per quattro chiacchiere. Un lavoro meno impegnativo e assai meglio retribuito di un approfondito articolo. E poi il buon Pio dava anche suggerimenti professionali. Ad esempio indicava le domande da porre nelle interviste a personaggi interessanti. Soprattutto a magistrati.

Così il giornalista aveva meno da faticare. Un caro uomo.

Ora però leggiamo che Pio Pompa ha chiesto il trasferimento. No, non pensate subito ai lavori manuali, alle fonderie. No: in qualche altro ufficio. Qualcuno però potrebbe pensare ad un’operazione più drastica. In fondo la sua vicenda non ha recato gran giovamento ai suoi datori di lavoro, ovverosia lo Stato, ovverosia noi.

E se invece si procedesse al licenziamento? Magari prendendo come “giusta causa” l’aver calpestato la legge che vieta di prendere a libro paga dei giornalisti,come fossero delle Colf dello spionaggio statale?

www.ugolini.blogspot.com
brunougolini@mclink.it

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