Angolo del Gigio

giugno 17, 2007

Ricucci: “Stasera Pago io, Scalata Rcs, la Cdl mi appoggiò”

“Scalata Rcs, la Cdl mi appoggiò”

Grande Stefano Ricucci, facci sognare, falli vergognare!!Le accuse di Ricucci:

con una telefonata a Letta ottenne il sì di Berlusconi

FRANCESCO GRIGNETTI

«Dottò, ma io so’ un raider..». Solito colorito Stefano Ricucci. Luglio 2006, in carcere lo interrogano i magistrati romani Cascini e Sabelli a proposito delle scalate Rcs e Bnl. Lo incalzano. Vorrebbero sapere tutti i retroscena, i patti inconfessabili, il ruolo di questo e di quello, chi sono i soci occulti e quale ruolo ha giocato la politica. Ma Ricucci li gela. «Io so’ un raider». E’ questa la linea di difesa: avrebbe fatto tutto per soldi, non per la politica. Anche la scalata Rcs.

E il consulente Ubaldo Livolsi, tanto vicino a Berlusconi?

«Mi serviva per agganciare gli editori francesi, il Gruppo Lagardère». Stesso discorso per Alejandro Agag, il genero di Aznar. «Volevo soci industriali spagnoli». La presenza di Livolsi e degli ambienti berlusconiani nella partita, però, tanto neutra non è stata, se poi lo stesso Ricucci ammette che attraverso una telefonata con Gianni Letta, che all’epoca era il sottosegretario alla Presidenza, gli arrivò il «via libera» alla scalata da parte di Berlusconi. Caltagirone, non lo conosco. Previti, nemmeno.. come faremo a fare l'amor....Ricucci usò anche Livolsi per far arrivare una sua preghiera a Berlusconi. Perché non mettere una parola buona con Caltagirone affinché non comprasse azioni Rcs e si schierasse con lui? Tentativo fallito, comunque, e lo stesso Ricucci non ha saputo dire se poi Berlusconi ne abbia mai parlato con Caltagirone, il quale comunque vendette la sua quota di Rcs e non l’appoggiò affatto. Il solito colorito Ricucci, dunque. Ma mica tanto naif da non sapere che se si assalta la corazzata del «Corriere della Sera», bisogna prima parlare con i politici. Con chi sta al governo. Ma anche con chi è all’opposizione. Quindi, Prodi. Risulta dall’inchiesta una sola telefonata tra il premier e Ricucci. «Per gli auguri di matrimonio». Ci furono molte conversazioni con Angelo Rovati, il gran consigliere economico. E con lui della scalata Rcs parlò, eccome. Quanto ai rapporti con i Ds, ci sono le telefonate con Nicola Latorre, il dalemiano. Ricucci è stato protagonista anche della scalata Bnl. Ha spiegato che era entrato nella partita per fare un po’ di soldi. Comprò quindi una quota di azioni e si accodò al cosiddetto Contropatto. Ma la loro corsa a luglio 2005 era finita. I contropattisti si chiusero nel quartier generale di Caltagirone, a Roma, in via Barberini, e per quattro giorni interi litigarono prima di vendere tutto a Unipol. Ricucci in particolare montò una grana pazzesca. «Il prezzo fissato ad azione, – ha raccontato ai magistrati, e ieri «Repubblica» l’ha riportato – era 2,40 euro. Tutti d’accordo. Io m’impuntai. Consorte salì a 2,70. Io dissi: se volete io vendo a 3 euro… Fecero l’iradiddio per due giorni, fino a quando Caltagirone mi dice: “Guarda, è un’operazione di sistema, è di qua e di là”». Ovvero per risistemare il mondo finanziario. Infatti c’entrava la Bnl, ma anche Rcs, e Antonveneta. Ricucci ricostruisce quei giorni convulsi: «Chi parlava con la Banca d’Italia, quell’altro con Fassino, quell’altro ancora… Era un tutto “ciao Piero”, “ciao Massimo”… Che Unipol avesse avvertito prima e dopo e durante Fassino e D’Alema o quant’altro è pure giusto, ma che Caltagirone è il suocero di Casini e non l’avverte? Scusa, eh! Parlavano al telefono sempre, lì davanti a me.

Pasqualino Settebellezze Caltagirone, suocero Caltagirone parlava con il suo genero di assegni, era tutto pubblico, noi stavamo lì davanti a tutti».

Ora, questo primo assaggio di rivelazioni, ha già scatenato un terremoto di reazioni. Innanzitutto Caltagirone, che definisce «fantasiose» le dichiarazioni di Ricucci. «Ogni atto nella vicenda è stato chiaro e trasparente – dice l’imprenditore negando di aver avuto pacchetti di azioni Bnl non dichiarati-. E i rapporti tra me e il Governatore erano formalmente corretti ma non improntati a simpatia». Pier Ferdinando Casini annuncia querele: «Ho letto – scrive – una fantasiosa dichiarazione del signor Ricucci inerente mie presunte conversazioni telefoniche con il Cavaliere del lavoro Francesco Gaetano Caltagirone. Chi ci conosce personalmente avrà sorriso di tali scemenze». Il suocero conferma: «Penso sia risibile per chiunque conosca un pò sia lui che me immaginare i dialoghi descritti nel pezzo». Interviene il portavoce del segretario dei Ds: «Ribadiamo: aldilà delle ormai risapute conversazioni telefoniche con Giovanni Consorte, Piero Fassino non è stato né artefice né destinatario di alcuna girandola di telefonate con i protagonisti delle scalate bancarie dell’estate 2005». Parla pure Walter Veltroni: «Veleno su persone che onorano la vita istituzionale del nostro Paese, sulla vita economica della mia città e del mio Paese».

Fonte : www.lastampa.it

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