Angolo del Gigio

giugno 17, 2007

“Così assaltai il Corriere della Sera con la benedizione di Berlusconi”

L’inchiesta. L’immobiliarista Ricucci ricorda il tentativo di scalata di due anni fa. Secondo la sua deposizione, anche Romano Prodi lo cercò in quel periodo

“Così assaltai il Corriere della Sera con la benedizione di Berlusconi

di GIUSEPPE D’AVANZO

Berluscò, tu me lo chiedi e io me te magno!

QUANDO a Stefano Ricucci tocca spiegare come, perché e con il sostegno di chi, si è lanciato nell’avventura della scalata alla Rizzoli-Corriere della Sera, la prende larga. Glissa, dissimula, mente a gola aperta. Gli hanno trovato dei biglietti di auguri per Silvio Berlusconi e nell’interrogatorio del 24 maggio 2006 il “furbetto” alza polvere. Dice: “Biglietti di auguri? E allora? Tre volte glieli ho mandati, senza conoscerlo, ma è il presidente del Consiglio, cioè… io, Berlusconi, non l’ho mai votato, io ho sempre votato… comunque, Berlusconi, io lo stimo come imprenditore, come politico per me non vale niente… però fino a quando è presidente del Consiglio gli mando gli auguri, no? Mica solo a lui li mando. Pure al Governatore (Antonio Fazio). Pure a D’Alema glieli ho fatti, pure a Fassino, pure a Prodi. Mi ricordo come se fosse adesso, Prodi mi ha telefonato l’8 luglio. Angelo Rovati me l’ha portato… “.

Sei giorni dopo – è il 30 di maggio – Ricucci cambia spartito. I pubblici ministeri Giuseppe Cascini e Rodolfo Maria Sabelli non gli credono. Cascini dice: “C’è qualcos’altro, Ricucci…”. La lingua gli si scioglie allora, anche se non del tutto. “Dotto’, allora forse non ci siamo capiti, io le dico tutto per filo e per segno… di tutto. Credetemi, Berlusconi, con Rcs, non c’entra nulla. Io, Berlusconi, l’ho visto nella mia vita soltanto una volta, il 22 giugno 2005 all’inaugurazione dell’auditorium della Confcommercio. C’erano 500 persone. Ci appartammo in sette, otto in foresteria per prendere l’aperitivo. C’era Billè, Carletto Sangalli, il presidente di Microsoft Paolucci, Resca dell’Eni… Berlusconi mi fece una battuta : “Lo sa perché ce l’hanno tutti con lei? Perché io e lei ci accomuna una cosa: ci piacciono a tutti e due le belle donne”. Punto. Questa è la mia chiacchierata… La mia storia con Rcs è un’altra. Ora vi dico…”.

“Rcs operazione prioritaria”

Ecco la ricostruzione di Ricucci. E’ solo una prima approssimazione della sua verità. “Fiorani e Gnutti, che sono soci di fatto, stavano facendo quest’operazione su Antonveneta per creare un polo del Nord-est delle banche. Fiorani mi dice che, attraverso me, si può avere un ruolo in un giornale importante come il Corriere della sera che un domani potrebbe dar credito al livello mediatico a quell’operazione. Io non mi tiro indietro e ci sto perché – mi dico – qui il rischio è zero. Nella peggiore delle ipotesi, se la scalata non va in porto, la Banca Popolare Italiana di Fiorani mi può ricollocare il 15 per cento delle azioni Rcs anche a parità di prezzo. E allora dov’è il rischio? Dunque il fatto Rcs nasce come operazione prioritaria per me, per Fiorani, per altri… Il 31 maggio, dopo l’assemblea in Banca d’Italia, ne parlo con Gnutti. Era assolutamente d’accordo. Mi dice: “Guarda, io prendo più del 5 e poi parlo con Tronchetti Provera, con Lucchini… Però prima dobbiamo chiudere l’operazione Antonveneta che già è un caos così… e poi tu hai già cominciato l’operazione. No?”.

Era maggio e io già ci avevo il 10 per cento ed ero messo così. Con Paolo Ligresti (il figlio di Salvatore) ci ho un buon rapporto. Lucchini è un vicepresidente di Gnutti in Hopa. Gnutti ha un buon rapporto con Tronchetti… Per farla breve, avevamo individuato una quota del 10 per cento del 58 per cento del patto dell’epoca che poteva essere accomodante con la nostra iniziativa. E poi c’era Romiti – io con Piergiorgio sono amico – anche se conta poco, ci ha l’1 per cento. Quindi avevamo individuato quattro/cinque persone del patto che potevano essere d’accordo nel rivalutare Rcs a un prezzo di 6, 6 e mezzo euro… Io avevo cominciato a comprare nel 2004 a 3 euro, 3 euro e mezzo ché, secondo me, Rcs era sottovalutata. Avevo comprato fino al 2 per cento, poi arrivai al 5 e mi ricordo benedette le parole del presidente Geronzi (Capitalia) che mi dice: “Non superare mai il 5 per cento”, io purtroppo sbagliando non gli ho dato retta. Ad aprile del 2005 ero già andato oltre il 5 – ero al 5,6 per cento – e, da aprile 2005 al 2 agosto del 2005, ho comprato altri 130/140 milioni di titoli pari al dieci e poi ancora fino al 13, fino a 15, fino al 20, 924 che è stato il limite massimo e il mio obiettivo finale perché se tu hai una partecipazione superiore al 20 per cento hai diritto e il vantaggio di poter convocare addirittura un’assemblea ordinaria. Questo era l’obiettivo che io avevo dopo aver dato l’incarico al professor Natalino Irti, che era membro del cda di Rcs, nominato come consigliere indipendente da Pirelli, da Tronchetti. Allora dico a Irti: “Guardi, professore, mi faccia la cortesia, lei mi deve… io devo entrare nel patto, dobbiamo cercare di convincere un po’ lei se riesce a parlare con Tronchetti, un po’ Gnutti se riesce a parlare con il dottor Tronchetti, un po’ io … riesco a parlare attraverso l’avvocato Ripa di Meana con Capitalia, un po’ Gnutti che riesce a parlare con Lucchini che è il suo vicepresidente in Hopa…”.

Prodi: “Si rilassi, si diverta, ci vediamo dopo la vacanza”

Non è che Ricucci se ne stesse con le mani in mano in attesa del lavoro di Irti. Tenta, con le sue forze, di entrare in contatto con il patto. Ricorda: “Un giorno Claudio Costamagna (ieri Goldman Sachs, oggi consulente per le strategie di Capitalia) venne da me e dice: “Guarda, mi devi fare un monumento perché Bazoli sembra che ci sta… si stia per convincere” tant’è che poi il patto incarica il professore Rossi, questo ai primi di giugno, che venne in ufficio da me insieme a Angelo Rovati… Sapete chi è, dotto’? Quello di Prodi… e infatti Prodi mi telefonò pure. Angelo Rovati me lo passò. Ho detto: “Guardi, professore che io vorrei incontrarla perché dobbiamo cercare di convincere il professor Bazoli (Banca Intesa)”. Era l’8 luglio (2005) alle ore 15,30 – io stavo in banca per farmi gli auguri del matrimonio. “Ci dobbiamo vedere – dice – adesso rilassati, divertiti, una settimana, dieci giorni e poi ci vediamo subito dopo le ferie””.

Sostiene Ricucci che le acque davvero si muovono. “Il professor Guido Rossi riceve l’incarico dal presidente del patto Gaetano Marchetti, per iscritto, e io ci ho il documento scritto, per trattare la mia quota. Mi chiama il professor Irti e mi dice: “Ricucci, guardi ho ricevuto una telefonata dal professor Rossi e vogliono trattare con lei”. Era metà giugno e dopo alcuni incontri, mi offrono 5 euro ad azione e io dissi no…”.
Dunque, per Ricucci l’operazione Rcs è limpida come acqua fonte. Non ha “seconde intenzioni” o mandanti, per dir così, politici. Supporters sì, mandanti no. Unico interesse della cordata di Fiorani è installarsi al Corriere e riceverne qualche utile mediatico perché nelle loro avventure ne hanno bisogno. Un’operazione, per di più, facile facile perché non presenta, per Ricucci, rischi. Se fallisce, Fiorani (Bpi) gli compra le azioni in eccedenza, gli “fa il convertibile”. Il “furbetto” ha poi un obiettivo suo: entrare al Corriere come nel salotto buono della finanza italiana, perché “dotto’, sostiene Ricucci, solo così ti accrediti…”. Ricucci non ha alcun interesse a difendere il 20 per cento. Non vuole pestare i piedi a nessuno. Vuole complicità, comprensione, non la guerra.

Il 20 per cento gli serve soltanto per forzare il blocco dei controllori. Una volta entrato in casa, è disposto a cedere tutta l’eccedenza del 5 per cento intascando discrete plusvalenze, da 3 euro/3 euro e mezzo a 6/6 e mezzo, “anche se tutte le banche di affari – aggiunge – mi hanno detto che Rcs può tranquillamente stare all’8 con gli asset che ha…”. Un’operazione tecnica, e nulla più. Ma, dalla ricostruzione, mancano ancora troppe schede. Troppi attori frenetici, intercettati al telefono, restano senza ruolo nel copione. Ubaldo Livolsi, consigliere Fininvest e consulente finanziario. Romano Comincioli, parlamentare di Forza Italia. Alejandro Agag, già segretario generale del Pse e genero dell’ex. premier spagnolo Josè Maria Aznar. Per un verso o per un altro, tutti questi nomi conducono a Silvio Berlusconi (di Agag è stato testimone di nozze), ma Ricucci esclude ripetutamente che abbia avuto un ruolo anzi, di fatto, di conoscerlo. Lo abbiamo visto. I pubblici ministeri riescono, però, a saperne di più quando ricostruiscono il ruolo nella scalata Rcs di Lagardère Active Media, il gruppo editoriale francese, capitalizzato in borsa per 8/8,5 miliardi di euro, proprietario in Italia di Hachette-Rusconi. Ricucci concede a questo punto qualche ricordo più coerente.

Letta: “Segua questo canale, mi sembra buono”

Dice Ricucci: “L’operazione Lagardère l’ho cominciata a fine giugno. Il 21 giugno. Livolsi mi chiama e mi dice: “Guarda, Stefano, che mi ha chiamato Alejandro Agag – che io non conoscevo – perché mi ha chiesto il presidente Berlusconi di mettermi in contatto con lui… che Lagardère già ha fatto un appuntamento perché è interessato a investire una discreta somma sul mercato italiano nei media… C’era stato un pranzo in aprile tra Arnaud Lagardère, Alejandro, Berlusconi perché Lagardère voleva acquisire una rete o addirittura una partecipazione molto importante in Mediaset. Ve lo ricordate, no?, che Mediaset aveva collocato sul mercato circa il 17 per cento delle azioni e c’era tutta ‘sta roba del conflitto di interessi eccetera… Berlusconi gli disse: “Guarda, al momento noi non vendiamo né reti … né questo… né quello – così mi ha detto poi Alejandro – qualora ci fosse l’opportunità di investire nei media o comunque in un settore editoriale, te lo faccio sapere. E glielo ha fatto sapere poi a giugno, attraverso Alejandro, che c’era questa opportunità di poter dare un mano su quest’operazione Rcs.

Alejandro mi disse che fu contattato da Berlusconi quando su tutti i giornali c’era ‘sta operazione mia e quindi gli disse: “Chiama Livolsi… in modo tale che vi mettete in contatto con Ricucci e vedete se ci sono le opportunità…”. Livolsi mi disse questo il 21 giugno e mi disse pure “io ne vado a parlare con Gianni Letta (sottosegretario alla presidenza del Consiglio) adesso, ho un appuntamento”. Poi, da lì mi chiamò ancora e mi passò Letta al telefono. Non è che Letta s’è messo a parlà di Lagardère, della riunione con Berlusconi.. tre parole m’ha detto: “… Mi sembra che sia una buona opportunità, segua questo canale con Livolsi che mi sembra buono. Arrivederci! Tenetemi informato attraverso il dottor Livolsi…”. Ritorna al telefono Livolsi e mi dice: “Aspettami, perché io poi alle otto vengo da te…”. Venne Livolsi e mi spiegò di Letta, che addirittura si era preso l’impegno di fare accreditare questa operazione anche dal suo omologo francese, dal sottosegretario francese che avrebbe parlato con Largadère per poter dare una benevolenza su … una benedizione su questa operazione”.

Berlusconi: “Mi tenga informato attraverso Livolsi”

Ora il racconto di Ricucci si fa più nitido. “Il 22 giugno ho incontrato Berlusconi alla Confcommercio. Ci appartammo un po’, in due o tre persone, io, Berlusconi e … Billé e Comincioli, perché c’era pure Comincioli, e Berlusconi, mi disse: “… massimo appoggio… mi sembra una situazione ideale… Lagardère è un grosso gruppo internazionale, se si mette a fianco a lei è una bella operazione… è un’operazione che ha un certo… sì, vada avanti, mi raccomando… Tenetemi informato. Per qualsiasi cosa, sono a disposizione, c’è il dottor Livolsi, c’è Romano”, Pippo disse perché lo chiama così Comincioli che si conoscono da bambini… Io, tramite Livolsi e Comincioli, parlo con Letta. Senonché io non gli dissi tutto a Berlusconi, tant’è che io a Comincioli lo richiamai successivamente e gli ho detto: “Guarda, che tu me devi fà incontrà Berlusconi, ma da solo, perché io gli devo dire che… se io vado avanti molto con questa operazione così importante, io ci ho la trattativa che sto facendo con il patto attraverso il professor Rossi – ho detto – Livolsi neanche le sa ‘ste cose qua”.

E qui però ‘sto Berlusconi non sono mai riuscito a incontrarlo. Comincioli mi dice: “Ma che gli devi di’, dimmelo a me che glielo dico io…”. Io gli ho detto: “Tu non capisci niente su ‘ste cose… sò cose che devo spiegà io”. Niente da fare. Io però chiamavo ogni sabato a casa di Livolsi per fare il sunto della settimana. Ogni sabato alle 12 gioca a tennis… Lui gioca e io lo chiamavo per sapere delle trattative con Lagardère. Livolsi, che mi faceva da advisor, mi coordinava tutta questa operazione qui, poteva andà a trovare ad Arcore il presidente, lui abita lì, è vicino… Comincioli invece sta a Milano. Alcune volte ci andava Comincioli da Berlusconi e alcune volte ci andava Livolsi e gli parlavano della trattative con Lagardère perché voleva essere informato. Ogni quindici giorni veniva poi a Roma Alejandro e andava a Palazzo Grazioli…

L’operazione con Lagardère era un’operazione industriale molto più complessa … e che io ci avevo bisogno di un partner industriale… Le cose stavano così. Io dovevo arrivare al 29, 9 per cento, poi avrei consegnato un 24 per cento a Lagardère, mi sarei tenuto il 6. E, a quel punto, ci sarebbe stata l’Opa. Non io, no! E che io lanciavo l’Opa! L’Opa la lanciava Lagardère! L’idea era creare una fusione tra il gruppo francese e Rcs per poter creare un’azienda importantissima… si sarebbe arrivati ad avere un’azienda da 13/14 miliardi di euro di capitalizzazione… un gruppo editoriale importantissimo… era un progetto che aveva una sua valenza industriale fortissima. L’idea era costruire il rapporto tra un socio industriale e cinque istituti bancari. Mediobanca, è vero, ha il 14, 7 per cento di una società che vale 3 miliardi. Un pensierino ce lo fa se quella società vale 14 miliardi. La Fiat? La Fiat non era un problema. In quel momento aveva il titolo debolissimo, al minimo storico negli ultimi dieci anni, 4 euro e mezzo. Ha il 10 per cento di Rcs, ma se Lagardère lancia l’Opa, d’accordo con Mediobanca (e a questo lavorò Tarak Ben Ammar) a 6 euro, 6 euro e mezzo, Fiat come avrebbe potuto reagire in modo negativo a un’offerta di 600/700 milioni di euro quando le banche che sono nel patto Rcs, da Mediobanca a Intesa a Capitalia sono i principali creditori del gruppo Fiat che vantavano 3 miliardi di euro di convertendo? Non era questi gli handicap erano altri. Uno, se il patto era d’accordo, ma l’altro era che l’Antitrust doveva dare l’okay perché Lagardère è proprietario in Italia di Hachette-Rusconi che doveva essere scorporata e fusa con Rcs Periodici e qui l’Antitrust non avrebbe dato mai il consenso… E’ il blocco che ci aveva Lagardère. La difficoltà di convincere Mediobanca e l’Antitrust. E infatti alla fine Arnaud Lagardère, che aveva posto sempre due condizioni – prezzo e autorizzazione del patto – mi disse: “Noi non possiamo andare su questo progetto in quanto il patto ci ha detto che non si può fare, primo. Secondo, c’è un problema di antitrust”. Ma io comunque ci avevo la via d’uscita di Fiorani, che mi comprava tutto l’eccedente, che mi faceva il convertibile. Quindi me ne stavo tranquillo. Il rischio non c’era. Non ci sarebbe stato, se non avessero arrestato Fiorani…”.

(2, fine. La precedente puntata è stata pubblicata il 16 giugno)

(17 giugno 2007)

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