Angolo del Gigio

maggio 28, 2007

La scomparsa delle classi & Le strategie dell’inganno politico

La scomparsa delle classi
Le strategie dell’inganno politico
Di Antonella Randazzo per www.disinformazione.it – 25 maggio 2007
Autrice del libro: “DITTATURE: LA STORIA OCCULTA

I mass media si sono dedicati a lungo alle elezioni presidenziali francesi, parlando della “nuova sinistra”, rappresentata da Ségolène Royal e della “nuova destra”, di Nicolas Sarcozy. Ma cosa si intendesse per “nuova destra” o “nuova sinistra” nessuno lo spiegava, nemmeno alcuni programmi televisivi sull’argomento, che menzionavano questi concetti come fossero assiomi. Non c’era alcun approfondimento su ciò che si diceva, e non si permetteva allo spettatore di capire cosa si stesse effettivamente sostenendo. Evidentemente, questi programmi hanno ospiti ben selezionati, poiché se anche un solo interlocutore avesse chiesto ulteriori approfondimenti, le trasmissioni sarebbero miseramente crollate insieme ai loro assiomi.

Qual’era la differenza fra Royal e Sarcozy? Chi lo ha capito? Entrambi hanno parlato a tutti i francesi, hanno utilizzato la bandiera, la Marsigliese , l’orgoglio patriottico. Hanno esposto programmi simili, attuando una propaganda elettorale incentrata sulle stesse problematiche: sicurezza, tasse, sviluppo economico, immigrazione e lavoro.

Perché accade questo? I valori tradizionali della sinistra erano basati sulla distinzione fra le classi, e su una constatazione oggettiva: ossia l’esistenza di classi non dotate di mezzi finanziari ed economici come altre fasce sociali.

Oggi, in tutti i paesi d’Europa, i politici propagandano di avere a cuore l’interesse di tutti. Sembra che gli interessi di classe non esistano più, anzi, le stesse classi sociali sembrano sparite nel nulla, come se tutti i cittadini avessero improvvisamente acquisito lo stesso status, con le medesime possibilità e gli stessi privilegi.

Con la presunta scomparsa delle classi, anche le formazioni politiche di sinistra, che prima difendevano i lavoratori, hanno assunto prospettive favorevoli al rafforzamento del potere dell’oligarchia dominante, e attuano politiche non dissimili da quelle dei partiti di destra. La campagna elettorale è diventata come uno spettacolo, e gli schieramenti somigliano più alle tifoserie, e non offrono una reale possibilità di scelta responsabile di ciò che è meglio per la collettività. I personaggi politici sono diventati protagonisti per la loro personalità, e non tanto per la capacità di governare, mentre la fiducia verso le istituzioni crolla sempre più, e in alcuni paesi induce molti cittadini a non votare. I pubblicitari e i “consulenti” più esperti, chiamati spin doctors (dottore del raggiro, manipolatore di opinioni) curano le campagne elettorali, utilizzando conoscenze sociologiche e di psicologia sociale, allo scopo di dirottare l’attenzione e evocare emozioni. Come disse il pubblicitario che si occupò della campagna elettorale di François Mitterrand, Jacques Séguéla: “(c’è stato un) passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia consumista”. Tutti i governi, di qualsiasi colore, manipolano l’opinione pubblica, spacciando qualsiasi politica come dovuta all’interesse generale. Durante le campagne politiche tutti i partiti dicono di voler difendere gli interessi di tutti. Dopo le elezioni, gli schieramenti fanno il gioco delle parti: chi non è al governo accusa l’altro di alzare le tasse, di precarizzare il lavoro, di fare tagli alla sanità o alla scuola ecc. Così gli elettori si convincono a votare l’altro schieramento, che quando sarà al potere riceverà dall’opposizione le stesse accuse. Il teatrino elettorale nasconde così la verità di un sistema in cui è un ristretto gruppo di banchieri-imprenditori a controllare tutti i settori dell’economia, e si vale dei politici per conservare il potere.

Negli ultimi decenni, c’è stata l’eliminazione mediatica degli operai e delle classi sociali che hanno grosse difficoltà a sopravvivere in modo dignitoso. I loro problemi non vengono notificati nei telegiornali, né i politici offrono soluzioni efficaci ed adeguate a risolverli. Eppure proprio negli ultimi anni la povertà è aumentata significativamente in molti paesi del mondo, e continua ad aumentare. In Italia, la quantità di poveri è passata dal 6,5% della popolazione, del periodo 1980/90, al 12% del 2005; in Germania, dal 5,9% del 2001, la povertà è salita all’11,6% nel 2005; e in Gran Bretagna si è passati dal 12,7% del 1980/90 al 19,5% del 2005.[1]

Questo vuol dire che non soltanto esistono ancora le classi deboli, ma che ogni anno migliaia di nuove famiglie entrano a far parte delle fasce più povere della popolazione. La propaganda neoliberista aveva garantito che con la globalizzazione tutti avrebbero avuto vantaggi economici, e invece è accaduto l’opposto. In realtà, l’obiettivo era proprio quello di indebolire le classi popolari, e di privarle del sostegno delle istituzioni, in modo tale da indurle ad accettare passivamente la povertà. Il sistema politico si è trasformato in spettacolo proprio perché ha perduto l’originaria funzione di mediazione fra le classi, diventando un organo di controllo dei cittadini e di tutela degli interessi bancari e delle grandi corporation. In questo contesto non è possibile alcuna democrazia, intesa come un sistema in cui il cittadino ha voce in capitolo e può lottare attivamente per i propri interessi. Alcuni studiosi parlano di sistema postdemocratico, che vede i cittadini subordinati allo strapotere delle élite, che li controlla e li passivizza attraverso il potere mediatico.

Facciamo un po’ di chiarezza: per classe si intende un determinato livello economico, lavorativo o di potere e prestigio, e ogni persona appartiene ad un gruppo che esprime un determinato status socio-economico. I soggetti di una classe sociale hanno quindi caratteristiche analoghe di cultura, stile di vita, condizione economica o professionale.

Oggi in Europa è più difficile attuare nette distinzioni tra le classi perché le classi medie si sono estese, e all’interno di esse sono sorte diverse categorie in ordine al lavoro o al titolo di studio. Anche i nuovi criteri lavorativi, dovuti all’automazione dei processi di produzione e alla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, creano nuove distinzioni sociali. I processi di globalizzazione hanno imposto il sistema neocapitalistico al mondo intero, provocando l’impoverimento ulteriore dei paesi poveri e la ridefinizione delle classi nei paesi ricchi. Mentre la classe operaia si è trovata disoccupata oppure costretta a salari sempre più bassi, la classe media si è trovata, oltre che con stipendi non sufficienti a mantenere alta la qualità della vita, in molti casi anche in situazioni lavorative incerte e precarie. In altre parole, la globalizzazione, anziché creare maggiore benessere e il miglioramento della qualità della vita per tutti, com’era stato promesso, ha creato destabilizzazione e nuove povertà.

Lo Stato sociale, che prima dava un minimo di garanzie per la sopravvivenza dei più deboli, è stato smantellato per permettere alle corporation di privatizzare beni e servizi in tutti i paesi, rimpinguando ancora di più le loro casse. Oggi con la globalizzazione viene attuato un capitalismo sfrenato e senza regole (se non quelle che convengono al gruppo dominante) e le corporation investono in ogni angolo del mondo, utilizzando guerre e disastri naturali per piegare alla loro volontà. Un mercato senza regole e la privatizzazione ad oltranza hanno trasformato il mondo in un luogo di miseria e di corruzione, in cui i valori sbandierati dalle nazioni ricche sono falsi come i programmi festosi e colorati delle televisioni. Le classi più povere, perdendo potere sulle formazioni politiche che in precedenza si professavano a difesa dei loro diritti, non hanno più la possibilità di migliorare la propria situazione che, quindi, è destinata a peggiorare.

Impoverendo tutti, e creando confusione fra le distinzioni di status, l’élite ha reso fuori moda parlare di classi sociali. La stessa parola “classe” è stata messa al bando, sostenendo che non esistono più classi, così come si propaganda che non esistono più ideologie. La verità è che l’oligarchia dominante ha voluto cancellare le idee e le istanze a favore delle classi svantaggiate, creando confusione nei concetti. Lo scrittore James Petras spiega come è stata creata la confusione:

Durante gli anni Ottanta i mass-media occidentali si appropriarono sistematicamente delle idee fondamentali della sinistra, svuotandole dei loro contenuti originali e riempendole con altri. Le manovre dei politici per rafforzare il capitalismo e accrescere le ineguaglianze venivano descritte come “rivoluzionarie” e “riformatrici”, mentre coloro che si opponevano a questa visione erano etichettati come “conservatori”.

Questo rovesciamento del senso del linguaggio politico disorientò molte persone, rendendole vulnerabili ai proclami secondo cui i termini “destra” e “sinistra” avevano perso di significato e le ideologie non contavano più nulla. La manipolazione culturale globale va avanti grazie a questa corruzione del senso. Nel Terzo Mondo, la privatizzazione delle aziende pubbliche starebbe “dissolvendo i monopoli”. “Riconversione” è l’eufemismo usato per tornare indietro a condizioni lavorative da diciannovesimo secolo, defraudate di ogni conquista sociale. ‘Deregulation” indica invece il passaggio del potere dalle mani dello stato sociale nazionale a quelle del sistema bancario internazionale (e) di un’élite di corporation“.[2]

Sostenendo l’assenza di ideologie, si ritiene che anche il discorso sulla lotta di classe debba essere archiviato e bandito dalla storia. La realtà è che il divario fra le classi sta crescendo a dismisura ovunque. Nei paesi poveri la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno imposto “ristrutturazioni” e, concedendo prestiti, hanno reso i paesi dipendenti e obbligati a seguire le loro linee anche se non convenienti ai loro interessi. Questo è accaduto in molti paesi, ad esempio, nel Sudafrica, dopo il 1995, sono iniziati gli investimenti americani che hanno realizzato un vero e proprio saccheggio delle risorse del paese, aumentando ancora di più il già drammatico divario fra ricchi e poveri. La General Electric , in Sudafrica, ha fatto chiudere decine di fabbriche lasciando nella disoccupazione migliaia di persone. Il progresso economico, promesso a Mandela, non era per tutti ma per coloro che già avevano una posizione economica privilegiata. Il cosiddetto “libero scambio” costringe tutta la popolazione a pagare anche i beni di fondamentale necessità, come l’acqua, e le classi povere sprofondano nella miseria fino a morirne. A Dimbaza (Sudafrica) i bambini muoiono per denutrizione mentre a Johannesburg c’è Upper Houghton, uno dei quartieri più ricchi del mondo, in cui le case lussuosissime sono delle fortezze, e nelle scuole, fra le migliori del mondo, i ragazzi giocano a rugby, mentre i loro coetanei in un’altra parte del paese lavorano molte ore per guadagnare meno di una sterlina al giorno.

Oggi cinque compagnie della Anglo-American Corporation controllano tre quarti di tutti i capitali della borsa di Johannesburg, un miracolo economico, ma soltanto per chi già era ricco. Per le classi povere il “miracolo” corrisponde a maggiore miseria. Oggi, in Sudafrica, si pone anche il problema dell’assistenza medica e dell’istruzione perché il paese non può più garantire neanche i minimi servizi e il denaro che spendeva in precedenza adesso serve a ripagare gli interessi del debito contratto con le istituzioni finanziarie occidentali.

Negli ultimi dieci anni, i ricchi statunitensi sono diventati ancora più ricchi e si isolano sempre di più vivendo lontani dalla gente comune, che diventa sempre più povera, e deve affrontare molti impedimenti nel migliorare la propria situazione.

Talvolta c’è persino il riconoscimento percettivo delle classi, come racconta un turista europeo negli Usa: Sono rimasto sconvolto dal constatare come sembri di avere a che fare con due “razze” diverse. L’élite è alta, bella e magra, veste con gusto e cura il proprio aspetto. Tale elite frequenta solo i quartieri migliori delle città importanti e non si trova nel resto del paese. Quanto al resto del paese… il popolo è sciatto, trascurato, e molte persone, anche se ancora giovani, sembrano malate o sono obese“.

Negli Stati Uniti, dalle differenze di classe origina non soltanto una diversa condizione lavorativa e una diversa qualità della vita ma, anche, diverse condizioni di salute e diversi livelli d’istruzione.

Molti americani credono ancora al “sogno americano”, cioè di potersi arricchire dall’oggi al domani come fosse facile per chiunque l’accesso alla ricchezza. Ma nuovi studi sulla mobilità sostengono che è sempre più difficile passare ad una classe più elevata, mentre diventa più facile accedere a cariche elevate, come diventare giudice della Corte Suprema, se si appartiene all’élite ricca. Di fatto, fa strada quasi esclusivamente chi appartiene a famiglie con redditi alti, molto istruite e con buone conoscenze nel mondo che conta. Anche i candidati presidenti provengono tutti dalle élite ricche, e ricevono per le loro campagne elettorali somme elevatissime dalle banche e dalle grandi corporation.

Da un sondaggio del New York Times[3] emerge che secondo l’opinione del 40% degli americani esistono oggi più di prima le possibilità di accedere ad una classe più elevata, mentre in realtà è avvenuto il contrario. E’ probabile che la percezione errata degli americani dipenda dal voler mantenere vecchie convinzioni nonostante esse non siano più suffragate dai fatti, oppure semplicemente dal credere ai mass media, che non danno l’impressione che qualcosa sia peggiorato, anzi, parlano di progressi economici, che avvengono però, di fatto, soltanto per i più ricchi.

La fortissima disparità nei redditi fra ricchi e poveri presente negli Usa, pregiudica anche le possibilità di rendimento scolastico dei figli che non possono accedere per gli alti costi alle migliori scuole, che si trovano tutte nei quartieri alti.

I sociologi americani, fino a poco tempo fa, distinguevano soprattutto tre classi sociali: la classe alta, la media e la classe bassa o lavoratrice. Oggi ne distinguono decine, caratterizzate dal tipo di lavoro e dallo stile di vita. Alcuni sociologi, in linea con le tendenze del momento, hanno cercato di spazzar via lo stesso concetto di classe mentre altri sociologi, come Michael Hout, si sono opposti all’inganno. Hout ha dichiarato:

Trovo questo dibattito sulla ‘fine della classe’ ingenuo e ironico, perché siamo in un periodo di espansione delle disuguaglianze“.[4]

Il nuovo corso dell’economia, con i cambiamenti tecnologici e i processi di globalizzazione (cioè delocalizzazione delle industrie in posti dove si sfrutta la manodopera a costi e a condizioni semischiavistiche), ha provocato la chiusura di fabbriche e aumentato il reddito dell’1% delle famiglie (quelle già ricche) del 139% nel periodo fra il 1979 e il 2001, mentre quello delle classi povere è salito meno rispetto al livello dell’inflazione, provocando così un peggioramento delle condizioni economiche di milioni di persone. Di fatto gli americani percepiscono che la loro condizione è peggiorata soprattutto a causa del costosissimo sistema sanitario, che lascia senza sicurezza sanitaria ben 50 milioni di cittadini americani. Ma gli americani sembra non vogliano rinunciare al “sogno americano” anche se esso rimarrà soltanto un sogno. Nella realtà di tutti i giorni, la classe sociale rimane un fattore importantissimo per l’intera vita del soggetto e anche per la sua morte. Come dice Ichico Kawachi, docente di epidemiologia sociale all’Harvard School of Public Health:

Negli ultimi 20 anni ci sono stati progressi enormi nel soccorso prestato ai pazienti colpiti da attacco cardiaco e nella conoscenza di come si previene un attacco. Ogni volta che si fa strada un’innovazione, le persone agiate sono le più veloci ad adottarla. All’altra estremità della scala sociale, invece, per i poveri si sono accumulati vari svantaggi: la dieta è peggiorata, c’è più stress dovuto al lavoro. La gente, se è povera, ha meno tempo per dedicarsi ad attività che consentono di restare in buona salute“.[5]

Nel 1974, l ‘economista Paolo Sylos Labini scrisse un libro dal titolo Saggio sulle classi sociali, in cui propose la seguente distinzione fra le classi:

I) Borghesia vera e propria: grandi proprietari di fondi rustici e urbani (rendite); imprenditori e alti dirigenti di società per azioni (profitti e rendite misti che contengono elevate quote di profitto); professionisti autonomi (redditi misti, con caratteri di redditi di monopolio).
IIa) Piccola borghesia impiegatizia (stipendi).
IIb) Piccola borghesia relativamente autonoma (redditi misti: coltivatori diretti, artigiani (inclusi i piccoli professionisti), commercianti.
IIc) Piccola borghesia: categorie particolari (militari religiosi ed altri) (stipendi).
IIIa) Classe operaia
IIIb) Sottoproletariato”.[6]

Il libro di Sylos Labini, che offre uno spaccato della società italiana del secolo scorso, venne pubblicato proprio quando in Italia si verificavano scontri e lotte per migliorare la situazione dei lavoratori. Le lotte e le contestazioni degli anni Sessanta e Settanta permisero all’Italia di fare passi avanti nei diritti dei lavoratori, delle donne, e nel diritto allo studio, ma negli ultimi anni, a causa della precarizzazione del lavoro, della svendita dei beni pubblici e della corruzione politica, tutto questo è stato demolito.

I processi di globalizzazione hanno fatto aumentare il divario fra ricchi e poveri anche nei paesi ricchi, e molte persone appartenenti alle classi medie si sono trovate a non avere più i vantaggi economici di prima. La competizione lavorativa è diventata mondiale, e viene diretta e controllata da chi già detiene una fetta enorme di potere economico. I paesi poveri vengono costretti a produrre di più mentre il prezzo delle loro materie prime viene abbassato, e nei paesi ricchi aumentano la disoccupazione e il lavoro precario. I meccanismi di tassazione, che prima permettevano di aiutare le classi povere garantendo loro istruzione e assistenza sanitaria, oggi vengono smantellati per favorire un maggiore accumulo di capitale alla classe ricca. In Europa, negli ultimi venti anni, sono diminuite le tasse sul capitale e sono aumentate quelle sul lavoro, mentre negli Usa le tasse delle società per azioni sono scese dal 27% al 17% del totale. In molti paesi asiatici e africani le corporation transnazionali trovano concessioni fiscali straordinarie che danneggiano le classi povere. L’idea che le imprese private debbano essere più importanti dell’interesse nazionale ha reso gli Stati più deboli e la difesa delle classi povere sempre meno presente all’interno di essi. La tutela delle classi povere e dei lavoratori è ormai un argomento non più dibattuto, esso ha lasciato il posto ai concetti di “competizione globale” e di neoliberismo mondiale, argomenti spesso falsati per indurre a credere che la globalizzazione sia favorevole anche alle classi povere. Ma ciò non corrisponde a realtà poiché il liberismo mondiale coincide con un potere esercitato da chi è più ricco, contro chi è povero. La realtà futura, se non si riesce a contrastare la tendenza attuale, vede un ulteriore impoverimento delle classi povere a favore dei ricchi, che concentreranno ancora di più le ricchezze nelle loro mani contro i diritti sanciti nell’articolo 25 1° comma dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani:

Ognuno ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ognuno ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà“.

La smania dei politici di dimostrare di poter rappresentare tutte le classi e difendere i diritti di tutti, manifesta un comportamento di copertura, ossia che è vero l’opposto: il politico oggi non è a servizio dei cittadini, e la politica è soltanto un canale che serve al gruppo egemone per mantenere il controllo politico sulla popolazione. Per capirlo basta osservare come nelle campagne elettorali il cittadino non è affatto il protagonista ma è bersaglio della propaganda. Le classi popolari sono diventate ormai preda di inganni, talvolta grossolani, e di illusioni. I popoli sono indotti alla passivizzazione e coinvolti emotivamente nello spettacolo politico. Uno spettacolo sempre più squallido, che nel mettere in scena personaggi benevoli, paternalistici o che cantano allegri l’inno nazionale, ignora la vera funzione della politica. Nel valorizzare ciò che appare e che suscita emozioni momentanee, si nasconde quello che sarebbe meglio per la società, e ci si guarda bene dal chiedersi se i valori come la solidarietà e il principio di redistribuzione della ricchezza debbano essere, oggi più che mai, alla base di ogni scelta politica che sia degna di essere rispettata.

Antonella Randazzo ha scritto Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006); La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell’era dell’egemonia Usa (Zambon Editore 2007) e Dittature. La Storia Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo, 2007).

Se vuoi lasciare un commento agli articoli o ai libri di Antonella Randazzo vai a http://antonellarandazzo.blogspot.com/

Autrice del libro: “DITTATURE: LA STORIA OCCULTA

Note:

[1] Fonti: World Economy 2001, Banca Mondiale, dati ISTAT, The World Factbook CIA.
[2] Cit. in Pilger John, Agende nascoste, Fandango, Roma 2003, p. 540.
[3] The New York Times, 25 maggio 2005.
[4] Scott Janny e David Leonhardt, “Classi in America”, The New York Times, 25 maggio 2005.
[5] Scott Janny, “Più salute e vita migliore per chi ha più mezzi”, in The New York Times, 25 maggio 2005.
[6] Labini Sylos Paolo, Saggio sulle classi sociali, Laterza, Roma-Bari 1975.

Fonte : www.disinformazione.it

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PARMA: due “Codici Fiscali” per il candidato CDL Pietro Vignali (FI)

PARMA, DUE CODICI FISCALI PER IL CANDIDATO CDL (E Affari d’oro)

Maurizio Chierici – Unità 21 maggio ’07

Petro Vignali - Distrattone Gira-Domicili o Truffatore di Professione?E´ già stato assessore, vorrebbe fare il sandaco, Pietro Vignali però ha una segretaria distratta e tanti interessi

LE ELEZIONI non sono solo i numeri di chi vince e di chi perde. Quando la provincia vota, vota per le facce che incontra per strada e che all´improvviso sorridono in tv o accompagnano i passi delle signore da ogni manifesto. Votare diventa un modo per conoscersi meglio e nella piccola città tutti chiedono di tutti. La provincia chiacchiera. La provincia è curiosa, soprattutto quando il protagonista è sovraesposto da una pubblicità che non dà respiro. Esplicita o ben confezionata nelle pieghe delle cronache che lo seguono ovunque. il centro destra di Parma punta su Pietro Vignali, 40 anni, commerdalista, assessore alla viabilità – ribattezzato «alla visibilità» per la presenza assillante nei media – è il candidato che dovrebbe raccogliere lo scettro del sindaco Ubaldi impedito dalla legislazione matrigna a restare in sella per un terzo mandato. Settimane fa Vignali è stato scelto dall´assemblea degli imprenditori. Grande fiducia: 40 dalla sua parte su 42 che dovevano alzare la mano. Mancava gran parte delle famiglie industriali che hanno segnato la storia della città. Forse Vignali non è il loro ideale. Per non agitare polemiche, meglio disertare. Doveva essere una decisione segreta che il sindaco scaduto aveva il compito di rendere pubblica: ecco il nome di chi prenderà il mio posto… Ma il presidente dell´Unione Industriali si lascia andare e fa sapere un´ora dopo che Vignali l´ha spuntata sull´assessore Maria Teresa Guarnieri. Nell´euforia un Tg degli imprenditori dà la notizia, solo due parole che mezzora dopo cancella: fra i rimbrotti riseppellisce il segreto, ma è tardi, ormai. Tutti sanno. In provincia le elezioni possono cominciare così. E la provincia ufficiale fa finta di niente.

Vignali torna (si fa per dire) nell´ombra e la conferma arriva un mese dopo quando il sindaco rivela chi ha scelto «dopo lunga meditazione». Niente di male: c´è chi comanda e chi obbedisce.
Come in ogni altra città, a Parma non contano solo imprenditori di un certo tipo. A parte il centro sinistra, rappresentato dal candidato sindaco Alfredo Peri (assessore regionale ai trasporti), la voce della Chiesa diventa importante soprattutto quando avversaria interna di Vignali era Maria Teresa Guarnieri, lunga militanza nel mondo cattolico-conservatore. Nella sua parrocchia faceva parte dei Gis (gruppo di impegno sociali) i sacerdoti erano perplessi: troppo schierata contro l´amministrazione della sinistra del sindaco Stefano Lavagetto. Bisogna riconoscerne la coerenza: è diventata la bandiera dell´ex ministro Lunardi ed è corsa a Roma per chiedere a Berlusconi un´occhiata di riguardo.

Il tandem Ubaldi-Vignali si è coperto le spalle quando ha deciso la bocciatura Guarnieri. Ogni cittadino riceve una lettera insolita nelle abitudini italiane. Mentre brontola la campagna elettorale, arriva un foglio con due intestazioni parallele: simbolo del comune, simbolo della diocesi. La firmano l´assessore Vignali e monsignor Ranieri, vicario generale. Richiamando la raccomandazione di Benedetto XVI che invita al rispetto della natura, si annuncia una collaborazione tra comune e parrocchie per la raccolta delle lattine di birra e coca cola, alluminio da riciclare: il ricavato andrà in beneficenza. Rete capillare in ogni oratorio; rete preziosa quando si cercano voti. Un modo per tagliare l´erba sotto i piedi della Guarnieri. Un Centro di Etica Ambientale del quale fanno parte, oltre a monsignor Ranieri, il sindaco Ubaldi, l´assessore Vignali e un rappresentante dell´Enia (luce acqua e gas del quale il comune è azionista) inventa un premio pret à porter, francobollo da incollare fra un comizio e l´altro con ambizioni culturali precisate dalla presidenza proposta allo scienziato Antonino Zicchicchi che una presidenza non rifiuta mai.

Con una fretta che suscita qualche sospetto, consegnano il premio «Le fonti della vita» a monsignor Gianfranco Ravasi, biblista dalla profondità che incanta, prefetto della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana di Milano, prosa elegante che affascina cattolici e non cattolici. Il 3 maggio (25 giorni prima del voto) inconsapevole d´essere caduto in uno spot elettorale, Ravasi riceve la targa dalle mani del sindaco mentre il vescovo vicario e Vignali guardano compiaciuti. Per cornice la cattedrale. Il discorso di Vignaii è ispirato: «Gli va riconosciuto il merito di aver valorizzato il territorio, prima di tutto come luogo di spirito coniugandolo alla salvaguardia del Creato». Il giorno dopo, passata la festa, la giunta dà via libera a una colata di cemento: due milioni e mezzo di metri quadrati di nuove abitazioni.

Ma il vescovo vicario Ranieri deve essersi sentito a disagio nell´intreccio curia-elezioni nel quale lo hanno trascinato. E scrive ai giornali: «si sta distribuendo una lettera firmata da me e da un rappresentante dell´amministrazione comunale. La suddetta lettera riguarda una iniziativa definita nei mesi scorsi e non può essere valutata, in alcun modo, come interferenza nella campagna amministrativa». La Chiesa di Parma prende le distanze.
Intanto, nei giorni del braccio di ferro Vignali-Guarnieri per la successione a Ubaldi, una febbre elettronica sconvolge la città. Non so quanti navigatori frugano il computer alla ricerca di curiosità sul candidato che sembra avere lo scettro in mano. Trovano tante cose di assoluta normalità: revisore di conti in ventisette imprese, curatore fallimentare per incarico del tribunale. Anche il passato racconta di un manager che comincia associandosi alla gestione delle discoteche e dedica attenzione al premio piano bar di Salsomaggiore. Furori giovanili che la politica ha razionalizzato.

Le copie stampate del computer arrivano a pacchi. Chi cerca sa dover mettere le mani, ma un giornalista ha altri impegni e se ne disinteressa fino a quando l´ultima busta anonima fa sapere di aver spedito le stesse informazioni a giornalisti famosi della Stampa Corriere della Sera, La Repubblica, Il Diario e a Marco Travaglio, Unità e Anno Zero di Santoro. A questo punto impossibile non verificare il contenuto di fogli che raccolgono schemi di aziende, passaggi di proprietà, codici fiscali. Ragnatela che sembra inverosimile e fa balenare un profilo diverso dal Vignali che sorride con timidezza ma lascia intendere il decisionismo di un manager pronto al governo. La sua campagna è sontuosa. Le risorse sembrano infinite. Qualcuno gli presta la casa con giardino in una zona residenziale: insedia il comitato elettorale. Ma per essere «più vicino al cuore della città» raddoppia le stanze in via Cavour, versione provinciale di Via Condotti o via Montenapoleone. Insomma, non bada a spese.

Le carte raccontano altre cose, talmente inverosimili da spingere il giornalista a chiedere un incontro. Quasi quasi non crede all´ipotesi del Vignali-Zelig. Vuole permettergli di chiarire il paradosso: non può essere tutto vero anche se i fogli usciti dai computer sembrano provarlo. Bussa a una delle sedi. Incontra uno degli addetti alla campagna. Ne parlerà col consigliere di Ubaldi – promette – che della campagna pare abbia in mano le redini. Nessuno si fa vivo. «Devo solo mostrargli una specie di dossier…». Il giornalista riprova: silenzio. Tenta con l´addetto stampa. «La chiamerò domani». Passano i giorni, torna a richiamare: «Mandi le domande, poi si deciderà». Ma non sono domande: voglio solo sfogliare il dossier dei veleni anonimi ma che verificati hanno l´aria di essere veri: solo Vignali può distruggerli e ridicolizzarli. «Crede raccontino la verità o sono invenzioni?». Talmente surreali da sembrare balle: «Allora le butti. Domani la richiamo». Il silenzio diventa eterno.

Ecco l´elenco delle sorprese. Fotocopie dei codici fiscali: Vignali ne ha due. È possibile avere due codici? è la domanda ad un funzionario dell´agenzia delle Entrare: «Siamo matti», voce scandalizzata. Il codice falso lo ringiovanisce di un anno. Può essere l´errore di una segretaria che copia male, sei volte, in anni diversi. Ha spedito il primo codice sbagliato proprio al tribunale che affidava a Vignali la cura di un fallimento. Non avendone ascoltato le spiegazioni, cerco formule assolutorie trasformando un falso che non appartiene alla cultura dell´uomo visto sull´altare della cattedrale, nel mascheramento veniale di un commercialista con troppi impegni. L´Ordine richiama chi accumula incarichi. Ventun impegni come revisore dei conti vogliono dire cento giorni l´anno nei consigli d´amministrazione. Lo studio deve essere strutturato con una certa robustezza altrimenti il commercialista che lo gestisce da solo non ce la fa. Nello studio di Vignali c´è solo Vignali; l´Ordine avrebbe a che ridire se ai 6 incarichi dal codice sbagliato si aggiungono i 21 del codice giusto. L´errore delle segretarie diventa provvidenziale. Resta un mistero: come fa con un mare di impegni a trovare il tempo per amministrare la città?

Altro piccolo dubbio: il nomadismo del suo codice fiscale. Cambia residenza quattro o cinque volte negli ultimi sette anni. Lo raccontano gli statuti delle aziende del quale è revisore. Si sposta, ritorna, trova altri indirizzi; l´ultimo è di poche settimane fa. La frenesia degli incroci a volte incuriosisce. Per quale bizzarria il 20 luglio 2006 sposta la residenza nel paese dove era solo domiciliato, e iscrive il domicilio nella casa di città dove al mattino figurava come contribuente? Forse è la conclusione di un lungo girotondo: adesso basta. Ma il girotondo non si è fermato.

Qualche trapianto ha una certa importanza. In Vicolo Politi, stradina del centro storico, c´è lo studio di due commercialisti dei quali Vignali è o è stato socio in una piccola società. Più o meno la stessa età, generazione molto attiva: tutti impegnati a revisionare i conti di imprese domiciliate ovunque, qualche volta nella sede del Grande Costruttore in prima fila nelle opere pubbliche della città. I fili dei soci-amici che hanno ospitato nello studio un passaggio del codice fiscale vagante si intrecciano coi fili di Vignali oltre i confini della provincia. Nel 2005 la Argos srl (sodetà che «gestisce aree di immobili strumentali alla logistica») lascia la sede dell´ormai mitico vicolo Politi di Parma per stabilirsi nello studio legale Dla, in Cordusio, Milano. Capitale sociale modesto: 10 mila euro la cui proprietà è interamente nelle mani della Debora International domiciliata in Lussemburgo. Niente di strano: è uno dei tanti tesoretti italiani in letargo nel paradiso dei silenzi. Vignali che ne è revisore dei conti non teme i viaggi: resta al suo posto a Milano e resta in Lussemburgo. Curioso che il vicoletto Politi, quasi un buco, si trasformi nel cuore pulsante del futuro della città.

Per ennesima combinazione anche una nuova società a responsabilità limitata di nome Reigh arriva nel Vicolo delle meraviglie, stesso uffido, soprattutto lo stesso numero di telefono col quale il futuro sindaco Vignali figura nel registro dell´Ordine dei Commercialisti. Uno dei soci contitolare dello studio – Massimiliano Vignetti – sindaco supplente dell´ Algros, deve essere un´altra vittima delle segretarie distratte: anche per lui due codici fiscali, uno mal ricopiato sbagliando sempre l´età. Ringiovanito di tre anni. Terzo titolare Andrea Galvani, sindaco effettivo di molte aziende, soprattutto immobiliari, tre fanno parte delle holding Pizzarotti, costruttore impegnato nella modernizzazione di Parma. Galvani presiede anche il consiglio sindacale della Stub, società incaricata di ridisegnare la città: nuova stazione ferroviaria, sottopassi, quartieri da ricostruire. Impegno gigantesco deciso dalla giunta Ubaldi.

Come Algos, anche la Reigh opera nel regno del mattone. Si occupa di insediamenti produttivi e di logistica. Scopre all´improvviso che i proprietari dei campi attorno ad un insediamento satellite, dove sono cresciuti capannoni industriali e di artigiani, hanno voglia di vendere. Chissà perché la Spip (nome della società del quale il comune di Parma ha il 56 per cento delle azioni) non se ne è accorta. La Reigh si opziona i terreni e a fine marzo, poche settimane dal voto, il consiglio comunale sente il bisogno di allargare l´area Spip prevedendo il fiorire di nuove imprese. La maggioranza compatta guidata dal sindaco Ubaldi e dall´assessore Vignali incarica il vecchio presidente democristiano – tante storie finite nel berlusconismo – di comprare la società che ne detiene i diritti. E la Reigh passa di mano, anche se per il momento non si muove da vicolo Politi.

Operazione che l´amministrazione provinciale (centrosinistra, socia di minoranza) ritiene anomala. Perché le fidudarie sono gusci senza nomi e certe clausole insolite impongono la caparra di 1 milione e 700 mila euro da pagare alla Reigh, più 2 milioni e 800 mila euro, acconto sul prezzo di cessione. Se l´affare non va in porto 3 milioni e 500 mila non tornano più. La Reigh costa 12 milioni e 800 mila euro, ma è oberata dal mutuo che serve a comprare i terreni: 16 milioni e qualcosa. I milioni dell´affaire diventano 29. Disattenzione pesante. Solo disattenzione?

Questa la città dove si va a votare. La avvolge una ragnatela invisibile agli occhi degli elettori e il centro sinistra deve fare i conti con la rete di appalti, alleanze commerciali, varianti che moltiplicano il valore dei terreni; rete consolidata negli otto anni di potere comunale. Ecco perché nella prossima giunta diventa indispensabile la figura dell´assessore anti distrazioni. Che ogni tanto dovrà tirare la giacca: caro sindaco, controlla le segretarie, cambia meno indirizzi e lascia perdere i premi in Cattedrale.

Davvero il Vignali-primula azzurra sarà il prossimo sindaco?

E la Gazzetta di Parma si può ancora definire un giornale? Non ne ha dato notizia, ha coperto tutto da buon leccapiedi l’egregio Direttore Molossi, e alle 180 lettere scritte da noi Parmigiani non ha dato corso di pubblicazione nè tantomeno risposta, Parma è in mano ad una Vergognosa cricca che la sta distruggendo, la viabilità è al collasso, ogni angolo è stisce blu, e piste ciclabili come se piovessero dal cielo, affari d’oro per la Gang del cemento e delle strade, guidata nell’ombra da quel poco dignitoso Pizzarotto-Pizzarotti e da Barilla che certamente per Onestà non Brilla, nevvero Pietro dagli incerti precedenti di affaroni e cotillòns col mitico Mascara-Cavalier-Servente, che con la P2 diceva di non centrar niente?!? Perfino gli industriali di Parma sono schifati da questa Gang di delinquenti e truffatori, sarà arrivato il momento di sbatterli dove meritano?

I Giudici, tra un disturbo e l’altro vogliono interessarsene SI o NO?!?

O ha ragione Berlusconi Silvio a definirli solo degli inutili mentecatti!?!?!!

Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2007-05-27 22:33

Il Grande Vecchio (Alan Greenspan) ha parlato di USA in recessione per la fine dell’anno.

Shanghai surprise: prove tecniche di crash
di Eugenio Benetazzo – 24 maggio 2007

Forse non tutti sanno che il 27 Febbraio 2007 in seguito al peggiore crash di borsa degli ultimi 10 anni scaturito per effetto domino a causa della pesante correzione nella Borsa di Shanghai, negli USA intorno alle 14:00, quando gli indici di Wall Street perdevano quasi il 4 per cento, gli scambi degli operatori istituzionali (banche e fondi) attraverso sistemi di negoziazione automatizzata sono stati istantaneamente congelati dal Plunge Protection Team. Sono stati congelati per evitare che quel – 4 % si trasformasse in poche ore in – 10 %.  Non è affatto una notizia rassicurante. Tutt’altro.

Il Plunge Protection Team è un organismo di controllo dei mercati borsistici nato nel 1988, dopo il crollo del 1987, che ha lo scopo di garantire la liquidità e stabilità dei mercati: in sostanza è un pool di key men in USA che devono prevenire ed evitare fenomeni di panic selling incontrollato, fanno parte di questo organismo di controllo il Segretario del Tesoro USA, il Presidente della FED (Federal Reserve Bank), il Presidente della SEC (Securities and Exchange Commission) ed il Presidente della CFTC (Commodity Future Trading Commission). Il Plunge Protection Team è il cane da guardia della salute pubblica dei mercati finanziari in America. Ma la sua presenza non salverà i mercati dalla più grande bolla finanziaria che si è ormai creato sui mercati globalizzati: la bolla sul mercato cinese.

Lo Shanghai Composite Index (l’indice della Borsa Cinese) è diventato il vero motore planetario di tutti gli indici azionari, statunitensi compresi. Basti pensare che circa due settimane fa quando la proiezione trimestrale sul PIL USA è uscita a 1.3 % contro un atteso 2.5 %, Wall Street ha chiuso la seduta tranquillamente in leggera salita, quando anni prima un dato di questa portata avrebbe causato un – 3% in meno di due ore. Se Shanghai tira e continua a tirare, lo stesso faranno anche le altre borse, quasi fossero una perfetta replica di questo indice.

I mercati ormai sembrano stampellati, forse manipolati, ma di certo sono drogati. Una droga costituita dal mare di liquidità proveniente dalla Banca Centrale del Giappone che foraggia ormai incessantemente da quattro anni rinegoziazioni di debiti, fusioni aziendali e la corsa costante, silenziosa e progressiva degli indici. L’abitudine ad alzarsi la mattina ed osservare un + 0,3 % in preapertura, sarà presto spazzata via da un improvviso – 7 % in pieno stile crash del 1987. Non che questo sia una novità, di moniti su questa eventualità ormai se ne contano a decine negli ultimi due mesi.

A mio modo di vedere, questo scenario sarà notevolmente più drammatico, a causa della massiccia presenza e diffusione degli strumenti derivati  e dei loro principali utilizzatori (gli hedge funds). Oltre il 10 % della capitalizzazione mondiale di borsa è in mano ai fondi speculativi con strategie di posizionamento in leva finanziaria con rapporti anche oltre 1:25, il che significa che movimentano una ricchezza venticinque volte più grande di quella effettivamente detenuta. I derivati hanno letteralmente minato le basi della stabilità dei sistemi finanziari del pianeta, in completa contrapposizione alle loro originarie finalità.  Proprio dieci anni fa il mondo era già andato vicino ad un collasso finanziario di proporzioni bibliche con il posizionamento speculativo del noto fondo di investimento ed arbitraggio LTCM (gestito tra l’altro da due premi Nobel): se non fosse intervenuta la FED ad inondare il mercato di liquidità, le principali banche centrali del pianeta avrebbe dovuto dichiararsi insolventi.

Ma ritorniamo alla Cina: la situazione macroeconomica è ormai insostenibile. La competitività (si fa per dire) di questo paese è data oltre che ai tristemente noti processi di delocalizzazione produttiva (nel pieno sfruttamento della manodopera locale), anche grazie alla continua e progressiva opera di svalutazione della loro divisa: lo yuan.  Questo appeal, tuttavia, genera non poche perplessità circa i disavanzi creati sulla bilancia commerciale visto che le esportazioni sono di gran lunga superiori alle importazioni. Per noi europei, causa rally dell’euro, avviene esattamente il contrario. Tuttavia proprio l’imposizione da parte dei principali partner commerciali della Cina di rivalutare lo yuan, si potrebbe trasformare in un evento detonatore sui mercati azionari, prima cinesi e poi mondiali.

E che dire del rally di borsa? Un rally che non ha alcuna attinenza e contiguità razionale con il reale scenario macroeconomico del pianeta.  Gli strepitosi utili che fanno le aziende quotate nei mercati sono utili a rate, utili drogati, utili fuorvianti ottenuti solo con vendite sostenute dal ricorso al debito ed al microcredito.  I consistenti profitti trimestrali, infatti, delle società quotate (nonché globalizzate) sono dovuti proprio a questo artificioso meccanismo sperequativo: si produce in un luogo e si vende in un altro.  Solo i mercati occidentali sono in grado di assorbire quello che viene prodotto in oriente: il punto di non ritorno è la durata di questo volano che trasferisce ricchezza impropriamente rispetto a dove si produce e si consuma.   Non mi dilungo sul rapporto quotazione/utile atteso per le società quotate: nella maggior parte dei casi siamo oltre il 60 il che significa una previsione di profitto pari a dieci volte i profitti attuali per i prossimi anni. Fate voi le opportune considerazioni su questo !

Lo scenario inflazionistico sul resto non aiuta di certo a vedere un futuro roseo e sereno: greggio oltre i 60 $ il barile (a Malta un ingegnere del Qatar mi ha confidato che non rivedremo mai più il petrolio sotto i 50 $ il barile),  il cambio euro/dollaro a quasi 1.40, il prezzo delle principali materie prime in alcuni casi decuplicato. Numerosi strategy analysts danno l’economia mondiale in profondo affanno per il secondo semestre, lo stesso Grande Vecchio (Alan Greenspan) ha parlato di USA in recessione per la fine dell’anno. Non mi dilungo sulla bolla immobiliare, anche se sarebbe più corretto parlare dello sboom immobiliare!

Come se tutto questo non bastasse in Cina abbiamo decine di milioni di nuovi conti online aperti da persone disperate in cerca di denaro facile (studenti, operai, impiegati, casalinghe) che comprano azioni come se fossero le caramelle, proprio come avveniva in Europa nel 1999/2000. La storia si ripete ed il comportamento umano conferma di essere sempre mosso da stupidità ed avidità.  Tanto per rappresentare la dimensione di questo fenomeno, considerate che prima del crollo del 27 Febbraio, l’indice cinese quotava circa 3.000 punti, oggi, dopo la contrazione di circa il 10 % si trova oltre 4.000 punti. Della serie il 30 % di rialzo dalle quotazioni di Marzo in meno di due mesi. Nemmeno il Nasdaq nel 2000 era riuscito a tanto !

Ma non mi preoccupo, perchè tanto ormai le conseguenze sono già scontate.  I consigli al rialzo si sprecano da settimane, long, long, long sempre long (termine tecnico che significa prendere posizione al rialzo). Premetto che da quasi due anni mi occupo solo di software robotizzato sui cross valutari attraverso sistemi di trading di mia ideazione e di fare discretional  trading su azioni ed indici mi capita molto raramente. Ma che senso avrebbe fare trading in questi ultimi 9 mesi ? Volatilità ridotta a zero, forse ai minimi storici, completa assenza di giornate con prese di beneficio: non è salutare un movimento sempre e solo al rialzo, specialmente con i fondamentali di cui sopra. E che dire del mercato del trading online in Italia ? Ormai un mercato morto: in dieci anni abbiamo assistito ad una vera e propria selezione naturale, passando dalle fasi di rialzo sfrenato, al ribasso accentuato sino alla congestione per assenza di volatilità. Chi fa trading in Italia si può considerare un sopravvissuto, un superstite, e non da meno un vero professionista, che ha saputo resistere ai periodi difficili di questo mestiere.

Per finire, non vi è ancora molto da aggiungere. Ci troviamo innanzi ad uno scenario veramente contrastante, troppo contrastante: fondamentali economici decisamente poco rassicuranti e proiezioni grafiche sempre e solo al rialzo. Chiaramente tutto questo è destinato a riallinearsi: qualcuno presenterà molto presto il conto. Molto salato purtroppo.

Eugenio Benetazzo
www.eugeniobenetazzo.com/tour.html


La bolla sugli strumenti derivati

http://www.youtube.com/watch?v=vd-Mk4ufxXg

Fonte : www.disinformazione.it 

maggio 24, 2007

Sul WiMax la frittata dell’Autorità TLC

di Michele Favara Pedarsi – Al lancio del WiMax all’italiana mancano poche settimane, il tempo per il varo delle gare per l’assegnazione dello spettro. Ma chi si aspetta una r-evolution si prepari alla delusione

Gli eventi :

Roma – Leggendo il comunicato stampa di Agcom che annunciava il regolamento per il WiMax sono rimasto, nonostante tutte le email allarmate che mi sono arrivate, piacevolmente indifferente perché mi sono liberato da una sensazione molto sgradevole. L’incertezza, il dubbio, sono in qualche modo peggiori della certezza più nefasta. Agcom per il WiMax ha prodotto un regolamento da medioevo della Società dell’Informazione; ovvero un regolamento basato su principi tecnologici di gestione dello spettro concepiti in USA prima ancora che fosse inventato il transistor, e che già sappiamo essere obsoleti; e principi sociali analoghi a quelli con cui il bullo di quartiere nella Roma papale decideva arbitrariamente durante la passatella chi doveva bere e chi no.

Nei mesi passati ancora più che negli anni precedenti da Agcom ne avevamo viste di cotte e di crude: Agcom che a detta del TAR garantisce il monopolista piuttosto che la concorrenza, Agcom che all’estero qualcuno considera il principale problema delle TLC italiane a causa della sua forte politicizzazione, il Corriere della Sera che si domanda senza mezzi termini a cosa serva, Agcom che annuncia più volte provvedimenti e date importantissimi che poi – forse a causa di pressioni a noi ignote – ritratta o ritarda fino all’inutilità dei provvedimenti stessi a causa del mutato assetto socio-economico. Insomma, fintanto che non avevamo elementi solidi per capire l’orientamento delle istituzioni credevamo poco in Agcom ma avevamo comunque la speranza di cambiamento grazie anche a quel programma elettorale (“Per il bene dell’Italia”) che prima del voto ci aveva illuso.

Oggi siamo invece oramai certi che, come fu per l’UMTS, anche il WiMax sarà letteralmente castrato in barba a qualsiasi principio di pragmatismo, concorrenza e in barba pure alle necessità di sviluppo del nostro paese; in definitiva oggi nonostante una tecnica migliore, siamo (ancora) meno liberi. E questo nelle TLC al momento l’ha concretizzato più di chiunque altro proprio l’authority che è stata creata appositamente per garantire, agendo sulla regolazione del mercato, l’indotto derivante dalle TLC; un paradosso.

Perché il WiMax sarà castrato? Perché le due grandi peculiarità del WiMax, insieme alla sua economicità di cui garantiranno i soli operatori e non i loro clienti, sono la copertura di grandi distanze e la capacità di garantire qualità di servizio (anche a velocità di automobile); e con quel regolamento non verranno sfruttate, riducendo esponenzialmente il beneficio che la nazione ne trae sia in termini di benessere generale che di ricchezza individuale.

Con quel regolamento il WiMax andrà a sovrapporsi al WiFi per quanto concerne l’accesso locale alla rete, e contestualmente non andrà a competere con il GSM per quanto concerne la mobilità. Il WiMax cioè sarà usato esclusivamente dalle telco – grandi certamente, ma anche piccole, in ogni caso poche – per estendere la mano longa in modo per loro molto economico, in tutte quelle zone – territorio, ma anche porzioni consistenti del tessuto sociale – dove non sono ancora arrivate.

Nel caso del WiMax le telco fisse e mobili hanno ottenuto da Agcom ben tre piccioni con una fava: non creare un varco nell’arrocco degli operatori mobili, non permettere ai piccoli WISP esistenti e futuri – i wireless internet service provider – di poter estendere la copertura delle proprie reti aumentando la propria competitività con le grandi telco, ed evitare che il WiMax possa essere messo a frutto dai singoli cittadini.

Con una metafora apparsa durante la discussione sulla lista ISOC ad inizio anno: monopolizzando la produzione di grano, non potete scegliere di farvi il pane e la pasta in casa o comprare pane e pasta dal negozietto artigianale sotto casa, ma potete solo comprare prodotti a più bassa qualità nei supermercati dalla grande distribuzione organizzata.

Quale libertà è questa? Cosa è successo?

I grandi operatori a proposito di WiMax non hanno proferito verbo perché in genere preferiscono esprimersi in altro modo, come ad esempio pagare – loro, unici, lo possono fare – e mettere a disposizione dei decisori studi e pareri autorevoli che implicitamente fanno il loro interesse. Invece Dario Denni di AIIP diceva che “è indispensabile che il blocco attualmente disponibile, sia assegnato ad un unico operatore”; e ovviamente non credo che per unico operatore intendesse qualcuno all’infuori di AIIP.

Fulvio Sarzana S. Ippolito ha espresso due dubbi riguardo all’open spectrum, uno che ricalca l’idea espressa dall’Ing. Dino Bortolotto – vice-presidente Assoprovider, di cui il giurista è per altro consulente storico – e uno dal punto di vista squisitamente giuridico. Il primo dubbio è che il mercato venga letteralmente occupato dalle Pubbliche Amministrazioni locali le quali, come avviene già oggi, favoriscono arbitrariamente poche società private conniventi con amministratori pubblici; il secondo, cruccio costante dei giuristi e usato spesso come spauracchio contro noi ignoranti del diritto, è il timore che un’assenza di regolamentazione – es: spettro unlicensed – possa riportarci ad uno scenario da far west dove cioè il caos può rendere inutilizzabile lo spettro radio mentre invece un approccio normativo orientato al liberismo economico e l’ottimo paretiano porterebbe certamente risultati concreti.

Personalmente, fermo restando che se il mio comune desse connettività universale entry level a costo zero o comunque popolare ne sarei felice perché è l’unico modo per superare il digital divide per analfabetismo informatico, ritengo che entrambi i problemi siano estremamente concreti ma rientrino in un contesto più ampio dove qualsiasi attività della pubblica amministrazione – non solo l’ICT – oggi è criminalmente assoggettata alle logiche familiari del politico decisore piuttosto che all’interesse pubblico.

È comunque l’assegnazione delle licenze individuali, il modello tradizionale, che non ha garantito né l’accesso a chi aveva tutte la carte in regola per arrivare ad utilizzare lo spettro – si veda ad esempio il caso clamoroso di Europa 7 – né lo svolgimento trasparente e profittevole delle gare indette per assegnare altre porzioni dello spettro radio – cfr. asta UMTS – né ancora una pluralità di attori necessaria ad avere una concorrenza adeguata – cfr. prezzo SMS e telefonia mobile in generale – e quindi un libero mercato salubre; né l’efficienza di sfruttamento delle risorse di cui disponiamo. È il modello tradizionale di gestione a non garantire quello di cui abbiamo bisogno e l’open spectrum non è assenza di regolamentazione.

Quanto alla combinazione di liberismo economico e ottimo paretiano, il primio Nobel per l’economia Amartya Sen ha già dimostrato matematicamente quasi 40 anni fa che è impossibile, in quanto paradossalmente – Paradosso Liberale – cercare di realizzare quel sistema socio-economico porta a situazioni in cui “al più un solo individuo ha garanzia dei suoi diritti” quando la teoria invece vorrebbe che il sistema liberale porti ad un equilibrio tra entità in competizione mentre l’ottimo paretiano al massimo della somma delle felicità di tutti. Ragionare oggi in termini di liberismo e ottimo paretiano è quindi controproducente o, a pensar male, demagocico: chi lo dice al Ministro Bersani?

In Europa la Commissione – tradizionalmente vicina alle lobby e, in tema di spettro radio, conforme alla posizione ufficiale di quell’industria europea associata in ECTA – ha espresso un orientamento ed ha stimolato il dibattito con la COM(2005)400. In questa comunicazione “al consiglio, al parlamento europeo, al comitato economico e sociale europeo, e al comitato delle regioni” si invitava ad esprimersi a favore di un “approccio basato sul mercato in materia di gestione dello spettro radioelettrico nell’Unione europea”.

Il metodo classico per il regolamento consiste – si legge nella citata comunicazione della Commissione Europea – nel “designare gli utilizzatori che saranno autorizzati a sfruttare lo spettro disponibile e nel definire le modalità di utilizzo”. La Commissione metteva in risalto come la “rapidità dell’evoluzione tecnologica e la convergenza delle comunicazioni, dei contenuti multimediali e dei dispositivi elettronici creano un ambiente dinamico all’interno del quale lo spettro tende a divenire una risorsa sempre più importante” e dunque “il metodo classico rischia seriamente d’impedire alla società di trarre profitto da questo nuovo ambiente dinamico”.

Questo perché concedendo licenze individuali, proprio questi “diritti individuali proibiscono implicitamente o espressamente l’utilizzo di altre tecnologie o la fornitura di altri servizi”; proprio come è accaduto con l’UMTS.

L’obiettivo della Commissione sembrava essere di scongiurare un “approccio frammentato alla riforma dello spettro” – frammentato nel senso di diverso da paese a paese – in vista di una riforma comune della gestione dello spettro radio. E nel concreto indicava che un “volume importante di risorse spettrali, per esempio circa un terzo dello spettro al di sotto dei 3 GHz (la gamma di frequenze più adatta alle comunicazioni terrestri), potrebbe essere assoggettato a un regime di scambio e di utilizzo flessibile”. Dove per flessibilità si intende, in linea con il volere dell’industria, permettere lo scambio di frequenze tra privati lì dove oggi invece avvengono soltanto concessioni da Stato a privati e ritorno; ma attenzione dico io, questo è positivo se e solo se lo spettro comunque non diventa merce soggetta ad un diritto di proprietà.

La Commissione diceva anche che un’altra valida alternativa al metodo classico è l’open spectrum, definito come “modello senza autorizzazione, che offre una flessibilità ancora maggiore garantendo la libertà di accesso nel rispetto di alcune limitazioni tecniche”. In definitiva aggiungeva che “tutti i modelli di gestione sono utili ed è opportuno combinarli adeguatamente per realizzare gli obiettivi delle politiche dell’UE”. Il dibattito da allora sta procedendo spedito ma due certezze collegialmente riconosciute già ci sono: il modello tradizionale di gestione è estremamente limitante per lo sviluppo e proprio la rigida concessione a lungo termine di diritti individuali alle telco impedisce lo sfruttamento – e quindi i benefici derivati – delle nuove tecnologie.

A livello nazionale gli esperti di ISOC Italia, rilevando indirettamente tante voci autorevoli così come il mood internettiano, avevano raccomandato l’uso di “un sistema aperto e progressivo” perché “solo in questo modo WiMax potrà concretamente aiutare a migliorare l’accesso a l’INTERNET per tutti i cittadini” e quindi nel concreto suggerivano “che un lotto il più ampio possibile di frequenze interessate dalla tecnologia Wi- Max (3.4÷3.6 GHz) rimanga di libero utilizzo, per garantire un accesso base dei cittadini ai servizi pubblici offerti tramite INTERNET”. Anche qui dunque come in Europa leggiamo la necessità di cambiare metodo di gestione al fine di aumentare la flessibilità, e inoltre di lasciare più spazio possibile all’open spectrum in quanto è il metodo più flessibile in assoluto.

E il governo? In teoria, leggendo il suo programma elettorale, dovrebbe seguire il parere espresso da ISOC e voluto dall’Europa, ma quel programma in base al quale – e solo in base a quello – lo abbiamo eletti è acqua passata.

Michele Favara Pedarsi

Gli altri scenari di MFP sono disponibili a questo indirizzo

Fonte : www.pitelefonia.it

maggio 22, 2007

Preti pedofili, Santoro vuole trasmettere inchiesta Bbc

Rischia di diventare un caso politico la richiesta di Michele Santoro: il giornalista-presentatore di “Annozero” vuole che la Rai acquisti il filmato della Bbc sui preti pedofili.

“Non ho avuto alcuna notizia ufficiale in senso contrario, per cui, essendo ogni cosa a posto dal punto di vista dell’iter burocratico aziendale, mi aspetto che domattina vada tutto a posto” afferma Michele Santoro a proposito della sua richiesta di acquisto (“per il quale non ho bisogno di autorizzazioni particolari”) dell’inchiesta della Bbc Sex crimes and Vatican per costruirci attorno una puntata di Annozero. L’inchiesta Bbc riguarda i casi di pedofilia che coinvolgono alcuni ecclesiastici negli Usa, in Irlanda e in Brasile e sostiene l’accusa che la Chiesa Cattolica, e in particolare l’ex cardinal Ratzinger, oggi Papa, abbiano avallato la copertura dello scandalo.

Michele Santoro - Grande Giornalista e Libero Pensatore Italiano LA RICHIESTA. Santoro infatti, che ha il grado di direttore (ad personam) ed è responsabile editoriale della trasmissione che va in onda il giovedì su Raidue, può infatti procedere a simili acquisti (si parla di una cifra di 20 mila euro) autonomamente, solo espletando una procedura burocratica. Questo non toglie che però girino voci sulla nascita di possibili difficoltà dell’azienda, visto che si sa che le reazioni della Chiesa sarebbero durissime. Non è un caso che il quotidiano L’Avvenire, che quando la Bbc trasmise l’inchiesta l’anno scorso intervenì in modo polemico nettissimo, abbia parlato di “infame calunnia via Internet” a proposito del recente arrivo di questa “spazzatura” su Youtube. Insomma, un’altra grana per il direttore generale Caludio Cappon, domani di ritorno da Nairobi, dove venerdì si è inaugurata una sede Rai, e alla vigilia dell’assemblea che dovrebbe revocare il consigliere Petroni.

COMMENTO DI CURZI. “Sull’inchiesta non posso dare un giudizio, perchè non l’ho vista, ma mi fido molto della Bbc e sono sicuro che un suo documentario è attento alle regole dell’informazione”, afferma il consigliere d’amministrazione Rai Sandro Curzi, dei Veridi-Rifondazione, a proposito del programma Bbc sui preti pedofili Usa e irlandesi che vuole acquistare Santoro per Orazzero.

Siamo un paese strano: si loda sempre la Bbc facendone quasi a ritornello un esempio per la Rai e poi, appena si dice che Santoro vorrebbe usare questa loro inchiesta, le polemiche scoppiano in anticipo“,

aggiunge Curzi, sottolineando che certo “Il tema è delicato, ma l’importante è che sia serio. Del resto quel che a proposito è successo negli Usa è ormai di pubblico dominio”.

ARTICOLO 21. “Non spetta nè al presidente della Commissione vigilanza e neanche ai singoli partiti chiedere al direttore generale Rai Cappon qualsiasi forma di censura preventiva nei confronti di qualsiasi giornalista, autore o tema. È una brutta abitudine e un atteggiamento davvero improprio. Alla Rai esistono responsabili editoriali e spetta a loro esprimere una valutazione finale”, afferma Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21.

Mario Landolfi, Professione leccapiediCOMMISSIONE DI GARANZIA. “Una evidente ragione d’opportunità dovrebbe consigliare al direttore Cappon di non aderire alla richiesta del conduttore di Annozero. Gli lasci pure la palma del martirio, ma eviti di trasformare il Servizio pubblico in un plotone mediatico di esecuzione pronto a fare fuoco sulla Chiesa e sul Papa, per di più in nome di una lacunosa se non addirittura calunniosa ricostruzione dei fatti”, dichiara il presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Mario Landolfi.

Fonte : www.unionesarda.it

maggio 18, 2007

Sex Crimes and the Vatican (sub. Ita) : La famiglia è la loro “Riserva di Caccia”

Sex Crimes and the Vatican (sub. Ita)

Il documentario della BBC trasmesso in Inghilterra nel 2006 sugli scandali dei Preti & Pedofilia. si richiama il “Crimen Sollicitationis” e un documento di Ratzinger che rinnova il divieto a testimoniare in tribunali civili (pena la scomunica) per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi. In Italia non è mai andato in onda, nè i giornali nè gli altri mezzi di informazione vi hanno fatto accenno. (traduzione di Bispensiero.it)

LA FAMIGLIA PER LORO E’ TERRENO DI CACCIA GROSSA!

Fonte : unvotogay.blogspot.com

I video non hanno bisogno di essere commentati ma solo di essere diffusi a più gente possibile, soprattutto a chi era in piazza San Giovanni lo scorso 12 Maggio!

maggio 16, 2007

ISOLA DELLE FEMMINE ESPOSTO DENUNCIA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA PER INQUINAMENTO AMBIENTALE

Il Comitato Cittadino Isola Pulita comunica, di ricevere in un continuo crescendo decine e decine di telefonate da parte dei cittadini allarmati per lo stato di inquinamento, causato forse dalla Italcementi di Isola delle Femmine .

Questo Comitato oltre a farsi carico di quanto i Cittadini denunciano, hanno rivolto l’invito a farsi sentire con il Sindaco, l’Assessore preposto, Arpa, Azienda Sanitaria e Autorità Giudiziaria.

Il fenomeno delle vibrazioni, dei rumori e polvere di cemento che, quotidianamente si deposita su terrazze, piante, lenzuola, automobili e qualsiasi cosa resti all’esterno, non è mai scomparso, ANZI in questi giorni è ripreso con forte vigore, causando sull’intero territorio una fitta ed impenetrabile nebbia, la impossibilità in particolare per gli abitanti a ridosso della Italcementi, di trovare un momento di pace e di riposo nel proprio habitat familiare.

Molte famiglie, anche quelle che da pochissimo tempo hanno investito nei nuovi insediamenti, adiacenti alla Italcementi, non possono utilizzare un terrazzo, aprire una finestra, esporre una pianta sul balcone.

I Cittadini di Isola sono interessati a capire quali sono i controlli effettuati sui camini della Italcementi. In un paio di occasioni abbiamo visto la centralina mobile dell’Arpa, che stazionava al campo sportivo, Per fare cosa? Quali sono stati i risultati delle rilevazioni? Il Sindaco dichiara che i dati in suo possesso sono “alquanto preoccupanti”. Quali sono i provvedimenti adottati dal Sindaco a fronte di questa “preoccupante situazione dal punto di vista sanitario”?

Noi Cittadini di Isola delle Femmine, abbiamo come la sensazione di essere stati abbandonati.

La presenza di questo insediamento cementifero alle porte di Isola delle Femmine, e vicino a numerose abitazioni, ci inquieta.

Siamo stanchi di questi episodi che si ripetono ciclicamente e temiamo l’emissione di polveri, che oggi, ieri, l’altro ieri, la settimana scorsa, il mese scorso o l’altro anno e che a volte vengono evidenziate dalla pioggia, ma di cui di solito non ci accorgiamo».

Alcune segnalazioni di Cittadini dipedenti della Italcementi , che lavorano la notte hanno come contenuto delle dichiarazioni che qualora fossero vere rischierebbero di evidenziare una condotta con profili di responsabilità di diversa natura e assai grave, viene sostanzialmente denunciato che nelle fasce d’orario tra le ore 2,00 e le 5,00 la fuoriuscita di fumo è di gran lunga maggiore rispetto a quella a cui normalmente assistiamo; Chiediamo un concreto accertamento della questione perché non vorremmo che si approfitti della notte per utilizzare carburanti nocivi e specificatamente il PET-Coke.

Riteniamo che sia importante controllare se, adesso che alla Italcementi è stato impedito l’uso del PET-COKE se residui tale sostanza all’interno dello stabilimento, ciò in quanto non vi è più alcuna ragione di trovarlo all’interno visto la sentenza n. 1156 del 19 aprile 2007 del TAR SICILIA, Palermo, Sez. I, atto ad impedirgli definitivamente il suo utilizzo.

Il Comitato Cittadino con i cittadini di Isola delle Femmine chiedono la disponibilità a valutare sia i danni immediati, sia la situazione generale circa l’emissione di polveri e di rumori. Rumori causati da ripetute detonazioni.

Non possiamo più perdere tempo con analisi e “nasi elettronici”, dobbiamo affrontare in modo radicale la presenza della Italcementi (AZIENDA CONSIDERATA DALLA LEGGE e DALLA GIURISPRUDENZA INSALUBRE) che produce un livello di emissioni in atmosfera, superiori a quelle del traffico veicolare di una grande metropoli.

Molti cittadini residenti, esasperati, denunciano un elevato livello di inquinamento acustico non superabile nemmeno a finestre e porte degli appartamenti sprangati.

Il tutto accompagnato da persistenti e pericolose vibrazioni che destano gravi preoccupazioni per la stabilità e tenuta degli appartamenti stessi.

Per aree come la nostra non bastano monitoraggi adeguati, sono urgenti provvedimenti per ridurre drasticamente le emissioni in atmosfera, l’inquinamento acustistico e le vibrazioni del sottosuolo.

Tutto questo avviene senza aver acquisito nessuna certezza sul livello di inquinamento attuale.

Ad oggi tutte le nostre richieste sono state ignorate. Ad onor del vero ultimamente il Sindaco ha tentato un tavolo di concertazione per tentare di chiedere e risolvere i problemi da noi posti, ma ci pare che anche Lui abbia le mani legate, siamo certi che codeste Autorità edite accerti come stanno i fatti di cui ne riformuliamo i quesiti:

-No alle emissioni inquinanti in atmosfera che arrecano danno alla Salute umana, -No alle emissioni acustiche a cui siamo in maniera permanente sottoposti e che tanto danno arrecano al nostro stato di salute psico-fisico;

-No alle vibrazioni che può mettere in pericolo la stabilità delle nostre case;

-Monitoraggio in continuo e visibile in tempo reale dai cittadini.

– Indagine epidemiologica sullo stato di salute della cittadinanza, con particolare riguardo alla incidenza delle malattie tumorali.

– Studio per avviare un programma di risanamento ambientale.

A conferma della rilevanza del problema diverse associazioni e liberi Cittadini di Isola delle Femmine e di Capaci hanno deciso di sostenere la lotta del Comitato Cittadino Isola Pulita.

Fiduciosi attendiamo un sino ad oggi denegato riscontro, tanto dovevamo.

Comitato Cittadino Isola Pulita
www.isolapulita.it

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