Angolo del Gigio

aprile 23, 2007

Gli spiati e la sindrome di Stoccolma

Da tre mesi il governo di centrosinistra rinnova la fiducia ai vertici Sismi. E parla di riforma dei servizi. Ma quando si trova un banchiere a rubare, non si riforma il sistema bancario, si caccia innanzitutto il ladro…

di Gianni Barbacetto

Talia Cazzone di un'italiano!!

Il problema di Palermo, diceva Johnny Stecchino, è il traffico. E il problema dell’Italia, possiamo aggiungere oggi, è il voyerismo. Troppi guardoni. Troppe veline e troppi calciatori spiati. Anche qualche politico: è il destino dei vip.

C’è qualcosa di surreale nel dibattito in corso in Italia su spioni e servizi segreti. Da oltre un anno sulla stampa (dunque accessibili a tutti) appaiono a ripetizione notizie che disegnano una situazione a dir poco d’emergenza:

1. uomini del servizio segreto militare collaborano con la Cia al rapimento di un rifugiato politico nel nostro Paese, sottratto ai magistrati che stanno indagando su di lui per terrorismo internazionale;

2. una struttura della più grande azienda italiana di telecomunicazioni realizza per anni investigazioni illegali su migliaia di cittadini, tra i quali politici e imprenditori;

3. un ufficio del servizio segreto militare assolda giornalisti, diffonde false notizie, raccoglie dossier contro magistrati, politici e intellettuali per «disarticolare» i «nemici» del governo Berlusconi;

4. lo stesso servizio si prende il merito di aver brillantemente protetto il Paese dal pericolo islamico, ma, alla verifica, emerge per esempio che la «scuola di kamikaze» segnalata nel 2005 a Milano era inesistente, come l’attentato che sarebbe stato sventato alla stazione di Milano nella primavera del 2006;

5. una variegata compagnia di spioni privati è al lavoro in tutta Italia per realizzare investigazioni illegali, portate a termine anche pagando uomini della guardia di finanza, della polizia, dei carabinieri; committenti diversi, obiettivi disparati (dal piccolo ricatto al Laziogate), ma con connessioni e una certa ripetitività di nomi e sigle che fanno ipotizzare l’esistenza di una rete privata comunque pronta alle più varie avventure;

6. uomini della guardia di finanza penetrano in banche dati fiscali raccogliendo informazioni che in campagna elettorale diventano campagne di stampa (su Libero e Il Giornale) contro il candidato premier del centrosinistra.

Non occorre essere aquile per vedere che si tratta di fatti diversi, senza un unico grande burattinaio; ma anche per constatare che le connessioni tra cose diverse esistono e danno corpo a una sorta di Supersismi a cui portano i loro variegati contributi uomini del servizio militare, della guardia di finanza (ben integrata con il Sismi sotto la regia di Nicolò Pollari), della security Telecom, di diverse agenzie private. E in più d’un caso, spuntano grembiulini massonici, nella migliore tradizione italiana. Questa centrale sotterranea di potere e di ricatto ha creato carriere, ha costruito ricchezze, ha condizionato la politica, ha avvelenato lo Stato.

Fossimo su Marte, uno potrebbe non capire bene. Ma siamo in Italia, l’Italia del Sifar e dei suoi dossier, del Sid e dei suoi depistaggi, del Sismi ostaggio della P2. L’Italia delle «manine» e delle «manone» e, per arrivare a tempi più vicini, delle bombe-messaggio scoppiate nel 1993 e di un magistrato (di nome Antonio Di Pietro) «dossierato» dalla famiglia Berlusconi (lo attesta una sentenza di Brescia). Anche senza perdere troppo tempo a fare confronti tra il passato e il presente, che è sempre diverso e non si può fare certi paragoni, si giunge comunque alla conclusione che la Repubblica sta vivendo un’emergenza democratica, sotto i colpi di poteri segreti che dispiegano la loro forza, che è la forza della paura e del ricatto.

Di fronte a questi colpi, c’è chi rassicura dicendo che si tratta solo di guardoni affascinati dai vip. O di «deviazioni» nel contesto di istituzioni sane. In un Paese civile, sarebbe bastato un centesimo di quanto è accaduto in Italia per sostituire subito, tanto per cominciare, i vertici del Sismi (oltre tutto sotto inchiesta per concorso in sequestro). Qui invece è da luglio che i responsabili governativi della sicurezza non perdono occasione per riconfermare la fiducia a Pollari.

Ancora il 25 ottobre Enrico Micheli, il sottosegretario con delega ai servizi, a proposito del ricambio dei vertici Sismi ha ribadito al Comitato parlamentare di controllo che «si tratterà di un cambiamento fisiologico».

Ma che cosa c’è di «fisiologico» nell’attuale situazione italiana, campionario completo di tutte le patologie possibili?

Altri esponenti del centrosinistra ripetono invece, con la faccia seria seria, che bisogna fare la riforma dei servizi. Ma che cosa dicono? Vogliono imbarcarsi in un’impresa che durerà mesi se non anni, per non fare una cosa che si può fare in un minuto: licenziare chi ha compromesso il prestigio delle istituzioni. Quando si scopre un banchiere che ruba, non si fa la riforma del sistema bancario: si caccia innanzi tutto il ladro.

Ma nella irreale situazione italiana tutto è trasformato in vaudeville. I tentativi di golpe d’un tempo venivano raccontati come gite fuori porta di sfaccendati e guardie forestali; oggi l’eversione di Stato è ridotta a innocuo passatempo di guardoni affascinati da vip e veline.

Per decidere che i vertici del Sismi sono da cambiare basterebbero – anche ignorando illegalità e reati – le telefonate in cui il numero due della Ditta, Marco Mancini, mostra di confondere Al Zarqawi con Al Zawahiri.

O, ancora peggio, basterebbe il fatto che i maestri spioni si sono lasciati spiare e intercettare come dei novellini dai «cuginetti» della Digos e dai magistrati della procura di Milano. Invece per mesi e mesi sono restati al loro posto, mentre l’aria s’ammorbava sempre più, incassando ripetutamente la rinnovata fiducia del governo di centrosinistra. Un caso di sindrome di Stoccolma?

Oggi si è forse arrivati al dunque. Ma qualche tifoso delle larghe intese sostiene che, se proprio i vecchi spioni devono andar via, quelli nuovi dovranno essere scelti insieme, da maggioranza e opposizione. Chi era spiato chieda il consenso a chi faceva spiare, per favore.

(Diario, 3 novembre 2006) – Fonte : www.societacivile.it

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