Angolo del Gigio

aprile 12, 2007

Puzza di Bruciato – l’Emergency talebana e l’ennesima…

5 sospetti sull’Emergency talebana

Fausto Biloslavo sul “Foglio”

Gino StradaAmrullah Saleh, il giovane capo dei servizi segreti afghani, accusa Emergency e il suo mediatore nel sequestro Mastrogiacomo, Rahmatullah Hanefi, di essere collusi con i talebani. Ieri sul Corriere della Sera, come già in passato, è stato netto: “Abbiamo le prove che Hanefi è un facilitatore dei talebani, se non addirittura un loro militante travestito da operatore umanitario”. Il National directorate for security (Nds), la battagliera intelligence di Kabul, sta verificando “l’ipotesi che Rahmatullah abbia teso una trappola sia a Torsello sia a Mastrogiacomo”. Secondo Saleh,”l’errore è stato fin dall’inizio coinvolgere nella trattativa Emergency, che in realtà non è una vera organizzazione umanitaria, bensì un fiancheggiatore dei terroristi e persino degli uomini di al Qaida in Afghanistan”.

Perché oggi Saleh lancia accuse così precise e pesanti? Poco più che quarantenne, originario del Panjsher, la valle a nord di Kabul dominata dai tagiki, Saleh si è formato all’ombra del comandante Ahmad Shah Massoud. Quando Massoud era ministro della Difesa nella Kabul minacciata dai talebani, a metà degli anni Novanta, Saleh, grazie alla sua padronanza dell’inglese, accoglieva per conto del governo i giornalisti. Fra questi c’erano anche Maria Grazia Cutuli e Raffaele Ciriello, che moriranno entrambi in missione all’estero. Maria Grazia fu trucidata dai talebani, e furono proprio gli uomini di Saleh a catturare uno dopo l’altro tutti i responsabili. Quando il mullah Omar conquista Kabul, Saleh si ritira nella roccaforte del Panjsher, assieme a Massoud e poi viene distaccato presso l’ambasciata afghana a Dushambè, capitale del Tagikistan, retrovia dei mujaheddin antitalebani. Gino Strada conosce Saleh proprio a Dushambè, quando Emergency stava realizzando il suo primo ospedale in Afghanistan ad Hanaba, nella valle del Panjsher. I giornalisti che ancora vanno a intervistare Massoud, il quale prevedeva inascoltato l’attacco alle torri gemelle, si trovano a proprio agio con Saleh, con i suoi completi occidentali un po’ lisi e senza barbone islamico. Spesso si andava a mangiare assieme in un cupo ristorante della mafia russa e ogni volta Saleh portava un ospite che forniva informazioni preziose sulla situazione afghana. A un certo punto, il futuro capo dell’intelligence si era anche improvvisato giornalista con una newsletter via e-mail sull’Afghanistan, ma a nessuno interessava spendere pochi dollari al mese per le notizie di una guerra dimenticata. Il 9 settembre 2001 due terroristi di al Qaida travestiti da giornalisti si fanno esplodere durante una falsa intervista e uccidono Massoud. Saleh lancia l’allarme, che rimbalza nel vuoto. Due giorni dopo i terroristi attaccano gli Stati Uniti. Quando comincia la campagna alleata contro i talebani, accompagna i corpi speciali americani in territorio afghano.

I rapporti con la Cia

Nella Kabul liberata dai talebani Saleh inizia a lavorare alla nuova intelligence con l’aiuto della Cia e sotto l’ala dell’ingegnere Areef, uomo di Massoud, il primo capo dei servizi afghani del governo di Hamid Karzai. Con Strada i rapporti cominciano a farsi difficili dopo il 2001, quando il fondatore di Emergency chiede di far visita ai prigionieri talebani e di al Qaida a Bagram, la base americana a nord di Kabul. Quando la fazione tagika all’interno del governo afghano comincia a perdere potere, l’ex leoncino di Massoud sopravvive e nel 2004 è nominato capo dell’Nds. Karzai lo porta con sé all’incontro di pochi mesi fa con il presidente pachistano Pervez Musharraf, il quale non lo vuole nella stessa stanza durante i colloqui. Non c’è da stupirsi: è stato lui a preparare il dossier sui campi di addestramento dei talebani e di al Qaida, con i nomi e i numeri di telefono dei responsabili, annidati ai confini con l’Afghanistan. Con le vicende degli ostaggi Saleh ha sempre usato la linea della fermezza. Ma è rimasto tagliato fuori, per volontà di Emergency, dalla vicenda Mastrogiacomo. L’Nds puntava a uno “scambio controllato” con i talebani, scegliendo il momento e il posto in maniera tale da non avere brutte sorprese, come è poi avvenuto con la mancata consegna di Adjmal Naqshbandi, l’interprete decapitato domenica. Gino Strada definisce i servizi afghani “una banda di assassini”, ma Saleh dice di avere le prove dell’ “Emergency talebana”. Non le ha mai mostrate, ma l’inchiesta si basa su alcuni fatti precisi. Il primo è la convinzione dei servizi – tutta da dimostrare – che sia stato lui a convogliare Mastrogiacomo e i suoi collaboratori nelle mani di Hajj Lal Mohammed, il capo bastone del mullah Dadullah, in uno dei distretti della provincia di Helmand. Mastrogiacomo è passato per Lashkargah prima di finire in trappola, ma Strada ha sempre negato che abbia preso contatto con l’ospedale di Emergency dove lavorava Hanefi. Il secondo aspetto su cui insistono i servizi afghani è il conciliabolo fra Rahmatullah e i capi talebani sul greto del fiume dove è avvenuto lo scambio. Dopo la discussione, Mastrogiacomo è tornato in libertà e Adjmal è sparito nell’inferno talebano. Ma l’accordo era di cinque uomini di Dadullah liberati in cambio dei due ostaggi. Inoltre Saleh accusa l’uomo di Emergeney di avere una rubrica telefonica dei talebani e di aver parlato con loro non come un mediatore, bensì come “un loro militante”. L’intelligence sta indagando anche sul coinvolgimento di menti più fini di Dadullah, provenienti dal Pakistan, nella vicenda del sequestro. Hanefi risulta indagato anche per il rapimento di Torsello: la rivelazione di Strada sul fatto che è stato lui a consegnare un riscatto di due milioni di dollari ha contribuito ad aumentare i sospetti dei servizi afghani di Saleh. In più, sarebbe stato Hanefi a far acquistare il biglietto di ritorno di Torsello: quindi era al corrente del giorno, l’ora e il tipo di pulmino su cui sarebbe salito il free lance per tornare a Kabul. I suoi sequestratori lo aspettavano lungo il tragitto, nella solita provincia di Helmand. Ora l’unica soluzione è mostrare le eventuali prove, per capire se Hanefi è un capro espiatorio, o se si tratta di un’innominabile verità.

Fonte : http://www.tgcom.mediaset.it

Fausto Biloslavo

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1 commento »

  1. Sono indignata dal comportamento dei servizi segreti afghani, da quello del “governo” afghano, ma ancora di più dal nostro governo che non fa nulla per difendere chi ha lavorato per lui. Mi sento offesa anche perché il nostro governo nulla fa per difendere Strada e Hanefi, ovviamente accusato ingiustamente.
    Sono sdegnata per la occupazione degli ospedali di Emergency da parte del “governo” afghano, ma ancora di più per il fatto che nessun esponente di questo nostro governo non faccia nulla per proteggere una delle poche ONG italiane di cui possiamo andare orgogliosi.
    Sono scomodi, vero, quelli che denunciano il reale stato di guerra?
    Io mi vergogno di essere italiana. Non mi era mai successo.
    E vergognatevi un po’ anche voi.
    Grazie

    Commento di Elisa Da Costa — maggio 26, 2007 @ 4:51 pm


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