Angolo del Gigio

aprile 5, 2007

Colpo gobbo a Mosca: Eni-Enel all’incasso

Il mondo politico e finanziario che si arrovella attorno all’italianità di Telecom e Alitalia e che coglie nella vicenda di questi due ex giganti dello Stato la metafora di un sistema industriale al tramonto, ha materiale su cui riflettere. Perché mentre impazzano i rumours sul destino della povera vecchia Sip, la coppia energetica ancora in mano pubblica, Eni ed Enel, ha messo a segno due colpi notevoli, negli ultimi tre giorni. Complice, non è un mistero, il forte appoggio da parte del governo Prodi.

Romano Prodi Esulta - L'Italia RingraziaIl Prof si è notoriamente speso in prima persona con i governi dei paesi coinvolti per portare a casa questi risultati. Lunedì l’Enel ha sbaragliato i tedeschi di E.On e grazie al placet di Zapatero ora è a un passo dalla conquista del primo colosso elettrico spagnolo, Endesa. Ne nascerà la seconda utility più grande in Europa, un gigante da 90 miliardi di fatturato e 90 mila megawatt di potenza installata. Mentre ieri l’Eni, assieme all’Enel, si è aggiudicata in Russia alcuni asset miliardari di Yukos, l’impero di Michail Khodorkovskij in liquidazione. Ed è noto che l’asta è stata al centro dei colloqui tra Prodi e Putin durante le due giornate russe divise tra Roma e Bari.

Il consorzio italiano, chiamato Enineftegaz, partecipato al 60% dal gruppo guidato da Paolo Scaroni e per il restante 40% dall’Enel, ha vinto la gara per il 20% delle azioni di Gazpromneft, i pacchetti di controllo delle filiali siberiane di Yukos Arktikgaz e Urengoil e azioni di altre 19 realtà del settore energetico. Scaroni ha osservato soddisfatto che è «un primo grande passo nell’upstream russo» e in effetti, per la prima volta, attraverso una joint venture con Gazprom, l’Eni avrà accesso diretto ai giacimenti siberiani. I nuovi asset le assicureranno inoltre l’aumento di circa un terzo delle riserve di gas e petrolio. La contropartita, per Gazprom, è l’ingresso al contrario nel “downstream” italiano, nella distribuzione, dove già a novembre scorso Eni si è impegnata a cedere ai russi 3 miliardi di metri cubi di gas.

Sono una persona rispettabile. Certo, sulla partita russa qualche incognita resta. Primo, già da domani la maggioranza di controllo degli asset potrebbe passare di mano. Gazprom, il vero convitato di pietra dell’intera vicenda, ha confermato che ha un’opzione call, «minimo» sul 51% di Arcticgas e di Urengoil e che punta a prendersi la quota di Gazpromneft. Quando subentrerà dunque nel consorzio, Eni ed Enel vedranno ridotte le loro quote. In un primo momento, alla gara di ieri si doveva presentare assieme agli italiani la russa Esn, ma indiscrezioni la bollavano già settimane fa come una società-schermo che avrebbe garantito l’ingresso del monopolista controllato da Putin ad asta conclusa. Ieri Eni ed Enel si sono presentati da soli ma Gazprom, con una modalità piuttosto, diciamo così, irrituale per un’asta pubblica cui partecipavano altri due concorrenti, ha fatto sapere mezz’ora prima dei risultati che si sarebbe presa più della metà degli asset su cui puntavano gli italiani. E al di là delle vere o finte gare russe, incombe sull’intera vicenda l’ira funesta degli avvocati di Khodorkovskij, che hanno minacciato di denunciare in ogni sede legale chiunque rilevi pezzi dell’impero del loro assistito, l’ex oligarca miliardario recluso nelle carceri siberiane. Un’ira funesta che ha indotto ad esempio Gazprom a farsi avanti solo a gara conclusa. Ma intanto, in un momento in cui Putin ha reso più difficoltoso l’ingresso di competitor stranieri, Eni ed Enel hanno mandato in porto il terzo maggiore investimento straniero in Russia. Non male, di questi tempi.

di Tonia Mastrobuoni
Fonte : www.ilriformista.it

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1 commento »

  1. Bellissimo parallelismo, cazzo le immagini sono il meglio del tuo blog, senza offesa per le scelte del testo che sono ottime, se sempre un’ottima lettura, ma il meglio sono le immagini! Il pagliaccio Silvio è il top!

    Commento di Mimmi — aprile 5, 2007 @ 11:45 am


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