Angolo del Gigio

febbraio 25, 2007

I VOTI DI VELARDI, IL GRANDE COMUNICATORE

 

I VOTI DI VELARDI, IL GRANDE COMUNICATORE

Claudio velardiDall’«ineffabile» Berlusconi al quirinalizio Gifuni, dall’ecumenico Beretta di Confindustria al «potrei ma non voglio» Fassino… Il teorico dello staff passa al setaccio chi sta sulla scena e anche chi sta dietro. Perché, in mancanza di leader, sono quelli nell’ombra a fa marciare le cose.


Dopo tanti riflettori, politica, spettacolo, gente che sgomita per un’intervista, una foto, per esistere insomma, è arrivato il momento degli uomini ombra.

C’è persino la loro serata: giovedì 23 giugno, allo Spazio Etoile di Roma, due passi da Montecitorio e sarà pure una serata a premi:il miglior capo di gabinetto, il miglior assistente particolare.

I nomi li scoprirete tra qualche riga.

Chi avrà invitato mai Claudio Velardi, fondatore di Reti società di consulenza? Agenti segreti, pedinatori, scalatori silenziosi di grandi aziende, nei luoghi in cui si amministra o si produce svolgono l’oscuro lavoro di tenere relazioni per i loro capi, di scrivere i loro discorsi, di fare ricerche perché arrivino preparati a un incontro col sindacato, con Confindustria, col ministro degli Esteri moldavo o col grande giornalista americano. «Se il paese vuole salvarsi, è da qui che bisogna ripartire, dagli uomini ombra», assicura con enfasi Velardi. «In mancanza di leader, ci salveranno i civili servants che non aspirano a comunicare se stessi».

Nella sede di Reti, ultimo piano con vista technicolor sull’altare della Patria e variegate architetture romane, il pur grande terrazzo non avrebbe potuto ospitarli tutti, gli ottocento invitati selezionati attraverso una ricerca durata settimane:

«E’ il nostro modo di celebrare i cinque anni di Reti», spiega Velardi. « Abbiamo creato un gruppo che fattura ventidue milioni di euro, il che per una società di consulenza non è male. C’è Running, che si occupa di marketing politico, c’è il quotidiano Il Riformista e l’ultimo acquisto, la società di ricerche di qualità fondata da Giampaolo Fabris».

«Tutta questa roba», per dirla velardianamente, quelli di Reti se la festeggiano concentrandosi sugli uomini degli staff italiani. Per Velardi, del resto, lo staff è una vera fissazione. Si sentiva staff di D’Alema prima ancora che D’Alema ne avesse uno, di staff. All’inizio c’era solo lui, poi il capo diventò segretario dei Ds, poi andò a Palazzo Chigi e intanto lo staff cresceva. «Poi siamo rimasti disoccupati ed eccoci qua. Ma negli staff credo ancora fermamente. Il perché è semplice. In Italia, forse anche altrove ma noi qui viviamo, è in crisi il sistema politico emerso, la politica che si vede, insomma. E’ in crisi perché manca una leadership credibile, i politici di cui i giornali si occupano tutti i giorni vivono di piccole e non grandi ambizioni, avrebbe detto Gramsci. E allora, in mancanza di leader, bisogna puntare sugli altri che leader non sono ma sanno far marciare le cose. In Francia vanno avanti per questo. Ora attraversano una fase di debolezza, sono anche loro senza leader, ma il paese Paese va avanti sostenuto da una struttura di servitori dello Stato educati a fare senza comparire».

In Italia, si capisce, vengono subito in mente Gaetano Gifuni e Gianni Letta, il primo segretario generale del Quirinale, il secondo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Altri, forse, ce ne sarebbero stati, in passato, ma spesso non hanno resistito e dall’ombra sono balzati alla luce. Ma quelli che resistono, dice Velardi, si rivelano di tempra Duracell, durano di più e «di bello hanno che ripropongono a cascata la stessa logica intelligente che li fa forti. Gianni Letta, per esempio, ha nella signora Lina Coletta un suo clone, è una persona che con intelligenza ha appreso come si smista il traffico del potere. E non solo. Perché il vero uomo ombra sa trasferire potere e autorità, funzioni. Chi non lo fa – e spesso è proprio il leader da ribalta – alla fine non prende decisioni, lascia che tutto ingolfi».

Lina Coletta, comunque, sarà tra i premiati, nella notte degli uomini ombra, e così accadrà a Walter Verini braccio destro di Walter Veltroni, e ad altri. Nel vasto ufficio di Velardi, cominciamo un gioco sui migliori uomini ombra, (un po’ come faceva Il Riformista col suo tormentone sui portaborse poi sospeso). Che voti darebbe e quali definizioni li premia? Eccone un po’, diciamo un assaggio.

C’è «l’ecumenico», Maurizio Beretta (direttore generale di Confindustria) – voto 9 – «che passa indenne attraverso le peggiori burrasche (Rai, Fiat). Ora deve mettere d’accordo industriali, governo e sindacati: un’impresa più che ardua». C’è il «dissimulatore», Walter Verini (capo della segreteria di Veltroni) – voto 8 -, «stesse iniziali del capo, stessi occhiali, dieci centimetri in meno. Come il capo nasconde i suoi sogni, che non sono ambientati in Africa o a Palazzo Chigi». E’ Stefano Lucchini (relazioni esterne Banca Intesa) – voto 7,5 – «discreto, affidabile, curiale». In una parola «efficente». C’è il «potente» , Lorenzo Borgogni (relazioni esterne Finmeccanica) – voto 8 – «è il vero numero due dell’unica azienda italiana che cresce all’estero. E’ l’unico comunicatore che ci sa fare anche con i numeri».

Poi Velardi accetta di dare i voti anche ai duellanti politici del 2006: l’«ineffabile» Berlusconi e il «poco credibile Prodi»; ma anche ai due eventuali «sostituti». (secondo un’inchiesta del Corriere e del Magazine), il vorrei «ma non posso» Pier Ferdinando Casini e il «potrei ma non voglio» Piero Fassino.

Ma in politica, chi sa usare bene gli staff e chi invece proprio non ne approfitta? «Uno che si muove molto nella logica degli staff è Walter Veltroni. Verini per esempio lo segue senza mai apparire. Era un funzionario di partito, ha scelto di rimanere nell’ombra». Ma anche l’arretramento nell’ombra può avere un retrogusto narcisista. Per Velardi, esegeta dell’argomento, trattasi di impasto di narcisismo e prudenza: «la prudenza del preferire che siano gli altri ad esporsi, il narcisismo di sapere che, alla fine, i risultati spesso opera tua».

Ma i cedere alla debolezza della visibilità: «Già il venire alla luce in qualche occasione denuncia uno stato febbrile, diciamo d’influenza». Parla di sé. Lui stesso, ai tempi in cui era un uomo di staff, valicò più di una volta la sottile linea d’ombra, avvicinandosi al cono di luce. Una scelta volontaria? «Probabilmente sì, lo volevo. Un grave errore, per un uomo ombra»

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2 commenti »

  1. Ciao Daniele, ho aggiunto i tuoi Blog ai siti amici, ottima cosa il progetto Erasmus (da Rotterdam) dell’interscambio culturale degli studenti, io avevo una ragazza del Portogallo che era qui col progetto e d era coinquilina della mia ex. (che non è stata propio contenta, anzi…).

    Complimenti per il sito!! A presto,

    Gigio

    Commento di Italiano Liberale — febbraio 25, 2007 @ 1:07 pm

  2. Complimenti per il blog: veramente ben fatto, interessante, aggiornato!

    Mi permetto di segnalarti il mio: http://vivaelbarca.blogspot.com

    Se ti va di darci un’occhiata e magari di inserirlo fra i tuoi link ne sarei davvero felicissimo. Grazie!

    A presto. Ciao!

    Daniele

    Commento di Daniele — febbraio 25, 2007 @ 11:42 am


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