Angolo del Gigio

febbraio 23, 2007

A proposito di Impregilo e della telefonata intercettata prima dell’appalto (Ponte Stretto): me l’ha detto Dell’Utri.

Paolo Savona - Ex Presidente di ImpregiloVerifiche dei pm di Monza sulla conversazione tra il presidente della società e un amico economista vicino al deputato forzista.

Telefonata intercettata prima dell’appalto: me l’ha detto Dell’Utri.

MILANO – “La gara per il ponte sullo Stretto la vincerà Impregilo”. Quando i pm di Monza hanno letto i brogliacci delle intercettazioni telefoniche sono rimasti colpiti. Il colloquio intercettato infatti si svolge tra Paolo Savona – al momento dell’intercettazione presidente di Impregilo, una delle due cordate in gara per il ponte – e Carlo Pelanda, economista e amico di Savona.

Una frase che ha sollevato l’attenzione degli inquirenti anche perché al telefono Pelanda sostiene di avere saputo da Marcello Dell’Utri del probabile esito della gara per l’appalto più costoso mai assegnato in Italia.

Sarebbe stato il senatore di Forza Italia a dare assicurazioni in tal senso.

In effetti, il 13 ottobre la gara è stata vinta da Impregilo.

Impregilo… Ma che Agganci!!La frase di Pelanda a Savona viene captata per caso. I microfoni degli investigatori stavano registrando le conversazioni telefoniche dei vertici di Impregilo (oggi rinnovati) nell’ambito di un’inchiesta per falso in bilancio e false comunicazioni sociali che si trascina da tempo, e nella quale sono indagati a vario titolo Paolo Savona e Pier Giorgio Romiti, figlio dell’ex presidente di Fiat. Il sostituto procuratore Walter Mapelli e il suo capo, il procuratore di Monza Antonio Pizzi, al ponte non ci pensano nemmeno. Ma, a partire dalla fine dell’estate, molte delle comunicazioni registrate iniziano a riguardare proprio la gara: sono le settimane decisive, è in gioco l’appalto del secolo, un’opera da 3,88 miliardi di euro.

In lizza sono rimasti soltanto due concorrenti, dopo il ritiro delle cordate straniere: Impregilo e Astaldi.

Per entrambi i concorrenti è una partita decisiva. L’affare è colossale sia che il ponte venga costruito, ma anche (o soprattutto, come sostengono in molti) che resti sulla carta, visto che il contratto prevede una penale stratosferica in caso di recesso da parte dello Stato (il 10 per cento dell’importo totale, cioè 388 milioni, più le spese già affrontate dal general contractor) dopo la definitiva approvazione dell’opera prevista per il 2006. Così le telefonate, i contatti a tutti i livelli sono incessanti. Nulla, però, di penalmente rilevante.

Poi arriva quella telefonata che gli investigatori ascoltano e riascoltano. Che passano ai pubblici ministeri. Pizzi e Mapelli si consultano a lungo sul da farsi. E alla fine, nel corso di un interrogatorio di Paolo Savona, gli domandano: “Il professor Pelanda le ha detto che voi avreste vinto la gara per il ponte. Come faceva a saperlo? E Marcello Dell’Utri che cosa c’entra?”. Savona risponde: “Era una legittima previsione: Pelanda mi stava spiegando che noi eravamo obiettivamente il concorrente più forte”. I pm di Monza, tuttavia, sono convinti di avere in mano altri elementi per nutrire qualche dubbio sulla gara di aggiudicazione.

Splendidi Splententi

Paolo Savona e Carlo Pelanda (economista ed editorialista del Foglio e del Giornale) si conoscono da anni, hanno scritto libri insieme, niente di strano che si sentano e che parlino anche del Ponte. Ma Pelanda chiama in causa il suo amico Marcello Dell’Utri, senatore di Forza Italia, stretto collaboratore di Berlusconi. Anche Pelanda e Dell’Utri si conoscono: Pelanda è stato presidente dell’associazione “Il Buongoverno”, fondata proprio dal senatore.

In Procura c’è molta cautela: non si vuole danneggiare Impregilo, la più grande impresa della zona, soprattutto adesso che i vertici coinvolti nell’inchiesta sono cambiati. Ma da quelle parole e dagli altri elementi raccolti, il procuratore Antonio Pizzi (già noto per essersi occupato delle inchieste sul Banco Ambrosiano e le Bestie di Satana) potrebbe decidere di avviare un’inchiesta per turbativa d’asta. E se questa inchiesta venisse aperta nel fascicolo potrebbe comparire anche un altro nome importante: quello dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che figura nei brogliacci delle intercettazioni per alcuni contatti con Pelanda.

L’ex presidente e l’economista sono infatti in buoni rapporti. Pelanda è stato consigliere della Presidenza della Repubblica (mentre oggi risulta consulente del ministro della Difesa Antonio Martino).

A questo si riferiva lo stesso Cossiga quando, durante la puntata di Porta a Porta del 5 ottobre, ha rivelato: “Sono stato intercettato da un pm mentre parlo con un mio amico che brigava per ottenere gli appalti del Ponte”.

(3 novembre 2005)

Fonte: www.repubblica.it

Impregilo, società che nonostante la gara per il Ponte sullo Stretto, i megappalti per l’ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, il Passante di Mestre e il sistema Mose a Venezia, attraversa una forte crisi di liquidità e risulta fortemente indebitata con alcuni dei maggiori gruppi bancari (1,3 miliardi di euro secondo “Finanza&Mercati”), i quali, per il tortuoso sistema tutto italiano degli incroci azionari, si trovano ad essere titolari di rilevanti quote della società di cui sono creditrici. Prima fra tutti Capitalia che esercita il controllo sul 3,3% del capitale Impregilo e vanta crediti per un centinaio di milioni di euro. Nel controllo di Impregilo, Capitalia è seconda solo a Gemina (24,9%) e davanti al colosso statunitense J.P. Morgan Chase (2%), Banca Intesa, Unicredit e il gruppo Sanpaolo-Imi-Banco di Napoli. Banca Intesa, da parte sua, nel marzo 2005 – per voce del manager corporate Gaetano Miccichè, fratello del ministro forzista Gianfranco – si è impegnata per un prestito “ponte” da 120 milioni di euro a favore di Impregilo. Una boccata d’ossigeno che ha aperto la strada alla ricapitalizzazione della società e all’ingresso di nuovi azionisti che hanno soffiato in dirittura d’arrivo l’affare all’Astaldi di Roma, la società avversaria di Impregilo nella gara per la realizzazione del Ponte sullo Stretto.

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1 commento »

  1. Los ANGELES settembre 8.2008
    La Impregilo,come tante societa’ manca di liquidita’ e ha molte obbligazioni.In Parole povere significa deve riuscire a fare altri debibiti per gagare una parte dei debiti attuali,che a parte gli interessi gli permettera’ di non guadagnare per pagare i debiti.Cosa succedera’ se in un eventuale giudizio penale dovesse essere costretta al
    risarcimento di tutti i danni arrecati alla Campania,distruzione del territorio,vite umane,ecc.
    Seguira’ la moda dei grandi,un fallimento.Perche’ perche’i contratti non significano profitti e garanzie,fintanto i lavori non siano eseguiti e senza danni,anche con il sostegno politico.I contratti per generare utile debbono essere completati,non
    nella maniera in cui la Impregilo e’ sempre in causa di giudici penali per quasi tutti gli appalti
    ai quali ha partecipato.Il contratto per il ponte,potra’ dare degli ottimi risultati economici.
    Ma in termini reali”chi e’ pieno di debiti,procedimenti in corso,ed altri problemi non da’ assolutamente garanzia.Con gli appoggi politici si puo’ fare solo
    assopigliatutto per poi fallire
    come la storia insegna.Le garanzie per il progetto rifiuti erano inesistenti al momento del contratto,in quanto le esperienze erano inesistenti,avrebbe dovuto realizzare un piano,come al solito risolto,costato miliardi di Euro
    senza avere fatto nulla,solo danni, e continuando ancora oggi ad incassare denaro publico.
    Se questo esempio funziona per il solo motivo di appropiarsi di danaro publico,e inpensabile pensare che queste societa’ dispongano di insauribili fonti di appoggio da coprire e continuare una vergogna una vergogna simile.
    Aldo Caretti
    investiments@cfgi.biz

    Commento di Aldo Caretti — settembre 8, 2008 @ 8:19 pm


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