Angolo del Gigio

febbraio 22, 2007

Correva l’anno 2004, al Governo c’era Berlusconi e si parlava di questo :

Schifoso Lodo Schifani... Gioco di parole!?COSA fa Silvio Berlusconi?

Del presidente del Consiglio non si hanno atti politici dal 20 dicembre, giorno della conferenza stampa di fine d’anno. Nel frattempo è successo di tutto. È passato il decreto legge che salva Rete 4. L’Italia è rimasta a piedi per gli scioperi selvaggi dei ferrotranvieri. La trattativa sulle pensioni è quasi naufragata. È esploso il bubbone Parmalat. La Corte costituzionale ha bocciato il lodo Schifani.

Il Cavaliere osserva. E tace.

L’unica cosa che si può dire, è che presiede ormai un governo autenticamente “balneare”. In senso figurato, perché guida una coalizione che ha un orizzonte sempre più confuso e un fiato sempre più corto. Ma anche in senso tecnico, perché ormai da quasi un mese amministra la cosa pubblica dalla sua residenza privata lambita dal mare di Porto Rotondo. Segue..

La Consulta contro il lodo Schifani
“Così viola la Costituzione”

Lodo Schifani, il centrodestra
punta sula legge costituzionale

Decisamente critica la posizione del vicepresidente della Camera Alfredo Biondi per il quale lo stralcio della posizione del premier dal processo Sme arrecherà “grave pregiudizio” nei confronti di tutti gli imputati del processo, a partire dallo stesso Berlusconi”. “Quella del Tribunale di Milano – dice Biondi – è una decisione di rigoroso “rito ambrosiano”, un espediente processuale che si presta ad una serie d’interpretazioni tanto politiche quanto giuridiche che rende difficilmente comprensibile come possa la vicenda processuale, dopo le dichiarazioni spontanee di Silvio Berlusconi, avere un percorso dimezzato con il rischio e forse la certezza di grave pregiudizio per i soggetti nei confronti dei quali il processo prosegue”

 

Medesima valutazione da parte del deputato di Forza Italia Carlo Taormina che vede lo stralcio come “l’ennesimo escamotage ambrosiano dopo quello della bomba del 10 maggio scorso”. Secondo l’ex sottosegretario all’Interno, infatti, lo stralcio della posizione del premier ora “comporta un grave danno non solo per Berlusconi, ma anche per gli altri i coimputati”. E in più significa per il presidente del Consiglio “almeno altri due o tre anni di processo” visto che “si dovrebbe celebrare davanti ad un altro tribunale ricominciando tutti gli atti daccapo”. Ma con una probabile sentenza di condanna, quella decisa nel frattempo nei confronti dei coimputati, “che suonerebbe per lui come grave pregiudizio”. “In un processo normale – dichiara Taormina – lo stralcio non sarebbe stato disposto. O si fa tutto il processo per tutti o non si fa per nessuno. Ma a Milano può succedere di tutto”.

Grida al “blitz” il portavoce di Forza Italia Sandro Bondi secondo il quale “la decisione del Tribunale di Milano è tesa a condizionare scelte che il Parlamento è chiamato ad assumere in autonomia”. “E’ la conferma più significativa – continua Bondi – che all’interno di certe Procure si assumono decisioni che precedono, influiscono e cercano di determinare la libera dialettica politica”.

(16 maggio 2003)

In nome del principio
d’uguaglianza

ROMA – “Non ho commentato una sentenza. Ho inteso dare un giudizio storico e politico su dieci anni di storia italiana”. Silvio Berlusconi non arretra di un passo.

Dopo la condanna di Cesare Previti, il presidente del Consiglio ribadisce il suo giudizio sulla magistratura politicizzata e sul bisogno di porvi rimedio reintrodecendo il meccanismo dell’immunità.

“Caro direttore, scrivo a lei perché il suo giornale è stato l’unico a ricordare i due giorni terribili della democrazia italiana, il 29 e il 30 aprile del 1993. Il 29 aprile di dieci anni fa un uomo di Stato inviso agli ex comunisti del Pds e al loro ‘partito giudiziario’, Bettino Craxi, fu sottoposto al voto segreto della Camera dei deputati. Bisognava decidere se la richiesta di indagare su di lui e di processarlo, da parte del notorio pool milanese, fosse o no viziata dal sospetto di persecuzione politica. Nella libertà della loro coscienza, dunque a voto segreto, i deputati dissero che quel sospetto c’era e che Craxi andava sottratto a un’azione giudiziaria non onesta né imparziale.

Con procedura straordinaria ed emergenziale, per responsabilità politiche e istituzionali che sono ancor oggi sotto gli occhi di tutti coloro che non dimenticano le offese alle istituzioni democratiche, il voto segreto, da sempre l’ultimo scudo della libertà parlamentare nei voti su casi personali e di coscienza, fu abolito in pochi giorni. E fu incardinata con brutalità decisionale la riforma costituzionale che portò di lì a qualche mese all’abolizione dell’immunità parlamentare varata con la Costituzione repubblicana dai padri fondatori dell’Italia moderna. Il 30 aprile, esattamente dieci anni prima del giorno in cui le scrivo, fu aizzata dalla sinistra forcaiola, sotto la residenza privata di Craxi a Roma, una piazza urlante che, a colpi di insulti e monetine, rinverdì con altri mezzi il cupo ricordo di altri linciaggi.

Ma fu uno scippo di sovranità senza riparazione, tanto è vero che alla prima occasione una maggioranza vera di italiani onesti ci ridiede, nel maggio del 2001, quel che con questi metodi ci era e gli era stato rubato: una vera democrazia dell’alternanza.

Dieci anni dopo ci riprovano. La sentenza Previti, ancora sub judice per la mancata attesa della pronuncia della Corte di cassazione sulla ricusazione del collegio giudicante, è caduta esattamente nel decimo anniversario della giornata più nera della democrazia italiana. Il suo obiettivo non è fare giustizia, come dimostra tutto l’andamento del dibattimento e la violenza con cui è stata costruita la gogna per un deputato di Forza Italia, ma quella di colpire le forze che hanno avuto il mandato di governare e rinnovare l’Italia secondo principi di democrazia liberale corrosi in quegli anni di faziosità che tanti danni hanno fatto a questo nostro paese. Il nostro dovere è dunque quello di reagire, e di reagire per tempo.

Confermo, caro direttore. In una democrazia liberale i magistrati politicizzati non possono scegliersi, con una logica golpista, il governo che preferiscono. Questo diritto spetta agli elettori. E gli eletti devono essere in grado, secondo la lezione costituzionalistica del ’48, di discernere tra le inchieste giudiziarie valide, che riguardano un deputato o un senatore alla stregua di qualsiasi altro cittadino, e quelle frutto di prevenzione, parzialità ideologico-politica e sospette di spirito persecutorio.

Questo è il nostro caso, e se il caso è questo suonano ipocriti gli appelli ad abbassare i toni.

Bisogna alzare il tono della nostra democrazia, bloccare il nuovo ordito a maglie larghe del giustizialismo e impedire che si consumi per la terza volta un furto di sovranità.

Ripristinando subito le immunità violate, battendosi per la libertà e la decenza.

Cordialmente. Silvio Berlusconi”.

I due garanti
delle regole

Ha ragione il presidente della Camera – scrive Berlusconi – quando dice che la Costituzione non è un campo di battaglia“.

Sembra un’apertura e invece è il preludio ad un attacco durissimo.

Destinatari i magistrati e l’opposizione.

“La Costituzione fu trasformata in campo di battaglia nella primavera demagogica e giustizialista del ’93, quando i parlamentari furono privati del voto segreto sulle questioni personali e di coscienza per aver affermato che su alcune richieste di autorizzazione a procedere del pool di Milano pesava il sospetto di una persecuzione, e quando furono tolte, sotto l’offensiva linciatoria delle monetine, le immunità parlamentari volute dai padri costituenti”.

In pratica è il Berlusconi di sempre.

Quello convinto del complotto delle procure “rosse”. Quello che “riabilita” Craxi e la Prima Repubblica.

La Consulta boccia
il lodo-Schifani

Berlusconi vuol bloccare a tutti i costi il processo sull’affare Sme. Non gli basta lo “stralcio” della sua posizione, deciso dal Tribunale di Milano con un atto di grande sensibilità istituzionale.

Questa decisione produce sul piano giudiziario lo stesso effetto che il lodo Maccanico produrrebbe sul piano legislativo: la sospensione del processo al premier, nel pieno rispetto dei suoi impegni di governo. Berlusconi dovrebbe considerarsi soddisfatto. E invece si dichiara “indignato”. Preannuncia nuove battaglie. La contraddizione logica è evidente. Ma ha una sua spiegazione: il premier esige che il processo si blocchi non solo per sé, ma anche per gli altri imputati, a partire ovviamente da Previti, per i quali invece le udienze vanno avanti. Venerdì prossimo è già fissata la requisitoria del pm Boccassini. Se di qui a pochi mesi arrivasse una sentenza di condanna per il suo storico alleato e avvocato d’affari, considerato colpevole d’aver corrotto i giudici con la provvista in nero dei fondi Fininvest, Berlusconi subirebbe comunque un danno d’immagine incalcolabile. Resterebbe ai margini della vicenda processuale, ma cadrebbe lo stesso nel baratro della legittimazione politica.

Le Ragioni del CavalierePer questo ha bisogno che il Parlamento approvi in fretta e con legge ordinaria il lodo Maccanico, estendendolo non solo alle alte cariche dello Stato, ma attraverso una norma transitoria anche ai “co-imputati” del processo Sme.

Se il voto delle amministrative sancirà una vittoria netta di Forza Italia, e farà sbiadire ancora di più An, Carroccio e Udc, il Cavaliere non incontrerà più ostacoli: imporrà alle Camere il lodo Maccanico, inserendovi la “clausola di salvaguardia totale” per tutti gli imputati. Marcerà come un carrarmato sull’alleanza. E farà lo stesso sul Quirinale. Se il capo dello Stato dovesse sollevare dubbi di costituzionalità sul provvedimento (e sarebbe ben strano che non lo facesse) il premier gli opporrà la forza dei numeri e il suo fresco successo elettorale. Dimenticherà ancora una volta che in democrazia il popolo può eleggere, ma non può assolvere. Ma questo, per un populista video-cratico come lui, non è mai stato e non sarà mai un problema.

Il centrodestra accusa
“Legge giusta
sentenza politica”

– Castelli sui rapporti coi giudici: “Si complicherà tutto”
– Il grido di Taormina: “Comunisti maledetti”
– Follini (Udc): “Era e resta norma legittima e costituzionale”

– Della stessa idea il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi che dà la responsabilità alla Consulta se “da oggi siamo un po’ meno europei”.

I due articoli “violati”

L’uso politico
della giustizia

Questa è la Verità, l'ho fatto per voi, Italiani ingrati e Comunisti!!MILANO – Evitare un danno allo Stato su “richiesta di Bettino Craxi“, dare un colpo a Carlo De Benedetti “con il quale avevo un conto aperto”. In cinquanta minuti di “deposizioni spontanee” al tribunale che lo devJe giudicare per corruzione in atti giudiziari l’imputato Silvio Berlusconi ricostruisce così il suo intervento nell’acquisto della Sme e, ventilando operazioni di tangenti e malaffare, ricorda la propria “condotta integerrima di cui vado orgoglioso che ha portato ad accuse paradossali”.

Dopo la fugace apparizione del 18 aprile, cinque minuti a bocca chiusa e poi la fuga per “pressanti impegni istituzionali“, oggi per la prima volta il premier appariva davanti alla corte che deve giudicare se per l’acquisto della Sme dall’Iri sono stati corrotti dei giudici. Dichiarazioni spontanee, nessun contraddittorio dunque. (Ndb. Manco fosse un TG Mediaset)

“Nella vicenda Sme ho impedito un evento contrario all’interesse dello Stato”.

Un intervento che gli fu richiesto da Bettino Craxi.

Non c’era nessun mio interesse diretto – ha spiegato Berlusconi – Craxi mi pregò di intervenire perché considerava quell’operazione un danno per lo Stato, un’operazione inaccettabile“.

Finito di parlare Berlusconi esce dall’aula fra gli applausi ma viene affrontato da un contestatore che gli urla in faccia:

“Fatti giudicare come un cittadino normale, farai la fine di Ceausescu”.

 

Ed il premier per tutta risposta ordina ai carabinieri di identificare l’uomo.

“Un privilegio personale
che viola la Costituzione”

MILANO – Lui: “Buffone, fatti processare”. E il premier, rivolto ai carabinieri: “Identificatelo!”. Da lontano, sembrerebbe il serrato dialogo di un film poliziesco anni Cinquanta. Da vicino, è quanto accaduto oggi tra Silvio Berlusconi e un contestatore al termine delle udienza del processo Sme a Milano.

Ecco come rispondoni i Fascisti alla richiesta di Legalità!!Più tardi, da Roma, si apprendeva che Palazzo Chigi è intenzionata a denunciare l’uomo per ingiurie. Intanto, come da ordine del premier, il giovane è stato fermato e identificato;

quindi, una volta rilasciato, è tornato nell’aula della prima corte d’Assise e ha ripetuto, testualmente, l’invettiva contro il capo del governo.

Buffone, fatti processare come tutti gli altri. Rispetta la legge, la magistratura, la Costituzione, la democrazia e la dignità degli italiani o farai la fine di Ceausescu o di Don Rodrigo“.

“Ho solo voluto dire a Berlusconi – ha spiegato poi – che deve farsi processare come un normale cittadino e rispettare i giudici e la Costituzione”.

Potremmo continuare all’infinito…

Vogliamo tornare agli anni della Vergogna?

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