Angolo del Gigio

febbraio 21, 2007

E’ la politica baby

E’ la politica baby

Sezione “la faccia come il culo

Polito.. Servito?!? «Capito come siamo ridotti? Abbiamo magistrati che, in ossequio alla legge, cercano le notizie di reato, anziché restarsene in ufficio ad aspettare che piovano dal cielo. E, quel che è peggio, le trovano pure. Il piccolo giureconsulto campano ne fa una questione di «fair play». Come dargli torto?» Marco Travaglio racconta le prime imprese di uno dei più indecenti risultato della legge elettorale, la passeggiata di Antonio Polito dalla redazione di un giornale senza lettori a una sedia di deputato senza elettori.

 

da l’Unità del 30 Maggio 2006

 

E’ la politica baby!!Il Polito Margherito

di Marco Travaglio

 

Dev’essere una bella fortuna, per un politico, non avere elettori. Un po’ come, per un giornalista, non avere lettori. Antonio Polito assomma su di sé entrambe le fortune. Come direttore del Riformista, giornale programmaticamente sprovvisto di lettori, poteva scrivere tutte le corbellerie che gli passavano per la testa, ed erano parecchie, senza che nessuno gliene chiedesse conto. Ora, come senatore eletto, anzi nominato nella lista bloccata della Margherita in Campania, può metterle in pratica in Parlamento senza il fastidio di doverle spiegare ai suoi eventuali elettori, che nemmeno lo conoscono. Per cominciare col piedino giusto, s’è messo in testa di riformare, lui da solo, con le nude mani, la legislazione sulle intercettazioni. Ma deve avere il sospetto che gli italiani non comprendano la pur meritoria iniziativa. Così, per nasconderla meglio, l’ha comunicata al Foglio, garanzia di assoluta clandestinità.

 

«Il punto di partenza dell’iniziativa – spiega Polito Margherito – è lo stato di totale illegalità di tutta la vicenda, sia nella sua prima ondata sulle banche, sia adesso che è finito sotto accusa il calcio».

 

Illegali, dunque, non sono le scalate bancarie dei Fiorani, Consorte, Ricucci & C., e nemmeno la cupolona di Lucianone & C. No, illegali sono le intercettazioni disposte dai giudici e quelle pubblicate dai giornali: «Il rischio più grave che corre l’Italia dai tempi delle leggi speciali del fascismo». Ecco, i tentati golpe, le stragi di piazza Fontana, piazza della Loggia, Italicus, treno 904, Bologna, Ustica, il terrorismo rosso e nero in combutta con i servizi segreti, per non parlare di quelle politico-mafiose a Palermo, Roma, Milano e Firenze, sono acqua fresca a confronto dei giudici che intercettano i furfanti e dei giornali che ne informano i lettori. Bisogna cambiare la legge. E qui c’è un salto logico davvero ardito: se, come sostiene Polito Margherito, l’uso che pm e giornalisti fanno delle intercettazioni è «abusivo e illegale», vuol dire che la legge attuale lo proibisce. E allora che bisogno c’è di cambiarla? Sarebbe come dire: visto che ogni giorno si commettono tanti furti, bisogna cambiare le leggi sul furto. In realtà le telefonate dei furbetti del quartierino erano pubblicabilissime, in quanto contenute nei provvedimenti restrittivi notificati a decine di indagati e avvocati, dunque non più segrete. Idem per la gran parte delle intercettazioni su Calciopoli (e quelle non ancora contestate agli indagati erano segrete in base alla legge vigente: se qualcuno le ha pubblicate, bisogna farla rispettare, non cambiarla).

Lodo Schifani, la Verità del Cavaliere… Ma Polito Margherito va capito: ha appena scoperto, con sua grande sorpresa, che i giudici intercettano «per cercare gli indizi di reato». Capito come siamo ridotti?

 

Abbiamo magistrati che, in ossequio alla legge, cercano le notizie di reato, anziché restarsene in ufficio ad aspettare che piovano dal cielo. E, quel che è peggio, le trovano pure. Il piccolo giureconsulto campano ne fa una questione di «fair play».

Come dargli torto?

 

È inelegante che un giudice possa intercettare un delinquente mentre il delinquente non può intercettare un giudice. Non è sportivo.

 

Perciò cambiare la legge, limitando «lo strumento investigativo in mano ai pm» e «sanzionando i giornali che pubblicano telefonate», non basta. Lui sogna una commissione parlamentare d’inchiesta sull’uso delle intercettazioni. Non sa che la Costituzione proibisce al Parlamento di sindacare l’attività dei magistrati. Si chiama divisione dei poteri: forse non era un riformista, ma deve averla inventata un tale Montesquieu.

È un vero peccato che Polito Margherito sia arrivato in Parlamento solo ora. L’avessero eletto nel 2001, Bellachioma avrebbe trovato un valido alleato quando, in pieno scandalo Bancopoli, tentò di tagliare le mani ai pm e ai giornalisti. E oggi Fazio sarebbe governatore di Bankitalia, Fiorani titolare di Antonveneta, Consorte&Sacchetti della Bnl e magari Ricucci del Corriere, mentre Moggi continuerebbe a spadroneggiare su arbitri e designatori, giornalisti e moviolisti, ministri e alti ufficiali, pilotando i campionati dalla serie A alla promozione. Prospettive non troppo avvincenti per milioni di risparmiatori e di sportivi. Dei quali però, comprensibilmente, Polito Margherito non si occupa. Almeno finché, nella passeggiata quotidiana tra il Riformista e Palazzo Madama, non ne incontrerà uno che lo riconosca. Ma è così piccino, tenero e indifeso che non glielo augureremmo mai, per nessuna ragione al mondo.

 

Fonte : onemoreblog.it

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