Angolo del Gigio

febbraio 18, 2007

L’allegra banda dei “Mangia Merende”. Per non “Dimenticare” con chi abbiamo a che fare…

Silvio Scaramella in GuzzantiOGGI : Finbroker, al centro della vicenda Scaramella

Secondo l’ESPRESSO, sarebbe stata la Finbroker il punto di incontro di tutti i protagonisti della vicenda Scaramella.

Loris Bassini compera per un miliardo e 50 milioni nel maggio del 2000, pochi mesi dopo la sua costituzione, la Finbroker, società finanziaria della Repubblica di San Marino.

L’atto di vendita si perfeziona nello studio del notaio Livio Bacciocchi su indicazione di Roberto Pasquali, un signore ben introdotto negli ambienti politici di San Marino.

Nello studio del notaio Bacciocchi sono presenti, al momento del passaggio di proprietà, due persone: l’avvocato Alvaro Selva e un certo Giovanni Manfredini, che poi si scopre essere Aldo Anghessa.

Igor Marini, altro amicone!! Su Igor Marini già si sapeva in quanto chiamato in causa quando si disse che attraverso la Finbroker sarebbero transitati, nel 2000, i 14 miliardi di lire versati da Telecom Italia a un mediatore romano in occasione dell’acquisto della compagnia telefonica di Belgrado.

Nello studio del commercialista della Finbroker, Franco Botteghi, Bassini incontra nel 2005 Mario Scaramella.

Adesso si apprende dei tentativi di Mario Scaramella, il consulente del senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti, di spingere una serie di ex agenti segreti russi ad accusare Prodi di essere stato un uomo del Kgb. Secondo uno di loro, intervistato da ‘Repubblica’, Scaramella – finito in ospedale a Londra dopo essere stato contaminato dal polonio che ha ucciso l’ex colonnello Alexander Litvinenko – aveva promesso di pagarlo tramite questa società anonima.

Clicca DELIBERA SCARAMELLA 1 per leggere la delibera congressuale del 22 novembre 2004.
Clicca DELIBERA SCARAMELLA 2 per leggere la delibera congressuale del 6 dicembre 2004.

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L’altra Scaramella AvvelenataIERI : Capezzone e Mellano: la Fin Broker di cui parla in questi giorni è la stessa citata dalla Procura di Torino a proposito dell’affaire Telekom Serbia?
In merito alla vicenda della Commissione Mitrokhin, mercoledi’ 6 dicembre il Copaco (Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza) ascolterà il direttore del Sisde, prefetto Mario Mori, e il direttore del Sismi, generale Nicolo’ Pollari.

Mercoledi’ 13 dicembre il Comitato ascoltera’ il ministro dell’ Interno, Giuliano Amato. Daniele Capezzone e Bruno Mellano (deputati Rosa nel Pugno) hanno dichiarato:

“Sarebbe estremamente importante se il Copaco potesse audire i vertici dei servizi e il ministro Amato non solamente sulla vicenda Mitrokhin ma anche sull’affaire Telekom Serbia. Sia il prefetto Mori sia il generale Pollari sono in scadenza e quella di mercoledì potrebbe essere l’ultima occasione di confronto e scambio di informazioni e opinioni con un organismo parlamentare.

Da parte sua, il ministro Amato dovrebbe essere ormai attrezzato adeguatamente per relazionare anche su Telekom Serbia, considerato il fatto che la nostra interrogazione (in cui gli chiedevamo di informare il Parlamento su eventuali attività dei servizi relative all’affaire) risale allo scorso luglio.

Ci permettiamo di aggiungere un’ulteriore domanda: la società sanmarinese Finbroker, di cui si parla in questi giorni rispetto alla vicenda Mitrokhin, è la stessa citata dalla Procura di Torino nell’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia?

Un impegno concreto, spartire la torta coi “Compagni di Merende”Da tale documento risulta che la Fin Broker S.A. del sig. Loris Bassini acquisì dal sig. Gianni Vitali, dei quali 14 erano il compenso per la sua mediazione nell’affaire TS;

una parte di tale cifra (4,250 miliardi) fu imprestata dalla Fin Broker 22 miliardiall’on. Italo Bocchino di Alleanza Nazionale (membro della commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia) e a sua moglie.”.

Fonte : www.rosanelpugno.it

Insomma, se oltre all’utile si unisce il dilettevole (Pecunia non Olet) , quando c’è da spartire la torta nel Centro-Destra non vanno tanto per il “Sottile… C’è chi scopa e chi “Ramazza” ma tutti portano alla “Casa” qualcosina… E quindi perchè non proporsi per risolvere l’emergenza “Rifiuti”… Del resto la Campagna è la regione dell’altro illustre presente nell'”Affaire”. Perchè di “Affare” si tratta, per questi “Signori”

SEMPRE IERI (COME OGGI) : Volpe: ero al servizio di Vito (Mr. Centomila Preferenze, capogruppo di F.I. alla Camera), il manovratore incastrato dai PM

di ALBERTO CUSTODERO ETTORE BOFFANO

ROMA – Per chi lavora Antonio Volpe, il collaboratore del Sismi e grande depistatore della trappola di Telekom Serbia?

È lui stesso a spiegarlo: “Dovevo fornire ad Alfredo Vito ricerche sui 14 miliardi di lire del conte Vitali (uno dei mediatori dell’affaire col governo di Belgrado, ndr) arrivati a San Marino e passati per la Finbroker, una società di Forlì vicina ai Ds…“.

Il manovratore parla davanti ai pm torinesi Furlan e Storari, in una caserma di Roma. Quel giorno, il 4 settembre scorso, 25 finanzieri lo hanno appena placcato in piazza San Silvestro, mentre stava per porgere un plico all’onorevole Vito, di Forza Italia, membro della Commissione d’inchiesta. In uno dei tre verbali, spiega così l’episodio: “Dovevo consegnare quelle ricerche a Vito, me lo aveva suggerito lui ad agosto, dopo che aveva ricevuto una lettera anonima che mi consegnò. Ci eravamo visti altre due volte e mi aveva chiesto di diventare suo consulente ufficiale“.

 

Eccola, dunque, la “prova regina” dell’inquinamento dei lavori della Commissione. Antonio “Fox” Volpe, già burattinaio nel gennaio scorso della “Grande Trappola” e autore dell’anonimo che, attraverso l’indicazione di Fabrizio Paoletti, aveva favorito l’entrata in scena di Igor Marini, non ha mai interrotto il proprio lavoro di “intossicazione”. Adesso resta solo da chiarire il suo effettivo ruolo rispetto alla Commissione parlamentare.

Il depistatore aveva un incarico occulto di “consulente”? Che cosa sapeva di lui il presidente Enzo Trantino? E, infine, che rapporto c’era tra Volpe e Vito: di complicità? Per rispondere, basta rileggere le tappe del depistaggio, mentre il commissario dei Ds, Giovanni Kessler, ha già chiesto un’audizione del suo collega Vito, “in contatto palese con chi fabbricava dossier falsi…”.

La prima mossa di “Fox” risale al 7 gennaio scorso, quando dalla e-mail della sua sedicente associazione umanitaria, “Caschi Bianchi“, scrive in Thailandia a Giovanni Romanazzi e gli chiede carte per rimpolpare la “pista intossicata” del suo ex socio Marini. Pista che è già indicata nell’anonimo in arrivo alla Commissione 24 ore dopo. Volpe lo ha spedito a dicembre e ora si prepara a fornire a chi di dovere nuovi elementi.

Chi attende, allora, i preziosi suggerimenti del presidente dei “Caschi Bianchi“? In quei giorni il mistero resta ancora fitto, sino al 31 luglio: quando Vito lo accompagna da Trantino proprio con delle carte di Romanazzi, ma falsificate inserendo i soprannomi di Ranocchio (Dini) e Mortadella (Prodi). Il presidente sostiene adesso di averlo allontanato con sdegno.

 

Telegatto & La Volpe - Ancora con Telecom Serbia?!?

Chi persevera nelle frequentazioni, invece, è proprio Vito che si fa sorprendere con Volpe il 4 Settembre.

Si sta preparando la “Seconda Trappola“: il percorso sanmarinese dei 14 miliardi di Vitali.

Il compito di Volpe, a questo punto, non ha più misteri: è lui l’inquinatore di Telekom Serbia.

 

Tutto da capire, invece, quello di “mister 100mila preferenze”: che frequentava chi costruiva prove false e gli forniva addirittura denunce anonime da verificare. Ieri, il commissario tangentista ha offerto la sua ennesima versione: “È tutta una bufala. I pm mi hanno sentito subito dopo Volpe, il 5 settembre. L’anonimo parlava della Finbroker e di 25 miliardi di lire. Gli chiesi aiuto perché conosceva San Marino. Invece, non gli ho mai detto di fare il consulente e lo stesso Volpe lo ha smentito il 30 settembre con una lettera a Trantino. Quanto alla storia di Vitali, ci sono persino due inchieste: una a Forlì e una a Torino…”.

L’istruttoria di Forlì sulla Finbroker era già stata acquisita un anno fa dalla Procura torinese: Vitali aveva denunciato la sparizione dei 14 miliardi affidati alla Finbroker gestita da Loris Bassini, che aveva replicato di aver versato tutto alla moglie del mediatore, Miriam Tedeschi (una circostanza confernata il 6 agosto, alla Commissione, dall’Ufficio Italiano Cambi, “senza alcun riferimento però a Telekom Serbia”). E dopo le due versioni di Volpe e Vito, nei giorni scorsi anche il pm torinese Tinti è andato a Forlì per nuove indagini.

Ieri sera, infine, l’ultimo colpo di scena. A Telelombardia, Carlo Taormina ha rivelato di aver appena ricevuto un altro plico da Volpe: “Lo darò, chiuso, alla Commissione”. Un’ulteriore conferma delle intossicazioni di “Fox”, sulle quali la verità potrebbe arrivare già martedì, quando i pm Maddalena e Tinti sentiranno nella nostra ambasciata di Bangkok Romanazzi, indagato da ieri per gli stessi reati contestati a Marini.

(10 ottobre 2003)

INFINE VEDIAMO COSA HA DETTO A “Repubblica” l’On. Bocchino :

On. Italo Bocchino & ConsorteIl deputato di An Italo Bocchino, interrogato dai pm di Torino sui rapporti con la finanziaria Finbroker

“Denaro al Roma, solo coincidenze le operazioni erano tutte regolari”

“Nel giugno del 2001 la società editrice del giornale doveva smobilizzare un credito di 3 miliardi dovuti da Palazzo Chigi”. L´amministratore delegato negoziò con la finanziaria la cessione. Pagammo interessi al 9%, non un tasso da amici”

di Carlo Bonini

 

ROMA – Onorevole Bocchino, per 3 anni lei ha lavorato in commissione Telekom. Tangenti al centro sinistra non ne sono saltate fuori. E invece ora si scopre questo: uno dei mediatori dell´affare, il conte Gianni Vitali, incassa una parcella di 13 miliardi. Affida quei denari a una finanziaria di San Marino, la “Finbroker”, che glieli fa sparire. Parte di questo denaro – due miliardi e 400 milioni – arrivano a lei, sempre attraverso la “Finbroker”, per risanare i conti del quotidiano napoletano “Roma”. Ndb. Che tra l’altro si cucca anche piccioli dallo Stato gentilmente “Sbafati” dalle tasche degli Italiani…

 

«Questa storia è una banale coincidenza. Nel giugno 2001, la società editrice del “Roma” ha un credito da smobilizzare: 3 miliardi dovuti dalla Presidenza del Consiglio quale contributo pubblico per l´editoria. L´amministratore delegato del “Roma”, Ivo Virgili, negozia con la Finbroker una regolare cessione di questo credito e incassa dalla società 2 miliardi e 400 milioni. Circa un anno dopo, la Presidenza del consiglio paga il credito a Finbroker. Il “Roma” versò interessi al 9 per cento, non un tasso da amici. Dunque, io non ho trattato con “Finbroker”, l´operazione è stata regolare, ignoravo la provenienza di quei soldi».

Lei non c´entrava nulla con il “Roma”?
«Io ero presidente e socio della società editrice».

E sapeva di quell´operazione?
«Ne venni informato dall´amministratore delegato. Ma fu lui a scegliere Finbroker, a negoziare con la persona che ne aveva regolare procura».

Chi era questa persona?
«Silvana Spina».

Lei la conosce?
«Sì. E´ una napoletana che vive a Roma da dieci anni e all´epoca era la convivente di Loris Bassini, proprietario di Finbroker. Li avrò visti due volte in quelle cene da 50 invitati».

Silvana Spina conosce sua moglie Gabriella Buontempo?
«Si. Sono entrambe socie di una società di produzione televisiva».

La “Good Time”?
«Esatto».

Secondo la Procura di Torino, la “Good Time” riceve 1 miliardo e 800 milioni dalla “Finbroker”. Anche questi, soldi sottratti al conte Vitali.
«E chi poteva saperlo? La Spina fece un conferimento personale nella “Good Time” di 1 miliardo e 800 milioni».

Lei conosceva il conte Vitali prima che si insediasse la commissione Telekom?
«No».

Silvana Spina però il conte Vitali lo conosceva da anni.
«Questo l´ho saputo un anno fa, quando, connessa alla vicenda Telekom, venne fuori la denuncia di Vitali alla Finbroker per la scomparsa dei suoi soldi».

Non la colpì la catena di coincidenze? Lei commissario di Telekom, il credito del “Roma”, sua moglie, la Spina, e sempre la Finbroker.
«Certo che mi colpì. Ne parlai con la Spina e le scrissi una lettera chiedendo spiegazioni formali. Mi rispose che l´operazione con il “Roma” era regolare e che nulla aveva a che fare con la vicenda Telekom. E per me la storia morì li».

Non pensò di informare il presidente della commissione Enzo Trantino?
«E´ perché avrei dovuto parlare di operazioni di terze persone? Per giunta regolari».

Magari perché un truffatore come Antonio Volpe si era messo a lavorare per conto della Commissione sulla “Finbroker” di san Marino, con in mano un anonimo che indicava la finanziaria come snodo delle tangenti al centro-sinistra.
«Che Bassini fosse organico ai Ds è cosa risaputa in tutta la Romagna. Detto questo, non ho mai saputo dell´anonimo di Volpe sulla “Finbroker”. Ho sempre rifiutato di incontrare Volpe e ho sempre pensato e detto che la Commissione non dovesse inseguire le bufale di Marini e dei suoi dossier».

I suoi compagni di partito e di maggioranza hanno fatto altrimenti.
«In democrazia, chi è in minoranza dice la sua e poi se ne rimane zitto. La verità è che oggi si dimostra che qualcuno però preparava da tempo questa polpetta avvelenata nei miei confronti».

Perché?
«Durante la campagna elettorale, un amico napoletano avvocato mi portò un signore che disse di lavorare per i nostri servizi segreti nell´area di san Marino. Mi anticipò le “scoperte” della Procura di Torino e mi chiese se dovevano “attivarsi”. Disse: “Forse farebbe bene a trattare”. Lo misi alla porta».

Il nome di questo signore? Il servizio segreto per cui lavorerebbe e che avrebbe dovuto “attivarsi”?
«Io non feci altre domande».

Né le venne la curiosità dopo?
«No. Sta di fatto che, due settimane fa, la Procura di Torino mi chiama e i procuratori Maddalena e Tinti mi dicono: “Questa storia di Finbroker può essere per un politico un danno di immagine maggiore di quello penale. Nel suo interesse, perché non ci dà una mano? Penso che se li avessi aiutati a coinvolgere Trantino nell´accusa di calunnia a carico di Marini, forse questa storia non sarebbe venuta fuori».

Perché An non le fece fare il presidente di Telekom Serbia?
«Perché nel mio partito vige il criterio dell´anzianità di servizio. E Trantino, che aveva chiesto la presidenza, ne aveva più di me».

 

 

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