Angolo del Gigio

febbraio 4, 2007

Parma, la Cupola e lo “Scempio Cittadino”. I nomi sono sempre gli stessi, le vittime sempre i fessi!!

Impregilo S.p.a. (Spolpiamo Parma Amici)Come districarsi tra le torsioni che la città di Parma sta vivendo ultimamente tra mega cantieri e arrivo dell’Authority??

Ecco una pista buona,anzi,ottima…

L’industriale (cementificatore) Paolo Pizzarotti di Parma ha acquisito a sorpresa Garboli, grande impresa nel settore dei cantieri, battendo Astaldi.

Pizzarotti si avvia così a diventare una stella nel firmamento italiano delle imprese di costruzione-viabilità-edilizia, eccetera.

I tempi in cui veniva incarcerato (con ammissione di colpevolezza,per aver dato soldi all’allora segretario amministrativo della DC Citaristi e pure a Craxi, anche se il Pizza era il riferimento per la dc..) dai giudici di Tangentopoli sembrano lontani,per ora.

Ma la sua corsa sarà stata voluta o favorita da qualcuno?

Leggendo qua e là non ci sarebbe da stupirsi…

ecco un primo testo da cui partire per l’analisi:

L’Istituto delle Grandi Infrastrutture

Istituto delle Grandi Infrastrutture (IGI)

Sarebbe sufficiente la discutibile gestione dell’emergenza post-terremoto per porre al centro del dibattito politico l’inopportunità della presenza di Giuseppe Zamberletti alla presidenza della società che chiede massimi poteri e un assegno in bianco per realizzare il Ponte sullo Stretto.

Eppure c’è dell’altro.

 

L’anziano parlamentare ricopre infatti, contestualmente, un incarico che per la sua vicinanza alle maggiori imprese di costruzioni e al sistema bancario che assicura loro i necessari flussi finanziari, apparirebbe ostativo in un paese retto da regole democratiche certe e non manipolabili attraverso il monopolio esercitato dai mezzi di comunicazione che le stesse banche e gli stessi costruttori detengono.

Giuseppe Zamberletti, l’Uomo nuovo del Ponte, presiede dalla sua fondazione nel 1986, l’IGI – Istituto Grandi Infrastrutture, centro di studi e ricerche in campo ingegneristico, infrastrutturale, finanziario e legislativo, che raccoglie tutte le più grandi imprese di costruzioni italiane ed anche determinati istituti bancari.

Scopo statutario dell’IGI è di “approfondire i temi degli appalti pubblici”. In vista del rilancio delle Grandi Opere, l’istituto ha ampliato la propria base associativa, con l’ingresso dei grandi concessionari autostradali, degli enti aeroportuali, delle compagnie di assicurazione e di settori imprenditoriali complementari ai tradizionali costruttori.

“Accanto all’Osservatorio sui grandi lavori pubblici, che consente all’Istituto di monitorare, unico in Europa, tutto l’iter dei grandi appalti, dalla gara al collaudo, sono stati effettuati approfondimenti sui sistemi normativi degli altri Partner europei, mentre un altro Osservatorio, di recente avvio, mira a mettere sotto controllo tutte le iniziative in materia di finanza di progetto”.

Insomma un istituto-lobby, capace di intervenire in tutte le sedi istituzionali, nazionali ed europee, per sponsorizzare e proporre la realizzazione di megainfrastrutture o per richiedere la modifica delle norme in materia di appalti e concessioni in modo da favorire gli investimenti e il ritorno finanziario ai privati, che sono poi gli stessi soci-dirigenti dell’istituto presieduto dall’on. Zamberletti (158).

L’IGI può essere definito come un vero e proprio centro di confronto-scambio tra le società e i manager che hanno fatto la storia economica d’Italia, una storia troppo spesso caratterizzata da macroscandali, corruzioni dell’amministrazione pubblica, tangenti a partiti e parlamentari, interventi del pubblico a favore degli interessi e dei profitti dei privati. Una cassa di compensazione su cosa, dove come e con chi progettare e realizzare, magari definendo prioritariamente regole e metodologie di spartizione.

Oggi che i confini tra Stato e aziende sono stati cancellati, associazioni simili possono anche decidere di sostituirsi ai poteri pubblici per regolare l’economia e gestire il territorio.

Riciclati e riciclabili

Scorrere i nomi dei massimi dirigenti dell’Istituto Grandi Infrastrutture può essere utile per rimettere in discussione l’assunto che ci sia stata una prima repubblica e che dopo Mani Pulite ne sia iniziata una seconda. Vice presidente vicario dell’IGI è il cavaliere del lavoro Franco Nobili, presidente della FIEC – Fédération de l’Industrie Européenne de la Construction (la federazione delle grandi società europee di costruzione), con un invidiabile curriculum professionale nelle maggiori aziende pubbliche e private d’Italia: amministratore delegato nell’impresa di costruzioni Angelo Farsura S.p.A. di Milano, dal 1959 al 1989 amministratore e poi presidente della Costruzioni Generali Cogefar S.p.A. del Gruppo Fiat, consigliere della Pizzarotti S.p.A. di Parma, vicepresidente e amministratore della Bastogi-IRBS e infine, dal novembre del 1989 al maggio 1993, presidente dell’IRI, l’impero dell’industria statale nazionale (159).

La stagione di Franco Nobili all’IRI coincide con il piano di rilancio della controllata Società Stretto di Messina e del progetto del Ponte, con la nomina di Nino Calarco alla presidenza, e con l’inserimento nella finanziaria, di un pinguo stanziamento annuale a favore della stessa società.

Nobili dovette abbandonare l’incarico all’IRI in seguito all’arresto per una storia di tangenti.

Ad accusarlo l’allora vicedirettore d’Italstat Alberto Mario Zamorani: secondo il manager, Franco Nobili, insieme al ministro dei trasporti Giorgio Santuz e a quello dei lavori pubblici Gianni Prandini, avrebbe fatto parte del cosiddetto “sistemone”, il tavolo di suddivisione di appalti e subappalti per i lavori all’ANAS e alla Società Autostrade a cui sedevano grandi costruttori privati, manager delle imprese pubbliche e politici.

I giudici di Milano hanno altresì rilevato nei bilanci della Cogefar – al tempo della presidenza di Franco Nobili e quando era di proprietà di Acqua Marcia (Gruppo Romagnoli) – movimentazioni che hanno lasciato intravedere un giro di tangenti e di fondi neri.

Nobili trascorse settantasette giorni in prigione; rinviato a giudizio fu assolto otto anni dopo.

Successivamente è finito sotto inchiesta a Milano, Salerno e Roma per vicende relative agli appalti dell’ENEL.

I processi, tuttavia, hanno dato ragione al vice di Zamberletti: a Milano, dopo la condanna in primo grado assoluzione in appello; assoluzione a Salerno e infine prescrizione nel procedimento aperto dai giudici della capitale (160).

Giancarlo Elia Valori, intimo amico di S.B.Tra i vicepresidenti dell’IGI, compare anche Giancarlo Elia Valori, neopresidente dell’Unione Industriali di Roma e presidente dell’A.S.E.C.A.P. – Association Européenne des Concessionnaires d’Autorouts et d’Ouvrages à Péage (l’associazione europea dei concessionari delle autostrade a pagamento). Sino allo scorso mese di maggio, Giancarlo Elia Valori ha ricoperto l’incarico di presidente della Autostrade S.p.A. la società a capo della più grande rete autostradale del mondo, con i suoi 3.000 chilometri d’asfalto, 3.200 miliardi di fatturato, 426 di utili. Al suo posto è stato nominato, su designazione dell’Edizione Holding del gruppo Benetton, maggiore azionista di Autostrade, il manager Gian Maria Gros-Pietro, presidente uscente dell’ENI, il quale dovrebbe subentrare a Valori anche alla vicepresidenza dell’Istituto Grandi Infrastrutture (161).

Gli anni trascorsi da Valori alla guida di Autostrade sono stati decisivi per l’espansione nel mercato della concessionaria; in particolare il manager è stato tra gli ideatori del consorzio telefonico Blu, di cui è stato nominato presidente, per la creazione del quarto gestore Gsm, e che ha visto scendere in campo oltre ad Autostrade, Benetton, il costruttore-editore Caltagirone, Mediaset e la British Telecom.

Originario della Calabria, Giancarlo Elia Valori non poteva non restare insensibile al mito del Ponte sullo Stretto, e sin dalla sua nomina a presidente di Autostrade è intervenuto pubblicamente a favore della realizzazione dell’opera, promettendo l’ingresso finanziario nella Stretto di Messina del colosso di cui era alla guida.

Come Franco Nobili, anche Valori è giunto alla presidenza di Autostrade S.p.A. dopo aver ricoperto incarichi di prestigio nelle maggiori società pubbliche e private d’Italia: entrato alla Rai nel 1965 come consulente, ne divenne presto funzionario; negli anni ‘70 fu vicedirettore generale di Italstrade e consulente del Gruppo Fiat; negli anni ‘80 passò alla vicepresidenza della Sme, la finanziaria agroalimentare dell’IRI presieduta al tempo da Romano Prodi. Dopo una breve parentesi alla presidenza della Sirti, società della Stet, nel 1987 Valori fece ritorno alla Sme, come presidente della GS Supermercati (162).

Tre anni più tardi, il nuovo presidente dell’IRI, quel Franco Nobili con cui poi avrebbe condiviso la vicepresidenza dell’IGI, lo nominò nuovamente alla guida della Sme.

Infine, nel 1995, durante il governo di transizione di Lamberto Dini, Giancarlo Elia Valori diventò il “Signore delle Autostrade” (163).

Nel corso della sua carriera come top manager nelle grandi società a maggioranza pubblica, Valori si è distinto nella politica delle privatizzazioni e delle dismissioni delle aziende controllate.

 

Da presidente della Sme, ad esempio, ha ceduto le prestigiose marche alimentari Cirio-Bertolli-De Rica ad una società nelle mani di uno sconosciuto finanziere, Saverio Lamiranda, che presto le ha rivendute con insperati guadagni al presidente della Lazio Sergio Cragnotti e alla multinazionale Unilever.

Prima di passare alle autostrade, Valori ha avuto il tempo di disfarsi della nota catena di distribuzione alimentare e di ristorazione autostradale Autogrill, trasferita alla famiglia Benetton, che l’ex manager Sme ritroverà nei consigli d’amministrazione dell’Autostrade S.p.A. e del consorzio telefonico Blu.

 

Alla guida della concessionaria Valori convincerà il governo a ridurre la propria presenza societaria e a cedere parte del pacchetto azionario ad una cordata d’imprenditori capeggiata dai Benetton e da Franco Caltagirone, l’editore de Il Messaggero a capo della Vianini costruzioni, socia IGI.

Ecco il link dell’articolo completo: http://www.terrelibere.it/mafiaponte.htm

Da questo primo testo si evince che l’iGI è una specie di lobby saldamente in mani democristiane seppur con qualche concessione e compromesso anche ad altre componenti .

E qui troviamo il nome di Nobili, ex potente manager dell’iRI che frequentava Alcide De Gasperi .

Ma il caso vuole che lo ritroviamo …dove????????

Ma naturalmente nel consiglio di amministrazione della Garboli , la ditta appena acquistata da Pizzarotti, i cui vertici si sono dimessi per lasciar posto a Nobili…..

E i legami con Lunardi?

Beh…il ministro Lunardi ha lavorato come consulente in QUASI TUTTE le più potenti fra le ditte associate all’IGI.

I politici non hanno niente da dire sul conflitto d’interessi ,in questo caso? Neanche quelli dell’opposizione? Che strano….

Vediamo un pò qualcosa su Lunardi

“Tutte queste società sono accomunate dalla partecipazione nell’Igi (Istituto grandi infrastrutture), un ente che raccoglie le più grandi imprese di costruzioni italiane e alcuni istituti bancari, presieduto da Giuseppe Zamberletti, presidente anche della Società Stretto di Messina spa.

Ma l’Impregilo, la Grassetto e la Pizzarotti hanno anche altro in comune:

Tutte hanno avuto come consulente la società Rocksoil dell’ingegnere Pietro Lunardi, oggi ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Ma toh…che strano!!

Vediamo un pò il consiglio di amministrazione della loggia “costruzioni , grandi opere e affini” detta anche IGI;

http://www.igitalia.it/consiglio_direttivo.asp

Guarda un pò chi ti ritrovi fianco a fianco..tutti!!

Nobili, Zamberletti, Pizzarotti, ecc.

E fra i soci c’è pure qualcosa che puzza di sinistra:coopsette, banca popolare dell’emilia, ecc.
http://www.igitalia.it/soci_igi.asp

Ma và…

A questo punto, c’è poco da chiarire sul ruolo “politico” di Ubaldi, il sindaco democristiano di Parma. Quando sei un terminale politico di interessi così giganteschi c’è poco da fare se non piegare la testa (volentieri) e preparare i “loro” cantieri… Altro che le proteste dei cittadini che non vogliono una città brutta e sconvolta… chissenefrega…

Allora via i campi sportivi, via i circoli ricreativi, via i palazzi storici, via il verde, via via via…. costruire, costruire….. E l’authority diventa un gran bel pretesto per “gonfiare” fuori misura inutili stravolgimenti della città.

Sai che fatturato ci fanno a Parma lorsignori? eheheh…..

Mostro architettonico, schiaffo in faccia ai Parmigiani.

Restano poche cose da stabilire , ma non di poco conto;

 

1) Attraverso quali vie il ministro Lunardi avrà un “compenso” per il suo lavoro
2) Attraverso quali vie i partiti di giunta e Ubaldi avranno un “compenso” per il loro lavoro
3) Attraverso quali vie l’assessore Peri e il Governatore Errani (o il loro partito) avranno un “compenso” per il loro lavoro

eccetera eccetera…

Probabilmente i costruttori della inutile metropolitana e dei nuovi palazzi e uffici saranno direttamente (o con giochi di subappalto e /o scatole cinesi) riconducibili ai soci dell’IGI.

Un pò più complicata sarà la trafila per capire come arriveranno i “compensi” ai politici e alle istituzioni che si stanno giocando Parma ,la sua vivibilità ed il suo futuro.

Lì non è così diretta la cosa; magari si risolve a livello regionale o nazionale con vie indirette come assegnazioni di servizi a ditte o cooperative controllate le quali poi eccetera…

Certo, lasciare semplicemente all’authority un palazzo dove lavorare e potenziare con una sola linea il collegamento con stazione e aereoporto -che sarebbe la cosa più semplice e comoda da fare- non è previsto dalla fame di chi vuol sconvolgere Parma per guadagnarci sopra….

Usassero i soldi per fare case popolari e migliorare i servizi ….

Figurati,troppo bello..

Comunque siamo un gruppo di compagni che sta lavorando ad un dossier e abbiamo anche qualche “amico” presso vari uffici convolti che ci sta aiutando.. speriamo che serva…

Leggi tutto

IMPREGILO E LA COLOMBIA

Un banchetto tra amici : Un anno con la Società del Ponte

Il Golpe Infinito dei Signori del Ponte

Aggiungi un posto a tavola :

“Ovvero le opere Compensatrici e Mitigatrici” del Ponte di Messina

Ponte sullo Stretto : tutto ciò che i Siciliani dovrebbero “Sapere”

Mani Criminali sull’affare del Ponte

E TUTTO COLLEGATO, GLI STESSI NOMI, GLI STESSI AFFARISTI AMICI DEGLI AMICI E FEDELI ALLA CUPOLA. IERI COME OGGI, AL NORD COME AL SUD. PARMA E’ IN MANO AI POTERI OCCULTI E ALLE FACCE NOTE.

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