Angolo del Gigio

febbraio 28, 2007

San-Remo… liberaci dai mali quotidiani

San-Remo…liberaci dai mali quotidiani
Marcello Pamio – 28 febbraio 2007

“Sanremo è Sanremo”, ci dicono.
Come non essere d’accordo. Lo spettacolo della musica leggera italiana infatti terrà incollate al tubo catodico milioni di persone (12 milioni per l’esattezza), evitando così per una intera settimana di pensare agli accadimenti e ai veri problemi che ci toccano direttamente e indirettamente.

1) Centinaia di migliaia di persone di tutte le classi e di tutte le bandiere politiche sono scese a manifestare a Vicenza qualche settimana fa, contro lo strapotere militare di uno stato straniero, cercando così di salvaguardare la sovranità politica e territoriale, oramai agli sgoccioli, e mettendo in evidenza la sudditanza dell’intera classe politica, ad un Potere Occulto.
Nessuno però lo mette ben in evidenza.

Anzi, l’evento di Vicenza, è stato boicottato con ogni mezzo possibile, sia prima dalla stampa becera e servile, poi dai politici, beceri e servili.

Il comunista (primo ad aver avuto accesso agli States nel periodo della Guerra Fredda!!!) Giorgio Napolitano dallo scranno del Quirinale dichiara che le manifestazioni di piazza non sono il sale della democrazia, ma che la “Vera Democrazia” si fa nelle sedi istituzionali! Lo stesso personaggio che “confonde” antisionismo con antisemitismo!

Politici che hanno nel corso degli anni partecipato a innumerevoli manifestazioni, oggi, raggiunto un certo potere, negano l’utilità delle loro battaglie… Evviva l’ipocrisia di stato.

Il Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, ex comunista pure lui, dichiara che “la base a Vicenza, non si discute”. Cosa dire? Non è facile commentare visto che il passato politico di D’Alema è macchiato di sangue: il suo governo ha partecipato infatti ai crimini commessi in Kosovo, sotto il cappello del patto atlantico, avvallando e partecipando ai bombardamenti statunitensi:

Vorrei ricordare che quanto a impegno nelle operazioni militari noi siamo stati, nei 78 giorni del conflitto, il terzo Paese, dopo gli USA e la Francia , e prima della Gran Bretagna. In quanto ai tedeschi, hanno fatto molta politica ma il loro sforzo militare non è paragonabile al nostro: parlo non solo delle basi che ovviamente abbiamo messo a disposizione, ma anche dei nostri 52 aerei, delle nostre navi. L’Italia si trovava veramente in prima linea.” (on. Massimo D’Alema, 23 marzo 1999)

Il Massimo nazionale non solo ha permesso l’utilizzo delle basi in Italia, il volo sopra il territorio italiano, ma ha gentilmente messo a disposizione ben 52 aerei.

Un uomo e la sua coerenza: come quella dell’attuale governo.

Un governo di presunta sinistra (bellicista, filoatlantico, nonché filosionista) caduto in politica estera (è stato detto) che sta rinascendo, come la mitica Fenice, dalle proprie ceneri.

Nessuno avverte che questa è stata (la caduta del governo) una manovra politica pensata esclusivamente per distogliere da una parte l’attenzione pubblica da quei movimenti, non di persone ma di coscienze, (per sminuirli per renderli innocui e inoffensivi) e dall’altro per dare un segnale forte a quei politici “dissidenti” che non trovano la coerenza in una politica guerrafondaia e liberista.

Forse è arrivato il momento di comprendere che destra e sinistra (mai realmente esistite) sono le due ali dello stesso avvoltoio: quel potere economico, rappresentato dalla potentissima elité finanziaria internazionale che controlla e gestisce il Risiko globale.

Se dovesse cadere (oppure no) il governo Prodi e al suo posto salire (oppure no) un governo Berlusconi o Fini o Casini o Toni o Bortolo, non cambierà assolutamente nulla per noi, perché verranno portate avanti le medesime politiche economiche (TAV, basi USA, missioni di guerra, tfr, ecc.), sociali (privatizzazione delle pensioni, sanità, ecc.) e finanziarie (risparmio delle famiglie italiane, ecc.).

La cosa più pericolosa per questo Sistema è che le persone si sveglino da questo incubo, comprendendo le truffe che da decenni stanno portando avanti, i politici di tutte le risme e di tutti i colori, da destra a sinistra passando per il centro. Se infatti comprendessimo fino in fondo che “i politici sono i camerieri dei banchieri”, come disse il grande Ezra Pound, avrebbe ancora senso andare a votare? Delegare una marmaglia di burattini che nulla fanno se non i servigi di un Potere che tutto permea?

Fortuna vuole che c’è Sanremo a ottenebrare le menti.

Perché infatti dovrebbe interessarci la situazione economica internazionale?
E anche se le borse stanno crollando una dopo l’altra con effetto domino, qual è il problema?

Non esiste problema visto che a tenere su l’economia (non si sa di quale paese) ci pensano l’italiota Pippo Baudo e la svizzera Hunziker, con i loro cachet miliardari. Pensate che la signorina di Lugano, per la sua professionalità prenderà la modica cifra di 1.060.000 euri (oltre un miliardo di euri!) per condurre una trasmissione nella tivù di stato. Il Pippo invece si è accontentato “solamente” di 750.000 euri.
Alla faccia del ministro Luigi Nicolais che “si è rimangiato la ‘riforma’ che aveva appena varato: il tetto di 250 mila euro per i compensi che le pubbliche amministrazioni pagano ai ‘consulenti’ (ossia amichetti) e dirigenti maximi”.[1]

2) Mentre i canoni Rai (pagati da poveri illusi che pensano di sostenere una tivù libera e intelligente, sostenendo un sistema corrotto, inutile e deviante), vengono bruciati da personaggetti dello spettacolo, a Shanghai è crollata la borsa, bruciando sul mercato cinese 107 miliardi di dollari, e causando una voragine in Europa di ben 290 miliardi di euro. Stiamo parlando, se non si fosse compreso, del peggiore crollo finanziario sulle borse asiatiche degli ultimi 10 anni!
Certamente la debolezza del mercato finanziario cinese è strettamente legato alle turbolenze e incertezze di quello statunitense”.[2] L’economia a stelle e strisce vive infatti della produzione cinese e sugli investimenti in titoli di debito pubblico, mentre dall’altra parte, la Cina vive della credibilità e soprattutto della solvenza del suo debitore principale (gli USA), di cui possiede ben 750 miliardi di debito pubblico.

Il crollo di Shanghai molto probabilmente è dovuto all’ondata di vendite dei grandi investitori e speculatori che hanno deciso di abbandonare il mercato dopo le dichiarazioni di Alan Greespan. L’ex direttore della Federal Reserve, intervenuto via satellite in una conferenza in corso a Hong Kong, ha paventato il rischio di recessione in America entro quest’anno!
L’altro a gufare è Stephen Roach, capo della Morgan Stanley (famiglia Rockefeller), il quale si attende per i prossimi mesi “sorprese negative dall’economia americana”.

Ma questo non è importante, perché c’è Sanremo in tivù.

Se le borse, manovrate dalle solite oligarchie crollano, svuotando risorse enormi, facendole sparire in chissà quale località off-shore, che possiamo farci? Mica investo in Cina? Semmai scommetto su quale cantante vincerà il prestigioso premio canoro!

3) E anche se qualcuno sta organizzando la “festa” al regime iraniano, che c’importa? E’ giusto abbattere – come martellano i media – un pericoloso criminale che vuole “cancellare dalla carta geografica Israele”.

A parte il fatto che Mahmoud Ahmadinejad, nel suo famoso discorso, non ha mai citato Israele come Stato e nemmeno la parola “carta geografica” (da leggere l’unica traduzione disponibile dal persiano in inglese e poi italiano delle esatte parole dette dal presidente), è logico che si tratta della classica e becera propaganda mediatica per creare il Mostro. Il nemico da strumentalizzare e usare per i propri sporchi giochetti.

Comunque sia, è giunta a destinazione (Golfo di Oman) la seconda portaerei statunitense, la U.S .S. Stennis, che si aggiunge alla U.S.S. Eisenhower.

Siamo nel Golfo Persico, alle porte dell’Iran…

Tutto è pronto per orchestrare un incidente come quello del “Golfo del Tonchino” (il falso incidente navale, creato ad arte, per iniziare la guerra contro il Vietnam), che dia agli USA il pretesto per attaccare l’Iran? Qualcuno si attende una “false flag”, cioè un attentato fatto da qualcuno (i soliti noti) e attribuito ad altri…

Molti analisti dicono che ciò è impossibile, ma il 20 febbraio scorso, la BBC , citando “fonti diplomatiche” ha dichiarato che “il Comando Centrale in Florida avrebbe selezionato gli obiettivi da colpire: basi aeree e navali, siti missilistici e centro di comando e controllo, e attende solo ‘l’innesco’ per colpire[3]
A rafforzare questa ipotesi, ci sono le storie sulle armi “made in Iran” impiegate contro i soldati USA in Iraq, e la denuncia del Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che ha accusato gli americani di celare il vero obiettivo (l’attacco all’Iran) dietro la decisione di inviare rinforzi in Iraq.

4) Molti rinforzi, alla sempre più probabile guerra in Iran, avranno il Sigillo di Salomone!
Il quotidiano britannico Telegraph ha riportato la notizia che Israele avrebbe chiesto il permesso a Bush di sorvolare l’Iraq per colpire le basi militari e installazioni in Iran.

Addirittura, sempre secondo il giornale, un ufficiale della difesa israeliano ha reso noto che Israele è attualmente in trattative con gli Stati Uniti per la creazione di un “corridoio aereo”, per attaccare unilateralmente le basi nucleari iraniane!

Nel frattempo l’esercito sionista si sta allenando a Nablus. La cittadina a nord della Cisgiordania, è stata occupata militarmente da Tsahal, che con oltre 140 mezzi militari e decine di bulldozer ha messo sotto assedio e coprifuoco oltre 300.000 persone civili, assaltando perfino 3 ospedali (Ittihad, Al-Watani e Rafidiya), che si sa, sono il luogo di ritrovo dei terroristi palestinesi….

E mentre nel mondo sta accadendo tutto ciò, a noi restano i “big” della musica italiana: giovani e freschi cantanti, come Al Bano, Jonny Dorelli e Milva ci terranno compagnia, facendoci dimenticare per una settimana, i mali del mondo…

Grazie Sanremo

Approfondimenti:
– “Sanremo: altri vecchi miliardari di Stato”, Maurizio Blondet, Effedieffe
– “Shanghai crolla ma la Cina resta in piedi. Sono l’Europa e gli USA a dover temere”, Etleboro.
– “I piani di guerra nel Golfo Persico”, Movisol


Note:
[1]Sanremo: altri vecchi miliardari di Stato”, Maurizio Blondet, Effedieffe
[2]Shanghai crolla ma la Cina resta in piedi. Sono l’Europa e gli USA a dover temere”, Etleboro.
[3]I piani di guerra nel Golfo Persico”, Movisol

Fonte : www.disinformazione.it

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14 Milioni di euro per colpa del Centro-Destra, e puntigliano per Sanremo…

Giuliano Urbani pantomima il Nel mirino la cifra di un milione e 70 mila euro per la partecipazione al Festival. La senatrice Burani Procaccini presenta un’interrogazione urgente

Hunziker, compenso-record
Fi: “Padoa-Schioppa chiarisca”

L’impresario Ballandi conferma:
“Ma la cifra è all inclusive e comprende lo staff, il vitto, l’alloggio e tante altre voci”

Michelle UnzicherSANREMO – Due miliardi di vecchie lire, direbbe Paolo Bonolis. Un milione e settantamila euro: a tanto corrisponde il compenso percepito da Michelle Hunziker per la sua partecipazione al Festival di Sanremo. Parecchi soldi, non c’è che dire. Abbastanza per spingere la senatrice di Forza Italia, Maria Burani Procaccini, a un’interrogazione urgente al ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, chiedendo chiarimenti in merito. La parlamentare chiede se “risponde al vero”, e a confermare che sì, risponde al vero, è Bibi Ballandi, impresario di tanti divi, Hunziker compresa.

Insomma, le cifre che circolano da giorni sono vere. Però, precisa Ballandi (unico finora a parlare, mentre la Rai non replica) il compenso corrisponde a un pacchetto “all inclusive”. Ovvero, un compenso per un lavoro – sottolineano dall’entourage del manager bolognese – cominciato a giugno. Nel milione di euro, insomma, ci sarebbe, sì, il compenso artistico della showgirl, ma anche tutte le altre voci che la riguardano: il vitto e l’alloggio, i viaggi e le spese e i compensi del suo staff dagli autori (Furio Andreotti e Giampiero Solari) ai ballerini al coreografo David Parsons (arrivato apposta dagli Stati Uniti portandosi dietro un assistente), dal casting per i bambini che hanno ballato con lei, nella prima serata, in “Do, re, mi”, tratto dal musical “Tutti insieme appassionatamente”, alle musiche e gli arrangiamenti di Celso Valli, dalle guardie del corpo alla truccatrice personale al parrucchiere.

 

Giuliano Urbani - 14 Milioni di Euro alle ortiche!!Una vicenda, quella dei compensi, nella quale qualcuno aveva visto una possibile causa di sospensione, addirittura, del Festival. Per via di quel tetto, di 272 mila euro, che l’ultima Finanziaria aveva stabilito rispetto ai compensi delle star della Rai. Provvedimento che il ministro per le Riforme, Luigi Nicolais, si era affrettato a sbloccare a cinque giorni dall’inizio della manifestazione. Niente da fare per il Codacons e per l’Associazione utenti televisivi, che avevano presentato un ricorso ugente contro la circolare del ministro respinto dal Tar del Lazio proprio nel giorno della partenza del Festival.

 

(27 febbraio 2007) – Finte : Repubblica.it

Un appunto, ricordate quei 14 Milioni di euro costati allo Stato per colpa del “Quartetto + Uno” dei Cosiglieri RAI del Centro-Destra, Si, No.?!?. Rinfreschiamoci la Memoria

febbraio 26, 2007

Quello che realmente è successo in Senato il 21 febbraio

Quello che realmente è successo in Senato il 21 febbraio
di Antonella Randazzo per www.disinformazione.it – 26 febbraio 2007

I giornalisti allarmati annunciavano: “caduto il governo Prodi sulla politica estera!” I due senatori di sinistra che avevano votato contro la mozione del governo venivano chiamati nei Tg “senatori ribelli”, come se chi segue la propria coscienza lo fa per una capricciosa ribellione.


La domanda è: come fa un governo ad andare in crisi su una politica che è praticamente uguale in entrambi gli schieramenti?
La politica è ormai diventata una questione di dettagli e pretesti. I due schieramenti si scontrano non per questioni reali, legate a valori o a principi, ma per sgomitare, pestare piedi e sopraffare.

Perché è stata creata questa crisi di governo?
Che il sistema avesse un bisogno urgente di dirottare l’attenzione dei cittadini era cosa ovvia, dopo la manifestazione di Vicenza, da cui è emerso in modo assai chiaro il pensiero degli italiani sulla guerra e sul militarismo. La politica estera era diventata l’argomento scottante, a cui si doveva collegare un colpo di scena o un evento che avesse l’effetto di gettare sabbia negli occhi o di rimettere in sesto le vecchie logiche scardinate dalla manifestazione di Vicenza. Si doveva, cioè, riportare l’attenzione sulla “stabilità di governo” o sul “dovere di sostegno di tutta la coalizione di maggioranza”.

Lo scopo principale della crisi era dunque di creare altri problemi di cui discutere, altre questioni. In effetti, l’attenzione è stata dirottata.


Ma in realtà la questione è rimasta invariata: i nostri governi a chi obbediscono?
La politica estera della maggioranza, esposta da D’Alema il 21 febbraio al Senato, era un intruglio di retorica e di menzogne. Pressoché analoga a quella del centrodestra.
La premessa è che la politica di governo e la volontà del paese, specie sulla questione della base di Vicenza, risultavano due cose contrapposte. La legge sull’ampliamento della base Nato a Vicenza era stata approvata il 31 gennaio, con 152 voti a favore e 146 voti contro (4 astenuti). L’ordine del giorno sull’ampliamento della base militare di Vicenza era stato proposto da Roberto Calderoli, ma anche il documento presentato dalla maggioranza era stato approvato.

Erano rimaste inascoltate le critiche dei senatori Rame, Grassi e Bulgarelli, che facevano notare come si stesse calpestando la promessa fatta ai cittadini di “contenimento della proliferazione degli armamenti, sulle servitù militari e (la decisione) prescinde dalle esigenze espresse dalle popolazioni interessate, la cui mobilitazione è un’affermazione concreta della sovranità popolare… nonché l’esigenza di riconsiderare su un piano di reciproco rispetto il regime giuridico cui sono sottoposti i dipendenti delle basi”.[1]
Massimo D’Alema, in qualità di Ministro degli Esteri, il 21 febbraio, ha presentato la politica estera del Governo al Senato, sapendo di doversi arrampicare sugli specchi per esprimere i valori tradizionali della sinistra e al contempo sostenere una politica di bellicismo.

L’impresa non era facile, e la destra aveva già fatto conto di approfittare della difficoltà per farsi spazio, come se la loro politica fosse amata dai cittadini italiani più di quella di D’Alema.

D’Alema ha parlato di una politica “ispirata al rifiuto della guerra ed al perseguimento della soluzione pacifica delle controversie internazionali attraverso un impegno costante ed una presenza attiva e credibile”. Ha sostenuto di aver “operato per scongiurare lo scenario di una guerra di civiltà, per rilanciare i tradizionali rapporti di amicizia con il mondo arabo, per favorire l’avvio di un processo di pace tra israeliani e palestinesi, in particolare assumendo responsabilità di primo piano nella soluzione del conflitto in Libano e negli sforzi per la formazione di un Governo unitario palestinese.”[2]

D’Alema abbraccia completamente il punto di vista americano dello “scontro di civiltà”, e come le autorità Usa ritiene che mandare truppe equivalga a portare la pace.

Il senatore Grassi rivela le menzogne di D’Alema: (sono state prese) “alcune gravi decisioni (l’autorizzazione all’allargamento della base americana a Vicenza, la mancata definizione di una exit strategy dall’Afghanistan e l’incremento della spesa per armamenti) che violano palesemente gli impegni assunti con gli elettori. Si tratta di scelte che non possono certo configurare una politica di pace”.[3]
La proposta di risoluzione della senatrice Finocchiaro, che approvava la politica di D’Alema, è stata respinta con 158 voti a favore (era richiesta una maggioranza di 160 voti), 136 i contrari e 24 astensioni.

Mentre la proposta di risoluzione di Andreotti per la liberazione dei militari israeliani rapiti in Libano e a Gaza, è stata approvata con 315 voti a favore, 1 contrario e un astenuto. Alla Rai, dalle 12,15, c’è stata la trasmissione televisiva in diretta della replica del Ministro e delle dichiazioni di voto.

La risoluzione di Andreotti diceva:

Premesso che: una delegazione di familiari dei militari israeliani Gilad Shalit, rapito lungo la parte israeliana del confine con la Striscia di Gaza il 25 giugno 2006, e Ehud Goldwasser e Eldad Regev, rapiti lungo la parte israeliana del confine con il Libano il 12 luglio 2006, ha svolto una visita in Italia nell’ambito della quale ha tra l’altro incontrato, il 14 e il 15 febbraio 2007, oltre al Santo Padre, anche rappresentanti del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati e del Governo; perdura ormai da tempo una situazione di incertezza circa le loro sorti; la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 1701 dell’11 agosto 2006 sollecita la liberazione incondizionata dei soldati israeliani catturati; una proficua azione per la liberazione dei suddetti militari israeliani può essere svolta anche nell’ambito degli organismi parlamentari internazionali ad iniziare dall’Unione interparlamentare, impegna il Governo a svolgere in proposito ogni possibile azione diplomatica, anche nelle sedi multilaterali, per superare questo agghiacciante silenzio e successivamente studiare formule percorribili per restituire i suddetti militari israeliani a libertà.[4]

Si trattava di un fatto utilizzato in modo strumentale o imposto dall’esterno, dato che esistono migliaia di prigionieri innocenti nelle carceri israeliane e americane ma nessun politico italiano ha mai presentato risoluzioni a questo proposito.

Il successo della risoluzione sostenuta dalla destra, che i media non spiegavano bene, creava ulteriore confusione.

Creare scompiglio doveva servire anche a far apparire che nel nostro sistema c’è un’opposizione, e che quindi c’è la libertà di decidere in un modo piuttosto che in un altro. Ma non è così.

Quasi tutti i nostri politici sono manovrati per svolgere la politica voluta dall’élite di potere. Tale élite è costituita da un gruppo di persone che conducono una politica di guerra, di dominio dei popoli e di saccheggio delle risorse, e vogliono continuare a fare questa politica senza essere intralciati dall’opinione pubblica italiana o di qualsiasi altro popolo. Per far questo si valgono di tutti i mezzi possibili. Mentre nei paesi del Terzo Mondo utilizzano le guerre e i massacri, nei paesi dell’area ricca utilizzano soprattutto mezzi di tipo manipolatorio dell’attenzione e dell’opinione. La bocciatura della politica estera del governo non è stata causata da una vera opposizione a quella politica, ma da altre logiche.

D’Alema ha recitato la sua parte di “pacifista” che manda truppe che saranno comandate dall’aggressore.

Anche Dini ha detto di appoggiare “gli impegni per la difesa dei diritti umani e per la promozione della democrazia”. E sottolineava che “il sostegno al presidente afghano Karzai assume il significato di una battaglia di civiltà”.[5]

Senza dire però che Hamid Karzai è un ex agente della Cia, e che gira protetto da 42 guardie del corpo americane. Egli non è per nulla interessato ai diritti umani della sua gente.

Basti pensare che quando, nel maggio del 2005, il New York Times, denunciò la morte di due prigionieri nel carcere afghano di Bagram, avvenuta nel 2002 a seguito di torture, egli minimizzò il fatto e le responsabilità americane.

Karzai sa benissimo che l’Afghanistan è diventato un enorme centro di detenzione e di tortura.

Tuttavia, egli non si scompone nemmeno davanti a testimonianze agghiaccianti. Ad esempio, quella di John Sifton, che ha trascorso 14 anni in Afghanistan per conto di Human Rights Watch, e racconta di un programma di pianificazione sistematica di prigioni, approvato dall’amministrazione americana:

Malgrado non siamo ancora in grado di fornire al pubblico il numero esatto di detenuti, sequestrati da agenti delle forze speciali del Pentagono e della Cia, in vari paesi dell’Africa e del Medio oriente, circa 1500 detenuti o ghost detainees (prigionieri fantasma) sono finiti nelle carceri afghane di Khost, Hailipu Kohat, Haripu. Vengono sottoposti ad ogni tecnica di tortura immaginabile. Nessuno ha modo di avvicinarsi a queste prigioni, che non hanno identità. Sono semplici cittadini considerati dagli americani sospetti di terrorismo, ma senza prove. Ad Haripur e Kohat, prigioni dalle condizioni di detenzione inumane, abbiamo lo stesso numero di detenuti (540) di Guantanamo. (…) Alcuni già detenuti o cittadini sospettati di terrorismo pur senza implicazioni giudiziarie a loro carico, vengono prelevati e trasportati da aerei commerciali a contratto del Pentagono per questa «nuova industria di sequestro internazionale» dall’Egitto, Canada, Bosnia e Medio oriente alla base aerea militare di Bagram, in Afghanistan. Quest’ultima rappresenta il centro di smistamento e raccolta del carico dei nuovi prigionieri. La Cia ha creato un centro di detenzione speciale a nord di Kabul, in una struttura di mattoni denominata Salt Pit. Sottoposti ad interrogatori e torture peggiori di quelle mostrate nelle foto di Abu Ghraib, i detenuti vengono caricati su camion militari e spostati da un lager all’altro da agenti speciali americani in borghese. (…) Vennero pianificati metodologie e tecniche da applicare durante gli interrogatori nel programma della rendition ovvero l’arte della tortura veniva concordata con paesi terzi consenzienti come Egitto, Marocco, Siria, Diego Garcia, nel Pacifico per non dover un giorno incorrere nel rischio di doverne rispondere giuridicamente. La responsabilità per aver violato ogni norma della convenzione di Ginevra e il trattato contro la tortura, ratificato dal governo americano nel 1994, ricade altresì su Donald Rumsfeld, alla Difesa, e George Tenet della Cia.[6]

In queste carceri i prigionieri spesso vengono torturati fino alla morte.

I nostri politici stanno sostenendo un’élite che semina morte, terrore e distruzione, e cercano di propagandare un’immagine opposta della realtà.

Il 21 febbraio, la destra recitava la parte dell’avversario che faceva sentire le sue ragioni. Ma si trattava di una lotta interna al sistema stesso, e mancavano le ragioni contrapposte. Una falsa lotta per confermare le medesime strategie di potere.

Il senatore Francesco Cossiga votava contro e definiva il pacifismo dei manifestanti di Vicenza un “ingenuo velleitarismo”, mettendo in evidenza, pur non essendo un campione di coerenza, i paradossi del governo:

Voto contro soprattutto, perché la politica estera del Governo Prodi è una politica estera confusa, equivoca, contraddittoria e pasticciona… nel quale le nostre unità militari, contrariamente a quanto lei ha affermato, mi creda, signor Ministro, sono poste almeno, fino ad ora sotto il controllo operativo non nazionale, ma del comando locale della Nato, comando che spetta a rotazione ai Paesi che partecipano alla missione militare, e che spero che il Governo quando spetterà all’Italia, per pudore e decenza, declinerà, come ha già fatto la Spagna zapateriana… Lo ripeto, vedo che lei va affermando erroneamente che i nostri militari in Afghanistan prendono ordini solo e soltanto dai comandanti italiani. Sembra che lei, e me ne duole, abbia dimenticato ormai le nozioni fondamentali sulla catena di comando della Nato, che così ben aveva appreso a Palazzo Chigi, ai tempi dell’intervento unilaterale degli Stati Uniti contro la Repubblica di Jugoslavia, quando lei con grande coraggio schierò l’Italia accanto all’alleato d’oltre Atlantico, e anche autorizzò i duri e spietati bombardamenti aerei contro Belgrado e le fondamentali infrastrutture militari e civili serbe, bombardamenti che dopo trentasette duri giorni piegarono, grande successo della politica democratica del celebrato duo “unilateralista” Clinton-D’Alema, il Governo comunista di Milosevic, e portò all’occupazione del Kosovo, occupazione che ancora oggi dura. E a quei bombardamenti parteciparono, per volontà e decisione del Governo, con decisione e perizia, numerosi aerei dell’Aeronautica militare e della Marina militare, i cui comandanti ed equipaggi ella, con grande dignità, ringraziò per il coraggio e la professionalità da essi dimostrata nella sua, mi creda, dai nostri militari non dimenticata visita alla base di Gioia del Colle. Avrei votato lo stesso contro la politica estera del Governo, ma avrei certo guardato ad essa con maggiore rispetto, se esso sostenesse con coraggio una politica estera e militare totalmente autonoma dall’Alleanza atlantica, come chiede il vostro “popolo”, il “popolo” di Vicenza… chiedendo lo smantellamento delle basi americane e NATO dislocate in Italia, ritirandosi dall’Afghanistan o rimanendo colà, ma dando alle nostre unità militari italiane uno statuto analogo a quello delle organizzazioni non governative con impegni non militari, ma esclusivamente umanitari, schierandosi contro l’intransigenza dell’imperialismo israeliano, chiedendo l’estradizione degli agenti della Cia che hanno catturato in Italia il cittadino egiziano Abu Omar, e evitando di sollevare conflitto di attribuzioni contro la magistratura di Milano a difesa del Sismi e indirettamente della Cia.[7]

Per D’Alema la politica estera del governo era amata dagli italiani: “la politica estera era una delle poche cose che avevano funzionato. Una delle poche cose che piacevano alla gente, come dimostrano anche i sondaggi”.

[8] Non si sa a quale sondaggi alluda.

Lo stesso giorno della crisi, egli dichiarava che non si poteva revocare l’autorizzazione all’ampliamento della base Usa di Vicenza perché sarebbe stato “un atto ostile nei confronti degli Stati Uniti di cui non si comprenderebbe il senso e che avrebbe degli effetti controproducenti.”[9] Non vengono precisati questi effetti “controproducenti”, ma si possono immaginare.

I nostri governi sottostanno al più forte, e i due schieramenti mettono su un teatrino manovrato dall’élite economico-finanziaria, che all’occorrenza ci distrae e ci illude in vari modi di essere in una democrazia. Ciò che accade in Parlamento somiglia sempre più ad uno spettacolo surreale, in cui quello che si dice è il contrario della realtà. Nel concreto rimane una classe politica sempre più ossequiosa verso i forti e sempre più priva di legami con la vera realtà del paese.

Antonella Randazzo ha scritto Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006); La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell’era dell’egemonia Usa (Zambon Editore 2007) e Dittature. La Storia Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo, 2007).

[1] http://www.senato.it/notizie/8766/131996/131997/133006/133095/gennotizianew.htm
[2] http://www.senato.it/lavori/21415/97272/97273/134907/sintesiseduta.htm
[3] http://www.senato.it/notizie/8766/131996/131997/133006/133095/gennotizianew.htm
[4] http://www.senato.it/lavori/21415/97272/97273/134907/sintesiseduta.htm
[5] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=15&id=253523
[6] Il manifesto, 9 maggio 2005.
[7] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=15&id=253523
Allegato B.
[8] http://murrus.wordpress.com/2007/02/
[9] La Repubblica , 21 febbraio 2007.

Fonte : www.disinformazione.it

Berlusconi legacy cracks Prodi’s resolve – Financial Time

Filed under: Allam'atriciana, Berlusconi, Blogroll, Forza Italia, Italia, Libertà, P2, Politica Italiana, Uncategorized — Italiano Liberale @ 12:18 am

L’eredità distruttiva di Belusconi spezza il risanamento di Prodi

By Tony Barber in Rome

Romano Prodi’s resignation last night as Italy’s premier came at a critical moment for the nation’s economy, its foreign policy and its never entirely convincing efforts to construct a stable, bipolar political system.

Mr Prodi, who held office for nine months, dedicated his government to the tasks of boosting Italian economic growth and competitiveness and strengthening Italy’s credibility as a responsible European power on the world stage.

A third ambition was to forge the disparate political forces that helped him win last April’s general election into a coherent alliance that would guarantee the Italian centre-left regular and long spells in government.

Silvio Berlusconi, the former premier, and his -centre-right opposition -contended all along that Mr Prodi’s government was doomed to collapse because of unresolved tensions between moderates and -radical leftists in the ruling coalition.

But it was also, to some extent, the difficult legacy that Mr Berlusconi bequeathed the government in economic and foreign policy that explains why the tensions in Mr Prodi’s nine-party coalition were finally strained to breaking point.

_-Ma era inoltre, in parte, l’eredità difficile che il sig. Berlusconi ha lasciato per testamento al governo Italiano nella politica economica e straniera che spiega il perchè delle tensioni nella coalizione dei nove-partiti del sig. Prodi fino ad arrivare ad un punto di rottura.

Under Mr Berlusconi, Italy’s public debt – already well over 100 per cent of gross domestic product – began rising for the first time since 1994, while the budget deficit climbed above 3 per cent of GDP.

_-Sotto il sig. Berlusconi, il debito pubblico dell’Italia – già bene oltre 100 per cento del prodotto interno lordo – ha cominciato ad aumentare per la prima volta dal 1994, mentre il disavanzo del bilancio è salito oltre il 3% del P.I.L.

Economic growth, meanwhile, slumped to an annual average of 0.6 per cent of GDP over Mr Berlusconi’s five-year term from June 2001 to May last year, placing Italy among the slowest-growing countries in the European Union.

_-Lo sviluppo economico intanto e crollato ad una media annuale dello 0.6% del P.I.L. durante i 5 anni del Governo Berlusconi, quindi dal Giugno 2001 a Maggio dell’anno scorso piazzando l’Italia fra i paesi con la minor crescita nell’ Unione Europea.

Mr Prodi had no choice but to order immediate action to cut the debt and deficit. But his 2007 budget came under fire for relying too much on tax increases and other revenue-raising measures rather than on public-spending cuts.

This was an early sign of the problems facing Mr Prodi in leading a coalition that stretched from centrist technocrats and free-market liberals to communists and other leftists with an aversion to capitalism.

The 2007 budget, rigorous by the standards of the Berlusconi years, proved too mild to satisfy Standard & Poor’s and Fitch Ratings, two international credit ratings agencies, which downgraded Italy’s debt lastOctober.

Mr Prodi made an encouraging start on long-overdue measures to open Italy’s professions and the services sector to more competition, but he was not in power long enough to tackle reform of the pension and healthcare systems.

For international investors, the question is whether the next government – whether it is led by Mr Prodi, another centre-left leader or even a centre-right politician – would be any better placed to introduce such reforms.

A second Berlusconi legacy was an Italian foreign policy so closely wedded to the aims of the administration of President George W. Bush of the US that Italy sent troops both to Afghanistan and to Iraq after the US-led invasion of 2003.

_-Una seconda eredità di Berlusconi è una politica estera italiana così tanto legata e impastata con gli obiettivi della gestione del presidente George W. Bush e degli Stati Uniti che l’Italia a mandato truppe sia nell’Afghanistan che in Iraq dopo l’invasione condotta dagli Stati Uniti di 2003.

Mr Prodi pulled Italian forces out of Iraq but he wanted to keep the 1,900-strong Italian contingent in Afghanistan, arguing that this mission had far greater legitimacy because it involved Nato and had United Nations blessing.

_-Il sig. Prodi ha ritirato le forze italiane dall’Iraq ma ha preferito  mantenere un contingente italiano forte di 1.900 soldati nell’Afghanistan, sostenendo che questa missione ha legittimità ben più grande perché voluta dalla NATO e ha la benedizione delle Nazioni Unite.

His argument did not convince his coalition’s communist and pacifist members. Their hostility to the Afghan mission, and to the planned expansion of a US military base in northern Italy, lay behind Mr Prodi’s parliamentary defeat yesterday and his almost instantresignation.

Whether the centre-left can pick up the pieces is uncertain. “The [centre-left] majority has two duties: to assure the country that it has a credible foreign policy and to serve the country with the majority received from the electorate in order to ward off the the right,” said Francesco Rutelli, deputy prime minister.

febbraio 25, 2007

Il centrodestra all’attacco di Follini

Senatore VoltagabbanaMarco Follini ‘vispo Tereso‘, ”il suo sputo tiene insieme la maggioranza”. E’ ancora nel mirino del centrodestra il leader dell’Italia di Mezzo che ieri ha annunciato il suo sostegno al governo Prodi, rinviato al Parlamento per la verifica di fiducia. Parlando del prossimo voto al Senato, il leghista Roberto Calderoli parla di ”pseudo maggioranza”, ”letteralmente tenuta insieme da uno sputo, dallo sputo di Follini”.

“Non so se la settimana prossima ci sarà davvero una maggioranza e questo dubbio – aggiunge – deve averlo anche il centrosinistra, visto che il voto di fiducia al Senato verrà posticipato a giovedì per attendere il rientro dall’estero della senatrice a vita Montalcini”. Il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, parla della durata del governo Prodi in un’intevista al Giornale Radio Rai.

“E’ difficile scommettere sui minestroni riscaldati. Soprattutto perché al massimo qui c’è l’aggiunta di qualche prezzemolo. Niente di più”. E su Marco Follini, Bonaiuti attacca: “E’ un ‘vispo Tereso’ della politica che svolazza da una parte all’altra con quel vizio insopportabile di dare lezioni”. ”Solidarietà” a Marco Follini arriva dal segretario della Quercia Piero Fassino. “La destra non sa far altro che aggredire i suoi avversari politici per coprire il vuoto di idee e di proposte”, sottolinea il leader Ds.

25 febbraio 2007

Scritta neonazista davanti all’abitazione di Giordano, segretario di Rifondazione

Fascisti in Italia, sempre più agguerriti e aizzati!!E’ stata trovata stamattina una scritta minacciosa nei pressi dell’abitazione romana del segretario nazionale Prc Franco Giordano.

La scritta ”Giordano Raus” realizzata con vernice bianca sull’asfalto e’ firmata con una svastica. A renderlo noto e’ Massimiliano Smeriglio, deputato e segretario Prc di Roma.

“Con una telefonata Piero Fassino ha espresso la sua solidarieta’ e quella dei Democratici di sinistra, a Franco Giordano, segretario di Rifondazione Comunista, dopo il ritrovamento sotto la sua abitazione di una scritta minacciosa ad opera di fascisti”. Ne’ da notizia una nota dell’Ufficio Stampa della Direzione nazionale dei Democratici di sinistra.

25 febbraio 2007

Un parlamentare condannato in Canada chiude con la politica

Silvio MarchiIn Canada se un parlamentare viene accusato di qualcosa si dimette immediatamete, che sia colpevole o meno. Se poi viene trovato innocente, puo’ rientrare in politica. Altrimenti, non rientra piu’, anche perche’ non lo voterebbe nessuno e perderebbe credibilita’ anche il partito che lo accoglie nelle sue fila.

Cesare Previti, parlamentare di Forza Italia e ex ministro della Difesa, è stato condannato (leggi il Corriere.it o Repubblica.it) per corruzione a un anno e sei mesi per il caso Lodo Mondadori. La pena si aggiunge ai 6 anni di reclusione avuti per il caso Imi-Sir. «Si tratta di una sentenza che non condividiamo assolutamente, non c’è prova di nulla», ha commentato uno dei suoi legali, Giorgio Perroni. Previti si dice «sorpreso per una decisione scorretta». Opposto il commento dell’avvocato Giuliano Pisapia, rappresentante di parte civile per la Cir di Carlo De Benedetti. Secondo il legale “la sentenza è aderente alle emergenze processuali dalle quali derivano la gravità e l’univocità di indizi a carico degli imputati”.

Rieletto alla Camera dei deputati alle ultime elezioni politiche dello scorso aprile, Previti è formalmente ancora un parlamentare della Repubblica. Usufruendo della legge sull’indulto, dopo la prima condanna, tramite i suoi legali,aveva chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali al Tribunale di Sorveglianza di Roma. L’ex legale di Berlusconi si era inizialmente proposto come consulente legale di Operation Smile, una fondazione che organizza missioni umanitarie per aiutare i bambini di ogni parte del mondo, sottoposti a interventi di chirurgia plastica. La scelta è ricaduta sul CeIS che si occupa di prevenzione di comportamenti a rischio; trattamento terapeutico per persone tossicodipendenti, alcoliste e sostegno ai detenuti.

Fonte : canada.blogsfere.it 

Leggi: Sulla pista della crisi l’Italia dei vecchietti

I VOTI DI VELARDI, IL GRANDE COMUNICATORE

 

I VOTI DI VELARDI, IL GRANDE COMUNICATORE

Claudio velardiDall’«ineffabile» Berlusconi al quirinalizio Gifuni, dall’ecumenico Beretta di Confindustria al «potrei ma non voglio» Fassino… Il teorico dello staff passa al setaccio chi sta sulla scena e anche chi sta dietro. Perché, in mancanza di leader, sono quelli nell’ombra a fa marciare le cose.


Dopo tanti riflettori, politica, spettacolo, gente che sgomita per un’intervista, una foto, per esistere insomma, è arrivato il momento degli uomini ombra.

C’è persino la loro serata: giovedì 23 giugno, allo Spazio Etoile di Roma, due passi da Montecitorio e sarà pure una serata a premi:il miglior capo di gabinetto, il miglior assistente particolare.

I nomi li scoprirete tra qualche riga.

Chi avrà invitato mai Claudio Velardi, fondatore di Reti società di consulenza? Agenti segreti, pedinatori, scalatori silenziosi di grandi aziende, nei luoghi in cui si amministra o si produce svolgono l’oscuro lavoro di tenere relazioni per i loro capi, di scrivere i loro discorsi, di fare ricerche perché arrivino preparati a un incontro col sindacato, con Confindustria, col ministro degli Esteri moldavo o col grande giornalista americano. «Se il paese vuole salvarsi, è da qui che bisogna ripartire, dagli uomini ombra», assicura con enfasi Velardi. «In mancanza di leader, ci salveranno i civili servants che non aspirano a comunicare se stessi».

Nella sede di Reti, ultimo piano con vista technicolor sull’altare della Patria e variegate architetture romane, il pur grande terrazzo non avrebbe potuto ospitarli tutti, gli ottocento invitati selezionati attraverso una ricerca durata settimane:

«E’ il nostro modo di celebrare i cinque anni di Reti», spiega Velardi. « Abbiamo creato un gruppo che fattura ventidue milioni di euro, il che per una società di consulenza non è male. C’è Running, che si occupa di marketing politico, c’è il quotidiano Il Riformista e l’ultimo acquisto, la società di ricerche di qualità fondata da Giampaolo Fabris».

«Tutta questa roba», per dirla velardianamente, quelli di Reti se la festeggiano concentrandosi sugli uomini degli staff italiani. Per Velardi, del resto, lo staff è una vera fissazione. Si sentiva staff di D’Alema prima ancora che D’Alema ne avesse uno, di staff. All’inizio c’era solo lui, poi il capo diventò segretario dei Ds, poi andò a Palazzo Chigi e intanto lo staff cresceva. «Poi siamo rimasti disoccupati ed eccoci qua. Ma negli staff credo ancora fermamente. Il perché è semplice. In Italia, forse anche altrove ma noi qui viviamo, è in crisi il sistema politico emerso, la politica che si vede, insomma. E’ in crisi perché manca una leadership credibile, i politici di cui i giornali si occupano tutti i giorni vivono di piccole e non grandi ambizioni, avrebbe detto Gramsci. E allora, in mancanza di leader, bisogna puntare sugli altri che leader non sono ma sanno far marciare le cose. In Francia vanno avanti per questo. Ora attraversano una fase di debolezza, sono anche loro senza leader, ma il paese Paese va avanti sostenuto da una struttura di servitori dello Stato educati a fare senza comparire».

In Italia, si capisce, vengono subito in mente Gaetano Gifuni e Gianni Letta, il primo segretario generale del Quirinale, il secondo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Altri, forse, ce ne sarebbero stati, in passato, ma spesso non hanno resistito e dall’ombra sono balzati alla luce. Ma quelli che resistono, dice Velardi, si rivelano di tempra Duracell, durano di più e «di bello hanno che ripropongono a cascata la stessa logica intelligente che li fa forti. Gianni Letta, per esempio, ha nella signora Lina Coletta un suo clone, è una persona che con intelligenza ha appreso come si smista il traffico del potere. E non solo. Perché il vero uomo ombra sa trasferire potere e autorità, funzioni. Chi non lo fa – e spesso è proprio il leader da ribalta – alla fine non prende decisioni, lascia che tutto ingolfi».

Lina Coletta, comunque, sarà tra i premiati, nella notte degli uomini ombra, e così accadrà a Walter Verini braccio destro di Walter Veltroni, e ad altri. Nel vasto ufficio di Velardi, cominciamo un gioco sui migliori uomini ombra, (un po’ come faceva Il Riformista col suo tormentone sui portaborse poi sospeso). Che voti darebbe e quali definizioni li premia? Eccone un po’, diciamo un assaggio.

C’è «l’ecumenico», Maurizio Beretta (direttore generale di Confindustria) – voto 9 – «che passa indenne attraverso le peggiori burrasche (Rai, Fiat). Ora deve mettere d’accordo industriali, governo e sindacati: un’impresa più che ardua». C’è il «dissimulatore», Walter Verini (capo della segreteria di Veltroni) – voto 8 -, «stesse iniziali del capo, stessi occhiali, dieci centimetri in meno. Come il capo nasconde i suoi sogni, che non sono ambientati in Africa o a Palazzo Chigi». E’ Stefano Lucchini (relazioni esterne Banca Intesa) – voto 7,5 – «discreto, affidabile, curiale». In una parola «efficente». C’è il «potente» , Lorenzo Borgogni (relazioni esterne Finmeccanica) – voto 8 – «è il vero numero due dell’unica azienda italiana che cresce all’estero. E’ l’unico comunicatore che ci sa fare anche con i numeri».

Poi Velardi accetta di dare i voti anche ai duellanti politici del 2006: l’«ineffabile» Berlusconi e il «poco credibile Prodi»; ma anche ai due eventuali «sostituti». (secondo un’inchiesta del Corriere e del Magazine), il vorrei «ma non posso» Pier Ferdinando Casini e il «potrei ma non voglio» Piero Fassino.

Ma in politica, chi sa usare bene gli staff e chi invece proprio non ne approfitta? «Uno che si muove molto nella logica degli staff è Walter Veltroni. Verini per esempio lo segue senza mai apparire. Era un funzionario di partito, ha scelto di rimanere nell’ombra». Ma anche l’arretramento nell’ombra può avere un retrogusto narcisista. Per Velardi, esegeta dell’argomento, trattasi di impasto di narcisismo e prudenza: «la prudenza del preferire che siano gli altri ad esporsi, il narcisismo di sapere che, alla fine, i risultati spesso opera tua».

Ma i cedere alla debolezza della visibilità: «Già il venire alla luce in qualche occasione denuncia uno stato febbrile, diciamo d’influenza». Parla di sé. Lui stesso, ai tempi in cui era un uomo di staff, valicò più di una volta la sottile linea d’ombra, avvicinandosi al cono di luce. Una scelta volontaria? «Probabilmente sì, lo volevo. Un grave errore, per un uomo ombra»

febbraio 23, 2007

A proposito di Impregilo e della telefonata intercettata prima dell’appalto (Ponte Stretto): me l’ha detto Dell’Utri.

Paolo Savona - Ex Presidente di ImpregiloVerifiche dei pm di Monza sulla conversazione tra il presidente della società e un amico economista vicino al deputato forzista.

Telefonata intercettata prima dell’appalto: me l’ha detto Dell’Utri.

MILANO – “La gara per il ponte sullo Stretto la vincerà Impregilo”. Quando i pm di Monza hanno letto i brogliacci delle intercettazioni telefoniche sono rimasti colpiti. Il colloquio intercettato infatti si svolge tra Paolo Savona – al momento dell’intercettazione presidente di Impregilo, una delle due cordate in gara per il ponte – e Carlo Pelanda, economista e amico di Savona.

Una frase che ha sollevato l’attenzione degli inquirenti anche perché al telefono Pelanda sostiene di avere saputo da Marcello Dell’Utri del probabile esito della gara per l’appalto più costoso mai assegnato in Italia.

Sarebbe stato il senatore di Forza Italia a dare assicurazioni in tal senso.

In effetti, il 13 ottobre la gara è stata vinta da Impregilo.

Impregilo… Ma che Agganci!!La frase di Pelanda a Savona viene captata per caso. I microfoni degli investigatori stavano registrando le conversazioni telefoniche dei vertici di Impregilo (oggi rinnovati) nell’ambito di un’inchiesta per falso in bilancio e false comunicazioni sociali che si trascina da tempo, e nella quale sono indagati a vario titolo Paolo Savona e Pier Giorgio Romiti, figlio dell’ex presidente di Fiat. Il sostituto procuratore Walter Mapelli e il suo capo, il procuratore di Monza Antonio Pizzi, al ponte non ci pensano nemmeno. Ma, a partire dalla fine dell’estate, molte delle comunicazioni registrate iniziano a riguardare proprio la gara: sono le settimane decisive, è in gioco l’appalto del secolo, un’opera da 3,88 miliardi di euro.

In lizza sono rimasti soltanto due concorrenti, dopo il ritiro delle cordate straniere: Impregilo e Astaldi.

Per entrambi i concorrenti è una partita decisiva. L’affare è colossale sia che il ponte venga costruito, ma anche (o soprattutto, come sostengono in molti) che resti sulla carta, visto che il contratto prevede una penale stratosferica in caso di recesso da parte dello Stato (il 10 per cento dell’importo totale, cioè 388 milioni, più le spese già affrontate dal general contractor) dopo la definitiva approvazione dell’opera prevista per il 2006. Così le telefonate, i contatti a tutti i livelli sono incessanti. Nulla, però, di penalmente rilevante.

Poi arriva quella telefonata che gli investigatori ascoltano e riascoltano. Che passano ai pubblici ministeri. Pizzi e Mapelli si consultano a lungo sul da farsi. E alla fine, nel corso di un interrogatorio di Paolo Savona, gli domandano: “Il professor Pelanda le ha detto che voi avreste vinto la gara per il ponte. Come faceva a saperlo? E Marcello Dell’Utri che cosa c’entra?”. Savona risponde: “Era una legittima previsione: Pelanda mi stava spiegando che noi eravamo obiettivamente il concorrente più forte”. I pm di Monza, tuttavia, sono convinti di avere in mano altri elementi per nutrire qualche dubbio sulla gara di aggiudicazione.

Splendidi Splententi

Paolo Savona e Carlo Pelanda (economista ed editorialista del Foglio e del Giornale) si conoscono da anni, hanno scritto libri insieme, niente di strano che si sentano e che parlino anche del Ponte. Ma Pelanda chiama in causa il suo amico Marcello Dell’Utri, senatore di Forza Italia, stretto collaboratore di Berlusconi. Anche Pelanda e Dell’Utri si conoscono: Pelanda è stato presidente dell’associazione “Il Buongoverno”, fondata proprio dal senatore.

In Procura c’è molta cautela: non si vuole danneggiare Impregilo, la più grande impresa della zona, soprattutto adesso che i vertici coinvolti nell’inchiesta sono cambiati. Ma da quelle parole e dagli altri elementi raccolti, il procuratore Antonio Pizzi (già noto per essersi occupato delle inchieste sul Banco Ambrosiano e le Bestie di Satana) potrebbe decidere di avviare un’inchiesta per turbativa d’asta. E se questa inchiesta venisse aperta nel fascicolo potrebbe comparire anche un altro nome importante: quello dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che figura nei brogliacci delle intercettazioni per alcuni contatti con Pelanda.

L’ex presidente e l’economista sono infatti in buoni rapporti. Pelanda è stato consigliere della Presidenza della Repubblica (mentre oggi risulta consulente del ministro della Difesa Antonio Martino).

A questo si riferiva lo stesso Cossiga quando, durante la puntata di Porta a Porta del 5 ottobre, ha rivelato: “Sono stato intercettato da un pm mentre parlo con un mio amico che brigava per ottenere gli appalti del Ponte”.

(3 novembre 2005)

Fonte: www.repubblica.it

Impregilo, società che nonostante la gara per il Ponte sullo Stretto, i megappalti per l’ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, il Passante di Mestre e il sistema Mose a Venezia, attraversa una forte crisi di liquidità e risulta fortemente indebitata con alcuni dei maggiori gruppi bancari (1,3 miliardi di euro secondo “Finanza&Mercati”), i quali, per il tortuoso sistema tutto italiano degli incroci azionari, si trovano ad essere titolari di rilevanti quote della società di cui sono creditrici. Prima fra tutti Capitalia che esercita il controllo sul 3,3% del capitale Impregilo e vanta crediti per un centinaio di milioni di euro. Nel controllo di Impregilo, Capitalia è seconda solo a Gemina (24,9%) e davanti al colosso statunitense J.P. Morgan Chase (2%), Banca Intesa, Unicredit e il gruppo Sanpaolo-Imi-Banco di Napoli. Banca Intesa, da parte sua, nel marzo 2005 – per voce del manager corporate Gaetano Miccichè, fratello del ministro forzista Gianfranco – si è impegnata per un prestito “ponte” da 120 milioni di euro a favore di Impregilo. Una boccata d’ossigeno che ha aperto la strada alla ricapitalizzazione della società e all’ingresso di nuovi azionisti che hanno soffiato in dirittura d’arrivo l’affare all’Astaldi di Roma, la società avversaria di Impregilo nella gara per la realizzazione del Ponte sullo Stretto.

Lodo Mondadori, Previti condannato a 1 anno e 6 mesi

Lodo Mondadori, Previti condannato a 1 anno e 6 mesi

Nella foto Cesare PrevitiVerdetto di colpevolezza anche per Attilio Pacifico, condannato ad un anno e mezzo, per Giovanni Acampora, con la stessa condanna e per l’ex giudice Vittorio Metta, condannato a due anni e 9 mesi.

Milano, 23 feb. – (Adnkronos) – Sono stati tutti condannati i quattro imputati accusati di corruzione nel secondo processo d’appello celebrato a Milano nell’ambito della causa per il Lodo Mondadori. Oltre a Cesare Previti (nella foto), condannato ad un anno e mezzo, i giudici della terza corte d’appello hanno emesso un verdetto di colpevolezza per Attilio Pacifico, condannato ad un anno e mezzo, per Giovanni Acampora, anche lui colpito da una condanna di un anno e mezzo e l’ex giudice Vittorio Metta, condannato a due anni e 9 mesi di reclusione. Per tutti le pene vanno ad accumularsi con quelle gia’ definite con sentenza passata in giudicato nell’ambito della causa Imi-Sir.

Fonte : www.adnkronos.com

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