Angolo del Gigio

gennaio 29, 2007

Ad incominciare dall’audizione in aula di Giorgio Tradati.

All Iberian e’ stato un processo tormentato e nei venti mesi di udienze del processo di primo grado, dal 21 novembre 1996 al 13 luglio 1998, non sono mancati clamorosi colpi di scena.

Ad incominciare dall’audizione in aula di Giorgio Tradati.

Quest’ultimo, amico di infanzia di Craxi, gelo’ l’aula quando, rispondendo alle domande del pm, ammise il passaggio dei miliardi dalla cassaforte occulta All Iberian al conto Northern Holding, ritenuto nella disponibilita’ dell’ex segretario socialista Craxi.

 

Non solo. Il pool di Mani pulite affino’ proprio nell’inchiesta sul finanziamento illecito e sui conti esteri della Fininvest la tecnica delle rogatorie internazionali. Rincorrendo il fiume delle tangenti, la procura milanese impose all’attenzione generale il fenomeno delle provviste occulte, accomulate nei paradisi fiscali, gelosi custodi dei loro segreti bancari.

 

Disponibilita’ immense di denaro contante utilizzate a fini illeciti. E non solo dalla grande criminalita’ organizzata.

All Iberian ha anche vissuto la beffa del vizio formale che e’ costato la spaccatura in due del processo: con l’accusa del falso in bilancio, sempre legata alle provviste della societa’ off shore, che ha dovuto ricominciare dall’udienza preliminare. E quel processo e’ ancora in corso.

Ha poco da dire Bobo Craxi, suo padre a sbagliato ed è stato “Squattato” e che non si sciacqui la bocca col nome di Borrelli, che come appunto diceva quasta sera a Matrix Di Pietro è un integerrimo, coraggioso “Uomo dello Stato” che ha fatto il suo lavoro e un bel po di pulizia.

Bobo CraxiChe poi l’olezzo sia rimasto per le stanze del parlamento non è una buona ragione per non ammettere che se oggi abbiamo 1/3 di merd, se avessimo lasciato fare senza tirar monetine il suo “Papà” avremmo ancora quel “Sistema” marcio, corrotto e olezzoso che lui tanto addita, e del quale suo padre era appunto l’emblema, l’icona di “Esplora Risorse” di un sistema operativo buggato e infame, quale era la “Prima Repubblica”.

 

Ma andiamo a leggerci la “Sentenza” per capire chi è il Tradati :

Passando al merito, dopo un breve inquadramento della vicenda nel filone delle indagini giornalisticamente definite di “Mani Pulite”, la motivazione di primo grado riassume la tesi accusatoria nei seguenti punti:

 

tramite il fiduciario Tradati Giorgio, Bettino Craxi aveva acceso due conti bancari esteri, l’uno presso la Societé de Banque Suisse di Chiasso intestato alla società panamense Constellation Financiere, l’altro presso La Bankers Trust di Ginevra (successivamente trasferito presso la American Express Bank di Ginevra) intestato alla International Gold Coast, anch’essa panamense;

 

su tali conti erano affluite nel tempo ingenti somme di denaro di provenienza illecita, in particolare, al momento della chiusura, sul conto della Constellation Financiere erano giacenti Fr. Sv. 22.000.000 e su quello della International Gold Coast erano giacenti circa £ 15.000.000.000;

 

per alimentare quest’ultimo era stato utilizzato un conto di transito presso la Claridien Bank di Ginevra intestato alla Northern Holding S.A. nella disponibilità di Cimenti Ugo, che aveva provveduto al trasferimento delle somme destinate alla International Gold Coast, dapprima presso la Bankers Trust e successivamente presso l’American Express;

 

sul citato conto di transito erano stati accreditati numerosi versamenti illeciti, tra i quali quelli erogati dalle imprese Barilla, Ansaldo, Siemens, Italimpianti, Calcestruzzi, Acqua, Techint;

 

nel 1993 Craxi aveva scelto Raggio quale fiduciario al posto di Tradati, incaricandolo di chiudere i conti di cui sopra e di occultare la provvista;

 

l’imputato, avvalendosi di prestanome quali Vallado Miguel Gabriel Jose e Martinez Aguilar Arturo, nonché della fattiva collaborazione di Vacca Graffagni Agusta Francesca (persona deceduta giudicata separatamente col patteggiamento della pena), aveva provveduto alla chiusura dei conti esteri incassando, occultando o trasferendo le somme su altri conti, in Svizzera e altrove;

 

in particolare, nel febbraio-marzo 1993 le somme giacenti a nome della International Gold Coast presso l’American Express venivano trasferite da Raggio (col Vallado) presso due altri conti, il primo aperto presso la S.B.S. di Ginevra a nome Julfer, il secondo presso il Bancomer di New York a nome Farbin Corp. (mentre un rivolo di $ 110.000 veniva direttamente incassato a mezzo assegno dalla Vacca Graffagni presso il Banco di Chiavari, dove Raggio figurava procuratore);

 

le somme giacenti sul conto Constellation Financiere presso la S.B.S. venivano trasferite da Raggio (col Martinez) nel dicembre del 1993, quanto a Fr. Sv. 7.000.000, presso ABN Amro Bank di Amsterdam a nome Kirwall e, quanto a Fr. Sv. 15.000.000, in un primo tempo presso la S.B.S. di Ginevra a nome Cancun, quindi presso la banca Pictet & Cie di Ginevra e, infine, presso la stessa banca Pictet & Cie di Nassau (Bahamas) sul conto intestato ad Highland Retreat Investment.

 

La documentazione bancaria acquisita, nonché le dichiarazioni di Tradati Giorgio, di Cimenti Ugo, Pintus Domenico e di molti altri soggetti coinvolti nelle operazioni accennate hanno pienamente confermato la fondatezza delle accuse.

 

Tradati Giorgio ha ammesso di essersi prestato alla gestione occulta in Svizzera di fondi riconducibili a Craxi, di cui era amico fin dall’infanzia. Per far questo, si era rivolto a Cimenti Ugo, impiegato presso la Bankers Trust di Milano, il quale aveva curato l’apertura del conto intestato alla società panamense International Gold Coast. Lo stesso Cimenti aveva fornito gli estremi del conto di transito intestato a Northern Holding presso la Claridien Bank di Ginevra, da utilizzarsi col nome in codice “Grain” per i versamenti da parte di coloro che volessero far pervenire denaro a Craxi. In sostanza, il meccanismo prevedeva che ogni somma affluita sul conto di transito Northern Holding con detto riferimento sarebbe stata girata alla International Gold Coast.

 

Nel corso degli anni e fino al 1992 erano pervenuti in tal modo circa 15 miliardi di lire, finché Tradati, preoccupato dagli sviluppi delle indagini di “Mani Pulite”, aveva chiesto di essere esonerato dall’incarico. Craxi lo aveva allora invitato a curare lo svuotamento del conto, ma il fiduciario si era rifiutato, finché nel gennaio-febbraio 1993 si era incontrato con Craxi e Raggio (che peraltro nell’occasione si era presentato col falso nome di “Borghi”) e quest’ultimo gli aveva dato la fotocopia di un documento d’identità dell’avvocato messicano Vallado Miguel Gabriel Jose, destinato a fungere da nuovo titolare. Il documento era stato poi passato al Cimenti che aveva dato corso all’operazione.

 

Il conto Constellation Financiere, invece, era stato aperto dal Tradati quale fiduciario di Craxi fin dal 1981 e nel corso degli anni vi erano affluiti fondi per circa 22 milioni di franchi svizzeri. Dopo avere raggiunto livelli elevati di giacenza, era stato aperto il secondo conto, quello della Internationl Gold Coast, disponendo un bonifico dall’uno all’altro. Anche in questo caso, dopo la defezione di Tradati, Craxi gli aveva proposto di occuparsi dello svuotamento, ma senza riuscire a convincerlo. In seguito, Tradati aveva saputo dal funzionario Pintus della S.B.S. di essere stato estromesso dalla titolarità del conto.

 

Sempre per conto di Craxi, Tradati si era anche occupato delle vicende della società Roma Cine TV, emittente della stazione televisiva regionale G.B.R. di Roma, facente capo al P.S.I., la quale aveva accumulato una pesante esposizione debitoria. Raggio si era in seguito interessato alla cessione dell’azienda, indicando un potenziale acquirente nel gruppo messicano Televisa.

 

Agli inizi degli anni ’80, prima ancora dell’apertura dei due conti esteri sopra indicati, Tradati, sempre su richiesta di Craxi, aveva aperto presso la S.B.S. di Chiasso un altro conto intestato ad una fondazione del Liechtenstein denominata Arano Stieftung, dov’erano arrivati fondi che, tra l’altro, erano stati utilizzati anche per effettuare versamenti di qualche centinaio di milioni di lire a favore della predetta emittente televisiva.

 

Nel dicembre 1992, Tradati aveva prelevato dai conti svizzeri e consegnato personalmente a Craxi la somma di 2 miliardi necessaria a pagare gli stipendi del personale del Partito e dell’Avanti, in arretrato da mesi. In altra occasione, dagli stessi conti era stata prelevata una somma destinata alla G.B.R. ed in un’altra ancora la somma di £ 500 milioni era stata destinata ad Antonio Craxi, fratello di Bettino.

 

Precisava ancora Tradati che verso la fine del 1991 era pervenuta sul conto della International Gold Coast la somma di 15 miliardi di lire, eccedente l’importo di 10 miliardi che Craxi gli aveva annunciato, sicché il fiduciario aveva chiesto spiegazioni chiamando l’uomo politico da una cabina telefonica e ricevuto l’istruzione di rispedire al mittente i 5 miliardi in eccesso.

 

Giorgio Tradati ha patteggiato la pena per il concorso nel reato di finanziamento illecito di partiti politici con specifico riguardo, tra l’altro, alle somme confluite fino al 1993 sui conti Constellation Financiere e International Gold Coast. La relativa sentenza è divenuta definitiva.

 

Puntuale riscontro alle dichiarazioni di Tradati è venuto da Cimenti Ugo (o Hugo), dapprima funzionario presso la Bankers Trust (fino al 1992) e poi presso la American Express, dove si era occupato di esportazione di capitali, compensazioni valutarie ed investimenti esteri. Per quanto concerne il ruolo di Raggio, Cimenti ha riferito che Tradati, allorquando ebbe a manifestare l’intenzione di dismettere la gestione del conto International Gold Coast, gli consegnò copia del passaporto del cittadino messicano designato per il subentro, vale a dire l’avv. Vallado, il cui nominativo fu subito indicato via fax alla fiduciaria Javier. Ben presto Cimenti fu informato da un funzionario della Javier che Vallado si era presentato unitamente a tale Maurizio Raggio per disporre urgentemente lo svuotamento del conto. Aggiungeva il Cimenti di avere saputo che i fondi per 12/13 miliardi di lire al momento esistenti, in esecuzione degli ordini del nuovo beneficiario economico, erano stati inviati per metà alla S.B.S. di Ginevra a nome Julfer e per metà alla Farbin Corp. presso Bancomer di New York. Il funzionario di banca confermava altresì l’episodio relativo all’afflusso di 5 miliardi in eccesso di cui aveva parlato Tradati, ricordando perfettamente che quest’ultimo aveva chiesto istruzioni per telefono da una cabina sita nel mezzanino della metropolitana, in esito alla quale aveva disposto la parziale restituzione dei fondi al mittente.

 

Wanner Christian, dirigente della fiduciaria Javier, esaminato per rogatoria, ha confermato che nel febbraio 1993 Vallado e Raggio, forti della legittimazione appena conseguita sulla International Gold Coast, avevano disposto lo svuotamento del conto, rappresentando ai funzionari della fiduciaria che Tradati aveva comprato dal Vallado un immobile in Messico e concordato il pagamento mediante la cessione della società. I fondi, con assoluta urgenza, vennero trasferiti in parte su di un conto presso la S.B.S. di Ginevra ed altra parte a New York presso una banca americana. Proprio il Raggio fu, anche per ragioni di lingua, il principale interlocutore del Wanner. In seguito (nel giugno 1993), lo stesso Raggio gli spiegò che intendeva cancellare qualsiasi collegamento tra il vecchio ed il nuovo proprietario della International Gold Coast e che in realtà non vi era stato alcun rapporto di compravendita immobiliare fra Tradati e Vallado, così ammettendo di avere in un primo tempo mentito al riguardo.

 

Analoghe dichiarazioni confermative venivano rese per rogatoria da Jayet Judith, dipendente della stessa fiduciaria Javier incaricata di tenere la documentazione amministrativa della International Gold Coast, la quale aveva incontrato Vallado e Raggio, dopo che questi avevano concordato con Wanner il trasferimento dei fondi.

 

Il quadro probatorio delineato dal Tradati veniva ulteriormente arricchito, con riguardo al secondo dei conti svizzeri, quello intestato alla Constellation Financiere, dalla deposizione di Pintus Domenico funzionario della S.B.S. di Chiasso. Questi rappresentava che verso la fine del 1993 il “beneficial owner” aveva presentato alla banca un messicano, tale Martinez Aguilar, chiedendo di farlo divenire procuratore della società. Fu esposta la necessità che costui, per assumere il controllo completo della situazione, assumesse formalmente la carica di amministratore, cosa che effettivamente avvenne a far tempo dal 7 dicembre 1993. Precisava il funzionario che agli incontri finalizzati alla “voltura” parteciparono il Tradati, il messicano ed una terza persona che fungeva da interprete, presentatasi a nome Borghi. Ai primi del 1994, il conto della Constellation Financiere fu chiuso ed i fondi giacenti furono trasferiti in parte presso la ABN di Amsterdam ed in parte presso la S.B.S. di Ginevra. Per il perfezionamento delle operazioni si presentarono sempre il messicano accompagnato dal sedicente Borghi. Verso la fine dell’estate 1994, Pintus, vedendo sulla stampa la fotografia di Maurizio Raggio, riconobbe in lui la persona che si era presentata come Borghi. Quando successivamente fu contattato telefonicamente dal medesimo (la chiamata perveniva dall’Hotel Richemond di Ginevra) per sapere se qualcuno avesse chiesto informazioni sul conto Constellation Financiere, Pintus non rispose e al contempo fece intendere di avere capito la vera identità dell’interlocutore, il quale non tentò nemmeno una smentita. Dagli accertamenti di P.G. si evince che effettivamente Raggio ebbe a soggiornare dal 2 al 6 ottobre 1994 presso l’Hotel Richemond di Ginevra, dal quale fece svariate telefonate, contattando tra gli altri il Cimenti e (anche a notte fonda) l’utenza tunisina di Craxi.

 

Dopo avere chiarito il quadro relativo alla titolarità e alla movimentazione dei conti, il giudice ha affrontato il problema della natura e della provenienza del denaro depositato, rilevando preliminarmente che la stessa fisionomia occulta della gestione, riconducibile a soggetti italiani attraverso lo schermo di società off-shore prive di effettiva consistenza commerciale, rivela lo scopo di raccogliere denaro di provenienza illecita. Il ricorso a società fiduciarie estere, la necessità che i versamenti non fossero diretti, bensì attuati su conti di transito (Northern Holding) prima di giungere a destinazione, mediante l’uso di un codice (“Grain”), dimostra la preoccupazione dei gestori di tagliare ogni contatto tra datori e prenditori dei fondi.

 

Il fatto, poi, che il motore centrale del meccanismo fosse uno degli uomini politici più in vista dell’epoca, già al vertice del potere esecutivo del Paese e comunque leader di uno dei partiti politici più importanti, soggetto che avrebbe dovuto gestire ogni operazione economica che personalmente lo riguardava, o che riguardava gli enti da lui rappresentati, non solo nel pieno rispetto delle leggi, ma con la massima trasparenza morale e sociale, convince ulteriormente che l’impiego di fiduciari segreti e di conti esteri intestati a società di comodo, non poteva spiegarsi se non con la necessità di occultare la provenienza illecita dei fondi, frutto della degenerazione dei rapporti tra politica e mondo imprenditoriale.

 

Puntuale conferma dell’assunto è venuta dalle dichiarazioni di importanti uomini d’affari italiani, come Stafforini Paolo, amministratore della Idreco, società operante nel settore del trattamento acque e degli impianti di protezione ambientale. Con riferimento all’aggiudicazione di un’importante commessa pubblica (Enel), questi era stato avvicinato da un amministratore (Bitetto), che lo aveva invitato a recarsi da tale ing. De Toma (persona molto vicina a Craxi) per “quantificare il denaro da versare al sistema dei partiti”. A fronte di una richiesta iniziale di 3 miliardi di lire, l’imprenditore era riuscito a limitare l’esborso a 2 miliardi. Il versamento della quota destinata al P.S.I. era stato eseguito in larga parte tramite la Claridien Bank di Ginevra, conto Northern Holding, riferimento Grain.

 

De Toma Bartolomeo ha ammesso questa e altre vicende analoghe, raccontando dei suoi rapporti di amicizia con l’on. Balzamo, segretario amministrativo del P.S.I., e del sistema della spartizione delle tangenti tra i partiti politici.

 

Che quello fosse il metodo è stato confermato da Paolo Scaroni, all’epoca amministratore della Techint, il quale ha precisato di avere ricevuto dall’on. Balzamo gli estremi di diversi conti, che poi erano stati passati al direttore generale (Rocca Fabrizio, deceduto nel 1991) per la materiale esecuzione dei pagamenti. Aggiungeva lo Scaroni che, per quanto riguardava i versamenti effettuati al P.S.I. nell’anno 1991, Balzamo e De Toma congiuntamente gli avevano fornito gli estremi del conto Northern Holding, riferimento Grain, presso la Claridien Bank di Ginevra.

 

Anche Panzavolta Lorenzo rappresentava il versamento della somma di £ 621 milioni con identiche modalità. Idem Tornich Fulvio, dirigente della Italimpianti, che ammetteva un analogo pagamento di £ 300 milioni. Ancora, Musso Bruno, dirigente dell’Ansaldo di Genova e poi della Finmeccanica di Roma, dichiarava che al fine di non bloccare un accordo tra Ansaldo e Siemens l’on. Balzamo gli aveva sollecitato il versamento di almeno £ 5 miliardi al P.S.I., che poi era stato eseguito, seppure in misura “scontata”, sempre tramite la Claridien Bank, conto Northern Holding, riferimento Grain. Equivalente racconto è stato offerto dal direttore generale dell’Ansaldo Tedeschini Giuliano.

 

L’industriale Pietro Barilla, con l’aiuto dell’imprenditore Franco (o Francesco) Ambrosio di cui era amico da lunga data, aveva versato rilevanti contributi al P.S.I. dietro pressanti sollecitazione dell’on. Balzamo. Nel marzo 1990, mentre Barilla si trovava al Grand Hotel di Roma con Ambrosio, aveva ricevuto una busta con le istruzioni: “c/c 7105 Northern Holding – Claridien Bank – Ginevra ref. Grain”. Nella stessa data, era stato disposto un bonifico di £ 2.500.000.000, quindi Ambrosio aveva telefonato a Balzamo, il quale aveva tratto “un respiro di sollievo“, aggiungendo che ciò avrebbe tranquillizzato il suo “capo“. La vicenda è stata confermata, oltre che dai diretti protagonisti e dalla documentazione bancaria acquisita, anche dalle dichiarazioni di Guido Maria Barilla e di Luca Barilla.

 

Nella sentenza del Tribunale di Milano in data 13 luglio 1998, passata in giudicato a carico di Vallado, si afferma la sussistenza di conti esteri riferibili a Craxi quale esponente del Partito Socialista, richiamando tra l’altro le convergenti dichiarazioni di De Toma Bartolomeo e Brandini Cornelio, già segretario personale di Craxi e cugino dello stesso De Toma. Quest’ultimo, nell’ammettere il proprio ruolo di collettore di tangenti nel settore dell’ecologia, ha precisato che nel corso della sua lunga collaborazione con Balzamo per il coordinamento della raccolta di fondi a favore del P.S.I. si era reso conto che il segretario amministrativo del partito, non solo non aveva mai aperto o gestito conti esteri, ma che non aveva nemmeno potere dispositivo su di essi, che risaliva in via esclusiva a Craxi.

 

Il sistema d’illegalità diffusa cui, a suo dire, partecipavano in forme diverse tanto i maggiori gruppi economici, quanto i partiti di governo e di opposizione, è stato del resto candidamente ammesso dallo stesso Craxi, il quale ha precisato che nel quadriennio 1987/1990 erano pervenuti al P.S.I. in forma extra contabile contributi per complessivi 187 miliardi di lire, di cui 47,3 miliardi di lire nel solo anno 1990. L’uomo politico ha ammesso, in particolare, le sistematiche contribuzioni del gruppo Ferruzzi (anche se ha negato la maxi tangente Enimont), nonché il legame di amicizia con Salvatore Ligresti, persona al vertice di uno dei maggiori gruppi assicurativi italiani, che aveva versato importanti contributi al partito. Il giudice di primo grado tuttavia rileva che nei suoi corposi memoriali Craxi si è sempre guardato dall’accennare alla disponibilità dei conti International Gold Coast e Constellation Financiere, che all’epoca non erano ancora stati scoperti e costituivano per lui un importante “tesoretto” riposto nelle fidate mani, prima di Tradati, poi di Raggio.

 

Nel panorama descritto vanno incasellate le reiterate dichiarazioni confessorie dell’imputato, il quale, anche in altre sedi processuali (in particolare nel procedimento cosiddetto “All Iberian”), ha confermato quanto sopra accennato, ammettendo il proprio ruolo al servizio dell’on. Craxi, che egli conosceva da molto tempo come frequentatore del locale di Portofino denominato “La Gritta” gestito dai suoi genitori. Raggio si era legato sentimentalmente alla contessa Francesca Vacca Graffagni vedova Augusta a far tempo dalla seconda metà degli anni ’80 e questo aveva contribuito ad intensificare i rapporti con Craxi, nel quadro della comune frequentazione di abitazioni prossime a Villa Altachiara, dimora di Portofino della Vacca Graffagni, con molteplici occasioni di incontro e di convivialità. Nel periodo pasquale del 1992 Craxi aveva riferito a Raggio che l’esplosione dell’indagine di “Mani Pulite” aveva scatenato preoccupazioni nell’ambiente ed indotto le aziende a cessare le contribuzioni, mettendo il Partito in serie difficoltà economiche. Nell’estate i rapporti con Craxi si erano cementati ulteriormente nel corso di una vacanza ad Hammamet (Tunisia) dove Raggio si era recato con la contessa Vacca Graffagni.

 

Dopo la morte di Balzamo (autunno 1992), Craxi aveva riferito a Raggio che Tradati s’era intimorito e non era più disponibile a manovrare i soldi del partito, pertanto aveva chiesto allo stesso Raggio di subentrare nella gestione del conto International Gold Coast, avvertendolo che al momento tale conto non era stato individuato dagli inquirenti, ma che le indagini in corso su altri conti forse avrebbero potuto consentire di arrivare a scovarlo.

 

 

All’epoca Raggio era assillato dalla necessità di rientrare da un finanziamento di $ 1.200.000 contratto a nome della contessa Vacca Graffagni e, non potendo farvi fronte, aveva pensato di chiedere aiuto a Craxi, il quale, andando al di là delle più rosee speranze, nel gennaio 1993, in prossimità della scadenza del debito, gli aveva fatto accreditare sul suo conto estero presso la Pictet & Cie. di Ginevra la somma di $ 1.500.000. I fondi provenivano dal conto Hambest Corp presso la Banca Internazionale del Lussemburgo (B.I.L.) intestato a Giallombardo Mauro (dirigente della struttura socialista europea, funzionario del Parlamento Europeo, nonché persona molto vicina all’on. Craxi).

 

Come ha ammesso il titolare e come è inequivocabilmente emerso in plurimi procedimenti, il conto di provenienza era stato foraggiato nel solito modo, sicché il giudice ha ritenuto oggettivamente provato che la somma di cui al capo 4 fosse riconducibile a tangenti o comunque finanziamenti illegali al P.S.I..

 

Tornando al racconto dell’imputato, questi ha detto di non aver chiesto contezza a Craxi della provenienza del denaro, anche se aveva immaginato che potesse trattarsi di soldi del partito. Egli non aveva offerto alcun tipo di garanzia per la restituzione della somma, ma intendeva onorare il debito non appena si fosse risolta la contesa ereditaria del conte Agusta, in cui era coinvolta la Vacca Graffagni.

 

Quasi in contemporanea (nel gennaio 1993) vi era stato l’incontro fra Craxi, Tradati e Raggio (che peraltro ha negato di essersi presentato in quella occasione col nome Borghi). Nel frattempo l’imputato aveva informato Craxi del reperimento dell’avvocato messicano Vallado, disposto, dietro compenso di $ 110.000, a fungere da prestanome per lo svuotamento del conto International Gold Coast, le cui giacenze erano finite (sempre nella disponibilità di Raggio):

 

per metà, sul conto intestato alla Farbin presso l’istituto Bancomer delle Isole Cayman, previo passaggio su un conto di transito che la fiduciaria Javier aveva messo a disposizione presso la S.B.S. di Ginevra, utilizzando il nome in codice “Julfer” per individuare i fondi oggetto di trasferimento;

 

per metà, sul conto intestato alla società panamense Macin Holding presso la banca Pictet & Cie, indi sul conto intestato ad Higland Retreat Investment presso la Pictet Bank & Trust di Nassau.

 

Raggio ha altresì ammesso di essersi incaricato, verso la fine del 1993, del disbrigo di una nuova operazione finanziaria nell’interesse di Craxi, quella relativa al conto Constellation Financiere di Chiasso (capo 3 della rubrica), dopo a Ginevra che era andata a buon fine la prima operazione relativa al conto International Gold Coast.

 

 

Raggio ha altresì ammesso di essersi incaricato, verso la fine del 1993, del disbrigo di una nuova operazione finanziaria nell’interesse di Craxi, quella relativa al conto Constellation Financiere di Chiasso (capo 3 della rubrica), dopo a Ginevra che era andata a buon fine la prima operazione relativa al conto International Gold Coast.

 

Ricevuta la richiesta, l’imputato aveva pensato di contattare di nuovo l’avvocato Vallado, ma questi aveva altri impegni ed aveva proposto il collega Martinez Aguilar. Il compenso per l’assistenza professionale, consistita in sostanza nel mettere il nome per il trasferimento di fondi, concordato in circa £ 300.000, era stato versato da Raggio direttamente a Vallado. A Pintus, funzionario della S.B.S. che se n’era occupato, erano finiti altri 60.000/80.000 Fr. Sv.

In questo caso, la giacenza originaria di circa 22 milioni di franchi svizzeri era stata destinata:

quanto a 15 milioni, sul conto Pictet di Nassau intestato alla Highland Retreat Investment, previo passaggio da un conto di transito della stessa Pictet presso la S.B.S. di Ginevra (dal conto di destinazione a Nassau furono in seguito effettuati vari bonifici su conti indicati di volta in volta da Craxi);

 

quanto ai restanti 7 milioni di franchi svizzeri, inizialmente sul conto Kirwall presso la Amro Bank di Amsterdam e, dopo un paio di mesi, sul conto di una società fiduciaria nelle Isole del Canale (in seguito parte dei fondi venne investita negli U.S.A. tramite la società panamense Pentaco, sempre riferibile al Raggio).

L’imputato ha fornito dettagliate spiegazioni sulle movimentazioni successive, ha ammesso di avere utilizzato fondi per spese personali senza averle restituite a Craxi, il quale due volte (nel dicembre 1993 e nel maggio 1994) lo aveva raggiunto in Messico, ospite coi familiari nella tenuta di Cuernavaca della contessa Vacca Graffagni (va ricordato che il 12 maggio 1994 era stato disposto il ritiro del passaporto di Craxi, proprio mentre si trovava in Messico).

Passando ai fatti di cui al capo 5, nella sentenza si espone che nel giugno del 1996 l’avv. Harald Von Seefried, personaggio al vertice della Adlitz AG di Zurigo, si era presentato spontaneamente agli inquirenti narrando di avere compiuto a far tempo dall’estate del 1993 attività di amministrazione patrimoniale nell’interesse della contessa Vacca Agusta, che peraltro non aveva mai incontrato, avendo sempre e solo avuto a che fare con Maurizio Raggio, il quale lo aveva incaricato di occuparsi del patrimonio della donna. Il primo contatto professionale era nato da consulenze relative alle cause ereditarie della contessa, ma poiché il legale si occupava anche di gestioni patrimoniali, Raggio gli aveva in seguito consegnato dei C.C.T. per circa 6 miliardi di lire, senza destare, date le premesse, alcun sospetto nell’interlocutore.

 

Von Seefried forniva dettagliate spiegazioni in ordine all’impiego dei titoli, che erano stati venduti tramite una società panamense, impiegando il denaro per effettuare rimesse alla contessa in Italia ed a Raggio a Monaco, per pagare spese processuali, nonché per effettuare investimenti, segnatamente in due società: la High Line AG di Cham (Svizzera), proprietaria di un aereo, e la Pentaco di Panama, proprietaria del 15% della SM Brickell Limited Partnership di Miami (U.S.A.), operante nell’edilizia. Di quest’ultima società era presidente tale Ugo Colombo, indicato come il migliore amico di Raggio.

Quando era venuto a sapere del reale retroterra del “cliente” e, in particolare, del suo stato di latitanza, l’atteggiamento di Von Seefried era divenuto più freddo, ma i rapporti non si erano interrotti, tanto che il medesimo aveva accettato di costituire una società nel Liechtenstein, denominata Rege Stiftung, al dichiarato scopo di custodirvi denaro in via fiduciaria, mascherando ogni collegamento dei fondi con Raggio o con la contessa. In altre occasioni, una volta a Nizza e due o tre volte a Zurigo, Raggio aveva consegnato altri titoli di Stato del controvalore di svariati milioni di dollari.

 

L’imputato ha sostanzialmente ammesso i rapporti descritti da Von Seefried, precisando che, dopo essersi impossessato del primo dei conti esteri (quello dell’International Gold Coast), nella primavera o forse nell’estate del 1993 si era recato ad Hammamet a trovare Craxi, il quale gli aveva annunciato la disponibilità di una partita di C.C.T. e gli aveva chiesto di cambiarli. Le consegne erano avvenute in tre occasioni. Nella prima, appena ricevuti i titoli e prima ancora di prendere l’aereo per rientrare dalla Tunisia, Raggio aveva pensato di telefonare all’avvocato Harald Von Seefried di Zurigo, conosciuto un anno prima per le vicende dell’eredità Agusta, onde sondare la possibilità di monetizzarli. Ottenuta risposta affermativa, egli aveva preso contatto per l’apertura di un conto presso la banca austriaca indicata dal professionista.

 

Andata felicemente in porto la prima operazione, Craxi aveva consegnato a Raggio altri titoli di eguale natura. Le nuove consegne erano avvenute nell’autunno – inverno del 1993 in Francia, presso un’abitazione che il figlio di Craxi, Bobo, aveva affittato in Costa Azzurra. Nel complesso, Raggio ammetteva di avere ricevuto titoli di Stato per un ammontare quantificabile in poco più di 10 miliardi di lire. Affidandogli la seconda tranche di C.C.T., l’uomo politico aveva esposto i gravi problemi di spostamento che incontrava in Italia ed in Europa, in quanto il governo non gli metteva più a disposizione un aereo. L’imputato aveva perciò suggerito a Craxi di acquistare un piccolo aeromobile, che lui stesso aveva trovato in Australia, pagandolo un milione e mezzo di dollari. Insieme all’aereo era stata acquisita anche una società svizzera, la High Line (amministrata ufficialmente dalla figlia di Von Seefried), proprietaria di un hangar per il rimessaggio dell’aeroplano, che peraltro l’uomo politico aveva utilizzato soltanto in un paio di occasioni. Con la restante parte del denaro derivato dalla monetizzazione dei titoli, Von Seefried aveva acquistato altre obbligazioni estere, che Raggio avrebbe dovuto far pervenire a Craxi, cosa che tuttavia non aveva avuto il tempo di fare entro l’autunno del 1994, quando dovette fuggire a sua volta per sottrarsi all’esecuzione del provvedimento cautelare. Prima della fuga, egli aveva depositato la metà dei titoli rivenienti dalla conversione di quelli originari presso una banca di Lugano, mentre la restante metà l’aveva portata con sé in Messico, per pagarsi la latitanza e l’assistenza legale.

Per completezza, va rammentato che Francesca Vacca Graffagni, pur “chiamandosi fuori” dalle vicende in questione, ha ammesso il legame sentimentale e d’affari con Raggio, confermando che questi conosceva Craxi da lunga data e che negli anni 1993/1994 si era occupato anche degli affari dell’uomo politico.

Dopo l’emissione del provvedimento restrittivo a carico della coppia, Raggio le aveva confidato alla Vacca di avere effettuato dei movimenti bancari su istruzioni di Craxi e, in particolare, di avere sostituito il Tradati nel ruolo di fiduciario.

 

E CONTINUA…
LEGGI LA PAGINA DEDICATA

 

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