Angolo del Gigio

gennaio 31, 2007

Broglio mediatico: le 67 nuove tasse inventate da Forza Italia (& Soci)

Esempio di cambio della verità:

Il Trio Medusa, Balle, Chiacchiere a Arraffate!!

Broglio mediatico: le 67 nuove tasse inventate da Forza Italia

Una delle parole d’ordine della manifestazione indetta da Berlusconi a Roma il prossimo 2 dicembre è dedicata alle”67 nuove tasse che Prodi ha introdotto e colpiscono tutti e tutto: persone, famiglie, casa, auto, imprese, persino i residenti a Campione d’Italia

Per l’occasione sull’argomento sono state predisposte delle apposite magliette (prezzo 15,00 euro) e addirittura una tazza in ceramica per iniziare a rinfrescare la memoria ai militanti già di prima mattina davanti al caffelatte.

Negli interventi degli esponenti di Forza Italia nelle trasmissioni televisive dedicate alla finanziaria questo numero è ripetuto in modo ossessivo allo scopo di rafforzare il messaggio e impedire una discussione sul merito dei provvedimenti. Su uno dei siti ufficiali del maggior partito del centro-destra (www.poteresinistro.it) le 67 nuove tasse sono commentate una ad una.

Potendo entrare nel dettaglio si scopre che, ancora una volta, è stato confezionato un “broglio mediatico” in piena regola, mescolando con consumata abilità mezze verità e falsi macroscopici.

Secondo Forza Italia la tassa n.2 introdotta dal governo Prodi sarebbe “Detrazioni invece che deduzioni“, ovvero una scelta di politica fiscale che tutto può essere definita meno che una nuova imposta.

Al numero 8 troviamo sotto la voce “Spese mediche” la decisione di rendere obbligatorio la fattura o lo scontrino fiscale per gli acquisti sanitari da portare in detrazione. Con tutta la buona volontà ci sfugge come tutto questo possa essere equiparato a una nuova imposizione.

Allo stesso modo al punto n.19 viene spacciato come stangata fiscale l’obbligo di indicare nella dichiarazione dei redditi i dati identificativi di ogni immobile dichiarato, mentre l’aggiornamento del catasto terreni per far emergere gli edifici ancora accatastati come rurali diventa una nuova tassa (n.20), al pari, del fatto che l’ “Eventuale riutilizzazione ai fini commerciali dei dati ipotecari e catastali può avvenire solo da parte di soggetti autorizzati dall’Agenzia del territorio, dopo aver corrisposto i tributi previsti” (n.24).

La n.37 è, forse, la più incredibile: viene fatta passare per una nuova tassa la “Patente a punti più cara“, ovvero la sanzione da 250 a mille euro per “chi non denuncia chi guidava l’auto, al momento dell’infrazione“. Continuando a scorrere l’elenco troviamo che la tassa n.45 sarebbe l’aumento “della sanzione amministrativa per infedele dichiarazione in caso di accertamento da studi settore, quando il contribuente non indichi in modo corretto le informazioni“.

Anche i condoni per l’emersione del lavoro irregolare (n.51) e per la trasformazione dei co.co.co. in dipendenti a tempo indeterminato (n.52) rientrano nell’interpretazione, tutta forzista, nel capitolo delle nuove tasse.

Ma non è finita. Viene contrabbandata come imposta l’obbligo di “estendere ai contratti pubblicitari l’obbligo delle società di calcio di inviare per via telematica all’Agenzia delle entrate i dati sui compensi percepiti dai calciatori” (n.60) e addirittura si spacciano come stangata fiscale i “pieni poteri alla Riscossione Spa“, società inventata dall’allora ministro Tremonti (n.65).

Ciliegina sulla torta è la numero 67 dedicata al sacrosanto aumento del 50% del tasso convenzionale di cambio per i residenti a Campione d’Italia.

In questa breve rassegna ci siamo limitati ad indicare le bugie più macroscopiche, ma se si dovesse entrare nel merito specifico delle (presunte) nuove tasse le osservazioni sarebbero decine. Una per tutte: la tassa n.1 sarebbe l’IRPEF, che come tutti sanno non è stata inventata dall’attuale governo, che si è limitato ad una rimodulazione delle aliquote da cui una parte consistente degli italiani ricaverà un beneficio.

Per concludere ci permettiamo di suggerire ai propagandisti di Forza Italia la rilettura della voce “tassa” del Dizionario Garzanti della Lingua Italiana: “tributo corrisposto allo stato o ad altro ente pubblico come controprestazione di un servizio”.

Se si applicasse correttamente questa definizione alle “67 nuove tasse” si scoprirebbe che sono più quelle inventate che quelle realmente introdotte o inasprite con la legge finanziaria 2007 e che ancora una volta si sta perpetrando un “broglio mediatico” studiato a tavolino a danno degli italiani.

Federico Fornaro

Fonte : Veleno Amaro

Ndb. Insomma, più che gli Italiani, queste sono “Cose” che danno fastidio al Caballero, ai suoi accoliti (Commercialisti, Evasori, Notai e Notabili, ecc. ecc. ecc.) fino ai “Calciatori” che dovranno dichiarare gli introiti pubblicitari e quindi chi smazza nel mucchi non potrà più giocare con le plusvalenze e il nero generato dalla messa a Bilancio di cifre gonfiate (tanto il Falso in Bilancia l’hanno “prontamente” depenalizzato, guarda caso).

Poi c’è l’IRPEF che è stata rimodulata dopo che il Caballero si era tagliato le tasse per lui e gli amici, e questi birboni hanno rimesso le cose come prima, mannaggia ai Comunisti che non vogliono capire l’antifona Berlusconiana, del Robin-Hood all’arversa, si tassano i poveri e si tagliano le tasse ai ricchi, visto che i ricchi possono prendersi tutte le Libertà (C.d.l. non è un nome scelto a caso, oltre a voler dire che i pluripregiudicati amici non vanno in galera, vuol dire anche che d’ora in poi non saranno loro a violare la legge, ma la legge ad adattarsi a loro, mica possono passare la vita a schivare i Giudici, Si o No!?!).

Ancora una volta, “CHE VERGOGNA

P.S. Andate su www.poteresinistro.it e provate a mandare un commento, vi accorgerete che come sul sito de “il Giornale.it” è tutto finto, se la cantano e se la suonano tutto in “House”. Ho provato, o meglio abbiamo provato, io e altre 201 persone circa a mandare un commento, chi positivo sul Gov. Prodi, chi negativo su Caballero Mascarato, chi denunciando le fregnacce…. ecc. ecc. e secondo voi è stato possibile vedere il commento on-line?!? Naturalmente no!!

C’è sempre la sequela di sciocchezze che c’è da settimane, quelle e solo quelle….

Propaganda!?!? Venghino Signori, Venghino!! Magliette, Kit, Torce umane, Mamlocconi e cazzuole in vetroresina… Tutto su PuntoShop e tutto rigorosamente targato “FattiFregareFarlocco”.

Poi guarda caso, in quel sito guadagnano tutti cifre spaventose, operai con 2066 euro al mese (il 66 è “Strabiliante”) e hanno visto la busta paga di Gennaio con 166 Euro in meno, Prodi è un piccolo matematico, o quel 66 è falso!?? Poi ci sono i pensionati con 1380 Euro al mese che oltre tutto hanno avuto la detrazione di 7 Centesimi di Euro!!

Cazzo, io guadagno 1100 Euro al mese e sono un Tecnico informatico… Ma non mi lamento, questi che lavoro hanno fatto, che contributo danno alla società civile??! Sopratutto chi sono e dove abitano, che mi trasferico anchio… Speriamo che me la cavo!! 🙂

Oppalà, ho appena aperto la mia Busta Paga, e cazzo il mese scorso ho preso 666 Euro è questo mese ho avuto un “Aumento” di 666 Centesimo “Tondi-Tondi” “EVVAIIII!!!” stasera porto a cena fuori Veronica!

 

Annunci

“Le grandi opere del Cavaliere” di IVAN CICCONI

La Banda Bassotti!!“Le grandi opere del Cavaliere”
di IVAN CICCONI
Koinè Nuove edizioni

Prefazione al libro
di Marco Travaglio

 

Se c’è un sistema per combattere il regime che da tre anni ammorba l’Italia a colpi di menzogne e vergogne, è quello adottato da Ivan Cicconi:

rispondere punto per punto alla disinformatija, con competenza e chiarezza.

Non è facile spiegare ai non addetti ai lavori la truffa spaventosa che si cela dietro a parole altisonanti, ovviamente in inglese, come “project financing” e “general contractor”.

Ivan Cicconi, pur essendo un tecnico, ci riesce meglio di tanti giornalisti che hanno preso per buona la tragica favola delle “grandi opere” con tutto il suo corollario di faccendieri impresentabili ma sempre a galla e di affari sporchi passati, presenti e futuri. In fondo, questo libro è la naturale prosecuzione di La storia del futuro di Tangentopoli.

Cis! Fate click! Bravissimi!!!!Basterebbe, per rendere l’idea della posta in gioco, mettere insieme i nomi dei vari Cirino Pomicino, Lorenzo Necci, Francesco De Lorenzo, Franco Carraro, Ercole Incalza e Pietro Lunardi, protagonisti del “modello TAV” che tanti guasti ha già inferto all’ambiente, alla moralità pubblica, alla vita umana e alle casse dello Stato italiano, e che invece di essere maledetto viene copiato pari pari per le opere pubbliche dei prossimi dieci o venti anni.

Opere mille volte annunciate e quasi mai partite, ma finora servite per far girare quattrini, in gran parte inutili, in faraonici progetti e studi di fattibilità che – si spera – mai vedranno la luce. Uno per tutti: il Ponte sullo Stretto di Messina, icona vivente di una classe dirigente rapace e cialtrona (e non parliamo soltanto della cosiddetta “destra”: il libro è pieno di “progressisti” abbacinati dalle grandi opere all’italiana, non si sa se per insipienza o per qualcosa di peggio: dalla vecchia “sinistra ferroviaria” ai nuovi geni della “Calce e Martello”).

Gli anelli della catena che dalla TAV conduce al Ponte della demenza passando per autostrade, viadotti, trafori, ferrovie, “sistemi integrati” e altre amenità, i lettori li troveranno addentrandosi nei vari capitoli del libro. Ciò che colpisce, nell’insieme, è una constatazione: non è vero che Tangentopoli sia passata invano. Non è vero che l’Italia non abbia fatto tesoro degli scandali di corruzione e malgoverno scoperchiati da Mani Pulite. Anzi, ne ha fatto tesoro eccome.

Ma alla rovescia.

Anziché corazzarsi con leggi moderne e regolamenti efficaci per impedire il ripetersi di quelle malversazioni e per aiutare i “custodi” (dalla pubblica amminisrazione alla magistratura) a stroncarli sul nascere e a punirli severamente, le nostre classi dirigenti (anzi, digerenti) hanno fatto l’esatto opposto: hanno reso più facile il riprodursi di Tangentopoli e più difficile scoprirla e punirla.

L’hanno minuziosamente studiata per trovare il modo di rimetterla in piedi con la certezza di farla franca.

E ci sono riusciti: la corruzione continua come prima e più di prima, ma le indagini della magistratura, pur colpendo questo o quell’episodio di marciume, faticano ad estendersi all’intero sistema, come nel 1992-’93. E questo perché sono scomparse le figure tipiche che consentono di configurare un reato: con una serie di giochi di prestigio, si elimina il pubblico ufficiale privatizzando il rapporto tra appaltante e appaltatore, e si riesce addirittura a nascondere sotto il tappeto del bilancio dello Stato la montagna di debiti che il nuovo sistema produrrà, anzi sta già producendo.

Li vedremo riaffiorare tra qualche anno, quando sarà troppo tardi e ai cittadini non resterà che metter mano al portafogli per evitare la bancarotta dello Stato: allora la crisi modello Argentina dell’Italia del ’92, quando il governo Amato col cappello in mano rastrellò 90 mila miliardi di tasse più il 7 per mille su ciascun conto in banca più i frutti della svalutazione della lira, il tutto a spese dei contribuenti, ci sembrerà Disneyland.

Questo governo, col “project financing“, ha semplicemente aggiornato il vecchio sistema del socializzare le perdite e privatizzare gli utili: fa debiti a “babbo morto“, tanto a ripianarli provvederà chi verrà dopo. Coi soldi nostri, s’intende. Il buco – secondo i calcoli di Cicconi – è già oggi di decine di miliardi di Euro, ma, grazie all’abilità dei nostri ministri-illusionisti, non si vede. Ancora.

Il sistema anti Mani Pulite e pro Tangentopoli è perfetto: pubblico per i rischi e i quattrini, privato per i profitti. Un sistema che istituzionalizza e legalizza i fondamenti della corruzione.

Taglia le mani a ogni controllo, amministrativo e giudiziario, favorendo le grandi imprese e le grandi mafie che potranno subappaltare tutto a trattativa privata, con una stretta di mano fra quattro mura, senza alcun controllo.

Fa lievitare i tempi e i costi. Non stimola gli investimenti privati, anzi consente l’uso privato di risorse pubbliche, compreso il patrimonio ambientale e culturale. E infine, con un colpo di bacchetta magica, fa sparire enormi debiti che il governo sta accumulando , nascondendoli per un po’ sui bilanci delle “Italie Spa” (che possono farsi prestare quanti quattrini vogliono dalle banche, tanto garantisce lo Stato).

Ricompariranno a fine lavori. Roba da 1.500-2.300 milioni di Euro all’anno. In lire, dai 3 ai 5 mila miliardi di nuove tasse che dovremo pagare, grazie alla bomba a orologeria lasciata lì a ticchettare dal governo Berlusconi. Quello che aveva vinto le elezioni promettendo “meno tasse per tutti”.

Se qualcuno si azzardasse a ripetere una simile condotta in un’azienda privata, verrebbe ricoverato su due piedi in una clinica psichiatrica e subito dopo interdetto dai suoi stessi soci per impedirgli di fare altri danni.

Ci vorrebbe un Cicconi armato dei suoi dati, negli studi di Porta a porta, quando Berlusconi e Lunardi armati di pennarello scorrazzano sulla cartina geografica disegnando e declamando opere mirabolanti (anche un misterioso prolungamento della Transiberiana), manco fossero sul tavolo del Monopoli.

Ci vorrebbe Cicconi per documentare, dati alla mano, che per le grandi opere (comprese quelle utili, e Dio sa quante sono) non c’è una lira.

Per raccontare lo scandaloso conflitto di interessi di Lunardi e delle aziende di famiglia, ora intestate a parenti vari.

Per dimostrare che questo sistema farà lievitare vieppiù i costi e allungherà i tempi già biblici dei lavori.

Ma a Porta a porta Cicconi non c’è.

C’è Bruno Vespa con le sue comparse, che fanno sì con la testa.

E, dall’altra parte dello schermo, ci sono milioni di persone che si bevono tutto come oro colato.

Così, quando Lunardi se ne esce col suo “bisogna convivere con la mafia”, tutti pensano a una gaffe.

Ma è una gaffe o è un programma di governo?!?

—————————————————————

 

DALLA TAV  A GHEDDAFI L’ITALIA SCOPRE IL FOREIGN FINANCING

Marco Cedolin


Bala Italia, Balla come sai....Il genio italico non finisce di sbalordire e quali portavoce migliori di Silvio Berlusconi e del ministro “talpa” Pietro Lunardi potrebbero mai farsi interpreti dello spirito con il quale il Bel Paese intende entrare a pieno titolo nel novero dei grandi costruttori di meraviglie, insieme ai faraoni dell’antico Egitto?

In realtà l’Egitto, non quello antico di piramidali memorie, bensì quello moderno poco incline ai fasti e allo splendore è parte integrante della nostra storia, che nasce però nella terra di Libia governata da Gheddafi, uomo che è riuscito nella titanica impresa di far collidere i nobili interessi rivoluzionari con quelli assai più gretti del Gruppo Fiat e del capitalismo occidentale in genere.

 

Tutti ricorderete il penoso siparietto avente come protagonista quel genio incompreso del ministro Calderoli e le magliette con tanto di vignette sataniche, indossate dal maccabeo durante le sedute in parlamento. Così come ricorderete i furiosi incidenti di Bengasi che ne conseguirono e (imputabili in tutto o in parte al malestro del buontempone nostrano) lasciarono sul selciato almeno 13 vittime innocenti.

Ora dopo questa sorta d’incidente diplomatico, Gheddafi che nei lontani giorni della sua salita al potere si produsse nella nobile azione di cacciare dentro ai campi profughi tutti gli italiani residenti in Libia, provvedendo alla confisca dei loro beni, si professa amico fraterno del popolo italiano, ma altrettanto amico del vil denaro e reclama un risarcimento miliardario per i torti subiti durante il periodo coloniale.

Di fronte a una richiesta di questo tenore, talmente priva di senso da fare invidia perfino a Calderoli, quello che più sconcerta è la risposta del governo italiano, concretatasi nelle parole del premier Silvio Berlusconi.

 

Il Cavaliere, non pago di avere già firmato un accordo con il governo francese, in virtù del quale l’Italia si accollerà il 63% del costo della tratta internazionale delle futura linea TAV Torino – Lione,(buona parte della quale correrà in territorio francese) né soddisfatto di avere intrapreso contatti con il governo sloveno in merito al finanziamento con denaro pubblico italiano dei circa 40 km, (7 soli dei quali in territorio nostrano) della futura tratta ad alta velocità fra Trieste e Divaca, è riuscito ancora una volta a superare sé stesso.

Tenendo nella massima considerazione i ridicoli proclami di Gheddafi, il nostro Silvio, in un impeto di bonomia probabilmente  derivante dal presunto successo della campagna elettorale si è detto possibilista riguardo all’eventualità di un risarcimento nei confronti della Libia, da concretarsi nella costruzione di una strada litoranea che colleghi l’Egitto alla Tunisia, il tutto naturalmente attingendo a piene mani dal denaro dei contribuenti italiani. L’ipotesi sicuramente non potrà che ingolosire i colossi delle costruzioni fra cui Impregiilo, CMC e la stessa FIAT che  con il buon Gheddafi condivide non pochi interessi, i quali si troveranno certamente in prima fila nella corsa alla mangeria, qualora un giorno il progetto dovesse prendere corpo.

L’impressione è che il “giochetto” del project financing, attraverso il quale lo Stato Italiano continua a reperire fondi attingendo alle banche ed accumulando debiti che con tutta probabilità non sarà mai in grado di restituire, abbia ormai preso la mano a coloro che sono soliti praticarlo. E allora perché non toglierci il gusto di finanziare anche le grandi opere che sorgeranno in territorio straniero? In fondo essendo noi un Paese che non riesce in nessuna maniera a far correre decentemente neppure i treni per i pendolari, non ci resta altro che aspirare al ruolo di nuova locomotiva dell’Europa e, perché no, anche dell’Africa.

 

 

gennaio 30, 2007

Gli scambisti della Lega Nord

Sorpresa: gli scambisti sono sbarcati in politica. Certo, non gli scambisti a luci rosse dei club privè. Almeno che si sappia. Ma due deputati leghisti, forse per marcare una innovazione padana nei confronti del vecchio nepotismo partitocratico, si sono scambiati davvero le mogli.

Ognuno ha assunto in ufficio, a spese dello Stato e quindi di noi cittadini, la moglie dell’altro.

Una bella pensata che, aggirando gli stucchevoli paletti di una legge bigotta contro il familismo, apre nuovi orizzonti al mantenimento di figli e cugini, generi e cognati, zie e concubine. Senza più il fastidioso ingombro di provvedere al vitto e alloggio dei propri cari, comodamente collocati a carico delle pubbliche casse. I protagonisti della nostra storia, che pare fosse nota a un mucchio di addetti ai lavori rigorosamente omertosi ma non ai cittadini, sono Maurizio Balocchi ed Edouard Ballaman. Due personaggi piuttosto noti.

Il primo è sottosegretario agli Interni, il secondo questore della Camera. Il primo, un genovese di nascita fiorentina, è stato il fondatore dell’Associazione italiana amministratori di condomini, è parlamentare dal 1992 e della Lega è stato il segretario amministrativo.

Il secondo, nato in Svizzera ma cresciuto a Pordenone, è un commercialista finito spesso sui giornali.

Prima per aver dato fuoco in diretta tivù al concordato fiscale del governo Dini. Poi per aver battuto Vittorio Sgarbi nell’ uninominale anche grazie a volantini in cui invitava i cattolici a votare per lui (insegnante in una scuola salesiana) e non per gli avversari giacchè uno era comunista e l’altro un noto libertino frequentatore di pornostar. Quindi per aver proposto per due volte l’abolizione del made in Italy da sostituire al Nord con made in Padania“.

Per non dire delle sparate sul diritto di Pordenone a diventare una provincia autonoma o di un’intervista al Sole delle Alpi dove alla domanda su cosa detestava rispondeva: Il tricolore.

 

Amici da anni, i due hanno vissuto insieme almeno tre avventure finanziarie.

Quelli che ci hanno creduto!

 

La prima fu la tentata speculazione immobiliare leghista a Punta Salvore, in Istria, che vide come progettista il futuro presidente del consiglio regionale veneto Enrico Cavaliere e come investitori nella Ceit srl un sacco di esponenti del Carroccio, a partire dalla moglie di Umberto Bossi:

un’operazione disastrosa, finita con la sparizione di due miliardi, il fallimento e la decisione del pm Paolo Luca di contestare all’intero consiglio di amministrazione la bancarotta fraudolenta e il falso, per aver segnato sui libri contabili della società che le quote ammontavano a cento mila lire, quando in realtà le azioni costavano dai quaranta milioni in su”.

La seconda fu la fondazione, ancora con soci leghisti come Stefano Stefani e il solito Enrico Cavaliere, della società
Santex per gestire il casinò dell’Hotel Istria di Pola. Una vicenda chiusa con la vendita delle quote.

A chi?

Giuseppe Ragogna e Stefano Polzot, nel libro L’aquila tradita, scrivono che secondo alcuni periodici croati sarebbero state cedute a Moshe Leichner e al figlio Zvi, due americani di origine israeliana arrestati a Los Angeles per una presunta truffa valutaria da 77 milioni di dollari ai danni di un centinaio di risparmiatori .

 

La terza avventura fu quella delle sale Bingo. Maurizio Balocchi puntò sulla Bingonet, della quale era amministratore unico e azionista di maggioranza. Il secondo, allora vicepresidente della commissione Finanze, sulla Cristallina, una sua creatura che riuscì a ottenere la concessione di quattro sale: a Pordenone, Treviso, Belluno e Trieste.

 

Che male c’è?, rispose a chi sollevava perplessità. E spiegò:

 

Ho investito nella Lega, e ho anche votato Calderoli a Rappresentarmi in Parlamento!!

Quando ho saputo che gli imprenditori romani volevano venire qui a far soldi mi sono attivato affinchè la gestione fosse targata “Destra Tagliamento. Finì malissimo.

Fallì la Bingonet, nonostante lo sconcertante prestito avuto dalla padana Credieuronord, la banca di cui Balocchi era consigliere d’amministrazione (!) e i cui soci, piccoli risparmiatori leghisti rovinati, deliberarono un’ azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei direttori generali per il risarcimento dei danni.

E fallì, anche qui con uno strascico di denunce di soci che si ritenevano truffati, pure la Cristallina“. La quale, nata con un capitale di 20 milioni di lire, aveva puntato a rastrellare 14 miliardi e distribuito quote per oltre 4.

Ma tra tante disavventure, almeno un’idea è stata per entrambi un affare.

Pontida, che Dio ti Stramaledica!!

Quella che i due ebbero subito dopo la vittoria elettorale del 13 maggio 2001, quando la possente ondata liberale e liberista avrebbe dovuto spazzare il vecchio sistema clientelare del passato: perchè non fare cambio delle mogli? Professionalmente, si capisce. E così, detto fatto, alla metà di giugno il neosottosegretario agli Interni Maurizio Balocchi prese come collaboratrice Tiziana Vivian, da quattro anni signora Ballaman. E contemporaneamente, la stessa settimana, il neoquestore della Camera Edouard Ballaman arruolò nel suo ufficio a Montecitorio la signora Laura Pace, cioè la nuova compagna che a Balocchi, separato dalla prima moglie, avrebbe di lì a poco dato un figlio di nome Riccardo.

Dicono ora, nel piccolo mondo della politica, che erano in tanti a sapere. Come in tanti sapevano della scelta del sottosegretario azzurro alla sanità Elisabetta Casellati di assumere come capo della segreteria sua figlia. O del figlio Riccardo e del fratello Franco di Umberto Bossi mandati a fare i consiglieri a Bruxelles e fatti rientrare solo dopo lo scoppio dello scandalo.

E in tanti ammiccano che insomma, i casi di aiutini tra parenti di questa Seconda Repubblica che avrebbe dovuto chiudere con le antiche botteghe familiste, sono diversi. E alludono a chi ha imbarcato mogli e chi cugini, chi cognati e chi amanti e insomma è sempre andata così. Ecco: fosse davvero così, sarebbe bello se per una volta, a destra o a sinistra, qualcuno facesse outing prima di essere scoperto. Ma c’è da sperarci?

CONTINUA… STATE SINTONIZZATI!!
Fonte : http://labancadellalega.web-gratis.net

Approfondimenti :

Un pò di Verità sulla Banca CrediEuroNORD

Perchè fallì CrediEuroNORD

Predichi bene, ma Razzoli male! 

gennaio 29, 2007

Ad incominciare dall’audizione in aula di Giorgio Tradati.

All Iberian e’ stato un processo tormentato e nei venti mesi di udienze del processo di primo grado, dal 21 novembre 1996 al 13 luglio 1998, non sono mancati clamorosi colpi di scena.

Ad incominciare dall’audizione in aula di Giorgio Tradati.

Quest’ultimo, amico di infanzia di Craxi, gelo’ l’aula quando, rispondendo alle domande del pm, ammise il passaggio dei miliardi dalla cassaforte occulta All Iberian al conto Northern Holding, ritenuto nella disponibilita’ dell’ex segretario socialista Craxi.

 

Non solo. Il pool di Mani pulite affino’ proprio nell’inchiesta sul finanziamento illecito e sui conti esteri della Fininvest la tecnica delle rogatorie internazionali. Rincorrendo il fiume delle tangenti, la procura milanese impose all’attenzione generale il fenomeno delle provviste occulte, accomulate nei paradisi fiscali, gelosi custodi dei loro segreti bancari.

 

Disponibilita’ immense di denaro contante utilizzate a fini illeciti. E non solo dalla grande criminalita’ organizzata.

All Iberian ha anche vissuto la beffa del vizio formale che e’ costato la spaccatura in due del processo: con l’accusa del falso in bilancio, sempre legata alle provviste della societa’ off shore, che ha dovuto ricominciare dall’udienza preliminare. E quel processo e’ ancora in corso.

Ha poco da dire Bobo Craxi, suo padre a sbagliato ed è stato “Squattato” e che non si sciacqui la bocca col nome di Borrelli, che come appunto diceva quasta sera a Matrix Di Pietro è un integerrimo, coraggioso “Uomo dello Stato” che ha fatto il suo lavoro e un bel po di pulizia.

Bobo CraxiChe poi l’olezzo sia rimasto per le stanze del parlamento non è una buona ragione per non ammettere che se oggi abbiamo 1/3 di merd, se avessimo lasciato fare senza tirar monetine il suo “Papà” avremmo ancora quel “Sistema” marcio, corrotto e olezzoso che lui tanto addita, e del quale suo padre era appunto l’emblema, l’icona di “Esplora Risorse” di un sistema operativo buggato e infame, quale era la “Prima Repubblica”.

 

Ma andiamo a leggerci la “Sentenza” per capire chi è il Tradati :

Passando al merito, dopo un breve inquadramento della vicenda nel filone delle indagini giornalisticamente definite di “Mani Pulite”, la motivazione di primo grado riassume la tesi accusatoria nei seguenti punti:

 

tramite il fiduciario Tradati Giorgio, Bettino Craxi aveva acceso due conti bancari esteri, l’uno presso la Societé de Banque Suisse di Chiasso intestato alla società panamense Constellation Financiere, l’altro presso La Bankers Trust di Ginevra (successivamente trasferito presso la American Express Bank di Ginevra) intestato alla International Gold Coast, anch’essa panamense;

 

su tali conti erano affluite nel tempo ingenti somme di denaro di provenienza illecita, in particolare, al momento della chiusura, sul conto della Constellation Financiere erano giacenti Fr. Sv. 22.000.000 e su quello della International Gold Coast erano giacenti circa £ 15.000.000.000;

 

per alimentare quest’ultimo era stato utilizzato un conto di transito presso la Claridien Bank di Ginevra intestato alla Northern Holding S.A. nella disponibilità di Cimenti Ugo, che aveva provveduto al trasferimento delle somme destinate alla International Gold Coast, dapprima presso la Bankers Trust e successivamente presso l’American Express;

 

sul citato conto di transito erano stati accreditati numerosi versamenti illeciti, tra i quali quelli erogati dalle imprese Barilla, Ansaldo, Siemens, Italimpianti, Calcestruzzi, Acqua, Techint;

 

nel 1993 Craxi aveva scelto Raggio quale fiduciario al posto di Tradati, incaricandolo di chiudere i conti di cui sopra e di occultare la provvista;

 

l’imputato, avvalendosi di prestanome quali Vallado Miguel Gabriel Jose e Martinez Aguilar Arturo, nonché della fattiva collaborazione di Vacca Graffagni Agusta Francesca (persona deceduta giudicata separatamente col patteggiamento della pena), aveva provveduto alla chiusura dei conti esteri incassando, occultando o trasferendo le somme su altri conti, in Svizzera e altrove;

 

in particolare, nel febbraio-marzo 1993 le somme giacenti a nome della International Gold Coast presso l’American Express venivano trasferite da Raggio (col Vallado) presso due altri conti, il primo aperto presso la S.B.S. di Ginevra a nome Julfer, il secondo presso il Bancomer di New York a nome Farbin Corp. (mentre un rivolo di $ 110.000 veniva direttamente incassato a mezzo assegno dalla Vacca Graffagni presso il Banco di Chiavari, dove Raggio figurava procuratore);

 

le somme giacenti sul conto Constellation Financiere presso la S.B.S. venivano trasferite da Raggio (col Martinez) nel dicembre del 1993, quanto a Fr. Sv. 7.000.000, presso ABN Amro Bank di Amsterdam a nome Kirwall e, quanto a Fr. Sv. 15.000.000, in un primo tempo presso la S.B.S. di Ginevra a nome Cancun, quindi presso la banca Pictet & Cie di Ginevra e, infine, presso la stessa banca Pictet & Cie di Nassau (Bahamas) sul conto intestato ad Highland Retreat Investment.

 

La documentazione bancaria acquisita, nonché le dichiarazioni di Tradati Giorgio, di Cimenti Ugo, Pintus Domenico e di molti altri soggetti coinvolti nelle operazioni accennate hanno pienamente confermato la fondatezza delle accuse.

 

Tradati Giorgio ha ammesso di essersi prestato alla gestione occulta in Svizzera di fondi riconducibili a Craxi, di cui era amico fin dall’infanzia. Per far questo, si era rivolto a Cimenti Ugo, impiegato presso la Bankers Trust di Milano, il quale aveva curato l’apertura del conto intestato alla società panamense International Gold Coast. Lo stesso Cimenti aveva fornito gli estremi del conto di transito intestato a Northern Holding presso la Claridien Bank di Ginevra, da utilizzarsi col nome in codice “Grain” per i versamenti da parte di coloro che volessero far pervenire denaro a Craxi. In sostanza, il meccanismo prevedeva che ogni somma affluita sul conto di transito Northern Holding con detto riferimento sarebbe stata girata alla International Gold Coast.

 

Nel corso degli anni e fino al 1992 erano pervenuti in tal modo circa 15 miliardi di lire, finché Tradati, preoccupato dagli sviluppi delle indagini di “Mani Pulite”, aveva chiesto di essere esonerato dall’incarico. Craxi lo aveva allora invitato a curare lo svuotamento del conto, ma il fiduciario si era rifiutato, finché nel gennaio-febbraio 1993 si era incontrato con Craxi e Raggio (che peraltro nell’occasione si era presentato col falso nome di “Borghi”) e quest’ultimo gli aveva dato la fotocopia di un documento d’identità dell’avvocato messicano Vallado Miguel Gabriel Jose, destinato a fungere da nuovo titolare. Il documento era stato poi passato al Cimenti che aveva dato corso all’operazione.

 

Il conto Constellation Financiere, invece, era stato aperto dal Tradati quale fiduciario di Craxi fin dal 1981 e nel corso degli anni vi erano affluiti fondi per circa 22 milioni di franchi svizzeri. Dopo avere raggiunto livelli elevati di giacenza, era stato aperto il secondo conto, quello della Internationl Gold Coast, disponendo un bonifico dall’uno all’altro. Anche in questo caso, dopo la defezione di Tradati, Craxi gli aveva proposto di occuparsi dello svuotamento, ma senza riuscire a convincerlo. In seguito, Tradati aveva saputo dal funzionario Pintus della S.B.S. di essere stato estromesso dalla titolarità del conto.

 

Sempre per conto di Craxi, Tradati si era anche occupato delle vicende della società Roma Cine TV, emittente della stazione televisiva regionale G.B.R. di Roma, facente capo al P.S.I., la quale aveva accumulato una pesante esposizione debitoria. Raggio si era in seguito interessato alla cessione dell’azienda, indicando un potenziale acquirente nel gruppo messicano Televisa.

 

Agli inizi degli anni ’80, prima ancora dell’apertura dei due conti esteri sopra indicati, Tradati, sempre su richiesta di Craxi, aveva aperto presso la S.B.S. di Chiasso un altro conto intestato ad una fondazione del Liechtenstein denominata Arano Stieftung, dov’erano arrivati fondi che, tra l’altro, erano stati utilizzati anche per effettuare versamenti di qualche centinaio di milioni di lire a favore della predetta emittente televisiva.

 

Nel dicembre 1992, Tradati aveva prelevato dai conti svizzeri e consegnato personalmente a Craxi la somma di 2 miliardi necessaria a pagare gli stipendi del personale del Partito e dell’Avanti, in arretrato da mesi. In altra occasione, dagli stessi conti era stata prelevata una somma destinata alla G.B.R. ed in un’altra ancora la somma di £ 500 milioni era stata destinata ad Antonio Craxi, fratello di Bettino.

 

Precisava ancora Tradati che verso la fine del 1991 era pervenuta sul conto della International Gold Coast la somma di 15 miliardi di lire, eccedente l’importo di 10 miliardi che Craxi gli aveva annunciato, sicché il fiduciario aveva chiesto spiegazioni chiamando l’uomo politico da una cabina telefonica e ricevuto l’istruzione di rispedire al mittente i 5 miliardi in eccesso.

 

Giorgio Tradati ha patteggiato la pena per il concorso nel reato di finanziamento illecito di partiti politici con specifico riguardo, tra l’altro, alle somme confluite fino al 1993 sui conti Constellation Financiere e International Gold Coast. La relativa sentenza è divenuta definitiva.

 

Puntuale riscontro alle dichiarazioni di Tradati è venuto da Cimenti Ugo (o Hugo), dapprima funzionario presso la Bankers Trust (fino al 1992) e poi presso la American Express, dove si era occupato di esportazione di capitali, compensazioni valutarie ed investimenti esteri. Per quanto concerne il ruolo di Raggio, Cimenti ha riferito che Tradati, allorquando ebbe a manifestare l’intenzione di dismettere la gestione del conto International Gold Coast, gli consegnò copia del passaporto del cittadino messicano designato per il subentro, vale a dire l’avv. Vallado, il cui nominativo fu subito indicato via fax alla fiduciaria Javier. Ben presto Cimenti fu informato da un funzionario della Javier che Vallado si era presentato unitamente a tale Maurizio Raggio per disporre urgentemente lo svuotamento del conto. Aggiungeva il Cimenti di avere saputo che i fondi per 12/13 miliardi di lire al momento esistenti, in esecuzione degli ordini del nuovo beneficiario economico, erano stati inviati per metà alla S.B.S. di Ginevra a nome Julfer e per metà alla Farbin Corp. presso Bancomer di New York. Il funzionario di banca confermava altresì l’episodio relativo all’afflusso di 5 miliardi in eccesso di cui aveva parlato Tradati, ricordando perfettamente che quest’ultimo aveva chiesto istruzioni per telefono da una cabina sita nel mezzanino della metropolitana, in esito alla quale aveva disposto la parziale restituzione dei fondi al mittente.

 

Wanner Christian, dirigente della fiduciaria Javier, esaminato per rogatoria, ha confermato che nel febbraio 1993 Vallado e Raggio, forti della legittimazione appena conseguita sulla International Gold Coast, avevano disposto lo svuotamento del conto, rappresentando ai funzionari della fiduciaria che Tradati aveva comprato dal Vallado un immobile in Messico e concordato il pagamento mediante la cessione della società. I fondi, con assoluta urgenza, vennero trasferiti in parte su di un conto presso la S.B.S. di Ginevra ed altra parte a New York presso una banca americana. Proprio il Raggio fu, anche per ragioni di lingua, il principale interlocutore del Wanner. In seguito (nel giugno 1993), lo stesso Raggio gli spiegò che intendeva cancellare qualsiasi collegamento tra il vecchio ed il nuovo proprietario della International Gold Coast e che in realtà non vi era stato alcun rapporto di compravendita immobiliare fra Tradati e Vallado, così ammettendo di avere in un primo tempo mentito al riguardo.

 

Analoghe dichiarazioni confermative venivano rese per rogatoria da Jayet Judith, dipendente della stessa fiduciaria Javier incaricata di tenere la documentazione amministrativa della International Gold Coast, la quale aveva incontrato Vallado e Raggio, dopo che questi avevano concordato con Wanner il trasferimento dei fondi.

 

Il quadro probatorio delineato dal Tradati veniva ulteriormente arricchito, con riguardo al secondo dei conti svizzeri, quello intestato alla Constellation Financiere, dalla deposizione di Pintus Domenico funzionario della S.B.S. di Chiasso. Questi rappresentava che verso la fine del 1993 il “beneficial owner” aveva presentato alla banca un messicano, tale Martinez Aguilar, chiedendo di farlo divenire procuratore della società. Fu esposta la necessità che costui, per assumere il controllo completo della situazione, assumesse formalmente la carica di amministratore, cosa che effettivamente avvenne a far tempo dal 7 dicembre 1993. Precisava il funzionario che agli incontri finalizzati alla “voltura” parteciparono il Tradati, il messicano ed una terza persona che fungeva da interprete, presentatasi a nome Borghi. Ai primi del 1994, il conto della Constellation Financiere fu chiuso ed i fondi giacenti furono trasferiti in parte presso la ABN di Amsterdam ed in parte presso la S.B.S. di Ginevra. Per il perfezionamento delle operazioni si presentarono sempre il messicano accompagnato dal sedicente Borghi. Verso la fine dell’estate 1994, Pintus, vedendo sulla stampa la fotografia di Maurizio Raggio, riconobbe in lui la persona che si era presentata come Borghi. Quando successivamente fu contattato telefonicamente dal medesimo (la chiamata perveniva dall’Hotel Richemond di Ginevra) per sapere se qualcuno avesse chiesto informazioni sul conto Constellation Financiere, Pintus non rispose e al contempo fece intendere di avere capito la vera identità dell’interlocutore, il quale non tentò nemmeno una smentita. Dagli accertamenti di P.G. si evince che effettivamente Raggio ebbe a soggiornare dal 2 al 6 ottobre 1994 presso l’Hotel Richemond di Ginevra, dal quale fece svariate telefonate, contattando tra gli altri il Cimenti e (anche a notte fonda) l’utenza tunisina di Craxi.

 

Dopo avere chiarito il quadro relativo alla titolarità e alla movimentazione dei conti, il giudice ha affrontato il problema della natura e della provenienza del denaro depositato, rilevando preliminarmente che la stessa fisionomia occulta della gestione, riconducibile a soggetti italiani attraverso lo schermo di società off-shore prive di effettiva consistenza commerciale, rivela lo scopo di raccogliere denaro di provenienza illecita. Il ricorso a società fiduciarie estere, la necessità che i versamenti non fossero diretti, bensì attuati su conti di transito (Northern Holding) prima di giungere a destinazione, mediante l’uso di un codice (“Grain”), dimostra la preoccupazione dei gestori di tagliare ogni contatto tra datori e prenditori dei fondi.

 

Il fatto, poi, che il motore centrale del meccanismo fosse uno degli uomini politici più in vista dell’epoca, già al vertice del potere esecutivo del Paese e comunque leader di uno dei partiti politici più importanti, soggetto che avrebbe dovuto gestire ogni operazione economica che personalmente lo riguardava, o che riguardava gli enti da lui rappresentati, non solo nel pieno rispetto delle leggi, ma con la massima trasparenza morale e sociale, convince ulteriormente che l’impiego di fiduciari segreti e di conti esteri intestati a società di comodo, non poteva spiegarsi se non con la necessità di occultare la provenienza illecita dei fondi, frutto della degenerazione dei rapporti tra politica e mondo imprenditoriale.

 

Puntuale conferma dell’assunto è venuta dalle dichiarazioni di importanti uomini d’affari italiani, come Stafforini Paolo, amministratore della Idreco, società operante nel settore del trattamento acque e degli impianti di protezione ambientale. Con riferimento all’aggiudicazione di un’importante commessa pubblica (Enel), questi era stato avvicinato da un amministratore (Bitetto), che lo aveva invitato a recarsi da tale ing. De Toma (persona molto vicina a Craxi) per “quantificare il denaro da versare al sistema dei partiti”. A fronte di una richiesta iniziale di 3 miliardi di lire, l’imprenditore era riuscito a limitare l’esborso a 2 miliardi. Il versamento della quota destinata al P.S.I. era stato eseguito in larga parte tramite la Claridien Bank di Ginevra, conto Northern Holding, riferimento Grain.

 

De Toma Bartolomeo ha ammesso questa e altre vicende analoghe, raccontando dei suoi rapporti di amicizia con l’on. Balzamo, segretario amministrativo del P.S.I., e del sistema della spartizione delle tangenti tra i partiti politici.

 

Che quello fosse il metodo è stato confermato da Paolo Scaroni, all’epoca amministratore della Techint, il quale ha precisato di avere ricevuto dall’on. Balzamo gli estremi di diversi conti, che poi erano stati passati al direttore generale (Rocca Fabrizio, deceduto nel 1991) per la materiale esecuzione dei pagamenti. Aggiungeva lo Scaroni che, per quanto riguardava i versamenti effettuati al P.S.I. nell’anno 1991, Balzamo e De Toma congiuntamente gli avevano fornito gli estremi del conto Northern Holding, riferimento Grain, presso la Claridien Bank di Ginevra.

 

Anche Panzavolta Lorenzo rappresentava il versamento della somma di £ 621 milioni con identiche modalità. Idem Tornich Fulvio, dirigente della Italimpianti, che ammetteva un analogo pagamento di £ 300 milioni. Ancora, Musso Bruno, dirigente dell’Ansaldo di Genova e poi della Finmeccanica di Roma, dichiarava che al fine di non bloccare un accordo tra Ansaldo e Siemens l’on. Balzamo gli aveva sollecitato il versamento di almeno £ 5 miliardi al P.S.I., che poi era stato eseguito, seppure in misura “scontata”, sempre tramite la Claridien Bank, conto Northern Holding, riferimento Grain. Equivalente racconto è stato offerto dal direttore generale dell’Ansaldo Tedeschini Giuliano.

 

L’industriale Pietro Barilla, con l’aiuto dell’imprenditore Franco (o Francesco) Ambrosio di cui era amico da lunga data, aveva versato rilevanti contributi al P.S.I. dietro pressanti sollecitazione dell’on. Balzamo. Nel marzo 1990, mentre Barilla si trovava al Grand Hotel di Roma con Ambrosio, aveva ricevuto una busta con le istruzioni: “c/c 7105 Northern Holding – Claridien Bank – Ginevra ref. Grain”. Nella stessa data, era stato disposto un bonifico di £ 2.500.000.000, quindi Ambrosio aveva telefonato a Balzamo, il quale aveva tratto “un respiro di sollievo“, aggiungendo che ciò avrebbe tranquillizzato il suo “capo“. La vicenda è stata confermata, oltre che dai diretti protagonisti e dalla documentazione bancaria acquisita, anche dalle dichiarazioni di Guido Maria Barilla e di Luca Barilla.

 

Nella sentenza del Tribunale di Milano in data 13 luglio 1998, passata in giudicato a carico di Vallado, si afferma la sussistenza di conti esteri riferibili a Craxi quale esponente del Partito Socialista, richiamando tra l’altro le convergenti dichiarazioni di De Toma Bartolomeo e Brandini Cornelio, già segretario personale di Craxi e cugino dello stesso De Toma. Quest’ultimo, nell’ammettere il proprio ruolo di collettore di tangenti nel settore dell’ecologia, ha precisato che nel corso della sua lunga collaborazione con Balzamo per il coordinamento della raccolta di fondi a favore del P.S.I. si era reso conto che il segretario amministrativo del partito, non solo non aveva mai aperto o gestito conti esteri, ma che non aveva nemmeno potere dispositivo su di essi, che risaliva in via esclusiva a Craxi.

 

Il sistema d’illegalità diffusa cui, a suo dire, partecipavano in forme diverse tanto i maggiori gruppi economici, quanto i partiti di governo e di opposizione, è stato del resto candidamente ammesso dallo stesso Craxi, il quale ha precisato che nel quadriennio 1987/1990 erano pervenuti al P.S.I. in forma extra contabile contributi per complessivi 187 miliardi di lire, di cui 47,3 miliardi di lire nel solo anno 1990. L’uomo politico ha ammesso, in particolare, le sistematiche contribuzioni del gruppo Ferruzzi (anche se ha negato la maxi tangente Enimont), nonché il legame di amicizia con Salvatore Ligresti, persona al vertice di uno dei maggiori gruppi assicurativi italiani, che aveva versato importanti contributi al partito. Il giudice di primo grado tuttavia rileva che nei suoi corposi memoriali Craxi si è sempre guardato dall’accennare alla disponibilità dei conti International Gold Coast e Constellation Financiere, che all’epoca non erano ancora stati scoperti e costituivano per lui un importante “tesoretto” riposto nelle fidate mani, prima di Tradati, poi di Raggio.

 

Nel panorama descritto vanno incasellate le reiterate dichiarazioni confessorie dell’imputato, il quale, anche in altre sedi processuali (in particolare nel procedimento cosiddetto “All Iberian”), ha confermato quanto sopra accennato, ammettendo il proprio ruolo al servizio dell’on. Craxi, che egli conosceva da molto tempo come frequentatore del locale di Portofino denominato “La Gritta” gestito dai suoi genitori. Raggio si era legato sentimentalmente alla contessa Francesca Vacca Graffagni vedova Augusta a far tempo dalla seconda metà degli anni ’80 e questo aveva contribuito ad intensificare i rapporti con Craxi, nel quadro della comune frequentazione di abitazioni prossime a Villa Altachiara, dimora di Portofino della Vacca Graffagni, con molteplici occasioni di incontro e di convivialità. Nel periodo pasquale del 1992 Craxi aveva riferito a Raggio che l’esplosione dell’indagine di “Mani Pulite” aveva scatenato preoccupazioni nell’ambiente ed indotto le aziende a cessare le contribuzioni, mettendo il Partito in serie difficoltà economiche. Nell’estate i rapporti con Craxi si erano cementati ulteriormente nel corso di una vacanza ad Hammamet (Tunisia) dove Raggio si era recato con la contessa Vacca Graffagni.

 

Dopo la morte di Balzamo (autunno 1992), Craxi aveva riferito a Raggio che Tradati s’era intimorito e non era più disponibile a manovrare i soldi del partito, pertanto aveva chiesto allo stesso Raggio di subentrare nella gestione del conto International Gold Coast, avvertendolo che al momento tale conto non era stato individuato dagli inquirenti, ma che le indagini in corso su altri conti forse avrebbero potuto consentire di arrivare a scovarlo.

 

 

All’epoca Raggio era assillato dalla necessità di rientrare da un finanziamento di $ 1.200.000 contratto a nome della contessa Vacca Graffagni e, non potendo farvi fronte, aveva pensato di chiedere aiuto a Craxi, il quale, andando al di là delle più rosee speranze, nel gennaio 1993, in prossimità della scadenza del debito, gli aveva fatto accreditare sul suo conto estero presso la Pictet & Cie. di Ginevra la somma di $ 1.500.000. I fondi provenivano dal conto Hambest Corp presso la Banca Internazionale del Lussemburgo (B.I.L.) intestato a Giallombardo Mauro (dirigente della struttura socialista europea, funzionario del Parlamento Europeo, nonché persona molto vicina all’on. Craxi).

 

Come ha ammesso il titolare e come è inequivocabilmente emerso in plurimi procedimenti, il conto di provenienza era stato foraggiato nel solito modo, sicché il giudice ha ritenuto oggettivamente provato che la somma di cui al capo 4 fosse riconducibile a tangenti o comunque finanziamenti illegali al P.S.I..

 

Tornando al racconto dell’imputato, questi ha detto di non aver chiesto contezza a Craxi della provenienza del denaro, anche se aveva immaginato che potesse trattarsi di soldi del partito. Egli non aveva offerto alcun tipo di garanzia per la restituzione della somma, ma intendeva onorare il debito non appena si fosse risolta la contesa ereditaria del conte Agusta, in cui era coinvolta la Vacca Graffagni.

 

Quasi in contemporanea (nel gennaio 1993) vi era stato l’incontro fra Craxi, Tradati e Raggio (che peraltro ha negato di essersi presentato in quella occasione col nome Borghi). Nel frattempo l’imputato aveva informato Craxi del reperimento dell’avvocato messicano Vallado, disposto, dietro compenso di $ 110.000, a fungere da prestanome per lo svuotamento del conto International Gold Coast, le cui giacenze erano finite (sempre nella disponibilità di Raggio):

 

per metà, sul conto intestato alla Farbin presso l’istituto Bancomer delle Isole Cayman, previo passaggio su un conto di transito che la fiduciaria Javier aveva messo a disposizione presso la S.B.S. di Ginevra, utilizzando il nome in codice “Julfer” per individuare i fondi oggetto di trasferimento;

 

per metà, sul conto intestato alla società panamense Macin Holding presso la banca Pictet & Cie, indi sul conto intestato ad Higland Retreat Investment presso la Pictet Bank & Trust di Nassau.

 

Raggio ha altresì ammesso di essersi incaricato, verso la fine del 1993, del disbrigo di una nuova operazione finanziaria nell’interesse di Craxi, quella relativa al conto Constellation Financiere di Chiasso (capo 3 della rubrica), dopo a Ginevra che era andata a buon fine la prima operazione relativa al conto International Gold Coast.

 

 

Raggio ha altresì ammesso di essersi incaricato, verso la fine del 1993, del disbrigo di una nuova operazione finanziaria nell’interesse di Craxi, quella relativa al conto Constellation Financiere di Chiasso (capo 3 della rubrica), dopo a Ginevra che era andata a buon fine la prima operazione relativa al conto International Gold Coast.

 

Ricevuta la richiesta, l’imputato aveva pensato di contattare di nuovo l’avvocato Vallado, ma questi aveva altri impegni ed aveva proposto il collega Martinez Aguilar. Il compenso per l’assistenza professionale, consistita in sostanza nel mettere il nome per il trasferimento di fondi, concordato in circa £ 300.000, era stato versato da Raggio direttamente a Vallado. A Pintus, funzionario della S.B.S. che se n’era occupato, erano finiti altri 60.000/80.000 Fr. Sv.

In questo caso, la giacenza originaria di circa 22 milioni di franchi svizzeri era stata destinata:

quanto a 15 milioni, sul conto Pictet di Nassau intestato alla Highland Retreat Investment, previo passaggio da un conto di transito della stessa Pictet presso la S.B.S. di Ginevra (dal conto di destinazione a Nassau furono in seguito effettuati vari bonifici su conti indicati di volta in volta da Craxi);

 

quanto ai restanti 7 milioni di franchi svizzeri, inizialmente sul conto Kirwall presso la Amro Bank di Amsterdam e, dopo un paio di mesi, sul conto di una società fiduciaria nelle Isole del Canale (in seguito parte dei fondi venne investita negli U.S.A. tramite la società panamense Pentaco, sempre riferibile al Raggio).

L’imputato ha fornito dettagliate spiegazioni sulle movimentazioni successive, ha ammesso di avere utilizzato fondi per spese personali senza averle restituite a Craxi, il quale due volte (nel dicembre 1993 e nel maggio 1994) lo aveva raggiunto in Messico, ospite coi familiari nella tenuta di Cuernavaca della contessa Vacca Graffagni (va ricordato che il 12 maggio 1994 era stato disposto il ritiro del passaporto di Craxi, proprio mentre si trovava in Messico).

Passando ai fatti di cui al capo 5, nella sentenza si espone che nel giugno del 1996 l’avv. Harald Von Seefried, personaggio al vertice della Adlitz AG di Zurigo, si era presentato spontaneamente agli inquirenti narrando di avere compiuto a far tempo dall’estate del 1993 attività di amministrazione patrimoniale nell’interesse della contessa Vacca Agusta, che peraltro non aveva mai incontrato, avendo sempre e solo avuto a che fare con Maurizio Raggio, il quale lo aveva incaricato di occuparsi del patrimonio della donna. Il primo contatto professionale era nato da consulenze relative alle cause ereditarie della contessa, ma poiché il legale si occupava anche di gestioni patrimoniali, Raggio gli aveva in seguito consegnato dei C.C.T. per circa 6 miliardi di lire, senza destare, date le premesse, alcun sospetto nell’interlocutore.

 

Von Seefried forniva dettagliate spiegazioni in ordine all’impiego dei titoli, che erano stati venduti tramite una società panamense, impiegando il denaro per effettuare rimesse alla contessa in Italia ed a Raggio a Monaco, per pagare spese processuali, nonché per effettuare investimenti, segnatamente in due società: la High Line AG di Cham (Svizzera), proprietaria di un aereo, e la Pentaco di Panama, proprietaria del 15% della SM Brickell Limited Partnership di Miami (U.S.A.), operante nell’edilizia. Di quest’ultima società era presidente tale Ugo Colombo, indicato come il migliore amico di Raggio.

Quando era venuto a sapere del reale retroterra del “cliente” e, in particolare, del suo stato di latitanza, l’atteggiamento di Von Seefried era divenuto più freddo, ma i rapporti non si erano interrotti, tanto che il medesimo aveva accettato di costituire una società nel Liechtenstein, denominata Rege Stiftung, al dichiarato scopo di custodirvi denaro in via fiduciaria, mascherando ogni collegamento dei fondi con Raggio o con la contessa. In altre occasioni, una volta a Nizza e due o tre volte a Zurigo, Raggio aveva consegnato altri titoli di Stato del controvalore di svariati milioni di dollari.

 

L’imputato ha sostanzialmente ammesso i rapporti descritti da Von Seefried, precisando che, dopo essersi impossessato del primo dei conti esteri (quello dell’International Gold Coast), nella primavera o forse nell’estate del 1993 si era recato ad Hammamet a trovare Craxi, il quale gli aveva annunciato la disponibilità di una partita di C.C.T. e gli aveva chiesto di cambiarli. Le consegne erano avvenute in tre occasioni. Nella prima, appena ricevuti i titoli e prima ancora di prendere l’aereo per rientrare dalla Tunisia, Raggio aveva pensato di telefonare all’avvocato Harald Von Seefried di Zurigo, conosciuto un anno prima per le vicende dell’eredità Agusta, onde sondare la possibilità di monetizzarli. Ottenuta risposta affermativa, egli aveva preso contatto per l’apertura di un conto presso la banca austriaca indicata dal professionista.

 

Andata felicemente in porto la prima operazione, Craxi aveva consegnato a Raggio altri titoli di eguale natura. Le nuove consegne erano avvenute nell’autunno – inverno del 1993 in Francia, presso un’abitazione che il figlio di Craxi, Bobo, aveva affittato in Costa Azzurra. Nel complesso, Raggio ammetteva di avere ricevuto titoli di Stato per un ammontare quantificabile in poco più di 10 miliardi di lire. Affidandogli la seconda tranche di C.C.T., l’uomo politico aveva esposto i gravi problemi di spostamento che incontrava in Italia ed in Europa, in quanto il governo non gli metteva più a disposizione un aereo. L’imputato aveva perciò suggerito a Craxi di acquistare un piccolo aeromobile, che lui stesso aveva trovato in Australia, pagandolo un milione e mezzo di dollari. Insieme all’aereo era stata acquisita anche una società svizzera, la High Line (amministrata ufficialmente dalla figlia di Von Seefried), proprietaria di un hangar per il rimessaggio dell’aeroplano, che peraltro l’uomo politico aveva utilizzato soltanto in un paio di occasioni. Con la restante parte del denaro derivato dalla monetizzazione dei titoli, Von Seefried aveva acquistato altre obbligazioni estere, che Raggio avrebbe dovuto far pervenire a Craxi, cosa che tuttavia non aveva avuto il tempo di fare entro l’autunno del 1994, quando dovette fuggire a sua volta per sottrarsi all’esecuzione del provvedimento cautelare. Prima della fuga, egli aveva depositato la metà dei titoli rivenienti dalla conversione di quelli originari presso una banca di Lugano, mentre la restante metà l’aveva portata con sé in Messico, per pagarsi la latitanza e l’assistenza legale.

Per completezza, va rammentato che Francesca Vacca Graffagni, pur “chiamandosi fuori” dalle vicende in questione, ha ammesso il legame sentimentale e d’affari con Raggio, confermando che questi conosceva Craxi da lunga data e che negli anni 1993/1994 si era occupato anche degli affari dell’uomo politico.

Dopo l’emissione del provvedimento restrittivo a carico della coppia, Raggio le aveva confidato alla Vacca di avere effettuato dei movimenti bancari su istruzioni di Craxi e, in particolare, di avere sostituito il Tradati nel ruolo di fiduciario.

 

E CONTINUA…
LEGGI LA PAGINA DEDICATA

 

Il ministro della Giustizia pronto a mettere in gioco le sorti del governo e Anna Finocchiaro: “Non possiamo consentire posizioni pregiudiziali”

Piero Fassino dei Democratici di SinistraPiero Fassino,
segretario nazionale dei Ds

 

ROMA – La legge sulle coppie di fatto continua ad agitare le acque nell’Unione. L’Udeur continua a mettersi di traverso con il suo leader Clemente Mastella che alla Stampa dice: “Può anche cadere il governo ma io non voto” e il suo capogruppo che incalza: “Non ci sono nel programma dell’Unione”. Ma i Ds e la sinistra radicale non mollano. “Non arretremo” dice il capogruppo dell’Ulivo in Senato Anna Finocchiaro.

Un vero fuoco di fila quello della Quercia con il segretario Piero Fassino che risponde direttamente al ministro della Giustizia: “Mastella dice che i Pacs sono materia del Parlamento? Non credo, come tutte le leggi nascono dal combinato disposto: il governo presenta un testo e il Parlamento lo discute. Il governo avanzerà una proposta e come tutte le leggi passerà all’esame delle Camere. Lì ogni forza politica farà valere le proprie opinioni e si discuterà”.

Mentre la Finocchiaro è ancora più dura. “Tutto possiamo consentirci – dice la capogruppo dell’Ulivo a Palazzo Madama – salvo che posizioni pregiudiziali. Il presidente del Consiglio l’ha detto: si va avanti, il governo presenterà il ddl. Le parole di Prodi mi fanno stare tranquilla. Si tratta di un impegno che, vorrei ricordare a Mastella, nasce in seguito a una discussione nata durante l’esame della legge finanziaria, che riguardava un testo del governo sull’equiparazione del convivente al coniuge in materia di tasse di successione”.

Non ridere fedigrafo!!Replica a Mastella anche il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli.

“Bisogna – dice il parlamentare ambientalista – dire no all’estremismo di chi sarebbe pronto a mettere in discussione il governo e Unione, coalizione votata dagli italiani sulla base di un programma preciso che prevede le coppie di fatto e che ha permesso l’elezione di tanti deputati, di tutti i partiti.

C’è un cinismo ideologico-religioso che vuole impedire a tante persone, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, di poter acquisire diritti che sono già tali in molti Paesi europei, guidati anche da forze conservatrici”.

Casini FerdinandoPronto ad accogliere la riforma Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori che chiede però un “testo equilibrato”:

“Se il testo elaborato sarà equilibrato, realmente fruibile dalle coppie che hanno scelto la convivenza, alora non vi saranno motivi per negare un consenso”.

“E’ un fatto di civiltà”, afferma Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera.

“La legge sui Pacs va fatta. Sinceramente non capiano i mal di pancia manifestatasi su questo argomento”.

(28 gennaio 2007)

Giovanardi: «Udc da sola? Tradimento» e assesta un calcio in culo all’amico Casini e un altro di sgaidone al Follini!! I democristiani si sa, solo quelli svegli abbandonano la nave in tempo…

di Paolo Bracalini
da Milano

«Chi ha votato Udc lo ha fatto perché vuole stare nel centrodestra. Andare da soli significa tradire i nostri elettori, una terza forza fuori dal centrodestra non esiste».

Carlo Giovanardi parla a Legnago (Verona) in un incontro sulle “Prospettive per l’Udc” di fronte a 400 persone, militanti e rappresentanti del partito, che seguono l’ex ministro nella fronda interna contro le aspirazioni soliste di Casini. Una corrente che non si sente affatto minoritaria e che arriverà al congresso di marzo con una mozione per spianare la strada a un nuovo segretario, alternativo ai casiniani di Cesa.

Onorevole, si candiderà lei come leader di una Udc fedele alla Cdl?

«Certo, se in queste settimane non emergerà con chiarezza la linea dell’appartenenza alla coalizione mi presenterò come candidato alla segreteria. L’alleanza è un valore da difendere, non qualcosa da demolire».

Ma la base del partito è con voi o con Pier Ferdinando Casini?


«I nostri elettori hanno votato l’Udc perché fa parte di uno schieramento alternativo alla sinistra. So che è difficile andare d’accordo con An e Lega, ma c’è una grande omogeneità nella base elettorale del centrodestra. Per questo una larga parte è assolutamente contraria alle posizioni di Tabacci e Casini».


Ed è per questo che gli ultimi sondaggi dell’Udc sono in caduta?


«È fuor di dubbio che nel nostro elettorato ci sia uno sconcerto per le posizioni assunte negli ultimi mesi, una situazione di grande perplessità che dobbiamo superare al più presto».

012907-0230-giovanardiu1.jpg

Ma lei crede al partito unico del centrodestra?

«L’idea del partito unico non mi piace, fin dal nome. Preferisco pensare a un grande partito democratico che sia la sezione italiana del Partito popolare europeo, come Aznar in Spagna».

E chi deve essere il leader di questa grande forza di centrodestra in Italia?

«Il problema della leadership è assolutamente importante, non è affatto vero che sia qualcosa che non ci riguarda direttamente, che l’Udc non è interessato alla leadership, come dice Casini. Ma deve essere la base del centrodestra a decidere. Sarà leader chi sarà capace di conquistare il cuore e la mente di quel 50% di italiani che ha votato per il centrodestra».

Casini può essere quel leader?

«Casini può farlo, ma se aspira a questo deve essere capace di interpretare le opinioni, i sogni e le passioni dell’elettorato di centrodestra. Scegliere di andare a Palermo invece che a Roma (il 2 dicembre scorso alla manifestazione del Polo, ndr), davanti a una piazza di 2 milioni di persone della Cdl, non va certo in questa direzione».

Ma c’è davvero il progetto di una nuova Dc tra la Margherita e una Udc fuoriuscita dalla Cdl?

«Non direi. Non ho visto mai uno della Margherita dire “usciamo dalla sinistra, mettiamo in discussione le alleanze fatte con l’ala estrema”. E nemmeno l’Italia di Mezzo di Follini ci riesce».

Il partito di Follini nei sondaggi conquista lo 0,1%…

«Perché non c’è nella testa delle persone, una forza di mezzo non è nella testa degli elettori che sono invece per il bipolarismo».

Vuol dire che anche l’Udc da sola potrebbe avere quelle percentuali da zero-virgola?

«Può darsi. Ma anche se prendesse il 14% non si andrebbe da nessun parte. L’elettorato ci chiede: state a destra o a sinistra? Chi vuole andare a sinistra lo ha già fatto, noi rimaniamo nel centrodestra».

012907-0230-giovanardiu2.jpg

Il ministro Gentiloni sostiene che “Berlusconi difende anche gli interessi della sua azienda. E questo e’ uno dei problemi del nostro Paese, quando la politica e gli interessi personali si mischiano ci sono sempre dei problemi.

Catricala’: Ddl Gentiloni non può mettere tetto a Mediaset. Ricordiamo che prima di diventare presidente dell’autorità antitrust Antonio Catricala’ era segretario generale della presidenza del consiglio del governo Berlusconi!! Sul disegno di legge Gentiloni che riforma il sistema radiotelevisiva arrivano le dichiarazioni di Antonio Catricalà, presidente della autorità antitrust: “Non si puo’ porre un tetto al fatturato, perche’ questo reprime la crescita e l’entusiasmo imprenditoriale, ma si devono piuttosto trovare rimedi strutturali”.

Dunque secondo il presidente spetterebbe all’autorità definire le regole, e a alla legge dar esolo gli indirizzi. ” Su questo ha ragione Berlusconi” ha detto Catricala’ nel corso della trasmissione Mezz’ora di Lucia Annunziata.

Il Ddl Gentiloni è “una buona legge poiche’ anticipa il passaggio al digitale”, con cui ci sara’ “maggiore pluralismo”.

Per quanto riguarda infine la televisione sul satellite, Catricala’ rileva che “bisogna evitare che Murdoch diventi monopolista di partite e film, ma non si puo’ imporgli di non crescere”.

Disperazione!!

Le dichiarazioni del presidente dell’antitrust hanno scatenato numerosi commenti.

Parole che per Massimo Donadi, capogruppo alla Camera di Italia dei Valori, “sorprendono”, perche’ “cio’ che deprime la crescita e stalla il mercato sono proprio le situazioni monopolistiche e oligopolistiche e perche’ l’espansione conosce il suo limite quando vi e’ un ‘tiranno del mercato.

In Italia – rileva Donadi – vi e’ un’azienda che da sola raccoglie oltre i due terzi dell’intero mercato pubblicitario, e questo incide inevitabilmente sui costi degli spot e di conseguenza anche suoi prodotti pubblicizzati e le tasche dei consumatori”.

Alla luce di cio’, secondo il deputato, “il tetto del 45% previsto dal ddl Gentiloni si dimostra quindi equilibrato e coerente con le peculiarita’ del mercato del settore, e, soprattutto, in linea con i principi liberali di un’aperta e reale concorrenza”.

Sandro Bondi Prega!!

Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia si augura: “che le osservazioni motivate e serie sul ddl Gentiloni fatte dal presidente dell’antitrust, Antonio Catricala’, costituiscano un imprescindibile elemento di riflessione da parte del governo e delle forze politiche piu’ responsabili che lo sostengono alla vigilia del dibattito parlamentare”.

Per il presidente dela commissione parlamentare di vigilanza Mario Landolfi (AN) “Catricala’ coglie nel segno”, mentre il ddl Gentiloni confonde la tutela del pluralismo che spetta ai Governi ed ai Parlamenti con la tutela della concorrenza che e’ invece pertinenza di Autorita’ indipendenti”.

Per Landolfi “fissare per legge un tetto alla raccolta pubblicitaria rappresenta nel metodo un arbitrio che non sta ne’ in cielo ne’ in terra e che nel merito si configura come un’indebita ingerenza dei Governi nella vita e nelle attivita’ delle imprese specie per quelle quotate in Borsa”.

Alla luce delle dichiarazioni di Catricala’, secondo Landolfi, “sarebbe quanto mai opportuno che il Governo rivedesse la propria posizione per intavolare un confronto con l’opposizione su basi completamente diverse da quelle seguite finora”.

Il nostro “Untore Mascarato”Sulle dichiarazioni di ieri di Berlusconi che aveva denunciato una aggressione alle sue imprese, c’è un botta e risposta.

 

Il ministro Gentiloni sostiene che “Berlusconi difende anche gli interessi della sua azienda. E questo e’ uno dei problemi del nostro Paese, quando la politica e gli interessi personali si mischiano ci sono sempre dei problemi. Mi auguro ci siano spazi di dialogo reali (con l’opposizione, ndr) – premette il ministro – ho apprezzato anche in queste ore le dichiarazioni di diversi esponenti del centro destra, ho ascoltato, ad esempio, dal presidente Casini una grande disponibilita’ a discutere”. “Il problema da cui dobbiamo partire – spiega Gentiloni – e’ mettere in questo sistema un tasso maggiore di liberta’ sia economica, concorrenza, sia culturale, pluralismo: se lo facciamo, possiamo anche discutere le modalita’ su aspetti tecnici come e’ giusto fare in Parlamento.

Landolfi (il presidente della commissione di vigilanza sulla Rai, ospite delle stessa trasmissione, ndr) dice ‘non si mettono dei limiti per legge’, pero’ nella legge Maccanico nel ’97 e nella legge Gasparri del 2003 ci sono sempre stati dei limiti, in alcuni casi piu’ restrittivi, la legge Maccanico, in altri piu’ larghi, il famoso Sic.

La cosa importante e’ che alcuni principi sono comuni anche all’opposizione, se poi si scambia una proposta liberale per un piano criminale..”

Gli risponde Francesco Giro, parlamentare di Forza Italia e componente della commissione Vigilanza RAI: “Il ministro Gentiloni dice con tono garbato cose inaccettabili alle quali vogliamo rispondere puntualmente.

Primo: Berlusconi non difende i suoi interessi ma il made in Italy, il lavoro di una grande azienda italiana che verrebbe sperperato a vantaggio di altri colossi o di un solo colosso straniero.

Secondo: imporre un tetto agli introiti pubblicitari e’ come sottrarre acqua ai cavalli. Difficilmente corrono e vincono.

Tre: noi siamo pronti a discutere di una riforma organica del sistema radiotelevisivo al contrario e’ il governo che ha scelto la tecnica dello spezzatino, spezzando in due il provvedimento, da un lato una legge blitz contro Mediaset e dall’altro delle Linee guida ancora fumose sul futuro riassetto Rai.

Italiano lobotomizzato da Berlusconi e i suoi 12 canali monotematici!!La verita’ – conclude Giro – e’ allora una sola:

limitare subito la capacita’ industriale di Mediaset e tirare a campare con la RAI”.

E non tirate fuori Di Stefano e cazzate come Europa 7 o pluralismo, siamo in Italia (Repubblica delle Banane) e la concorrenza contro il nostro “Padrone” è inaccettabile, il popolo Borg non potrà mai permetterlo, ogni Resistenza è inutile, dovete lasciarvi “Assimilare”!! Sandro Borg è già impegnato a preparare il rastrellamento dei senzienti per lobotomizzarli, la crociata del Secolo è partita, non avrete scampo!!

gennaio 27, 2007

Non toccategli la roba… Berlusconi alletta Fini con velate promesse al lui tanto agognato “Potere” e Fini si impegna a difendergli “La Roba” come direbbe il Verga!

Berlusconi: porterò 5 milioni in piazza a difesa delle mie tv – La notizia da www.unita.it ed il commento di *Tafanus*

Il nostro comico preferito….Eccolo là. Sono giorni che Sandro Bondi minaccia una sommossa di piazza contro il governo Prodi e ora arriva Silvio Berlusconi a minacciare addirittura di portare cinque milioni di persone in piazza. Contro cosa? Qual è il suo punto dolens, la sua priorità? Le televisioni, naturalmente. Cioè la riforma delle televisioni contenuta nel ddl Gentiloni definito un «piano criminale» e una «aggressione» contro Mediaset fatto «in odio al leader dell’opposizione».

 

Tanto da giustificare secondo il suo patron una manifestazione in cui promette di «portare in piazza 5 milioni di persone». È alla cena per la consegna dei Telegatti che Berlusconi si sbottona con i giornalisti televisivi e non. E minaccia.

Il Puparo & Gianfranco… Tra un Telegatto e l’altro, dice: «Con un piano criminale di aggressione del genere – facendo riferimento alla riforma Gentiloni – è facile portare in piazza cinque milioni di persone». L’affondo va avanti. «Il collante» della sinistra «è il potere, ma secondo me hanno una gran voglia di liberarsi di Prodi. Penso che se ci fosse un incidente ci sarà modo di fare un governo tecnico». Silvio Berlusconi torna poi ad attaccare la Finanziaria dell’Unione che, a suo giudizio, è stata pensata in modo da dare «due tre miliardi a ogni ministro per le proprie clientele». Alla cena di gala il presidente di Fi ha aggiunto che l’Unione «ha trasformato il governo in un comitato d’affari».

…non è fantastico? voglio dire… un uomo che ha fatto del conflitto d’interessi una regola di vita; che ha le TV perchè un certo Bettino prendeva certe mazzette; che aggira il divieto di cumulo TV+Giornali intestando il Geniale al fratello un pò ciula; che fa stipulare da Poste.It una convenzìone con la Banca Mediolanum (e solo con questa); che si è assegnato non so più quante “provvidenze” per l’editoria; un uomo che annovera fra i suoi fedelissimi il Lunardi al quale appalta le grandi opere (pardon, ai figlioli di Lunardi); il Tremonti che “presta” un distretto della GdF alla sorella pittrice affinchè possa organizzare una esposizione dei suoi quadri; che difende finchè può il Fazio che difende Fiorani che foraggia Ricucci, Gnutti socio di Berlusconi nella Hopa, Grillo, Alemanno ed altri “amici”; un uomo che foraggia i decoders per il digitale terrestre venduti dal fratellino…

 

Comicità o Realtà?!?

uno così, che viene fuori a parlare della sinistra come “comitato d’affari”.

ME R A V I G L I O S O !!!…

Fonte articolo : www.welfarecremona.it

Fonte immagini : www.ginge.it

L’ombra dei servizi segreti sugli attentati terroristici e sulle guerre civili

di Antonella Randazzo per www.disinformazione.it – 27 gennaio 2007

Busj & Jack DanielsUna tragica notizia di questi giorni è che un kamikaze si è fatto esplodere nei pressi di Khost, in Afghanistan, fra un gruppo di operai afgani (in attesa di essere assoldati dagli americani), uccidendone 10 e ferendone 14. Una “pratica” tragicamente comune in Iraq, in cui molte volte i kamikaze si sono fatti esplodere fra iracheni in fila per essere arruolati dagli americani.

C’è da chiedersi come mai dopo numerosi attentati agli aspiranti poliziotti iracheni, gli americani abbiano continuato gli arruolamenti come prima, facendo sostare le persone in strada, esponendoli al pericolo di morte, che per molti è arrivata puntuale.

Chi trae vantaggio da queste morti? E perché gli americani non proteggono nemmeno i potenziali collaboratori? La resistenza irachena e afgana non trae vantaggio del creare terrore fra la popolazione, mentre gli occupanti certamente sì.

Gli aggressori americani stanno attuando i crimini più feroci per sottomettere il popolo iracheno e quello afgano. Hanno diviso l’Iraq territorialmente e nei mezzi di comunicazione, e hanno potenziato l’estremismo religioso, come spiega Giuliana Sgrena:

 

La guerra civile serve a sancire la divisione del paese. La spartizione è innanzitutto un disegno Usa, fin dal 1991 con la creazione delle no-fly zone (con il pretesto di proteggere gli sciiti a sud e i kurdi a nord). Divisione alimentata anche dai jihadisti che sono arrivati nell’Iraq occupato per combattere la “guerra santa” contro gli infedeli, non solo occidentali ma anche iracheni sciiti, considerati dai wahabiti (sunniti) traditori dell’islam. Alla base della divisione etnico-confessionale è stato anche il diverso atteggiamento nei confronti dell’intervento militare: kurdi favorevoli, sunniti contrari e sciiti ambigui, questi non potevano schierarsi con l’occidente ma hanno approfittato della situazione per liberarsi di Saddam… Questa spartizione favorisce Teheran che controlla una grossa fetta dell’Iraq, mettendo in difficoltà gli occupanti Usa. Ma certo l’Iran (almeno il governo) preferirebbe mantenere il controllo su un paese più “stabilizzato” con un governo in grado magari persino di chiedere il ritiro delle truppe straniere invece che su un territorio dilaniato ogni giorno da massacri di sciiti e sunniti. Pur se la guerra sporca è alimentata anche dalle squadre addestrate dai pasdaran.[1]

Sono molte le sette americane arrivate in Iraq, con molti soldi, sotto la copertura di Ong, che in cambio della conversione promettono agli iracheni aiuti e soprattutto il miraggio di un visto per gli Stati Uniti.

Un altro dei tanti paradossi iracheni: uno fra i più laici tra i paesi arabi è caduto ora nelle mani dei partiti e delle milizie religiose.[2]

In tutti i paesi che subiscono aggressioni militari da parte degli Stati Uniti, Iraq, Afghanistan, Somalia ecc., la situazione diventa assai simile: si verificano attentati terroristici, si formano gruppi contrapposti in lotta fra loro, acquisiscono sempre più potere bande criminali o gruppi di estremisti che vessano la popolazione e la costringono a vivere nella paura e nell’insicurezza.

A partire dagli anni Cinquanta, i servizi segreti europei e americani hanno speso cifre da capogiro per attuare ricerche sul controllo mentale a distanza, su tecniche di manipolazione dell’opinione pubblica e di sottomissione di interi popoli.

Già nel 1944, l ‘ex governatore della Banca d’Inghilterra, Montagu Norman, creò l’Associazione Nazionale Britannica per la Salute Mentale. Quattro anni dopo, l’Associazione organizzò un grande congresso, che riunì i più importanti studiosi di psichiatria e di psicologia. Parteciparono al congresso anche numerosi personaggi che si occupavano di ricerche psichiatriche in ambito militare. Ad esempio, il generale di brigata inglese John Rawlings Rees, che era stato direttore dell’Istituto Tavistock.

Terrorized People, George StrategyLa Clinica Psichiatrica Tavistok di Londra era nata nel 1920, per studiare gli effetti della Prima guerra mondiale sui soldati traumatizzati. Ben presto gli psichiatri capirono che lo shock da guerra produceva effetti simili a quelli ottenuti con interrogatori brutali o torture. Si trattava di utilizzare le conoscenze psichiatriche per attuare programmi di guerra psicologica, considerati utili anche in tempo di pace. Il generale Rees propose di utilizzarle per il controllo sociale degli individui e di interi popoli. Egli suggeriva: “Se proponiamo di uscire all’aperto e di aggredire i problemi sociali e nazionali dei nostri giorni, allora abbiamo bisogno di “truppe speciali” psichiatriche e queste non possono non essere le équipes psichiatriche stanziali nelle istituzioni. Dobbiamo avere psichiatri selezionati e ben addestrati che muovono sul territorio e prendano contatto con la situazione locale nella sua area particolare”.[3]

Gli esperti del Tavistock si specializzarono nell’abilità di creare falsi movimenti di “liberazione”. Era il periodo in cui nascevano in Asia e in Africa diversi movimenti anticoloniali, e l’impero britannico elaborò un modo efficace per renderli deboli: creare falsi movimenti rivali e scatenare una guerra “civile”. I gruppi rivali creati dalla Corona britannica erano i più feroci e disposti ad agire in modo terroristico, uccidendo civili inermi. Il generale Rees si occupò, nel periodo 1949-50, di un programma chiamato “Tensione mondiale: la psicopatologia delle relazioni internazionali”. Lo scopo era quello di capire le caratteristiche culturali ed etniche dei gruppi anticoloniali, “per poterli meglio controllare”. Il controllo esigeva anche tecniche di creazione di tensioni sociali o contrasti fra i gruppi, utilizzando metodi violenti o ingannevoli. Durante gli anni Cinquanta, il generale Rees e i suoi collaboratori fecero diversi viaggi in Asia e in Africa, per creare un’équipe di psichiatri che seguissero di vicino le organizzazioni false e vere di “liberazione”.

Dal dopoguerra, anche il governo statunitense si interessò alle tecniche di controllo e di sottomissione dei popoli. Le ricerche sul controllo mentale furono finanziate dal Centro Chimico dell’Esercito. Diversi esperimenti del dottor Paul Hoch sul lavaggio del cervello si valevano di droghe create dagli stessi scienziati della Cia, come l’Lsd. Alcune autorità di governo sostennero il progetto MK Ultra, che prevedeva l’uso dell’elettroshock, di veleni e di numerose sostanze psicogene.

SuperBush, The Lieder of The Hoax!Secondo le ricerche di Carol Greene,[4] Charles Manson era un “soggetto di ricerca” del Nimh (National Institut of Mental Healt). Il Nimh era un progetto nato per studiare gli effetti della tossicodipendenza su soggetti bianchi. Manson era in libertà vigilata e doveva presentarsi regolarmente presso la Clinica Medica Haight-Ashbury di San Francisco per i controlli. Il direttore della clinica, David E. Smith, era diventato un esperto nel creare personaggi violenti ed antisociali da inserire negli ambienti hippy o nelle sette, e far loro commettere ogni genere di crimine. Ciò sarebbe servito a diffondere la droga in quegli ambienti e a screditare gli hippy e coloro che protestavano contro il sistema, facendo in modo che l’opinione pubblica li considerasse tutti drogati e potenziali criminali. Altri personaggi, come il serial killer David Berkowitz, erano mentalmente controllati dai programmi psichiatrici delle autorità americane.

Istituti che la gente crede siano a tutela dei cittadini, come la American Family Foundation, in realtà si valgono di metodi di controllo mentale. Nell’Aff ha lavorato il dottor Louis Jolyon West, che ha praticato metodi di lavaggio del cervello per l’Aeronautica Militare e la Cia. West partecipò al progetto MK Ultra. L’amico Aldous Huxley gli suggerì di ipnotizzare i soggetti prima di drogarli con l’Lsd, per dare “suggestioni post ipnotiche finalizzate a dirigere l’esperienza indotta dalla droga verso direzioni desiderate”. Si trattava dunque di metodi che permettevano di dirigere il comportamento del soggetto in modo da indurlo a commettere azioni comandate. West si occupò di esaminare il caso di Jack Ruby, l’omicida di Lee Harvey Oswald (assassino di Kennedy). West disse che Ruby era in uno “stato paranoide manifestato attraverso deliri, allucinazioni visive e audiovisive, e impulsi suicidi”. Le stesse reazioni prodotte sui soggetti nel progetto MK Ultra.

The Terminator BushSuccessivamente, altri studi della Cia avevano l’obiettivo di produrre un controllo mentale totale per dirigere il comportamento.

Uno studio della Cia sull’ipnosi fu diretto da Alden Searse dell’Università del Minnesota. Sears lavorava per creare con l’ipnosi “una personalità totalmente separata”, e produrre un’amnesia duratura. Milton Klein, un altro “esperto” della Cia, sosteneva che fosse possibile creare un soggetto totalmente controllato, che può essere indotto a commettere qualsiasi crimine, compresi l’omicidio e il suicidio. Secondo Klein sarebbe possibile creare un soggetto ipno-pazzoide in soli tre mesi.

Queste conoscenze sono state elaborate per produrre risultati concreti nei progetti di dominio americani.

Ciò significa che anche oggi vengono utilizzate queste tecniche (o ne vengono elaborate di nuove) per provocare divisioni, guerre civili, violenze e attentati terroristici, allo scopo di imporre il proprio potere.

Nel 1995, in seguito alle denunce e alle richieste di risarcimento avanzate da numerose vittime di esperimenti sul controllo mentale promossi dal governo americano, l’allora presidente Bill Clinton dichiarò che gli esperimenti erano cessati, ma ciò risultò essere falso. Esistono numerosi dossier che provano l’esistenza di esperimenti recenti sul controllo mentale da parte delle autorità americane.[5]

Gli esperimenti più recenti sono fatti su pazienti psichiatrici, carcerati, disabili e su soggetti arbitrariamente sequestrati. Alcuni metodi più recenti di controllo mentale sono di tipo tecnologico, ad esempio, attraverso piccoli chip neuronali, che recepiscono segnali elettronici e li inviano al computer che li traduce.[6]

Senza Parole Anche due italiani, il colonnello della Guardia di Finanza comandante del gruppo anticrimine e tecnologico, Umberto Rapetto e il giornalista Roberto Di Nunzio,[7] sostengono l’esistenza di metodi sofisticati di controllo mentale di individui e di interi gruppi sociali.

Nel loro libro dal titolo Le nuove guerre, spiegano le varie tecniche e strategie che mirano al controllo mentale e alla manipolazione dell’opinione pubblica, anche attraverso l’uso di sostanze farmaceutiche e dei mass media.

Gli iracheni si sono tragicamente resi conto che mentre prima dell’occupazione americana i vari gruppi religiosi vivevano in armonia fra loro, dopo l’occupazione si sono verificati una serie di eventi che hanno seminato odio e divisioni.

Racconta lo studioso Ghali Hassan, dell’Università di Perth (Australia):

E’ ampiamente documentato: i pretesti per la guerra e l’occupazione erano basati su informazioni false. Per questo motivo gli USA ed i loro “alleati” si trovano nella condizione, attraverso la disinformazione da parte dei media, di dover non solo legittimare l’occupazione, ma anche creare nuove false ragioni per il mantenimento di una presenza militare continuata degli USA.

 

Il pretesto più ricorrente nei mezzi d’informazione è che le forze USA sono state invitate a rimanere in Iraq per prevenire la guerra civile e “mantenere la stabilità”.

Ma, come per le armi di distruzione di massa, non esiste evidenza alcuna che avvalori tali menzogne diffuse dagli USA.

In Iraq esiste una struttura di governo disegnata dagli USA, dove nessuno dispone di una maggioranza che gli permetta effettivamente di governare. Il “governo”, installato dagli USA, non ha alcuna forza ed è retto dagli stessi gruppi di esiliati che fecero pressione per l’invasione ed occupazione dell’Iraq. Gli USA stanno aizzando gli iracheni tra di loro, creando un clima di paura. A questo proposito, la creazione, il finanziamento e l’armamento di “milizie etniche” e squadroni della morte da parte degli USA, sono pensati per creare divisioni etniche e provocare violenza settaria tra gli iracheni.[8]

Secondo Hassan, gli Usa sovvenzionano i gruppi fondamentalisti islamici per creare divisioni e scatenare la guerra civile. Questi gruppi operano con metodi terroristici, organizzando massacri contro le comunità religiose, distruggendo luoghi sacri e facendo in modo che le responsabilità ricadano sui gruppi avversi.

La vera resistenza irachena non uccide civili né ha interesse a creare un clima di odio e di violenza, come invece conviene all’aggressore.

In Iraq, Afghanistan e in molti altri paesi del mondo in cui le autorità americane vogliono imporre il proprio potere avvengono episodi analoghi: violenze e crimini contro i cittadini e tentativi vari di seminare divisioni fra gruppi e fra paesi vicini.

Avvengono anche molti attentati terroristici che seminano terrore e avvantaggiano soltanto gli occupanti.


[1] Il manifesto, 25 novembre 2006.
[2] Sgrena Giuliana, Fuoco amico, Feltrinelli, Milano 2005, p. 94.
[3] Rees John Rawlings, The shaping of shaping of psichiatry by war, W. W. Norton & Co., New York 1945.
[4] Greene Carol, Mirder aus der Retorte: Der Fall Charles Manson (Omicidi di Laboratorio: il caso Charles Manson), Böttiger, Wiesbaden-Nordenstadt 1992.
[5] A.R.E.S. http://www.ares2000.net, http://www.aisjca-mft.org
[6] Costa Marco, Psicologia militare, Franco Angeli, Milano 2003.
[7] Rapetto Umberto, Di Nunzio Roberto, Le nuove guerre, Dalla Cyberwar ai Black Bloc, dal sabotaggio mediatico a Bin Laden, Rizzoli, Milano 2001.
[8] Uruknet, 15 giugno 2005, http://www.rebelion.org

Fonte : www.disinformazione.it

gennaio 24, 2007

Nessuno dice che la Conoco, multinazionale statunitense del petrolio ha mantenuto aperta la proprio sede per due decenni a Mogadiscio, capitale della Somalia.

America fascistaQuesto significa solo una cosa: in Somalia il petrolio c’è eccome e se lo stanno succhiando i democratici States.

Le corti islamiche, spacciate dai media per cellule di al-Qaeda, sicuramente non hanno rispettato, (come a suo tempo i talebani cercarono d’impedire in Afghanistan l’oleodotto della statunitense Unocal) gli accordi e sono diventati un pericolo pubblico da bombardare…

————————-

Se Al Qaeda non esistesse…
Massimo Fini – “Il Gazzettino” – 12 gennaio 2007

Se Al Qaeda non esistesse – come probabilmente non esiste – gli americani se la sarebbero inventata. Perchè adesso ogni loro violazione del diritto internazionale, ogni aggressione, ogni atto di pirateria di Stato, ogni occupazione, ogni invasione, ogni bombardamento viene giustificato col fatto che si volevano colpire terroristi o anche «presunti terroristi» (la presunzione è più che sufficiente) di Al Qaeda o anche solo «presumibilmente» legati ad Al Qaeda. Così sono stati motivati anche i tre raid aerei compiuti nei giorni scorsi nel sud della Somalia che hanno provocato, come minimo, trenta vittime civili: e si volevano colpire terroristi o «presunti» terroristi, «presumibilmente» legati ad Al Qaeda e, sempre presumibilmente, responsabili degli attentati antiamericani del 1998 in Kenya e Tanzania.

Pretesto risibile. Non tanto perchè nel 1998 Al Qaeda non esisteva ancora nemmeno nelle invenzioni del Pentagono e perchè è poco credibile che gli americani abbiano individuato proprio oggi gli autori di attentati compiuti nove anni fa, ma perchè i bombardamenti sono avvenuti, guarda caso, proprio nella zona dove le truppe etiopi, che hanno invaso la Somalia , stanno combattendo, – subendo forti perdite – le Corti Islamiche che, fino all’invasione, governavano la Somalia con l’appoggio della popolazione. L’intervento americano c’è stato perchè i carri armati etiopi, intrappolati in un bosco di acacie, si trovavano in gravissima difficoltà e non bastavano più. Ci voleva l’aviazione. Ecco allora i bombardamenti dei C130 “Spectre” americani che sono durati due interi giorni e sono stati “a tappeto” e niente affatto mirati, tant’è che nessuno dei presunti ricercati è stato ucciso o ferito.

Hitler come Bush, o viceversa!?!L’intervento americano conferma ciò che già si sapeva ma che veniva pudicamente taciuto. E cioè che l’invasione della Somalia da parte dell’Etiopia non è avvenuta semplicemente con la benevolenza degli Stati Uniti, ma che gli americani ne sono stati gli istigatori e che sono alleati degli etiopi in questa guerra di aggressione.

Quali erano le colpe della Somalia? Di avere un governo, quello delle Corti Islamiche, che non corrisponde ai canoni della democrazia e della cultura occidentali. Sembra che questo ormai basti per attaccare un Paese e occuparlo. Così è stato nel 1999, quando nessuna guerra al terrorismo era in corso e l’11 settembre era al di là da venire, con Milosevic, nel 2001 con i Talebani, nel 2003 con Saddam Hussein, nel 2007 con la Somalia, mentre sono già stati approntati i piani per spazzare con l’atomica, via Israele, il governo teocratico di Teheran.

Le democrazie occidentali sembrano aver preso il posto delle dittature nazifasciste degli anni Trenta. Quelle volevano spazzar via dalla faccia della terra le democrazie «giudo-pluto-massoniche», queste tutto ciò che non è «democratico». È cambiato qualcosa? No. A una protervia se ne è sostituita semplicemente un’altra.

Amrica fascista

Questa volta le Nazioni Unite, l’Unione Europea, moltissimi Stati occidentali fra cui persino la Norvegia che, chiusa nel proprio isolamento, di solito si tiene alla larga da queste questioni, hanno condannato i raid americani in Somalia. Ed era ora. Perchè gli Stati Uniti stanno assumendo il ruolo che Adolf Hitler ha avuto negli anni Trenta e, col pretesto di combattere il terrorismo che invece in questo modo favoriscono, ci stanno portando verso una nuova, e ancor più globale e terrificante, guerra mondiale.

www.massimofini.it

Fonte : www.disinformazione.it

Older Posts »

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.