Angolo del Gigio

ottobre 23, 2006

Sensazionale: Centrofondi declassa gli Usa!

Filed under: Allam'atriciana, Amerikan Century, Blogroll, Uncategorized — Italiano Liberale @ 10:52 pm

Pierluigi Paoletti – www.centrofondi.it

La notizia del giorno, strombazzata da tutti i mass media, è ovviamente il declassamento del nostro rating che oramai ci vede soli al penultimo posto in Europa davanti solo a Grecia e Polonia con una misera A+ al pari di Botswana, Corea del Sud, Kuwait, Malesia, Trinidad e pochi altri.

Dire che l’avevamo previsto da tempo (http://www.centrofondi.it/report/report_03_04_06.pdf e http://www.centrofondi.it/report/report_04_01_06.pdf ) sarebbe come sparare sulla croce rossa. Non siamo veggenti, solo abbiamo imparato a leggere le cose economiche con occhi disincantati per cui diventa facile prevedere le mosse scontate di chi manovra. Tranquilli, non siamo complottisti ad oltranza, non vogliamo vedere il marcio anche dove non c’è. Sono i fatti, per come si stanno svolgendo, che ci impongono almeno di farci qualche domanda.

Se diamo uno sguardo ai paesi che hanno la massima valutazione del rating (ovvero sono ottimi debitori) vediamo che ci sono tutti i paesi anglofoni come Stati Uniti, Australia, Inghilterra e sappiamo anche che il rating è un servizio per gli investitori che rivela il grado di affidabilità delle obbligazioni emesse da parte di uno stato. Non c’è anche nessun dubbio che noi abbiamo uno dei debiti pubblici più elevati tra i paesi occidentali ovvero, leggendo la cosa in termini di signoraggio, abbiamo chiesto denaro fresco alla Banca Centrale per un importo di poco superiore alla nostra produzione annuale ed a fronte di queste emissioni di nuovo denaro, che non ha, lo ribadiamo ancora una volta, alcuna copertura di oro o altra ricchezza alle spalle, la banca centrale ci ha chiesto in contropartita l’emissione di altrettante obbligazioni che poi vengono in parte rivendute dalle banche ai risparmiatori, privati o istituzionali, di tutto il mondo.

Bene, per semplificare riportiamo il classico esempio della tipografia ( la BC ) che invece di chiedere il pagamento dei costi più suo sacrosanto guadagno per la stampa dei biglietti della partita richiede, tramite l’emissione di obbligazioni (cambiali), l’intero valore facciale dei biglietti. La tipografia (sempre la BC ) poi vende (in tutto o in parte) le obbligazioni intascandosi il controvalore ed il cliente deve pagare gli interessi agli acquirenti finali delle obbligazioni.
Già qui appare chiaro che c’è qualcosa che non va nel meccanismo, o la tipografia e troppo furba o il cliente è troppo scemo oppure i due (BC e politici) si sono messi d’accordo per fare fesso un terzo che poi è quello che alla fine paga sempre (cioè tutti noi).

Il punto è che alla fin fine questo è un debito che non esiste se pensiamo che ci sono stati venduti “solo” dei pezzi di carta a fronte di ricchezza “vera”, pagati con varie finanziarie, tasse ecc. oltre naturalmente agli interessi che ogni anno ammontano ad oltre 60 mld di euro. L’attuale declassamento comporterà un maggior onere per gli interessi che serviranno per appetire i compratori dei nostri titoli e enormi sacrifici (e soprattutto ancora svendite del patrimonio pubblico) per ricondurre un debito che ormai, grazie agli interessi sugli interessi, è ormai fuori controllo.
Ora vediamo invece un altro tipo di debito che è quello che uno stato ha nei confronti di tutti gli altri, ovvero il deficit commerciale, quello che ai tempi di Bretton Woods veniva pagato in oro dai paesi debitori. Al contrario del debito pubblico di cui abbiamo visto sopra la natura, il deficit commerciale è scambio di ricchezza reale ovvero io stato importo beni e servizi in misura superiore a quanto riesco ad esportare.

Valutando questo gli Stati Uniti hanno 800 miliardi di dollari di debiti con l’estero (il 6% circa del PIL) in picchiata dagli anni ‘90, l’Australia idem contro appena l’1,8% dell’Italia.

L’Inghilterra, ma anche Usa e Australia hanno numeri simili, pur avendo un Pil di poco superiore al nostro, ha un indebitamento dei privati che secondo alcune stime arriva a valori impressionanti ovvero 2.000 miliardi di euro ovvero addirittura superiore al nostro debito pubblico che è intorno ai 1500 mld di euro.

Come si può spiegare allora il massimo rating dato a questi paesi?

Difficile da dire si può solo dire che tutte le società di rating sono società private, che FMI, Banca Mondiale, BCE, FED, BRI, Commissione europea ecc. sono tutti organi sovranazionali che fanno gli interessi esclusivi di chi li controlla e che nei confronti dell’Italia c’è un interesse speciale per le ricchezze che questo paese ancora può offrire ai nuovi conquistadores e la nostra ipotesi di un nuovo 1992 alle porte vedrete che non è tanto campata in aria.

Nel nostro piccolo oggi facciamo un’azione sensazionale. Declassiamo Usa, Inghilterra e Australia da tripla A a un B–!

Credete che qualcuno ci stia a sentire?

Dal fronte dei dati macroeconomici intanto arrivano una raffica di dati che evidenziano una crisi incipiente dell’economia americana come i prezzi all’ingrosso a -1.6% sul mese scorso, la produzione industriale a -0.6% mese su mese mentre l’utilizzazione della capacità è calata anche questa inaspettatamente di uno 0.6%. Giorni fa erano usciti i consumi con il segno meno -0.4% e venerdì scorso gli occupati a 50mila invece di 120mila attesi. Tutto questo mentre gli indici azionari toccano i massimi di maggio o addirittura, è il caso del Djones, toccano i massimi di tutti i tempi.

Se le borse anticipano di circa sei mesi gli andamenti economici, allora o stanno guardando un altro film o sono proprio in ritardo (che centrino qualcosa le elezioni americane?).
Nel secondo caso è probabile che all’improvviso girino verso sud recuperando tutto il tempo perso e lasciando sul campo i corpi (per fortuna solo finanziari) dei soliti creduloni dell’ultim’ora.
C’è un’altra notizia che merita la nostra attenzione ed è la crescita del grano che da metà settembre ha avuto un’impennata dei prezzi

Quest’anno avremo la più bassa produzione di grano degli ultimi 25 anni http://www.ft.com/cms/s/0c021878-5a16-11db-8f16-0000779e2340.html e gli esperti già parlano di crisi senza precedenti e sono seriamente preoccupati per i prossimi anni.

Purtroppo questo è il frutto della politica agricola suicida, dove si è cercato l’industrializzazione e la globalizzazione di un settore che NON PUO’ e NON DEVE essere industrializzato né tantomeno globalizzato.

E nel nostro piccolo rinnoviamo l’appello agli imprenditori agricoli a sganciarsi dalla folle politica agricola comunitaria per attuare nuove politiche imprenditoriali anche redditizie come quella da noi proposta http://www.centrofondi.it/sapore_cuore.htm per rivitalizzare l’agricoltura e le economie locali. Noi da parte nostra mettiamo tutta la nostra esperienza e siamo disponibili a dare il nostro aiuto e la nostra collaborazione a tutti coloro che vorranno attuare o proporre ad altri questo progetto.

Il futuro è solo nostro, solo noi possiamo decidere se vivere in un inferno o in un paradiso, ma bisogna scegliere…il tempo stringe.

Sul fronte valutario probabilmente il recupero del dollaro sull’euro ha le ore contate la volatilità in questa fase di sostanziale stallo dagli 1,25 a 1,3 è arrivata ai minimi dal 2001

Un suo aumento, come dimostra il passato, indicherebbe un nuovo apprezzamento dell’euro sul dollaro Dal fronte dell’oro sembrerebbe che questa volta il nuovo ciclo fosse partito

ed il superamento della trend line rossa ne sarebbe la conferma. Questo nuovo ciclo porterebbe l’oro a crescere fino a dicembre-gennaio dopodichè inizierà la fase discendente del ciclo annuale iniziato a giugno scorso.

Poiché qualcuno ha parlato di bolla speculativa dell’oro, vi mostriamo un grafico dell’oro dal 1971 in poi aggiustato con l’inflazione.

Da questo grafico si vede come la corsa dell’oro dal 2000 sia solo un adeguamento dei prezzi all’inflazione, di bolla se ne potrà parlare (vi consigliamo di rileggervi il report sulla sequenza delle bolle speculative http://www.centrofondi.it/report/report_09_02_05.pdf) solo quando i prezzi saranno a ben altri livelli e comunque quando sentirete parlare di oro dal fornaio allora quello sarà uno dei sintomi della bolla sull’oro, non prima.

Per il lungo periodo lo vediamo ancora un buon investimento e badate bene che l’oro non dà nessun interesse, è da vedere solo come un qualcosa che mantiene il suo potere di acquisto nel tempo al contrario di tutte le altre cose che si svalutano in mano giorno dopo giorno.

Naturalmente questo fino a quando non ci libereremo anche di questa convenzione (l’ultima) ed a quel punto ci potremo considerare uomini liberi, ma allora saremo ritornati al denaro non come riserva di valore, ma solo come mezzo di scambio, non avremo più timore del futuro e avremo tutti la ricchezza e l’abbondanza che ci meritiamo…ma questa è un’altra storia.

That’s all folks

Fonte : www.disinformazione.it

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