Angolo del Gigio

ottobre 9, 2006

Quei nazisti nella Cia

Filed under: Allam'atriciana, Amerikan Century, Blogroll, Israele, Storia, Uncategorized — Italiano Liberale @ 4:11 pm

Tratto da Millenovecento 22 settembre 2006 

Il National security archive, istituzione non governativa che negli Usa si occupa della pubblicazione di documenti declassificati, ha dato grande risalto sul proprio sito internet (http://www.gwu.edu/~nsarchiv) alla storia delle relazioni intercorse tra i servizi di sicurezza statunitensi e l’organizzazione Gehlen, un gruppo di nazisti del Terzo reich che nel 1956 sarebbe diventato il nocciolo del Bundesnachrichtendienst (Bnd), il nuovo servizio segreto della Germania occidentale. La pubblicazione dei documenti di fonte Cia ha messo in grande imbarazzo l’agenzia. In realtà non si tratta di materiale archivistico nuovo, ma l’operazione del National security archive ha contribuito a riportare l’attenzione sull’argomento e addirittura a fare approvare una legge a riguardo.

La vicenda è iniziata nel 1988, quando il Senato istituì il Nazi war crimes and japanese imperial government records interagency working group (Igw), incaricato di fare declassificare e pubblicare documenti connessi ai crimini di guerra tedeschi e giapponesi. Il mandato dell’lgw scadeva a marzo di quest’anno, ma il lavoro non è ancora concluso. Sono state declassificate più di 8 milioni di pagine e tra queste ve ne sono 1,25 milioni provenienti dalla Cia. La Cia si era però sempre rifiutata di declassificare tutto il materiale archivistico in suo possesso e centinaia di migliaia di pagine rimanevano segrete. Petizioni del mondo accademico e proteste levatesi da varie parti hanno fatto sì che l’agenzia ritornasse sulla decisione presa e acconsentisse alla declassificazione. 

Così a febbraio il Senato statunitense ha approvato un’altra legge, sponsorizzata dal senatore Mike DeWine (promotore della legge anche nel 1988), la quale estende il termine del working group al marzo 2007. I lavori dell’lgw hanno già permesso di delineare un quadro degli estesi rapporti che intercorsero alla fine della seconda guerra mondiale fra criminali di guerra nazisti e i servizi di sicurezza degli Stati Uniti ( la Cia , creata nel 1947, e i suoi predecessori). È stato appurato che lavorarono per la Cia almeno cinque collaboratori di Adolf Eichmann, l’organizzatore dei campi di sterminio, mentre altri 23 nazisti furono contattati dalla Cia stessa. L’organizzazione Gehlen, oggetto del rapporto pubblicato dal National security archive, annoverava nelle sue file almeno un centinaio di ufficiali della Gestapo e dell’Sd (Sicherheitsdienst, il servizio segreto nazista).

Forging an intelligence partnership: Cia and thè origins ofthe Bnd, 1945-49 è una storia documentaria redatta dallo storico interno alla Cia, Kevin Ruffner. Declassificata nel 2002 dall’lgw, nel 1999 era stata presentata dal vice direttore per le operazioni Jack Downing al servizio segreto tedesco per commemorare il 50° anniversario della collaborazione fra la Cia e la Repubblica federale tedesca (su ogni pagina del rapporto è stampigliata la dicitura «Secret RelGer», acronimo di «secret release for Germany only»). Si tratta di due volumi contenenti 97 documenti chiave, per un totale di più di 1.000 pagine di fonti primarie. Come accennato, la Cia ha solo recentemente acconsentito a rendere pubblici tutti i documenti in suo possesso: in particolare mancano all’appello i rapporti che attestano le attività svolte dagli ex nazisti per gli apparati di sicurezza statunitensi.

Nonostante ciò, la selezione dei documenti in questione disegna un quadro preciso degli eventi che portarono all’assimilazione del gruppo di nazisti che faceva capo al generale Reinhard Gehlen. Con la consapevolezza che la selezione dei documenti è stata fatta dalla Cia stessa. La precisazione è necessaria perché, riguardo all’arruolamento degli ufficiali nazisti, questo materiale tende a sottolineare le responsabilità dei servizi di intelligence dell’esercito, evidenziando parallelamente i dubbi e le perplessità della Cia e delle agenzie che la precedettero. Sta di fatto che (e i documenti non lo nascondono) nel 1949 la Cia diede il suo definitivo assenso all’operazione.

TUTTO EBBE INIZIO NEL 1944, quando il generalmajor si sarebbe convinto dell’impossibilità per la Germania di vincere la guerra. Gehlen era a capo del Fremde Heer Ost (Fho, Esercito straniero dell’est), cioè l’intelligence militare tedesca che operava sul fronte russo. L’ufficiale nazista pensava che dopo la guerra il mondo si sarebbe nuovamente diviso in sfere di influenza. Il conflitto non era ancora finito quando il generale decise che si sarebbe schierato con gli alleati contro l’Unione Sovietica. Per il suo grado e ruolo Gehlen era in possesso di molte informazioni e di una notevole documentazione sull’Urss e il suo esercito. Documentazione preziosa da mettere al sicuro per consegnarla in futuro agli alleati.
Con abilità Gehlen stava preparandosi a passare baracca e burattini agli Stati Uniti. Sempre nel 1944 aveva messo al corrente di questa decisione il suo vice Gerhard Wessel e alla fine di quell’anno venne informato del progetto anche Hermann Baun, allora capo della sezione di raccolta informazioni (Abwehr Amt I). Da quel momento Gehlen manovrò per curare direttamente tutti i rapporti fra l’Fho e Baun.

ALL’INIZIO DEL 1945 furono coinvolti altri membri dell’Fho. In febbraio o marzo Gehlen fu presentato per la prima volta a Hitler, che gli chiese un rapporto sul fronte orientale. Il fùhrer non fu soddisfatto dalle risposte del generale e lo rimosse dall’incarico, sostituendolo con Wessel. I documenti d’intelligence erano però già stati microfilmati e Gehlen li fece trasferire in Baviera. Già in maggio tutti i personaggi chiave della vicenda erano riusciti in un modo o nell’altro a farsi dislocare nel sud della Germania, dove si consegnarono agli statunitensi il 21 maggio 1945 (i gruppi di Gehlen e di Wessel si arresero in campi di prigionia differenti).
Gehlen e i suoi uomini vennero quindi trasferiti presso il 12° Army group interrogation center presso Wiesbaden, dove furono interrogati dal capitano John Boker dell’intelligence militare statunitense. Boker si recò poi al campo di prigionia dove erano trattenuti Wessel e il suo gruppo e con una lettera di Gehlen stesso li convinse a collaborare e li fece portare a Wiesbaden. Boker si era convinto di potere sfruttare questi ufficiali nazisti nell’incipiente confronto-scontro con l’Unione Sovietica. Il piano dei tedeschi era di ricostruire un servizio segreto nazionale filo-occidentale, antisovietico e anticomunista. Com’è facile immaginare Boker si trovò ad affrontare diffidenze e opposizioni all’interno dell’esercito: ciononostante riuscì ad assicurarsi l’appoggio del colonnello Russell Philip, comandante dell’interrogation center e del generale di brigata Edwin Sibert, del G-2 (la sezione di intelligence) del 12° Army group.

QUANDO A WASHINGTON si apprese dell’esistenza di questi particolari prigionieri, venne inoltrata la richiesta di trasferimento negli Stati Uniti. In realtà i vertici dell’esercito erano interessati più ai documenti che ai prigionieri stessi. Boker, invece, era convinto dell’utilità di questi uomini e riuscì nel suo intento. In agosto il gruppo di Gehlen (chiamato anche Bolero group) fu inviato negli Stati Uniti a Fort Hunt, Virginia (località chiamata nei documenti P.O. Box 1142). Su interessamento di Boker furono concessi loro particolari privilegi. Fino al giugno 1946 il gruppo Bolero rimase negli Stati Uniti, dove preparò rapporti basati sulle informazioni raccolte dai tedeschi stessi, ma analizzò e commentò anche informazioni di intelligence di fonte statunitense. Nel frattempo Wessel era stato lasciato a Wiesbaden con l’esplicito compito di prendere contatto con Baun (Gehlen sosteneva l’importanza di Baun nel progetto e asseriva che questi aveva accesso in Urss a una rete già esistente di agenti).

Come già detto, i documenti pubblicati di fonte Cia insistono sulle reticenze espresse da parte dei servizi (Cia e predecessori) nei confronti della nascente organizzazione. Già nell’autunno del 1945 l ‘Oss (Office of strategie services, dissolto proprio nel 1945) si oppose alla richiesta dell’esercito di utilizzare Baun in Germania; la stessa cosa fece anche il nuovo Ssu (strategie services unit), che sostituì l’Oss. Crosby Lewis, capo della sezione di controspionaggio dell’Ssu in Germania, inviò nel gennaio 1946 un rapporto ai suoi superiori nel quale riferiva delle attività dell’esercito in connessione con gli ex agenti dell’Fho. Fra l’altro si evidenziava che la notizia dell’arresto di Baun nel luglio 1945 aveva provocato la richiesta di estradizione da parte sovietica per lui e per Gehlen.

OVVIAMENTE L’ESERCITO USA si rifiutò di consegnarli: tuttavia Lewis vedeva in quella fuga di notizie un buco alla sicurezza e la possibilità per i sovietici di infiltrare il gruppo. Già nei novembre 1945 aveva risposto negativamente alla richiesta del generale Sibert che l’Ssu prendesse in carica l’operazione Baun, criticandone i costi, la mancanza di sicurezza e lo scarso controllo sugli agenti tedeschi. Nonostante questo parere negativo nel 1946, Baun, su incarico dell’esercito, iniziò a operare nella zona di occupazione sovietica della Germania con missioni sia di spionaggio sia di controspionaggio. Quando il gruppo Bolero di Gehlen fu fatto rientrare in Germania, il gruppo di Baun (operazione Keystone) era acquartierato presso il Military intelligence service center di Oberursel. L’esercito decise di riunire i due gruppi in un’unica organizzazione capeggiata da Gehlen e sotto la supervisione statunitense del colonnello Russell Philip, del Lt. col. John Deane e del capitano Eric Waldman

L’organizzazione doveva riunire le due funzioni di raccolta delle informazioni (Baun) e di analisi (Gehlen). L’operazione prendeva il nome di «Rusty» e nell’ottobre 1946 contava ormai su una rete di 600 agenti. Una rete vasta che operava nella zona sovietica tedesca, ma anche in Austria, in Polonia e in altri paesi europei cercando di riallacciare i contatti dell’Fho con gli anticomunisti emigrati in Germania e con ì membri dell’armata di Vlasov (generale sovietico che tradì e combattè con un’armata di russi anti-comunisti a fianco dei nazisti, anche in territorio italiano). I reclutamenti affrettati e la rapida espansione dell’organizzazione comportavano rischi di sicurezza e l’incremento esponenziale dei costi. Nel contesto di generale povertà della Germania post-bellica, gli agenti tedeschi beneficiavano di compensi notevoli e di rifornimenti di beni di consumo molto rari (sigarette, saponi, caffè, zucchero, benzina, ecc). 

Gli uomini di Rusty, spesso reclutati solo in quanto anti-comunisti convinti, sfruttavano questa situazione commerciando al mercato nero e questo li esponeva a rischi di fermo e arresto. Le truppe di occupazione, infatti, erano ufficialmente impegnate nel processo di denazificazione della Germania e i controlli erano all’ordine del giorno, così come le attività di repressione del mercato nero. Era facile quindi che gli agenti della rete venissero arrestati in quanto ex ufficiali nazisti o in quanto sorpresi a commerciare illegalmente. Questi uomini, se fermati, per essere rilasciati dichiaravano di lavorare per gli statunitensi, rivelando così l’esistenza di un’organizzazione che per definizione doveva rimanere segreta.

A METÀ DEL 1946 per fronteggiare i costi crescenti dell’operazione, l’esercito chiese nuovamente al’Ssu di farsi carico di Rusty. Alla rinnovata richiesta del generale Sibert, Crosby Lewis rispose con le stesse obiezioni dell’anno prima e aggiunse che avere il pieno controllo sull’organizzazione era per l’Ssu una condizione necessaria. Il punto di vista dell’Ssu è espresso chiaramente dal documento preparato per il col. Donald Galloway (Assistant director of special operation) nel settembre 1946. Lewis ammetteva il valore d’intelligence anti-sovietico dei tedeschi, ma aggiungeva «che l’Ssu Amzon [zona di occupazione americana della Germania] dovrebbe avere completo controllo sull’operazione e che tutte le attività correnti di questo gruppo dovrebbero venire immediatamente interrotte prima che altre brecce alla sicurezza annullino l’utilità futura dei membri del gruppo».

AVVERTIVA INFINE che «il loro impiego passato e il loro sfruttamento futuro significa […] creare un abbozzo di servizio segreto tedesco». Il successore di Sibert nella carica di capo dell’intelligence militare in Germania, maj. gen. Withers Burress, rinnovò la proposta di farsi carico di Rusty al generale Hoyt Vanderburg, direttore del Central intelligence group (Cig) (agenzia d’intelligence istituita proprio nel 1946 e che nel 1947 sarebbe stata sciolta insieme al Ssu per dare vita alla Cia). Il memorandum di Burress elogiava l’operazione e il suo alto valore d’intelligence e raccomandava di accettare il trasferimento di responsabilità dall’esercito all’Ssu. Venivano descritte le attività svolte, le centinaia di rapporti redatti su una grande varietà di materie: fra le altre c’erano la disposizione delle truppe, la produzione industriale, la logistica, le forze aeree, le attitudini diplomatiche e le attività di propaganda dei sovietici.

Si stimava positivamente il valore delle informazioni raccolte e delle analisi prodotte. Si dava un quadro dei costi e si sottolineavano alcuni problemi. Uno di questi era provvedere gli agenti di documenti sicuri per evitare che venissero processati, se tratti in arresto: «Alcuni membri dell’organizzazione non possono comparire di fronte ai tribunali di denazificazione, in quanto ex membri dei corpi dello stato maggiore e delle agenzie d’intelligence sono esposti a pesanti multe e pene detentive». La risposta del Cig al memorandum arrivò il 16 ottobre e non fu favorevole. La rete che i tedeschi asserivano di avere in Urss non poteva essere provata: la validità delle fonti e la veridicità dei rapporti (definiti «irrealistici» e «gonfiati») non potevano essere verificate e non era concepibile che sotto il comando statunitense un’agenzia di intelligence di alto livello operasse in maniera semi-autonoma. Infine gli agenti tedeschi erano motivati solo economicamente e non ideologicamente. Nonostante la diversità di vedute, le discussioni fra il Cig e l’esercito proseguirono; fu quindi consentito al Cig di condurre proprie indagini sulla rete di agenti tedeschi per valutarne la sfruttabilità.

NEL MARZO 1947 IL CIG INVIÒ a Oberursel Samuel Bossard, che dopo due mesi di studio valutò con favore l’intera operazione. Di fronte alla «necessità di ottenere informazioni velocemente e in quantità», «i fattori di controllo e rischio sono diventati considerazioni secondarie». Leggendo il rapporto di Bossard, anche Galloway si convinse e nel giugno sponsorizzò Rusty di fronte al nuovo direttore del Cig, ammiraglio Roscoe Hillenkoetter. Questi però rimase di parere contrario e inviò un memorandum sull’intera faccenda al presidente Truman e ai segretari di stato, della guerra e della marina nel quale raccomandava di «liquidare l’operazione Rusty». Questa presa di posizione creò tensioni con i circoli militari. Nel frattempo l’organizzazione, supervi-sionata da Deane, si espandeva velocemente, ponendo problemi di qualità e controllo. Nel corso del 1947, inoltre, si crearono tensioni fra Gehlen e Baun, che aveva condotto alcune operazioni a insaputa del primo. Il che, unito alle continue richieste di Baun in termini di agenti e fondi, portò alla sua progressiva emarginazione sia da parte di Gehlen sia da parte statunitense. Alla fine del 1947 fu anche cambiata la sede del quartier generale dell’organizzazione che si spostò da Oberursel a Pullach, un piccolo villaggio nelle vicinanze di Monaco.

NELL’AUTUNNO 1947 venne anche creata la Cia. Fra i documenti pubblicati vi sono alcuni rapporti di membri di vario titolo e grado della nuova agenzia. Questi rapporti, tutti del 1948, esprimono pareri negativi sulla rete tedesca. Le motivazioni sono varie e generalmente si concentrano sugli aspetti di sicurezza, professionalità e costi della rete di ex nazisti. Stando alla storia firmata Cia, con le premesse espresse all’inizio, le alte sfere militari continuarono a esercitare pressioni sull’agenzia affinché si prendesse la completa responsabilità di Rusty, ma Hillenkoetter, ancora nel luglio 1948, oppose resistenza. In ottobre però l’esercito comunicò alla Cia che non aveva più fondi per finanziare le attività di Rusty (eccetto quelle di spionaggio prettamente militare). Allora Hillenkoetter accettò di stanziare finanziamenti, mentre la Cia stessa avrebbe condotto ulteriori indagini per prendere la decisione finale. Dall’inchiesta nacque il rapporto Critchfield (dicembre 1948).

Il colonnello Critchfield era il nuovo capo della base operativa di Monaco. Critchfield ammetteva che Rusty era ormai un fatto compiuto. Con i suoi 4 mila agenti di fatto era già diventato il servizio segreto della Germania occidentale. L’ammiraglio Hillenkoetter si convinse allora dell’ultimo passo e acconsentì a farsi carico dell’organizzazione «solo perché l’esercito l’aveva richiesto». Nei primi mesi del 1949 la questione venne dibattuta fra la Cia , il dipartimento dell’esercito e il governatore statunitense della Germania. Il primo luglio 1949 infine la Cia prese il definitivo controllo di Rusty. Già a metà del 1949 però Critchfield e Gehlen avevano raggiunto un accordo operativo sulla base del quale il nascente servizio d’intelli-gence della Germania occidentale avrebbe agito in completa collaborazione con gli Stati Uniti nel quadro del Patto atlantico.

PRIMO SCOPO DELL’ORGANIZZAZIONE, composta unicamente da tedeschi, sarebbe stato di difendere gli interessi della Germania e «combattere il comunismo». Fino a quando la Germania non avesse riacquistato la propria sovranità, la rete sarebbe rimasta agli ordini della Cia. Negli anni seguenti e fino alla nascita della Repubblica federale tedesca, i rapporti fra Gehlen e la Cia non furono facili e furono caratterizzati da divergenze sulla qualità dei servizi resi e sul controllo in ultima istanza delle operazioni.

Va notato che, benché i documenti presentati mirino a evidenziare i dubbi e le obiezioni Cia, queste ultime non sono mai state di carattere politico. Vale a dire che nessuno si pose come un problema il fatto di utilizzare nazisti ed ex Ss per dare vita al servizio d’intelligen-ce della nuova Germania democratica. I dubbi vertevano semmai su questioni finanziarie e operative, sulla efficacia e sulla sicurezza della rete (si trattava di un rischio concreto: fino agli anni sessanta infatti l’organizzazione sarebbe stata pesantemente infiltrata dal Kgb). Politicamente l’unico aspetto negativo preso in considerazione era l’ovvio utilizzo che i sovietici avrebbero fatto delle informazioni ottenute sull’organizzazione Gehlen, avendo gioco facile nel dipingere il Bnd come l’erede diretto del servizio d’intelli-gence nazista.

IL MAJ. GEN. WITHERS BURRESS, per esempio, nel suo rapporto del 1946 tratta delle motivazioni che spinsero Gehlen e gli altri a scegliere l’occidente. Per quel gruppo di nazisti «la decisione per l’occidente avrebbe significato la possibilità di preservare ciò che rimaneva del genio e della forza del popolo tedesco e la possibilità di diventare un membro della famiglia delle nazioni occidentali». Non c’è traccia di ironia quando afferma che Gehlen, Baun e Wessel, ufficiali di Hitler a quel tempo impegnati a invadere l’Urss nel 1944 sceglievano un «sistema democratico, basato sui diritti individuali dell’uomo» per difendere l’Europa dai pericoli della dittatura. Ancora nel 1999 Jack Downing, nell’introduzione alla storia documentaria presentata ai colleghi tedeschi, scriveva: «Abbiamo un grande debito di gratitudine verso i primi pionieri, in Germania come negli Stati Uniti, che lottarono in questo periodo per creare nuovi e stretti legami fra i due paesi. Questi pionieri, sia il generale Gehlen e i suoi colleghi sia gli ufficiali dell’intelligence americano, perseverarono di fronte all’incertezza. La loro determinazione ha portato a una forte collaborazione d’intelligence basata sulla cooperazione e la fiducia». 

Fonte : www.disinformazione.it

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