Angolo del Gigio

ottobre 31, 2006

Lino Jannuzzi. L’impunito. Ovviamente un Senatore del Centro-Destra e amico di Silvio Berlusconi, di cui condivide metodi, modi e livello “Morale”

di Carlo Smuraglia

Sen. Iannuzzi (FI) Mi spiace di dover dissentire nettamente dall’articolo di Vincenzo Vasile (“Iannuzzi Senatore domiciliare”), giornalista che solitamente apprezzo e stimo, non tanto in relazione al merito del provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Milano cui Vasile fa riferimento (fra l’altro, non ne conosco le motivazioni), quanto e soprattutto in rapporto a una serie di affermazioni che non mi sembrano condivisibili e spero siano frutto di insufficienti informazioni.

Parto da un’annotazione forse marginale: abbiamo sempre contestato i toni di chi parla con disprezzo di provvedimenti costituzionali, restando invece fermissimi sulla riaffermazione del diritto di critica, sacrosanto sempre, anche nei confronti delle sentenze. Non mi pare appartenere al nostro stile la qualificazione di un provvedimento giudiziario come “ridicolo e stupido”; non basterebbe definirlo “grave e pericoloso”, come fa Vasile in aggiunta ai due aggettivi precedenti? La differenza fra l’insulto e la critica è proprio resa palese dall’uso di queste espressioni. Ovviamente, non vedo alcun reato neanche nelle prime, ma mi sembra che esse non siano utili e non giovino all’esigenza che tutti sentiamo di ristabilire anche nel linguaggio alcune regole essenziali e imprescindibili.

Ma non è questo il punto fondamentale. A me sembra che ci sia un grosso equivoco tra termini assolutamente contrastanti come la manifestazione di un’opinione e la diffamazione: la prima è un diritto costituzionalmente garantito; la seconda è un reato, volto a proteggere altri diritti costituzionalmente garantiti, come l’onore, la reputazione e gli attributi fondamentali della personalità. Se non si parte da questo presupposto, si finisce per fare un’affermazione come quella che Iannuzzi pagherebbe, (secondo un’interpretazione del pensiero dei giudici) “non solo il fatto di avere un’opinione” ma anche l’aggravante di volerla mantenere, nonostante la durezza giudiziaria. Dunque, si chiede l’articolo, “non si piega alle intimidazioni?”. La diffamazione, ripeto, non è la manifestazione di un’opinione, ma è la lesione, penalmente rilevante, di un diritto costituzionalmente protetto. Una sentenza di condanna, passata in giudicato, dura o tenera che sia, non è e non può essere una “intimidazione”.

Lino Iannuzzi - L'impunitoLa verità è che, se non si fornisse un’adeguata protezione ai diritti alla personalità, si finirebbe in una giungla, in cui ciascuno può dire quello che vuole, accusando e diffamando ingiustamente altre persone, senza correre rischi di sorta, anzi restando libero di continuare pervicacemente a svolgere la sua azione diffamatoria. Non è così e non può essere così; tant’è che ben pochi – anche tra quelli che si adoperano per modificare (sarebbe meglio dire “aggiornare”) la disciplina della diffamazione – pensano di eliminarla del tutto. In tal caso, infatti chi e come tutelerebbe i diritti delle vittime, non meno fondamentali di altri diritti, come va ripetendo con forza non questo o quel giudice soltanto, ma la stessa Corte Europea dei diritti dell’uomo?

Qui sta l’errore, ribadito con l’affermazione che in fondo Iannuzzi “ha scritto quello che pensa”. Non esiste un problema di condivisione o meno del contenuto, perché il dibattito e il contrasto di opinioni sono il sale dei rapporti civili; ma occorre che si tratti, appunto, di opinioni, di argomentazioni, insomma di sviluppo di un pensiero, basato su fatti reali e non inventati o falsi.

A questi rilievi di principio, aggiungo che non mi sembra che vi sia una conoscenza precisa e completa dei fatti, compreso l’ultimo provvedimento, recentissimo, del Tribunale di Sorveglianza di Napoli del 10.6.2004 (pienamente accessibile perché pubblicato integralmente su una rivista). A prescindere dalle valutazioni conclusive circa le misure da applicare in concreto (ovviamente, discutibili e discusse), quel provvedimento riferisce non solo sui precedenti (condanne riportate nel 97 e nel 99, per reati commessi diversi anni prima), ma anche sulle pendenze dello stesso imputato, da cui risulta che dopo quelle condanne, passate in giudicato, ci sono state altre sentenze di condanna (impugnate) e due “patteggiamenti”, mentre sono tuttora pendenti numerosi procedimenti – sempre per diffamazione aggravata – davanti ai tribunali di Monza, Desio, Trento e così via.

Insomma, il Tribunale di Sorveglianza di Napoli parlava di un quadro significativo di processi per diffamazione relativo ad un arco temporale compreso tra la fine degli anni 90 e l’inizio del 2002; francamente, un curriculum che è assai diverso rispetto a quello della stragrande maggioranza dei giornalisti, che si limitano davvero a manifestare opinioni e anche a criticare, ma senza ledere la reputazione altrui. Ma ciò che poi dice quel provvedimento è assai lontano dalla prospettazione che ne fa l’articolo: il Tribunale, in sostanza, rileva che l’autore di quegli scritti continua a non attribuire agli stessi alcun profilo di illiceità; da ciò la reiterazione di alcune affermazioni false e diffamatorie nei confronti degli stessi soggetti. Davvero un rilievo di questo genere costituisce una intimidazione? Davvero, riteniamo “normale” che un giornalista, mentre è in corso un processo per diffamazione a suo carico e dopo una condanna, ripeta le stesse accuse di cui non è mai riuscito a fornire alcuna dimostrazione? Davvero è accettabile che, mentre è in corso un processo per diffamazione commessa con la pubblicazione di un libro, l’Autore ne faccia pubblicare un’altra edizione, in veste economica, aggiungendo un’introduzione che rincara la dose?

Lino Iannuzzi - L’impunito…A mio giudizio, questo significa non tener conto né della legge (che dovrebbe essere uguale per tutti) né dei diritti fondamentali degli altri, con i quali occorre, necessariamente, contemperare i propri. Mi piacerebbe che un giornalista di sicura professionalità come Vasile convenisse con me sul fatto che l’insofferenza alle regole non solo contrasta con i fondamenti del vivere civile, ma mette in pericolo le stesse libertà individuali.

Un’annotazione conclusiva: una recente ricerca, effettuata per iniziativa dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, ha dimostrato che assai raramente, anche per i reati di diffamazione aggravata, viene irrogata la pena detentiva, ritenendosi preferibile – per la maggior parte dei Giudici – limitarsi alla pena pecuniaria. Risulta, altresì, ben difficile che lo stesso giornalista accumuli più condanne a pena detentiva; tant’è che dall’epoca di Guareschi non si parla più, almeno fino a questi giorni, del carcere per un giornalista. Se, allora, un giornalista subisce condanne passate in giudicato che – cumulate – conducono a un totale di due anni e cinque mesi, se allo stesso giornalista vengono comminate altre pene detentive con sentenze – sia pure non definitive – del Tribunale di Monza e di Desio, se a queste si aggiunge una recentissima e consistente condanna, sempre nei confronti dello stesso imputato, del Tribunale di Trento, sezione distaccata di Cles, questo dovrà pure avere un significato: dovendosi escludere una persecuzione ad hominem proveniente da giudici di parti così diverse del nostro Paese, bisognerà pur pensare che gli scritti di quel giornalista siano dotati di una carica di offensività ben superiore alla media e siano assai lontani rispetto all’attività usuale di tanti giornalisti (sono davvero la stragrande maggioranza) che svolgono la loro attività con sicura professionalità, ad alcuni dei quali sarà anche capitato di incappare nei “rigori” della giustizia, ma occasionalmente e senza mai correre alcun rischio serio (in genere chi paga sono gli editori) e tanto meno di veder mettere a repentaglio la propria libertà. Non nasce, da tutto questo, una bella lezione di giornalismo?


L’Unità, 21 luglio 2004

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Le armi di Gaetano. Non un film, ma il “Programma di Silvio Berlusconi”

di Gianni Barbacetto

Stravolgere i codici, riscrivere le leggi. Su misura. È questo il programma di Silvio Berlusconi per l’autunno. Regista sarà Pecorella. Oggi mente giuridica del centrodestra. E ieri…

 

Altro che legittimo sospetto. I propositi della maggioranza berlusconiana sono ben più ampi: a settembre gli avvocati-parlamentari del centrodestra cominceranno a rovesciare sul tavolo una serie di proposte sulla giustizia capaci di cambiare i connotati al codice penale e a quello di procedura penale. Il disegno di legge più ampio (45 articoli) è quello firmato da Giancarlo Pittelli, deputato, avvocato, di Forza Italia, che prevede (tra l’altro) d’informare immediatamente mafiosi e criminali che è stata aperta un’indagine su di loro; e impone all’accusa di dimostrare ogni volta da capo, nei processi di mafia, l’esistenza dell’organizzazione mafiosa, senza utilizzare le sentenze precedenti…

Contro lo stravolgimento del processo penale, i movimenti hanno indetto una manifestazione nazionale a Roma: un girotondo dei girotondi, per sabato 14 settembre. Per quella data, sarà già cominciata alla Camera la battaglia per l’approvazione definitiva della legge che reintroduce nel nostro ordinamento il «legittimo sospetto» come motivo per strappare il processo al suo giudice naturale. Una misura, dicono gli inquilini della Casa delle libertà, utile a impedire che i cittadini siano vessati da «giudici di sinistra» (attenzione: non da giudici non imparziali, di destra o di sinistra che siano, ma da giudici «di sinistra»). Significa allora che chi è di destra avrà il diritto a essere giudicato da un giudice di destra? E chi è di sinistra potrà scegliersi un giudice di sinistra? Sarebbe, evidentemente, la fine della giustizia, dell’accertamento dei fatti (i reati contestati ci sono o non ci sono?), sostituito con il legittimo sospetto che ogni giudizio sia frutto di pregiudizio, anzi di un complotto politico.

Gianobifronte. Primo officiante della celebrazione autunnale del funerale della giustizia italiana sarà Gaetano Pecorella, che dovrà guidare il dibattito sul «legittimo sospetto» in quanto presidente della commissione Giustizia della Camera dei deputati. Pecorella è anche difensore di Silvio Berlusconi, e proprio nel processo di Milano che potrebbe essere subito spostare a Brescia dalla Cassazione (e quindi inghiottito dalla prescrizione) non appena il «legittimo sospetto» diventerà legge dello Stato. Insomma, Pecorella è un Giano Bifronte: avvocato nelle aule di Tribunale e al tempo stesso legislatore che confeziona e spinge in Parlamento le leggi utili a ottenere successi professionali in Tribunale.

L’opposizione ha chiesto che, almeno questa volta, Pecorella si astenga dal presiedere la commissione. «Non solo è l’avvocato dell’Imputato e contemporaneamente è colui che pensa e scrive le leggi utili a risolvere i problemi processuali dell’Imputato stesso, che è anche suo Capo politico», argomenta il senatore Nando dalla Chiesa, «ma questa volta dovrebbe perfino stabilire le procedure di approvazione parlamentare di una di quelle leggi. Dovrà selezionare e stabilire le priorità nell’ordine del giorno, decretare il numero e gli orari delle sedute, decidere a colpi di maggioranza le interpretazioni del regolamento: e questo in una situazione in cui la legge deve passare prima che inizino a Milano le requisitorie finali dell’accusa contro il suo cliente e i suoi coimputati».

Pecorella ha già promesso che (alla Camera) non tollererà manovre ostruzionistiche per rallentare l’approvazione della legge. Proprio lui che (in Tribunale) è ricorso a ogni tipo di ostruzionismo per rallentare il processo. Ma Pecorella è un uomo che viene da lontano. Intelligente, ambizioso, preparatissimo, alla fine degli anni Sessanta diventa assistente universitario di Giandomenico Pisapia, che in futuro sarà il padre del nuovo codice di procedura penale. Accanto a lui sono Ennio Amodio e Oreste Dominioni. Tutti e tre sono destinati a diventare avvocati della famiglia Berlusconi, ma nel Sessantotto, giovani promesse del Foro milanese, sentono il vento della rivolta e si schierano a sinistra. Gaetano è, tra loro, il più deciso, il più impegnato, il più estremista. Entra a far parte del gruppo dirigente informale del Movimento studentesco dell’università statale, quindici-venti persone tra cui Mario Capanna, Salvatore Toscano, Alfonso Gianni, Popi Saracino… «Non avevamo una sede, di giorno ci trovavamo in università, la sera ci riunivamo a casa di qualcuno di noi», ricorda Luciano Pettinari, oggi dirigente della sinistra Ds. «Il Movimento studentesco aveva un gruppo molto agguerrito di avvocati», racconta Alfonso Gianni, oggi braccio destro di Fausto Bertinotti, «c’erano Giuliano Spazzali, Marco Janni, Francesco Fenghi, Michele Pepe… Ma Pecorella era il più autorevole. E il più impegnato. Il suo apporto non era soltanto tecnico, Gaetano era un vero militante politico».

Dominioni e Amodio, suoi colleghi nello studio Pisapia, ottengono una cattedra universitaria. Pecorella invece non vince il concorso e si deve accontentare di fare il professore incaricato alla facoltà di Scienze politiche. Non gli va bene neppure in politica: per due volte si presenta alle elezioni, nelle liste dei gruppi extraparlamentari (Sinistra unita, Democrazia proletaria), ma è sempre il primo dei non eletti. Resta l’esponente più autorevole del «collettivo avvocati» del Movimento studentesco. Anche il più estremista: teorizza (nei suoi interventi nell’aula magna dell’università, ma anche sulla rivista Qualegiustizia) che la giustizia è di classe e che quella «del sistema è una specie come un’altra di violenza»; Pecorella critica «il giurista mezzo di conservazione» che «rifiuta la violenza di piazza» ma ammette «la violenza esercitata dallo Stato».


Bruno Tassan Din, l’uomo della P2 al «Corriere della sera»,
con il suo avvocato Gaetano Pecorella

Da Capanna a Tassan Din. La violenza di piazza la conosce bene: il Movimento studentesco ha costituito «squadre di autodifesa» con il compito dichiarato di difendere i cortei studenteschi dagli attacchi della polizia e dei gruppi fascisti. I «giornali borghesi» chiamano «Katanga» i giovani che ne fanno parte. Armi ammesse: sassi, biglie di ferro, spranghe, chiavi inglesi, bottiglie molotov. Pecorella consiglia come impostare la difesa dei «compagni» arrestati o denunciati per violenze o per porto di «armi improprie». Un piccolo «arsenale» di queste è sempre pronto – nel caso di attacchi della polizia o dei fascisti – nei sotterranei della Statale: nei locali detti dell’Interfacoltà, di cui responsabile è proprio il professor Pecorella.

In due casi il «compagno avvocato» fa qualcosa di più: avverte in anticipo i militanti del Movimento che sono in arrivo guai penali. Il primo caso è quello del Rapporto Mazza, il cosiddetto «Rapportone»: un dossier del questore di Milano, calcando i toni ed esagerando il pericolo, denuncia l’esistenza in città, dentro il Movimento studentesco, di strutture armate. I dirigenti dell’Ms vengono a conoscenza in anticipo del contenuto del rapporto e per qualche tempo i «compagni» i cui nomi sono contenuti nel dossier cambiano aria. Poi l’inchiesta giudiziaria sul caso si chiude senza conseguenze.

Il secondo caso è ancor più clamoroso. Vengono emessi mandati di cattura nei confronti di tre dirigenti del Movimento, Mario Capanna, Fabio Guzzini e Giuseppe Liverani, accusati di aver organizzato una occupazione (peraltro pacifica) del rettorato dell’università statale. Capanna e Guzzini non si fanno trovare a casa e si danno alla latitanza. Liverani è arrestato, ma soltanto perché è bloccato in caserma, dove stava facendo il servizio militare di leva. La spiegazione che gira nell’Ms è che nei due casi sia stato Pecorella, forte di buone entrature a palazzo di Giustizia (qualche «toga rossa»?), a sapere in anticipo del «Rapportone» e dei mandati di cattura e ad avvertire gli interessati.

Legge ancella della politica. La svolta nella vita di Pecorella, avvocato rosso, avviene qualche anno dopo, quando assume la difesa di Bruno Tassan Din, amministratore delegato della Rizzoli-Corriere della sera, che si era di fatto impossessato dell’azienda per conto della P2 di Licio Gelli e Umberto Ortolani.
Pecorella difende gli interessi dell’uomo della P2 nelle aule di Tribunale, ma anche fuori: in visita al viceprefetto di Milano, gli cade dalla tasca un nastro magnetico su cui è registrata una telefonata di Gelli, con il risultato di bloccare la trattativa avviata dal costruttore Giuseppe Cabassi per l’acquisto del Corriere della sera, che sarebbe stato subito strappato dalle mani di Tassan Din. Per questa vicenda, l’Ordine degli avvocati di Milano apre un procedimento disciplinare per stabilire se siano state violate le regole deontologiche, ma il procedimento si conclude con un nulla di fatto. Pecorella, ormai brillante e ricercato professionista, prosegue tranquillo la sua carriera. Fino agli anni Novanta, quando incontra un altro iscritto alla P2, Silvio Berlusconi, di cui diventa prima avvocato, poi parlamentare, e infine presidente della commissione Giustizia della Camera. «Mi hanno offerto un posto, ma resto indipendente, continuo a combattere le mie battaglie», confida, appena eletto deputato, a un amico, stupito di vederlo schierato con Forza Italia. Per qualche mese si permette di fare il battitore libero, di firmare anche leggi proposte dalla sinistra. Ben presto però diventa in tutto allineato e coperto al suo partito.

Nel frattempo ha assunto anche la difesa di Delfo Zorzi, il fascista accusato (e poi condannato in primo grado) di essere l’esecutore materiale della strage di piazza Fontana. Proprio lui che negli anni Settanta, nel primo processo per la strage, era stato uno degli avvocati di parte civile contro i fascisti.
Voltagabbana? Cinico e ambizioso affascinato dal potere e dalla ricchezza? Oppure spirito libero, capace di cambiare idea? Certo Pecorella ha mutato tante cose, nella sua vita, ma una continuità, teorica e di comportamento, gli va riconosciuta: tratta la legge sempre come ancella della politica, strumento da piegare in nome di interessi superiori. Ieri quelli «rivoluzionari», «di classe». Oggi quelli del nuovo potere, incarnato dal suo più importante cliente, che è anche – scherzi del destino – il suo leader politico.

NUOVO COLPO DELLE IENE, PRETI CONSIGLIANO OMERTA’ SU MOLESTIE

Filed under: Allam'atriciana, Carne Marcia, gigiostars, Preti pedofili, Uncategorized — Italiano Liberale @ 1:39 pm

ROMA  – Nuovo colpo delle ‘Iene’: stavolta le ‘vittime’ sono alcuni preti dell’hinterland lombardo che, sollecitati da una mamma, il cui bambino sarebbe stato oggetto di attenzioni sessuali da parte di sacerdoti di parrocchie vicine, consigliano di non dire niente al proprio marito e parlarne al responsabile della diocesi.

Il servizio andrà in onda nella puntata di martedi’ su Italia 1 e presenta la reazione di sette preti sui dieci effettivamente contattati dalla mamma-iena. Bloccate dal garante della privacy per il servizio sul test anti-droga alla Camera, le Iene non si sono  date per vinte. E stavolta sono andate a verificare “la sensibilità sul tema della pedofilia” in alcune parrocchie lombarde all’indomani delle parole si papa Benedetto XVI sulla pedofilia dei preti, definita “crimine enorme”.

Naturalmente il servizio che andrà in onda martedi’ è rigorosamente ‘schermato’: non si vedranno le facce dei sacerdoti né si potrà individuare la loro vera voce che è stata debitamente distorta.    Protagonista è la iena Elena Di Cioccio, finta mamma mite e timorata di Dio, devota e un po’ dimessa, con impermeabile e foulard. Incontra alcuni preti di parrocchie lombarde mai nel segreto del confessionale ma sempre in un ufficio, un corridoio o davanti all’ ingresso della chiesa.

La storia che racconta è sempre la stessa: ha una bambino piccolo, che va alle elementari e frequenta un parrocchia vicina ma le lo vorrebbe spostare e trasferire. Perché? chiedono invariabilmente i preti. Dopo aver finto un po’ di ritrosia, la ‘mamma’ confessa:  è stato  vittima di attenzioni sessuali da parte di un prete di un comune dal nome inventato ma che per assonanza con i vari Mezzago, Lurago ecc. sembra vero.    A questo punto, raccontano le Iene,  iniziano i ‘consigli’ dei preti.
Tutti, invariabilmente, chiedono se anche il papà del bambino è a conoscenza dei fatti e, alla risposta negativa della ‘mamma’, suggeriscono intanto di non farne parola col marito. Poi iniziano a spiegare, secondo il racconto delle Iene, che ci sono vari modi per affrontare la situazione ma, sottolineano i responsabili del programma, nessuno di loro  suggerisce di rivolgersi a polizia e magistratura.

Piuttosto, la ‘mamma’ farà meglio a parlarne ad un superiore del prete, al responsabile della diocesi.    Ma cosa accadrà a questo prete? chiede allora la donna. La maggior parte dei preti risponde che, forse, potrebbe essere  trasferito.   Martedi’ il servizio dovrebbe andare in onda su Italia 1, dopo le 21, all’interno di Le iene show. Garante permettendo.

Le diete mediatiche degli italiani nello scenario europeo.

Filed under: Allam'atriciana, Berlusconi, Blogroll, gigiostars, Spettacolo, Uncategorized — Italiano Liberale @ 1:32 pm
Le diete mediatiche degli italiani nello scenario europeo
Il Sesto rapporto Censis-Ucsi presentato questa mattina a Roma
 
FotoArticolo

ottobre 29, 2006

Sciocchezza del Giorno : Prodi & C. vogliono imbavagliare l’informazione libera!

Filed under: Allam'atriciana, Borsellino, gigiostars, Uncategorized — Italiano Liberale @ 11:35 pm

Marcello Pamio – 17 ottobre 2006

“Questo è un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità”
Neil Armstrong – Apollo 11

Tralasciamo l’annosa e sempre aperta questione della Missione Apollo 11, e della domanda più che legittima, se l’astronauta della NASA, Neil Armstrong, mise piede effettivamente sulla Luna il 21 luglio del 1969 o se invece si trovava in uno studio di Hollywood sotto l’attenta e scrupolosa regia di Stanley Kucrick…
Veniamo invece all’annosa questione aperta dal governo Prodi – nella legge Finanziaria del 2006 – sulla libertà d’informazione. In questo caso non si tratta di finzione, ma della triste e amara realtà del nostro paese!

Una piccola legge per il Governo, un grande passo per il Regime mediatico

All’interno della Finanziaria 2006, (articolo 32), è passata sotto il classico e vergognoso silenzio dei media compiacenti e manipolati, una legge che imbavaglierà totalmente o quasi la maggior parte dei siti e/o blog che si occupano d’informazione!
Per coloro che ancora credono nella sinistra; per coloro che ancora credono nella politica in generale (dimenticando per comodità, ignoranza o per condizionamenti che non esiste la destra e la sinistra ma solo il potere economico, privo di colori e bandierine), questo dovrebbe essere un grande insegnamento di vita. Almeno lo spero. Ndb. Ma quale insegnamento, che c’è chi parla vanvera anche su un ottimo sito come http://www.disinformazione.it ?


Ciò che è stato iniziato dai governi precedenti, di presunta destra, liberali, conservatori, lo stanno portando avanti le presunte sinistre, i riformatori, i democratici.
Cambiano i governi, si sostituiscono i burattini, ma le strategie del Sistema vanno avanti a ritmo battente; anche perché i veri Burattinai rimangono al loro posto, nelle loro logge…
Ecco cosa dice l’articolo 32 inserito nella Finanziaria 2006:

Articolo 32. Riproduzione di articoli di riviste o giornali
1. All’articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il comma 1, è inserito il seguente: «1-bis. I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle categorie interessate. Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.».

In soldoni, dal 3 ottobre 2006 (data dell’entrata in vigore della legge), per il democratico e sinarchico governo Prodi – il più vicino alle oligarchie bancarie internazionali (vedi Goldman Sachs e leggasi imperi anglo-ebraici), la «riproduzione totale o parziale di articoli», in pratica tutto, «devono corrispondere un compenso agli editori».
E se qualcuno, come per esempio noi, non ha i soldi per pagare l’editore, non pubblica nulla o rischia sanzioni economiche pesantissime!

Avete capito qual è l’obiettivo? No, allora ecco Palmiro ve lo spiega subito subito dal suo “Punto di Vista”

Forse c’è ancora chi crede nella libertà d’informazione e d’espressione?
Eppure se non ricordo male, la Costituzione della Repubblica italiana all’articolo 21 non lascia spazio a dubbi:

Articolo 21 della Costituzione italiana

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure

Non mi pare che con questa simile legge «tutti hanno diritto a manifestare il proprio pensiero», e soprattutto non mi sembra che la «stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Ndb. Ma tu puoi dire e scrivere quello che vuoi, solo non puoi prendere farina di altri e pubblicarlo sul tuo portale per far venir gente e guadagnare piccioli coi Banner, e l’Advertising. Se poi non sai scrivere nulla di tuo come me del resto, Copia/Incolla dal materiale On-Line non dai giornali, libri o altra forma…

I media classici sono tutti controllati, per cui era necessario mettere gli artigli e controllare anche quei canali che le cose le dicono e non le mandano a dire. Con questa legge bavaglio, il Regime, sotto le vesti sinistrorse del governo di turno, vuole semplicemente imbavagliare tutti i siti e blog ancora liberi.

Se una simile castroneria legislativa l’avesse fatta Berlusconi & C. (che di castronerie ne hanno fatte eccome, basta ricordare le censure e le epurazioni mediatiche), si sarebbero mobilitate milioni di persone in piazza; ma siccome la legge l’ha fatta un governo, “vicino” ai cittadini e alle classi meno abbienti – che controlla pure i sindacati – allora nessuno si muove e soprattutto nessuno ne parla! Ndb. Tu scordi carissimo, l’ignobile legge ancora in vigore dell’equo compenso, e le mostruosità incluse nella Legge Urbani… Quella è Vergogna mio caro, chieder soldi a tutti noi utilizzatori di media ottici che magari ci masterizziamo i cavolacci nostri, scontandoli poi alle TV e alle Radio che guarda caso sono del Caballero, e sempre guarda caso sono centrali nel copiaggio di materiale protetto dal Diritto d’Autore visto che hanno tutti CD e Video DVD ad alta Qualità che basta metter nel masterizzatore e in 15 minuti li hai copiati… Ma scusa scordavo, tu sei già indignato per il puzzo d’aria fritta che esce dalla tua tastiera.

Dove sono finiti i no-global e i fautori delle libertà? Forse si mobilitano (o vengono mobilitati) solamente quando la dittatura ha un colore politico ben preciso? Ndb. Di sicuro non ad accodarsi al tuo farneticare su cose che nemmeno hai letto bene e che sicuramente non comprendi, ma utilizzi per far caciara… Mi ricordi un certo Caballero, sarai mica quello con la bandiera di Forza Italia che urlava anche all’ultimo convegno?

E’ altresì logico che nessuno ne parla: le major editoriali italiane, cioè coloro che hanno applaudito la nuova legge (Rcs, Mondatori/Fininvest, Caraccciolo/l’Espresso) Ndb. Mondadori forse, Caltagirone e soprattutto appunto Mediaset che con il Giornale del fratello Paolo del Caballero concentra una vastissima fetta dei Quotidiani Locali e Nazionali, oltre poi a quelle monnezze pagate con fondi Pubblici e regalati dato che nessuno paga per smaltirla la monnezza, figuriamoci per leggerla…

Hanno tutti gli interessi affinché chiudano la libera concorrenza e blocchino le libere espressioni. Ndb. Guarda, ancora amico mio, che era Gianfranco Fini che voleva davvero fare quel che qui tu denunci alla Sinistra, ovvero tappare la bocca ai Siti Liberi di Controinformazione, come IndiMedia, e altri molto, molto utili e gratuiti per chi come me e come molti altri vuol sapere come davvero sono andate e sono le cose, non certo dai Quotidiani e le TV del Caballero, e fino a poco tempo fa in mano a lui anche per la parte RAI che oggi per fortuna sono solo 1.5 canali su 3 e speriamo che dopo la spedizione sul Digitale Terrestre di RAI 2 questo possa dar Respiro alla Libera Informazione.

Però noi cittadini italiani, forse non lo sappiamo a dovere, ma paghiamo di tasca nostra le imprese editoriali con i finanziamenti della legge sull’editoria (vedi trasmissione Report del 23 aprile 2006 www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90227,00.html).
Ogni anno noi, che ci piaccia o non ci piaccia, sovvenzioniamo i giornali con la bellezza di 667 milioni di euro! Ndb. Io lo so di certo, uno è Libero (leccapiedi), un’altro è il Foglio (leccapiedi) poi viene il Giornale d’Italia (leccapiedi) e “Il Giornale” di Paolo Berlusconi che con Caltagirone che distribuisce Regione x Regione il Giornale con Quotidiani interamente sovvenzionati allo Stato puoi ben immaginare quanti piccioli intasca… Certo gli Italiani lo sanno ancora poco, ma del resto durerà ancora per poco… Te lo dico IO. Il più pagato è quello della Lega Nord, la Padania che con un Provvedimento ad Hoc si piglia oltre 6 Milioni di €uro all’anno…. e viene letto nemmeno da 2 Milioni di Persone….. Valà, Valà indignati, ma indignati per ste Vergogne.

Noi, base della piramide del potere, possediamo però un’arma molto potente, un’arma molto pericolosa: la scelta di acquistare o meno un prodotto! Perché allora non proviamo ad astenerci dal comperare giornali e/o riviste di regime? Forse non cambierà nulla, ma sicuramente migliorerebbe la nostra informazione, avremo più soldi da spendere meglio, e soprattutto daremo un segnale forte al Sistema! Ndb. Ma chi le compra infatti? A me mi regalano pacchi e pacchi del Corriere della Sera e li uso per farci pisciare il cane la notte insieme alla miriade di copie di Libero e Il Giornale che trovo a pacchi in giro per Milano….

Un segnale che la gente, nonostante “Bulli e Pupe”, “Circus”, “L’isola dei famosi” e altre trasmissioni demenziali create ad arte, non è tutta priva della capacità pensante.

Il nuovo Presidente degli Stati Uniti !?!?

Filed under: Allam'atriciana, Amerikan Century, Amici degli Amici, Fastweb, Uncategorized — Italiano Liberale @ 10:55 pm

Tratto da http://etleboro.blogspot.com

Con una nuova guerra al terrorismo, l’America si prepara ad una nuova campagna elettorale, fatta non da programmi politici ma da messaggi subliminali. La strategia della manipolazione delle masse è sicuramente cambiata e divenuta molto più sottile e invisibile agli occhi delle persone, che ascoltano e al livello del subconscio creano un’idea di quella che sarà la loro reazione. Quella in cui viviamo è un’era post-moderna ormai in declino, perché è fallito il suo sistema energetico, quello economico e monetario, per far posto a quello della Cibernetica, voluto e controllato dalle stesse lobbies che hanno contribuito a distruggere l’altro.

La falsa rivoluzione, voluta dalla controinformazione manipolata, verrà fatta dai Banchieri per realizzare il Nuovo Ordine Mondiale, perché solo loro hanno oggi gli strumenti per dare all’intera umanità una soluzione a tutti i loro problemi.

Certo è difficile costruire i possibili scenari che possono delinearsi, è tuttavia possibile proporre una possibile ipotesi su quello che sarà il nuovo presidente Americano nel 2008.
Questo che sta decorrendo è l’ultimo mandato per Bush, per cui non potrà presentarsi alle prossime candidature, tuttavia il partito Repubblicano può senz’altro proporre un nuovo candidato. Uno dei papabili è probabilmente Arnold Schwarzenegger, diventato governatore della California grazie proprio al sostegno della rete pro-Bush, e eroe della Convenzione repubblicana a New York nel settembre 2004. L ‘unico ostacolo che si frappone tra tale obiettivo e l’ambita carica è un articolo della Costituzione Americana che impone che il Presidente degli Stati Uniti deve essere originario d’America: Schwarzenegger è infatti un austriaco naturalizzato americano. Tempestivamente, tuttavia, il 14 settembre del 2004 il rappresentante repubblicano Dana Rohrabacher presenta un emendamento per modificare la Costituzione in modo da permettere alle persone naturalizzate americane da 20 anni di presentarsi all’elezione presidenziali. Tale scopo, tra l’altro, non è stato assolutamente nascosto al momento della presentazione dell’emendamento, ritenendo quella norma ormai non più attuale, essendo ormai gli Stati Uniti una nazione estremamente multietnica, al punto che distinguere il vero americano è diventato davvero molto difficile.

Inoltre, dal momento che il potere reale non è più esercitato per il presidente ma per le reti occulte e le lobbies, il ruolo del presidente non è più quello di un dirigente competente, intelligente, che conosce e riesce a gestire la politica del paese. Ciò che si aspetta oramai del presidente, è di essere un comunicatore, una figura che mostri con la sola immagine un sistema di valori e di idee di cui la società mediatica si fa portatrice.

Come Ronald Reagan, Schwarzenegger ha tutte le qualità richieste per essere presidente, e in più rappresenta la brutalità e la potenza di uno Stato, con discorsi aggressivi che eccitano la paura e l’odio verso un nemico inesistente, davanti ad un folla enfatizzato dai colori delle bandiere, lottando per il perbenismo e il sogno americano.

È evidente che dietro la sua figura c’è una macchina perfetta che elabora dati e sforna strategie che colpiscono immediatamente l’immaginario collettivo, che si trova così trascinato pur sapendo che razionalmente un uomo così non può rappresentare un’istituzione governativa. L’ascensione politica dell’attore e la sua elezione non si sarebbe avuta senza il sostegno dei “Padroni del Mondo”. Arnold Schwarzenegger intratteneva delle relazioni profittevoli con Jacob Rothschild – ritratti nella foto accanto durante un incontro nella casa di campagna dei banchieri nel 2002 – e il miliardario Warren Buffet. Schwarzenegger è anche membro del Bohemians Club una società segreta che riunisce un’élite politica ed economica americana vicino al partito Repubblicano, un’associazione culturale a tutti gli effetti, tuttavia durante le sue riunioni si tengono importanti riunioni.

Chi si nasconde dietro Schwarzenegger non sono le lobbies convenzionali, ossia quelle petrolifere o bancarie, bensì sono quelle dell’informazione e dell’energia alternativa perché questi saranno i valori su cui si costruirà il nuovo sistema monetario ed economico.
Tra pochi anni la moneta perderà di valore, perderà di significato, e il vero valore di scambio sarà contenuto nelle informazioni, dei database di dati che rappresenteranno le capacità intellettuali e produttiva di ciascuna persona. In base ad essa dunque sarà possibile determinare le potenzialità delle piccole e grandi entità.

Allo stesso modo, il motore della nuova economia sarà una nuova fonte di Energia, immensa e diffusa, il cui unico mezzo di controllo risiede nei mezzi per incanalarla, accumularla e poi trasmetterla. A tali piani non è certo estraneo Schwarzenegger, che si sta facendo portavoce di una dura battaglia contro l’effetto serra, i carburanti fossili inquinanti, i vecchi sistemi di locomozione, lo stesso governo centrale che non intende ratificare Kyoto. Va ricordato che nel 2004 la California ha approvato una legge che prevede una forte riduzione delle emissioni di CO2 per gli autoveicoli (fino al 30% in meno nel 2016), azione fortemente contrastata dalla case automobilistiche. Il governatore della California è stato uno dei primi a collaudare la Teslacar , nei suoi primi giorni di vita immediatamente successivi al suo lancio. 

Sta appoggiando l’ambizioso progetto delle energia solare di Mountain View di Google, prodotto dall’high-tech Googleplex che fornirà 1.6 megawatt di elettricità, abbastanza per alimentare circa 1.000 case. La nuova Googleplex potrebbe addirittura immagazzinare un surplus di energia che Google potrebbe poi rivendere alla PGE (Pacific Gas and Electric company), costituendo un’ulteriore fonte di guadagno.

Google, Morgan e Rothschild sono i principali sostenitori e finanziatori dell’Energia Alternativa, la stessa che ha ispirato il Cosmic Secret Intelligence, e il progetto dello “space mirror”, al fine di catturare l’energia del Cosmo. Quello che potrebbe sembrare uno Stato che combatte per il petrolio, in realtà ben presto si rivelerà essere lo Stato che combatte per l’etere, dove le guerre contro la Russia e la Corea rappresentano solo delle strategie per imporre un potere, per incutere paura e tenere alla larga i nemici dal Cosmo.

Sono guerre strumentali ad un fine ben diverso, così come ben diverso è lo scopo delle politiche monetarie ed economiche. Le istituzioni al potere sono pienamente coscienti del fatto che le proprie industrie falliranno, che non tutte riusciranno ad adattarsi alla conversione energetica. L’unica occasione che i popoli hanno per mantenere l’indipendenza ed evitare la perdita del proprio valore intellettivo è far leva sulle informazioni, su quel bagaglio di sapere che ogni individuo, in quanto essere pensate, è in grado di produrre analizzando dati grezzi. In tale quadro, certamente non è da sottovalutare l’importanza della rivoluzione energetica, ma in ogni caso, anche lei non potrà partire dal basso senza un sistema di informazione a Tela che consenta la condivisione dei saperi e delle esperienze.

Per approfondire:

Bohemian Club
Pagina massoneria
Pagina Nuovo Ordine Mondiale
 

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Effettivamente sia la faccia che il cervello sono da presidente USA.
Dopo George Walker Bush, un presidente ex alcolizzato e cocainomane (ex?), ci starebbe proprio bene un fantoccio straimbottito di steroidi e anabolizzanti!!!

Fonte : www.disinformazione.it

Ex alto ufficiale dell’intelligence della CIA e della Marina ha scritto che il libro di Tarpley sul “terrore sintetico” made in USA è “il più forte fra più di 770 libri da me recensiti”

Filed under: Allam'atriciana, Amerikan Century, Amici degli Amici, Blogroll, Carne Marcia, Storia, Uncategorized — Italiano Liberale @ 10:43 pm

L’11 settembre è “un complotto USA”, dice un ex alto ufficiale dell’intelligence della CIA e della Marina
Si ringrazia per la traduzione Renato T.

Washington DC, 17 ottobre (PRWEB)
Amazon ha pubblicato un’affermazione senza precedenti da parte di una figura della comunità dell’intelligence USA che attribuisce le colpe dell’11/9 a Dick Cheney e ad alti membri dell’esecutivo della CIA. Robert Steele, repubblicano da una vita, fondatore del Marine Corps Intelligence Center e il primo fra i recensori della non-fiction di Amazon, ha scritto questa conclusione “con grande rammarico” dopo aver letto 9/11 “Synthetic Terror: Made in USA”, di Webster Tarpley, che egli loda come “senza dubbio, il più importante punto di riferimento moderno sul terrorismo di Stato.”

L’autore e il recensore sono esperti di intelligence provenienti da due sponde differenti ma con vedute convergenti (le loro biografie sono sulla Wikipedia). Una caratteristica unica di 9/11 Stnthetic Terror è che Tarpley non imputa le operazioni sotto falsa bandiera, come quelle dell’11/9, a un intero governo o agenzia governativa. Il suo modello della “rete canaglia” mette in evidenza piccole quantità di talpe che infestano nodi cruciali in istituzioni come la CIA e i mass media.
Secondo Robert Steele la missione di intelligence della CIA è stata sovvertita dalle follie delle sezioni dedite alle operazioni segrete, per esempio, le false prove a supporto di una guerra in Iraq. Egli rappresenta la maggioranza degli ufficiali onesti della CIA che sostengono la Costituzione partecipando al movimento per l’intelligence open source.

Quando Steele non è impegnato nella lettura di centinaia di libri di saggistica, si occupa di riportare l’intelligence nella comunità degli esperti di intelligence. Il suo sito web, OSS.net, una Rete di partnership sull’intelligence globale, è un concetto rivoluzionario per l’intelligence del futuro: un’intelligence globale, open source, che si avvale del potere della rete e dei contributi dei cittadini in tutto il mondo.
Webster Tarpley è stato designato come relatore di primo piano alla conferenza di gennaio organizzata da OSS.net nella Virginia del nord. Tarpley è stato borsista Fullbright in Italia, dove fu il primo a presentare le Brigate Rosse come un controgruppo di terroristi organizzato dalla cricca neofascista italiana per tenere gli eurocomunisti fuori del governo (nel suo libro Chi ha ucciso Aldo Moro, pubblicato in italiano nel 1978). Nel 1991 irruppe nell’opinione pubblica con la storia del profondo coinvolgimento della dinastia Bush nel finanziamento del nazismo, in George Bush: The Unauthorized Biography.

Steele, nella sua recensione al libro di Tarpley, intitolata “Fra centinaia di libri, l’approccio più forte alla verità”, scrive:
“E, con grande tristezza, concludo che 9/11 Synthetic Terror di Tarpley è il più forte fra gli oltre 770 libri da me recensiti qui su Amazon, quasi tutti di saggistica. Devo concludere che l’11/9 è stato come minimo lasciato accadere come un pretesto per la guerra […]. Molto affascinante è la connessione, tracciata dall’autore, fra Samuel Huntington, l’autore de Lo scontro delle civiltà, e Leo Strass, l’anello che lega i nazifascisti e i neocon.
Questo, senza dubbio, è il più importante testo di riferimento moderno sul terrorismo di Stato, e anche il testo dove si suggerisce nel modo più puntuale che gli elementi canaglia nel governo USA, guidati verosimilmente da Dick Cheney con l’assistenza di George Tenet, Buzzy Krongard e altri vicini alle gang di Wall Street, sono i più colpevoli di terrorismo di stato […].

Tristemente, l’Esecutivo è ora al servizio di corporation che beneficiano di gravi delitti e nefandezze, anziché al servizio del popolo americano, il quale soffre gravemente per questi terribili misfatti.”
Vi invitiamo a leggere e votare sulla recensione completa in Amazon.com

Qui la biografia e la bibliografia del recensore http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_D._Steele]

 

 Amazon’s #1 Non-fiction Reviewer: Tarpley’s 9/11 Synthetic Terror:
Made in USA
is “strongest of the 770+ books I have reviewed”

 

9/11 a “US-based conspiracy” says high-level former CIA and Marine intelligence official

Washington DC , Oct. 17 (PRWEB) Amazon has posted an unprecedented statement by a senior US intelligence community figure blaming 9/11 on Dick Cheney and top CIA executives. Robert Steele, a lifelong Republican, founder of the Marine Corps Intelligence Center and Amazon’s top non-fiction reviewer, wrote this conclusion “with great sadness” after reading Webster Tarpley’s 9/11 Synthetic Terror: Made in USA, which he praises as “without question, the most important modern reference on state-sponsored terrorism.”

Author and reviewer are intelligence experts from different sides of the street whose views converge (their biographies are on Wikipedia). A unique feature of 9/11 Synthetic Terror is that Tarpley does not blame false flag operations like 9/11 on an entire government or agency. His “rogue network” model features small numbers of moles infesting critical nodes in institutions like the CIA and mass media.

Robert Steele’s own views are that the intelligence mission of the CIA has been subverted by the follies of the covert operations branches, for example, the fake evidence for a war on Iraq . He represents the majority of honest CIA officers in open source intelligence who support the Constitution.

When Steele is not reading hundreds of non-fiction books, he’s busy trying to put intelligence back into the intelligence community. His website, OSS.net, a Global Intelligence Partnership Network, is a revolutionary concept for the intelligence community of the future: global, open source intelligence harnessing the power of the Web and the contributions of citizens worldwide.

Webster Tarpley is slated to be a main speaker at a conference in January organized by OSS.net in northern Virginia . Tarpley was a Fulbright scholar in Italy , where he became the first to expose the terrorist Red Brigades as a countergang organized by Italy ‘s neo-fascist cabal to keep the Eurocommunists out of the government (in his book Who killed Aldo Moro, published in Italian in 1978). In 1991 he broke the story of the Bush dynasty’s deep involvement in financing Nazism in George Bush: The Unauthorized Biography.

In Steele’s review of Tarpley’s 9/11 Synthetic Terror, entitled “Among Hundreds of Books, The Strongest Approach to Truth,” he writes:

“It is with great sadness that I conclude that this book is the strongest of the 770+ books I have reviewed here at Amazon, almost all non-fiction. I am forced to conclude that 9/11 was at a minimum allowed to happen as a pretext for war…. Most fascinatingly, the author links Samuel Huntington, author of Clash of Civilizations, with Leo Strauss, the connecting rod between Nazi fascists and the neo-cons.

This is, without question, the most important modern reference on state-sponsored terrorism, and also the reference that most pointedly suggests that select rogue elements within the US Government, most likely led by Dick Cheney with the assistance of George Tenet, Buzzy Krongard, and others close to the Wall Street gangs, are the most guilty of state-sponsored terrorism….

Sadly, the Executive is now in the service of corporations that benefit from high crimes and misdemeanors, rather than in the service of the American people who suffer great ill from these terrible misdeeds.”

We invite you to read and vote on the complete review at Amazon.com.

ottobre 27, 2006

TREMONTI LO SPIONE, SILVIO IL PUPARO ?

ROMA – Per conto di chi sono stati controllati Prodi, la moglie e un’altra ventina di vip? La ricerca dei «mandanti» irrompe nel Palazzo e fa scoppiare l’ennesima polemica fra i poli. Fassino, segretario dei Ds, chiama direttamente in causa il precedente governo. «Tremonti e Berlusconi devono rendere conto di quanto accaduto», dice. Il ministro della Giustizia in carica, Mastella parla di «pagina oscura». La Cdl si difende e contrattacca. «Un polverone per coprire le magagne dell’attuale maggioranza» dà la linea Berlusconi.

FINI – Il presidente di An, Gianfranco Fini, ha definito la vicenda un «avvenimento inquietante, una situazione che non fa onore all’Italia».

CESA – Il segretario dell’Udc Lorenzo cesa ha espresso al premier Prodi la piena solidarietà sua e del partito per «l’nqualificabile episodio di cui è rimasto vittima assieme alla moglie».

DI PIETRO – Lo spionaggio fiscale ai danni di Prodi non soprende Antonio Di Pietro, che commenta: «Niente di nuovo sotto il sole» Per il ministro delle Infrastrutture, nello spinoaggio ai danni del premier, il vero problema è capire chi lo ha ordinato e perchè. «Una matrice politica e affaristica di delegittimazione – ha detto Di Pietro – ci deve essere per forza. Bisognrebbe dar vita ad una commissione di indagine per individuare le ragioni per cui sono state svolte queste attività».

PECORARO – Per il ministro dell’AmbienteAlfonso Pecoraro Scanio si tratta di un «fatto gravissimo, l’ennesimo scandalo di spionaggio».Per il leader dei Verdi, «il presidente del Consiglio è stato oggetto di una campagna di attacco continuo e irresponsabile. Spero gli accertamenti della magistratura portino presto alla verità».

Ignazio La Russa (foto Emblema)

 

Ignazio La Russa, altro Spione che assieme al camerata Storace, sappiamo bene di che pasta è fatto. Fascista + P2ista, ed ecco cosa si rischia! In GALERA !!!!!

LA RUSSA – Minimizza invece Ignazio La Russa. «Siamo tutti sotto controllo, non serve fare piagnistei – ha detto il presidente dei deputati di An – . Se ci sono colpevoli dovranno pagare ma sinceramente Prodi non mi fa tanta pena».

CALDEROLI – Sarcastico nei confronti del premier il coordinatore delle segreterie della Lega Nord, Roberto Calderoli. «Ben gli sta – ha detto il leghista riferendosi a Prodi -. Adesso il premier deve pagare la pena del contrappasso, quello che lui ha subito, e per cui si sta facendo tanta caciara, non è altro che quello che è stato previsto da lui e dal viceministro Visco». Secondo Calderoli il governo Prodi, «per legge, autorizza ad andare a spiare nella vita privata di tutti i cittadini e delle loro famiglie contando anche quante volte vanno in gabinetto per poterli poi massacrare con le tasse. È proprio vero- conclude Calderoli- che chi fa la spia non è figlio di Maria, ma è anche vero che chi di spia ferisce poi di spia perisce». Ndb. Cosi parlò il Minchione nell’anno 2006.. Che imbecille, che pensi ai soldi che ha fregato assieme a Bossi con l’affare CrediNORD… Che oltre al danno anche la beffa di averlo fatto eleggere hanno dovuto subire quei creduloni che hanno perso i soldini e sovra al cont, i l’han pur votè col coionas.

VIOLANTE – Per il diessino Luciano Violante, «vicende come questa non possono avvenire all’insaputa dell’autorità politica», dunque «credo a maggior ragione che sia necessario – avverte secco il presidente della commissione Affari costituzionali alla Camera – che la politica risponda». Ossia, visto che i fatti risalgono a due anni fa, Berlusconi, all’epoca premier: «I servizi – rimarca Violante – rispondono al presidente del Consiglio».

SCAJOLA – È «inquietante», anche se «non conosco ancora bene come sono andate le cose e bisognerebbe evitare di far uscire notizie frammentarie». Così il presidente del Copaco, Claudio Scajola, commenta il fatto. «Mi pongo il problema – aggiunge Scajola – di cosa può capire il cittadino comune leggendo queste notizie». Ndb. Poniti il problema di cosa potrà pensare quando saprà chi c’è dietro, e tu lo sai bene chi c’è dietro vero? La P2 insegna, nevvero? Tu poi non eri preposto a Vigilare sui Servizi Segreti? Comè, se c’ero dormivo, ma sicuramente non c’ero, io sono onesto e soprattutto non ho niente a che fare con Silvio e Giulio… La gag comica del forzista.

FINOCCHIARO – «La notizia di controlli abusivi e illeciti nei confronti del presidente del Consiglio e dei suoi familiari provoca turbamento e sconcerto». E’ quanto dichiara in una nota la presidente dei senatori dell’Ulivo Anna Finocchiaro. «Dalle prime notizie emerge un quadro sconcertante. Infatti, insieme al presidente del consiglio e alla moglie, – sottolinea la Finocchiaro – ci sarebbero altri cittadini, altre personalità della politica e dell’economia che sarebbero state vittime, durante la campagna elettorale, di controlli a tappeto illeciti e mirati».

 

 

26 ottobre 2006 – a qualche mese dalla Verità Storica, ovvero mai più P2 e Fascisti al Governo.

ottobre 23, 2006

“Il sesto anno e mezzo delle vacche magre: la proprietà della moneta come strumento di dominazione”

Filed under: Amerikan Century, Blogroll, gigiostars, Storia, Uncategorized — Italiano Liberale @ 11:17 pm

Relazione di Savino Frigiola

All’inizio di questa relazione intendo darvi in anteprima due notizie: una buona ed una cattiva.
La buona è che mai come in questo ultimo periodo si è verificata la presa di coscienza inerente all’importanza del così detto “problema monetario”. Nell’ultimo anno si è verificato un forte interesse intorno alla questione monetaria; a riprova di ciò, anche se il sistema può essere considerato empirico, basta osservare su internet la differenza di link riscontrati sul termine signoraggio: dai 1000 – 1500 dell’inizio del 2005 agli oltre 250.000 degli attuali; possiamo affermare, anche osservando altri segnali provenienti da altre direzioni che attualmente è in corso un vero e proprio boom nell’interesse monetario.

Quella cattiva è che la funzione monetaria, utilizzata come strumento di dominazione, si sta’ rivelando efficacissima ai fini del controllo del mercato e delle singole persone fisiche.
Questi sono i punti che cercherò di affrontare. Il Prof. D’Amico ci ha illustrato l’impianto filosofico e culturale mediante il quale si realizza la costruzione dell’uomo, ha usato esattamente questo termine, poiché non si può condizionare una società se non si riesce a condizionare e dominare l’uomo a proprio piacimento. Ovviamente il condizionamento dell’uomo avviene attraverso il ferreo controllo dei mezzi produttivi capaci di soddisfarne i suoi bisogni primari, posto che le società moderne non hanno più la capacità di produrre singolarmente i prodotti capaci di coprire l’intero loro fabbisogno.

Alcuni Paesi producono dei beni, altri beni diversi, tutti prodotti che debbono essere scambiati tra loro. Tramontato il periodo in cui era possibile effettuare il baratto, inconcepibile nell’economia moderna, l’unico strumento che consente non solo lo scambio dei beni ma anche la loro produzione è il denaro. Chi controlla il denaro e la funzione monetaria di fatto controlla la possibilità di poter scambiare tutti i beni che le monete rappresentano e per logica conseguenza anche tutti i mezzi produttivi. Rarefacendo la quantità di moneta sul mercato e rallentando la circolazione monetaria, di fatto si riduce la quantità di denaro nelle tasche dei cittadini, i quali incontrano sempre più difficoltà a procurarsi ciò di cui abbisognano. I singoli soggetti finiscono per sentirsi sempre più condizionati ed avviliti e sempre più spinti nelle avide braccia dell’usura bancaria, come dimostrato dall’espandersi del piccolo credito al consumo.

Tutto ciò è esattamente il braccio armato ed operativo del progetto culturale e filosofico del quale abbiamo avuto notizia poco fa.

Tutto ciò si è sviluppato lentamente nel tempo, con piccoli passaggi successivi, come per l’appunto ci ha illustrato Don Floriano, ma tutti inesorabilmente finalizzati a creare le condizioni per raggiungere, attraverso il controllo della funzione monetaria, il controllo dell’intera Società come oggi avviene. Volendo effettuare una rapida carrellata per esaminare come tutto ciò sia potuto accadere, occorre esaminare le cause e le condizioni che hanno reso possibile la nascita della banca moderna. La banca moderna, prima fra tutte la Banca d’Inghilterra, nasce con il proposito di sostituire l’oro, inteso sino allora come strumento di misura del valore, con la cartamoneta. Le scuse accampate furono infinite e di varia natura: l’oro pesa, non è pratico trasportarlo, è soggetto ad essere rapinato dai briganti, ecc. ecc.. I motivi veri per aver sostituito l’oro con la cartamoneta che lo rappresentava, furono essenzialmente due: i banchieri raddoppiarono il valore posseduto poiché continuarono a mantenere la proprietà dell’oro e si impadronirono anche del valore della cartamoneta da loro emessa. In quella fase storica la cartamoneta assunse la veste giuridica di fede di deposito poiché, a dire dei banchieri, la cartamoneta valeva poiché rappresentava l’oro custodito nelle sacrestie delle loro banche.

L’altro motivo non meno importante fu che i banchieri, all’insaputa dell’intero mercato, poterono emettere valori di cartamoneta in misura più che proporzionale al valore dell’oro posseduto.
A ciò si deve l’invenzione della cartamoneta, la quale circolazione si sviluppò e si accreditò pian piano nell’arco di circa trecento anni. Ben presto si verificò il fenomeno dell’inflazione, che altro non era, per gli “economisti” del tempo, se non la modifica del rapporto tra oro e quantità di cartamoneta emessa, la quale continuava ad essere prodotta ed immessa sui mercati dai banchieri, sempre in misura più che proporzionale all’oro posseduto. Il tutto si sviluppò, con alterne vicende, sino ai giorni nostri in quasi tutti i Paesi del mondo, moltissimi dei quali, proprio per l’eccessiva emissione monetaria effettuata, sospesero per legge la convertibilità della cartamoneta con l’oro suscitando gravi malesseri e disordini economici e finanziari.

Per ridare un po’ d’ordine al trambusto generale in campo internazionale, con i patti di Bretton Woods si stabilì che l’unica cartamoneta convertibile con l’oro doveva restare il Dollaro al rapporto fissato di 35 $ per oncia. Ben presto saltò anche questa convertibilità poiché il Presidente Nixon, incalzato dalle manovre di De Gaulle e Pompidou, i quali a fronte di aeroplani carichi di dollari portavano a casa navi cariche d’oro, il 15 agosto 1971 dovette dichiarare l’inconvertibilità della propria moneta poiché le riserve auree di forte Knox si stavano esaurendo.

Fu un vero e proprio atto di guerra da parte degli americani, ma servì a confermare finalmente la teoria scientifica del valore indotto della moneta, enunciata dal Prof. Giacinto Auriti, poiché se così non fosse stato, se il valore della carta moneta doveva dipendere unicamente dalla quantità d’oro rappresentata, all’indomani della denuncia dei patti di Bretton Woods, il dollaro doveva perdere ogni suo valore. Ciò non si verificò e, come enunciato dallo stesso Nixon, si comprese definitivamente che il valore della cartamoneta non dipendeva dall’oro che rappresentava ma dai beni e strumenti che era in grado di misurare e quindi acquisire; si noti che quando gli spagnoli, alcuni secoli fa, importarono dalle americhe ingentissime quantità d’oro che immisero frettolosamente sul mercato determinarono anche in questo caso forti aumenti dei prezzi, semplicemente perché i beni non avevano avuto il tempo di adeguarsi alla nuova domanda maggiorata.

Con la denuncia dei patti di Bretton Woods si comprese altresì che in definitiva il valore della cartamoneta non è conferito da chi la stampa ma dall’intero mercato che l’accetta come mezzo di pagamento. Venne a modificarsi il concetto d’inflazione poiché il rapporto non era più cartamoneta / oro ma cartamoneta / beni esistenti. Pertanto il rapporto che determina inflazione o deflazione non riguarda più l’oro ma deve essere rivolto a considerare la quantità di moneta esistente rispetto ai beni ed ai valori da misurare. Questo nuovo e sacrosanto concetto è stato completamente stravolto dalla scuola economica imperante, interessata a sostenere che ci troviamo in una situazione di cronica e perenne inflazione, mentre è vero esattamente il contrario.

Tutto ciò viene strombazzato con tutti i mezzi possibili per convincerci della necessità di ridurre ulteriormente la circolazione monetaria. Artatamente si è voluto confondere aumento dei prezzi per inflazione mentre sono due fenomeni completamente diversi; anzi, l’aumento dei prezzi, come regolarmente avviene, provoca per conseguenza proprio deflazione, nel suo vero significato del termine. Un fatto è certo: i beni ci sono, spesso marciscono o giacciono invenduti nei magazzini poiché ciò che manca sono proprio i soldi. Manca al mercato la quantità adeguata e corrispondente degli strumenti di misura dei valori per poter accedere ai beni.

Questa è esattamente la tecnica che viene utilizzata per realizzare l’enunciata strategia di dominazione. Sino a quando non si sarà compreso, nelle sue molteplici sfaccettature, questa tecnica perversa, non si potranno comprendere i fenomeni economici in atto.
Questa situazione di perenne deflazione provoca per l’appunto il malessere generalizzato della società che sfocia nell’abbattimento fisico e morale delle persone, sino ad alimentare la lotta di classe, secondo la più classica situazione della coperta corta, la quale a seconda di chi tira più forte finisce per coprire o la testa o i piedi. Questa situazione di perenne squilibrio viene mantenuta con la ripetitiva manovra di emettere moneta con la tecnica di generare debito al momento dell’emissione, per poi ritirarla dal mercato con le più svariate operazioni, lasciando in essere il debito generato. A ciò si deve la ragione per cui siamo tutti indebitati, persone fisiche, aziende persone giuridiche pubbliche amministrazioni, primo fra tutte lo Stato che risulta proprio il più indebitato; il bambino appena nato è già gravato di debito.

Occorre cominciare a comprendere come riuscire ad affrancarsi da questa situazione perversa. Giova a questo punto fare un passo indietro ed analizzare freddamente comportamenti ed azioni che si sono sino ad oggi susseguite.

Nel passato il banchiere centrale emetteva cartamoneta secondo l’aspetto giuridico della fede di deposito, poiché rappresentava l’oro custodito nei suoi forzieri, ponendo giustamente nelle proprie scritture contabili, all’attivo, l’oro che disponeva ed al passivo il valore della moneta emessa. Il motivo era giustificato dal fatto che la cartamoneta rappresentava un debito poiché al portatore della medesima si doveva corrispondere, a semplice richiesta, l’oro che la cartamoneta rappresentava. Con l’andare del tempo questa situazione pian piano si modificò, prima lentamente poi con sempre più evidenza, poiché constatato che ricorrevano alla convertibilità una percentuale sempre più bassa di utilizzatori di cartamoneta, i banchieri incrementarono l’emissione monetaria sino a far saltare il sistema, come per l’appunto si verificò con la denuncia dei patti di Bretton Woods.

Nonostante ciò, nonostante che da allora nessuna moneta al mondo risulta più convertibile in oro, la tecnica delle scritturazioni contabili non è stata modificata dalle banche d’emissione. Ciò comporta, come ora tuttora avviene, che la banca d’emissione crea valore monetario al puro costo tipografico, conferisce la moneta allo Stato ottenendo in contropartita titoli del debito pubblico che vengono iscritti nelle proprie partite contabili all’attivo, continuando ad iscrivere al passivo il controvalore dell’emissione monetaria. Ciò fa sì che il bilancio della banca d’emissione sia per lo meno in pareggio, se non passivo, poiché la stessa cifra viene iscritta contemporaneamente all’attivo ed al passivo.

Iscrivere a bilancio una posta passiva senza averne subiti i relativi costi, equivale da parte di una azienda ad iscrivere nella propria contabilità fatture false. Con questa operazione l’azienda abbatte gli utili e quindi non paga le tasse ed ottiene anche il risultato di realizzare somme in nero che finiscono per essere intascate dagli amministratori. La Banca d’Italia si comporta esattamente nella stessa maniera, anzi pare che, secondo le voci che circolano sempre più insistenti, mai smentite, la distribuzione dei pani e dei pesci avvenga proprio nelle isole Cayman ove la banca disporrebbe di una propria sede oppure di svariati conti segreti.

Con queste tecniche operative la banca d’emissione si appropria di cifre immense a danno dell’intero mercato e continua ad accrescere, a proprio vantaggio, il debito pubblico che nessuno sarà mai in grado di poter pagare; finendo poi per impossessarsi dei beni e dei mezzi produttivi del mercato. Anche se questa affermazione può apparire pesante, un semplice esempio è in grado di far comprendere la gravità della situazione: ammettiamo che l’unità di misura siano le palline; un banchiere ne presta cento al mercato, al tasso annuo concordato del 5 %. Trascorso l’anno il banchiere si presenta e chiede la restituzione delle cento palline più le cinque del tasso concordato. Quando il mercato si trova nella impossibilità di corrispondere gli interessi poiché le cinque palline non sono state mai emesse, il banchiere pretende ed ottiene i beni dei cittadini.

Non a caso nell’ultima legge bancaria è stato rimosso il divieto alle aziende bancarie di possedere partecipazioni di aziende produttive. Questo è quanto attualmente avviene; si procede nella stessa maniera sia per le piccole partite che nelle grandi operazioni. Del tutto inutile fornire esempi, gli operatori del mercato sanno benissimo ciò che accade e quali sono le cause quando aziende anche floride passano di mano. Molti hanno subìto questa tecnica sulla propria pelle. L’abilità del sistema bancario è stata proprio quella di scaricare sulle spalle della vittima di turno le cause del suo dissesto: non è stato capace, non era attento, ha sbagliato la scelta produttiva ecc. ecc.

Tutto ciò lo si comprende agevolmente se si considerano gli effetti perversi generati dall’attività finanziaria, perfettamente identici all’esempio delle cento palline.

Inoltre i banchieri centrali sono riusciti ad introdurre, nell’attuale dottrina economica e nelle opinioni pubbliche degli Stati europei, l’erratissimo concetto di non concentrare nelle mani del soggetto politico, quale potrebbe essere l’autorità di governo, il potere di creare moneta, onde impedire che la moneta diventi strumento di lotta politica; tale assurdità ha trovato esplicito riconoscimento giuridico nel trattato di Maastricht e nella costituzione europea, che sanciscono il principio cardine dell’autonomia delle banche centrali dalle autorità governative statali, affidando in via esclusiva alle prime le funzioni monetarie e lasciando invece alle seconde la cura della politica fiscale e di bilancio. Ezra Pound aveva sintetizzato magistralmente tutto ciò dicendo: “i politici sono i camerieri dei banchieri.”

Vien da chiedersi a chi debba rispondere del proprio operato il banchiere centrale!?

E’ tempo di cominciare a pensare sul come spezzare questa spirale perversa, causa d’infinite ansie e sofferenze su larghi strati della popolazione. Pensate che siamo arrivati al punto che il suicidio per insolvenza ormai non fa’ più notizia.

In questa situazione, sicuramente pesante, l’unica speranza deriva dal fatto che l’interesse al riguardo di queste tematiche, nell’ultimo periodo, è cresciuto a livelli inimmaginabili, segno inequivocabile che un numero sempre crescente di persone comincia a rendersi conto che i conti non tornano; più si lavora, più ci indebitiamo; più beni e servizi produciamo più cresce il debito. Cominciano a comprendere che tutto ciò può essere superato e risolto con un piccolo ma significativo cambiamento: lo Stato in nome e per conto dei cittadini deve battere la propria moneta incamerandone il signoraggio, non solo per abbattere il debito pubblico ed attenuare la pressione fiscale, quanto per poter impostare la propria politica monetaria finalizzata al benessere ed allo sviluppo.

Solo attraverso questa impostazione l’uomo potrà riacquistare la propria dignità di soggetto giuridico libero, non più oggetto delle angherie del sistema bancario e monetario.

Fonte : www.disinformazione.it

Sensazionale: Centrofondi declassa gli Usa!

Filed under: Allam'atriciana, Amerikan Century, Blogroll, Uncategorized — Italiano Liberale @ 10:52 pm

Pierluigi Paoletti – www.centrofondi.it

La notizia del giorno, strombazzata da tutti i mass media, è ovviamente il declassamento del nostro rating che oramai ci vede soli al penultimo posto in Europa davanti solo a Grecia e Polonia con una misera A+ al pari di Botswana, Corea del Sud, Kuwait, Malesia, Trinidad e pochi altri.

Dire che l’avevamo previsto da tempo (http://www.centrofondi.it/report/report_03_04_06.pdf e http://www.centrofondi.it/report/report_04_01_06.pdf ) sarebbe come sparare sulla croce rossa. Non siamo veggenti, solo abbiamo imparato a leggere le cose economiche con occhi disincantati per cui diventa facile prevedere le mosse scontate di chi manovra. Tranquilli, non siamo complottisti ad oltranza, non vogliamo vedere il marcio anche dove non c’è. Sono i fatti, per come si stanno svolgendo, che ci impongono almeno di farci qualche domanda.

Se diamo uno sguardo ai paesi che hanno la massima valutazione del rating (ovvero sono ottimi debitori) vediamo che ci sono tutti i paesi anglofoni come Stati Uniti, Australia, Inghilterra e sappiamo anche che il rating è un servizio per gli investitori che rivela il grado di affidabilità delle obbligazioni emesse da parte di uno stato. Non c’è anche nessun dubbio che noi abbiamo uno dei debiti pubblici più elevati tra i paesi occidentali ovvero, leggendo la cosa in termini di signoraggio, abbiamo chiesto denaro fresco alla Banca Centrale per un importo di poco superiore alla nostra produzione annuale ed a fronte di queste emissioni di nuovo denaro, che non ha, lo ribadiamo ancora una volta, alcuna copertura di oro o altra ricchezza alle spalle, la banca centrale ci ha chiesto in contropartita l’emissione di altrettante obbligazioni che poi vengono in parte rivendute dalle banche ai risparmiatori, privati o istituzionali, di tutto il mondo.

Bene, per semplificare riportiamo il classico esempio della tipografia ( la BC ) che invece di chiedere il pagamento dei costi più suo sacrosanto guadagno per la stampa dei biglietti della partita richiede, tramite l’emissione di obbligazioni (cambiali), l’intero valore facciale dei biglietti. La tipografia (sempre la BC ) poi vende (in tutto o in parte) le obbligazioni intascandosi il controvalore ed il cliente deve pagare gli interessi agli acquirenti finali delle obbligazioni.
Già qui appare chiaro che c’è qualcosa che non va nel meccanismo, o la tipografia e troppo furba o il cliente è troppo scemo oppure i due (BC e politici) si sono messi d’accordo per fare fesso un terzo che poi è quello che alla fine paga sempre (cioè tutti noi).

Il punto è che alla fin fine questo è un debito che non esiste se pensiamo che ci sono stati venduti “solo” dei pezzi di carta a fronte di ricchezza “vera”, pagati con varie finanziarie, tasse ecc. oltre naturalmente agli interessi che ogni anno ammontano ad oltre 60 mld di euro. L’attuale declassamento comporterà un maggior onere per gli interessi che serviranno per appetire i compratori dei nostri titoli e enormi sacrifici (e soprattutto ancora svendite del patrimonio pubblico) per ricondurre un debito che ormai, grazie agli interessi sugli interessi, è ormai fuori controllo.
Ora vediamo invece un altro tipo di debito che è quello che uno stato ha nei confronti di tutti gli altri, ovvero il deficit commerciale, quello che ai tempi di Bretton Woods veniva pagato in oro dai paesi debitori. Al contrario del debito pubblico di cui abbiamo visto sopra la natura, il deficit commerciale è scambio di ricchezza reale ovvero io stato importo beni e servizi in misura superiore a quanto riesco ad esportare.

Valutando questo gli Stati Uniti hanno 800 miliardi di dollari di debiti con l’estero (il 6% circa del PIL) in picchiata dagli anni ‘90, l’Australia idem contro appena l’1,8% dell’Italia.

L’Inghilterra, ma anche Usa e Australia hanno numeri simili, pur avendo un Pil di poco superiore al nostro, ha un indebitamento dei privati che secondo alcune stime arriva a valori impressionanti ovvero 2.000 miliardi di euro ovvero addirittura superiore al nostro debito pubblico che è intorno ai 1500 mld di euro.

Come si può spiegare allora il massimo rating dato a questi paesi?

Difficile da dire si può solo dire che tutte le società di rating sono società private, che FMI, Banca Mondiale, BCE, FED, BRI, Commissione europea ecc. sono tutti organi sovranazionali che fanno gli interessi esclusivi di chi li controlla e che nei confronti dell’Italia c’è un interesse speciale per le ricchezze che questo paese ancora può offrire ai nuovi conquistadores e la nostra ipotesi di un nuovo 1992 alle porte vedrete che non è tanto campata in aria.

Nel nostro piccolo oggi facciamo un’azione sensazionale. Declassiamo Usa, Inghilterra e Australia da tripla A a un B–!

Credete che qualcuno ci stia a sentire?

Dal fronte dei dati macroeconomici intanto arrivano una raffica di dati che evidenziano una crisi incipiente dell’economia americana come i prezzi all’ingrosso a -1.6% sul mese scorso, la produzione industriale a -0.6% mese su mese mentre l’utilizzazione della capacità è calata anche questa inaspettatamente di uno 0.6%. Giorni fa erano usciti i consumi con il segno meno -0.4% e venerdì scorso gli occupati a 50mila invece di 120mila attesi. Tutto questo mentre gli indici azionari toccano i massimi di maggio o addirittura, è il caso del Djones, toccano i massimi di tutti i tempi.

Se le borse anticipano di circa sei mesi gli andamenti economici, allora o stanno guardando un altro film o sono proprio in ritardo (che centrino qualcosa le elezioni americane?).
Nel secondo caso è probabile che all’improvviso girino verso sud recuperando tutto il tempo perso e lasciando sul campo i corpi (per fortuna solo finanziari) dei soliti creduloni dell’ultim’ora.
C’è un’altra notizia che merita la nostra attenzione ed è la crescita del grano che da metà settembre ha avuto un’impennata dei prezzi

Quest’anno avremo la più bassa produzione di grano degli ultimi 25 anni http://www.ft.com/cms/s/0c021878-5a16-11db-8f16-0000779e2340.html e gli esperti già parlano di crisi senza precedenti e sono seriamente preoccupati per i prossimi anni.

Purtroppo questo è il frutto della politica agricola suicida, dove si è cercato l’industrializzazione e la globalizzazione di un settore che NON PUO’ e NON DEVE essere industrializzato né tantomeno globalizzato.

E nel nostro piccolo rinnoviamo l’appello agli imprenditori agricoli a sganciarsi dalla folle politica agricola comunitaria per attuare nuove politiche imprenditoriali anche redditizie come quella da noi proposta http://www.centrofondi.it/sapore_cuore.htm per rivitalizzare l’agricoltura e le economie locali. Noi da parte nostra mettiamo tutta la nostra esperienza e siamo disponibili a dare il nostro aiuto e la nostra collaborazione a tutti coloro che vorranno attuare o proporre ad altri questo progetto.

Il futuro è solo nostro, solo noi possiamo decidere se vivere in un inferno o in un paradiso, ma bisogna scegliere…il tempo stringe.

Sul fronte valutario probabilmente il recupero del dollaro sull’euro ha le ore contate la volatilità in questa fase di sostanziale stallo dagli 1,25 a 1,3 è arrivata ai minimi dal 2001

Un suo aumento, come dimostra il passato, indicherebbe un nuovo apprezzamento dell’euro sul dollaro Dal fronte dell’oro sembrerebbe che questa volta il nuovo ciclo fosse partito

ed il superamento della trend line rossa ne sarebbe la conferma. Questo nuovo ciclo porterebbe l’oro a crescere fino a dicembre-gennaio dopodichè inizierà la fase discendente del ciclo annuale iniziato a giugno scorso.

Poiché qualcuno ha parlato di bolla speculativa dell’oro, vi mostriamo un grafico dell’oro dal 1971 in poi aggiustato con l’inflazione.

Da questo grafico si vede come la corsa dell’oro dal 2000 sia solo un adeguamento dei prezzi all’inflazione, di bolla se ne potrà parlare (vi consigliamo di rileggervi il report sulla sequenza delle bolle speculative http://www.centrofondi.it/report/report_09_02_05.pdf) solo quando i prezzi saranno a ben altri livelli e comunque quando sentirete parlare di oro dal fornaio allora quello sarà uno dei sintomi della bolla sull’oro, non prima.

Per il lungo periodo lo vediamo ancora un buon investimento e badate bene che l’oro non dà nessun interesse, è da vedere solo come un qualcosa che mantiene il suo potere di acquisto nel tempo al contrario di tutte le altre cose che si svalutano in mano giorno dopo giorno.

Naturalmente questo fino a quando non ci libereremo anche di questa convenzione (l’ultima) ed a quel punto ci potremo considerare uomini liberi, ma allora saremo ritornati al denaro non come riserva di valore, ma solo come mezzo di scambio, non avremo più timore del futuro e avremo tutti la ricchezza e l’abbondanza che ci meritiamo…ma questa è un’altra storia.

That’s all folks

Fonte : www.disinformazione.it

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